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Aprile 2016

n. 36 anno 4
Genova

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

elleducazione le radici sono


amare, il frutto invece dolce.
Detto attribuito ad Aristotele da Diogene
Laerzio, Vite dei filosofi

IN QUESTO NUMERO
Planetario| Entre le vide et l'vnement pur - L. Calpurni
E. A. Poe - Oltre le ali del corvo - P. Palermo
Le poesie dei lettori | Il pagliaccio - S. Massa
Elementi | Men - C. Calabresi
Diario di scuola - D. Porcheddu
Il fascino del fuori tempo - P. Martino
Migrazioni | poesia di Erwin Hurenkamp - A. Denaro
Prossa Nova | Rachele - A. Moro
Prossa dei lettori | Viaggio di ritorno - T. Caldana
Infischiatene | recensione - G. Erriu

www.fischidicarta.it

Di classifiche in rete se ne trovano di tutti i generi,


tante se ne leggono e tante presto si dimenticano. Una
ricca bibliografia in merito si pu trovare anche a proposito delleditoria (es: gli 80 libri che ogni vero uomo
dovrebbe leggere esiste davvero, lha redatta Esquire, e gli scrittori sono, naturalmente, tutti uomini, con
lunica illustre eccezione di Flannery OConnor). Tra
le tante, mi ha colpito in particolare una classifica pubblicata mesi fa da Amazon, in cui venivano indicati i
dieci libri pi sottolineati sui Kindle nel 2014. Alcuni
dei titoli presenti mi hanno fatto sorridere (soprattutto
accatastati cos, uno di seguito allaltro): Pensa e arricchisci te stesso, Come trattare gli altri e farseli amici, Pensieri lenti
e veloci, Le armi della persuasione, Il potere di Adesso: una guida allilluminazione spirituale. Ammetto di non aver letto
nessuno di questi libri, ma losservazione pi evidente
che si pu trarre, anche solo scorrendo i titoli, che si

Un tema che si impone allattenzione dei lettori di


questo numero certamente leducazione. Listruzione, linsegnamento, linsegnante sono questioni
oggigiorno scottanti e in questo gran calderone finiscono accadimenti grandi e minori: muore, un mese
e mezzo fa, Umberto Eco, illustre insegnante; entra
in vigore la seconda parte della Buona Scuola, quella
che introduce lalternanza scuola-lavoro; esce il bando
di concorso per le cattedre fisse e persino un avvenimento, anchesso risalente a un paio di mesi fa, come il
famoso petaloso vi rientra. Come tutti questi tasselli
possono essere connessi? Perch riguardano ununica
parola: formazione. Claudia Calabresi indica nel suo
articolo un modo pi genuino di fare insegnamento
rispetto a quello asfittico della nozionistica, professato
a mo di litania da molti insegnanti di ogni fascia o et,
che grossomodo condivido. Il magister ha un compito

di Amelia Moro

LA RICETTA PER ESSERE FELICI

di Alessandro Mantovani

DAL FIORE AL FRUTTO

EDITORIALE

difficile da attuare: come strutturare una mente fornendole strumenti, senza condizionarla con il proprio
modo di vedere le cose? Socrate insegnate per eccellenza, ma sappiamo bene che egli non insegna alcunch, aiuta a tirar fuori ci che dentro il discipulus, le
sue, diremmo oggi, capacit innate. Ci che bene che
i docenti di oggi ricordino, per, che non si deve confondere leduzione di tali capacit con laccondiscendenza alla faciloneria, e qui entriamo nel caso petaloso. Il bambino-prodigio, se ricordate laccaduto,
che ha inventato il neologismo, ha ricevuto un pessimo
insegnamento: cio che per essere dei geni basta seguire una capacit tutta innata la quale si professa cos
gioiosa e libera da non aver bisogno di alcun canale
che la indirizzi, da non necessitare di regole. Eppure
se lartista colui che conosce cos bene i dettami da
poterli sovvertire, ci si rende conto di come questa modalit sia errata. Linsegnamento che si dovrebbe professare che valori utili sono dedizione e conoscenza,
che dietro lallettante rapidit del baro esiste la morale. Il nostro caro Eco non diventato un genio scrivendo un neologismo (chiss quanti ne ha inventati), ma in
una ricerca lunga una vita. C gusto nellapprendere
progressivamente e c un gusto nellimpegno fruttifero.
Questo bisognerebbe imparare

tratta di manuali. Alla domanda Perch leggi? ho


sempre risposto dentro di me: Per essere felice, ma
il mio essere felice aveva a che fare con loblio, con
limmersione in un mondo che mi portasse lontano da
me stessa attraverso le parole di un altro. Questi sono
invece dei veri e propri manuali (alcuni di natura spiccatamente pratica altri pi spirituali) per ottenere
successo, stima, appagamento. Si possono annoverare
nella lista, anche se il tema pi specifico, la biografia
di Steve Jobs e SEO Google (una guida di web marketing: fosse vivo, Balzac inserirebbe senzaltro nella sua
Comdie humaine la categoria dellindividuo che tenta la
scalata sociale utilizzando le potenzialit di Internet).
E poi c laltro lato della medaglia, due libri che affrontano una grande paura del nostro tempo: il cancro. The China Study il discusso manuale che imputa
la causa di svariate malattie al regime alimentare; Un
altro giro di giostra unopera del giornalista Tiziano
Terzani, che, dopo averci narrato il Vietnam, la Cina,
la caduta dellURSS, racconta il sorgere del cancro e il
suo modo di affrontarlo: mettendosi in viaggio, come
ha fatto per tutta la vita. Di tutti questi libri ne ho letti
solo due, ed entrambi li consiglio: Terzani e poi, al settimo posto, deliziosamente fuori dal coro: i Miserabili
di Hugo

MONDELLO

di Alessandro Mantovani
Non domandarti se le stelle marine
appiccicate al molo
siano un pezzo residuale
delle speranze che conduciamo
di guinzaglio come ciechi
tra le spazzature gettate in strada
nella luce scarsa delle notti.
I bambini pi distanti, se li vedi,
al centro della piazza
fanno la ruota e le capriole
si tirano cartacce, bisunte di merenda
(qualche arancina da due soldi o il fritto
di casa propria)
sapendo che ancora il crepuscolo.
Fermati e ascolta qui il loro grido vigoroso
alle falde di questo monte che tutto
ci vorrebbe dire
ma non ha imparato a sillabare.
Digliela tu qualche parola
su come siamo piccoli sciami di genti
su come Palermo
un ammasso di rovine
discorri del latte verde e dei parcheggiatori bengalesi
del rifugio per cui non c' mappa
a cui tornare e di noi qui
a rammendare le gomene
delle barche future
o qualche filo che tenga
forte nella stessa rete
ci che questo vento strappa
a tutti: i tavolini del bar,
le palme sempreverdi, lo spazio intero.
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PLANETARIO

ENTRE LE VIDE ET LEVNMENT PUR


di Laura Calpurni

Non c poesia senza catene scrive il verso lo stato puro, ripreso per
selezione, coltivato senza mescolanza di
errori, di una propriet del linguaggio.
Paul Valery nasce a Ste nel 1871. Si
avvicina alla poesia con brevi spunti stesi
su svariati taccuini. Nel 1892 la vocazione
letteraria di Valry subisce un duro contraccolpo: scosso da una crisi personale,
ripudier la scrittura come forma
di vanitosa autoaffermazione. Il malessere lo coglie nella notte tra il 4 e 5 ottobre del 1892 mentre si trova a Genova.
Come egli stesso afferma in un saggio su
Poe, sono i dubbi e le incertezze dei suoi
ventanni ad aver determinato quella che
senza mezzi termini chiama la crisi dello
spirito. Decide allora di annotare tutte le
riflessioni successive a quella notte in un
diario, con lintento di raggiungere il massimo grado di conoscenza e di controllo
del suo intelletto. Nonostante la decisione
presa nella famosa Nuit de Gnes Paul
Valry non abbandona del tutto la poesia, piuttosto se ne tiene a debita distanza. Nel 1894 si trasferisce a Parigi e trova
un impiego come redattore al Ministero
della Guerra. La carriera poetica, invece,
riprende quota grazie allintercessione di
Gide che gli permette di pubblicare, presso la casa editrice Gallimard, la raccolata
La jeune Parque. La raccolta un grande
successo e seguono altre due composizioni: Le cimitire marin (1920), incentrato sulla figura e significato del mare e Charmes,

gli Incanti, del 1922. Le sue composizioni


raccolgono consensi e approvazioni da
parte di un numero di lettori sempre pi
numeroso. Eletto nel 1925 allAcadmie
Franaise, massimo riconoscimento per
un letterato francese, durante loccupazione nazista lavora come amministratore al
centro universitario di Nizza, ma il netto
rifiuto di collaborare con il regime
provoca la rimozione dallincarico. Muore
a Parigi poche settimane dopo la fine della
guerra, il 20 luglio 1945.
Valry vive a cavallo di due secoli dal
valore culturale cruciale. La sua una
figura di autore in grado di fare tesoro
dellesperienza simbolista dellOttocento
appena trascorso; consapevole dellimmensa portata di essa in campo stilistico e
la rielabora affinandola meticolosamente,
con un intenso labor limae sul verso. Esso
risulta levigato, non scarnificato, ma
vivamente musicale. Le immagini svaniscono e si confondono per lasciare spazio
al suono, alla profondit della costruzione
in alessandrini, al colore sempre vivo delle
metafore. Il poeta si annulla nella stessa
definizione di colui che produce, colui che
compie, mette in ordine i richiami dellintelletto. Ai suoi occhi, la poesia frutto del
lavoro che svolge un ruolo essenziale nel
contrastare il caso. Ed una poesia pregna di suono, ritmo e fisicit. La parola
espressa in maniera sensuale, quasi carnale. I protagonisti delle sue opere brillano di forza adamantina carica allo stesso

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tempo di oscurit demoniaca. Il tempo si


ferma nella densit dellazzurro, il colore
predominante, nella forza del mare, nella
fuggevolezza di leggiadre figure mitologiche femminili: Valry pi classico di
quanto sembri, la sua originalit consi-

ste nella ripresa del tempo, nel ricorso alla


forma, nella strenua volont di mescolare
il passato al presente. Consapevole che la
poesia, nel Novencento, non sar pi la
stessa

BIBLIOGRAFIA
Paul Valry, Opere Poetiche, a cura di G. Pontiggia, Guanda Editore, 1989.

EDGAR ALLAN POE


di Paolo Palermo

OLTRE LE ALI DEL CORVO

Prendendo in considerazione la vasta produzione letteraria di Edgar Allan Poe facile


soffermarsi al reparto dei racconti brevi, piccole perle che hanno contribuito a rinverdire
tutto un genere letterario. Ma lo scrittore di
Boston molto di pi: nella sua bibliografia
compaiono anche articoli satirici, diversi saggi sullarte della composizione e, a sorpresa,
svariate poesie.
Ora, per quanto riguarda il poeta Poe bisogna
volare oltre la popolarit incredibile di cui il
suo componimento maggiore The Raven
gode ancora oggi. Daltro canto necessario,
per capire meglio la sua poetica, estrapolare alcuni concetti fondamentali dalle strofe
della sopracitata poesia: primo tra tutti, quel
bisogno di analizzare attraverso uno studio
costante lumana sete di auto-tortura che
attanaglia lindividuo. The Raven difatti la
poesia della tensione inquieta, della presenza
assillante di una coscienza che attraverso
sapienti allitterazioni e martellanti ripetizioni
riesce a scarnificare ogni volont delluomo, costretto a fare i conti con la propria perversione. Emblematica la strofa finale, che
presenta unanima stesa nella propria ombra,
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impossibilitata a risollevarsi sotto lo sguardo


severo del corvo:
[da The Raven, 18]

E mai pi volando via, il corvo ancora l si posa,



[ancora
l siede, sopra il pallido busto di Pallade, sopra la

[porta della mia stanza;
e sembrano i suoi occhi dun demonio che sogni;
e la luce della lampada che linveste ne getta lombra

[sul pavimento;
e la mia anima da quellombra che fluttua
[sul pavimento
non sar sollevata mai pi!
Al di l di questo, per, la poesia proposta
da Edgar Allan Poe arriva molto prima di
The Raven, che stata pubblicata soltanto
nel 1845. Forse i pi non sanno che lesordio letterario di Poe sul mercato americano
avvenne a diciottanni mentre era in servizio
presso la United States Army mentendo sulla
sua et, nel 1827: Tamerlane, un ambizioso poema epico di spiccato gusto romantico, ricco

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di richiami a Lord Byron e a una cultura


orientaleggiante, variopinta. Il Tamerlano
protagonista dellopera, difatti, altri non
che uno spietato ed effimero conquistatore
mongolo del XIV secolo qui rivisitato in
punto di morte con contrasti in chiaroscuro
tipicamente riconducibili alla poetica del
Romanticismo inglese, sopratutto al gi citato Byron:
[da Tamerlane, 1]

Dolce sollievo nellora in cui si muore!


Ma non di questo, padre, ora tratter con te
n riterr, stoltamente, che da un potere
terrestre possa mai salvarsi il peccato
cui lindusse un orgoglio che va oltre lumano.
Non ho io tempo per sogni o per fole:
e tu parli di speranza quel fuoco dogni fuoco!
Non che tormentosa brama []
La raccolta non ottenne il successo sperato,
ma Poe non smise di scrivere nellottica di
ripubblicare due anni dopo una versione aggiornata di Tamerlane, con laggiunta
di altre poesie. del 1831, invece, la terza
raccolta di composizioni chiamata semplicemente Poems: qui vennero ristampati i
vecchi lavori insieme a nuovi inediti, e finalmente Poe cominci a riscuotere successo.
Compare qui un testo probabilmente gi
del 1829 che ci dice molto del lato personale del poeta, capace di ragionare sulla
sua infanzia difficile con unintimit quasi
commovente.
TESTI IN ITALIANO TRATTI DA
E. A. Poe, Tutti i racconti, le poesie

[da Alone]
Fanciullo, io gi non ero
come altri erano, n vedevo
come gli altri vedevano. Mai
derivai da una comune fonte
le mie passioni, n mai,
da quella stessa, i miei aspri affanni.
N il tripudio al mio cuore
io ridestavo in accordo con altri,
tutto quello che amai, io lamai da solo.
[]
Estremamente toccante, se si considera il difficile approccio alla vita avuto da
questautore, che in questi versi prende coscienza della sua diversit che lavrebbe poi
portato verso le strade pi oscure dellalcool e della follia.
Le poesie di Poe, svariate oltre agli stralci
qui proposti solamente estratti da composizioni pi corpose e complesse sono
la pura testimonianza di una grande padronanza stilistica e gusto nella scelta delle
parole, due qualit sottovalutate di un pezzo di bibliografia ricco di sorprese, capace
di regalarci un diverso punto di vista per
comprendere al meglio la poetica dellautore statunitense, che, nonostante il passare
degli anni, continua a essere un punto di
riferimento importante per tutti gli scrittori
contemporanei: chiss, magari anche per
qualche poeta

e Gordon Pym, Newton Compton Editori.

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LE
POESIE
DEI
LETTORI
IL PAGLIACCIO
di Sara Massa
Nascondo
questa oziosa frustrazione
di non essere altro
che me.
In quegli amari sorrisi
che mi dipingono il volto,
come tracce di un male espiato,
io vedo il nulla
e quella folle sensazione
di impotenza
mi preme il petto.
E credo,
nel tremolio del tedio,
in te, amore mio,
unica risata sicura
in questa vita di ciottoli scuri,
di mari celati
in un mare d'angoscia.
Cancella,
su di me,
questo volto tumefatto
dalla gioia,
questa commiserazione umana
che chiamiamo
ironia.
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ELEMENTI
MEN

di Claudia Calabresi
insegnare v. tr. [lat. *insgnare, propr. imprimere segni (nella mente), der. di signum segno,
col pref. in-1] (io insgno, ... noi insegniamo, voi
insegnate, e nel cong. insegniamo, insegniate).
1.
a. In genere, far s, con le parole, con spiegazioni, o anche solo con lesempio, che qualcun altro
acquisti una o pi cognizioni, unesperienza, unabitudine, la capacit di compiere unoperazione, o
apprenda il modo di fare un lavoro, di esercitare
unattivit, di far funzionare un meccanismo, ecc
[]
Cos dice la Treccani, e io le credo. Tra
le molte cose che accomunano ogni persona a qualsiasi altro suo simile, di certo una
quella di aver avuto, prima o poi, qualcuno
che ha fatto s, con le parole, con spiegazioni, o anche solo con lesempio, che essa
acquistasse etcetera.
Fin qui, tutto chiaro. Questo il significato pi comune, e infatti sfoggia una sostanziosa a a supporto della sua tesi. Questa a, a dire il vero, talmente succulenta
e appetitosa che chiunque dia unocchiata
allenciclopedia si ferma a lei: non va avanti. Non legge quello che c dopo.
Non mangia anche la b, insomma. Che,
per, altrettanto nutriente, e ve la servo
subito.
b. In senso morale, far contrarre a una persona,

con discorsi, con lesempio, con la persuasione, unabitudine o una disposizione buona o cattiva []
Ogni volta che qualcuno si ferma alla
a di un lemma, la b muore. Ed un vizio molto comune quello di fermarsi alla
prima lettera dellalfabeto allinsalatina
dellantipasto, per intenderci.
Quante persone hanno incontrato, nella loro vita, un insegnante che prima di insegnare avesse pasteggiato con la a? Tutti,
fino a prova contraria.
Quante persone hanno incontrato, nella loro vita, un insegnante che prima di insegnare avesse pasteggiato con la b?
Sapete gi dove voglio arrivare. Ma
questa non una polemica: la mia una
domanda molto articolata di circa cinquemila battute a chi ha insegnato, a chi
insegna e a chi vorrebbe insegnare: quali
sono i segni che necessario imprimere
nella mente dei propri studenti? Numeri e
lettere sono sufficienti?
Oh, avanti. La lectio facilior non ha mai
convinto nessuno.
Il punto che nessuno conosce la risposta. Siamo finiti, io e voi, in quel prodigioso
universo astratto chiamato boh.
Miriadi di insegnanti anoressici sono
andati avanti ad a per tutta la loro carriera,
senza mai chiedere al cameriere il resto del
men. Ulteriori miriadi lo stanno facendo
ora e lo faranno domani. E dopodomani.
Tra dieci anni.

Fischi di carta

I cuochi della Treccani sono disoccupati


Ma veniamo al dunque. I segni che noi
da decenni, probabilmente.
imprimiamo nella mente dei nostri studenti
No, non una polemica, questa unin- non sono tacche sul muro di una prigione,
terrogazione. Lesito non scontato. Perch n iniziali damore su un albero o incisioni
la maggior parte degli insegnanti non in- rupestri. Si tratta, piuttosto, di tutta lemsegna nel senso pieno del termine? Perch patia con cui riusciamo a porci in ascolto:
nessuno ha insegnato loro a farlo. Perch un insegnante non spiegher mai nulla di
nessuno ha insegnato a qualcuno a insegna- veramente utile finch non si sar fermato a
re agli insegnanti? Di questo passo dovr sentire cosa abbiano da dire i suoi studenti.
andare a chiedere a qualche divinit il moti- Questa pu essere unopinione favolistica e
vo per cui nessuno, qui, abbia la pi pallida lontana, talmente scontata da essersi persa
idea di cosa stia succedendo.
in leggenda. Ma se smettessimo di pensaDico solo che uno studente ricorda cosa re che per fare linsegnante basti avere una
gli stato insegnato pi o meno quanto ri- valigetta e un bel po di cose in testa, forse
corda se non di pi chi stato a farlo; la questo sarebbe un mondo migliore in cui
sua espressione mentre lo faceva, forse per- professore e studente si guarderebbero negli
sino i suoi pensieri. Professoressa, lei se lo occhi. Ci sarebbe, allora, uno scambio equo
ricorda che magnifico sorriso avesse mentre tra le due parti in cui nessuna delle due
mi stava spiegando Platone? Io s. E difatti morirebbe mai di fame, perch entrambe
Platone me lo ricordo. Ma ricordo altret- disposte a condividere ci che sanno.
tanto bene che faccia avesse la mia profesPerch anche gli studenti sono insesoressa di matematica mentre mi spiegava gnanti. Chiunque di noi lo , nel suo piccolo,
il teorema di Ruffini, e perci credo che per le persone che incontra. Perci posiamo
neanche Freud riuscirebbe a tirarmi fuori il gessetto e portiamo i nostri studenti a fare
un procedimento che avevo appreso a fatica una passeggiata. Chiediamo loro cosa pene adesso ho rimosso dal cervello alla stessa sano di noi e cosa vorrebbero fare da grandi
maniera di un trauma.
senza stroncare, come al solito, quello che
Divertente, questa cosa che la psicologia vuole fare lastronauta.
centra in qualche maniera con linsegnaLa b ci aspetta.
mento
Grassa e fiduciosa
A me il Pulitzer per il grande scoop.

DIARIO DI SCUOLA
di Diletta Porcheddu

Diario di scuola la fantasiosa traduzione italiana del titolo delliperfamoso Chagrin dcole di Daniel Pennac (2008).
Fantasiosa perch la parola francese chagrin
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non ha nulla a che fare con diari, astucci o


quaderni, ma significa letteralmente dolore,
afflizione: in questo caso specifico il dolore
dellultimo della classe, del somaro che sof-

Fischi di carta

fre per il suo sentirsi incapace, svogliato, solo


e, nel contempo, lo struggimento del Pennac
professore che lavora ogni giorno per dare
unadeguata preparazione anche a questi
alunni, attraverso la comprensione e il dialogo.
La lettura integrale di questo libro (a dir
poco osannato dai professori di lettere), viene propinata a quasi tutti gli studenti delle
scuole medie e del biennio delle superiori
italiane, ed spesso da loro giudicato invece
lungo, pesante e abbastanza confuso: probabilmente questultima accezione deriva dal
fatto che la struttura preferita dallautore
tematica e non cronologica, a cui gli studenti di quellet sono decisamente pi abituati.
Ai quindicenni pi ribelli, ansiosi di contraddire ogni autorit in quanto tale questo
scritto del Pennac pu addirittura sembrare
stucchevole, pieno di retorica buonista fino
allorlo: dove si mai visto un professore cos
innamorato della sua materia, consapevole
del suo ruolo e bendisposto verso i suoi alunni, da far sua la frase del libro insegnare ricominciare, fino a sparire come
professori? Uno studente probabilmente finora venuto pi frequentemente a
contatto con professori mastini o in preda
a saltuarie crisi di nervi, data la difficolt di
gestire trenta ragazzi di et puberale in una
sola classe.
I suddetti studenti capiranno il messaggio di quel libro solo qualche anno dopo,
con qualche esperienza di rapporto studente/professore in pi, e soprattutto con altre
letture.
Lesaltazione forse esageratamente romantica data da Pennac del valore dellinsegnamento e della necessit di esercitare il
proprio mestiere quasi come una missione,
in favore di ogni alunno e con metodi anche

non strettamente scolastici, infatti cos


tanto sottolineata per il suo contrapporsi a
modelli differenti di professore, sia appartenenti alla letteratura che alla vita reale.
Se infatti Pennac sembra seguire lindicazione del poeta irlandese William B.
Yeats, il quale afferm che Educare non
riempire un secchio, ma accendere un fuoco, altri insegnanti sembrano considerare i
propri alunni come pitchers to be filled
with facts, celeberrima citazione di
Mr Thomas Gradgrind, professore protagonista del romanzo Hard Times di Charles
Dickens (1854).
Gradgrind convinto che a scuola sia
importante insegnare solamente fatti misurabili: superfluo constatare che secondo
lui le materie principe siano la matematica
e la logica, mentre le emozioni e la creativit debbano essere escluse dal processo di
apprendimento.
Dickens tracci a suo tempo questo personaggio quasi caricaturale per condannare
il metodo educativo dellet vittoriana, considerato repressivo e soffocante per la personalit dei ragazzi, ma anche duecento anni
dopo, qualche professore a cui in fondo non
dispiacerebbe comportarsi come Gradgrind
in effetti c ancora, almeno nelle scuole italiane: e qualcuno di essi non rinuncia a difendere le sue ragioni sulla pubblica piazza.
Un esempio su tutti Paola Mastrocola, con il suo Togliamo il disturbo. Saggio sulla libert di non studiare, edito
da Guanda nel 2011. Mastrocola, autrice di
numerosi libri di narrativa, esercita tuttora
la professione di docente di lettere in un liceo scientifico di Torino, e nelle 270 pagine
del saggio si scaglia con accanita caparbiet
sia sugli studenti In tutte le scuole di Torino, dItalia, dEuropa sono cos: ammassati

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fuori, a parlottare, stazionare, sfumacchiare.


Ombre, lemuri. Spettrali che sullattuale
metodo educativo, secondo lei negativamente ispirato da Don Milani (Lettera a una
professoressa, 1967) peggiorato da Gianni Rodari con la sua Grammatica della fantasia (1973)
e poi definitivamente distrutto dai ministri
dellistruzione dellultimo trentennio.
Non senza un certo orgoglio che lautrice infatti afferma: La scuola, lo ridico,
questo: linsegnante spiega, lallievo studia,
linsegnante interroga e lallievo ripete []
quel che ho detto a lezione, oppure si scaglia contro la (secondo lei) terrificante idea
che un professore, tra le sue capacit, debba

anche avere quella di motivare i suoi alunni


alla partecipazione e allo studio.
Ora a questo punto, anche glissando
sulle altre affermazioni (provocatorie? leggere per credere) della Mastrocola contenute
nel saggio, forse persino unex quindicenne
pseudoribelle ha capito quale sia il messaggio che professori e professoresse delle
medie e del biennio vogliono trasmettere
agli studenti facendo leggere Chagrin dcole:
Questo il modo giusto di essere un
professore, perdonateci se non riusciamo
ad esserlo sempre: ma attenti ragazzi, purtroppo non siamo tutti cos. Sappiatevi difendere.

IL FASCINO DEL FUORI TEMPO


di Pietro Martino

Tendenza comune a tutte le storie letterarie il tentativo di tracciare linee, di identificare correnti e luoghi comuni per dar
vita a un discorso organico, in cui le connessioni fra momenti e figure soddisfino la
necessit umana di catalogare i saperi. Ci
sottost allidea che la letteratura di un determinato periodo possa tracciare il profilo
di quellepoca, le sue tensioni, le sue coordinate ideologiche, e viceversa che la congerie degli eventi ci restituisca il senso dei
testi letterari che la tradizione ci ha lasciato.
Uninterpretazione che si concentri
solo sul valore storico una limitazione
allopera artistica; rischia di sminuire il ruolo dellautore, il suo modo di vedere il mondo che unico per una questione naturale:
ogni individuo imbrigliato in una fitta ragnatela di parentele, ma non ne esiste un
altro che gli sia del tutto identico. Questo
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principio biologico ed evoluzionistico permette la variabilit delle specie e delluomo


stesso; ad esso che dobbiamo la bellezza
dellarte, perch senza dubbio il contesto
influisce sullopera, ma lindividuo con
la propria volont a farle prendere
vita dal nulla. A questo principio dobbiamo anche unaffascinante categoria di
ogni storia letteraria: i fuori tempo.
I fuori tempo sono quei personaggi che
non corrispondono al profilo ideologico
della loro epoca, che non si sono adattati
al loro tempo, o meglio, allinterpretazione
che noi ci siamo fatti di esso. Questa categoria viziata da un peccato originale: la
nostra percezione non assoluta, i profili
ideologici che tracciamo sono semplificazioni, tracce che ci permettono di fare
astrazioni, di creare formule che condensano verit possibili, pi o meno probabili.

Fischi di carta

Cos lOttocento il secolo dellideologia


borghese, gli anni 50 sono quelli del boom
economico e della crescita: due esempi delle mille verit parziali che la storia ci d e
da cui la storia letteraria inevitabilmente
influenzata.
Possiamo interpretare i nostri fuori tempo come contraddizioni alle formule interpretative correnti. Essi per erano soprattutto esseri umani, che con con i loro
pensieri e i loro scritti cercavano di
proporre una visione del mondo alternativa allideologia dominante,
talvolta con unindole che possiamo definire tradizionalista, o comunque votata a vedere nel passato la soluzione per il presente,
o un rifugio sicuro in cui manifestare il proprio disprezzo per i tempi correnti.
Pindaro, vissuto in pieno V secolo e
coevo quindi alla stagione del teatro greco influenzato dalla mentalit della polis democratica, nei suoi versi in lode dei
campioni agonali mostra una mentalit
profondamente aristocratica, che si
avvicina pi a quella dei poeti arcaici che a
quella di Eschilo, primo vero cantore della
democrazia ateniese. Fra di essi citeremo la
fede nellideale secondo cui bellezza e prestanza fisica vanno di pari passo con le virt
etiche, ideale che gi attestato nei poemi
omerici, come valore fondante della societ
eroica, e a cui il poeta affida la sua speranza
per una societ che sappia coniugare gioia
e buon costume.
Per rimanere nellambito dei grandi
poeti proseguiremo con Umberto Saba,
la cui opera poetica ci affascina nel suo
presentarsi come intreccio di forme tradizionali, in unepoca (la prima met del Novecento) in cui ogni forma della tradizione
viene ribaltata e distrutta: prima dalle varie

avanguardie e poi da quella serie di poeti


appartenenti alla cosiddetta linea novecentista.
In tutto il Canzoniere dominano endecasillabi, settenari e quinari, sono assenti del tutto metri alternativi, e il lessico si mantiene
sempre su un registro limpido e rigoroso,
lontano da ogni forma di sperimentazione
e di oscurit. Paradossalmente proprio
per questa limpidezza che Saba si presenta
come poeta misterioso. contemporaneo
di Montale, di Ungaretti, e altri poeti che
intessono col linguaggio poetico un rapporto di ricerca che va nelle pi varie direzioni, ma a quelle esperienze Saba rimane
estraneo. La sua verit giace nascosta dietro poche figure, poche antiche parole che
mostrano il suo spaesamento, il suo stare al
confine fra epoche diverse, ancorato alla
tradizione come unico valore capace di
sostenerlo nella crisi umana che lo attraversa, pervadendo sottotraccia tutto il suo
universo poetico.
Queste epoche potremmo anche chiamarle mondi, e il confine che li separa spinge Saba a ricreare i ricordi dellinfanzia, la
sua Trieste, i suoi amori lontani: tutte quelle
piccole cose che sono le sue sicurezze: cose
che non esistono pi, e che proprio per
questo lo collocano fuori dal suo tempo, e
ci emozionano, ricordandoci che ogni
uomo, se osserva bene s stesso, si
scopre fuori tempo, fuori dalla storia, vivo in
un universo personale, fatto di luoghi, di ricordi, e di quelle che proprio Saba definisce
le sue figure: le immagini delle persone
amate.
Ecco che lesperienza fuori tempo pu
avere allora un valore paradigmatico, proprio perch si pone oltre la dimensione
temporale, in un orizzonte universale che
ci accomuna tutti

Fischi di carta

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MIGRAZIONI
Poesia di Erwin Hurenkamp, dalla raccolta Dit is huid (Questa pelle), 2011.
Traduzione di Anna Denaro

LIJF

CORPO

Ik voel je warme lichaam,


de hete huid, dat hardnekkige
schild van je persoonlijkheid.
Ineens beweging, je lijkt
schurkend, hunkerend
bonkend en kruipend
klampend van ver te komen, diep
weggestoken in het pantser
van je vlees, botten en bloed.
Het is niet van jou, of
slechts in naam. Het is
alsof je er niet mag zijn.

Sento il tuo corpo ardente


la pelle calda, quellostinato
scudo della tua personalit.
Tutto dun tratto movimento,
sembri arrivato da lontano
frantumando, bramando,
colpendo e gattonando,
afferrando, nascosto
nella profondit della tua corazza
di carne, ossa e sangue.
Non tuo, o forse
solo di nome. come se
non ti fosse permesso di stare l.

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Fischi di carta

PROSSA NOVA
RACHELE

di Amelia Moro
Erano mesi che non vedeva Rachele.
Le capitava di ripensare a lei soprattutto la
sera: allora immaginava di veder spuntare
da qualche vicolo le sue gambe da ragno,
la sua sagoma cos nera e cos lunga, che
culminava con lo stretto manico della chitarra. Avrebbe riconosciuto ovunque la
voce di Rachele: abitava tutte le strade,
i marciapiedi, i gradini della sua citt e
della sua vita. La sentiva ancora cantare,
sempre le stesse strofe, struggenti, ossessive
(e chiss poi perch quelle, e perch proprio quella canzone, tra le centinaia che le
aveva sentito cantare): I couldnt resist him/
His eyes were like yours /His hair was exactly the
shade of brown/You are everything he means
nothing to me/I cant even remember his name/
Whyre you so upset?/Baby, you werent there
le capitava di pensare che se fosse stata il
suo ragazzo tradito, come nella canzone,
non avrebbe potuto fare a meno di crederle. Guardava le sue gambe quelle gambe
da ragno il suo polso cos sottile e bianco, con le vene azzurrine, che sosteneva
il manico della chitarra con fermezza, il
corpo ossuto e sgraziato infagottato in una
vecchia tuta da casa: eppure era bella. O
era affascinante. Insomma, era Rachele,
tanto bastava.
Emma riteneva che Rachele fosse invincibile. Poteva suonare in strada per ore,
anche sotto Natale, quando una folla urlante e stizzosa si spintonava e lottava tra
borse e pacchetti senza neanche vederla.
Aveva fatto amicizia con tutti i negozian-

ti, i musicisti di strada, pure con i vigili.


La sera si allenava ad eseguire complessi
arpeggi ed esercizi finch non crollava
vestita sul letto, tra gli spartiti. A scuola
non riusciva a tenere gli occhi aperti, ma
i professori avevano un debole per lei, e
spesso lasciavano correre. Emma era tutta
diversa, timida e ombrosa, ma voleva bene
a Rachele in modo tenace e viscerale. Era
una delle poche persone con cui non si
sentisse in imbarazzo: Rachele aveva il
dono innato di far sentire tutti a proprio
agio, Emma pensava a lei come allacqua,
che mantiene intatta la sua natura ma che
adatta la sua forma al contenitore in cui
viene versata. Emma invece tra le persone
che non conosceva restava rigida come un
soprammobile, con le braccia conserte. Se
un ragazzo le rivolgeva la parola le pareva
di essere come sottacqua, le voci le giungevano distantissime, e lei stessa non sapeva
che avesse risposto, forse qualcosa di inappropriato, perch linterlocutore faceva
un sorriso di circostanza e si allontanava.
Le sarebbe piaciuto scrivere, ma neppure
quello le riusciva bene: si diceva che tutte
le parole che negli anni aveva taciuto, risparmiato, negato agli altri e a se stessa, a
qualcosa dovevano pur servire. Le pareva
di essere circondata di belle parole che attendevano di essere scritte, se solo ne avesse avuto il tempo, ma quando tentava, sulla carta suonavano gi fredde. Si ritrovava
al buio, senza neppure unidea, a fissare
la spia del computer che pulsava come un

Fischi di carta

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cuore, al ritmo del respiro lento della macchina. Si diceva poi che la scrittura era
unarte differente dalla musica, che lei non
poteva mettersi a urlare storie per strada
come Rachele faceva con le sue canzoni. E
invidiava lamica quando suonava a scuola, nel cortile, con un gruppo di ragazzi
che si stringeva attorno a lei e la ascoltava
muto, o si univa cantando, tutti partecipi
di una stessa emozione, che da lei arrivava
fino a loro. La invidiava quando suonava
con altri, spiava i loro sguardi dintesa, la
complicit che traspariva dai loro movimenti, da come avevano imparato con fatica e passione a capirsi e coordinarsi. E in
quel momento creavano qualcosa che era
loro solo per quel momento, irripetibile,
diverso un poco ogni volta.
Sebbene fosse passato molto tempo,
Emma ancora non poteva credere che lamica, la sua migliore amica (con tutto quello
che di dolce, infantile e possessivo questo
titolo comportava) se ne fosse partita cos,
da un giorno allaltro. Laveva chiamata
una mattina vado via, dammi una mano
con le valigie o Cristo non ce la faccio e
Emma laveva seguita come un facchino
fedele, divisa a met tra la tristezza e lammirazione mentre guardava lamica che
sfidava il mondo con la chitarra in una
mano e la gabbia col gatto nellaltra. Nessuno pu fermare Rachele, aveva pensato
Emma, mentre gatto, chitarra e valigie
finivano sullo scompartimento del treno.
Che tra tutti i ragazzi che le erano morti
dietro Rachele avesse scelto di raggiungere proprio il pi brutto, il pi viscido di
tutti, era una conclusione tanto squallida
quanto prevedibile. Emma lo disprezzava
perch aveva lunghi capelli unti e una lunghissima unghia del pollice che limava con
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la cartavetro, perch lui era un musicista e


anche un duro. Certo, come no. Rachele
laveva piantato dopo due mesi, ma ormai era partita ed era troppo orgogliosa
per tornare sui suoi passi. La vita indipendente le piaceva, aveva iniziato un corso
di fotografia, poi qui la gente molto pi
ricettiva, c un ambiente pieno di artisti cos le aveva detto, quando ancora si
sentivano regolarmente. Emma non stentava ad immaginarla mentre diventava la
musa di una dozzina di pittori o mentre
cantava per le strade di quella citt nuova,
dove tutto le piaceva. Poi avevano smesso di sentirsi. Era successo gradualmente: i messaggi si erano fatti pi sporadici,
alla chiamate rispondeva di fretta, la sua
voce sembrava lontanissima, in sottofondo cera sempre il frastuono della strada,
o a volte, le era sembrato, dei gabbiani, o
il rumore di un cantiere. Aveva molto da
fare, suonava molto, faceva la cameriera.
Aveva anche tanti nuovi amici. Un giorno,
Emma scopr da Facebook che era tornata in citt tesoro, sono stata pochissimo,
giusto un paio dore, ho visto Davide,
non mi lasciava pi andare, non ho avuto
tempo neanche di scriverti magari ad
Aprile vieni gi, ti ospito, far una serie
di serate in un locale, cos mi sentirai
no non canto pi I heard love is blind, tutto
un altro genere, ho scoperto nuove potenzialit della mia voce, poi forse ho trovato
un agente eh s, in effetti sono un po
incasinata in questo periodo, potresti venire a maggio Emma si era arrabbiata
con Rachele, ma una rabbia senza parole.
Aveva smesso di scriverle e di cercarla. Un
giorno, anzi una notte, alle due di notte,
Rachele le aveva scritto un messaggio:
Probabilmente stai dormendo. Ma mi

Fischi di carta

chiedevo: se non stessi dormendo avresti voglia di consolare una vecchia amica?
C di mezzo un ragazzo, ovviamente. Se
mi richiami ti spiego. Ma tanto so che stai
dormendo. Emma era sveglia, ma non le
rispose. Era offesa. In seguito si disse che
era stata tutta colpa sua, che Rachele era
in difficolt, che doveva cavarsela da sola
in una citt nuova e che avrebbe dovuto
essere lei, Emma, ad insistere, a cercarla,
a starle vicino. Del resto, era mai andata
a trovarla? Anche senza invito, cos saltare
su un treno con uno zainetto e via aveva accarezzato lidea, ma nulla di pi. E
adesso era passato talmente tanto tempo
che non avrebbero pi saputo cosa dirsi.
Per molti mesi Emma continu ad essere
offesa con Rachele, senza neppure sapere
il perch. Era partita, ma era suo diritto.
Avevano smesso di scriversi, ma era stata
colpa di entrambe. Eppure Emma si sen-

tiva come se laltra le avesse portato via


qualcosa, o avesse commesso un torto verso di lei. Solo molto dopo si rese conto del
perch: in passato, quando ancora erano
molto unite, Emma era arrivata a pensare
che pur non valendo niente lei era amica
di Rachele, e questa preferenza bastava a
renderla meno insignificante. Rachele la
definiva, le dava un senso. Ma nessuno le
aveva mai detto e lei era troppo ingenua
per capire da sola che non possibile riporre tutta la propria autostima in unaltra
persona.
Erano mesi che non vedeva Rachele,
chiss forse se ne era partita per lAustralia a raccogliere fragole e a nuotare tra gli
squali. Oppure laveva mancata di poco,
forse era l, dietro quellangolo di strada,
poteva raggiungerla, raggiungerla per dirle per dirle

PROSSA DEI LETTORI


Ho vent'anni, sono nato a Parma e vivo in provincia di Modena. Frequento il secondo anno della Facolt di Scienze Politiche di Bologna, con indirizzo relazioni internazionali. Appassionato di scrittura,
musicista, sono un aspirante giornalista. Ho scritto qualche articolo pubblicato su quotidiani locali modenesi. Nel 2015 ho aperto il blog POSSO PARLARE!(?) nato come spazio in cui trattare la tematica
giovani-politica, in cui per pubblico anche articoli di vario genere sempre riguardanti la politica, locale,
nazionale o estera.

VIAGGIO DI RITORNO
di Tommaso Caldana

Solo adesso, a distanza di due anni, posso


davvero apprezzare quel viaggio di ritorno: quello in cui Chiara perse la borsa e
Pietro la rincorse a lungo per le campagne

francesi, in cui, senza cibo, trovammo un


fast-food a Lione e Andrea non fu mai cos
contento, quel viaggio di ritorno in cui,
ammassati in uno scompartimento, non

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fummo mai cos sinceri.


Lautobus rosso arriv particolarmente
puntuale per una banda di italiani sbandati come noi, che avevamo appena trascorso
una settimana fantastica alla comunit di
Taiz, nella bassa Borgogna, Andrea butta la cicca e la pesta caricandosi lo zaino
in spalla, saliamo gi carichi di profonda
nostalgia. Il bus era completamente vuoto.
Un gran regalo, lasciarci soli per riflettere
su quella magnifica esperienza. Io me ne
stavo raggomitolato su due sedili, con la
fronte contro il vetro ad ammirare i pascoli sulle colline. Avevo timore. Quel viaggio
lo avevo organizzato io ed ora veniva la
parte pi complicata. Dovevamo arrivare
nella cittadina di Macn per prendere il
treno che ci avrebbe condotti a Lione, alla
stazione de Saint Exupery, di l poi con
un pullman avremmo dovuto raggiungere Torino e, in treno, arrivare a Bologna e
poi a Modena. Una passeggiata insomma.
Lautobus rallent per fermarsi ad una
pensilina completamente deserta incorniciata da un paesaggio romanzesco. Le
porte automatiche si aprirono con un
cigolio e tutti, assorti nei nostri pensieri, udimmo un grido: Chiara era scesa e
correva indietro, verso il nulla: La borsa!
Lho dimenticata!! Andrea fece un cenno
a Pietro che scatt gi, sullasfalto consumato e cominci ad inseguirla.
Ciao Al, s sono Tommaso, dovrei chiederti una cortesia, siete ancora l? Ottimo!
Chiara ha lasciato la borsa alla fermata
dellautobus, potreste recuperarla? bianca, Grazie! Sei il nostro salvatore! Ci vediamo a Torino!
Non parlavamo, tutti guardavamo fuori. Solo io e Laura discutevamo. Chiara
senza la borsa non aveva nemmeno il bi18

glietto per Torino e la cosa mi preoccupava molto. Laura cercava di rassicurarmi,


ci riesce sempre, con quel sorriso largo e
quelle gote rosee. Lei parla molto bene il
francese e mi disse che avrebbe convinto
lautista e avrebbe sistemato le cose.
S daccordo, ma se ci fermano saranno
problemi suoi. Comunque potete salire.
Queste furono le parole che misero fine
ad una lunga e sofferta attesa passata alla
stazione di Lione mentre cercavamo disperatamente il pullman color turchese e
mangiavamo con eterna soddisfazione.
Ecco la borsa, menomale che mi avete
contattato subito. Buon viaggio. Magari ci
si vede lanno prossimo.
Veloce ma non cos tanto, il nostro treno avanzava. Quattro posti. Noi, nove.
Tutti dentro.
Marta ascolta la musica. Simone pettina
i capelli a Laura. Andrea parla e parla.
Marco ascolta. Pietro e Chiara bisbigliano
ed io e Francesco ci guardiamo e ridiamo
della situazione, di noi stessi. Con una
nota di felicit nonostante la giornata.
Ciao!
Ciao mamma.
Allora? Com andato il viaggio?
Solo adesso, a distanza di due anni, posso
davvero esserne convinto.
Bene c stato un solo inconveniente
per tutti: stato un viaggio di ritorno.

Fischi di carta

INFISCHIATENE

PANORAMA, TOMMASO PINCIO (NN EDITORE, 2015)


di Giorgia Erriu

Tommaso Pincio, vincitore del premio


Sinbad, finalista al premio Bergamo, racconta
la storia di Ottavio Tondi, Il Lettore
per antonomasia.
Fin dallinfanzia la lettura lunico filtro che il
protagonista utilizza per distinguere la realt:
questo condizioner la sua vita a volte in negativo, come nel caso del rapporto col padre, rinomato commercialista, che lo osteggia nella sua
mania fin da bambino; altre in positivo, come
quando viene assunto da una prestigiosa casa
editrice come Lettore di manoscritti.
La fama arriva dopo lunica intervista concessa
nella sua vita, che titola: LORGOGLIO DI
LEGGERE. Citando Borges, Tondi lapidario: Non sono orgoglioso dei libri che ho letto
ma di quelli che non ho scritto.
Coloro che leggono, nelluniverso descritto da
Panorama, diventano facilmente vittime di violenza, non ultima il pestaggio subto dal nostro
protagonista, reo di camminare avendo tra le
mani un libro.
Da qui inizia la sua parabola discendente:
diventa incapace di leggere, al solo pensiero i conati lo sfiniscono, e finisce per iscriversi al Social
network del momento: Panorama. Questa
prigione online sfrutta il principio del Panopticon di Bentham: lutente deve mostrare una
stanza della propria casa e in cambio pu accedere in qualsiasi momento alle celle delle case di
tutti gli utenti iscritti, ma ha lobbligo di scrivere
sempre qualcosa, pena la sempiterna impossibilit di connettersi.
in questa nuova vita che Tondi conosce Ligeia
Tissot. Il carteggio online con la ragazza, lunica
in grado di comprendere i colti riferimenti che il
nostro passato lettore cita a memoria, continuer
fino alla scoperta di unamara presunta verit.
I protagonisti del romanzo sono due: la letteratura e il social network Panorama.
Il primo costituisce il filo conduttore dellintero
libro: la letteratura rappresenta il mondo in cui

Ottavio Tondi vive. La sua fama si basa sulla


lettura perch nessuno pi legge, questa rarit
lo rende un fenomeno in un mondo in cui le
librerie chiudono, i letterati muoiono e i libri
diventano merce rara (Ora che le librerie non
esistevano pi, la lettura era diventata una passione pericolosa e clandestina, e anche un comunissimo tascabile aveva il suo valore sul mercato
nero). Si assiste a una vera e propria forma di
pornografia: nel momento in cui la lettura privata diventa lettura privata in pubblico, il raccoglimento del lettore violato, si fa oggetto di
spettacolarizzazione.
La vista diventa cos il senso che sovrasta tutti gli
altri: in primis lo si nota nella peculiarit del social network Panorama, che permette di sbirciare nelle case altrui e nelle vite degli altri come se
fossero i personaggi di un romanzo, e che trasforma persino la letteratura poich sullo schermo
del computer compaiono le conversazioni degli
utenti rendendola simile ai canti omerici (La
letteratura esisteva ancora, ma in una forma
nuova, non pi cartacea, non pi scritta per
essere letta. In un certo senso era tornata alloralit, unoralit diversa, non pi fatta di voce e
per essere ascoltata, e tuttavia in grado di parlare un linguaggio dei sensi, il verbo dellorgano
dominante, lorgano della vista). La letteratura
quindi dimostra di avere il potere della fenice: rinascere dalle proprie ceneri; anche se rimane in
sospeso la domanda: che tipo di rinascita?
In ultimo si crea linteressante parallelo tra la
funzione dei social network e quella dei libri.
Panorama diventa un nuovo modo per sbirciare
dal buco della serratura, come prima nei libri si
origliavano i segreti pi indicibili dei personaggi.
Sui social network non siamo forse un po tutti
personaggi?
Se alla letteratura viene riconosciuta tanta importanza malgrado la sua scarsa utilit proprio
perch ci che si dice di un uomo conta, in fin dei
conti, pi delle sue azioni.

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