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OMILETICA

E’ l’arte di predicare in pubblico, dal greco ‘omilei’. Lo scopo è imparare a dire Cristo in un modo
convincente e significativo. Il sermone ha a che fare con i verbi ‘intrecciare’, ‘connettere’,
‘strutturare’ ed ‘elaborare’. L’annuncio di Gesù Cristo ha lo scopo di suscitare la conversione
(metanoia cambio di mentalità), il sermone è insegnamento, appello alla fede. E’ un atto
sacerdotale, profetico di comunione personale, collettivo, con la parola di Dio, che è sia scritta, sia
incarnata in Gesù stesso.
Nella tradizione cattolica o altre religioni, la comunione con Dio si svolge attraverso l’eucarestia.
La comunione è prima di tutto con Dio, anche la Santa cena è una predicazione della parola di Dio,
fatta in gesti.
Lo scopo del sermone è la crescita della chiesa, in ambito spirituale, ma anche per l’inserimento
nella vita comunitaria.
La Bibbia deve avere un ruolo fondamentale nella preparazione di un sermone. Per quanto riguarda
i contenuti invece, l’omiletica è la teologia della chiesa, trasmessa mediante la predicazione durante
un certo periodo storico. Essa è la traduzione in lingua corrente, comprensibile per l’uomo e la
donna del nostro tempo, del vangelo di Gesù Cristo. L’incontro con la parola costituisce il
nutrimento per l’uomo del 21esimo secolo. L’omiletica è quindi la teologia della predicazione, o
teologia predicata.
Abbiamo due tipi di sermoni:
a. Tematici, che ricercano nella Bibbia un tema. (sono io che mi pongo una domanda), e
devono essere abbinati ad un sermone testuale.
b. Testuali, che partono da un testo biblico, qui parte l’ascolto, perché si tenta di capire cosa ci
sta dicendo il testo.
Evitare di fare discorsi o sermoni apologetici, di difesa cioè ad un tema.
LEADERSHIP
L’oratore deve conciliare chiarezza, carisma, assertività ed organizzazione con l’umiltà. In quel
momento il predicatore deve sentire nel proprio cuore ciò di cui sta parlando, in quanto deve
ricordare che è uno strumento nelle mani di Dio. Questo aiuta lo spirito anto a fare da guida.
Chi può predicare? I membri laici, senza discriminazioni. I requisiti sono la fedeltà, sereno della
propria comunità di appartenenza o di un’altra comunità avventista. Ovviamente anche membri di
altre religioni o contesti sono ammessi a predicare, o anche figure politiche, purché facciano parte
del programma. Sia chi riceve o chi viene deve studiare e conoscere il contesto nel quale sta per
entrare o destinare il suo apporto. I destinatari invece sono la chiesa, e gli ospiti o persone che
ascoltano tramite i social. Deve quindi accuratamente scegliere le parole da pronunciare. Per
comunicare a tutti, bisogna farsi capire anche dai più piccoli, il linguaggio del sermone deve essere
quindi semplice, ma profondo.
A seconda delle circostanze, un sermone dura dai 5 ai 30 minuti, per i bambini 5 minuti, per gli
adulti 20-30 minuti.
La struttura del sermone:
a. Introduzione, dove si cattura l’attenzione dell’uditorio
b. Corpo, si incontra Gesù e ci si interroga sulla sua parola
c. Conclusione, si suscita la fede dal discorso fatto.

PAROLA DI DIO
Quando si parla della Parola di Dio si ha una pluralità di significati, che divengono tutti da Gesù.
Come per esempio ‘parola’, dal greco logos. Anche la Bibbia è parola e testimonianza di Dio. Atti
6:2 ne è un esempio, qui per ‘parola di Dio’, non s’intende Dio, ma la predicazione, l’annuncio,
l’evangelizzazione. Una cosa è che non appartiene a noi la parola di dio, ma siamo noi che
apparteniamo alla parola di Dio. Un’altra cosa, è che Dio è una persona. Un’altra tesi è la Torah,
come creazione di Dio, dunque tutta la scrittura è ispirata da Dio, essa è la testimonianza della
chiesa apostolica, d’Israele, su Dio. Una testimonianza profetica e apostolica.
Poi abbiamo anche la testimonianza, o predicazione come parola di Dio, in quanto è un discorso al
servizio della parola di Dio. Con lo scopo di guidare in un percorso di conoscenza. I cristiani
comprendono Dio come il centro delle sacre scritture. Il compito della chiesa è quello di capire cosa
Dio ha fatto, per fare altrettanto. Es: Luca 5:5, la predicazione crea la fede, dobbiamo quindi essere
consapevoli di essere uno strumento di Dio. Isaia 55:10-11
CHI PREDICA?
Il predicatore quando predica ne beneficia lui stesso, nell’essere autentico con se stesso e gli altri. Il
pastore deve vegliare su se stesso, in quanto anch’esso è una persona, del proprio bisogno e della
propria spiritualità. La sincerità è una qualità fondamentale per la figura veritiera del pastore. 1 Tes
4:16. Il predicatore deve condividere la parola di Dio (elementare Watson!), un fondamentale
compito del pastore, in quanto predicatore. La predicazione dev’essere incentrata sulla parola di
Dio, questo però non significa che non dobbiamo usufruire anche di altri strumenti. Essa però
diviene inefficace, se l’incontro con la parola avviene solo in momenti in cui si assiste ad una
predicazione. Il predicatore dev’essere ovviamente anche un uomo di preghiera quotidiana, con essa
si conferma la consapevolezza di scrivere un sermone con le parole dirette di Dio, in quanto il
legame è costante e molto stretto.
La predicazione dev’essere spontanea e naturale, ua voce monotona può demoralizzare molto la
buon’uscita del messaggio e si ha soprattutto quando non sentiamo nostro il sermone. L’eccesso
opposto invece è quando si è troppo esaltati, e sembri quasi teatrale. Lo scopo del sermone è quello
di far riflettere, non dev’essere un elenco di nozioni bibliche una dietro l’altra.
La postmodernità nasce tra la fine della II guerra mondiale ed il 1968, con la grande delusione delle
promesse della modernità. Nella post-modernità è cadono tutte le ideologie, diviene dunque difficile
sostenere quale sia una verità. La verità non viene cancellata, ma relativizzata. Dove l’essere umano
la condivide secondo il suo personale punto di vista.

Quando si parla di predicazione, si parla di liturgia protestante. In ambito cattolico il cuore della
predicazione è l’eucarestia, ovvero il sacrificio della messa (l’ostia, il corpo di cristo). La
predicazione è fonte di insegnamento, di crescita spirituale e di crisi anche, parte importante della
crescita. Tutto questo lo fa annunciando e proclamando la parola di Dio. La predicazione è un atto
sacerdotale, in quanto viene da Dio, prima che da noi. La fede cristiana non è una dottrina da
apprendere, in quanto è la persona di Gesù Cristo stessa, ha una base relazionale. Una relazione che
viene coltivata continuamente, non occasionali o di bisogno. Anche l’ascolto è una sorta di
preghiera, perché attraverso la domanda, e la risposta che si trova nell’ascolto, trovo la relazione
con Dio. Il compito del pastore è diviso in 3: l’edificazione, l’evangelizzazione e la cura pastorale.
Nel testo possiamo porre 4 tipi di domande:
1. cosa ha detto il testo?
2. cosa vuole dire quel testo? (l’intenzione)
3. cosa ci dice il testo? (alla mia comunità, di oggi)
4. che cosa mi dice? (personalmente)
Seguire Gesù significa seguire i suoi appelli, andare nella praticità. ‘Se credi in Dio, comincia a fare
qualcosa’ cit. di un tetezco. Udire significa ubbidire, e credere significa agire. Ascoltare (preghiera,
ascolto dello S.S., ascolto della chiesa, e della società), insegnare, proclamare (annuncio della
grazia, incontro di Gesù Cristo), interpellare (includere un appello)  vari passi per una
predicazione ottimale.

LA SCELTA DEL TESTO


Ci son due modi per scegliere: uno arbitrariamente, dove il lettore sceglie liberamente, mentre un
altro dove, in certe chiese, si ha già una liturgia prestabilita, e quindi ci sono già dei testi prescelti.
Criteri per scegliere un testo:
 Non far scegliere al caso
 Orientarsi su testi che già conosciamo, che si basino quindi sullo studio personale.
Preparazione del testo:
 Leggerlo nella lingua originale e poi più traduzioni
 Una concordanza per testi paralele
 Atlante biblico per guardare le cartine
 Qualche commentario biblico

1. Poi si legge nella lingua originale, diverse versioni, annotare tutte le sfumature
2. Studiare bene il testo nel suo contesto interno, dove inizia finisce, narrativo, riflesivo, come si
colegano le frase, lavorare sulla struttura interna del testo
3. Contesto storico, contestualizzare, ambito storico e geografico
4. Comprendere per rendere più comprensibile l’intenzione del testo
5. Come si colloca quel testo nella narrativa del testo

I PRINCIPALI TIPI DI SERMONI


Quando si fa un sermone bisogna capirne prima l’obbiettivo che ne stiamo dando
Un testo narrativo è molto complesso, perché ti può parlare di tante cose, ecco che in un sermone
non dev’essere così, anche se i sermoni narrativi sono i migliori, perché lasciano il pubblico
concentrato con più facilità.
Attenzione alla teatralità nel raccontare un sermone, il contesto ci dice quale sia l’equilibrio della
poca teatralità o troppa teatralità.
I sermoni a tema, o sermoni di circostanza, sono quelli dedicati ad eventi come battesimi, santa cena
o per qualsiasi altro evento anche fuori dall’ambito della chiesa, come un evento dedito in città. Una
particolarità è il tempo, se un sermone normale dura 30 minuti circa, uno di circostanza deve durare
10-15 minuti. In quanto bisogna considerare che essendo una commemorazione o una festa, ci
saranno altre attività durante la giornata. Un’altra caratteristica è la selezione dei testi, proprio qui
non bisogna prendere testi difficili da comprendere. Ma scegliere testi semplici, in modo che
possano essere facilmente capibili dal pubblico variegato che ascolta. I versetti da scegliere, sono da
prendere soprattutto in riferimento al momento stesso. Per esempio per la santa cena, qualsiasi
storia biblica che parli di cibo, o comunque del sacrificio di Cristo, può essere un tema perfetto da
abbinare a l’occasione. Ma non solo, in quel giorno si possono trovare temi riguardo il battesimo,
perché la lavanda dei piedi è un rimembrare il nostro voto con Dio.
Un altro tema del pane, è la quotidianità, mentre il vino la bevanda della festa. C’è anche questa
simbologia dietro. Un'altra caratteristica è il vino come simbolo di abbondanza.

IL BATTESIMO: In ambito cattolico c’è l’idea del peccato originale, soprattutto per questo motivo
ammettono il battesimo da bambini, per purificarli prima che magari possano morire in giovane età.
Altrimenti restano in un limbo, che non è ne paradiso, e inferno.
Nella chiesa protestante non si prende più in considerazione l’idea del peccato originale. Quando un
bambino nasce lo si considera un corpo appartenente non solo allo stato, ma anche alla chiesa.
MATRIMONIO: può celebrarlo solo un pastore consacrato, il culto però può farlo anche qualcun
altro. Deve venir rilasciato il Nullaosta (letteralmente, nulla ostacoli) al fine di una celebrazione di
un matrimonio, esso è valido per 6 mesi dalla data di rilascio. Quando ci viene chiesto di essere
colui che li sposerà, li invitiamo a fare un corso prematrimoniale al fine della conoscenza reciproca.
FUNERALE: Qui bisogna dimostrare la massima disponibilità, e lo si fa secondo le consuetudini
del posto e della tradizione. Non per forza si deve fare in chiesa, soprattutto quando l’abitazione è in
un’altra città, lontano dalla chiesa. A volte si può fare a casa o all’ospedale direttamente, o al
cimitero. Chiedere ad un cantante della chiesa di cantare, che possa essere un momento apprezzato.
Un elemento è soprattutto la brevità, essere concisi, in quanto le persone non sono disponibili a
sentire troppo. Like 10 minuts. Il tutto dovrebbe durare 1 ora. Nel messaggio i deve essere una
consolazione, ma non solo nel momento, of course before and after. Il funerale non è un momento
di fare uno studio biblico, bensì speranza e comunicare la nostra vicinanza

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DEL BAMBINO: 2 elementi importanti: (1) partecipazione alla


gioia, ed (2) impegno dei genitori nell’essere una guida e prendersi cura dal punto di vista fisico e
spirituale. Sottolineare il dono di un figlio. L’impegno della chiesa è duplice, essa sosterrà. La
famiglia si prende cura, la chiesa è un sostegno
LA PREDICAZIONE VISIVA
SERMONE PER I BAMBINI – La caratteristica principale è la prima, le altre essenziali pure:
1. durata del tempo, che sia intorno ai 5/10 minuti.
2. Particolare intonazione della voce, adatta ai bambini.
3. Usare parole semplici.
4. Creatività.
5. Mantenere la suspance, giocare sulle emozioni.

IL LINGUAGGIO DEL SERMONE


Il NT fu scritto col Greco parlato, chiamato ‘koinè’. Questo ci fa già capire che
a. lo stesso linguaggio di un sermone dev’essere fatto con un linguaggio popolare, capito da
chi ho davanti.
b. Inoltre bisogna stare attenti al tipo di parole che si usano, se usiamo parole di giudizio,
parole di offese, parole che possano colpire sul personale.
c. Lo schema dev’essere chiaro, ci dev’essere una struttura logica ed evidente. Potrebbe essere
utile preparare un power point da mostrare con lo schema personale, in modo che il pubblico
tenga meglio in mente il discorso.
d. Frasi brevi e concise
e. Le immagini stimolano la memorizzazione del messaggio, anche a distanza di tempo
 «La predicazione non deve essere sfoggio di arte retorica, questo significherebbe provarlo dei
suoi contenuti reali e non della forma.»1 La retorica dunque come strumento e non come fine.

MARTIN LUTER KING


Per quanto riguarda il razzismo di quel tempo, la chiesa avventista prende posizione attuando la
divisione delle chiese, bianchi e neri.

LA TRINITA’
Essa ha tre caratteristiche della personalità:
1. C’è un solo Dio
2. Gesù Cristo è pure lui Dio
3. Lo Spirito Santo è una persona divina
Matteo 28:19-20
2 Cor 13:13
Questi testi ci annunciano la trinità.
Non usare il testo di 1Gv «tre sono coloro che rendono testimonianza.. ecc.», perché si trova solo
nella Nuova Diodati, nei vecchi manoscritti non si ritrova, è stata un’aggiunta.

1
Cit. A. Caracciolo.
STUDI BIBLICI, consigli
1. La Bibbia: dare chiare il messaggio di ispirazione

Ricordare di toccare bene il tema dell’amore, esponendone i 3 tipi di amore, se stesso, Dio
ed il prossimo.