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Comprensione e analisi

1. Sintetizza il contenuto del


testo, individuando i principali
snodi argomentativi.

L’italianità nel mondo è da


sempre sinonimo di
eccellenza. Ma il made in Italy
non è la garanzia principale
richiesta, anche perché
consideriamo che al giorno
d’oggi, i costi produttivi
spingono le aziende a
realizzare i propri prodotti
all’estero. Quindi l’essere
realizzato sul suolo italiano da
mani italiane non sembra
essere vincolante. Un aspetto
decisivo sembrerebbe essere
il pensare il prodotto dalle
geniali e brillanti menti italiane,
figlie di secoli di tradizione di
eccellenza di arte e cultura.

Basta questo per attirare il


consumatore? Forse no.
Pensiamo alla Cina, dove
l’arte della contraffazione
regna sovrana. Basta apporre
un nome che rimandi all’Italia
e il gioco è fatto. Ma allora
bisogna considerare anche
altre variabili, se una semplice
ma oculata strategia di
marketing può trarre in
inganno il consumatore. Ed
ecco che prende luogo la
variabile del
“comportamento”. Non
occorre quindi che sia
realizzato o pensato in Italia.
Per far passare l’italianità
basta che segua uno stile un
atteggiamento legato al modo
di essere italiani.

Ma com’è possibile che


questo basti? Torniamo al
discorso di come fa il
consumatore ad essere
fuorviato e convinto
all’acquisto di un prodotto che
di italiano a ben guardare ha
molto poco.

La spiegazione ce la fornisce
l’ultima variabile, ovvero che il
consumatore razionale non
esiste: esso ha lasciato spazio
al consumatore emotivo.

2. Nel testo si sottolinea


l’importanza della
comunicazione. Commenta
tale passaggio.

Quanto è importante la
comunicazione nella vendita e
distribuzione di un prodotto. Si
può dire che sia
fondamentale, nel caso che
stiamo analizzando
contribuisce a dare al prodotto
una percezione di italianità, di
eccellenza che a ben vedere il
prodotto forse effettivamente
non ha.

È il frutto di un’oculata quanto


strategica operazione di
marketing e comunicazione.
Riuscire a prendere un
prodotto e dargli un’identità
che rimandi ad una
caratteristica tipica italiana e
venderlo come eccellenza
italiana ne è l’esempio. Se
pensiamo alla Cina, una delle
prime cose che ci saltano in
mente non è l’eccellenza ma la
bassa qualità e l’abilità di
simulazione. Grazie alla
comunicazione, magari dando
al prodotto un nome
tipicamente italiano, riescono
ad alterare questa percezione
e facendo leva sull’emotività
dei consumatori riescono a
superare le barriere. La
comunicazione viene intesa
anche come sapiente uso
delle recenti tecnologie digitali
che permettono
l’abbattimento dei costi e la
diffusione immediata.

3. Cosa intende l’autrice per


“conoscenza implicita” dei
designer italiani?

Gli italiani sono considerati da


sempre maestri di eccellenza
nel campo delle arti e della
cultura, e per questo sono
pensati come tra i migliori a
livello mondiale. Questa
percezione rende tali prodotti
frutto delle menti di questi
designer italiani come
qualcosa di irrinunciabile.

4. A cosa fa riferimento
l’autrice con l’espressione
“comportamento” come
rappresentazione mentale
dell’italianità? E quale
differenza può essere
individuata tra “consumatore
razionale”

e “consumatore emotivo”?

Quando l’autrice parla di


comportamento, la considera
come una variabile per riuscire
ad applicare il concetto del
made in Italy anche a prodotti
che non sono stati realizzati
ma nemmeno concepiti in
Italia o da italiani. Con
comportamento intende il
prendere uno stile, un modo di
fare tipicamente italiano,
riportarlo e pubblicizzarlo nel
prodotto realizzato, alterando
la percezione del consumatore
che non riconoscerà questa
sorta di “contraffazione”, ma si
limiterà a vedere ciò che di
italiano i produttori vogliono
farci percepire.

Questo ci rimanda alla


seconda questione, la
differenza tra consumatore
razionale e consumatore
emotivo, col secondo che ha
la meglio sul primo, perché la
componente emotiva (ciò che i
produttori ci rimandano come
italiano) ha la meglio sulla
parte logica e razionale che
dovrebbe farci concepire quel
prodotto come “contraffatto” e
non “puramente” italiano.

Produzione

Elabora un testo
argomentativo nel quale
sviluppi le tue opinioni sulla
questione del “made in Italy” e
della percezione dell’”
italianità” nel mondo. Potrai
confrontarti con la tesi
dell'autrice del testo,
confermandola o
confutandola, sulla base delle
conoscenze, acquisite, delle
tue letture e delle tue
esperienze personali.

Il made in Italy è il nostro


lasciapassare nel mondo,
sinonimo di qualità ed
eccellenza che nessuno può
vantarsi di avere. Il made in
Italy è un “brand” che ci
distingue, ma che non
dobbiamo farci sfuggire di
mano. Se la contraffazione
riesce a rubarci numeri
importanti sul mercato,
occorre riflettere su come
valorizzare meglio i nostri
prodotti e far emergere al
meglio la nostra italianità.

Avere un prodotto di qualità


significa essere già a buon
punto, e non dimentichiamo
che noi italiani siamo capaci di
distinguere il bello dal brutto, il
buono dal cattivo, grazie al
nostro retaggio storico e
dobbiamo quindi esaltare al
massimo questo made in Italy.

Dobbiamo coinvolgere gli


italiani, valorizzare il territorio e
sfruttare gli strumenti digitali
che permettono di raccontare i
nostri prodotti abbattendo i
costi. Noi nuove generazioni
abbiamo una visione del
mondo diversa da quella dei
nostri padri, una visione che
dovrebbe essere apprezzata
ma soprattutto sfruttata. Se le
strategie di marketing e
comunicazione funzionano per
i prodotti contraffatti a
maggior ragione delle oculate
strategie funzionano sul vero
prodotto italiano. Con questo
introduco l’ultimo punto,
quella teoria del consumatore
emotivo che mi trova
d’accordo a metà. È verissimo
che il marketing “miete “molte
vittime che si fanno
strumentalizzare dalla
pubblicità e cadono nei tranelli
dei prodotti contraffatti, ma è
anche vero che ciò non vale
per tutti. Il compratore deciso
non si farà turlupinare, non
cadrà nella trappola. Se si ha
un preciso prodotto in mente
non ci si accontenta della sua
pallida imitazione. Se una
donna vuole un autentico
“Versace” non si accontenterà
di un “Virsace” (esempio di
contraffazione cinese).