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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI L’AQUILA

Facoltà di Scienze della Formazione

Corso di Laurea in Scienze dell’Investigazione

Criminologia e Criminalistica

Anno Accademico 2006/2007


Criminologia e Criminalistica

30 periodi di lezione per


l’acquisizione di 5 crediti formativi
Esame Orale
Il Serial Killer profili psicologigi
e criminologici

Insegnante: Colonnello dei Carabinieri Dottor Mariano


ANGIONI
Relatore: Capitano dei Carabinieri Dottor Fabrizio FRATONI
e-mail: marianoangioni@libero.it
e-mail: fabriziofratoni@virgilio.it
Criminologia e Criminalistica
Il serial killer

Pur non esistendo una unica definizione degli assassini seriali, tali fenomeni
criminologici che si collocano nello studio sulle carriere criminali, sono stati
concordemente definiti come: individui che sulla base di un’associazione di
motivazioni quali potere, sesso, desiderio di dominazione e morte, commettono
ripetutamente in un arco temporale variabile più omicidi.
La peculiarità, a parte la commissione di più delitti di omicidio in un
determinato tempo, sta proprio nei tratti di personalità e nelle motivazioni che
sottendono ai delitti, sovente commessi con modalità efferate: soprattutto
violenze a sfondo sessuale sulle vittime, modalità crudeli, esecuzione di atti o
rituali particolari, anche di cannibalismo. Spesso il termine mostro viene usato in
modo ricorrente in presenza di questi fatti e viene associato abitualmente al
termine di follia o malattia mentale, ma l’esperienza ha ampiamente dimostrato
che all’interno della categoria dei serial killer, i soggetti affetti da una vera e
propria patologia psichiatrica, tale da renderli del tutto incapaci di intendere,
non sono poi molti.
Criminologia e Criminalistica

Profilo psicologico del serial killer


Per condurre un attento esame sul profilo psicologico del serial killer
occorre evidenziare un dato che accomuna tutti i serial killer, cioè che tutti
questi soggetti criminologici hanno avuto traumi e carenze affettive gravi in età
precoce e le tracce sono rimaste, anzi si sono acuite nell’addolescenza e nell’età
adulta, spesso accompagnate da problemi di natura fisiologica ovvero da
disturbi della sessualità e della personalità. Questo dato emerge dai risultati di
numerose ricerche sulle carriere criminali, ed anche le prospettive teoriche più
recenti, confortano questa analisi e spingono proprio alla prevenzione,
consentendo l’individuazione precoce di fattori di rischio. Tale dato che si
coglie nel back ground criminale di tutti i serial killer non esclude che i serial
killer nella maggior parte dei casi abbiano liberamente e consapevolmente
scelto di uccidere pianificando ovvero premeditando i delitti ed attuandoli con
determinate e particolarmente efferate modalità materiali ovvero ponendo in
esserre dei veri e propri rituali.
Criminologia e Criminalistica
Fenomenologia dell’omicida seriale

L'esame approfondito della fenomenologia dell’omicida seriale porta a


considerare che tale fenomeno sebbene diffuso in tutto il mondo, solo negli
ultimi anni è stato oggetto di studi più approfonditi e rilevazioni
statistiche effettuate prevalentemente negli Stati uniti d’America da
studiosi, rilevando che :
• il 55% dei serial killer mondialmente accertati ha operato negli Stati
Uniti seguiti dal Regno Unito con il 6% e dall’Italia con il 5% ;
• l’ 84 % dei serial killer mondialmente accertati è di sesso maschile;
• la maggior parte il 72% circa agisce individualmente contro il 12% che
agisce a coppie e il 16 % che agisce in gruppo;
• generalmente è un soggetto di razza bianca (85% dei casi) che attacca di
preferenza le donne (55% dei casi) generalmente uccide nel territorio in
cui abita (63% dei casi) in pochi casi utilizza un’arma da fuoco,
evidenziando invece una certa predilezione per il contatto fisico con la
vittima con alte percentuali di strangolamenti, soffocamenti e il massiccio
uso di armi bianche.
Criminologia e Criminalistica
Classificazione dei serial killer
Attraverso specifiche tecniche di analisi della scena del crimine che contiene
la maggior parte degli elementi essenziali per cogliere indispensabili
informazioni afferenti l’autore e dei suoi assiomi comportamentali, l’esperienza
dell’F.B.I. ha portato attraverso l’opera del cosiddetto “profiler” o meglio lo
sviluppatore di profili, ad individuare una classificazione dei serial Killer
secondo vari criteri:
- il “modus operandi”che si riferisce alle modalità con le quali mette in atto il
delitto che pur essendo un comportamento dinamico ed in continua evoluzione
fa emergere una ben precisa ritualità e come in una celebrazione di un rito
orrido ed oscuro in definitiva si può definire come il comportamento
acquisito;
- la “territorialità”, basato sui particolari luoghi in cui il criminale uccide;
- lo “staging” o messa in scena, ovvero un’ alterazione volontaria della scena
del crimine per sviare le indagini;
- la “signature” o firma, che costituisce il il biglietto da visita del criminale,
costituendo parte unica ed originale del comportamento dello stesso, segni di
ritualità riconducibili alle sue fantasie e costituisce il suo appagamento
pertanto rimane costante in ogni delitto e non varia negli anni.
Criminologia e Criminalistica
Aspetti rilevanti dello Staging
Nella messa in scena posta in essere il serial killer, proprio grazie al suo
rapido tentativo di manomissione della scena del delitto, può comettere degli
errori nel tentantivo di adattare tutti i pezzi della scena come egli ha in mente.
Mentre l’alterazione è ancora in atto, il serial killer può essere soggetto ad un
forte stress, che non gli permetterà di sistemare logicamente la sequenza degli
avvenimenti sulla scena del delitto, tanto che possono emergere per gli
investigatori delle incongruenze, chiamate “red flags “.
Per individuare queste inconsistenze sarà necessario porsi diverse domande
durante l’analisi della scena del crimine e sulle modalità d’azione, poste in
essere dal serial Killer, ad esempio: se ha prelevato o lasciato qualcosa, ovvero
se ha inferto nel corpo della vittima eccessive ferite o particolari segni di
mutilazione e soprattutto con quali modalità.
Tali “red flags” possono condurre gli investigatori ad un’attività di analisi e
ricerca approfondita, della scoperta di elementi utili ad indirizzare le indagini
sulla tipologia del seriale e al suo profilo psicologico, per cercare di
comprendere la misteriosa ossessione che lo induce a commettere gli omicidi ed
in definitiva lo scopo del suo uccidere.
Criminologia e Criminalistica
L’Unità per l’analisi del crimine violento
La tecnica del profilo psicologico viene applicata da questa particolare unità,
costituita nell’ambito della Polizia di Stato nel dicembre del 1995, emulando la
“Behavioural Science Unit dell’F.B.I.”, ed ha lo scopo di supportare gli organismi
investigativi e l’autorità giudiziaria procedente, nei casi di omicidio senza movente
apparente ovvero quelli a carattere seriale o di particolare crudeltà.
Tale unità utilizza in modo armonico e complementare tutte le tecniche e le
metodologie della criminalistica, della medicina legale, della psichiatria forense e
della psicologia comportamentale. Si divide in quattro strutture denominate: esame
della scena del crimine, analisi della scena del crimine, analisi delle informazioni,
analisi del comportamento.
Queste ultime due strutture sono dotate di uno specifico strumento “il sistema per
l’analisi della scena del crimine” che consente agevolazioni nello sviluppo, trattazione e
gestione di tutta una considerevole quantità di informazioni acquiste anche sotto
l’aspetto multimediale. Permette altresì di integrare i dati oggettivi che si ricavano
dalla scena del crimine durante il sopralluogo con altri dati provenienti da fonti
diverse. Tra gli strumenti usati emerge in particolare il rapporto informativo
pensato per consentire l’acquisizione capillare delle informazioni che devono essere
memorizzate nel sistema di analisi del crimine.
Criminologia e Criminalistica
Zona operativa e criminal profiling
La scelta della zona operativa del serial killer dipende anche dalla
sua mappa mentale costituita dalle immagini cognitive dell’ambiente che si è
creato in base alle esperienze quotidiane.
Nella maggior parte dei casi l’omicida inizia nei luoghi che gli sono abbastanza
familiari, quindi nelle vicinanze di qualche punto di riferimento facente parte
della propria mappa mentale, mentre poi, procedendo nella serie, diventa
sempre più sicuro ed allarga i confini della sua mappa mentale agendo anche
in zone che non conosce abbastanza, anche per procurarsi un’eccitazione
ulteriore.
Pertanto nell’analisi dell’attività di un serial killer è particolarmente
importante considerare i luoghi nei quali sono stati commessi i primi reati in
quanto sono quelli che possono fornire le informazioni più utili per la cattura
del criminale. La stessa selezione del “bersaglio criminale” oltre che nella
tipologia della vittima (donna o minore), può essere anche determinata da una
scelta casuale mentre l’intero processo di selezione del luogo è ben strutturato,
anche se in maniera inconsapevole, infatti escludendo la zona cuscinetto posta
nelle immediate vicinanze dell’abitazione il serial killer tende ad agire nella
zona di residenza.
Criminologia e Criminalistica
Il Profilo geografico
E’ un metodo di localizzazione degli autori di crimini seriali che è stato elaborato
presso il dipartimento di Psicologia Investigativa di Liverpool diretto dal prof. David
Canter, basato sui seguenti aspetti di carattere geografico:
- si deve trattare di crimini che possono, con una certa ragionevolezza, essere collegati
tra loro cioè commessi da un unico aggressore;
- devono esserci almeno cinque delitti nella serie perché effettuando analisi geografiche
con un numero inferiore, la probabilità di localizzazione decresce ;
- ogni informazione geografica relativa alle caratteristiche delle vittime deve essere
tenuta in particolare considerazione come le stesse attività abituali;
- dislocazione areale del crimine e strade di collegamento;
- esame dettagliato della scena del crimine della disposizione del cadavere e delle
fotografie della zona con analisi computerizzata;
- localizzazione dell’area di residenza del soggetto con il concetto di sfera criminale
distinguendo, nel caso che il serial killer sia residente nella stessa area, dalla quale si
muove per compiere delitti per poi farvi ritorno agendo in direzioni differenti, ovvero
sia pendolare;
- individuazione della zona cuscinetto ovverosia quella zona troppo vicina alla base del
serial killer e quindi a livello di rischio molto elevato.
Criminologia e Criminalistica

Interconnessione del profilo psicologico e di quello territoriale


• La conoscenza del profilo territoriale si affianca a quello psicologico e si
caratterizza in due componenti principali una oggettiva (basata su procedure
statistiche e quantitative per stabilire zone di maggiore probabilità di
localizzazione dell’aggressore) ed una soggettiva (ricostruzione ed
interpretazione della mappa mentale dell’aggressore con le interazioni
provenienti dal profilo psicologico).

• E’stato elaborato infatti il principo del minimo sforzo per cui a parità di altre
condizioni il serial killer decide di spostarsi con il minimo sforzo e quindi
sceglierà come luogo d’azione quello più vicino al suo punto di partenza.
• La scelta del luogo, che in definitiva poi determina la scelta nella ricerca di
una determinata vittima, è influenzata dalla disponibilità di un determinato
mezzo di trasporto, dall’appetibilità delle zone d’origine e di destinazione per
effettuare lo spostamento e dalla familiarità con le vie di comunicazione, con
presenza, quantità e qualità delle barriere geografiche ovvero di strade
alternative.
Criminologia e Criminalistica
Differenti modelli di criminal profiling

Nel 1970 l’F.B.I. crea il primo programma di profilo criminale che integrato con una
serie di interviste ai serial killer ristretti in carcere permette una loro classificazione
in organizzati e disorganizzati.

Serial Killer organizzato

Si individua nel modello di serial killer organizzato il profilo di un soggetto con


intelligenza media o superiore, socialmente competente, predilige lavori che richiedono
abilità, sessualmente adeguato, con disciplina inconsistente nell’infanzia, con famiglia con
occupazione stabile, utilizzo di alcool durante il crimine, segue il crimine compiuto sugli
organi di stampa, può cambiare lavoro o lasciare la città. In tale caso sulla scena del
crimine si denota una pianificazione meticolosa del delitto, infatti seleziona le vittime con
meno rischio, spesso conosciute, personalizza la vittima generalmente sottomessa, compie
atti aggressivi prima della morte, ne nasconde il corpo, trasporta la vittima o il cadavere,
non lascia alcuna traccia sul luogo del crimine.
Criminologia e Criminalistica
Differenti modelli di criminal profiling

Serial Killer disorganizzato

Nel profilo di un serial killer disorganizzato emergono invece i caratteri di


un’intelligenza sotto la media, socialmente inadeguato che predilige i lavori
generici, sessualmente inadeguato, con una disciplina rigida nell’infanzia, ansia
durante l’esecuzione del crimine, minimo uso di alcool, vive da solo, vive e
lavora vicino alla zona dei crimini, minimo interesse per le notizie dei media,
dimostra significative modificazioni comportamentali.

In tale caso sulla scena del crimine emergono i caratteri di un’aggressione


improvvisa e non pianificata, vittima e luoghi conosciuti, depersonalizza la
vittima, scena del crimine lasciata in maniera caotica e disordinata, improvvisa
la violenza sulla vittima, cadavere lasciato in vista, lascia spesso tracce e prove
sulla scena, così come generalmente lascia il cadavere sullo stesso luogo.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psicologico elaborato
dall’F.B.I.
Il modello di indagine dell’F.B.I. allo scopo di meglio definire il profilo
psicologico dell’autore di omicidi seriali si compone di cinque fasi tracciate
secondo metodi eminentemente induttivi sulla base delle analisi e delle ricerche
e degli approfondimenti condotti e che parte dalle interviste ai criminali in
carcere per poter delineare i profili psicologici e le ipotesi sulle caratteristiche
di autori sconosciuti di determinati crimini.
Prima Fase
Relativa al comportamento precedente il crimine e alla pianificazione che
comprende tre elementi fondamentali:
- fattori stressanti: in genere individuabili in conflitti con una donna o con i
genitori, problemi finanziari o di lavoro, perdita di una persona cara;
- stato mentale: quella condizione emozionale che fa da filtro degli eventi
esterni ed è costituita ad esempio da ostilità, rabbia, agitazione, eccitazione;
- pianificazione attività: che consiste nel porre in essere tutti gli atti
preparatori necessari, a seguito dell’istinto omicida e della determinazione,
a porlo in essere. In genere tale aspetto richiede del tempo, anche se non vi
è l’approntamento di veri e propri mezzi nella maggior parte dei casi.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psicologico elaborato
dall’F.B.I.
Seconda Fase
In questa fase il soggetto entra in contatto con la realtà fisica dell’omicidio, per la prima
volta avverte la sensazione di dominio sulla vita dell’altra persona ed è un momento di
senzazioni forti che superano l’eccitazione della situzione immaginata. La componente
sessuale è presente nella maggioranza dei casi, anche se non emerge dalle tracce di
violenza dato che talvolta usano la persona come un oggetto nel vero senso della parola
quindi commettono davanti al cadavere anche solo atti di autoerotismo, finendo per
rimuovere le tracce ovvero lasciando le sole tracce a seguito del tentativo di pulizia.
Il criminale seriale vuole avere a che fare a tutti costi con un oggetto e se la vittima
interferisce con le sue fantasie allora fa di tutto per neutralizzarla. Infatti vi sono
omicidi in cui la vittima è stata voltata sulla schiena o sottoposta a forme estreme di
vilipendio come sfigurarne il volto ovvero mutilarne il corpo, il tal caso il fenomeno
ricorrente è quello dell’overkill cioè ferite inferte post-mortem anche per altri rituali
molto tempo dopo l’uccisione, realizzando in maniera definitiva la depersonalizzazione.
Tutto ciò a differenza degli omicidi a seguito di strupro: dove l’evento morte è del tutto
casuale e molte volte è conseguenza non del tutto voluta in quanto gli stupratori non
provano soddisfazione sessuale nè praticano atti post mortem sul cadavere.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psicologico elaborato
dall’F.B.I. del corpo
Terza fase: l’eliminazione
Il comportamento relativo al trattamento del corpo della vittima è molto
importante perchè descrive gli stati d’animo dei serial killers. In questa delicata
fase passata l’euforia della morte i criminali si rendono conto di che cosa sia
veramente accaduto. Spesso succede che il trattamento del cadavere dei
successivi omicidi in serie sia molto diverso dal primo dove l’omicida è alla
prima esperienza e la sua pianificazione può rivelarsi incompleta.
In alcuni casi si può intravedere la totale mancanza del rimorso dato che il
desiderio prevalente appare quello di garantirsi l’impunità nascondendo il
corpo ovvero distruggendolo o facendolo a pezzi per poterne disporre a
proprio piacimento con la traslazione in un luogo che ha significato solo per
l’aggressore.
Invece qualora vi siano cadaveri lasciati sul luogo del delitto si è accertato, che
nel 42% dei casi, ciò avviene per motivi ricollegati a circostanze esterne che
precludono all’omicida altre possibilità, mentre nel 58% dei casi si assiste a
tentativi che, in un modo o nell’altro, mirano a nascondere il cadavere,
riscontrando comunque, nel 28% dei casi, che i corpi vengono ritrovati in
posizioni specifiche nel tentativo di inscenare un crimine diverso o con delle
sfumature riferite alle proprie fantasie sessuali.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psicologico elaborato
dall’F.B.I.
Quarta fase: il comportamento dopo il crimine

Di regola i serial killer dopo l’omicidio sentono un profondo senso di sollievo e tranquillità
tanto da riposare profondamente tutta la notte, ed anche quelli in cui permane un
profondo stato di eccitazione, che impedisce loro di riposare, le statistiche dimostrano
che non provano alcun rimorso.
Il comportamento di tali criminali è apertamente contrario al comprensibile desiderio di
non essere incriminati: mantengono difatti un comportamento di aperta sfida per riuscire
a mantenere quello stato di eccitazione e quella sensazione di controllo e di grandiosità
fornita dall’omicidio.
I comportamenti più comuni messi in atto sono infatti: il ritorno sulla scena del crimine,
osservazione del ritrovamento del corpo, ovvero conservazione di souvenir del defunto
che funzionano come prova al criminale che è riuscito ad attivare le sue fantasie e che
spesso vengono usati come catalizzatori per riviverle.
Alcune volte si è assistito al ritrovamento anche di foto del cadavere scattate
dall’assassino riprese e ritagliate dagli articoli di stampa, in alcuni casi tale materiale
viene tenuto come fosse una collezione o forma di diario degli avvenimenti.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psicologico elaborato
dall’F.B.I.
Quinta fase: l’arresto

Il 50% dei serial killer sono stati scoperti ed arrestati unicamente per le indagini degli
inquirenti sulla base delle tracce o dei riscontri investigativi raccolti sulla scena del
crimine.
Mentre nel 15% dei casi invece l’arresto è stato eseguito grazie ad un
riconoscimento o grazie ad un tempestivo intervento a seguito dell’allarme dato della
vittima che ha resistito al serial killer.
Solo in quattro casi è avvenuta la spontanea costituzione del serial killer. Questa
situazione può crearsi quando il serial killer ha esaurito il suo programma criminoso ed
ha soddisfatto completamente le proprie fantasie criminali ovvero si è reso conto, in
una fase di equilibrio, della gravità dei fatti criminosi che ha commesso. Tra questi
ricordiamo quello del serial killer della California Jeffrey Kemper autore di dodici
omicidi di donne anziane che si è costituito alla polizia subito dopo aver ucciso la
madre e l’amica della madre perché con esse ha eliminato la ragione delle sue
fantasie e frustrazioni, evidentemente legate ad un morboso rapporto di odio ed amore
nei confronti della madre che dall’infanzia e fino all’età adulta l’aveva soggiogato con
un’educazione troppo oppressiva e dominante costringendolo sempre e comunque a
subire le scelte materne.
Criminologia e Criminalistica
Il profilo psico-sociologico proposto da Ronald e Stephen Homes.
I due studiosi dell’università di Louseville invece, nel 1996, propongono una diversa
metodica nel tracciare il profilo dell’ omicida seriale ovvero dell’autore di crimini sessuali
attraverso tre metodiche di analisi e valutazione :
- Valutazione psicologica e sociologica dell’offender: in tale ambito vengono valutate la
personalità, il comportamento dell’aggressore, considerato che i crimini compiuti da un
soggetto non cambiano nel corso del tempo e dato che la scena del crimine riflette
inevitabilmente la personalità dell’autore, si desume che criminali diversi con personalità
simili compiono crimini simili;
- Valutazione psicologica degli oggetti personali trovati in possesso del presunto colpevole;
- Analisi di modalità e di strategie per condurre l’interrogatorio di sospettati .
In definitiva si propone un modello di tipo socio psicologico che deve tenere conto
anche delle variabili sociodemografiche dell’offender sconosciuto quali: l’etnia, l’età, il
genere, lo stato civile, l’occupazione, il livello di istruzione ed altre caratteristiche che
travalicano il semplice inquadrameno psicologico del criminale, tale approccio senza
dubbio realizza un modello più completo ed esaustivo per gli investigatori. Pertanto si
possono distinguere le seguenti categorie di serial killer: il visionario (spinto ad uccidere
da fenomeni allucinatorio deliranti), quello missionario (spinto dalla missione di liberare il
mondo da categorie di persone come prostitute o omosessuali), quello edonista (per solo
tornaconto personale che cerca il brivido o il piacere sessuale) , ovvero quello che tende
al dominio della vittima (tipologia ricavata dalla gratificazione sessuale derivante
esclusivamente dal dominio sulla vittima).
Criminologia e Criminalistica
Fasi di azione del serial Killer
FASE AURORALE: stato allucinatorio in cui il killer prima di operare sogna ad
occhi aperti, ove fantastica sugli omicidi da compiere, in questa fase si
individua come un portale con due uscite: il mondo reale con le sue regole e
quello delle fantasie criminali in cui non esistono regole da rispettare ma solo
bisogni istintuali da soddisfare senza mediazione.

FASE DEL PUNTAMENTO: inizia la ricerca della vittima ideale, sulla base di
un target vittimologico preferito dal killer, questa fase può durare anche molto
tempo e porta il soggetto ad uno stato di frenesia e di paranoia, una volta
individuata la vittima questa viene seguita.

FASE DELLA SEDUZIONE: avvicinamento del killer alla vittima per cercare
di conquistare la sua fiducia per attirarla poi in trappola. In questa fase anche per
breve tempo, il killer si propone con doti di seduzione per far abbassare le
naturali condizioni di difesa della vittima o approfitta dell’abbassamento di
queste in relazione alla situazione in concreto.
Criminologia e Criminalistica
Fasi di azione del Serial Killer

FASE DELLA CATTURA: se la fase precedente serve ad avvicinare la vittima


ed a tranquillizzarla, questa scatta quando il precedente risultato è stato
raggiunto. Una volta attirata la vittima nella trappola il killer sa che la vittima
non ha più vie di scampo. Le modalità della cattura cambiano da soggetto a
soggetto perchè fanno parte esclusivamente del tipo di fantasia violenta del
Killer.

FASE DELL’OMICIDIO: costituisce il culmine dell’eccitazione del killer, in


quanto domina, denigra e trionfa su di un’altro essere umano, quindi si
raggiungono gli obiettivi di dominio, potere, soddisfazione, è l’unico momento in
cui i killer seriali possono finalmente guardare in faccia i propri demoni senza
paura. Sulle modalità d’azione emergono differenze da killer a killer, anche il
relazione alle caratteristiche del luogo del crimine, comunque si predilige l’uso
di armi bianche e l’esecuzione di successivi rituali diretti ad infliggere lesioni al
corpo della vittima.
Criminologia e Criminalistica
Fasi di azione del Serial Killer
FASE TOTEMICA: dopo l’omicidio la fase dell’eccitazione svanisce molto
presto facendo scivolare il killer in una fase depressiva, per ritardare questo
momento, quasi tutti i serial killer sono soliti prendere degli oggetti della
vittima, che serviranno a prolungare il loro sentimento di potere e trionfo.
Vengono prelevati non solo oggetti appartenuti alle vittime, ma anche quelli
presenti sul luogo del reato. Talvolta la scelta è quella di prelevare parte del
corpo della vittima in modo da preservare il più possibile il senso di trionfo e
tenerla come un trofeo, un simbolo.

FASE DEPRESSIVA: subentra tempo dopo l’omicidio e si sostanzia in un


sentimento di vuoto e smarrimento, infatti uccisa la vittima, la fantasia del killer
si perde, la vittima e i totem da essa prelevati alla lunga non riescono a produrre
efficacemente quelle sensazioni di potere e trionfo. Il killer non riesce a
riprendere la fiducia in se stesso e attraverso il ricordo dell’atto compiuto ha
risvegliato paure e sentimenti rimossi durante l’infanzia e l’addolescenza. In tale
fase di depressione egli tenta di emergere con la creazione di nuove fantasie che
gli servono per mantenere ancora un minimo di controllo sulla sua vita e rientra
così in una nuova fase aurorale.
Criminologia e Criminalistica
Fenomeno dello Stalking
In netta crescita nella realtà sociale e criminale, deriva dal verbo inglese to stalk
ovverosia fare la posta, appostarsi in attesa di una preda e definisce il comportamento del
molestatore assillante che è quello di seguire la vittima e di appostarsi nella sua vita.
Per stalking si intende tutto l’insieme dei comportamenti ripetuti, intrusivi e controllanti,
quali pedinamenti, minacce, telefonate indesiderate, sorveglianza e tutte le forme di
molestia e di invasione, anche latenti violazioni della privacy nei confronti della vittima
designata. Lo stalker completamente in preda ai suoi desideri è totalmente incapace di
relazionarsi in modo equilibrato con gli altri, di comprenderne la disponibilità, il punto
di vista o i bisogni, ma cerca esclusivamente ed irrazionalmente di possedere la vittima,
diventando quindi schiavo dell’idea e del suo progetto usando il mezzo dell’imposizione
assillante che può sfociare da un momento all’altro in violenza se non è fermato in
tempo, perchè è indice di gravi problematiche delle aree affettivo-emotiva, relazionale e
comunicativa.
Le ripetute intrusioni dello stalker nella vita della vittima portano quest’ultima a vivere
un senso di perdita di controllo, di sfiducia e di insicurezza generale.
Si stima che tra l’8% ed il 17% della popolazione femminile adulta e dal 2% al 7% di
quella maschile, siano vittime di stalking pertanto si sta pensando a specifiche forme di
tutela giuridica anche sotto l’aspetto penale (dal 1992 in California è operante la prima
legge anti stalking).
Criminologia e Criminalistica
Fenomeno dello Stalking
Le categorie dello Stalker si possono classificare in:
- rifiutati, coloro che si oppongono alla fine di una relazione. Reagiscono per rivincita
che gli consente comunque di rimanere in contatto con la persona oggetto del
desiderio (circa il 22% della statistica generale sono gli ex patner );
- cercatori d’intimità: si infatuano della persona e tentano di creare comunque un
contatto con questa, con molestie durature sempre più pressanti (il 17% di questi
sono sconosciuti);
- rancorosi: che perseguono la vittima per un torto subito e somatizzato;
- i predatori: coloro che seguono la vittima, sono i più pericolosi perchè seguono
materialmente la vittima, talvolta una reazione della stessa può determinare lo
stalker a compiere atti di violenza. Spesso la reazione violenta può portare anche ad
atti estremi dato che per il 61% dei casi lo stalker è ben conosciuto dalla vittima.

Spesso le vittime per timore di ripercussioni evitano di denunciare il loro persecutore


ed apportano molti cambiamenti sul loro stile di vita o comportamenti sociali (ridurre il
numero delle uscite da soli, cambiamento del numero telefonico) ma tutto ciò spesso
non limita minimamente lo stalking dato che la competizione e le brame dello stalker si è
notato che aumenterebbero la sua ossessione e capacità di porre in essere atti sempre
più insistenti ed in caso di reazione determinata della vittima anche di atti violenti fino
alle lesioni gravi, violenze sessuali ed omicidi per guadagnarsi l’impunità con possibilità
di innescare una spirale simile al comportamento del serial killer.
Criminologia e Criminalistica
Casi di Serial
Killer
L’ucraino Andrei Romanovic Chikatilo più noto come “mostro di Rostov”,
autore di cinquantatrè omicidi di cui ventuno in danno di ragazzini e quattordici di
ragazzine, sui loro corpi commise atti di violenza sessuale e sevizie spingendosi
fino al cannibalismo. Quando era piccolo sua madre gli raccontava, in una sorta
di delirio isterico, che il fratello Stephan era stato sequestrato e mangiato nel 1930
ai tempi della grande fame nell’Ucraina, pertanto credendo a questa orribile
tragedia, nel crescere somatizzò il suo stato di disagio unito a gravi problemi di
miopia e di sviluppo delle ghiandole sessuali che ne provocò di fatto
l’impotenza. Si laureò in ingegneria e trovò lavoro come insegnante alla scuola
maschile di minatori di Rostov, dove veniva deriso dagli studenti per il suo
portamento un pò effeminato. Quando entrava nei dormitori dei ragazzi veniva
offeso e preso in giro con scherzi. Chikatilo raccontò di essersi impaurito per
questi scherzi e di aver deciso di girare armato di coltello cominciando così a
sviluppare le sue deviazioni ed accentuando la convinzione di essere stato castrato
ed accecato volutamente alla nascita, ciò provocò l’insorgere di fantasie di
violenta vendetta. Pertanto a quarantadue anni iniziò la serie degli omicidi e fu
interrotto soltanto dalle indagini della polizia che si chiusero su di lui a seguito
di alcune tracce lasciate sugli ultimi delitti. Fu giustiziato nel 1994.
Criminologia e Criminalistica
Caso Bilancia

Tra l’autunno del 1997 e l’aprile del 1998 Donato Bilancia commette
diciassette omicidi ed un tentato omicidio, i reati seriali sono stati
commessi con diverse modalità tanto da farlo considerare un serial
killer di tipo multiplo dato che emergono tre diversi motivi d’azione:
- trasferiale (ovverosia uccide per ricerca di risarcimento o di
vendetta);
- pseudoerotici (omicidi commessi nei confronti di prostitute e delle
donne uccise sui treni);
- da giustificazione (per rapina : cambiavalute e benzinaio).
Bilancia è un uomo con precedenti per furto e rapina che prima degli
omicidi ha sempre agito nell’ambiente delle bische clandestine e del
gioco d’azzardo conseguendo notevoli risultati a giudicare dai suoi conti
correnti sui quali si movevano somme per oltre un miliardo di lire.
Criminologia e Criminalistica Caso Bilancia
L’allarme e l’attenzione delle forze dell’ordine si accende a seguito di tre
omicidi commessi in tempi ravvicinato nei confronti di alcune prostitute. Il 9
marzo 1998 sulla scogliera tra Varazze e Cogoleto viene trovato il cadavere
nudo di Stela Truya una prostituta albanese uccisa con un colpo di pistola alla
testa (non vi sono altri segni di violenza anche sessuale non si rinvengono
nemmeno i vestiti e gli effetti personali, la stessa viene identificata tramite le
impronte digitali del cartellino segnaletico). Il successivo 18 marzo viene
rinvenuto il cadavere della prostituta ucraina Ludmyla Zubskova a Pietra Ligure,
a 30 km dal luogo del primo omicidio, uccisa sempre con un colpo di pistola (sul
cadavere rinvenuto semivestito non si sono trovati segni di violenza anche
sessuale). Il 29 marzo 1998 a Cogoleto (GE) viene trovato il cadavere semivestito
di Tessy Adodo giovane nigeriana, colpita da tre colpi di arma da fuoco. A questi
tre omicidi viene ricollegato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Genova
e pertanto oggetto di accurati esami tecnico scientifici da parte dei Carabinieri
del Ris di Parma un altro duplice omicidio avvenuto il 24 marzo di quello stesso
anno a Novi Ligure (AL) in danno di due metronotte, Candido Randò e
Massimiliano Guallo, uccisi perché intervenuti nei pressi di una villetta nella
campagna mentre un soggetto attorno alla cinquantina, ben vestito, a bordo di
una mercedes scura ed armato di una pistola, dopo aver caricato la prostituta
transessuale Lorena Castro cercava di costringerla a sottostare alle proprie
Criminologia e Criminalistica Caso Bilancia
L’omicida fa fuoco ben sette volte uccidendo prima i metronotte e poi
rincorrendo il transessuale che cercava di fuggire, subito dopo si allontana
con la mercedes urtando la panda dei vigilantes, ma fortunatamente il
transessuale sebbene gravemente ferito da l’allarme attraverso la radio dei
vigilantes e, soccorso, riesce a sopravvivere fornendo successivamente un
preciso identikit dell’omicida.
Seguono i due omicidi commessi sui treni sempre con un colpo di revolver:
12 aprile 1998 omicidio dell’infermiera Elisabetta Zoppetti all’interno di
una toilette del pendolino Genova - Venezia prima della stazione di
Voghera, e quello della baby sitter Maria Angela Rubino avvenuto il 18
aprile in una toilette del treno Genova-Ventimiglia all’altezza di Sanremo.
Questi due fatti fanno scoppiare il caso in ambito nazionale allarmando
enormemente l’opinione pubblica dell’intero paese, perché ora le probabili
vittime non fanno più parte di una categoria chiusa ma sono del tutto
indeterminabili legate alla fatalità della presenza del serial killer. Tra i due
omicidi Bilancia uccide di nuovo una prostituta albanese Kristina Valla
trovata il 14 Aprile. L’ultimo omicidio avviene il 20 aprile 1998 in danno di
Giuseppe Mileto un benzinaio di Santo Stefano a Mare in provincia di
Imperia freddato da due colpi di arma da fuoco a scopo di rapina.
Criminologia e Criminalistica Caso Bilancia
Le indagini condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Genova e i
riscontri di accurati esami tecnico scientifici da parte dei Carabinieri del Ris
di Parma in quel mese di aprile portano ad una svolta:
- individuazione del profilo del DNA trovato sui corpi di alcune vittime e
sui
loro oggetti e l’individuazione del tipo di munizionamento usato, 38 special
marca Lapua Patria (prodotto in Finlandia) e, conseguentemente, della
classe del revolver;
- individuazione del Bilancia quale possessore di una mercedes scura dello
stesso tipo di quella notata aggirarsi sui luoghi di prostituzione delle
vittime, data in conto vendita ma mai acquistata, sulla base di una
lamentela del proprietario fatta in un bar;
- studio del profilo del bilancia e suo pedinamento, prelievo del suo DNA da
una tazzina e ritrovamento dell’autovettura che viene prelevata e
sottoposta ad accurati esami da parte del RIS, prima di essere riposizionata
sullo stesso luogo, e riconoscimento da parte di Lorena.
Si acquisiscono idonei elementi che portano all’emissione di un’ordinanza
di custodia cautelare nei confronti del Bilancia che, già pedinato
ininterrottamente per sei giorni, viene arrestato e perquisito anche nella
propria abitazione dove si trova il revolver Smith & Wesson calibro 38
Criminologia e Criminalistica
Caso Bilancia
Successivamente all’arresto gli investigatori ricostruiscono, anche sulla base
della confessione del Bilancia, la sua responsabilità penale per altri omicidi non
risolti: quelli in particolare che hanno scatenato la sua follia omicida,
individuata nella reazione alla frase di scherno percepita dal Bilancia nella
conversazione all’interno di una bisca quando, mentre perde grosse cifre di
denaro, Maurizio Centenaro dice a Giorgio Parenti: “hai visto come abbiamo
agganciato il Valter”. Il risentimento per tale frase ingenera in Bilancia una
violenta reazione per essere stato disprezzato da coloro che riteneva amici,
pertanto uccide prima il Centenaro il 15 ottobre 1997 per soffocamento, poi il
24 ottobre 1997 il Parenti e la moglie con lo stesso revolver che sarà usato per tutti
i delitti (procurato nel mercato clandestino proprio a seguito dell’episodio nella
bisca), entrambi gli omicidi vengono posti in essere all’interno delle abitazioni
delle vittime. La furia omicida opera anche nel settore del gioco d’azzardo, dei
cambiavalute e dei gioiellieri che ricettano preziosi ed oro, per gli omicidi che
seguono: quello dei coniugi Solari e Pitto avvenuto il 27 ottobre 1997; dei
cambiavalute e ricettatori L. Marro ucciso il 13 novembre 1997 e P. Canu il 25
gennaio 1998; e poi, in mezzo ai primi delitti in danno di prostitute, quello di E.
Gorni avvenuto il 23 marzo 1998 sempre in provincia di Genova.
Criminologia e Criminalistica Caso Bilancia

Mappa esame territoriale omicidi


Criminologia e Criminalistica
Caso Bilancia

Revolver marca:
Smith & Wesson
calibro 38 special, modello 17

Munizioni cal 38 special marca


Lapua Patria
Criminologia e Criminalistica
Profilo psicologico del Bilancia
Carattere megalomane, abile ladro e giocatore nelle bische clandestine, che si
scontra con una grave carenza affettiva, aggravata dalla morte del fratello
maggiore, da lui ritenuto punto di riferimento, che si suicida con il figlio di
quattro anni sui binari di Pegli (GE) per dissidi con l’ex coniuge.
Bilancia non ha mai avuto definite esperienze sentimentali e ha un problema
legato alle ridottissime dimensioni del suo pene, che nel passato hanno costituito
oggetto di scherno, per questo bazzica negli ambienti della prostituzione,
rendendosi protagonista di episodi non denunciati di violenza ed arroganza nei
confronti delle prostitute, comportamenti aggravatisi con il suicidio del fratello
la cui colpa è attribuita alla ex moglie come donna. In Bilancia si individua un
senso profondo di rivendicazione narcisistica, che lo ha portato a mettersi al
centro della situazione, ad aver un risarcimento per essere disprezzato dalle
persone che operano nel mondo del gioco d’azzardo e dei ricettatori e quello
delle donne. L’uso del gioco d’azzardo, come l’andare a prostitute, costituiscono
azioni a scopo di grandiosità per nascondere le proprie debolezze il cattivo
rapporto con il padre, con l’uso del denaro, con le donne, con la sua minore
sessualità che lo fanno piombare nella follia omicida quando questa grandiosità
viene contraddetta, proprio per riaffermarla.
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”
Serie di duplici omicidi la cui triste storia ha inizio il 15 aprile del 1974 a Borgo
San Lorenzo, quando in una notte tra sabato e domenica, due fidanzati
Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore vengono uccisi a colpi di pistola calibro 22
e di coltello. Sul corpo della donna semi svestita (con 96 ferite di arma da taglio)
viene trovato un tralcio di vite parzialmente infilato nella vagina. A questo
duplice omicidio dopo molti anni segue un altro delitto commesso con le stesse
modalità il 7 giugno del 1981, sui colli di Scandicci, un altro duplice omicidio
con colpi di pistola calibro 22 di una coppia Carmela De Nuccio e Giovanni
Foggi intenti a far l’amore in auto, per la prima volta si nota l’asportazione di
un pezzo di pube dalla donna. Gli investigatori battono tutte le piste senza
comprendere bene il collegamento con il primo delitto, mentre è chiara la
relazione con quello seguente seguente avvenuto il 23 ottobre del 1981 a carico di
un’altra coppia Susanna Cambi e Stefano Baldi sorpresa a far l’amore in auto
a Calenzano, ancora una volta vengono uccisi a colpi di calibro 22 e con
l’asportazione del pube della donna. Si genera negli organi di stampa l’allarme
mostro, ancor più amplificato dal fatto che le piste battute dagli investigatori
risultino vane.
Criminologia e Criminalistica Caso del “mostro di Firenze”
Nella tarda serata 19 giugno 1982 un nuovo duplice omicidio nei confronti di
Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, qui l’omicida agisce subito dopo l’atto
sessuale quando la donna è nel sedile posteriore dell’autovettura e l’uomo si sta
già rivestendo nel posto di guida. I primi colpi di arma da fuoco, calibro 22,
attingono la donna; l’uomo accende l’autovettura ed i fari e parte in retromarcia
ma l’omicida lo rincorre, prima gli spara sui fari e poi indirizza i colpi verso il
giovane e probabilmente per la fretta, non compie la mutilazione sul corpo della
donna. Paolo Mainardi da ancora segni di vita quando arrivano sul posto i
carabinieri e l’ambulanza, allertati da alcuni passanti, nonostante l’immediato
intervento muore la mattinata successiva, senza riprendere conoscenza. In quei
giorni i carabinieri nascondono alla stampa il decesso ventilando una sua
ripresa di conoscenza per valutare la possibilità di alcuni aspetti investigativi poi
risultati senza esito.
Danno invece esito gli accertamenti condotti su di un altro duplice omicidio
avvenuto molti anni prima a Signa, il 22 agosto 1968, nei confronti di Antonio Lo
Bianco e Barbara Locci. Sulla base di un raffronto voluto da un maresciallo dei
carabinieri, la perizia balistica accerta che tutti i bossoli calibro 22 repertati
nei luoghi dei delitti, con la lettera H impressa (che contraddistingue il lotto
fabbricato fino al 1980 dalla Winchester), sono stati sparati dalla stessa arma,
una pistola Beretta calibro 22.
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”
In quel duplice omicidio avvenuto alla presenza del figlio di cinque anni della
Locci che si era appartata con l’amante, il bambino fu risparmiato. I carabinieri
iniziarono subito le indagini su Stefano MELE, il marito tradito, poi arrestato e
condannato, ma durante le indagini si accerta la responsabilità di altri amanti
della moglie, altri sardi: i fratelli Salvatore e Francesco VINCI e Carmelo
CUTRONA collegati ad appartenenti all’anonima sarda. Si aprono ancora le porte
del carcere per Stefano MELE e Francesco VINCI che si trova già in carcere per
maltrattamenti del coniuge vi rimane perché formalmente indiziato del delitto
del 1968 e per quelli successivi del “Mostro”, ma mentre sono ancora in carcere
avviene un’altro duplice delitto che li scagiona e fa esplodere l’allarme collettivo.
Nella sera del 9 settembre 1983 a Galluzzo (FI) vengono uccisi sempre a colpi di
pistola calibro 22 all’interno di un furgone adibito a camper Uve Rush e Horst
Mayer due giovani tedeschi scambiati per una coppia, dato che Uve porta lunghi
capelli biondi, con sette colpi di pistola partiti da un finestrino. Viene ancora
battuta la pista sarda: vengono arrestati Giovanni MELE fratello di Stefano ed il
cognato Stefano MUCCIARINI accusati del delitto del 1968 e degli omicidi del
mostro.
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”
Ma il 30 luglio 1984 alle ore 3.45 una telefonata anonima avvisa i
carabinieri che a Boschetta di Vicchio ci sono due ragazzi morti. Pia Rontini
e Claudio Stefanacci sorpresi dal mostro sulla loro Fiat Panda vengono
barbaramente uccisi, la ragazza giace supina a gambe divaricate il pube è
completamente asportato. Crolla allora la pista sarda si decide di far
tracciare un identikit psicologico del mostro, incarico affidato a tre super
periti e ad uno studio approfondito dall’FBI e del Bundescriminalamt
Tedesco: si tracciano le caratteristiche di un “Lustmorder” un soggetto che
agisce scegliendo luoghi e situazioni, non le vittime; dirige su queste profonde
cariche aggressive e sessualizzate, agisce da solo, è destrimane, dimostra una
destrezza semiprofessionale nell’uso dell’arma da taglio ed al tempo stesso ha
problemi di impotenza ed inadeguatezza sessuale. La notte dell’8 settembre
1985 agli Scopeti si verifica l’ultimo delitto ai danni dei turisti francesi
Nadine Mauriot e Jean Krevechvili sorpresi all’interno di una tenda mentre
facevano l’amore, l’uomo tenta di fuggire ma raggiunto viene colpito anche
con colpi d’arma da taglio oltre che con la solita calibro 22 mentre la donna
subisce l’asportazione del pube e della mammella, un lembo di pelle viene
inviato in una lettera al sostituto procuratore Silvia della Monica (e sempre
nello stesso giorno il 10 settembre 1985 viene trovato un bossolo di calibro 22
dello stesso tipo di quelli usati dal mostro nel parcheggio dell’ospedale di Santa
Maria Annunziata di Ponte a Niccheri a Firenze).
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”
La pista sarda entra definitivamente in crisi nell’ottica della neocostituita
Squadra Antimostro, sull’onda di un allarme ormai reso esponenziale dagli
organi di stampa e di Governo (viene anche messa una taglia di mezzo
miliardo per l’identificazione del Mostro) nell’ottobre del 1989, dall’analisi
dei dati raccolti sulla base del criminal profiling tracciato (su 82 persone
sospettate), viene posta in evidenza la figura di un contadino di 72 anni
Pietro Pacciani (già indicato in una lettera anonima pervenuta ai carabinieri
nel settembre del 1985 sul quale venne svolta una perquisizione domiciliare ed
un’interrogatorio senza riscontri positivi), originario di Vicchio, ma residente
a Mercatale di San Casciano Val di Pesa. Ad accusarlo una serie di indizi e
risultati di alcune perquisizioni compiute sulla propria abitazione: un porta
sapone e un blocco da disegno che si ritengono appartenuti ai tedeschi
uccisi, un straccio simile a pezzi stoffa inviati anonimamente ai carabinieri
della stazione di San Casciano che avvolgevano l’asta guida-molla di una
pistola calibro 22, l’indicazione che la persona violenta e noto guardone, era
stata vista nei giorni prima nelle vicinanze di alcuni luoghi dei delitti, ma
soprattutto una cartuccia calibro 22 marcata H che porta su di se solo due
(su tre necessari per l’identificazione) dei segni compatibili con la pistola
utilizzata dal mostro (bossolo trovato su di un incavo di un blocco di cemento
di un filare di viti della casa del Pacciani).
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”
Dopo otto mesi di dibattimento la Corte d’Assise di Firenze, il 1 novembre 1994, condanna
Pacciani per tutti i delitti escluso quello del 1968 a sette ergastoli, ma poi nel processo
d’appello viene assolto e scarcerato il 13 febbraio 1996 perché gli indizi raccolti
appaiono troppo deboli.
Ma già dall’ottobre del 1995 vengono avviate nuove indagini ed un nuovo processo sui
cosiddetti “compagni di merende”. Il 12 febbraio 1996 viene arrestato Mario Vanni grazie
alle dichiarazioni di un nuovo super teste, altro soggetto legato al Pacciani, Giancarlo
Lotti che accusa Pacciani e Vanni degli omicidi e si auto accusa di averli accompagnati ed
assistiti negli ultimi due delitti, all’ultimo di questi è presente anche Fernando Pucci
altro frequentatore di prostitute e guardone amico del Lotti. Le indagini dirette dal
nuovo capo della mobile di Firenze Michele Giuttari partono dall’identificazione del Lotti
(gestito dalla stessa Squadra Mobile nell’ ambito di un programma di protezione in
quanto collaboratore di giustizia) questo viene chiamato in causa da tre prostitute
(Filippa Nicoletti, Gabriella Ghiribelli e Maria Antonietta Sperduto) che hanno in passato
frequentato Pacciani, Lotti e Vanni e un particolare mago “Francesco Indovino”,
alcolizzato con precedenti penali che abita nella zona di San Casciano, promuovendo
riti e riunioni spiritiche che si concludevano con orge, a tali serate partecipava talvolta
anche un certo mago Manuelito che operava in Firenze (entrambi i maghi muoiono poco
tempo dopo l’ultimo omicidio).
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”

Dalle dichiarazioni di Lotti e dai riscontri emerge un’altra figura utile alle
indagini, Giovanni Faggi, annoverabile fra i compagni di merende. Nei confronti
di quest’ultimo insieme a Vanni, Lotti e Pacciani viene configurato il reato di
associazione a delinquere finalizzata alla commissione di omicidi, vilipendio di
cadaveri, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, e seguono gli arresti di
Vanni e Faggi. Pacciani a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione che
revoca la sentenza di assoluzione della Corte d’Assise d’Appello torna di nuovo
in carcere e poi agli arresti domiciliari dove il 22 febbraio 1998 viene trovato
morto con i pantaloni abbassati, si parla di decesso cardiocircolatorio ma gli
inquirenti indagano sui fatti. La Corte d’Assise condanna all’ergastolo
MarioVanni e Lotti a trenta anni di reclusione, mentre assolve il Faggi, decisioni
queste confermate poi in appello salva la riduzione a 26 anni per Lotti.
Sono tuttora in corso le indagini sui “mandanti eccellenti” dei “compagni di
merende” sia da parte della Procura della Repubblica di Firenze che da parte
di quella di Perugia: emerge la figura di Francesco Narducci medico chirurgo
di famiglia altolocata di Perugia, persona esperta nell’uso delle armi da fuoco
con problemi sessuali di impotenza, con frequentazioni equivoche nell’ambiente
dei due maghi già citati, operanti nei pressi di Firenze, ed altri soggetti
attualmente indagati tra cui il Farmacista della frazione di San Casciano Val di
Pesa.
Criminologia e Criminalistica
Caso del “mostro di Firenze”

Il Narducci viene trovato morto nel lago Trasimeno il 13 ottobre 1985, non
viene effettuata l’autopsia per coprire le vere cause del decesso, ma si
attribuisce subito la morte ad un malore durante un giro in barca (sembra da
non escludere la sostituzione del cadavere con altro per sviare i primi
accertamenti e far accreditare la versione del malore). Si stanno tuttora
svolgendo le indagini per chiarire questi inquietanti aspetti, è stata riesumata
la salma del Narducci a seguito di una frase captata nel corso di
un’intercettazione telefonica tra due indagati (“guarda che ti facciamo fare la
fine del medico morto nel lago”) nell’ambito delle indagini sui quattro
“mandanti eccellenti” che avrebbero pagato Pacciani ed i suoi complici per
ottenere i feticci delle vittime, il tutto riscontrato dalle ingenti somme di
danaro che il Pacciani ed il Vanni hanno investito nel periodo dei delitti.
Criminologia e Criminalistica

30 periodi di lezione per


l’acquisizione di 5 crediti formativi
Esame Orale

LA VITTIMOLOGIA

Insegnante: Colonnello dei Carabinieri Dottor Mariano


ANGIONI
Relatore: Dottoressa Irene STRACCAMORE
e-mail: marianoangioni@libero.it
e-mail: istraccamore@katamail.com
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA

La Vittimologia è una disciplina relativamente recente, anni ‘40- ‘50,


che si occupa della VITTIMA e del suo studio.
E’ uno dei temi più attuali nell’ambito delle scienze umane, nasce,
infatti, in seno alla psicologia sociale e giuridica, sui rapporti che
intercorrono tra AUTORE e VITTIMA del crimine.

Il suo oggetto è “lo studio della vittima del crimine, della sua
personalità, delle sue caratteristiche biologiche, morali, sociali e
culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo che ha assunto
nella genesi del crimine” (G. Gulotta).
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
Quali vittime?
“……… ... vittime delle guerre e delle persecuzioni politiche e razziali, vittime
dello sviluppo e della liberazione del terzo mondo, della tortura, della
ritardata emancipazione delle donne, della mancata tutela dell’infanzia e
della gioventù … … … vittime del terrorismo, della violenza politica e della
mafia, … … . vittime del furto, delle rapine, dei disastri, … …. vittime della
strada …. della droga, della violenza, dei truffaldini metodi del crimine
informatico, … , vittime della violenza sessuale …” (R. Gherardi)

Molte altre ancora potremmo aggiungerne, ma in questo corso il nostro


interesse si concentra sulla vittimologia come branca della Criminologia,
quindi sullo studio della vittima di un reato.
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
Il primo autore ad utilizzare tale accezione è stato Hans von Henting che nel
1948 scrisse “The criminal and his victim” introducendo i concetti di:
- CONDIZIONE DI CRIMINALE - VITTIMA;
- VITTIMA LATENTE (generale - speciale);
- RAPPORTO CRIMINALE - VITTIMA.
Circoscrisse, così, l’analisi alla vittima del reato, enfatizzando l’interazione
criminale - vittima e mettendo in evidenza la possibilità di un concorso della
vittima al compimento dell’evento criminoso: “… …. Egli sottolineò la
complessità del rapporto criminale - vittima, mettendo in evidenza come
alcune persone e certe situazioni siano idonee a favorire le circostanze in cui
avviene il processo di vittimizzazione.” (R. Bisi)
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
Un iniziale interesse per la VITTIMOLOGIA, basato principalmente su dati
statistici e materiale giudiziario, lo dobbiamo a Beniamin Mendelsohn che, nel
1937 e successivamente nel 1940, raccolse informazioni e approfondì ricerche
sulle vittime presso il suo studio legale, soprattutto su quelle di stupri.
Da lui fu coniato il termine “VITTIMOLOGIA”, ma anche quello di
“VITTIMITÀ”.
Anch’egli operò una classificazione, in base al grado di colpevolezza delle
vittime, creando diverse categorie:

- da VITTIMA COMPLETAMENTE INNOCENTE (un bambino);


- a VITTIMA PIÙ COLPEVOLE (un aggressore che diviene a sua volta
vittima).
Criminologia e Criminalistica
VITTIMOLOGIA
Molti gli autori ed i contributi forniti a questa giovane disciplina, citeremo i più
significativi.
Wolfgang, nel 1958, elaborò la teoria di victim precipitation, che ha sollevato non
pochi dissensi e critiche. Secondo tale teoria vi sono dei casi “…. in cui sarebbe la
vittima a fare precipitare l’azione delittuosa e, in ultima analisi, a determinare il
proprio rischio di vittimizzazione”.
Più recente ed interessante la teoria elaborata da Sparks (1982), basata sulla
importanza di sei fattori in ambito vittimilogico:
- VULNERABILITA’ (riguarda soggetti ad alto rischio di vittimizzazione);
- OPPORTUNITA’ (si riferisce alla disponibilità di un bene);
- ATTRAZIONE (si riferisce alla tentazione che un certo bene esercita sul
criminale);
- FACILITAZIONE ( indica una situazione rischiosa creata dai comportamenti
della vittima per negligenza ed imprudenza);
- PRECIPITAZIONE (concetto già analizzato);
- IMPUNITA’ (indica situazioni in cui la vittima è improbabile che denunci
l’evento).
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA

Secondo M. Seymond (1983), le risposte delle vittime agli eventi negativi,


sono pressoché uguali e seguono quattro fasi distinte, pur con variazioni di
intensità e durata:
Prima fase – shock e negazione dell’evento, incredulità;
Seconda fase – ripristino del contatto con la realtà circostante, bisogno di
parlare;
Terza fase – depressione traumatica, autoaccuse;
Quarta fase – sviluppo di meccanismi di difesa, minimizzazione,
prevenzione del rischio di nuova vittimizzazione.
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
Esistono dei comportamenti particolari che una vittima può mettere in atto per
difendersi da una situazione di pericolo e angoscia, in particolare uno è
riconducibile alla cosiddetta Sindrome di Stoccolma.
Nel 1973 durante una rapina alla Kreditbanken, sessanta persone furono
sequestrate e tenute in ostaggio, minacciate da individui armati, per sei giorni.
Durante tale periodo alcune vittime provarono una sorta di attaccamento
emotivo per i sequestratori ed una delle sequestrate, in seguito, ebbe un
rapporto sentimentale con uno dei banditi “Swedish Robin Hood”.
Patricia Hearst, nel 1974, fu rapita dall’Esercito di Liberazione Simbionese,
successivamente prese parte ad una rapina insieme ai suoi rapitori, nonostante
le sue considerevoli ricchezze.
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
Nel nostro paese il fenomeno “vittime di rapimenti” è stato particolarmente
studiato, poiché dal 65 all’82, abbiamo avuto circa seicento sequestri di
persona (fra cui cinquanta uccisi). Le vittime manifestano molteplici
problematiche, generalmente il Disturbo Post Traumatico da Stress,
caratterizzato da ansia, incubi notturni, disturbi del sonno o dell’umore.

Quanto sin qui esposto, farebbe facilmente supporre l’“attiva” partecipazione


della vittima al precipitare dell’evento e che una prevenzione del crimine
potrebbe essere legata ad una maggiore consapevolezza da parte di questa dei
rischi legati ad un suo comportamento in un certo senso “scatenante”.

Ovviamente non è così semplice e semplicistico, poiché certe “caratteristiche”


sono inevitabili: il sesso, l’età, il luogo di residenza o di lavoro, ecc.
Criminologia e Criminalistica

VITTIMOLOGIA
In chiusura vogliamo citare alcune “vittime”, molto attuali ed un caso, senza
commenti, emblematico di certa VITTIMOLOGIA nei giorni nostri.

Le vittime della giustizia, quelle dei mass - media, delle molestie sul lavoro,
del bullismo, del nonnismo, dei maltrattamenti in famiglia, l’eutanasia ……..

Natascha Kampusch ha vissuto segregata con il rapitore Wolfgang Priklopil


dal 1998 al 2006, ha dichiarato che pur potendo fuggire, ha preferito rimanere
col suo “aguzzino” e si è dispiaciuta per la morte del rapitore, suicidatosi dopo
la sua fuga.