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ELETTROSTATICA

LA CARICA ELETTRICA
 I fenomeni elettrici sono stati osservati fin
dall’antichità (basti pensare a lampi e
fulmini) ma solo a partire dal ventesimo
secolo l’elettricità è diventata strumento
fondamentale della nostra esistenza
quotidiana.
 Alla base di tutti i fenomeni elettrici c’è
una proprietà della materia detta CARICA
ELETTRICA (Q). A differenza di altre
proprietà della materia (la massa, il volume,
eccetera) la carica elettrica non è
immediatamente percepita dai nostri sensi,
ma la presenza di elettricità si può rendere
evidente per esempio strofinando una penna,
e vedendo come questa attrae pezzettini di
carta
L’ambra (in greco “elektron”)
L’ambra è una resina fossile, prodotta
in diverse epoche geologiche da 130 a 8
milioni di anni fa da vari tipi di piante:
pini, larici, abeti, sequoie; per
strofinamento, acquista la proprietà
di attrarre piccoli corpi leggeri

In Grecia, fenomeni elettrici e magnetici (esperimenti con ambra e


magnetite) erano già noti nel 700 AC. Si veda ad esempio, nel Dialogo di
Platone (360 AC):
“Si spiegano così lo scorrere delle acque, la caduta dei fulmini, e la
meravigliosa forza d'attrazione dell’ambra e della calamita: in nessuno di
tutti questi oggetti vi è la forza attraente, ma poiché il vuoto non c’è, questi
corpi si respingono in giro l'uno con l'altro, e separandosi e congiungendosi,
cambiano di posto, e vanno ciascuno nella propria sede. Dall’intrecciarsi di
queste influenze reciproche si sono operati tutti quei prodigi, come sembrerà
a chi sappia indagare bene.”
CARICHE POSITIVE E NEGATIVE
La carica elettrica è una proprietà che presenta due facce, proprio
come una moneta; queste due facce vengono convenzionalmente
chiamate CARICA ELETTRICA POSITIVA E NEGATIVA. In
relazione a questo consideriamo una semplice esperienza:

se due bacchette di plastica


appese a un filo vengono
strofinate con un panno di
lana esse si respingono
reciprocamente.

se le due bacchette sono


una di plastica e l’altra di
vetro, esse si attraggono

Dunque se i due materiali sono gli stessi, le cariche sviluppate per


strofinio sono uguali; ne segue che cariche uguali si respingono; al
contrario, le cariche elettriche su vetro e plastica si attraggono,
dunque si deve concludere che le rispettive cariche abbiano segno opposto
Neutralità dei corpi
 La carica elettrica è presente in tutti i corpi: sono tutti fatti da atomi e
molecole, a loro volta costituiti da particelle cariche. Perché allora gli effetti
delle cariche elettriche non si manifestano sempre ?
 La ragione è che normalmente, la materia è NEUTRA, ovvero contiene
una quantità uguale di cariche positive e negative, e l’effetto combinato
delle cariche opposte è nullo, ovvero le cariche opposte si COMPENSANO
 gli atomi sono tipicamente neutri, ovvero contengono lo stesso numero di
elettroni e protoni; nei solidi ionici anioni e cationi si compensano.
 In alcune situazioni (per esempio quando strofiniamo la bacchetta) si
generano cariche addizionali che alterano la neutralità elettrica, e
fanno prevalere un tipo di carica rispetto all’altro
 La tendenza naturale dei corpi è quella di
mantenersi elettricamente neutri, e se elettrizzati,
di scaricarsi e tornare allo stato neutro:
 Ad esempio, le nuvole quando sono cariche di
elettricità la scaricano mediante i fulmini; quando
prendiamo la scossa toccando l’auto, non facciamo altro
che scaricare elettricità a terra. La scarica è sempre
volta a ripristinare la situazione di
elettroneutralità
Elettrizzazione
Normalmente la materia è neutra: essa contiene lo stesso numero di
cariche positive e negative, distribuite omogeneamente nello spazio.
Definiamo ELETTRIZZAZIONE lo sbilanciamento delle cariche positive
e negative, ovvero la presenza di carica elettrica non compensata nella
materia. Per elettrizzare la materia possiamo:
 estrarre elettroni o anioni dal materiale  la materia si carica
positivamente
 aggiungere elettroni o estrarre cationi  la materia si carica
negativamente
 trasferire elettroni da una regione all’altra o separare anioni e
cationi in due regioni distinte del materiale  il materiale si polarizza

-e -e  Gli elettroni appartenenti a orbite più distanti dal


nucleo sono poco legati e possono essere estratti o
aggiunti all’atomo, in modo da indurre la materia a
diventare elettricamente carica.
 L’elettrizzazione artificiale della materia a
livello microscopico è alla base di tutti i
dispositivi elettronici (CIRCUITI ELETTRICI,
TRANSISTOR, LED, MICROPROCESSORI) sui quali si
fonda l’odierna nano-tecnologia dei materiali
Elettrizzazione per sfregamento
Il metodo più semplice per elettrizzare un corpo è per sfregamento.
Con lo strofinamento non c'e creazione o distruzione di carica; lo
strofinamento provoca il trasferimento di carica dal materiale
che si carica positivamente (bacchetta di vetro) a quello che si
carica negativamente (panno di seta).

+ _
-e

Bacchetta di vetro Panno di seta


Conduttori e isolanti elettrici
 Possiamo elettrizzare per strofinio plastica e vetro
 Se strofiniamo una bacchetta di metallo, vediamo che non viene
elettrizzata
 Se però impugniamo la bacchetta di metallo con un guanto di plastica,
allora la bacchetta si elettrizza
 Se si tocca la bacchetta con un dito questa perde immediatamente la
sua carica elettrica. Cosa succede?
Conduttori e isolanti elettrici
Tra le sostanze allo stato solido, distinguiamo nettamente due tipologie:
 Isolanti: negli isolanti elettroni o ioni non sono mobili, per cui la carica
indotta dallo strofinamento resta localizzata nello spazio, dunque si
mantiene per un pò, almeno fino a quando non trova un modo per scaricarsi
fuggendo dal materiale
 Conduttori (metalli): caratterizzati dagli elettroni di conduzione, liberi
di muoversi attraverso il materiale. Proviamo ad elettrizzare una bacchetta di
metallo:
 Se lo strofinamento in un punto della bacchetta aggiunge altri elettroni
alla gelatina elettronica, essi fuggono via attraverso la mano che
impugna la bacchetta in modo da ristabilire la neutralità del materiale
 Se lo strofinamento sottrae elettroni in un punto della bacchetta, in quel
punto si genera una carica netta positiva; in questo caso gli elettroni di
conduzione accorrono in quel punto in modo da neutralizzare la carica
aggiuntiva
 Dunque nei metalli la mobilità delle cariche permette di neutralizzare
la carica aggiuntiva indotta dalla strofinamento, a meno di non tenere in
mano la bacchetta con un guanto isolante: in tal caso le cariche indotte
nella bacchetta non possono fuggire attraverso la mano, e restano
intrappolata nella bacchetta
Conduttori e isolanti elettrici
Per quanto riguarda la conducibilità elettrica, le sostanze si dividono in due
grandi classi:
 ISOLANTI ELETTRICI: materiali che per strofinio si elettrizzano e
mantengono per qualche tempo la carica elettrica; sono isolanti plastica,
vetro, ceramica, legno, i solidi covalenti o ionici in generale (ad
esempio il diamante), l’acqua pura (anche detta distillata o deionizzata)

 CONDUTTORI ELETTRICI: materiali che in alcune situazioni si


elettrizzano ma non sono in grado di mantenere la carica; sono buoni
conduttori in generale tutti i metalli (ad esempio il rame utilizzato per i
circuiti elettrici), ed alcuni liquidi (ad esempio l’acqua non distillata).
Conduttori liquidi e gassosi
 Nei conduttori solidi (metalli) le cariche elettriche mobili che generano la
corrente elettrica sono gli elettroni di conduzione
 Anche liquidi e gas possono condurre elettricità se sono IONICI,
ovvero formati da ioni o molecole cariche
 L’acqua allo stato puro è un liquido isolante, poiché formato da molecole
H2O neutre; ma allo stato naturale essa contiene sempre disciolta una
grande quantità di sostanze ioniche come sali o acidi, i quali rendono
l’acqua conduttore elettrico.
 Un composto ionico sciolto in soluzione acquosa si dice anche soluzione
elettrolitica. Per esempio, se sciogliamo in acqua sale da cucina (NaCl),
cationi Na+ ed anioni Cl- si separano e sotto l’azione di un campo elettrico si
muovono verso i poli opposti del generatore, trasportando corrente. Se
inseriamo la soluzione in un circuito, osserviamo un passaggio di corrente

Anche il nostro corpo, composto per il 70%


da acqua in cui sono disciolti diversi sali, è
una soluzione elettrolitica. Il corpo umano è
quindi un buon conduttore elettrico; se la corrente
elettrica lo attraversa, a seconda della sua
intensità e della sua durata, può provocare danni
anche molto gravi, fino all’arresto cardiaco.
Trasferimento di carica nei conduttori
per contatto
 Sia C una sferetta conduttrice in cui
abbiamo introdotto carica positiva; se
isolata nello spazio la sfera rimane carica,
poiché la carica non può fuggire dalla sfera
attraverso l’aria (l’aria è isolante)
 Portiamo la sfera a contatto con un’altra
sfere neutra N: parte delle cariche positive
si muovono da C ad N, ridistribuendosi tra le
due sferette. Perché?
 Le cariche positive si respingono e dunque
cercano di distribuirsi il più lontano
possibile tra loro. Essendo conduttori, le
cariche possono muoversi, e dunque
trasmigrano da una sferetta all’altra
 Se infine separiamo le sferette, ognuna
conserva la propria carica

Per elettrizzare una sferetta di metallo basta metterla a contatto con


un’altra già elettrizzata; ovviamente si deve evitare di toccarla con la
mano nuda o con un altro corpo conduttore che faccia fuggire via la carica
Separazione di carica nei conduttori per
induzione elettrica

 Siano A e B due sferette neutre conduttive a


contatto, e C una bacchetta carica (+).
 Se avviciniamo la bacchetta alle sferette,
cariche (-) appaiono sul bordo della sferetta A
vicino alla bacchetta, e un numero esattamente
uguale di cariche (+) sul bordo più lontano della
sferetta B. Perché?
 Per INDUZIONE elettrica, le cariche della
bacchetta attraggono il più vicino possibile le
cariche opposte, e respingono il più lontano
possibile cariche uguali (essendo conduttori le
cariche possono muoversi)

 Se allontaniamo le sfere B ed A, esse mantengono le rispettive cariche.


 Se però allontaniamo anche la bacchetta, le cariche opposte su A e B si
attraggono e dunque si spostano per avvicinarsi il più possibile
 Se infine allontaniamo le sferette, le cariche su ciascuna di esse si
distribuiscono radialmente, in modo da essere più lontane possibile tra loro
Induzione di carica nei conduttori:
l’elettroscopio a foglie
L’elettroscopio è essenzialmente una bottiglia di
vetro; nel collo e inserito un supporto metallico che
nella parte interna termina con due sottili lamine
d’oro. Quando si avvicina al pomello un corpo
elettrizzato (per esempio una bacchetta), le lamine
si divaricano. Cosa succede?

La bacchetta è elettricamente carica (-) e


avvicinandosi al pomello, per induzione
elettromagnetica induce una forza attrattiva verso
le cariche di segno opposto (+), e repulsiva verso
le cariche dello stesso segno di quelle della
bacchetta (-). Dunque le cariche negative si
accumulano sulle foglioline d’oro che, essendo
sottili, si divaricano a causa della repulsione tra le
cariche (-)
Legge di Coulomb
 Lo scienziato francese Charles Augustin de Coulomb (1736-1806)
condusse numerosi esperimenti per stabilire la relazione tra le cariche
elettriche e le forze che si manifestano tra di esse
 Il risultato fu una relazione matematica tra le più celebri e importanti della
storia della Scienza, che si chiama LEGGE DI COULOMB:

 q1q2
F  k 2 rˆ
R
è un vettore di modulo 1 (detto
versore) che indica la direzione
della forza

 Date due cariche q1 e q2, esse si attraggono o si respingono con una


forza che è direttamente proporzionale alle rispettive cariche, ed
inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza
 In entrambe i casi, le forze applicate sulle cariche sono uguali in modulo
e direzione ma opposte in verso: come la forza di gravitazione universale,
anche la forza di Coulomb rispetta il 3° principio della dinamica
La costante di forza Coulombiana
2
R N m2
kF k   2
q1q2 C
 k è una costante universale detta costante di forza Coulombiana o
costante di forza elettrostatica, e corrisponde alla forza che si esercita tra
due cariche unitarie poste a distanza unitaria
 Nel Sistema Internazionale la carica elettrica Q si misura in Coulomb (C);
nei suoi esperimenti, Coulomb verificò che due cariche, ciascuna di 1 C
collocate nel vuoto alla distanza di 1 m, si attraggono con una forza F di
intensità uguale a 9109 N. Dunque:
2
m
k  9 109 N 2
C

 Si noti che 1 Coulomb è una carica


elettrica piuttosto grande; ricordiamo che
la carica elementare e=1.610-19 C
Analogie e differenze tra legge di
Coulomb e gravitazionale
q1q2 M1M 2
F k 2 F G 2
R R
ANALOGIE:
 Entrambe dirette lungo la congiungente tra i due corpi
 Entrambe proporzionali alle due cariche / alle due masse
 Entrambe inversamente proporzionali al quadrato della loro
distanza: se la distanza tra due cariche raddoppia, la forza tra le due
cariche (non importa se attrattiva o repulsiva) diventa 1/4 del valore
precedente; se la distanza triplica, la forza diventa 1/9

DIFFERENZE:
 Le masse sono sempre POSITIVE, e la forza gravitazionale sempre
ATTRATTIVA; le cariche elettriche sono POSITIVE o NEGATIVE, e la forza
di Coulomb è REPULSIVA se le cariche hanno stesso segno, o ATTRATTIVA
per cariche di segno opposto
 A parità di quantità di materia, k è enormemente più grande di G; ne
segue che le forze elettriche sono enormemente più intense di quelle
gravitazionali
Differenza tra k e G
2
m 2 m
k  9 10 N 2
9 G  6.7 1011 N
C Kg 2

Esempio pratico: una bacchetta di plastica strofinata presenta una carica


q1=-510-6 C. Una bacchetta di vetro ha invece una carica q2=210-7 C. Le
due bacchette sono a una distanza di 10 cm. Qual’è l’intensità della forza di
attrazione tra le due bacchette?
2 12 2
m 10 C
F  9 109 N 2 2 2  0.9 N
C 10 m

Supponiamo che le bacchette pesino ciascuna 1 Kg; calcoliamo la forza di


attrazione gravitazionale tra le bacchette poste a distanza di 10 cm:

m2 1Kg 2
11 9
F  6.7 10 N 2 2 2
 6.7  10 N
Kg 10 m
La forza di Coulomb è incommensurabilmente più grande di quella
gravitazionale
Il campo elettrico

 La forza elettrica esiste soltanto nel momento in cui due cariche


“entrano in contatto”. Ma cosa significa “entrare in contatto”?

 La forza agisce a distanza, dunque essere “in contatto” vuol dire che la
distanza R tra i due corpi non deve essere così grande da rendere la forza
trascurabile

 C’è un altro modo di descrivere ed interpretare l’interazione tra le


particelle: possiamo dire che una forza esiste nel momento in cui una
carica ENTRA nel CAMPO di FORZE generato dall’altra

 Il concetto di CAMPO di FORZA fu elaborato dai grandi scienziati


britannici M. Faraday e J.C. Maxwell. Essi osservarono che la forza di
Coulomb può pensarsi come generata in due passi successivi:
Il campo elettrico
1) La presenza di UNA CARICA Q crea un CAMPO
ELETTRICO nello spazio attorno a sé, uguale a:
 Q
E  k 2 rˆ
R
il campo esiste a prescindere dalla presenza di
un’altra carica, ma finché nessuna carica entra nel
campo creato da Q, nessuna forza è generata

2) La carica q0 ENTRA nel CAMPO generato da Q:


sulla particella q0 si genera una forza uguale al
prodotto della carica per il campo:
 
F  q0 E
Infatti se inseriamo in questa equazione l’espressione
del campo elettrico in termini di Q, ritroviamo
semplicemente la forza di Coulomb tra Q e q0
 q0Q
F  k 2 rˆ
R
Il campo elettrico
E’ ugualmente legittimo considerare prima il
campo elettrico creato da q0:
 q0
E  k 2 rˆ
R
q0 E poi considerare la forza esercitata da questo
sulla carica Q quando questa entra nel campo:
 
Q
F QE
 La forza di Coulomb è ovviamente sempre la
F stessa
 q0Q
F  k 2 rˆ
R
Dunque il principio di azione e reazione vale per la
forza, ma NON per il campo: il campo è proprietà
di UNA specifica carica, per cui cariche diverse
generano campi diversi
Direzione e verso del campo elettrico
 
F  q0 E
 Dalla formula di cui sopra si vede che campo
elettrico e forza elettrica sono vettori che hanno
sempre la stessa direzione, poiché differiscono
soltanto per una quantità scalare moltiplicativa,
ovvero la carica q0
 La direzione del campo è RADIALE rispetto
alla posizione della carica che genera il campo
 La direzione viene indicata con frecce uscenti
dalla carica, dette anche LINEE DI FORZA o
LINEE di FLUSSO del CAMPO
 Campo elettrico e forza elettrica possono
avere verso concorde o discorde: se q0 è
positiva, i versi sono concordi, se negativa sono
discordi
 Notiamo dalle figure a fianco che il verso del
campo elettrico è sempre USCENTE dalla
carica generatrice se la carica è positiva,
sempre ENTRANTE nella carica generatrice se
essa è negativa
Unità di misura del campo elettrico
 Q  
E  k 2 rˆ F  qE
R

 F
E
q
 Il campo elettrico è il rapporto tra forza elettrica agente sulla
carica q, diviso per la carica stessa
 Possiamo anche definire il campo elettrico come la forza esercitata da Q
sulla carica unitaria (q =1 C)

Dalla formula precedente vediamo che le unità di misura del campo sono
Newton su Coulomb:

E   F   N
q C
Analogia tra campo elettrico e campo
gravitazionale
 Abbiamo visto la forte analogia tra forza di Coulomb e forza gravitazionale
 Un’analogia altrettanto evidente esiste tra campo elettrico ed
accelerazione gravitazionale; infatti consideriamo le formule:
 
F  qE forza sulla carica q dovuta al campo elettrico

 
F  ma forza sulla massa m dovuta all’accelerazione gravitazionale
 Q
E  k 2 rˆ campo generato dalla carica elettrica Q
R
 M
a  G 2 rˆ campo gravitazionale generato dalla massa M
R
 E’ evidente dalla forte simmetria delle formule che possiamo considerare
l’accelerazione gravitazionale come il CAMPO GRAVITAZIONALE
generato dalla massa M, in stretta analogia col campo elettrico generato
dalla carica Q
Forze elettriche all’interno della materia
 La costante k determina l’intensità del campo elettrico e la forza
d’interazione tra cariche elettriche NEL VUOTO. Spesso però le cariche
elettriche non si trovano isolate nel vuoto, ma all’interno di un materiale. E’
necessario quindi considerare come agiscono i campi e forze elettriche
all’interno di un materiale

 All’interno di un materiale, l’intensità (ovvero il modulo) del campo


elettrico e della forza elettrica si riduce fortemente rispetto ai
corrispondenti valori nel vuoto

 Ciò avviene perché le particelle cariche proprie del materiale nel suo
stato neutro REAGISCONO alla presenza di cariche ospiti aggiuntive,
ovvero tendono ad opporsi, per quanto possibile, all’interazione Coulombiana
generata dalle cariche ospiti. A causa della reazione (detta anche risposta)
del materiale, l’interazione Coulombiana nella materia risulta in genere
fortemente attenuata rispetto al vuoto

 L’attenuazione del campo e della forza elettrica è misurata da una quantità


detta costante dielettrica relativa, la quale dipende dallo specifico
materiale; essa si indica col simbolo er (la lettera greca ‘epsilon’)
Forze elettriche all’interno della materia
 L’intensità del campo elettrico generato da una carica q1 e della forza
elettrica tra due cariche q1 e q2 all’interno di un materiale diventano:

k q1 k q1q2
E F
e r R2 e r R2

 Le formule sono uguali a quelle viste per il caso delle cariche nel vuoto,
con l’unica differenza che la costante d’interazione Coulombiana k viene
divisa (si dice anche riscalata) per la costante dielettrica er
 La costante dielettrica è un numero puro, ovvero non ha dimensioni fisiche
 Tanto più forte è la risposta del materiale alla presenza delle cariche, tanto
maggiore è er , tanto minore è l’interazione Coulombiana nel materiale
 Nel vuoto er=1 , nell’aria secca er è circa uguale a 1; in qualsiasi altro
materiale er è sempre maggiore di 1, per cui k/er è sempre minore di k
 Il valore di er dipende dalle proprietà dello specifico materiale
considerato; dobbiamo quindi considerare diverse tipologie di materiali:
conduttori, isolanti covalenti, isolanti ionici (polari), liquidi ionici
Forze elettriche nel conduttore
 Cosa succede se impiantiamo una carica Q positiva in un conduttore ?
 Gli elettroni di conduzione, liberi di muoversi nel materiale, circondano la
carica ospite in modo che Q sia neutralizzata (si dice anche ‘schermata’) da
un’uguale quantità di carica negativa -Q, tale da annullare totalmente il
campo elettrico da essa generato in tutti i punti INTERNI al conduttore
 Si dice che un conduttore ha capacità di schermo totale: la costante
dielettrica del conduttore è infinitamente grande, per cui il rapporto k/er è
uguale a zero; ne segue che in qualsiasi punto P interno al volume del
conduttore, il campo elettrico è nullo:
k Q
E 0 
er r 2
  
 Sulla superficie del materiale vi è una carica  E 0
positiva +Q lasciata non compensata dallo
  
spostamento degli elettroni verso la carica ospite  +Q 
 
 La carica Q è ancora attiva all’esterno del
 P r 
materiale poiché le cariche indotte nel metallo si 
compensano; dunque in un qualsiasi punto
esterno P’ distante r’ dalla carica, il campo  r' 
elettrico è: 
Q P'
Ek 2
r'
Forze elettriche all’interno di un
conduttore
 Se abbiamo due cariche di diverso segno +Q e –Q all’interno di un
conduttore (in questo caso il sistema resta complessivamente neutro), gli
elettroni di conduzione ‘rispondono’ all’introduzione di queste cariche,
spostandosi in modo che le cariche ospiti vengano circondate da
cariche di segno opposto e quindi neutralizzate
 Dunque la forza elettrica tra le cariche all’interno del materiale viene
completamente annullata, così come il campo elettrico generato da ciascuna
di esse
  
 
 +Q    -Q
 
  E 0
  

k k Q k Q2
0 E 0 F  QE   0
er er r 2
er r 2

 Vige quindi il seguente principio: in condizioni di equilibrio, all’interno


di un conduttore il campo elettrico è sempre nullo, poiché se così non
fosse gli elettroni di conduzione si muoverebbero per annullarlo
Forze elettriche negli isolanti
(anche detti dielettrici)
 Consideriamo ancora due cariche ospiti q1>0 e q2< 0 all’interno di un
isolante. Negli isolanti gli elettroni non sono liberi di muoversi e di andare a
schermare interamente le cariche ospiti; ciononostante, le cariche positive
e negative presenti in ogni punto del materiale possono distanziarsi
leggermente, in modo che il baricentro delle cariche negative si avvicini a
q1, e quello delle positive si avvicini q2
 In ogni punto dello spazio lo sbilanciamento delle carica forma i cosiddetti
DIPOLI di CARICA elettrica; si dice anche che la materia isolante si
POLARIZZA in risposta alla presenza delle cariche esterne
 Il campo elettrico di ciascun dipolo si oppone al campo generato dalle
cariche ospiti, attenuandolo (schermandolo) di molto, senza però
annullarlo completamente come avviene per i conduttori

q1
   q2
+    -
dipoli di carica
Forze elettriche negli isolanti
(anche detti dielettrici)
Se abbiamo una sola carica Q (supponiamo positiva) all’interno di un isolante
neutro, gli atomi del materiale rispondono al campo generato da Q
polarizzandosi, ovvero formando dipoli di carica: le cariche negative si
spostano leggermente verso Q, mentre quelle positive si allontanano da Q; in
questo modo il campo elettrico generato da Q nel punto in cui si
genera il dipolo viene fortemente SCHERMATO (ovvero ridotto).
Come per la forza, il campo generato da Q all’interno del materiale si ottiene
semplicemente dividendo la costante di forza k per la costante dielettrica del
materiale.

Nel punto P distante r dalla carica il

+-
campo generato da Q è:
k Q P' r'
E
er r2 +- +Q -+
Nel punto P’ distante r’ dalla P r
carica il campo generato da Q è:

+-
Q
Ek 2
r'
Risposta della materia al campo elettrico
 Si noti che le forze elettriche agiscono a distanza, per cui anche se la
carica elettrica che genera il campo è fuori dal materiale, il materiale
risponde comunque all’azione del campo nei punti interni al materiale
 Ad esempio, consideriamo una bacchetta di carica Q vicino la superficie di
un solido isolante; in un punto P0 ESTERNO al materiale, distante R0 dalla
bacchetta il campo elettrico vale:
 Q
E  k 2 rˆ
P0 R0
R0 Mentre in un punto P1 INTERNO al materiale,
distante R1 dalla bacchetta il campo elettrico vale:

R1 P1  k Q
E rˆ
e r R12

Dunque il materiale risponde formando dipoli di carica per attenuare il campo


elettrico in ogni punto interno, anche se la carica generatrice è esterna al
materiale; all’esterno al materiale il campo resta invece quello relativo al
vuoto
Polarizzazione negli isolanti
Vi sono diversi meccanismi che consentono agli isolanti di polarizzarsi
e schermare le cariche elettriche interne al materiale
Nei materiali costituiti da atomi neutri (ad
elettroni nuclei esempio i solidi covalenti) la polarizzazione
può avvenire solo spostando leggermente la
nuvola elettronica rispetto al nucleo; lo
spostamento crea un piccolo dipolo di carica
su ciascun atomo; in questi materiali er va da
-+ -+ -+ -+ poche unità ad un massimo di 10-12
Nei sistemi ionici cationi ed anioni si spostano
anione catione anione catione leggermente, i cationi verso la carica negativa,
gli anioni verso quella positiva. Questi
materiali possono avere una er molto grande:
negli ossidi ceramici può arrivare a 300
- + - + Nei liquidi isolanti le molecole possono
orientarsi in modo da generare una sequenza
ordinata di dipoli e quindi un forte effetto di
schermo; l’acqua appartiene a questa
categoria: gli H sono più positivi, gli O più
negativi; disponendosi come in figura le
-+ -+ -+ -+ molecole generano una catena di dipoli
La costante dielettrica

 Nel vuoto er=1


 Nell’aria secca er è circa uguale a 1: la
densità è troppo bassa per schermare
l’interazione elettrica
 In acqua distillata er= 80; ciò significa
che la forza tra due cariche elettriche
immerse in acqua è 80 volte minore che nel
vuoto !!
 Negli ossidi ceramici, materiali che
appartengono alla tipologia dei solidi isolanti
ionici, si arriva ad una er grande alcune
centinaia di unità
Campo elettrico dovuto ad un insieme di
cariche
 Finora abbiamo considerato il campo elettrico generato da una sola carica
puntiforme. Ma nei casi più comuni abbiamo sempre a che fare con una
moltitudine di cariche (o per meglio dire una distribuzione di carica),
ciascuna delle quali genera un proprio campo. Come determinare il
campo generato da tante cariche presenti simultaneamente?
 Il campo elettrico è un vettore, ed il campo totale è la somma vettoriale
(risultante) dei campi di ciascuna carica. Ad esempio, per 2 cariche Q1
(positiva) e Q2 (negativa):   
E  E1  E2

     
Per un insieme di N cariche: E  E1  E2  E3  E4  ...  EN
Doppio strato di carica: il condensatore
 Il doppio strato di carica, anche detto
condensatore a piatti paralleli, ha enorme
importanza tecnologica, ed è onnipresente
in circuiti elettrici e dispositivi elettronici
 Il doppio strato è costituito da 2 fogli
(detti anche piatti o armature) di materiale
conduttore, su cui viene distribuita una
carica uniforme
 La carica su ciascuno dei piatti è uguale in
modulo ma di segno opposto
 La caratteristica più importante del
condensatore è quella di generare un campo + -
elettrico uniforme in qualsiasi punto dello 
spazio compreso tra i piatti, mentre il
campo è nullo all’esterno dei piatti +q
+ E
-q
-
 Le linee di forza disegnate in figura
indicano direzione ed il verso del campo:
+ -
esso sono tutte rette parallele tra loro e
perpendicolari ai piatti + -
 Come per la carica puntiforme, il verso del
campo elettrico è uscente dal piatto positivo + d -
ed entrante in quello negativo
Forza elettrica e spostamento
 Consideriamo una carica q all’interno del doppio strato; se il campo è
costante, allora anche la forza che agisce sulla carica q è costante:
 
F  qE
 Per una carica q positiva, forza e campo hanno stesso verso, ovvero
la forza è diretta verso lo strato negativo
 Per una carica -q negativa, forza e campo sono antiparalleli, ovvero
la forza è diretta verso lo strato positivo
 Sia m la massa della carica q; supponiamo q ferma all’interno del doppio
strato; sotto l’azione del campo elettrico essa viene accelerata; per la legge
della dinamica, l’accelerazione subita dalla carica è:

 F q  +  -
a  E E
m m +
+q
  -q -
 Essendo m sempre positiva, l’accelerazione q + F  qE
è sempre diretta concordemente alla forza +  
-
elettrica; dunque anche velocità e
F  qE
spostamento sono paralleli e concordi
con la forza elettrica
+ - -q -
+ d -
Lavoro ed energia potenziale
 Se indichiamo con s lo spostamento, il
lavoro della forza elettrica è quindi:
+ -
L  Fs  q E s +  -
 Per q>0 la carica si muove verso destra, per q + s
q<0 la carica va verso sinistra: in entrambe i + 
-
casi forza e spostamento sono sempre
paralleli e concordi, dunque il lavoro + s - -q -
compiuto dal campo è sempre positivo
 Analogamente a quanto visto per la gravità
terrestre, definiamo energia potenziale U del
+ d -
campo elettrico il lavoro massimo che il
campo può compiere sulla carica
 Per una carica positiva collocata in un punto
+ -
tra i piatti, il lavoro massimo è quello
corrispondente a portare la carica a contatto col
+ S
-
piatto negativo, ovvero se S1 è la distanza dal q +
piatto negativo: U  qE S
+ -
1
Se la carica è negativa, il lavoro massimo è + S - -q -
quello speso per portare la carica sul piatto
positivo U  qE S 2
+ d -
Similitudine col campo di gravità terrestre

q0

L  mgh

s L  qEs

 Esiste una notevole analogia tra il campo elettrico del doppio strato
ed il campo gravitazionale terrestre: per entrambe il campo è uniforme
in ogni punto dello spazio
 Inoltre lavoro ed energia potenziale hanno espressioni simili: basta
scambiare la massa con la carica, la quota con la distanza dal piatto,
l’accelerazione col campo
 Si noti che per q<0 i piatti + e - vanno scambiati, poiché le cariche
negative ‘precipitano’ sul piatto positivo
 Come il campo gravitazionale, anche il campo elettrico è conservativo,
dunque mentre precipita verso il piatto, la somma dell’energia cinetica e
dell’energia potenziale della carica q deve conservarsi
Differenza di potenziale
 Consideriamo due punti A e B all’interno del
doppio strato; chiamiamo SAB la loro distanza
+ 
E -
 Si dice differenza di potenziale (anche
potenziale, caduta di potenziale, o tensione) tra
+ 
S AB
-
i punti A e B il lavoro del campo elettrico A+ B
necessario a muovere da A a B la carica + q -
unitaria:
VAB 
LAB qE S AB
  E S AB + -
q q
+ d -
Analogamente possiamo dire che il lavoro necessario per spostare la carica
da A a B è uguale alla differenza di potenziale tra i punti A e B moltiplicata
per la carica:
LAB  q VA  VB   q VAB
 V non dipende dalla carica q che si trova all’interno del campo, ma solo
dal campo elettrico: è una proprietà del campo
 La differenza di potenziale tra i piatti del condensatore, ovvero il
lavoro necessario a spostare la carica unitaria da un piatto all’altro, è:

V  E d
Unità di misura
La differenza di potenziale ha le dimensioni fisiche di
lavoro su carica, per cui si misura in Joule su
Coulomb, ovvero in Volt, in onore di Alessandro
Volta, che realizzò per primo la pila, un dispositivo in
grado di generare una differenza di potenziale
costante
L J
V     V
q C

Il campo elettrico è anche ottenibile


 V  V
E      come rapporto tra differenza di
potenziale e spostamento, per cui si
 S  m misura anche in Volt/metro
Esercizio: lavoro del campo elettrico
Una pila in grado di generare una differenza di potenziale di 4.5 V viene fatta
funzionare per un certo periodo di tempo durante il quale fa circolare la
carica di 0.20 C. Calcoliamo il lavoro effettuato dalla pila.

L  q V  0.2 C  4.5V  0.9 J


In situazioni comuni di vita quotidiana le cariche
in gioco (ad esempio nelle piccole scariche
elettriche avvertite passando un pettine di
plastica tra i capelli, oppure togliendoci un
+ maglione) sono in genere molto più piccole del
V Coulomb, dell’ordine di milionesimi di
- Coulomb, ma vengono mosse da differenze di
potenziale molto grandi. Queste scariche non
e sono pericolose, poiché l’energia associata è
molto piccola; per esempio una carica di un
milionesimo di Coulomb sottoposta ad un
potenziale di mille volt ha un’energia potenziale:

U  q V  106 C 103 V  103 J


Il condensatore a piatti piani
 Il condensatore è costituito da due piatti conduttori (detti anche
ARMATURE) con in mezzo il vuoto o un materiale isolante (dielettrico)
 Se non c’è carica sui piatti, il condensatore è scarico, ed il campo
interno al condensatore è nullo
 Per caricare il condensatore lo si connette mediante fili conduttori ai
poli di una alla batteria; quando il circuito è chiuso, la batteria CARICA i
piatti con cariche di segno opposto, ovvero si genera un DOPPIO
STRATO: il piatto connesso al polo positivo della batteria si carica di una
certa quantità di carica positiva, ed il piatto connesso al polo negativo di una
stessa quantità di carica ma negativa
 Tra i piatti si stabilisce una differenza di potenziale V uguale a quella
presente tra i poli della batteria, ed un campo elettrico uniforme dato
dalla relazione:

V
E
d
d
Capacità del condensatore
 Abbiamo considerato campo elettrico e potenziale del condensatore, ma
non abbiamo ancora detto nulla della carica presente sui piatti: quant’è la
carica sui piatti del condensatore? Ce lo dice la capacità
 Si definisce capacità del condensatore il rapporto tra la carica che si
deposita sulle armature e la differenza di potenziale fra le armature
Q Q C   1Coulomb  1 Farad F 
C Q  CV V  1Volt
V C
 La capacità esprime la quantità di carica che deve essere accumulata sui
piatti del condensatore per generare una differenza di potenziale unitaria
 La capacità si misura in Farad (in onore di Michael Faraday): 1 F è la
capacità di un condensatore avente sui piatti carica Q = 1 C e tra i piatti la
differenza di potenziale V = 1 V
 C è proporzionale all’area dei piatti A e
inversamente proporzionale alla distanza d: A V
1 A
C Q
4 k d
A: area delle armature d
d: distanza tra i piatti
K: costante di forza Coulombiana Q
Condensatore con dielettrico
 Il concetto di capacità si deve al grande
Michael Faraday, uno dei padri
dell’elettromagnetismo; in figura sono riportati
sfere e gusci in ottone usati da Faraday come
condensatori sferici
 Nel 1837 Faraday fece un’altra scoperta
importantissima: si accorse che inserendo un
isolante come olio minerale o plastica tra
le armature del condensatore, la capacità
aumenta enormemente

Se chiamiamo Cvuoto la capacità del condensatore A


vuoto, dopo l’inserimento di un dielettrico con Q
costante dielettrica relativa er la capacità diventa:
er
C  e r Cvuoto d

Dunque la capacità (e quindi la carica Q


accumulata ai piatti) cresce proporzionalmente
alla costante dielettrica del materiale inserito
Energia accumulata nel condensatore
 Una qualità importante del condensatore è quella di potersi caricare e
scaricare molto rapidamente
 Per caricare un condensatore, la pila deve compiere lavoro; il lavoro
necessario per caricare di una quantità di carica Q e di una differenza di
potenziale V le armature del condensatore è (diamo il risultato senza
dimostrazione): 1
L  Q V
2
 Questo lavoro è energia immagazzinata nel condensatore, che può
essere restituita durante la fase di scarica del condensatore
 Utilizzando la relazione Q=CV, l’energia immagazzinata può scriversi:
1
E  C V 2
2
A Dunque la capacità quantifica l’energia che
Q può essere immagazzinata nel
er condensatore;
V aumentando la capacità mediante
Q inserimento di un dielettrico con alta
costante dielettrica, si aumenta l’energia
immagazzinata nel condensatore
Utilizzo del condensatore nei circuiti
Fase 1: condensatore scarico Fase 4: fase di scarica, chiudendo il circuito
tra i due piatti, l’energia è restituita al
sistema sotto forma di corrente elettrica

Fase 2: il condensatore viene


connesso ad una batteria che lo
carica di una tensione DV uguale
al voltaggio della batteria Fase 3: condensatore carico isolato: il
circuito viene aperto, la carica resta
bloccata sui piatti; energia, V, e
campo tra le armature sono fissati
Il defibrillatore
 Nella versione portatile una batteria carica un
condensatore ad elevata differenza di
potenziale, immagazzinando una grande
quantità di energia in meno di un minuto
 Una volta carico, gli elettrodi vengono applicati
sul petto del paziente ed il circuito viene chiuso
mediante un interruttore
 Alla chiusura del circuito, l’energia del
condensatore si scarica producendo una
corrente che fluisce da una piastra all’altra
attraverso il corpo umano, che come sappiamo è
un buon conduttore elettrico.
Esempio pratico: un condensatore da C=70 mF può essere caricato fino a
V=5000 V; l’energia immagazzinata è:

1 1
E  CV 2  70mF  25 106V 2  8.75 102  875 J
2 2
Scaricare questa energia nel tempo di E 875 J
un millisecondo equivale a scaricare sul P   3  875 kW
corpo del paziente una POTENZA t 10 s
(energia per unità di tempo):