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Fischi di carta

Dicembre 2014 Numero 23

Poesia di cinque giovani fischianti

Usciremo dalla cava di pietra.


Irromperemo nell'azzurro spalancato del cielo.
Vladimir Majakovskij, e su un muro dell'aula M di Via Balbi 4, Facolt di Lettere e Filosofia

Fischi di Carta

Editoriale
Il Metodo Umano

i capitato spesso, in questi mesi, di


incorrere in momenti nostalgici,
malinconici e lacrimevoli, durante i quali
l'attivit preferita era quella di guardarsi
metafor icam ente alle spalle, e altrettanto
metaforicamente spalancare gli occhi considerando
quello che successo in precedenza, il punto da cui
siamo partiti, il nostro percorso di crescita. Oggi mi
capita di scrivere l'editoriale del numero che segna i
due anni di vita dei Fischi. A questo punto sorgono
due necessit etiche, per cos dire, che utilizzo questo
spazio per risolvere: la prima facile.
GRAZIE. Ecco fatto.
Perdonate la schiettezza e la rapidit, ma sar gi
abbastanza prolisso parlando del resto, credetemi.
La seconda necessit etica pressante quanto la
prima, pi difficile da risolvere, giacch mi pare
doveroso, almeno un minimo, parlarne: si tratta della
necessit, ancora una volta di guardare alle proprie
spalle. Ma questa volta, avendo superato un
traguardo che molte riviste (rimaste poi, infatti,
sconosciute) non hanno sfiorato, e cio i due anni di
vita e di attivit, credo che lo sguardo indietro debba
essere seguito da una riflessione pi profonda del
solito, una riflessione che guardi avanti: se siamo qui,
non possiamo dimenticarci della fatica che abbiamo
fatto per arrivarci, n tantomeno nostra intenzione
sminuirla. Tuttavia necessario, a questo punto, un
salto di qualit, ed stata proprio questa la tematica
delle nostre ultime discussioni di redazione: ci
che necessario crescere con il tempo. Il nostro
ultimo obiettivo, dunque, quello di chiarirci le idee.
Perch facciamo questa cosa? Le nostre motivazioni
sono cambiate rispetto al 2012? E che dire degli
obiettivi? Scrivo questo editoriale come punto di
partenza, o di ri-partenza per voi, ma anche per noi.
Ora: avere le idee chiare significa, in termini pratici,
che il nostro pubblico, chi ci legge e ci segue deve
averle chiare almeno quanto noi. In altre parole:
siamo una rivista di poesia, da settembre con gioia
anche di prosa, dunque di letteratura, che una forma
d'arte. Diciamo qualcosa sulla nostra idea di Arte,
dunque: prendiamo una posizione netta, la nostra, e
non abbandoniamola.
Mi appoggio ad un episodio. Nel corso del mese di
novembre ci stata data la fantastica opportunit di
creare e svolgere un ciclo di lezioni per una classe del
Liceo Scientifico Fermi: lezioni di poesia. Ma che
significa fare una lezione di poesia a dei ragazzi di

quindici anni? Pu significare soltanto il tentativo di


trasmettere loro la propria idea di poesia: ed eccoci al
punto. Raccontare a quei ragazzi che cosa, per me e
per noi, significa vivere secondo poesia e vivere
secondo arte stato come scrivere un lungo e
divertente editoriale, e nello stesso tempo stato la
cosa pi simile ad un'autobiografia: abbiamo parlato
di noi, della nostra vita, del modo in cui ad essa
applichiamo la nostra visione dell'Arte.
Siamo partiti, due anni fa, dal principio, in cui
continuiamo a credere, che se la gente non si avvicina
pi alla poesia, allora la poesia che deve avvicinarsi
alla gente, in ogni modo. Da qui derivano la
distribuzione gratuita e massiva fondamentalmente in
tutti i luoghi che ci balzano in testa (compatibilmente
con la tiratura, certo), da qui deriva la nascita della
rubrica La poesia dei lettori. Ma da qui deriva
anche un'idea di poesia e di letteratura come di
qualcosa che, prima di tutto, sia onesto e utile: in un
progetto come il nostro, le opere dei singoli sono
importanti solo relativamente. Ci che importa Il
Fischio nella sua interezza, come entit collettiva e
nel contempo individuale. Urlare e fischiare in giro
per la citt che la poesia la pi umana e normale
delle pratiche, e anche dei mestieri, ecco qual il
nostro obiettivo principale. Partiti dall'ambiente
accademico e dal nostro territorio di studio, ogni
giorno lottiamo per non essere rinchiusi ed ascritti
totalmente ad esso, cosa che, come un'equazione
esatta e incontestabile, avrebbe l'effetto di
allontanarci dalla gente, e di farci esplodere
dall'interno. Allo stesso modo, non nostra
intenzione, e non lo sar mai, rinnegare il nostro
retroterra culturale: siamo consapevoli di ci che ci
ha dato i natali. La poesia deve uscire dalla nicchia
che essa stessa ha contribuito, negli ultimi anni, a
scavare, ecco tutto; noi naturalmente non
penseremmo e non chiederemmo tutto questo, se non
sapessimo che la poesia non nata in una nicchia.
Spiegare e raccontare ai ragazzi del Fermi che la
poesia nasce come canto corale, indissolubilmente
legata alla musica, oppure come preghiera, ma in
ogn i c a s o c om e u na p r a t i c a c o l l e t t i va e
universalmente riconosciuta, stato utile ed istruttivo
anche per noi; cos come ci servito ricordarci
l'etimologia della parola, un campo di fronte al quale
di norma le persone storcono il naso, svogliate: ma il
poeta poiets, ossia colui che fa. Fa, e nient'altro.
Creazione pura. Ecco quello che vogliamo fare:

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mostrare e dimostrare che il poeta poeta normale,
espressione che abbiamo scelto come titolo del nostro
ciclo al Fermi. Fare la poesia quasi un pleonasmo:
letteralmente si potrebbe tradurre con fare la cosa
fatta! La poesia, dunque, l'Arte, uno stile di vita.
Un modo di accostarsi e di guardare il mondo che ci
permette di scovare ovunque tracce di umanit e di
bellezza, senza fermarci al grigiore che spesso sta in
superficie: e non si tratta di un modo difficile,
personalmente lo definirei pi come il nostro modo.
Riflettiamo insieme. Ci sono due cose che ci
rendono, cos pare, differenti da ogni altro animale
sulla faccia della terra: il pensiero e lo spirito, il
ragionamento e l'anima, chiamiamoli un po' come
vogliamo. L'importanza del vivere secondo Arte
sta nel fatto che, contrariamente a ci che il mondo
sembra suggerire in ogni modo, questo atteggiamento
di fronte alla vita non d origine ad un conflitto,
semplificando, tra la ragione ed il cuore, tra il
razionale e l'irrazionale: con una terminologia cara a
Hegel, lo si potrebbe anzi definire la sintesi che
unisce e supera lo scontro tra tesi e antitesi.
Continuiamo a riflettere insieme. La poesia non
esisterebbe senza un pensiero razionale a sorreggerla,
poich proprio in seno al pensiero che nasce il
linguaggio, dal cervello che si sviluppa la parola,
anche se la parola amore; allo stesso modo,
tentiamo di immaginare una poesia che sia puro
esercizio del proprio raziocinio, e scopriremo di non
riuscirci. O meglio, potremmo anche riuscirci, ma
penseremo a virtuosismi costruiti per intero a
tavolino, per sbalordire o per suonar bene; di certo
la nostra mente non correr a Dante, e nemmeno a
Leopardi, e nemmeno a Montale, e nemmeno a
Fortini.
Storia della letteratura italiana in quattro cognomi,
ecco fatto. E qui sta un altro punto di vitale
importanza per noi: anche la cultura, e l'amore per la
cultura, fanno parte dello stile di vita di cui stiamo
parlando; ed evidente che non si tratta di nozioni da

imparare a memoria. Anche in questo caso, se di


Dante conoscessimo soltanto le date di nascita e
morte e quelle di composizione delle sue opere,
staremmo operando unicamente con il cervello, con
la nostra parte meccanica. Ma ognuna delle due parti
grida di continuo all'altra ehi, c' anche tutto il
resto!. per questo che l'amore per la poesia diventa
amore per l'Arte, e sempre per questo l'amore per
l'Arte diventa amore per la Bellezza. Vivere di
bellezza, di questo si tratta: scovare il bello anche nel
dolore, nel grigio, nella paura, perch bello pu
anche essere, oggi, qualsiasi cosa muova in noi
un'emozione, qualsiasi cosa ci faccia sentire vivi, o
pi vivi del traffico mattutino, dell'andare a lavorare,
del rispettare rigorosamente le nostre scadenze e
regole. Siamo uomini in quanto continuamente e per
sempre ricerchiamo la Felicit e la Bellezza: ma forse
non abbiamo che da guardarci intorno, quando non
addirittura guardarci dentro.
Questa la nostra posizione: una posizione che non
tiene conto, avrete notato, di quell'infinit di
questioni riguardanti lo stile, il linguaggio, la
poetica, e chi pi ne ha pi ne metta; non ne tiene
conto per il semplice fatto che le nostre posizioni in
merito sono varie e variamente belle, come vari e
variamente belli siamo noi.
Il poeta un uomo normale, e la poesia una cosa
normale, perch, come ogni altro essere umano e
come ogni altra cosa umana, ha un'interiorit che
completa la sua esteriorit, ed un'esteriorit che
completa la sua interiorit: come gli atomi di cui
costituita ogni cosa, hanno un nucleo di protoni e
neutroni e degli orbitali entro cui ruotano all'infinito
gli elettroni. Se non ci guardiamo intorno, non
troveremo mai la bellezza; ma se non ci guardiamo
dentro, non troveremo mai le parole di cui, per
descrivere la bellezza, abbiamo bisogno.
Emanuele Pon

Fischi di Carta

Laurea

Il doppio tredici

Alla festa c'erano tutti si pu dire


proprio tutti quelli che contano
-contano nella vita mia di uomo neonato,
no, nella vita di ogni uomo!- sono quelli
che li inviti dappertutto, perch solo
con loro andrai da qualche parte,
con loro puoi andare dovunque:
ti servono solo quei volti, quei nomi
che non riuscirai a ricordare -forse
qualcosa- niente pi spesso rimarr poi
di quelle facce incartate di sorrisi
da pacchetto regalo, che hai comperato.
C'erano mamma e pap ai lavori forzati
-necessit, altrimenti chi pensi che paghi?ma non erano la famiglia: erano l a tener conti,
il box office della serata, con i denti
con le unghie strappano biglietti gialli
senza scritte, tutte consumazioni gratuite
-ed ecco che si fa qui, si consuma.
Si consuma con il portafogli il tempo senza
pensare, finch si resta senza ricordi,
finiti gli aneddoti da raccontare:
ora silenzio di parole, e giochi di occhi
imbarazzati tra un drink e l'altro.
C' solo musica a far tremare il muro
tintinnare i vetri dei flte, e tua madre
nessuno l'ha vista appiccicare con lo sputo
un'etichetta diversa allo spumante da supermercato
-ch ha speso gi troppo, quasi tutto
nel suo vestito nel mio completoma poi si doveva fare, non si torna indietro.
Tanto solo ora ha il suo valore
facciamo risplendere i crateri della luna
con l'acqua delle bolle di fontana e piscina,
con i neon colorati, i led del locale
affittato in nero -le cameriere comprese.
Tanto solo ora ha qualche senso;
continua il percorso, un'altra tappa,
il pedaggio da casello d'autostrada:
e andremo felici domani mattina
via dalla festa, a cercar da mangiare.
Emanuele Pon

Ho vissuto il giorno due volte:


il giorno 13.
Mi sono svegliato
uomo e artista,
vivendo le pagine
dun libro di fiabe.
Ho realizzato i sogni
del mio io bambino,
quando parlavo con i cuscini del divano
cercando invano Marco,
il mio amico immaginario.
La prima volta
mi sono addormentato
nel mezzo dun tempo negro,
ululando alla sorte infelice
che non mi mostrava la Luna.
Ho masticato le perle e i cetrioli
udendo uccelli canterini
svelarmi porzioni di futuro.
Mi sono posato sulle pietre acuminate
del paesaggio del mio animo
Fenice.
Poi mi sono svegliato,
ma non sono sicuro
di averlo fatto con certezza.
Il paesaggio vestiva ancora
un insolito grigiore
come in quel d variabile,
quando il tuo viso prese il colore delle nubi.
Tra le righe del tuo volto irrigato,
lucente come lo smeraldo,
liscio come il rivo duna sorgente,
ho decretato dessere in sogno.
Nella tua sagoma quel giorno vidi
tutta lincertezza di questo doppio tredici.
Andrea Pesce

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Palpebre di pesco

Sponda Est

Dedicata a V.

Se penso alla foglia


che giace rotonda,
penso alle carezze
del pesco che copre i tuoi occhi.
Il mio intimo mattino
sveglio e buio
risplende sui profili
e tace, perch amo.
Un cumulo di teschi
hai ammassato sullunghie,
io un torrente di pensieri
tra le tue cosce.
Sei il mio chiodo fisso
a me troppo caro...
Finisce la tenebra
sullo smalto che porti.
Andrea Pesce

L'uccello liso
Dove sono mai cantiere azzurro
uccello liso?
Ciminiera cuoci il nostro pane
e fai da armadio ai vanitosi
spalle ai ritrosi
casa di armoniosi
venti nella spirale dei fuochi
materni, sera,
siamo occhi
da ciminiera
verrai ad abitare ancora e sognarci?
Custode del parco, nonna, betulla:
apriteci il prato, la mattina,
trover sole sul mio piatto,
ieratico vascello d'ogni albero, muta
in mare il maestro, la brina invocante
alti amori, citt sommerse
chiuse dalle tue dita pennute

Arrivo, la riva il lago i turisti


i mesti volti dei vecchi sulle panche
e le papere giocose si accontentano
con le briciole
sotto il picco austero, spina
al fianco del cielo.
Un bacio sotto il ramo,
foglia vinosa, la pace
lussuriosa del secondo
che ticchetta sulla piazza
nei bar, tra le coppe dei gelati,
cristiana carit concessa
all'oblio dei cimenti quotidiani.
Poi siamo acque coltivate ad alghe
nascoste e spudorate come il senso
dei colori oltre l'orizzonte.
Noi siamo i bagnanti penitenti
per le bracciate non ancora date
e, per timore, ci facciamo domande
da bambini: Dove andr a finire il sole?
Accompagniamolo a dormire!
E poi, domani...? No.
A domani non pensare,
resta qui a respirare il vento
che rubiamo alle bandiere,
sotto la luna che incede ondolando
e il buio cieco in attesa
al di l del monte.
Alessandro Mantovani

che grazia
Silvio Magnolo

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Fantasma portuale; allegoria


Sporto dal pontile ho sputato nel Tirreno.
Sarebbe stato meglio incontrarci ora...
Ho sputato perch quando mi sporgo poi
vedo sempre i cerchi dei pesci che baciano la superficie
e mi viene da sputare.
CIK.
Ci saremmo evitati due e pi anni di litigi,
e quanto ho pianto...
La biosfera rende originale il porto,
mi ci cade l'occhio seguendo la banchina
da questa chiatta che forse gracida forse scricchiola
KREEE-E-E-E.
Ma se ci incontrassimo ora
non saremmo quelli di ora
perch fra ieri ed ora
ne sono successe di cose
SKREEEEEE.
Ora sembra un lamento
e quindi se avessimo lasciato fare al ieri
senza esserci incontrati ieri
sarebbe diverso il fino a oggi da ieri
e te pi bambino, me pi bambina vedo.
Questo cielo basso genuinamente marittimo,
(non un marittimo da mare aperto, un marittimo
portuale tirrenico. Postindustriale volendo.)
Io non so cosa dobbiamo fare di noi
ma di noi siamo fatti oggi noi
come si pu essere tu ed io senza pi essere noi?
e la donna sulla banchina da l, mi viene incontro
e mi sforzo sforzo ma non la riconosco,
ma scommetto che lei ha quel viso seveno 1 che salva la vita.
Federico Ghillino

Seveno portmanteau di severo e sereno, perch quel volto contiene due nature ad un tempo.

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Le poesie dei lettori


L'idea di Le poesie dei lettori nata dalle richieste di collaborazione che abbiamo ricevuto da amici,
conoscenti e sconosciuti che ci hanno fatto pensare ad uno spazio dove raccogliere tutte le loro poesie. Quindi,
ringraziando coloro che senza timore si sono mostrati e si mostreranno, speriamo che la nostra idea possa farvi
piacere ed invitiamo chiunque sia interessato a scriverci!

Giacomo Mora ci fa leggere questo mese un componimento tratto dalla silloge omonima premiata al
quarto posto del Premio Letterario Citt di Castello.

Cosmo riempimi di stelle


Cosmo, riempimi di stelle.
Guarisco lento e mi redimo, mio re.
Mi chiarisci come non sia io il folle
pur essendo loro me.
Imperturbabile li mimo,
loro orme su una costa.
Anni attende una domanda
la risposta che non c'.
Non rinuncio e, spoglio,
vago nudo, gli occhi al cielo.
Loro. Loro sono a stendere un velo
su davvero ci che voglio
quando cresce in me il germoglio.
davvero ci che voglio
un rasoio ed il suo filo?
L'ago infilo nella cruna del mattino.
Cucio ore su quel telo
il filo rosso e il suo destino.
Stillo dubbi, poi, su loro e me,
e strappo, poi ricucio
e rompo poi, guardo dentro da bambino.
Nudo vago, gli occhi a un cielo
in cui svanisce il nero velo,
dove tira il filo rosso del destino
che mosso da voglia che lo svelle.
A riprendermi il tempo mio ribelle
cosmo aiutami, mio re,
riempimi di stelle.
Giacomo Mora

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Ilaria Caccia si presenta cos:


Vivo la poesia di Genova dalla primavera del 1992 e, viaggiando, anche quella di mondi oltre il mare e le
colline che incorniciano questa terra di ulivi che amo - sia la Liguria sia le olive! Nel frattempo, per una
carrellata di scelte e inclinazioni, mi sono ritrovata faccia a faccia con la poesia dei soffitti affrescati delle
biblioteche della facolt di Lettere; e, corteggiata dalla sue colonne e dai suoi alberi, mi sono innamorata di
scritture e letture eterne. Vedo l'arte nell'odore estivo di terriccio bagnato ed in quello invernale di mandarino
tra le dita: la poesia degli odori visivi di cui impregnata la memoria e dalla quale emerge un fiore
d'ispirazione istantaneo. Affiora velato o portentoso come il calcio di un bimbo nel grembo di una gravidanza
eterna, che non sfocer n in una nascita n in un aborto: eppure continuer ad essere nutrita e cullata nella
placenta dell'amore pi intimo e viscerale, quello sospeso tra dimensioni senza spazio e senza tempo. Ed il suo
calcio odora di cosmico. Ed ora lascio che i segni di questa "creaturina", nata da uno dei miei incontri con la
danza, generino in voi letture ed interpretazioni, toni di voce e di pensiero, che forse neanch'io ho ancora
trovato. Eppure ne sento gi un'eco, come la meravigliosa nostalgia di un altrove da esplorare.

Calamita naturale
...Sipario.
Alchimie d'incontri
sospesi
pause, e suoni accesi
Invisibili pesi
di corpi
distanti
ora congiunti
tra colori d'istanti
Si scuotono i ritmi
di magnetici voli
tra eterne euforie.
Amplessi vitali sono
gli antichi richiami:
fuoco vento acqua terra
che dal cielo paion
ricami
Impatto tra muscoli, anatomici scontri
creatori di tatti che urtano
taciti
Ecco che sclpitano, son nate:
cullate e scalfite, le linee discrete!
Tra rumori, i frammenti
di spazi e di tempi...
il primordiale artificio
Bellezza che fonde
Scoperta e Mancanza...

balzi
la spuma del mare la
Danza
Sipario.
Si distendono i fili
dal soffitto dipinto:
punte tese - mi ripeto che tessono
nuove
universali
armonie
Teli scuri imbrattati di mani
abbraccian sicuri
corpi nudi
con cura
Come leggiadri scalpelli
questi scalpiccii di passi profondi
- pas de chat, arabesque,
ronde de jambe, grand jet scolpiscon sussurri tenaci
per teneri baci.
E cos
da palco a platea
siamo avvolti all'unisono
dall'amoroso arto
dell'Arte.
Sipario...

Nel mosaico
infinito
di rim

Ilaria Caccia

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Interludio
Perch dopo le nostre e quelle dei lettori non una poesia di qualche autore conosciuto?

Poesie scelte da Emanuele:


In Raymond Carver la prosa, da cui lui proviene, fa un tutt'uno con la poesia: il racconto e le descrizioni
regalano ai versi una purezza, una chiarezza ed una semplice e profonda onest che di solito i poeti canonici
non cercano, forse troppo impegnati a costruire.

Il resto

La macchina che bruciava olio.


La macchina con i manicotti marci.
Le nuvole sono sospese a casaccio sopra questa catena La macchina che si allontanata dal ristorante senza
[pagare.
di monti dietro casa mia. Tra un po' la luce
La
macchina
con
le
gomme
lisce.
se ne andr e s'alzer il vento
La macchina senza riscaldamento n sbrinatore.
a disperdere queste nuvole, oppure altre,
La macchina con l'avantreno fuori asse.
per tutto il cielo. M'inginocchio,
La macchina in cui il bambino ha vomitato.
rigiro il grosso salmone su di un fianco
La macchina in cui ho vomitato io.
sopra l'erba bagnata e mi do da fare
La macchina con la pompa dell'acqua rotta.
con il coltello con cui sono nato. Ben presto
La macchina con la distribuzione a pezzi.
mi sieder al tavolo in soggiorno
La macchina con la guarnizione della testata fusa.
a cercare di resuscitare i morti. La luna
La macchina che ho abbandonato sul bordo della
e l'acqua scura le mie sole compagne.
[strada.
Ho le mani argentate di squame.
La
macchina
con
l'infiltrazione
di
monossido
di
Le dita s'immischiano nel sangue scuro.
[carbonio.
Alla fine stacco la testa massiccia.
La macchina con il carburatore sporco.
Seppellisco quel che c' da seppellire
La macchina che ha investito un cane e ha tirato dritto.
e tengo il resto. Getto un'ultima occhiata
La macchina con la marmitta sfondata.
alla luce azzurra lass. Mi volto
La macchina che la marmitta non ce l'aveva affatto.
verso casa mia. La notte mia.
La macchina che mia figlia ha distrutto.
La macchina con il motore rifatto due volte.
Raymond Carver
La macchina con i cavi della batteria corrosi.
(da Orientarsi con le stelle, Minumum Fax;
La macchina comprata con un assegno a vuoto.
traduzione di Fulvio Ferrari)
Macchina delle mie notti insonni.
La macchina col termostato bloccato.
La macchina in cui and a fuoco il motore.
La macchina
La macchina con i tergicristalli che non funzionavano.
La macchina che ho dato via.
La macchina con il parabrezza incrinato.
La macchina con problemi di trasmissione.
La macchina che ha sbiellato.
La macchina di cui mi sono lavato le mani.
La macchina senza freni.
La macchina che ho preso a martellate.
La macchina con il giunto difettoso.
La macchina con le rate che non potevo pagare.
La macchina con il radiatore bucato.
La macchina che mi hanno sequestrato.
La macchina che ho raccolto le pesche per comprarla. La macchina con il perno della frizione rotto.
La macchina con il blocco motore spaccato.
La macchina in ultima fila dal concessionario.
La macchina senza marcia indietro.
Macchina dei miei sogni.
La macchina che ho barattato per una bici.
La mia macchina.
La macchina con problemi di sterzo.
La macchina con la dinamo rotta.
Raymond Carver
La macchina senza sedile posteriore.
(da Orientarsi con le stelle, Minimum Fax;
La macchina con il sedile anteriore squarciato.
traduzione di Fulvio Ferrari)

Fischi di Carta

Zona Franca
Da settembre 2013 a luglio 2014 avete letto in queste pagine conclusive quello che fra di noi usiamo
chiamare l'articolo. Ebbene: abbiamo deciso di trasformare questo spazio, ed il titolo che vedete poco pi in
alto vi avr gi fatto capire. Vogliamo liberare quest'area e renderla una zona franca, dove fare apparire
l'articolo piuttosto che una poesia pi lunga del solito, un racconto o una qualche sperimentazione ancora da
progettarsi. In ogni caso speriamo che l'idea, ma soprattutto quello che qui leggerete, vi piaccia!

Il Giovane Favoloso

onostante il ritardo che tocca il tema,


riterremmo opportuno discutere di un tema
che stato -ed - oggetto di discussione sulle
colonne dei giornali e tra la gente: il film di Mario
Martone, Il Giovane Favoloso uscito il 16 Ottobre
scorso nelle nostre sale, che ritrae (quasi) per intero
la vita del poeta di Recanati.
Premettendo a tutto che non siamo n intendiamo
spacciarci critici cinematografici, in quanto rivista
letteraria, abbiamo per da dire la nostra riguardo al
film. Il lavoro di Martone ben pi di un film,
definibile come un evento e, anzi, un evento
culturale. Spieghiamoci. In primo luogo da
sottolineare, al di l dellinterpretazione -a mio parere
(giacch da profani si parla)- fenomenale di
Germano, la resa eccellente di unItalia dottocento
ancora legata alla terra, al carro, alle grida per la
strada e i muri a secco, dove infuriano ancora il
colera e le processioni apotropaiche di cristi e santi;
unItalia di provincie che tendiamo troppo a relegare
in un passato di non appartenenza e nella quale in
realt siamo -con le dovute diversit- ancora immersi,
quasi senza accorgercene, troppo presi come siamo
stati dalle speculazioni edilizie di calviniana memoria
e da altri miti, pagati al dio cemento, fino ai sogni di
rinascita e allori odierni (uno per tutti il mito latente
dellolimpiade romana che gravita in silenzio da
anni). Forse in atto un conflitto di tempi, dal
momento che sembra, in buona sostanza, che il film
di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli (ispirato
ad un romanzo di Testori) ed uscito nel 1960,
racconti gli stessi operai che abbiamo visto scendere
in piazza in questultimo mese. Il racconto e
levidenza di unItalia molto simile alla nostra,
sebbene distante cronologicamente e nella nostra
coscienza collettiva, sembra perci gi una vittoria
assegnata al nostro poeta, cos scettico contro le
magnifiche sorti e progressive, quella strada
lastricata di fiducia verso il futuro, la cui fine non
abbiamo ancora visto e non vedremo. Ma veniamo al
succo della materia senza dilungarci oltre: il
personaggio.

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Molto si dibattuto tra la critica sullavvento di


questo Leopardi pop, definizione secondo la quale il
poeta viene sminuito a fenomeno di cultura di massa,
cosa a cui il sottoscritto si oppone fermamente. Se
fare un film su una figura cos grande come pu
essere un Leopardi o un Dante si scontra con
limpossibilit di ritrarre per intero questa poliedrica
grandezza, risultando perci necessario sacrificare
qualche aspetto tra i tanti della figura che non si
vedr rappresentato a fondo quanto gli altri (per il
film questo vale per il Leopardi politico), vero
che nel nostro caso le caratteristiche fondamentali
sono ben trattate e rese palesi e chiare. Anzi, lopera
meravigliosa su cui puntiamo il fuoco proprio la
riabilitazione di un personaggio vessato da un
immaginario collettivo deformato dai tempi, di un
grande monolite della storia letteraria, precursore ma
escluso dalla sua stessa societ, perch cantore della
disillusione e del crudo realismo, quando a nessuno,
la mattina, piace smettere di sognare.
Loperazione compiuta -da chi, si vede, conosce la
materia al di l degli stereotipi, come chiunque si
prenda la briga di studiare un poco pi a fondo e con
curiosit la figura di Leopardi- approda quindi ad una
rappresentazione del personaggio che ricorre allo
smantellamento del clich e delletichetta di
pessimista, brutto (sfigato, diciamolo), tramite luso
di un altro modello che nessuno, per, ha mai
pensato di trovare in Leopardi, cos ingobbito da una
falsa stratificazione concettuale concentratasi su di
lui nel tempo, e cio leroe romantico. Ci che accade
nella visione del film il rendersi conto della
profonda umanit del poeta, della sua normalit. Non
solo perch mangia, povero e soffre (fisicamente)
come noi, ma perch, da giovane, ha la stessa potenza
di sentimento dei giovani e, per di pi, in unet dove
vige una castrazione degli animi da societ arcaica,
emerge trionfalmente ci che Leopardi ed
veramente stato: un rivoluzionario. Il desiderio di
grandi cose, quello di sfuggire alla famiglia, di essere
al centro del mondo dove le cose non si stanno a
guardare, ma si fanno, ci che pervade ogni ragazzo

Fischi di Carta
di questa era, dove linter-connessione tutto ed la
stessa cosa che emerge con prepotenza nella figura
tratteggiataci durante il film. Ecco il merito dunque,
averci reso unimmagine di Leopardi giovane e
potente, dove la sua poesia non altro che la
trasposizione verbale del senso di costrizione di
questa detta potenza nei confronti del mondo, dei
tempi, della famiglia, dellumana condizione. Ci che
ci viene restituito da questo film una cosa
importantissima per questi tempi e cio lidea che il
poeta -uno tra i sommi, peraltro- non il saggio
brutto e sfortunato nella vita, rinchiuso nella torre
davorio a piangere su se stesso e sui suoi mali, ma
un uomo come tutti, con le passioni di tutti e, anzi,
forse tale proprio perch ha pi profondit di
sentimento e di visione dei suoi coetanei, e, per
questo, anche in grado di comunicarle agli altri e di
farli ritrovare in lui stesso. Leopardi cos, ci aiuta a
cercare la vita, a non rifuggire lavventura e le

amicizie e portare avanti le nostre idee con


pervicacia, nonostante gli ottusi dinieghi della
vulgaris opinio; tutte cose che finora non ha fatto.
quindi solo un bene che una figura come la sua sia
riabilitata al grande pubblico senza perdere la sua
grandezza. Il film, peraltro, pur rifacendosi al
modello delleroe di cui sopra, non ha certo i toni di
un romanzo da quattro soldi, richiede attenzione ed
empatia, come il suo protagonista. Dunque, sebbene
ci sia qualche eccesso di troppo in questo senso (vedi
la scena della fuga dal bordello napoletano), non
possiamo negare a Martone il merito di aver messo
Giacomo Leopardi sotto una nuova e pi veritiera
luce, specialmente per le nuove generazioni, con uno
strumento che tocca le persone molto pi che i libri di
scuola. Questo il cinema, signori.
Alessandro Mantovani

L'Altra Met del Libro, GenovaLegge


14/15/16 Novembre 2014
Il mese scorso si tenuto, a Palazzo Ducale, il ciclo
di conferenze e di incontri letterari L'Altra Met del
Libro, giunto ormai alla terza edizione.
Ebbene, c'eravamo anche noi Fischi: ci stata data la
fantastica opportunit di portare la rivista nell'ambito
di questo festival di letteratura, di proporci come
giovane realt letteraria genovese. Nell'atrio della
Scala Cantoni, con il nostro banchetto, fischiavamo
copie della rivista e anche qualche poesia, letta
d'impeto, all'improvviso, tra una conferenza e l'altra:
il pubblico che attendeva di entrare nelle sale, o che
ne era appena uscito, un po' correva via veloce,
intimorito dalle nostre voci... ma un po' si fermava.
Ascoltava. Sorrideva. Nessuno ci ha mai fatto sentire
anche solo un gradino pi in basso rispetto a qualcun
altro, e questo straordinario. Ci siamo sentiti anche
a casa nostra, in una delle case della cultura pi belle
di Genova, in uno degli eventi pi importanti che alla
cultura vengono dedicati dalla nostra citt. Noi stessi
ci affrettavamo, dandoci i turni, a seguire le
conferenze una dopo l'altra. E' toccato a Michela
Murgia aprire le danze, la prima sera: con lei
abbiamo parlato, lasciandole un Fischio, pronti al
confronto. Perch s, loro sono famosi, noi meno
o per niente: ma siamo pur sempre colleghi, ed
questo che loro, i famosi, hanno fatto sentire a noi! Il
giorno dopo, sabato, il disastro: un'altra alluvione,
un'altra volta una citt post-apocalittica, tutte le
conferenze del pomeriggio, cominciando da quella
del serbo Doron Rabinovici, annullate. Ma anche in
quel giorno terribile, c' stato un bel siparietto: stato

divertente ridere insieme al nostro Antonio Pennacchi


tra i tavoli del MenteLocale, Fischi alla mano, nel
sentirlo dire: eh, ma la poesia... anch'io scrivo delle
poesie: non mi piacciono le mie, figuriamoci le
vostre!. La domenica stato il grande giorno: il
giorno in cui il mondo della cultura genovese ha
voluto e saputo reagire nel migliore dei modi al
disastro. Tahar Ben Jelloun, in programma per il
sabato (in cui era rimasto bloccato in macchina a
Voltri), ha sostituito al mattino Juan Gabriel
Vasquez, rimasto a Parigi. Abbiamo letto poesie per
l'alluvione, dopo averlo sentito. Nel pomeriggio,
stato il turno di Daria Bignardi, accolta come una
star: ci ha regalato dei sorrisi che non potevano non
allargare il cuore. Infine, a chiudere la kermesse ci ha
pensato il grande Michael Cunningham. Anche a lui
abbiamo lasciato un Fischio, pur non sapendo quanto
ci avrebbe capito, e abbiamo ricevuto una stretta di
mano e un that's great, guys!
Chiudiamo proprio con una sua frase, dedicata, per
continuare a lavorare insieme, a tutti coloro che
scrivono, ma anche agli organizzatori de L'Altra
Met del Libro e alla Fondazione per la Cultura di
Palazzo Ducale, che cogliamo l'occasione per
ringraziare di cuore. Cunningham, alla domanda, in
merito alla situazione politica e sociale americana,
dunque lei non ha pi speranza?, risponde: i think
that everyone who writes has hope by definition.
Penso che chiunque scriva nutra speranza, per
definizione.
La Redazione

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