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Maggio 2016

n. 37 anno 4
Genova

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

[] sembrano questi granchi di Cesenatico sono


ossessivi sono dei granchi umani io no perch ho i
soldi la Visa io vado tranquillo io sto male.

INDICE
pag. 2 | Editoriale F. Ghillino, M. Valentini
4 | Poesia F. Ghillino
5 | Planetario autori L. Calpurni, E. Garlaschi
8 | Le poesie dei lettori I. Pozzoni

Aldo Nove, Superwoobinda, Protezione solare diciannove

9 | Elementi riflessioni F. Asborno,


C. Calabresi, M. Podest
14 | Migrazioni traduzioni L. Battaglia
15 | Prossa nova racconti M. Karoli
17 | Prossa dei lettori N. Buccaran
18 | Infischiatene recensioni F. Torre

www.fischidicarta.it

Questo ultimo mese di aprile che abbiamo vissuto, ognuno


lha vissuto da solo, portando avanti la sua intima storyline
personale, ma labbiamo anche vissuto tutti insieme. Non
voglio parlare di un livello storico, degli avvenimenti che
toccano tutti. Voglio parlare del livello concreto quotidiano, di tutto ci che si condivide con gli altri perch con gli
altri si vive, volenti o nolenti. Quando si condivide si parla,
inevitabile, ed proprio questa fortunosa caratteristica

di Federico Ghillino

PRIMAVERA

Mario Rossi seduto al tavolo della sua cucina, chino sul


computer, e sta cercando di guardare un documentario sul
Malawi, paese in cui dovr recarsi tra qualche settimana e
di cui vuole raccogliere pi informazioni possibili.
Vai a vedere che casino: il messaggio di un amico interrompe la sua fuga da redirect e pop-up che intasano la pagina
del desiderato documentario.
Mario Rossi allora scorre via col dito lsms e digita facebook sul suo cellulare: Accadde oggi: Isolata la Vitamina C; Isabelle Loria fidanzata ufficialmente con
Carlo Piatti; Le canzoni inedite di Jeff Buckley; Austria costruisce muro anti-immigrati; Questa volta mi
hai davvero deluso; ...
Insoddisfatto dalla sua ricerca, Mario accende la televisione ed ecco le breaking news: una palazzina di Catania
sta andando a fuoco, i pompieri sembrano non essere abbastanza numerosi e le persone si lanciano dalle finestre

di Matteo Valentini

LA CAROTA

E D I T O R I A L E

di noi esseri umani che ci danna e che ci salva.


Noi dei Fischi abbiamo fatto il nostro: gestito il bookcrossing con Officina Letteraria, Collettivo Linea S e tante altre persone allEdicolibro, in piazza della Meridiana; organizzato
insieme a tutti i ragazzi di UGA e di Daleth a Sampierdarena
lAcciUGA sotto sale, dove insieme abbiamo suonato, letto e cantato a squarciagola; a fine mese abbiamo ancora
letto e cantato insieme e con tutti i passanti grazie alle sessioni di busking Musica a km zero, in piazza Caricamento; abbiamo vissuto, ragionato e scritto, ma allinizio e alla
fine di tutto abbiamo, inevitabilmente, parlato.
Le parole non sono importanti perch si deve essere persone colte, conoscere la sconvenienza di certi termini o il
peso di parole antiche e ricercate; non perch si devono
saper usare le forme giuste al posto giusto, conoscendo le
strutture grammaticali. Le parole sono importanti perch
scolpiscono ci che ci circonda, ed anche noi stessi. Sono
necessarie per esperire il mondo ad un livello che non sia
solo pratico, ci servono per creare strutture astratte, per interpretare, comprendere ed elaborare tutti i dati e le informazioni che vivere continuamente ci elargisce.
Decido di fare ora questa riflessione perch in questo numero trattiamo spesso dellimportanza delle parole, in tanti
sensi, ma soprattutto perch questo aprile appena trascorso,
tutte queste esperienze condivise ed anche le mie esperienze personali, mi hanno insegnato che con le parole, come si
usa dire, si possono davvero spostare i monti e solcare per i
fiumi nuovi percorsi
Con i media e con i social network, la realt aumentata smantella i confini tra pubblico e privato, confonde la
storia con la Storia, impedisce la riflessione proponendo
esperienze immediate e non localizzabili, aspira a rendere
lindividuo un animale globale, mostrandogli, del globo, la
sola superficie.
In risposta a questa distruzione della memoria e dellatto
narrativo (se raccontare ricordare), in qualit di contastorie possiamo racchiuderci in una strenua resistenza
umanista oppure asserragliarci nelle aule dellaccademismo pi minuto. Ma se vogliamo indovinare lo spirito del tempo siamo obbligati ad attecchire nella temibile
realt aumentata e a mangiare ci che questa in grado
di fornire. A noi tocca insinuarci in questo nuovo mondo
con atteggiamento critico, trapassarlo fin che ci riesce, assorbirlo e ragionarlo, come una carota fa con la terra

per scampare alle fiamme. Nello spazio in basso a destra


dello schermo fanno capolino i tweet riferiti ai contenuti
che il telegiornale ha proposto fino a quel momento, con
i rispettivi hashtag: #lavalicolfuoco; #luciononmorire;
#islamerda; ...
Mario Rossi continua ad ignorare di quale casino parli lamico, ma si fatto tardi e deve andare in palestra, quindi
spegne tutto, esce da casa e sinfila in macchina.
Lautoradio dice che, se gli fanno male i denti e ha problemi di alitosi, potrebbe soffrire di parodontite, ma una
soluzione c!.

RAGAZZA IMMAGINE ALLA FIERA DELLAUTO


di Federico Ghillino

Leroe col casco nellabitacolo


e affronta la pista con stile da rally.
Sgasa sul rettilineo:
come un susseguirsi razionale.
Dentro, la ragazza formosa in formalina
affonda i fianchi nella carrozzeria dellauto.
Come ti senti ad appoggiarti a unauto,
unauto da trecentomila?
Tutti mi fotografano: sono bella.
Le auto sono una scusa per le mogli,
i mariti si sentono uomini guardandomi.
Io formosa e bella pi di loro, pi di queste.
Il picco fra accelerazione e decelerazione
prima della curva ad U:
la svolta di un pensiero.
Mi chiedo come sia vivere cos,
ad essere una cosa desiderabile
vicino a una scusa cos grossa.
Come ti senti?
Boh, non lo so. Forse normale.
Ma non so bene cosa sia stare normali.
Altro rettilineo, in fondo altra U.
Il pensiero si dirama:
sgommare e corrispondere alla strada
o andare dritto fuori.
Dico fuori contro il cemento: attento.
la fase in cui a volte muori.
Le sue colleghe meno formose, pi plastificate,
chiacchierano annoiate, in mezze pose
su due auto vicine.
Col culo schiacciato alla portiera
le ammazzano di foto.
Forse quello stare normali:
calzare una vita con pungente senso dassedio,
stare, truccarsi di mediocrit,
far del proprio medio.
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Fischi di carta

PLANETARIO

autori

CESARE PAVESE

QUESTE DURE COLLINE CHE HAN FATTO IL MIO CORPO


di Laura Calpurni

Sentir intorno a me scivolare gli sguardi/e sapr


desser io Cesare Pavese si affaccia alla poesia pubblicando nel 1936 la raccolta Lavorare
stanca. Meditata e continuamente rielaborata, questa raccolta si fa strada quasi in
sordina, lontana dal ruvido verso ermetico.
Pavese un giovane scrittore che ha passato
ladolescenza e gli anni di studio universitario
affascinato dalle poesie di Whitman, prova e
riesce a trascinare il suo mondo, il suo ricordo del mondo con voce nuova e acuta, dando
una fisicit al verso come le letture degli scrittori americani gli avevano insegnato. Labbandono della metrica per scivolare
nel verso narrativo, nella prosa ritmica
essenziale lespediente con cui, come scrive
nel suo saggio Il mestiere di poeta, ricerca quasi
in maniera confusa lessenziale di fatti
essenziali. Il tono quindi non mai didascalico, bens in continua tensione, per poter
adattare la dimensione poetica a quella pi
prosastica e quotidiana del vivere. La poesia
come tesa nella scoperta esistenziale di se
stessa attraverso situazioni, luoghi e incontri:
nasce nellattesa ed in essa si compie; il poeta si nasconde nel verso e nellaffinit che lo
lega ad un luogo, sia esso la terra che sporca
le mani, la collina che rivela lorizzonte o la
luce che svela terre lontane. Pavese mescola il
sangue e le carte che i personaggi usano per
giocare la loro esistenza: tutto ricerca, tutto si mostra ai loro occhi come una lunga e
graduale formazione alla scoperta, che dalla

Paesaggio VIII, da Lavorare stanca


I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. Lacqua
la stessa, nel buio, degli anni morti.
Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
saccompagna al brusio un colore vano
che di sole, di rive e di sguardi chiari.
Unestate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.
Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mare notturno questombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.

Fischi di carta

terra e dagli oggetti comincia e nella vita finisce.


I protagonisti vorrebbero essere tutto sebbene allo stesso tempo si annullino nel fumo di una
sigaretta, nel volteggiare cercando i colori al di l delle strade lastricate di Torino, nel richiamo
lontano di voci sempre pi sconosciute; si di fronte quindi ad una poesia dalla grande carica
semantica, nella quale ogni oggetto, ogni forma, ogni avventura si appropria di una
forza spietata che molto spesso non trova via duscita. Allora i personaggi, quasi sfogandosi,
si gettano fuori dal controllo di una dimensione sociale e mentale alla quale vorrebbero appartenere, con un senso ed una personalit propria. Gettando unocchiata,/mi vedr tra la gente, tutto
proiettato nello sguardo, in una visione della moltitudine di una vita che trascina e confonde
BIBLIOGRAFIA
Cesare Pavese, Le poesie, 1998, Giulio Einaudi editore, Torino.
Le citazioni allinterno del testo appartengono alla poesia Agonia, sempre tratta da Lavorare stanca.

EDWARD ESTLIN CUMMINGS


UN PUNTO DI DOMANDA
di Edoardo Garlaschi

Cummings nacque nel 1894 a Cambridge,


dove ebbe occasione di frequentare luniversit di Harvard dedicando il suo discorso di
laurea al movimento dei Preraffaelliti, vista
la sua necessit, di trovare un equilibrio tra
pittura e poesia. Il concetto di immagine di
primaria importanza nella sua poetica, tanto
da farlo annoverare fra i padri della poesia
visiva. In seguito si arruol come autista di
ambulanze per evitare il fronte e, una volta
giunto in Europa, venne rinchiuso in un campo di rieducazione, a causa delle continue insubordinazioni che la sua simpatia per lideologia anarchica lo portava a compiere. Una
volta liberato, scrisse The Enormous Room,
romanzo che per non mostrava ancora lo
sperimentalismo che sarebbe divenuto suo
marchio di fabbrica, ben visibile, invece, a
partire dalla prima silloge poetica, edita nel
1924, Tulips and Chimneys, per la cui genesi
Cummings dovette recarsi nuovamente in
Europa nel 1921, dove ebbe modo di visita6

re Rapallo insieme allamico Pound, e Parigi


con Picasso e Marinetti. In quanto cultore
dellimmagine cerc di conferire alle
parole la forma pi pertinente al concetto: ad esempio bIrd, per simboleggiare un uccello che si alza in volo, mOOn
per accentuare la forma della luna piena; o
labitudine di usare il pronome I in forma
minuscola, cos come le iniziali del proprio
nome. Il pensiero anarchico e il virtuosismo
verbale di Cummings gli permisero di utilizzare le parole in maniera non convenzionale, tanto da trasformare sostantivi in verbi
come in Thy fingers make early flowers of in cui leggiamo we will go amaying, tradotto come
andremo alla festa di Maggio. Addirittura
arriv a completare gradualmente la parola Star in BrIght, scrivendola inizialmente
come S??? e aggiungendo le lettere ogni
volta che la parola viene ripetuta.
Vi sono due errori in cui si potrebbe incorrere approcciando la poetica di Cummings:

Fischi di carta

il primo sarebbe pensare alla sua poesia


come una sorta di sperimentalismo
con atmosfere eccessivamente moderne o con tendenze iconoclaste. Non del
tutto corretto, alla luce della sua tendenza a
dilettarsi con immagini e atmosfere simil-romantiche, creando una difficile collocazione
tra gli estremi tradizione e innovazione:
ne sono un esempio i versi Verdevestita il
mio amore cavalcava/su un grande cavallo
doro/nellalba dargento in All in green went
my love riding e una notte/quando fra le mie
dita/si pieg il tuo corpo lucente/quando il
mio cuore/cant fra i tuoi seni/stupendi da
If i believe. A questo si aggiunge il pregevole utilizzo di arcaismi quali Thy, thee
e thou come nella gi citata Thy fingers
make early flowers of.
Il secondo errore, il pi grave, sarebbe considerare questo poeta come
esponente di unavanguardia Americana ancora acerba. Occorre citare
lintroduzione di is 5 del 1926, in cui lautore stesso giustific il proprio modus operandi come subordinato ad una precisione
generatrice di movimento. Cummings ,
infatti, talmente preciso e minuzioso nella
trasposizione di immagini che non solo risulta difficile capire come e dove collocarlo,
ma non sembra dire nulla di nuovo, perch
ad essere nuovo il modo in cui viene detto
questo qualcosa. Rappresenta un nodo gordiano nel tessuto dello spazio-tempo poetico,
impedisce al lettore di fare una cosa del tutto
spontanea (su cui era incentrato leditoriale
del mese scorso e a cui abbiamo dedicato un
evento): categorizzare e dunque etichettare,
operazione di cui bisogna riconoscere sia
lutilit logistica che gli svantaggi concettua-

li. Tuttavia al poeta deve essere riconosciuto


un altro merito, ovvero come con lui si possa tirare, finalmente, un sospiro di sollievo,
riuscendo a riavvicinarsi a ci che probabilmente determina laccostarsi di quasi tutti
al concetto di cultura: unemozione antica
e quasi dimenticata.
Cummings la Poesia che ritorna ad essere
libert.

starsene (solo) in qualche

meriggio autunnale:
a respirare funesta
quiete; mentre
questa enorme cos
paziente creatura (che
mai da mai spogliata del
d) di sempre si veste sempre
di sogno,
assaggiare
in-(oltre
morte e
vita)immaginabili misteri

BIBLIOGRAFIA
E. E. Cumming, Poesie, 1998, Giulio Einaudi editore, Torino

Fischi di carta

LE
POESIE
DEI
LETTORI
Ivan Pozzoni nato a Monza nel 1976. Collabora e
pubblica con numerose riviste italiane e internazionali,
ha pubblicato raccolte poetiche, opere di divulgazione e
riflessione filosofico-sociale e curato antologie di versi.
DECRETO SULLE EMISSIONI MASSIME CONSENTITE
di Ivan Pozzoni
La burocrazia, madre di ogni stato civile, senza civili smentite,
ha finalmente emesso un nuovo decreto sul valore sociale dellarte
da lasciare in bella vista, in sede prefettizia, sotto lussuosi fermacarte,
in materia demissioni artistiche massime consentite.
La certezza che qualsiasi forma darte sia fonte davvelenamento
onde lurgenza decretomaniaca di una inavvertita mitridatizzazione (della popolazione),
ha condannato il senatore del Molise a un quarto dora di santa abnegazione,
fino a scomodare i sonni sacri dei membri del nostro Parlamento.
Si ordina il fallimento di tutte le case editrici di modeste dimensioni,
di tutte le associazioni a scopo culturale, dei giornaletti di rione,
caso mai, con la cultura, ci scappino rivoluzioni,
lultimo exit-poll mostra che il mix tra Faletti e Fabio Volo conduce a sedizione.
I nove senatori intervenuti al dibattito e alla votazione,
hanno equivocato, con inattaccabile tempismo:
verso larte litaliano medio non ha nessuna vocazione,
essendo destinato a morir di decretinismo.
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Fischi di carta

ELEMENTI

riflessioni

RE(I)STITUIRE

di Federico Asborno
Non si ha qui lardire di presentarsi in
veste di giornalisti, ma a volte, quando ci si
trova di fronte a persone che pendono dalla
propria penna come siete voi in questo
momento chi scrive tentato di mandare tutto al diavolo e mettersi a raccontare
fandonie insensate che commuovano fino
a far ridere, sognare o piangere, cos come
piangeva il padre di quel famoso critico
letterario mentre leggeva Les Misrables di
notte, tenendo sveglia la famiglia coi suoi
singhiozzi. Non questo per quello che si
far e non nemmeno questo il senso della
letteratura: i facili sensazionalismi li lasciamo a quella nuova gena di web-writer che
con i loro romanzetti digitali definiti newporn soddisfano i pruriti di una generazione di lettori diventati, ahinoi, sordi alle voci
che non somigliano a caciare tra trogloditi.
Ammettiamolo candidamente: ci siamo
smarriti nella Selva e Virgilio stavolta rimasto in panciolle nel Paradiso Terrestre.
Continuiamo ad avanzare per, non
arrendiamoci e cerchiamo un lume di raziocinio in questa masnada lanzichenecca
e pestifera di terroristi della Parola, che foderano di prosciutto anche quelle orecchie
che sarebbero ben disposte ad ascoltare.
Esiste una letteratura giusta e una sbagliata?
La risposta no, perch giusto e sbagliato sono categorie troppo labili ed effimere per poter essere utilizzate in questo
contesto, possiamo invece dire che esiste

una letteratura con unanima e realizzata


con maestria; unaltra che sopravvive solo
grazie a un briciolo di maestria e unaltra
ancora che solo brusio insensato e inutile.
Quale direzione prendere allora?
Come districarsi tra queste Paludi Morte?
La risposta sarebbe l, facile, accogliente e comoda: puntiamo sui classici!
Quante volte si sentita, quante volte
sarebbe stata da rigettare, non tanto perch i classici non valgano, ma perch non
sarebbero sufficienti: per districarci dal
chiasso di una Biblioteca inflazionata di
parole vuote e caotiche, serve sporcarsi le mani e andare a rovistare anche
dove tutto sembra essere solo sozzura e lerciume, perch le pepite esistono
ancora, sono rare, ma si trovano.
Non saranno fatti nomi, non siamo qui
per dare indicazioni stradali, ma per cercare di distinguere il sicuro asfalto dalle sabbie mobili, per tentare di portare a casa la
ghirba: a tanto siamo arrivati.
Marcel Proust tra il 1909 e 1922 ha
scritto un libro che potrebbe rappresentare la cifra di ci che si sta dicendo: qual
in fondo il senso della sua Recherche, se non
descrivere il potere che ha la letteratura nel
recuperare la bellezza degli attimi perduti
durante la corsa del tempo? Attraverso la
scrittura Proust riconquista tutto il tempo
che passato, in modo che non vada perso, ma ritrovato; badate bene che lultimo
dei sette volumi della Recherche si intitolava

Fischi di carta

appunto Le temps retrouv (Il tempo ritrovato). lenziano i pareri degli altri, perch solo cos
Per Proust la scrittura non diventa quindi beneficeranno il prossimo; gli scrittori che
un momento di sospensione dallesistenza, valgono davvero si perfezionano al limite
ma un momento in cui la vita viene resa del maniacale, limano, sfrondano, cancellaeterna, cos come nei sonetti di Shakespe- no, innestano, mostrano i pozzi luccicanti di
are (N dovr la morte farsi vanto che tu vaghi nel- tesori che possiedono, senza per permetla sua ombra/Quando in eterni versi nel tempo tu tere a chicchessia di avvicinarsi troppo, o il
crescerai/Finch uomini respireranno o occhi potran fascino che esercitano svanir. Alla fine revedere/Queste parole vivranno, e daranno vita a te) stano indefiniti, mai del tutto comprensibili,
ad esempio.
ma tremendamente familiari, simili ai raCercare una letteratura con unanima, gazzi di Prevert che non ci sono per nessuno,
significa andare a riscoprire gli attimi di una perch alloggiano altrove molto pi lontani
vita, significa andare a rimestare in quei li- nella notte: seduti al di l di tutto, fermi
bri in cui gli autori si sono spesi, dove han- sullultima collina delluniverso, a chiedersi
no graffiato a loro modo la pagina non solo cosa ci sar mai oltre la siepe.
rovesciandovi sopra dellinchiostro, ma laRassegnatevi: la letteratura giusta
sciandoci un segno netto e incontrovertibile. non esiste, esiste per una letteratura
Perch gli scrittori migliori sono sana, una letteratura nata da un proposiquelli con le unghie affilate, quelli che to cogente, ovvero da un autore che aveva
restano impressi su chi legge puntando alla qualcosa da dire e che lha detto nel modo
pi sublime delle espressioni; che scavano a lui pi congeniale, perch tutto quello che
dentro loro stessi quasi fossero miniere di aveva dentro potesse in qualche modo esgemme da regalare.
sere eternato dalla magia della scrittura, in
I veri scrittori sono esseri egoisti: bada- modo che tutto il tempo da lui vissuto non
no alle parole che vengono da loro e si- andasse perduto, ma ritrovato

LOGOPEDIA

di Claudia Calabresi
A Umberto Eco
Sono passati pi di duemila anni da
quando Parmenide disse che il non essere
non e non pu, in alcun modo, essere;
con questo, voleva dire che ci che non esiste non pu essere pensato e, dunque, detto.
Il paradosso non sfugge: come possibile,
allora, che si possa pronunciare con tutta
tranquillit il nome di cose che non esistono? E via con gli esempi pi o meno po10

polari dellasino che vola, di mia nonna in


carriola e via dicendo
La parola pu portare a verit e
menzogne, e da questo cinquanta e cinquanta non si scappa.
Quando si parla del potere della parola,
non pu sfuggire quanto, persino nelle fiabe,
luomo tenga conto di esso. Maghi, streghe
e figure mitiche evocano qualsiasi sortilegio

Fischi di carta

e negativo e positivo, naturalmente semplicemente parlando. La parola avvera: s, lo


voglio. La parola distrugge: lOlocausto non
mai esistito. Uno dei pi importanti sforzi umani degli ultimi decenni stato volto
a trovare il modo di comunicare anche a
distanza, purch si continuasse a farlo utilizzando la parola. Radio, telefono, televisione: un carosello di voci. Unevoluzione
continua verso lalto, per annullare il silenzio, perch se si parla non si mai soli (a
meno che non si sia un po matti, naturalmente). La parola avvera e distrugge: medicina e veleno daltronde phrmakon, in
greco, voleva proprio dire entrambe le cose.
Perch abusare di un farmaco pu essere molto rischioso, soprattutto quando un
Paese non capisce ci che dice chi lo governa. Non si pu non pensare ai nuovi oratori
del Duemila: si tratta, perlopi, di capi di
Stato nel senso pi ampio del termine non
soltanto di segretari di partito o di ministri,
ma di conduttori televisivi, giornalisti, cantautori famosi.
La parola avvera, distrugge, ma in entrambi i casi legge.
Il monaco Luciano Manicardi, classe
1957, dice in unintervista che in tempi attuali si corre il rischio di non affidarsi pi
al potere della parola ma alla parola del potere, del capo, a cui non si pu
controbattere. Un importante equivoco
concettuale che a poco a poco sta erodendo
la facolt di comprendere ci che ci viene
detto: non un caso che lo studio del greco
e del latino, linguaggi fondati sul senso della
realt e della verit, sia perennemente sotto
attacco. Il grande Socrate, ad esempio, riteneva che per tirare fuori ci che di meglio
si nascondeva in un uomo fosse necessario
intavolare con esso un dialogo vivace e ben

strutturato nel quale il suo interlocutore finisse, sotto i sapienti colpi del filosofo, per
autocontraddirsi e di conseguenza ad ammettere la verit che gli si stava via via disvelando, per poi darla alla luce: non a caso
questo tipo di dialettica chiamato maieutica:
arte della levatrice. La psicoterapia moderna non tanto lontana dalle concezioni di
Socrate: in quarantacinque minuti di seduta si parla incessantemente fino ad arrivare
al nocciolo del discorso. In anni e anni di
quarantacinque minuti si d un nome a cose
che avevamo rimosso dalla coscienza; solo
cos le nostre paure si distruggono e il sogno di stare meglio si avvera.
Ma se indubbio leffetto salvifico della parola, ci che sarebbe meglio non dimenticare il rischio che si corre a fidarsi
di termini impropri, sottilmente illusori: la
parola gridata, allordine del giorno,
uninstancabile divoratrice di neuroni. Basta aumentare i decibel ed impossibile sottrarsi, il comando perentorio
e brutale: sufficiente chiamare un concetto
con un termine che non gli corrisponde ed
eccolo spezzarsi, riaggregarsi, farsi altro da
s. Titoli di stampa campeggiano sui giornali e sulle nostre bacheche di Facebook
inneggiando a verit poco sincere e ci sono
relazioni tra attrici e calciatori pi osannate
di sagge analisi antropologiche. La parola abusata, sconvolta dal trauma, talvolta
si fa patologicamente noiosa, ed ecco che
dopo anni e anni strage di migranti non
interessa pi; attentato dellIsis neanche. Fiumi straripanti parole formano una
pappa informe in mezzo al fango quando
basterebbero poche, asciutte, nuove frasi
a restituire dignit a determinate notizie.
Dunque la parola avvera, distrugge, ci tiene compagnia e talvolta, come una vecchia

Fischi di carta

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zia, ci annoia.
In ogni caso ci che pi ci disturba
la sua assenza ci si lascia quando si
smette di dire Ti amo. Questo perch
ormai siamo tossici della parola: ne dipendiamo. Stiamo ritornando al pensiero
di Parmenide per cui, se si dice qualcosa,
perch esiste, altrimenti non c; e cos la
parola, una volta nobile mezzo, diventato
il fine della nostra esistenza. Siamo in balia
di unorgia di discorsi che ci anestetizza e

ci fa dimenticare che, per citare i dieci comandamenti altro esempio di parola fatta
legge non bisognerebbe nominare la Parola invano.
Non tutto pu essere detto. E a volte la miglior parola proprio questa:
il silenzio

UN ARTICOLO CHE VI FAR...


di Martina Podest

Chiamato cliffhanger, negli ultimi anni


uno dei cardini della serialit e consiste in
un finale in cui la narrazione si interrompe
bruscamente in corrispondenza di un
momento di grande suspense. Usato
soprattutto nei finali di stagione (si veda
la quinta serie di Game of Thrones), consiste
solitamente nel lasciare uno dei personaggi
principali tra la vita e la morte, o nel nonrisolvimento di un nodo enigmatico di
grande importanza per la storia.
Quella del finale sospeso per una
tecnica usata da sempre sia in letteratura
(si pensi ai romanzi dappendice) sia al cinema, spesso in vista di episodi successivi
(parliamo quindi di saghe), ma anche in
narrazioni che non prevedono alcun seguito. bene per precisare che non si
parla qui di opere lasciate incompiute per
svariati motivi, come la morte dellautore,
ma di opere concluse, con un finale intenzionalmente
lasciato aperto dallo scrittore.
La domanda a questo punto sorge
spontanea: perch un autore dovrebbe
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volutamente lasciare sospesa la propria


storia?
Una simile tecnica pu essere usata
con esito comico, come nella novella
Romanzo medievale di Mark Twain, in cui
lautore crea un intreccio che, confessa
alla fine, non pi in grado di sciogliere:
non troverete alcun finale in questa
storia dice perch ho gettato leroina
in un tale vicolo cieco che non mi resta che
lavarmene le mani.
Pu altrimenti essere usato con
intento satirico: il finale sospeso infatti
la cifra stilistica della raccolta Woobinda e
altre storie di Aldo Nove, in cui i racconti
contorti, ossessivi e assurdi terminano
spesso con una parola lasciata a met.
Obiettivo principale dellautore, qui,
quello di dipingere una societ afasica
e farneticante: i suoi racconti vogliono
riprodurre le chiacchiere inutili che
caratterizzano i nostri tempi e, in questo
contesto, il fatto che il finale sia lasciato
sospeso la conferma del vuoto di
contenuti che mette alla berlina, della non

Fischi di carta

importanza di ci che si dice; le parole


dunque restano a met, si perdono nel
vento, futili.
Fondamentale poi questa tecnica per
lhorror: moltissimi racconti brevi di questo
genere, tra i quali ricordiamo quelli di
Ray Bradbury, terminano senza una vera
e propria chiusura del finale, lasciando il
lettore a bocca asciutta. Un simile finale
efficace poich permette di conservare
il mistero, elemento fondamentale della
narrazione noir, e richiede la collaborazione
del lettore, che deve ricreare da solo il
proprio scenario orrorifico.
Il finale sospeso pu essere dunque usato
per far ridere, intimorire o riflettere;
talvolta per provocare o sorprendere: il
punto interessante che in ognuno di
questi casi richiesto al lettore uno sforzo
interpretativo. Di fronte a un finale sospeso,
infatti, chi legge deve immedesimarsi
per un attimo non nella storia, ma
nellautore e creare un suo finale con il
solo ausilio dei dati forniti dal testo e della
propria creativit; molto chiaro a questo
proposito Umberto Eco nelle sue Sei
passeggiate nei boschi narrativi, in cui teorizza
la figura centrale del Lettore che deve
riempire gli spazi bianchi lasciati dalla
narrazione con la sua attivit inferenziale.
Se non nella ricostruzione della storia,
lo sforzo di collaborazione richiesto a chi
legge per capire il senso della sospensione
narrativa: nei racconti di Nove, ad esempio, necessaria unanalisi contenutistica
per capire il motivo della sua scelta. Talvolta il racconto pu terminare non con
una sospensione della narrazione, ma con
una reticenza: al lettore sono cio forniti tutti gli elementi per costruire il
finale che per non viene descritto

dallautore. In questo caso richiesta


una minima collaborazione potremmo
definirla un gioco a unire i puntini che
consiste solo nel raccogliere i dati presenti
nel testo e nel creare la giusta sceneggiatura.
Oltre a quello letterario, anche il caso
cinematografico offre interessanti spunti
danalisi per i finali sospesi: non possono
non venire in mente Inception di Christopher
Nolan, in cui ci rimane il dubbio se il
mondo in cui si svolge la storia sia reale
o immaginario; Shutter Island (Martin
Scorsese), che non ci consente di sapere la
verit sulla salute mentale del protagonista;
Zodiac (David Fincher), che non ci svela
lidentit del serial-killer, elemento ancora
pi sorprendente dal momento che il
genere giallo-poliziesco prevede per
sua natura un finale chiuso, dato che
consuetudine che il lettore/spettatore si
metta in competizione col detective (o chi
per lui) e pretenda un riscontro finale delle
sue supposizioni. Pensiamo anche al caso
italiano del Pasticciaccio gaddiano, primo
giallo nostrano a sconvolgere la struttura
del genere classico lasciando il lettore
senza un finale.
Parliamo quindi di una tecnica
narrativa molto esplorata e sfruttata
dai media soprattutto per stupire, per rendere memorabile una narrazione, usata
soprattutto in quelle brevi che richiedono
un finale a effetto, quindi a sorpresa o
sospeso, il quale oltre allefficacia nel creare sgomento nel lettore gli permette di non
essere solo spettatore passivo, ma di mettersi in gioco diventando co-autore e riempiendo tutto lo spazio bianco che chi scrive
gli lascia sulla pagina

Fischi di carta

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MIGRAZIONI

traduzioni

Poesia di Ed Senders, dalla raccolta Poem from jail (Poesia dal carcere), 1963.
Traduzione di Lorenzo Battaglia.

POEM FROM JAIL

POESIA DAL CARCERE

[] No, they have


not halted hate.
Yes, it is true;
Death shall assume
the continuum.
If I am turned
to atomic death
here in my cell,
Let I leave behind
for earthologists
a masturbation,
poetry on
toilette tissue,
love-body of
continuing
nonviolence;
and I shall
project myself
to that time
where I am
clad in feathers,
& my mind
is ejaculated
into the Cosmos
& I breathe
the god-breath,
& dance
in the rays
of Nonviolence,
staring into forever.

[] No, Essi 1 non hanno


fermato lodio.
S, proprio cos;
la Morte sola si fa carico
del continuo delle nostre vite.
E se ho osato rivolgermi
qui, nella mia cella,
alla morte atomica,
Permettete signori
che io lasci
agli esploratori del futuro,
lesempio di una masturbazione,
una poesia scritta
sulla carta igienica,
amore puro che si manifesta
attraverso la Nonviolenza;
& cos potr proiettare me stesso
al momento dove sar
vestito di piume,
& la mia mente sar
eiaculata nel Cosmo
& allora respirer
nel respiro divino
& canter
nella pioggia la
Nonviolenza,
fissando il mio sguardo
alleternit.

Qui lautore si riferisce ai governi delle democrazie occidentali.

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Fischi di carta

PROSSA NOVA

racconti

CARNE ROSSA
di Milo Karoli

In principio c la parola ma non si sa


mai bene da che parte prenderla. Prima di lei
non c niente, nasce da s, come un germoglio che germogli da solo quando nessuno se
lo aspetta, alla luce dei primi raggi dellalba.
Nemmeno Dio ci guarda da lass, bisogna
ancora che ce ne facciamo una ragione, che
in grazia di Dio riceviamo unanima, nasca la
mentalit. Ed Pace. Poi fa sera e fa mattina,
ma in questo modo chi racconta ha solo due
colori, il giorno e la notte, il bianco e il nero.
Le lucciole rimangono imbrattate, nellacqua
rimasta a gocce sulle pareti, mentre cercano
di liberarsi dallacqua tesa, capillare, a intermittenza. Ed Guerra. Sfortunatamente per
gli uomini, per, poi fa sera e fa mattina, e il
terzo giorno la parola fiorita e si allontana
dalla terra, ha piovuto tutto il pomeriggio e
dappertutto sono i colori dellarcobaleno. Ci
sono tante tonalit, tanti fiori e bisogna fare
attenzione a non confondere i petali di uno
con lo stelo di un altro, le parole di uno con
i desideri di un altro. Nonna ha preparato la
fettina di vitello, e il pane con lolio e lorigano profumato, e Milo bambino desidera che
arrivi la sera per vederci di nuovo chiaro, per
catturare le lucciole con le bottiglie rimaste
vuote, comprate al supermercato.
Casa di nonna sta a Ponteggia, a una
diecina di fermate di corriera da Villa Lata,
e quando piove sembra venire gi tutta la
montagna: le pietre franano sulla strada battuta, le ripe si sfaldano, gli ettari di propriet

disperdono i confini e la facciata del colle


stravolta come una donna che si sia scordata
di struccarsi, prima di mettersi a piangere. I
nonni di Milo bambino venivano da Pedona,
i soldi a debito del Banco Popolare hanno
pagato quasi tutto, la pietra di Cerignola, il
legno di abete rosso, le inferriate ai contorni
del bosco e del roseto sul limitare dei terrazzamenti. Molti anni prima, in citt, il nonno
di Milo bambino aveva trascorso la guerra.
I tedeschi, diceva, arrivavano in marcia nella piazza grande, lavanzata guidata da un
gigantesco carro armato costringeva tutti a
rintanarsi nelle case o sotto i portici o negli
anfratti dei canali. Il caporale usc dal suo
abitacolo con il fucile in mano, minacciando
il nonno di sparare se non si fosse spostato.
Ma un ragazzo, diceva, si chiamava Balilla,
afferr un sampietrino e lo lanci diritto in
testa al soldato tramorturo, spaccandogli il
naso.
Milo ragazzo lo vide e gli assest un pugno sulla faccia. Gli aveva mentito, lo aveva
tradito e adesso era cieco di rabbia.
Mi hai mentito gli disse prendendolo
per il colletto.
Chi si fosse soffermato, dallautobus ancora in rimessa davanti alla fermata, avrebbe assistito ad uno spettacolo (subito ci fu un
fragore, un fracasso di vetro in frantumi!):
spaventato avrebbe creduto di vedere Milo
ragazzo violentare una donna, col busto
in avanti, leroe furioso che si schiacciava i

Fischi di carta

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quadricipiti contro la sbarra strutturale, orizzontale, dove si saldano i seggiolini per lattesa, sulla quale pareva sedesse una donna a
gambe aperte. E Milo, ragazzo, tra quelle sue
gambe.
In realt le gambe in considerazione erano del suo rivale, i due si erano ritrovati in
quella posa tanto erotica nel momento in cui
uno scaraventava laltro contro il vetro della
pensilina, mandandola in mille pezzi, intralciati soltanto da quella sbarra metallica ad
altezza culo. Laltro era remissivo, colpevole,
urlava di smetterla con il tono di chi ritiene
di avere espiato a sufficienza, ma lascia alle
ragioni dellaltro di decidere se continuare a
pestare. Locchio nero, ora Milo lo fa cadere sui vetri ma devono essersi feriti entrambi
perch anche il pugno che colpisce gronda
sangue. Qualcuno ha chiamato la polizia.
Un negro che assiste cerca di fermarli. Colpito e insultato. C una macchina e Milo ragazzo costringe il rivale a salire, ma bisogna
portarlo in ospedale. Sono partiti di corsa e
poco dopo arrivava una volante e scendevano i poliziotti con gli stivali in una pozza scura. Lafricano ha fatto in tempo a prendere la
targa ma interrogato riusciva a dire solo: Se
le sono date di brutto.
Raccontare una storia soprattutto se triste un duro compito per uno scrittore. Se
sceglie di narrarla da fuori, da un punto di
vista che rimanga esterno alle vicende trattate, lautore ha la responsabilit di raccontare come sono andate le cose in maniera
oggettiva, senza mai dare quella fastidiosa
impressione di onniscienza, di presunzione,
di patetismo. Quando incontra gli oggetti o
i personaggi non deve cedere alla tentazione
di chiamarli troppo facilmente per nome, di
darli per scontati. Lo scrittore ha il dovere di
costruire delle geometrie, delle prospettive
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personali ma poi, da subito, esplicitarle: essere fotografico, mai pittorico. Cos in quellospedale fu mattina e poi fu sera, e al narratore non resta che dire di Milo ragazzo mentre
piange per lamico che ha appena massacrato, per la donna che ha scoperto traditrice.
Era stata pace, poi guerra, e il terzo giorno
molto pi facile distinguere le parole tra di
loro, le parole vere dai veri desideri, rivivere
gli istanti di un passato tanto logico e capire
che, in fondo, si sempre stati ingannati.
il momento di un breve escurso sulla
storia di Eunice. Il nonno di Eunice bambina
viveva per il suo lavoro. Da giovane aveva fatto le scuole ed era stato in marina e negli anni
50, allet di ventisei anni, col fido del Banco
Popolare aveva potuto comperare i macchinari necessari a mettersi in proprio: guarnizioni navali e riparazioni. Lattivit era molto
cresciuta negli anni: Pedona citt di mare
e il duro lavoro, parallelamente a una concezione solo tripartita della nozione di utile
in ordine prioritario: il dovuto agli operai,
il dovuto ai fornitori, il restante alla famiglia
(ciocch almeno filosoficamente rendeva un
ingiusto discredito al ruolo sociale occupato
dal Fisco) consentiva a qualunque piccola
impresa familiare di moltiplicare il proprio
capitale nellarco di due o tre decenni. I genitori di Eunice iniziarono presto a lavorare
per il nonno, la famiglia negli anni 80 aveva
una casa proprietaria, venti lavoratori a tempo indeterminato e due officine, al 9 e all11
di via Gramsci. nella prima di queste due
palazzine che venne su il figlioletto unico ed
sempre l che, alcuni anni dopo, nella stessa
casa, fu allevata Eunice bambina.
Questa passava molto tempo nellofficina, poteva disegnare coi pastelli e imparare
ad andare con la bicicletta. Una volta un
operaio col suo camion era entrato di corsa

Fischi di carta

ma aveva dovuto inchiodare, per non investire Eunice che pedalava. Unaltra volta un
grosso topo le aveva tagliato la strada, e questo secondo incidente segn definitivamente
la fine della sua passione per la bici. Cos
adesso accompagnava a piedi la nonna per le
sue faccende: la messa per lanima, la banca
per gli assegni, la gioielleria per il lusso ed infine, per gli oggettini, Chan.
Chan era ometto dallaspetto puntuale, i
capelli tagliati corti e le guance rasate filo filo,
si era trasferito a Pedona da alcuni anni, viaggiando per centinaia di migliaia di chilometri
in nave, partito dal porto di Yuan-Chu. Ma
le sue dita erano goffe mentre toccavano il
denaro, mentre riponeva la merce negli scaffali, e la nonna andava matta per tutte quelle
cineserie che virgola dopo virgola, congiunzione dopo congiunzione, per un narratore
sarebbero forse soltanto enumerative, inutili
a restituire lesotismo della sua bottega. Quel
giorno per, sorprendentemente, anche il
nonno varcava la soglia di Chan.
Imprenditore intuitivo e vivace, il nonno
di Eunice bambina aveva deciso di fare un

coraggioso viaggio daffari, voleva estendere


la sua attivit alleconomia di un continente
che da alcuni anni prometteva di espandersi
sempre maggiormente.
Impara sempre le lingue, non avere mai
bisogno di un interprete, aveva detto, in effetti, il nonno a Eunice ragazza qualche anno
dopo: Specialmente negli affari, perch non
sai mai cosa potr dire al posto tuo.
E allepoca lunico cinese che abitava in
tutto il quartiere era forse, in effetti, proprio
Chan.
Il nonno entr deciso, col fare di chi sa
che la fermezza, di per s, bene atteggiata
sufficiente a convincere se stessi e gli altri
delle proprie manovre e cos, dopo quellingresso improvviso e qualche ulteriore breve
colloquio, non si volt pagina al calendario
dei santi della Quercia Nera che il buon lavoratore e il suo interprete erano in partenza per il porto di Yuan-Chu, alla scoperta di
nuove possibilit di mercato.
Eunice
non
sopportava che
Milo uomo
(continua)

PROSSA DEI LETTORI


Questo testo era in attesa da due anni circa, me ne ero dimenticato, certo che ne passata di acqua sotto
i ponti, sono cresciuto nel frattempo. Per ragione di affiliazione sono tenuto a fare pubblicit a un blog
di nome Alka-Seltzer, ci son ben nove autori credo, ed pieno di poesie contemporanee e prose.

IL MESSO DI ARIMANE
di Niccol Buccaran

Questo lestratto di un racconto che potete trovare, nella versione integrale, sul nostro sito web.
Aveva piovuto nei giorni precedenti e la
terra era fangosa quel 13 settembre del

1916; restavano le tracce degli uomini sulla terra e le persone che vennero quel gior-

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no si sporcarono. Portarono Mary pi gli altri quattro elefanti, affinch assistessero e gli
fosse di monito, ed essi erano gi attesi, che
a frotte quel giorno giunsero i cittadini per
linsolito spettacolo. [] Vi erano parecchi
bambini tra loro e grandi e piccini si appressavano nel cantiere della societ ferroviaria
Clinchfield. Chi aspettava in silenzio assorto nelle sue preoccupazioni o forse teso per
lavvenimento, chi vociferava con il vicino,
sempre tenendo un occhio ai pachidermi,
chi si scambiava qualche battuta per passare il tempo [...]. Finalmente incatenarono
Mary al binario di una ferrovia, mentre il
carroponte la sovrastava e, poi, cautamente,
le fecero passare intorno al collo una catena,
adeguato capestro di ferro.
Mansueta, abituata alla folla, se ne stava e
lemozione crebbe nel silenzio non appena
limprovvisato argano cominci, lentamente, inesorabilmente, in uno stridio, a tirare.
Torse la testa, barr e fu un lamento di straziante dolore quando la catena che la doveva uccidere, man mano che laveva sollevata,
trov la resistenza della catena che la legava
alla ferrovia: ch qualcuno si era dimentica-

to di scioglierla dalla zampa destra. Nulla


fu fermato, i pi vicini, ammutoliti dallorrore, sentirono il rumore dei tendini che si
spezzano; poi, per la eccessiva trazione, anche la crudele catena si ruppe e la grande
Mary cadde a terra. La folla di esseri umani
temendo la vendetta e la furia sciamarono
via come mosche, ma annichilita, gravemente ferita, scioccata, essa non poteva rialzarsi, accasciata respirava pesantemente
e si guardava intorno con il piccolo occhio
marrone folle di terrore. E si riavvicinarono
cauti i bipedi e unaltra catena fu approntata e stralunati, infarciti di adrenalina, le
cinsero di nuovo il collo. La catena torn a
scorrere e Mary, come per miracolo, prese
il volo, sospesa nellaria, si innalz; quattro
metri la separavano dal suolo quando mor
e tutti i presenti lo videro, videro lelefante
dondolare allincupire del giorno, penzolava. Allora fu vero,un elefante si dondolava
sopra il filo, ma non era di una ragnatela
e non chiam nessun altro elefante, perch
era crepato, e io risi sguaiatamente quando si rilasciarono le viscere e ne precipit
una cascata di merda. []

INFISCHIATENE

recensioni

EVGENIJ ZAMJATIN

L'INONDAZIONE ( VOLAND, 2016 )


di Francesca Torre

Linondazione, pubblicato per la prima volta nel 1929 , uno dei primi titoli della collana digitale
e.klassika, dedicata a capolavori della letteratura russa oggi introvabili. Il nome stesso dellautore forse dice poco ai pi; eppure la sua opera pi importante, Noi, rappresenta nientemeno
che lantecedente della letteratura distopica novecentesca e in particolare di 1984. Linondazione,
come ci spiega la curatrice Daniela di Sora: solo in apparenza non ha la carica accusatoria delle
opere precedenti. Nellincipit, lautore focalizza lo sguardo su una Russia che ha visto la guerra
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e la rivoluzione, eppure che appare sempre uguale a se stessa; solo il carbone cambiato (prima
veniva da Cardiff ed ora dal Donec), forse addirittura in peggio. Questa Russia lo sfondo
e insieme la proiezione della vicenda di una coppia dallequilibrio precario.
Microcosmo e macrocosmo, ordine naturale, destino universale e storia privata sembrano aver stretto un legame inesorabile. Per tutta la notte il vento del litorale batt alla finestra facendo tintinnare i vetri, lacqua della Neva saliva. E come legato alla Neva da invisibili
fili, anche il sangue saliva. Alla tensione del fiume risponde il sangue delluomo, che ribolle
nelle vene poco prima dellamplesso, ma anche il sangue di donna, tanto naturale quanto indesiderato, anticipato da un incubo. anche attraverso lambiguit fra sogno e realt che il narratore mette a nudo lessenza dei due protagonisti, tanto pi sottile e resa in
maniera efficace quando vediamo Sof ja correre, singhiozzare, inciampare, cadere, toccare
qualcosa di umido e solo alla fine svegliarsi dallo spavento, con le mani sporche di sangue.
Trofim Ivany e Sof ja vivono come una vera e propria frustrazione lattesa del figlio
tanto desiderato che ogni mese manca al suo appuntamento. Decidono cos di adottare Ganka, la figlia di un falegname malato di tifo, quando la piccola rimane orfana. Ma
Ganka si relaziona solo con il padre adottivo, mentre si limita, in alcuni momenti, a guardare fisso Sof ja attraverso i suoi occhi verdi da gatto. Un giorno, tornata a casa prima del
solito, sulla soglia apparve Ganka, scalza, con indosso solo una spiegazzata camicia rosa. Si
ferm impietrita, la bocca e gli occhi spalancati su Sof ja. [] Quasi immediatamente entr
Trofim Ivany. Era vestito, evidentemente non aveva ancora fatto in tempo a spogliarsi [].
Gli argini del cuore di Sof ja non possono pi contenere la piena dei suoi sentimenti, proprio
come quelli della Neva la furia dellacqua: il mondo sembra essersi fatto carico del dramma, fino a
sfociare nellinondazione, che pu essere facilmente letta come una metafora concretizzata allennesima potenza dallautore. Poco pi avanti, il cuore della donna verr di nuovo inondato, questa
volta dallodore del sudore della ragazzina: cos, in un attimo, Sof ja abbatte una scure sopra di lei.
Zamjatin privilegia il silenzio, si affida a immagini che si susseguono alla maniera di un film muto.
Lautore sceglie, a seconda della necessit, di allargare e restringere linquadratura e di soffermarsi su questo o quel particolare dellambiente (le nuvole; una mosca, prima prigioniera in
un barattolo, poi attirata dal cadavere) e dei personaggi (le labbra di Sof ja; il suo ventre che brucia; lodore di Ganka, la frangia bionda, le ginocchia tenute larghe; i denti delluomo) che ricorre, esemplificando un sentimento. Il cuore di Sof ja scandisce un tempo tutto suo, che sembra
influenzare il pendolo, pi volte paragonato a un uccello agitato: lo stesso animale simbolo della
donna, cos come, per antitesi, il gatto rappresenta Ganka: ambiguo, espressione di una certa sensualit (la stessa della ragazza, attratta dai giovanotti del vicinato e desiderata dal padre adottivo).
Lazione, rapida e lineare, deve molto a un linguaggio essenziale, che si nutre della metafora e della similitudine, che si affida non alla retorica e alla descrizione, ma allincisivit dellimpressione per meglio rappresentare la tensione. Zamjatin riesce cos a farsi interprete di un clima
di precariet e di violenza, rappresentando il fallimento di una Rivoluzione che non ha significato
la liberazione della donna dal peso della maternit a tutti i costi e dal servilismo (Sof ja), che ha
lasciato i pi deboli vittime di soprusi e del proprio destino (Ganka), mentre loperaio Trofim
Ivany non somiglia affatto al costruttore di un mondo nuovo, come scrive Daniela di Sora. Una
voce vitale, originale e coerente che merita davvero di essere riscoperta

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