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Cori da “La Rocca”

T. S. Eliot
Cori da “La Rocca”

Coro I

Si leva a volo l’Aquila alla sommità del Cielo;


Il Cacciatore coi cani segue il suo percorso.
O rivoluzione perpetua di stelle configurate,
O ricorrenza perpetua di stagioni determinate,
O mondo di primavera e d’autunno, di nascita e morte!
Il ciclo senza fine dell’idea e dell’azione,
L’invenzione infinita, l’esperimento infinito,
Portano conoscenza del moto, non dell’immobilità;
Conoscenza del linguaggio, ma non del silenzio;
Conoscenza delle parole, e ignoranza del Verbo.
Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza,
Tutta la nostra ignoranza ci porta più vicino alla morte.
Ma più vicino alla morte, non più vicini a Dio.
Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?
Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo?
Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione?
I cicli del Cielo in venti secoli
Ci portano più lontani da DIO e più vicini alla Polvere.

Viaggiavo verso Londra, alla City che è preda del tempo,


La dove il Fiume scorre con flutti stranieri.
Laggiù mi dissero: abbiamo troppe chiese,
E troppo poche osterie. Laggiù mi dissero:
Se ne vadano i parroci. Gli uomini non hanno bisogno della Chiesa
Nel luogo in cui lavorano, ma dove passano le domeniche.
In città non abbiamo bisogno di campane:
Che sveglino i sobborghi.
Camminai fino ai sobborghi, e là mi dissero:
Sei giorni lavoriamo, il settimo vogliamo andare in gita
Con l’automobile fino a Hindhead, o a Maidenhead.
Se il tempo è brutto restiamo a casa a leggere i giornali.
Nei distretti industriali mi dissero
Delle leggi economiche.
Nelle campagne ridenti sembrava
Vi fosse solo posto per picnic.
E sembra che la Chiesa non sia desiderata
Nelle campagne, e nemmeno nei sobborghi; in città
Solo per importanti matrimoni.

CORIFEO:
Silenzio! Tenetevi a rispettosa distanza.
Perché vedo la Rocca
Avvicinarsi. Forse darà risposta a tutti i nostri dubbi.
La Rocca. Colei che veglia. La Straniera.
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Cori da “La Rocca”

Colei che ha visto cosa è accaduto.


Colei che vede ciò che accadrà.
La Testimone. Colei che critica. La Straniera.
La visitata da Dio, e nella quale è innata la verità.

Entra la ROCCA, guidata da un RAGAZZO

LA ROCCA
Il destino degli uomini è infinita fatica,
Oppure ozio infinito, il che è anche peggio,
Oppure anche un lavoro irregolare, il che non è piacevole.
Ho pigiato da sola l’uva nel torchio, e so
Che è faticoso esser davvero utili, rinunciando
Alle cose che gli uomini ritengono felicità, cercando
Le buone opere che restano oscure, accettando
Con viso fermo quelle che arrecano ignominia,
L’applauso di tutti o l’amore di nessuno
Tutti son pronti a investire denaro, ma i più
Si aspettano i dividendi.
Io vi dico: Rendete perfetta la vostra volontà.
Vi dico: non pensate al raccolto
Ma solo alla semina giusta.
Il mondo rotea e il mondo cambia,
Ma una cosa non cambia.
In tutti i miei anni una cosa non cambia.
Comunque la mascheriate, questa cosa non cambia:
La lotta perpetua del Bene e del Male.
Dimentichi, voi trascurate gli altari e le chiese;
Voi siete gli uomini che in questi tempi deridono
Tutto ciò che è stato fatto di buono, trovate spiegazioni
Per soddisfare la mente razionale e illuminata.
E poi, trascurate e disprezzate il deserto.
Il deserto non è così remoto nel tropico australe,
Il deserto non è solo voltato l’angolo,
Il deserto è passato nel treno della metropolitana
Presso di voi, il deserto è nel cuore di vostro fratello.
Il buono è colui che costruisce, se costruisce ciò che è buono.
Vi mostrerò le cose che ora si stanno facendo,
E alcune delle cose che molto tempo fa furono fatte,
Così che prendiate coraggio. Rendete perfetta la vostra volontà.
Fate che io vi mostri l’opera degli umili. Ascoltate.

Le luci si attenuano; nella penombra si odono cantare le voci degli OPERAI

In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi
Vi sono mani e macchine
E argilla per nuovi mattoni
E calce per nuova calcina
Dove i mattoni sono caduti

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Cori da “La Rocca”

Costruiremo con pietra nuova


Dove le travi sono marcite
Costruiremo con nuovo legname
Dove parole non sono pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio
C’è un lavoro comune
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno
Ognuno al suo lavoro.

Ora un gruppo di OPERAI si staglia contro il cielo offuscato. Da lontano


rispondono loro le voci dei DISOCCUPATI

Nessuno ci ha offerto un lavoro


Con le mani in tasca
E il viso basso
Stiamo in piedi all’aperto
E tremiamo nelle stanze senza fuoco.
Solo il vento si muove
Sui campi vuoti, incolti
Dove l’aratro è inerte, messo di traverso
Al solco. In questa terra
Ci sarà una sigaretta per due uomini,
Per due donne soltanto mezza pinta
Di birra amara. In questa terra
Nessuno ci ha offerto un lavoro.
La nostra vita non è bene accetta, la nostra morte
Non è citata dal “Times”.

Ancora canto d’OPERAI

Il fiume scorre, le stagioni passano,


Il passero e lo stormo non hanno tempo da perdere.
Se gli uomini non edificano
Come vivranno?
Quando il campo è coltivato
Ed il frumento è pane
Non moriranno in un letto troppo corto
E in un lenzuolo stretto. In questa strada
Non c’è principio, non movimento, né pace né fine
Solo rumore senza parole, e cibo senza gusto.
Senza indugio, senza fretta
Costruiremo il principio e la fine della strada
Ne costruiamo il senso:
Una Chiesa per tutti
E un mestiere per ciascuno
Ognuno al suo lavoro.

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Cori da “La Rocca”

Coro II

Così i vostri padri furono fatti


concittadini dei santi, della casa di DIO, edificata sulle fondamenta
degli apostoli e dei profeti, Gesù Cristo medesimo essendo la pietra
angolare.
Ma voi, avete edificato bene che ora sedete smarriti in una casa in rovina?
Dove molti sono nati destinati all’ozio, a vite inutili e a squallide morti, a
inasprito disprezzo in alveari senza miele,
e coloro che vorrebbero costruire e ristabilire aprono il palmo della mano e
inutilmente guardano a terre straniere perché la carità sia maggiore o l’urna
riempita.
La vostra costruzione è imperfetta, e voi sedete pieni di vergogna e vi
chiedete se, e come, potrete essere uniti a edificare una dimora di DIO nello
Spirito, lo Spirito che mosse sulla superficie delle acque come una lanterna
posata sulla schiena di una tartaruga.
E alcuni dicono: “Come possiamo amare il nostro prossimo? Perché l’amore
deve realizzarsi nell’atto, come il desiderio si unisce a ciò che si desidera;
abbiamo da dare soltanto la nostra fatica, e la nostra fatica non è richiesta.
Restiamo in attesa negli angoli, e non abbiamo altro che le canzoni che
possiamo cantare e che nessuno vuol sentire cantare;
in attesa, alla fine di essere gettati via, in un mucchio più inutile del letame”.
Voi, avete edificato bene, avete dimenticato la pietra angolare?
Parlate delle giuste relazioni fra gli uomini, ma non delle relazioni fra gli
uomini e DIO.
“La nostra cittadinanza è in cielo”; si, ma quello è il modello, il tipo, della
vostra cittadinanza sulla terra.
Quando i vostri padri fissarono il luogo di DIO,
e posero tutti i santi scomodi, gli apostoli e i martiri,
in una specie di Giardino Zoologico,
soltanto allora furono in grado di dare inizio
all’espansione imperiale e allo sviluppo industriale.
Esportarono ferro, carbone e manufatti di cotone
e illuminazione intellettuale
e ogni cosa, compreso il capitale
e numerose versioni del Verbo di DIO:
convinta di avere una missione, la razza inglese
la portò a termine, ma cose malferme lasciò in patria.
Di tutto ciò che fu fatto in passato voi mangiate il frutto, marcio o maturo che
sia.
E la Chiesa deve sempre edificare, e sempre decadere, e dev’essere sempre
restaurata.
Noi subiamo le conseguenze di tutte le cattive azioni del passato:
dell’ignavia, dell’avarizia, della gola, della dimenticanza del Verbo di DIO,
dell’orgoglio, della lussuria, del tradimento, di tutte le azioni peccaminose.

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Cori da “La Rocca”

E di tutto ciò che fu fatto ed era buono, di questo avete l’eredità.


Perché le buone e le cattive azioni appartengono a un uomo solo, quando se
ne sta solo dall’altra parte della morte,
ma qui sulla terra avete la ricompensa del bene e del male che fu fatto da
quelli che vi hanno preceduto.
E potete riparare a tutto ciò che è male procedendo insieme in umile
pentimento, per espiare i peccati dei vostri padri;
e tutto ciò che era buono dovete lottare per mantenerlo con cuore devoto
come fu devoto il cuore di quelli, fra i vostri padri, che lottarono per
conquistarlo.
La Chiesa deve edificare di continuo, perché è continuamente minata
dall’interno e attaccata dall’esterno;
perché questa è la legge della vita; e dovete ricordare che in tempo di
prosperità
il popolo dimenticherà il tempio, e in tempo di avversità gli sarà contro.
Che vita è la vostra se non avete vita in comune?
Non esiste vita se non nella comunità,
e non esiste comunità se non è vissuta in lode di Dio.
Persino l’anacoreta che medita in solitudine,
per il quale i giorni e le notti ripetono le lodi di DIO,
prega per la Chiesa, il Corpo di Cristo incarnato.
E ora vivete dispersi su strade che si snodano come nastri,
e nessuno conosce il suo vicino o si interessa a lui
a meno che il suo vicino non gli arrechi troppo disturbo,
ma tutti corrono su e giù con le automobili,
familiari con le vie ma senza un luogo in cui risiedere.
E nemmeno la famiglia si muove tutta unita,
poiché ogni figlio vorrebbe la sua motocicletta,
e le figlie cavalcano sellini casuali.
Molto da abbattere, molto da costruire, molto da sistemare di nuovo;
fate che l’opera non venga ritardata, che il tempo e il braccio non siano
inutili;
l’argilla sia tratta dalla cava, la sega tagli la pietra,
nella fucina il fuoco non si estingua.

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Cori da “La Rocca”

Coro III

Il Verbo del SIGNORE mi giunse dicendo:


o città miserabili d’uomini intriganti,
o sciagurata generazione d’uomini colti,
traditi nei dedali del vostro stesso ingegno,
venduti dai profitti delle vostre invenzioni:
vi ho dato mani che distogliete dall’adorazione,
vi ho dato la parola, e voi l’usate in infinite chiacchiere,
vi ho dato la mia Legge, e voi fate contratti,
vi ho dato labbra, per esprimere sentimenti amichevoli.
Vi ho dato cuori, e voi li usate per sospettarvi.
Vi ho dato il libero arbitrio, e voi non fate altro che alternarvi
fra la speculazione futile e l’azione sconsiderata.
Molti sono impegnati a scrivere libri e stamparli,
molti desiderano vedere il loro nome a stampa,
molti leggono solo i risultati delle corse.
Leggete molto, ma non il Verbo di DIO,
costruite molto, ma non la Casa di DIO.
Mi costruirete una casa di gesso col tetto ondulato,
per riempirla con i rifiuti dei giornali della domenica?

PRIMA VOCE MASCHILE:


Un Grido dall’Oriente:
Che sarà fatto alla spiaggia delle navi che fumano?
Lascerete il mio popolo dimentico e dimenticato
all’ozio, alla fatica, al farneticante stupore?
Saranno lasciati soltanto la ciminiera spezzata,
la chiglia scrostata, una catasta di ferro arrugginito,
in una strada cosparsa di mattoni, dove la capra s’arrampica,
dove il Mio Verbo non è pronunciato.

SECONDA VOCE MASCHILE:


Un Grido dal Nord, dall’Occidente e dal Sud
da cui migliaia di persone ogni giorno viaggiano verso la Città preda del
tempo;
dove il Mio Verbo non è pronunciato,
nella terra delle lobelie e delle flanelle da tennis
il coniglio s’intanerà e il pruno tornerà a far visita,
l’ortica fiorirà nell’aiuola di ghiaia,
e il vento dirà: “Qui atei dignitosi vi furono:
unico loro monumento la strada asfaltata
e un migliaio di palline da golf perdute”.

CORO:
Edifichiamo invano se il SIGNORE non edifica con noi.
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Cori da “La Rocca”

Potete reggere forse la Città se il SIGNORE non resta con voi?


Mille vigili che dirigono il traffico
non sanno dirvi né perché venite né dove andate.
Una colonia intera di cavie o un’orda d’attive marmotte
edificano meglio di coloro che edificano senza il SIGNORE.
Ci leveremo in piedi fra rovine perenni?
Ho amato la bellezza della Tua Casa, la pace del Tuo santuario,
ho spazzato i pavimenti e adornato gli altari.
Là dove non c’è tempio non vi saranno dimore,
sebbene abbiate rifugi e istituzioni,
alloggi precari dove si paga l’affitto,
scantinati che cedono dove il topo si nutre
o latrine con porte numerate
o una casa un po’ meglio di quella del vicino;
Quando la Straniera dice: “Qual è il significato di questa città?
Vi accalcate vicini perché vi amate l’un l’altro?”.
Cosa risponderete: “Ci accalchiamo
per trarre denaro l’uno dall’altro”? oppure “Questa è una comunità”?
E la Straniera partirà e tornerà nel deserto.
O anima mia, che tu sia pronta per la venuta della Straniera,
che tu sia pronta per colei che sa come fare domande.

O stanchezza di uomini che vi stornate da DIO


per la grandezza della vostra mente e la gloria della vostra azione,
per le arti e le invenzioni e le imprese temerarie,
per gli schemi della grandezza umana del tutto screditata
che riducete la terra e l’acqua al vostro servizio,
che sfruttate i mari e sviscerate le montagne,
che dividete le stelle in comuni e preferite,
impegnati a ideare il frigorifero perfetto,
impegnati a risolvere una morale razionale,
impegnati a stampare più libri che potete,
a far progetti di felicità e a buttar via bottiglie vuote,
passando dalla vacuità ad un febbrile entusiasmo
per la nazione o la razza o ciò che voi chiamate umanità;
sebbene abbiate dimenticato la via al Tempio
v’è una che ricorda la via alla vostra porta:
potete eludere la Vita, ma non la Morte.
Non rinnegherete la Straniera.

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Cori da “La Rocca”

Coro IV

C’è chi vorrebbe edificare il Tempio,


e chi preferirebbe che il Tempio non fosse edificato.
Ai giorni di Neemia il Profeta
non c’era alcuna eccezione alla regola generale.
Nel palazzo di Susan, nel mese di Nisan,
egli servì del vino al re Artaserse
e pianse per la città diruta, Gerusalemme;
e il re diede licenza di partire, in modo che potesse
edificare di nuovo la città.
Così egli andò, con pochi, fino a Gerusalemme,
e passando vicino al pozzo del dragone e alla porta del letame,
vicino alla porta della fonte e all’acquedotto del re
considerò Gerusalemme distrutta, consumata dal fuoco;
nemmeno un animale aveva spazio per cui passare.
C’erano fuori nemici per distruggerlo,
e dentro c’erano spie ed opportunisti,
quando lui e i suoi uomini posero mano a riedificare il muro.
Così edificarono come gli uomini devono edificare,
con la spada in una mano e la cazzuola nell’altra.

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Cori da “La Rocca”

Coro V

O Signore, difendimi dall’uomo che ha eccellenti intenzioni e cuore impuro:


perché il cuore è su tutte le cose fallace, e disperatamente malvagio.
Sanballat l’Horonita e Tobia l’Ammonita e Ghesem l’Arabo: erano senza
dubbio dotati di spirito pubblico e zelo.
Proteggimi dal nemico che ha qualcosa da guadagnare: e dall’amico che ha
qualcosa da perdere.
Ricordando le parole di Neemia il Profeta: “Con la cazzuola in una mano, e
la pistola pronta nella fondina”.
Quelli che stanno in una casa il cui uso è dimenticato: sono come serpenti
distesi su scale cadenti, soddisfatti al sole.
E gli altri corrono attorno come cani, pieni d’iniziativa, e fiutano ed
abbaiano: dicono, “Questa casa è un nido di serpi, distruggiamola,
mettiamo fine a questi abominii, alle turpitudini dei Cristiani”. Questi non
sono giustificati, né lo sono gli altri.
E scrivono libri innumerevoli; troppo vacui e distratti per rimanere in
silenzio: ognuno alla ricerca della propria elevazione, nascondendo la
propria vuotezza.
Se umiltà e purezza non sono nel cuore non sono nella casa: e se non sono
nella casa non saranno nella Città.
L’uomo che durante il giorno ha costruito qualcosa, quando cala la notte
ritorna al focolare: per essere benedetto dal dono del silenzio, e prima di
dormire si assopisce.
Ma siamo circondati da serpenti e cani: per cui qualcuno deve stare all’opera,
e altri tenere le lance.

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Cori da “La Rocca”

Coro VI

E’ difficile per coloro che non hanno mai conosciuto persecuzione,


e che non hanno mai conosciuto un Cristiano,
credere a questi racconti di persecuzione Cristiana.
E’ difficile per coloro che vivono presso una Banca
dubitare della sicurezza del loro denaro.
E’ difficile per coloro che vivono presso un commissariato
credere nel trionfo della violenza.
Pensate che la fede abbia già conquistato il mondo
e che i leoni non abbisognino più di guardiani?
Avete bisogno che vi si dica che qualunque cosa sia stata può essere ancora?
Avete bisogno che vi si dica che persino modeste cognizioni
che vi permettono d’essere orgogliosi in una società educata
difficilmente sopravviveranno alla Fede a cui devono il loro significato?
Uomini! Pulitevi i denti quando vi alzate e quando andate a letto;
Donne! pulitevi le unghie;
Voi vi pulite il dente del cane e il tallone del gatto.
Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le
sue leggi?
Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare.
E’ gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri.
Ricorda loro il Male e Il Peccato, e altri fatti spiacevoli.
Essi cercano sempre d’evadere
dal buio esterno e interiore
sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere
buono.
Ma l’uomo che è adombrerà
l’uomo che pretende di essere.
E il Figlio dell’Uomo non fu crocifisso una volta per tutte,
il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte,
le vite dei Santi non furono donate una volta per tutte:
Ma il Figlio dell’Uomo è sempre crocifisso
e vi saranno sempre Martiri e Santi.
E se il sangue dei Martiri deve fluire sui gradini
dobbiamo prima costruire i gradini;
E se il Tempio dev’essere abbattuto
dobbiamo prima costruire il Tempio.

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Cori da “La Rocca”

Coro VII

In principio DIO creò il mondo. Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre


erano sopra la faccia dell’abisso.
E quando vi furono uomini, nei loro vari modi lottarono in tormento alla
ricerca di DIO.
Ciecamente e vanamente, perché l’uomo è cosa vana, e l’uomo senza DIO è
un seme nel vento, trascinato qua e là non trova luogo dove posarsi e dove
germinare.
Essi seguirono la luce e l’ombra, e la luce li condusse verso la luce e l’ombra
li condusse verso la tenebra,
ad adorare serpenti ed alberi, ad adorare demoni piuttosto che nulla: a
piangere per la vita oltre la vita, per un’estasi non della carne.
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell’abisso.

E lo Spirito si muoveva sopra la faccia delle acque.


E gli uomini che si volsero verso la luce ed ebbero conoscenza della luce
inventarono le Religioni Maggiori; e le Religioni Maggiori erano buone
e condussero gli uomini dalla luce alla luce, alla conoscenza del Bene e del
Male.
Ma la loro luce era sempre circondata e colpita dalle tenebre
come l’aria dei mari è trafitta dal fiato immobile e morto della Corrente
Artica;
e giunsero a un limite, a un limite estremo mosso da un guizzo di vita,
e giunsero allo sguardo rinsecchito e antico di un bimbo morto di fame.
Preghiere scritte in cilindri girevoli, adorazione dei morti, negazione di
questo mondo, affermazione di riti il cui senso è dimenticato
nella sabbia irrequieta sferzata dal vento, o sopra le colline dove il vento non
farà mai posare la neve.
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell’abisso.

Quindi giunsero, in un momento predeterminato, un momento nel tempo e


del tempo,
Un momento non fuori del tempo, ma nel tempo, in ciò che noi chiamiamo
storia: sezionando, bisecando il mondo del tempo, un momento nel tempo
ma non come un momento di tempo,
un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso quel momento:
poiché senza significato non c’è tempo, e quel momento di tempo diede il
significato.
Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce,
nella luce del Verbo,
attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come
sempre lo furono prima,
eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro
marcia sulla via illuminata dalla luce;
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Cori da “La Rocca”

spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure


mai seguendo un’altra via.

Ma sembra che qualcosa sia accaduto che non è mai accaduto prima: sebbene
non si sappia quando, o perché, o come, o dove.
Gli uomini hanno abbandonato DIO non per altri dei, dicono, ma per nessun
dio; e questo non era mai accaduto prima.
Che gli uomini negassero gli dèi e adorassero gli dèi, professando
innanzitutto la Ragione.
E poi il Denaro, il Potere, e ciò che chiamano Vita, o Razza, o Dialettica.
La Chiesa ripudiata, la torre abbattuta, le campane capovolte, cosa possiamo
fare
se non restare con le mani vuote e le palme aperte rivolte verso l’alto
in un’età che avanza all’indietro progressivamente?

VOCE DEI DISOCCUPATI (da lontano):


In questa terra
ci sarà una sigarette ogni due uomini,
ogni due donne soltanto mezza pinta
di birra amara…

CORO:
Che cosa dice il mondo, il mondo intero forse si smarrisce con auto
potentissime su strade secondarie?

VOCE DEI DISOCCUPATI (più debolmente):


In questa terra
nessuno ci ha dato occupazione…

CORO:
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell’abisso.
E’ la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha
abbandonato la Chiesa?
Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche contrastata, e gli uomini
hanno dimenticato
tutti gli dei salvo l’Usura, la Lussuria e il Potere.

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Cori da “La Rocca”

Coro VIII

O Padre accogliamo le tue parole,


e prenderemo coraggio per il futuro,
ricordando il passato.

I pagani sono pervenuti alla tua eredità,


e hanno macchiato il tuo tempio.

Chi è questi che giunge da Edom?

Egli da solo ha pigiato l’uva nel torchio.

Vi giunse uno che parlò della vergogna di Gerusalemme


e macchiò i luoghi sacri;
Pietro l’Eremita, che flagellava con le parole.
E fra coloro che l’ascoltavano c’erano alcuni uomini buoni,
molti che erano malvagi,
e molti non erano per niente,
come tutti gli uomini in qualsiasi luogo,
alcuni se ne andarono per amore di gloria,
alcuni se ne andarono che erano infaticabili e curiosi,
alcuni rapaci e lussuriosi,
molti lasciarono il corpo ai nibbi della Siria
o furono dispersi in mare lungo il viaggio;
molti lasciarono l’anima in Siria,
continuando a vivere immersi nella corruzione morale,
molti tornarono indietro spezzati,
ammalati e costretti all’elemosina, trovando
uno straniero alla porta:
giunsero a casa screpolati dal sole dell’Est
e dai sette peccati capitali della Siria.
Ma il nostro re si portò bene ad Acri.
E a dispetto di tutto il disonore,
degli stendardi spezzati, delle vite spezzate,
della fede spezzata in un luogo o in un altro,
c’era qualcosa che essi lasciarono, ed era più che i racconti
di vecchi in sere d’inverno.
Solo la fede poteva aver fatto ciò che fu fatto bene,
l’integra fede di pochi,
la fede parziale di molti.
Non avarizia, lascivia, tradimento,
invidia, indolenza golosità, gelosia, orgoglio:
non queste cose fecero le Crociate,
ma furono queste cose che le disfecero.

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Cori da “La Rocca”

Ricordate la fede che trasse gli uomini dai loro focolari


al richiamo di un predicatore errante.
La nostra età è un età di virtù moderata
e di vizio moderato
in cui gli uomini non deporranno la croce
perché mai l’assumeranno.
Eppure nulla è impossibile, nulla,
agli uomini di fede e convinzione.
Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
O DIO, aiutaci.

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Cori da “La Rocca”

Coro IX

Figlio dell’Uomo, guarda con i tuoi occhi e ascolta con i tuoi orecchi
e disponi il cuore a tutto ciò che ti mostro.
Chi è colui che ha detto: la Casa di DIO è una Casa di Dolore;
dobbiamo camminare vestiti di nero e andare tristemente, con il viso
affranto,
dobbiamo andare fra muri vuoti, tremando umilmente, mormorando
appena,
fra poche luci disperse e tremolanti?
Essi vorrebbero rimettere a DIO la propria sofferenza, la pena che
dovrebbero provare
per i loro peccati e per le loro colpe mentre si occupano delle loro faccende
quotidiane.
Eppure camminano per le strade a testa alta, orgogliosi, come dei
purosangue pronti alla corsa,
Si agghindano, indaffarati al mercato, nel foro,
e in tutte l’altre riunioni mondane.
Pensano bene di se stessi, pronti ad ogni occasione di festività,
completamente soddisfatti.
Piangiamo in una stanza appartata, impariamo la via della penitenza,
impariamo la gioiosa comunione dei santi.
L’anima dell’uomo deve affrettarsi alla creazione.
Dalla pietra informe, quando l’artista si unì alla pietra,
sorgono sempre forme di vita nuove, dall’anima dell’uomo congiunta
all’anima della pietra;
dalle forme pratiche e prive di significato di tutto ciò che vive o è senza vita
congiunto all’occhio dell’artista, sorge una vita nuova, una nuova forma, un
nuovo colore.
Dal mare del suono la vita della musica,
dalla fanghiglia delle parole, dal nevischio e dalla grandine delle
imprecisioni verbali,
dei pensieri e dei sentimenti approssimativi, delle parole che hanno
sostituito i pensieri e i sentimenti,
sorge l’ordine perfetto del discorso, e la bellezza dell’incanto.

SIGNORE, non porremo questi doni al Tuo servizio?


Non porremo al Tuo servizio tutte le nostre forze
per la vita e la dignità, la grazia e l’ordine,
e per le gioie intellettuali dei sensi?
Il SIGNORE che ci creò vorrà che noi stessi creiamo
e nuovamente poniamo la nostra creazione al Suo servizio
che è già Suo servizio creare.
Perché l’Uomo è corpo e spirito congiunti,
e quindi deve servire come corpo e spirito.
Visibile e invisibile, due mondi si incontrano nell’uomo;
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Cori da “La Rocca”

visibile e invisibile si devono incontrare nel Suo Tempio.


Non rinnegate il corpo.

Ora vedrete il Tempio completato:


dopo molto contendere, e dopo molti ostacoli;
perché l’opera della creazione non è mai senza travaglio;
la pietra cui è stata data una forma, il crocifisso visibile,
l’altare addobbato, la luce che sale,

La luce

La luce

Il ricordo visibile della Luce Invisibile.

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Cori da “La Rocca”

Coro X

Avete visto la casa edificata, l’avete vista adornata


da uno che venne nella notte, e ora è dedicata a DIO.
Ora è una chiesa visibile, una luce di più su una collina
in un mondo confuso ed oscuro, turbato dai portenti della paura.
E che diremo del futuro? E’ una chiesa tutto ciò che possiamo edificare?
o la Chiesa Visibile avanzerà a conquistare il Mondo?

Il grande serpe è sempre mezzo sveglio, disteso in fondo all’abisso del


mondo, attorcigliato
nelle sue spire, finché si sveglia affamato e muovendo la testa qua e là si
prepara al momento in cui potrà divorare.
Ma il Mistero dell’Iniquità è un abisso troppo profondo perché occhi mortali
lo possano penetrare.
Allontanatevi
da coloro che apprezzano gli occhi dorati del serpente,
da coloro che adorano, che si offrono in sacrificio al serpente.
Prendete la vostra strada e separatevi.
Non siate troppo curiosi del Bene e del Male;
non cercate di contare le onde future del Tempo;
ma siate soddisfatti d’avere luce abbastanza
per trovare il giusto passo, per trovare un sostegno.

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!


Troppo splendente per la visione mortale.
O Luce Suprema, noi Ti lodiamo per la minore;
per la luce da oriente che tocca al mattino le guglie,
per la luce che a sera s’inclina a occidente sulle nostre porte,
per il tramonto sui piccoli stagni quando vola il pipistrello,
per la luce della luna e delle stelle, del gufo e della falena,
per la luce splendente della lucciola su un filo d’erba.
O Luce Invisibile, noi Ti adoriamo!

Ti ringraziamo per tutte le luci che abbiamo acceso,


per la luce dell’altare e del santuario;
per le piccole luci di coloro che a mezzanotte sono in meditazione
e per le luci dirette fra i vetri colorati delle finestre
e per la luce riflessa dalla pietra levigata,
dai legni intagliati e dorati, dall’affresco multicolore.
Il nostro sguardo è subacqueo, i nostri occhi guardano in alto
e vedono la luce frantumarsi fra le acque inquiete.
Vediamo la luce, ma non vediamo da dove giunge.
O Luce Invisibile, noi Ti glorifichiamo!

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Cori da “La Rocca”

Nel nostro ritmo di vita terrena noi stanchi della luce. Noi siamo lieti quando
il giorno ha fine, quando ha fine il gioco; e l’estasi è troppo dolore.
Siamo fanciulli rapidamente stanchi: fanciulli che restano svegli di notte e
poi cadono in sonno appena al razzo è stato dato fuoco; e il giorno è lungo
per il lavoro o il gioco.
Stanchi di distrazione o di concentrazione, dormiamo e siamo lieti di
dormire,
controllati dal ritmo del sangue e del giorno e della notte e delle stagioni.
E dobbiamo estinguere la candela, spegnere il lume e riaccenderlo;
Per sempre dobbiamo smorzare, per sempre riaccendere la fiamma.
Per cui Ti ringraziamo per la nostra piccola luce, variata dall’ombra.
Ti ringraziamo per averci sospinti a edificare, a cercare, a formare sulle punte
delle nostre dita e al raggio dei nostri occhi.
E quando avremo edificato un altare alla Luce Invisibile, che vi si possano
porre le piccole luci per le quali fu creata la nostra visione corporea.
E noi Ti ringraziamo che la Tenebra ricordi a noi la luce.
O Luce Invisibile, Ti siano rese grazie per la Tua grande gloria!

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Cori da “La Rocca”

Indice

Cori da “La Rocca”....................................................................................................1  


Coro I ..........................................................................................................................2  
Coro II .........................................................................................................................5  
Coro III........................................................................................................................7  
Coro IV........................................................................................................................9  
Coro V .......................................................................................................................10  
Coro VI......................................................................................................................11  
Coro VII ....................................................................................................................12  
Coro VIII...................................................................................................................14  
Coro IX......................................................................................................................16  
Coro X .......................................................................................................................18  
Indice.........................................................................................................................20  

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