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Definizione di cartello

Un cartello è un accordo collusivo tra imprese per fissare i prezzi e limitare la concorrenza sul proprio mercato.

La motivazione che spinge alla formazione di un cartello per la fissazione del prezzo è evidente: riuscire a spartirsi i profitti
massimi che l’industria può ottenere, cioè quelli che si ottengono in regime di monopolio. I membri del cartello agendo come
unica entità cercano di ottenere i profitti di monopolio come gruppo. Le imprese risultano più ricche in presenza del cartello che
in assenza di esso.

La legislazione antitrust della maggior parte delle nazioni considera illegali i comportamenti collusivi; è per questa ragione che gli
accordi di cartello fra imprese vengono mantenuti segreti.

L’accordo di collusione dal momento che è contrario alla legge non ha validità legale e i membri del cartello pertanto non
possono appellarsi alle corti per fare applicare i loro accordi.

Tuttavia, esistono però anche dei cartelli espliciti come la OPEC (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) e il cartello dei
diamanti De Beers (gruppo di imprese che si occupa di rinvenimento di diamanti lavorandoli e commercializzandoli). Si tratta di
cartelli internazionali i cui membri provengono da diversi paesi, alcuni dei quali hanno governi favorevoli ai cartelli.

Le autorità competenti di vari paesi negli ultimi 25 anni hanno comminato multe molto salate a società giudicate colpevoli di
collusione nella fissazione dei prezzi.

Il dilemma del cartello nel gioco one shot (o statico)


Se è forte l’incentivo che spinge le imprese a formare un cartello, è altrettanto forte l’incentivo che le imprese hanno a
infrangere tale accordo. Infatti, ciascuna impresa (come vedremo più nel dettaglio) sa di poter realizzare profitti maggiori
aumentando anche di poco il livello di output. Inoltre, essendo l’accordo di cartello tenuto segreto (per ridurre le possibilità di
essere scoperti), nascoste sono anche le azioni delle imprese, le quali potrebbero deviare dall’accordo e vendere una quantità
maggiore di output senza che gli altri membri del cartello se ne accorgano.

Prendiamo 2 imprese identiche che producono lo stesso bene e che hanno la stessa struttura di costi.

Q = q1 + q2 dove Q è l’output totale dell’industria e la somma degli output prodotti dalle 2 imprese.

C’1 = C’2 = 30

1) Nel gioco del duopolio alla Cournot le due imprese competono sulle quantità e, comportandosi in modo non cooperativo,
ciascuna massimizza i profitti scegliendo livelli di output che stanno sulla rispettiva curva di risposta ottima.

q1° = 60 – q2 / 2

q2° = 60 – q1 / 2

COMPORTAMENTO NON COOPERATIVO

q1° = q2° = 40 → livello di produzione scelto da ciascun’impresa

QC = 80 → output aggregato di mercato

PC = 70 → prezzo di equilibrio di mercato

π1C = π2C = 1600 → profitti di ciascun’impresa


Se le imprese cooperano fra di loro costituendo un cartello le cose cambiano:

COMPORTAMENTO COOPERATIVO

q1M = q2M = 30 → livello di produzione scelto da ciascun’impresa

QM = 60 → output aggregato di mercato

PM = 90 → prezzo di equilibrio di mercato

π1M = π2M = 1800 → profitti di ciascun’impresa

Cooperando fra loro formando un cartello, ciascuna impresa realizzerebbe profitti maggiori di quelli che ottiene dall’esito non
cooperativo alla Cournot-Nash (1800>1600).

Tuttavia, ciascuna delle due imprese ha un più forte incentivo a violare l’accordo di cooperazione piuttosto che ad attenervisi.

Sia che una delle due rispetti l’accordo sia che non lo rispetti, l’altra realizza più profitti deviando dall’accordo. Ciò è
riconducibile al fatto che i livelli di output cooperativi non rappresentano per nessuna delle due imprese una coppia di risposte
ottimali.

Ne consegue che l’esito non cooperativo alla Cournot è l’unico equilibrio di Nash possibile.

2) Se le due imprese concorrono nei prezzi piuttosto che nelle quantità si ha un duopolio alla Bertrand.

Quando si comportano in modo non cooperativo la concorrenza per accaparrarsi i clienti fa scendere i prezzi al costo marginale e
fa ottenere profitti nulli per entrambe.

COMPORTAMENTO NON COOPERATIVO

q1B = q2B = 60 → livello di produzione scelto da ciascun’impresa

QB = 120 → output aggregato di mercato

PB = 30 → prezzo di equilibrio di mercato

π1B = π2B = 0 → profitti di ciascun’impresa

Se le imprese stipulano un accordo di fissazione del prezzo otterranno i profitti massimi dell’industria concordando di stabilire
sul mercato il prezzo di monopolio.

COMPORTAMENTO COOPERATIVO

q1M = q2M = 30 → livello di produzione scelto da ciascun’impresa

QM = 60 → output aggregato di mercato

PM = 90 → prezzo di equilibrio di mercato

π1M = π2M = 1800 → profitti di ciascun’impresa

Se le due imprese decidono di formare insieme un cartello, ciascuna delle due è perfettamente consapevole del fatto che può
accaparrarsi l’intero mercato semplicemente stabilendo un prezzo anche di poco inferiore a quello dell’altra.

E’ vero che se entrambe le imprese cooperassero realizzerebbero profitti maggiori di quelli che realizzano decidendo entrambe
di non cooperare (1800>0). Tuttavia, anche se un’impresa coopera e presta fede all’accordo, l’altra consegue profitti di gran
lunga maggiori deviando dall’accordo e abbassando il prezzo (3600>1800).
L’unico equilibrio di Nash per questo gioco anche questa volta prevede che entrambe le imprese deviino dall’accordo di cartello.

La conclusione è che se le imprese interagiscono una volta soltanto (one shot), il cartello non è sostenibile. La collusione non
rappresenta un equilibrio di Nash del gioco uniperiodale.

Le cose cambiano invece in un contesto dinamico, cioè quando le imprese interagiscono ripetutamente.

Il cartello nei giochi ripetuti


Quando l’interazione di mercato si ripete più volte nel corso del tempo, le imprese che partecipano a un accordo collusivo
possono creare degli incentivi a favore della cooperazione; infatti possono premiare la «buona» condotta prestando fede
all’accordo di cartello e punire la «cattiva» condotta promettendo di infrangerlo.

Quando l’interazione di mercato fra imprese si estende su diversi periodi, esiste la possibilità reale che i membri del cartello
siano in grado di rivalersi contro quanti defezionano da un accordo: la punizione può fare da deterrente, stroncando sul nascere
il comportamento non cooperativo.

Possiamo distinguere i giochi dinamici in:

❑ Giochi con un numero finito di ripetizioni: (è il caso per esempio di imprese che operano in un mercato
caratterizzato da brevetti, i quali come è noto, hanno durata limitata); le imprese sanno perfettamente quando
la loro interazione avrà fine; il meccanismo delle ricompense e delle punizioni non interviene nel gioco con un
numero finito di ripetizioni con un unico equilibrio di Nash; infatti il gioco ripetuto in un numero finito di
periodi ha lo stesso esito non cooperativo in ciascuna ripetizione rispetto al gioco statico (teorema di Selten).

❑ Giochi con un numero infinito o indefinito di ripetizioni: (è il caso più frequente); le imprese sanno con una
certa probabilità che il gioco si ripeterà, ma non sanno per quanti periodi l’interazione andrà avanti; in questo
tipo di giochi un’impresa risulta credibile quando minaccia di punire eventuali deviazioni dall’accordo di
cartello in un periodo assumendo un comportamento più aggressivo nei periodi seguenti.

I giochi con un numero infinito o indefinito di ripetizioni


In questi giochi opera la cd. TRIGGER STRATEGY (strategia del grilletto):

Le imprese interagiscono su un orizzonte temporale indefinito e in ciascun periodo prendono una decisione che riguarda i livelli
di produzione (modello di Cournot → ipotizziamo che le imprese competano sulle quantità); le imprese decidono osservando
quello che è successo nel periodo precedente.

Il giocatore effettuerà l’azione di cooperazione concordata se l’altro giocatore ha rispettato l’accordo nel periodo precedente;
ritornerà invece all’equilibrio di Nash per sempre qualora si accorga che l’altro giocatore ha deviato nel periodo precedente.

Ora, l’impresa che infrange l’accordo realizza sia un guadagno sia una perdita: il guadagno è un aumento dei profitti immediato
(ma circoscritto a un solo periodo); la perdita è una diminuzione permanente dei profitti in ciascun periodo successivo.

Possiamo affermare che per un’impresa è conveniente rispettare l’accordo e quindi cooperare se il valore attuale dei profitti
ottenuti attenendosi all’accordo è maggiore del valore attuale dei profitti ottenuti dalla stessa impresa se in un periodo decide di
deviare.

Il valore attuale dei profitti che si ottiene attendendosi all’accordo è:

Il valore attuale dei profitti che si ottengono deviando dall’accordo è:


Per rendere i valori omogenei dal punto di vista temporale, abbiamo applicato ai flussi di cassa attesi in ciascun periodo un
fattore ρ (rho) che è un fattore di sconto «corretto» per tener conto della probabilità che l’interazione si ripeta di periodo in
periodo.

Cooperare è redditizio se:

Il che richiede che, affinché sia conveniente cooperare, il maggior profitto che l’impresa ottiene nel periodo corrente non
rispettando l’accordo (lato sx) deve essere minore dei mancati profitti che l’impresa avrebbe realizzato nei periodi successivi se
avesse cooperato e che non realizzerà perché il competitor ha adottato una strategia punitiva nei suoi confronti (lato dx)

In altri termini, i benefici immediati derivanti dal mancato rispetto dell’accordo devono essere minori dei costi che l’impresa
sosterrà nei periodi successivi per via del fatto che è venuta meno alla strategia concordata con gli altri giocatori.

Possiamo notare anche che: più è grande il fattore di sconto «corretto» ρ (rho), più l’impresa dà peso alle perdite future e quindi
è più incline a rispettare l’accordo; più piccolo è il fattore di sconto «corretto» ρ (rho), meno peso l’impresa dà alle perdite
future e quindi è più incline a deviare dall’accordo.

Inoltre, come si può osservare dalla disequazione sottostante, il cartello è sostenibile solo se il fattore di sconto «corretto» ρ
(rho) è superiore del fattore di sconto critico, che è quel valore al di sopra del quale per i duopolisti è conveniente mantenere il
loro cartello.

Infine, possiamo constatare che: il cartello è sostenibile purché il tasso d’interesse (r) non sia troppo elevato e la probabilità di
ripetizione dell’interazione non sia troppo bassa.

Obiezioni alla trigger strategy


Sono state mosse due obiezioni alla trigger strategy.

1) La prima obiezione è che può passare del tempo prima che i membri del cartello scoprano che un’impresa sta deviando
e la conseguente punizione molto spesso può non essere immediata. Questo potrebbe costituire un ulteriore incentivo
a deviare dall’accordo. A questa obiezione la risposta è stata che questo rende più difficile mantenere il cartello, ma
non necessariamente impossibile.
2) La seconda obiezione ha evidenziato come la trigger strategy sia severa e spietata: essa non ammette errori; tant’è che
un’impresa osservando un calo delle vendite potrebbe pensare alla deviazione di uno dei membri del cartello
dall’accordo e scatenare una guerra di prezzi; salvo poi magari scoprire quando è troppo tardi che il calo delle vendite
era dovuto semplicemente a un calo imprevisto della domanda.
A quest’ultima obiezione si è replicato che, per ovviare al problema, l’impresa potrebbe intraprendere un’azione di
rivalsa soltanto qualora le vendite o i prezzi non rientrassero entro certi parametri prestabiliti; oppure, ancora,
l’impresa potrebbe limitare il periodo della punizione a un periodo di tempo finito e questo consentirebbe di poter
ripristinare successivamente il cartello.