Sei sulla pagina 1di 4

STATO CORPORATIVO E SOCIALIZZAZIONE

di Aldo Spera e Filippo Giannini

NEL RICORDO DEL MANIFESTO DI VERONA UNA PROPOSTA PER IL XXI SECOLO
PER LITALIA E PER LA NUOVA EUROPA: PARTECIPAZIONE INTEGRALE DEL
POPOLO AL POTERE IN UNO STATO ORGANICO
No, non sono un democratico e non credo nella democrazia, non credo a quella democrazia che ci fu
imposta dagli eserciti stranieri. Credo, invece, nella Democrazia Organica o, come vogliamo chiamarla:
Democrazia del Lavoro.
Terminammo il precedente articolo Stato Corporativo con limpegno di tornare sullargomento, cosa
che ci stiamo proponendo di fare.
Ripetiamo di nuovo quanto ebbe a dire Benito Mussolini: Il marcio non NEL sistema, ma DEL
sistema, crediamo che nessun lettore si pu augurare che lattuale sistema possa continuare a vivere.
Che lattuale sistema sia marcio lo perch nato da un seme marcio e proclama la santit dellattuale
Democrazia (cos i potenti la chiamano) proclama che il cittadino pu avvalersi dellalternanza, cio
concede che al termine di ogni legislatura il cittadino, non soddisfatto di come stato governato, pu
passare lautorit del governo allopposizione.
una bidonata, cio cambiare per far rimanere le cose come erano. In altre parole come se un
contadino, o chi per lui, ci invitasse a gustare le mele di un albero; prima gustiamo quelle mele che
pendono dai rami di destra, poi se non sono di nostro gradimento ci invitasse a provare quelle di
sinistra.
Questa la bidonata: rami di sinistra o di destra le mele saranno fetenti in ogni caso, perch lalbero
sempre quello. Atto pratico: abbiamo gustato il governo Berlusconi di centro-destra, e abbiamo
constatato la sua incapacit; i democratici ci dicono: ora provate con il centro-sinistra. Sai che
capolavoro: come si dice Dalla padella alla brace!.
Perch il sistema lo stesso e ci dar la solita fetenzia. Torniamo allesempio dellalbero: non vogliamo
pi le mele, vogliamo, ad esempio, le pere, cio pretendiamo di cambiare il sistema.
Premessa: i vincitori dellultima guerra, cio quei vincitori di una guerra perduta, hanno concepito tre
leggi liberticide (alla faccia della democrazia e della libert) con le quali ci vietato di esprimere
chiaramente chi siamo. Per indicare chi siamo, chiamiamoci: Noi, il lettore comprender
perfettamente.
Per Noi lorganizzazione della societ dipende, innanzitutto dalla politica ed indispensabile che la
politica controlli e diriga leconomia. Esattamente il contrario di come viene concepita la politica nel
sistema vigente. Politica concepita e partorita dalla Resistenza e dai vincitori demoplutocratici del
1945.
Mussolini, s, sempre lui, chi altri altrimenti? Concep, avvalendosi dello Stato etico di Giovanni
Gentile, uno Stato Corporativo che altro non era se non lo sviluppo dei Punti programmatici espressi il
19 marzo 1919 con la fondazione dei Fasci di Combattimento avvalorati da De Ambris e da DAnnunzio,
autori della Carta di Libert del Carnaro.
Cos, nel 1927, vide la luce la Carta del Lavoro, gi ricordata nel precedente articolo, tutto ci seguendo
un progetto di collaborazione e solidariet che superava la filosofia materialistica (rovinosa e
fallimentare) della lotta di classe di profilo marxista. Questo progetto, forse oggi ancora pi valido di
allora in quanto il lavoro assumerebbe una valenza primaria, assegnando ai lavoratori e alle varie
competenze il compito di eleggere le proprie rappresentanze di categoria destinate a legiferare in
Parlamento.

E i partiti politici?
Per i danni che questi arrecano e che hanno arrecato per la corruzione di cui sono portatori,
meriterebbero di essere gettati in una discarica a cielo chiuso. Naturalmente gli autori di queste note si
rendono conto che per un trapasso come quello indicato impossibile soprattutto perch per realizzare
il nuovo sistema sarebbe necessario disporre di quanto ci viene negato: la possibilit di accedere a mezzi
dinformazione adeguati. Altrimenti si rimane sul piano della fantasticheria e, addirittura, del
vaneggiamento. Va aggiunto che Noi siamo divisi e rancorosamente spezzettati, grazie alle tante
operazioni messe in atto da coloro che vogliono che tutto rimanga come . Per Noi i concetti
liberaloidi di destra, centro e sinistra rimangono completamente privi di senso.
Chi scrive queste note ritiene che fu un irrimediabile errore quello compiuto dal MSI definirsi di Destra,
perch quelle idee non possono essere assolutamente di Destra: Da un articolo di fondo scritto da un
Segretario di partito, leggiamo: Bertinotti, in fondo, umanamente simpatico. Molto pi di Cossutta
(). Dov lerrore grande del compagno Bertinotti? Sta appunto in quel compagno. Sta nel dire talvolta
cose giuste e magari sacrosante, ma pretende di sostenere sotto la bandiera rossa e allinsegna del
comunismo. Cos larticolo continua: Bertinotti dovrebbe anche capire che spesso egli difende
acquisizioni e strutture ed esigenze che non appartengono alla storia del comunismo in quello che
stato il suo concreto realizzarsi. Larticolista conclude: Quando difende, per esempio, lo Stato sociale,
quel poco che ne resta in Italia, lo sa o non lo sa, che difende lo Stato sociale per come lo realizz in
Italia nel Ventennio, il di lui odiatissimo Fascismo?.
Confermo: Stato sociale voluto e attuato da Mussolini e da nessun altro! Stato sociale non completato
proprio perch i compagni e i loro alleati liberalcapitalisti ne ostacolarono il pieno compimento, al
punto che, pur di fare la guerra al fascismo, si affiancarono ai pi potenti eserciti del mondo capitalista
e imperialista. E i compagni ancora oggi si vantano di quella scelta, tanto che in una trasmissione
televisiva Pinocchio (giusto un burattino dovevano scegliere) un compagno si esalt affermando: Pur
di abbattere il fascismo ci alleammo con la monarchia e con Badoglio!. E i compagni in sala
applaudirono. Che bravi!
Bernhard Shaw, lo ripeto e lo ripeter ancora e ancora, nei primi anni Trenta profetizz: Le cose da
Mussolini gi fatte lo condurranno, prima o poi, ad un serio conflitto con il capitalismo. E cos stato!
Oggi, nel teatrino politichese italico, assistiamo alla consueta rissa per rubarsi il potere, cos da dividere
il bottino del povero popolo sovrano (sic!) e, di conseguenza, il concetto di corporativismo stato
faziosamente distorto: lo si voluto spacciare per rivendicazioni di interessi particolari. Lo Stato
Corporativo mirava, invece, ad una finalit diametralmente opposta e fu il primo tentativo, italiano, di
una programmazione unificatrice, di un superamento degli interessi particolari che proprio il sistema
dei partiti difende subdolamente. La Democrazia Corporativa, quella verso la quale lItalia degli anni
Venti e Trenta stava camminando, una strada tutta italiana, ma preclusa ai grassatori. Era quella
strada che avrebbe concesso, una volta ancora allItalia di essere portatrice di una nuova civilt: LA
CIVILT DEL LAVORO! Per raggiungerla si doveva vincere la guerra contro loro, ma vinse loro!
nostro dovere riprendere quel cammino interrotto dalla violenza delle armi nel 1945. Il programma
rivoluzionario? Certamente! Ma non c rivoluzione pi grande e ambiziosa di quella intesa a
cambiare un sistema con un altro.
ED ORA UN PO DI STORIA: REPUBBLICA-SOCIALIZZAZIONE.
Sono passati quasi settanta anni da quando il 14 novembre 1943, in Castelvecchio a Verona, si celebr
il congresso del Partito Fascista Repubblicano, con il proposito di fissare in un Manifesto le linee
essenziali del nuovo Stato Repubblicano.
Come la Carta del Lavoro, nata il 21 aprile del 1927, sarebbe divenuta legge dello Stato quindici anni
dopo con la promulgazione dei Codici Civili, cos il Manifesto lanciato a Castelvecchio, al di l di alcuni
contenuti legati alla situazione del momento, doveva essere un abbozzo dei criteri sui quali costruire la

futura Costituzione nazionale. Un preambolo lo definiva il punto 18, ma era di grande rilievo perch
confermava il ripudio dello Stato agnostico, proprio delle democrazie parlamentari derivate dai principi
del 1789.
Erano trascorsi poco pi di due mesi dalla resa che aveva affondato lItalia nello smarrimento
mettendola alla completa merc dei suoi nemici, ed i convenuti di Verona erano ancora con il cuore in
tumulto e ansiosi di cancellare lonta subita. Nobili e legittimi sentimenti davvero poco adatti alla
pacata riflessione necessaria per concepire e studiare certi istituti. Ed infatti lo stesso Mussolini confid
a Bruno Spampanato: A Verona non abbiamo visto dei costituenti, ma dei combattenti. Ma forse
meglio.
Alla fine, nel fervore del momento e nellansia dellazione fu approvata per acclamazione lipotesi di
lavoro, e fu un vero miracolo di consapevolezza e di concentrazione, tanto che, se da un canto pu
uscirne diminuito il valore sotto laspetto giuridico-tecnico, dallaltro ne aumentato quello ideale e
morale, perch, pur davanti alla materiale sconfitta incombente. Per la preponderanza avversaria,
quegli uomini vollero gridare al mondo le proprie idee perch a loro sopravvivessero. Fu una vampata
di purissima fede per la quale ciascuno dei presenti non avrebbe esitato a bruciare la propria vita, ma
nel contempo fu la conferma che lidea che aveva trasfigurato lItalia e accesa la speranza in Europa,
aveva contenuti inequivocabili e profonde radici nellanimo di quanti in essa credevano.
Nel rievocare dopo quasi sette decenni quel giorno memorabile, non dimenticando che lazione politica
deve essere lapplicazione di una salda concezione dellUomo, della vita e dello Stato, ma deve
procedere e svilupparsi per operare nella mutevole e complessa realt come tutto ci che vivo, ci
chiediamo se quegli assunti possano riproporsi oggi, e negli stessi termini. La risposta che il Manifesto
di Verona contiene proposizioni tuttora valide e pertanto, opportunamente modificato per renderlo
idoneo al mutare dei tempi.
Da esso possono trarsi buone basi per correggere lattuale deriva negativa della situazione politica ed
avviare la costruzione di un nuovo Stato, guidato realmente dal popolo e non dai grandi commessi, o
commissari come in Europa li chiamano, o Ministri in Italia. In ogni caso tutti pi attenti alleconomia
che non alla politica, alla quale questultima, quella vera in aderenza al volere della plutocrazia
internazionale, della quale costoro sono servitori pi o meno coscienti.
Ed allora raccogliendo il testimone da coloro che ci hanno preceduto a Verona, e nel solco delle idee da
loro espresse, noi vogliamo lanciare un nuovo Manifesto con il quale proporre tale Stato, condizione
unica per riprendere quel cammino di civilt del quale lItalia in passato stata maestra, da sola o
insieme ad altre Nazioni dellantica Europa. Uno Stato, che possiamo definire ad integrale
partecipazione del popolo al potere, e che nellambito di un corretto vivere sociale consente ad ognuno
di esercitare la propria libert, e la possibilit reale di partecipare al potere, scevro da falsit, da
ipocrisie, e da predomini delluomo sulluomo.
Cos correggendo i danni prodotti da idee ormai ampiamente dimostratesi errate per non aver costruito
la democrazia che si ripromettevano, ma delle oligarchie, e delle peggiori, perch formate da potentati
economici attenti pi al profitto che non ai destini dellumanit. Lerrore degli Stati moderni infatti,
stato determinato dallessersi basati sul noto trinomio: LIBERT, UGUAGLIANZA, FRATERNIT
dal 1789.
Per luguaglianza non esiste in natura, ed affermarla a base della organizzazione sociale cosa
estremamente deleteria, come nel volgere dei tempi ben si dimostrato e tuttora dimostra, con la
conseguenza che la libert solo nelle dichiarazioni, mentre al popolo ne resta molto poca, e la
fraternit di fatto sparita. Occorre invece e per quanto possibile, organizzare uno Stato nel quale
nessuno possa artificiosamente impedire ad altri di tentare di concretizzare lessenza del proprio vivere,
della quale la propria quotidianit larmonica realizzazione, secondo le proprie capacit e volont,
questultima effettivamente realizzata e non solo enunciata:
Riteniamo che per cambiare le cose, si debba considerare che, in quanto parte di un gruppo, linteresse
particolare di ciascun individuo, spirituale o materiale che sia, pu trovare migliore e pi continua

soddisfazione se tanto avviene nel contempo per lintero gruppo. Gruppo che diviene popolo quando di
tanto prende coscienza, e Nazione quando si accorge dei legami di continuit esistenti fra il vivere di
ognuno e quello comune del gruppo stesso, nella consapevolezza delle medesime radici e dellessere
comunit di destino.
Ci vuol dire che quel che conta per garantire la libert, non luguaglianza, ma la socialit, altro grande
valore indispensabile per la realizzazione della libert stessa. Il suddetto trinomio allora si riassume in
ununica parola: SOCIALIT, che con esclusione delluguaglianza gli altri due comprende, e nella
considerazione della quale solo pu parlarsi di effettiva sovranit del popolo, visto nelle sue diversit
come nel suo insieme, richiedendo per ad ognuno il contemporaneo adempimento dei doveri
inderogabili di solidariet, cosicch dal gioco armonico delle diversit sia fatta sempre pi vigorosa e
pi ricca la vita comune.
Ecco il Corporativismo, e con esso la Socializzazione, che soccorrono alla realizzazione di uno Stato nel
quale non hanno voce dottrine teoriche e spesso utopistiche, ma realt effettive, relative ad ogni attivit
umana intellettuale o materiale, ciascuna rappresentata in una comune assemblea istituzionale e
raggruppata in una propria categoria.
Uno solo il modo per combattere e vincere il capitalismo che subordina lUomo alle cose e travalica il
campo economico trasformandosi in plutocrazia: eliminare ogni forma di parassitismo sociale e porre
come finalit comune le priorit poste dalla realizzazione della libert e dello sviluppo della Nazione,
dando vita ad uno Stato che Noi chiamiamo ORGANICO.
Uno Stato del quale ricevere la cittadinanza, possa dal forestiero essere considerato altissimo onore,
come era un tempo il vivere con la legge romana. Sar naturalmente necessario accantonare lattuale
Costituzione, e pur tenendo conto della nostra allergia per tali documenti ridondanti di belle parole poi
inascoltate nei fatti e causa di eccessive e talvolta pruriginose staticit idonee per chi detiene il potere
ma non per il popolo, sostituirla con un testo che contenga i principi fondamentali, le forme istituzionali
ed il loro funzionamento.
Se i 18 punti del MANIFESTO DI VERONA non pretendevano di essere pi che un significativo
preambolo, lo schema del MANIFESTO PER IL XXI SECOLO che Noi proponiamo dovr essere
un aggiornamento di quel preambolo, lasciandone immutato lo spirito, proseguendone gli intenti e
precisando che non si tratter mai di pesanti macigni, ma di linee sempre modificabili, allorch sar
dato di tradurlo in diritto positivo o in qualunque momento in caso di successive necessit
Aggiungiamo altres a scanso di equivoci da parte di chiunque, che intendiamo raggiungere il nostro
scopo allinterno e nel rispetto delle leggi vigenti.
Un passo dopo laltro, per lItalia e lEuropa di domani.
18 ottobre 2011