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Febbraio 2016

n. 34 anno 4
Genova

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

IN QUESTO NUMERO

ove sono i compagni gioiosi


che frequentavo un tempo, lontano,
bravi a cantare, arguti a parlare,
cos gentili nel fare e nel dire?
Franois Villon, Testamento

Planetario | I miracoli comuni - G. Cultrone


Le poesie dei lettori | La misura del vuoto - A. Sica
Elementi

Extravaganza - F. Asborno
Et dell'oro - C. Calabresi
Un polemico di provincia (ma non solo) - P. Martino
Migrazioni | Todesfuge - R. Bettini
Prossa Nova | Denario pulito (pt.2) - M. Karoli

Infischiatene | La voce di Cassandra - G.Nibali - recensione - A. Mantovani

www.fischidicarta.it

Passato il 3000 d.C., in seguito ai mille anni ancora sconosciuti di probabili guerre, armistizi, paci
e pace (verosimilmente poca), noi speriamo che lUniEu, luniversit unificata di tutta Europa,
finanzier la produzione di qualche cyberfilologo che si occupi di studiare com andata la Questione
#33. Si tratter di definire le esatte dinamiche del perch le pochissime copie dei Fischi di carta #33,
sopravvissute negli archivi di chiss che ente o che privato, conservino tracce di inchiostro secco ed
il solco di una punta in copertina, nellangolo in alto a destra. La questione sar piuttosto intricata,
infatti le loro cybermenti, proprio per la perfetta conoscenza e struttura, avranno particolare difficolt
a comprendere lingenuit dellerrore umano; penseranno che abbiamo fatto due versioni di gennaio
2015 ed abbiamo saltato gennaio 2016. Allo stesso tempo non avranno modo di spingere la loro
percezione temporale, per quanto potente, alle prime luci del millennio precedente e sentire la nostra
piccola voce la voce degli antichi che gli urla: Abbiamo sbagliato a correggere le bozze!.
C poco da dire, cos che si formano i misteri della filologia. Un errore poco chiaro, unimprecisione
che rompe il ritmo e bam: qualche secolo dopo c sicuro qualcuno che ti insulta perch ha dei
problemi nelle sue ricerche a causa tua.
Visto che a noi dispiacerebbe essere motivo di grattacapi per i cyberfilologi dei tempi che saranno,
volevamo assicurare che il numero coi solchi e linchiostro secco il primo dellanno 2016, precedente
a quello su cui leggete questo editoriale, che per la prima volta porta a 20 le pagine di questa
rivista. Inoltre importante ricordare che lattuale numero contiene anche la nuovissima rubrica

di Federico Ghillino

LE TECNOLOGIE CAMBIANO E I PROBLEMI RESTANO

E D I TO R I A L E

Quando penso allargomento librerie indipendenti, mi viene subito in mente un film dal titolo C
posta per te. questo un piccolo film, una commedia ispirata al classico di Lubitsch The shop around
the corner, dove lui e lei si innamorano per lettera, battibeccano nella vita reale e poi, e poi si sa
come andr a finire. un piccolo film, ma ben scritto. Lui, Joe Fox, uno dei dirigenti della catena
di librerie Fox ( vero, vendo libri a poco, forse proibito?), lei, Kathleen Kelly, gestisce un negozio
di libri per bambini che subisce il peso della concorrenza (io lho conosciuto, Joe Fox, e lho sentito
paragonare la sua libreria ad un negozio in cui si vendono damigiane di olio doliva). Da una parte
Joe crede nel niente di personale, sono affari, dallaltra Kathleen consiglia solo libri che ha letto e
amato, per ogni titolo ha un aneddoto della sua infanzia da raccontare, conosce per nome tutti i suoi
clienti. Vinceranno le leggi dellamore, s, ma anche quelle del mercato. La regista e sceneggiatrice
Nora Ephron si ispir alle vicissitudini di Shakespeare and Co. la libreria in cui aveva girato alcune
scene di Harry ti presento Sally costretta a chiudere dopo tre anni di lotta contro un negozio della
grande catena Barnes & Nobles, aperto a breve distanza. Perch vi racconto questa storia? Perch con
Fischi di carta abbiamo scelto di approfondire largomento delle librerie indipendenti, andando ad
interrogare proprio i diretti interessati: i librai. A breve usciranno sul sito le nostre interviste, curate
dalla sezione Elementi. Nel frattempo per prepararvi andatevi a rileggere gli scorsi editoriali di Prossa
Nova Letture critiche, Amazonia e Bibliodiversit sulle case editrici indipendenti e sul mercato
del libro. Oppure, se siete in vena di romanticismo, guardatevi C posta per te!

di Amelia Moro

NIENTE DI PERSONALE, SONO AFFARI

MIGRAZIONI, che per loccasione presentiamo anche a tutti i nostri lettori contemporanei. Una
pagina di traduzioni poetiche fatte ad hoc da una parte della ciurma dei Fischi.
Spero di essere stato chiaro, cyberfilologo del mio futuro. Buone ricerche

FRATELLANZA
di Tobia Fredioce

Quando tornavamo a casa col mio amico


mi stringevo sempre nella giacca.
Lui lo pungevo dove potevo trovarlo:
negli occhi suoi, lucidi tanto
che cerano dentro anche i miei,
di sempre, languidi.
Mentre lo guardavo lo schernivo:
Ma tu che cazzo fai?.
Lui mi diceva che scalciava
e si dimenava divertito. Vivo.
Io scalcio!. E rideva.
A me metteva tanta tristezza
perch lui ci credeva davvero di scalciare
ma in realt era solo,
solo uno che annaspa.
E quindi anche io ridevo
e lo abbracciavo forte
e gli dicevo: vero amico mio,
ma non preoccuparti,
ora meglio andare a letto.

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PLANETARIO
I MIRACOLI COMUNI
di Gaia Cultrone

Sei bella dico alla vita


impensabile pi rigoglio.
Wislawa Szymborska, Allegro ma non troppo

Ricordo ancora il giorno in cui scoprii le poesie di Wislawa Szymborska: era il 14


febbraio del 2011, quindi san Valentino, e mia madre si present in camera mia con
un pacchetto in mano: Il regalo lo faccio a te perch sei tu lamore della mia vita,
disse. Mai avrei pensato, data la dichiarazione, che il pacchetto contenesse lopera
omnia della poetessa. Ricordo inoltre che passai la serata leggendo poesie prese dalle diverse raccolte, e di come mi stupii del fatto che, per quanto trattassero i temi
pi disparati, quelle parole emanassero sempre, continuamente, una leggerezza di
fondo, incapace di venire meno persino nel parlare di solitudine e di perdita. stato
allora che ho capito perch la poetessa polacca, classe 1923, premio nobel alla letteratura nel 1996, fu definita da un articolo del Sole 24 ore la poetessa del sorriso.
Gi, perch Wislawa la poetessa che parla di ci che tutti vediamo e tutti sentiamo, ma lo fa dimostrando che esattamente questo ci che nella vita vi di
meraviglioso, o per meglio dire, di stupefacente (il concetto di stupore molto caro
a Wislawa e ricorre spesso nelle sue poesie), dal momento che ognuno di noi ha a
che fare con dei miracoli comuni, appunto, qualcosa che alla portata di tutti
ma che ogni volta si presenta con una sua irripetibile individualit; a tal proposito,
Wislawa concepisce il tempo come un fluire continuo, dove nulla due volte accade,
esattamente come fu per Eraclito; non un caso, infatti, che il filosofo greco venga
chiamato in causa esplicitamente allinterno di una sua poesia (Nel fiume di Eraclito).
Questo approccio potrebbe sicuramente essere causa di una visione pessimista
della vita, ma certo non per lei; tra una parola e laltra infatti, Wislawa Szymborska e la sua ironia sembrano sorriderci e dirci che di fronte alla bellezza di tutto
questo vivere non abbiamo nulla da temere, neppure la morte. A conferma di ci,
Wislawa Szymborska scrive di essa come di una vecchia conoscenza anche un po
imbranata che prima o poi va incontrata nuovamente, senza timore, ma al massimo con curiosit e forse anche con un po di compassione, perch, dice, la morte
sempre in ritardo di quellattimo: a nessuno pu sottrarre il tempo raggiunto
(da Sulla morte, senza esagerare). Questo atteggiamento emerge soprattutto in Intervista

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con Atropo, straordinario dialogo con una


delle Parche dove la poetessa, nel ruolo
di intervistatrice, mette alle strette la dea
cui spetta il compito di recidere il filo
della vita, in un climax di ironia via via
sempre pi evidente fino ad arrivare al
colpo basso: dichiarare alla morte la
propria mancanza di paura (In tal caso,
addio. O per essere pi esatti Lo so,
lo so. Arrivederci.). Qualcuno, dando
unocchiata alla biografia di Wislawa
Szymborska, potrebbe dire che le fu facile guardare alla morte in questottica:
la poetessa visse la Polonia della seconda guerra mondiale trascorrendo la sua
esistenza tutta a Cracovia, sfuggendo
agli orrori che colpivano il suo paese e
avendo sempre lopportunit di scrivere
per riviste letterarie di diversa sorta; una
vita piuttosto tranquilla e felice, quindi,
ma c da ricordarsi che Wislawa, nel
1990, perse il marito, Kornel Filipowicz;
e la consapevolezza di cosa si provi nel
perdere qualcuno che si ama si fa, ancora una volta, poesia: nella raccolta Fine
e principio, del 1993, la poetessa pubblica
Il gatto in un appartamento vuoto, malinconica metafora della solitudine incolmabile
data dalla morte di qualcuno a noi caro.
Troviamo quindi il tema dellamore,
della morte, dellirripetibilit, della perdita: ma, per citarne altri ancora, anche
casualit, superficialit e guerra. Wislawa Szymborska tratta i pi disparati
temi, ma la sua poesia diventa, per ovvie ragioni, pi intima e sentita laddove

essa affronta un discorso metapoetico:


Wislawa si autoriconosce, si scopre come
poetessa, e a questo riconduce le sue qualit, il suo potere, anche se non rinuncia
a ironizzare anche al riguardo (nel componimento Ad alcuni piace la poesia dir
che persino nei poeti possiamo trovare
solo due individui su mille che apprezzino realmente larte della scrittura). Tuttavia, la poetessa realizza una meravigliosa
sintesi di ci che rappresenta la poesia
per lei, una sintesi di unefficacia tale da
divenire il titolo della sua opera omnia:
La gioia di scrivere. Perch pi di tutto e
molto semplicemente, Wislawa Szymborska questo, una poetessa: una donna che scrive di ogni cosa che la smuove,
e che smuove ogni cosa scrivendo

FONTI
Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, 2009
www.poetarumsilva.com

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LA GIOIA DI SCRIVERE

NULLA DUE VOLTE

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?


Ad abbeverarsi a unacqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perch alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verit,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola bosco.

Nulla due volte accade


n accadr. Per tal ragione
nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo


lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

Non c giorno che ritorni,


non due notti uguali uguali,
n due baci somiglianti,
n due sguardi tali e quali.

In una goccia dinchiostro c una buona scorta


di cacciatori con locchio al mirino,
pronti a correr gi per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Ieri, quando il tuo nome


qualcuno ha pronunciato,
mi parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Dimenticano che la vita non qui.


Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter docchio durer quanto dico io,
si lascer dividere in piccole eternit
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverr qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadr foglia,
n si piegher stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

Oggi che stiamo insieme,


ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos?
Forse pietra, o forse fiore?

di Wislawa Szymborska

C dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

di Wislawa Szymborska

Anche agli alunni pi ottusi


della scuola del pianeta
di ripeter non dato
le stagioni del passato.

Perch tu, ora malvagia,


di paura e incertezza?
Ci sei perci devi passare.
Passerai e in ci sta la bellezza.
Cercheremo unarmonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce dacqua.

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta duna mano mortale.

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LE
POESIE
DEI
LETTORI
Mi occupo di cinema da una vita (sono codirettrice del
Genova Film Festival e filmaker) ma da qualche anno ho
cominciato a scrivere versi: io le chiamo osservazioni casuali.
Mi capita di incontrare persone che mi rimangono dentro
come delle visioni, che riposano in me fino a quando non le
sciolgo nella scrittura. Il rapporto che ho con le parole lo
stesso che ho con le immagini al montaggio. una scrittura
di getto dove racconto un improvviso moto di empatia o di
conflitto

LA MISURA DEL VUOTO


di Antonella Sica

Il vuoto si misura
nei quattro passi
della tua casa
nel senso rovesciato
dei calzini da lavare
nel piattino orfano
che conservi
nel materasso macchiato
che copri
nel cassetto delle cose
che non hanno un posto
dove ogni tanto
metti le dita cercando.
Inutilmente

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ELEMENTI
EXTRAVAGANZA
di Federico Asborno

La feroce polemica con la vita politica


sempre stata una delle numerose
costanti della vita letteraria: pensiamo
allo stratagemma dellallegoria, con la
quale Dante ha raffigurato e polemizzato
con unepoca intera; pensiamo allopera
di Pasolini; pensiamo anche alla moderna
narrativa e alla puntuta critica del
consumismo fatta in Fight club da Chuck
Palahniuk.
Spesso e volentieri per, anche il
culto della bellezza assurge al valore
di critica a un establishment cupo e
grigio, a un presente conformista, che si
ammanta di (dis)valori gretti e materici.
Basta riprendere in mano il superbo
saggio di Max Weber Letica protestante e
lo spirito del capitalismo (1905) e ricordarsi
che descrive perfettamente lepoca di cui
figlio, ovvero proprio quel periodo a
cavallo tra il XIX e il XX secolo che vede
anche la nascita di movimento culturale
stravagante e alternativo.
Stiamo ovviamente parlando di ci
che stato definito Decadentismo, cio
quella variegata trafila di poeti, artisti
e filosofi che tra Otto e Novecento si
accorgono di vivere in una realt affogata
nel grigiore di un tran-tran di facciata
e una smania di possesso che da Weber
sono s analizzati, ma che questi artisti
vedono come codarda mascheratura di
deprecabili voragini interiori, in realt
ben visibili. Queste voragini sono figlie

di un crollo generalizzato: luomo, la


societ, i valori di riferimento, tutto sta
cambiando e sta per essere stravolto
dai poderosi eventi internazionali che
sconvolgeranno il mondo; una decadenza
che anche il filosofo Spengler in qualche
modo indaga nel suo saggio Il declino
dellOccidente.
LArte Decadente (ovvero quel
complesso di opere che possiamo riunire
sotto questo marchio), risponde tramite
tre antieroi che sintetizzano e parodizzano
luomo fin de sicle e che saranno fondativi
per gli autori che verranno; parliamo in
primo luogo dellinetto, ovvero di colui
che inabile a vivere, che ha dimenticato
la bellezza e che insegue (senza mai
raggiungerli) valori privi di senso come
ad esempio il successo: semplici palliativi
di una realt mortifera, che lo relega ai
suoi estremi confini e non gli lascia spazio
dazione. Pensiamo ovviamente agli inetti
sveviani: gli Alfonso Nitti e Zeno Cosini,
perdenti sempre e comunque. Linetto
la caricatura del borghese sperduto in
un mondo che quello kafkiano: rigido,
asettico e inumano.
Il converso rappresentato poi
dalle figure del dandy di DAnnunzio
e dellbermensch (oltreuomo) di
Nietzsche, opposti, ma uniti dalla loro
iperbolicit. Dico opposti perch mentre il
dandy la rappresentazione magnificente
di un vuoto interiore necessario a

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sostenere unapparenza impeccabile,


loltreuomo saturo del peso di tutta la
sua impareggiabile personalit, che rende
inutili tutti i legacci della morale imposti
dal consorzio umano e che lo rende libero.
E cos la totalit delloltreuomo diventa
il contraltare letterario di un borghesuccio
impedito dal protocollo, dalletichetta,
dalle leggi severe di una societ fatta di
grigi impiegati di banca, con lo stesso
vestito, le stesse valigette, che ambiscono
tutti al successo proprio dellesteta, che
per figlio di un vuoto dilagante.
Il Decadentismo non stato un
movimento militante o di protesta,
bene chiarirlo: molti degli artisti riuniti
sotto questa etichetta sguazzavano nella

loro epoca. A noi posteri per, quellarte,


quelle opere tanto variegate e innovative
paiono stridere e non poco nei confronti
di un mondo in fondo cupo e in declino,
che precipiter nel disastro della Grande
Guerra e al quale i poeti e gli artisti
opporranno la bellezza, la stravaganza,
il colore, la potenza delle loro parole, le
stesse parole che serviranno per segnare
non unaderenza, ma anzi la distanza da
quel tipo di societ dalla quale si sentivano
differenti.
Essi sono i padri di unarte non solo
fine a se stessa, ma che pu essere anche
salvifica, che anche di denuncia e che
trova nellopposizione al presente un
senso nuovo e ulteriore

ET DELL'ORO
di Claudia Calabresi

Con let di Nerone tramontano, forse


definitivamente, le speranze del Senato e di
ci che resta della Repubblica romana di
sopravvivere; gli intenti autoritari del giovane imperatore prima soltanto intuibili,
poi violentemente manifesti procedono
ad annientare chiunque si opponga al suo
regime.
A far da contraltare a un dispotismo
sempre pi evidente un folto gruppo di
intellettuali e membri della classe dirigente
di Roma che ordisce la celebre Congiura
dei Pisoni. Si dice che le stelle pi luminose nascano in tenebre profonde: il caso di
Petronio, Lucano e Seneca, che rifiutano
coraggiosamente di asservire il loro talento
al potere e partecipano al complotto.
Di questi autori, il primo il pi miste10

rioso: ammesso che il Petronio autore del


Satyricon coincida con lomonimo cortigiano e pupillo di Nerone descritto da Tacito,
si tratterebbe di un raffinato esteta seguace
dello stoicismo, autore di unopera rivoluzionaria.
Il Satyricon , infatti, una complessa
parodia di cui i moderni possono cogliere
solo alcuni degli aspetti pi geniali: in essa
sono presenti critiche alla Roma e alla corte imperiale del tempo, in preda a un lusso
sfrenato che mina gli antichi ideali di moderazione e umilt. Memorabile, in proposito, lepisodio in cui un certo Trimalcione
organizza un banchetto, dandosi arie da
intellettuale, pur essendo rozzo e ignorante:
basti dire che la sontuosa cena si conclude
con la celebrazione di un finto funerale in

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suo onore e la venuta dei vigili per sedare


gli schiamazzi. Lultima frase pronunciata
dalluomo prima di essere portato via, avvolto in un sudario, Fate finta che io sia
morto. Dite qualcosa di bello. e queste parole non possono non rievocare il gusto di
Nerone per lautocelebrazione. Il Satyricon
impregnato da una sottile e costante derisione di un vuoto morale nel principato che
sfocia in avvenimenti e personaggi assurdi,
confusionari, grotteschi.
Anche Lucano, inizialmente fedele
cortigiano dellimperatore, una volta resosi conto della realt non esita ad aderire
alla Congiura. Se prima compone encomi in suo onore, nellultimo periodo della
propria vita scrive un poema decisamente
critico nei confronti dellautorit imperiale:
la Pharsalia, che narra della guerra civile tra
Cesare e Pompeo.
Lopera ha una genesi particolare, forse connessa allevoluzione ideologica del
suo autore: inizia con un apparente elogio
a Nerone, ma in seguito si fanno evidenti
la critica e il distacco di Lucano rispetto
allassolutismo. Nella Pharsalia Cesare viene
dipinto come lopposto delluomo clemente
e giusto tratteggiato dagli autori filo-imperiali, mentre uno stanco Pompeo soccombe
alla sua temerariet sfrontata; dallo sfondo
emerge Catone, incarnazione dello stoicismo caro a Lucano, deciso a combattere
fino alla fine lavvento del principato. Nel
poema non ci sono eroi, ma vincitori e vinti; gli dei sono totalmente assenti, nellaudace presa di consapevolezza che sono gli uomini i veri artefici del loro destino; il testo
costellato da profezie oscure che annunciano limminente rovina di Roma e di certo
ci che contraddistingue Lucano rispetto a
Petronio langoscia che sembra permeare

la Pharsalia.
Ma Seneca, forse, lautore pi emblematico dellepoca.
Il filosofo viene incaricato da Agrippina
di fare da precettore al figlio Nerone e non
si lascia sfuggire loccasione di applicare la
filosofia stoica al principato: finch presiede
alleducazione dellimperatore, il governo
equilibrato e giusto.
In questo primo periodo Seneca autore dellApolokyntosis traducibile come
Ascesa al cielo di uno zuccone, in evidente derisione della morte di Claudio e del
trattato De clementia, rivolto direttamente a
Nerone, che mette in luce la principale dote
necessaria a un sovrano: la benevolenza nei
confronti dei suoi sudditi. Ma il tentativo
di Seneca di porre a capo del regime un
imperatore filosofo si conclude in tragedia:
Nerone perde progressivamente il controllo
di se stesso. Tra le numerose vittime della
sua crudelt troviamo la madre, la prima
moglie e la seconda. Seneca non pu che
assistere impotente al proprio fallimento e
si ritira a vita privata fino alla sua probabile partecipazione al complotto contro il
tiranno.
Nel 65 d.C. la Congiura dei Pisoni viene scoperta: chi coinvolto, ucciso. In un
ipocrita tentativo di apparire meno sanguinario, Nerone ordina ai personaggi pi
cari a Roma di togliersi la vita tra le proprie
mura quasi come fossero essi stessi a volere la propria morte.
Petronio si uccide su ordine di Nerone
e continua, fino allultimo respiro, a parlare
con i suoi amici di poesia e letteratura,
rifiutandosi di dare al suo assassino la
soddisfazione di saperlo prostrato e
sconfitto; Lucano muore suicida prima
di aver terminato il suo poema, dove

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probabilmente sarebbe stato narrato il


suicidio di Catone: la vita dellautore
sostituisce, macabramente, lavvenimento
che luomo non ha avuto la possibilit di
descrivere. Seneca si somministra la cicuta
e la moglie Paolina, disperata, vorrebbe
morire con lui ma ci le viene impedito
per ordine di Nerone, che non intende
concedere altri martiri ai suoi oppositori.
Petronio, Lucano e Seneca sono
protagonisti della ribellione alla falsa era di
pace e prosperit inaugurata da Cesare, che

con Nerone si avvia allo smascheramento:


vivendo in prima persona linganno del
principato, comprendono che il sovrano
illuminato non che una maschera
destinata a cadere, uneccezione alla lunga
regola di imperatori incompetenti, viziosi
e corrotti che sta portando lImpero alla
decadenza e non esitano a tornare sui
propri passi, anche a costo della vita.
Non oro tutto quel che luccica, e questi
scrittori lo sanno meglio di chiunque altro

UN POLEMICO DI PROVINCIA (MA NON SOLO)


di Pietro Martino

Luciano Bianciardi (1922-1971) appartiene alla generazione fuoriuscita


dalla guerra e fu pienamente partecipe
al clima che segu ad essa. Fu unepoca
di contraddizioni politiche e sociali, di
grandi progetti culturali, iniziative che
avrebbero dovuto costruire la nuova cultura, ma che troppo presto finirono per
adeguarsi alla vecchia cultura pi o meno
velatamente. Si fondavano riviste e cineforum, si scrivevano programmi, si facevano riunioni, si aveva la sensazione di
muoversi per qualcosa, come se il vento
del cambiamento avesse iniziato a soffiare
su tutto il paese. Le cose per sarebbero
andate diversamente.
Ampi ranghi di intellettuali si sarebbero fatti rinunciatari, avrebbero tradito
loro stessi (con qualche eccezione solitaria), si sarebbero impiegati nelle agenzie,
negli uffici, negli schemi dellindustria
editoriale e culturale.
con questa generazione di intellet12

tuali che Bianciardi polemizza, pienamente cosciente di farne parte. La sua


polemica si scaglia contro linguaggi e
protagonisti della nuova cultura: la critica di chi si assume le proprie responsabilit, di chi non ha paura di mettersi in
mezzo e non si tira indietro, in virt della
propria tendenza ad avere con la scrittura un rapporto viscerale, profondo in una
costante tensione alla semplicit e alla sincerit. Da questi due caratteri discende la
sua cifra intellettuale, il suo rapporto col
lettore, che trae la propria forza da una
totale adesione alla realt, storico-sociale
e autobiografica: la scrittura non conosce
deformazioni di alcun tipo, perch ha la
forza immane della nudit e della passione umana e politica.
Bianciardi era nato a Grosseto, e aveva conosciuto lindustria culturale e la
cultura di massa dopo essersi trasferito a
Milano per collaborare alla fondazione
della Feltrinelli. Lesperienza milanese

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segn profondamente la sua visione del


mondo e lo spinse ad elaborare un discorso critico nei confronti delle istituzioni allora vigenti e dei metodi di elaborazione
e diffusione della cultura di queste istituzioni: una polemica che egli aveva gi abbozzato nei suoi anni grossetani.
La vis polemica sopracitata si manifesta
soprattutto in due romanzi (allinterno di
unopera molto pi stratificata e complessa di quanto sembrato doveroso riportare alla maggior parte della critica letteraria degli ultimi quarantanni): Il lavoro
culturale (1957) e La vita agra (1962).
Il protagonista del Lavoro e della
Vita un personaggio autobiografico; in
un certo senso una figura unica presa
in due differenti momenti. Prima la vita
di provincia, negli anni del sorprendente
boom economico che deforma lambiente
grossetano, in cui si muovono figure caricaturali, prese a organizzare eventi e
programmi culturali animati da febbrili
entusiasmi, ma che finiscono per rivelarsi
nella loro essenza sommaria. Poi la vita
milanese, lindustria culturale fatta di pescecani senza scrupoli, il lavoro editoriale
ripetitivo e inutile, in una citt che patisce
lo sviluppo forzato e si anima di reietti e
intellettuali velleitari.
Nella resa di questa Milano demoniaca lironia si fa meno affettuosa, assume
connotati sarcastici, diventa polemica
pura e sofferta, reazione alla definitiva
percezione di una crisi; le tensioni verso
il rinnovamento si rivelano nella loro impossibilit di realizzazione: la cultura
completamente immersa nel sistema economico del boom, e immerso con essa
lautore stesso.
da questo scacco fra intellettuale e

societ che nascono i citati capolavori:


qui le contraddizioni della societ italiana emergono nella loro complessit grazie
ad un narratore che non si fa scrupolo nel
rivelare le proprie colpe e quelle degli altri. Qui la tendenza al progresso tanto auspicata, viene definitivamente smontata
rivelando al lettore che tutto ci che sembrava progresso e crescita altro non era
che imborghesimento di massa, invasione
dello spazio geografico e mentale. E infatti sono gli anni delle province invase dalle fabbriche, nel tentativo di trasformare
lItalia, in un solo decennio, in paese industrializzato; delle menti sommerse da
una cultura di massa che tramite nuovi e
vecchi media si ostina a tranquillizzare il
lettore-ascoltatore-spettatore con rassicuranti mediocrit: un livello base rispetto
al quale chiunque possa sentirsi alla pari.
Limitare lopera di Bianciardi alla sua
vena di polemista un errore; errore che
la cultura italiana commise quando lo
scrittore era ancora in vita, facendone un
personaggio di culto, un ritrattista dellintellighenzia milanese: ruolo che egli occup
solo in parte. La sua polemica non aveva
nulla del polemizzare sterile di chi vuole farsi un nome o una reputazione: seppe mettere in luce con partecipazione la
vera ansia di progresso, che scoperta
del male, della contraddizione, e messa in
luce di ci che deve essere cambiato; ma
che soprattutto un profondo, e spesso
doloroso, esame di coscienza

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MIGRAZIONI
Poesia di Paul Celan, tratta da Papaveri e Memoria (1952).
Traduzione di Riccardo Bettini.

TODESFUGE

FUGA DI MORTE

Schwarze Milch der Frhe wir trinken sie abends


wir trinken sie mittags und morgens wir trinken
[ sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lften da liegt man
[ nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den
[ Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
[ dein goldenes Haar Margarete [...]
er pfeift seine Juden hervor lt schaufeln ein

[ Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Latte Nero della prima luce lo beviamo di sera


lo beviamo a mezzogiorno e di mattina lo
[beviamo ogni notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nel cielo lass non si sta

[stretti
nella grande casa vive un uomo egli gioca con

[le serpi e scrive
al calar delle tenebre in Germania egli scrive i

[tuoi capelli dorati Margarete [...]
fischia ai suoi Ebrei ci fa scavare una tomba
[nella terra
ci ordina suonate ora e danzate

Schwarze Milch der Frhe wir trinken dich



[nachts [...]
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den

[Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland

[dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein
[Grab in den Lften da liegt man nicht eng [...]

Latte Nero della prima luce ti beviamo


[di sera [...]
nella grande casa vive un uomo egli gioca con

[le serpi e scrive
al calar delle tenebre in Germania egli scrive i

[tuoi capelli dorati Margarete
i tuoi capelli cinerei Sulamith scaviamo una
[tomba nel cielo lass non si sta stretti [...]

dein goldenes Haar Margarete


dein aschenes Haar Sulamith

i tuoi capelli dorati Margarete


i tuoi capelli cinerei Sulamith

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Fischi di carta

PROSSA NOVA
DENARO PULITO (PT.2)
di Milo Karoli

La pt.1 stata pubblicata sul #30, ottobre 2015. Trovate il racconto completo sul sito web.

Padre Signore, mettici in comunione con le persone che contano nella societ.
Ges, lascia che troviamo un buon lavoro.
Ora, per qualche motivo, mentre stavano
insieme Dania non gli disse mai della
nostra relazione.
Faceva: Unesperienza per cui non
ero pronta. Non avevo studiato niente
sullAfrica, laggi non c rispetto per
lindividuo. La malattia, la povert, la
morte, cadaveri umani per strada come
cani morti. Ci passi sopra. Da noi, i diritti
ce li abbiamo nella coscienza, il rispetto
ce lo abbiamo nel sangue. Loro invece ti
toccano tutti, con le mani, con le piaghe,
c un contatto forte. A Kigali una volta
mi trovai in un locale, una bettola, non
so davvero come ho fatto a non sentirmi
male e a un certo punto, di fuori, sono
stata aggredita: prima uno, poi due,
poi tre, alla fine stavo scappando da un
convoglio di cinquanta uomini. Unaltra
volta a Kampala ho visto una baraccopoli.
Era la stagione delle piogge, e vivevano
tutti l ammassati, nel fango fino alle
ginocchia, mangiavano nel fango. Ho
rischiato grosso: non c rispetto per la vita
umana, tutto per il denaro, tu turista sei
un portafoglio umano. Farebbero di tutto
per i soldi. Solo i soldi. []
Milo mi aveva chiesto di incontrarci
al teatro, voleva mostrarmi qualcosa.

Conoscevo bene il posto, mi ricordai di


quando una volta trovai l vicino un piccolo
coltello a serramanico e incuriosito me lo
misi in tasca. Pi tardi venni a sapere che
unala delledificio, internamente a quella
che un tempo era la Villa nobiliare, era
stata da pochi mesi adibita allaccoglienza
degli immigrati richiedenti asilo, in attesa
che la commissione territoriale competente
gli assegnasse i documenti necessari a
rimanere sul suolo italiano. Infatti, da
quando una ragazza che faceva danza
presso la societ era stata assassinata,
gli iscritti al corso erano venuti meno, la
sezione era stata chiusa e quella sorta di
palestra adattata a campo per lemergenza
profughi. Da fuori sentivamo il corteo, da
pochi minuti Milo mi aspettava dentro. Mi
fece strada.
Erano divinit antiche, uomini enormi,
imponenti, altissime statue occupavano
immisurabili depressioni nei muri,
imponevano allo sguardo la severit che
lo scultore aveva voluto stigmatizzare nelle
loro vesti brevi, nelle barbe corpose, nella
profondit dei loro muscoli nudi. Sotto
erano sacchi, infradito, vestiti ammassati
ai piedi di trenta materassi che coprivano
il pavimento di gomma. Uomini enormi,

Fischi di carta

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imponenti, a petto nudo, decine di africani


abitavano come in un mare la palestra: si
pulivano, si coprivano la pelle con fanghi
e creme, cercavano di organizzare al
meglio la loro vita ordinaria, in quelle
disordinate condizioni. Qualcuno pregava
inginocchiato, qualcuno leggeva la
bibbia, altri uscivano in quel momento
dallunico bagno, chi con i capelli tagliati,
chi con un asciugamano intorno alle
pudenda: nessuno si vergognava, erano
fieri mentre si preparavano per il pranzo
generosamente offerto loro. Il quale, per,
tardava ad arrivare a causa dellimprevista
manifestazione. Ciao, salutavano, come
stai, tutto bene? Qualcuno mi rivolgeva,
con notevole sforzo di pronuncia, le frasi
fondamentali della mia lingua. Dammi
acqua, mi disse un ragazzo che avrei
detto nord africano, e mi accorsi da una
moltitudine di bottiglie vuote che in quel
posto non cera acqua potabile. Ben presto
mi resi conto che essi erano pi, come
posso dire, occidentalizzati di quanto
immaginassi. Uifi per favore, disse un altro
porgendomi il suo telefono cellulare. Capii
che desiderava una connessione senza
fili. Milo aveva fatto amicizia con alcuni
di loro, mi sorprese la familiarit con cui
lo accoglievano. Non aveva imbarazzo a
toccare quei corpi nudi, segnati, a modo
loro belli, parlava con loro in una lingua
che non era propriamente inglese, o in
altre lingue di cui aveva appreso solo
le espressioni familiari. Non me ne resi
conto ma passai in quel posto tutto il
pomeriggio. Qualcuno gli parlava del suo
viaggio in mare, altri gli raccontavano
della loro permanenza in Libia, tappa
obbligata di molti migranti africani.
Venni a sapere che l i profughi vengono
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messi in prigione, la chiamano Zazun:


vivono in condizioni tremende, picchiati
orribilmente, mangiano tutti i giorni
quella che chiamano banku, farina di
mais fermentata, fino a che non riescono
a scappare o le famiglie non pagano un
riscatto salato. Un ragazzo, che veniva
dalle indie, ricordo le sue parole in un
inglese stentato, cercher di renderle come
posso: Libia (anche lui infatti, vi era rimasto
alcuni mesi) tutti lavorano persone da altri paesi,
uomo di libia dice io sono il grande capo, dieci
persone lavorano per lui, lui dice io sono il grande
capo. Europa: tutti uguali. Vita europea, vita
buona, gente europea, gente buona. Io pensare,
io andare dai ricchi del mondo, andare il mare,
moltissimo troppo ricchi, magari morire nellacqua,
troppo ricchi, io andare dai troppo ricchi in
Europa. Vita europea, vita buona. Finalmente,
dopo alcune ore, fu possibile portare loro
il vitto. Quel giorno, devo ammettere,
ascoltai rapito le loro preghiere, non ne
avevo mai sentite di cos belle, di cos, mi
viene da dire, terrestri. Pregavano Dio, lo
ringraziavano per il cibo chiedendo che
rigenerasse il loro corpo. Lo ringraziavano
per aver creato il mondo, la religione, la
famiglia, la realt. Lo ringraziavano per
averli guidati, per averli benedetti, per
aver scritto il loro nome nel libro della vita
e averlo cancellato da quello della morte.
Lo pregarono di dargli un buon lavoro, di
dargli il suo favore, di farli prosperare, di
non essere lasciati soli dalla societ. Resero
grazie, nellonnipotente nome del Signore.
Ora, mi sentivo stanco, volli uscire, ma al
momento di andarmene un uomo, che
proveniva da un paese mediorientale, mi
fece prendere uno spavento tale che non
seppi mai scordarlo: mi si par davanti
con un coltello di plastica in mano. Era

Fischi di carta

spaventosamente magro, scavato, non


usava parole comprensibili. Dai pantaloni
corti, ben visibile emergeva una piaga di
alcuni centimetri di diametro che gli forava
la gamba e ne scopriva i tessuti. Nellaltra
mano teneva un uccello, un piccione
proveniente dalla strada, e cercava di
immobilizzare lanimale come poteva.
Vuole aiutare la colomba, disse qualcuno. A
ben guardare, infatti, il piccione aveva le
zampe impigliate in un corda colorata, di
tutti i colori delliride.
Anche guardare attribuire un
significato al reale, dare un senso
ottico alla realt, otticizzarla. La fisica
semplicemente un genere letterario.
Faceva, raccontami una storia. Mentre
lo facciamo? Adesso, mentre mi tocchi,
una storia di sesso. Un racconto erotico?
S. difficile, non sono bravo con i
racconti.
Quel giorno, appena usciti dal campo,
Milo mi raccont di aver conosciuto una
ragazza. Diceva che era bella, che aveva
una mente brillante e fantasiosa e che era
entrata nella sua vita come allimprovviso.
Mi spiegava che la notte, quando si
svegliava, gli raccontava i sogni che aveva
fatto: era cos colpito dallimmaginario
di lei. Diceva che lo amava, ne era certo,
gli aveva chiesto di portarla via con lui.
Mi spiegava che era poetessa, che prima
aveva studiato e poi era partita per
girare il mondo. Si chiamava Dania. Mi
disse che magari potevamo frequentare
certi ambienti in comune, che lei ama
farsi notare, mi domand se lavessi mai
incontrata.
Rispondono gli esperti che, a partire
dal 2000, lAfrica Nera ha registrato una
dinamica economica positiva, con tassi di

crescita del Pil reale attorno al 5% medio


annuo. Il settore delle costruzioni stato un
importante traino di crescita negli ultimi
anni: le aziende di mio padre, ad esempio,
hanno contribuito a importanti progressi
nelle condizioni della popolazione, in
termini di miglioramento degli indicatori
di sviluppo umano. Bisogna ricordare
che certi paesi presentano gravi problemi
di disoccupazione o sottoccupazione, e
lemigrazione di forza lavoro pu allentare
la pressione sul mercato e contribuire
allinnalzamento di questi indicatori. la
verit.
Un vero professionista ha un problema
risolve il problema e passa al problema
successivo. Ora il problema che la verit
una questione coordinativa: necessario,
in certi casi, coordinare tutti i movimenti,
dagli occhi fino alla punta delle dita, come
unit di un discorso logico, a ci che si
ha da dire. Non si tratta di far vedere, di
esibire sicurezza, di recitazione. Sapevo
di loro due. Anche io mi sono sempre
riservato certe relazioni, come posso dire,
migratorie. Credo che persino quella sera
Milo le abbia telefonato, perch ricordo
che si alzata dal tavolo ed andata fuori
qualche minuto. Si tratta di convinzione
pura, di essere certi di quello che si dice,
con entrambi i piedi ben piantati sullo
stesso lato del campo. Si tratta di giocare
bene al gioco della vita, come col denaro:
a volte il gioco pu essere sporco ma il
denaro, lui, nossignore, il denaro resta
sempre pulito. Non mentire, io amo
Dania, a volte al suo fianco come se
emergesse la mia parte infantile, come se
desiderassi, ancora solo per un paio di mesi,
di ritornarmene nel grembo materno.
E forse un giorno lo scriver davvero un

Fischi di carta

17

racconto erotico, in cui dir la verit sul


mio conto, magari confessando a tutti i
miei tradimenti, le mie avventure: dovr
essere spiritoso, avr un titolo evocativo,
sacrale. Magari mi inventer un finto
ritrovamento di un antico manoscritto,
come si dice, user un pretesto letterario:
mescoler le sentenze di Milo a quelle di
un profeta, le sue parole diventeranno
quelle di un santo! Ma cos, per gioco, per
far ridere i lettori. Almeno questo glielo

devo, alla sua memoria, per le cose che mi


ha insegnato, per le sue verit che, tutto
sommato, non rimanevano al di fuori del
reale ma sempre se ne stavano in disparte,
come posso spiegare, al di lato. Mentre le
mie, in fin dei conti, sono soltanto di puro
ordine commerciale
Ci tengo a dire per che il mio nome,
quello s, sissignore, il mio nome vuole dire
uomo libero

Per contattarci e inviarci i vostri racconti scrivete a prossanova@fischidicarta.it

INFISCHIATENE
LA VOCE DI CASSANDRA - GIUSEPPE NIBALI - ORIGINI EDIZIONI, 2015
di Alessandro Mantovani

La voce di Cassandra prima che un libro


unesperienza. La mirabile fattura degli
oggetti che sono i libri della casa livornese
Origini Edizioni introduce il lettore ad un
corpo di pagine dense, costellate di sorprese, a unesperienza tattile, ancor prima che
visiva e mentale. Loperetta composta da
una parte poetica e una fotografica sullo
stesso tema che funge da sottotitolo esplicativo: studi sul corpo di una vergine. La vergine ha, per lappunto, nome Cassandra, il
cui riferimento, spiegato dallautore stesso
nei Chiarimenti posti in calce al libro, non
vuole essere mitologico (anche se, tirate le
somme, lo e non ce ne stupiamo), ma il
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nome di una donna qualunque, simbolo


delloggetto di amore e di poesia insieme.
Su questa dialettica tra il poeta e la
donna, vergine e Cassandra (che pi che
un nome, diventa una qualit desublimata, una veggenza sul piano terreno), si
innesta un altro tema parallelo che tende
a dare uno sfondo narrativo e continuativo, modellato sui protagonisti del Diario
del seduttore di Kierkegaard, in cui due
amanti C e G (Cordelia e Giovanni) consumano un amore epistolare che ricalca la
realt della vita del filosofo, rimasto sentimentalmente attaccato a Regine Olsen,
anche dopo la loro separazione e il secon-

Fischi di carta

do sposalizio di lei. Dunque una triplice


stratigrafia: poeta/Cassandra che Cordelia/Giovanni che Kierkegaard/Olsen,
in un gioco di identificazioni che ha per
lo stesso risultato, la separazione del binomio.
Negli 11 componimenti di 11 versi ciascuno, con una predilezione per la chiusa
epigrammatica composta da uno a tre versi, il dialogo di Nibali va per ben oltre il
filosofo danese; nelle poesie si sviluppano
(come negli studi fotografici di Massimo
DellInnocenti nella seconda parte del
libro) illuminazioni episodiche che, incastrate di volta in volta in un dettaglio o in
una parola, aprono un velo (e tornerebbe
in mente Schopenhauer) sulla realt complessa dei sentimenti, in unattesa damore
segmentata negli appuntamenti al buio di
una stanza, da dove si sentono gli echi del
mondo esterno che filtrano terribili (ero
solo con lo Stige, Cassandra, sentivo la
guerra, caduta sulla mano), ma che resta di pinteresca memoria, un perimetro
oscuro e chiuso, un tmenos, recinto sacro,
in cui la felicit di un risultato, di provare e
riprovare ancor prima che il gesto sessuale, la messa in gioco degli intrichi personali e dei dolori che ne derivano, potrebbe
accadere, ma non si realizza.
La poesia fa poi emergere altri tipi di
tensioni; primariamente il sapere/non
sapere della vergine, che donna e bambina e la conseguente trama tra innocenza (la maglia la piego/mi dici bambina e
la sfili/alzando le braccia al soffitto) ed
esperienza, incarnata nello sguardo del
poeta che rimane osservatore comprensivo, (Che ne sai di cosa nidifica sopra/
le nostre maledizioni), rimando corposo
a William Blake (la cui poetica delle vi-

sioni non mi sembra peraltro estranea al


poeta in questo caso). Uneducazione sentimentale, dunque, nel senso specifico del
latino e-ducere, condurre fuori, maieuticamente, unesperienza biologica e mentale
insieme che permetta una crescita e una
consequenziale definizione di s, quanto
si snoda nel percorso poetico di Nibali, velato da un eros sottile, un vedere a met le
parti del corpo, nella penombra, rapprese,
divise, coperte. Come le foto successive
mostrano, c una sensualit dellimmaginazione come essenza poetica, che si scontra contro la realt monastica delle ritrosie
di lei, che, non svincolandosi dalle proprie
catene, non varca neppure il proprio limite: siedi e dici che te ne vergogni/ch siamo cattolici per tono di voce.
Da Greco di Sicilia, infine, Nibali si
rapporta anche col modello antico che, a
tratti, sinsinua prepotente nel testo, causando un cortocircuito con la figura della
vergine; la sua capacit mantica diventa
orizzontale, ripiegata solo su se stessa: si
aprir una soluzione, dici, e levi/i pantaloni, ma laverti nuda, qui/mentre pensi
cosa sia la tentazione/di essere vergine per
lultima volta./Solo questa, Cassandra, la
tua preveggenza. Ecco allora che notiamo come grande assente sia proprio la
voce, che di questa Cassandra, poco indovina, resta balbettio imbarazzato, incapacit di comunicazione, da cui deriva limpossibilit di proseguire che lepilogo:
impossibile, per me, per questa carne,/
enfiarsi in un ultimo amore dice il poeta,
cristallizzando ci che stato nella propria memoria e tornando ad essere il G di
Kierkegaard che si domanda in epigrafe:
forse il mio amore opera della memoria?

Fischi di carta

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