Sei sulla pagina 1di 12

Fischi di carta

Novembre 2014 Numero 22

Poesia di cinque giovani fischianti

Massa tutto ci che non valuta se stesso n in bene n in


male mediante ragioni speciali, ma che si sente come tutto il
mondo, e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio
nel riconoscersi identico agli altri.
Jos Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, 1930

Fischi di Carta

Editoriale
Umanit tra luoghi e non-luoghi

crivo questo editoriale con langoscia nel


cuore. Non sono mai stato una persona che si
lascia impressionare dagli avvenimenti, ma
lo scorso ottobre non mi ha lasciato indifferente. Ci
tengo a precisare subito: non sono qui in veste di
folle predicatore e nemmeno di politicante
dellultima ora, per il fatto che questa rivista non
un talk show o una bacheca di Facebook su cui
scagliarsi contro chiunque e qualunque cosa. Il
nostro pensiero va a tutte le persone colpite da
questo ennesimo disastro che si abbattuto sulla
nostra meravigliosa citt. La speranza che nutro
che tutte le istituzioni, abbassando i toni, cerchino
la via della ragione e del buon senso, affinch alla
prossima occasione non si debba assistere a simili
devastazioni o peggio piangere altre vite umane.
Per finire questa introduzione voglio ringraziare
tutti coloro che con pala e buona volont si sono
prodigati nellaiutare il prossimo in questi momenti
di difficolt. anche con questi piccoli gesti che si
ricostruiscono le citt e la civilt nella sua
accezione pi alta e nobile.
Questo mese mi sono soffermato a riflettere sul
tema dei non-luoghi. Il termine stato introdotto
dal sociologo francese Marc Aug nel suo libro
Non-lieux. Introduction une anthropologie de la
surmodernit. Un non-luogo un sito costruito per
fini ben precisi su cui non poggia linteresse del
singolo ma quello della collettivit, ad esempio
stazioni, centri commerciali, marciapiedi e cos via.
Al di l del concetto pratico ho riflettuto sul
rapporto che intercorre tra lindividuo e questo
spazio, e tra gli individui nel medesimo luogo. Per
citare sempre Aug: I non-luoghi sono i prodotti
della nostra surmodernit (supermodernismo), che,
per concetto, sono spazi in cui milioni di
individualit si incrociano senza entrare in
relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di
consumare o di accelerare le operazioni quotidiane
o come porta di accesso a un cambiamento (reale o
simbolico). Dagli studi del sociologo escono
immagini che mi fanno rabbrividire: relazioni
interpersonali effimere, mediate e oltremodo
superficiali, totale disinteresse per gli spazi e ci
che li rende particolari e diversi gli uni dagli altri.
Partiamo dallanalisi dellindividuo in relazione
con il non-luogo: sembra che sostiene Aug gli
individui a contatto con una realt monotona e
identica a se stessa reagiscano sentendosi a loro

agio. Questa sensazione porta gli uomini a superare


il senso di inadeguatezza proprio della realt con le
sue differenze e novit. Oggettivamente il nonluogo serve a omologare il substrato sociale
creando una serie di brand, sia commerciali che
infrastrutturali, al fine di strutturare e disincentivare
la personalit dellindividuo in una societ
funzionale, identica a se stessa ad ogni latitudine ed
economicamente produttiva. Soggettivamente credo
che il risultato porti ad un concreto isolamento
dellessere umano. Per agevolare la comprensione
trovo ferrato dividere questo concetto di solitudine
in due categorie simili ma talvolta contrastanti:
Lisolamento e lalienazione. Partiamo
dallisolamento: esso in questo frangente non una
ricerca consapevole di se stessi, ma un
comportamento compulsivo a cui portano in
maniera autoindotta i non-luoghi. Prendendo la
possibile reazione riportata da Aug, direi che il
sentirsi a proprio agio in una realt omologata sia
una diretta conseguenza del sentimento di
inadeguatezza e non la sua cura. Una persona
isolandosi, a mio parere, mette in discussione sia il
proprio rapporto con lambiente, sia la relazione
con i suoi simili. Quindi sentirsi a proprio agio nel
rinunciare alla propria personalit, a fronte di rifarsi
ad un target uniformemente omologato, non diventa
la soluzione dei propri problemi, ma linizio di
quella che chiameremo alienazione. Quando si dice
che i non-luoghi portino alla spersonalizzazione
dellio, non posso che esprimere un parere
favorevole. altrettanto chiaro che passare
dallisolamento allalienazione, nella maggior parte
dei casi, fa sorgere nellindividuo una situazione di
fragilit psicologica che, nella fase peggiore, pu
degenerare in stati psicotici o nevrotici. Con ci
non voglio dire che frequentare un non-luogo porti
necessariamente a quanto ho elencato, ma senza
dubbio non agevola un rapporto disteso, profondo e
costruttivo tra gli individui.
In questi spazi lindividualit si estremizza tanto da
perdere il connotato personale e, acquisendo il
volto di ununica categoria di soggetto/individuo,
genera il risultato pratico di persone
intrinsecamente isolate e non comunicative.
Ovviamente nella realt non esistono luoghi e nonluoghi in maniera pura, difatti le categorie tendono
a mescersi in una realt pi che multiforme.
Nonostante ci, il fatto sta nella presenza di zone su

Fischi di Carta
cui, non posandosi linteresse privato del singolo
individuo, non destano automaticamente interesse,
producendo una sensazione di precariet e perpetuo
passaggio. A riguardo vi racconto un aneddoto: un
giorno destate passai per un sentiero, (ero con i
miei cari compagni fischianti e stavamo facendo
una scampagnata), transitato per un piccolo pendio
mi accorsi che scritto su di una pietra vi era la
seguente frase: Perch ci ricordiamo di salutare
solo sui sentieri?. Io mi chiedo: salutiamo poich
seriamente ci sentiamo a nostro agio o perch
anchessa una consuetudine impostaci dalla
societ?
Certamente lobiettivo di un sentiero di montagna
non uguale a quello di un camminamento di una
stazione cittadina (non-luogo), ma il problema non

Sulla strada di casa


Per oggi ho finito
anche il lavoro
della giornata.
Rincaso al solito portone
credendomi sicuro.
Le pareti mentono.
Devo ungere il divano
per farmi sedere e riposare,
le sedie scricchiolano
gemendo dindifferenza
nei miei riguardi.
Allora mi trascino sul piatto
sperando almeno di avere
una cena povera
come il mio animo,
ma il piatto rotto
sotto allo sguardo.
Forse sono io la chiave di volta
della mia miseria ?
Questo pensiero
mi rimane sugli occhi
come una soluzione di ripiego,
mentre osservo
il silenzio delle bocche chiuse
dalle pietanze
nella comune situazione
del pallore da cenacolo.
Striscio le mani sul tavolo

cambia. Gli individui si sentono veramente


sollevati nei non-luoghi oppure una sensazione
indotta dal clich autoimpostoci dalle circostanze?
Io credo fermamente nella seconda ipotesi.
Penso infine che spetti agli individui il monopolio
di decretare ci che sia o non sia un non-luogo,
perch basta che un paio di persone ritengano
interessante un determinato non-luogo, che esso
immediatamente si tramuti in un luogo. A riguardo
trovo molto azzeccato lesempio di Aug: Qualche
forma di legame sociale pu emergere ovunque: i
giovani che si incontrano regolarmente in un
ipermercato, per esempio, possono fare di esso un
punto di incontro e inventarsi cos un luogo.
Andrea Pesce

e scontrando della mollica


la butto gi per la gola arsa.
Questo sipario di assurdo cala
quando se ne accende un altro
smagliante e profondo.
Lo spettacolo del tubo catodico
fare anche della famiglia
il luogo in cui il solo dovere
sorridere e tacere.
Andrea Pesce

Cade
10 ottobre 2014

Cado
come il cervo ferito
scorre un rivo dintenso colore,
macchiata giace la terra.
Curiosa vicino taccosti
e lodor dellorrido senti.
Mentre lento il mio cuore procede
in alto gli sguardi incrociamo
amaro giunge il rimorso
tardi tenti rimedi
dal dolor il mio sguardo,
Cade.
Andrea Pesce

Fischi di Carta

Il treno idrofobo2

Cori

9-10/10/2014

Tra la pala ed il rame


sciolto per la poltiglia
il mio limes1 limaccioso
si mescola a quello degli altri,
le parole sono una
di conforto, ch' di tutti,
tra detriti ed i badili
tacciono i campanili degli egoismi
personali. Nella terra
accanto l'asse di legno chiodato
rimane un momento
di corali suoni di vanga:
il segno della fatica
che grida verit.
Alessandro Mantovani

Affrettiamo la cena, ch fuori come


Tre anni fa, sul ponte
Delloceano
O vvero...
La citt piatta splende piatta
E non hai nulla da lasciare
Sul fondo, una chiatta
qui
Neanche una pietra dinfanzia ci lasci
Benedetto clangore di monumenti
Colonnati, tuo-nati amici
Di mare indumenti;
Contate la chiarit di questa not-te
Fonda le latebre ai fiumi, terrorizzati dalle voci
Nostre di idrofobi treni, di paura novella,
Di stra lucide strade,
Di parole rassicur' anti tanti vivi, tanti precoci.
Il Jazz corre in macchina (chiuso) veloci
Con noi come un treno idrofobo
E abbiamo la Nausea di noi,
Corrotti trofei, a me succede cos, sai,
Non me ne accorgo, mi sopravvivo?
Bomb e Luce al cielo e nellUomo una bara
Dello Spirito un La M Po
Silvio Magnolo

2
1

Latino: ''confine''

In memoria della notte tra 9 e 10 Ottobre 2014, Genova


gravemente allagata e un morto, noi in macchina siamo
sopravvissuti.

Fischi di Carta

Gli Scolapasta
Ad Alberto Caldern,
Ad Alessandro

Oggi dir di noi, chi siamo cosa


siamo diventati, quello che forse
dopo tutto il tempo sapr restare.
Non siamo pi fatti d'acqua, niente
ora liquido, e i giorni scivolano
scivolano addosso: siamo quasi
diventati come scogli spigolosi,
pietre d'angolo per altre pietre.
E respiriamo scrivendo buchi
-i buchi che abbiamo nell'animae lasciamo che in noi si allarghino
a dismisura, fino a fondersi:
per la felicit non c' pi pelle.
Colmiamo i buchi da noi tra di noi
sempre a cercarne di nuovi per capirci
per riempirci; siamo vivi cos a macchie
come un cielo di nuvole trapassato
qui e l da raggi di sole, di luna.
Oppure noi siamo solo la pioggia
che crivella il cielo -soltanto possiamo
aspettare di diventare pozzanghere
per essere schizzati calpestati
per caso per gioco -insieme.
Un poco vuoti, senza paura dei buchi
neri, siamo un poco pi vivi tra noi
nei nostri silenzi o negli sguardi
che colano lacrime sull'asfalto
a lasciare qualcosa di noi sulla strada
per riempire con ancora un po' di noi
quelle spiaccicate pozzanghere
che siamo diventati -siamo un poco pi vivi
di chi corre di fretta, e senza vedere inciampa
in noi, ma non si volta: non per lui
ci che sta a terra, lui che vola
sui missili ciechi di sogni aspirazioni,
vede la meta e dimentica il viaggio, ignora
i buchi neri che gli sfrecciano accanto.

una dopo l'altra di fretta,


ma ancora non sa chiamare mai
ogni cosa con il suo nome vero:
parla per vivere o per esser vivo,
teme il nascondiglio del silenzio
-il nostro rifugio quando non ci son pi
parole da dire d'amore di rabbia quando
da dire c' niente che valga la pena
o il suono della voce di noi che parliamo
gi tanto che il silenzio un ricordo.
Non siamo mai veloci, mai corriamo
chiss dove, qui il nostro mestiere
dietro ogni angolo, filtrare la luce
dal cielo e farla annusare toccare,
discernere il buio, dire che reale;
sono nemiche a questo tempo umano
le nostre anime lente silenziose
pesanti come macigni sulle spalle
voltate del mondo che prosegue, che di noi
non pu che prendersi gioco.
Ma siamo ancora noi gli scogli
a frangere la corrente, regalarle
direzione: con lei facciamo curvi gli spigoli
per non fermarla mai per sempre
e solo i sassi ci restano, s'infrangono
nel nostro muro, come fossimo ferme
barriere per i giorni, o scolapasta
infaticabili, e anche oggi soltanto
non dobbiamo arrugginire -e si sopravvive:
ci dobbiamo accontentare dei sassi.
Emanuele Pon

Non ha lo spazio non ha il tempo.


Non ha il tempo e dice parole una
dopo l'altra -tante ne conosce,
studiate nelle scuole migliori
viste sopra i migliori vocabolari-

Fischi di Carta

Le poesie dei lettori


L'idea di Le poesie dei lettori nata dalle richieste di collaborazione che abbiamo ricevuto da amici,
conoscenti e sconosciuti che ci hanno fatto pensare ad uno spazio dove raccogliere tutte le loro poesie.
Quindi, ringraziando coloro che senza timore si sono mostrati e si mostreranno, speriamo che la nostra
idea possa farvi piacere ed invitiamo chiunque sia interessato a scriverci!

Stefano Gualco dice di s:


Compongo poesie quando mi viene, non a comando o a tempo perso. Se ho le parole che mi rimbombano
in testa prendo un foglio e le scrivo, ma non sto a cercarle. Le parole sono quelle che sono, non le lavoro,
non mi danno per trovare le migliori, le pi complicate o le pi melodiose. trascrivo semplicemente i miei
pensieri.
Studio medicina a Genova, dove mi sono diplomato e dove, per altro, sono nato, nel 1993. per quanto
riguarda la mia carriera da poeta, dunque, non ho fatto nessuno studio letterario in nessuna prestigiosa
universit, non ho vinto concorsi, non ho fatto pubblicazioni, n ho frequentato scuole per giovani artisti
talentuosi! L'unica esperienza extra-ordinaria che ho fatto stato passare un anno a Dublino, per poter
imparare un inglese non da manuale. Poi sono tornato a Genova per studiare Medicina e fare quello che
tutti fanno, il nulla. Ma nel nulla pi assoluto troviamo inaspettatamente il nostro tutto, e se per molti sono
considerato uno fra tanti per qualcuno sono unico. L' unicit ci fa battere i cuori all'unisono e in questa
sinfonia ci sento, la amo, e scrivo.

Traccia 01
Lievi fruscii silenziosi fanno vibrare i miei timpani,
che come punte,
incidono nel disco della mia mente,
questi piccoli attimi.
Stefano Gualco

Fischi di Carta

Irene La Piana si presenta cos:


Sono Irene, ho 21 anni e sto facendo di tutto per diventare pasticcera. La poesia per me una novit e
qualcosa che, devo ammettere, non credevo potesse fare parte di me! Ma star a voi lettori decidere
davvero se scrivere fa per me. Ringrazio i fischianti per avermi dato questa possibilit e... buona lettura!

Verso Berlino
Le vette:
scogli in un oceano artico che,
non di ghiaccio,
si estende lontano;
osservo distese di neve
che non tale.
C' pace qui.
Ora penso come mai prima,
spinta da moto ignoto
e nuovo.
Il pensiero si perde
alla vista della grandezza della natura,
sebbene essa sia un granello di sabbia
nell'immensit dell'universo.
Cos' dunque l'uomo?
Essere insignificante
capace di grandi catastrofi;
autodistruttore
e demolitore della vita che,
preziosa,
gli stata donata.
Come riesce egli a ignorare
i suoi sbagli?

Come a non capire


la portata del suo errore?
Miopia autoindotta
affligge lo stolto.
Quanto piccolo l'uomo
nei confronti della natura,
la quale presto riprender ci che
ingiustamente
gli stato sottratto.
Forte e dirompente
torner la natura
e forse la mitezza abbraccer di nuovo la Terra
quando egli cesser di esistere.
L'equilibrio spezzato vivr ancora
ed esso non ne godr
perch estinto.
Ma l'uomo teme la morte.
Oh come non sopporta egli il dolore!
Solo colui che nulla ha da perdere in questa vita
ne immune.
per questo che entrambi io temo.
Irene La Piana

Fischi di Carta

Interludio
Perch dopo le nostre e quelle dei lettori non una poesia di qualche autore conosciuto?

Poesia scelta da Alessandro:


Perch la poesia deve ricordarsi la concretezza della materia e non essere pura idea, ma ogni materiale
ha le sue ragioni da soddisfare in maniera differente. Poi, perch molti -compreso me- ignorano la poesia
Norvegese di cui Hauge un ottimo esponente novecentesco.

Versi
Se riesci a comporre un verso
che soddisfa un contadino
devi esserne contento.
Un fabbro non lo capirai mai.
Il pi difficile da accontentare il falegname.
Olav H. Hauge
(da La terra azzurra,
traduzione di Fulvio Ferrari)

Non navighiamo sullo stesso mare


Non navighiamo sullo stesso mare,
eppure cos sembra.
Grossi tronchi e ferro in coperta,
sabbia e cemento nella stiva,
io resto nel profondo, io avanzo con lentezza,
a fatica nella tempesta,
urlo nella nebbia.
Tu veleggi in una barca di carta,
e il sogno sospinge lazzurra vela,
cos dolce il vento, cos delicata londa.
Olav H. Hauge
(da La terra azzurra,
traduzione di Fulvio Ferrari)

Fischi di Carta

Zona Franca
Da settembre 2013 a luglio 2014 avete letto in queste pagine conclusive quello che fra di noi usiamo
chiamare l'articolo. Ebbene: abbiamo deciso di trasformare questo spazio, ed il titolo che vedete poco
pi in alto vi avr gi fatto capire. Vogliamo liberare quest'area e renderla una zona franca, dove fare
apparire l'articolo piuttosto che una poesia pi lunga del solito, un racconto o una qualche
sperimentazione ancora da progettarsi. In ogni caso speriamo che l'idea, ma soprattutto quello che qui
leggerete, vi piaccia!

Poesia a puntate:
terza parte
(seconda parte sul numero scorso)

Cantare su alcune persone che vivono nel mio quartiere tra cui me
[...]

Alle superiori quelli che studiano meno ma sono intelligenti e se la cavano sempre
hanno tante cose da dire sul mondo, sfornano teorie e visioni e sono tutti un fervore.
Poi ti accorgi dopo che era la famosa aria fritta
ed stato come saltare sul fango, quello che sembra possa reggerti,
quello che spingi e le gambe ti sprofondano fin sopra le ginocchia
senza nemmeno staccarti da terra.
E allora la smetti, se no poi cosa mangi?
Ma qualcuno che ci crede anche dopo - e ci mangia - c'
e alla fine in base a cosa e come lo dici diventi filosofo scrittore intellettuale...
Cos le teorie le fai davvero, belle serie, belle congruenti.
E sono tutti molto belli questi pensieri e queste teorie, ma quando sono in giro
penso che la migliore teoria sia quella silenziosa della pratica,
quella che se non sei cieco ce l'hai davanti alla faccia,
la teoria che fare la coda alle poste con gli stranieri che non capiscono l'impiegata,
la teoria che avere le mani arrossate dai sacchetti della spesa,
che sei a casa e ti arrivano le bollette da pagare
quando aspetti l'autobus e un ragazzo ti chiede una sigaretta,
quando bevi alla fontanella e dopo di te un barbone ci si lava la frutta, le mani, la faccia e i vestiti,
quando vedi i ragazzi sbronzi che dopo le teorizzazioni c' la settimana di lavoro
e poi il fine settimana ci divertiamo,
perch alla fine un buon mal di testa ed i soldi per l'alcool
quasi economico per una bella serata.
[...]
Federico Ghillino
(potete leggere il Cantare integralmente online,
all'indirizzo www.fischidicarta.it/poesie/fischianti/24/312)

Fischi di Carta
16/10/2014

Da Bologna con la pala.


Riflessioni dall'alluvione.

radisce il titolo una verit da fiction che non


intendo mescolare a questa lettera: la pala
l'ho presa una volta arrivato a Genova,
domenica 12 Ottobre, direttamente dalla casa della
nonna sampierdarenese (di quelle che ''se non stai
buono, ti prendo a badilate!''), una volta volto alla
citt natale a due giorni dal disastro. Dopo un
fallimentare tentativo di raggiungere Genova il
venerd seguente l'alluvione, giorno in cui le
ferrovie dello stato tentavano di far fronte ad una
crisi sul tratto Ronco Scrivia-Genova, in cui era
deragliato un Freccia Bianca, fui costretto a riparare
nuovamente nel capoluogo Emiliano, tentando
nuovamente la traversata la domenica mattina
all'alba. Partito alle 6.28 da Bologna, mi trovavo
alle 11.30 all'interno del Museo di Storia Naturale a
portare via detriti e fango dai sotterranei dello
stesso, insieme a decine di altri ragazzi ed amici, e
solamente nel pomeriggio ebbi il tempo di
osservare lo stato genuflesso della mia citt
superba.
Tuttavia, senza dilungarmi in quanto di spiacevole
e tragico ha caratterizzato questa vicenda, voglio
dire in breve dello stupore che ancora una volta mi
ha colpito nel vedere frotte di giovani lavorare
alacremente e senza compenso ad ogni angolo di
strada, molti di pi che nel 2011.
Si sa e non un mistero che, oramai, con le nuove
tendenze sociali, essere un Angelo del Fango sia
diventata una moda, quindi non c' da stupirsi se
l'affluenza di volontari, rispetto a tre anni fa, si
elevata in maniera esponenziale, ma senza
addentrarci nelle polemiche tra pi o meno giuste
motivazioni d'intervento, vorrei che fosse colto il
vero spirito di un'attivit volontaria che, vivendo
ora fuori dalla Superba, mi rendo conto essere
nostra peculiarit. In proposito perci vorrei dire:
non definiteci come Angeli. Non siamo creature
dotate di divina intelligenza o di poteri superiori, e
meno che mai siamo mossi dalla bont di un dio.
Siamo giovani (e non!), italiani e stranieri, di ogni
strato sociale che fanno del loro senso civico
un'azione concreta, che superano la barriera vacua
che separa facta e verba dimostrando di saper trarre
i primi dai secondi. Oggi, nel momento in cui le
belle parole sono andate progressivamente
scollandosi dai fatti, noi diventiamo gli scolari di
ieri, che possono dimostrare di aver imparato la
lezione studiata e che, silenziosamente e senza

10

scomodare i grandi concetti, si mettono al lavoro


dove e come pochi avrebbero il coraggio di
lavorare. Ovviamente non voglio fare di noi
nemmeno dei martiri del dovere; intendiamoci, ci si
diverte anche a faticare, con gli amici e le
conoscenze, per giorni interi nelle cantine o in
mezzo alla strada, ed questa la bellezza somma
che, da partecipante, amo ritrovare dietro le azioni
di ciascun volontario. L'esperienza fangosa in
primo luogo un'esperienza di crescita e
condivisione, di un particolare tipo di fatica con cui
noi giovani abbiamo troppo poco spesso avuto a
che fare (quanti hanno o avevano mai vangato
prima d'ora?); eppure certo, e ne sono convinto,
che questa opera e questa azione, unica nel suo
genere, non sarebbe potuta venire da nessuno se
non dalla giovent, incosciente e bruciante, criticata
e bacchettata (anche giustamente), non formata, a
volte ignorante, a volte inconsapevole, ma potente e
carica di un'energia vitale unica, in grado di poter
spazzare via il nero e far tornare il sole.
Perci voglio anche dire: guardiamoli questi
giovani, che vengono da Torino, Milano, Bologna,
per aiutare la propria terra, guardiamoli mentre
abbandonano le lezioni all'universit per unirsi agli
amici e trasportare detriti con i sorrisi sulle facce
sporche, pensiamo a quanto hanno voglia di fare e
di dare in questa vita e in questa societ che si
dimentica costantemente di loro, lasciandoli
schiacciati dai propri pesi e dalle proprie colpe,
relegandoli ad una vita dalle scarse prospettive, loro
che le angolature, invece, le trovano sempre,
stupiamoci della loro pervicacia nell'esser presenti
nel momento del bisogno. E infine riflettiamo su
ci: la spontaneit di questo moto.
In questi giorni a Genova si realizzata la perfetta
catena umana e solidale in grado di dimostrare che,
oltre ad essere spregevoli e fangosi si pu essere
addirittura cos diversi e radicalmente opposti alle
tendenze bieche del mondo da venir definiti
Angeli. E allora ribadisco, no, non angeli, ma
uomini. Ed bene che da questa vicenda si impari
ben pi che snellire la burocrazia che blocca ed
incatena il paese: bene imparare che nel 2014,
noi, nel nostro medioevo postmoderno, siamo in
grado di ridare una luce angelica a quella creatura
bistrattata e infangata che l'uomo, a farlo rialzare
nel suo essere dignitoso.
Il fango della burocrazia, che ha impedito e che

Fischi di Carta
impedisce, un fango di portata pi ampia, che
trascende la politica e i meccanismi dello stato: il
fango umano che ognuno di noi si porta addosso
nelle parti pi intime e incondivisibili.
Di questa umana sporcizia concretizzata, noi (e chi
con noi) appariamo come mondatori, angeli di dio,
provenienti da un mondo che proiezione di quel
mondo interiore costruito con l'ideale del senso
civico e dell'appartenenza che noi dimostriamo coi
fatti esistere. Angeli di un altro mondo dunque,
umani irriconoscibili, che dilavano l'inferno della
realt, fatta di politica, sotterfugi, soldi e grettezza.
Noi mostriamo come la volont sia potenza e come,
riconoscendo un valore fattuale e concreto
nell'astrazione di valori imparati fin dall'infanzia, si
possa tener fede alle proprie idee e a se stessi.
Questa giovent dimostra di essere all'altezza del
compito di cambiamento e rinnovamento che le
viene richiesto oggi, come sempre stato chiesto ad
ogni giovent; a modo nostro siamo all'altezza del

nostro tempo buio e difficile, abbiamo voce per


rispondere e mani per agire. Queste persone
chiedono di essere considerate di pi, in un paese
vecchio e incancrenito, perch sono le stesse
persone che a tarda sera sfilano ancora oggi per le
vie genovesi, con aria stanca e sorridente,
mostrando sul loro corpo quel fango sporco e
puzzolente, che attira tanto gli sguardi dei passanti,
cos intenti a chiedersi dove sia nella loro vita
quella melma incrostata che vedono sulle magliette.
C' chi si ferma e ringrazia, chi ha voci per loro di
conforto, chi resta in silenzio e medita e chi sa che
non avrebbe mai avuto il coraggio di mettersi in
gioco fino a questo punto, ma tutti ugualmente
turbati e impensieriti alla vista di questa umana
gente: la giovent che conosce il male e, nel
mondarlo, lo mette in mostra. Pensiamoci bene.
Alessandro Mantovani

Ad un turista, il 10 Ottobre
Stamattina chiedi alla polvere, chiedi
a lei il perch del tempo mentre
cade su tutto qui intorno nel vento,
se il tempo passa, se uno scherzo.
Poi incrocia alle nostre la pala
trovata per strada, conficcala a terra
e guardala respirare con noi,
come dopo una battaglia incerta:
sii per noi un fratello straniero,
fai con noi la guerra al cielo di sabbia
e pulisci lasfalto e te stesso
-ne parleranno in tutto il paese;
pulisci finch ci sar da pulire
insieme a tutti, nel fango fratelli
per mano, soldati della nostra salvezza
per poi camminare a testa bassa.
A testa bassa torneremo a vivere:
e quando tornerai a casa
dirai di una giornata diversa,
che siamo tanti qui a sentire male:
dirai cos: che quando siamo insieme,
dirai che il fango non tiene.
Emanuele Pon

11

Fischi di Carta

Contatti
info@fischidicarta.it
La mail principale cambiata, ma sappiate che la vecchia non stata disattivata,
perci scrivendoci a fischidicarta@gmail.com riceveremo le vostre mail e vi
risponderemo!
Per lodi, insulti, consigli, proposte, domande, poesie e quant'altro potete contattarci via
email. Usiamo un solo indirizzo in comune, perci se qualcuno volesse contattare uno
soltanto di noi deve semplicemente specificarlo. Grazie!

www.fischidicarta.it
Siamo ancora presenti su Facebook, Twitter e Scribd (continuate a seguirci sui
social network!), ma potete trovare tutto il nostro materiale, la nostra storia e tutte le
informazioni riguardo dove, come e cosa facciamo sul nostro sito ufficiale.

Fischi di carta illustrata da:


Sara Traina

Fischi di carta fondata ed animata da:


Federico Ghillino
Silvio Magnolo
Alessandro Mantovani
Andrea Pesce
Emanuele Pon

Prossa Nova fondata ed animata da:


Carlo Meola
Amelia Moro
Matteo Valentini
12