Sei sulla pagina 1di 12

n 28

Maggio 2015
Genova

Fischi di carta
POESIA DI CINQUE GIOVANI FISCHIANTI

IN QUESTO NUMERO

utti sappiamo che i libri bruciano; ma


sappiamo anche che i libri non possono essere
uccisi dal fuoco. Gli uomini muoiono, i libri
non muoiono mai. Nessun uomo, nessuna
forza possono abolire la memoria.

Franklin D. Roosevelt, Messaggio allAmerican Booksellers
Association, 23 aprile 1942

Editoriale | Lo stato attuale ( di paradosso) - E. Pon


Poesia del mese | Correndo nella luce - J. Catozzi
Poesie dei lettori | Margarita - B. Abrate
Interludio + Zona Franca | Aforismi di Birkenau Alberto Bertoni, 14 aprile 2015 - A. Mantovani
Prossa Nova
Maria Maddalena (pt.1) - M. Karoli
Tutta mia (la citt) - A. Moro

www.fischidicarta.it

Spesso, nel corso della storia capitato che da un


mito, ovvero da un pezzo di mitologia, ovvero da
una sorta di situazione o storia archetipica universalmente ed in vario modo narrata, riconosciuta
ed accettata, si sviluppasse una realt effettiva che
pi concreta non si potrebbe. in questo modo
che il signor Sigmund Freud, per dirne uno, ha
elaborato quella complessa teoria che va sotto il
nome di complesso di Edipo, sapendo perfettamente che ad averlo inventato e capito era stato Sofocle, parecchio tempo prima. Il mito pu
essere inteso anche come unidea che si fa strada
ed attecchisce sempre pi nella mentalit e nella
societ umana; e crea degli effetti, perch questa idea genera conseguenze concrete, immediatamente riscontrabili. Ora: la vita odierna della
poesia deriva dallidea che di essa si ha, dal modo
in cui la si giunti a percepire. Mia intenzione
evidenziare problemi e linee generali di quella che
la realt attuale della poesia; ma per farlo necessario ripartire da un punto su cui si premuto pi
volte. Lidea forte, il mito che oggi sopravvive
quello dellodiosissima equazione poesia = noia.
La poesia oggi percepita come oggetto di studio, disciplina scolastica, piatta e difficile, quando
non esplicitamente di nicchia: questa percezione
causata, e questo il punto importante da cui partire, dal sistema scolastico ed accademico, dunque
dallIstruzione. A questo punto quindi lequazione
si complica: la scuola, con il suo metodo, genera
lidea e la percezione della poesia; questa idea si

LO STATO ATTUALE
(DI PARADOSSO)

EDITORIALE
do editoriale, nel quale si muove come un
corpo fatiscente, un cadavere che lotta per
rimanere in vita e che finisce per accontentarsi della posizione che si ritagliato (o che
qualcuno ha ritagliato per esso). Che oggi la
poesia si trovi in una situazione di impotenza ed improduttivit economica un dato
fermo ed indiscusso, dato per scontato e nel
peggiore dei casi (e nei peggiori ambienti)
unanimemente accettato: ma proprio per
questo che il paradosso salta agli occhi con
forza ancora maggiore. Scrive Bertoni: Va
da s che se ciascuno di coloro che ogni giorno scrivono poesia (non in modica quantit
per uso personale, ma bramando di pubblicarla e di venir lodati dalluniverso mondo)
avvertisse il dovere ovviamente elementare
di acquistare anche un solo libro di un altro
poeta, il mercato della poesia diventerebbe
immediatamente appetibile anche per lindustria editoriale e Magrelli produrrebbe
bestseller da far impallidire il gi pallido
Giordano, Patrizia Cavalli irriderebbe tutti
insieme Faletti, Volo e Mazzantini e Gianni DElia sarebbe riconosciuto pi civile e
mordace di Saviano e di Erri De Luca.... In
queste parole si trova una verit che davvero
indiscutibile: lItalia, nonostante le apparenze, rimane uno dei paesi mondiali dove
la produzione poetica pi viva e frequente.
In altri termini, di poeti ce ne sono, e tanti.
Ma allora com possibile questa stasi economica, questa afasia di mercato? Tralasciando
le eccellenze sparse per il nostro Paese e per
la citazione di Bertoni, la mia riflessione si
rivolge e cerca risposta soprattutto da parte
di coloro che si situano in una sorta di limbo
tra chi scrive versi per uso personale, in
privato, e chi invece ha un certo margine di

lo nota mentre egli stesso non contribuisce alla


crescita del mercato editoriale della poesia, si
ritenga per qualche motivo superiore per natura. Ovvero: c qualcuno, da qualche parte,
che pensa di non aver bisogno di leggere libri
di poesia per scrivere poesia. E torno a dire che
non mi riferisco a chi mette insieme versi senza
lintenzione di divulgarli, come una sorta di atto
di auto-masturbazione, auto-compiacimento o
auto-commiserazione (qui di auts non si parla),
poich ci che manca a costoro , strutturalmente, la volont del coming-out, termine oggi riferito
a tuttaltro ambito, ma che trovo appropriato: a
costoro posso dire soltanto uscite! Il mio appello
e la mia riflessione sono rivolti a chi pratica il
mestiere con aspirazioni. Siamo tutti cresciuti
con il non fare agli altri ci che non vorresti fosse fatto a te a sedimentarsi nelle nostre anime:
ebbene, perch in questo caso non vige lo stesso
principio? Come possiamo noi bramare di essere letti, senza pensare di leggere altri poeti, senza
restituire in anticipo lattenzione che vorremmo
ci fosse rivolta? Con che coraggio posso mettere
insieme una raccolta di poesie, se non capisco che
altre persone che scrivono desiderano oggi quello che io bramer domani, a raccolta compiuta?
Con queste domande un poco provocatorie siamo
giunti al punto finale ed iniziale della questione, il
pi importante, un punto pi che mai infermo ed
instabile che credo meriti un dibattito acceso. Si
detto che c la tendenza (quasi statistica, inoppugnabile) da parte della grande maggioranza di chi
scrive poesia a non acquistarne, e dunque a non
leggerne: un dato evidente, provato dal fatto che
altrimenti, con tutti i poeti auto-proclamati che
abbiamo in giro per lItalia, il mercato editoriale
della poesia sarebbe florido e rigoglioso, godrebbe
di una perpetua primavera. Le domande centrali, e finali, a questo punto sono due: la prima il

propaga e si diffonde, fino a passare in qualche


modo sottopelle di generazione in generazione
(e di classe in classe, di professore in professore...),
finch non diventa un assunto indiscutibile, dando
origine alla sua diretta conseguenza sul pi pratico dei piani: nessuno legge pi la poesia, nessuno
compra pi libri di poesia, e dunque la poesia non
vende, non ha mercato. Come vedete, siamo scesi
dal livello dellideale alla realizzazione pi bieca
di quello materiale: ed eccoci arrivati al punto
che minteressa, ovvero la realt attuale, si diceva,
della poesia. Incentro queste righe su due citazioni che hanno alimentato in questa direzione la
mia riflessione. La prima di Roberto Benigni,
che nel corso del suo tour TuttoDante dice che ai
nostri tempi tutti scrivono e pochissimi leggono,
tanto che il vero miracolo oggi non trovare
uno che scrive, ma uno che legge! Mi viene da
stringergli la mano, da fargli un sorriso e dirgli
complimenti!. Si tratta di una frase che sottende
una riflessione molto pi ampia della mia, anche
soltanto perch diretta sulla scrittura e sulla lettura in toto, e non verso un genere pi codificato,
com la poesia; n mia intenzione parlare di
scrittura e lettura in generale, giacch non basterebbe una colonna intera di volumi per esaurire
largomento. Si tratta, qui, di limitare la questione
alla poesia, e per farlo recupero unaltra citazione, questa volta di Alberto Bertoni, poeta in piena
attivit e professore allAlma Mater di Bologna
che abbiamo lonore di ospitare proprio in questo
numero dei Fischi. Bertoni, nellintroduzione al
suo saggio La poesia contemporanea (edito per
Il Mulino), precisa, se cos si pu dire, la frase di
Benigni, ed evidenzia il paradosso di unepoca in
cui la poesia per certi versi ed in certi contesti (il
web, i blog, e altro ancora) letteralmente dilaga,
pur rimanendo quasi del tutto esclusa dal monsicurezza sulla pubblicazione, per una sorta
di merito acquisito (e sacrosanto). In questa
terra di mezzo si situa la mole pi vasta della
poesia italiana contemporanea, che aspetta
ancora di essere conosciuta, poich fa fatica
a trovare un canale di diffusione attraverso
leditoria; e fa fatica senzaltro anche perch
i suoi autori, per il paradosso di cui sopra,
tendenzialmente non comprano e non leggono libri di poesia. Come vedete ci si trova
punto e a capo: non il mercato che crea
o demolisce di volta in volta la percezione
della poesia, ma il contrario; cambiando
latteggiamento pratico, in questo caso acquistando pi libri di poesia, c la possibilit
di creare una svolta economica e culturale
in grado di riportare la letteratura poetica
davvero in auge come merita. Se scrivo le
mie poesie sperando in un riscontro dalle
alte sfere, ma nel contempo io stesso non
acquisto e non leggo alcun libro di poesia,
come posso pretendere anche solo di sfiorare
quelle sfere? A me il sillogismo pare di una
chiarezza quasi disarmante, di quelle che
lasciano un mezzo sorriso amaro sul viso,
come dire era cos semplice...: i detrattori
e gli inguaribili pessimisti potranno sempre obiettare che si tratterebbe, in quel caso,
della proverbiale goccia nel mare; ad essi
come dusanza risponder citando Cloud
Atlas (romanzo di David Mitchell, poi film
di Andy e Lana Wachowski): e che cos
loceano, se non una moltitudine di gocce?.
Un malizioso potrebbe perfino arrivare a
sospettare che chi scrive poesie a ripetizione, fregiandosene, sbandierando la propria arte (con parenti e amici, sintende), e
lamentandosi del fatto che nessun editore

Emanuele Pon

pi massiccio dei perch. Perch tutti scrivono e


nessuno legge, per tornare allestremizzazione di
Benigni? La mia impressione che ci sia dovuto
alla nuova percezione dei concetti di livellamento e di democrazia, imposti soprattutto
dalla rivoluzione tecnologica. Il modello della
Rete sta progressivamente uscendo dalla Rete:
Internet il Messia giunto come lavverarsi dellUtopia in cui ciascuno ha libert di parola, di
opinione e di giudizio. Come spesso capita, dalle
ottime premesse siamo giunti al disastro: imperversano e proliferano infatti gli auto-didatti, in ogni
campo, non ultimo (abbiamo visto) quello della
poesia, poich ciascuno si sente in diritto (e ormai quasi in dovere, direi) di far valere la propria
personalit, il proprio ego sopra quello degli altri,
contro quello degli altri. Come in una legge della
giungla virtuale. Perci, se ho visto un buon numero di video-tutorial su Youtube dove qualcuno
sostiene di spiegarmi come si fa una poesia (ci
sono anche questi...), non ho bisogno daltro per
diventare un poeta degno di essere riconosciuto e ricordato. E davvero cos? E da questa domanda scendiamo direttamente allultima, con
cui vi lascio, spero, a pensare per dire la vostra.
Abbiamo parlato di scrittura e lettura, di chi
scrive senza pensare che sia necessario leggere. Qual la vostra posizione? Pensate che leggere, o aver letto, sia necessario per scrivere, in
poesia cos come in prosa? Credo che la mia
opinione sia gi emersa a sufficienza nelle righe
precedenti, ma posso sintetizzare dicendo che
scrittura e lettura sono le due facce di una stessa medaglia, la medaglia pi dorata che abbiamo, perch getta la sua luce su tutte le altre. Non
dimentichiamoci di lucidarla, di tanto in tanto.

IL GUARDIANO

PIAZZA VERDI

Di notte, capita, vi sogno lass


belli e diversi che a malapena
come stormi inordinati di giorno
riesco da qui a distinguervi, a fingere
per me poi anche in voi qualche vita
che non sia pi accartocciata alla riva
come il giornale di un giorno prima.

Sui sassi smargiassi che ostentano scritte


sciupate dal poco criterio dei passanti,
laria sfrigolante (acciaio e tempra)
vibra di fragole inzuccherate
nelle bocche dei bambini festanti,
alcune pi rosse a terra, sbeccuzzate dai pennuti
che con voce pluritonale si fanno testimoni
nella piazza di questo scoloro del mondo,
fiottante sotto portici di sangue o pomodori,
tra gli allori dei laureati, troppo stralampati
fin dalle due di pomeriggio, con le bottiglie in mano,
i bicchieri gi versati.

Non ho vite qui, che la mia da dentro


da guardare e da fuori, monologo
improvviso e lento non ho pubblico
che le onde quando scelgono di nuovo
di muovere intorno tutto il mare,
ch tutto silenzio qui altrimenti,
e il rumore lo devo immaginare.
Al sole mi annoio, lascio la barba
sopra di me a disegnare il tempo
su questa timida terra disola
che mezzo sguardo la raccoglie tutta;
mi annoio e canticchio piano, con gli occhi
alle vostre urla pulsanti, ai richiami
a me, al lavoro del faro, alla notte.
Il mio mestiere guidare per voi
quella torre alta dintermittenza
e intermettere le luci gentili
sullacqua che ogni notte vi mando,
intermetterle tra voi e il mondo
dico quello che sistema le barche
in corrente, fuori o nel vostro tempo.

II
Sui gradini li scruta paziente e interloquisce
la barba folta di chi non so ma vedo sempre
intimidatorio forse vate
di allocuzione pomeridiana, di visioni da dopopasto,
di un futuro di passaggio.

Mi guarda monocolare,
mi branca mafferra arranca e dice
-Ah le piume dei gabbiani
che mi intoppavano la giacca
quando salso tra i flutti
irretavo le code dei pesci
pizzicavo il riccio scoglioso
catramavo lanziana chiglia-

Come la luce che tenue e verde


rossa a lampi fragili spingo a voi,
cos vi so scanditi, vi do forma
e vista a brandelli, vaga interrotta
perch non vediate troppo lontano
per darvi il tempo di costruire
il tempo, senza farlo appassire.

e dice di sospiri e amori -forse nessunodileggiati sulle calate di mezzo mondo,


dice delle conchiglie senza perle
del rollio trasmutatore
delluccello natatore.

Fermo e vecchio ancora raccolgo sguardi


da voi, sogni sono il dio dintervallo
per il cammino, e spero in voi un cambio
a tenere il tempo, con lui il faro,
almeno fino al prossimo mattino.

Eppure a me dice i minestroni


materni da rifiuto gargantuesco
i fili delle sarte sugli usci intonaco-cadenti
le grida dei fratelli che mai ho avuto,
piedi di sabbia tra il sartiame.
Alessandro Mantovani

Emanuele Pon

Fischi di carta

CASA NOSTRA - NELLA PIOGGIA

SOFFIA CHE SOFFIA

Nel silenzio creato


dai chili di peonie,
rimbecca quellacacia
fallita sul cruscotto
di uno scrittoio improvvisato

Il vento fa principalmente due cose:


1. spazza, rovescia, strappa, smarrisce e
2. soffia proprio come soffio io.
Si porta via tutta la polvere che scaccio

[sempre a fiato
da questa stupida scrivania
(su cui mi spolmono, mi sfianco di soffi)
e con lei si porta via sovente anche la scrivania,
nel gorgo del tutto che bratta cangiante
di oggetti, cose, situazioni e altri umani.
Soffia senza inspirare, si secca la bocca di soffi
e tutto dentro, tutto dentro a tutti quei colori
finisce per il fiato che soffia vento.
Tutto dentro la moltitudine delle cose
tranne me, che a soffiare e inspirare
sono rimasto bello solo soletto
a frugare laria cercando appigli.

tra una pausa e il suo passato:


di lui, persona vaga,
delay, amore forte.
La casa beve vesti
e camice e spunta
la foglia emunta testa di ricordi
-far corona al sognolavata via famiglia
damore, un pigiama
per terra, e tranquillo
per tutto il grigio bosco
un canto della notte
-al messaggio vocale
di corvi e di bianconiscopriremo la natura claustrale

Federico Ghillino

del balcone di casa,


nella noia a gesti
felici posseduta;
E frugifera, viola,
Passeggiante, mai sola, nostra, casa.
Silvio Magnolo

Fischi di carta

lorizzonte barrisce senza senso


eppure e nonostante io penso
semplicemente penso
mentre macchine vanno e vengono
a volte si fermano, dove vanno e cosa tentano?
Mentre bombe cadono e fiumi di corpi al sole
un sole che muore anche lui
semplicemente io penso

Nuvole cariche di fango

CORRENDO NELLA LUCE

Jacopo Catozzi nato a Forlimpopoli il


22 marzo 1987. Non vi diciamo altro su di lui
per motivi di spazio e preferiamo far parlare
i suoi versi.

LA
POESIA
DEL
MESE
nonostante tutto e tutti penso
once doro del cielo
mani di madre
crisalide delleterno
gente che entra in negozi-gabbia

[per non uscirne pi
dentro la canonica il sabba cosmico
gente che parla e con parole forgiano spade
ho il cuore di mia madre
al di l del fiume che barrisce
etereo grigioargenteo sangue del mio sangue
mestruo cosmico
placenta lunare
cadono gi corpi sfitti al sole
dun luglio che non luglio
dun ritrovarsi che poi morire
macchine che vanno verso citt perverse
ove banchieri sbucati da bugigattoli oscuri
svendono lanima al miglior offerente
once calde del cielo
che nome ha questo dio?
Ho le lacrime di mia madre
poeta che fuimarinaio dellAde
meglio farsi in vena
che lassuefazione tossico-economica
cervelli connessi
polvere pesante
smog allucinogeno
il trip dei benpensanti!
Il mio sentire una stella
luce, lacrime
bagnate, profumate
addormentandomi nellaria della vita
triste bambino
limpidi istanti che annullano ci che non
solo come un astro color rossa rosa
che innaffiano il cielo con il fuoco
tutto immensamente segreto
segreto che quasi non si vive!
Per coloro che ancora invece vivono
a goccia a goccia il loro sangue

Jacopo Catozzi

nel piccolo mondo sinfrange


gli echi delle stelle
a poco a poco la mia vita
si libera dal suo guscio
frutto maledetto frutto poroso
cos ch lanima
in solitudine possa navigare
nellinfinito oceano astrale
occhi di madre
che dun lampo la vita han dato
madre! Madre! Madre!
Il richiamo infinito
il richiamo che sostiene luniverso
tenendo tra le dita
lesistenza!
Eppure dobbiamo sognare
per abbracciare nei nostri petti le stelle
per poter ancora chiamarci per nome
dobbiamo ancora sognare
per poter capire!
Semplicemente penso
nonostante le brutte facce della gente penso
mi faccio di poesia
domando, morendo cos lamore?
Ho un ricordo e impreco non te ne andare!
abbraccio di madre quel che resta del giorno corto
prima che il tramonto muoia nella citt ciminiera
annego nel sole di oggi
ore tranquille come docili donne
sui miei occhi il precipizio dello spirito
luce del mattino
ma qual la vita vera la mia, la tua,

[di chi questa vita?
Un libro, che mai pu fare un libro
in questa citt di drogati per la guerra!
Eppure nonostante il pensiero sia impiccato
penso, penso di poter pensare
cerco la sicurezza
del volo infinito!

Bianca Abrate

Leucantemum volgare
Le vibrano intorno incantati fili derba
Mossi dal vento, inebriati del suo profumo.
Sbocciata dalla schiuma di un mare in tempesta.
Mi scompone il suo orizzonte,
Nel riverbero della luce bianca.
Venere in cui mimmergo
Fluttuando
Di tra i tuoi petali
Tra le tenebre di un palmo
Chiusa nella stretta della notte.
Perla rara, dal fluire lambita
Persa fra linfinit numerabile
Dei granelli di sabbia componenti il fondale.
Fondale di un pensiero
Irrisorio e terreno.

MARGARITA

idea di Le poesie dei lettori nata dalle richieste di collaborazione che abbiamo ricevuto da
amici, conoscenti e sconosciuti che ci hanno fatto pensare ad uno spazio dove raccogliere tutte le loro
poesie. Quindi, ringraziando coloro che senza timore si sono mostrati e si mostreranno, speriamo che
la nostra idea possa farvi piacere ed invitiamo chiunque sia interessato a scriverci!

L
LE
POESIE
DEI
LETTORI
Mi chiamo Bianca Abrate e sono nata il 15
ottobre del 1992 nel grigio di Alessandria.
Ho coltivato fin dai primi anni di scuola la passione per la
lettura trasformatasi poi in unamore per la letteratura in
genere. Da allora vivo su un altro pianeta, uno tutto mio!
Parallelamente i miei studi mi hanno portata ad iscrivermi alla facolt di Economia quale attualmente sono
iscritta, facendomi approfondire, quasi paradossalmente,
le relazioni e spinte che compongono un universo assai pi
terreno del mio.

INTERLUDIO + ZONA FRANCA


Questo mese vi presentiamo uno speciale riguardante un poeta contemporaneo: Alberto Bertoni.
Alberto Bertoni vive e lavora a Bologna. In aggiunta alla sua vasta opera in ambito di critica letteraria,
ricordiamo le seguenti opere di poesia: Lettere stagionali (Book Editore, Castel Maggiore 1996); Tat (ivi,
1999); Il catalogo questo. Poesie 1978-2000 (Il cavaliere azzurro, Parma 2000); Le cose dopo (Aragno, Torino 2003); Ho visto perdere Varenne (Manni, Lecce 2006); Ricordi di Alzheimer (Book Editore,
Castel Maggiore, 2008 e 2012), Il letto vuoto (Aragno, Torino 2012); Traversate (Sef, Firenze 2014).

PISTARDS
Un volo di pistards
al velodromo Vigorelli di via Arona
dove avevano suonato i Beatles
e dove nel ricordo i velocisti
sfrecciano ancora
Gambe dacciaio nelle sfide di fantasmi
e mondi capovolti
quando vinceva chi partiva dietro
e quando chi faceva landatura
dopo un giro si piantava sul legno
della pista o sul cemento
la ruota piegata, il corpo teso
nel surplace lungo a volte una mezzora
e il lampo, il colpo di reni o di coda
valevano molto meno
del guizzo di quei muscoli da fermo
erme metafisiche capaci
dimmobilizzare anche te e tuo padre
nel retro dei bar poveri di allora
il campari allungato se pioveva
ma col bel tempo invece la gazosa
sintomo gi dautunno
il video lampeggiante in uno stremo
di bianco e nero
E dalla maglia iridata
solo a tarda sera conquistata
lultima scia darcobaleno
Alberto Bertoni
Inedito tratto dalla serata di poesia Recordare, Teatro delle Passioni, Modena, 14 aprile 2015

Fischi di carta

AFORISMI DI BIRKENAU 14 marzo 2015


I
Commentare capire, ma i pensieri oggi sono fermi: non marciano, marciscono
II
Il lavoro uccide: dallaria, dalla vita rende libero
III
Uno stabilimento avanzato: non ci lavoro, ci vengo lavorato
IV
Lager Campo, Deposito, Covo, in italiano: ma Lager per me da oggi coppia di mani senza
corpo, fossa di fango, bisogno
V
Nellacqua si fa tutto, Narciso e il resto, basta passar oltre il laghetto del Crematorio III, non
affondare nella cenere, nel gesto
VI
Non hai torto se dici
che la cosa pi agghiacciante
camminare nel fango
come se niente fosse
un passo dietro laltro
A decidere un capo
come tutti mediocre
con un segno del dito
anche oggi che piove
VII
Non ricordo pi come si dice in tedesco, prigioniero, per prigioniero mi sento, mi sogno, mi
segno
VIII
Nella zona femminile, la baracca dei parti: il sostantivo plurale maschile per latto pi da donna
che si pu, non un popolo, la festa in inglese, il ritorno dei nati
IX
Accarezzo la pietra, ti sento fra le dita, ma tu cosa vuoi dirmi, bambina del disegno, cinesina in
tunica viva?
X
Il pollice destro, immobile nellombra, decide per la vita, ma laltro trafigge il cavallo di lato,
ronzino mezzo zoppo, stanco
XI
Questa sauna qui con le nostre non centra, spoliazione tatuaggio doccia fuoco/ghiaccio asciu-

Fischi di carta

gatura senza uno straccio, e appena fuori, nellangolo, i pennelli da barba i thermos le chiavi e
lenti - alla fine - stanghette o custodie degli occhiali
XII
Fisionomia, fotografia cucita in valigia, ad ogni controllo sfuggita
XIII
Unarancia mezza secca, forse spagnola, la mente vuota, davanti a uno slancio di betulla, taglio
di bianco nel nulla: oggi non lo pulisco, sta tranquilla, lo schizzo di fango sulle ciglia
XIV
Unora al giorno in pieno prime time, sul computer portatile e lo smartphone, ad ogni tedesco, ogni
giorno di questanno, settantesimo anniversario, ogni giorno oggi compreso, ripeto: ad ogni madrelingua tedesco, somministrare una ad una le foto di figli e madri, dei seni strozzati, degli sguardi
XV
Per ultimo, ricordo il numero del gancio dove giace il mio vestito, in fila fiduciosa verso il forno,
gusto di pane buono e labbandono
XVI
Una vita anche le morti che contiene, le procedure e le violenze che cambiano i ricordi nella
mente
Alberto Bertoni

AFORISMI DI BIRKENAU ALBERTO BERTONI, 14 APRILE 2015.


di Alessandro Mantovani

tando alla data in epigrafe al testo, Alberto


Bertoni Stando alla data in epigrafe al testo, Alberto
Bertoni -parole sue- legge agli altri e a se stesso per
la prima volta gli Aforismi di Birkenau esattamente un
mese dopo il viaggio ispiratore ad Auschwitz. La serata che fa da cornice, dal nome antico di Recordare,
una lettura di poesie sulla memoria, ma, evitando
le tautologie, tra le voci del trio modenese (Alperoli,
Bertoni, Rentocchini, da cui appunto nel 2011 esce
una raccolta omonima alla serata in cui tutti e tre si
confrontano col tema della perdita parentale) si scorge una liturgia pi profonda e nutrita: il Recordare
qui un ri-andare col cuore e la mente, un impegno
umano assunto con dignit matura e coscienziosa e
un modo peculiare di intendere la poesia stessa, il cui
sguardo sa guardare indietro (pi che avanti) con occhio tenero e saggezza da vendere.
In questo quadro di ricordi personali, episodi vagheggiati e nomignoli di infanzie lontane, per nulla
pesante, anzi oscillante tra il brio e il sussulto (complici la fisarmonica e il contrabbasso, armi nelle mani
dei musicisti), gli Aforismi di Birkenau sono un unicum
che apre lintera occasione con forza lapidaria e immaginifica. Se limmagine che li precede quella del

poeta come minatore, che scava nellio come nel


noi, non sembra un movimento a ritroso inaspettato o in disaccordo al tema, quello che parte dalla
memoria collettiva e punta, anzi si puntella, sul
ricordo indelebile del memento quid sumus. Si sottende, in questo modo, alla dimensione intimistica (attributo tipico della dimensione memoriale), unaltra
questione: la memoria collettiva. Con gli Aforismi di
Birkenau, torna forte e sgomitante il sentimento corale
dellumanit, del poeta che parla al noi e di noi, non
di s, strettamente legato alla realt oggettiva dalla
quale si impone il canto e il dovere di cantarla, riportando la poesia allarcaica funzione di guida. Di
fronte allindolenza memoriale, allignavia del ricordo, alla superficialit banale che accarezza le maggioranze, Bertoni scaglia il sasso: il dolore e la perdita
sono una necessit umana da contrapporre al nulla
fagocitatore, che dissolve nel non essere qualunque
cosa in ogni tempo.
Una vita anche le morti che contiene, le procedure
e le violenze che cambiano i ricordi nella mente,
ecco il suggello finale che, se da un lato riconcilia entrambe le dimensioni umane, quella privata e quella
pubblica, dallaltro lascia emergere lincrinatura lesiva propria del processo memoriale: tutto ci che
abbiamo dentro resta, ma rimane ineluttabilmente

sfalsato e irrimediabilmente cambiato da ci che nella vita si subisce, fino addirittura ad arrivare allestremo della deformazione (Che strana la memoria: ci
consente di ricordare ci che non abbiamo vissuto.
scrive Juan Gabriel Vasquez nel suo ultimo libro, Le
reputazioni), che, in quanto tale, non deve mai avvenire al fine di non perdere la verit insita nel vissuto, e
proprio per evitare ci nasce la scrittura. Ecco come
emerge potente il senso aforismatico: dire seccamente ci che stato, ricordare il segno del dito del
capo, parte per il tutto, che sia per memoria pulita
ed aderente al vero e al visto, essenziale condizione
che fa del poeta un chroniqueur dalla negata visione
totale (il male troppo grande, impossibile da essere
abbracciato o concepito da umana mente), ma ben
saldo negli scorci di cui testimone.
Ci che infatti traspare dalla forma scelta una scrittura episodica, non fluente, continuamente interrotta da buchi di afasia che pesano nelleconomia della
comunicazione tanto quanto il detto, assumendo la
funzione di boccate daria: il poeta cetaceo riemerge
al silenzio musicato per sfiatare quel male impraticabile annidato nei suoi occhi e poi sul foglio, di cui,
per, bisogna dire. La struttura polimerica perci
s aggregante sul piano del tema, ma pare continuamente balbettata, sforzata, non finita. La parola di
Bertoni negli Aforismi di Birkenau quella parola che
risponde alla domanda sullesistenzialit della poesia, implicita nellaffermazione di Adorno nel 1949
(fare poesia dopo Auschwitz un atto di barbarie e
dunque: ancora possibile fare poesia?), in maniera
affermativa, ma sente su di se tutto il peso del tragico che questa scelta comporta. una lingua che
lotta per sillabare, per affermare una verit indicibile, rimasta aggregata come materia ai resti tangibili dello scempio, le stanghette o custodie degli
occhiali. Perci il favellare non ha il tempo di soffermarsi lungamente, di concedersi sollazzi recitativi
o divagazioni; lorrore da indagare a fondo costringe
allimpossibilit di indugio: il linguaggio si condensa,
assume il concetto stretto perdendo le eccedenze e
diventando acuto, afferrando il senso perfetto delle
cose; una vista conica e precisa, ma circoscritta ad
una lente dal diametro modesto che non permette
alla visione dinsieme di esprimersi compiutamente:
la cosa pi agghiacciante/ camminare nel fango/
come se niente fosse/un passo dietro laltro. Questa
logomachia volta allimposizione del verbum, opposto
allhorror vacui del silenzio e quindi della dimenticanza, oltre ad essere contrastiva rispetto al tempo
odierno della beata ignoranza, figlia dellegoismo e
del soddisfacimento -peraltro al ribasso- dei propri
bisogni (i pensieri oggi sono fermi: non marciano,
marciscono), spinta in primo luogo da una necessit umana di tramandi che il poeta sente come necessari da accogliere e ritrasmettere, sapere secolare di
imperdibile importanza, e, in secondo luogo, essa

mossa anche da un bisogno impellente dettato dalle


cose che spinge per la sua realizzazione verbale fin dal
livello materico: Lager per me da oggi coppia di
mani senza corpo, fossa di fango, bisogno.
Un ulteriore sviluppo dei componimenti approda
allambito dialogico. Il poeta, presente come fisicit
in movimento allinterno del luogo, dialoga apertamente con voci e oggetti in staticit perenne, con
fantasmi e ricordi, emanati dalla concretezza della
visione: la bambina del disegno, la mezza arancia
secca, la betulla, i pennelli da barba i thermos
le chiavi e lenti. I residui della realt, reificata in
queste poche comparse, anchessi -forse pi di tuttifanno parte dellatto di ricordare, unici segni ancora
effettivamente tangibili, e interloquiscono, forse involontariamente e automaticamente, con colui che osserva. Oltre a ci, anche le voci dei morti diventano
protagoniste, si sostituiscono allidentit del cantore,
coincidendo perfettamente col suo io e identificando
una medesima tonalit. Cos non si sa oltre dove finisca lessere umano in visita di conoscenza al campo di concentramento, dove cominci il dialogo con i
morti di cui egli si fa testimone e dove il suo stesso apparato fonetico sia utilizzato da altri per parlare, per
avere ancora una piccola, sparuta possibilit di essere
ascoltati (in quanto veri e non raccontati) e dunque
ricordati. A tutti, per, negato il completamento
fisionomico, appaiono in quanto tali, spiriti bloccati
in un gesto, subito o fatto, in una memoria pregna di
disillusione: Per ultimo, ricordo il numero del gancio dove giace il mio vestito, in fila fiduciosa verso il
forno, gusto di pane buono e labbandono.
Per concludere, non serve certo Claudio Guilln o
qualche esimio teorico della letteratura per ricordarci come di fronte a uno spaesamento umano (Non
ricordo pi come si dice in tedesco...), dovuto alla
vertigine tematica, verticale verso lalto o il basso che
sia (lestremo sacro, lestrema morte, lestremo amore), la
struttura poematica tenda a rinforzarsi per reggerne
il peso virando verso la chiusura delle proprie forme,
sebbene qui solo accennata (viene in mente Caproni e la sua esigenza di ritorno al sonetto negli anni
del secondo disfacimento mondiale, che qui ancora
siamo chiamati a ricordare, proprio come mezzo di
sopportazione del male). Ed ecco dunque i righi
minimi infarcirsi di assonanze, allitterazioni, rime,
tutte in modo parco, ma a innervare i distici/tetrastici di un ritmo strutturale che sembra ossigeno
per le parole, lunica condizione in cui esse possono
sopravvivere e continuare a battersi per penetrare
come aghi nella mente o nel cuore delluditore ed
essere monito, non sbandierato come dito imperioso o moralista, ma derivante dallesperienza umana
e diretta dello squallore e della paura indicibili, che
taciuti, per, non possono rimanere.

Fischi di carta

11

CONTATTI
CONTATTI
info@fischidicarta.it
La mail principale cambiata, ma sappiate che la vecchia non stata disattivata, perci
scrivendoci a fischidicarta@gmail.com riceveremo le vostre mail e vi risponderemo! Per
lodi, insulti, consigli, proposte, domande, poesie e quantaltro potete contattarci via e-mail.
Per contattare i Fischi di Carta scrivete allindirizzo che vedete in alto (se qualcuno volesse
rivolgersi ad uno soltanto di noi deve semplicemente specificarlo);
se invece vi interessasse contattare i ragazzi di Prossa Nova potete scrivere allindirizzo che
trovate sullinserto di prosa. Grazie!

www.fischidicarta.it
CONTINUATE A SEGUIRCI SU :

Fischi di carta illustrata da:


Sara Traina
Fischi di carta fondata ed animata da:
Federico Ghillino
Silvio Magnolo
Alessandro Mantovani
Andrea Pesce
Emanuele Pon
Prossa Nova fondata ed animata da:
Carlo Meola
Amelia Moro
Matteo Valentini
Fischi di carta curata graficamente da:
Beatrice Gobbo
Fischi di Carta & Prossa Nova sono stampate presso:

Genova
Marassi
Via Tortosa, 51r

Tel. 010.837.66.11
www.nextgenova.it
centro.stampa@nextgenova.it