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Caso Narducci

Fabio Dean il penalista perugino indagato nell'ambito dell'inchiesta sul caso Narducci, sar ascoltato sabato prossimo 4 dicem-
bre dal Pm. Giuliano Mignini

Fabio Dean il penalista perugino indagato nell'ambito dell'inchiesta sul caso Narducci, verra' ascoltato sabato prossimo 4
dicembre dal Pm. Giuliano Mignini che ha disposto nei suoi confronti il provvedimento. Dean, 72 anni, e' uno tra i maggiori
penalisti italiani, difensore in processi importanti come lo scandalo dei Petroli ed il calcio scommesse, nonche' difensore di
Ligio Gelli. L'accusa mossa nei confronti del Fabio Dean e' quella di favoreggiamento, nel tentativo di non far arrestare, nel
quadro di un precedente provvedimento emesso dal magistrato che indaga sul caso Narducci, l'ex questore di Perugia Trio,
dell'ex comandante dei carabinieri Di Carlo e il legale della famiglia Narducci Alfredo Brizioli. "L'ipotesi di contestazione a me
ascritta - ha precisato in una nota Dean - oltre ad essere completamente infondata, appare sconcertante e strumentale. Attendo di
verificare la fonte di prova e mi riservo di far valere, al momento opportuno, le mie ragioni". Secondo l'accusa ci sarebbe la
testimonianza di un magistrato che avrebbe assistito sembra, ad una telefonata di un collaboratore, forse il segretario di un
sottosegretario, questi completamente estraneo alla vicenda.

Rinviata l'udienza del Tribunale del Riesame per il caso Narducci


dall'Ansa, Claudio Sebastiani

E' cominciata poco dopo le 10 l' udienza davanti al tribunale del riesame di Perugia relativa all' appello presentato dal pm
Giuliano Mignini contro la decisione del gip che aveva respinto la richiesta di mettere agli arresti domiciliari tre indagati nell'
ambito di uno dei tronconi d' inchiesta sulla morte di Francesco Narducci (per la quale la procura del capoluogo umbro procede
per omicidio a carico di ignoti, ipotizzandone il collegamento con le vicende legate al mostro di Firenze). I tre indagati sono l'
avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia del medico morto nel 1985 al Trasimeno, il colonnello dei carabinieri Francesco
Di Carlo e l' ex questore Francesco Trio, gli ultimi due, all' epoca dei fatti, in servizio a Perugia. A loro carico vengono ipotizzati
reati che vanno dall' associazione per delinquere al favoreggiamento, all' occultamento di cadavere. In particolare i tre - che
comunque hanno sempre respinto fermamente ogni addebito - sono accusati di essere tra i responsabili dello scambio di
cadavere che, secondo il pm, ci sarebbe stato in occasione del ritrovamento del corpo di Narducci. Brizioli, Trio e Di Carlo non
hanno voluto parlare con i giornalisti prima dell' udienza. Sono comunque apparsi sereni, cosi' come il sostituto
procuratoreMignini, che rappresenta l' accusa in aula. Presente nei corridoi del palazzo di giustizia anche la scrittrice e giornali-
sta Gabriella Carlizzi, tra i testimoni ascoltati dal magistrato nelle fasi iniziali dell'indagine, ma non coinvolta nel procedimento
di oggi. L' udienza si e' aperta con l'esame di alcune eccezioni preliminari da parte del tribunale del riesame e con il deposito di
nuovi atti fatto dal pm. Tra questi documenti anche un' informativa del Gides, il Gruppo investigativosui delitti seriali Perugia-
Firenze, sugli ipotizzati collegamenti tra le vicende del cosiddetto mostro di Firenze e l' omicidio di Narducci. Brizioli, Trio e Di
Carlo sono difesi dagli avvocati Luciano Ghirga, Stelio e David Zaganelli e Maria Mezzasoma. E' stata rinviata a martedi'
prossimo l'udienza del tribunale del riesame di Perugia che esamina l'appello del pm Giuliano Mignini contro il no del gip alla
sua richiesta di mettere agli arresti domiciliari tre indagati nell'ambito di uno dei filoni d'inchiesta sul presunto omicidio di
Francesco Narducci. La decisione e' stata presa dai giudici per permettere ai difensori degli indagati di esaminare i documenti
prodotti dal pubblico ministero. Tra i documenti depositati dal pm Giuliano Mignini ci sono un'informativa del Gides, il Gruppo
investigativo interforze guidato da Michele Giuttari che si occupa dei delitti seriali di Firenze e Perugia, sui collegamenti
ipotizzati dagli inquirenti tra il presunto omicidio di Narducci e i delitti avvenuti in Toscana. Agli atti anche i verbali di altre
testimonianze raccolte dagli inquirenti. Nel corso dell'udienza di oggi il tribunale (che si e' riunito in camera di consiglio) ha
stabilito l'incompatibilita' dell'avvocato Carlo Brizioli come difensore del colonnello Di Carlo, accogliendo un'eccezione del pm
Mignini. Il legale - ha sostenuto il magistrato - e' infatti indagato per calunnia nei confronti di alcuni giornalisti nell'ambito dello
stesso procedimento. L'avvocato Brizioli (padre di Alfredo, uno degli indagati per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari)
ha comunque annunciato ricorso in Cassazione contro il provvedimento contestando che la sua incompatibilita' non e' stata
dichiarata dal gip come invece previsto dal codice. All'uscita dall'aula ne' il pm, ne' i tre indagati hanno voluto rilasciare
dichiarazioni. ''Ci difenderemo nelle sedi previste'' si e' limitata a dire l'avvocato Maria Mezzasoma, difensore del colonnello
Francesco Di Carlo. Tutti i legali hanno comunque ribadito che la richiesta di custodia cautelare del pm e' stata respinta dal gip
per la mancanza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei loro assistiti (oltre a Brizioli e Di Carlo anche l'ex questore
Francesco Trio). Tutti hanno quindi nuovamente sottolineato la completa estraneita' alle accuse dei loro assistiti. Nel corridoio
antistante l'aula di udienza si e' interattenuta stamani anche la giornalista e scrittrice Gabriella Carlizzi la quale ha annunciato
nuove rivelazioni sul mostro di Firenze. Queste - ha detto - sono state portate a conoscenza in mattinata del pm Mignini.

Giuliano Mignini ha interrogato l'avvocato, Fabio Dean


Ha spiegato di avere effettivamente fatto una telefonata al ministero della giustizia, ma per finalita' ''totalmente diverse''

Ha spiegato di avere effettivamente fatto una telefonata al ministero della giustizia, ma per finalita' ''totalmente diverse'' da quelle
contestate l' avvocato Fabio Dean interrogato stamani dal pm di Perugia Giuliano Mignini che venerdi' scorso gli ha inviato un
avviso di garanzia con l'accusa di avere interferito in uno dei tronconi d'indagine sull'omicidio di Francesco Narducci rivolgen-
dosi a un sottosegretario. Al penalista, 72 anni, difensore di Ugo e Pierluca Narducci, padre e fratello del medico trovato morto
nel Trasimeno indagati nell'ambito nel filone del cosiddetto doppio cadavere dell'inchiesta perugina, vengono contestati i reati,
in concorso con ignoti, di favoreggiamento, rivelazione e utilizzazione di segreti d' ufficio. In particolare l'avvocato Dean
avrebbe - ipotizza la procura perugina - avuto notizia della richiesta del pm Mignini di mettere agli arresti domiciliari (istanza
respinta dal gip e ora al vaglio del tribunale del riesame) l' avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia Narducci, l' ex
questore Francesco Trio e l' allora capitano dei carabinieri Francesco Di Carlo. Sarebbe quindi intervenuto su un sottosegretario
perche' non venisse accolta l' istanza del pm - ipotizza ancora l' accusa - per l' avvocato Brizioli. Cosi' facendo avrebbe quindi
aiutato quest' ultimo ad eludere le indagini e cercato di turbare l' inchiesta in cui e' difensore. Accusa che l'avvocato Dean ha da
subito fermamente respinto. Oggi ha ribadito la sua estraneita' agli addebiti rispondendo per oltre un'ora al pm Mignini. ''Ha
chiarito di avere fatto una telefonata al ministero - ha spiegato al termine il suo difensore, l'avvocato Fernando Mucci - esercitan-
do questa sua facolta' nell'ambito del diritto difensivo. Non c'e' quindi stata alcuna interferenza con l'indagine in corso''. L'avvo-
cato Dean ha anche negato di essere venuto a conoscenza delle richieste cautelari avanzate dal pm Mignini.

Nell'inchiesta della procura di Perugia sul presunto omicidio di Francesco Narducci spunta un nuovo nome
Nell'inchiesta della procura di Perugia sul presunto omicidio di Francesco Narducci spunta un nuovo nome: e' quello del
procuratore della Repubblica di Firenze Ubaldo Nannucci sospettato di avere interferito con gli accertamenti condotti dal pm
Giuliano Mignini. Ipotesi che pero' il magistrato toscano definisce ''una autentica sciocchezza''. Un fascicolo a carico di Nannucci
(un modello 45, cioe' senza ipotesi di reato) e' stato aperto dopo che gli investigatori hanno intercettato una telefonata con il
giornalista Mario Spezi (al quale e' stato da tempo contestato il reato di favoreggiamento nell'ambito della stessa indagine). Nel
colloquio si parlerebbe proprio della questione relativa alla competenza della magistratura perugina a procedere nei confronti
delcronista. Nannucci ha confermato oggi di aver parlato con Spezi, che lo aveva chiamato alcuni giorni fa, spiegandogli di aver
gia' chiesto chiarimenti a Perugia, di sua iniziativa, sul problema della competenza. ''Io - ha pero' precisato il magistrato - non non
ho dato consigli a nessuno. Non sentivo Spezi da molti anni e ho sollecitato io, di mia iniziativa, Perugia chiedendo chiarimenti,
visto che Spezi e' un giornalista che lavora alla Nazione, un quotidiano che si pubblica a Firenze.Spezi mi ha chiamato per
telefono. Io gli ho spiegato di aver chiesto chiarimenti e gli ho detto comunque di affrontare col suo avvocato la questione della
competenza. Tutto qui''. Ma anche il giornalista ha fornito oggi la sua versione. ''Telefonai all' ufficio del dottor Nannucci - ha
detto - per chiedere (da cittadino, spiegai) se potevo essere ricevuto dal Procuratore della mia citta'. Parlai con il segretario del
Procuratore, il quale mi disse che avrebbe riferito. Il 26 novembre scorso mi telefono' il dottor Nannucci e mi disse: 'ti autorizzo a
divulgare che ho chiesto con una lettera al mio collega di Perugia chiarimenti sulla competenza territoriale e aspetto una risposta'.
Fine della conversazione. Nessun riferimento particolare al mio avvocato, tanto che la sera stessa, in un dibattito pubblico a
Fiesole, riferii quello che mi aveva detto il dottor Nannucci, come riportato il giorno dopo dai giornali locali''. Il fascicolo aperto
dal pm Mignini e' stato subitotrasmesso alla procura di Genova, competente a indagare sui magistrati del capoluogo toscano, e al
Consiglio superiore della magistratura. Intanto oggi davanti al magistrato perugino e' comparso l'avvocato Fabio Dean, anche lui
accusato l'accusa di avere interferito in uno dei tronconi d'indagine sull'omicidio Narducci (che sarebbe stato ucciso perche'
coinvolto nei delitti del mostro di Firenze) rivolgendosi a un sottosegretario.

E', inoltre, arrivato stamani alla procura di Genova il fascicolo aperto dalla procura di Perugia nei confronti del procuratore della
Repubblica di Firenze Ubaldo Nannucci, sospettato di aver interferito nell' inchiesta sui presunti mandanti dei delitti commessi
dal ''mostro di Firenze''. Lo ha confermato il procuratore dela Repubblica di Genova, Francesco Lalla, che ha gia' assegnato il
fascicolo al procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino e al pm Massimo Terrile. Il fascicolo a carico di Nannucci e' un modello
45, cioe' senza alcuna ipotesi di reato. Saranno i magistrati genovesi, competenti a indagare sui colleghi del capoluogo toscano, a
dover decidere se formulare qualche addebito oppure archiviare. L' iniziativa del pubblico ministero perugino, Giuliano Mignini,
nasce dopo l' intercettazione da partedegli investigatori di una telefonata di Nannucci con il giornalista Mario Spezi (al quale e'
stato da tempo contestato il reato di favoreggiamento nell'ambito della stessa indagine). Nel colloquio si parlerebbe proprio della
questione relativa alla competenza della magistratura perugina a procedere nei confronti del cronista. Le intercettazioni telefoni-
che erano state disposte nell' ambito degli accertamenti sulla morte di Francesco Narducci, il medico morto nel 1985 e sospettato
di aver avuto un ruolo negli omicidi delle coppiette.

E' ripresa stamani l' udienza davanti al tribunale del riesame di Perugia relativa all' appello presentato dal pm Giuliano Mignini

E' ripresa stamani l' udienza davanti al tribunale del riesame di Perugia relativa all' appello presentato dal pm Giuliano Mignini
contro la decisione del gip che aveva respinto la richiesta di mettere agli arresti domiciliari tre indagati nell' ambito di uno dei
tronconi d' inchiesta sulla morte di Francesco Narducci (per la quale la procura del capoluogo umbro procede per omicidio a
carico di ignoti, ipotizzandone il collegamento con le vicende legate al mostro di Firenze). L'udienza era cominciata venerdi'
scorso venendo pero' subito rinviata dopo che il pubblico ministero aveva depositato nuovi atti. La decisione era stata presa per
permettere ai difensori di valutare i documenti prodotti. I tre indagati nei confronti dei quali la procura ha chiesto gli arresti
domiciliari sono l' avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia del medico morto nel 1985 al Trasimeno, il colonnello dei
carabinieri Francesco Di Carlo e l' ex questore Francesco Trio, gli ultimi due, all' epoca dei fatti, in servizio a Perugia. A loro
carico vengono ipotizzati reati che vanno dall' associazione per delinquere al favoreggiamento, all' occultamento di cadavere. In
particolare i tre - che comunque hanno sempre respinto fermamente ogni addebito - sono accusati di essere tra i responsabili dello
scambio di cadavere che, secondo il pm, ci sarebbe stato in occasione del ritrovamento del corpo di Narducci.

Il tribunale del riesame di Perugia ha esaminato oggi i ricorsi presentati da cinque indagati contro le perquisizioni a loro carico

Il tribunale del riesame di Perugia ha esaminato oggi i ricorsi presentati da cinque indagati contro le perquisizioni a loro carico
fatte eseguire il 17 novembre scorso dalla procura del capoluogo umbro nell'ambito di uno dei tronconi d'inchiesta scaturiti
dall'indagine sul presunto omicidio di Francesco Narducci (che sarebbe stato ucciso perche' coinvolto nelle vicende del mostro di
Firenze). A rivolgersi ai giudici sono stati l'avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia del medico trovato morto nell' ottobre
del 1985 nel lago Trasimeno; l'ex comandante della compagnia perugina dei carabinieri Francesco Di Carlo e l'allora questore
Francesco Trio, ai quali viene tra l'altro contestata l' associazione per delinquere; Maria Elisabetta Narducci, accusata di calunnia,
e il giornalista Mario Spezi, che deve rispondere di favoreggiamento. I cinque - che si sono sempre proclamati innocenti - hanno
chiesto che venga dichiarato nullo il decreto che autorizzava le perquisizioni e quindi l' illegalita' dei sequestri operati. Hanno
anche sottolineato che il materiale prelevato dagli investigatori non aveva pertinenza con l'indagine in corso. Di diverso avviso il
sostituto procuratore Giuliano Mignini che coordina l'inchiesta. Il pm ha infatti chiesto la conferma dei sequestri. Le perquisizio-
ni vennero eseguite da polizia, carabinieri e da personale del Gides, il gruppo investigativo sui delitti seriali di Firenze e Perugia.
Gli inquirenti ritengono infatti che l'operazione abbia portato al sequestro di materiale ritenuto molto utile per l'indagine. Al
termine dell'udienza di stamani il tribunale del riesame si e' riservato. La decisione sara' depositata nei prossimi giorni. Ma attesa
c'e' soprattutto per un'altra decisione ancora al vaglio di un diverso collegio del tribunale del riesame, quella sull'appello presenta-
to dal pm Mignini contro la decisione del gip di respingere la sua richiesta di mettere agli arresti domiciliari Brizioli, Trio e Di
Carlo. Il pronunciamento e' attesto tra domani e sabato. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero i tre, insieme al padre e
al fratello di Narducci, avrebbero agito per sviare le indagini sulla morte del medico (all'epoca il fascicolo venne archiviato senza
formulazione di ipotesi di reato e la famiglia ha sempre parlato di un incidente o di un suicidio). In particolare, sarebbero stati
coinvolti nello scambio di cadaveri operato - secondo gli inquirenti - per evitare di far emergere che Narducci era stato vittima di
un delitto. L'ipotesi della procura perugina e' infatti che il medico fosse in qualche modo coinvolto nelle vicende legate ai delitti
mostro di Firenze e avrebbe custodito i cosiddetti feticci.

L'avvocato Alfredo Brizioli, uno dei legali della famiglia Narducci, afferma in un comunicato che l' incidente probatorio di
Firenze ''non potra' mai avere alcun valore probatorio''

L'avvocato Alfredo Brizioli, uno dei legali della famiglia Narducci, afferma in un comunicato che l' incidente probatorio di
Firenze ''non potra' mai avere alcun valore probatorio'' sui presunti ''legami'' tra il prof. Francesco Narducci ed ''alcuni personaggi
fiorentini'' poiche' alla famiglia Narducci non e' stato consentito di parteciparvi. ''Non potra' mai avere in tal senso alcun valore
probatorio - e' detto nel comunicato - stante l' evidente elusione del contraddittorio. Piu' volte la difesa della memoria del prof.
Narducci ha chiesto'', qualora l' incidente probatorio riguardasse anche questi presunti ''legami'', di partecipare - continua Brizioli
- ''alle procedure onde vagliare l' attendibilita' degli eventuali testimoni e la procedura nelsuo complesso nei limiti riconosciuti
alla difesa. In realta' nonostante ripetute istanze inviate sia al pm Canessa sia al gip del tribunale di Firenze non ha ottenuto
neppure formale riscontro''. Brizioli denuncia ''l' ennesima anomalia che ha caratterizzato fin dall' inizio questa triste vicenda,
ferma restando la nostra convinzione - afferma - che comunque nessun esperimento potra' mai dimostrare alcun collegamento del
prof. Narducci con le vicende fiorentine per il semplice fatto che non sono mai esistiti nonostante l' imbarazzante insistenza degli
inquirenti in tale direzione. La verita' - conclude - e' una soltanto e non potra' essere cambiata da nessuno, tantomeno in maniera
cosi' avventurosa e disarticolata, che ha come unica conseguenza quella di alimentare continue fantasie ed ipotesi esclusivamente
diffamatorie della memoria del professore scomparso e dei suoi familiari''.

Anche "Ulisse" tra gi esecutori materiali dei delitti del "mostro di Firenze"

Mario Vanni, il ''compagno di merende'' di Pietro Pacciani, condannato all' ergastolo per i delitti del mostro di Firenze, ha fatto il
nome di un presunto mandante dei duplici omicidi nel corso di una conversazione nel carcere di Pisa con Lorenzo Nesi, uno dei
principali testi di accusa al processo contro Pacciani. Il testo della registrazione ambientale della conversazione, avvenuta il 20
giugno 2003, e' stato depositato oggi dal pm Paolo Canessa in apertura dell' udienza per l' incidente probatorio disposto dal gip
Antonio Crivelli per raccogliere le eventuali dichiarazioni di Vanni - che e' gravemente ammalato - in relazione alle ultime
vicende del mostro. Nella conversazione con Lorenzo Nesi, secondo quanto attribuito al pm Canessa da alcuni legali presenti in
aula, avrebbe ammesso le responsabilita'sue e di Pacciani nei delitti e avrebbe fatto riferimento a un presunto mandante dei
duplici omicidi. Il deposito dei nuovi atti ha spinto i legali della difesa a chiedere i termini per esaminare i documenti il gip ha
rinviato l' udienza al 28 dicembre. Vanni, secondo quanto si e' appreso, nei colloqui avuti in carcere con Lorenzo Nesi avrebbe
fatto riferimento a un uomo ''nero, americano'' che si sarebbe poi suicidato sparandosi con una pistola e che viene citato solo col
soprannome, ''Ulisse''. L' udienza e' cominciata qualche minuto dopo le 11 nell' aula bunker dell' ex carcere di Santa Verdiana.
Vanni e' arrivato in aula accompagnato da un agente in borghese, che lo ha prelevato da una residenza protetta dove attualmente
vive. Appariva molto affaticato. Indossava un impermeabile bianco e si muoveva aiutandosi con un bastone. Poco dopo mezzo-
giorno l' udienza e' stata aggiornata alla mattina del 28 dicembre. Nelle conversazioni nel carcere di Pisa con Lorenzo Nesi -
avvenute il 26 e 30 giugno e il 7 luglio 2003 e registrate sulla base di un decreto del gip - Vanni si riferisce piu' volte a ''Ulisse''
(chiamato anche '' nero americano'') come a uno degli esecutori materiali, uno che aveva anche sparato alle coppie. Nel rapporto
del Gides (il Gruppo investigativo delitti seriali) che accompagna i verbali di registrazione dei tre colloqui, si parlerebbe di quest'
uomo come di un personaggio mai emerso nel corso dell' inchiesta, che sarebbe stato coinvolto nella vicenda anche verosimil-
mente come mandante. Nelle conversazioni Vanni avrebbe poi confermato, secondo gli investigatori, l' implicazione di Pacciani e
di Giancarlo Lotti nei delitti. Nei colloqui in carcere con Lorenzo Nesi - il testimone che nel primo processo a Pietro Pacciani
aveva dato un rilevante contributo alla tesi dell' accusa - Mario Vanni continua a difendersi sostenendo di non aver partecipato
assolutamente ai delitti del ''mostro'' ma conferma sostanzialmente le responsabilita' di Pacciani e di Giancarlo Lotti, l' altro
''compagno di merende'', morto nella primavera del 2002. In piu' parla di due pistole che avrebbero sparato (un elemento che
qualcuno aveva ipotizzato negli anni scorsi ma che ora entra ufficialmente fra le carte dell' inchiesta), e introduce sulla scena un
nuovo personaggio, un ''nero americano'', soprannominato Ulisse, che sarebbe stato vicino ai mandanti dei delitti e che, sostiene
Vanni, si sarebbe uccisosparandosi alla testa in un bosco nei pressi di San Casciano. Nelle trascrizioni delle intercettazioni
ambientali effettuate nel carcere di Pisa dagli uomini del Gides sulla base di un' autorizzazione del gip di Firenze e depositate
stamani dal pm Paolo Canessa, Vanni lo descrive come un uomo alto e grosso, un ''omone'', un ''nero americano'' che stava in
America ma di cui non conosceva la residenza fiorentina. Nella conversazione del 30 giugno con Nesi - che cerca di farlo
sbottonare quanto piu' e' possibile facendogli balenare la possibilita' di uscire dal carcere - Vanni collega Ulisse a Lotti e gli
attribuisce un ruolo attivo nei delitti (''c' e' stato anche il Pacciani con le pistole, ma i morti li ha fatti il nero''). Dopo quella
conversazione, pero', ce ne sarebbero state altre, fino a settembre 2003, che non sarebbero state depositate e in cui - secondo
quanto si e' appreso - l' ex postino avrebbe via attribuito ad Ulisse ruoli di maggior peso nei delitti, fino ad avvicinarlo ai presunti
mandanti e a ritenere che parte dei soldi arrivati a Pacciani in quel periodo sarebbero venuti da lui. Sulla base dei racconti di
Vanni gli investigatori del Gides - il gruppo investigativo sui delitti seriali guidato da Michele Giuttari - hanno lavorato in questi
mesi per cercare di chiarire il profilo di questo Ulisse. L' uomo sarebbe stato identificato. Sarebbe morto alcuni anni fa, ma non si
sa se con un colpo di pistola alla testa, come racconta Vanni. Unaconferma della sua esistenza e dei suoi legami con gli ambienti
che si muovono intorno alla vicenda del mostro era venuta comunque da Gabriella Ghiribelli, una prostituta testimone chiave
nell' inchiesta sui ''compagni di merende'', che, secondo un rapporto depositato oggi dal pm Canessa, avrebbe parlato di un
americano che abitava a San Casciano certo ''Uli'' (diminutivo di Ulisse) come di un uomo ''non nero nero, ma piu' chiaro, con un
orecchino al lobo sinistro''. ''Come puo' un testimone d' accusa andare in carcere a trovare un condannato detenuto e a parlargli?
Chi gli ha dato il permesso? Che cosa e' andato veramente a fare?''. Protesta vivacemente con i giornalisti l' avvocato Nino
Filasto', difensore di Mario Vanni, in relazione alle intercettazioni ambientali depositate stamani dal pm Paolo Canessa. ''Il mio
assistito, tra l' altro, e' un pover' uomo che regge il fiato con i denti e che per due volte siamo riusciti a stento a tirare fuori dal
coma. E' probabile che non capisse niente durante quei colloqui'', prosegue il legale. ''E' una cosa che mi ha fortemente stupito.
Perche' allora non mandiamo anche la Gabriella Ghiribelli (un' altra teste d' accusa, ndr) a interrogare informalmente Vanni? Non
puo' finire cosi' - conclude l' avvocato Filasto' -. Alla lunga i bubboni scoppiano''.

Venerd forse le decisioni del Tribunale del riesame

Il caso del gastroenterologo Francesco Narducci morto nelle acque del lago Trasimeno nell'ottobre dell'85 ed i presunti legami
avuti con personaggi indagati per le vicende del Mostro di Firenze, con le ultime iniziative assunte dai PM. Paolo Canessa di
Firenze e Giuliano Mignini di Perugia, fa pensare ad una stretta finale delle inchieste. A Perugia dove ieri si e' tenuto un incontro
tra i due procuratori Canessa e Mignini con lo staff investigativo del Gides guidato da Michele Giuttari, si attende la decisione
del tribunale del riesame del capoluogo umbro, prevista per domani, sia sulla vicenda della non concessione degli arresti
domiciliari per l'ex questore di Perugia Francesco Trio, per il comandante dei CC dell'epoca Francesco di Carlo e per l'attuale
difensore della famiglia Narducci, Alfredo Brizioli (gli arresti vennero respinti dal Gip Marina De Robertis, con conseguente
appello del PM) sia sui ricorsi presentati dai cinque indagati (Trio, Di Carlo, Brizioli, e anche dal padre ed il fratello del Narducci
indagati per la sostituzione del cadavere) per le modalita' di perquisizione disposte dal Pm. Mignini. Queste, eseguite il 17
novembre scorso nelle varie abitazioni vengono considerate "illegali e quindi illegittimi", in particolare perche' sarebbe stato
sequestrato all'avv. Brizoli, materiale che fa parte della documentazione a difesa, cosa che consente alla pubblica accusa di
conoscere le strategie difensive, prima del pubblico dibattimento. Il tribunale del riesame dovrebbe decidere le due questioni,
entro le prossime 48 ore, mentre a Firenze si e' tenuto stamane l'incidente probatorio che ha introdotto la novita' di un nuovo
mandante, ma che e' stato rinviato su richiesta della difesa di Mario Vanni al 28 dicembre. Il Pm.Canessa e il Pm. Mignini
vogliono appurare la conoscenza tra il medico Francesco Narducci morto nell'85 ed l'ex farmacista Francesco Calamandrei
considerato uno dei mandanti della setta satanica che ha ordinato i delitti delle coppiette. Tutto era partito da alcune lettere
anonime, prima e dopo il 1985 e da una targa di un'autovettura quella appunto del Narducci, segnalata nella zona dell'ultimo
delitto del mostro di Firenze. Da allora indagini, sino alla riapertura del caso Narducci nel 2001 da parte del Pm.Giuliano
Mignini per una intercettazione su un caso di usura, con riferimenti alla morte del medico, sul Trasimeno.

Il Tribunale della "Libert" dice no a Mignini sulla richiesta di arresto

Il tribunale del riesame di Perugia ha rigettato l'appello del pm Giuliano Mignini contro la decisione del gip che aveva respinto la
sua richiesta di mettere agli arresti domiciliari tre indagati nell'ambito di uno dei tronconi d'inchiesta sul presunto omicidio di
Francesco Narducci, che secondo gli inquirenti sarebbe collegato con le vicende del mostro di Firenze. Il provvedimento riguarda
l' avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia del medico, l' ex questore Francesco Trio ed il colonnello dei carabinieri
Francesco Di Carlo, gli ultimi due all' epoca in servizio a Perugia. Il tribunale del riesame ha respinto l'appello del pm Mignini
per mancanza di esigenze cautelari nei confronti degli indagati. A loro carico, il pubblico ministeri, ipotizza reati che vanno
dall'associazione per delinquere al favoreggiamento, all'occultamento di cadavere. In particolare i tre - che comunque hanno
sempre respinto fermamente ogni addebito - sono accusati di essere tra i responsabili dello scambio di cadavere che, secondo il
pm, ci sarebbe stato in occasione del ritrovamento del corpo di Narducci.

Ci sono collegamenti tra la morte di Francesco Narducci e l'inchiesta sui mandanti del mostro di Firenze
di Claudio Sebastiani (Ansa)
E' riscontrato, secondo il tribunale del riesame di Perugia, il collegamento tra la morte di Francesco Narducci (per la quale la
procura di Perugia indaga per omicidio a carico di ignoti) e l'inchiesta sui mandanti del mostro di Firenze. I giudici lo hanno
stabilito in base a quello che, nell'ordinanza depositata oggi, viene definito l'articolato materiale d'indagine trasmesso dal
pubblico ministero Giuliano Mignini. In particolare il collegio fa riferimento a una ''miriade di elementi informativi'' presenti nel
fascicolo in base ai quali ''e' attualmente possibile provare, senza pressoche' alcuna possibilita' di smentita, la sussistenza di
rapporti di frequentazione'' tra il medico perugino e persone al centro degli accertamentidel Gides, il Gruppo investigativo sui
delitti seriali di Perugia e Firenze, guidato da Michele Giuttari. L'indagine sulla morte del gastroenterologo e quella sui mandanti
del mostro di Firenze sono collegate da tempo anche da un punto di vista formale. La famiglia Narducci ha invece sempre
sostenuto la completa estraneita' del medico alle vicende avvenute in Toscana.

E' fondata l'ipotesi del cosiddetto doppio cadavere che il pm Giuliano Mignini pone al centro dell'inchiesta per omicidio sulla
morte di Francesco Narducci

E' fondata l'ipotesi del cosiddetto doppio cadavere che il pm Giuliano Mignini pone al centro dell'inchiesta per omicidio sulla
morte di Francesco Narducci. E' quanto ritengono i giudici del tribunale del riesame di Perugia nel provvedimento depositato
oggi. I giudici sono anche concordi con il pubblico ministero riguardo alla lettera che - secondo gli inquirenti - il medico aveva
lasciato prima di morire ma mai ritrovata. Nell'ordinanza vengono ricordate le perizie, medico legale e antropometrica, fatte
svolgere dal pubblico ministero. Esami che evidenziano - ritengono gli inquirenti - sostanziali differenze (di aspetto e nei vestiti)
tra il corpo ritrovato a Sant'Arcangelo di Magione la mattina del 13 ottobre 1985 (sottoposto all'epoca solo a ricognizione
esterna) e quello di Narducci, effettivamente trovato nella bara e sul quale e' stata poi svolta, per disposizione del pm Mignini,
un'autopsia (nel marzo del 2002 da parte del professor Giovanni Pierucci dell'Universita' di Pavia). Quest'ultimo esame ha
evidenziato la frattura del corno superiore di sinistra della cartilagine della tiroide. Il perito ha quindi ritenuto che Narducci sia
morto ''per un'asfissia meccanica violenta da costrizione del collo''. Nessuna traccia di violenza esterna, invece, mentre sul corpo
trovato nel lago Trasimeno (che aveva in tasca la patente di guida del medico) alcuni testimoni notarono tracce di violenza
(diverse ecchimosi). Secondo la ricostruzione del pubblico ministero la famiglia Narducci avrebbe gestito un doppio cadavere,
quello del figlio e l'altro di una persona non ancora identificata. Un'operazione che avrebbe avuto come obiettivo quello di
evitare di far pensare a un omicidio e accreditare invece la morte per annegamento (conseguenza di un incidente o di un suicidio).
Avrebbero cosi' fatto in modo di sviare le indagini su quello che il pm perugino considera un delitto legato alle vicende del
mostro di Firenze. In questo troncone d'inchiesta sono indagati anche Ugo e Pierluca Narducci, padre e fratello del medico. Il
tribunale del riesame ha quindi sottolineato come la tesi del doppio cadavere, in base agli atti del pm, si fondi ''sulla convergenza
di risultanze investigative assolutamente diversificate,in reciproca totale autonomia''. I giudici danno poi atto al magistrato di
avere indagato in numerose direzioni, cercando di fare luce sull'identita' e la sorte dell'uomo recuperato nel Trasimeno. Secondo
il collegio, infine, conferme ci sono anche riguardo alla lettera che Narducci avrebbe lasciato nella villa di famiglia, a San
Feliciano, prima di scomparire. Gli investigatori hanno ricostruito le frequentazioni toscane di Narducci. Dall'indagine emergono
in modo pacifico - secondo il tribunale del riesame - i rapporti tra il farmacista di San Casciano Val di Pesa Francesco
Calamandrei e il medico perugino. Quest'ultimo sarebbe stato infatti riconosciuto da numerosi abitanti del paese toscano sulla
base di vecchie fotografie. Il Gides e' inoltre risalito a diverse donne che avrebbero avuto incontri a sfondo sessuale con perso-
naggi coinvolti nell'inchiesta fiorentina sui mandanti del mostro in una residenza di San Casciano, nei pressi di una piccola
chiesa sconsacrata. Alcuni di queste hanno indicato tra i partecipanti anche Narducci che avrebbe riferito loro di essere un
fotografo residente a Prato. Altri testimoni fanno riferimento invece a una CitroenCX Pallas di colore verde metallizzata effettiva-
mente posseduta dal medico.

I legali di Francesco Trio definiscono inverosimili le accuse rivolte al loro assistito

Non condividono la parte dell'ordinanza del tribunale del riesame di Perugia sull'inchiesta relativa al presunto omicidio di
Francesco Narducci che ritiene verosimili alcuni degli addebiti mossi all'ex questore di Perugia Francesco Trio i suoi difensori,
gli avvocati Stelio e David Zaganelli. I legali commentano cosi' il provvedimento con il quale i giudici hanno respinto la richiesta
del pm Giuliano Mignini di mettere agli arresti domiciliari tre indagati - lo stesso Trio, il colonnello dei carabinieri Francesco Di
Carlo e l'avvocato Alfredo Brizioli - confermando pero' i gravi indizi per gli episodi avvenuti nel 1985 a ridosso della morte del
medico (delitto che secondo gli inquirenti sarebbe legato alle vicende del mostro di Firenze). In particolare la parte relativa al
doppio cadavere vicenda nella quale avrebbe avuto un ruolo importante - per l'accusa - proprio l'ex questore (mentre l'avvocato
Brizioli e' stato in pratica dichiarato estraneo a tutti gli addebiti). Riferendosi all'ordinanza del tribunale della liberta', gli avvocati
Stelio e David Zaganelli rilevano che per il loro assistito ''assumono connotazione indiziaria poche circostanze peraltro contrad-
dette da numerosi elementi di segno contrario presenti agli atti di indagine''. ''La responsabilita' del dr. Trio - sostengono ancora -
viene sostanzialmente fondata nella presenza di quest'ultimo al molo di Sant'Arcangelo la mattina del 13 ottobre 1985, alle 7,
circostanza questa smentita da piu' concordanti riscontri investigativi: dato certo e' l'arrivo del questore al molo dopo le 9.30
quando tutte le operazioni, delle quali il dr. Trio ebbe conoscenza esclusivamente dal dr. Speroni, erano quasi concluse''. I
difensori dell'ex questore rilevano che ''il passaggio piu' importante dell'ordinanza sta nel problema che il tribunale si e' posto di
individuare la prova delle condotte materiali ascritte al dr. Trio e al cap. Di Carlo''. ''Non trovandole agli atti nemmeno a livello
indiziario - sottolineano -, il tribunale e' stato costretto a limitare la responsabilita' degli indagati ad una sola partecipazione
ideativa: il che contrasta con l'assunto accusatorio e sara' facilmente smentito nel confronto processuale''. ''Attendiamo la
conclusione delle indagini per conoscere tutte le carte processuali, ribadendo - concludono gli avvocati Stelio e David Zaganelli -
che gia' allo stato sussiste la piena estraneita' del dr. Trio rispetto alla vicenda''.

Mostro di Firenze: ripreso stamani, nell' aula Bunker di Firenze, l' incidente probatorio

E' ripreso stamani, nell' aula Bunker di Firenze, l' incidente probatorio per raccogliere le eventuali dichiarazioni dell'ex postino di
San Casciano, Mario Vanni, sulla vicenda del mostro di Firenze. La prima udienza, il 16 dicembre scorso, era stata rinviata dopo
che il pm Paolo Canessa aveva depositato una serie di trascrizioni dell' intercettazione di colloqui, nell' estate 2003 in carcere, fra
Mario Vanni e un suo amico, Lorenzo Nesi. Proprio in questi colloqui l' ex postino confermava sostanzialmente le responsabilita'
di Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti nella vicenda del mostro e introduceva sulla scena un nuovo personaggio, un americano di
colore soprannominato Ulisse. Vanni stamani e' arrivato in ambulanza all' aula Bunker di Firenze, dove l' incidente probatorio si
tiene davanti al gip Antonio Crivelli. L' ex postino e' attualmente ricoverato in una casa di cura. ''E' un povero vecchio malato'',
dice di Vanni il suo legale Nino Filasto' che spiega: ''A mio parere tutta la storia di Narducci e della congrega di mandanti e' un
episodio di manipolazione della verita'''.

Il legale della famiglia Narducci: "Nessun materiale utile a collegare il medico trovato morto nel Lago con le vicende di Firenze"

''Solo'' immagini ricordo di Francesco Narducci nonche' tutte le lettere e telegrammi di condoglianze sono stati sequestrati nel
corso della perquisizione disposta presso l' abitazione del padre del medico Ugo Narducci: a sottolinearlo e' l'avvocato Alfredo
Brizioli, legale della famiglia del gastroenterolgo trovato morto nell'ottobre del 1985 nel lago Trasimeno. Secondo il legale il
sequestro ha riguardato ''null' altro che non fossero ricordi del figlio tragicamente scomparso''. Smentisce poi in maniera categori-
ca che ''sarebbe stato rinvenuto materiale utile a ricollegare il prof. Francesco Narducci alle vicende fiorentine''. Per la morte del
medico la procura di Perugia indaga per omicidio volontario a carico di ignoti. L'ipotesi degli inquirenti e' che Narducci sia stato
ucciso perche' coinvolto nelle vicende del cosiddetto mostro di Firenze. Ricostruzione pero' sempre respinta in modo deciso dalla
famiglia che ha sempre parlato di un incidente o di un suicidio. ''Il sequestro, proprio per il risultato ottenuto, si e' dimostrato del
tutto inutile - afferma ancora l'avvocato Brizioli - e puramente afflittivo per gli anziani genitori costretti, a 20 anni dalla morte del
figlio, a subire azioni cosi' perentorie e per loro stessanatura sorprendenti ed emotivamente pericolose per lo stato di salute degli
stessi; in effetti, l' intero blitz che ha portato a numerose altre perquisizioni il 17 dicembre scorso, al di la' della
spettacolarizzazione mediatica dell' evento, si e' rivelato del tutto infondato e su successivo ordine del tribunale del riesame, tutto
il materiale inutilmente sequestrato e' stato restituito ai legittimi proprietari. Le prove di un coinvolgimento del prof. Francesco
Narducci con le tragiche vicende fiorentine non ci sono mai state, ne' mai potranno esserci per l' infondatezza ed inesistenza del
fatto sottostante, immaginiamoci cercarle a casa di parenti dei loro legali. Ci auguriamo che per il futuro sia usata maggiore
prudenza e rispetto delle parti offese ed anche - conclude l'avvocato Brizioli - degli imputati ingiustamente e strumentalmente
coinvolti in questa sempre piu' incredibile e tristissima vicenda''. 05/07/2005

Sul caso Narducci il legale della famiglia dice:"Il Pm deve chiedere l'archiviazione"

''Al pm non resta che chiedere l' archiviazione'' dell' inchiesta su Francesco Narducci: e' quanto afferma - in una nota - l' avvocato
Alfredo Brizioli, legale della famiglia del gastroenterologo trovato morto nell' ottobre del 1985 nel lago Trasimeno. O, al
contrario - prosegue la nota - ''avventurarsi in una improbabile richiesta di rinvio a giudizio per presunti reati attuali letteralmente
inventati e strumentalmente gestiti al solo fine di screditare le parti ed alcuni dei loro difensori''. Il legale sottolinea, fra l' altro,
che, ''nonostante molte delle parti interessate al procedimento non abbiano ancora avuto la notifica della richiesta di incidente
probatorio da parte del dott. Giuliano Mignini, parte del contenuto della stessa e' stato gia' reso pubblico con le solite inevitabili
distorsioni di contenuto''. ''Mai richiesta di incidente probatorio - prosegue - fu piu' anomala, inutile ed ingiustamente costosa per
il pubblico erario; l' unico scopo del pm e' quello disperato di allungare in qualche modo i termini di durata delle indagini
preliminari; le persone chiamate a testimoniare dopo quasi quattro anni di inutili investigazioni non hanno nulla di importante da
dire tranne riferire, nella maggior parte dei casi, pettegolezzi di seconda e terza mano; non solo: ancor piu' abnorme appare la
circostanza che alcune delle persone che potrebbero riferire qualcosa di utile in relazione alla identita' della persona ripescata la
mattina del 13/10/1985 a Sant' Arcangelo di Magione e cioe', primi fra tutti'', i medici che hanno fatto il riconoscimento, ''hanno
assunto miracolosamente, insieme ad altri, la veste di parti offese''. ''Non c' e' mai stata nessuna minaccia nei confronti di alcuno -
afferma ancora il legale - per il semplice fatto che nessuno ha nulla da nascondere, mentre palese, da tempo, e' l' atteggiamento
gravemente intimidatorio degli inquirenti nei confronti di tutte le parti del procedimento. Nessuno e' piu' disposto a subire le
prepotenze del pm che porta avanti una sua personale battaglia avulsa da ogni riscontro istruttorio tanto da non meritare piu', allo
stato, neppure un interlocutore tecnico''. Secondo Brizioli, ''la situazione sta determinando una diffusa perplessita' ambientale al
punto che l' intera comunita' sente il disagio del protrarsi obbligato di questa tristissima vicenda. Recuperi il pm il controllo -
afferma - il senso critico e la prudenza necessaria al normale svolgimento delle sue pubbliche funzioni ma soprattutto recuperi, se
ne e' capace, il rispetto delle parti del procedimento.

Alfredo Brizioli rinuncia alla difesa dei familiari di Francesco Narducci

05/07/2005 L'avvocato Alfredo Brizioli rinuncia alla difesa dei familiari di Francesco Narducci, il medico trovato morto nell'otto-
bre del 1985 nel lago Trasimeno per la quale la procura di Perugia indaga per omicidio a carico di ignoti. La decisione e' stata
annunciata dallostesso legale il quale spiega che questa e' legata ''all'insistente contestazione di reati associativi'' nei suoi confron-
ti. L'avvocato Brizioli e' infatti indagato, insieme ad alcuni congiunti del gastroenterologo, in uno dei filoni d'indagine scaturiti
dal fascicolo principale (formalmente collegato a quello aperto a Firenze sui presunti mandati del mostro). Secondo la procura
perugina il legale sarebbe infatti coinvolto nel presunto tentativo di sviare le indagini legato al cosiddetto doppio cadavere
(accuse alle comunque il tribunale del riesame lo ha dichiarato estraneo). La decisione di rinunciare all'incarico - afferma
l'avvocato Brizioli - e' stata presa ''per poter agevolare la propria difesa come coindagato nello stesso procedimento e per non
nuocere alla posizione dei propri assistiti''. Il penalista sottolinea comunque che cio' ''non interrompera' la propria azione di difesa
della memoria del professor Francesco Narducci in quanto l'ingiustizia che si e' tentato di perpetrare a carico dello stesso e' ormai
patrimonio comune di tutti coloro che nella giustizia credono; non appartiene piu' ad un singolo procedimento penale ma alla
storia della ingiustizia''. ''L'azione strumentale del pm - afferma ancora l'avvocato Brizioli - ha ottenuto il risultato tecnico di
costringere il difensore alla rinuncia del mandato, non otterra' il risultato di vedere spianata la strada verso il traguardo della
falsita'. Mi sentiro' anche piu' libero nel portare avanti eventuali azioni di responsabilita'''.

Dopo quella penale anche la magistratura contabile umbra si sta interessando alla morte di Francesco Narducci

Dopo quella penale anche la magistratura contabile umbra si sta interessando alla morte di Francesco Narducci, il medico
perugino trovato morto il 13 ottobre del 1985 al lago Trasimeno. La procura regionale presso la Corte dei conti ha infatti aperto
un fascicolo legato a uno dei tronconi scaturiti dall'inchiesta principale, quello sul presunto tentativo di sviare le indagini. A
occuparsene - come riporta oggi il Messaggero - e' il sostituto Massimiliano Minerva. Nel troncone dell'inchiesta penale relativo
al presunto tentativo di sviare le indagini sono indagati anche diversi ex funzionari pubblici. La magistratura contabile intende
ora accertare se dal loro comportamento sia derivato un danno d'immagine o da disservizio per le amministrazioni dalle quali
dipendevano. Il fascicolo della procura presso la Corte dei conti e' stato aperto circa un anno fa in base a notizie di stampa. Si
tratta in pratica di una sorta di atto dovuto legato al coinvolgimento dei funzionari pubblici. Il sostituto Minerva sembra comun-
que intenzionato ad attendere la conclusione dell'indagine penale, considerata la sua particolare delicatezza, prima di acquisire
atti ufficiali da essa. Per la morte di Narducci il pm Giuliano Mignini indaga per omicidio a carico di ignoti e l'inchiesta e'
formalmente collegata a quella sui presunti mandanti del mostro di Firenze (i familiari del gastroenterologo hanno invece sempre
sostenuto che la morte fosse dovuta a un incidente o a un suicidio, escludendo in maniera categorica qualsiasi collegamento con
le vicende toscane). Dal troncone d'indagine principale ne sono poi scaturiti altri. Come quello sul presunto tentativo di sviare le
indagini subito dopo il ritrovamento del corpo del medico per evitare - ipotizza la procura di Perugia - che la sua morte fosse
messa in relazione con i delitti del cosiddetto mostro.

Diego Cugia sentito dagli inquirenti


nell'ambito dell'inchiesta sul mostro di Firenze

PERUGIA, 23 MAR - Il giornalista Diego Cugia e' stato sentito stamani per circa due ore, come persona informata dei fatti, dai
carabinieri di Perugia impegnati nell'inchiesta per omicidio (a carico di ignoti) condotta dalla procura del capoluogo umbro sulla
morte di Francesco Narducci, il cui cadavere venne trovato nell'ottobre 1985 nel lago Trasimeno. Al centro della deposizione il
romanzo-verita' 'Un amore all'inferno', edito da Mondadori, che sta arrivando in questi giorni nelle librerie. In esso Cugia si
sofferma sui delitti del cosiddetto mostro di Firenze e racconta un incontro casuale con Francesca Spagnoli, vedova del
gastroenterologo, che ripercorre la sua vita insieme a Narducci. Gli investigatori hanno oggi approfondito con il giornalista
alcune delle parti proposte nel volume ma Cugia ha preferito non rivelare quali. Si sono comunque soffermati sul rapporto con
Francesca Spagnoli e su come e' avvenuto l'incontro con lei. ''Quello con i carabinieri - si e' limitato a dire lo scrittore - e' stato un
confronto tranquillo e cordiale. Avevano letto il libro e la mia sensazione e' stata, anche se non mi e' stato detto nulla, che non
devo avere trattato in maniera tanto peregrina gli argomenti al centro di 'Un amore all'inferno'''. Al di la' della deposizione di oggi,
Cugia e' apparso perplesso sulla possibilita' che sulle vicende legate alla morte del medico perugino e ai delitti del mostro di
Firenze possa essere fatta piena luce. ''Credo - ha detto - che la verita' piu' profonda, quella piu' oscura, non si sapra' mai. Mi
auguro pero' fortemente che i magistrati impegnati riescano a tirare fuori almeno degli aspetti di verita'. Che riappacifichino
almeno il ricordo di quelle povere vittime. Il mio e' un auspicio - ha concluso Cugia - macredo che almeno a questo si possa
arrivare''. L'inchiesta sulla morte di Narducci e' condotta dal pm perugino Giuliano Mignini ed e' formalmente collegata a quella
sui presunti mandanti del cosiddetto mostro di Firenze in corso nel capoluogo toscano. Il sospetto degli inquirenti e' infatti che il
gastroenterologo fosse legato ai responsabili dei delitti delle coppiette e sia stato ucciso per vicende collegate a questi fatti.
Circostanze sempre pero' decisamente negate dalla famiglia Narducci secondo la quale la morte avvenne per un incidente o un
suicidio. Respinto in maniera categorica anche qualsiasi accostamento con le vicende fiorentine. Diego Cugia, giornalista e
autore di fiction per radio, tv, librerie (Jack Folla il suo personaggio piu' conosciuto, oggi e' tra gli autori del RockPolitik di
Celentano), in quello che definisce un romanzo-verita' racconta un incontro casuale in un hotel sull'autostrada alle porte di
Firenze tra un uomo e una donna.

A quasi 20 anni dal ritrovamento del corpo nel lago Trasimeno, una persona e' indagata per omicidio in relazione alla morte di
Francesco Narducci. Un provvedimento disposto dalla procura di Perugia nell'ambito dell'inchiesta formalmente collegata con
quella suipresunti mandanti del mostro di Firenze

A quasi 20 anni dal ritrovamento del corpo nel lago Trasimeno, una persona e' indagata per omicidio in relazione alla morte di
Francesco Narducci. Un provvedimento disposto dalla procura di Perugia nell'ambito dell'inchiesta formalmente collegata con
quella suipresunti mandanti del mostro di Firenze. L'ipotesi alla quale lavora ormai da tempo il sostituto procuratore Giuliano
Mignini e' infatti che il medico perugino sia stato ucciso perche' in qualche modo legato alle vicende che ruoterebbero intorno ai
delitti avvenuti in Toscana. Accertamenti avviati nell'ottobre del 2001 in seguito a una intercettazione fatta dalla squadra mobile
di Perugia su un giro di usura e occultismo. Nel corso dell'indagine gli investigatori verificarono infatti che i presunti usurai
avevano minacciato una delle loro 'vittime' di fargli fare ''la fine del medico del Trasimeno'' se non avesse pagato. Su chi sia la
persona iscritta nel registro degli indagati per omicidio gli inquirenti mantengono un riserbo assoluto, non confermando nemme-
no il provvedimento. Sembra comunque che finora non sia stata sentita nell'ambito dell'indagine condotta dal pm Mignini. Al
sospetto responsabile del delitto il pool investigativo coordinato dal magistrato - carabinieri, polizia e il Gides, il gruppo diretto
da Michele Giuttari - sarebbero arrivati in base ai risultati dei tanti atti d'indagine svolti in questi anni. Ma all'esistenza di un
killer non crede l'avvocato Alfredo Brizioli, ex legale della famiglia del gastroenterologo. ''So che Francesco Narducci non e'
stato ucciso - ha detto - e quindi non ci puo' essere una persona iscritta nel registro degli indagati con questa accusa. Da un punto
di vista processuale ritengo infatti sia pacifico cheil medico non venne ucciso e non fu assolutamente coinvolto nelle vicende del
mostro di Firenze''. Una tesi da sempre sostenuta dai familiari del gastroenterologo i quali hanno ripetutamente affermato che il
loro congiunto mori' per un incidente o suicida dopo essere uscito in barca al Trasimeno l'8 ottobre del 1985 (il corpo fu poi
recuperato cinque giorni dopo a Sant'Arcangelo di Magione). L'avvocato Brizioli - indagato per favoreggiamento nell'ambito di
uno dei tronconi derivati dall'inchiesta principale ma scagionato dal tribunale del riesame - sottolinea quindi che all'ipotesi
dell'omicidio il pm e' arrivato con una perizia medico-legale svolta da un suo consulente tecnico. ''Questo - spiega - non ha
escluso l'ipotesi del soffocamento, ma neppure che Narducci sia annegato''.