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PARTICIPANT REFERENCE IN Es 2,1-10

Edgard Rimaycuna Inga

Il primo personaggio che appare nel racconto è il padre di Mosè. Costui viene introdotto
in modo indeterminato con un sintagma nominale ‫ ִאישׁ ִמֵבּית ֵל ִוי‬al v. 1. Ci si dice la sua
provenienza: ‫ִמֵבּית ֵל ִוי‬. Egli svolge due azioni in due verbi: va e prende una moglie, .‫ ַוֵיֶּל‬e ‫ַו ִיַּקּח‬,
il soggetto del secondo verbo è sottointeso.
La costruzione di questo personaggio sembra servire come transizione alla
presentazione della madre e del bambino.

La madre de Mosè viene introdotta nel racconto per prima volta al v. 1a in modo
indeterminato con il sintagma ‫ַבּת־ֵל ִוי‬. La prima informazione che abbiamo di lei è che è stata
sposata con l’uomo della casa di Levi.
La prossima sua occorrenza si trova al v. 2, questa volta già, determinata, ‫שּׁה‬ ָ ‫ ָהִא‬dove
si dice che concepì e partorì un figlio. Così è introdotto nel racconto questo bambino attraverso
il sostantivo ‫ֵבּן‬. Una frase nominale lo descrive fisicamente ‫טוֹב הוּא‬. Il testo ci dice che sua
madre lo nascose per tre mesi: ‫שׁה ְיָרִחים‬ ָ ;‫ַוִתְּצְפֵּנהוּ ְשׁ‬. In questo versetto vediamo che i
riferimenti fatti a lui sono anaforici attraverso i suffissi pronominali ‫ֹאתוֹ‬, ‫ –הוּ‬e un pronome
personale soggetto ‫הוּא‬. Per quanto riguarda alla madre del bambino i riferimenti anaforici sono
i verbi con soggetto sottointeso: ‫ַוֵתֶּלד‬, ‫ַוֵתֶּרא‬, ‫ַוִתְּצְפֵּנהוּ‬.
Il v. 3 ancora parla di entrambi personaggi. La madre del bambino, davanti
all’impossibilità di nasconderlo per più tempo, decide di collocarlo in una cesta. Il narratore
descrive le sue azioni tramite le anafore di verbi con il soggetto sottointeso: ‫ָיְכָלה‬, ‫ַו ִֽתַּקּח‬, ‫שׂם‬ ֶ ‫ַוָתּ‬.
Da notare anche che suo figlio non viene riferito come prima. Qui occorre un’anafora per
sostituzione: ‫ַהֶיֶּלד‬, mentre ancora rimangono quelle di tipo pronominali ‫–וֹ‬, ‫לוֹ‬.
Conviene dire che il lettore, quando ha accesso a questo racconto per la prima volta,
non riesce a capire perché la donna ha la necessità di nascondere suo figlio. Il testo non fornisce
quest’informazione.
Troviamo, ancora una volta, la madre del bambino ai vv. 8-10. Al v. 8 è presentata
tramite il sintagma nominale ‫ֵאם ַהָיֶּלד‬. Poi, al v.9 agisce come interlocutrice della figlia del
Faraone. Il riferimento è pronominale ‫ָלהּ‬, .–. Quattro verbi descrivono le sue azioni nei
confronti del bambino e chieste dalla figlia del Faraone: ‫ֵהיִליִכי‬, ‫ ְוֵהי ִנִקהוּ‬, ‫ַוִתַּקּח‬, ‫ַוְתּ ִניֵקהוּ‬. Un
aspetto importante da notare è che quando la madre del bambino si trova davanti alla figlia del
Faraone, il narratore non si riferisce a lei come ‫ ֵאם ַהָיֶּלד‬anzi come ‫שּׁה‬ ָ ‫ָהִא‬.
L’ultima occorrenza, al v. 10, la presenta portando il bambino dalla figlia del Faraone.
L’anafora è tramite un verbo con soggetto implicito ‫ַוְתִּבֵאהוּ‬.
Il personaggio della madre sembra avere il ruolo di salvare il bambino di un certo
pericolo e prendersi cura di lui fino al suo ingresso nella famiglia del Faraone.

Per quanto riguarda al bambino, abbiamo già cominciato a analizzare come la sua
introduzione nel racconto si intreccia con il ruolo di sua madre (vv. 2-3). Il personaggio
compare ancora una volta al v. 6. Quando egli viene scoperto dentro della cesta divenne oggetto
della compassione della figlia del Faraone. Le anafore che si riferiscono a lui sono nomi
comuni: ‫( ַהֶיֶּלד‬in questo caso una anafora per ripetizione), ‫( ַנַﬠר‬un nuovo caso di sostituzione);
suffissi pronominali: ‫–הוּ‬, ‫ ;ָﬠָליו‬e un pronome dimostrativo: ‫ֶזה‬. Al bambino gli viene anche
attribuito un sintagma nominale con cui si descrive la sua origine: ‫ִמַיְּלֵדי ָהִﬠְב ִרים‬.
Al v. 8 troviamo un chiaro esempio di come i ruoli della madre e del bambino vengo
intrecciati. Un sintagma nominale serve a riferirli tutt’e due: ‫ֵאם ַהָיֶּלד‬.
Il v. 9 ci mostra ancora una volta i due ruoli in rapporto stretto. In questo caso il bambino
diviene oggetto delle azioni di sua madre accennate sopra: portato a casa e allattato. Troviamo
due anafore per ripetizione: ‫ַהֶיֶּלד ַהֶזּה‬, ‫ ;ַהֶיֶּלד‬e riferimenti pronominali ‫ ְוֵהי ִנִקהוּ‬, ‫ַוְתּ ִניֵקהוּ‬.
Il v. 10 presenta l’ultimo momento del bambino con sua madre. Ancora viene riferito
come ‫ ַהֶיֶּלד‬ed è la prima volta che svolge un’azione come soggetto di essa: ‫ַו ִיְגַדּל‬. Viene portato
da sua madre dalla figlia del Faraone, ‫ַוְתִּבֵאהוּ‬, e per la seconda volta nel racconto viene riferito
con il nome comune di ‫ ֵבּן‬che lo presenta in nuovo contesto sociale come figlio della figlia del
Faraone. Ed è alla luce di questa nuova situazione che il racconto può fornire il nome del
bambino: ‫שׁה‬ ֶ ‫ֹמ‬.
Il personaggio del bambino è costruito mostrando la sua origine ebrea, e dopo di essere
stato messo al sicuro da sua madre, diviene membro della famiglia del Faraone.

La sorella di Mosè compare per la prima volta al v. 4 ed è presentata in rapporto con


lui: ‫ֲאֹחתוֹ‬. La sua prima azione è di stare in attesa e guardando cosa potesse accadere a suo
fratello: ‫ַוֵתַּתַצּב …ֵמָרֹחק ְלֵדָﬠה‬.
Al v. 7 la troviamo come interlocutrice della figlia del Faraone. L’anafora è per
sostituzione: ‫ֲאֹחתוֹ‬. Nel suo discorso diretto riportato ella si offre per compiere due azioni:
andare a chiamare una nutrice per il bambino: ‫ ְוָקָראִתי‬.‫ֵאֵל‬. Il v. 8 la presenta come receiver del
comando della sua interlocutrice e compiendo l’ordine ricevuta. I riferimenti a lei sono suffissi
pronominali: ‫ ;ָלהּ‬verbali con soggetto implicito: ‫ ;ֵלִכי‬e di nomi comuni per sostituzione: ‫ ָ ֽהַﬠְלָמה‬.
Il narratore ha formato questo personaggio in modo da mettere in risalto l’audacia della
sorella nel trovare proprio la madre del bambino per fargli da nutrice.

La figlia del Faraone è introdotta per prima volta al v. 5 tramite il sintagma ‫ַבּת־ַפּ ְרֹעה‬.
Il testo non fornisce il suo nome proprio, soltanto la presenta in rapporto con suo padre. Il
racconto usa un verbo al passato in wayyiqtol per dire che era scesa a fare il bagno al Nilo. Ma
possiamo suppore che questa era una azione abituale in lei. Ella si rende conto della presenza
della cesta tra i giunchi: ‫ ַוֵתֶּרא ֶאת־ַהֵתָּבה‬e manda una delle sue serve a prenderla: ‫ַוִתְּשַׁלח ֶאת־‬
‫ֲאָמָתהּ‬.
Il v. 6 è ambiguo per quanto riguarda al soggetto dei verbi in 3afs. Potrebbe essere la
figlia del Faraone o la serva che è stata mandata da lei. Diciamo che il soggetto del verbo ‫ַוַתְּחֹמל‬
è la figlia del Faraone perché a causa della compassione che ebbe verso il bambino ordina di
trovare una nutrice per lui. C’è maggiore difficoltà riguardo ai verbi ‫ַוִתְּפַתּח‬, ‫ ַוִתּ ְרֵאהוּ‬e ‫ ַותּ ֹאֶמר‬e
nemmeno il testo fornisce un destinatario del verbo dicendi per dedurre chi sta parlando. Poiché
il testo non offre un cambiamento esplicito di soggetto, crediamo che è la figlia del Faraone
chi compie tutte queste azioni: apre la cesta, vede il bambino, ne ha compassione e dice la sua
provenienza.
Nei vv. 7-8 ascolta ed accetta la proposta della sorella del bambino di trovargli una
nutrice. Al v. 9 ordina alla madre del bambino di allattarlo e le fa sapere che le retribuirà per il
suo incarico. Troviamo in questi versetti varie anafore per ripetizione del sintagma ‫ַבּת־ַפּ ְרֹעה‬.
Nel suo discorso diretto le anafore sono pronomi ‫ ִלי‬e ‫ַוֲא ִני‬.
Il v. 10 ci mostra come lei diventa legalmente madre del bambino, imporre un nome a
lui tenendo conto del fatto in cui è stato trovato. Ancora in questo versetto troviamo come
riferimento a lei una anafora per ripetizione: ‫ַבּת־ַפּ ְרֹעה‬, un suffisso pronominale: ‫ָלהּ‬, e verbi
con soggetto sottointeso: ‫ַוִתְּקָרא‬, ‫ַותּ ֹאֶמר‬.
La costruzione del personaggio della figlia del Faraone mette in risalto la sua
compassione verso un bambino che non appartiene al suo popolo né alla sua famiglia, e il suo
desiderio di incorporarlo alla casa reale.

Le ancelle compaiono al v. 5 accompagnando e prestando il loro servizio alla figlia del


Faraone mentre lei scende al Nilo a fare il bagno. Il narratore le presenta come gruppo in
rapporto a la loro padrona: ‫ﬠֹרֶתיָה‬ ֲ ‫ ְוַנ‬. Come gruppo, l’unica azione che svolgono è quella di
camminare sulla sponda del fiume mentre la figlia del Faraone faceva il bagno: ‫ֹהְלֹכת ַﬠל־ַיד‬
‫ַה ְיֹ֑אר‬. Individualmente si fa menzione solo della serva che è stata mandata a prendere la cesta
e sempre in rapporto con la sua padrona: ‫ֲאָמָתהּ‬.
Quindi possiamo dire che il ruolo delle ancelle nel racconto è di compagnia e servizio
nei confronti della loro padrona.

Un elemento che compie un ruolo importante all’interno del racconto è la cesta in cui
viene messo il bambino Mosè. Viene introdotta al v. 3 tramite il sintagma in modo
indeterminato: ‫ ֵתַּבת ֹגֶּמא‬con cui possiamo conoscere il materiale con cui è stata fatta.
Allo scopo di essere adatta per contenere un bambino, viene coperta con bitume e pece
da sua madre: ‫ ַוַתְּחְמָרה ַבֵחָמר וַּבָזֶּפת‬e collocata in mezzo ai giunchi della riva del fiume. La
prossima menzione della cesta si fa al v. 5, ma questa volta in modo determinato: ‫ ַהֵתָּבה‬e nello
stesso posto in cui era stata messa, tra i giunchi: ‫ ַהסּוּף‬.‫ְבּתוֹ‬.
Dalla lettura del racconto possiamo scoprire che questo oggetto di scena, la cesta, è
stato costruito per tenere nascosto il bambino e proteggerlo da un pericolo che il brano non
fornisce.

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