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... ALZATI GLI OCCHI...


(Lc.6,20; Giov. 6,5)

EMILIANO V ALLAURI,
Tortona (Alessandria)

l. Uno studio recente di S.C. Reif I , molto dotto, si apre con una battuta
scherzosa: il lettore occidentale che affronta per la prima volta la lettura
della Bibbia, prova un divertito stupore nel costatare quante volte l'antico
popolo di Dio fosse costretto ad "alzare gli occhi" per guardare. In realtà,
NOTA come dimostra l'autore con abbondanza di riferimenti, il senso di base è
quello di decidersi ad attivare l'occhio, ad usare, cioè, la propria capacità
visiva 0, nel caso di rivelazione profetica, di avere una visione.
Nient'altro. È dunque inaccettabile, ne conclude, continuare a tradur-
re l'espressione con 'alzare gli occhi' o simili, che ne tradiscono il senso
"Predicate il vangelo ad ogni creatura" (Mc.19,6). L'abitudine a sentire il comando mis- vero. Bisogna trovare qualcosa di meglio-,
sionario in questa formulazione e (per chi un tempo leggeva il vangelo in latino) a ricondurlo
Dobbiamo dire che, almeno per quanto riguarda l'italiano, siamo tal-
al testo della VoIgata (praedicate evangeìtum amni creaturae), può indurre in equivoco. Il
latino creaturae, infatti, rende imperfettamente il greco, nel quale si legge non rende chiara- mente abituati a tale modo di dire, che lo consideriamo quasi ovvio,
mente il greco, nel quale si legge Tfl1ct'IO~l (con l'articolo). Inoltre il termine creatura giunge tant'è vero che persino la versione interconfessionale lo tratta come parte
a noi filtrato attraverso l'uso liturgico. Ora, questo privilegia in creatura (al singolare) il della 'lingua corrente' e lo usa abitualmente (cfr.Gen. 18,2; 22,4; 24,63.64;
riferimento a un essere singolo, particolare, che non è l'unico significato che gli compete. I
testi liturgici parlano di creaturasalts e aquae (Sacr.GeI. 131.44), me/lis et lactìs (Sacr.Leon. Es. 14,10; Gios. 5,13 ecc.; Mt. 17,8; Le. 6,20; Giov. 4,35)3. Tuttavia si de-
205), e lasciano in ombra l'uso del termine nel senso più vasto di "creato", per il quale ve riconoscere che, guardata da vicino, l'espressione è pur sempre curiosa e
ricorrono di preferenza a jactura (v. Rit.Rom. VI 2: Deus, qui... jacturam tuam muìtìplici stimolante. Noi vorremmo portare avanti il discorso di Reif da un altro
pietate custodis...).
Ma questo senso individualizzante non dà al greco ufo!.; il senso di "creato", che gli COm- punto di vista o, se si vuole, per una precisazione ulteriore, per quanto
pete qui (come in Ebr.9,ll e Apoc.3,l4), anche in forza dell'articoloc rf UIOE.I. Inoltre non attiene al N.T., chiedendoci se c'è nell'uso neotestamentario di tale locu-
tien conto del contesto immediato, che parla di un andare in tutto il mondo a predicare il zione qualche sfumatura che sarebbe opportuno non trascurare.
vangelo. Gesù, dunque, manda gli apostoli a lanciare un proclama (lCI'jQUd&tv), comportando-
si come l'araldo (Jd1etl~) che, al dire di Aristotele (poi. 7,4), non è tale se non ha voce sten-
torea, cosa confermata ampiamente, oltre che da Omero, dal Iessiccgrafc e grammatico Giu-
(1) S.C.REIF, A Root lo Look up? A Study of the Hebrew ns' 'yn, in J.A.EMERTON (ed.),
lio Polluce (onom. 4,94), il quale elenca undici qualità dell'araldo, tutte riferite al timbro e al
volume della voce. Si aggiunga che I'oggettc proclamato, il vangelo, lo è sempre e solo Congress Volume Salamanca 1983 (1985)230-244.
annunciato con la massima solennità. (Is.40,9; 52,7). (2) Ricordiamo che nella locuzione "alzare gli occhi" vengono comunemente distinti un
senso proprio (= guardare in su) e uno improprio (= fissare lo sguardo, aguzzare la vista):
Non è pensabile che un simile annuncio venga portato in tutto il mondo, per essere
cfr. F.ZORELL, Lexìcum hebraicum et aramaicum, s.v. nS,tjW.GEsENIUS-F.BuHL, Handwor-
poi diffuso (alla maniera carbonara) "a ogni creatura", cioè a ciascuno in particolare. Il
mandato missionario va inteso invece cosi: ••Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a terbuch uber dasA. T.• s. v. ns': W.MICHAELIS, ~e&w, in GLNT 8,1059.
tutto il creato". [F.M.] (3) Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessiona1e in lingua corrente, Tori-
no-Roma (1985).
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164 BIBBIA E ORIENTE 145/1985/XXVII ANNO


un'unica volta in MI. 17,87• Essa presenta queste caratteristiche: in Luca
è detta una volta di Gesù (6,20) e due volte di altri (del ricco epulone:
Facciamo riferimento a Giov. 6,5 e Le. 6,20 perchè ci sembrano più signi-
16,23; del pubblicano: l8,1~; in Giovanni, tre volte è detta di Gesù (6,5;
ficativi in proposito, ma teniamo presenti tutti i casi in cui l'espressione
11,41; 17,1: preghiera), un-;;:- volta (4,35) dei discepoli; in Matteo, infine,
ricorre.
è detta dei discepoli. Inoltre, in MI. 17,8 l'espressione è accompagnata dal
2. Partiamo da un rapido sguardo ai LXX, notando che l'ebraico nasà' verbo oeaw, in Giov, 4,35 e 6,5 da 8Eaol-'c([, in Le. 6,20 e Giov, 17,1 da
'ajiti vses: reso sia con Em:r(QELV TOÙç b~ùaÀJ.loiiç, sia con ava{3ÀÉ;1rELV ToTç JrrEv, inLc. 18,13 è sola.
otilaÀl-'oiç. La prima espressione (trra(eHV TOÙç òtilaÀl-'ouç), che si legge Tutto questo non dice ancora praticamente nulla circa il nostro proble-
piuttosto raramente (cinque volte soltanto), è palesemente una versione ma, se non questo: che l'espressione non è riservata al Maestro ma è di uso
pedissequa dell' ebraico, ignota al greco classico'[ che usa ErraleHV con ri- generale.
ferimento alle mani (cfr. Senofonte, De re equestri, 12,6) anche in rela-
4. Qualcosa si potrebbe ricavare da un esame più attento dei singoli
zione alla preghiera, alla voce (cfr. Demostene, 18,291.323), alla testa
(cfr. Omero, Iliade, 10,80), mai, sembra, agli occhi. contesti.
MI. 17,8 lo usa in occasione del racconto della trasfigurazione, per espri-
Assai più frequente (una ventina di volte) niiS{j' 'ajin viene reso con
mere la smarrita reazione dei discepoli che, caduti faccia a terra al suono
&va(lÀÉrrm TO!ç otilaÀI-'Olç (una volta, Is. 40,26, TOÙç òtilaÀl-'ouç), forse
della voce celeste, a1lorchè il Maestro li tocca costatano che non c'è nessu-
sentendo che la preposizione componente Irv& rendeva in qualche modo f'i-
no con lui. Marco nel passo parallelo (9,8) ha rrEel(lÀ"jJaf-lEV0l. Luca omette
dea inclusa in ebraico nel verbo nàsd'. Nel greco classico ava(lÀÉrrHv, che
non si costruisce mai, pare, con otilaÀl-'oç, ha il senso di guardare in su o di il particolare.
In Le. 6,20 si legge nell'introduzione al discorso del piano, meglio alle
ricuperare la vista, secondo la duplice accezione della particella "va: 'in su'
Beatitudini, come gesto che dà in certo modo il senso della solennità
o 'di nuovo'>.
del momento. Anche solo tenendo conto dei vv.Dss., che sono come un
3. Passando al N.T., ci possiamo chiedere se il ricorrere al calco servile compendio dell'attività di Gesù e quindi della sua natura e missione salvifi-
dell'espressione ebraica sia intenzionale e, eventualmente, che cosa signifi- ca8, verrebbe da pensare a un certo collegamento tra l'alzare gli occhi e
chi. l'azione salvifìca'', Qualcosa in pi'u sembra suggerire il confronto con il
I casi in cui la formula occorre sono otto e appartengono tutti ai van- passo parallelo di Matteo. In MI. 5,2, infatti, che apre le Beatitudini,
geli, con esclusione degli altri scritti neotestamentari. Vale a dire che la abbiamo &vo[~aç TÒ oT6JAa' aUToi!, con richiamo evidente alla connotazione
troviamo solo negli scritti di carattere narrativov, Più. propriamente, di Gesù maestro che parla (segue la frase !:o(oaoxEv aV-roùç Àiywv). In Luca
l'espressione compare praticamente solo in Luca e Giovanni, se si eccettua

(4) Cfr. H.G.LIDDELL-R.SCOTT, A Greek-English. Lexicon, (1968) s.V.; L.ROCCI, Vocabo·


lario greco-italiano, (1939) s.V.; W.BAUER, Griechisch-deutsches Wérterbuch, (1952) s.v. (7) Nel passo parallelo, Luca omette il tratto, Marco ha 7UQ1(JÀE.tpaj.tE.vot, c~e è verb~ pra-
trraiQw. ticamente suo: su sette occorrenze nel N.T., sei sono del secondo evangelista che SI mo-
(5) Vedi i summenzionatidizionari, s. v. &va. stra piuttosto accurato, in questo caso' nell'uso dei verb~, ~s~nd? m~l(JÀf:rr.Of.lal. qu~n~o c'è
(6) A questo proposito è importante osservare che negli Atti Luca non usa mai l'espres- folla, tf.lpA.irrw quando lo sguardo c~ su uno solo: Significativo In proposito e Il rac-
sione bra(QElv T.bf8. e neppure ftva[3ÀÉrrE.IV, ma abitualmente tnE.V{~E.lV (verbo assente nei conto del cieco guarito (S,24s.): lrva(JÀE.tpao;; quando nprende a vedere, ma ancora confusa-
LXX e usato una sola volta negli apocrifi 1 Esd. [= 3 Esd.]6,27; 3 Macc.), e questo non mente; dtÉ{3ÀE.lpE.V quando la vista si rafforza; lv{(JÀE.TrE.V quando può osservare chiaramente le
solo nella seconda parte dell'opera (cfr. 13,9; 14,9; 23,1) dove sente meno gli influssi cose.
semitici, ma anche nei primi capitoli (cfr. 3,4.12; 6,15; 7,55; 10,4; 11,6) nei quali tale influs- (S) Cfr.J.ERNST, DasEvangelium nachLukas (1977)216.
so è spesso notevole. Inoltre, non soltanto lo usa per indicare il fissare lo sguardo, ma (9) Cfr. W.GRUNDMANN, DasEvangelium nachLukas (l969) 142; J.ERNST, o.c.,z216.
anche per esprimere l'alzare gli occhi verso l'alto: 7,55 (tiTE.v{oao;; do;; TÒV OlJQav6v; al con-
trario, Le. 18,13: oinc 1]8E.ÀE.v où6€; TOÙo;; 6fJÌaÀJwùo;; ,SrràQal E.·lo;; TÒV oUQavov.
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l'attenzione è agli occhi, allo sguardo, anzichè alla bocca lO. Che lo sguar- a cui Lazzaro è associato, era pensata-in stretta relazione con Dio. In ogni
do di Gesù abbia una certa importanza nella presentazione che il terzo caso, il gesto del ricco epulone di alzare gli occhi è connesso con lapreghie-
evangelista ci dà del Maestro, lo mostra il fatto del ravvedimento di Pietro ra ad Abramo quale esponente della salvezza di Dio: una connotazione
dopo il rinnegamento durante la passione, che secondo Luca è propiziato di salvezza sembra inclusa in esso13.
dallo sguardo del Salvatore (22,61). C'è tuttavia da osservare che in questo In Le. 1&,13, per dire del profondo senso di colpa e di confusione del
caso Luca usa la forma <vE, '{l'- "
...lpEV, non ETlfJQE: ".l..'
TOU~ o~"a ÀI-'0U~.
' C omunque; publicano, si dice che non osa guardare in alto (propriamente "alzale gli
per 6,20 si potrebbe pensare a una semplice dipendenza di Luca dalla sua occhi al cielo"). Qui la connessione della formula con la preghiera è evi-
fonte, dato che il fraseggiare è piuttosto semìtìzzante; Ma tenuto conto dente: mentre sta pregando, il pubblicano non osa compiere il gesto che
del parallelo di MI. 5,2, si direbbe piuttosto che la frase ha carattere tutti gli altri compiono pregandoì-, ouello di guardare verso la dimora di .
redazionale, o quanto meno che non è esente da interventi lucani. Tenuto Dio, perchè è cosciente della sua indegnità, di aver calpestato il rapporto
conto di ciò, si potrebbe dire che il terzo evangelista considerapiù adatta con Dio. Non alzare gli occhi è sottrarsi volontariamente alla corrente di
al suo pensiero l'espressione semitica 'alzare gli occhi' che non, p.es., salvezza che viene da Dio, perchè ci si crede indegni di beneficiarne.
CfT<v(tw, a lui più familiare, insinuando cosi una sottile allusione all'ele- Quanto a Giovanni, osserviamo che Giov. 4,35 fa parte del dialogo tra
vazione dell'animo!", Gesù e i discepoli dopo l'incontro con la samaritana (vv. 31-38), incen-
In Le. 16,23, nella parabola del ricco epulone, l'espressione descrive l'at- trato sul preannuncio della prossima rnietituramessianica, di cui i samarì-
to dello sventurato che scorge il povero Lazzaro. Sembra trattarsi di uno tani che si convertono costituiscono le prirnizie. Il concetto di rnietitura
sguardo dal basso in alto, data la posizione rispettiva delle due sedi forma un po' il motivo conduttore della pericope, che sembra distribuire
dell'al di là: l'adeslsheol in basso, il paradiso in a1toI2 . Che si tir ga della gli elementi che la compongono in corrispondenza fra di Idro (v.35 + v.38;
sfumatura di preghiera, non si direbbe a tutta prima: l'alto verso cui l'e- v.36a+v.36b; v.37concettuaImente estraneo), di modo che l'alzare gli
breo volgeva gli occhi pregando era 1"'a1to di Dio", il che non sembra occhi ai campi di messi ormai mature ha come corrispettivo "voi siete
richiamato nel caso dei ricco epulone. Ma. in realtà la sede dei patriarchi, subentrati nel loro lavoro", parole cheìndìcanol'attìvìtà apostolica che
porta avanti l'opera compiuta da Gesù come inviato dei Padre, opera di
(lO) Secondo I.H~MARSHALL, The Gospel of Luke (1978) 247, l'espressione indica il pren-
dere nota di qualcosa o di qualcuno e suggerisce che quanto vico detto vale in special redenzione-e di salvezza, come più direttamente richiama il :V.36, che parla
modo peressi. Gesùsta in piedicomeun profeta. della "vita eterna"15. È dunque usata l'espressione "alzare gli occhi" con
(11) E.DELEBECQUE, Bvangile de Luc (1976) 34 pensa a un accenno alla preghiera, tipica
di' Luca; nella quale, appunto, il volgere le pupille in alto era comune. Ma in 6,20 si
una connotazione salvifica: gli "occhi alzati" sono in qualche modo colle'
tratta di volgerle ai' discepoli! Senonché Delèbecque distribuisce diversamente gli elementi gati con la salvezza di Dio in Cristo.
della frase, congiungendo dt; non con bEagat;, come si fa comunemente, ma con ÉiE:YEV, co- Giov.6,5 ci riporta al rniracolo della moltiplicazione dei pani: propria-
me in At. 2,25, ottenendo il senso: "alzati gli occhi, diceva ai suoi discepoli.,;". A noi pa-
re che, a parte la durezza di tale costruzione in greco (è piuttosto di stile latino), que-
mente l'espressione "alzati gli occhi" dà l'avvio alla scena. Quantopre-
sta spiegazione non tenga conto dell'espressione ebraica soggiacente, la quale si costruisce cede è piuttosto la preparazione, ma introduce un tema fondamentale per
spesso con 'èl. In ogni modo, il tentativo di dare all'espressione "alzare gli occhi" un sen- l'ottica giovannea del rniracolo, cioè la Pasqua. Gesù 'alza gli occhi', vede
so più denso ci pare da non trascurare.
(12) Oltre ai vari dizionari biblici, p.es.J.L.McKENZIE,alle voci "ade/sheol/inferno" e
la folla che viene e interroga Filippo (per saggiarlo) sul' da farsi, piùesat-
"paradiso", vedi J.JEREMIAs, ~d?1t; in GLNT 1,397; A.FEUILLET, La paraboledu mauvaìs
riche et du pauvreLazare (Lc. 16,19-31) antithèse de la parabole de I'intendant astucieux {Le, (13) Non dimentichiamo che in altri casi (p.es. 9,16) Luca esprime l'atto di alzare gli oc-
16,1-9): NRTh 101 (1979) 212-223, spec.218ss.; W.GRUNDMANN, o.c., 328. L.H.MARSHALL, chi durante la preghiera con &vaIUÉnw: dipendenza da Mc. 6;41, il quale sembra
D.C. 637, invece, è del parere che qui l'alzare gli occhi non indichi necessariamente che voler evitarel'espressione.valzaregli occhi" (cfr. 7,34);
Lazzaro si trova in alto rispetto al ricco epulone, ma che la locuzione sia stereotipa. In (14) Cfr. W.GRUNDMANN, D.C., 351; J;ERNST, O;C., 497.
realtà, l'unica notazione spaziale nel testo è quella della distanza (imò /i(lx:gdv) non' della (15) Per tutto, cfr. R.E.BROWN, TheGospel according to Jahn; (l966) 183s. il richiamo del-
collocazione in alto. I'evangelizzazione.di Filippoin zlr. 8.
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tamente sul come provvedere il pane per la moltitudine. È appena il caso di


richiamare il significato del pane nella riflessione giovannea (cfr. subito sarebbe bene non lasciar cadere nella traduzione. Come, non è facile sug-
dopo, il discorso del pane di vita): è evidente che per l'evangelista il gerire. Per limitarcì ai due testi, abbastanza affini, di Le. 6,20 e Giov.
miracolo esprime l'atto di Gesù che va incontro al bisogno della gente con 6,5 si potrebbe suggerire per Giov. 6,5: "Gesù, profondamente conscio
il dono della 'vita'. È quindi abbastanza spontaneo dedurne che per lui del momento, dice a Filippo... ", per Le. 6,20: "Gesù, avendo di mira il
l'alzare gli occhi sta in certo modo in relazione con essa, cioè COli il dono dono della salvezza, guardando i discepoli disse ... ". Ma ci rendiamo conto
salvifico per eccellenza. che queste sono più parafrasi che traduzioni. Rimane comunque l'invito a
Lo stesso si può dire di 17,l, che introduce la preghiera sacerdotale. non lasciar perdere il valore teologico dell'espressione, almeno nel com-
mento.
È chiaro lo sfondo di preghiera; ma pare che la valenza più importante del
gesto sia il rapporto con il dono della "vita" (vv.2s.) che Gesù può impe-
trare, in forza della sua glorificazione, quale supremo intercessore presso
il Padre!". Anche in questo caso l'alzare gli occhi è in sottile rapporto con
la salvezza che Gesù comunica.
Abbiamo lasciato per ultimo Giov.ll,4l dove la locuzione assume una
~rma assolutamente insolita, sconosciuta sia ai LXX che al resto del N.T.
(ilQw TOVç òtti"ÀIWVç 1fvw), con il verbo '{{e"v nella forma semplice, ma
precisato con l'avverbio livw, per il quale l'evangelista sembra nutrire una
certa preferenza (tre volte, unico tra gli evangelisti). È possibile che questa
forma più piena e sonora sia usata per sottolineare maggiormente, con lo
stacco della proposizione in forma avverbiale, il moto degli occhi "in alto"
che, come si è detto, è tipico della preghiera giudaica. In effetti Gesù si
accinge a pregare sulla tomba di Lazzaro, morto da quattro giorni, per
ridonargli la vita. Anche in questo caso è superfluo ricordare il valore
soteriologico sia del concetto di 'vìta'!", sia del 'segno' compiuto a Beta-
nia. Anche in questo passo, dunque, è lecito scorgere un raccordo tra
l'espressione "alzare gliocchi"e il temasoteriologico.
5. Dato per certo che l'espressione "alzare gli occhi" in sé non ha nulla
di particolarmente mistico o ascetico, e in senso neutro può venire usata
anche nel N.T., com'è il caso diMt. 17,8, rimane che nell'uso di Luca e
Giovanni sembra rivestire una connotazione teologico-soteriologica l'i, che

(16) Cfr. R.E.BROWN, o.c., 7475.


(17) Cfr. R.E.BROWN, a.c. 505-508.
(18) Più che ascetico-mistico, come pensa E.DELEBECQUE, O.C., 34.