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CRITICA E TEORIA LETTERARIA NARRATOLOGIA Quando si scrivono dei contenuti sulla

narrativa, bisogna stare molto attenti ad usare le parole adatte. 1. Voce; 2. Punto di vista. 1) La
VOCE risponde alla domanda “Chi parla nel racconto?”. Voce narrante: Autore reale Autore
implicito Narratore Narratario Lettore implicito Lettore reale Questo schema riprende il circuito, già
indicato da Roman Jakobson, tra mittente, messaggio e destinatario. • Autore reale: designa la
persona storica dell'autore dell'opera narrativa. È fuori dal rettangolo evidenziato perché è fuori dal
testo. Tuttavia designa anche l'idea che noi lettori ci costruiamo dello scrittore, ad esempio
attraverso delle fonti o dei documenti, delle fonti documentali. L'autore reale è vicino all'autore
implicito però li separa qualcosa, ossia il testo. • Autore implicito: (si entra nel circuito del testo)
designa l'idea che noi, leggendo, ci facciamo di chi l'ha scritto in base agli elementi del testo (non
più in base agli elementi documentali). • Narratore: (sempre all'interno del circuito del testo) quando
parlo del narratore, parlo del personaggio che dice “io” nel racconto (prima persona); quando il
narratore usa la terza persona, indica il personaggio responsabile dell'atto di enunciazione del
racconto. Può essere usato nei racconti naturalisti. Ci sono molte strategie per utilizzare un
narratore; se, ad esempio, un narratore introduce la storia che andrà a raccontare come uno scritto
ch'egli ha trovato o che gli è stato consegnato, il lettore è portato a credergli (patto narrativo). 1.
Esterno: è presente nei romanzi in terza persona. Il narratore esterno non è coinvolto nelle vicende
ch'egli stesso narra; questo è caratterizzato dal fatto che non dice come è entrato in possesso delle
informazioni che narra, quindi non crea un legame fittizio con un narratore intermedio. 2. Interno: è
presente nei romanzi che narrano in prima persona; nella storia narrata può essere coinvolto
direttamente o indirettamente; soprattutto, questo “io” deve avere delle caratteristiche che portino il
lettore reale ad attribuirle all'autore stesso. Questa strategia è stata fatta volutamente per creare ciò
che viene chiamato “effetto di realtà”, parlando comunque ed in ogni caso di finzione. Nel caso del
narratore interno, l'ambiguità fra autore implicito e narratore è maggiore nel caso in cui il narratore
o ha un'esperienza di vita quotidiana che il lettore immagina accaduta all'autore, o ha un nome
uguale a quello dell'autore reale. • Narratario: è il destinatario del narratore (all'interno del circuito
del testo), anche lui un personaggio. Designa il personaggio, o i personaggi, che figurano nella
storia come destinatari del racconto compiuto dal narratore. • Lettore implicito o ideale/virtuale: con
questo termine si designa l'idea di lettore che le scelte linguistiche, stilistiche e contenutistiche
propongono. Coincide con l'idea di pubblico che doveva avere lo scrittore quando scriveva la storia.
Più i codici culturali del lettore implicito e del lettore reale sono distanti, più diventa difficile la
nostra immedesimazione con la cosiddetta fruizione estetica (?). • Lettore reale: (fuori dal circuito
del testo) designa tutti coloro che hanno letto e leggeranno in futuro l'opera. Parliamo di persone
empiriche. Non è un caso che proprio il lettore reale sia molto difficile da comprendere come
struttura, poiché è destinato a mutare ed è un fattore molto soggettivo. Nonostante il termine con cui
viene indicato, è più “reale” il lettore implicito che il lettore reale. Effetto di realtà o patto narrativo:
è un termine che i narratologi hanno spesso ripreso dalla cinematografia (tecnica cinematografica).
Dare il proprio nome ad un personaggio, non è altro che un ennesimo modo per attuare tale effetto,
portando dunque il lettore reale ad immedesimarsi in esso → aumentare il livello di realtà sul
lettore, che è portato a prendere per vero questo fattore. Generi letterari che hanno usato la tecnica
del patto narrativo → esempio: fiabe: fattori paratestuali che fanno in modo che il lettore si ponga
nei confronti del testo in una determinata postura → il patto narrativo che accetto è quello della
finzione, della non-credibilità (non mi stupisco di determinati eventi narrati perché ho accetta un
patto con il testo → non veritiero). Il genere letterario che più è stato capace di giocare con una
continua oscillazione tra patti narrativi diversi → il poliziesco classico. In particolare, questi giochi
dell'effetto di realtà vengono molto accentuati nel Settecento, attraverso il romanzo epistolare (o di
viaggio). In ogni caso, si può assolutamente affermare che il lettore (reale) non può in nessun caso
confondere le diverse stanze di voce; deve essere consapevole che queste varie strategie vocali
appartengono al modulario del testo attraverso una serie di inganni e di finzioni più o meno velate.
Un caso particolare è quello delle confessioni o delle memorie, un genere che ha avuto larga
risonanza nel Settecento. Nel Settecento italiano le biografie erano scritte in francese (per esempio
l'Histoire de la vie, di Giacomo Casanova) → perché il genere autobiografico è un genere
imperante, da Rousseau è decisivo, e il francese diventa la lingua ufficiale in circolazione. Le
confessioni sono generi molto interessanti, in particolare le Confessioni di Rousseau, perché con
loro abbiamo la nascita di un nuovo soggetto, che si denuda, che racconta di sé, delle proprie colpe,
dei propri vizi → si confessa in pubblico. Prima delle Confessioni di Rousseau nessun scrittore di
autobiografia aveva osato narrare di sé in modo così spudorato. Le confessioni sono, per questo
motivo, il genere che più si avvicina al romanzo moderno (fine Ottocento / inizio Novecento, dove
il soggetto si autoanalizza in modo vero, senza pietà). Nelle confessioni, lo scrittore vuole dare una
certa immagine, talvolta anche idealizzata, ufficiale, che cristallizzi la figura del proprio io; la verità
è difficile da cogliere. Anche nei casi particolari di narrazioni di memorie bisogna comunque tenere
presente che qui il narratore è interno - narra la propria storia, lascia intendere di essere l'autore del
libro - ma non saremo portati a pensare che il narratore interno sia vicino all'autore reale: neanche in
questo caso così estremo siamo portati a dare credibilità a questo personaggio che parla di sé →
subentra comunque la finzione, questo fattore che porta a creare un patto narrativo di un certo tipo
→ in questo tipo di testi siamo portati a credere a tutto quello che ci dice il narratore perché il patto
narrativo di questi testi è fatto così, si basa sulla fiducia totale che chi legge ha dell'autore (per
questo motivo, molti critici dell'Ottocento hanno interpretato male quello che viene detto in questa
tipo di testi, un errore interpretativo). Il registro della scrittura è un codice.

Descrizione di NARRATOLOGIA, Appunti


di Analisi Letteraria
Università Ca' Foscari di Venezia (UNIVE)

Analisi Letteraria

4.0
2Recensioni
CRITICA E TEORIA LETTERARIA
NARRATOLOGIA
Quando si scrivono dei contenuti
sulla narrativa, bisogna stare
molto attenti ad usare le
parole adatte.
1. Voce;
2. Punto di vista.
1) La VOCE risponde alla
domanda “Chi parla nel
racconto?”.
Voce narrante:
Autore
reale
Autore
implicito
Narratore Narratario Lettore
implicito
Lettore
reale
Questo schema riprende il
circuito, già indicato da Roman
Jakobson, tra mittente,
messaggio e
destinatario.
• Autore reale: designa la
persona storica dell'autore
dell'opera narrativa. È fuori
dal
rettangolo evidenziato perché è
fuori dal testo. Tuttavia designa
anche l'idea che noi lettori ci
costruiamo dello scrittore, ad
esempio attraverso delle fonti o
dei documenti, delle fonti
documentali.
L'autore reale è vicino all'autore
implicito però li separa qualcosa,
ossia il testo.
• Autore implicito: (si
entra nel circuito del testo)
designa l'idea che noi,
leggendo, ci
facciamo di chi l'ha scritto in
base agli elementi del testo (non
più in base agli elementi
documentali).
• Narratore: (sempre all'interno
del circuito del testo) quando
parlo del narratore, parlo del
personaggio che dice “io” nel
racconto (prima persona);
quando il narratore usa la terza
persona, indica il personaggio
responsabile dell'atto di
enunciazione del racconto. Può
essere
usato nei racconti naturalisti. Ci
sono molte strategie per
utilizzare un narratore; se, ad
esempio, un narratore introduce
la storia che andrà a raccontare
come uno scritto ch'egli ha
trovato o che gli è stato
consegnato, il lettore è portato a
credergli (patto narrativo).
1. Esterno: è presente nei
romanzi in terza persona. Il
narratore esterno non è coinvolto
nelle vicende ch'egli stesso
narra; questo è caratterizzato dal
fatto che non dice come è
entrato in possesso delle
informazioni che narra, quindi
non crea un legame fittizio con
un narratore intermedio.
2. Interno: è presente nei
romanzi che narrano in prima
persona; nella storia narrata può
essere coinvolto direttamente o
indirettamente; soprattutto,
questo “io” deve avere delle
caratteristiche che portino il
lettore reale ad attribuirle
all'autore stesso. Questa strategia
è stata fatta volutamente per
creare ciò che viene chiamato
“effetto di realtà”, parlando
comunque ed in ogni caso di
finzione. Nel caso del narratore
interno, l'ambiguità fra
autore implicito e narratore è
maggiore nel caso in cui il
narratore o ha un'esperienza di
vita quotidiana che il lettore
immagina accaduta all'autore, o
ha un nome uguale a
quello dell'autore reale.
• Narratario: è il destinatario
del narratore (all'interno del
circuito del testo), anche lui un
personaggio. Designa il
personaggio, o i personaggi,
che figurano nella storia
come
destinatari del racconto compiuto
dal narratore.
• Lettore implicito o
ideale/virtuale: con questo
termine si designa l'idea di
lettore che le
scelte linguistiche, stilistiche e
contenutistiche propongono.
Coincide con l'idea di pubblico
che doveva avere lo scrittore
quando scriveva la storia. Più i
codici culturali del lettore
implicito e del lettore reale sono
distanti, più diventa difficile la
nostra immedesimazione
con la cosiddetta fruizione
estetica (?).
• Lettore reale: (fuori dal
circuito del testo) designa tutti
coloro che hanno letto e
leggeranno
in futuro l'opera. Parliamo di
persone empiriche. Non è un
caso che proprio il lettore reale
sia molto difficile da
comprendere come struttura,
poiché è destinato a mutare ed è
un
fattore molto soggettivo.
Nonostante il termine con cui
viene indicato, è più “reale” il
lettore
implicito che il lettore reale.
Effetto di realtà o patto
narrativo: è un termine che i
narratologi hanno spesso ripreso
dalla
cinematografia (tecnica
cinematografica). Dare il proprio
nome ad un personaggio, non è
altro che
un ennesimo modo per attuare
tale effetto, portando dunque il
lettore reale ad immedesimarsi in
esso → aumentare il livello di
realtà sul lettore, che è portato a
prendere per vero questo fattore.
Generi letterari che hanno usato
la tecnica del patto narrativo →
esempio: fiabe: fattori
paratestuali
che fanno in modo che il lettore
si ponga nei confronti del testo in
una determinata postura → il
patto narrativo che accetto è
quello della finzione, della
non-credibilità (non mi
stupisco di
determinati eventi narrati perché
ho accetta un patto con il testo
→ non veritiero).
Il genere letterario che più è stato
capace di giocare con una
continua oscillazione tra patti
narrativi
diversi → il poliziesco classico.
In particolare, questi giochi
dell'effetto di realtà vengono
molto accentuati nel Settecento,
attraverso
il romanzo epistolare (o di
viaggio).
In ogni caso, si può
assolutamente affermare che
il lettore (reale) non può in
nessun caso
confondere le diverse stanze di
voce; deve essere consapevole
che queste varie strategie vocali
appartengono al modulario del
testo attraverso una serie di
inganni e di finzioni più o meno
velate.
Un caso particolare è quello
delle confessioni o delle
memorie, un genere che ha avuto
larga
risonanza nel Settecento. Nel
Settecento italiano le biografie
erano scritte in francese (per
esempio
l'Histoire de la vie, di
Giacomo Casanova) →
perché il genere
autobiografico è un genere
imperante, da Rousseau è
decisivo, e il francese diventa la
lingua ufficiale in circolazione.
Le confessioni sono generi molto
interessanti, in particolare le
Confessioni di Rousseau, perché
con
loro abbiamo la nascita di un
nuovo soggetto, che si denuda,
che racconta di sé, delle proprie
colpe,
dei propri vizi → si confessa in
pubblico. Prima delle
Confessioni di Rousseau nessun
scrittore di
autobiografia aveva osato narrare
di sé in modo così spudorato.
Le confessioni sono, per questo
motivo, il genere che più si
avvicina al romanzo moderno
(fine
Ottocento / inizio Novecento,
dove il soggetto si autoanalizza
in modo vero, senza pietà).
Nelle confessioni, lo scrittore
vuole dare una certa immagine,
talvolta anche idealizzata,
ufficiale,
che cristallizzi la figura del
proprio io; la verità è difficile da
cogliere.
Anche nei casi particolari di
narrazioni di memorie bisogna
comunque tenere presente che
qui il
narratore è interno - narra la
propria storia, lascia intendere di
essere l'autore del libro - ma non
saremo portati a pensare che il
narratore interno sia vicino
all'autore reale: neanche in
questo caso
così estremo siamo portati a dare
credibilità a questo personaggio
che parla di sé → subentra
comunque la finzione, questo
fattore che porta a creare un
patto narrativo di un certo tipo
→ in
questo tipo di testi siamo portati
a credere a tutto quello che ci
dice il narratore perché il patto
narrativo di questi testi è fatto
così, si basa sulla fiducia totale
che chi legge ha dell'autore (per
questo motivo, molti critici
dell'Ottocento hanno interpretato
male quello che viene detto in
questa
tipo di testi, un errore
interpretativo).
Il registro della scrittura è un
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mettere al corrente il lettore di


fatti che riguardano i personaggi,
e questi fatti sono utili alla
comprensione di una certa
situazione, di certi avvenimenti.
Questo fermo immagine, questo
flashback, non fa altro che
sottolineare che la presenza di un
narratore rispetto il racconto
lineare dei fatti. Investe un
intervento del narratore sulla
storia.
• ragguaglio extra narrativo →
sono delle digressioni. La storia
viene bloccata e si mette al
corrente il lettore di fatti non
riguardano direttamente il
personaggio, ma lo riguardano
molto indirettamente. Sono
spesso di carattere storico. Un
narratore che diventa altro da sé,
come un geografo, uno storico,
un erudito... Un narratore molto
diverso da quello di un
romanzo novecentesco, che in
genere sa molte poche cose e
afferma di sapere poco (finge di
essere inetto). Invece, il narratore
ottocentesco deve dare delle
informazioni al suo lettore,
una forma di rispetto nei suoi
confronti.
Competenza → dimostrare di
essere competente e sapersi
muovere in campo storico,
geografico.
• appello al lettore → è il
narratore che si richiama al
proprio lettore, esce dalla storia e
si
appella al lettore; un modo molto
evidente di concretizzarsi, di
diventare corpo, del narratore
nel testo. Tante volte l'appello al
lettore introduce una digressione.
• aggettivazione giudicante →
uso di un aggettivo in un
periodo, l'uso di un particolare
aggettivo dice la metalessi
dell'autore. “La sventurata
rispose” → è il narratore a dare
l'aggettivo di sventurata, una
intrusione che esprime un
giudizio sul personaggio.
Il giudizio si rivela nella
narrazione. È come se il lettore
quasi non se ne accorgesse di
questa aggettivazione giudicante,
e automaticamente sposta il suo
giudizio sul punto di vista
e si allinea con quello del
narratore (il narratore impone un
giudizio).
• commento metanarrativo →
commenti che fanno da
narrazione della struttura di un
testo,
svelano la finzione narrativa,
molto presenti nei testi
novecenteschi. Non investe tanto
la
storia, il contenuto narrativo
della storia, ma la forma
narrativa, cioè il discorso. Siamo
nel
Novecento.
Storia → intreccio.
Discorso → l'aspetto linguistico
sintattico formale dell'intreccio.
mettere al corrente il lettore di
fatti che riguardano i personaggi,
e questi fatti sono utili alla
comprensione di una certa
situazione, di certi avvenimenti.
Questo fermo immagine, questo
flashback, non fa altro che
sottolineare che la presenza di un
narratore rispetto il racconto
lineare dei fatti. Investe un
intervento del narratore sulla
storia.
• ragguaglio extra narrativo →
sono delle digressioni. La storia
viene bloccata e si mette al
corrente il lettore di fatti non
riguardano direttamente il
personaggio, ma lo riguardano
molto indirettamente. Sono
spesso di carattere storico. Un
narratore che diventa altro da sé,
come un geografo, uno storico,
un erudito... Un narratore molto
diverso da quello di un
romanzo novecentesco, che in
genere sa molte poche cose e
afferma di sapere poco (finge di
essere inetto). Invece, il narratore
ottocentesco deve dare delle
informazioni al suo lettore,
una forma di rispetto nei suoi
confronti.
Competenza → dimostrare di
essere competente e sapersi
muovere in campo storico,
geografico.
• appello al lettore → è il
narratore che si richiama al
proprio lettore, esce dalla storia e
si
appella al lettore; un modo molto
evidente di concretizzarsi, di
diventare corpo, del narratore
nel testo. Tante volte l'appello al
lettore introduce una digressione.
• aggettivazione giudicante →
uso di un aggettivo in un
periodo, l'uso di un particolare
aggettivo dice la metalessi
dell'autore. “La sventurata
rispose” → è il narratore a dare
l'aggettivo di sventurata, una
intrusione che esprime un
giudizio sul personaggio.
Il giudizio si rivela nella
narrazione. È come se il lettore
quasi non se ne accorgesse di
questa aggettivazione giudicante,
e automaticamente sposta il suo
giudizio sul punto di vista
e si allinea con quello del
narratore (il narratore impone un
giudizio).
• commento metanarrativo →
commenti che fanno da
narrazione della struttura di un
testo,
svelano la finzione narrativa,
molto presenti nei testi
novecenteschi. Non investe tanto
la
storia, il contenuto narrativo
della storia, ma la forma
narrativa, cioè il discorso. Siamo
nel
Novecento.
Storia → intreccio.
Discorso → l'aspetto linguistico
sintattico formale dell'intreccio.
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