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nna ll Basso Medioevo alias iN | i | | | Gesarino Ruini «Diciamo pertanto che la musica [..], come sembra, siriduce a tre tipi principali. Uno Jo classifichiamo come musica semplice o civle, detta musica popolare; un altro come ‘musica ordinata o regolare o canonica, detta musica misurata. Mac un terzo genere, che @ formato da questi due ¢ al quale questi due sono finalizzati come a qualcosa di meglio, che & chiamato ecclesiastico ed & destinato alla lode di Dio.» (Giovanni de Gro- cheo) «Alcuni discepoli di una nuova scuola, impégnando la loro attenzione a misurare il tempo, cercano nuove note, preferiscono crearne loro piuttosto che cantare le antiche. {...] La moltitudine delle loro note offusca i semplici ed equilibrati movimenti per mezzo dei quali nel canto piano si distinguono le note una dalfaltra. Corrono e non sitiposano mai, inebriano le orecchie ¢ non curano gli animi.» (papa Giovanni xx) ‘ee documenti di vita musicale la storia 2.1 La musica profena: canti studenteschi e di corte 2.2 Esperienze palifoniche 2.3 Lorganum a Notre Dame 2.4 La polifonia non liturgica 2.5 Il mottetto 2.6 Il quadro politico. Funzioni e contesti della polifonia (@q_ __nells Francia del “300: Ars nova 2.7 Guillaume de Machaut @} 2.8 Utaliae Ars nova web 57 le musiche e i testi capitolo il documenti eapitolo Hi -documenti di vita musicale to © 2.1 Normandia, 1190 ca. Larrazo (spicgazione) di uma canzone smnaut Daniel racconta della singolare gara poe- tica trail trovatore e un collegayalla corte di Riccardo nor di Leone, re d'Inghilterra. An- che se, come la gran parte delle razos, metita ben poca fede, é tuttavia chiara testimonianza del clima da gioco di societa che circondava le esibizioni cortesi dei poeti provenzali. E fon aventura qu’el fon en la cort de! rey Richart d'Englaterra, et estant en la ort, us autres ioglars escomes fo com el trobava en pus caras rimas que el Arnautz tene so ad esquern e feron messios, cascus de son palafre, que no fera, en poder del rey. E-I reys enclaus cascu en una cambra. E-N Amautz, de fastl que n’ac, no ac poder que lasses Un mot ab autre. Lo joglars fes son can- tar leu e tost; et els non avian mas x lorns d'espazi, e devia's iutgar per lo rey @ cap de V lors, Lo loglars demandet a-N Araut si avia fag, e-N Arnautz re- pos que oc, passat a III iorns; € no’n avia pessat. E-I ioglars cantava tota ‘nuleg sa canso, per so que be la saubes. E-N Amautz pesset coll traysses fsquern; tan que venc una nueg, el io- glars la cantava, e-N Arnautz la va tota arretener, e-I so, E can foro denan lo rey, NArnautz dis que volia retraire sa chanso, e comenset mot be la chanso que-! ioglars avia facha. E-1 ioglars, can Vauzic, gardet fo en la cara, e dis qu’e! avia facha. E-I reys dis co-s podie far; e+ loglars preguet al rey qu’el ne sau- bes lo ver; e+l reys demandec a-N Ar- aut com era estat. E-N Arnautz comtet li tot com era estat, e-| reys ac ne gran gaug e tenc so tot a gran esquern; foro aquitiat li gatge, et a cascu fes donar bels dos. E fo donatz lo cantar a-N Arnaut Daniel, que di: Anc yun man Fac, mas ela m’a. Accadde che Amaut venne alla corte del re Riccardo d’Inghilterrae, mentre eraa corte, un altto giullare lo sfido dicendo di saper comporre versi pitt eleganti di lui, Arnaut lo prese come uno scherzo ¢ cascuno scommise il proprio cavallo, mettendolo a disposizione del re, che Paliro non ci sa- rebbe riuscito, Tre fece rinchiudere ciascuino di loro in ‘una camera, Arnaut, per la rabbia che aveva, non riusciva a legare una rima con alta. giullare compose facilmente e subito la sua canzone: essi non avevano che dieci giorni di tempo e il re doveva dare la propria sen- tenza di lla cingue giorni I giullae chiese a messer Arnaut se avesse finito e messer Arnaut rispose di si; erano passat tre giomi e ancora non ci aveva pen- sato. I! giullare cantava tutta la notte la sua canzone, per impararla bene, e messer Ar- aut pensd come giocargli uno scherzo: finché una notte, mentre il giullare la can- tava, messer Arnaut la imparé tutta, com- presala melodia. Quando furono dinanzi al +e, messer Arnaut disse che voleva presen- tare la sua canzone e comincib proprio bene quella composta dal. giullare, Questi, quando Pudi, lo fiss0 in volto e disse che Paveva composta lui, Il re chiese come cid fosse possibile ¢ il gillare lo pregd di ac- certare la verit allora il re chiese a messer Arnaut come erano andate le cose, Messer Amaut gli raccontd tutto Paccaduto e i re si divert! molto e ritenne tutto una gran burlas le poste furono ritirate e a ciascuno fece dare dei bei doni, A messer Arnaut Da- il basso medioeva 2.2 Parigi, 1275 ca. niel fu atribuita la canzone che dice: «Mai io Tebbi, ma egli [cio’ Amore] ha me. Un inglese che forse aveva trascorso diverso tempo a Parigi (la sua identita non ci é nota) enumera in un trattato di teori musicale i compositori atti ella cattedrale patigina di Notre-Dame dalla fine del secolo precedente. La menzione é accompagnata da un breve giudizio su ciascuno di essie dalla citazione dei libri nei quali sono con- servate le loro opere. Et nota, quod magister Leoninus, secun- ‘dum quod dicebatur, fuit optimus orga- nista, qui fecit magnum librum organi de gradali et antiphonario pro servitio di- 10 multiplicando. Et fult in usu usque ad tempus Perotini Magni, qui abbrevia- vit eundem et fecit clausulas sive punc- ta plurima meliora, quoniam optimus discantor erat, et melior quem Leoninus erat. Ipse vero magister Perotinus fecit uadrupla optima sicut Viderunt, Sede- runt cum habundantia colorum armo- ‘nicee artis; similiter et tripla plurima obilissima sicut Alleluia Posul adiuto- rium, Nativitas et cetera, Fecit etiam tri- plices conductus ut Salvatoris hodie et duplices conductus sicut Dum sigillum summi patris ac etlam simplices con- ductus cum pluribus allis sicut Beata viscera et cetera. Liber vel libri magistri Perotini erant in usu _usque ad tempus magistri Roberti de Sabilone et in coro Beatee Virginis maioris ecclesize Parisiensis. Gel Est quoddam volumen continens que~ drupla ut Viderunt et Sederunt, quae composuit Perotiaus Magnus, in quibus continentur colores et pulcritudines. Pro maiori parte totius artis hulus habeatis ipsa in usu cum quibusdam similibus et Nota che il maestro Leonino, a quanto si Giceva, fu un eccellente compositore di organa, il quale scrisse un grosso libro di organa su melodie del Graduale ¢ del- PAntifonario per ampliare il servizio Ii turgico, Questo libro rimase in uso sino al tempo del grande Perotino, che lo ab- brevid e compose clausole o punicta nu- merosissimi e migliori, dato che era un ottime compositore di discantus, migliore di Leonino. Timaestro Perotino scrisse ottime compo- sizioni a quattro voci, come Viderunt, Se- derunt con abbondanza di colores dell arte musicale, ¢ inoltre eccellenti composizioni autre voci, quali Alleluia Posui adiutorium, Nativitas, eocetera. Scrisse anche conduc- tus a tre voci come Salvatoris hodie, econ- ductus a due, come Durr sigillum summni patris, € conductus ad una voce (oltre a moltealtre cose) come Beata viscera, ecce- tera, [libro o i libri del maestro Perotino +imasero in uso sino al tempo del maestro Roberto de Sabilone nel coro della chiesa di Notre-Dame di Parigi LD ‘Cun volume contenente composizioni a quattro voci, come Viderunt e Sederunt, composte dal grande Perotino, in cui si contengono colores e belle cose. Per la ‘maggior parte queste composizioni sono a9 capitolo Il . documenti 6 cetera. Est et allud volumen de triplici- bus maioribus magnis ut Alleluia Dies sanctficatus et cetera, in quo continen- tur colores et pulcritudines cum habun- dantia, Et si quis haberet servitium divinum, sub tall forma haberet opti- mum volumen istlus arts. bel Tertium volumen est de conductis tri- plicibus caudas habentibus sicut Salva- toris hodie et Relegentur ab arca et similla, In quibus continentur puncta fi- nalia organi in fine versuum et in q busdam non, quos bonus organista perfecte scire tenetur. Est et aliud vor lumen de duplicibus conductis habenti- bus caudas ut Ave Maria antiquum in uplo et Pater noster commiserans vel Hac in die regfe] nato, in quo conti- enter nomina plurium conductorum, et similia. Est et quintum volumen de quadrupiicibus et tripicibus et duplici- bus sine caudis, quod solebat esse multur in usu inter minores cantores, et similia, Est et sextum volumen de ‘organo in duplo ut Iudea at Ierusalem et Constantes [..}. 2.3 Parigi, 1300 ca. da conservare in uso insieme con certe altre simili. C's un altro volume di ampie composizioni a tre voci, come Alleluia, Dies sanctificatus, eccetera, in cui si con- tengono colores e belle cose in abbon- danza; chi avesse il servizio liturgico in questa forma avrebbe un ottimo libro di guestarte L..] Un terzo volume ® i conductus a tre voci con cauda, come Salvatoris hodie e Rele= sgentur ab arca e similis in alcuni ei sono sevioni terminali in forma W’organurn alla fine di ogni verso del testo, in altri no, e ogni buon compositore di organa do- vrebbe conoscerli perfettamente. E’@ un altro volume di conductus a due voci con cauda, come Ave Maria e Pater noster commmiserans, o Hac in die rege nato, ein questo libro sono contenuti molti con- ductus, C8 anche un quinto volume di conductus @ quattro, a tre € a due voci senza cauda, che soleva essere molto in uso trai cantori meno abili, C anche un sesto volume di organia a due voci come Judea et Jerusalem e Constantes. In tun singolare trattato di musica, Giovanni de Grocheo descrive gli usi e i gusti mu- sicali della societa parigina, esponendo analiticamente le caratteristiche tecniche ¢ le funzioni sociali dei generi in voga nella sua epoca. Dicamus igitur, quod musica, qua utun- tur homines Parisils, potest, ut videtur, ad tria membre generalia reduci. Unum ‘autem membrum dicimus de simplici mu- sica vel civill, quam vulgarem musicam appellamus; aliud autem de musica com- posita vel regulari vel canonica, quam appellant musicam mensuratam. Sed Diciamo pertanto che la musica utilizzata agli abitanti di Parigi, come sembra, sir duce a tre tipi principali. Uno lo classifi chiamo come musica semplice 0 civile, detta ‘musica popolare’s un altro come musica ordinata 0 regolare o canonica, detta ‘musica misurata. Ma ce un terz0 sgenere, che & formato da questi due e al 2. Nello 1330 espri punt 1 | | i | | | i tertium genus est, quod ex istis duobus cfficitur et ad quod ista duo tamquam ad melius ordinantur. Quod ecclesiasti- ‘cum dicitur et ad laudandum creatorent deputatum est. Ll Motetus vero est cantus ex pluribus ‘compositus, habens plura dictamina vel multimodam discretionem syllabarum, utrobique harmonialiter consonans. Gel Cantus autem iste non debet coram vul- ‘garibus propinari, eo quod eius subtilita- tem non animadvertunt nec in elus auditu delectantur, sed coram litteratis et ills, qui subtiltates artium sunt quaerentes. Et solet in eorum festis decantari ad eorum decorationem, quemadmodum cantilena, quae dicitur rotundellus, in festis vulga- rium laicorum. Organum vero, prout hic ‘sumitur, est cantus ex pluribus harmonice ‘compesitus, unum tantum habens dicta- men vel discretionem syllabarum. (..] Cantus autem iste dupliciter variatur. Est enim quidem, qui supra cantum determi- atum, puta ecciesiasticum, fundatur. Qui in ecclesiis ve! locis sanctis decantatur ad Dei laudem et reverentiam summitatis. Et cantus Iste appropriato nomine orga- ‘num appellatur. Allus autem fundatur supra cantum cum eo compositum. Qui solet in conviviis et festis coram litteratis et divitibus decantarl. Et ex his nomen trahens appropriato nomine conductus appellatur 2.4 Liegi, 1323-25 Nello Speculum musice, un voluminoso trattato in 7 libri, il basso medioevo quale questi due sono finalizzati come a qualcosa di meglio, che & chiamato eccle- siastico ed 2 destinato alla lode di Dio. Ld TL mottetto 2 un canto formato da pit, parti, e dotato di pit testi o di una mul- tiforme articolazione delle sillabe, in ogni caso accordate armoniosamente. (1 Questo genere di canto non deve essere proposto a persone incolte, perché non apprezzerebbero Ia. sua raffinatezza € non trarrebbero piacere dall'ascoltarlo, ma a persone istruite e a coloro che ri cercano le finezze dei prodotti artistic, e solitamente viene cantato ad ornamento delle loro feste, come avviene peril canto detto rondello nelle feste popolari. In~ vvece lorgantum come Pintendiamo qui, & lun canto composto armonicamente di pid parti, tuttavia con solo un testo 0 urvarticolazione di sillabe, L..1 Comunque questo genere di canto pud essere modificato in due modi. Ce n'é in- fatti uno che si basa su un canto dato, per esempio un canto ecclesiastico, viene cantato nelle chiese'e nei luoghi sacri a lode di Dio e venerarione dell’ Al- tissimo. Valtro invece si basa su un canto creato al momento della composizione, € questo solitamente viene cantato nei banchetti ¢ nelle feste di fronte a gente colta e agiata. E traendo il nome da que- ste cose viene propriamente chiamato conductus, iacomo da Liegi (1260 ca.- 1330 ca.) affronta tutte le questioni relative allo scibile musicale, Nel settimo libro esprime sconcerto di fronte al rapido punto nei confront delle innovazior nuitamento delle tecniche e del gusto, e disap- introdotte dai musicisti dell’ Ars nova. capitolo Il ‘Simplicius, in [commentario] suo super ‘Aristotelis predicament, in commenda- tionem Antiquorum ¢ict sic: Non sumus Usquequaque sufficientes ad veri faisi- que discretionem, sed diligimus in hoc insequi meliores. Qua in re, sicut utile laudabileque est Antiquorum. imitari bona facta, sic amabile, commendabile est eorum approbare, non impugnare, bene dicta. Hoc autem iuvenibus amplius convenire Videtur quia, etsi sint magis inventivi, senes tamen melioris preedicantur iudl- cli ideoque a iuvenibus et novis quibus nova placent iuxta illud magistr in his torils; cula novites familiaris est et mulcet aures, nova tamen non sic &x- tollenda sunt ut sepeliantur antiqua Nam plerumque novee doctrinze, etsi prima fronte exterius niteant, bene tamen examinatee interius solidis ca- rent fundamentis, abiiciuntur nec dia durant. Sane, cum dudum venerabiles viri de ‘musica plana tractaverint, ut Tubalcain ante diluvium, et inde quam plures de quibus supra meminimus, de mensura~ bili etiam multi inter quos eminet Franco Teutonicus et allus quidam qui Arstoteles nuncupatur, nunc nostris temporibus novi recentesque venerunt de mensurabili tractantes musica, pa- rentes suos doctores antiquos parum reverentes, quin potius illorum bonam doctrinam in aliquibus mutantes, cor- Tumpentes, reprobantes, annulantes factis, quidquid verbis protestentur, ‘cum curiale bonique moris sit illos in bene dictis imitari, in dubiis ipsos excu- ‘sare, Ipsos exponere. Sunt et his temporibus multi boni et valentes musici cantores et discantato- Simplicio nel suo commento ai Predica- ‘menta di Aristotele cost dice in lode deght antichi: dNon siamo sempre in grado di stinguere i-yero dal falso, ma amiamo in id seguire i migliori». Percio, come & utile ¢lodevole imitare le buone azioni deglian- tichi, cosi bello ¢ lodevole approvare non contestare cid che essi hanno detto di buono. Questo sembra convenire soprat- tutto ai giovani perché, anche se sono pit inventivi, tuttavia i vecchi sono ritemut miglioti per il loro giudizio proprio dai sgiovani e dai moderni, cui piacciono le ‘cose nuove secondo il detto del maestro nelle Storie; anche se lanovita¢familiare e accarezza le orecchie, tuttavia le cose nuove non debbono essere innalzate tanto da sep- pellire le antiche. Infatti perlopit le nuove dottrine, benché a prima vista risplendano esteriormente, esaminate poi bene inter- namente mancano di solidi fondamenti, vengono abbandonate ¢ non durano a Tungo. LJ Ora, avendo da tempo womini venerabili trattato della musica non misurata, come Tubalcain prima del diluvio,e poi moltis- simi avendo trattato della musica mis rata, tra i quali primeggia il tedesco Franco ¢ un certo altro chiamato Aristo- tele [cio’ Lamberto], ai nostri tempi sono arrivati nuovie pit recentitrattatisti della ‘musica misurata e costoro hanno poco spetto degli antichi maestti loro padri e anzi piuttosto contestano coi fatti (qua- Iunque cosa dicano con le parole) la buona dottrina di quelli, mutandola in al- cune parti, corrompendola, riprovandola, annullandola; mentre sarebbe cortesee di buon gusto imitarli nelle cose ben dette, scusatli nelle cose dubbie, commentarli spiegar Gisono anche ai nostri tempi molti buoni resin dis- ¢ ult cants impe revi tantu orgai tos ¢ ces, in me diffic dum ab ar teris, sic ¢ ‘mens Lal Nec t chros hoc 1 canto bonu 2s Da Av intro h : um novis antiq et mi lis pe inter etm cuca great rent, quos Sed 1 2 > a c \ as il basso medioevo res non modo per usum, sed per artem dis cantare scientes, discantus multos pulchros facientes. Sed utuntur novo cantandi modo, antiquum dimittunt; imperfectis nimium utuntur, in semi- brevibus, quas minimas vocant, delec- tentur, a se repellunt cantus antiquos ‘organicos, conductos, motellos, hoke- tos duplices, contracuplices et tripli- es, nisi quod aliquos illorum Inserunt In motetis, vel motellis suis. Subtiles et difficiles ad cantandum, ad mensuran- dum discantus componunt. Et hi, sicut ‘ab Antiquis: Francone, Aristotele et ce- teris, in [cantandi] se separant modo, sic et in modo notand! cantus suos mensuratos. tl Nec haec dico quin Moderni multos pul- chros et bonos fecerint cantus. Sed ex hoc non debent Antiqui dict mall et ‘cantorum consortio excludi. Unum enim bonum alter non adversatur 2.5 Avignone, 1324-25 evalenti musici, antorie discantatori che sanno discantare non solo per uso ma per arte, che fanno molti bei discanti; ma tusano un nuovo modo di cantare ¢ ab- bandonano Pantico, fanno un uso ecces- sivo delle misure imperfette,sidilettano di note semibrevi che chiamano minime e respingono le composizioni antiche: ‘gana, conductus, mottetti, hoqueti a due e tre voc (Soltanto ne inseriscono alcuni nei loro mottetti); compongono discanti sor- tile difficili da cantare e da misurare. Co- storo, come si distinguono dagli antichi Franco, Aristotele e altri nel modo di can tare, cosi se ne distinguono nel modo di notare le proprie composizioni misurate. [. Non dico che imoderni non abbiano fatto molte belle e buone composizioni, ma per ‘questo non debbono gli antichi esser deit- niti cattivi ed esclusi dal consorzio dei can- tori. Una cosa buona non é infatti nemica i urfaltra cosa buona, Da Avignone, papa Giovanni .0u1 (1316-34) emana una bolla in cui condanna gli abusi introdotti nella musica liturgica dalle innovazioni musicali dell’Ars nova: esse alterano Ja compostezea del canto ecclesiastico ¢ rendono inintelligibili le parole del testo sacro. Sed nonnull novellze scholze discipuli, dum temporibus mensurandis invigilant, ovis notis intendunt, fingere suas quam antiquas cantare malunt, in semibreves ‘et minimas ecclesiastica cantantur, notu- lis percutiuntur. Nam melodias hoquetis intersecant, discantibus lubricant, triplis et motetis vulgaribus nonnumquam in- cuicant adeo, ut interdum antiphonarii et gradualis fundamenta despiciant, igno- rent, super quo zedificant, tonos nesciant, ‘quos non discernunt, immo confundunt, Alcuni discepoli di una nuova sctiola, im- pegnando la loro attenzione a misurare il tempo, cercano nuove note, preferiscono crearne loro piuttosto che cantare le an- tiche, Le melodie ecclesiastiche vengono eseguite con semibrevi e minime, sono. frammentate in note piccole. Essi inter- rompono le melodie con gli hoqueti, le rendono effemminate con I'uso del di- scant le riempiono a volte con una terza voce ¢ con mottetti in volgare, fino a di- sprezzare talvolta i principi fondamentali 1 cument: O 8 capitolo Il 4 quumn ex earum multitudine notarum adscensiones pudicze, descensionesque temperatze, planl cantus, quibus toni ipsi secernuntur ad invicem, obfuscen- tur. Currunt enim, et non quiescunt; aures inebriant, et non medentur; ge stibus simulant quod depromunt, quibus devotio quzerenda contemnitur, vitanda lascivia propalatur. Gl Hoc ideo dudum Nos et fratres nostri correctione indigere percepimus; hoc relegare, immo prorsus ablicere, et ab eadem ecclesia Del profligare efficacius properamus. Ll Per hoc autem non intendimus prohibere, quin interdum diebus festis praecipue, sive solennibus in missis et preefatis divi- nis offi aliquae consonantize, quae me todiam sapiunt, puta octavae, quinta, quartze et hulusmedi supra cantum ec- lesiesticum simplicem proferantur, sic tamen, utipsius cantus integrits ilibata permaneat, et nihil ex hoc de bene mo- rata musica immutetur, maxime quum fhulusmodi consonantiae aucitum demul- ceant, devotionem provocent, et psallen- ‘ium Deo animes torpere non sinant. 2.6 Reims, 1342 ca. dell’antifonario e del graduale, igno- rando i fondamenti stessi su cui co- struire, trascurando i toni perché non li riconoscono, anzi li confondono. La mol- titudine delle loro note offusca i semplici ed equilibrati movimenti per mezzo dei quali nel canto piano si distingaono le note una dall’altra. Corrono e non si ri posano mai, inebriano le orecchie e non curano gli animi; imitano con gesti cid che eseguono, cosicché viene svilita la de- vozione che andrebbe invece ricercata € viene esibita la sregolatezza che deve es- sere evitata, Lo] Percid, gia da qualche tempo, Noie i nostri confratelli abbiamo avvertito che questo costume dev’essere corretto, e ci affrettiamo abandirlo, anziad eliminarlo del tutto ead estirparlo nel modo pitt efficace dalla stessa Chiesa di Dio, [1 In tal modo non intendiamo impedire che a volte, soprattutto nei gioni di festa ‘onelle messe solenni e negli offic’ divini, si ponga sopra il semplice canto ecclesia- stico qualche consonanza che ne sottoli nei Ja melodia, ciot lo si accompagni alVottava, alla quinta e alla quarta 0 con consonanze dello stesso tipo, ma sempre {in modo che integritA del canto stesso ri- ‘manga intatta, che nulla sia mutato della musica ben regolata e, soprattutto, che tli consonanze soddisfino |'udito, stimolino Ja devozione e non permettano che si in- torpidisca Panimo di coloro che cantano in onore di Dio. Nel poema Remede de Fortune, volto alleducazione sentimentale ¢ artistica di un gio- vane cavaliere, Guillaume de Machaut (1300 ca.-77) descrive Felegante vita aristocra- tica di una corte. B nella sua rarefatta atmosfera che ha lnogo 'avventura sentimentale del protagonista, cui V'attivita musicale fa da comice: fe vam on con ee sim on an Sa ee Plas Que prés de la tour vi un pare 0u préaus ot et fonteneles, dames, chevaliers et pucelles, et d’autre gent grant compaingnie, moult joieuse et moult envoisie qui dansotent joliement ; ‘ill n’avoient la Instrument, ne menestrels, fors chansonnettes deduisans, courtoises et nettes. Quant je les vi, moult m'esjoy, et plus, quant je les entrat tl Sime tray prés de la danse ‘com cils qui a sa dame pense, Ll Que ses dous yeus vers moy guenchist mais ce fu si trés doucement quill me sambla, se Dieus m’ament, qu'elle m’amast de fine amour, Et quant elle ot fait demi tour, que plus de moy fu aprochie, en tiant de sa courtoisie, ‘moult courtoisement m’apella, en disant: «Que faites vous la, biau sire ? Danciez avec nous !» Et tantost me mis a genous et humblement la saluay. Mais coulour pluseurs fois muay, einsi com je parloie a Ii, dont j'eus le vis teint et pal. Et vraiement, ll me fu vis qu’elie congnut bien a mon vis amour, le desir et ’ardure de moy, et toute V'encloure, ‘comment siens a tous jours estole ‘et comment par amours V'amole. Si me rendi courtoisement ‘mon salu, et assez briefment, our ce qu’on ne s‘apercaiist que pour s‘amour einsi me fust ; si me tendi son petit doy. Et je, qut faire vueil et doy ‘son volalr, ne ful pas remis dou penre, et a dancier me mis. ii basso medioevo Presso il castello vidi un giardino ove erano prati e fontanelle, dame, cavalieri e damigelle una grande compagnia @altra gente molto lieta e gaia che danzava graziosamente; non Cerano strumenti xné menestrelli, ma solo canzonette piacevoli, cortesie schiette. Quando li vidi, molto mi rallegrai, pitt ancora quando entrai fra loro. L.-J ‘Cosi mi feci presso alla danza come persona che pensa alla sua dama, l Essa volse i dolei occhi verso di me elo fece cosi dolcemente che mi sembr6, se Dio mi ama, chiella mfamasse di nobile amore, E quando ella ebbe fatto un mezzo giro, pet cui fira me pit vicina, sortidendo della sua cortesia, ‘molto cortesemente mi chiamd dicendo: «Che fate wil, bel sire? Danzate con noi». io subito minginocchiai umilmente la saluta, ‘Ma mutai colore pit volte, quando le parhai, sicché aveve il viso or colorito or pallido everamente maccorsi liella conobbe dal mio viso amore, il desiderio e Pardore, e tutto cid che vera in me, come io fossi suo per sempre come lamassi di vero amore. Cost mi rese cortesemente ilsaluto, ma in modo piuttosto rapido, 45 affinché nessuno s'aecorgesse che ero vento per amore di leis cost ini tese i suo piccolo dito. Eio, che voglio e debbo fare il suo volere, non lo ricusai emi misia danzare, ment dock capitolo Il Mais dancié n’os pas longuement, ‘quant elle me dist doucement ‘quill couvenoit que je chantasse et que de chanter m/avisasse; ‘car venu estoit a mon tour. Je li respondi sans demour : ‘Ma dame, vo commandement ‘well faire ; mais petitement me say de chanter entremestre. Mais c’est chose qui couvient estre, Puls qu'il vous plaist. Lors sans delay ‘encommensai ce virelay qu’on claimme chanson baladée. Einsi doit elle estre nommée. Dame, 2 vous sans retolir ce ‘Aprés ma chanson commansa une dame qui la dansa, qui moutt me sambloit envoisie, car elle estoit cointe et jolie. SS prist a chanter sans demeure : «Dieus, quant venta li temps et 'eure que je voie ce que j’aim si 2» Et sa chanson fina einsi. Quant fing Hot, ma dame dit : -

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