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Verifica del cemento armato: non tutti sanno che

magazine.darioflaccovio.it /2017/03/16/verifica-cemento-armato/

Floriana Giambarresi
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Recentemente arrivato sulla mia scrivania un nuovo testo sul cemento armato e sfogliandone lindice ha
catturato la mia attenzione un capitolo in particolare, quello dedicato alla verifica del cemento armato. C un
bel po di storia dietro e, nonostante nel momento in cui scrivo le nuove NTC siano ancora ferme (a proposito,
davvero dovrebbero essere rilasciate a maggio/giugno?..), di certo ne sono stati fatti di passi in avanti.

Sullargomento in questione, non tutti sanno che, prima delle Norme tecniche per le costruzioni in vigore, era
prassi la verifica delle strutture in cemento armato secondo il metodo delle tensioni ammissibili. Il metodo
ormai stato (quasi) completamente sostituito dal metodo semiprobabilistico agli stati limite . Approfondiamo
un po.

Il metodo delle tensioni ammissibili si basa su un semplice assunto: raggiunta per il materiale una certa
tensione (limite, appunto) la struttura cede. In termini matematici, il calcolo si riduce alla verifica della
disequazione:

< ammissibile (3.1)

dove rappresenta la massima tensione agente nellelemento. La tensione ammissibile calcolata dalla
resistenza caratteristica del materiale, ridotta per un coefficiente di sicurezza che tiene conto di diverse
incertezze.

Sebbene gi dagli anni 90 il pi sofisticato metodo agli stati limiti per la verifica del cemento armato sia stato
recepito nelle normative nazionali, le tensioni ammissibili hanno fatto da monopolio nel mondo dei progettisti
fino allaccantonamento imposto dalle Norme tecniche. Inutile dirlo, il successo era dovuto, s allinerzia dei
progettisti nel cambiare metodo, ma anche e soprattutto alla facilit di utilizzo. Perch quindi imporre a livello
normativo una deviazione di rotta? La risposta a questa domanda si basa su un secondo semplice assunto:
quando il materiale raggiunge la resistenza massima non succede nulla!

Materiali come il calcestruzzo e (soprattutto) lacciaio non sono materiali fragili. Ci significa che, anche
quando viene raggiunto il limite massimo di resistenza, sono in grado di deformarsi ulteriormente conservando
rigidezza. Visto da ulteriore punto di vista: la deformazione che porta a rottura il materiale non uguale alla

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deformazione al limite massimo di resistenza. In figura 3.1 rappresentato il diagramma sforzo-deformazione
tipico dellacciaio. Notate come leffettiva rottura del materiale si verifichi molto dopo il valore e in cui il
materiale risponde con il limite massimo di resistenza.

Non del tutto vero dire che superato il limite non succede nulla. pi esatto dire che possono succedere
molte cose, ma non necessariamente il collasso strutturale.

Ritorniamo sulla figura 3.1. Il diagramma ricavato da un provino sottoposto a trazione sino a rottura. La
trazione massima registrata effettivamente un limite di rottura: non in grado di resistere a trazioni maggiori
perch si avrebbero tensioni superiori al limite massimo che il materiale in grado di mobilitare.

Per il
provino
sottoposto a
trazione il

Figura 3.1. Tipico diagramma sforzo-deformazione acciaio- reale a sinistra, idealizzato a destra

raggiungimento del limite di rottura del materiale coincide con il raggiungimento del limite di resistenza della
sezione.

Ora consideriamo la trave inflessa di figura 3.2. La sezione maggiormente sollecitata soggetta ad un momento
flettente M = M. Ipotizzate che il momento provochi il raggiungimento (nel lembo superiore ed inferiore) della
tensione massima del materiale = max.

Aumentiamo
ora (di poco)
il momento
flettente. In
accordo con Figura 3.2. Trave inflesse al limite di resistenza e oltre
il metodo
delle
tensioni ammissibili, la trave dovrebbe cedere: stiamo andando oltre i limiti. vero che nei due lembi la tensione
non pu aumentare; , per, altrettanto vero che in grado di sopportare ulteriori deformazioni: la deformazione
al limite di rottura maggiore della deformazione al limite di resistenza > e (vedi il diagramma). Aumentando il
momento, si generano nella sezione gli sforzi rappresentati in figura 3.2, contrastando il momento applicato con
un momento reagente M2 maggiore di M1.

Riassumendo: il momento limite MRd che porta alla rottura la sezione maggiore del momento M0 che produce
nella zona pi sollecitata la tensione limite del materiale. Non sappiamo ancora quando la sezione si romper e
spenderemo gran parte del testo nel trattare metodi che ci permetteranno di prevedere i limiti di resistenza delle
sezioni.

Ora per sappiamo perch il metodo agli stati limite pi sofisticato ed stato preferito in sede normativa
(nazionale ed europea soprattutto).

Il metodo agli stati limite


Passando da tensioni limite a stati limite, la semplice e intuitiva verifica rappresentata dalla (3.1) prende una

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forma molto pi generica (e un po insapore):

Ed Rd (3.2)

dove Ed rappresenta la sollecitazione agente di progetto ed Rd la sollecitazione resistente di progetto. A


seconda dei casi Ed pu essere unazione di taglio, un momento flettente, una torsione, ma anche unazione
concentrata su una platea ecc. Rd lequivalente di Ed, ma di intensit tale da portare lelemento (o la struttura)
in uno stato limite. La difficolt, ma anche lopportunit, quella di poter considerare la struttura sino al suo reale
limite, caratterizzato da un complesso (pi o meno) stato di sollecitazione/deformazione interno.

Con questo abbiamo inquadrato il concetto di stato limite. Ora approfondiamo il perch della definizione di
semiprobabilistico del metodo. Descrivendo la (3.2) abbiamo parlato di sollecitazioni di progetto e resistenze di
progetto. Le definizioni, apparentemente intuitive, sono in realt qualcosa di pi complesso. nel di progetto
che si nasconde limpronta probabilistica del normatore. Il di progetto si deve leggere: che ha probabilit X di
essere superata (la sollecitazione), o di non essere raggiunta (la resistenza), durante la vita utile della struttura.

Dato che le sollecitazioni sono provocate dalle azioni e le resistenze dipendono dai materiali, la normativa
agisce su di esse per determinare la probabilit X.

Azioni caratteristiche, di progetto e combinazioni di carico


La norma parte dalla definizione di valore caratteristico di una azione. La definizione data al punto 2.5.2 : Si
definisce valore caratteristico Qk di unazione variabile il valore corrispondente ad un frattile pari al 95% della
popolazione dei massimi, in relazione al periodo di riferimento dellazione variabile stessa.
Semplifichiamola con un esempio. Vogliamo calcolare il valore caratteristico delle azioni variabili sul solaio
di una casa; la casa deve durare 50 anni (il periodo di riferimento, appunto).

Prendo 100 case uguali, monitoro il carico agente sui solai di tutte le case per 50 anni. Alla fine dei 50 anni avr
calcolato un massimo per ogni casa. Ordino i massimi in modo crescente: il 95esimo massimo il valore
caratteristico del carico variabile. Detto altrimenti, quello che stato superato solo il 5% dei casi.
Noti i valori caratteristici delle azioni, i valori di progetto sono ottenuti con il metodo dei coefficienti parziali di
sicurezza. Il valore di progetto dellazione F calcolato partendo dal valore caratteristico nel seguente modo:

Fd = k Fk

Il coefficiente k (appunto) il coefficiente parziale di sicurezza dellazione Fk. Attraverso i coefficienti parziali la
normativa raggiunge il valore statistico di probabilit di non superamento che il legislatore ritiene opportuno.

Largomento deve essere completato parlando delle combinazioni fra azioni. Tutte le strutture possono essere
soggette a differenti azioni: vento, neve, sisma sono le pi classiche. improbabile che tutte possano agire
con la massima intensit: la nevicata del secolo non verr nello stesso giorno della bufera del secolo. Al
contrario, c una possibilit non trascurabile che, durante il periodo in cui la casa sommersa dalla nevicata del
secolo, vengano giornate ventose. Tutte e due le azioni possono verificarsi
contemporaneamente, ma non tutte con i valori massimi di progetto.

Questa considerazione banale alla base della definizione dei coefficienti di combinazione . La normativa
definisce tre tipologie di coefficienti di combinazione: 0, 1,2.

In particolare (NTC 2.5.2):


2 Fk, valore quasi permanente: la media della distribuzione temporale dellintensit
1 Fk, valore frequente: il valore corrispondente al frattile del 95% della distribuzione temporale dellintensit e
cio che superato per una limitata frazione del periodo di riferimento
0 Fk, valore raro: il valore della durata breve ma ancora significativa nei riguardi della possibile concomitanza
con altre azioni variabili.

Largomento pi semplice di quanto non risulti leggendo la norma. I coefficienti di combinazione non lavorano
per regolare la probabilit di superamento di una certa azione; riportano il carico al valore che probabile
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registrare in un determinato periodo.

Riprendendo losservazione delle 100 case nei 50 anni, il valore del carico che ha sollecitato mediamente il
solaio per 25 anni dato da 2 Fk. Quello che ha sollecitato i solai per 5% 50 anni = 2.5 anni dato da 1 Fk.
Genericamente, ancora meno frequente il valore del carico raro (la norma non d indicazione numerica sulla
probabilit di non superamento). Alcuni valori dei coefficienti di combinazione previsti dalla normativa sono
riportati nella seguente tabella.

Tabella: Coefficienti di combinazione secondo le NTC

In definitiva
le

Coefficienti di combinazione secondo NTC

combinazioni di carico previste dalle normative assumono la forma generica seguente:

dove
G1 sono le azioni permanenti strutturali (pesi propri delle strutture)
G2 sono le azioni permanenti non-strutturali (massetti, partizioni, ecc.)
P sono le azioni di precompressione
Q sono le azioni variabili.

Da notare: per le azioni permanenti i coefficienti di combinazione non hanno significato fisico (o meglio, sono
sempre pari a 1). Tra le azioni variabili, una intesa come principale, e quindi presa con il suo valore massimo
di progetto Q1 Qk1. Le altre sono combinate attraverso i coefficienti di combinazione. Questo influisce non
poco nella definizione delle combinazioni di progetto; a turno andrebbero considerate come principali tutte le
azioni variabili. giusto osservare che, spesso, noto a priori quali siano le azioni pi
gravose per la struttura; solo queste possono essere considerate come fondamentali.

Brevemente, lo approfondiamo nel libro sulle sezioni in cemento armato , sono due i principali stati limite
considerati nellanalisi: gli stati limite ultimi (SLU) e gli stati limite di esercizio (SLE) .

Le verifiche richieste allo stato limite ultimo servono per accertare che la struttura non possa cedere
rovinosamente causando danni a cose e persone. Le verifiche allo stato limite di esercizio si fanno per accertarsi
che la struttura rimanga funzionale durante la vita utile prevista per la struttura. Un cedimento o una
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deformazione eccessiva non provocano il crollo di una struttura, ma possono inficiarne lestetica o la
funzionalit, ad esempio interferendo con elementi non strutturali. La classica verifica allo stato limite di
esercizio quella a fessurazione del calcestruzzo.

In funzione delle verifiche che si intendono effettuare, la norma definisce diverse combinazioni di carico:

Materiali: valori caratteristici e valori di progetto


La definizione dei parametri meccanici che caratterizzano i materiali segue la stessa filosofia applicata per le
azioni. La resistenza di calcolo si basa sempre sul valore caratteristico fk, inteso come il valore con probabilit
X di essere superato (solitamente il 95%).

La resistenza di calcolo , quindi, calcolata come:


fd = fk/M

Per il calcestruzzo le resistenze di calcolo sono cos date:


fcd = cc fck/C
dove
fck la resistenza cilindrica del calcestruzzo
C = 1.5
cc = 0.85, il coefficiente che tiene conto di riduzioni di resistenza per carichi di lunga durata.

bene osservare che la resistenza a compressione calcolata in laboratorio in due modi: su provini di
forma cubica e su provini di forma cilindrica. I due valori di resistenza sono collegati ma non identici. In
questo senso fck definita come resistenza cilindrica.

A trazione vale la relazione:


ftd = ftk/C
con ovvio significato dei termini.

Per lacciaio darmatura vale:


fyd = fyk/s

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dove
s = 1.15
fyk la resistenza di snervamento dellacciaio.

Hai altro da aggiungere?

Per approfondire
Bibliografia:

Sezioni in cemento armato 2.0: soluzioni semplici per problemi complessi

di Marco Cavalieri, Studio CCProgetti

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