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INDICE

Differenze tra R. Coase e Knight. ........................................................................................... 3

Differenze tra Coase e Simon.................................................................................................. 4

Differenze tra Simon e Knight................................................................................................. 5

Incertezza, Evoluzione e Teoria Economica di A. Alchian ................................................... 6

La Razionalità in Economia – Simon................................................................................... 13

La Natura dell’impresa – Ronald Coase .............................................................................. 21

L’economia di produzione – Georgescu-Roegen ................................................................ 29

Il significato di rischio e incertezza – Knight...................................................................... 34

Il modello comportamentale di Cyert & March. ................................................................ 41

DIFFERENZE TRA I DIVERSI AUTORI

Differenze tra R. Coase e Knight

Knight parte da un modello dove l’incertezza è assente, e quindi ognuno vanta una conoscenza

perfetta. In detta realtà non vi è spazio per una direzione responsabile o per un controllo delle attività.

Non vi sarebbero neanche transazioni di mercato in senso realistico, avremmo solo un flusso di

materie e servizi al consumatore, in maniera automatica. Secondo Knight potrebbero esservi dei

dirigenti ma questi sarebbero semplicemente dei coordinatori di routine, senza nessun tipo di

responsabilità.

Con l’introduzione dell’incertezza, bisogna agire secondo opinione, l’aspetto cruciale dell’agire

diventare il decidere cosa fare e come farlo. Incertezza significa che si produce in virtù di una

previsione del tutto impersonale dei bisogni. Il compito di fare previsioni e controllare la produzione

sono concentrati in una ristretta classe di soggetti ossia gli imprenditori. Quando si ha l’incertezza la

decisione conquista l’esecuzione. Diviene importante la centralizzazione della funzione decisionale.

Abbiamo la persona fiduciosa voglioso di correre l’avventura che rassicura quella più timorosa. La

persona fiduciosa garantisce all’altra un risultato in cambio della possibilità di dirigerla e l’altra si fa

dirigere in cambio della garanzia del risultato. Ed è così che nascono le classi degli imprenditori e dei

dipendenti.

Coase critica questa ricostruzione. La circostanza che un qualche soggetto abbia o meno capacità di

giudizio, o più o meno conoscenza non significa che questo debba diventare imprenditore. Potrebbe

limitarsi a vendere consigli e consulenze, e garantirsi una remunerazione garantita. Si può pensare ad

un’impresa che compra consigli e conoscenze nel momento in cui si ha bisogno. Allo stesso modo è
possibile ottenere remunerazione da una migliore conoscenza o capacità di giudizio senza prendere

parte attiva alla produzione ma stipulando contratti con chi produce, come nel caso del contratto di

fornitura. Questo garantisce che l’azione venga compiuta senza però dirigerne l’effettuazione.

Knight poi sostiene che nessuno assicurerebbe un certo risultato senza avere la possibilità di poter

dirigere l’attività del garantito. Per Coase questo è sicuramente errato. Vi sono una molteplicità di

rapporti contrattuali che prevedono una retribuzione certa ma questo non per forza significa che il

datore di lavoro debba poi dirigere l’attività.

Knight sostiene anche che nessuno si farebbe dirigere senza una garanzia di risultato certo, e questo

per l’analisi di Coase è assolutamente irrilevante.

Infine, Knight ritiene che in un mondo senza incertezza potrebbero comunque esservi dei

responsabili, che tuttavia pongono in essere attività di coordinazione di routine. Coase si domanda

chi sono questi soggetti, da chi sarebbero pagati e perché? Non vi è chiaramente risposta.

Differenze tra Coase e Simon.

La teoria dell’impresa di Coase fonda sulla teoria transazionale, o teoria dei costi di transazione di

cui fu pioniere WIlliamson. Coase ritiene che l’impresa esiste in virtù del fatto che il meccanismo dei

prezzi alla base del mercato è un meccanismo costoso, in virtù del fatto che bisogna sopportare un

costo per poter conoscere i diversi prezzi e confrontarli. Sebbene l’impresa sia comunque composta

da tutta una serie di contratti, è anche vero che l’impresa sostituisce a questa moltitudine di contratti,

un contratto solo. Inoltre vi

potrebbe essere l’esigenza di minimizzare il rischio e i costi di transazione, e quindi si potrebbe

preferire un contratto di lungo periodo anziché delle transazioni shot sul mercato. Dato che non è

possibile conoscere i futuri stati di natura, si predilige un contratto di lungo termine incompleto, ossia

che disciplina il rapporto in maniera solo generale, lasciando a una delle due parti, il più delle volte

al compratore, la facoltà di esercitare un’autorità che gli permette di scegliere il dettaglio tra una serie

di alternative, spesso previste contrattualmente. Quando il compratore ha questa autorità si aprono le

porte per l’impresa.

Simon, invece, pioniere della teoria comportamentistica, ritiene l’impresa non troppo differente dal

mercato. L’impresa non deve essere descritta come un organismo coordinato e gestito da un centro

decisionale. Un’impresa fondata su un centro decisionale oltrepasserebbe i limiti della razionalità

procedurale, in virtù del fatto che non sfrutterebbe i benefici circa la razionalità procedura che

possono derivare dall’uso della gerarchia. L’impresa deve essere pensato come a un grandissimo

computer smistato che permette di compiere grandi calcoli complessi e multi-variabile. L’attività
dell’impresa viene compiuta sulla base di una serie di premesse che sono elaborate dal vertice, sulla

base di dette premesse abbiamo poi l’elaborazione dei dati in zone idonee della gerarchia, e a seguito

di detta elaborazione, i dati sono poi convogliati in una serie di punti di raccolta dove verranno poi

prese le decisioni. Presso i punti di raccolta spesso abbiamo frammenti di conoscenza.

Tuttavia per Simon, mercato e impresa non sono assolutamente equivalenti. Infatti, nell’impresa è

impossibile applicare i teoremi dell’ottimalità relativi all’allocazione delle risorse previsti dalla teoria

neoclassica, ed è a tal proposito che spesso all’interno delle imprese si utilizzano schemi di prezzi

ombra per poter ottenere gli stessi effetti. In più l’impresa risulta essere più efficiente in relazione ai

casi di esternalità, che sappiamo rappresentano un caso di market failure. Chiaramente in relazione

alle esternalità diviene difficile l’utilizzo del meccanismo dei prezzi, ad esempio per quanto concerne

le emissioni delle ciminiere, non esiste un mercato del fumo. Si potrebbe ragionare in termini di

vantaggi e svantaggi, ma sarebbe un ragionamento amministrativo, tipico dell’uomo amministrativo

dotato di razionalità limitata che si affida alla gerarchia per prendere le decisioni più complesse. In

più l’impresa permette di fronteggiare meglio l’incertezza. Anche se può sembrare contraddittoria

una struttura gerarchica che è più confacente all’incertezza, se l’incertezza è globale,

l’organizzazione, con l’individuazione delle premesse al vertice, e il decentramento decisionale

permette meglio di fronteggiare le diverse situazioni che l’ambiente esterno può offrire.

Differenze tra Simon e Knight.

Knight fonda la sua teoria dell’impresa sull’elemento dell’incertezza. Tuttavia, l’incertezza cui fa

riferimento Knight ha una caratterizzazione fortemente soggettiva. L’incertezza di Knight è qualcosa

di molto diverso dalle probabilità e dal rischio, che sono misurabili e attraverso espedienti economici

è possibile limitare o azzerare; l’incertezza vera e propria è quella relativa alle stime, alla modalità

attraverso cui noi normalmente prendiamo le nostre decisioni, basate sull’intuizione, sul buon senso,

ma non per questo meno reali delle probabilità dato che portano comunque ad una deliberazione. In

un mondo di questo è centrale inoltre la fiducia che si ha in queste stime, la stima della stima. Il

giudizio che si ha sul proprio giudizio, e sul giudizio degli altri, è ciò che permette che individua la

posizione dei soggetti economici e la loro retribuzione, inoltre dà motivo dell’esistenza dell’impresa

e della retribuzione dell’imprenditore attraverso il reddito residuo. Chi ha fiducia nella propria

capacità di giudizio, e non attribuisce disutilità all’incertezza, diventa imprenditore, chi invece è

timoroso, preferisce un risultato certo, e si fa dirigere. Abbiamo la decisione che controlla

l’esecuzione.

Nell’impresa di Simon, invece, non è possibile, come vorrebbe Knight, pensare a un centro
decisionale, questo sarebbe incompatibile con la razionalità procedurale in quanto non sfrutterebbe i

vantaggi della gerarchia. L’impresa è un immenso computer smistato che consente di superare i limiti

della razionalità vincolata dell’uomo amministrativo. Alla base dell’impresa non vi è l’incertezza o

la diversa retribuzione dei soggetti, ma un meccanismo di coordinamento, come nel caso del

meccanismo dei prezzi, ma che riesce meglio a far fronte ad esternalità ed incertezza (da intendersi

come non conoscibilità del futuro). In virtù dell’incertezza, normalmente, l’impresa fa previsioni, e

predispone strumenti di rapido adattamento agli scostamenti della previsione, come le procedure di

feedback o retroazione.

INCERTEZZA, EVOLUZIONE E TEORIA ECONOMICA DI A. ALCHIAN

Alchian è un neoclassico.

Nel suo lavoro viene suggerita una modifica dell’analisi economica (quella classica) per incorporarvi,

come assiomi, l’incompleta informazione e l’incertezza di previsione.

Questo approccio rende superflua la massimizzazione del profitto promossa dalla scuola di pensiero

del suo tempo (teoria neoclassica).

Il suo approccio non si basa sul comportamento individuale e prevedibile, ma incorpora i principi

dell’evoluzione biologica e della selezione naturale (in presenza di incertezza, il criterio della

selezione naturale prende il posto del criterio della max profitto), in quanto interpreta il sistema

economico come un meccanismo che sceglie tra azioni esplorative generate dalla ricerca del successo

o dei profitti.

- La massimizzazione del profitto non è una guida per l’azione

L’analisi economica (classica) corrente del comportamento economico si basa su decisioni prese da

unità razionali che per abitudine si suppone ricerchino situazioni perfettamente ottimali, ma in realtà

nessuno riesce a ottimizzare la sua situazione secondo i criteri della massimizzazione del profitto e

dell’utilità a causa dell’incertezza sia sulla propria posizione che sull’inclinazione delle funzioni di

domanda e offerta.

Alchian considera la critica neoclassica di Tintner: egli afferma che la massimizzazione del profitto

non abbia senso quando c’è incertezza.

L’incertezza proviene da due fonti:

1. Imperfetta previsione.

2. Incapacità dell’uomo di risolvere problemi complessi (anche quando l’ottimo è definibile)

In condizioni di incertezza, ogni possibile azione è identificata da una distribuzione di possibili

risultati, non con un solo risultato. Implicita nell’incertezza è la conseguenza che queste distribuzioni
di potenziali risultati si sovrappongano. Così qui l’incertezza è definita come il fenomeno che produce

delle distribuzioni di risultati potenziali (aspettative di risultati futuri) sovrapposte. Ciascuna azione

ha una distribuzione di potenziali risultati, di cui solo uno si materializzerà e quell’unico risultato non

si può prevedere. Quindi, il compito diventa quello di prendere una decisione la cui distribuzione di

risultati potenziali è preferibile, cioè scegliere l’azione con la distribuzione ottimale, visto che una

distribuzione massimizzante non esiste.

Quindi, in presenza di incertezza (condizione necessaria per l’esistenza di profitti), non c’è nessun

criterio sensato che possa far scegliere la decisione che massimizza i profitti, a meno che uno ipotizzi

che le distribuzioni dei potenziali risultati non si sovrappongano. Il criterio della massimizzazione del

profitto non ha senso come base per scegliere l’azione che darà come risultato profitti più alti di quelli

di un’altra azione. L’unico modo per rendere la massimizzazione del profitto un’azione con uno

specifico significato è quello di ipotizzare un modello che contenga la certezza.

- Il successo è basato sui risultati non sulle motivazioni

Alchian argomenta il successo dirigendo l’attenzione sulle interrelazioni tra l’ambiente e i tipi

predominanti di comportamento economico che appaiono tramite un processo di selezione economica

naturale.

In un sistema economico il criterio mediante il quale sono selezionate le imprese che hanno successo

e che sopravvivono è quello della realizzazione dei profitti; questo è il criterio con cui il sistema

economico seleziona i superstiti: chi realizza profitti positivi sopravvive, chi subisce perdite sparisce

(applicato molto negli USA: mercato impersonale e indipendente dai processi di decisione delle unità

individuali e delle varie motivazioni). I profitti positivi vanno a coloro che sono migliori dei loro

effettivi concorrenti, senza dare alcuna importanza ai processi di ragionamento e alle motivazioni in

seguito ai quali questo successo sia stato raggiunto. Non importa neanche se i partecipanti siano

ignoranti, abili, intelligenti.

L’elemento cruciale è la propria posizione complessiva rispetto ai concorrenti reali, e non a quelli

ipoteticamente perfetti. Avere successo significa conseguire risultati positivi rispetto ai concorrenti

(reali), cioè guadagnare un centesimo in più dei concorrenti. L’unica cosa che conta è la propria

posizione rispetto ai concorrenti.

Inoltre, maggiori sono le incertezze del mondo, maggiore è la possibilità che i profitti vadano agli

avventurosi e fortunati piuttosto che agli individui logici, attenti, concreti.

Tale interpretazione suggerisce due idee:

1. Il successo (la sopravvivenza) accompagna la superiorità relativa.


2. Il successo non richiede nessuna motivazione particolare ma può essere il frutto di circostanze

fortuite.

- Il caso o la fortuna è un metodo per raggiungere il successo

Due sono gli elementi che determinano la situazione selezionata (appropriata):

 Il puro caso.

 L’abilità di adattarsi.

Alchian a tal proposito fa due esempi:

1. Consideriamo il caso più semplice di evoluzione biologica: le piante crescono dal lato

soleggiato degli edifici non perché vogliano, ma perché le foglie alle quali capita di avere più

luce crescono più in fretta e il loro sistema nutritivo diviene più forte. Allo stesso modo, gli

animali con morfologia e abitudini più appropriate per la sopravvivenza alle condizioni

ambientali vigenti hanno una maggiore vitalità e con maggiore probabilità saranno dei tipici

superstiti. Può sembrare che i superstiti siano quelli che si sono adattati all’ambiente, mentre

la verità potrebbe essere che è stato l’ambiente a sceglierli (fortuna/caso).

2. Un esempio utile, ma irrealistico, in cui gli individui agiscono senza fare nessuna previsione,

riguarda il tipo di analisi che l’economista può usare ed anche la capacità del sistema di

dirigere le risorse nonostante l’ignoranza individuale. Immaginiamo che migliaia di persone

si mettano in viaggio da Chicago, scegliendo la strada completamente a caso e senza nessuna

previsione. Solo il “nostro” economista sa che la stazioni di rifornimento sono solo su una

strada (quindi solo lui potrà affermare che solo i viaggiatori su quella strada continueranno a

camminare, gli altri rimarranno senza benzina). Anche se ciascuno ha scelto la sua strada a

caso, noi potremmo chiamare fortunati quei viaggiatori che hanno intrapreso la strada giusta.

Se adesso, invece, le stazioni di rifornimento fossero spostate dall’altra parte della strada,

alcuni viaggiatori sfortunati nell’esempio precedente, ora si ritroverebbero sulla strada giusta.

I tragitti possibili sono cambiati col cambiamento dell’ambiente. Quindi, è necessario che ci

siano dei viaggiatori di vario tipo amanti del rischio (sceglibili), si stabilirà poi la direzione di

marcia corretta e al variare delle circostanze (ambiente economico), l’analista (economista)

può scegliere i tipi di partecipanti (imprese) che avranno successo e può diagnosticare le

condizioni più favorevoli ad una maggiore probabilità di sopravvivenza (abilità di adattarsi).

- Caso non vuol dire allocazione delle risorse non diretta e casuale

Gli esempi precedenti non sono un tentativo di basare tutta l’analisi su modelli di scelta dominati dal

caso. Indicano che un comportamento individuale (o collettivo) casuale non implica di per sé una
teoria incapace di fornire previsioni e spiegazioni attendibili e non implica nemmeno un mondo privo

di ordine. Per dimostrare che un successo prolungato non può essere trattato con immediatezza

escludendo l’ipotesi della fortuna, presentiamo il modello di Borel (famoso matematico francese).

Immaginiamo che 2 mln di parigini siano messi a coppie a lanciare monete nel gioco testa o croce.

Ciascuna coppia gioca fino a che il vincitore del primo lancio non sia raggiunto dall’altro giocatore.

Ipotizzando un lancio al secondo per otto ore al giorno, alla fine di 10 anni ci sarebbero ancora in

media circa un centinaio di coppie.

Le implicazioni del modello sono ovvie: supponiamo che un’impresa abbia operato per 100 anni.

Dovremmo eliminare la fortuna e il caso tra i fattori che producono la sopravvivenza di lungo periodo

dell’impresa?

Il postulato del caso era rivolto a due problemi:

1. Il modo in cui si comporta l’impresa;

2. L’interpretazione che gli economisti danno sul comportamento delle imprese.

Prima di modificare il modello estremo basato sul caso, occorre esaminare alcune implicazioni e

connotazioni derivanti dall’incorporazione di elementi casuali:

1. Un comportamento individuale casuale non elimina la probabilità che siano prese decisioni

appropriate: per esempio a una corsa di cavalli con un numero elevato di scommettitori che

puntano in modo casuale ci sarà qualcuno che vincerà in tutte e otto le corse.

2. Dove c’è incertezza le opinioni e i giudizi della gente, anche quando sono basati sulla più

ampia evidenza disponibile, saranno differenti. Come le scelte individuali, anche quelle

collettive sono casuali.

3. Un modello dominato dal caso non è un modello non prevedibile o non spiegabile. Non

significa infatti, che l’economista non possa prevedere o spiegare o diagnosticare.

Conoscendo i requisiti dell’economia per la sopravvivenza, si può stabilire che tipo di impresa

o di comportamento saranno più adeguati rispetto ad altri. Così nelle nuove condizioni

ambientali, le imprese che hanno le condizioni interne più simili a quelle della nuova

situazione di ottimo, avranno maggiori possibilità di sopravvivenza e crescita. Allora si

espanderanno e diventeranno il tipo prevalente.

4. La previsione del punto 3 non dirà che ogni impresa cambia necessariamente le sue

caratteristiche, ma che cambieranno le caratteristiche del nuovo insieme o forse di un insieme

di nuove imprese. Tale nuovo insieme di imprese può essere caratterizzato dall’impresa

rappresentativa (di Marshall) che non è tipica di nessun produttore ma è individuata rispetto
alle caratteristiche prevalenti della popolazione.

5. Le analisi della produttività marginale e della domanda sono essenziali per valutare la capacità

di sopravvivenza relativa anche se l’incertezza elimina la massimizzazione del profitto e

anche se i cambiamenti tecnologici o di prezzo non dovessero avere nessun effetto sulle

imprese in termini di cosciente cambiamento.

Tutto ciò di cui gli economisti hanno bisogno è:

 La loro consapevolezza delle condizioni di sopravvivenza e dei criteri del sistema economico;

 Un gruppo di partecipanti che presenti varie combinazioni e tipi di organizzazione per la

selezione e la scelta da parte del sistema.

Entrambe queste condizioni sono soddisfacenti.

- Adattamento individuale tramite imitazione e tentativi ed errori

Il modello precedente, basato sul caso, era destinato a presentare solo un aspetto dell’approccio

suggerito. Non si vuole concludere che nella realtà non ci siano comportamenti motivati e previdenti.

Aggiungendo questi elementi, l’adattamento di individui con capacità di previsione e motivazioni,

possiamo allargare il modello precedente.

Finora abbiamo sottolineato che l’attività economica è motivata da obiettivi vari, ma noi

concentreremo l’attenzione solo su uno di questi: la condizione sufficiente di profitti positivi realizzati

(relativi), che vengono poi ricompensati con la sopravvivenza. Sfortunatamente questo obiettivo è

difficile da raggiungere perché né la conoscenza perfetta del passato né la completa consapevolezza

attuale servono e conducono al profitto. La conseguenza di ciò è che le imprese sono spinte a

raggiungere vie più semplici per ottenere profitti positivi relativi. Ecco perché includiamo nel modello

l’elemento del comportamento adattivo, pur non confondendolo con l’estremo opposto di perfetta

informazione e massimizzazione del profitto.

Si possono individuare due tipi di comportamento adattivo cosciente:

1. L’imitazione: ogni qualvolta si trovino delle imprese di successo, gli elementi comuni di

questi successi osservabili verranno copiati da altri nella loro ricerca di profitto o di successo

(“Niente ha successo come il successo”).

I fattori che spingono ad imitare i modelli di azione osservabili nei passati successi sono vari:

o La mancanza di un criterio identificabile per prendere le decisioni

o La variabilità dell’ambiente

o La molteplicità dei fattori che richiedono attenzione e scelta

o L’incertezza che si accompagna a tutte queste scelte e risultati


o La consapevolezza di ciò che è fondamentale è la superiorità sui propri diretti

concorrenti

o La mancanza di un processo per tentativi ed errori che converga verso una posizione

di ottimo,

L’imitazione inoltre, solleva dalla necessità di prendere realmente delle decisioni e di apportare

coscientemente delle innovazioni. Il fallimento o il successo riflettono spesso la disponibilità a

discostarsi dalle regole quando le condizioni cambiano (il metodo imitativo va bene ma bisogna

essere in grado di cambiare quando serve). Ciò che conta, allora, non è solo il comportamento

imitativo, ma la volontà di abbandonare nel momento e nelle circostanze appropriate. Chi è diverso

e ha successo è l’innovatore, mentre chi non ce l’ha diventa uno sconsiderato violatore di regole

sperimentate e sane. Anche l’innovazione si può considerare un effetto dell’imitazione: mentre c’è

chi innova coscientemente, c’è anche chi, nel tentativo imperfetto di imitare gli altri, introduce

inconsciamente delle innovazioni acquisendo involontariamente degli attributi unici, inaspettati che

poi risulteranno le cause del successo.

2. Per tentativi ed errori: è stato usato nella massimizzazione del profitto in cui per tentativi e

relativi successi o fallimenti, vengono scelte azioni sempre più appropriate in un processo che

si suppone converge al limite del punto di equilibrio di massimizzazione del profitto.

Per la convergenza tramite un processo di tentativi ed errori sono necessarie almeno due

condizioni:

 Un tentativo deve essere classificabile come un successo o un fallimento: la posizione

raggiunta deve poter essere paragonata con i risultati di altre azioni possibili. In un

ambiente statico se qualcuno migliora la sua posizione rispetto alla precedente si

conclude che l’azione intrapresa è migliore della precedente.

 La continua ascesa verso qualche ottimo degli ottimi senza nessuna discesa.

Le suddette condizioni di convergenza non si applicano ad un ambiente che cambia, perché il risultato

di un’azione non si può paragonare con quello di nessun’altra: la comparabilità dei risultati è annullata

dall’ambiente che cambia. Di conseguenza si perde la misura della validità delle azioni.

In generale, l’incertezza fornisce un’ottima ragione per l’imitazione dei successi osservati. Nello

stesso tempo, spiega anche l’uniformità osservata tra i sopravvissuti, che deriva da un sistema

competitivo, acquisitivo ed evolutivo che impiega un criterio di sopravvivenza che può funzionare

indipendentemente dalle motivazioni individuali.


- Conclusioni e riassunto

Secondo Alchian le modalità di comportamento e di organizzazione osservabili sono prevedibili in

termini della loro relativa probabilità di successo o di sopravvivenza qualora vengono provati. La

prevalenza osservata di un certo tipo di comportamento dipende sia dalla probabilità di sopravvivenza

che dalla probabilità che i diversi tipi siano presentati al sistema economico per la prova e per la

selezione. Una è la probabilità che appaia un certo tipo di organizzazione (mutazione), e l’altra è la

sua probabilità di sopravvivere una volta apparsa. Molte sono le prove che ci fanno pensare che queste

due probabilità siano collegate.

L’economista Alchian è come un biologo perché guarda all’economia come un ecosistema applicando

a quest’ultima principi della teoria evoluzionista (evoluzione biologica e selezione naturale).

Quindi l’economista usando gli strumenti di analisi in condizioni di certezza (tentativi ed errori) può

predire i tipi di interrelazioni economiche (cosa si deve fare) di più sicura sopravvivenza che saranno

indotti da cambiamenti dell’ambiente, anche se i singoli individui non sono in grado di accertarli.

Una volta definite le condizioni di sopravvivenza, l’economista non è in grado di predire quali

imprese sopravviveranno e quali no.

L’approccio suggerito non considera l’incertezza come elemento di disturbo, anzi costituisce la base

per il tipo di analisi suggerita.

LA RAZIONALITÀ IN ECONOMIA – SIMON

Simon è un classico, ma adotta una rappresentazione ortodossa perché guarda l’economia con

l’elemento della SCARSITA’: poiché le risorse sono scarse, è compito della razionalità1 (fattore

dominante dell’economia) allocarle. Occorre precisare che il fine dell’economia ortodossa è quello

di imporre una definizione normativa di comportamento.

L’economia, fra tutte le scienze sociali, è quella che esibisce nella sua forma più pura la

componente artificiale del comportamento umano (tutte le organizzazioni sociali che esistono in

natura sono il risultato della volontà degli uomini che decidono di accettare o modificare un insieme

di regole) attraverso 3 livelli:

1 A livello di agente economico

2 A livello di mercati

3 A livello di un’intera economia

Per ciascun livello distinguiamo due tipi di ambiente:

- L’ambiente esterno che viene definito dalle tecnologie disponibili e dal comportamento

degli altri agenti, dagli altri mercati, e delle altre economie.


- L’ambiente interno che viene definito dagli obiettivi del sistema e dalla sua capacità di

adottare un comportamento di adattamento razionale.

L’economia serve ad illustrare l’interazione fra ambiente esterno e interno ed il modo secondo cui

l’adattamento di un sistema intelligente al suo ambiente esterno (razionalità SOSTANTIVA) è

condizionato dalla sua abilità nel trovare un comportamento di adattamento adeguato (razionalità

PROCEDURALE).

1. L’AGENTE ECONOMICO

Nella teoria classica d’impresa, l’agente economico (primo livello) è l’atomo delle strutture sociali.

Per dare una rappresentazione completa di quest’ultimo, Simon parte dalla spiegazione di

“impresa”. L’impresa è gestita da un imprenditore che mira a massimizzare i propri profitti secondo

1 Razionalità intesa in senso neoclassico, cioè quella che riesce a realizzare i propri istinti, passioni, egoismi.

schemi così semplici da non far sorgere dubbi sulle proprie capacità di calcolo. Tale obiettivo (max

profitti) definisce completamente l’ambiente interno dell’impresa, mentre le curve di costo e di

ricavo definiscono l’ambiente esterno a cui essa si deve adattare. In questo modo, Simon vuole

tracciare una linea di demarcazione tra ambiente interno ed esterno non lungo i confini dell’impresa

ma lungo la “pelle dell’imprenditore”. Quindi, l’imprenditore razionale sarà colui che sceglierà

quella quantità di produzione ottimale che massimizza la differenza tra ricavi totali e costi totali.

Detto ciò, abbiamo tutti gli elementi per definire il concetto di sistema artificiale: un sistema cioè,

che si adatta ad un ambiente esterno con il vincolo definito dall’ambiente interno. L’impresa quindi

è un sistema artificiale. Per predire il comportamento dell’impresa abbiamo bisogno di informazioni

sull’ambiente esterno e sull’obiettivo, senza sapere nel dettaglio la quantità di produzione ottimale.

In questa situazione si applica il concetto di razionalità SOSTANTIVA (relativa all’acquisizione di

info sull’ambiente esterno e per il raggiungimento dell’obiettivo) che si contrappone alla razionalità

PROCEDURALE che è necessaria quando tale processo di adattamento (dall’interno all’esterno) è

incerto (modo con cui l’impresa cerca di adattarsi all’ambiente esterno). Quindi, la teoria

dell’impresa possiamo interpretarla sia in senso positivo come descrizione del comportamento delle

imprese, sia in senso normativo come indicazioni da fornire alle imprese su come max i profitti.

La teoria normativa: è interessante capire come l’impresa determina la quantità massimizzante.

Per fare questo dobbiamo introdurre la teoria normativa e il problema informativo che, secondo

Simon, è quello appunto di individuare la quantità che massimizza il profitto. La determinazione di

tale quantità è problematica in quanto nell’impresa è possibile stimare al massimo una distribuzione

di possibili profitti per ogni prezzo e quantità e, a sua volta, l’imprenditore potrebbe non sapere se
massimizzare i valori attesi dalle vendite o cercare un compromesso tra la massimizzazione del

profitto e la minimizzazione del rischio. Nella vita reale, l’impresa non deve scegliere soltanto la

quantità da produrre ma anche la qualità, o l’assortimento dei diversi tipi di prodotti. Deve quindi

decidere come allocare le attrezzature di fabbrica che ha a disposizione per produrre la

combinazione di “aggeggi” più profittevole.

E nel muovere questi passi verso il realismo che il problema normativo si sposta gradualmente dalla

ricerca del giusto corso d’azione (razionalità sostantiva) alla ricerca del modo per calcolare quale

sia quel corso (razionalità procedurale).

La razionalità procedurale: “una persona non farà ciò che non può fare, per quanto lo voglia”.

Di fronte alla complessità del mondo reale, l’impresa cerca di trovare delle procedure che diano

risposte abbastanza buone a delle domande di cui non si possono conoscere le risposte migliori. La

teoria normativa dell’impresa si trasforma quindi in una teoria della stima in condizioni di

incertezza. Nuove branche della scienza aiutano le imprese a raggiungere la razionalità procedurale,

tipo la ricerca operativa e la teoria delle organizzazioni, da cui derivano algoritmi per risolvere

problemi.

2. A LIVELLO DI MERCATI Simon sostiene che i mercati sono l’oggetto principale della teoria economica
tradizionale. La

funzione sociale dei mercati è quella di coordinare le decisioni e il comportamento di una

moltitudine di agenti economici individuali o meglio garantire che la quantità di prodotti immessa

sul mercato è in rapporto con la quantità che i consumatori compreranno e che il prezzo al quale

saranno venduti è in rapporto con il loro costo di produzione. Qualsiasi società, che non sia basata

su un’economia di sussistenza, ha bisogno di meccanismi che esercitino questa funzione di

coordinamento. Esistono vari metodi di coordinamento:

- Statistica: fornisce una base adeguata a coordinare i comportamenti individuali

- Mercanteggiamento o negoziazione: sono come accordi salariali tra datori di lavoro e

sindacati, dove però devono essere coinvolte solo un numero limitato di parti.

- Sistema gerarchico: caratterizzate da autorità formale

- Ballottaggio: per selezionare persone a cui far occupare posizioni di autorità.

La mano invisibile: nell’esaminare i processi di coordinamento sociale, la scienza economica ha

dato importanza al meccanismo di mercato2 (mano invisibile) che può far si che il comportamento

degli individui nel produrre, consumare, comprare e vendere agendo in ottica di soddisfare

esclusivamente i propri interessi individuali, conduca ad un’allocazione delle risorse che sgombra il
mercato (che bilancia effettivamente la produzione e il consumo). Il vantaggio dei processi di

mercato è che essi evitano di porre un meccanismo centrale di pianificazione. Inoltre, ha il

vantaggio di conservare le info e i calcoli facendo in modo che le decisioni possano essere prese da

quegli agenti che hanno maggiore possibilità di possedere informazioni attinenti a quelle decisioni.

2 Quando facciamo riferimento al mercato, dobbiamo distinguere il mercato perfettamente concorrenziale


(P=Costo marginale) e il mercato de-regolamentato.

1. Mercato perfettamente concorrenziale: Cournot (è la dimensione degli agenti economici che determina il
prezzo) e Bertrant (competizione sul prezzo)

2. Mercato de-regolamentato: Merton (effetto San Matteo: processo per cui, in certe situazioni, le nuove
risorse che si rendono disponibili vengono ripartite fra i partecipanti in proporzione a quanto hanno già) e
Artur (effetto lock-in: fenomeno che si verifica quando un agente o insieme di agenti o intero settore sono
intrappolati all’interno di un equilibrio dal quale è difficile uscire, anche se sono disponibili alternative
potenzialmente più efficienti). Il mercato funziona per aggregazione; chi è ricco diventa sempre più ricco.

Simon quindi assume una posizione forzata concordando con la definizione di mercato di Hayek

secondo il quale il mercato ha l’effetto di sgombrare il mercato stesso (tutto quello che viene offerto

viene assorbito).

Hayek (Premio Nobel 1974) fu il principale difensore dei meccanismi di mercato recuperando una

visione neoclassica e finendo per sovrapporsi ad Alchian.

L’unica istituzione che dovrà sopravvivere è il mercato impersonale che garantisce che il prezzo

non sia influenzato da nessuna impresa e quindi anche il consumatore sa come comportarsi (il

consumatore comprerà se il P è più basso e l’agente economico venderà se il P è più alto). Quindi

sia il consumatore che l’imprenditore devono accumulare conoscenza per prendere una decisione

soddisfacente rispetto ad un obiettivo di vita da condividere con una comunità.

Secondo Hayek, il problema economico della società non è semplicemente quello di allocare risorse

“date” ma piuttosto di come assicurare l’uso migliore delle risorse note a ciascun membro della

società. Quindi, il problema è legato all’utilizzazione della conoscenza che a nessuno è dato

possedere nella sua totalità.

L’unico meccanismo di mercato per comunicare informazioni è il sistema dei prezzi, che trasmette

soltanto le info essenziali, a chi ne ha interesse e in forma abbreviata tramite una specie di simboli.

Nella letteratura dell’economia moderna però, non esiste un solo meccanismo di mercato ma ce ne

sono due. Simon fa una sintesi eccessiva perché non citando entrambi i meccanismi, non ci

consente di comprendere quante altre forme di mercato esistono. L’indicatore del PREZZO

funziona solo se i beni sono omogenei; più sono fatti di tante cose, più i prodotti sono differenti, più

il prezzo diventa solo uno dei tanti indicatori da tenere in considerazione. I due meccanismi quindi
sono:

1. Il mercato ideale (concorrenza perfetta) dell’equilibrio generale. Tale meccanismo fonde le

scelte ottimizzanti di una moltitudine di agenti economici in una decisione che è “pareto

ottimale” per la società

2. Il mercato pragmatico (di Von Hayek). Tale meccanismo è uno strumento più modesto e

credibile che cerca di raggiungere una certa misura di razionalità procedurale attraverso la

capacità di calcolo e le info localizzate non facendo promesse di ottimizzazione.

L’incertezza e le aspettative: per quanto le semplificazioni introdotte possano facilitare il

raggiungimento della soddisfazione individuale, sia sociale che dei mercati, bisogna considerare che

di base ci sono:

- L’incertezza degli eventi esterni: poiché le conseguenze di molte azioni si riflettono nel

lungo periodo, è opportuno fare una corretta previsione per effettuare una scelta razionale.

L’incertezza quindi, può essere gestita attraverso:

• La stima della probabilità che gli eventi hanno di verificarsi (compagnie di

assicurazione)

• Usare la retroazione (feedback) per apportare correzioni nel caso di eventi inattesi o

non correttamente previsti.

I sistemi artificiali vengono trattati da Simon come se fossero naturali, adottando una

visione legata

all’adattamento attraverso meccanismi di retroazione.

- Le aspettative reciproche: vengono manovrate attraverso feedforward (previsioni avanzate

sul futuro) e feedback (per correggere gli errori del passato). In un sistema di mercato, il

feedforward può diventare destabilizzante quando ogni agente cerca di anticipare le azioni

(quindi le aspettative) degli altri. L’esempio standard è quello delle bolle speculative: un

prezzo in aumento crea l’aspettativa di una sua crescita ulteriore e induce a comprare

anziché a vendere. In questo caso ciò che destabilizza è la mancanza della convinzione che il

prezzo effettivo possa anche scendere.

Le difficoltà sollevate dalle aspettative reciproche compaiono ogni qualvolta che ci troviamo

di fronte a mercati non perfettamente concorrenziali. Più di un secolo fa Cournot costituì la

“teoria razionale” in mercati imperfetti in cui erano presenti 2 imprese. Ogni impresa

formava la propria aspettativa della reazione del concorrente in conseguenza alla sua azione

ma considerando una mossa per volta. Seguendo la teoria di Cournot, se le imprese


tenessero conto delle reazioni del proprio concorrente potremmo finire in un regresso

infinito di congetture.

Un passo fondamentale verso una formulazione corretta del problema fu compiuto un secolo

dopo (1944) con la teoria dei giochi dal dilemma del prigioniero: in questo gioco vi sono 2

concorrenti ognuno dei quali può scegliere se cooperare o aggredire. Chi aggredisce

guadagna di più ma chi viene aggredito subisce una punizione. In realtà non c’è una

strategia dominante poiché ogni giocatore guadagnerà dalla cooperazione purchè l’altro non

aggredisca, ma guadagnerà ancora di più dall’aggressione se può contare sull’appoggio

dell’altro. In definitiva, le strategie di reciproco vantaggio sono instabili perché il tradimento

paga, a meno che non si scontri con l’aggressione. Il dilemma del prigioniero è solo uno dei

giochi che illustrano i paradossi della razionalità quando questa viene esercitata dove gli

obiettivi sono in conflitto.

- Le aspettative razionali: il problema delle congetture reciproche andrebbe risolto

assumendo una formazione “razionale” delle aspettative da parte degli agenti economici;

assumendo cioè, che essi conoscano le leggi che governano il sistema economico e che le

loro previsioni siano stime corrette della posizione futura del sistema. Ma tale soluzione non

è accettabile: la nostra conoscenza dei limiti della razionalità umana deve farci dubitare che

imprese, investitori, consumatori possiedano sia la conoscenza sia le capacità per attuare la

strategia delle aspettative razionali.

3. INTERA ECONOMIA (MERCATI E ORGANIZZAZIONI)

Il mercato non è l’unico meccanismo utilizzato dalle persone per avere un comportamento razionale

al di sopra del livello individuale. Simon sostiene che un ulteriore meccanismo alternativo al

mercato è l’organizzazione gerarchica. In una società come la nostra, tutte le organizzazioni

rappresentano degli acini d’uva inseriti nella grande torta della struttura di mercato. L’unico acino

più grande di tutti è il Governo centrale, il cui ruolo varia a seconda della tipologia di governo

(democrazia, monarchia). Nella democrazia il ruolo del Governo centrale è misto, ma si pensa sia

più quello di arbitro (cioè di definire il gioco) piuttosto che di agire da pianificatore centrale.

La decentralizzazione nelle organizzazioni

Spesso le organizzazioni vengono considerate come l’antitesi dei mercati, cioè come strutture

altamente centralizzate alle quali spettano tutte le decisioni importanti. Ma questo è un equivoco

perché se le organizzazioni operassero in modo altamente centralizzato oltrepasserebbero di nuovo i

limiti della razionalità procedurale e rinuncerebbero a molti vantaggi derivanti dall’uso dell’autorità
gerarchica.

Una persona esercita autorità se fornisce premesse per le decisioni di un’altra persona imponendone

l’utilizzo. È l’assetto istituzionale che deve agevolare il cambiamento mantenendo il giusto trade-

off tra il raggiungimento di un sufficiente livello di incertezza per incentivare ad innovare e il

fornire gli strumenti giusti per evitare di giungere ad un livello di incertezza troppo elevato).

Nello specifico, le organizzazioni d’impresa sono, come le economie di mercato, grandi computer

smistati i cui processi finali di scelta sono sostanzialmente decentralizzati. Tuttavia, alcune

funzioni restano in capo al vertice:

- Investment banking: allocazione di fondi tra le diverse divisioni per realizzare progetti di

investimento

- Scelta del personale dirigenziale da assegnare alle divisioni e valutazione dell’operato

- Pianificazione a lungo termine dei fondi del capitale e di possibili nuove attività che esulino

dal raggio d’azione delle divisioni già esistenti.

Quindi, in estrema sintesi, potremmo dire che esistono due meccanismi distinti per distribuire in un

sistema sociale le funzioni computazionali (modalità a supporto dell’indagine teorica):

 Il meccanismo dei mercati

 Il meccanismo della gerarchia

Gli effetti di questi sistemi non si equivalgono perfettamente, infatti nessun teorema dell’ottima

allocazione delle risorse (dimostrabile per i mercati concorrenziali ideali) può essere dimostrato per

i processi decisionali gerarchici. Ne deriva che a volte le gerarchie, per avvicinarsi ad un’ottima

allocazione, devono ricorrere a “mercati interni” (sono prezzi che servono a regolare gli scambi

all’interno delle divisioni interne delle organizzazioni) o a “prezzi ombra” (prezzo delle risorse

naturali determinato dall’incontro delle forze di domanda e offerta in situazioni di equilibrio).

Le esternalità

Qual è la tesi a sostegno delle organizzazioni in contrapposizione ai mercati? Gli economisti

parlano di esternalità, anche se uguale attenzione va posta all’incertezza. Il problema dell’esternalità

sorge perché il meccanismo dei prezzi funziona soltanto quando sono sottoposti alla fissazione di

prezzo di mercato tutti gli input e tutti gli output di un’attività. Per esempio, se ad una fabbrica

viene concesso di espellere fumo senza compensare chi abita intorno, il meccanismo dei prezzi non

assicurerà all’attività produttiva un livello ottimale dal punto di vista sociale: al prodotto verrà

applicato un prezzo troppo basso e quindi verrà sovrautilizzato.

Il rimedio preferito dagli economisti per le esternalità è quello di ricomprendere nel calcolo dei
prezzi le conseguenze di cui non si è tenuto conto (ad es. tassare l’emissione di fumo) ma sorge il

problema di come stabilirne il prezzo (dal momento che non esiste un mercato ad es. per le

emissioni di fumo).

Problemi di questo tipo fanno sì che le transazioni fra le proprie divisioni e i propri dipartimenti

siano governate da prezzi interni poiché, in assenza di una concorrenza perfetta, non si sa come

determinare i prezzi corretti nel caso in cui non esista un mercato indipendente che li fissa.

L’assorbimento dell’incertezza

L’incertezza crea un secondo genere di problemi che fa sì che, nel prendere decisioni, i sistemi

sociali preferiscano utilizzare la gerarchia anziché il mercato.

Dire che l’incertezza porti a sostituire la gerarchia con i mercati può sembrare paradossali, dal

momento in cui l’incertezza richiede un grado di flessibilità che è più facilmente ottenibile con i

processi decisionali decentralizzati dei mercati che non con quelli centralizzati delle gerarchie.

Tutto dipende dalle fonti dell’incertezza:

- Se l’incertezza riguarda le condizioni dei singoli mercati, allora sarà preferibile una

definizione dei prezzi decentralizzata

- Se l’incertezza riguarda elementi che coinvolgono molte parti dell’organizzazione ed è a

livello globale, sarà preferibile centralizzare la formazione delle assunzioni sul futuro e far

prendere le decisioni alle unità centrali

In un mondo di razionalità limitata, è necessario un uso combinato di mercati e gerarchie, in modo

da aumentare la possibilità di sopravvivenza e prosperità collettiva attraverso l’aumento della

capacità di specializzazione e suddivisione del lavoro.

L’obiettivo dell’impresa non è di raggiungere la massimizzazione del profitto, ma esiti

soddisfacenti. I problemi decisionali sono supportati da strutture forti ma questo è possibile solo se

si semplifica la realtà. Le decisioni ai livelli alti di un’organizzazione vengono prese attraverso la

ricerca scientifica che serve a prendere le decisioni di top management.

LA NATURA DELL’IMPRESA – RONALD COASE

Coase non è proprio un neoclassico, ma apre il filone contrattualistico. Molto legato al Rogen. Vuole

costruire una teoria su basi realistiche. In passato la teoria economica ha sofferto del fatto che le

ipotesi non fossero definite con precisione. L’uso del termine impresa in economia è diverso dall’uso

che ne fa un uomo di strada.

Diventa necessaria una definizione chiara del termine impresa, ma anche che venga chiarita la

differenza, qualora esista, rispetto ad un’impresa del “mondo reale”.


Johan Robinson, a tal proposito, afferma che: le due domande che ci si deve porre nei confronti di un

insieme di ipotesi in economia sono: sono trattabili? E vi è corrispondenza tra esse ed il mondo reale?

L’obiettivo di Coase è di dimostrare che è possibile ottenere una definizione d’impresa non soltanto

realistica ma anche trattabile secondo i due punti sviluppati da Marshall (idea del margine e quella di

sostituzione, che danno luogo al concetto di sostituzione al margine).

Prima di definire l’impresa bisogna definire il “sistema economico”, Salter lo definisce: il sistema

economico funziona autonomamente (mano invisibile), non è assoggettato ad un controllo centrale e

non ha bisogno di essere sorvegliato, per tutte le attività e i bisogni umani l’offerta si adegua alla

domanda, la produzione al consumo, attraverso un processo automatico di pronta risposta.

L’economista pensa che il sistema economico sia coordinato dal meccanismo dei prezzi e che la

società diventa non un’organizzazione ma un organismo, proprio come sostiene Hayek.

Il sistema economico infatti funziona da solo, ma ciò non significa che non vi sia pianificazione da

parte degli individui. Questi effettuano previsioni e scelgono fra alternative. Ma questa teoria assume

che le decisioni prese dagli individui per allocare le risorse sono direttamente dipendenti dal

meccanismo dei prezzi. Infatti, un’obiezione che viene mossa alla pianificazione economica effettuata

dagli individui è che cerca di fare soltanto quanto già fatto dal meccanismo dei prezzi. A tal proposito

Salter ci dà una descrizione imperfetta del nostro sistema economico che non funziona per nulla

all’interno di un’impresa. Infatti, nella teoria economica, quando c’è una differenza di prezzi, i fattori

produttivi si spostano fino a quando non scompare questa differenza. Nella realtà invece, il sistema

non è in grado di autoregolarsi

con il sistema dei prezzi ma è necessaria la figura di un pianificatore per realizzare l’allocazione dei

fattori produttivi. (ad es. se un lavoratore si sposta da un reparto X al reparto Y non è perché si è

verificato un cambiamento di prezzi, ma semplicemente perché gli è stato ordinato di farlo).

Coase è stato il primo soggetto che ha parlato di impresa, tranne Simon che aveva distinto

organizzazione gerarchica e mercato.

Coase introduce il concetto di isole di potere consapevoli, cioè l’imprenditore prende le decisioni

all’interno ed il mercato all’esterno.

All’esterno dell’impresa i movimenti dei prezzi dirigono la produzione, che viene coordinata da una

serie di scambi sul mercato. All’interno le transazioni di mercato che avvengono all’esterno sono

eliminate e prenderà il loro posto l’imprenditore/coordinatore che dirige la produzione. È chiaro che

si tratta di metodi alternativi di coordinamento della produzione: a seconda della realtà in cui ci

troviamo può prevalere il sistema dei prezzi o il ruolo del coordinatore. Ad esempio, l’integrazione
verticale che comporta la soppressione del meccanismo dei prezzi, varia da settore a settore e da

impresa a impresa.

Il tratto caratteristico dell’impresa è il superamento del meccanismo di prezzo. Secondo Robinson:

l’impresa è ovviamente legata ad una rete di prezzi e costi relativi. Si comincia a vedere che

l’imprenditore non ha solo ruoli interni all’azienda, ma deve avere anche rapporti con il resto del

mondo economico. Quindi, l’imprenditore si occupa della divisione del lavoro all’interno di ogni

impresa ma è anche collegato alla più ampia specializzazione economica di cui è soltanto un’unità

specializzata.

Infatti lo scopo di Coase è quello di colmare il vuoto esistente nella teoria economica tra l’ipotesi

che le risorse sono allocate attraverso un meccanismo di prezzo e l’ipotesi che questa allocazione

dipende dall’imprenditore.

La pianificazione economica può essere svolta sia dall’imprenditore che dal meccanismo dei prezzi:

il nostro compito sarà quello di spiegare su quale base, nella pratica, viene effettuata questa scelta tra

le due alternative.

Creare un’impresa è vantaggioso perché l’utilizzo del meccanismo dei prezzi comporta un costo. Il

costo più evidente dell’organizzare la produzione tramite il mercato dei prezzi è quello di scoprire i

prezzi che interessano (ricerca dell’informazione), tale costo può essere ridotto, ma non eliminato,

dalla presenza di specialisti che vendono informazioni. (cioè non produco, ma compro)

Un altro costo da prendere in considerazione è il costo di negoziare e di concludere un contratto

separato (cd di contrattazione) per ogni transazione.

Vi sono poi altri svantaggi nell’uso del meccanismo dei prezzi. Anche se i contratti non sono eliminati

quando esiste un’impresa, è vero che essi vengono molto ridotti. Quindi si può cercare di ridurre i

costi connessi alla stipula di contratti a breve termine, realizzando un unico contratto a lungo termine

(impresa).

Possiamo affermare che i costi di transazione3 vengono definiti in base a varie dimensioni: primo il

costo della conoscenza (ricerca delle info), secondo la negoziazione dei contratti(contrattazione).

Quando il comando delle risorse viene a dipendere da una sola persona (imprenditore), si ha quel

rapporto definito “impresa”. Quindi un’impresa compare nei casi in cui un contratto a breve termine

sarebbe insoddisfacente.

Infine si può affermare che: il funzionamento del mercato provoca un certo costo e che, formando

un’organizzazione, e permettendo ad un’autorità (imprenditore) di dirigere le risorse, possono essere

ridotti taluni costi di contrattazione. L’imprenditore deve svolgere questa funzione ad un costo
inferiore, tenendo conto del fatto che deve essere in grado di ottenere fattori produttivi ad un prezzo

inferiore a quello delle transazioni di mercato a cui si rinuncia. È sempre possibile fare ritorno al

mercato aperto nel caso di sua incapacità ad agire (se l’imprenditore non è bravo)

A differenza di Knight (che fa dei sistemi di remunerazione, cioè i redditi fissi, la motivazione

essenziale dell’esistenza dell’impresa), Coase afferma che l’imprenditore può vendere i suoi servizi

ad un altro in cambio di una somma di denaro, mentre il pagamento effettuato ai suoi dipendenti può

essere in tutto o in parte una quota dei profitti.

Infatti per Coase non c’è differenza tra attività di impresa e attività di mercato.

3 I costi di transazione si distinguono in:

- Costi di coordinamento: legati alla ricerca e raccolta delle info - Costi di incentivazione: sono costi di
misurazione della performance, di creazione di incentivi e di

realizzazione degli accordi e si distinguono in quelli associati alle asimmetrie informative (quando le parti


della negoziazione non possiedono le stesse info) e quelli derivanti dall’imperfetta capacità di tener fede
agli impegni.

Quindi per Coase il mercato e l’impresa sono alternativi, non c’è differenza tra attività di impresa e

attività di mercato, anche se nella realtà questo non avviene perché il mercato non produce nulla,

infatti è l’impresa che attua una funzione di produzione (Rogen).

Def. di impresa secondo Coase: “un’impresa consiste in un sistema di rapporti che vengono in

essere quando la direzione dell’uso delle risorse dipende da un imprenditore”. Quindi se c’è il

meccanismo dei prezzi, esistono dei motivi per la nascita dell’impresa.

Un’impresa si espande, secondo Coase, quando altre transazioni vengono organizzate

dall’imprenditore e diventa più piccola quando l’imprenditore abbandona l’organizzazione di queste

transazioni. Il problema che sorge ora è quello di verificare se è possibile studiare le forze che

determinano la dimensione dell’impresa. Perché un imprenditore non organizza una transazione in

più o una in meno?

Knight ritiene impossibile la trattazione scientifica delle determinanti della dimensione delle imprese

e sostiene che la possibilità di monopolio offre un potente incentivo all’espansione continua ed

illimitata dell’impresa, la cui forza deve essere controbilanciata da una riduzione di efficienza (e

quindi aumentano i costi) se si vuole mantenere un regime di concorrenza (aumentano le dimensioni,

diminuisce l’efficienza).

Mentre per Knight è impossibile determinare le dimensioni dell’impresa, secondo l’approccio di

Coase sembra possibile determinare le dimensioni analizzando la definizione di impresa. L’impresa

esiste per ridurre i costi di transazione. Perché, dunque, continuano ad esistere le transazioni di
mercato? La spiegazione più plausibile si ha analizzando i seguenti punti che delimitano il

dimensionamento dell’impresa (i limiti della dimensione di un’impresa sono definiti da una

combinazione di questi 3 punti):

1. Quando l’impresa aumenta in dimensione possono aumentare i costi di organizzare altre

transazioni all’interno dell’impresa. Deve essere raggiunto un punto in cui i costi per

organizzare una transazione in più all’interno sono uguali ai costi che comporta l’effettuazione

della transazione sul mercato aperto.

2. È possibile all’aumentare delle transazioni organizzate che l’imprenditore non sia in grado di

far il miglior uso dei fattori di produzione. In tal caso deve essere raggiunto un punto in cui la

perdita derivante dallo spreco di risorse eguagli il costo di effettuare le transazioni di scambio

sul mercato aperto.

3. Il prezzo dei fattori di produzione può aumentare, poiché i vantaggi di una piccola impresa

certe volte possono essere maggiori (in certe situazioni) di quelli di una grande impresa.

L’impresa tenderà ad essere più grande:

1. Quanto inferiori sono i costi di organizzazione e quando più lentamente tali costi aumentano

all’aumentare delle transazioni.

2. Quanto meno probabile è che l’imprenditore commetta errori e quanto più piccolo è l’aumento

di errori connesso ad un aumento delle transazioni organizzate.

3. Quanto più forte è la diminuzione del prezzo di offerta di fattori di produzione per le imprese

di grandi dimensioni.

La definizione di impresa data in precedenza può essere utilizzata per attribuire un significato più

preciso ai termini:

- “combinazione”: (chiamata integrazione laterale o orizzontali) vi è combinazione quando le

transazioni, che in precedenza erano organizzate da 2 o più imprenditori, vengono organizzate

da uno solo.

- “integrazione”: (chiamata integrazione verticale) vi è integrazione quando l’organizzazione

di transazioni che erano in precedenza effettuate fra imprenditori su un mercato vengono

internalizzate (tutti gli stadi produttivi di uno stesso prodotto finito sono realizzati all’interno

della stessa impresa).

Un’impresa può espandersi lungo entrambe le direzioni.

Secondo una tesi del prof. Usher e ripresa dal prof. M. Dobb, il motivo dell’esistenza dell’impresa va

rintracciato nella divisione del lavoro (specializzazione)4.


La specializzazione comporta il passaggio dal mercato all’organizzazione, infatti: “l’impresa diventa

il risultato di una crescente complessità nella divisione del lavoro… la crescita di questa

specializzazione economica crea la necessità di una forza integrativa, senza la quale, questa

specializzazione ci condurrebbe al caos”.

La risposta a questa tesi è ovvia: la forza integrativa in un’economia differenziata già esiste sotto

forma del meccanismo dei prezzi.

Tale spiegazione è inaccettabile, poiché non vi è motivo di supporre che la specializzazione porti al

caos.

4 Già Adam Smith nella descrizione della fabbrica di spilli illustrava i benefici derivanti dalla specializzazione:
sosteneva la necessità dell’efficienza con il lavoro di squadra. Il lavoro di squadra comporta la necessità di
coordinamento.