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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI “G.

D’ANNUNZIO” CHIETI PESCARA


DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA E GEOLOGIA (INGEO)

Progettazione in Cemento Armato


DISPENSA N. 7

STATI LIMITE DI ESERCIZIO (SLE)

INTRODUZIONE

Gli stati limite di esercizio rappresentano situazioni limite di comportamento


statico della struttura per le quali, pur non avendosi problemi di collasso, non
è possibile soddisfare i requisiti di funzionalità per i quali la struttura è stata
progettata.

Nel caso delle strutture in cemento armato, per il corretto esercizio, risultano
rilevanti i seguenti problemi:

1. FESSURAZIONE DEL CALCESTRUZZO - In generale la presenza di


fessure negli elementi in cemento armato può compromettere la
durabilità dell’opera in quanto favorisce la corrosione delle armature.

2. ECCESSIVE DEFORMAZIONI DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI -


Strutture molto deformabili possono danneggiare gli elementi non
strutturali (tramezzi, porte, finestre, pavimenti) e trasmettere
sensazioni di insicurezza e quindi comprometterne il corretto utilizzo;

3. VIBRAZIONI - Se una struttura è sottoposta a vibrazioni (come


accade di frequente per effetto di installazioni di impianti) questa deve
essere proporzionata in modo che tali azioni non rechino disturbi o
danni;

4. DANNEGGIAMENTO DEL CALCESTRUZZO PER ECCESSIVA


COMPRESSIONE

5. ECCESSIVO STATO TENSIONALE – Per effetto di un elevato stato


tensionale sollecitante possono generarsi rilevanti deformazione viscose
(deformazioni crescenti a carico costante).

Corso di Laurea inTecnica delle Costruzioni – A.A. 2016/17 – Prof. E. Spacone 1


Ognuno dei precedenti problemi viene tradotto tecnicamente nella definizione
dei seguenti stati limite di comportamento strutturale:

STATO LIMITE DI FESSURAZIONE : caso 1;

STATO LIMITE DI DEFORMAZIONE : caso 2 e 3;

STATO LIMITE DI TENSIONI DI ESERCIZIO : caso 4 e 5.

Con riferimento alle nuove norme NTC (D.M. 2008)


la verifica agli stati limite di esercizio (SLE), intesa come l’accertamento della
sicurezza nei confronti della capacità di garantire le prestazioni previste in
esercizio, riguarda l’analisi strutturale nei confronti delle seguenti situazioni
(si riporta uno stralcio della norma) :

Il soddisfacimento di uno stato limite di esercizio dipende:

• dalle condizioni ambientali di esercizio della struttura: ad esempio il


soddisfacimento dello stato limite di fessurazione è molto più restrittivo
per quelle strutture che operano in ambienti chimicamente aggressivi o
a contatto con l’acqua, vedi serbatoi;

• dalla probabilità con la quale un dato evento di carico (natura,


frequenza e durata di applicazione) può verificarsi;

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Con riferimento alle condizioni di carico da considerasi,
le NTC stabiliscono che gli SLE devono essere soddisfatti in relazione alle
combinazioni di carico rara, frequente e quasi permanente.

Per maggior chiarezza si mostrano le combinazioni di carico fissate


rimandando alla lettura della norma la definizione ed il significato dei singoli
termini:

La norma stabilisce altresì che devono essere eliminati i carichi G2 (pesi


elementi non strutturali) e Qkj qualora il loro contributo sia favorevole alla
sicurezza.

È interessante notare come nelle combinazioni di carico agli SLE, per i pesi
propri si assumono i rispettivi valori caratteristici.

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LO STATO LIMITE DI FESSURAZIONE
In generale, le verifiche di resistenza delle sezioni in cemento armato si
conducono trascurando completamente la resistenza a trazione
(comportamento da II e III stadio) ipotizzando che al disotto dell’asse neutro
le sezioni stesse risultino completamente fessurate.

Nella realtà, per bassi valori dei carichi agenti, il calcestruzzo conserva una
ridotta capacità di resistere a trazione fintantoché tali valori di tensione
risultano inferiori alla resistenza a trazione del materiale (comportamento da I
stadio).

Dunque, detto Mcr il momento di fessurazione dell’elemento


(corrispondente al raggiungimento della resistenza a trazione nella fibra di
bordo della sezione) ed Msd il momento agente, si avrà che per

Msd <Mcr le sezioni risultano integre ed il calcestruzzo reagisce a


trazione;

Msd ≥Mcr risultano presenti nell’elemento sezioni fessurate (in


corrispondenza delle zone di momento massimo) in cui lo
sforzo di trazione è da ritenersi affidato completamente
all’acciaio, e sezioni non fessurate in cui il calcestruzzo
riesce a collaborare all’assorbimento degli sforzi di trazione.

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È evidente che nelle sezioni integre, dove il calcestruzzo conserva una capacità di
resistenza a trazione, l’acciaio lavora con valori delle tensioni molto ridotti, per cui la
completa eliminazione delle fessure risulterebbe fortemente antieconomica.

La presenza di un quadro fessurativo capillare è da considerarsi come


un’ovvia conseguenza delle condizioni di lavoro dei due materiali (acciaio-
calcestruzzo) che coesistono nella struttura, pertanto, laddove non ci si trovi
di fronte ad uno stato fessurativo indicatore di una situazione patologica di
dissesto, il problema che si pone al fenomeno della fessurazione è quello di
limitarne l’entità e di controllarne l’evoluzione.

In tal modo, in ragione degli obiettivi che ci si pone, la struttura va verificata


nei confronti dei seguenti stati limite di esercizio (p.4.1.2.2.4.1 NTC):

1. Stato limite di decompressione: corrispondente ad una situazione


in cui la sezione è in ogni fibra sottoposta da una tensione di
compressione ed al più uguale a zero. Questo stato limite elimina la
possibilità di formazione delle fessure;

2. Stato limite di formazione delle fessure: (o “di prima


fessurazione”) in corrispondenza del quale la tensione normale di
trazione nella fibra maggiormente sollecitata risulta pari a quella
caratteristica di rottura per flessione, e più precisamente pari a:

f ctm
σt =
1.2

Con f ctm = 0.30 3 f ck2 resistenza media a trazione del cls per classi
di resistenza fino a C50/60;

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3. Stato limite di apertura delle fessure: (o “di apertura controllata
delle fessure”) nel quale si accetta la presenza di un quadro fessurativo
purché l’apertura massima delle lesioni sia inferiore ad un valore limite
suggerito dalla norma. Per le nuove norme NTC il valori nominali di tale
ampiezza, in funzione delle condizioni ambientali e della sensibilità delle
armature alla corrosione, sono riportati di seguito:

Il valori nominali indicati dalla norma derivano da esperienze di laboratorio e dall’esame


delle costruzioni esistenti, per le quali si è correlato il grado di corrosione delle armature
all’ampiezza delle lesioni riscontrate.

Secondo le norme NTC il valore dell’ampiezza delle fessure ammessa dipende


dai seguenti parametri:

- Condizione ambientale: ai fini della protezione alla corrosione delle


barre di armatura si distingue fra ambienti ordinari, aggressivi e
molto aggressivi.

- Sensibilità delle armature alla corrosione:

armature sensibili: acciai da precompresso (armonici);

armature poco sensibili: acciai ordinari (B450C)

I criteri di scelta dello stato limite di fessurazione suggeriti dalla norma sono
mostrati nella seguente tabella:

Con wd = valore di calcolo di apertura delle fessure.

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IMPOSTAZIONE TEORICA PER IL CALCOLO DELL’AMPIEZZA DELLE
FESSURE

Il calcolo di wd va effettuato seguendo le indicazioni di normativa, risulta però


interessante comprendere le basi teoriche sulle quali si fonda la norma.

A tal proposito si prenda in esame un’ASTA IN CALCESTRUZZO con armatura


simmetrica, SOTTOPOSTA A TRAZIONE SEMPLICE.

N N

Ipotizziamo che l’armatura sia composta da 4 φ14.

1) Valutiamo il valore del carico che produce la fessurazione del


calcestruzzo.

Per bassi valori di N si può ipotizzare una perfetta aderenza acciaio-cls, e che
il cls reagisca a trazione (stadio I).

Un valore attendibile (nominale) del coefficiente di omogeneizzazione è il


seguente:

n = Es/Ec = 200000/28500= 7.02

per l’ipotesi di perfetta aderenza, tutti i punti dell’asta sono soggetti alla
medesima deformazione, questa vale:
Δl N
= εc = εs = con σ c = E ⋅ εc
l Ec Ac + Es As
Essendo
- εc = deformazione assiale del calcestruzzo

- εS = deformazione assiale dell’armatura

- Ac, As = l’area rispettivamente di cls e di armatura

- ΔL = allungamento prodotto da N

- L = lunghezza iniziale dell’asta

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Dalla relazione scritta, l’allungamento dell’asta cresce linearmente con
l’aumentare dello sforzo normale.

Se la tensione di rottura del calcestruzzo per trazione è posta pari a

f ctk = 1.62 MPa

l’andamento lineare prosegue fino al raggiungimento della tensione di rottura


per trazione del calcestruzzo.

Quando: σ c = fctk = 1.62 MPa


il corrispondente valore della tensione nell’acciaio risulta:

σ s = nσ c = 7.02 x1.62 = 11.37 MPa

Il valore di sforzo normale che produce la fessurazione, per il quale si


raggiunge la rottura per trazione nel cls, vale:

N cr = f ctk ( Ac + nAs ) = 71.8 kN

In linea teorica, sottoponendo l’asta allo sforzo normale di trazione Ncr, si


dovrebbe conseguire la rottura per trazione in tutte le sezioni dell’asta. Nella
realtà le proprietà del materiale sono diverse da punto a punto, pertanto la
prima fessura si localizzerà nella sezione meno resistente che non può essere
individuata teoricamente a causa dell’incontrollabilità dei parametri in gioco
(aderenza disomogenea, resistenza a trazione del calcestruzzo non uniforme,
etc..)

Ncr Ncr

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Che cosa succede a questo punto?

In corrispondenza della fessura il calcestruzzo si scarica e non reagisce


oltremodo; conseguentemente tutto il carico esterno è portato dall’armatura
metallica configurando così un comportamento della sezione da II stadio.

Istantaneamente, la tensione di trazione nell’armatura, per effetto della


fessurazione del calcestruzzo, cresce, passando dal valore precedente di
11,37 MPa al nuovo valore pari a:

N cr 71.8
σs = = 10 = 116.6 MPa
As 6.16

Si noti che nella sezione fessurata la barra di armatura si comporta come


elemento immerso nel cls soggetto ad una forza di sfilamento; nasce quindi
un campo di tensioni di aderenza fbk che trattiene la barra e sollecita il
calcestruzzo nell’intorno della stessa barra.

σs=116.6 MPa

σc=0 f bk

σs=116.6 MPa

compressione per la barra

trazione per il cls circostante

L’effetto dell’aderenza, dunque, riduce la tensione di trazione nelle barre di


armatura, mentre induce uno sforzo crescente di trazione nel calcestruzzo
procedendo verso l’interno dell’elemento.

Per l’equilibrio, la risultante delle tensioni di aderenza sulla singola barra


deve eguagliare la risultante delle trazioni che nascono nell’area di
calcestruzzo circostante la barra stessa. Ci sarà un’area di calcestruzzo
efficace intorno la barra, che collabora all’assorbimento di tali tensioni e che
chiamiamo Aeff.

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2) Valutiamo la distanza tra le varie fessure.

In pratica, ad una distanza Δz dalla prima fessura deve verificarsi:

Δz ⋅ fbk ∑π ⋅ φ = σ c Ac,eff

Avendo indicato con Ac,eff l’area efficace di calcestruzzo della sezione nella
quale, per effetto dell’aderenza, si sviluppa una tensione di trazione σc
uniforme. Nella realtà tale tensione non è uniforme!

∑π ⋅ φ = perimetro di tutte le barre presenti nella sezione.


Ipotizzando che nella sezione siano presenti m barri uguali, la tensione nel
calcestruzzo risulta:

Δz ⋅ fbk Δz ⋅ fbk As Δz ⋅ fbk


σc = ⋅ m ⋅π ⋅φ = =4 ρr
Ac, eff Ac, eff φ / 4 φ
Essendo:

As
ρr = concentrazione geometrica di armatura nell’area di cls efficace.
Aceff

La tensione di trazione nel calcestruzzo cresce linearmente man mano


che ci si allontana dalla fessura fino a raggiungere nuovamente il valore
di fctk.

La distanza dalla precedente fessura, a cui tale valore di tensione viene


nuovamente raggiunto è pari a lcr = Δzmax ottenuta andando a sostituire la
resistenza a trazione fctk alla σc della formula precedente.

1 f ctk φ
Risulta dunque:
lcr =
4 f bk ρ r

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Contemporaneamente alla crescita della tensione di trazione nel cls,
l’armatura metallica si scarica ritornando ad avere lo stesso tasso di lavoro
posseduto prima della formazione della prima fessura.

I fessura II fessura

σc=fctk=1,62Mpa
TENSIONI NORMALI CLS

Lcr

σSr2=116,9 Mpa

TENSIONI NORMALI
σSr1=11,73 Mpa
ARMATURA

La seconda fessura potrà insorgere almeno ad una distanza dalla prima pari
ad Lcr, essendo, per una distanza inferiore a tale valore, la tensione di
trazione nel cls inferiore alla fctk. Ovviamente anche la posizione della seconda
fessura, così come la prima, non può essere prevista perfettamente a causa
della disomogeneità del materiale.

Però si può certamente assumere che:

col progredire della formazione delle fessure, la loro mutua distanza sr sarà
compresa fra Lcr e 2Lcr.

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3) Determiniamo l’ampiezza delle fessure

L’ampiezza delle fessure la calcolo come differenza tra la deformazione


complessiva delle barre di acciaio e la deformazione del calcestruzzo teso in
una zona compresa tra due fessure consecutive.

3.1 Deformazione del calcestruzzo

La tensione normale nel calcestruzzo in tutti punti dell’asta varia da 0 ed il


valore di fctk, e conseguentemente la corrispondente deformazione varierà fra
0 ed il valore di deformazione raggiunto immediatamente prima la
formazione della fessura εcr1:
f ctk
ε cr 1 =
Ec
Può dunque definirsi una deformazione media del calcestruzzo come una
frazione (β) della massima deformazione longitudinale. Tale valore medio
sarà dunque:

ε crm = βε cr1

3.2 Deformazione dell’acciaio

Contemporaneamente la tensione nell’armatura metallica avrà valore


compreso fra un minimo σsr1 ed un massimo σsr2 essendo:

σsr1 = valore di tensione corrispondente al modello di I stadio (nσc)


σsr2 = valore di tensione corrispondente al modello di II stadio (Ncr/As)

Analogamente la deformazione delle barre di armature varierà fra:

un minimo pari a εsr1 = σsr1/Es = εcr1 (I stadio) ed


un massimo pari a: εsr2 = σsr2/Es (II stadio)

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Al termine del processo di formazione delle fessure l’andamento delle
deformazioni nell’asta sarà del tipo riportato nella successiva figura:

DEFORMAZIONI NORMALI ARMATURA


εsr2
β(εsr2-εsr1)
εsrm

DEFORMAZIONI NORMALI CLS


εcr1=εsr1
εcrm=βεcr1

La deformazione media delle barre metalliche sarà dunque:

ε srm = ε sr 2 − β (ε sr 2 − ε sr1 )

Il ricorso a valori medi dei parametri consente di trattare il fenomeno


globalmente.

E’ interessante notare come, in effetti, il calcestruzzo tra una fessura e l’altra


continua a offrire un contributo, che produce un aumento della rigidezza
dell’asta tesa completamente non considerato in un’analisi dell’elemento
secondo il modello di comportamento da II stadio.

Tale contributo irrigidente del calcestruzzo teso è denominato TENSION


STIFFENING.

Cosa succede al crescere del carico rispetto al valore di Ncr?

Considerando a partire dal valore di Ncr un incremento dello sforzo normale di


trazione, le fessure si allargano sempre di più e le deformazioni si
concentrano principalmente nelle armature metalliche. In pratica l’asta tende
sempre di più ad un comportamento puramente da II stadio, in cui il
contributo del calcestruzzo teso si riduce progressivamente ed il valore
medio εcrm tende a diminuire assumendo un valore εcm secondo una legge di
questo tipo:

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N cr N
ε cm = ε crm = βε cr1 cr
N N

Allo stesso modo per l’acciaio, incrementando il carico esterno, la


deformazione media aumenterà tendendo via via ad assumere la
deformazione propria che competerebbe in un’analisi della sezione al II stadio
(εs2=σs2 /Es ).

Tale valore di deformazione media εsm risulterà quindi pari alla deformazione
propria da II stadio detratta della deformazione media indotta dall’effetto
irrigidente (tension stiffening) del cls teso secondo la seguente relazione:

N cr
ε sm = ε s 2 − β (ε sr 2 − ε sr1 )
N
In definitiva l’ampiezza delle fessure sarà proporzionale alla differenza di
allungamento riscontrato fra calcestruzzo e acciaio per i singoli tronchi di asta
compresi fra due fessure.

La differenza di allungamento media, risulta, alla luce di quanto detto e


facendo qualche trasformazione nelle precedenti formule, pari a:

⎡ ⎛ σ sr 2 ⎞ ⎤
2

Δε m = ε sm − ε cm = ε s 2 ⎢1 − β ⎜⎜ ⎟⎟ ⎥
⎢⎣ ⎝ σ s 2 ⎠ ⎥⎦

Dove sia εs2 che σs2 vanno intese come quantità relative al modello di
comportamento da II stadio ed in cui i termini β e σsr2 rappresentano il
contributo irrigidente (che limita l’ampiezza delle fessure) offerto dal
meccanismo di tension stiffening.

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CALCOLO DELLE AMPIEZZE DELLE FESSURE SECONDO NORMATIVA

Le normative, sia italiane (D.M.96) che europee Eurocodice 2 esprimono


l’ampiezza di calcolo delle fessure come prodotto fra la differenza di
deformazione media acciaio-calcestruzzo e la distanza minima fra le fessure.

Le NTC italiane del 2008 propongono un procedimento alternativo a quello


preesistente, basato su formulazioni semiempiriche.

In particolare, si assume:

wd = ε smΔ s max
Con:

wd= ampiezza media delle fessure da assumersi per il calcolo;

εsm = deformazione unitaria media delle barre, comprensiva dell’effetto di


tension stiffening (corrispondente alla precedente Δεsm)

Δsmax = distanza massima fra le fessure

1) La deformazione unitaria media può calcolarsi con la seguente


espressione di normativa:

In cui:

σs = tensione di lavoro dell’armatura calcolata considerando la sezione


fessurata (II stadio)

αe = Es/Ecm= coefficiente di omogeneizzazione

0 .3
⎛f ⎞
Ecm = 22000⎜ cm ⎟ ( N / mm 2 )
⎝ 10 ⎠

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As
ρ eff =
Ac ,eff
Essendo Ac,eff l’area di calcestruzzo efficace attorno all’armatura. Tale area
efficace si determina considerando un’altezza hc,ef pari al minimo dei seguenti
valori:


⎪2,5(h − d )

⎪h − x
hc ,ef = min ⎨
⎪ 3
⎪h
⎪⎩ 2

kt = 0.6 per carichi di breve durata e 0.4 per carichi di lunga durata.

2) La distanza massima fra le fessure può invece valutarsi con


l’espressione di norma:

In cui:

φ = diametro delle barre. Nel caso in cui nella sezione si trovino barre di
diverso diametro occorrerà calcolarsi un diametro equivalente, che è pari:

con n1 il numero delle barre con diametro φ1 ed n2 è il numero delle barre con
diametro φ2 :

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c= ricoprimento delle armature
⎧0.8 per barre ad aderenza migliorata
k1 = ⎨
⎩0.6 per barre lisce


⎪0.5 per flessione semplice
⎪⎪
k 2 = ⎨1.0 per trazione semplice
⎪ε + ε
⎪ 1 2 per tensoflessione
⎪⎩ 2ε1

(nel caso della tensoflessione ε1 ed ε2 sono rispettivamente la più grande e la


più piccola deformazione di trazione all’estremità della sezione considerata
calcolate secondo il modello di comportamento da II stadio)

k3 = 3.4

k4 = 0.425

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VERIFICA INDIRETTA

La verifica di ampiezza delle fessure può effettuarsi per via indiretta qualora
la tensione nell’acciaio di armatura prossima al lembo teso della sezione,
calcolata considerando la sezione parzializzata e per la combinazione di carico
pertinente (frequente e quasi permanente), risulti minore di quella indicata
nelle seguenti tabelle:

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STATO LIMITE DI DEFORMAZIONE
Per stato limite di deformazione si intende generalmente una situazione di
comportamento strutturale in cui, pur non avendosi il collasso,
interviene comunque la perdita di funzionalità per eccesso di
deformazione.

Inconvenienti tipici nel campo delle costruzioni civili originati da eccessive


deformazioni sono la fessurazione dei tramezzi e tompagni, i ristagni d’acqua
sui solai di copertura (effetto piscina), il distacco di intonaci e i dissesti nelle
pavimentazioni.

Nasce quindi l’esigenza di controllare le deformazioni degli elementi


strutturali, in modo speciale, quando, come nel calcolo agli stati limite, le
elevate sollecitazioni e la presenza di quadri fessurativi estesi possono
comportare livelli di deformazione elevati.

Secondo le NTC (c.4.1.2.2.2. delle “Istruzioni per l’applicazione delle NTC”)


per travi e solai le frecce (p) devono rispettare i seguenti limiti:

• Per la salvaguardia dell’aspetto e della funzionalità della struttura a


lungo termine (condizione di carico quasi permanente)
1
f ≤ L
250
(L= luce dell’elemento)

• per l’integrità dei tamponamenti e dei tramezzi divisori portati per


la condizione di carico quasi permanente:

1
f ≤ L
500
(Ai fini della presente verifica, per tener conto del fatto che l’aliquota di
freccia da considerare ai fini del danneggiamento di tali elementi è quella
prodotta dai carichi applicati dopo la costruzione di tali elementi, può
depurarsi lo spostamento verticale presente nella trave prima
dell’esecuzione delle pareti).

n.b. i limiti di cui sopra si intendono validi per pareti in muratura, per atri tipi
di materiali (es. vetro) andranno valutati specificatamente i massimi
spostamenti ammissibili.

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Il calcolo rigoroso della freccia di una trave in cemento armato è molto
complessa, ed in generale occorre tenere presenti i seguenti fattori:

1. le armature disposte variano lungo la trave. Di conseguenza


anche se la sezione geometrica risulta la stessa esse deve essere intesa
come una trave a sezione variabile (inerzia variabile);

2. presenza di tronchi di trave fessurati. Nei tratti di trave fessurata


occorrerà riferirsi alla sezione reagente omogeneizzata (stadio II), nei
restanti tratti non fessurati si dovrà fare riferimento all’intera sezione
geometrica a cui si aggiungono le armature omogeneizzate (stadio I);

3. contributo irrigidente del cls teso per “tension stiffening”. La


zona di calcestruzzo compresa fra due fessure non è inerte, ma
contribuisce alla statica della sezione;

4. variazione del modulo elastico del calcestruzzo con la


stagionatura;

5. effetti indotti dalle deformazioni viscose;

in generale, ricordando che il valore di spostamento di un elemento


strutturale è proporzionale all’inerzia della sezione ed al modulo elastico del
materiale
f = f (E,I)

per un elemento in cemento armato tale valore di spostamento dipende da:

• aliquota di armatura presente nella sezione - (contributo all’inerzia


della sezione);

• entità delle sollecitazioni che cimentano la struttura (attingimento della


fessurazione) o che hanno in passato cimentato la struttura (storia di
carico) – (contributo all’inerzia della sezione);

• variazione delle proprietà reologiche del materiale per stagionatura o


viscosità – (contributo al modulo di elasticità del materiale);

Per il calcolo della freccia le NTC indicano di considerare:

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- LO STATO NON FESSURATO per tutte le parti di struttura per le
quali, nella condizione di carico considerata, la tensione di trazione nel
calcestruzzo, non supera la resistenza media fctm a trazione;

In tale ipotesi il momento di inerzia verrà valutato in ipotesi di sezione


interamente reagente (stadio I) con armature omogeneizzate (n=15);

- LO STATO FESSURATO nei casi diversi dal precedente, in cui il


momento d’inerzia va calcolata sulla sezione parzializzata costituita
dalla parte di cls compresso a cui sommare il contributo delle armature
metalliche omogeneizzate con n=15;

Laddove risultano presenti zone di trave fessurate e altre non fessurate,


operativamente si può procedere calcolando tre valori di abbassamento:

p= abbassamento relativo allo stato non fessurato in tutto l’elemento

pf= abbassamento relativo allo stato fessurato in tutto l’elemento

si potrà inoltre considerare il contributo irrigidente offerto dall’effetto di


“tension stiffening” utilizzando la formula di normativa (c.4.1.2.2.2.
delle “Istruzioni per l’applicazione delle NTC”):

ζ = coefficiente che tiene in conto del tension stiffening

Essendo:
c=1 nel caso di applicazione del singolo carico di breve durata;
c=0.5 nel caso di carichi permanenti

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Inoltre nel caso di sezioni inflesse:

Mf momento di fessurazione
β= =
M momento effettivo

(a tal fine, quale conveniente assunzione, come momento effettivo si


può considerare il valore medio che il momento flettente agente assume
lungo la trave, in conformità al fatto che nella membratura si considera il
contributo medio del tension stiffening).

Nel caso di sezione in trazione:

Nf sforzo di trazione di fessurazione


β= =
N sforzo di trazione effettivo

Risulterà necessariamente:

p f > p* > p

Nei casi operativi qualora risulti pf rispettoso dei limiti sopra mostrati, la
verifica di deformabilità è da ritenersi soddisfatta altrimenti potrà utilizzarsi
lo spostamento ridotto p*.

Con ulteriore migliore approssimazione, potrebbe procedersi ad un calcolo


più dettagliato attraverso il quale la trave viene suddivisa in conci di
lunghezza limitata e, utilizzando la procedura descritta, calcolare la
curvatura in ciascun concio per tener conto sezione per sezione di quanto
il momento sia superiore a quello di fessurazione. Il valore della freccia
può dunque calcolarsi mediante integrazione numerica delle curvature, ma
l’onere computazionale richiesto da questo calcolo risulta notevole e va
dunque evitato nelle condizioni ordinarie.

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METODI INDIRETTO

Le NTC offrono una procedura semplificata alla verifica di deformabilità


suggerendo delle limitazioni al rapporto tra la luce di calcolo e l’altezza
della trave.

PER TRAVI E SOLAI DI LUCE MINORE DI 10.00 m:

indicato con λ il rapporto di snellezza

L
λ=
h
La verifica di deformabilità è da intendersi soddisfatta se verificata la
seguente espressione di norma:

In cui:

fck = resistenza caratteristica a compressione del cls in Mpa;

fyk = resistenza caratteristica allo snervamento dell’armatura in Mpa;

ρ e ρ’ = rapporti d’armatura tesa e compressa

As A's
ρ= ρ '=
bh bh
b,h = base ed altezza della trave

As,eff = armatura effettivamente tesa nella sezione più sollecitata;


As,calc = armatura tesa di calcolo nella sezione più sollecitata;

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Il rapporto d’armatura consente di intuire il tasso di lavoro dell’elemento,
sicché la norma distingue fra:

- membrature “molto sollecitate”: ρ >1.5%


- membrature “poco sollecitate”: ρ <0.5%

K= coefficiente correttivo dipendente dallo schema strutturale.

Il parametro K tiene conto del fatto che travi di eguale luce e carico
subiscono abbassamenti diversi in relazione allo schema strutturale; ad
esempio, travi semplicemente appoggiate subiscono abbassamenti
maggiori di travi costituenti campate interne di travi continue.

La norma propone i limiti del RAPPORTO DI SNELLEZZA riportati nella


seguente tabella:

Il limiti sopra mostrati si riferiscono a :

500 As ,eff
fck = 30 MPa e =1
f yk As ,calc

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