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KEVLAR Cos'è il Kevlar?

Il Kevlar è una fibra sintetica di colore giallo oro, dotata di


altissima resistenza. Per questo motivo, i tessuti in Kevlar risultano robustissimi e
ideali per confezionare indumenti protettivi e rinforzi. Il Kevlar resiste molto bene alla
trazione, agli impatti, al calore e alle fiamme; assorbe molto bene le vibrazioni e risulta
anche molto leggero. A parità di peso, infatti, un cavo di kevlar è circa 5 volte più
resistente rispetto all'acciaio. Il kevlar ha anche un coefficiente di espansione termica
lineare negativo; ciò significa che se esposto a calore riduce le proprie dimensioni
restringendosi. Resistente bene a solventi e prodotti chimici, ad esclusione degli acidi
e delle basi forti. Vanta inoltre buone caratteristiche come isolante elettrico. Per
contro, ha scarsa resistenza ai raggi UV e perde la sua proverbiale tenacità se viene
sottoposto a piegamenti ripetuti. Come è fatto? Il kevlar appartiene alla categoria delle
fibre aramidiche (fibre poliammidiche aromatiche). Le poliammidi aromatiche sono
una famiglia di materiali polimerici ottenuti per policondensazione di diammine e
acido benzendicarbossilico; l'aggettivo "aromatiche" ci ricorda come nella loro
struttura siano presenti gruppi aromatici (anelli benzenici). In particolare, per poter
parlare di fibre aramidiche il contenuto di anelli aromatici dev'essere maggiore
dell'85%. Le poliammidi aromatiche ed il kevlar in particolare possiedono una
struttura altamente cristallina, che conferisce le tipiche caratteristiche elencate nel
capitolo introduttivo. Il nome IUPAC del Kevlar è poli p-fenilene tereftalamide. Storia
La multinazionale americana DuPont detiene i diritti del marchio Kevlar, e il relativo
brevetto, dai primi anni '70. Il brevetto non riguarda tanto la struttura molecolare del
prodotto finale, quanto il processo produttivo messo a punto per consentire la
lavorazione di una particolare sostanza aramidica, già nota e sintetizzata da tempo.
Infatti tale sostanza non era lavorabile alle alte temperature e risultava resistente
all'attacco dei solventi mantenendo la propria struttura cristallina. Nei laboratori
DuPont la ricercatrice Stephanie Kwolek era impegnata a sviluppare una fibra leggera
ma abbastanza forte da essere usata negli pneumatici per auto, in modo da
contenere i consumi di carburante. Durante alcuni esperimenti la Kwolek riuscì a
dissolvere casualmente il polimero solido di base. Analizzando la sostanza generata,
che in un primo momento sembrava lo scarto di un esperimento mal riuscito, alla
DuPont si resero conto di aver scoperto una fibra rivoluzionaria per la sua
straordinaria resistenza e leggerezza. Per Cosa si Utilizza? La peculiare combinazione
delle sue caratteristiche rende il Kevlar una delle fibre più utilizzate in campo
industriale. Tra le innumerevoli applicazioni ricordiamo ad esempio: In commercio
esistono vari tipi di Kevlar, che si differenziano tra loro per la struttura chimica, quindi
per le relative proprietà meccaniche. Abbiamo ad esempio il Tipo 29, il Tipo 49 e il
Tipo 149. Kevlar 29 ha bassa densità e alta resistenza, il che lo rende adatto per
protezioni balistiche (giubbetti antiproiettile), funi e cavi. Kevlar 49 ha invece un
modulo elastico più elevato, ma risulta meno resistente alle piegature. In genere,
quindi all'aumentare del numero aumenta l'elasticità a spese della resistenza
specifica, che risulta inferiore. NOMEX La carta aramidica Nomex viene
principalmente impiegata come isolante dielettrico per sistemi ad alta temperatura.
Offre prestazioni leggere, durature, resistenti al calore e alla fiamma per molte
applicazioni e industrie. I diagrammi di invecchiamento mostrano che un sistema di
isolamento a base di carta Nomex ha una durata di oltre 20.000 ore a 220°C. Oltre ad
aumentare la durata media degli apparecchi elettrici, Nomex riduce notevolmente il
numero e la probabilità di danni e protegge la macchina in caso di sovraccarico
elettrico e picchi di temperatura. La sua straordinaria resistenza meccanica consente
agli avvolgimenti di sopportare i più violenti shock meccanici. La resistenza alle
temperature criogeniche, all'umidità, alle radiazioni e al fuoco e ai suoi fumi non
tossici completano l'elenco delle caratteristiche uniche di Nomex. Migliorano
l'integrità e le prestazioni di qualsiasi cosa, da trasformatori e generatori a sistemi di
turbine eoliche e veicoli elettrici ibridi. Nomex è classificato come isolante di classe C
220 ° C da Underwriters Laboratories (file E34739) e da tutti i principali organismi di
certificazione in tutto il mondo. GORETEX Cos'è il Goretex? Il Gore-Tex è un tessuto
sintetico dotato di ottime capacità impermeabilizzanti e anti-vento. E' stato introdotto
per la prima volta nel 1978 e inizialmente era rivolto all'utilizzo per attività spaziali.
Leggero e traspirante, Gore-Tex fornisce un'eccellente protezione dall'acqua e dal
vento, pur risultando particolarmente leggero e sufficientemente traspirante. Il Gore-
Tex viene utilizzato per una molteplicità di applicazioni nei settori dell'abbigliamento,
delle calzature e degli accessori per lo sport e il tempo libero, ma non solo. Persino i
settori medico, elettronico e spaziale si avvalgono delle sue proprietà. Il Gore-Tex è un
tessuto cosiddetto a "membrana". In questa tipologia di tessuti un film estremamente
sottile di materiale sintetico (detto appunto membrana) viene accoppiato (saldato) a
substrati tessili che costituiscono il capo di abbigliamento. Nella tipologia più comune
avremo quindi un sandwich composto da tessuto interno (fodera), membrana e
tessuto esterno. La membrana Gore-Tex è costituita da teflon (politetrafluoroetilene),
lo stesso materiale che riveste le pentole antiaderenti; questo materiale viene
espanso

Caratteristiche delle varie tipologie di


fibre tessili, Appunti di Chimica dei
materiali
Chimica dei materiali

KEVLAR
Cos'è il Kevlar?
Il Kevlar è una fibra sintetica di
colore giallo oro, dotata di
altissima resistenza. Per questo
motivo, i tessuti in Kevlar
risultano robustissimi e ideali
per confezionare indumenti
protettivi e rinforzi. Il Kevlar
resiste molto bene alla trazione,
agli impatti, al calore e alle
fiamme; assorbe molto bene le
vibrazioni e risulta anche molto
leggero. A parità di peso,
infatti, un cavo di kevlar è circa
5 volte più resistente rispetto
all'acciaio. Il kevlar ha anche
un coefficiente di espansione
termica lineare negativo; ciò
significa che se esposto a
calore riduce le proprie
dimensioni restringendosi.
Resistente bene a solventi e
prodotti
chimici, ad esclusione degli
acidi e delle basi forti. Vanta
inoltre buone caratteristiche
come isolante elettrico. Per
contro, ha scarsa resistenza
ai raggi UV e perde la
sua
proverbiale tenacità se viene
sottoposto a piegamenti ripetuti.
Come è fatto?
Il kevlar appartiene alla categoria
delle fibre aramidiche (fibre
poliammidiche aromatiche).
Le poliammidi aromatiche
sono una famiglia di
materiali polimerici ottenuti
per
policondensazione di diammine
e acido benzendicarbossilico;
l'aggettivo "aromatiche" ci
ricorda come nella loro
struttura siano presenti
gruppi aromatici (anelli
benzenici). In
particolare, per poter parlare di
fibre aramidiche il contenuto di
anelli aromatici dev'essere
maggiore dell'85%. Le
poliammidi aromatiche ed il
kevlar in particolare possiedono
una
struttura altamente cristallina,
che conferisce le tipiche
caratteristiche elencate nel
capitolo
introduttivo. Il nome IUPAC del
Kevlar è poli p-fenilene
tereftalamide.
Storia
La multinazionale americana
DuPont detiene i diritti del
marchio Kevlar, e il relativo
brevetto, dai primi anni '70.
Il brevetto non riguarda
tanto la struttura molecolare
del
prodotto finale, quanto il
processo produttivo messo a
punto per consentire la
lavorazione
di una particolare sostanza
aramidica, già nota e
sintetizzata da tempo. Infatti
tale
sostanza non era lavorabile
alle alte temperature e
risultava resistente all'attacco
dei
solventi mantenendo la propria
struttura cristallina. Nei
laboratori DuPont la ricercatrice
Stephanie Kwolek era impegnata
a sviluppare una fibra leggera ma
abbastanza forte da
essere usata negli pneumatici per
auto, in modo da contenere i
consumi di carburante.
Durante alcuni esperimenti la
Kwolek riuscì a dissolvere
casualmente il polimero solido di
base. Analizzando la sostanza
generata, che in un primo
momento sembrava lo scarto di
un esperimento mal riuscito,
alla DuPont si resero conto
di aver scoperto una fibra
rivoluzionaria per la sua
straordinaria resistenza e
leggerezza.
Per Cosa si Utilizza?
La peculiare combinazione
delle sue caratteristiche rende
il Kevlar una delle fibre più
utilizzate in campo industriale.
Tra le innumerevoli applicazioni
ricordiamo ad esempio:
In commercio esistono vari
tipi di Kevlar, che si
differenziano tra loro per la
struttura
chimica, quindi per le relative
proprietà meccaniche. Abbiamo
ad esempio il Tipo 29, il
Tipo 49 e il Tipo 149. Kevlar 29
ha bassa densità e alta resistenza,
il che lo rende adatto
per protezioni balistiche
(giubbetti antiproiettile), funi
e cavi. Kevlar 49 ha invece
un
modulo elastico più elevato, ma
risulta meno resistente alle
piegature. In genere, quindi
all'aumentare del numero
aumenta l'elasticità a spese
della resistenza specifica, che
risulta inferiore.
NOMEX
La carta aramidica Nomex viene
principalmente impiegata come
isolante dielettrico per
sistemi ad alta temperatura.
Offre prestazioni leggere,
durature, resistenti al calore e
alla
fiamma per molte applicazioni e
industrie. I diagrammi di
invecchiamento mostrano che un
sistema di isolamento a base di
carta Nomex ha una durata di
oltre 20.000 ore a 220°C.
Oltre ad aumentare la durata
media degli apparecchi elettrici,
Nomex riduce notevolmente
il numero e la probabilità di
danni e protegge la macchina in
caso di sovraccarico elettrico
e picchi di temperatura. La
sua straordinaria resistenza
meccanica consente agli
avvolgimenti di sopportare i più
violenti shock meccanici. La
resistenza alle temperature
criogeniche, all'umidità, alle
radiazioni e al fuoco e ai suoi
fumi non tossici completano
l'elenco delle caratteristiche
uniche di Nomex. Migliorano
l'integrità e le prestazioni di
qualsiasi cosa, da trasformatori e
generatori a sistemi di turbine
eoliche e veicoli elettrici
ibridi.
Nomex è classificato come
isolante di classe C 220 ° C da
Underwriters Laboratories (file
E34739) e da tutti i principali
organismi di certificazione in
tutto il mondo.
GORETEX
Cos'è il Goretex?
Il Gore-Tex è un tessuto sintetico
dotato di ottime capacità
impermeabilizzanti e anti-vento.
E' stato introdotto per la
prima volta nel 1978 e
inizialmente era rivolto
all'utilizzo per
attività spaziali. Leggero e
traspirante, Gore-Tex fornisce
un'eccellente protezione
dall'acqua e dal vento, pur
risultando particolarmente
leggero e sufficientemente
traspirante. Il Gore-Tex viene
utilizzato per una
molteplicità di applicazioni
nei settori
dell'abbigliamento, delle
calzature e degli accessori per lo
sport e il tempo libero, ma non
solo. Persino i settori medico,
elettronico e spaziale si
avvalgono delle sue proprietà.
Il Gore-Tex è un tessuto
cosiddetto a "membrana". In
questa tipologia di tessuti un film
estremamente sottile di materiale
sintetico (detto appunto
membrana) viene accoppiato
(saldato) a substrati tessili che
costituiscono il capo di
abbigliamento. Nella tipologia
più
comune avremo quindi un
sandwich composto da tessuto
interno (fodera), membrana e
tessuto esterno. La membrana
Gore-Tex è costituita da teflon
(politetrafluoroetilene), lo
stesso materiale che riveste
le pentole antiaderenti;
questo materiale viene
espanso
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TEFLON
Il teflon, chimicamente
definito politetrafluoroetilene
(PTFE), è un polimero
sintetico
del tetrafluoroetilene interamente
costituito da carbonio e
fluoro; caratterizzato da un
alto peso molecolare, mostra
una consistenza del tutto
solida.
Il teflon è stato inventato dalla
“DuPont Co”. Si tratta di un
materiale con numerosissime
applicazioni strumentali e di
rivestimento in vari settori.
Tuttavia, a causa di un “teorico”
potenziale cancerogeno
sull'apparato digerente (già
smentito dalla ricerca
scientifica
sperimentale), in quest'ultimo
ambito rappresenta un
materiale piuttosto
controverso.
Il teflon ha spiccate capacità
idrofobiche, grazie all'elevata
elettronegatività del fluoro;
inoltre, vanta un coefficiente di
attrito tra i più bassi attualmente
conosciuti (motivo del suo
impiego in cucina come
rivestimento antiaderente per
pentole, padelle, leccarde,
utensili
ecc).
Essendo poco reattivo, in parte
grazie alla forza dei legami tra
carbonio e fluoro, viene
spesso impiegato per la
produzione di contenitori e
tubature per liquidi chimici
molto
reattivi e corrosivi. Se utilizzato
come lubrificante, il teflon
riduce gli attriti, dunque l'usura
ed il consumo energetico delle
macchine. In ultimo, ma non
meno importante, il teflon è
anche adoperato come materiale
di innesto negli interventi
chirurgici.
Diverso, ma comunque
probabile, il rischio di
ingestione del teflon con gli
alimenti.
Questo materiale può occultarsi
nei cibi se raschiato dalle
superfici che lo contengono per
mezzo di utensili metallici
(spatole, forchette, cucchiai,
mestoli ecc); infatti, per evitare
che
questo accada è consigliabile
impiegare utensili fatti di
materiali più teneri
appositamente
progettati.
Nonostante sia comunque
sufficiente evitare di sfregare
energicamente gli utensili di
cottura antiaderenti al teflon
per non ingerirne dei
frammenti, è comunque
doveroso
specificare che le piccolissime
parti eventualmente assunte con
gli alimenti non subiscono
alcuna digestione e/o
assorbimento; in parole
povere, transitano il tubo
digerente e
vengono espulse totalmente con
le feci.
Il teflon è un polimero
termoplastico, di consistenza
solida e color bianco (a
temperatura
ambiente); la sua densità è di
3
circa 2200 kg/m . Secondo la
“DuPont”, il punto di fusione è
pari a 327°C (620°F); a
-268,15°C (-450,67°F) mantiene
un'elevata resistenza, tenacità e
autolubrificazione, mentre a
temperature superiori a -79°C (-
110°F) ha anche una buona
elasticità.
Il coefficiente di attrito del teflon
(misurato sull'acciaio liquido) è
compreso tra 0.05 e 0.10,
ovvero è il terzo più basso
di qualsiasi materiale solido
conosciuto (dopo l'Aluminum
Magnesium Boride e il Diamond
Like Carbon). Il teflon non può
essere reticolato come un
elastomero, non ha "memoria" e
viene spesso utilizzato come
materiale di guarnizione.
TEFLON
Il teflon, chimicamente
definito politetrafluoroetilene
(PTFE), è un polimero
sintetico
del tetrafluoroetilene interamente
costituito da carbonio e
fluoro; caratterizzato da un
alto peso molecolare, mostra
una consistenza del tutto
solida.
Il teflon è stato inventato dalla
“DuPont Co”. Si tratta di un
materiale con numerosissime
applicazioni strumentali e di
rivestimento in vari settori.
Tuttavia, a causa di un “teorico”
potenziale cancerogeno
sull'apparato digerente (già
smentito dalla ricerca
scientifica
sperimentale), in quest'ultimo
ambito rappresenta un
materiale piuttosto
controverso.
Il teflon ha spiccate capacità
idrofobiche, grazie all'elevata
elettronegatività del fluoro;
inoltre, vanta un coefficiente di
attrito tra i più bassi attualmente
conosciuti (motivo del suo
impiego in cucina come
rivestimento antiaderente per
pentole, padelle, leccarde,
utensili
ecc).
Essendo poco reattivo, in parte
grazie alla forza dei legami tra
carbonio e fluoro, viene
spesso impiegato per la
produzione di contenitori e
tubature per liquidi chimici
molto
reattivi e corrosivi. Se utilizzato
come lubrificante, il teflon
riduce gli attriti, dunque l'usura
ed il consumo energetico delle
macchine. In ultimo, ma non
meno importante, il teflon è
anche adoperato come materiale
di innesto negli interventi
chirurgici.
Diverso, ma comunque
probabile, il rischio di
ingestione del teflon con gli
alimenti.
Questo materiale può occultarsi
nei cibi se raschiato dalle
superfici che lo contengono per
mezzo di utensili metallici
(spatole, forchette, cucchiai,
mestoli ecc); infatti, per evitare
che
questo accada è consigliabile
impiegare utensili fatti di
materiali più teneri
appositamente
progettati.
Nonostante sia comunque
sufficiente evitare di sfregare
energicamente gli utensili di
cottura antiaderenti al teflon
per non ingerirne dei
frammenti, è comunque
doveroso
specificare che le piccolissime
parti eventualmente assunte con
gli alimenti non subiscono
alcuna digestione e/o
assorbimento; in parole
povere, transitano il tubo
digerente e
vengono espulse totalmente con
le feci.
Il teflon è un polimero
termoplastico, di consistenza
solida e color bianco (a
temperatura
ambiente); la sua densità è di
3
circa 2200 kg/m . Secondo la
“DuPont”, il punto di fusione è
pari a 327°C (620°F); a
-268,15°C (-450,67°F) mantiene
un'elevata resistenza, tenacità e
autolubrificazione, mentre a
temperature superiori a -79°C (-
110°F) ha anche una buona
elasticità.
Il coefficiente di attrito del teflon
(misurato sull'acciaio liquido) è
compreso tra 0.05 e 0.10,
ovvero è il terzo più basso
di qualsiasi materiale solido
conosciuto (dopo l'Aluminum
Magnesium Boride e il Diamond
Like Carbon). Il teflon non può
essere reticolato come un
elastomero, non ha "memoria" e
viene spesso utilizzato come
materiale di guarnizione.

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