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Dicembre 2016

gratuita

n. 42 anno 5

Genova

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

1. Un robot non pu recar danno a un essere umano n pu permettere che, a causa del proprio mancato intervento,
un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purch tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purch questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Isaac Asimov, Io, robot, Girotondo

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E D I T O R I A L E
LA CULTURA AI TEMPI DI DONALD TRUMP
di Emanuele Pon

noto da quasi un mese: Donald Trump il nuovo Presidente Eletto degli Stati Uniti
dAmerica.
Nonostante la massa abnorme di parole che si stanno dicendo e scrivendo
sullargomento, anche i Fischi hanno qualcosa da dire.
Non questa la sede adatta per lanciarsi in improperi per lelezione di The Donald;
pu essere interessante, tuttavia, evidenziare una tendenza largamente (anche da noi)
condivisa.
La reazione pi gettonata, infatti, stata di stupore: nessuno sembrava aspettarselo.
Non un giornalista, un intellettuale, un uomo di cultura, un artista pareva aver previsto
questa possibilit.
Il mondo della cultura (almeno quella statunitense ed europea) non era preparato
allelezione di Trump, ed questo il punto: non importa tanto, in questa riflessione, il
risultato, quanto che di impreparazione, in ogni caso, si trattato. Come ha potuto la
cultura prendere una simile cantonata, non vedere quel proverbiale elefante nella stanza
che avanzava?
Anche noi Fischi, con la nostra piccola redazione, non abbiamo saputo far altro
che partecipare alla cantonata, allo shock della notte e della primissima mattina del 9
Novembre.
Sembra uno dei grandi, eterni difetti umani: ci piace speculare prima e dopo una tragedia,
ma alla fin fine facciamo ben poco per impedire la tragedia stessa. Di pi: se facciamo parte in
qualche modo di quel club esclusivo e confortevole come una poltrona di lusso che llite
culturale, molto spesso non riusciamo a vedere al di l del nostro naso.
Ci piacciamo tantissimo quando parliamo, scriviamo, commentiamo. Sempre tra di noi.
Siamo lontani, scollegati da ci che ci circonda, da tutti gli altri.
E loro, tutti gli altri? Tutti quelli che, per le pi varie ragioni, non possono permettersi il
costo della cultura ufficiale, sempre pi alto?
Se la cultura non voleva (e non vuole) lelezione di Trump, erano queste le persone
da intercettare, a cui dar voce, a cui passare la voce. A cui far capire che una voce la hanno
anche loro, e che la cultura fatta deve essere di tutti.
Mi piace pensare che sia in direzione, a favore proprio di questi tutti, che esistono
progetti come il nostro: adesso pi che mai.
Se continuiamo a parlare tra di noi, ci sembrer di vincere sempre, quando mai avremo
giocato la partita: e la Storia ci passer sotto il naso, sghignazzando

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LINVENZIONE DELLELETTRICIT 1
TRASFIGURINE#1

di Claudia Calabresi
Se desideri abitare corpo doppio,
non saranno le tue spinte a ricucirmi.
Procederai a divellere il mio centro.
Folgorato, scoprirai la carne elettrica.
Di certo, appartenessi alla mia pelle,
non saresti pi un tumore da asportare,
ma un parassita liquido, muscoso abbecedario,
tangibile promessa di un insieme:
lo spontaneo doloroso del lichene quando infiltra
piano prima, poi pi forte ed incolpevole
tra i sassi, nella sequenza intatta del carnale.
Sfiateremmo da cetacei, quasi strali di tempesta,
nellordire il disperato accoppiamento.
Ma mi credi un esercizio di astrazione dal reale.
Viscerale reticenza allabbandono, sfiori i cavi,
ricercando la simbiosi per tensione.
Non mi tocchi. Non toccarmi.

Con questo testo Claudia ha vinto nella sezione senior il Concorso per il Premio Eugenio Montale, indetto dalla
Regione Liguria in occasione dei 120 anni dalla nascita del poeta.
1

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ECOCUP

di Federico Ghillino
un bicchiere di plastica robusta, lo riuso
perch voglio bere e bere, ho supersete.
Sar che questa aria di festa
mi riempie la testa e gli organi interni:
sono liquido, oscillo fluidamente, parlo
con domande, risposte e risate per tutti,
piovo a grappolo, come una secchiata.
Questo bicchiere torna alle labbra,
asseconda, d ragione, scorpora, sublima.
Ad un momento sono nella palla,
nella bolla dove incrocio, per poco,
la mia ex.
Non capisco se mi vede oltre
la sua vita dopo, cambiata,
o se mi guarda oltre, a fondo,
dove per me gi troppo sfocato.
Sempre caruccia comunque, forse
per un secondo la visione
di lei, primo piano, sesso orale:
una dimensione olografica, reminiscenza.
Lecocup riutilizzabile; solo lui per.
Lo stringo bene, lo vedo meglio,
lo scaglio nel prato, cado per terra,
urlo forte di voce propria,
trapano il cielo, pianto un fischer,
gli altri dicono che esagero
ma decido di superarli e mi levo,
mi isso con unimbracatura di esperienze
difficili da allacciare, scopro una nuova
porzione della festa e progetto di esplorarla.
Poi calo inventariando potenzialit ed intuizioni.
Minvischio. Mimmischio. Progredisco.

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PLANETARIO

autori

JORGE LUIS BORGES

SIGNORE DEI SIMBOLI E DELLE INFINITE IDENTIT


di Edoardo Garlaschi
Prima dello scrittore con ventitr lauree
honoris causa e del professore di Harvard, vi
fu luomo. Un uomo il cui amore per la poesia angloamericana e per lepica nordica si
deve a due donne inglesi, la nonna e listitutrice, mentre deriva dal padre la grande conoscenza delle dottrine orientali. Non pot
fare a meno di credere nelle connessioni ordite dal destino: professore come il padre e
cieco come due poeti per lui fondamentali,
Omero e Milton.
Dopo aver ottenuto nel 1955 lincarico
di Direttore della Biblioteca Nazionale di
Buenos Aires, i cui due precedenti direttori furono anchessi scrittori ciechi, inizi a
dedicarsi quasi esclusivamente alla poesia,
pi facile da ricordare grazie alla metrica
e alla brevit. In essa infuse costantemente una determinata simbologia, pi di carattere psicologico che esoterico, ricolma
di scacchi, sogni, specchi e biblioteche.
Alcune poesie come Poesia dei Doni, Unaltra Poesia dei Doni, Le Cose e Matteo, XXV, 30
mostrano perfetti sunti di questo variegato
simbolismo. Ogni sua ossessione e paura
si lega a cause ben precise. Il terrore degli
specchi, ad esempio, giustificato dal fatto
che moltiplicano il numero degli uomini
(dal racconto Tlon, Uqbar, Orbis Tertius in
Finzioni) e perch, come afferma nella poesia Gli Specchi: Dio ha creato le notti che si
armano / di sogni e le forme dello specchio
/ perch luomo senta che riflesso / e va-

nit. Tale dio potrebbe essere paragonato


al Re Cremisi di Carroll e al Dio Balordo
Azathoth di Lovecraft, intenti a sognare
lesistenza stessa, o potrebbe essere il sogno
di qualcun altro, in una realt composta da
pi livelli come scrive nella poesia Scacchi:
Quale Dio dietro Dio d inizio alla trama
/ di polvere e tempo e sogno e agonie?
Borges non solo riconobbe una stratificazione della realt, ma cerc qualcosa che
la potesse contenere per intero; cerc un
libro che contenesse tutti i libri del mondo e
inizialmente lo riconobbe in Foglie dErba di
Whitman come si comprende da Righe che
posso aver scritto e perduto verso il 1922: Walt
Whitman, il cui nome luniverso. Tale
concetto non diverso da quello su cui si
basa il racconto LAleph, incentrato su un
punto delluniverso da cui sono visibili tutti
gli altri punti da tutte le altre angolazioni in
qualsiasi istante.
Altro concetto importante per Borges
lesistenza del simbolo, come possiamo leggere nella poesia LAltra Tigre: la tigre vocativa dei miei versi / una tigre di simboli
e ombre, /una serie di figure letterarie / e
di memorie dellenciclopedia / e non la tigre fatale, concetto su cui si basa anche La
Cerva Bianca. Tuttavia, constatando che la
parola un simbolo e non loggetto concreto, come possiamo distinguere tra loggetto
reale e la rappresentazione che abbiamo
di esso? La risposta a tale domanda da

Fischi di carta

cercare nella poesia La Luna in cui rappresentazione e realt coesistono: e, mentre


io sondavo quella miniera / delle lune della
mitologia, / era l, dietro langolo della strada, / la luna celestiale di ogni giorno.
Lultimo quesito di Borges , banalmente, chi siamo?. Come gi detto, crede
nella condivisione e reiterazione dei destini,
ma vi sono altri due livelli di lettura: prima
una lettura genetica, visto che ci portiamo,
letteralmente, dentro parti dei nostri avi,
come scritto in Rubaiyat: tu sei gli altri / il
cui volto la polvere. Sei i morti. In secondo luogo vi una lettura temporale, in
quanto siamo il prodotto non solo di chi ci
ha preceduto, ma anche di chi siamo stati,
come si evince in All Our Yesterdays: Voglio
sapere di chi il mio passato. / Di quale
di quelli che sono stato? e ancora io sono
quelli che non ci sono pi. Inutilmente / io
sono nella sera quella perduta gente, dove
la perduta gente la legione di individui che
siamo stati, inconsapevoli del cambiamento
in atto. Leggere Borges significa perdersi in
un labirinto di rimandi, di citazioni infinite
degli stessi simboli, come quando ci si perde
e si finisce con il chiedersi sono gi passato
di qui?. Probabile, o forse era un altro, destinato a diventare quel che siamo adesso

EVERNESS

di Jorge Luis Borges


Solo una cosa non c. loblio.
Dio, che salva il metallo, salva la scoria
E novera nella sua profetica memoria
Le lune che saranno e quelle che sono state.
C gi tutto. Le migliaia di riflessi
Che fra i due crepuscoli del giorno
Il tuo viso ha lasciato negli specchi
e quelli che non vi dovr lasciare ancora.
E tutto una parte del diverso
Cristallo di quella memoria, luniverso;
non hanno fine i suoi ardui corridoi
e le porte si chiudono al tuo passo;
solo dallaltra parte del tramonto
vedrai gli Archetipi e gli Splendori.

[Testo da: Jorge Luis Borges, Poesie (1923-1976), a cura di Roberto Paoli, traduzione di Livio Bacchi
Wilcock, edizioni BUR Rizzoli, 2004]

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ANDREA ZANZOTTO
L'OSSARIO
di Giacomo Simoni

Sarebbe decisivo leggere lopera zanzottiana a partire da una forte presa di coscienza sugli acuminati strumenti di indagine che
il poeta ha lasciato alla lirica di tutti i tempi.
Il caso pi paradigmatico risiede ne Il Galateo
in Bosco (1978), raccolta in cui le diverse istanze dellautore toccano lequilibro e la nitidezza pi salde della sua produzione. Il nodo
tematico attorno a cui ruota lopera risiede
nellantinomia tra i due termini eponimi: da
un lato il Galateo come figurazione del sistema
di norme culturali, sociali e letterarie proprie
della storia delluomo, dallaltro il Bosco come
dato naturale estraneo alla categorizzazione.
Proprio a partire dallanalisi dellincontro tra
questi due poli, Zanzotto si fa artefice della
rappresentazione poetica dei rapporti che
intercorrono tra i diversi piani della realt.
In questo senso il linguaggio assume il gravoso compito di sondare le infiltrazioni che i
diversi campi semantici patiscono nel tempo.
Il paesaggio del libro quello del bosco del
Montello, rilievo montuoso della provincia
di Treviso bagnato dalle acque del Piave. In
mezzo al rassicurante fondale naturalistico
giacciono i segni pi diversi del passaggio
della storia e della cultura, dalle ossa dei soldati caduti nella Grande Guerra alle parole
del Galateo che Giovanni della Casa scrisse
proprio in questi luoghi.
In uno dei testi pi noti della raccolta, Rivolgersi agli ossari. Non occorre biglietto, Zanzotto
invita ad immergersi, in un viaggio carico di
pietas e di una tensione quasi iniziatica, in
questa enorme pattumiera di codici e resti

biologici, in quel grandore dove tutti i silenzi sono possibili, al fine di una riscoperta
della realt profonda dellio e della lingua
tra pezzi di guerra sporgenti da terra. Il
salto straordinario a livello epistemologico
risiede nel fatto che la poesia stessa si fa ossario, la lingua diventa materia viva nel suo
immischiarsi senza paura col divenire biologico e con le sedimentazioni culturali. Zanzotto inscena, allinterno di quella che Testa
definisce strategia della conflagrazione intersegnica, una descrizione del reale da una
postazione di pura immanenza.
Nel Galateo si trovano, in seguito ad un
percorso cominciato almeno nel 1962 con la
pubblicazione di IX Ecloghe, una rassegna
aggressiva di citazioni, segni grafici, termini
provenienti dal campo filosofico, psicologico, tecnologico, pubblicitario, dialettale, in
una messa in mostra del linguaggio nella sua totalit, come luogo dellautentico
e dellinautentico (Agosti). per importante sottolineare come questo abbandono
ai significanti (per cui va segnalata la forte
influenza che hanno esercitato su Zanzotto
tre figure come De Saussure, Heidegger e
Lacan) non sfoci mai in un atteggiamento di
retroguardia dellio lirico rispetto al mondo,
in una riproduzione di immagini da museo
dellorrore per una sterile critica della contemporaneit; anche lo statuto di ordinatore
dellio e del linguaggio viene messo al banco
degli imputati di quel gran tribunale che la
poesia zanzottiana.
Soprattutto la lingua si riscopre colpevo-

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le, nel suo ambiguo guardare al dato naturale come aspirazione e travisamento della
propria connivenza con la storia e la cultura.
La figura di poeta che emerge dallopera di
Zanzotto quantomeno unica nel panorama lirico del novecento italiano: quella di
un autore allo stesso tempo politico (in senso

orgogliosamente lato) e incondizionatamente lirico, dove riesce a sopravvivere, in uno


stupefacente anacronismo, lidea che la poesia possa ancora rappresentare uno strumento fattivo di comprensione della realt in
unottica generale, fuori da ogni tentazione
intimistica

Rivolgersi agli ossari. Non occorre biglietto.


Rivolgersi ai cippi. Con il pi disperato rispetto.
Rivolgersi alle osterie. Dove elementi paradisiaci aspettano.
Rivolgersi alle case. Dove linfinitudine del deso
(vedila ad ogni chiusa finestra) sta in affitto.
[]
Padre e madre, in quel nume forse uniti
tra quellincoercibile sanguinare
ed il verde e largentizzare altrettanto incoercibili,
in quel grandore dove tutti i silenzi sono possibili
voi mi combinaste, sotto quelle caterve di
os-ossa, ben catalogate, nemmeno geroglifici, ostie
rivomitate ma come in un pi alto, in un aldil derbe e denzimi
erbosi assunte,
in un fuori-luogo che su me sinclina e domina
un poco creandomi, facendomi assurgere a
Cos che
suono a parlamento
per le balbuzie e le pi ardue rime,
quelle si addestrano e rincorrono a vicenda,
io mi avvicendo, vado per ossari, e cari stinchi e teschi
mi trascino dietro dolcissimamente, senza o con flauto magico
Sempre pi con essi, dolcissimamente, nella brughiera
io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra,
si avvicenda un fiore a un cielo
dentro le primavere delle ossa in sfacelo,
si avvicenda un s a un no, ma di poco
differenziati, nel fioco
negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco.
BIBLIOGRAFIA
Agosti S., Una lunga complicit, Milano, Il Saggiatore, 2015
Zanzotto A., Il Galateo in Bosco, Milano, Mondadori, 1978
Zanzotto A., Tutte le poesie, a cura di Stefano dal Bianco, Milano, Mondadori, 2011

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LE
POESIE
DEI
LETTORI

CAMBIAMENTI
di Enrico Arlandini
Abitavano un palazzo
senza ascensore,
un problema da poco,
perch cera lamore.
Mettevano da parte
sogni da realizzare,
quando tasse e bollette
avessero concesso
un momento per fiatare.
Al mattino inzuppavano sorrisi
nelle tazze della colazione,
guardandosi a lungo
senza bisogno di parlare.
Quando arrivarono
le prime incomprensioni,
gli screzi e i musi lunghi,
liniziale sorpresa cedette il posto
alla quotidiana rassegnazione.
Immersi nei problemi
nemmeno si accorsero
del nuovo ascensore.
Si potevano evitare le scale
e salire fino in cima
dove il panorama era spettacolare.
Loro non sapevano che farsene
ora che erano scesi in basso,
perch non cera pi lamore.

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ELEMENTI

riflessioni

FRANCO CALIFANO. ELOGIO DI UN POETA MINORE


di Pietro Martino

In un saggio uscito negli anni 60,


Montale afferma che nellOlimpo
della scrittura c posto per pochissime
persone. Afferma poco dopo che
a quellOlimpo si pu accedere in
diversi modi: non tutti passano per la
porta principale; ci sono anche accessi
secondari, persone che passano per la
finestra, per la fessura inaspettata.
Non c dubbio che se la fama
permetter lingresso a Franco Califano
egli sar passato per un ingresso
secondario. sufficiente a motivare
questassunto lampia messe di luoghi
comuni che lo hanno reso un personaggio
celebre agli occhi dei televisionari e dei
lettori di riviste scandalistiche: rozzo
donnaiolo col vizio della cocaina,
macchietta televisiva con cui bollare lo
stereotipo della romanit.
Ma Califano, prima di essere un
semplice personaggio da rotocalco,
stato cantautore e autore di una brillante
serie di monologhi sparsi nei suoi
dischi. Essendo questa una rivista che
si occupa di letteratura si tralasceranno
i giudizi sulle canzoni per analizzare i
monologhi: qui egli che ha ottenuto i
maggiori risultati poetici.
La forza di questi recitativi sta in una
scelta di semplicit portata fino alla
rozzezza, che delle voci monologanti
pi che della voce autoriale e che si d
anche nei temi, che rasentano la banalit.
10

Per lautore si tratta di dare unocchiata


sotto casa, mentre quella che vediamo
noi Roma negli anni 60-70 circa.
Con una leggera storpiatura cronologica
possiamo affermare che Califano ha
raccontato la vita di borgata dei romanzi
di Pasolini, ma soprattutto la miseria
piccolo-borghese (tema toccato da un
altro scrittore indissolubilmente legato
a Roma, Alberto Moravia, soprattutto
nei suoi Racconti e Nuovi Racconti Romani)
di alcuni uomini, animati specialmente
da un mito del machismo costantemente
frustrato da situazioni e disagi, anche e
soprattutto di tipo sessuale, che assumono
nella messa in versi una connotazione
fortemente ironica e/o malinconica.
In questi squarci di vita quotidiana,
dove alla sessualit si aggiungono
miserie come alcolismo, povert
ed
emarginazione,
lautore
usa
lendecasillabo, spesso a rima baciata.
Questa scelta metrica assume
un profondo significato etico:
una prova di fedelt alla propria
tradizione, quella della poesia dialettale
romana, soprattutto di Belli e del suo
monumento alla plebe di Roma,
formula che introduce i Sonetti ma che
riattualizzata si presta benissimo ad
esprimere lintento dei monologhi di
Califano, il cui monumento senza
dubbio pi parziale ed episodico, privo
di una struttura organica come quella

Fischi di carta

elaborata dal poeta ottocentesco.


Nonostante questo discrimine la poesia
di Califano fortemente figlia di quella
tradizione: ne eredita e sviluppa quella
componente fondamentale che
lironia tragica, privata di ogni forma
di becero moralismo e proprio in virt
di questa privazione fortemente intrisa di
unimplicita tensione morale.
Lironia il costituente fondamentale
dei monologhi poetici di Califano.
Mordace e sarcastica, essa si basa su
doppi sensi, rime che coinvolgono
parole volgari e sottintesi sessuali, ma
non si distacca mai dalla necessit delle
voci monologanti: si tratta della loro
volgarit, del loro modo di esprimersi
nel raccontare i fatti della propria vita.
Lo schermo ironico, che introduce
lascoltatore in un frammento di realt,
finisce quasi sempre per avere un risvolto
malinconico, apre la strada allaltra
componente fondamentale di questi
testi: la tristezza sana.
Con questa specie di etichetta
si intende una forma di tristezza
priva di ogni cerebralit e di ogni
fronzolo intellettualistico, che attinge
direttamente dalla vita del personaggio
che si racconta, nella sua nuda durezza
e crudelt.
In alcuni monologhi il dramma che si
vuole esprimere assume una connotazione
profondamente esistenziale, tramite la
semplice rappresentazione e narrazione
di uno stato danimo di disagio che parte
spesso da una situazione banale. in
questi casi che la poesia di Califano riesce
a dotarsi di un potere universale ed
astorico che trascende la situazione
e il contesto di partenza per sfondare

il muro della situazione esemplare.


Anche se le voci narranti sono in linea
di massima inattuali, relitti di unepoca
che non esiste pi, sentiamo che quelle
miserie e tristezze sono problematiche
nostre, sebbene presentate in un contesto
differente, che quello che lautore
conosce meglio: maschi romani che
finiscono a letto con travestiti (Avventura
con un travestito), sempre succubi di
qualcosa: mogli (La vacanza di fine settimana
e Piercarlino) alcol (Nun me port a casa),
amori passati incancellabili (Moriremo
nsieme), ossessioni sessuali (Disperati
pensieri di un impotente).
In questo senso il sentimento del
tragico di Califano e quello dei tragici
greci non sono poi cos diversi; sfruttando
strumenti
culturali
profondamente
differenti, vogliono entrambi riflettere
sulla condizione umana e sulla sua
dolente tragicit, riuscendo a metterla in
bocca a voci significative

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MURO E FRANTUMAZIONE:
PER IL ROCK POETICO DI THE WALL
di Federico Asborno

In merito alla recente polemica sul


premio Nobel assegnato a Bob Dylan
ancora pi urgente e necessario parlare
sui Fischi di Carta del connubio tra
Musica e Parole, di quanto sia degno di
considerazione anche da parte dei puristi
pi recalcitranti. Quelli che sostengono
lantiteticit di parole e musica, quegli
stessi magari che poi spendono
interi corsi monografici di letteratura
a concionare sui cantari medievali,
scandalizzandosi se un moderno
menestrello viene premiato per le sue
parole rivoluzionarie.
A questo serve raccontare The
Wall, perch raccontare The Wall,
rock opera del 1979, raccontare
la storia del Novecento, il secolo
dellalienazione, della frattura umana
e storica in corrispondenza della quale
viene costruito un muro per far s
che diventi insanabile. Roger Waters,
bassista dei Pink Floyd nonch vero
e proprio demiurgo di questo doppio
album, racconta nei suoi testi la storia
disperata di Pink, rockstar tormentata
dal fantasma di un padre morto in
guerra (il padre di Waters mor ad Anzio
nel 1944), di una madre onnipresente e
soffocante, di uneducazione repressiva
e tirannica e della generale sensazione
di alienazione, assottigliamento, del
venir meno. Il concetto rimpalla tra The
thin ice e Comfortably numb, mostrando
un uomo desolato, inseguito dal tacito
rimprovero di un milione di occhi rigati
12

di lacrime (The thin ice) che accetta di


buon grado il sentirsi comodamente
insensibile, ripiego da non scartare
una volta che il bimbo cresciuto e
il sogno svanito (Comfortably numb).
In accordo alla filosofia leopardiana la
coincidenza tra crescita e fine dei sogni
infantili totale.
The Wall un volo radente sulla
necessit di isolamento e sulle derive
dellalienazione: Pink/Waters osserva le
brutture del mondo e sente il bisogno
di costruirsi una barriera intorno,
qualcosa che lo schermi da quelle paure
trasmessegli dalla madre (La mamma
realizzer tutti i tuoi incubi / La mamma
ti trasmetter tutte le sue paure, Mother)
e che lo preservi da un pubblico belluino
che non lo capisce. La genesi stessa
dellalbum deriva dal fatto che durante
un concerto Waters venne infastidito a tal
punto da desiderare di essere isolato da
una barricata. Un muro che viene a poco
a poco edificato durante la prima parte
dellalbum (nonch nei mastodontici
spettacoli live) e che una volta ultimato
spinge Pink a rivolgere al mondo un
disperato addio con Goodbye Cruel World.
Interessante come ledificazione della
barriera attraversi tre fasi, tre canzoni
(Another brick in the Wall parte I, II e
III) che raccontano di come il lutto,
uneducazione repressiva e in generale
i dispiaceri della vita Dopotutto non
siano altro se non un ulteriore mattone
nel muro (Another brick in the wall I, II e

Fischi di carta

III), materiale con il quale ci si accampa


in s stessi.
La seconda parte invece inizia con
Hey you, ovvero il canto nel cui ultimo
verso Waters racchiude lunica speranza
per unumanit allo sbando: Insieme
restiamo in piedi / Divisi cadiamo.
Waters giunge alla stessa conclusione
dellultimo Leopardi: dopo aver
raccontato unumanit alienata, oppressa
dallo sfilacciarsi dei legami sociali
e rappresentata dallestraniato Pink
(Sono solo uno nuovo / Un forestiero
in questa citt, Young lust), canta lultima
utopia, una social catena che lo spinge
a rinsavire, a sbattere i pugni sul muro
gridando disperatamente C qualcuno
l fuori? (Is there anybody out there?).
Lultima possibilit di salvezza risiede
dunque nel prossimo: Pink vuole uscire,
si rende conto di aver bisogno di Quelli
che davvero ti amano e che Vanno
qua e l al di l del muro. Quello che
era solo uno spasimo si trasforma in
coscienza, ma solo nellultima catartica
canzone, la ballata Outside the Wall che
riprende il tema musicale di apertura
(In the flesh) creando in quel senso una
struttura circolare.
Quella di The Wall una narrazione
franta, il racconto in prima persona di un
disperato che alterna momenti di rabbia,
delirio, speranza, follia, la stessa follia
che accomuna Syd Barrett (ispiratore del
precedente album Wish you were here) e il
Pink impazzito di The trial (Un pazzo
sopra larcobaleno, sono pazzo).
The Wall forse lalbum le cui tonalit
poetiche e filosofiche meglio si accordano
con i grandi temi della letteratura del XX
secolo e del presente, coi Modernisti, la

filosofia Esistenzialista, i timori di un


mondo fratturato, irrimediabilmente
separato da muri posticci, con lansia
di riempire i walls (bacheche) di
Facebook con una falsa immagine di
s. Falsit, deformazione, repressione
del proprio Io: The Wall parla di questo.
Un album da raccontare e riscoprire per
sottolineare ancora una volta la contiguit
tra due forme darte molto spesso
coincidenti, che non possono vivere
separate solo per la smania di creare
compartimenti stagni dellespressivit
nella quale spesso cadiamo. Un canto
tragico, che si conclude con limmagine
pi bella, che supera anche il pessimismo
leopardiano e la sua incontrovertibilit,
aggiungendo un tassello allimmagine
di speranza di Hey You: solo I cuori
sanguinanti e gli artisti/Resistono.
Appoggiarci lun laltro, preservare la
bellezza e lIdentit: che il messaggio
di fondo sia proprio questo?

Fischi di carta

13

MIGRAZIONI

traduzioni

Poesia di Hermann Hesse, tratta da Romantische Lieder, 1899.


Traduzione di Riccardo Bettini.

ELEANOR

ELEANOR

Herbstabende erinnern mich an dich -Die Wlder liegen schwarz, der Tag verblich
Am Hgelrand in roten Gloriolen.
In einem nahen Hofe weint ein Kind;
Mit spten Schritten geht durchs Holz der Wind,
Die letzten Blaetter einzuholen.

Le sere di autunno mi ricordano di te.


Le foreste imbrunite, il giorno sbiadito,
al limitare delle colline, cinto da aureole rosse.
In una cascina poco distante un bambino piange.
Il vento soffia le sue ultime note tra gli alberi,
investendo le foglie caduche.

Dann steigt, des trben Anblicks lang gewohnt,


Einsam empor der ernste Sichelmond
Mit halbem Licht aus unbekannten Lndern.
Er wandelt khl gleichgltig seinen Weg,
Sein Licht umgibt Wald, Rhricht,
[Teich und Steg
Mit melancholisch blassen Rndern.

Poi, da tempo avvezza a questa triste visione,


sorge solitaria la seriosa luna crescente,
illuminata per met, da paesi sconosciuti.
Traccia fredda e indifferente la sua scia.
Con luce pallida avvolge la foresta, il canneto, lo

[stagno e il pontile,
stringendoli in un abbraccio malinconico.

Auch Winters, wenn die Nchte lichtlos sind


Und Flockenspiel und ungestmer Wind
Ums Fenster geht, glaub ich dich oft zu schauen.
Der Flgel tnt, mit lchelnder Gewalt
Spricht mir ans Herz dein tiefer, dunkler Alt,
Grausamste aller schnen Frauen.

Anche in inverno, quando le notti sono buie,


e alla finestra danzano i fiocchi di neve e
ulula il vento impetuoso, credo sovente di vederti.
Il piano risuona con gioiosa violenza.
La tua profonda e scura voce da contralto
parla al mio cuore.
Tu, la pi spietata fra tutte le belle donne.

di Harmann Hesse

di Harmann Hesse

Dann greift zur Lampe manchmal meine Hand.


Ihr mildes Licht fllt auf die breite Wand,
Dein dunkles Bild schaut aus dem alten Rahmen
Und kennt mich wohl und lchelt sonderbar.
Ich aber ksse Hnde dir und Haar
Und nenne flsternd deinen Namen.

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A volte la mia mano afferra la lampada che,


di luce tenue, bagna lampia parete.
Il tuo cupo ritratto mi osserva dallantica cornice,
mi riconosce e sorride bizzarro.
Io per bacio le tue mani e i tuoi capelli,
sussurrando il tuo nome.

Fischi di carta

PROSSA NOVA

racconti

RAGAZZA A INTERMITTENZA
di Enrico Giomi

Era una storia quella che col suo


sguardo riprendeva. Sequenze irregolari che montava una dopo laltra. Ogni
situazione che descriveva aveva una durata specifica, adatta.
Limmagine era piuttosto discontinua, compariva e scompariva, si interrompeva, cambiava distanza e dimensione. Una ragazza correva, con una
sciarpa rossa che svolazzava dietro alle
spalle ad ogni balzo, un giaccone invernale le affannava i movimenti ed una
cartella le appesantiva la schiena. Ora la
vedeva tutta, ora per niente, ora ne vedeva solo le gambe che spingevano, ora
il busto, ora solamente la testa, il cappello di lana le cadeva sugli occhi, la mano
che di tanto in tanto lo riaggiustava. Era
una ragazza a intermittenza, ora cera,
ora non cera pi. Dove si trovasse tra
una vetrina e laltra non lo sapeva.
Laveva incontrata di nuovo quella
stessa sera, laveva ripresa con calma
col suo sguardo. La ragazza stava seduta
poco distante da lei, la scorgeva da dietro le teste di un paio di signori: leggevano giornali uguali dandosi la schiena
lun laltro mentre aspettavano il caff
a due tavolini diversi. La scena questa
volta era molto pi statica. Sola davanti
a una tazza di t fumante, ella lo portava lentamente alle labbra. Il calore della
bevanda sotto alla punta del naso arrossato, la tazza che si inclinava, gli occhi
si socchiudevano di piacere e allimprov-

viso la ragazza era scomparsa! Eppure


un attimo dopo era di nuovo l, ancora
con la tazza in mano. Si era quasi spaventata.
Non si era ancora fatta notte quando
laveva vista di nuovo, proprio nel bagno
di casa sua.
Primo piano. Che viso che aveva. Di
una bellezza fredda. Spesso la vedeva,
eppure non sempre la riconosceva.
Primissimo piano. Cera qualcosa che
non capiva. Gli occhi erano sempre gli
stessi, eppure non lo erano. Le sopracciglia, s, le sopracciglia sono importanti.
Con la loro forma e posizione possono
dare alla stessa persona espressioni differenti. Ma non si trattava di questo. Forse
quella non era lei, forse si trovava davanti a unaltra ragazza. Ma la vedeva
proprio l, davanti agli occhi, non poteva
essere altro che lei.
Con la mano si sfior un sopracciglio, assecondando il pensiero di prima
e poi, lentamente, il suo dito scese lungo
la guancia.
Avvicin il volto a quello della ragazza e distese la mano fino a toccare la
sua, ma la sensazione fu fredda e liscia.
Se ne era quasi dimenticata. Quegli occhi, tanto abituati a penetrare superfici
riflettenti, le avevano fatto dimenticare
che cera un confine fisico tra lei e quella
ragazza.
Tra s e quella ragazza?
Tra s e la propria immagine?

Fischi di carta

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Quella ragazza era lei? O chi altro era?


E se era la propria immagine, cosa
succedeva per tutto il tempo in cui non
la vedeva? Si pu vivere distaccati dalla
propria immagine?
Quando viviamo emozioni e ci troviamo in determinate circostanze, questo traspare e si esprime nella nostra
immagine? Oppure siamo noi ad esprimere i nostri stati danimo e a modellare
il nostro aspetto a seconda dellimmagine che abbiamo di noi stessi? Chi che
comanda? Noi o lo specchio?
Ecco che la ragazza di fronte a lei
perdeva importanza, mano a mano che i
pensieri si rincorrevano esplorando strade diverse e si espandevano nello spazio,
quella che si trovava di fronte diventava
sempre pi unestranea. Unestranea a
cui dover prestare un sacco di attenzioni
e da curare sempre, anche controvoglia.
Unospite indesiderata che la seguiva
ovunque dal mattino alla sera, dalle vetrine di via XX per correre dietro a un
autobus, allo specchio di un bar a sorseggiare un t caldo, fino al bagno di
casa propria.
Era una storia quella che con lo
sguardo riprendeva, era la storia di unestranea. In fondo si incontravano solo in
occasioni particolari, anche se frequenti. Quella ragazza viveva per s, aveva
i propri interessi e le proprie amicizie,
una vita per conto proprio, una vita
autonoma. Cos si sarebbero incontra-

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te solo ed esclusivamente in occasioni


e luoghi molto specifici, per coincidenza, svolgendo attivit analoghe e certo
avendo a che fare con mondi simili. Ma
non con gli stessi. Per forza di cose. Due
mondi che non comunicano non possono che svilupparsi autonomamente.
Non avrebbe mai potuto offrire un caff
a quella ragazza, avrebbe potuto al limite guardarla prepararsene uno e berlo
contemporaneamente a lei, ma Dio solo
sa se quei due caff avrebbero avuto lo
stesso sapore.
Forse era meglio cos, forse si poteva
convivere anche in questo modo, facendo ciascuna la propria vita e guardandosi invecchiare attraverso portali invalicabili disseminati in ogni luogo. Forse non
cos importante chi sia il riflesso di chi.
E sfido ad immaginare che succede a
mettere due specchi uno di fronte allaltro senza nessuno in mezzo. Ma quanto le sarebbe piaciuto rompere quella
parete, valicare quel portale, esplorare
un mondo nuovo, conoscere finalmente
quella ragazza, sentire finalmente la sua
voce, ascoltare la sua storia, sfiorare le
sue mani e non sentire pi una superficie
liscia e fredda. Forse lo aveva desiderato,
forse lo aveva sognato, o forse lo aveva
semplicemente ricordato, un ricordo di
una memoria lontana, un attimo di una
storia intermittente

Fischi di carta

PROSSA DEI LETTORI


ESTASI

di Massimo Croce
Un pensatore, che aveva consumato
gran parte delle sue vite nella ricerca Dio,
se Lo trov davanti una notte, quasi allimprovviso, e la sua gioia fu a stento trattenuta dal timore e dal rispetto. Prima di allora
non aveva mai visto una divinit, ma non
ebbe difficolt a riconoscerla, perch dopo
secoli di studio, preghiera e meditazione si
era fatto unidea abbastanza chiara di che
aspetto dovesse avere.
Chi sei tu? chiese Dio.
Mio Dio, Tu lo sai. rispose il pensatore al culmine dellestasi.
No, non lo so. replic Dio Ma suppongo
tu sia un filosofo. Non sei il primo che Mi viene a
trovare.
Dunque la via che conduce a Te si
rallegr il pensatore non impraticabile
come si dice!
Non direi. Moltissimi riescono a vederMi.
Eppure a me occorso cos tanto tempo!
Raccontami. Come cominci la tua ricerca, e
quando?
Fatico quasi a ricordarlo... stata
come una meta, unossessione, unimpegno
costante in tutte le mie vite. Non so cosa
mi spinse in principio. La natura, credo.
La meraviglia che suscitava in me, o forse
lorrore... non ricordo. Dapprincipio credevo che Tu fossi buono cos mi avevano
insegnato poi mi convinsi del contrario,
poi capii che un dio non n buono n
malvagio, e che questi aggettivi non Ti de-

scrivono.
Ho percorso molte strade per trovarTi quella della ragione, quella dellistinto, quella dello spirito tutte al contempo
stimolanti e inconcludenti, foriere di dubbi
e tormenti pi che di risposte. Sapevo che
i labirinti del cervello mi avrebbero solo allontanato da Te, cos ho semplificato la mia
mente. E anche il mio corpo: non ho pi la
massa pesante e ingombrante della carne,
ma solo il delicato soffio del vento. Mi sono
fatto pi puro, pi simile a Te, degno, speravo, di accostarmi a un dio.
Eppure continuavo a non trovarTi. Ho
errato a lungo nelle tenebre, nel gelo e nel
vuoto siderale, fino ad oggi, fino a questo
momento beato.
Ora Ti vedo!
Vedo che sei davvero luce, una luce accecante, ma per nulla simile al fuoco; non
sei rovente, n discontinuo, n instabile.
Dici bene. La Mia natura si esprime anzitutto attraverso la luce. Io sono ci che sono, entit
immobile e perfetta, la Mia funzione, per lappunto,
quella di rischiarare il creato, dandogli forma e
colore.
Un tempo Ti avrei tempestato di domande, ma ormai sono al di l di tutto questo. La mia ricerca finalmente conclusa,
e sono stanco. Chiedo solo il mio premio:
entrare in pieno contatto con Te. Non so se
sar una fusione, o morir come Icaro: non
mimporta. Voglio penetrare il Tuo mistero, voglio sciogliermi nel Tuo abbraccio.

Fischi di carta

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Vieni. Provaci. Se ci riesci, Io ti accoglier.


Il pensatore, rasserenato, si tuff nella
luce, ma subito urt una parete solida.
Che succede?!? esclam Qualcosa
mi impedisce di toccarTi! Che cos?!? Uno
strato di materia!
Non ne ho idea. So solo che successo a tutti
quelli prima di te.
Come!?!
Molti Mi hanno incontrato, ma nessuno mai
riuscito a penetrarMi.
Perch?!?
Il pensatore si tuff ancra, e ancra, e ancra, scontrandosi ovunque
colla dura parete.
No, no, no, non possibile, non pu
essere cos!
Basta, creatura, vattene via! intim
Dio Quando arriveranno i Miei padroni Io morir, e tutto torner nelle tenebre fino
alla prossima rinascita.
Ma cosa significa!?! Un dio non ha
padroni! Non... non puoi scacciarmi cos!

Dio non rispose, e il pensatore, disperato, si gett sulla barriera con


tutte le sue forze.
Mamma!
chiam la bambina, sporgendo dalla
finestra Mamma c unaltra di quelle farfalle che picchia sulla lampada! Cosa faccio?
Una falena? chiese la madre, raggiungendola sulla porta del terrazzo.
Osserv il faretto e linsetto che svolazzava, come impazzito, sbattendo contro il
vetro. Nel silenzio notturno sudiva il tenue
tin! tin! tin! dei piccoli urti.
Nulla, fece alla figlia non preoccuparti. Sono attratte dalla luce, basta chiuderla e se ne andr via. Guarda.
Allung un dito e spense linterruttore

INFISCHIATENE

recensioni

ANNIE ERNAUX

LALTRA FIGLIA (LORMA, 2016)


di Francesca Gallo
Annie Ernaux, nello spazio straordinariamente breve di sole ottanta pagine, riesce con la sua scrittura asciutta ed evocativa a insinuarsi nelle pieghe di un dramma
tenuto nascosto per una vita intera.
Laltra figlia un breve racconto, edito
in italiano da Lorma, scritto sotto forma
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di lunga lettera indirizzata alla sorella


dellautrice, Ginette, morta di difterite nel
1938 a soli sei anni, due anni prima della
nascita di Annie.
Lesistenza segreta di questa sorella
che Annie non ha mai conosciuto, diventa
unombra concreta e ingombrante che si

Fischi di carta

allunga sullintera vita dellautrice. Durante una conversazione involontariamente origliata a soli dieci anni, la madre le
rivela la tragica morte della primogenita
e pronuncia parole fatali: la figlia scomparsa era pi buona di quella l. Santa,
irreale, buona, conservata nei cuori dei
genitori come in un tabernacolo sacro e
inaccessibile, la sorella spodesta lautrice e
ne sposta il peso e il ruolo. Non si trova pi
nella posizione della figlia unica investita
di tutto lamore dei genitori, ma diventa
improvvisamente laltra figlia.
Queste parole creano una distanza
insormontabile tra le due sorelle; una
distanza che lautrice cerca di indagare,
inoltrandosi in un terreno fangoso, rievocando continuamente episodi, interrogandosi, accompagnando il lettore con frasi
brevi, piene di vuoti e di a capo dove i
dettagli sono incisi, rievocati e fermati in
unistantanea che non pu ingiallire. Qui
entra in gioco la grande capacit dellautrice: nonostante il tema sia senzaltro
cupo, la lettura d tuttaltra sensazione.
Leggendo le pagine si ha limpressione di
sfogliare un album di famiglia, si percepisce il dramma, ma come attraverso una
grande distanza, come se non fosse quello
il vero centro.
Ernaux, con semplicit e finezza, collega alla morte della sorella un altro fatto
fondamentale, intessuto indissolubilmente
con il primo nella sua coscienza. Anche
Annie ha rischiato di morire, a cinque
anni si salv miracolosamente dal tetano.
Ginette morta, la figlia pi buona stata strappata ai genitori, mentre Annie, la
scapestrata, pi che viva: miracolata.
Lorgoglio per essere stata scelta dalla vita
si mescola al senso di colpa. La scrittura
aiuta Annie a sciogliere questo nodo: se la

sorella non fosse morta Annie non sarebbe


mai vissuta. I genitori potevano permettersi un solo figlio. Attraverso questa cruda verit lautrice riconosce nella scrittura
lo scopo della propria vita, legandolo al
destino della sorella: Io non scrivo perch tu sei morta. Tu sei morta perch io
possa scrivere.
La scrittura la vera protagonista in
filigrana di questo libro. Sono le parole
a creare la distanza tra le due sorelle e le
parole tentano di ricucire questa voragine. Il linguaggio diventa mezzo di analisi
e medicina dellanima, ma non solo. La
parola lo strumento per dialogare con i
defunti il pensiero va subito a Foscolo; la
parola stabilisce le connessioni tra ricordi
e il reale, la parola d le chiavi per poter
andare avanti.
Ma la parola agisce anche con la propria assenza, come incapacit di dire: Ho
limpressione di non avere una lingua per
te, per dire di te []. Sei fuori dal linguaggio dei sentimenti e delle emozioni.
Sei lanti-linguaggio. La parola come
letteratura che emerge costantemente con
citazioni esplicite: Kafka, Pavese, Bront,
luard, Claudel, Beauvoir, ma anche narrativa per ragazzi come Barrie e il suo Peter Pan, tutti contribuiscono, tutti aiutano
lautrice in questo coraggioso e tenerissimo tentativo di sviluppare una pellicola
conservata in un cassetto per sessantanni. Infine, ancora con la straordinaria
capacit della scrittura di raggiungere i
destinatari pi impensabili, si chiude questa bellissima indagine dellanimo. I lettori
potranno beneficiare di una lettera di cui
non sono i destinatari, cos come lei ha ricevuto a sua volta, col racconto involontario della madre, una rivelazione a cui non
era destinata

Fischi di carta

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CONTATTI
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REDAZIONE
Federico Ghillino
Alessandro Mantovani
Carlo Meola
Amelia Moro
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DIRETTORI DI SEZIONE
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COLLABORATORI
Riccardo Bettini, Maurizio Brancaleoni, Irene Buselli, Claudia Calabresi, Laura Calpurni,
Anna Denaro, Giorgia Erriu, Francesca Gallo, Edoardo Garlaschi,
Enrico Giomi, Andrea Lanzola, Pietro Martino, Martina Podest,
Diletta Porcheddu, Giacomo Simoni, Francesca Torre

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA
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GRAFICA
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