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Fisica

Elettrostatica

1.la carica elettrica

L’elettrizzazione dei corpi permette ai materiali di attrarre corpi leggeri, è il caso


dell’elettrizzazione per sfregamento, quando ad esempio sfreghiamo capelli e
pettine.
La parola elettricità deriva dal greco “Elektron”, che significa ambra, che in atichità
era un materiale che, sfregato, aveva la capacità di attrarre corpi leggeri. Questa
capacità è comune anche a materiali come il vetro, il PVC ecc.
Se sfreghiamo una bacchetta di vetro con un maglione e la appendiamo ad un filo,
noteremo che se avviciniamo un’altra bacchetta sfregata nello stesso modo, le due
bacchette si respingeranno. Se effettuiamo lo stesso procedimento con una
bacchetta di vetro e una di PVC, notiamo che invece la forza sarà repulsiva.
Tutti i corpi elettrizzati si comportano in maniera diversa, mediante forze repulsive o
attrattive.

Esistono due tipi di cariche elettriche: positiva e negativa. Due cariche dello stesso
segno si respingono, mentre due di segno diverso si attraggono.

Negli atomi, ad esempio, le particelle con carica negativa sono gli elettroni, e quelle
con carica positiva i protoni. I neutroni, di carica neutra, formano con i protoni il
nucleo dell’atomo, mentre gli elettroni girano intorno al nucleo.
Un atomo può perdere o acquistare elettroni, se li perde verrà chiamato ione
positivo, mentre se li acquista, ione negativo.

L’elettrizzazione è appunto, un trasferimento di elettroni tra un corpo e un altro, che


li può perdere o acquistare.
La carica elettrica è conservativa, in un sistema chiuso si noterà, infatti, che la
somma algebrica delle cariche positive e negative rimane costante nel tempo.
2.Conduttori e Isolanti

Sulla base del loro comportamento elettrico, i corpi si definiscono:


-Conduttori, come i metalli;
-Isolanti, come plastica e vetro.
Poi esistono anche i semiconduttori, che hanno caratteristiche intermedie.

L’elettrizzazione può avvenire per contatto, solo nei conduttori si può avere questo
tipo di elettrizzazione.
Mettendo in contatto un conduttore carico con un conduttore neutro, si noterà che
le particelle di carica si distribuiranno nel conduttore neutro, che si caricherà del
segno del primo conduttore.

La differenza tra conduttori e isolanti sta proprio negli elettroni, che negli isolanti
sono legati fortemente al nucleo dell’atomo, mentre nei conduttori hanno maggiore
libertà e possono spostarsi da un nucleo all’altro.

Si può avere anche l’elettrizzazione per induzione, quando avviciniamo un corpo


carico ad un altro neutro. Le particelle del corpo carico attraggono le particelle di
segno opposto del corpo neutro, facendole spostare tutte da un lato, tutto questo è
però momentaneo perché allontanando il corpo tutto torna come prima.

3.La legge di Coulomb

Coulomb, un fisico francese, capì con quale intensità queste cariche elettriche si
attraggono o respingono e stipulò una legge.

L’unità di carica elettrica è L’Ampere, che rappresenta l’intensità di corrente. La


quantità di carica elettrica invece si esprime con l’unità di misura Coulomb.

Legge di Coulomb.

La forza elettrica fra due cariche q1 e q2 ha intensità F direttamente proporzionale al


prodotto delle due cariche e inversamente proporzionale al quadrato della distanza
che le separa.

Si deve fare una differenza tra costante dielettrica nel vuoto, e costante dielettrica
relativa. Sono tutte e due espresse con Epsilon, ma la prima rappresenta una
costante relativa al vuoto oppure in aria, mentre la seconda rappresenta una
costante che varia relativamente al mezzo in cui sono immerse le cariche elettriche
4.Il campo elettrico

Una carica elettrica puntiforme Q agisce su un’altra carica elettrica q non


direttamente, ma per mezzo di un campo elettrico.
Il campo elettrico è una perturbazione nello spazio descritta da grandezze fisiche
vettoriali misurabili.
Per evidenziare questo campo si pone una carica di prova accanto ad una carica
elettrica Q, in questo modo si rivela la presenza del campo.

Il campo elettrico è uguale a:

L’unità di misura del campo elettrico è il N/C.

5.Il campo elettrico di cariche e conduttori e il teorema di Gauss.

Possiamo rappresentare il campo elettrico attraverso delle linee, dette linee di


forza, che sono più fitte vicino alle cariche, e più diramate lontane dalle cariche.

Il campo elettrico può essere specificato non solo attraverso direzione, modulo e
verso del suo vettore, ma anche attraverso il suo flusso,, definito con la lettera greca
“phi”.

Il flusso del campo elettrico si trova moltiplicando la superficie per la componente


del campo magnetico perpendicolare alla superficie, che può essere uscente o
entrante.

Il teorema di Gauss afferma che il flusso del campo elettrico uscente da qualsiasi
superficie chiusa è uguale a:
6. Energia potenziale elettrica

Nello spazio, se un corpo si sposta da un punto a un altro, la forza di gravità compie


un lavoro che dipende solamente dai punti iniziale e finale dello spostamento, così
succede anche nel campo elettrico, in quanto in tutti e due i casi i campi sono
conservativi.

La differenza di potenziale tra due punti Va e Vb fra due punti A e B in un campo


elettrico è il rapporto tra il Lavoro compiuto e la carica elettrica stessa.

7. I condensatori e la capacità

La capacità di un conduttore è il rapporto tra carica elettrica e potenziale:

L’unità di misura della capacità è il Farad, F, da Faraday.

La capacità corrisponde alla capienza di un recipiente per esempio, maggiore è la


capacità di un conduttore, più carica elettrica potrà sopportare.

Un condensatore è costituito da due conduttori posti a distanza ravvicinata. Le parti


che si guardano si chiamano “armature”. I condensatori possono accumulare
energia elettrica da rilasciare rapidamente subito dopo, infatti possono essere
collegati ai poli di una batteria.

La capacità di un condensatore è il rapporto tra la carica elettrica e la differenza di


potenziale tra le due armature del condensatore:

I condensatori possono essere collegati in parallelo o in serie.

Quando sono collegati in parallelo, per calcolare la carica totale di Capacità si


sommano i reciproci delle capacità di ogni condensatore.Quando sono collegati in
serie, invece, si sommano le capacità dei singoli condensatori.
La corrente elettrica

1. La corrente elettrica
La corrente elettrica è un flusso di elettroni che circola in moltissimi dispositivi, come
per esempio un lettore mp3, che è formato da diverse parti come il generatore
(batteria) e l’utilizzatore (altre componenti), la trasformazione dell’energia elettrica
che avviene all’interno dell’mp3 è possibile grazie a questo flusso di elettroni: la
corrente elettrica.

I metalli, ad esempio, liberano uno o più elettroni che diventano mobili. Cedendo
elettroni il metallo diventa ione positivo. Nei metalli le componenti che trasportano
corrente sono sono solo gli elettroni liberi o elettroni di conduzione.

In stato normale gli elettroni di movimento si spostano in continuazione e trovano


sempre un altro elettrone che si muove nel senso opposto, così facendo l’equilibrio
di carica rimane invariato. La situazione cambia quando esiste agli estremi del filo
metallico una differenza di potenziale (d.d.p.). All’interno del filo si stabilisce un
campo elettrico e gli elettroni si mettono in movimento tutti nella stessa direzione,
ma opposta a quella del campo.
Questo movimento di elettroni è chiamato moto di deriva.
La corrente elettrica è un moto ordinato di particelle dotate di carica elettrica. Nei
conduttori metallici le particelle che si spostano sono gli elettroni, che hanno carica
negativa.

In un filo elettrico il moto degli elettroni è opposto al moto della corrente, gli
elettroni vanno dall’estremo carico negativamente a quello carico positivamente,
mentre la corrente viceversa.

L’intensità di corrente elettrica è il rapporto tra la quantità di carica elettrica e


l’intervallo di tempo.
Nel sistema internazionale l’unità di misura dell’intensità corrente è l’Ampère.
Una corrente che scorre sempre nello stesso verso ad un’intensità costante è
chiamata corrente continua.

2. La resistenza elettrica
A parità di differenza di potenziale agli estremi, conduttori diversi si oppongono in
modo diverso al passaggio di corrente elettrica. (resistenza)

Nel sistema internazionale l’unità di misura della resistenza è l’Ohm.

Ohm dimostrò che la resistenza è costante nei conduttori metallici.

Prima legge di Ohm:


A una temperatura fissata, la d.d.p. fra gli estremi di un conduttore metallico è
direttamente proporzionale all’intensità i della corrente che lo percorre

Dove il coefficiente R, resistenza del conduttore è costante al variare della d.d.p.

Il grafico che rappresenta l’intensità di corrente in funzione della d.d.p. tra gli
estremi è chiamato curva caratteristica e per la prima legge di Ohm, la curva
caratteristica di un metallo è una retta, tutti i conduttori la cui curva caratteristica è
una retta si chiamano conduttori ohmici.

Gli elementi nei circuiti elettrici che hanno una resistenza non trascurabile e
ubbidiscono alla prima legge di ohm sono detti resistori.

Ogni conduttore ha una resistenza differente in relazione alle sue dimensioni, e la


sua sezione trasversale.
Ohm formulò una seconda legge sulla resistenza elettrica.
A una temperatura fissata, la resistenza R di un filo conduttore è direttamente
proporzionale alla lunghezza del filo L e inversamente proporzionale all’area A della
sezione trasversale.

In cui il coefficiente di proporzionalità p dipende dal materiale di cui è fatto il filo.


La resistività cambia da un materiale all’altro e, a parità di materiale, cambia con il
variare della temperatura. Agli estremi si distinguono conduttori e isolanti, mentre
alcuni materiali che hanno caratteristiche intermedie rispetto a questi ultimi sono i
semiconduttori.
La resistività di un conduttore aumenta con la temperatura.

3. La forza elettromotrice
Supponiamo di voler accendere una lampadina, il circuito elettrico più semplice è
costituito dalla lampadina, due fili metallici e una pila.
Gli elettroni che scorrono dal polo negativo al polo positivo, aumentano il potenziale
negativo rispetto a quello positivo. Tendono quindi ad annullare la differenza di
potenziale e quindi l’intensità di corrente.
Per mantenere costante la corrente (e quindi accesa la lampadina) occorre
ripristinare istante per istante la d.d.p. iniziale. Questo è il compito svolto dalla pila,
e in generale da un generatore elettrico.

Il ruolo del generatore è analogo a quello di una pompa in un circuito idraulico. Il


movimento delle cariche elettriche corrisponde allo spostamento dell’acqua da
un’estremità ad un'altra.
Affinché il flusso continui bisogna mantenere un dislivello mediante una pompa che
spinge l’acqua nel verso opposto a come si muoverebbe con l’azione della gravità.
In modo analogo un generatore deve compiere un lavoro L contro la forza elettrica
per portare una carica positiva q dal polo negativo al polo positivo.
Ogni generatore è caratterizzato da una forza elettromotrice abbreviata f.e.m. e
indicata con f.

La forza di un generatore, è il rapporto tra il lavoro compiuto per portare una carica
positiva dal polo negativo al polo positivo e la carica stessa:

Più generatori in serie costituiscono una batteria, la cui f.e.m. è rappresentata dalla
somma dei singoli generatori.
Il generatore elettrico è chiamato generatore di forza elettromotrice o generatore
di tensione.
Il generatore non fornisce al circuito soltanto una forza elettromotrice, esso
aggiunge anche una resistenza. Questa resistenza è detta resistenza interna del
generatore.
Quando colleghiamo un generatore ad un circuito, il generatore fa aumentare il
potenziale di una quantità pari alla forza elettromotrice f, ma il potenziale subisce
anche una diminuzione di potenziale, per la resistenza interna del generatore
(caduta di tensione). Per calcolare l’effettiva d.d.p. fra i poli A e B del generatore
dovremo applicare la formula:

La d.d.p. che un generatore mantiene fra poli è dunque minore della f.e.m.

4. Circuiti elettrici a corrente continua


Se il generatore che alimenta un circuito elettrico mantiene fra i suoi poli una
differenza di potenziale che non varia nel tempo, la corrente scorre nel circuito con
un’intensità costante sempre nello stesso verso. Questo tipo di corrente è chiamata
continua.
Per analizzare i diversi tipi di circuiti esistono due teoremi formulati da Kirchhoff.

Teorema dei nodi


In un circuito elettrico un nodo è un punto di diramazione. Le correnti rispetto a un
nodo possono essere entranti o uscenti, e rispondono al teorema dei nodi.

La somma della intensità delle correnti che giungono nel nodo di un circuito è
uguale alla somma delle intensità delle correnti che se ne allontanano.
Il teorema è un’immediata conseguenza del principio di conservazione della carica.

Teorema della maglia

In un circuito elettrico per maglia si intende qualsiasi percorso chiuso.


Sommando algebricamente al potenziale di un punto A del circuito tutte le variazioni
che il potenziale subisce in un giro di qualsiasi maglia, si ottiene di nuovo il
potenziale di A.

Resistori in serie

I circuiti complessi sono sempre combinazioni di resistori in serie o in parallelo.


I resistori in serie sono formati da resistori uno di seguito all’altro, e per trovare la
resistenza equivalente si dovranno sommare le resistenze di ogni resistore:

Resistori in parallelo

I resistori in parallelo invece sono formati da due o più resistori che sono inseriti ad
esempio tra due punti (nodi), in parallelo; la corrente quindi arrivata al primo nodo
si ripartirà in due e dopo essere passata dai due resistori, passerà infine dal secondo
nodo.
Per calcolare la resistenza equivalente dovremo sommare i reciproci di tutte le
resistenze in parallelo.

Gli strumenti di misura elettrici

Lo strumento che permette di misurare l’intensità di corrente elettrica si chiama


amperometro. Va collegato in serie, nel circuito che si intende misurare.

Lo strumento con cui si misura la differenza di potenziale si chiama voltometro


(tensione). Va collegato in parallelo al ramo del circuito che si intende misurarare.

Nei laboratori viene comunemente usato il multimetro, che può funzionare sia da
amperometro che da voltimetro.

5. La potenza elettrica
Per spostare una carica da un polo all’altro un generatore deve compiere un lavoro
contro la forza elettrica.
Un generatore che fa scorrere in un circuito una corrente continua di intensità i
mantenendo fra i suoi poli una d.d.p. eroga una potenza p uguale a:

L’effetto Joule

In un circuito chiuso gli elettroni si muovono e acquistano energia cinetica a spese


della loro energia potenziale elettrica. Con lo scorrere della corrente, inoltre,
l’energia cinetica degli elettroni si trasforma in energia interna dei conduttori, che
accrescono la loro temperatura e cedono calore all’ambiente.
Quest’ultima trasformazione di energia è nota come effetto Joule.
Legge di Joule:

La potenza Pj assorbita per effetto Joule da un conduttore ohmico è uguale al


prodotto fra la sua resistenza R e il quadrato dell’intensità di corrente i:

Poiché l’energia interna dei conduttori è dispersa nell’ambiente come calore, la


potenza Pj assorbita da un circuito si chiama anche “potenza dissipata”.
L’unità di misura che si usa per esprimere il consumo di energia elettrica è il
kilowattora, anche se non appartiene al SI viene molto utilizzata.

L’effetto Joule può essere indesiderato o, in certi casi, vantaggioso. Quando per
esempio un elettrodomestico in funzione si scalda, vuol dire che parte dell’energia
prodotta viene dissipata, in questo caso l’effetto va limitato. Mentre nel caso del
resistore di una stufa, che scalda l’aria che passa, l’effetto è vantaggioso.

Il magnetismo
1. I magneti e il campo magnetico

Chiamiamo magnete qualsiasi materiale capace di attrarre il ferro e in generale il


metallo. Ogni magnete ha un polo nord e un polo sud alle estremità, poli magnetici
uguali si respingono, mentre poli diversi si attraggono. C’è però una fondamentale
differenza con le cariche elettriche: le cariche di un segno si possono separare da
quelle di segno opposto, mentre se dividiamo un magnete in due parti, otterremo
sempre due magneti (con polo nord e sud).

La presenza di un campo magnetico si può individuare attraverso un ago magnetico,


che assume una determinata orientazione in ogni punto del campo. Il campo è
caratterizzato da: verso, direzione, intensità, di conseguenza è un campo vettoriale,
cioè in ogni punto è descritto da un vettore, chiamato induzione magnetica.
Esistono due tipi di campi magnetici:

-Terrestre: la terra è un magnete e il polo nord corrisponde al sud geografico e


viceversa.
-Uniforme: le linee di forza sono orientate dal polo nord al polo sud.

2. Induzione magnetica
All’interno del campo magnetico agisce una forza meccanica su un filo percorso da
corrente. Questo filo fa parte di un circuito che è alimentato da un generatore
elettrico regolabile, ed è disposto fra le estremità di una calamita a ferro di cavallo.
Ruotando il filo rispetto alla calamita si osserva che la forza è più o meno intensa a
seconda dell’inclinazione del filo. L’intensità sarà massima quando il filo sarà
perpendicolare. Nulla quando sarà parallelo.
Il modulo dell’induzione magnetica è uguale a:

Nel sistema internazionale il Tesla (T) è l’unità di misura dell’induzione magnetica.


Il teorema di Gauss
Il teorema di Gauss studia le proprietà dell’induzione magnetica. Il flusso è indicato
con l’unità di misura Weber (wb).
Le linee di forza del campo non hanno né inizio né fine, cioè sono chiuse. Di
conseguenza il flusso del campo magnetico uscente da qualunque superficie chiusa
è nullo.

3. Campi magnetici generati da correnti


Un filo elettrico percorso da corrente genera un campo magnetico. Se avviciniamo
un ago metallico ad un filo percorso da corrente l’ago verrà attratto dal filo, si
disporrà ad angolo retto e ruoterà intorno al filo stesso.
Quest’effetto fu scoperto da Oersted, che rilevò un legame tra i fenomeni elettrici e
quelli magnetici. Egli dimostrò che due fili percorsi da corrente esercitano una forza
uno sull’altro, si attraggono o si respingono in base alle correnti e al loro verso.

Legge di Ampère

La forza di intensità F, è direttamente proporzionale alle due intensità di corrente


(due fili) e la lunghezza, mentre è inversamente proporzionale alla distanza (tra i due
fili).

L’Ampère è l’unità di misura dell’intensità della carica elettrica (A).


La permeabilità magnetica nel vuoto è una costante, e si indica con la lettera greca
(mi).

Legge di Biot-Savart

L’intensità dell’induzione è direttamente proporzionale all’intensità di corrente e


inversamente proporzionale alla distanza dal filo

Il campo di una spira


La spira è un qualsiasi filo conduttore chiuso, nel quale le linee di forza sono uguali a
quelle di una barra magnetica.
La spira si comporta come un magnete e ha un polo nord (dove la corrente gira in
senso antiorario), e un polo sud (dove la corrente gira in senso orario).
Per trovare l’intensità dell’induzione magnetica si usa la formula:

Cioè l’induzione magnetica è direttamente proporzionale all’intensità di corrente e


inversamente proporzionale al raggio della spira.

Il campo di un Solenoide

Il solenoide è un insieme di spire, il campo magnetico risulta dalla sovrapposizione


dei campi prodotti singolarmente dalle spire che lo compongono, con la formula:

4. Forze magnetiche sulle correnti e sulle cariche elettriche


Abbiamo notato, con l’esperimento del filo elettrico in un campo magnetico, che
l’intensità della forza agente sarà massima quando il filo sarà perpendicolare al
campo, ma se il filo risulta inclinato rispetto al campo, l’intensità sarà minore.
L’intensità si abbasserà sempre più fino ad arrivare allo stato in cui il filo sarà
parallelo al campo e quindi l’intensità risulterà nulla.

La forza magnetica su una carica elettrica in movimento

Il fisico olandese Lorentz studiò l’effetto dei campi magnetici sul moto delle
particelle cariche e giunse alla conclusione che la forza magnetica agisce sui singoli
portatori di carica.
La forza di Lorentz si esprime con la formula:

La forza magnetica è sempre perpendicolare sia alla velocità che al campo


magnetico.
L’intensità della forza cambia con l’angolo formato dai vettori della velocità (v) e del
campo magnetico (B). È massima se sono perpendicolari fra di loro, nulla se sono
paralleli.

L’azione di un campo magnetico su una spira

Consideriamo una spira di forma rettangolare immersa in un campo magnetico di


tipo uniforme, come quello presente tra i poli N e S di un magnete ripiegato. E
supponiamo che la spira sia libera di ruotare. Notiamo che la spira gira per la forza
magnetica esercitata sui due lati di essa, per trovare la forza si usa la formula:

5. Le proprietà magnetiche della materia


Abbiamo notato che in solenoide composto da n spire e percorso da un’intensità di
corrente di intensità i, il campo magnetico avrà intensità:

Ciò è vero se l’interno del solenoide è vuoto, se il solenoide è immerso in un mezzo


o riempito di qualche materiale, il campo magnetico ha un’intensità B che differisce
da B0 per un fattore μr.
Questo rappresenta la permeabilità magnetica relativa del mezzo rispetto al vuoto.

Esistono tre classi di materiali con comportamento magnetico diverso:

-Materiali diamagnetici: come l’argento, l’acqua, in cui μr è indipendente dal campo


magnetico ed è leggermente minore dell’unità.

-Materiali paramagnetici: come l’aria, l’alluminio, in cui μr è indipendente dal campo


magnetico ma cambia con la temperatura, assumendo valori sempre superiori
all’unità.

-Materiali ferromagnetici: come il ferro, in cui μr è dipendente sia dal campo


magnetico che dalla temperatura, e può raggiungere grandezze molto elevate.
Che cosa accade in presenza di un campo magnetico esterno?
In presenza di un campo magnetico esterno, il moto degli elettroni si altera e i
magneti tendono ad assumere una direzione comune.

1.
Nei materiali diamagnetici l’effetto del campo esterno prende il nome di
polarizzazione magnetica: si produce un debole campo magnetico di verso opposto,
quindi μr <1

2.
Nei materiali paramagnetici, in presenza di un campo esterno, i magneti tendono ad
assumere tutti lo stesso verso del campo, questo processo prende il nome di
polarizzazione magnetica per orientamento. Quindi μr >1

3.
Il comportamento dei materiali ferromagnetici è più complesso.
Secondo una teoria proposta dal francese Weiss, i materiali ferromagnetici possono
essere suddivisi in tanti elementi, chiamati domini ferromagnetici o domini di
Weiss.

I domini sono tutti orientati casualmente, con una somma uguale a zero.
In presenza di un campo esterno sufficientemente intenso, i domini si indirizzeranno
nello stesso verso, così facendo tutto il campione diventa un unico dominio,
moltiplicando l’intensità del campo a dismisura, ecco perché i valori sono piuttosto
alti.
Tuttavia, se la temperatura supera una certa soglia, chiamata Temperatura di Curie,
i domini si distruggeranno e i materiali ferromagnetici finiranno per comportarsi
come quelli paramagnetici.