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Marzo 2016

n. 35 anno 4
Genova

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

Umberto Eco
1932 2016

ulla importante se non


la vita. Per questa ragione sono
un romanziere. Ed essendo un
romanziere, mi considero superiore
al santo, allo scienziato, al filosofo
e al poeta che sono tutti grandi
esperti di parti diverse delluomo
vivente, ma che non colgono mai
lintero.

IN QUESTO NUMERO
Planetario| Cane tra le fate - E. Garlaschi
Al mondo huom singulare. I versi di Donato Bramante - A.Lanzola
Le poesie dei lettori | F. Sardanelli
Elementi | Il brivido del re - M. Podest
Signore in giallo - D. Porcheddu
Parola al professore - F. Asborno
Migrazioni | Tegen de Afgrond | Alptraumvrouw - M. Brancaleoni
Prossa Nova |Parola di bugiardo - M. Valentini

D. H. Lawrence, Why the Novel Matters, 1936

Prossa dei lettori | Due notti a Venezia - F. Secondo


Infischiatene | recensione - I. Buselli

www.fischidicarta.it

Nellepoca dei conflitti sotterrati, mascherati sotto un


orwelliano va tutto bene, forse il momento di riesumarne un altro.
Noi uomini non impariamo mai, e ce lo portiamo sulle
spalle almeno dal Rinascimento, quando un manipolo
di fanatici del senso letterale si ritrov in mano la Poetica di Aristotele e fece vedere i sorci verdi, tra gli altri,
al nostro Tasso e alla sua Liberata.
Il problema quello dei generi letterari, ed irrisolto
da allora: certo, ogni epoca ha detto la sua, e il risultato
stata nientemeno che la nascita del Romanzo come
oggi lo conosciamo il racconto di qualsiasi cosa in qualsiasi
modo ma non si intravede il finale di partita, e i contendenti, pur nellatmosfera vischiosamente politically correct
che ci circonda, sono agguerriti pi che mai.
Conta pi quello che il romanzo dice, o come lo dice? Il
romanzo devessere un dispositivo morale, un precettore muto ad indicarci la retta via, o una pura forma di
intrattenimento?
Sepolto Orazio, laut aut posto tra il prodesse e il delectare,
cio la scelta tra il giovare e il divertire, diventato davvero una disgiuntiva: essere utili e intrattenere paiono

Non dovevano essere questi il titolo ed il tema di queste


righe. Non doveva essere questo il momento.
Venerd 19 Febbraio lo stesso giorno che segna la morte della scrittrice Nelle Harper Lee alle 22:30, Umberto Eco morto. Non useremo giri di parole.

Con Eco viene a mancare uno degli ultimi appigli cui


quasi tre generazioni si sono aggrappate per non cadere,
durante limpervio tragitto che porta a una cultura attiva, strumento di interpretazione della realt.
In questa prima catarsi primaverile egli sembra aver fatto lultima cosa che poteva fare per noi. Sembra essere
caduto al posto nostro.
Eco rappresenta davvero una delle pietre dangolo irremovibili per la cultura italiana che da anni sente gi la
mancanza, nelle sue fondamenta, di Cesare Segre, Ezio
Raimondi, Edoardo Sanguineti, e ancora prima di Italo
Calvino.
Un edificio, quello della cultura italiana, fondato sulla pi irresistibile curiosit umana, capace di condurci
a conoscenze, a scelte di pensiero e di vita, e in ultima
analisi capace di condurci allautonomia (dal greco, dar

di Emanuele Pon

SUI GENERIS (PT.2)

di Fischi di carta

CADERE

EDITORIALE

La libert finisce dove termina il pensiero, e siamo convinti che Eco non abbia mai smesso di pensare: con i
romanzi, i saggi, le lezioni. E con le interviste, sempre
pronte a fotografare listante: come se il pensiero raggiungesse la velocit della luce.
Ricordiamo Eco come un intellettuale mai accondiscendente alle spinte altrui; come il fulcro dellazione di
Resistenza culturale al colosso editoriale MONDADORI-RCS (simile al Kraken della mitologia norrena, che
attira e divora ogni cosa): la fondazione del progetto La
Nave di Teseo.
Siamo pazzi, disse. Nellepoca della tecnologia e della
velocit assolute, un uomo di 84 anni ad insegnarci ancora che pensare significa sempre osare.
Eco ci ha insegnato che per non cadere il modo migliore pu essere procedere verso una nuova scoperta, una
nuova idea: questa la sua eredit ora che caduto, e che
caduto con lui un pezzo dItalia.
Possiamo solo ringraziarlo e seguire il suo esempio: continuiamo a camminare. Se Eco caduto, forse il momento per noi, se non altro in memoriam, di alzarci

legge a s stessi: tra le passioni di Eco cera anche quella


per letimologia).
Non ricorderemo qui Eco per il grande scrittore, filosofo,
semiologo che era. Preferiamo ricordare lUomo Curioso che Eco stato, un uomo che ha trasformato la sua
curiosit in conoscenza e in libert.

escludersi a vicenda.
Impossibile che si compenetrino? Possibile che tutto ci
che passa col nome di letteratura di genere, magari
di letteratura di massa, non ci porti alcun insegnamento,
anche in negativo questo libro mi insegna cosa non mi
piace ?
Lultima volta che se n parlato qui (lo scorso Dicembre), emerse il rischio di una frenesia incasellatrice nel
vuoto che segna il nostro tempo.
Ma attenzione: questo non significa che non si debba
dare un nome alle cose. Dando un nome sostanziamo,
reifichiamo: da demiurghi, non possiamo rinunciare a
farlo.
Il genere non abbassa lopera che qualifica: anzi, spesso
le d un senso pi preciso, inquadrandola nel mondo
artistico rispetto alle grandi opere inclassificabili, viste
come trascendenti emanazioni, pi alte, pi importanti
per necessit.
Ma quale necessit? Davvero il romanzo devessere cos
elevato rispetto alluomo, alla vita?
Perch in fondo il fatto questo: Romanzo e Uomo si
rispecchiano, dicono entrambi della Vita.
LUomo devessere dalla parte del Romanzo, di ogni
Romanzo, perch il Romanzo sempre dalla parte
dellUomo

FERRETTO (O PIAZZA SHAMIM)1


di Emanuele Pon

Andiamo ci piace come gocce mute


di pioggia anche stasera sottili nel mare
cadremo in onde tanto piene da essere vuote,
anche stasera affogheremo per farci notare;
tra plastica e carta di bicchieri
annaspiamo per fare quel che ci pare
selvaggi lo sballo di chi nato quasi ieri,
chi si vuole senza tregua riversare
sulla pietra miliare del finesettimana
a ricucirsi da capo nuovo codice
dautoma da imprimere alla tabula rasa.
E allora saffastellano i cartelli
dei locali come tane alle formiche,
gli annunci di chi offre appigli tutti uguali
sul nulla di questa folla amici amiche
chi offre di meno alle scie detersive
di bottiglie senza etichetta? Non importa
chi o cosa, solo troppa la fretta;
ma fretta di cosa? Tra linvisibile di una gonna
falsa lascivia di sbronza e un discorso artefatto
urlato a passare quel nostro muro di gomma,
si dimentica tutto nel colpo daccatto:
due spicci ancora e ce ne andremo a letto,
ma prima due spicci ai re nuovi di Piazza Ferretto.

Componimento #11 di un ciclo intitolato Il Circondario, composto da dodici poesie introdotte da un prologo.
Il Circondario parla di un cane, di Emanuele e di cosa succede nel posto in cui vivono quel cane e quellEmanuele.

Fischi di carta

PLANETARIO
CANE TRA LE FATE
di Edoardo Garlaschi

Nato a Swansea, leva 1914, Dylan


Thomas dedic tutta la sua esistenza alla
poesia, pubblicando svariate raccolte tra
cui Eighteen Poems, The Map of Love, Deaths
and Entrances. Spos una ballerina irlandese e durante la sua carriera, che vide
lavvento dei Jazz and Poetry Readings, utilizz un metodo di composizione poetica
che procedeva per accostamento di immagini, retaggio della sua passione per il
cinema, sviluppata quando, da bambino,
cur una rubrica di recensioni cinematografiche del giornale scolastico. Tale passione lo port, tra il 1942 e il 1945, a collaborare con la Compagnia Strand, che
produceva documentari per il ministero
dello Spettacolo, per morire infine nel
1953 negli Stati Uniti dopo aver bevuto,
nonostante una forte polmonite, diciotto
whisky. Il suo necrologio fu una pubblicazione da parte del Times in cui il poeta
venne definito un paradosso vivente in
quanto portatore del pi grande di essi:
la purezza.
Questa venne ricercata sia nellelaborazione fonetica, ispirandosi ai bardi di
cui il gallese Thomas si riteneva erede, sia
nella simbologia. La poesia di Thomas
esprime la sua sensazione di inadeguatezza e di prigionia, non solo In una torre di
parole come afferm in Especially when the
October Wind, ma anche di una struttura
schematica della natura, ripresa da John
Donne, la quale unisce, in un grottesco

girotondo dualistico womb-tomb, il ventre


materno e il sepolcro. Un dualismo forte
a tal punto che in Written for a Personal Epitaph accus per il suo amoroso crimine
la madre che modell la mia forma,/nel
suo ventre/che mi diede la vita e poi la
tomba. In Thomas non mancano neanche i riferimenti al Blake di The Book of Urizen in cui emerge una visione proto-freudiana del contrasto tra impulsi sessuali e
ragione (intesa come autocontrollo), che
lo porter a considerare la poesia come
un mezzo per svelare ci che per Freud
era oscuro. Proprio le sue idee sul sesso
portarono Thomas a definirsi un puritano ma non per il sesso e a condannare la Chiesa per aver definito peccato ci
che esiste davvero di santo, ovvero latto
sessuale (altro concetto ripreso da Blake)
in quanto forza motrice della natura e
dello spirito, ma che troppo spesso diviene mero meccanicismo privo di sentimenti e dunque di significato. Nellopera
Thomasiana dunque ben presente, accanto ad una religiosit della natura, la
consapevolezza dellelemento biologico,
di quel rituale in cui i nemici venuti dal
profondo, / dimenticato buio del corpo
maschile si immolano dopo uno sparo
doro nella grande esca boscosa dalle
labbra sgocciolanti per consentire la nascita e di conseguenza la morte.
In questo susseguirsi di dualismi e
immagini contrastanti, la donna viene

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elevata, in contrasto con la condanna rivolta alla madre, a simbolo di rinascita e


sacerdotessa di un amore che stona con la
ricercata solitudine interiore del poeta, di
cui apprendiamo nella poesia In My Craft or
Sullen Art: quando gli amanti giacciono nel
letto / con tutti i loro affanni tra le braccia,
/ io mi affatico a una luce che canta.
Dylan fu, in definitiva, un poeta ben
conscio delle pulsioni umane e per
questo consapevole sia della necessit bio-

logica della sessualit, sia della necessit


di amare. La sua opera si imposta come
unarca che trasporta una ben precisa simbologia e un altrettanto preciso paradosso,
questi generarono in lui una sorta di Terra
Desolata emotiva, in cui il poeta definisce
se stesso, in maniera significativa, Cane
tra le fate. Una Terra Desolata che non
costruita dalluomo ma bens quella che
luomo deve portare dentro di s come lascito evolutivo

BIBLIOGRAFIA
Dylan Thomas, Poesie, a cura di R.S. Crivelli, Einaudi, 2002
John Goodby, The Poetry of Dylan Thomas: Under the Spelling Wall, Liverpool University Press, 2014

AL MONDO HUOM SINGULARE.

I VERSI DI DONATO BRAMANTE


di Andrea Lanzola

LUmanesimo ha rappresentato il ritorno di una visione della globalit dellesperienza umana, mirabilmente sunteggiata
da quella circonferenza dove il leonardesco
uomo vitruviano trova compiuta dimensione. Raramente vi furono umanisti che dedicarono tempo ad un solo ambito del sapere.
Fra di essi, vi fu Donato di Angelo di Antonio di Renzo da Farneta (1444-1514) per
noi pi conosciuto come Bramante forse
proprio in virt di quella brama di
conoscenza che ardeva in lui al mondo huom singulare (Vasari), il quale non
fu soltanto matematico e architetto, allievo
di Piero della Francesca, amico di Leonardo (che lo chiamava Donnino), pittore e
prospettivo di Federico Da Montefeltro
prima e di Ludovico il Moro poi, ma anche
studioso di Dante, poeta per passione assieme ai suoi contemporanei Bellincioni, Pi6

stoia, Visconti, Tanzi, Da Taegio. A tuttoggi resta ancora poco nota la sua produzione
(venticinque sonetti in tutto) che mostra
elementi di pregio e interesse per scoprire
un altro volto del versatile genio urbinate.
I versi di Bramante, tramandati dal Codice
Parigino 1543, sono per lo pi di stretta osservanza stilnovista per la struttura e le tematiche trattate: da una parte, due distinte
figure femminili sono le protagoniste di una
sorta di microcanzoniere amoroso dove i
tradizionali temi (tormenti e pene damore,
la donna fiera, il desiderio di pentimento,
lhorror vacui, il tempo fuggente declinati
anche sul modello petrarchesco) si arricchiscono di un lessico pi vicino a Dante, conservando per marchigianismi e lombardismi. A questa dimensione si accosta, quasi
in una sorta di brusco, voluto controcanto,
quella comica di stampo angiolieriano-bur-

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chiellesco che vede Bramante cimentarsi


con il sonetto caudato in discussione con
Gasparo Visconti, consigliere ducale, poeta e drammaturgo a Milano, amico a cui
dedica i versi delle calze al fine di ottenerne un paio nuovo per sostituire quelle lacere e rotte donategli a suo tempo dal
Visconti stesso. proprio in questi versi che
Donato rivela maggiore genialit ed estro,
restando fedele alla burchiellesca tradizione dellaccumulo di situazioni, personaggi
ed eventi nelle due quartine e nella prima
terzina di ogni sonetto (quasi un voluto nonsense) per poi chiarire alla fine leffettivo scopo (quasi sempre, la richiesta di denaro per
lacquisto di calze nuove quelle tipiche
della moda rinascimentale maschile o di
vestiti in generale). Fra tutti, spicca per il
sonetto, qui presentato (1492 ca), composto
su richiesta dellamico Paolo di Taegio per
concludere il suo poemetto Apolonio di
Tyro e dedicato ad una ignota dama ferrarese, dove allegria e scurrilit hanno il pi
spumeggiante risultato, a riprova di unatmosfera cortigiana dedita alla vitalit e al
divertimento: una gioia di vivere che verr
a sparire con il crollo del ducato di Milano (1499) e il conseguente trasferimento di
Bramante a Roma al servizio di Giulio II,
al suo ritorno definitivo alla matematica e
allarchitettura (per quanto il Papa amasse
intrattenersi spesso con lui facendosi legge-

re e commentare Dante). Da questo momento in poi, la vena poetica di Bramante


viene totalmente a sparire. Soltanto Andrea
Guarna, umanista meridionale autore della Simia, dialogo di matrice lucianea, ricorder il Bramante poeta definendolo colui
che da vivo, ha sempre canzonato tutti
(Vivens omnes / ludebat iocis, miris modis)
seguendo cos nella vita, umanisticamente,
solo il proprio istinto naturale e la massima,
tuttora attuale, dellhomo faber fortunae
suae
Questo il libretto che ti scrive Paulo,
madonna cara cos brunamonte 1,
nel qual vedrete il monte, il ponte e il fonte,
linferno, il cielo e Christo col davolo,
Bramante e il Manacheo 2, lasagne e caulo 3,
e per vencer ciascun sudagli el fronte.
O donna, or qui fian tue bellezze conte,
e tua nobilit persin da lavolo.
Che dirn noi? El c sei versi ancora.
Non altro, basta, e l fornita lopra.
Cazone in cul, tornate dunaltra ora.
Ogni cosa a suo tempo ben se adopra,
ognuno a un modo il ciel non avalora,
quel meglior che fa laudarse 4 a lopra.

BIBLIOGRAFIA
Donato Bramante, Sonetti e altri scritti, a cura di Carlo Vecce, Roma, Salerno Editrice, 1995
Di dubbia interpretazione.
Domenico della Bella il Maccagno, amico di Visconti.
3
Cavolo.
4
Paolo di Taegio.
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LE
POESIE
DEI
LETTORI
Francesca Sardanelli dice di s: Sono nata a Genova, il 13
novembre del 1983, liceo classico. Sono laureata in Lettere Moderne e
faccio la specialistica. Amo le belle lettere e, quandanche non siano belle,
mimporta che siano espressive. Suono il pianoforte da autodidatta e sono
curiosa del mondo e degli uomini.
La sua poesia scritta in risposta a versi composti qualche
tempo fa (La posizione dellescluso, potete leggerla sul #24) dal
nostro Federico Ghillino

di Francesca Sardanelli
Finalmente lha trovato,
qualcuno,
il coraggio di dirlo,
ch tutte quelle dame col rossetto
cos strabordanti di cultura umanistica,
davvero,
davvero in realt sono vuote.
E io mi sento cos sbagliata,
oggi che piove,
coi capelli arruffati e i pantaloni bagnati,
avvolta nel mio cappottone molto,
molto poco elegante
-ho sempre freddomentre loro son certe di essermi molto,
di molto superiori.
Non uso il rossetto, io.
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ELEMENTI
IL BRIVIDO DEL RE
di Martina Podest

Era solo un ragazzino Stevie King


quando fu richiamato nellufficio della preside della sua scuola per aver smerciato un
libercolo della dubbia originalit intitolato
Il pozzo e il pendolo, il quale, contro tutte le
aspettative di Stephen, era andato a ruba
tra i suoi compagni: molti, addirittura, al
momento di restituire il pericoloso volume,
si erano coraggiosamente rifiutati di privarsene.
La donna, che non si era lasciata contagiare dallentusiasmo dei ragazzi, fu la prima a chiedere al giovane scrittore cosa gli
passasse per la testa: al di l di tutto, perch
proprio i mostri, e il sangue, e gli arti strappati? Perch si ostinava a sprecare il proprio talento
con quella robaccia?
Con gli anni, come sappiamo, il tempo diede ragione a King e al suo smisurato
amore per il macabro, ma il Re volle comunque dare una risposta alla preside e a
tutti coloro che negli anni gli chiesero perch proprio lorrore; e lo fece nelle introduzioni delle sue raccolte e dei suoi romanzi:
naturale essere attratti dellorrore, ci risponde con semplicit, poich attrazione
e paura sono legati indissolubilmente,
e la curiosit verso la crudelt inevitabile.
In fondo non abbiamo paura dellarto
insanguinato o della testa mozzata: abbiamo paura della morte, della nostra morte,
e il racconto dellorrore un modo per
esorcizzala, per guardarla negli occhi;
cos come i ragazzini di Stand by me, che

affrontano una lunga avventura seguendo


gli assolati binari della ferrovia per vedere
per la prima volta un cadavere, per trovarsi
faccia a faccia con la morte.
Il racconto dellorrore ci permette di
vivere il macabro pur standone lontani: vediamo il mostro e il cadavere smembrato,
ma siamo al sicuro nel nostro letto, col libro
in mano.
Il rapporto di King con la paura morboso, carnale, ossessivo; tuttavia, quando ci
parla della sua torna ad essere un bambino:
ho paura di dormire con una gamba scoperta, ho il terrore che un mostro mi afferri
le caviglie, e se dovesse accadere urlerei forte da svegliare i morti, dice, nellintroduzione di A volte ritornano.
Apprendere che il Re del perturbante
abbia paura del mostro sotto il letto ci fa
sorridere e riflettere: che il suo modo di inventare terrori sempre pi sofisticati come
macchine infernali, cani rabbiosi o piccoli
medici calvi pronti a tagliuzzarci le parti
vitali come in Insomnia, sia il suo modo per
esorcizzare le proprie paure di bambino?
Non sarebbe certo lunico maestro del brivido ad affermare di avere paure banali e
di non poter essere considerato un cuor di
leone: Dario Argento ha affermato in pi
interviste di avere paura un po di tutto,
ma di aver avuto un vero e proprio terrore
per il corridoio della casa dove viveva da
bambino; Hitckock ha ammesso di spaventarsi di fronte ai suoi stessi film (Non

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capisco come faccia la gente a guardarli!


affermava, non senza una certa ironia), e
per tornare al capostipite di tutti i terrori, Edgar Allan Poe che aveva la fobia di
essere sepolto vivo, motivo presente in moltissimi suoi racconti come Sepoltura prematura
o Il gatto nero (dove ad essere murato vivo
lanimale domestico del protagonista).
La claustrofobia che caratterizza molta della narrativa di Poe un motivo presente anche nei libri di King, non parlo per di
claustrofobia nel senso stretto del termine:
penso al motivo ricorrente del carcere, che
forse pi di ogni altro rappresenta lancestrale paura della solitudine, dellisolamento,
del soffocamento.
Prendiamo Locchio del drago, prima e
unica favola scritta da King per sua figlia,
in cui David, il protagonista, costretto a
passare la sua vita prigioniero in una torre
per un delitto che non ha commesso; La redenzione di Shawshank, uno dei suoi racconti
pi belli, in cui un altro innocente si scava
un varco per la libert attraverso un poster
di Rita Hayworth; Il miglio verde, che pi di

ogni altro suo romanzo rappresenta la solitudine, il soffocamento derivato dallessere


incompresi.
evidente la predilezione di King per
questo tema che viene esorcizzato nelle
opere sopracitate: nelle prime due attraverso levasione dei protagonisti; nella terza
nonostante la condanna a morte grazie
alla lunga vita che Coffey dona a coloro che
lo hanno aiutato.
In definitiva possiamo dire che, nonostante sia lautore dei best seller pi venduti
del secolo, le paure di King non sono molto
diverse dalle nostre, e non sono nemmeno
diverse da quelle del piccolo Stevie; il ragazzino alto e allampanato che si entusiasmava a smerciare libercoli di contrabbando: quella di restare solo, quella di avere i
mostri sotto al letto. Lunico modo che ha
trovato per affrontare il suo terrore stato
raccontarlo, prendere per mano il Fedele
Lettore e condurlo nel suo cunicolo colmo
dincubi: cosa per la quale tutti noi gli saremo sempre grati

SIGNORE IN GIALLO
di Diletta Porcheddu

O meglio uomini in giallo, sempre e


comunque.
Unaffermazione affrettata e superficiale, potrebbero obiettare gli appassionati del
genere: in fondo i personaggi femminili in
questo ambito della letteratura non mancano, e hanno spesso un ruolo di rilievo. Come
non nominare la paziente quanto incredibilmente puntigliosa Livia, eterna fidanzata
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del commissario Montalbano? Oppure Camille, la sedotta e abbandonata madre del


figlio del commissario Adamsberg, partorita
dalla penna di Fred Vargas?
Per non parlare delle vittime dei delitti
dei romanzi o delle seducenti tentatrici capaci di distrarre anche il pi irreprensibile
funzionario di polizia, tutte in effetti descritte dagli scrittori, e perci per bocca dei pro-

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tagonisti, come bellissime. Due tipi di bellezza differenti, certo: innocenti martiri nel
primo caso, voluttuose, fredde e calcolatrici
nel secondo.
Una dicotomia non molto originale
(anzi, tradizionalista) quasi conservatrice,
che certo non si pu adattare alla realt moderna, fatta di donne soldato, donne manager, donne presidenti della Camera; e allora,
per amore delle quote rosa, dedichiamo un
po di spazio anche alle (poche) donne della giallistica internazionale contemporanea
davvero in prima linea nel risolvere crimini.
Uno degli esempi pi famosi, sebbene
forse poco adatto, Lisbeth Salander,
protagonista insieme al giornalista Mikael Blomkvist della trilogia Millennium (Stieg
Larsson) nonch sua compagna di indagini.
Poco adatto perch Lisbeth, come noto,
non un poliziotto di professione, ma una
hacker con un anticonvenzionale senso della giustizia e abitudini borderline che persino
un abitante della Svezia progressista come
Larsson mostra al lettore in una prospettiva
straniata: anche se androgina, (quasi) lesbica, amante del pugilato che detesta gli uomini per sue esperienze personali pregresse,
essa ricalca in effetti fedelmente, quasi in
modo stereotipato, i tratti caratteristici di un
preciso tipo umano, cio la ragazza tomboy
(maschiaccio).
Molto pi istituzionalmente poliziotta
per attitudine e per grado il tenente Retancourt, membro della squadra Anticrimine di Parigi con a capo il commissario
Adamsberg: alta, muscolosa, solida nel corpo (come una colonna di marmo) e nel
pensiero, dedita alla causa ma spesso in contrasto con latteggiamento del commissario.
Violette Retancourt inoltre presa di mira
dai commenti del suo collega Nol, riguar-

danti il suo peso e il suo essere mascolina:


nel romanzo Nei boschi eterni si fa addirittura
riferimento al fatto che sia ancora vergine.
strano osservare come anche una
donna quale Frdrique Audouin-Rouzeau (Fred Vargas) tenda a caratterizzare il
personaggio della detective dotandola di
prerogative fisiche e caratteriali prettamente maschili. anche molto difficile stabilire
se il sessismo sia pi presente nelle parole
dello/a scrittore/ice o negli occhi del lettore
che, ancora orientato da antiche convenzioni, attribuisce istintivamente la determinazione e lossessiva dedizione al lavoro al
sesso forte.
Inoltre, contrariamente a quanto avviene nelle recenti fiction poliziesche (Candice
Renoir, Profiling), nei romanzi la vita familiare delle donne detective spesso non presa
in considerazione, o le stesse vi si mostrano
poco interessate: come se la forza caratteriale richiesta per il mestiere non fosse compatibile con la sensibilit ed emotivit necessarie per lassunzione del ruolo di moglie o
di madre.
Fortunatamente, fa gradita eccezione lispettrice Petra Delicado del commissariato di Barcellona, tracciata magistralmente
dalla penna di Alicia Gimnez-Bartlett. La
narrazione in prima persona consente infatti al lettore (e soprattutto alla lettrice) di
addentrarsi nelle contraddizioni della mente
della scontrosa, anticlericale, pluridivorziata
Petra, capace per in Serpenti in Paradiso di
commuoversi per i baci della figlia di unamica, un tipo di affetto a cui ha scelto di rinunciare per sempre.
Ed proprio la contraddizione, la controversia, ci che caratterizza il profilo di
ogni donna forte, poliziotta o non: ma agli
autori e autrici di gialli spesso sembra non

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interessare molto unapprofondita caratterizzazione del personaggio, preferendo invece una tipizzazione secondo schemi pi
o meno rassicuranti (il maschiaccio, il donnone poco attraente) e confermando cos la
classica e netta distinzione tra femminismo e femminilit.
Osservando questa netta linea di demarcazione si sente la mancanza di qualche sfumatura in pi, o semplicemente di
un piccolo atto di coraggio; ad esempio, il
riconoscere che la verosimiglianza del personaggio femminile nei gialli costituita non
dalle sue stereotipate prerogative, ma anche
e soprattutto dalle sue particolarit, che con-

tribuirebbero inoltre a renderlo interessante


dal punto di vista letterario.
Daltra parte, le illogiche e distratte speculazioni del commissario Adamsberg non
dovrebbero portarlo alla risoluzione di tutti
i suoi casi, cos come lodio di Montalbano
per la burocrazia non dovrebbe portarlo ad
assumere un atteggiamento cos irrispettoso
verso i suoi superiori: tuttavia, sono quelle le
caratteristiche che determinano il successo
editoriale di entrambi.
Ma ancora, si tratta di uomini in giallo, non di donne. E chiss quanto dovremo
aspettare per vederne davvero qualcuna

PAROLA AL PROFESSORE
di Federico Asborno

Nella lettera di fine 1951 a Milton


Waldman editor della casa editrice Collins a quellepoca John Ronald Reuel
Tolkien sintetizza le vicende del suo mondo immaginario a noi noto come Terra di
Mezzo, elencando i tre elementi fondativi
che lo caratterizzano: la Caduta, la Mortalit e la Macchina. In realt per, a sorreggere limmensa impalcatura letteraria
del Professore sta unaltra categoria: il Linguaggio.
Parr tautologico porre il Linguaggio
come fondamento di unopera letteraria,
ma nel caso particolare dellautore del Signore degli Anelli non lo affatto: noto come
Tolkien abbia inventato per ogni popolo e
razza di Arda (cos si chiama luniverso in
cui compresa la Terra di Mezzo) una sua
lingua, addirittura un suo alfabeto.
Al di l delle alzate di sopracciglio di
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coloro i quali vedono lopera di Tolkien


come roba da bambini (o da adulti mai realmente cresciuti), la fatica dellautore non
stata fine a se stessa, n espressione di una
maniacalit per il dettaglio senza frutto. Le
lingue sono necessarie a Tolkien e al lettore
per vivificare e caratterizzare oltremodo i
personaggi che le parlano e che fanno del
loro idioma una cifra identitaria: pensate
agli Orchi senza il Linguaggio Nero, pensate agli Elfi senza i loro dialetti, il loro alfabeto che pare un ricamo doro in una veste di
seta, immaginate il Signore degli Anelli privato
di quella complessit di nomi e luoghi
che lo rende, se non vero, verosimile
Lintero corpus tolkieniano espressione
dellamore incondizionato per la lingua e
per linfinito possibile che essa riserva a chi
la adopera: pensiamo alle canzoni di Tom
Bombadil che sono in grado di scacciare gli

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spiriti maligni dei Tumulilande; pensiamo


alla parola (Mellon!) che apre la porta delle
miniere di Moria; pensiamo allincipit del Silmarillion (la raccolta dei miti e delle leggende
di Arda pregresse alla vicenda di Frodo):
tutto inizia con il canto degli Ainur, figli di
Eru Ilvatar (la versione tolkieniana del Dio
dellAntico Testamento), che sostanziano la
materia tramite le parole dei loro canti, che
creano gli elementi e i popoli tramite il potere della Parola.
Inutile sottolineare gli evidentissimi richiami alla tradizione biblica della Genesi
(Poi Dio disse: Sia la luce! E la luce fu) e in
generale alla dimensione ebraico-cristiana,
che lautore non ha mai rinnegato, ma con
Tolkien non possiamo fermarci allallegoria, anzi torniamo a un autore che ha sperimentato il potere vivificatore della parola,
la parola che separa il detto dal non detto e
fa esistere concretamente qualcosa; Tolkien
ci fa assaporare il piacere di nominare le
cose, che poi anche il potere di creare:
con lui torniamo al concetto greco della logopoisi, la capacit di fare attraverso il pensiero, che poi il senso stretto
della poesia.
Possiamo definire poetica lopera del
Professore (e il riferimento non va di certo
al solo Signore degli Anelli) non solo per lintonazione e la gravit lirica di innumerevoli
brani, situazioni e personaggi, ma perch
sopra tutte le altre lopera in cui il Linguaggio svolge le funzioni principali: sono
Lingue quelle donate da Tolkien ai suoi personaggi, Parola quella che nel Silmarillion
segna linizio di tutto, Linguaggio quello
che lautore cesella cos magnificamente per
dare corpo al suo (ma anche nostro) mondo.
Per queste e molte altre ragioni non
pu che farci inorridire ci che scopriamo

grazie allarticolo di Dario Fertilio, apparso


sul numero del 7 gennaio 2012 del Corriere
della Sera. Fertilio ci racconta come vari casi
di autori di innegabile rilievo come Moravia, Graham Greene e lo stesso professor
Tolkien siano stati clamorosamente bocciati
al premio Nobel e abbiano ricevuto commenti nientaffatto positivi dalle giurie.
Il Nobel che ci riguarda in questo caso
quello che nel 1961 venne assegnato ad
Ivo Andri: a Tolkien che figurava tra i
candidati vennero rivolte parole dure dal
giurato Anders Osterling, che lo escluse dal
riconoscimento perch la sua scrittura non
era affatto di qualit, con laggravante di
non dimostrarsi in alcun modo allaltezza
della narrazione della storia.
Ebbene, la storia ha dimostrato ampiamente da che parte stesse la ragione (con
buona pace di Osterling), eppure non sta
qui, intendo nellindubbio valore letterario
degli scritti del Professore, il senso pi profondo che ha mosso la sua mano: Tolkien
non era tanto ossessionato da riconoscimenti e premi letterari, quanto dal senso
di compiutezza dei suoi scritti. Una
compiutezza, una definizione che regala
una magnifica sensazione di hortus conclusus e il cui segreto risiede appunto nel
Linguaggio e soprattutto nellamore per il
Linguaggio; per quella capacit tutta sua
di creare qualcosa che vive al di l della
carta, al di l dellinchiostro: che sia vero in
un certo qual modo.
Il mondo di Tolkien infatti non esiste
che nella sua mente ed in quella di chi vuole credergli, ed grazie a quelle parole, a
quelle lingue e a quellamore incondizionato per esse che diventa tanto reale quanto un mondo fatto di acqua, aria, fuoco e
terra

Fischi di carta

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MIGRAZIONI
Poesie di Dirk van Bastelaere, olandese post-modernista, rispettivamente dalle raccolte: Gli
accadimenti del cuore e Nel profondo dellAmerika. Traduzione di Maurizio Brancaleoni.

TEGEN DE AFGROND

DI FRONTE AL PRECIPIZIO

Dat ik je aanspreek,
stom hart,
is natuurlijk complete waanzin, je bent
een generiek gegeven uit de cultuurgeschiedenis.

Che io mi rivolga a te,


cuore muto,
naturalmente unassoluta follia, tu sei
un dato generico preso dalla storia della cultura.

Dat betekent: een sterrennevel,


drijvende paddesnoeren, een parcours daccidents
een zon die in het zwart verkeert,
napalm, Reihung, een nevengeschikte wereld
en we schrijven entropie.

Ci significa: una nebulosa,


girini che galleggiano, un percorso dincidente
un sole che si fa nero,
napalm, Ordine, un mondo coordinato
e noi scriviamo entropia.

Het is een woord,


hart,
tegen de wereld. Net zo goed kan ik tegen
de afgrond gaan schreeuwen, een canyon
[waarlangs
op zorgvuldige plaatsen
een houten framepje werd opgesteld
met de vermelding Take Pictures Here. KODAK

una parola,
cuore,
di fronte al mondo. Allo stesso modo di fronte
al precipizio posso mettermi a urlare, un canyon
[dove
in punti precisi
stata collocata una cornicetta di legno
con la scritta Take Pictures Here. KODAK

ALPTRAUMVROUW

LA DONNA DELL'INCUBO

De nerveuze maan is haar mooiste


Bloeiwijze. Ze wandelt als een schermbloem
Op de natte weiden van de nacht.

La luna nervosa la sua infiorescenza


pi bella. Lei vaga come unombrellifera
sui prati bagnati della notte.

Haar rug koelt af en wordt


Van vlees. De droom
Staat nog op haar gezicht

La sua schiena si raffredda e diventa


di carne. Il sogno
le si legge ancora

Te lezen, als koud zweet.


Ik kan haar niet vertellen van de regenputten
In de nacht, ze liep er zelf langs

in faccia, come sudore freddo.


Non posso raccontarle delle cisterne
nella notte, lei stessa ci passava accanto

Om mij bij te blijven. []

per restare con me. []

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Fischi di carta

PROSSA NOVA
PAROLA DI BUGIARDO
di Matteo Valentini

La stracciatella si stava sciogliendo e gocciava sulle scarpe di Michele che, dietro la


porta chiusa del tinello, ascoltava la sua famiglia parlare di lui. Si sentiva vecchio di
mille anni; avvertiva il sangue nelle vene
fermo, di piombo. Il cappello gli comprimeva la testa mentre le gambe, stufe di insudiciarsi, sembravano aver deciso di prendere e
andare lontano, a farsi un giro.
Dal leggio pronuncio parole che imbarazzano tutti: Ci sono tante belle corone qui,
ma Michele oggi fa parte di una corona pi
grande. Come farete quando tornerete a
casa e quella sar vuota? Come farai, Livia?
E voi, Roberto, Silvia? Tuo marito, vostro
padre, veglier su di voi dal cielo per non
farvi smarrire nellabisso che lui stesso ha
creato andandosene al Padre. Sento i piedi
muoversi per la noia e vedo bocche irritate e
stirate dal disagio.
difficile fare il lavoro del prete, devo
sempre cercare poche pratiche cose da
dire con delicatezza e convinzione, senza
patetismo n freddezza. Certo, ai funerali
il protagonista il morto, ma il prete deve
comunque garantire un marchio di autorialit, altrimenti al suo posto andrebbe bene
un qualsiasi necrologio. Il prete deve essere
un tecnico, non un amico. Un tecnico della
consolazione. La gente piena di amici, specie ai funerali, ma il prete uno, solo. Quanto sarebbe meglio, anzich parlare di case,
strade, abissi, alzarsi in piedi e dire: Niente.
Michele Murgia morto.

Nel tinello illuminato dalla lampadina a basso consumo salt su Livia e sbott che Michele aveva sempre raccontato un sacco di
balle. Era quello il suo vero problema. Non
la testa dura, non lattaccamento ai soldi, n
il bere, cose che con let vanno e vengono,
ma le balle. Le balle ai clienti. Che figure con
i clienti.
Roberto, il figlio pi grande, la interruppe dicendo che raccontare qualche bugia al cliente il modus operandi del commerciante e che il
problema era quando le balle le raccontava a
loro, i suoi figli.
Un corno, Roberto, cera da aver vergogna,
ribatt Livia e raccont delle volte in cui Michele, in negozio, si appoggiava con i gomiti
sul tagliere ancora sporco e diceva a voce
alta: Che lavoro ieri. Io tanto lavoro come
ieri non lho mai visto fare a nessuno. Poi
aspettava che qualcuno rispondesse Tanta
gente? e allora riattaccava: Gente? No no,
macch. Quella non gente, le persone non
fanno cos: lupi, leoni, coccodrilli forse. Allucinante. Non facevo in tempo a servirne
uno che laltro saltava su e diceva Michele,
un chilo di macinata e allora un altro Ma
signore, cero prima io! Vorrei sei fettine e
ancora uno Che dite, il mio turno! e fuori una coda, una coda sempre pi lunga, fino
al piazzale. A questo punto Michele si fermava un secondo e guardava di sottecchi chi
aveva di fronte per la stoccata finale: Guardi che banco mi hanno lasciato, ho pi due
petti di pollo e questa lingua qua. Ieri li avrei
anche potuti vendere (tutta roba freschissi-

Fischi di carta

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ma del resto), ma cosa vuole, io a una certora devo andare a casa. Non mi puoi arrivare
in negozio alle sette e mezza di sera e pregarmi di venderti quella bella lingua. Torna
domani! Il cliente allora sorrideva e diceva
Buon per lei, arrivederci. E Livia, nel retro, che puliva i contenitori di plastica, rossa
peggio del sangue che lavava. Lo sapeva lei
quanta carne aveva dato ai gatti l in giro, e
mancava poco che la scansassero pure loro,
tanto era marrone.
Roberto disse che suo padre mentiva per
scappare in un qualche locus amoenus lontano
dalla sua stessa famiglia, che gli aveva sempre sparlato alle spalle. Livia, incarognita,
tir una sberla al figlio. Che stesse ben attento, perch le cose che aveva detto in quel
tinello, a Michele avrebbe potuto dirle anche
sulla faccia.
Davanti ai fedeli venuti per il funerale
continuo la mia omelia: Nel passo di oggi
Ges dice ai suoi discepoli Non si turbi il vostro
cuore. Credete in Dio, e credete anche in me. Nella
casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi
avrei forse detto che vado a prepararvi un posto? E
quando sar andato e vi avr preparato un posto, ritorner e vi prender presso di me, affinch dove sono
io siate anche voi. E dove io vado voi conoscete la
via. Al che Tommaso chiede ingenuamente
al Maestro come possono percorrere la via
verso un luogo che non conoscono. E Ges
risponde Io sono la via e la verit e la vita. Nessuno
va al Padre se non attraverso di me. Se voi mi aveste
conosciuto, anche il mio Padre conoscereste, e fin dora
voi lo conoscete e lavete visto. Faccio una pausa per osservare la platea. Chi ha ascoltato?
Livia, Roberto, Silvia, lasciatevi rincuorare
da questo passo: esso ci assicura lesistenza
della vita dopo la morte. Testimonia che la
vita terrena solo un passaggio, che Ges
pronto ad accoglierci nel suo amore per
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sempre. Basta la nostra fiducia. Annuiscono come scolari al catechismo. giusto, non
ascoltate queste parole di speranza, non serve: ripetetele, ripetetele e basta. Credo in un
solo Dio... cos potente, sembra uscire dalle
colonne. Da milleseicento e rotti anni qualcuno ritiene giusto tramandare il Credo, per
il suo comodo, per inerzia, perch pensa
sia giusto. In un paese lo stesso: al bar, al
campo o dal parrucchiere, limbonitore di
turno racconta di quando Paolo scappato
da casa in mutande e cappello o della rissa
gigantesca con quelli di Trensasco. Di ogni
storia c un canovaccio e infinite varianti,
su cui si discute in liti da coltello fino a che
ne vale la pena. Un funerale come questo
terreno fertile per lepica del paese. Quando
uno come Michele Murgia muore, appena
la bara esce dalla chiesa si inizia a elaborare la sua storia per unirla allenorme ciclo
in cui il paese si riconosce. Anche se certo,
lo so, Michele un personaggio difficile da
raccontare.
Roberto si tocc la guancia e disse alla
madre, se era tanto spavalda, di rivelare a
pap quella sera stessa tutto ci che pensava.
Non c bisogno di aspettare stasera disse
Michele entrando nel tinello con le scarpe
che sciacquettavano nella stracciatella. Era,
quello, lunico rumore nella stanza. Allora, Livia, non ti stavi vergognando di me?.
Ancora silenzio. Sei una meschinetta. Anzi,
tutti voi tre lo siete. Dei meschinetti che non
hanno neanche il coraggio di affrontare un
vecchio. Cosa avete da dire sul mio negozio?
Ci avete mangiato per anni, continuate a
mangiarci e non ci avete mai messo un piede. Ho un bel giro, vendo mezza bestia alla
settimana, cosa volete? Alessio, il figlio del
tabaccaio, oggi mi ha supplicato di venderglielo ed io ho rifiutato, proprio cos. Allora

Fischi di carta

mi ha chiesto almeno di affittarglielo. Ho


accettato cos possiamo goderci la vecchiaia, s, ma intanto i muri restano in famiglia.
Ho comprato il gelato apposta per festeggiare con voi, ma guardate che schifezza avete
combinato. Disse tutto con calma, abbassando la voce a mano a mano che proseguiva il discorso.
Roberto chiese al padre se fosse proprio certo
di avere affittato la macelleria ad Alessio, che
era un suo amico appena laureato in ingegneria: gli sembrava strano che si fosse dato
alla mercatura sordida. lui. Alzando un
po la voce, Roberto invit il padre a rifletterci bene perch gli pareva di aver sentito che
Alessio avesse gi firmato un contratto con
unazienda del Sud e che si stesse per trasferire. lui, ti stai sbagliando ribatt Michele. Il figlio guard la madre, come in cerca di
unautorizzazione, e lei annu. Cosa fate voi
due? Cosa sono queste smorfie?.
Roberto gli spieg che aveva dato unocchiata ai libri contabili della macelleria e che
le cose non andavano come diceva lui. Era
vero, non aveva mai capito molto di matematica, ma sui libri cera scritto che nellultimo anno aveva speso trentamila euro di forniture e ne aveva guadagnato cinquemila. E

un buisness cos non si cede, si chiude. E la


carne, caro il mio ragioniere? La mezza bestia alla settimana cosa faccio, me la mangio
io?.
No, intervenne Livia, erano anni che i randagi ringraziavano lei per il filetto andato a
male e le bistecche con i vermi. La dimostrazione era l davanti, e gli mise sotto il naso i
libri che lei stessa compilava. Non erano vere
le code chilometriche dalla piazza della chiesa fino al negozio, non era vero laffare con
Alessio, n esisteva ladorato zio John a Los
Angeles che li avrebbe ospitati come sultani,
n era mai stato ordito un complotto dalla
Ferrari per soffiargli il progetto della Testarossa. Quante voci si sarebbero rincorse
quando le sue bugie fossero venute a galla? Come avrebbero potuto andare in giro
e parlare di lui? Che dicesse chi era, solo
quello, porco mondo schifoso, che dicesse
chi era, cosa aveva costruito, che districasse
il vero dal falso, solo quello, per il bene della
famiglia e del suo nome. Michele si sedette
per terra, vi si rannicchi, mentre il gelato
gli macchiava il vestito

PROSSA DEI LETTORI


DUE NOTTI A VENEZIA
di Francesco Secondo

Nato a San Remo 24 anni fa, di solito mi potete trovare nel cortile di via Balbi 4, a Genova, coltivando svariati interessi. Ogni tanto scrivo.
13 febbraio. Ore 17.25. Campo Santa Margherita. Nuvoloso e leggermente piovoso.
Giuro. un caso mi trovi anche io in questa citt.

Fischi di carta

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Il mio treno aveva 5 minuti di ritardo. No,
ti dico che per puro caso che ho deciso di
saltare sul tuo treno.

Ero in stazione ad osservare gli orari dei


treni. Ogni tanto mi ci incanto davanti, al
tabellone con tutti gli orari. Sai, lo fisso, e
lo guardo mentre si aggiorna. E osservo i
pallini che si illuminano quando il treno al
binario, e allora provo a immaginarmi quelli
che stanno per salirci. Per non parlare dei ritardi che si accumulano, tempo sottratto ad
altro tempo. E penso che chi sta aspettando
quel treno deve mettere in conto di dover
aspettare 35 minuti in pi per poter aspettare di passare quei 40 minuti che lo porteranno a casa dopo una giornata di lavoro.

Ah s. Il perch del mio viaggio. Vedi, non


saprei. Sono andato al binario dove sapevo
passasse il treno per venire qui. Allora precisa, non lho neanche controllata. E poi ci
sono salito. Durante il viaggio ho dormito.
Nel dormiveglia ho osservato i miei compagni di viaggio.
Ed ecco, pi di cinque ore dopo, la citt.
Allaltezza di Padova ho cominciato a sperare di trovare questa nebbia e questa pioggerellina. Sul ponte della Libert ero felice.
Non potevo che trovarmi l, la laguna mi
stava dicendo che il mio posto era quello.
La stanza dove pernotto ha una finestra
dalla quale vedo un campanile. Ogni volta
che ho guardato fuori ho fotografato quel
panorama. Nella nebbia ho sentito solo i
rintocchi del campanile, poi sono uscito.

Ah s, quella libreria. Ci sono rimasto 2


ore ieri, quando ne sono uscito era gi buio,
ero solo. Non sono mai stato cos a mio
agio, credimi. Ricordi quando passavamo
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anche intere ore nelle librerie?

Scusa, non far pi cenno a quel passato. Messaggio ricevuto. Pernotto due notti
qua. Ora pensavo di andare alla Chiesa dei
Frari, la sera quella piazza la ritengo semplicemente magica.

S, sono solo. Stamattina sono rimasto due


ore a San Pietro di Castello. Lo sai, sono
nato e cresciuto in una citt di mare. Ma
mai come in un luogo come questo mi sono
sentito attratto dallacqua. Non quellacqua putrida dei canali non parlo di quella.
Quellacqua che con questa nebbia perfetta
si confonde con il cielo e con lorizzonte, e
confonde anche i sensi, e ti viene voglia di
annegare.

S, non ti preoccupare, tutto a posto.


Sono molto sereno, laria della laguna mi
sta rinfrancando. Lo sai, mi ha fatto molto
piacere rivederti per caso. S, perch un
caso, una bellissima casualit.

Buona notte anche a te.


Da La Nuova di Venezia, 15 febbraio 20**
Cadavere nelle acque dellArsenale
stato scoperto allalba di sabato un cadavere nei pressi dellArsenale. Dai documenti
rinvenuti nello zaino del deceduto gli inquirenti hanno potuto identificarne il corpo.
Si tratta di F.S., nato a *******, studente e
residente a Genova. Dal biglietto del treno
trovato nel suo portafoglio risulta esser partito dal capoluogo ligure in data 12 febbraio. F.S. ha albergato in una stanza vicino a
Santa Maria dellOrio.
Sono in corso indagini ma le dinamiche del
decesso fanno pensare ad un suicidio []

Fischi di carta

INFISCHIATENE

RAINER MARIA MALAFANTUCCI


GOZZO UNTERLACHEN POETA MALEDETTO - DELOS BOOKS, 2015
di Irene Buselli

In una Milano trasfigurata, dominata da


un Pantheon contemporaneo dove tra le numerose divinit possiamo trovare Il Grande
Expo, Tangenziana e Gli dei del Traffico, vive Gozzo Unterlachen. Perseguitato
dai venditori di angurie in ottobre, tartassato
di multe pur non avendo nemmeno la patente, ricercato dalla polizia senza saperne il
motivo, Gozzo si rende presto conto di essere
maledetto; il vero problema, per, che non
sa quale sia la sua maledizione. Da qui hanno inizio le sue avventure: una sorta di poema epico ribaltato, dove Gozzo tuttaltro
che un eroe, le divinit sono ridicole, i luoghi
sono lapoteosi di tutti gli aspetti negativi di
Milano e della sua periferia.
Sebbene abbia vinto il premio Odissea,
destinato ai romanzi di fantascienza, il libro
non ascrivibile a un genere in particolare;
satirico, surreale, fantasy, a tratti persino filosofico: volendolo inserire in una categoria,
andrebbe annoverato tra i libri che, appunto, sfuggono alle classificazioni. Il merito pi
grande di questo romanzo, in effetti, la sua
eccentricit: ogni volta che sfiora un genere
letterario ne stravolge i tratti, ogni riferimento culturale unoccasione per parodiare se
stesso.
I tre autori (lo pseudonimo collettivo con
cui si firmano unennesima parodia) giocano con gli aspetti pi grotteschi della nostra
quotidianit, utilizzando a questo scopo anche tecniche prese in prestito dal cinema o
dal fumetto.
Nonostante questa apparente accozzaglia

di generi diversi, Gozzo Unterlachen poeta maledetto scorre con un ottimo ritmo, senza mai
cadere nella tentazione di strizzare locchio
a una determinata categoria di lettori: se
vero che chi legge vi pu trovare lavventura
del fantasy, il piacere della satira o il delirio
del nonsense a seconda di quello che vi ricerca, il libro si mantiene su una linea tutta
sua senza preoccuparsi troppo di piacere agli
amanti di questo o quellaltro genere. Anzi,
in pi punti si ha la sensazione che gli autori, arrivati al culmine dellassurdo, superino
quel limite volutamente, quasi a sfidare la
fantasia di chi legge o a prendersene gioco.
A te cosa successo invece?
Niente di che. Mi hanno tagliato luce, gas e acqua
calda... a momenti muoio precipitando in un cantiere.
Ah, s e poi ho ucciso il mio omonimo. Beh, quasi .
Lho seguito finch non finito sotto un tram. Mai
visto niente di pi orribile in vita mia.
Il romanzo , insomma, un grosso scherzo; senza prendersi mai troppo sul serio,
riesce comunque a farci chiedere in quante
forme e fino a che punto si possa parlare di
letteratura, mandandoci col pensiero a Douglas Adams, Terry Pratchett e Neil Gaiman,
ma anche, per certi versi, a Gianni Rodari e
Daniel Pennac.
Se amate questi autori e siete curiosi di sapere come se la caverebbero nella periferia
milanese, credo che dovreste leggere questo
romanzo. Altrimenti, potrebbe essere la giusta occasione per avvicinarsi a questo straordinario universo unterdemlachen, sotto la
risata

Fischi di carta

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