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P M ingrandimento

Firenze dì fronte
all'uomo che da
diciassette anni
assassina le coppie.
In un mese, l'inviato
di PM ha parlato
con centinaia di
fiorentini. Ognuno
ha in mente il suo
mostro personale,
ognuno è convinto
d^ ssere il più vicino
alla verità: tutti
acchiappamostri. E
c'è ancne chi è stato
acchiappato: cinque
tersone, finora, sono
finite in carcere.
Nessuna è il mostro.
Ma hanno qualcosa
da raccontare.

di Rodrigo de Castro
fotografie di Mauro Galligani

gennaio 1986
agenzia Lan ci ha uomo è sceso dalla macchina. Alto e Marta è una medium, la più famosa
offerto venti mi­ grosso. Ha più di quarant’anni e porta veggente di Firenze.
lioni di lire per i una giacca a vento nera. La notte dell’ultimo delitto, Mar­
nastri. Se lei me Invece di aprire subito il cancello, si ta ha avuto una breve visione: un
ne dà subito tren­ concede una lunga pausa per guardarsi uomo alto e grosso parcheggia una
ta, io glieli fac- intorno. Ruota tutto il corpo prima macchina bianca in mezzo ai boschi.
I ciò ascoltare», mi alla sua destra, poi a sinistra. Come Dal portabagagli estrae una bicicletta
I esorta il vecchio se si trattasse di un rituale, inizia pieghevole, una maschera, pistola e
medico. un’interminabile perlustrazione delle coltello. Poi si avvicina, nascosto dalla
«Ma caro, il macchine posteggiate sul marciapiede notte, a un luogo dove c’è una piccola
I signore...», cercasiamo noi. È evidente
di fronte, dove tenda da campeggio.
di intervenire la moglie. che sospetta o sa di essere pedinato. Nei giorni successivi alla scoperta
«Non mi interrompere», urla il me­ Il suo atteggiamento spavaldo non dei corpi della coppia di francesi, Mar­
dico afferrandole la mano. «Se parli è però quello che ci si aspetterebbe ta viene stravolta da un continuo sus­
tu io perdo il filo del discorso. Lascia da un uomo braccato. Anzi, nel suo seguirsi di visioni rivelatrici. Nel giro
fare a me. So io come trattare questa comportamento c’è dell’ostentazione. di una settimana sa tutto sul “mostro” ,
gente. I giornalisti sono dei rapaci. Il suo sguardo di sfida, quasi astioso, fino ai minimi particolari. La corte
Non capisci che lui è venuto a casa più che rivolto verso di noi che pro­ di amici che la circonda le consiglia
nostra per strapparci la taglia dalle babilmente non riesce a distinguere, di andare prima da un notaio, per
mani?». E poi, guardando me: «Mi dia sembra diretto verso tutta una città assicurasi la taglia, e poi in questura.
subito duecentocinquanta milioni e io che da anni lo sta scrutando. E così ha fatto.
le dico chi è il mostro di Firenze». «Hai visto bene la sua faccia?», riat­ «Io delle taglie me ne frego», mi
Si alza. È piccolissimo, porta gli tacca Francesca più calma, dopo che aveva detto giorni prima. «Bisogna
occhiali e si muove a salti, come un l’uomo e la macchina sono scomparsi salvare la vita ai giovani. L’è un prete,
passero in gabbia. Va e viene freneti­ dietro il cancello. «Vero che è uguale un bell’uomo ma un grande filibustie­
camente per tutto l’appartamento. all’identikit?». re. L’è un uomo sensuale che si prende
Di tanto in tanto il medico ricom­ delle grandi cotte per i maschietti. Poi,
pare stracarico di documenti. Li butta quando non viene contraccambiato, li
trionfalmente sul tavolo. Ogni volta ri­
pete con tono minaccioso: «Non li toc­ SUCCEDE uccide insieme alle ragazze. Lui sfregia
le donne, strappa la loro natura, così,
chi, prima voglio vedere i quattrini».
Di fronte a me cominciano ad ac­ A TUTTI DI per dispetto. Abita con i due vecchi
genitori vicino alla chiesa dove fa il
cumularsi pacchi di ritagli di giornale,
fascicoli ingialliti col timbro “Tribuna­ SENTIRSI NEI parroco. In trance ho visto tutto: le
finestre, il terreno, il tetto di tegole, il
le di Firenze”, pile di misteriosi dos-
siers psichiatrici e di vecchie mappe PANNI DEL padre senza un braccio. Ma la pistola
e le cose delle ragazze non le tiene in
cartografiche tenute miracolosamente
insieme con lo scotch.
Approfittando di una delle momen­
"MOSTRO" casa. Lui ha le chiavi di un’altra chie­
sa, una chiesetta abbandonata sulle
colline. In quella chiesetta c’è un santo
tanee assenze del marito, la moglie, Da quando sono arrivato a Firenze di marmo. Tiene un grosso libro tra le
tremante di paura, dice: «Sa, l’otto mi perseguita una sensazione di di­ mani. Sotto, nel piedistallo, dietro una
settembre, la notte che ha ucciso la sagio. Il malessere diventa più acuto targa di ottone, nasconde la pistola».
coppia di francesi a Scopeti, lui ci ha quando guido da solo sulle splendide Ci eravamo messi d’accordo con
telefonato ancora. Le solite oscenità. colline che circondano la città. «Le M arta la maga di andare a trovare il
Ma questa volta rideva e rideva. È colline non ci appartengono più:vce le prete insieme. E proprio questo stia­
stato un incubo. Mio marito non era ha rubate», dicono i fiorentini. È uno mo facendo. «Piano, piano», dice la
in casa. Non ho voluto dirglielo. Po­ strano gioco di specchi: il paesaggio maga, cambiando tono d’improvviso.
veretto, è troppo nervoso. Lei l’avrà che si guarda è lo stesso che vede lui «Dopo questa curva comincia il paese.
capito. Ho paura per il suo cuore». prima o dopo di uccidere. Succede a Guardate, quella lì deve essere la chie­
tutti di sentirsi nei panni del “mostro”. sa dove lui dice la messa. È uguale a
«È lui! È lui!», grida Francesca in L’identificazione, anche se fugace, la­ come te l’ho descritta, vero Sergio?».
preda al panico mentre si butta sotto il scia un segno incancellabile. «Un po’ Sergio rimane zitto. È impressiona­
cruscotto della macchina. «Ci ha visti. mostri siamo tutti», si legge su un to. Non riesce a tirar fuori la voce.
Non deve riconoscerci. Andiamo via. muro a Scandicci. La voce di Marta invece è sempre più
Presto, presto». Ma questa domenica sera, sulle col­ suggestiva, diventa quasi un sussurro.
Ci troviamo in un quartiere della line a sud-ovest di Scandicci, in mac­ E già notte. Siamo arrivati di fronte
periferia nord-est di Firenze. Da dove china non sono solo. Siamo in tre. La alla casa del prete. Le luci di una stanza
ho parcheggiato si domina tutta la stra­ signora Marta, una vigorosa settanten­ sono accese. Dietro la finestra senza
da. Poco prima è arrivata una berlina ne, e Sergio, il suo fedelissimo amico, tende, si vedono due vecchi seduti al
celeste. Si è fermata su un passo carra­ mi accompagnano. Ci dirigiamo verso tavolo di cucina. La grossa macchina
bile, di fronte al cancello del garage di un paesino situato in mezzo alla zona bianca non c’è.
un moderno palazzo residenziale. Un dove il “mostro” ha colpito più volte. «Sarà andato a fare uno dei suoi

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soliti giri», dice la maga. «Andiamo a esserne convinto: con lui collaborano
vedere la chiesetta abbandonata».
Prima di mettere in moto, Sergio, TAGLIA, familiari e amici.
Ecco il racconto dell’avvocato: «Nel
che si è un po’ ripreso, dice: «Come
avevi detto: le persiane sono verdi, gli NOVILUNIO, 1980 il ragioniere viene assunto dalla
ditta. È molto efficiente ma instau­
infissi bianchi, la casa marrone, i due
genitori in cucina, il terrazzo che da GIORNALI: ra rapporti impossibili con le donne
dell’ufficio.
sulla strada. Tutto coincide perfetta­
mente. Ma, M arta, il tetto non ha le SABATO «Salvo questi inconvenienti, niente
di strano fino alla mattina del 24
tegole, è fatto di lamiera».
«Ma Sergio», risponde la maga, COLPIRÀ' ottobre 1981, cioè il giorno in cui
viene pubblicata sui giornali la notizia
«visto in parapsicologia, l’è sempre un del delitto di Calenzano, l’assassinio
tetto, no?». La notte che abbiamo pedinato 1’
uomo della berlina celeste, Francesca dei giovani Stefano Baldi e Susanna
aveva più di un motivo per essere an­ Cambi nella notte tra il 22 e il 23
Il vecchio medico si è un po’ calma­ ottobre. La mattina del 24 vado alla
to. Non vuole più i soldi. Mentre la siosa. Era sabato, notte di novilunio.
In diciassette anni il mostro aveva col­ ditta che è vicina a dove furono trovati
moglie ci prepara il caffè, mi confessa i corpi. All’ora di pranzo incontro il
che vuole soltanto che i giornali locali pito otto volte, quasi sempre di sabato
e in notti di novilunio. ragioniere che si offre di riportarmi
pubblichino una sua lettera personale in città, perché ero senza macchina.
al “mostro” . Ma la lettera è troppo Erano passate poche settimane dall’
ultimo delitto. La procura di Firenze «Ha visto la storia del mostro?», do­
lunga. Gliel’hanno rimandata indie­ mando. Risponde che i giornali non li
tro. Nel giro di mezz’ora salta fuori la aveva offerto, con un termine di due
legge mai. «È un delitto come quel­
vicenda che da anni lo ossessiona. Il mesi, una taglia di cinquecento milioni
lo di poco tempo fa», spiego. «Chi,
“mostro” sarebbe un suo collega, un a chi dava informazioni utili per la
due ragazzi?» domanda. Si continua
medico che negli anni Settanta gli ha cattura del “mostro” . Dal giorno dell’
a parlare e lui dice: «Si vede che ha
praticato un intervento chirurgico. ultimo delitto i giornali locali, seguen­
rubato l’idea dal libro dove un tizio
«Sono stato suo paziente», raccon­ do gli umori del pubblico fiorentino,
prende gli scalpi delle donne». «Quale
ta. «Subito mi resi conto che avevo si erano scatenati: andavano a ruba.
libro?», domando infastidito dal tono
a che fare con un pazzo, “Odio il Ogni giorno c’era un colpo di scena. che ha usato per dire “scalpi”. «Il
mio mestiere” , mi disse subito dopo 1’ Per la prima volta il “mostro” si era titolo non lo ricordo, ma è di questa
operazione, quando io e altri medici fatto vivo: aveva spedito per posta a stessa edizione», dice prendendo due
scoprimmo il guaio che mi aveva com­ un giudice un pezzo di pelle asportato gialli porno dal cruscotto. La tensione
binato. Minacciai di fare causa. Lui alla sua ultima vittima. «Il mostro vuol che si era creata in macchina si poteva
venne a casa mia per chiedermi perdo­ essere preso oppure sta solo depi­ tagliare con un coltello. Rimasi zitto
no. Piangeva. C’era anche mia moglie. stando le indagini?», era la domanda per il resto del percorso.
“Non sopporto questa società”, diceva che tutti si ponevano in quei giorni. «Da allora il ragioniere nei miei
tra i singhiozzi, “vi odio tutti” . Ebbi Mezza Firenze però era convinta che il confronti è diventato ossequioso. Mi
pietà. Ma alcuni anni più tardi combi­ “mostro”, ormai travolto dagli ultimi fa continuamente dei regali. U n gior­
nò un altro disastro nell’ospedale dove avvenimenti, stava per colpire prestis­ no mi ammalo e lui si offre di portarmi
lavorava. Non esercita più». simo, anzi si credeva che si sarebbe a Pisa dove devo essere ricoverato.
Nel 1981 cominciano le telefonate. fatto vivo la notte di quel sabato. Durante il viaggio mi racconta che ha
Minacce di morte. Proposte oscene: Quella notte, carabinieri, polizia, ereditato dei bisturi dal padre chirurgo
«Sono io il mostro di Firenze, ma vigili e pompieri erano stati mobilita­ e aggiunge che, con quei bisturi, suo
nessuno mi potrà mai far nulla», dice ti in massa: pattugliavano le colline, padre avrebbe fatto trapianti di cervel­
al telefono alla moglie terrorizzata. allestivano posti di blocco, tendevano lo. Sempre più preoccupato, gli chiedo
Il vecchio medico decide di regi­ trappole con finte coppie su macchine che cosa pensa del “mostro”. «Fatti
strare le telefonate. Porta i nastri ai blindate, seguivano da vicino le mosse che non mi riguardano», risponde.
carabinieri. Si fa un confronto. L’altro dei principali indiziati. Anche molti «Di ritorno a Firenze parlo subi­
medico nega tutto. Le telefonate sono privati cittadini erano a Firenze sul to con alcuni suoi colleghi d’ufficio.
anonime, vengono fatte da telefoni piede di guerra: di giorno avvocati, Scopro che aveva conosciuto Stefano
pubblici. ingegneri, fruttivendoli, giornalai; di Baldi. Scopro anche che il giorno del
«Ma noi sappiamo che è lui», insiste notte acchiappamostri. delitto a Calenzano erano state viste
disperato il vecchio medico. Francesca e io non eravamo gli due macchine: nel pomeriggio una
«Ma lei avrà in mano anche qualche unici pedinatori a spiare l’arrivo della A 112; la sera un’Alfa rossa, con alla
indizio: la pistola per esempio. Oppu­ berlina celeste. Una decina di metri guida un personaggio stravolto. Dalla
re la macchina che usa». più avanti, in una seconda macchina, descrizione di quest’uomo verrà rica­
«Io non sono un poliziotto, sono un c’erano altri due acchiappamostri. vato l’identikit pubblicato mesi dopo
medico. Sono loro che devono trovare Francesca è la figlia ventiquattrenne da La Nazione. Il geometra ha sia una
la pistola. Pochi giorni fa sono stato di un avvocato conosciuto a Firenze. A 112 che un’Alfa 2000 rossa. Nei mesi
dal sostituto procuratore Fleury. Mi Suo padre è convinto che il “mostro” di giugno e agosto 1981 l’Alfa rossa 1’
ha assicurato che lo tengono sotto è un ragioniere in una ditta di cui lui è ha lasciata in parcheggio nel cantiere.
stretta sorveglianza». il consulente legale. Ma non è il solo a Interrogato da un suo collega, dice di

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averla venduta a settembre. Si accerta strologo di punta della Nazione, Mario «I guardoni a Firenze saranno una
però che il passaggio di proprietà è del Spezi, a tirare pubblicamente in ballo cinquantina», è stata la mia prima
gennaio 1982. il suo caso, chiamandolo il “dottor B”. meditata risposta.
«A un altro suo collega di ufficio «Non ho mai scritto il suo nome», si «Sbagli. Solo gli schedati sono ot­
racconta che ha due fucili, uno a ri­ giustifica Mario Spezi, una volta che lo tocento», mi avevano detto, con un
petizione. Gli dice anche di avere due incontro nella redazione del suo gior­ pizzico di orgoglio.
pistole: una calibro 22 e una 7,65. Non nale. «Non ho fatto altro che rendere Oggi però non è facile trovare un
ho scelta. Devo andare dal giudice pubblico un troncone dell’inchiesta. È guardone a Firenze. Con i tempi che
istruttore. stato il settimanle Oggi a mettermi in corrono, per fare il guardone come
«Dopo una perquisizione si arrivò bocca cose che non mi ero neanche si deve, bisogna spostarsi ad Arezzo,
a un confronto in questura, lui si è sognato di dire». Siena o Bologna.
dimostrato impassibile. È ridicolo che Mezz’ora prima di telefonargli, non Di tutto è stato scritto sui guardoni
lo prendano per un maniaco, ha detto, conoscevo il nome del “dottor B”. di Firenze: microfoni sotto le macchi­
perché è uno che fa molto sport. Erano bastati però cinque minuti di ne, cineprese con lenti infrarosse, giro
Non mi ha mai guardato in faccia. chiacchiere con un gruppo di ragazzi di ricatti, racket organizzato...
A momenti mi sembrava che tutta la in un bar di paese per saperlo. Dovevo per forza riuscire a incon­
faccenda gli facesse piacere. Venne «Secondo voi, chi è il mostro?», trare un guardone fiorentino. Dopo
prosciolto quello stesso giorno. Nella avevo chiesto casualmente. «Il dottor alcune settimane, attraverso un giro
sua casa non fu trovata la calibro 22. B. Il suo consultorio è qui dietro 1’ completo di conoscenze, ce l’ho fatta.
«Il giorno dopo è rientrato tranquil­ angolo», aveva risposto il ragazzo. Ed eccomi finalmente di fronte al mio
lo in ufficio. Qualcuno gli ha chiesto «Ma dài, se lui è il mostro io sono guardone.
come stava. E lui: “Non sono mai stato Cenerentola», aveva detto un altro. «Guardi», mi dice sconsolato. «Le
così bene in vita mia” . Nel giro di po­ «Io nel suo consultorio non ci andrei pare che io, dopo almeno venti inter­
chi giorni si è licenziato. Non sono mai mai», era intervenuta una ragazza. rogatori in questura e nei tribunali,
riuscito a sapere perché lo hanno pro­ «Nessuno qui in paese si fa visita­ voglia continuare a uscire di notte?
sciolto. Aveva degli alibi? Sembra che re da lui». Non ce la faccio più. Basta. Ho chiuso
tutto l’incartamento dell’inchiesta sia Il caso del dottor B, del “chirurgo con le coppie».
andato perso. Lo controllano ancora? della morte”, come lo chiamò allora la Ci eravamo trovati in uno dei bar di
Per questo noi continuiamo l’indagine stampa, scoppiò un paio di anni fa. A piazza Repubblica. L’uomo ha poco
privatamente. Vorremo avere almeno quei tempi, nella già scatenata fantasia più di trent’anni. Porta un elegante
le prove per lasciarlo in pace.» dei fiorentini prendeva corpo la tesi vestito grigio, un po’ liso e passato
che il “mostro” fosse un voyeur, cioè di moda. Ha la cravatta. A guardarlo
un guardone. Se in più il guardone si direbbe il commesso di un grande
CENTINAIA era medico, allora era fatta. In poche magazzino andato prematuramente in
parole a questo si riduceva il caso del pensione.
DI LETTERE dottor B. Circolava anche la voce che «Sono vere le storie che girano sui
una sua donna lo avrebbe querelato guardoni di Firenze?»
CHE per crudeltà. E per finire, il dottor B
viveva solo con la vecchia madre.
«Magari», risponde. «Figuriamoci,
io non so neanche guidare e non ho
ACCUSANO «Nessuno ha mai sostenuto che le scattato una foto in vita mia. Mi ci
mutilazioni sulle donne vittime del mo­ vede carponi sotto una macchina per
I MEDICI stro debbano essere fatte da un medico attaccare un microfono? Sono tutte
o da un infermiere», mi dice un alto favole. Invenzioni vostre per vendere i
fuzionario della polizia che preferisce giornali. Chieda a Enzo Spalletti, cosa
Decine di medici sono stati e sono non essere nominato. «Anzi, io che ho ne pensa dei giornalisti».
tuttora sotto inchiesta. Centinaia di visto i cadaveri le posso assicurare che Enzo Spalletti è il primo “m ostro”
lettere e telefonate arrivano in que­ qualsiasi pazzo è capace di combinare ufficiale, la prima vittima degli ac­
stura accusando qualcuno della cate­ un macello del genere». chiappamostri pubblici finita in galera.
goria. Oltre al collega “pazzo” delle Viene arrestato pochi giorni dopo il
telefonate anonime al vecchio medico «Quanti guardoni crede che ci siano duplice omicidio di Scandicci del 7
e sua moglie, c’è anche il “dottor B”. a Firenze?», è una delle domande che giugno 1981. Sulle colline di Scandic­
«Pronto. Vorrei parlare con il dot­ fanno i fiorentini, soprattutto mostro- ci, all’ora presunta del delitto, la sua
tore B». io gi, ai forestieri quando raccontano la macchina era stata individuata da un
«Mi dica», risponde il medico. vicenda del “mostro”. Si tratta di una altro guardone. Il primo mandato di
«Abbia un po’ di pazienza, sono un sorta di rito di iniziazione. Nessuno si cattura è per reticenza: Spalletti qual­
giornalista e sto facendo un’inchiesta salva. Così come nessuno si salva dalle cosa doveva aver visto per forza...
sulle vittime degli acchiappamostri. sordide barzellette sul “mostro” e i Appena giunta la voce del suo arre­
Vorrei incontrarla». suoi reperti. Ma guai se uno non ride. sto, Mario Spezi, il mostrologo della
«Mi deve scusare. Ho deciso di Bisogna esorcizzare no? «Firenze è Nazione, si precipita a intervistare
non rilasciare dichiarazioni a nessun come un grande collegio, e tutti quanti la moglie di Spalletti. Ingenuamente,
giornalista». siamo un po’ ragazzini», sento dire da forse sbagliando di data, la donna
Sfido io. È stato il giornalista-mo- qualche parte. gli racconta, come poche ore prima
segue a pag. 78

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pAA a caccia di mostri I 1 maniaco che a Firenze ha ucciso A novembre, si è svolto a Modena
sedici volte è quasi certamente (91.8 un convegno sul tema “Sessualità, pia­
per cento) di sesso maschile. Molto cere, violenza” . Essendo la discussio­
probabilmente è un essere solitario ne centrata sulla patologia della vita
(66 per cento) e afflitto da impoten­ sessuale e in particolare del piacere, le
za (67.9 per cento). Probabilmente è reazioni hanno avuto un carattere più
anche una persona che ha sofferto pe­ “mirato” del sondaggio Marko-PM.
santi delusioni sentimentali (57.7 per Tuttavia le principali tesi sostenute
cento) ed è verosimile che viva nella non sono andate molto lontano da
stessa zona dei delitti (63.6 per cento). alcune di quelle emerse nel sondaggio.
Appartiene alla classe media (68.6 Così, per lo psicoterapeuta Franco
per cento), forse medio-alta (34.4 per Boldrini, il maniaco «sicuramente vive
cento), forse medio-bassa (34.2). una vita normalissima» ed è «un esibi­
Questi sono i caratteri psicologica­ zionista con un forte gusto del rischio».
mente e sociologicamente più marcati Per il sessuologo Willy Pasini è «mol­
dell’assassino fiorentino, secondo il to intelligente, forse un intellettuale
SONDAGGIO: sondaggio svolto dalla Makno per PM (che) ricava dalle sue azioni una forte
e pubblicato nelle tabelle di questa gratificazione narcisistica oltre che sa­
CHE IDEA pagina. Il sondaggio conferma dunque dica» mentre per la psicoioga Giorgia
AVETE DI LUI? pienamente la caratteristica principale Della Giusta la psicologia del maniaco
del criminale: quella di essere asso­ è «a struttura paranoica ossessiva, un
lutamente sconosciuto. Egli è, come maniaco deirigiene, un salutista che
L'indagine della Makno notano gli autori del sondaggio, «uno trascorre gran parte del tempo libero
per PM conferma di quei volti che, visti una volta, passeggiando nei boschi». Che possa
si dimenticano per sempre», secondo trattarsi di un moralista o perfino di un
la caratteristica la battuta di Oscar Wilde. È difatti bigotto lo ha sostenuto a suo tempo in
principale del maniaco: interessante la notevole percentuale un’intervista Cesare Musatti, il decano
quella di essere, (33.7) di intervistati inclini a credere della psicoanalisi italiana. Ma se si fa
diciassette anni dopo che il maniaco sia una persona “nor­ l’ipotesi che si tratti di un prete, il
male” con moglie e figli: insomma, sondaggio Makno-PM registra P80.8
il suo primo crimine, una figura davvero comune. per cento di opinioni negative.
perfettamente sconosciuto.
Potrebbe dunque essere Così lo immaginano gli italiani: borghese, benestante, vive
chiunque: e non è un caso da solo vicino alla zona dei delitti, non è sposato, non ha
che dal sondaggio figli, è impotente, ha molto sofferto per motivi sentimentali.
egli risulti come «uno
L'opinione pubblica dà per scon­ Dai punto di vista dell'apparte-
di quei volti che, tato o quasi che il maniaco di nenza sociale, lei immagina il
visti una volta, Firenze sia un maschio. Lei è d' maniaco di Firenze come:
si dimenticano per sempre», Una persona di classe sociale alta 11.3%
secondo una famosa Sì V l.8 % Di classe sociale medio-alta 34.4
battuta di Oscar Wilde. Non del tutto 7.8 d ; c|asse sociale medio-bassa 34.2
Penso che sia femmina U.4 Di bassa estrazione 7.7
Non so 11.7
Non risponde 0.6

Ecco una serie di schemi psicologici che potrebbero servire per


definire la personalità del maniaco di Firenze. Per ognuno di
questi schemi, ci dica qual è la sua opinione.
IL MANIACO PUÒ'ESSERE CREDO CREDO NON SO
DISI' DINO NON RISPONDE
Omosessuale 36.3 53.3 10.4
Droqato 31.5 61,4 7.1
Impotente 67.9 20.0 12.1
Un uomo di potere, molto protetto 19.4 64.4 16.2
Una persona che ha patito forti delusioni 57.7 32.6 9.7
Un prete 8.3 80.8 10.9
Una persona "norm ale" con moglie e figli 33.7 52.5 13.8
Un essere solitario 66.0 21.7 12.5
Una persona che vive nella zona dei delitti 63.6 27.1 9.3
Una persona che viene da fuori per uccidere 21.0 66.5 12.5

55 gennaio 1986
QUEL GIORNO
A CALENZANO
DUE AUTO
A Calenzano, in Campo
Le Bartoline, la stele
eretta in ricordo di Susanna
Cambi e Stefano Baldi.
«...il giorno del delitto,
a Calenzano erano state
viste due macchine:
nel pomeriggio una A 112,
la sera un9Alfa rossa,
con alla guida un
personaggio stravolto.
Dalla descrizione
di quest’uomo verrà
ricavato l’identikit
pubblicato mesi dopo dal
quotidiano La Nazione...».
Giovanni Mele, sardo,
accusato del primo
delitto della catena,
ha passato sette mesi
in carcere. Suo
fratello Stefano ha
scontato dodici anni,
con l’attenuante
della seminfermità
mentale, per
Passassimo della
moglie B arbara Locci
e del suo amante.
Poi s’è scoperto che
la pistola usata
a Signa nel 1968 era
la stessa di tutti
i crimini successivi.

gennaio
QUELLA NOTTE
FURONO TUTTI
MOBILITATI
Un Ha re K rishna a cavallo
nella zona dell’ultimo
delitto (Scopeti,
settem bre 1985). Gli Hare
Krishna haniio una villa
nei dintorni: «Quella
notte, carabinieri
e polizia erano stati
mobilitati in massa:
pattugliavano le colline,
allestivano posti
di blocco, tendevano
tràppole. Anche molti
cittadini erano sul piede
di guerra: di giorno
avvocati, negozianti,
giornalisti. Di notte,
aechiappam ostr i>>.
SUL GEOMETRA
INCHIESTA
DI FAMIGLIA
II paese di Vicchio
di Mugello, teatro del
settimo delitto nel
luglio 1984.
«L’avvocato è convinto
che il “m ostro” è un suo
ex-dipendente, un geometra.
Non è il solo a esserne
convinto: con lui
collaborano familiari
e amici. Da mesi,
l’avvocato ha adibito
una stanza del suo ufficio
esclusivamente al
“mostro” , con mappe
catastali dei luoghi dei
delitti e un archivio...».

63 gennaio 1986
SOSPETTERÀ
IL COMPUTER?
Il sostituto procuratore
Francesco Fleury: «Stiamo
ancora lavorando sui
grandi num eri,
selezionando tutte le
segnalazioni che ci
sono arrivate. Abbiamo
cominciato ¡1 lavoro
con il computer.
Nulla si può escludere,
il lavoro è monumentale.
Abbiamo appena
finito il controllo
delle quattordicim ila
pistole calibro 22
iscritte in Toscana».

g e n n a io 1986
UNAVITA
DELITTO
PER
DELITTO
2/y r w
A Signa, in località Castelletti, Barbara
Locci e Antonio Lo Bianco sono uccisi
in un’Alfa Romeo Giulietta bianca:
lui con quattro colpi al polmone e nella
zona pleurica; lei con quattro colpi
alla spalla sinistra e al cuore. L’arma,
come in tutti i delitti della serie, è
una Beretta calibro 22; i proiettili,
Winchester serie H. Stefano Mele, marito
della vittima, è condannato a 14 anni.

14- k fa d riü liÚ


A Borgo san Lorenzo, in località Sagginale,
Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore
sono uccisi in una Fiat 127 blu: lui
con cinque colpi alla spalla sinistra e
al cuore; lei con quattro colpi all’
addome e alla gamba. Dieci ferite da
taglio su di lui, novantasette su di lei,
nelle zone toracica e pubica. Nella
vagina, un tralcio di vite.

A Scandicci, in via dell’Arrigo, e collo. Lui ha tre pugnalate


Carmela De Nuccio e Giovanni alla schiena, lei una
Foggi sono uccisi in una pugnalata al basso ventre. Le
Fiat Ritmo color rame: lui con è stato asportato il pube,
tre colpi all’aorta, al polmone con tre tagli netti. Altre
e alla testa; lei con cinque piccole ferite ai seni e al collo.
colpi a cuore, braccia, testa

oifry*. n e t
A Calenzano, in Campo Le Bartoline,
Susanna Cambi e Stefano Baldi sono
uccisi in una Golf nera: lui con
cinque colpi alla spalla sinistra,
al cuore e al polmone; lei con
cinque colpi al seno sinistro e
al torace. Entrambi
accoltellati alla schiena. A lei è stato
asportato il pube con tre tagli.
19 ffitiftP !9tZ .
A Montespertoli, in località Baccaiano,
Antonella Migliorini e Paolo Mainardi
sono uccisi in una Seat 147: lui con
quattro colpi alla spalla, dietro
l’orecchio e alla testa; lei con tre
colpi alla testa di cui uno allo zigomo
che le distrugge il naso. Dopo un primo
colpo, non mortale, l’uomo ha messo in
atto un inutile tentativo di fuga,
innestando la retromarcia.

9 tífc*Jh t/9 £ 2
A Galluzzo Certosa in via di Giogioli,
Horst Meyer e Uwe Rusch Sens sono uccisi
in un camper Volkswagen: il primo con
tre colpi alla schiena; il secondo con
quattro colpi di cui uno allo zigomo,
che raggiunge il cervello. È l’unico
delitto di cui siano vittime due maschi.
Si suppone che l’autore sia stato
tratto in inganno dalla folta e lunga
capigliatura bionda di uno dei due, e
l’abbia scambiato per una donna.

A Vicchio di Mugello, in località schiena e numerose ferite ai


Buschetta, Pia Rontini e Claudio genitali. A lei sono stati
Stefanacci sono uccisi in una asportati il pube e la mammella
Fiat Panda celeste: lui con sinistra, con tagli netti.
quattro colpi al torace e
all’orecchio destro; lei con tre colpi
alla schiena e allo zigomo destro.
Lui ha dieci coltellate alla

A Scopeti in via degli Scopeti, Nadine


Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili
sono uccisi nella tenda dietro una Golf
bianca. Lui con quattro colpi alle
braccia e al labbro superiore: lei con
tre colpi in testa e uno al seno
sinistro. Lui ha dodici coltellate di
cui quattro, quelle mortali, al torace.
A lei sono stati asportati di netto
il pube e la mammella sinistra.
«NON SONO
ALTRO CHE
UN GIUDICE»
li giudice istruttore
M ario Rotella. All’inviato
di PM, dopo essere
stato intervistato, ha
scritto: «Le indagini
sono in un momento
caldo. Sono molto più
im portanti della mia
immagine-stampa. Ne
tenga conto: può
inform are senza fare
di me un personaggio.
Io credo ne
democrazia e nelle
funzioni democratiche
del giudice».

»canaio 1986
IL TESTIMONE
CHE AVEVA
SEI ANNI
Natalino Mele, figlio
di Stefano e nipote
di Giovanni Mele. Unico
testimone, a sei anni,
dell’assassinio di
sua m adre B arbara Loeci
e dell’am ante a Signa
nel 1968, è ritenuto
personaggio-chiave dagli
inquirenti. Ma Natalino,
che dormiva sul sedile
posteriore dell’auto,
oggi ricorda: «Quella
notte, non ho visto
nessuno».

71 gennaio 1986
Il sindaco di Fir
Massimo Bogianckinq. «Non mi
piace la parola “mostro” .
Mi pare giusto dire, invece,
che la città è atterrita
ma non perde la
Dei resto, Firjpze sii
sempre comportatajpn 1
civiltà di fr(fi™^ievemi
drammatici
Resistenza, l’à
la siccità; e anche di
fronte ai problemi
della sicurezza. Non c’è
altra città in Italia dove
i cittadini, quando
assistono a uno scippo,
se possono, bloccano il
ladro. Taglie o non taglie».

lt
E MEDICI
LMIRINO

un guardone
E INTANTO
SI PREPARA
UN FILM
Mario Spezi, cronista
del quotidiano La Nazione
e autore di un libro
sul “ mostro” , durante le
prime riprese di un
film tratto dal suo libro
e sceneggiato da lui
stesso. L ’iniziativa di
produrre il film ha
destato forti polemiche.
Un settimanale ha scritto
che Spezi conosce il
nome di un personaggio
fortemente indiziato.
Il giornalista, interrogato
da PM , ha smentito.

g e n n a io 1986
aveva fatto con gli inquirenti, che la dici anni come unico esecutore dell’ Nel 1982, quando i giudici fiorentini
mattina dopo l’omicidio il marito gli assassinio della moglie e delPamante. scoprono che la famosa calibro 22
ha commentato l’uccisione dei due La pistola calibro 22 però non era mai aveva sparato anche a Signa, si reca­
ragazzi. Ma come?, si domanda Spezi. stata ritrovata. no a Ronco all’Adige per interrogare
La notizia era stata resa pubblica solo Stefano Mele aveva conosciuto Bar­ Stefano. Il vecchio sardo dirà che sul
al pomeriggio. Spalletti si ritroverà bara Locci, anche lei sarda, nel 1960. luogo del delitto lui c’era, ma che a
con un secondo mandato di cattura: Tutti in paese sapevano che lui, dicias­ sparare era stato Francesco Vinci.
questa volta per omicidio. sette anni più vecchio, geloso proprio
Enzo Spalletti è stato scarcerato non era: aveva sempre accettato che Signa è una tappa obbligata per chi
quattro mesi più tardi, ma mai pro­ lei avesse degli amanti. Salvatore e vuole scrivere sul caso del “mostro”. È
sciolto. Il “mostro” aveva colpito di Francesco Vinci, due fratelli sardi, in anche una tappa strabattuta da chiun­
nuovo, a Calenzano. periodi diversi, erano perfino vissuti que sia convinto che è possibile rico­
lungo tempo in casa dei Mele. struire la verità di un fatto accaduto
La notte del 24 agosto 1968, due diciassette anni fa. Non c’è mostrologo

LA STESSA giorni dopo il delitto, Stefano Mele


ha confessato ai carabinieri di avere
che non abbia ostinatamente percorso
su e giù i due chilometri di strada in

PISTOLA ucciso la moglie e Antonio Lo Bianco.


A portarlo in auto sul luogo del delitto
salita o in discesa che portano dall’
ex-cinema in piazza Cavour, il Miche­

COLPI' e a dargli la pistola calibro 22 a canna


lunga, era stato Salvatore Vinci.
lacci & A rena Anonima, al cimitero:
la stessa strada che nella notte del 22

ANCHE Dopo un confronto con Salvatore


Vinci, Mele ha cambiato versione: non
agosto 1968 hanno fatto Antonio Lo
Bianco, Barbara Locci e suo figlio di

ASIGNA è stato Salvatore ad accompagnarlo


quella notte, è stato Francesco Vinci,
il fratello. Nel giro di pochi giorni,
sei anni, Natalino Mele.
Poi c’è ancora da fare l’altro pezzo
di strada in terra battuta, in mezzo
Come oggi i fiorentini organizzano Stefano Mele cambierà altre volte, ai campi, tra le canne, che porta alla
gite e fanno il picnic la domenica sui compromettendo altri amanti veri o località Castelletti, luogo dove sono
luoghi dei delitti, così non è detto che presunti della moglie. stati sparati otto colpi, contro i due
nel prossimo futuro Signa e Lastra Quando i giudici gli chiedono come amanti mentre Natalino, il bambino,
a Signa, due ombrosi paesini separa­ mai si contraddice in quel modo, ri­ dormiva dietro, sdraiato sul sedile.
ti dall’Arno, non diventino meta di sponde: «Al momento opportuno, in Finalmente, se il fango lo permette,
pellegrinaggio di turisti da tutto il mezzo a tanta giustizia non mi ci ero dal luogo del delitto bisogna fare a
mondo. Per un modico prezzo, il tour trovato e mi sono confuso». piedi i due chilometri di aperta campa­
includerà non solo una breve fermata La perizia psichiatrica fatta a Ste­ gna, il percorso fatto quella notte dal
al luogo dove il mostro sparò la prima fano Mele nel 1969 stabilisce che è piccolo Natalino fino alla casa colonica
volta nel 1968, ma anche il giro di tutti affetto da oligofrenia. Di fronte agli dove ha trovato la famiglia che alle
gli altri posti dove si sono svolti i fatti psichiatri, sosterrà sempre la sua com­ due del mattino, sentito il campanello,
che costituiscono l’ormai famosa “pi­ pleta estraneità ai fatti. In corte d’ 10 ha accolto.
sta sarda”. È una esagerazione? Non Assise, durante il processo, si dichiara Natalino, unico testimone del delit­
uno ma due film sul “mostro” vengo­ innocente. Accusa Francesco Vinci: to, dopo un confronto con il padre,
no oggi girati contemporaneamente a avrebbe ucciso Barbara Locci per ge­ si è uniformato alla confessione di lui
Firenze. losia. «Lui non mi ha mai detto di ave­ e ha dichiarato: «È stato il babbo a
Fino alla metà del 1982 gli in­ re ucciso», dichiara Mele. «Lo penso portarmi dai De Felice, sulla spalla».
quirenti erano convinti che i delitti io perché più volte ne aveva parlato. 11 bambino di sei anni, interrogato a
del “mostro” erano tre: il primo nel Però non ho mai visto la pistola». Ma più riprese dai carabinieri, ha detto
1974, gli altri due nel 1981. Il nesso verrà interrotto dal giudice. Lo faran­ di volta in volta che sul luogo dell’
che legava questi tre duplici omicidi no parlare con il suo difensore che omicidio c’erano: suo padre; lo zio
era la pistola. La perizia sui bossoli lo consiglierà di dichiararsi colpevole. Pietro di Scandicci (presumibilmente
dimostrava che tutti quanti erano stati Stefano Mele si piega e dice che sul Piero Mucciarini, cognato di Stefano
sparati con la stessa arma: come un’ posto del delitto è andato insieme a Mele) ; Francesco Vinci e , fra le canne,
impronta digitale, il percussore di una Francesco Vinci. Salvatore Vinci.
pistola lascia su tutti i bossoli sparati Solo Stefano Mele verrà condanna­ I De Felice stanno ancora là. Sono
lo stesso identico segno. to, anche per calunnie contro Fran­ gentili con i mostrologi. Non si secca­
Sono varie le versioni su come si cesco Vinci. Non gli danno l’erga­ no per il disturbo. Anzi, sembrano lì
arrivò a scoprire che la pistola del stolo perché dichiarato semi-infermo apposta, contenti di essere intervistati,
mostro aveva sparato anche a Signa di mente. felici di ripetere per l’ennesima volta
nel 1968. Comunque siano andate le Nella primavera 1981, dopo dodici cose impossibili da ricordare.
cose, nel 1982 i magistrati si sono tro­ anni di galera, Stefano Mele, ormai «Sì, ricordo benissimo», dice sorri­
vati di fronte al bisogno di riaprire un sessantacinquenne, è stato scarcerato dente Antonio De Felice, muratore.
caso che per la giustizia era chiuso già ed è andato a vivere in una casa di cura «Natalino ci ha detto quella notte:
nel 1970: un muratore sardo, Stefano per ex-carcerati a Ronco all’Adige, “Ho sonno. Il babbo è malato a casa.
Mele, era stato condannato a quattor­ provincia di Verona. La mamma e lo zio (così chiamava

gennaio 1986 78
gli amici della madre) sono morti in E avanti così: nel 1974 Natalino ha questa chiesetta. È lei la persona che
macchina”. Aveva gli occhi che sem­ dodici anni. Sa dove è nascosta la pi­ deve smascherare il prete».
bravano i fanali di un treno». stola. Una notte esce e uccide la prima
Ma, per quanto si insista, i De coppia che trova su una macchina... «Siamo stati noi a orchestrare l’arre­
Felice non ricordano se Natalino, che Nessuno che si sia occupato del sto di Francesco Vinci», mi dice l’alto
a casa loro è arrivato senza scarpe, “mostro” ha lasciato perdere questa funzionario della questura di Firenze.
aveva o no le calze sporche, informa­ ipotesi. In questura continuano ad «Le confesso che sono stato coinvolto
zione ritenuta essenziale per stabilire arrivare decine di lettere che accusano in prima persona nella costruzione
se qualcuno lo portò a quella casa o se Natalino di essere il “mostro”. della macchina per incastrarlo. Oggi
ci arrivò da solo. «Se c’è qualcuno che ha il diritto di mi pento. Ma vede, il Vinci è un mala­
essere il “mostro”, quello è Natalino», vitoso, è uno probabilmente coinvolto
mi aveva detto il funzionario di polizia. con l’anonima sequestri. Questo non
ECCOLO, «Ma non lo è. Ha un alibi di ferro per
uno dei delitti: nel giugno 1981 faceva
ci giustifica. Oggi, quando ho un im­
putato di fronte a me, anche se è un
E' LUI il militare a ........ ». malavitoso, non cerco più d’incastrar-
lo. Mi ricordo sempre di Vinci. Ma
IL MOSTRO, Marta la maga si aggrappa alla mia
giacca, mi vomita addosso un liquido
intendiamoci, Vinci non è mai stato
incriminato per i delitti del “mostro” .
DICE LO bianco, vischioso. «Oh Dio!», dice.
«Portatemi via di qui».
Per lui c’era solo l’accusa di concorso
nell’omicidio del 1968. È stata la stam­
PSICHIATRA «Sta male», dico a Sergio pulendomi
la giacca con un pezzo di giornale che
trovo per terra. «Meglio portarla via,
pa a proclamarlo “mostro”».
Francesco Vinci è stato arrestato nel
giugno 1982, dopo il delitto di Monte-
La Rai di Firenze ha il suo bra­ no?». «Non si preoccupi», mi assicura spertoli, il quarto duplice omicidio del
vo mostrologo. Si chiama Giovanni l’amico della maga. «Lei fa sempre “mostro”. È rimasto in carcere fino al
Spinoso. Recentemente ha fatto un’ così quando entra in trance». gennaio 1984, anche se, nell’ottobre
intervista a Natalino Mele, andata in È buio pesto. Siamo sulla scalinata precedente, il “mostro” aveva di nuo­
onda sulTg3. Non ho visto l’intervista, che porta alla chiesetta abbandonata. vo ucciso, a Galluzzo. Allora molti
ma Spinoso è d’accordo per farmela Un bosco di cipressi lascia appena mostrologi, privati e pubblici, stavano
vedere alla Rai. filtrare le luci di una casa di contadini lavorando sulla tesi della pistola che
Quando arrivo nel suo ufficio trovo vicina. Come negli autentici film di cambia di mano, del gruppo di mostri
un regista di cinema con un suo amico. orrore non manca la musica: un bam­ legati da un “patto demoniaco”: chi
Anche loro sono lì per guardare l’in­ bino, sicuramente figlio dei contadini, è di turno uccide per scagionare i
tervista con Natalino. Tutti e quattro sta suonando una suggestiva melodia complici in galera. Quasi tutti, a Firen­
scendiamo in sala montaggio. col piffero. ze, hanno creduto nella colpevolezza
La telecamera riprende Natalino, «C’è gente, c’è gente», dice la maga di Francesco Vinci. Mario Spezi, il
un ragazzo ormai di ventitré anni tra i conati di vomito. «Prete male­ giornalista della Nazione, è stato uno
che sale su un’auto. Natalino sembra detto! Qui sotto c’è un passaggio se­ dei pochi scettici. Ma ci sarebbe un’
perfettamente a suo agio. Si esprime greto. Lui arriva con la sua bicicletta. ipotesi, ragiona Spezi in un suo libro
bene. Nulla lo distingue da altri ragaz­ Nessuno lo vede. Guardate, guardate. sul “mostro”, senza sbilanciarsi trop­
zi della sua età. Oh Dio! Lì sulla facciata della chiesa. po. Tanto Spalletti come Vinci sono
Finita l’intervista, l’amico del regi­ C’è una ragazza. È gnuda! È gnuda! pazienti del dottor B: chi ci dice che
sta dice: «Io sono uno psicoanalista. Portatemi via di qui». tutti e tre non siano i mostri?
Ho notato che questo ragazzo non solo Effettivamente, volendo, l’effetto «L’errore nostro», spiega ancora il
si droga ma ha anche commesso una luce/ombra sulla facciata della chie­ funzionario di polizia, «è stato quello
serie di lapsus indicativi. Sta bluffan­ setta disegna la sagoma di un corpo. di prendere per buono il processo a
do. Ha una personalità isterica». Sergio è terrorizzato. A momenti lo Stefano Mele. A volte mi domando
“Ci risiamo” , penso fra me e me. sono anch’io. se il Mele effettivamente sa qualcosa.
“Ecco l’acchiappamostri scrutatore d’ «Chi sei?», ripete varie volte la Noi portiamo avanti la nostra inchiesta
anime”. vecchia Marta. E poi, con voce d’ partendo dal delitto del 1974 a Borgo
Per lo psicoanalista la faccenda era oltretomba comincia a urlare: «Mam­ San Lorenzo. Se no, diventiamo matti.
già risolta: il mostro era Natalino. ma!... Figlio!... Bambino!... Erre... Siamo completamente estranei all’in­
«È semplice», ci dice. «Il fatto d’ Vendicaci!... Vendicaci!...». chiesta che ha portato avanti il giudice
aver presenziato l’uccisione della ma­ La maga continua a vomitare quel istruttore Mario Rotella da quando è
dre gli causa il primo trauma. Poi i liquido bianco. Dopo un po’, quando arrivato nel 1983. Lui e i carabinieri
familiari, responsabili del delitto, lo si è rimessa, domanda: «Chi ha il che collaborano alla sua inchiesta bat­
hanno convinto che la madre era una nome che comincia per erre?» tono ancora la pista sarda, convinti d’
puttana è che era giusto ucciderla. «Io», rispondo. Sono sicuro che il essere sulla strada giusta. Sia chiaro
Quindi l’odio per le donne, soprattut­ mio nome non l’ha mai saputo. che noi non eravamo al corrente del­
to verso quelle che fanno l’amore in «Ecco. È tutta una catena. Tutto è le mosse che portarono, nel gennaio
macchina, scena che lui ripetute volte già stato scritto. Lei doveva venire a 1984, all’arresto di Giovanni Mele e di
ha visto fare alla madre». trovarmi, doveva venire con me fino a Piero Mucciarini».

79 gennaio 1986
contro il parere del giudice Rotella, li
VITA ha scarcerati dopo che il mostro ha uc­
ciso la settima volta, il 29 luglio 1984.
grandi numeri», mi dice nel suo uffi­
cio il sostituto procuratore Francesco
Fleury. «Stiamo ancora selezionando
DIFFICILE Era stato l’ennesimo voltafaccia di
Stefano Mele a far scattare il mandato
le segnalazioni che ci arrivano. Con­
temporaneamente abbiamo iniziato il
DI UN di cattura contro suo fratello Giovan­
ni e suo cognato Piero Mucciarini.
lavoro con il computer. Tutti i dati
rilevanti vengono inseriti. Controlle­
GIUDICE A Ronco all’Adige, il vecchio sardo,
dimenticandosi di Francesco Vinci, li
remo tutte le persone più indiziate».
«Indiziate con quali criteri?», do­
ISTRUTTORE aveva accusati. mando.
«Le perizie tecniche e psichiatri-
Sono le quattro del pomeriggio; Da Giovanni Mele e da sua sorella che ci danno degli indirizzi, degli
dalle dieci e mezzo del mattino parlo Maria sono diventato ormai di casa. Mi orientamenti».
con il giudice istruttore Mario Rotella. trattano “come uno di famiglia” , ama Ma le perizie a volte sono contrad­
dire Giovanni. Gli piace chiacchiera­ dittorie. I mostrologi certi che i mostri
Non mi ha lasciato usare il registrato-
re. È un autodidatta, alla sua maniera sono più di uno, trovano appigli in
re. «Questa non è un’intervista, è uno
sa qualcosa di tutto. La signora Maria alcune, quelli che vogliono che sia
scambio di opinioni», mi aveva detto. parla poco ma dice le cose giuste nel
«Se continuo a parlare con lei, non momento giusto. Prima di conoscere uno solo, in altre. Lo stesso succede
capirò mai più nulla», gli dico amiche­ i Mele e la loro casa, li immaginavo con le perizie psichiatriche. Ce n ’è per
volmente quando mi congedo. tutti i gusti.
come due personaggi rozzi, due pasto­ «Bisogna muoversi in tutte le dire­
Il giudice Rotella è sicuramente 1’ ri sardi. Invece, la loro compostezza
uomo più impopolare di Firenze. I mi aveva subito conquistato. zioni. Nulla è da escludere. Il lavoro
suoi rapporti con la stampa e, a quan­ è monumentale. Abbiamo appena fi­
La croce di Giovanni Mele è un nito il controllo delle quattordicimila
to pare, con gli altri inquirenti, sono biglietto scritto al fratello Stefano du­
difficili, tesi. pistole calibro 22 iscritte in Toscana».
rante una delle visite che gli ha fatto Sono riusciti a stabilire qual è il tipo
«Le indagini, come si dice, sono in nel 1982 a Ronco all’Adige. Giovanni
un momento caldo», mi scriverà più ha la mania di scrivere tutto e quella di pistola che usa il “mostro”?
tardi a Milano. «Sono così più impor­ volta, tentando di convincere il fratello «Dopo una serie di prove balistiche
tanti della mia immagine stampa. Ne a dire finalmente la verità sul delitto di abbiamo accertato che si tratta di una
tenga conto: può informare e formare Signa, gli aveva scritto un promemo­ Beretta canna corta della serie 70».
senza fare di me un personaggio. Io ria. «Ricordati che Natalino allora ha Ma Stefano Mele nel verbale della
prima confessione dice che la pistola
credo nella democrazia e nelle funzio­ detto di aver visto Pietro, non Piero; i
aveva la canna lunga, tanto da pensare
ni democratiche del giudice. Rispetti, colpi erano o tto ...», diceva più o meno
fosse una pistola da tirassegno.
la prego, la mia condizione». il biglietto, poi intercettato. Due anni L’ipotesi che Stefano Mele sia
La sua battaglia con i giornali locali più tardi il giudice Rotella lo userà per
completamente estraneo all’assassinio
è iniziata con una conferenza stampa accusare Giovanni e Piero Mucciarini. della moglie prende corpo. Forse il
il 26 gennaio 1984. In città girava già Perché mai Giovanni nel suo biglietto
vecchio sardo è stato la prima vittima
la voce che due mandati di cattura cercava di scagionare Piero Mucciari­ del caso del “mostro” , la prima preda
erano pronti. Il giudice Rotella dun­ ni, il cognato? degli acchiappamostri.
que ha rilasciato una dichiarazione per La spiegazione di Giovanni è que­
informare che contro Piero Mucciarini sta: si era appena scoperto il nesso tra Senza volerlo, mio malgrado, sono
e Giovanni Mele, cognato e fratello Signa e gli altri delitti. I giornali parla­ diventato anch’io un mostrologo. Ho
di Stefano Mele, erano stati emessi vano già della pista sarda. Giovanni, passato giornate intere a studiare
mandati di cattura per concorso nell’ che sapeva delle prime dichiarazioni vecchi verbali, a spulciare giornali, a
omicidio del 1968 a Signa. Dopo avere del nipotino, temeva che i sospetti scrutare mappe, ad accumulare segreti
letto un breve comunicato, dove riba­ cadessero sulla famiglia. E aveva ra­ istruttori che mai potrò pubblicare.
diva il concetto che c’erano delle prove gione, come si è poi visto. L’ossessione è arrivata al punto di
relative al primo delitto e solo a quello Quando, prima dell’arresto, la casa sognare interviste a personaggi-chiave
e che non si poteva parlare di “mostro” di Giovanni e Maria Mele viene per­ che nella realtà non esistono.
o “mostri” , il giudice è stato preso quisita, si trova un bisturi che Giovan­ Ogni fiorentino ha il suo mostro
nel vivo delle domande dei giornalisti. ni usa per incidere il sughero, uno dei personale. Ci sono quelli che hanno
«Si può tirare un sospiro di sollievo». suoi hobbies. In macchina gli trovano mostri credibili e quelli che hanno
«Esistono prove inequivocabili», sono dei coltelli che gli servono quando va i mostriciattoli. Comunque, ciascuno
frasi sue, riportate dai giornali. in campagna e una mappa delle colline ha il suo preferito. La mia malattia è
«Arrestati - 1 mostri sono due!», è con crocette a indicare i posti dove va diversa: io non tifo per nessuno.
stato il titolo della Nazione il giorno a cercar funghi. «Ma da quale parte stai?», mi ave­
successivo. Chi è responsabile di ca­ Il giorno del delitto di Signa, Gio­ va chiesto Francesca, la pedinatrice,
lunnia? I giudici o il giornale? vanni Mele lavorava a Mantova, fa­ quando aveva capito che non “parteg­
Resta il fatto che Piero Mucciarini e ceva il turno di notte in un’azienda. giavo” per il suo mostro.
Giovanni Mele si sono fatti sette mesi Come provarlo dopo sedici anni? Premere il pulsante rosso del casello
di carcere. Il Tribunale della libertà, «Noi stiamo ancora lavorando sui Firenze Nord dell’autostrada è una

gennaio 1986 80
liberazione. Mi lascio alle spalle una Era una voce che mi tranquillizzava. non c’ero», risponde Stefano Mele.
città quasi impazzita. Ma la storia non Dopo, mi ricordo di essermi trovato «E perché hai confessato?».
è finita. In auto viaggiano con me davanti alla casa dei De Felice. Se ho «Io ero il marito. I carabinieri, i tuoi
Natalino Mele e un suo amico. corso da solo o se qualcuno mi ha zii, tutti in paese erano convinti che
portato, non lo so. ero stato io a uccidere la mamma. Ne­
Sono stato con Natalino tre giorni. gli interrogatori mi hanno picchiato.
RAGAZZO, La sua “normalità” è addirittura mira­
colosa se si tiene conto della vita che
Alla fine riescono sempre a farti dire
quello che vogliono».
CHE COSA ha fatto e che fa, cacciato dai posti di
lavoro quando si scopre chi è, oppure
«Ma perché hai accusato i Vinci e
gli altri amanti della mamma?»
RICORDI lasciato dalla fidanzata, perché appar­
tenente alla famiglia dei “mostri”.
«Perché mi hanno fatto un grande
male. Alla fine erano diventati pre­
DI QUELLA In quei tre giorni ho avuto più di un’
opportunità di parlare con Natalino
potenti. Pestavano me, la Barbara e
qualche volta anche te. Il Francesco
NOTTE? dei suoi ricordi. «Quando mi sono reso
conto che mia madre e il Lo Bianco
erano morti, sono scappato correndo
minacciava di morte tua madre».
«Ma tu non lo hai visto ucciderla?».
«No, non l’ho visto».
Natalino e Marco, l’amico che ci nel buio», mi ha raccontato. «Avevo «Dunque non devi accusarlo».
accompagna, sono inseparabili. Non paura. Correvo e correvo. Di quel «Ma sono convinto che siano stati
perdono una partita della Fiorentina. primo tratto non ho ricordi precisi. loro ad ucciderla», insiste il vecchio.
Ma non è questo che ha saldato la Mi ricordo sì, di essere salito su una «Basta babbo! Se non li hai visti, non
loro amicizia: quando Marco aveva sei specie di monticciolo. Quando sono puoi saperlo. Non devi continuare ad
anni, suo padre ha ucciso la madre con arrivato in cima, ho visto dall’altra accusare gente perché a te hanno fatto
un fucile e si è suicidato. parte una luce lontana. Ricordo d’ del male. E poi, perché hai accusato
Stiamo andando a Verona a trovare aver camminato da solo verso quella gli zii Giovanni e Piero Mucciarini?».
Stefano Mele. Da più di un anno Na­ luce, cioè la casa dei De Felice. Per «È stato il giudice Rotella a farmelo
talino non vede suo padre. Gli ultimi farmi coraggio cantavo una canzone, dire. Mi ha fatto confondere. Anche
sei mesi Stefano Mele gli ha passati La tramontana». quest’ultima volta che mi ha tenuto in
in carcere. Da pochi giorni è ritor­ «E la voce amica che ti chiamava galera, ha tentato di farmi dire altre
nato a Ronco all’Adige, agli arresti dalle canne?» gli chiedo. cose. Per convincermi a parlare, mi
domiciliari. Nel maggio 1985 il giudice «La verità è che di questa voce ha detto che tu eri morto. Che il tuo
Rotella ha fatto diventare esecutivo mi sono ricordato due anni fa, dopo cadavere era stato trovato nei boschi.
un vecchio mandato di cattura con­ dodici ore d’interrogatorio. È stato il Che il mostro ti aveva ucciso. E che
tro Stefano Mele. Si tratta dell’antica giudice Rotella a farmela ricordare. tutto questo era colpa mia, perché non
condanna per calunnia nei confronti Adesso che ci penso, forse non l’ho parlavo. Ma io di Rotella non ho più
di Francesco Vinci, ma i veri motivi mai sentita». paura. Non ho più paura di nessuno.
appartengono aH’istruttoria: il giudice «Hai visto tuo padre o qualcun altro Alla fine di quest’anno, quando finirò
è convinto che il vecchio sardo ha la notte del delitto?», interviene Mar­ di scontare la condanna per calunnia
ancora qualcosa da nascondere. co, l’amico. e tornerò finalmente libero, due cose
Dall’intervista del giornalista della «No, non ricordo nessuno». voglio fare: trovarmi un bravo avvoca­
Rai Giovanni Spinoso a Natalino: «Perché non hai visto tuo padre?», to che si interessi al mio caso e faccia
Spinoso: Pensi che tuo padre sappia insisto più di una volta. causa allo Stato per il male che mi
a chi è stata passata o chi aveva la «Forse perché non c’era». hanno fatto; e poi fare un viaggio all’
pistola che ha sparato a Signa? Prima di andare a dormire dò da estero. Voglio andare in Francia, in
Natalino: Sicuramente deH’omici- leggere a Natalino e a Marco gli atti pellegrinaggio a Lourdes».
dio del 1968 sa qualcosa. Degli altri del processo del 1970 contro Stefa­ Anche il giudice Rotella, allora, è
penso che non sappia nulla. Penso che no Mele. Passano la notte svegli. Il entrato nella spirale degli acchiappa-
un colpo lo abbia sparato lui. Per dire, mattino dopo Natalino mi dice: «Oggi mostri? Non sarà vero piuttosto che
no? Però non sarebbe stato capace di a Ronco all’Adige vorrei parlare con Stefano Mele, per giustificarsi davanti
ammazzare la moglie perché le voleva mio padre da solo. Deve dirmi la al figlio di aver gettato fango sul­
troppo bene. Mio padre non farebbe verità. Ho diritto di sapere». la famiglia, si inventa un’ultimissima
male a nessuno se non fosse costretto. Natalino Mele, il “mostro” dello versione accusando il giudice di aver
So che è uno che si compra con le “scrutatore d’anime” e di mezza Firen­ forzato le sue dichiarazioni? Un miste­
caramelle, come un bambino. ze, è diventato mostrologo anche lui. ro di più da risolvere nel labirinto dei
Spinoso: Ricordi quella notte? “mostri” e dei mostrologi fiorentini.
Natalino: Mi sono svegliato per il «Babbo. Non devi aver paura», dice
rumore dei colpi oppure per i lampi Natalino in una registrazione che mi Ultimo atto della mia inchiesta.
della pistola. Ho chiamato: «Mamma, ha poi consegnato. «Io quella notte Mandiamo il testo del colloquio tra
zio!». Poi mi sono accorto che erano non ti ho visto. Non ho visto nessuno. Natalino e suo padre al giudice Ro­
morti. Allora sono sceso dalla macchi­ Se io avessi visto il mostro, da tempo tella. Raccomandata con ricevuta di
na e ho cominciato a correre. Tra le mi avrebbe fatto fuori». ritorno.
canne, una voce amica mi chiamava. «Non potevi avermi visto, perché io Rodrigo de Castro

81 gennaio 1986