Sei sulla pagina 1di 5

3.2.1.

L’ambiente topografico
Come osserva Plummer, a livello narrativo, la discesa di Gesù dalla montagna (kataba,j) e il suo
stare in un luogo pianeggiante (evpi. to,pou pedinou/) per incontrare la gente avrebbe perfettamente
senso, data la presenza dei malati venuti per “ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie” e che
quindi non sarebbero potuti salire sulla montagna. Tuttavia, sembra che la discesa di Gesù abbia
un significato simbolico.
Evidenziando il valore simbolico della montagna in Matteo e Luca, J. Mánek fornisce i motivi per
cui Luca avrebbe situato il discorso in un luogo pianeggiante.1 Secondo lui, dal punto di vista
escatologico ci sono due prospettive opposte nella Bibbia ebraica: quella che sostiene l’esistenza
delle montagne nei tempi futuri, in particolare il monte Sion (ad esempio, Sal 72,16; Is 2,2-3a; 11,9;
Ez 28,13-14), e un’altra che nega la loro esistenza futura (ad esempio: Gb 9,5; Sal 97,5; Is 40,4).
Continuando la discussione, Mánek si sforza di dimostrare che Luca ha una certa avversione per
le montagne, mentre Matteo le vede con una prospettiva favorevole. Mánek comprova la sua
affermazione con diversi esempi:
- Nella predicazione di Giovanni Battista (Lc 3,1-6 // Mc 1,2-6 // Mt 3,1-6), solo Luca aggiunge
"ogni monte e colle sia abbassato".
- Nella parabola della pecora smarrita (Lc 15,3-7 // Mt 18,10-14), il pastore lascia le novantanove
sulla montagna in Matteo, ma in Luca le lascia nel deserto.
- Nel racconto degli indemoniati Geraseni (Lc 8,26-39 // Mc 5,1-20 // Mt 8,28-34), Matteo evita il
termine "monte" sul quale pascolava la mandria di porci, perchè non vuole “contaminare” la
montagna con l’impurità dei suini, e lo cambia con "non lontano da loro". Al contrario, il pascolo
dei suini sulla collina non è un problema per Luca, visto che le montagne sono ritratte
negativamente nel suo Vangelo.
- In Luca, la montagna è un luogo dove Gesù è esposto al pericolo (si veda Lc 4,16-30; At
17,19.22).
L'analisi di Mánek è abbastanza informativa. Tuttavia, è assai selettiva. Egli trascura il fatto che
Luca identifichi la montagna come un luogo in cui Gesù va a pregare. In 6,12, Luca segue Marco
(Mc 3,13), ma aggiunge che Gesù salì sul monte "a pregare", mentre in Marco manca la menzione
alla preghiera. Nella scena della Trasfigurazione (Mt 17,1-9 // Mc 9,2-10 // Lc 9,28-36), solo Luca
dice che Gesù andò sulla montagna "a pregare", e fu trasfigurato mentre “stava pregando”.
In Lc 9,37, Gesù scende dalla montagna “l’indomani”, il che implica che trascorra tutta la notte
sulla montagna, dove, evidentemente, non è stato esposto al pericolo. Inoltre, Luca mostra un
interesse particolare per il significato escatologico del monte degli Ulivi. È da qui che Gesù manda
due dei suoi discepoli, istruendoli per ottenere un puledro per il suo ingresso definitivo e decisivo
in Gerusalemme (Lc 19,29). Gesù insegna nel Tempio durante il giorno ma passa la notte sul monte
degli Ulivi (Lc 21,37). Gesù sale sul monte degli Ulivi a pregare prima della sua passione (Lc
22,39). Infine, l'Ascensione del Signore si svolge sul monte degli Ulivi (At 1,12). Per Luca, quindi,

1
J. MÁNEK, “On the Mount – On the Plain (Mt 5,1 – Lk 6,17)”, NovT 9 (1967) 124-131.
12

il monte degli Ulivi è un luogo in cui avviene l'intervento definitivo di Dio. Di conseguenza, la
tesi di Mánek secondo cui Luca eviti le montagne per la loro implicazione negativa nell'epoca
escatologica è tutt'altro che convincente.
Bovon osserva che nella LXX, la combinazione di "montagna" e "luogo pianeggiante" (h` ovreinh.
kai. h` pedinh,; Dt 11,11; Gs 11,16; Zc 7,7; cfr Ger 17,26) è utilizzata per descrivere la terra
promessa. Di conseguenza, la discesa di Gesù dalla "montagna" e il suo fermarsi in un "luogo
pianeggiante" può essere una combinazione intenzionale di Luca per evocare l'immagine della
Terra Promessa dell’AT. Questo è ulteriormente confermato dalla sua attenta rappresentazione
redazionale dei Dodici Apostoli, la grande folla dei discepoli e la grande moltitudine del popolo.
Come vedremo in seguito, il termine "popolo" (lao,j) è una designazione tradizionale nella LXX
per il "popolo di Israele". Così, Luca fa radunare il "popolo di Dio" nella "terra promessa" per
ascoltare le parole del profeta escatologico.
Se il "luogo pianeggiante" è il simbolo della Terra Promessa, allora l'azione di Gesù di "scendere
dal monte" può anche essere interpretata simbolicamente. Schürmann e Bovon vedono questo
movimento come analogo a quello di Mosè che scende dalla montagna della rivelazione, così come
è scritto nell’Esodo (Es 32,1.7.15; 34,29). Anche se Luca non presenta una tipologia di Mosè
completamente sviluppata, come in Matteo, tuttavia possono essere rintracciate alcune sottili
allusioni a questa tecnica (Lc 9,35; At 3,22; 7,37; cfr Dt 18,15).
Anche gli studiosi osservano che in Luca la montagna è un luogo della rivelazione di Dio. In questo
contesto, l'analisi filologica J. Beutler è abbastanza pertinente.2 Egli cerca di dimostrare l'unità di
tutta la pericope Lc 6,12-19. Secondo lui, Lc 6,13-18 è una sola frase che contiene i participi
"scelto" (evklexa,menoj; v. 13) e "disceso" (kataba,j; v. 17), ambedue subordinati al verbo principale
"si fermò" (e;sth) nel v 17. Quindi si dovrebbe leggere: "e quando fu giorno, chiamò a sé i suoi
discepoli, e avendo scelto (evklexa,menoj) i dodici tra loro (i discepoli) ... e dopo essere disceso
(kataba,j) dalla montagna, si fermò (e;sth) in un luogo pianeggiante ... ". Alla luce di questa
osservazione di Beutler, si può concludere che l'inserimento redazionale di Luca della preghiera
di Gesù sul monte (Lc 6,12) prepara il contesto non solo per la scelta degli apostoli, ma anche per
comunicare la rivelazione di Dio ricevuta sulla montagna al "popolo" nel discorso che segue.

3.2.2. dramatis personae


Nel contesto del DP, meticolosamente costruito, Luca menziona tre gruppi: gli apostoli
(avpo,stoloi), una grande folla di discepoli (o;cloj polu.j maqhtw/n auvtou/) e una grande moltitudine
di popolo (plh/qoj polu. tou/ laou/). Sarà utile esaminare brevemente come Luca presenti questi
gruppi nella narrazione di Luca-Atti.
a. Gli apostoli (oi` avpo,stoloi)
Il termine "apostolo" (avpo,stoloj) è molto importante per Luca. Tra le ottanta ricorrenze di questa
parola nel NT, trentaquattro casi si trovano in Luca-Atti.3 Luca pone la scelta dei Dodici dopo che

2
J. BEUTLER, “Lk 6,16. Punkt oder Komma?”, BZ 35 (1991) 231-233.
3
Il termine viene usato 6 volte nel Vangelo e 28 volte negli Atti. In Matteo e Giovanni appare una volta in ciascuno
dei due, e 2 volte in Marco. Il resto delle ricorrenze si trova nelle lettere.
13

Gesù ha pregato tutta la notte sulla montagna (Lc 6,12-13). Ciò implica che la scelta dei Dodici è
un'attività significativa per Gesù. Inoltre, è Gesù che dà loro il nome “apostoli”.
In questa pericope (Lc 6,12-13), anche se Luca segue il contenuto di Marco (Mc 3,13-15), egli fa
alcuni cambiamenti significativi. Marco racconta: "Ne costituì Dodici, perché stessero con lui e per
mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni " (Mc 3,15). Matteo segue Marco quasi
parola per parola (Mt 10,1). Luca, invece, omette questo dettaglio. Semplicemente riferisce la loro
elezione tra i discepoli, la loro nomina come apostoli, e la loro identità indicandone il nome (Lc 6,13-
16). La loro missione sarà annunciata in un secondo momento (Lc 9,1-6), dopo aver assistito a più
guarigioni (Lc 7,2-17; 8,26-56), e a ulteriori insegnamenti di Gesù (Lc 7, 24-35; 8,4-18). Mentre per
Matteo la scelta dei dodici funziona come prefazione al discorso missionario (Mt 10,5-42), per Luca
la prima missione degli apostoli è quella di essere gli uditori del discorso che segue.
La menzione successiva degli apostoli è in Luca 9,10, dopo il loro ritorno dalla missione datagli
da Gesù, quando raccontano le loro esperienze. Inoltre, mentre Gesù pronuncia i guai contro i
farisei, Luca menziona i "profeti e gli apostoli" che essi uccideranno e perseguiteranno (Lc 11,49);
il testo parallelo di Matteo (Mt 23,34) cita invece "profeti, saggi e scribi ". Così Luca pone gli
apostoli (etimologicamente, coloro che sono mandati) accanto ai profeti (che sono stati mandati
da Dio). Nell’insegnamento sulla fede (Lc 17,5-6), gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare la
loro fede; questa richiesta manca in Matteo e Marco. Nel racconto dell’Ultima Cena, solo Luca
menziona che Gesù si siede con gli apostoli (Lc 22,14), mentre Marco parla dei "dodici" (Mc
14,17) e Matteo "dodici discepoli" (Mt 26,20). Nel racconto della Resurrezione (Lc 24,10), le
donne che sentono dagli angeli la notizia della risurrezione di Gesù la riportano prima agli apostoli.
Per Luca, i termini "i dodici" e "gli apostoli" sono sinonimi. Egli usa o "dodici" o "gli apostoli",
ma mai "dodici apostoli".4 Inoltre, è solo Luca che riferisce che gli apostoli sono scelti tra i
discepoli. Di conseguenza, egli fa anche una chiara distinzione tra gli apostoli e i discepoli.
Luca fa importanti modifiche redazionali al testo di Marco per evitare la rappresentazione degli
apostoli sotto una luce negativa. Nella prima previsione di Gesù della sua passione (Mc 8,31-33 // //
Mt 16,21-23 // Lc 9,22), Marco riporta il rimprovero di Pietro a Gesù. Mentre Matteo conserva il
testo di Marco così com'è, Luca conserva solo la previsione della passione, ma omette il rimprovero.
È significativa anche la redazione lucana nella rappresentazione del gruppo ristretto dei Dodici i quali
spesso si chiamano “discepoli” in Marco e Matteo. In Marco, i discepoli (cioè, i dodici) sono molto
spesso descritti come incapaci di comprendere (Mc 6,52; 9,32), e Gesù li rimprovera spesso (Mc 4,13;
7,18; 8,17.21; cfr. Mt 15,16). Luca evita accuratamente una tale rappresentazione imbarazzante. Nella
seconda previsione della passione (Mc 9,30-32 // Lc 9,43b-45), Luca conserva il testo di Marco: “essi
però non capivano queste parole” (Lc 9,45 // Mc 9,32), ma aggiunge subito "restavano loro nascoste
perché non ne comprendevano il senso". Attraverso questo inserimento redazionale, Luca mostra che
l’incapacità degli apostoli di comprendere la necessità della passione di Gesù fa parte del progetto di

4
Lc 6,13; 8,1; 9,1.12; 18,12; 22,3; 22,47. Ci sono varianti testuali in Lc 9,1 e Lc 22,14; cf. Mt 10,1; 11,1; 20,7; 26,20
(dodici discepoli); 10,2 (dodici apostoli); 10,5; 26,47 (dodici); Mc 3,14.16; 4,10; 6,7; 9,35; 10,32; 11,11; 14,10;
14,17.20.43 (dodici). Si noti che in At 1,26, Luca menziona che Mattia è stato aggiunto agli "undici apostoli". Luca
qualifica il termine "apostoli" con i "undici", in quanto non vi era il dodicesimo apostolo, dopo la morte di Giuda. Una
volta che il loro numero è di nuovo al completo con l'aggiunta di Mattia, Luca risale al familiare "dodici" o "apostoli"
(cfr At 6,2; 2,42.43; 5,12.18.29 ecc).
14

Dio (si veda anche Lc 18,34). Mentre tutti i sinottici parlano del sonno di Pietro, Giacomo e Giovanni,
solo Luca aggiunge "dormivano per la tristezza" (Mt 26,40 // Mc 14,37 // Lc 22,45).
Allo stesso modo, Luca omette la rappresentazione negativa dei discepoli (cioè, i Dodici) come si trova
in Matteo, che spesso li deride per la loro mancanza di fede. Nell’episodio della tempesta sedata (Mt
8,23-27 // Mc 4,35-41 // Lc 8,22-25), quando i discepoli hanno il terrore di affondare, sia in Marco che
in Luca, Gesù prima calma la tempesta e poi chiede: "dov'è la vostra fede?". In Matteo, però, Gesù
prima li rimprovera per la loro mancanza di fede dicendo loro "uomini di poca fede" (ovligo,pistoi)5 e
soltanto a seguire calmava la tempesta. Mentre Luca omette l'intero episodio del cammino di Gesù
sulle acque (Mt 14,22-33 // Mc 6,45-52), Matteo aggiunge l’entusiasmo di Pietro mentre cammnia
sulle acque e il rimprovero di Gesù quando Pietro comincia a dubitare. Nella pericope del "lievito dei
farisei" (Mt 16,5-12 // Mc 8,14-21 // Lc 12,1), Matteo segue Marco piuttosto fedelmente, salvo che
egli aggiunga la frase "uomini di poca fede", quando i discepoli pensano che si riferisca al pane che
avevano dimenticato di portare. Luca ha solo "Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia" (Lc
12,1), frase che Luca pone subito dopo l’attacco contro i farisei (Lc 11,37-54). C’è anche da notare che
Luca omette la pericope della richiesta dei figli di Zebedeo (cfr Mt 20,20-23 // Mc 10,35-40). Inoltre,
Luca omette anche il riferimento negativo ai discepoli durante il tradimento di Gesù: "Allora tutti i
discepoli lo abbandonarono e fuggirono" (Lc 22,52-53 // Mt 26,55-56 // Mc 14,50).
Quindi, ritraendo gli apostoli sotto una luce positiva, Luca li presenta come i leader della comunità
cristiana. Questo ruolo di leader come anche quello di predicatori e guaritori è ulteriormente
evidenziato negli Atti degli Apostoli.
b. I discepoli (oi` maqhtai,)
"I discepoli" (oi` maqhtai,) costituiscono in Luca un altro gruppo distinto.6 Mentre in Marco e in
Matteo, i discepoli e gli apostoli vengono usati in modo intercambiabile, in Luca sono due gruppi
distinti. Il numero di discepoli è normalmente illimitato (Lc 6,17; 19,37), mentre in Matteo e Marco
il più delle volte è limitato ai dodici. Solo Luca menziona che Gesù sceglie gli apostoli tra i
discepoli (Lc 6,13).
Insieme con gli apostoli, i discepoli costituiscono l’uditorio di gran parte dell'insegnamento di
Gesù (Lc 6,20a; 8,9; 9,43; 10,23; 12,1.22; 16,1; 17,1.22). Luca distingue notevolmente tra i
discepoli e gli altri quando si tratta dell’insegnamento di Gesù (Lc 12,1.22; 17,20.22). Gesù parla
in parabole alle persone, ma spiega il significato ai discepoli (Lc 8,4-14). Insegna loro a pregare
(Lc 11,1-4). I discepoli sono presenti al miracolo della moltiplicazione dei pani (Lc 9,11-17).
Lodano Gesù quando entra a Gerusalemme (Lc 19,37) e lo seguono sul Monte degli Ulivi (Lc
22,39). Quindi, i discepoli sono descritti come 'studenti' fedeli e, di conseguenza, vi è un rapporto
di 'maestro-discepolo' tra Gesù e i suoi discepoli, che è di una importanza fondamentale per il
discorso.
Negli Atti degli Apostoli, il contesto post-pasquale dà un significato diverso al termine oi` maqhtai,.
Non sono i discepoli di Gesù, come nel Vangelo, ma i "credenti" che rispondono al Vangelo

5
L'aggettivo ovligo,pistoi è un termine preferito da Matteo; compare 4 volte nel suo Vangelo. Mentre Luca evita
questo termine e lo utilizza una sola volta (cfr Mt 6,30 // Luca 12,28).
6
Il termine maqhth,j si trova solo nei Vangeli e negli Atti. Appare 72 volte in Matteo, 46 volte in Marco, 78 volte in
Giovanni, 37 volte in Luca e 28 volte in Atti.
15

predicato dagli apostoli. Il loro numero aumenta notevolmente (At 6,1.7; 14,21). La persecuzione
di Saulo è contro i discepoli (At 9,1), e dopo la sua conversione cerca di associarsi con gli stessi
discepoli (At 9,26). Più avanti nella narrazione degli Atti, Paolo esorta e rafforza i discepoli (At
14,22; 18,23; 20,1). Vi è una chiara distinzione tra gli apostoli e discepoli (cfr. At 6,2): nella prima
metà della narrazione dominano gli apostoli, nella seconda metà, soprattutto nel ministero di Paolo,
i discepoli sono al centro della scena.

Potrebbero piacerti anche