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ll Basso Medioevo
alias iN
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Gesarino Ruini
«Diciamo pertanto che la musica [..], come sembra, siriduce a tre tipi principali. Uno
Jo classifichiamo come musica semplice o civle, detta musica popolare; un altro come
‘musica ordinata o regolare o canonica, detta musica misurata. Mac un terzo genere,
che @ formato da questi due ¢ al quale questi due sono finalizzati come a qualcosa di
meglio, che & chiamato ecclesiastico ed & destinato alla lode di Dio.» (Giovanni de Gro-
cheo)
«Alcuni discepoli di una nuova scuola, impégnando la loro attenzione a misurare il
tempo, cercano nuove note, preferiscono crearne loro piuttosto che cantare le antiche.
{...] La moltitudine delle loro note offusca i semplici ed equilibrati movimenti per
mezzo dei quali nel canto piano si distinguono le note una dalfaltra. Corrono e non
sitiposano mai, inebriano le orecchie ¢ non curano gli animi.» (papa Giovanni xx)
‘ee documenti di vita musicale
la storia
2.1 La musica profena: canti studenteschi e di corte
2.2 Esperienze palifoniche
2.3 Lorganum a Notre Dame
2.4 La polifonia non liturgica
2.5 Il mottetto
2.6 Il quadro politico. Funzioni e contesti della polifonia
(@q_ __nells Francia del “300: Ars nova
2.7 Guillaume de Machaut
@} 2.8 Utaliae Ars nova
web 57 le musiche e i testi
capitolo ildocumenti
eapitolo Hi
-documenti di vita musicale
to
©
2.1 Normandia, 1190 ca.
Larrazo (spicgazione) di uma canzone
smnaut Daniel racconta della singolare gara poe-
tica trail trovatore e un collegayalla corte di Riccardo nor di Leone, re d'Inghilterra. An-
che se, come la gran parte delle razos, metita ben poca fede, é tuttavia chiara testimonianza
del clima da gioco di societa che circondava le esibizioni cortesi dei poeti provenzali.
E fon aventura qu’el fon en la cort de!
rey Richart d'Englaterra, et estant en la
ort, us autres ioglars escomes fo com
el trobava en pus caras rimas que el
Arnautz tene so ad esquern e feron
messios, cascus de son palafre, que no
fera, en poder del rey. E-I reys enclaus
cascu en una cambra. E-N Amautz, de
fastl que n’ac, no ac poder que lasses
Un mot ab autre. Lo joglars fes son can-
tar leu e tost; et els non avian mas x
lorns d'espazi, e devia's iutgar per lo rey
@ cap de V lors, Lo loglars demandet
a-N Araut si avia fag, e-N Arnautz re-
pos que oc, passat a III iorns; € no’n
avia pessat. E-I ioglars cantava tota
‘nuleg sa canso, per so que be la saubes.
E-N Amautz pesset coll traysses
fsquern; tan que venc una nueg, el io-
glars la cantava, e-N Arnautz la va tota
arretener, e-I so, E can foro denan lo
rey, NArnautz dis que volia retraire sa
chanso, e comenset mot be la chanso
que-! ioglars avia facha. E-1 ioglars, can
Vauzic, gardet fo en la cara, e dis qu’e!
avia facha. E-I reys dis co-s podie far;
e+ loglars preguet al rey qu’el ne sau-
bes lo ver; e+l reys demandec a-N Ar-
aut com era estat. E-N Arnautz comtet
li tot com era estat, e-| reys ac ne gran
gaug e tenc so tot a gran esquern;
foro aquitiat li gatge, et a cascu fes
donar bels dos. E fo donatz lo cantar a-N
Arnaut Daniel, que di: Anc yun man Fac,
mas ela m’a.
Accadde che Amaut venne alla corte del re
Riccardo d’Inghilterrae, mentre eraa corte,
un altto giullare lo sfido dicendo di saper
comporre versi pitt eleganti di lui, Arnaut
lo prese come uno scherzo ¢ cascuno
scommise il proprio cavallo, mettendolo a
disposizione del re, che Paliro non ci sa-
rebbe riuscito,
Tre fece rinchiudere ciascuino di loro in
‘una camera, Arnaut, per la rabbia che aveva,
non riusciva a legare una rima con alta.
giullare compose facilmente e subito la sua
canzone: essi non avevano che dieci giorni
di tempo e il re doveva dare la propria sen-
tenza di lla cingue giorni
I giullae chiese a messer Arnaut se avesse
finito e messer Arnaut rispose di si; erano
passat tre giomi e ancora non ci aveva pen-
sato. I! giullare cantava tutta la notte la sua
canzone, per impararla bene, e messer Ar-
aut pensd come giocargli uno scherzo:
finché una notte, mentre il giullare la can-
tava, messer Arnaut la imparé tutta, com-
presala melodia. Quando furono dinanzi al
+e, messer Arnaut disse che voleva presen-
tare la sua canzone e comincib proprio bene
quella composta dal. giullare, Questi,
quando Pudi, lo fiss0 in volto e disse che
Paveva composta lui, Il re chiese come cid
fosse possibile ¢ il gillare lo pregd di ac-
certare la verit allora il re chiese a messer
Arnaut come erano andate le cose, Messer
Amaut gli raccontd tutto Paccaduto e i re
si divert! molto e ritenne tutto una gran
burlas le poste furono ritirate e a ciascuno
fece dare dei bei doni, A messer Arnaut Da-il basso medioeva
2.2 Parigi, 1275 ca.
niel fu atribuita la canzone che dice: «Mai
io Tebbi, ma egli [cio’ Amore] ha me.
Un inglese che forse aveva trascorso diverso tempo a Parigi (la sua identita non ci é
nota) enumera in un trattato di teori
musicale i compositori atti
ella cattedrale
patigina di Notre-Dame dalla fine del secolo precedente. La menzione é accompagnata
da un breve giudizio su ciascuno di essie dalla citazione dei libri nei quali sono con-
servate le loro opere.
Et nota, quod magister Leoninus, secun-
‘dum quod dicebatur, fuit optimus orga-
nista, qui fecit magnum librum organi de
gradali et antiphonario pro servitio di-
10 multiplicando. Et fult in usu usque
ad tempus Perotini Magni, qui abbrevia-
vit eundem et fecit clausulas sive punc-
ta plurima meliora, quoniam optimus
discantor erat, et melior quem Leoninus
erat. Ipse vero magister Perotinus fecit
uadrupla optima sicut Viderunt, Sede-
runt cum habundantia colorum armo-
‘nicee artis; similiter et tripla plurima
obilissima sicut Alleluia Posul adiuto-
rium, Nativitas et cetera, Fecit etiam tri-
plices conductus ut Salvatoris hodie et
duplices conductus sicut Dum sigillum
summi patris ac etlam simplices con-
ductus cum pluribus allis sicut Beata
viscera et cetera.
Liber vel libri magistri Perotini erant in
usu _usque ad tempus magistri Roberti
de Sabilone et in coro Beatee Virginis
maioris ecclesize Parisiensis.
Gel
Est quoddam volumen continens que~
drupla ut Viderunt et Sederunt, quae
composuit Perotiaus Magnus, in quibus
continentur colores et pulcritudines. Pro
maiori parte totius artis hulus habeatis
ipsa in usu cum quibusdam similibus et
Nota che il maestro Leonino, a quanto si
Giceva, fu un eccellente compositore di
organa, il quale scrisse un grosso libro di
organa su melodie del Graduale ¢ del-
PAntifonario per ampliare il servizio Ii
turgico, Questo libro rimase in uso sino
al tempo del grande Perotino, che lo ab-
brevid e compose clausole o punicta nu-
merosissimi e migliori, dato che era un
ottime compositore di discantus, migliore
di Leonino.
Timaestro Perotino scrisse ottime compo-
sizioni a quattro voci, come Viderunt, Se-
derunt con abbondanza di colores dell arte
musicale, ¢ inoltre eccellenti composizioni
autre voci, quali Alleluia Posui adiutorium,
Nativitas, eocetera. Scrisse anche conduc-
tus a tre voci come Salvatoris hodie, econ-
ductus a due, come Durr sigillum summni
patris, € conductus ad una voce (oltre a
moltealtre cose) come Beata viscera, ecce-
tera, [libro o i libri del maestro Perotino
+imasero in uso sino al tempo del maestro
Roberto de Sabilone nel coro della chiesa
di Notre-Dame di Parigi
LD
‘Cun volume contenente composizioni
a quattro voci, come Viderunt e Sederunt,
composte dal grande Perotino, in cui si
contengono colores e belle cose. Per la
‘maggior parte queste composizioni sono
a9capitolo Il
. documenti
6
cetera. Est et allud volumen de triplici-
bus maioribus magnis ut Alleluia Dies
sanctficatus et cetera, in quo continen-
tur colores et pulcritudines cum habun-
dantia, Et si quis haberet servitium
divinum, sub tall forma haberet opti-
mum volumen istlus arts.
bel
Tertium volumen est de conductis tri-
plicibus caudas habentibus sicut Salva-
toris hodie et Relegentur ab arca et
similla, In quibus continentur puncta fi-
nalia organi in fine versuum et in q
busdam non, quos bonus organista
perfecte scire tenetur. Est et aliud vor
lumen de duplicibus conductis habenti-
bus caudas ut Ave Maria antiquum in
uplo et Pater noster commiserans vel
Hac in die regfe] nato, in quo conti-
enter nomina plurium conductorum,
et similia. Est et quintum volumen de
quadrupiicibus et tripicibus et duplici-
bus sine caudis, quod solebat esse
multur in usu inter minores cantores,
et similia, Est et sextum volumen de
‘organo in duplo ut Iudea at Ierusalem
et Constantes [..}.
2.3 Parigi, 1300 ca.
da conservare in uso insieme con certe
altre simili. C's un altro volume di ampie
composizioni a tre voci, come Alleluia,
Dies sanctificatus, eccetera, in cui si con-
tengono colores e belle cose in abbon-
danza; chi avesse il servizio liturgico in
questa forma avrebbe un ottimo libro di
guestarte
L..]
Un terzo volume ® i conductus a tre voci
con cauda, come Salvatoris hodie e Rele=
sgentur ab arca e similis in alcuni ei sono
sevioni terminali in forma W’organurn alla
fine di ogni verso del testo, in altri no, e
ogni buon compositore di organa do-
vrebbe conoscerli perfettamente. E’@ un
altro volume di conductus a due voci con
cauda, come Ave Maria e Pater noster
commmiserans, o Hac in die rege nato, ein
questo libro sono contenuti molti con-
ductus, C8 anche un quinto volume di
conductus @ quattro, a tre € a due voci
senza cauda, che soleva essere molto in
uso trai cantori meno abili, C anche un
sesto volume di organia a due voci come
Judea et Jerusalem e Constantes.
In tun singolare trattato di musica, Giovanni de Grocheo descrive gli usi e i gusti mu-
sicali della societa parigina, esponendo analiticamente le caratteristiche tecniche ¢ le
funzioni sociali dei generi in voga nella sua epoca.
Dicamus igitur, quod musica, qua utun-
tur homines Parisils, potest, ut videtur,
ad tria membre generalia reduci. Unum
‘autem membrum dicimus de simplici mu-
sica vel civill, quam vulgarem musicam
appellamus; aliud autem de musica com-
posita vel regulari vel canonica, quam
appellant musicam mensuratam. Sed
Diciamo pertanto che la musica utilizzata
agli abitanti di Parigi, come sembra, sir
duce a tre tipi principali. Uno lo classifi
chiamo come musica semplice 0 civile,
detta ‘musica popolare’s un altro come
musica ordinata 0 regolare o canonica,
detta ‘musica misurata. Ma ce un terz0
sgenere, che & formato da questi due e al
2.
Nello
1330
espri
punt1
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i
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|
i
tertium genus est, quod ex istis duobus
cfficitur et ad quod ista duo tamquam
ad melius ordinantur. Quod ecclesiasti-
‘cum dicitur et ad laudandum creatorent
deputatum est.
Ll
Motetus vero est cantus ex pluribus
‘compositus, habens plura dictamina vel
multimodam discretionem syllabarum,
utrobique harmonialiter consonans.
Gel
Cantus autem iste non debet coram vul-
‘garibus propinari, eo quod eius subtilita-
tem non animadvertunt nec in elus auditu
delectantur, sed coram litteratis et ills,
qui subtiltates artium sunt quaerentes. Et
solet in eorum festis decantari ad eorum
decorationem, quemadmodum cantilena,
quae dicitur rotundellus, in festis vulga-
rium laicorum. Organum vero, prout hic
‘sumitur, est cantus ex pluribus harmonice
‘compesitus, unum tantum habens dicta-
men vel discretionem syllabarum.
(..]
Cantus autem iste dupliciter variatur. Est
enim quidem, qui supra cantum determi-
atum, puta ecciesiasticum, fundatur. Qui
in ecclesiis ve! locis sanctis decantatur ad
Dei laudem et reverentiam summitatis.
Et cantus Iste appropriato nomine orga-
‘num appellatur. Allus autem fundatur
supra cantum cum eo compositum. Qui
solet in conviviis et festis coram litteratis
et divitibus decantarl. Et ex his nomen
trahens appropriato nomine conductus
appellatur
2.4 Liegi, 1323-25
Nello Speculum musice, un voluminoso trattato in 7 libri,
il basso medioevo
quale questi due sono finalizzati come a
qualcosa di meglio, che & chiamato eccle-
siastico ed 2 destinato alla lode di Dio.
Ld
TL mottetto 2 un canto formato da pit,
parti, e dotato di pit testi o di una mul-
tiforme articolazione delle sillabe, in ogni
caso accordate armoniosamente.
(1
Questo genere di canto non deve essere
proposto a persone incolte, perché non
apprezzerebbero Ia. sua raffinatezza €
non trarrebbero piacere dall'ascoltarlo,
ma a persone istruite e a coloro che ri
cercano le finezze dei prodotti artistic, e
solitamente viene cantato ad ornamento
delle loro feste, come avviene peril canto
detto rondello nelle feste popolari. In~
vvece lorgantum come Pintendiamo qui, &
lun canto composto armonicamente di
pid parti, tuttavia con solo un testo 0
urvarticolazione di sillabe,
L..1
Comunque questo genere di canto pud
essere modificato in due modi. Ce n'é in-
fatti uno che si basa su un canto dato,
per esempio un canto ecclesiastico,
viene cantato nelle chiese'e nei luoghi
sacri a lode di Dio e venerarione dell’ Al-
tissimo. Valtro invece si basa su un canto
creato al momento della composizione,
€ questo solitamente viene cantato nei
banchetti ¢ nelle feste di fronte a gente
colta e agiata. E traendo il nome da que-
ste cose viene propriamente chiamato
conductus,
iacomo da Liegi (1260 ca.-
1330 ca.) affronta tutte le questioni relative allo scibile musicale, Nel settimo libro
esprime sconcerto di fronte al rapido
punto nei confront delle innovazior
nuitamento delle tecniche e del gusto, e disap-
introdotte dai musicisti dell’ Ars nova.capitolo Il
‘Simplicius, in [commentario] suo super
‘Aristotelis predicament, in commenda-
tionem Antiquorum ¢ict sic: Non sumus
Usquequaque sufficientes ad veri faisi-
que discretionem, sed diligimus in hoc
insequi meliores. Qua in re, sicut utile
laudabileque est Antiquorum. imitari
bona facta, sic amabile, commendabile
est eorum approbare, non impugnare,
bene dicta.
Hoc autem iuvenibus amplius convenire
Videtur quia, etsi sint magis inventivi,
senes tamen melioris preedicantur iudl-
cli ideoque a iuvenibus et novis quibus
nova placent iuxta illud magistr in his
torils; cula novites familiaris est et
mulcet aures, nova tamen non sic &x-
tollenda sunt ut sepeliantur antiqua
Nam plerumque novee doctrinze, etsi
prima fronte exterius niteant, bene
tamen examinatee interius solidis ca-
rent fundamentis, abiiciuntur nec dia
durant.
Sane, cum dudum venerabiles viri de
‘musica plana tractaverint, ut Tubalcain
ante diluvium, et inde quam plures de
quibus supra meminimus, de mensura~
bili etiam multi inter quos eminet
Franco Teutonicus et allus quidam qui
Arstoteles nuncupatur, nunc nostris
temporibus novi recentesque venerunt
de mensurabili tractantes musica, pa-
rentes suos doctores antiquos parum
reverentes, quin potius illorum bonam
doctrinam in aliquibus mutantes, cor-
Tumpentes, reprobantes, annulantes
factis, quidquid verbis protestentur,
‘cum curiale bonique moris sit illos in
bene dictis imitari, in dubiis ipsos excu-
‘sare, Ipsos exponere.
Sunt et his temporibus multi boni et
valentes musici cantores et discantato-
Simplicio nel suo commento ai Predica-
‘menta di Aristotele cost dice in lode deght
antichi: dNon siamo sempre in grado di
stinguere i-yero dal falso, ma amiamo in
id seguire i migliori». Percio, come & utile
¢lodevole imitare le buone azioni deglian-
tichi, cosi bello ¢ lodevole approvare
non contestare cid che essi hanno detto di
buono. Questo sembra convenire soprat-
tutto ai giovani perché, anche se sono pit
inventivi, tuttavia i vecchi sono ritemut
miglioti per il loro giudizio proprio dai
sgiovani e dai moderni, cui piacciono le
‘cose nuove secondo il detto del maestro
nelle Storie; anche se lanovita¢familiare e
accarezza le orecchie, tuttavia le cose nuove
non debbono essere innalzate tanto da sep-
pellire le antiche. Infatti perlopit le nuove
dottrine, benché a prima vista risplendano
esteriormente, esaminate poi bene inter-
namente mancano di solidi fondamenti,
vengono abbandonate ¢ non durano a
Tungo.
LJ
Ora, avendo da tempo womini venerabili
trattato della musica non misurata, come
Tubalcain prima del diluvio,e poi moltis-
simi avendo trattato della musica mis
rata, tra i quali primeggia il tedesco
Franco ¢ un certo altro chiamato Aristo-
tele [cio’ Lamberto], ai nostri tempi sono
arrivati nuovie pit recentitrattatisti della
‘musica misurata e costoro hanno poco
spetto degli antichi maestti loro padri e
anzi piuttosto contestano coi fatti (qua-
Iunque cosa dicano con le parole) la
buona dottrina di quelli, mutandola in al-
cune parti, corrompendola, riprovandola,
annullandola; mentre sarebbe cortesee di
buon gusto imitarli nelle cose ben dette,
scusatli nelle cose dubbie, commentarli
spiegar
Gisono anche ai nostri tempi molti buoni
resin
dis- ¢
ult
cants
impe
revi
tantu
orgai
tos ¢
ces,
in me
diffic
dum
ab ar
teris,
sic ¢
‘mens
Lal
Nec t
chros
hoc 1
canto
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Da Av
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h :
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inter
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cuca
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rent,
quos
Sed1
2
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a
c
\
as
il basso medioevo
res non modo per usum, sed per artem
dis cantare scientes, discantus multos
pulchros facientes. Sed utuntur novo
cantandi modo, antiquum dimittunt;
imperfectis nimium utuntur, in semi-
brevibus, quas minimas vocant, delec-
tentur, a se repellunt cantus antiquos
‘organicos, conductos, motellos, hoke-
tos duplices, contracuplices et tripli-
es, nisi quod aliquos illorum Inserunt
In motetis, vel motellis suis. Subtiles et
difficiles ad cantandum, ad mensuran-
dum discantus componunt. Et hi, sicut
‘ab Antiquis: Francone, Aristotele et ce-
teris, in [cantandi] se separant modo,
sic et in modo notand! cantus suos
mensuratos.
tl
Nec haec dico quin Moderni multos pul-
chros et bonos fecerint cantus. Sed ex
hoc non debent Antiqui dict mall et
‘cantorum consortio excludi. Unum enim
bonum alter non adversatur
2.5 Avignone, 1324-25
evalenti musici, antorie discantatori che
sanno discantare non solo per uso ma per
arte, che fanno molti bei discanti; ma
tusano un nuovo modo di cantare ¢ ab-
bandonano Pantico, fanno un uso ecces-
sivo delle misure imperfette,sidilettano di
note semibrevi che chiamano minime e
respingono le composizioni antiche:
‘gana, conductus, mottetti, hoqueti a due e
tre voc (Soltanto ne inseriscono alcuni nei
loro mottetti); compongono discanti sor-
tile difficili da cantare e da misurare. Co-
storo, come si distinguono dagli antichi
Franco, Aristotele e altri nel modo di can
tare, cosi se ne distinguono nel modo di
notare le proprie composizioni misurate.
[.
Non dico che imoderni non abbiano fatto
molte belle e buone composizioni, ma per
‘questo non debbono gli antichi esser deit-
niti cattivi ed esclusi dal consorzio dei can-
tori. Una cosa buona non é infatti nemica
i urfaltra cosa buona,
Da Avignone, papa Giovanni .0u1 (1316-34) emana una bolla in cui condanna gli abusi
introdotti nella musica liturgica dalle innovazioni musicali dell’Ars nova: esse alterano
Ja compostezea del canto ecclesiastico ¢ rendono inintelligibili le parole del testo sacro.
Sed nonnull novellze scholze discipuli,
dum temporibus mensurandis invigilant,
ovis notis intendunt, fingere suas quam
antiquas cantare malunt, in semibreves
‘et minimas ecclesiastica cantantur, notu-
lis percutiuntur. Nam melodias hoquetis
intersecant, discantibus lubricant, triplis
et motetis vulgaribus nonnumquam in-
cuicant adeo, ut interdum antiphonarii et
gradualis fundamenta despiciant, igno-
rent, super quo zedificant, tonos nesciant,
‘quos non discernunt, immo confundunt,
Alcuni discepoli di una nuova sctiola, im-
pegnando la loro attenzione a misurare il
tempo, cercano nuove note, preferiscono
crearne loro piuttosto che cantare le an-
tiche, Le melodie ecclesiastiche vengono
eseguite con semibrevi e minime, sono.
frammentate in note piccole. Essi inter-
rompono le melodie con gli hoqueti, le
rendono effemminate con I'uso del di-
scant le riempiono a volte con una terza
voce ¢ con mottetti in volgare, fino a di-
sprezzare talvolta i principi fondamentali1
cument:
O
8
capitolo Il
4
quumn ex earum multitudine notarum
adscensiones pudicze, descensionesque
temperatze, planl cantus, quibus toni
ipsi secernuntur ad invicem, obfuscen-
tur. Currunt enim, et non quiescunt;
aures inebriant, et non medentur; ge
stibus simulant quod depromunt, quibus
devotio quzerenda contemnitur, vitanda
lascivia propalatur.
Gl
Hoc ideo dudum Nos et fratres nostri
correctione indigere percepimus; hoc
relegare, immo prorsus ablicere, et ab
eadem ecclesia Del profligare efficacius
properamus.
Ll
Per hoc autem non intendimus prohibere,
quin interdum diebus festis praecipue,
sive solennibus in missis et preefatis divi-
nis offi aliquae consonantize, quae me
todiam sapiunt, puta octavae, quinta,
quartze et hulusmedi supra cantum ec-
lesiesticum simplicem proferantur, sic
tamen, utipsius cantus integrits ilibata
permaneat, et nihil ex hoc de bene mo-
rata musica immutetur, maxime quum
fhulusmodi consonantiae aucitum demul-
ceant, devotionem provocent, et psallen-
‘ium Deo animes torpere non sinant.
2.6 Reims, 1342 ca.
dell’antifonario e del graduale, igno-
rando i fondamenti stessi su cui co-
struire, trascurando i toni perché non li
riconoscono, anzi li confondono. La mol-
titudine delle loro note offusca i semplici
ed equilibrati movimenti per mezzo dei
quali nel canto piano si distingaono le
note una dall’altra. Corrono e non si ri
posano mai, inebriano le orecchie e non
curano gli animi; imitano con gesti cid
che eseguono, cosicché viene svilita la de-
vozione che andrebbe invece ricercata €
viene esibita la sregolatezza che deve es-
sere evitata,
Lo]
Percid, gia da qualche tempo, Noie i nostri
confratelli abbiamo avvertito che questo
costume dev’essere corretto, e ci affrettiamo
abandirlo, anziad eliminarlo del tutto ead
estirparlo nel modo pitt efficace dalla stessa
Chiesa di Dio,
[1
In tal modo non intendiamo impedire
che a volte, soprattutto nei gioni di festa
‘onelle messe solenni e negli offic’ divini,
si ponga sopra il semplice canto ecclesia-
stico qualche consonanza che ne sottoli
nei Ja melodia, ciot lo si accompagni
alVottava, alla quinta e alla quarta 0 con
consonanze dello stesso tipo, ma sempre
{in modo che integritA del canto stesso ri-
‘manga intatta, che nulla sia mutato della
musica ben regolata e, soprattutto, che tli
consonanze soddisfino |'udito, stimolino
Ja devozione e non permettano che si in-
torpidisca Panimo di coloro che cantano
in onore di Dio.
Nel poema Remede de Fortune, volto alleducazione sentimentale ¢ artistica di un gio-
vane cavaliere, Guillaume de Machaut (1300 ca.-77) descrive Felegante vita aristocra-
tica di una corte. B nella sua rarefatta atmosfera che ha lnogo 'avventura sentimentale
del protagonista, cui V'attivita musicale fa da comice:
fe
vam
on
con
ee
sim
on
anSa ee
Plas
Que prés de la tour vi un pare
0u préaus ot et fonteneles,
dames, chevaliers et pucelles,
et d’autre gent grant compaingnie,
moult joieuse et moult envoisie
qui dansotent joliement ;
‘ill n’avoient la Instrument,
ne menestrels, fors chansonnettes
deduisans, courtoises et nettes.
Quant je les vi, moult m'esjoy,
et plus, quant je les entrat
tl
Sime tray prés de la danse
‘com cils qui a sa dame pense,
Ll
Que ses dous yeus vers moy guenchist
mais ce fu si trés doucement
quill me sambla, se Dieus m’ament,
qu'elle m’amast de fine amour,
Et quant elle ot fait demi tour,
que plus de moy fu aprochie,
en tiant de sa courtoisie,
‘moult courtoisement m’apella,
en disant: «Que faites vous la,
biau sire ? Danciez avec nous !»
Et tantost me mis a genous
et humblement la saluay.
Mais coulour pluseurs fois muay,
einsi com je parloie a Ii,
dont j'eus le vis teint et pal.
Et vraiement, ll me fu vis
qu’elie congnut bien a mon vis
amour, le desir et ’ardure
de moy, et toute V'encloure,
‘comment siens a tous jours estole
‘et comment par amours V'amole.
Si me rendi courtoisement
‘mon salu, et assez briefment,
our ce qu’on ne s‘apercaiist
que pour s‘amour einsi me fust ;
si me tendi son petit doy.
Et je, qut faire vueil et doy
‘son volalr, ne ful pas remis
dou penre, et a dancier me mis.
ii basso medioevo
Presso il castello vidi un giardino
ove erano prati e fontanelle,
dame, cavalieri e damigelle
una grande compagnia @altra gente
molto lieta e gaia
che danzava graziosamente;
non Cerano strumenti
xné menestrelli, ma solo canzonette
piacevoli, cortesie schiette.
Quando li vidi, molto mi rallegrai,
pitt ancora quando entrai fra loro.
L.-J
‘Cosi mi feci presso alla danza
come persona che pensa alla sua dama,
l
Essa volse i dolei occhi verso di me
elo fece cosi dolcemente
che mi sembr6, se Dio mi ama,
chiella mfamasse di nobile amore,
E quando ella ebbe fatto un mezzo giro,
pet cui fira me pit vicina,
sortidendo della sua cortesia,
‘molto cortesemente mi chiamd
dicendo: «Che fate wil,
bel sire? Danzate con noi».
io subito minginocchiai
umilmente la saluta,
‘Ma mutai colore pit volte,
quando le parhai,
sicché aveve il viso or colorito or pallido
everamente maccorsi
liella conobbe dal mio viso
amore, il desiderio e Pardore,
e tutto cid che vera in me,
come io fossi suo per sempre
come lamassi di vero amore.
Cost mi rese cortesemente
ilsaluto, ma in modo piuttosto rapido, 45
affinché nessuno s'aecorgesse
che ero vento per amore di leis
cost ini tese i suo piccolo dito.
Eio, che voglio e debbo fare
il suo volere, non lo ricusai
emi misia danzare,
ment
dockcapitolo Il
Mais dancié n’os pas longuement,
‘quant elle me dist doucement
‘quill couvenoit que je chantasse
et que de chanter m/avisasse;
‘car venu estoit a mon tour.
Je li respondi sans demour :
‘Ma dame, vo commandement
‘well faire ; mais petitement
me say de chanter entremestre.
Mais c’est chose qui couvient estre,
Puls qu'il vous plaist. Lors sans delay
‘encommensai ce virelay
qu’on claimme chanson baladée.
Einsi doit elle estre nommée.
Dame, 2 vous sans retolir
ce
‘Aprés ma chanson commansa
une dame qui la dansa,
qui moutt me sambloit envoisie,
car elle estoit cointe et jolie.
SS prist a chanter sans demeure :
«Dieus, quant venta li temps et 'eure
que je voie ce que j’aim si 2»
Et sa chanson fina einsi.
Quant fing Hot, ma dame dit :
-
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