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Lezione 4 – I fluidi non newtoniani

La legge di Newton della viscosità si è rivelata valida per una larga classe di fluidi, in particolare
per tutti i gas e i liquidi con peso molecolare inferiore a circa 5000, pertanto questa classe di fluidi
è detta dei fluidi Newtoniani.
Per converso, i fluidi che non rispettano questa semplice legge sono detti fluidi non-Newtoniani.
Esempi di fluidi non-Newtoniani sono i polimeri liquidi, le sospensioni, le paste, i fanghi e altri fluidi
complessi.
Per i fluidi non-Newtoniani il concetto di viscosità, quale proprietà chimico- fisica del fluido, perde
significato, in quanto il suo valore non dipende unicamente dal fluido e dalle condizioni esterne
quali pressione e temperatura, ma anche dal moto.
Per mantenere il formalismo sin qui adottato si introduce allora una viscosità apparente η che è
funzione anche dello stato di sforzo locale:
τ = −η % γ
I fluidi non newtoniani possono essere divisi in classi in base al loro comportamento.

Quindi se la viscosità apparente diminuisce all’aumentare della dissipazione viscosa si parla di


fluidi pseudo-plastici. Viceversa, si parla di fluidi dilatanti.
Ad esempio, i polimeri liquidi tendono a comportarsi prevalentemente come fluidi pseudo-plastici
in quanto al crescere dello stato di sforzo (o equivalentemente del gradiente di velocità) le
macromolecole tendono a estendersi e a districarsi lungo la direzione del moto, così da opporre
minor resistenza al moto stesso. Comportamento analogo è fornito anche dalle soluzioni colloidali
dove le micelle tendono a orientarsi in modo da favorire il moto. I grassi alimentari e gli amidi si
comportano invece come fluidi dilatanti, dato che lo sforzo da applicare per mantenerli in moto
aumenta con la loro velocità.
Fluidi pseudoplastici sono in generale le sospensioni di particelle asimmetriche oppure le soluzioni
di alti polimeri, come i derivati della cellulosa.
Il caso forse più semplice è quello di sospensioni di particelle con dimensioni da 0.1 a 100 micron,
con forti forze di attrazione, immerse in fluidi newtoniani.
Quando la sospensione è in quiete (oppure per valori bassi del gradiente di velocità), le particelle
sospese tenderanno ad agglomerarsi, formando dei grumi (cluster), che si opporranno fortemente
allo scorrimento, e quindi la viscosità sarà elevata.
Tuttavia, al crescere del gradiente di velocità, i grumi cominceranno a ridursi di dimensione e a
scomparire, così che l’effetto delle forze attrattive interparticellari diminuirà.
La viscosità apparente, pertanto, aumenta con la velocità di deformazione.
A questa categoria appartengono le sospensioni di materiali solidi ad alta concentrazione, quali,
ad esempio, la carbossimetilcellulosa.
Procedendo come per i fluidi pseudoplastici, è facile vedere che sospensioni di particelle che si
respingono mutuamente sono dei fluidi dilatanti.
Nel caso dei fluidi di Bingham, per indurre il moto è necessario che lo sforzo superi un valore
soglia, al di sotto della quale il fluido si comporta rigidamente.
Un comportamento di questo genere è approssimativamente seguito da alcune vernici, dalla pasta
dentifricia, da vari fanghi, dal sapone semisolido etc.
Questo comportamento viene spiegato ammettendo che la sostanza abbia una struttura interna
tridimensionale analoga a quella dei solidi, con
una rigidità sufficiente a sopportare sforzi inferiori
Ad un valore soglia τ°; per sollecitazioni superiori, questa struttura si disintegra completamente e
la sostanza finisce per comportarsi come un fluido newtoniano.
Esistono anche categorie di fluidi per cui il legame tra sforzi e deformazioni dipende dalla durata
dello sforzo o della deformazione applicati, oppure dalla precedente storia; per semplicità tali fluidi
vengono suddivisi in due classi:
-Fluidi tixotropici (ovvero tendenti al disfacimento): lo sforzo tangenziale diminuisce gradualmente
nel tempo per tendere, alla fine, ad un valore limite, in corrispondenza del quale il fluido si comporta
come newtoniano; si pensi, ad esempio, alla pasta dentifricia o al “pongo”, che oppone una
sempre minor resistenza alle deformazioni man mano che viene adoperato.
-Fluidi reopectici (che induriscono scorrendo): all’aumentare del tempo, gli sforzi tangenziali
continuano ad incrementare, fino ad assumere, in qualche caso, il comportamento di un solido;
ne sono esempi alcune vernici a pennello o anche la maionese, la quale ha, in fase di
preparazione, una η che aumenta a mano a mano che la si monta.

Si definiscono, da ultimi, viscoelastici tutti quei fluidi (numerose specie di bitumi) nei quali si
riscontrano, accanto alle proprietà viscose (predominanti) proprie dei fluidi, anche alcune proprietà
elastiche caratteristiche dei solidi.
Per descrivere molti dei comportamenti complessi dei fluidi non-Newtoniani sono stati proposti
differenti modelli.
All’atto pratico ci si riferisce prevalentemente al semplice modello di Ostwald-De Waële, meglio
noto come legge di potenza, per descrivere con buona approssimazione il loro comportamento
reologico:
+,-
𝜂 = 𝑚 𝛾 .
in cui m e n sono i parametri del fluido. È facile verificare che se n=1 il fluido è Newtoniano e il
coefficiente m s’identifica con la viscosità μ, se n>1 è dilatante e infine se n<1 è pseudoplastico.
Per un fluido non-Newtoniano, la viscosità non è indipendente dallo stato di sforzo. Pertanto per
un fluido non-Newtoniano al quale si applica il modello reologico di Ostwald-De Waële, integrando
la relazione di dispersione per un moto in condotta a sezione circolare, si ha:
𝑠+3 𝑟 78- 𝑅 78- 𝛥𝑝 1 7
𝑢0 = 𝑢0 1− 𝑢0 = −
𝑠+1 𝑅 𝑠+3 𝐿 2𝑚
in cui s=1/n.
Lo sforzo nel fluido, massimo alla parete e nullo al centro, è indipendente dalla reologia del fluido:
𝛥𝑝
𝜏>0 = 𝑟
𝐿
Il gradiente di pressione avrà quindi la forma:
+
𝛥𝑝 3𝑛 + 1 𝑢0+
− = 2𝑚
𝐿 𝑛 𝑅+8-

Si vede che a parità di portata i fluidi


dilatanti hanno un profilo di velocità più
allungato, con gradenti di velocità alla
parete più piccoli di quelli dei fluidi
newtoniani, mentre i fluidi pseudoplastici
si comportano in maniera opposta, con
profili di velocità più "quadrati".
Per interpretare questo risultato, bisogna
tener conto che il profilo "ottimale" è
quello a pistone, perché si massimizza la
portata fissando la velocità massima.
Dunque i fluidi pseudoplastici sono i più facili da far scorrere in un tubo. Tale risultato è confermato
dalla formula delle perdite di carico, che mostra come esse, a parità di portata, crescono al
crescere di n=1/s, e dunque sono più piccole in un fluido pseudoplastico e più elevate in un fluido
dilatante.
In pratica, le perdite di carico dipendono dallo sforzo di taglio alle pareti, il quale, a sua volta,
dipende dal gradiente di velocità attraverso l'equazione costitutiva.
Dunque, per un fluido pseudoplastico è possibile avere un gradiente di velocità alla parete più
elevato, in quanto lo sforzo di taglio che ne deriva è comunque limitato dall'esponente n<1 che
compare nella relazione costitutiva.
Per i fluidi di Bingham, la relazione costitutiva, caratterizzata da un valore di soglia τ° dello sforzo
di taglio, al di sotto del quale il fluido si muove solo con flusso “a pistone", mentre al disopra di tale
valore il fluido si comporta come un fluido newtoniano con una grandezza equivalente alla viscosità
pari a μ0. In questo come negli altri casi, gli sforzi di taglio sono delle funzioni lineari della distanza
dal centro.
Dunque, vicino al centro del tubo,
per r < rc gli sforzi di taglio sono
inferiori al valore di soglia, e il
fluido si muove con flusso a
pistone (plug flow). Nella zona
anulare, con r > rc, il fluido si
comporta come un fluido
newtoniano, e quindi il profilo di
velocità è parabolico.
Per i fluidi di Bingham, la soluzione analitica è:
𝑅 − 𝑟 𝜏B 𝑟 𝜏C
𝑢= °
1+ − 𝜏C 𝑠𝑒 𝑟 ≥ 𝑟F = 𝑅
𝜇 2 𝑅 𝜏B
τC τC
u = uH = R − rH . se r ≤ rH = R
2µC rH τO
Seguendo lo stesso approccio sviluppato per il moto di fluidi newtoniani (integrando ovviamente
equazioni leggermente più complesse), è possibile ricavare le soluzioni per varie configurazioni.
- Lastre piane e parallele:
ℎ ℎ 𝛥𝑝 . 𝑧 78- 2𝑤ℎ. 𝛥𝑝 ℎ 7
𝑢P Q = − 1− 𝑄 = −
𝑠+1 𝑚 𝐿 ℎ 𝑠+2 𝐿 𝑚

-Flusso radiale tra dischi paralleli:


+
𝑄 𝑠+2 𝑧 78- 𝑚𝑄+ 𝑠 + 2
𝑢> Q = 1− 𝑃 > − 𝑃C = (𝑅C-,+ − 𝑟-,+ )
4𝜋𝑟ℎ 𝑠 + 1 ℎ 1 − 𝑛 4𝜋ℎ 78.

Nel caso di moto di trascinamento tra lastre piane e parallele l’integrazione porta ad un profilo
lineare di velocità, analogamente a quanto trovato per i fluidi newtoniani.
𝑧
𝑢P Q = 𝑣

Perdite di carico in condotte per fluidi non newtoniani


Seguendo lo stesso approccio sviluppato per il moto di fluidi newtoniani, è possibile ricavare per
similitudine le relazioni che esprimono il fattore d’attrito f in funzione delle condizioni di moto e del
tipo di fluido non-newtoniano considerato.
In moto laminare in condotte a sezione circolare, combinando
𝛥𝑝
𝜏>0 = 𝑟
𝐿
con
𝛥𝑝 3𝑛 + 1 + 𝑢0+
− = 2𝑚
𝐿 𝑛 𝑅+8-
si ottiene
3𝑛 + 1 +
2+8- 𝑚
𝑓= 𝑛
𝑢.,+ 𝐷+ 𝜌
Volendo mantenere il parallelismo con i fluidi newtoniani dove f=16/Re è sufficiente definire un
numero di Reynolds modificato che tiene in conto della non newtonianità del fluido:
𝑛 + 𝑢 .,+ 𝐷 + 𝜌
𝑅𝑒_` = 2a,+
3𝑛 + 1 𝑚
La transizione laminare-turbolento avviene allora per
4𝑛 + 2 5𝑛 + 3
𝑅𝑒_`,F>cdcFef = 2100
3 3𝑛 + 1 .
e quindi è possibile anche ricavare un diagramma di Moodys modificato dove i comportamenti
asintotici sono funzione dell’esponente n che caratterizza la legge reologica del fluido (n<1 fluido
pseudoplastico, n>1 fluido dilatante), per il
quale è possibile proporre la seguente legge
interpolante:
1 1,74 + 0,4
= C,jk ln 𝑅𝑒_` 𝑓 -, . − -,.
𝑓 𝑛 𝑛
Per quanto riguarda i fluidi di Bingham, in campo laminare:
16 𝐻𝑒 𝐻𝑒 q 𝐷𝜌𝑢
𝑓= 1+ − a j
𝑅𝑒o_ =
𝑅𝑒o_ 6𝑅𝑒o_ 3𝑓 𝑅𝑒o_ 𝜇r
in cui He è il numero di Hedstrom, definito come
𝐷. 𝜌 𝜏C
𝐻𝑒 = .

𝜇r
In campo turbolento si ha ancora
𝐷𝜌𝑢 𝐷. 𝜌 𝜏C
𝑅𝑒o_ = 𝐻𝑒 = .

𝜇r 𝜇r
ma

,C,-sa wx yz
𝑅𝑒o_ = 10e 𝑅𝑒o_ 𝑎 = −1,378 1 + 0,146 · 𝑒 ,.,s·-C