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19 τὸ πνεῦμα μὴ σβέννυτε, 20 προφητείας μὴ ἐξουθενεῖτε· 21 πάντα δὲ δοκιμάζετε, τὸ καλὸν κατέχετε,

22 ἀπὸ παντὸς εἴδους πονηροῦ ἀπέχεσθε.

Non disprezzate le profezie; 21 ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene;

de significa principalmente “ma, e”, con sfumature che può assumere a seconda del contesto “ora, invece,
tuttavia, cioè, etc.” (Liddell-Scott, DENT, Thayer, Strong). Può essere usata come avversativa o copulativa.

Come particella avversativa esprime distanza, opposizione, contrasto con una precedente frase o concetto.
In tal caso viene tradotto con il “ma” (circa il 45% delle volte che viene tradotto, a volte non viene tradotto
essendo più o meno implicito), e nel nostro brano la seconda parte (vs.21 ma esaminate ogni cosa) assume
valore di subordinata alla prima parte (vs.20 non disprezzate le profezie). Il senso sarebbe, non disprezzate
le profezie, ma nell’esaminare tutto fate attenzione, non siate creduloni, ritenete il buono.

E’ meno forte del ma di alla, in quanto alla (che significa ma, bensì) e in diretta antitesi, riferendosi di solito
ad una negazione precedente, mentre de indica un opposizione più in generale.

Contrappone un pensiero ad un altro.

Come particella copulativa aggiunge a un pensiero o concetto precedente, un altro concetto che lo
completa, lo chiarisce, lo sviluppa, divenendo esplicativa, rinforzativa dell’idea precedente. In tal caso si
può tradurre con “e, e anche, e precisamente, ma anche, ”, e la seconda parte (vs.21 ma esaminate ogni
cosa) assume valore di coordinata alla principale (vs.20 non disprezzate le profezie). Nel nostro caso il senso
sarebbe <<non disprezzate le profezie, e nell’esaminare ogni cosa ritenete il buono>>, come copulativa
aggiunge il fatto che “nell’esaminare ogni cosa” non tutto potrebbe essere ritenuto per buono,
coordinando per l’appunto la prima parte relativa alle profezie.

Facciamo qualche es.:

1Co.12:4 Diaireseis de charismatōn eisin, to de auto pneuma - “Ora vi è diversità di doni, ma [vi è] un
medesimo Spirito” (NR).

Come si può vedere qui c’è un doppio uso della particella,

e avversativa

1Ti.4:7 tous de bebēlous kai graōdeis mythous paraitou gymnaze de seauton pros eusebeian

“Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà” (NR)

At.13:30 ho de Theos ēgeiren auton ek nekrōn - “Ma Dio lo risuscitò dai morti” (NR)

1Co.1:22-23 hēmeis de kēryssomen Christon estaurōmenon Ioudaiois

“I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per
i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia”
Ora, nell’uno o nell’altro caso la particella connette in maniera forte o meno forte i due sintagmi. Da qui
non si sfugge! Il dato di fatto è che i vs.20 e 21 non sono esortazioni a sé stanti ma sono collegati (in effetti i
vs.19-22 andrebbero letti come unità letteraria). Questo è un dato oggettivo, comunque la si voglia
tradurre, o sfumare, la particella collega i due sintagmi (come ho già detto sin dal primo post).

Altra cosa sarebbe stato se non ci fosse stato nel testo greco. Ma non è il nostro caso.

Detto questo, a mio avviso, l’esegesi non cambia. E giustamente Caste con una lettura esegetica ha
sottolineato una interessante e antitetica considerazione.

Per rispondere all’ultima domanda:

Io vorrei prova certa (in termini linguistici) che il ritenere il bene sia legato alla profezia e non a tutto in
senso generale.

Si, è legato anche alla profezia, non solo in termini linguistici (sia nell’uno che nell’altro caso), ma proprio e
soprattutto dal punto di vista di una corretta esegesi contestuale.

Per quanto riguarda le traduzioni,

- NR, Riv;
- Amplified, BSB, CEB, NRSV, NLT, ESV, NIV, NET, NASB, RSV, Darby, Douay-Rheims, Wycliffe;

Diod, CEI, ND (seguono il sinaitico esulano).

La MSG parafrasa con “d’altra parte non essere credulone verifica tutto”,
La GWT traduce con “invece provate tutto”

Vincent: Dimostrare tutte le cose ( πάντα δοκιμάζετε )

Una esortazione generale, non limitato alla profezie; ma Paolo insiste altrove che un test essere applicato a
fenomeni che pretendono di essere soprannaturale. Vedere il discernimento degli spiriti , 1 Corinzi 12:10 ;
vedi su 1 Corinzi 14:29 , e comp. 2 Tessalonicesi 2: 2 e 1 Giovanni 4: 1-3 . Per δοκιμάζετε dimostrare, vedi su
1 Pietro 1: 7 . In LXX, Proverbi 27:21 ; Salmo 11: 6 , δοκίμιον è un crogiolo o forno .

Robertson: Dimostrare tutte le cose ( παντα δε δοκιμαζετε - panta de dokimazete ). Probabilmente δε - de


(ma) è autentico. Anche il dono della profezia deve essere testato ( 1 Corinzi 00:10 ; 1 Corinzi 14:29 ) per
evitare errori. Paolo mostra equilibrio bene qui.

Tieni fermamente ciò che è buono ( το καλον κατεχετε - a kalòn katechete ). Continuate a tenere premuto il
bello (nobile, moralmente bello). Presente imperativo κατεχω - kaṫechō (uso perfettivo di κατα - katȧ qui).
Shaff: Dimostrare tutte le cose. Né nei confronti di queste manifestazioni di presenza dello Spirito, né in
qualsiasi questione, erano loro ad essere guidati da pregiudizi e le apparenze e prime impressioni, ma erano
per mettere le cose alla prova, per testarli. Regole per fare ciò sono forniti dal apostolo Giovanni ( 1
Giovanni 4: 1-8 ). A Corinto alcuni cristiani hanno goduto di un dono speciale di 'discernimento degli spiriti' (
1 Corinzi 00:10 ). Il Tessalonicesi erano a giudicare dalla qualità morale delle profezie, o di qualsiasi altra
cosa è venuto prima di loro. E questo discernimento morale era comportare una scelta pratica, come
espresso nelle due seguenti clausole.

Da ogni forma di male. Ciò non significa, come la versione autorizzato potrebbe portare un lettore di
supporre, 'astenersi da tutto ciò che ha l'apparenza di essere il male,' perché egli solo li ha consigliato di
guardare più in profondità di quanto le apparenze. Dopo aver testato tutte le cose con il loro vero
carattere, sono di astenersi dal male di ogni forma. Anche se aveva l'aspetto di bene, anche se era in forma
di saggezza spirituale finta o zelo per Cristo, erano di astenersi da esso.

Heinrich Meyer: L'apostolo aggiunge quindi alla prescrizione, "esaminate ogni cosa," se hanno la loro
origine da Dio o no, e per mantenere la buona.

πάντα δέ ] ma tutte le cose , vale a dire, quello che è portato avanti nel discorso ispirato.

δοκιμάζετε ] Paolo esprime la stessa esigenza di test in 1 Corinzi 14:291 Corinzi 14:29 , e secondo 1 Corinzi
12:101 Corinzi 12:10 ci fu un dono peculiare degli spiriti test, il διάκρισις πνευμάτων . Questo, del resto,
questo test può procedere solo da coloro che sono a loro volta illuminati dallo Spirito Santo era evidente
all'apostolo. Il principio fondamentale del razionalismo, che la ragione come tale è il giudice della
rivelazione, non è contenuta in queste parole.

τὸ καλόν ] il bene , cioè, che si trova nella πάντα . Hofmann pensa arbitrariamente che "il bene generale" si
intende che i Tessalonicesi "come cristiani hanno già, e non solo ora cercano o si aspettano."

Ora, come principio generale, prima di tutto viene l’esegesi, cioè leggere la Bibbia esegeticamente, la
grammatica può sempre contenere l’eccezione, l’esegesi contestuale è una, ed è sempre valida.

Nel caso specifico l’aggettivo “pas” significa ogni, tutto/i. Dire che ha senso distributivo indefinito per
indicare al plur. “tutti, ogni cosa”, non inficia l’esegesi, e con il fatto che è strettamente collegato al vs.
precedente mediante la congiunzione “de”, che come abbiamo visto, ne connette e ne collega il significato
contestuale, e cioè che il credente non deve disprezzare le profezie ma nell’esaminare tutto (ogni cosa), al
fine di ritenere il bene (ciò che è buono, to kalon), deve esaminare anche l’attività profetica,
Fin qui dal punto di vista dell’esegesi immediata. Il step successivo lo possiamo fare allargando un attimino
l’esegesi al contesto di Tessalonica, dove Paolo ricorda ai tessalonicesi, seppur in un contesto diverso, di
non farsi sconvolgere né turbare da pretese ispirazioni (2Te.2:2), il che ci ricollega, ma ripeto anche se il
contesto è diverso, al fatto che nell’attività pneumatica di cui fa parte la propheteia, bisogna esaminare
attentamente ogni cosa ritenendo il buono e scansando il male, cioè il non biblico.

Un ulteriore step, sempre per vedere se la nostra lettura è conforme alla Scrittura, lo possiamo fare
allargando ulteriormente il contesto al NT, quindi in un contesto ampio.

perché come dice Giovanni molti falsi profeti sono sorti, di cui alcuni usciti anche di mezzo a noi (1Gv.2:18-
19; 1Gv.4:1). Paolo parla di discernimento degli spiriti (1Co.12:10) e dirà che i profeti nel loro esercizio
possono essere giudicati (1Co.14:29). Sempre ai tessalonicesi poi ricorda di non farsi sconvolgere né
turbare da pretese ispirazioni (2Te.2:1-2).

In altre parole il credente non deve credere ad ogni spirito o farsi facilmente raggirare (scritturalmente
parlando), ma come quel bell’esempio tanto caro a noi evangelici a cura dei bereani, esaminare le Scritture
per vedere se le cose stanno così.

Asaf eppure mi dicono che la particella dè non va tradotta “ma” quanto piuttosto “poi”.

Seppur sia vero che il "dè" può assumere il senso di un debole “ma”, ma solo quando è correlativo a men
(men … dè). In greco “ma” si dice allà.

Quindi è un errore di traduzione? puoi farmi capire meglio

Già questa risposta contiene una contraddizione, perché si dice che il “de” non va tradotto con “ma”, poi si
ammette che può assumere il senso debole del “ma”.

Ora, una cosa è dire che il “de” non significa “ma”, un'altra cosa è dire che “de” può significare “ma”, ma si
differenzia in determinati contenuti dove alla

Secondo il DENT

Non disprezzate le profezie; 21 ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene;

de significa principalmente “ma, e”, con sfumature minori “ora, invece, tuttavia, etc.” (Liddell-Scott, DENT,
Thayer, Strong).

Thayer: ma, anche, e, etc.

Strong: ma, e, etc.


Liddell-Scott: ma

Come particella avversativa esprime distanza, opposizione, contrasto con una precedente frase o concetto,
in questo caso ci sta il “ma”, quindi la seconda parte (vs.21 ma esaminate ogni cosa) assume valore di
subordinata alla prima parte (vs.20 non disprezzate le profezie).

Come particella copulativa aggiunge a un pensiero o concetto precedente, un altro concetto che lo
completa, lo chiarisce, lo sviluppa, divenendo esplicativa, rinforzativa, dell’idea precedente. In questo caso
si può tradurre con “e, e anche, e precisamente, ma anche, poi, tuttavia”, e la seconda parte (vs.21 ma
esaminate ogni cosa) assume valore di coordinata alla principale (vs.20 non disprezzate le profezie).

Detto questo, a mio avviso, l’esegesi non cambia. Nell’uno o nell’altro caso la particella connette in maniera
forte o meno forte i due sintagmi. Da qui non si sfugge!

Brevemente:

alla significa “ma, bensì”, etimologicamente deriva da allos (un altro), quindi propriamente assume il
significato di altrimenti, peraltro, indicando l’opposto, la separazione, il diverso, nuovi inizi.

Per es. in Gv.16:20b “Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia”, la tristezza viene
cambiata in gioia, oppure

Il nostro avverbio “poi” in greco è reso con eita, eiten, epeita (poi, quindi, in seguito)