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n31

Novembre 2015
Genova

Fischi di carta
POESIA DI CINQUE GIOVANI FISCHIANTI

E
ti comando, o Sole, di guidarmi in
capo al mare, l dove esso affonda tra
le isole delle nubi e si perde, come un
fiume, nellinfinito!
Filippo Tommaso Marinetti, Mafarka il futurista

IN QUESTO NUMERO
Planetario | Garca Lorca: il cantore degli ultimi - P. Palermo
Elementi | La scomparsa delle lucciole - D. Porcheddu
Prossa Nova | Ignoranti alla conquista del cielo - M. Valentini
Infischiatene | Ultimo piano (o porno totale) - recensione - I. Buselli

www.fischidicarta.it

Meglio fare gli speleologi, scandagliare e conoscere la grotta fino in fondo oppure scoprire quel tutto tra te che stai l e la
fine dellorizzonte (che non esiste)? Io voto per lorizzonte, voi fate i vostri conti

Chi si interessa di cultura, e lo vuole fare bene, studia. Studia in senso ampio: vive in una condizione di costante
attenzione verso ci che gli ruota attorno. Studia perch vuole cogliere, analizzare ed essere curioso. La curiosit diventa
esercizio continuo e quotidiano. Per fare questo non servono solo i libri. Serve, potenzialmente, tutto: la pioggia, tua
nonna, youtube, luniversit, lo sporco, le citt, le fasi della vita, i pensieri ricorrenti, i viaggi, la carta igienica, laurora
Parr evidente che questo tutto sia una materia che sfugge. E di fronte a questa realt (perch se la somma delle parti fa
tutto, conseguentemente tutto sta a dire realt) mi sembrano delinearsi due tendenze nellaffrontarla. Da una parte c chi
sceglie un ambito e scava finch c da scavare (quindi, spesso, senza una fine), mentre dallaltra c chi voracemente
morde qua e l e vuole sentire tutti i gusti possibili. Dunque la domanda ingenua e fanciullesca che mi sono posto
Cos meglio?. E prima ancora Ma c un meglio?. E questa una questione annosa ed anche dannosa. La gente ci
litiga. E quando non si litiga se ne esce almeno spettinati, non come fare i conti per la spesa.

Dal 24 al 27 settembre si svolto nel modenese un festival di poesia chiamato, molto didascalicamente, PoesiaFestival. Ho
avuto modo di assistere ad alcuni degli incontri svoltisi in quelle giornate, tornandone interessato e stimolato. In modo
particolare hanno suscitato il mio interesse Aldo Nove eclettico ed a tratti irriverente e Milo De Angelis il Poeta, per
capirci che hanno presentato i loro ultimi lavori (rispettivamente Addio mio novecento ed Incontri e agguati) nel pomeriggio
di sabato 26. Due figure cos diverse di intellettuale (o, molto pi semplicemente, di uomo) mi hanno suggerito una
riflessione generale che prendendo spunto da loro ne prescinde completamente.

di Federico Ghillino

DIADE

EDITORIALE

Fischi di carta

In questo numero Irene Buselli recensisce Ultimo piano (o porno totale) di Francesco DIsa, romanzo in bilico tra assurdo e
realt. I due racconti che vi proponiamo sono invece profondamente radicati nella quotidianit, anche se molto distanti
per tematica e stile: sono La mosca del lettore Gennaro Esposito e Ignoranti alla conquista del cielo del sottoscritto. Buona
lettura... critica

Si scopre cos che Mondadori, gi proprietaria di Einaudi, Piemme ed Electa, con lassorbimento di RCS acquisisce
anche Rizzoli (e con lei BUR), Bompiani, Archinto, Fabbri, Marsilio e Sonzogno. Del gruppo RCS, solo Adelphi riesce
a restare fuori dallorbita di Fininvest, holding appartenente a Silvio Berlusconi. Per completare il riassunto sulleditoria
media e grande necessario citare altre tre case editrici: Feltrinelli, Giunti e il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (Gems).
Questultimo, che si trova ad essere il secondo gruppo editoriale italiano, pu contare su Bollati Boringhieri, Chiarelettere,
Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Salani e altre. Dopo aver scorso questo turbine di nomi ci si rende conto che
ci che gravita attorno alla letteratura italiana (a cominciare dai premi letterari) fa capo a una manciata di nomi. Sarebbe
ingiusto gridare al boicottaggio e smettere di leggere libri di Pavese, Hemingway o Fred Vargas. Usciti dai megastore,
si possono, per, cercare altre vie: e/o, Effequ, Minimum Fax, Sur, sono alcune delle case che noi di Fischi di Carta
cerchiamo di scoprire ogni settimana attraverso Infischiatene, la nostra rubrica di critica letteraria.

Sono le 22 e 37 del 4 ottobre e Mondadori twitta laconico: Questa sera stato siglato laccordo per lacquisizione di
RCS libri. Nello stesso tempo Mondadori controlla il 38% del mercato librario italiano, confermandosi al primo posto
nelleditoria commerciale. Questo avvenimento, prima che delle riflessioni, impone delle indagini: chi c dietro i libri
che compriamo? In barba ad ogni dietrologia, i dati si trovano navigando sui siti delle diverse case editrici.

di Matteo Valentini

LETTURE CRITICHE

AGLI ASINELLI
di Emanuele Pon

Vedo scorza di limone da mangiare


masticando con calma tra i discorsi
assemblee di politica internazionale
sugli scacchi di carta rossa e bianca
delle vecchie tovaglie parole a sorsi
rubati alle bottiglie; nel buio zona franca.
Quando, decisi, di qui a una parallela
anche stasera si trinca il non-essere,
ha gi alzato le imposte intorno la pi vera
delle notti, per noi avventori di bottega
per brindare ai futuri rotti ai ricordi
a quello che in itinere ci lega.
Allora in alto i calici dolci dAsinello
e facile scorre in gola a buon mercato
il fresco dolceamaro del Corochinato:
sono vivi di bicchiere in bicchiere
i mondi sulle stampe al muro, parlano piano
i ritagli di giornale, la voce di Adriano.
Saggio, per il vicolo, forte ancestrale
disegno tribale di quanto e come
luomo pu non essere, allaltro, animale:
ora riunisce vetro e plastica andata
sul bancone, non cede allo sporco
di comodo neanche un bicchiere: vecchio
china fino a terra la schiena tesa
a rialzarlo, la mano della Marchesa insegna
avvizzita al locale perch si deve amare.
tardi, a bassa voce si chiude: domani
chi avr capito potr tornare.

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PLANETARIO
GARCA LORCA: IL CANTORE DEGLI ULTIMI
di Paolo Palermo

Se avessi fame e mi trovassi abbandonato per strada non chiederei del pane, chiederei
mezzo panino e un libro []
Federico Garca Lorca allinaugurazione di una biblioteca a Fuente Vaqueros

Basta poco per rendersi conto che quando la Guardia Civile Spagnola si present a casa
di Federico Garca Lorca per prelevarlo, non fu soltanto un semplice uomo ad avviarsi
lungo il cammino della morte. Nel momento in cui venne autorizzata la sua fucilazione
lo stesso giorno, il 19 agosto del 1936, non fu soltanto un poeta stimato e da tutti
riconosciuto ad andarsene. Nel medesimo anno in cui la Spagna vedeva cominciare la
sanguinosa Guerra Civile che avrebbe portato al regime di Francisco Franco, la penisola
iberica assisteva impotente alla morte di uno tra i suoi pi grandi cantori.
Federico Garca Lorca fu un artista a tutto tondo, poeta in primis, dotato drammaturgo
in secondo luogo e, a tempo perso, disegnatore (ma anche musicista di flamenco), la cui
vita sembra quella di un predestinato: basti vedere come tre date fondamentali della
sua esistenza combacino con eventi che avrebbero sconvolto la sua contemporaneit.
Dallanno della sua nascita, quel 1898 in cui la Spagna perse le sue ultime colonie
oltreoceano, al 1936, quando Lorca mor e la guerra scoppi, passando per il 1929
durante il quale viaggi a New York per partorire una nuova opera mentre la borsa
andava incontro a un drammatico crack finanziario, limpressione quella che il vate
andaluso sia stato un uomo il cui destino ebbe a legarsi con eventi pi grandi di lui,
rimanendone infine schiacciato prematuramente.
Lorca fu un minatore della poesia, un operaio sempre a rischio, ma incredibilmente
umile. Non ebbe problemi a sporcarsi le mani nonostante il periodo di repressione
sociale, difendendo pacificamente a colpi di letteratura i diritti delle donne sopratutto
attraverso il lavoro teatrale, con opere come La casa de Bernarda Alma o Yerma e degli
emarginati. Attorno agli ultimi, infatti, Lorca seppe tessere trame di versi capaci di
avvicinare gitani o ladroni alla sensibilit di tutti, facendo leva sulla semplicit dei
sentimenti che un essere umano pu provare. Emblematica , a questo proposito, la
poesia Romance sonmbulo, contenuta nella raccolta Romancero gitano del 1928, della quale
riporto alcune strofe:

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(I)
Verde que te quiero verde.1
Come il vento, come i rami.
La barca sta sul mare
e il cavallo su in montagna.
Con lombra alla vita
ella sogna alla sua balaustra,
verde la carne, verdi i capelli,
gli occhi freddi, argentei.
Verde que te quiero verde.
Sotto la luna zingara,
le cose la stanno osservando
ed ella non pu guardarle.
(III)
[]
- Compagno, voglio scambiare
il mio cavallo per la tua casa,
la mia sella per il tuo specchio,
il mio coltello per il tuo mantello.
Compagno, vengo sanguinando
fin qui dai monti di Cabra.
- Ragazzo, se potessi
gi chiuderei laffare.
Ma io non sono pi io,
n casa mia pi la mia casa.
- Compagno, voglio morire
decentemente nel mio letto.
Se possibile, con molle dacciaio
e le lenzuola olandesi.
Non vedi la mia ferita,

dal petto alla gola?


- Trecento rose scure
sulla tua camicia bianca.
Il tuo sangue gocciola e odora
intorno alla tua cintura.
Ma io non sono pi io,
n casa mia pi la mia casa.
- Fatemi salire almeno
fino alle alte balaustre,
lasciatemi salire, lasciatemi,
fino alle verdi balaustre.
Binari della luna
per cui lacqua rimbomba.
(VI)
Sullorlo del pozzo
dondolava la gitana.
Verde la carne, verdi i capelli
con occhi freddi, argentei.
Un ghiacciolo di luna
la sostiene sullacqua.
Si fece intima la notte
come una piccola piazza.
Guardie civili ubriache
colpivano la porta.
Verde que te quiero verde.
Verde il vento, verdi i rami.
La barca sta sul mare.
E il cavallo sulla montagna.

Questa poesia contiene tutto lessenziale della poetica di Lorca: la figura del bandito
ferito a morte di ritorno a casa della sua amante, una gitana, ignorando il suicidio di
lei oramai dondolante sul pozzo con gli occhi dargento freddo, un quadro perfetto
grazie al quale il poeta riesce a penetrare nella sensibilit del lettore, avvicinandolo
a personaggi che, nel pieno degli anni dittatoriali di Primo de Rivera, erano quasi
cancellati dallimmaginario collettivo della societ. Nel finale, linterruzione delle

Il verso Verde que te quiero verde, lett. Verde, ti voglio verde o Verde, ti amo verde, intraducibile. Giocando con la pronuncia in
castigliano, nella quale le parole verde e verte (vederti) si assomigliano, Lorca intende probabilmente simulare le voci morenti dei protagonisti,
che arrivano a confondere i termini da usare. La poesia ne ricava una musicalit sorprendente. I colori, ad ogni modo, sono importantissimi
nellanalizzare il lavoro del poeta andaluso: il verde, infatti, stato a lungo il colore rappresentante lomosessualit in Spagna, nonch simbolo di
ribellione e tenacia.

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guardie civili ubriache che spezzano latmosfera una precisa critica al clima pesante
di censura e oppressione che la popolazione spagnola viveva sotto il regime del militare,
durato fino al 1933.
Compare in questa composizione, inoltre, un ulteriore pezzo fondamentale della
poetica dellautore: lAndalusia, quella terra fertile di folklore e ispirazione che qui
soltanto citata attraverso i monti di Cabra, ma che in realt spesso e volentieri diventa
protagonista integrante della poesia. Accade ne La cancin del jinete, contenuta in Canciones
1921-1924:
Nella nera notte
dei banditi
rintoccano gli speroni.
Cavallino nero,
dove porti il tuo cavaliere morto?
gli speroni duri
del bandito immobile
che perse le redini.
Cavallino freddo,
che odor di fior di coltello!
Nella nera notte
sanguinava il costato
della Sierra Morena.
Cavallino nero,
dove porti il tuo cavaliere morto?
La notte pungola
i suoi fianchi scuri
tirando fuori stelle.
Cavallino freddo,
che odor di fior di coltello!
Nella nera notte,
un grido!, e il cono di fumo
grande del focolare.
Cavallino nero,
dove porti il tuo cavaliere morto?
La poetica dellambiente diventer fondamentale nellevoluzione stilistica di Lorca,
culminante nel sopracitato viaggio a New York del 1929: in terra statunitense, il poeta
entrer in contatto con una realt tanto lontana da quella andalusa che lo sconvolger a
tal punto da criticarla ferocemente nella sua opera Poeta en Nueva York, dove compare La
Aurora, vero e proprio attacco al cambio di mentalit delluomo che rinnega la natura in
favore della meccanica e del grigiore artificiale. La poesia, venata di sfumature surrealiste
ereditate dalle amicizie condivise da Lorca con Dal e Buuel, una descrizione di una
tipica alba newyorchese:

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Laurora di New York ha


quattro colonne di cemento
e un uragano di colombe scure
che sguazzano nellacqua putrida.
Laurora di New York geme
per le immense scalinate
cercando tra ogni bordo
nardi di disegnata angoscia.
Ecco laurora e nessuno la riceve in bocca
perch l non c mattina n speranza possibile.
A volte le monete in furiosi tumulti
tintinnano e divorano bambini abbandonati.
I primi che escono provano sulle ossa
che non ci saranno paradiso n spogli amori;
sanno di dirigersi al cemento di numeri e leggi,
ai giochi senza arte, ai sudori senza uno scopo.
La luce sepolta da catene e rumori
in unimpudica minaccia di scienza senza radici.
Per i quartieri la gente vacilla insonne
come se fosse appena uscita da un naufragio di sangue.
La sensibilit di Lorca verso qualsiasi cosa si possa definire viva tangibile, e quasi
commuove rendersi conto che anche oggi quei pochi che, pi o meno silenziosamente,
cercano di preservare o difendere eroicamente le tradizioni di un popolo o i diritti dei pi
sfortunati siano continuamente esposti ad attacchi che, nonostante vengano mascherati
come interventi propedeutici al controllo e allequilibrio, si rivelano soltanto sintomi
della grave malattia dellignoranza. Mentre scrivo questo pezzo, mi trovo immerso nei
giorni post-esecuzione di Nassar Khaled decapitato dai miliziani dellIsis ed ex capo
del sito archeologico di Palmira, reo tra gli altri capi di imputazione di aver nascosto
delle statue che i folli terroristi avrebbero voluto distrutte; mi trovo immerso nel mare di
notizie che raccontano delle minacce di morte perpetrate a Malala Yousafzai, Nobel per
la Pace 2014, attivista giovanissima che si occupata di rispettare il diritto allistruzione
nel suo Pakistan travolto dalla guerra e dalla violenza.
Il corpo di Lorca ad oggi non ancora stato ritrovato, probabilmente si perso in una
delle tante fosse comuni riservate dal regime a chi non sottostava ai detestabili ordini
e agli editti censori: soltanto dopo la morte di Franco si ristabilita in Spagna lesaltazione della sua figura e del suo operato fino a quel momento tenuti in considerazione
allestero grazie ai suoi amici, tra gli altri Dal, Neruda e Alberti. Adesso a Madrid si pu
ammirare una sua statua nel bel mezzo di Plaza Santa Ana, la quale lo ritrae sorridente
con una colomba tra le mani pronta a spiccare il volo: forse la miglior rappresentazione
possibile
Traduzione dallo spagnolo dellautore.
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LE
POESIE
DEI
LETTORI

12/10/14

Enrico Giomi, ventanni, frequenta la


facolt di Filosofia a Genova. Se volete leggere
qualcosa di pi, ha partecipato con una prossa
dei lettori pubblicata sul sito durante lestate:
andate a ripescarla su www.fischidicarta.it!

Non ci pensare
La luna dissotterrata
Ogni artificio stato lavato
via
Ogni impiccio sospinto
allontanato
Volevi solo un poco di pace
Mentre inutili pensieri ti
impedivano
Il movimento e la quiete
Una parola ambigua ti fa
sorridere
Poi scoppiare in lacrime
Ma non sei libera di
piangerle
Che coshai? Tutto bene?
Non colpa tua ti capisco
Il fisico si esprime senza
Chiederci prima il permesso
Siamo corpi di terra
Spiriti dacqua
Un torbido miscuglio di
angoscia
Una marrone armonia di
vita
Non ci pensare
Hai gi fatto tanto per noi
Ora penseremo noi a
accudire te
Enrico Giomi

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ELEMENTI
LA SCOMPARSA DELLE LUCCIOLE
di Diletta Porcheddu

La sera dopo la notte di San Lorenzo ero nelle campagne dietro casa mia, sdraiata in un campo di
presunte patate con un amico a fianco, a fare a gara a chi vedeva pi stelle cadenti tardive.
Ma la notte in cui si vedevano non era ieri?
Non solo una notte, genio, un intero periodo in cui la terra interseca la sua orbita con quella di gruppi
di asteroidi, che sono attratti dalla massa terrestre e quindi vi cadono, dissolvendosi nellatmosfera sotto
forma di meteore.
Ah.
Dopo qualche ora siamo tornati a casa, allegri come non ci succedeva da tempo; non avevamo infatti idea
della pasoliniana rivelazione che ci avrebbe toccati il giorno dopo.
Te lo devo chiedere: ieri sera tu di lucciole ne hai viste? Perch, ora che ci penso, io nemmeno una.
Ed era vero, non cera nemmeno una lucciola.
Ma non le avevamo viste davvero o non avevamo prestato attenzione a una loro eventuale
presenza o assenza, rapiti comeravamo dallo spettacolo celeste sopra le nostre teste?
Lucciole, che sono unefficace rappresentazione degli elementi (convinzioni, passioni,
valori) che costituiscono la nostra identit generazional-collettiva, quella che per il
poeta era stata distorta, schiacciata, reificata dal potere totalitario e totalizzante del
consumismo; quella che per me, oggi, semplicemente stanca di riuscire a comparire
solo a intermittenza, quando quello che le viene richiesto invece uno sforzo abnorme.
Esattamente quarantanni dopo il profetico articolo del Corriere, intitolato Il vuoto
del potere in Italia, ci troviamo infatti di fronte a un periodo storico forse ancora pi
determinante rispetto al 1975. Questo perch Pasolini, a suo avviso scrive a scomparsa
delle lucciole gi avvenuta, mentre a noi, autoconsapevole generazione 00, sembra
richiesto un compito ancora pi arduo: farle ricomparire.
Non solo qualche piccola colonia: ci che si vuole da noi sono allevamenti intensivi di
lucciole, roba che nemmeno i pollai cinesi. Lucciole oltretutto geneticamente modificate,
a 40.000 watt di potenza luna. Fucine di personalit e volont straripanti, il cui compito
non pi quello di riempire il vuoto di potere politico dietro alle maschere funebri dei
democristiani, ma di rivitalizzare spiritualmente, quindi, in senso lato, culturalmente,
il nostro presente.
Ce lo si aspetta da noi, s, ci viene addirittura richiesto: poi per, uniniziativa come il
Festival di Creativit Stanziale dellagosto scorso (Cresta.genova) viene pubblicamente
svalutata e denigrata. Ovvero, una serie di concerti ed eventi culturali mirata a
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riqualificare i Giardini di Plastica, viene bollata come caotici bivacchi di fracassoni.


Ma questa unaltra storia.
A pensarci bene invece, forse la storia proprio la stessa.
La generazione di chi riversa su di noi la propria inattuata tensione verso il rinnovamento
infatti paradossalmente anche quella di chi svaluta e denigra: quella dei nostri genitori,
nati e cresciuti nella pasoliniana epoca della libert regalata.
Pochi, tra cui appunto Pasolini, si stavano rendendo conto dei lati negativi del periodo.
La maggioranza aveva aspettative per il futuro molto rosee, a dire il vero: era opinione
comune che sviluppo (economico) e progresso (culturale) fossero due processi
inscindibili, destinati ad attuarsi luno come effetto diretto dellaltro, quando invece
erano stati delineati dallintellettuale come sostanzialmente diversi gi in vari articoli dei
suoi Scritti Corsari (1973-1975).
Sta di fatto che la conseguenza, per noi figli di questa generazione double-face, di
subire spesso langosciante pressione di dover rendere realt le loro nostalgiche speranze.
Una pressione che pu essere giustificata da un distacco generazionale sicuramente non
enorme, ma che spesso, sullonda della malinconia, non tiene conto di alcuni fattori
chiave. Per citarne solo uno, la disillusione: ereditata dai tentativi falliti in precedenza,
essa sovrana assoluta del nostro tempo, ed i nostri progetti sono inevitabilmente suoi
sudditi. Essi infatti, bench diversi e anche potenzialmente migliori dei passati, si sentono
spesso molto deboli: insomma, pronti a chinare il capo davanti alla regia dichiarazione
non ce la farai.
C poi chi al rinnovamento proprio allergico e lunica opinione che si sente di
esprimere riguardo ad essi suona pi o meno come se non lho fatto io ai miei tempi, non vedo
perch dovresti farlo tu, giovinastro fracassone drogato.
Tuttavia, per essere corretti, c da dire che i soggetti sopracitati generalmente agiscono
per un motivo molto pi banale: ovvero, per totale e incondizionato menefreghismo
verso lucciole, stelle cadenti e qualunque altro metaforico elemento del mondo naturale.
Nonostante tutto, sarebbe bello riuscire nellimpresa, davvero, se pure pi liberamente.
Senza, insomma, quellimpellenza della necessit, del Doverlo Fare, e soprattutto senza
la pena dello scenario post-apocalittico che ci si profila davanti in caso di fallimento.
Sono arrivata alla conclusione che quella sera le nostre lucciole avevano forse bisogno
di spegnersi, di non vedersi vivere, almeno per un po. Di abbandonarsi alle stelle
cadenti, uno di quei pochi riti naturali e tuttavia mitici, che nonostante la ripetuta
banalizzazione letteraria hanno ancora il potere di dare riposo alla nostra sovraesposta
volont confondendola nel loro necessario e ciclico esistere.
Al fine, ovviamente, di continuare la battaglia e risplendere la mattina dopo

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PROSSA NOVA
IGNORANTI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
di Matteo Valentini


Per tutto il pomeriggio ha soffiato
un vento da portar via i tetti e ora non
rimasta nemmeno una nuvola a frapporsi
tra la luce della luna e i tre fuggiaschi che
si arrampicano su per il sentiero. La luna,
rana doro del cielo sospira Berto, minuto
professore di letteratura in pensione.
Ma che doro, pap: di merda. Rana di
merda. risponde Matteo, che guida la
famiglia verso il valico Tra poco il bosco
si dirada e noi siamo sotto questa stronza
che non tramonta. Speriamo solo che in
giro non ci siano... Non dirlo neanche,
Matteo, porta male. lo interrompe sua
madre, che si stringe al petto il vecchio
rosario e ricomincia a bisbigliare tra s.
Ad ogni rumore, il mormorio si ispessisce
e tutti riescono a sentire imprecazioni
molto lontane da quelle montagne: ...
arabi coddaproccusi... mince cuaddu vi
currada... mince cuaddu vi coddidi..
Gli spiriti meschini sono soggiogati
dalla sfortuna, gli animi forti su di essa
sinnalzano., sentenzia Berto. Smettila
con queste citazioni, pap. Sento sempre
le stesse da quarantanni. Pi che fortuna
ci vuole silenzio. dice Matteo. Mentre
camminano, dagli zaini riempiti alla rinfusa
un libro o un paio di pantaloni ogni tanto
cade sulla terra sassosa e l rimane.

Non resta molta strada per
arrivare al valico, forse duecento metri, ma
il sentiero totalmente allo scoperto e il
vento dalla valle sale a spazzarlo. Per paura
che qualche sentinella tiri loro addosso,
Matteo fa avanzare la famiglia zigzagando
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sotto ai massi che possono offrire riparo.


I due vecchi ad ogni pausa ansimano pi
forte e le loro facce sembrano diventare pi
magre. Quando anche i massi spariscono
e la via illuminata si stende nuda di fronte
a loro, Matteo istintivamente aumenta
landatura e neanche si accorge che Berto,
in fondo alla fila, crolla a terra sfinito. Sua
moglie, con la gola chiusa dallo spavento, lo
tira su e prova a trascinarlo per un tratto,
ma inciampa in un sasso sporgente e cade.
Abbandonata ogni prudenza, Matteo
cammina senza nemmeno guardare dove
mette i piedi: pensa al valico e alla Francia,
un paese ancora libero dove riorganizzare
le forze, armarci e marciare uniti contro il
mostro islamico. Dal mare sono arrivati e ce
li ricacceremo!. Un rantolo animalesco lo
fa voltare: la madre, rovesciata sullo zaino
come una tartaruga, che prova a chiamarlo
senza fare troppo rumore, mentre Berto,
sdraiato anche lui a pancia in su, si tiene il
cuore come se dovesse uscirgli dal torace.
Matteo torna indietro e rovescia il contenuto
di tutti gli zaini sul sentiero, risparmiando
solo acqua, cibo, sacchi a pelo, e solleva da
terra i due genitori per percorrere gli ultimi
metri verso il valico che in quel momento si
punteggia di luci bianche.

Chi sono, Matteo? chiede la
madre. Se stanno l e non sparano sono
guardie francesi.. Ma le luci cominciano
a scendere per il sentiero. Sono arabi,
forse hanno ucciso le guardie doganiere e
si sono impossessati del passaggio. Matteo
non capisce perch non abbiano gi

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cominciato a sparare, ma vuole approfittare


del momento per andarsene: fa segno alla
madre di andare verso lavvallamento e al
padre di aggrapparsi alle sue spalle. Berto
si appoggia alla schiena del figlio ma ad un
tratto scatta indietro, tira fuori la colt e corre
verso le sentinelle: Sul mio corpo alzo il
mio forte scudo. Dai, Macduff, e dannato
chi... una scarica di mitra squassa la terra
l attorno e lo prende in pieno nel petto.
Le immagini si fanno pi lente. La vecchia
stata colpita in testa da una scheggia di
pietra. Muore dopo aver accarezzato le
guance del figlio e avergli lasciato un debole
grazie. Matteo non ha tempo di piangere
i morti n di portarseli dietro: gli arabi,
anche se pi lentamente, si avvicinano. Si
cala nellabisso, aggrappandosi a rientranze
e a radici sporgenti. Arrivato a un punto del
sentiero percorso ore prima, si sistema con
un rumore secco contro un albero. Tutta la
mia famiglia in mano agli arabi., pensa,
Dove vado ora? Ci sar sicuramente un
altro valico. Trover quel valico, anche a
costo di dover camminare per sempre.

Sul suo viso inondato di luce lo
schermo diventa nero e sopra vi appare una
scritta: Sorti non si sa da dove, degli ignoranti
si impadroniscono del cielo. SantAgostino,
Confessioni, VIII, 8.19.. La sala comincia a
battere le mani e chiama sul palco il regista:
RO-SI. RO-SI. RO-SI.. Francesco
Rosi sale sul palco e si posiziona tra il
fascio del proiettore e lo schermo su cui
stanno passando i titoli di coda. La luce
in sala ancora spenta e lui, immobile, si
gode lapplauso infernale del pubblico,
pensando gi al confronto con Tacchetti,
quel giornalista da niente messo contro di
lui perch anche qui, nel centro sociale pi
a destra di Roma, piace badare alla par
condicio.

La platea ammutolisce quando

Tacchetti sale sul palco. Buonasera a


tutti. So che non ci siamo mai stati troppo
simpatici a confermarlo, nel silenzio parte
uno Zecca di merda. Ma oggi sono qui
esclusivamente per discutere Ignoranti alla
conquista del cielo, quindi lasciamo perdere
le vecchie ruggini. Rosi, le confesso che
nel film ho trovato diversi aspetti positivi:
mi ha molto colpito lespressione degli
stati danimo dei personaggi attraverso i
colori e le luci. Mi riferisco soprattutto alle
scene finali: lalternanza tra bianco e nero,
creata dalle ombre degli alberi e dalla luna,
rende perfettamente lincertezza dellintera
compagnia. La luce che progressivamente
si diffonde sul sentiero senza pi alberi,
invece.... S, Emilio, grazie per le leccate,
ma arriviamo al punto.. Tacchetti
spiazzato dallirruenza del regista: Scusi?
Emilio dai che qui ci si addormenta. Cosa
vuoi chiedermi veramente? Ricomincia il
RO-SI RO-SI, interrotto da Tacchetti che
si allunga sulla sedia e riprende sicurezza:
Va bene, Rosi, vuole la verit? Il suo film
indecente. Si nutre di unideologia che
solo il pazzo revisionismo di questi anni
pu riabilitare. Davvero lei sta esortando
a una guerra contro i profughi o la sua
solo unazione pubblicitaria?. Rosi alza
la mano e zittisce il brusio del pubblico.
Rispondo con una domanda: qual la sua
posizione riguardo lemergenza profughi?
Non esiste lemergenza profughi, esiste un
processo storico che si chiama migrazione.
In quanto figlio, come lei, di diverse
migrazioni evito di schierarmi contro un
flusso che, oltre a essere inarrestabile,
anche occasione per una crescita culturale e
sociale. Inoltre penso che lo Stato debba...
No, scusa la maleducazione ma io ho
chiesto di te, non dello Stato. Scommetto,
comunque, che fai spesso le raccolte di
cibo e di firme, le fiaccolate, le preghiere

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in piazza e le letture contro la guerra.


Non vedo il problema. Sono civili prese
di posizione. Non civili, Emilio. Inutili e,
soprattutto, ipocrite. Le mettete in atto con
il desiderio che i profughi stiano di fronte ai
supermercati, ai lati delle strade, dentro lo
Stato ma fuori dal vostro giardino. Non fate
che ripetere che ognuno deve dare qualcosa
perch qualcuno non sia costretto a dare
tutto, ma il vostro qualcosa sono alcuni chili
di pasta e poche ore in manifestazione.
Questa una sua opinione Rosi. Il nostro
movimento fa capo a una morale pi alta e
pi complessa del vostro odio. Non me
la raccontare, Emilio, la vostra morale
viva solo nelle intenzioni, e forse neanche
in quelle. Non pi complessa, solo falsa.
Il mondo ha sempre visto un manipolo di
vincitori dominare su un oceano di vinti:
non c pi tempo per i vostri rimorsi
e le vostre soluzioni a met. S, guerra.
Fermare i clandestini con lesercito e la
marina. Questa la mia soluzione, Emilio,
e torno a chiederti: voi cosa siete disposti a
fare?. In sala molti cominciano a battere

i piedi, creando un rimbombo opprimente.


Tacchetti, a questo punto, si alza dalla sedia
e, dopo aver urlato: Non posso sostenere
un confronto in questo clima medievale,
se ne va senza stringere la mano a Rosi,
che mantiene unespressione soddisfatta ma
compassata, quasi placida se inquadrata
allinterno di quella pletora di saluti romani
e insulti.

Arrivato al parcheggio con la
paura di essere seguito, Tacchetti sguscia
in macchina e parte. furioso: Cosa siete
disposti a fare, a me lo chiede quel fascista!
La questura dovrebbe interessarsi a quello
che sono disposti a fare loro. Un paio di
curve che se mi vede Anna mi ammazza
gli calmano i nervi, ma come se avesse
una grossa falena intrappolata nella testa.
Dove vado ora? Cosa siete disposti a fare?
C un altro valico che posso cercare? Cosa
siete disposti a fare? La vostra morale falsa
o morta. Non avete identit, solo pretesti
a cui appigliarvi. Avete tradito la vostra
causa, se ne avete mai avuto una

Sul sito www.fischidicarta.it trovate la prossa dei lettori di questo mese:


La mosca di Gennaro Esposito.
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INFISCHIATENE

RECENSIONE DI ULTIMO PIANO (O PORNO TOTALE)


FRANCESCO DISA (IMPRIMATUR 2015)
di Irene Buselli
Non a voi che scrivo, ma di voi. Frank
Spiegelmann, voce narrante del romanzo,
ci avverte gi dalle prime pagine: saremo
noi lettori i protagonisti. Difficile a
credersi, forse, quando ci viene presentato
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lambiente in cui tutto si svolge: un palazzo


di cinquanta piani, sede di unenorme casa
di produzione pornografica, appunto di
propriet di Frank.
I personaggi principali, Claude e Claude,

Fischi di carta

sono fratello e sorella, luno regista e laltra


attrice di film per adulti. Tanto ambigui
quanto pieni di talento, i due abitano i piani
pi alti; il palazzo, infatti, un campione
completo e variegato del genere umano, un
formicaio dove miseria e lusso convivono in
modo dissonante e sono distribuiti secondo
un ordine ben preciso: ai primi piani vivono
gli ultimi, centinaia e centinaia di attori
falliti e tecnici dimenticati, ma salendo
di piano in piano dalla sopravvivenza si
passa alla comodit e dalla ricchezza al
lusso pi sfrenato. Quando Claude, regista
eclettico e animato dalla volont di liberare
luomo dal desiderio, realizza il suo film
pi estremo, il cosiddetto porno totale,
esso diventa unarma: unarma che i piani
bassi desiderano per soverchiare i potenti, e
i piani alti ricercano per fare in modo che
tutto resti com.
Si scatena cos una guerra piano contro
piano, ricchi contro poveri, la guerra pi
antica del mondo. Non a voi che scrivo, ma
di voi: forse non era poi cos assurda come
premessa.
Se la trama spesso totalmente surreale,
infatti, il suo significato invece
incredibilmente vicino alla realt.
A spingere il lettore a saltare dal piano
dellazione a quello pi profondo della sua
interpretazione, lo stile dellautore. Bench
la sua prosa sia asciutta e dal ritmo scorrevole,
il lessico decisamente vario: ogni momento
narrativo ha ritmo e vocabolario adatto, tale
da dare al lettore limpressione di passare di
scena in scena, dal comico al grottesco, dal
filosofico al tragico. I personaggi sono ben
lontani dallessere maschere: sono invece
personalit complesse e mai stereotipate,
come la voce narrante tiene a sottolineare sin
dallinizio: I volti che si associano a questo genere
di persone sono una grottesca carrellata di maschere,

buone a caricaturare un singolo aspetto dellanimo


umano. Per contenere la sterminata grandezza della
follia necessario un volto pi ambiguo e complesso.
Ogni parola suggerisce unaccezione
nascosta, cosicch DIsa riesce a indurre
nel lettore il desiderio di smascherare la
finzione data da unazione sin troppo lineare
e scovare lintenzione dietro le quinte.
Quel che si scopre al di l del palcoscenico
una foresta di metafore, tanto che lintera
opera sembra contenere una metafora
di se stessa. Come il film di Claude un
tentativo disperato di trovare una qualche
forma di verit in mezzo alleterna finzione
dello spettacolo per adulti, il romanzo
stesso sembra volersi spingere alla ricerca
del senso ultimo del comportamento
umano. O, meglio, dellazione umana
per come essa si mostra esteriormente,
fragile rappresentazione di una verit pi
profonda che, secondo Claude, risiede
proprio nel desiderio, unico eterno motore
del mondo. Questa concezione ricorda il
pensiero di Schopenhauer che DIsa ben
conosce, essendo laureato in Filosofia
con la sua analisi del mondo come volont e
rappresentazione.
Le chiavi di lettura, tuttavia, sono molteplici.
I due Claude, fratello e sorella e allo stesso
tempo spinti da un desiderio reciproco
luno verso laltra, ricordano molto Adamo
ed Eva e proprio Eva il nome darte
che la giovane attrice sceglie per s. Frank
Spiegelmann, che tutto vede e tutto controlla
dallalto dellultimo piano, si definisce deus ex
machina o diabolus in machina, proprietario di
ogni centimetro di quellillusorio paradiso
terrestre.
Insomma, il libro un enorme gioco di
prestigio, una sfida a trovare il trucco
dietro lincanto. Sfida da cui, sorpresa dopo
sorpresa, vale la pena di lasciarsi trascinare

Fischi di carta

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