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Estratto dal li bro

PRANAYAMA
ES ERCIZI E TECN ICH E DI RE SPIRAZI ONE

di Swami Kuvalayananda
edito da Macro Ed i zi o ni

Que s to e s tratto è d ist r ibuito a t itol o di ca m p i one g rat uito e per s copi non
com m e rciali. Puo i usar l o uni camente p er scopi p e r s onal i e non com m e rci al i ; non
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CAPITOLO 13
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Valori fisiologici
e spirituali
del pranayama 111

Nel Capitolo 1 abbiamo studiato la fisiologia della respirazio-


ne normale. Nel Capitolo 2 abbiamo elencato le diverse posizioni
da assumere, quando si cerca di educare il sistema respiratorio
attraverso esercizi di Pranayama, allo scopo di raggiungere l’eccel-
lenza fisica o spirituale. Nel Capitolo 3 abbiamo passato in rapida
rassegna alcune delle caratteristiche più salienti del Pranayama
in generale, e in particolare abbiamo studiato nel dettaglio due
tecniche – Ujjayi e Bhastrika – nei successivi tre capitoli.
In questo ultimo capitolo è nostro desiderio valutare il
Pranayama dal punto di vista fisiologico e spirituale. La validità di
un determinato esercizio – dal punto di vista fisiologico – dipende
dalla sua capacità di indurre uno stato di salute in chi lo pratica.
Quanto maggiore sarà il grado di salute indotto dall’esercizio,
tanto più esso sarà ritenuto valido. Ma che cos’è la salute? La
salute può essere definita come l’armonioso funzionamento dei
diversi apparati del nostro organismo – di cui i principali sono
i sistemi nervoso, endocrino, respiratorio, circolatorio e digesti-
vo. Tra questi, i sistemi nervoso ed endocrino rivestono un’enor-
me importanza, pur dipendendo anch’essi dal complesso degli
altri apparati. Vedremo ora in che modo e fino a quale livello il
Pranayama possa influenzare questi sistemi, e assicurarne l’effi-
ciente e armonioso funzionamento.

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Prima di farlo considereremo brevemente le funzioni dei diffe-
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renti sistemi che ci accingiamo a esaminare. Iniziando dal sistema
nervoso, possiamo paragonarlo a una centrale elettrica che generi
elettricità e a una rete di fili che la distribuiscono ai macchinari
di una fabbrica. Il cervello, il midollo spinale e le catene del si-
stema nervoso simpatico costituiscono la centrale; i nervi che si
dipartono dal cervello – o dal midollo spinale – rappresentano i
fili conduttori di elettricità nella fabbrica del corpo umano. Nelle
normali fabbriche ogni pezzetto di macchinario è messo in moto
dalla corrente elettrica trasportata dalla centrale attraverso i fili.
Di seguito, analogamente nel corpo umano, tutti i movimenti
dipendono dagli impulsi trasmessi lungo i nervi dal cervello e dal
midollo spinale. Se si altera il funzionamento della centrale o se si
verifica un’ostruzione nel flusso di corrente elettrica, l’intero mac-
chinario si arresta; allo stesso modo, se vi è un danno cerebrale o
al midollo, oppure una degenerazione dei nervi che impedisce la
trasmissione degli impulsi, si avrà un arresto degli impulsi fisici.
L’effetto di tale cessazione dei movimenti fisici ha un significato
ben più profondo di quanto si sia soliti credere. Il processo di-
gestivo, la circolazione sanguigna e persino il meccanismo respi-
ratorio, sono sotto il controllo, e funzionano grazie agli impulsi
nervosi trasmessi dal cervello e dal midollo agli organi respons-
abili delle rispettive funzioni. Nel caso gli impulsi non vengano
trasmessi, oppure se dopo essere partiti non raggiungano la loro
destinazione, tutti i processi vitali subiscono un arresto, e persino
la scintilla della vita può estinguersi. Tale è la suprema importan-
za del sistema nervoso.
Nell’immagine della centrale elettrica alla quale siamo ricorsi
abbiamo visto che, se la centrale è in grado di generare elettricità,
la trasmette dai fili ai vari terminali; ma se la corrente non è suffi-
cientemente forte il macchinario cui è diretta non è in condizione
di funzionare. Per originare il movimento necessario la corren-
te elettrica deve possedere la forza richiesta. Nel caso del corpo

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umano, la “forza” della corrente è determinata dalle secrezioni
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delle cosiddette “ghiandole endocrine”. L’intero sistema nervo-
so può funzionare perfettamente e tuttavia, se le secrezioni delle
ghiandole endocrine non sono disponibili nella quantità e qualità
richieste, la forza degli impulsi nervosi e i nervi stessi prima o poi
si deteriorano. Ciò comporterà un rallentamento dei movimenti
fisici nonché dei processi vitali. Osserviamo ad esempio una di
queste ghiandole: la tiroide. È la ghiandola endocrina più nota,
sebbene altre – come le ghiandole sessuali maschili e femmini-
li, la ghiandola pituitaria ecc. – siano ugualmente importanti.
Togliete la tiroide a un individuo sano e il colore dei suoi occhi
impallidirà, le guance si infosseranno, i muscoli cominceranno ad
afflosciarsi o a piegarsi, i capelli diverranno grigi e si faranno evi-
denti i segni di una vecchiaia precoce. Riattiviamo la tiroide e lo
stesso individuo mostrerà tutti i segni dell’entusiasmo giovanile,
i sintomi della vecchiaia scompariranno, riprenderà a cammina-
re eretto, riacquisterà ottimismo – la vita ridiventerà un piacere.
Pertanto l’importanza del sistema endocrino è da considerarsi
pari a quella del sistema nervoso, dal punto di vista fisiologico.
Lo studio della fisiologia umana indica chiaramente che questi
due sistemi – di infinita importanza nell’organismo umano – di-
pendono dal sistema circolatorio per il necessario rifornimento di
sangue, e dal sistema respiratorio e dall’apparato digerente per la
necessaria qualità del sangue. Il sistema circolatorio comprende il
cuore, le arterie, le vene e i capillari; è compito di questo sistema
far circolare il sangue in ogni tessuto del corpo umano. I nervi e
le ghiandole endocrine non potranno funzionare correttamente
se non saranno adeguatamente riforniti di sangue, con le conse-
guenze che abbiamo visto.
Non è tuttavia di alcuna utilità pratica avere il sistema cir-
colatorio efficiente nel tempo, se la qualità del sangue messo in
circolo è scadente. Se il sangue è carico di tossine l’efficienza del
sistema circolatorio non avrà grande importanza. La qualità del

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sangue deve quindi essere mantenuta ricca, ed è qui che entrano
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in campo i sistemi respiratorio e digerente.
Un sangue qualitativamente “ricco” deve contenere la neces-
saria quantità di ossigeno e inoltre gli elementi nutritivi per i
tessuti. Il sangue ottiene l’ossigeno dall’aria inalata e gli elementi
nutritivi dall’assorbimento di alimenti e bevande. La quantità di
ossigeno presente nel sangue è in stretta relazione con l’efficien-
za del sistema respiratorio; un meccanismo respiratorio difettoso
è all’origine dell’insufficiente assorbimento di ossigeno, e a loro
volta i tessuti che riceveranno sangue carente di ossigeno saranno
inadeguatamente nutriti. Di conseguenza, pur consumando cibi
nutrienti e bevande squisite, in mancanza di un corretto funzio-
namento dell’apparato digerente vi sarà scarsa digestione e assi-
milazione, e la maggior parte degli alimenti non sarà utilizzata.
Così il sangue conterrà una quantità assai ridotta di elementi nu-
tritivi. Abbiamo dunque visto che i sistemi respiratorio e digesti-
vo devono lavorare efficacemente ai fini di mantenere il sangue
qualitativamente ricco.
Un funzionamento difettoso del sistema respiratorio e dell’ap-
parato digerente non solo è all’origine di una cattiva qualità del
sangue (per carenza di ossigeno e di elementi nutritivi), ma lo ca-
rica di sostanze di scarto che sono tossiche. Vediamo di compren-
dere meglio questo meccanismo. Il corpo produce continuamen-
te anidride carbonica. Il lavoro efficiente del sistema respiratorio
convoglia questo gas velenoso ai polmoni così che il corpo possa
liberarsene. Ma se l’efficienza di questo sistema lascia a desidera-
re, quelle scorie si accumulano nei vari tessuti, producendo effetti
tossici. Analogamente, gli alimenti lasciano molti residui. Spetta
all’intestino liberarsene.
Quanto meno sono efficienti i processi di digestione e di assorbi-
mento, tanto maggiore è il materiale di scarto. Nel caso gli intestini
– che anatomicamente fanno parte del canale digerente – non fun-
zionino in modo corretto, tali rifiuti rimangono nel colon o persino

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nell’intestino tenue per diversi giorni, originando delle tossine
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altamente pericolose. Queste tossine sono immesse nel flusso san-
guigno attraverso le pareti dell’intestino e avvelenano il sangue; a
sua volta questo sangue impuro che circola nell’organismo provo-
ca la degenerazione di tutto l’organismo.
Abbiamo già visto come i polmoni e gli intestini agiscano
come organi preposti all’eliminazione. Anche i reni sono organi
con le stesse funzioni e alcuni dei prodotti di scarto di natura tos-
sica sono espulsi dall’organismo attraverso le urine. Ma se i reni
non funzionano in modo soddisfacente, queste sostanze tossiche
restano nell’organismo e si depositano in particolar modo nelle
varie articolazioni del corpo. I reni dei sofferenti di gotta sono in-
variabilmente difettosi. Ne deriva che la buona qualità del sangue
dipende in larga misura dall’efficienza del sistema respiratorio e
dall’apparato digerente e dagli organi di eliminazione che hanno
il compito di liberarlo dalle sostanze tossiche.
Fino a questo punto abbiamo esaminato alcuni degli aspetti
più rilevanti dei più importanti sistemi fisiologici, dal cui funzio-
namento armonioso dipende la salute dell’uomo. Procederemo
ora esaminando come il Pranayama aiuti il funzionamento effica-
ce di questi sistemi.
Cominciando con gli organi di eliminazione, vediamo che gli
intestini e i reni sono situati nell’addome e i polmoni nel torace.
Nella respirazione normale, il sollevamento e l’abbassamento al-
ternati del diaframma e la contrazione e il rilassamento alternati
dei muscoli addominali, creano un movimento costante che mas-
saggia delicatamente gli intestini e i reni. Nel corso del Pranayama
nelle fasi di inspirazione ed espirazione, così come nella ritenzio-
ne, questo movimento e questo massaggio sono molto accentuati.
La pressione esercitata è in grado di eliminare ogni eventuale sta-
to di congestione. I nervi e i muscoli che controllano le funzioni
dell’intestino e dei reni sono tonificati. In tal modo, la funzionalità
di intestino e reni è avvantaggiata non solo durante la pratica del

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Pranayama, ma anche per il resto della giornata. I nervi e i muscoli
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così tonificati mantengono quel tono per un tempo considerevole.
Intestino e reni più sani grazie al Pranayama svolgono le loro fun-
zioni eliminatorie in modo più efficiente.
La stessa cosa vale per i polmoni. Come abbiamo visto nel
primo capitolo, una respirazione efficiente dipende dalla forza
dei muscoli respiratori e dall’elasticità dei polmoni. Sotto l’aspet-
to fisico, il Pranayama è una pratica utile per allenare i muscoli
respiratori e i polmoni. L’estensione del torace fino alla massima
dilatazione possibile, per diverse volte al giorno, e il massimo sti-
ramento dei polmoni educano questi organi a espletare le loro
funzioni in maniera ottimale. Come per gli intestini e i reni, an-
che nel caso dei polmoni l’allenamento cui sono sottoposti, per
un breve lasso di tempo, li prepara a funzionare efficacemente
anche durante il resto della giornata. Pertanto il Pranayama è una
pratica immensamente utile per il buon funzionamento degli or-
gani di eliminazione.
Quanto detto sopra riguardo gli effetti del Pranayama vale an-
che per gli organi della digestione e dell’assorbimento. Stomaco,
pancreas e fegato, che giocano un ruolo preminente nell’elimina-
zione di cibo e bevande, nel Pranayama vengono tutti esercitati,
grazie al massaggio cui sono sottoposti da parte del diaframma
e dei muscoli addominali. In molte persone che soffrono abi-
tualmente di dispepsia e costipazione, il fegato è costantemente
congestionato e di conseguenza malfunzionante. Per eliminare
tale stato congestizio, il Pranayama costituisce un eccellente eser-
cizio. Un pancreas non in salute riceve un’ottima stimolazione e
riequilibrio dagli esercizi di Pranayama. Nella nostra esperienza
clinica abbiamo osservato che la pratica di Pranayama ha permes-
so di conseguire un effettivo miglioramento di disturbi gastrici
in molti casi. Con un sistema perfettamente funzionante anche
l’assorbimento diventa perfetto, e il sangue è arricchito con i ne-
cessari elementi nutritivi.

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Un abbondante rifornimento di ossigeno alla corrente sangui-
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gna è dunque estremamente importante ai fini della salute di un
individuo. Il Pranayama è di grande utilità per incrementare que-
sto rifornimento. Questa trattazione non si propone di entrare
nei dettagli della fisiologia; per approfondimenti rimandiamo i
nostri lettori alla rivista «Yoga Mimamsa», che dimostra in modo
definitivo le dichiarazioni esposte in questo libro.
Il Pranayama praticato secondo le metodiche indicate negli
scorso capitoli è in grado di potenziare il rifornimento di ossige-
no più di qualunque altra tecnica di Hatha-Yoga. Questo è do-
vuto non tanto al fatto che l’individuo assorba grandi quantità
di ossigeno durante la pratica, ma all’allenamento cui è sottoposto il
sistema respiratorio, i cui benefici effetti continuano per le successive
24 ore. L’idea di un maggior assorbimento di ossigeno durante la
pratica è priva di qualsiasi fondamento, e per i seguenti motivi: in
qualunque Pranayama degno di questo nome ogni ciclo dovrebbe
durare almeno 1 minuto; ora, una persona comune, durante una
normale inspirazione inala circa 7000 ml d’aria in 1 minuto. Lo stes-
so individuo durante 1 minuto di Pranayama inspirerà al massi-
mo 3700 ml. E giacché l’assunzione totale di aria è di gran lunga
inferiore nel Pranayama ne consegue che anche l’assorbimento
di ossigeno è minore. Abbiamo definitivamente dimostrato, in
«Yoga Mimamsa» – con la forza di evidenze sperimentali – che il
grado di assorbimento dell’ossigeno non varia in proporzione al
tempo in cui si trattiene il respiro. Per questa ragione, anche nel
caso in cui il respiro sia trattenuto per mezzo minuto, l’aumento
di assorbimento di ossigeno è relativamente limitato. Ciò confer-
ma la nostra tesi: l’idea che durante la pratica del Pranayama un
individuo assorba una maggior quantità di ossigeno è un mito.
Quali sono dunque i vantaggi di praticare il Pranayama ai fini
dell’arricchimento di ossigeno nel sangue? La risposta è la seguente.
Anche se temporaneamente un individuo nel corso di un Pranayama
assorbe minore quantità di ossigeno, la pratica degli esercizi di pra-

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nayama educa il suo sistema respiratorio in modo tale che nel cor-
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so del resto della giornata il processo respiratorio sarà espletato nel
modo più efficiente, così che lungo l’arco della giornata, il volume
di assorbimento di ossigeno sarà superiore alla norma.
Nel capitolo in cui abbiamo trattato la tecnica di Ujjayi abbia-
mo consigliato un ritmo di 4 cicli al minuto, indirizzando l’in-
dicazione a chi pratichi soltanto Rechaka e Puraka. Ciò risulta
sufficiente ai fini di un allenamento fisico. Si noti che – eseguen-
do 4 cicli di Ujjayi al minuto – il volume di ossigeno assorbito è
comunque maggiore che non nella normale respirazione. Ancora
una volta l’addestramento del sistema respiratorio tramite i 4 cicli
di Ujjayi in 1 minuto è sufficiente a tutti gli scopi pratici di un
addestramento fisico.
Un corretto funzionamento degli organi della digestione, dell’e-
liminazione e della respirazione garantisce una soddisfacente quali-
tà del sangue. Questo sangue deve successivamente essere distribui-
to ai vari tessuti del corpo umano, ad opera del sistema circolatorio,
e in particolar modo del cuore. Persino scienziati occidentali con-
cordano nell’ammettere che le pratiche di respirazione profonda
esercitano un delicato massaggio sul muscolo cardiaco. Abbiamo
attentamente studiato le variazioni di pressione che si producono
intorno al cuore durante il Pranayama. E siamo felici di notare
che la tecnica di Pranayama – così come è indicata nello yoga –
crea per tale massaggio condizioni molto più favorevoli rispetto
a quelle assicurate dalla respirazione profonda di tipo occiden-
tale. Per delucidazioni su questo punto i lettori possono riferirsi
ancora alla rivista «Yoga Mimamsa»112. Poiché il funzionamento
del cuore – che è il principale organo addetto alla circolazione –
è potenziato dalla pratica del Pranayama, ne deriva che tutto il
sistema circolatorio lavora in modo soddisfacente.
Ma gli argomenti non si esauriscono qui. In Bhastrika, spe-
cialmente nella parte che corrisponde a Kapalabhati, si origina-
no delle vibrazioni che si diffondono a pressoché tutti i tessuti

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dell’organismo, comprese le arterie, le vene e i capillari. In tal
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modo, con il Pranayama si esercita l’intero sistema circolatorio e
lo si prepara per un funzionamento efficace.
Consideriamo ora il sistema nervoso e il sistema endocrino: san-
gue qualitativamente ricco distribuito in maniera soddisfacente a
tutti i nervi e a tutte le ghiandole, assicura la loro salute. Durante
il Pranayama, specialmente in Bhastrika, la circolazione sanguigna
diventa molto rapida ed è arricchita anche la qualità del sangue
(abbiamo già raccolto le prove di ciò nei nostri laboratori). Tale più
ricco e abbondante approvvigionamento di sangue rende più sane
le ghiandole endocrine. La stessa cosa vale per il cervello, il midollo
spinale, i nervi cranici e spinali e il sistema simpatico.
I vantaggi derivanti da un più ricco e abbondante rifornimento
sanguigno non sono tuttavia gli unici benefìci che il sistema nervoso
ottiene dalla pratica del Pranayama: i nervi vengono direttamente
esercitati; durante Puraka il diaframma si contrae e si abbassa, e i
muscoli addominali sono controllati, cioè leggermente contratti; l’a-
zione combinata del diaframma e dei muscoli addominali tira ver-
so l’alto la parte inferiore della colonna vertebrale; se applichiamo
Jalandhara-Bandha anche la parte superiore della colonna subisce una
trazione verso l’alto, e questo stiramento della spina dorsale in ogni
sua parte esercita il sistema simpatico e le radici dei nervi spinali.
I limiti di questo manuale non consentono nemmeno un ri-
ferimento veloce all’azione del Pranayama sul cervello. Sarà suf-
ficiente dire che l’intero sistema nervoso è esercitato in maniera
molto fine dalla pratica del Pranayama; quindi i sistemi endocri-
no e nervoso – importantissimi nella fisiologia umana – come
pure l’apparato respiratorio e circolatorio, e il sistema digestivo
(da cui dipende la salute dei primi due apparati), sono tutti si-
multaneamente esercitati nel Pranayama. Ogni ciclo di Ujjayi
oppure di Bhastrika rende l’organismo più sano. Infatti i veggenti
yogici dell’antica India consideravano il Pranayama come l’eser-
cizio in grado di rendere sommamente sano ogni processo vita-

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le; alcuni di loro erano così entusiasti nel loro ottimismo circa
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l’efficacia fisiologica del Pranayama, da escludere tutti gli altri
esercizi per garantire la salute del corpo umano. Alla luce della
nostra esperienza, possiamo dire con sicurezza che nessun altro
esercizio fisico può avere neanche un centesimo dell’efficacia del
Pranayama. Infatti il Pranayama non controlla solo le diverse
funzioni fisiologiche, ma anche i processi vitali dell’organismo
umano.

**********
Ugualmente grande è il valore spirituale del Pranayama. Spesso
è difficile comprendere come un’attività fisica comporti al tempo
stesso uno sviluppo spirituale. Purtroppo non disponiamo ancora
di sufficienti prove scientifiche per convincere coloro che sono
prevenuti contro lo yoga. Ma possiamo sicuramente sottoporre
alcune osservazioni a quelle persone che guardano a questa di-
sciplina con un atteggiamento di imparzialità e di simpatia. Gli
studiosi di endocrinologia sono giunti alla conclusione che le
ghiandole endocrine abbiano la facoltà di influenzare non solo
la fisiologia ma anche la psicologia dell’individuo. I più ottimisti
arrivano persino a ipotizzare che si potrebbe trasformare un cri-
minale in un santo, agendo sul suo sistema endocrino!
Personalmente non so quanto sia giustificabile un tale ottimi-
smo. In effetti, gli scienziati moderni non accettano tutto quan-
to viene propugnato dall’endocrinologia, ma persino loro non
possono negare che le ghiandole endocrine influenzino material-
mente la psicologia di un individuo.
Noi accettiamo l’ipotesi che particolari centri nervosi eserciti-
no sulla psicologia umana un’azione analoga a quella delle ghian-
dole addette alla secrezione interna. Che si possa agire su questi
centri del sistema nervoso umano e far loro sperimentare degli
straordinari impulsi e vibrazioni, è un fatto che rientra nell’espe-
rienza quotidiana di ogni allievo di yoga.

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È nostra profonda speranza che venga il giorno in cui questi
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impulsi e vibrazioni possano essere dimostrati oggettivamente nei
laboratori del Kaivalyadhama, e la loro influenza sulla psicologia
umana possa essere provata scientificamente. Un giorno o l’altro
ciò sarà possibile. Per il momento ci limiteremo a far compren-
dere come i differenti centri vengano esercitati partendo dalla
fisiologia del Pranayama. Siccome lo scopo di questo libro non
è quello di addentrarsi nei dettagli, daremo qui semplicemente
alcuni appunti della nostra spiegazione.
Per prima cosa, osserviamo che la superficie alveolare dei pol-
moni rappresenta di gran lunga la più vasta area dalla quale gli
impulsi afferenti si dirigono verso il cervello, in modo particolare
quando l’estensione dei polmoni è massima. Quest’area non è
ristretta ai soli polmoni, ma si estende anche ai bronchioli, ai
bronchi, alla trachea e alla laringe. Conseguentemente, anche sul
piano anatomico-nervoso, ci si potrebbe aspettare una possibile
integrazione tra gli impulsi del sistema autonomo e cerebrospi-
nale, che instaurano nella mente una condizione di equilibrio ed
elevano lo stato di coscienza a livelli sempre più alti.
Nella rivista «Yoga Mimamsa» abbiamo discusso in maniera
più approfondita come avvengono nel Pranayama le modifica-
zioni della pressione intratoracica e intrapolmonare. Anche le
pressioni intra-addominali subiscono dei cambiamenti rilevan-
ti durante gli esercizi di Pranayama. Si può facilmente prova-
re come tutti i tipi di pressione fin qui menzionati divengano
estremamente intensi nel corso del Pranayama praticato con i tre
bandha: Mula, Uddiyana e Jalandhara. Questa forte pressione
fornisce uno stimolo periferico ai differenti plessi nervosi situati
nell’addome e nel torace.
Anche in questo caso concordiamo con l’ipotesi secondo cui la
pratica del Pranayama introdurrebbe una forte pressione nel ca-
nale centrale del midollo spinale e nei ventricoli del cervello. Tale
pressione stimola centralmente l’intero sistema nervoso. Grazie a

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queste stimolazioni centrali e periferiche, la consapevolezza indi-
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viduale inizia un processo di interiorizzazione, e percezioni super-
sensoriali cominciano a essere possibili. Mondi sempre più sottili
iniziano a rivelarsi mano a mano che la coscienza stessa viene
sempre più perfezionata, finché, alla fine, la coscienza individuale
si integra con la coscienza cosmica, e l’individuo diviene una cosa
sola con l’Infinito.

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Letture
Pranayama
di Swami Kuvalayananda
Dalla saggezza dell’India antica e contempora-
nea, un preziosissimo manuale di Pranayama, la
sofisticata tecnica di controllo del respiro che lo
yoga promuove quale importante mezzo di
guarigione.

Pranayama è una guida completa e sicura per


tutti i praticanti: infatti tutte le principali
tecniche sono descritte in maniera sistematica
e con un linguaggio semplice.

Kuvalayananda, uno tra i più importanti mae-


stri contemporanei di yoga e pioniere dell’appr-
occio scientifico allo yoga, propone tutti i prin-
cipali Pranayama nei dettagli; inoltre ne indica i
benefici per il nostro organismo, in particolare
per i sistemi nervoso, endocrino, respiratorio,
circolatorio e digestivo.

Lo sviluppo spirituale di uno studente di yoga


dipende da due cose: egli deve innanzi tutto
eliminare ciò che oscura la luce spirituale e
secondariamente riuscire a fermare la sua
mente vagante. Attraverso la pratica di Pra-
nayama uno studente di yoga riesce a iniziare il
cammino in entrambe le direzioni.

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