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Gratuita

Settembre 2016

Genova

n. 39 anno 4

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

Solo tra le due notti il Mare risplende.


Presa e costretta negli intorti gorghi,
come una preda pallida, la luce.
Gabriele DAnnunzio, Alcyone

pag. 2 | Editoriale A. Mantovani, M. Valentini


4 | Poesia A. Mantovani
5 | Planetario autori A. Lanzola, L. Calpurni
8 | Le poesie dei lettori E. N. Ghio
9 | Elementi riflessioni P. Martino, D. Porcheddu,
C. Calabresi
14 | Migrazioni traduzioni A. Denaro
15 | Prossa nova racconti A. Moro
17 | Prossa dei lettori M. Lolli
18 | Infischiatene recensioni A. Moro

www.fischidicarta.it

Una rivista, qualunque dimensione


e posizione ricopra, pur sempre una
responsabilit. Riempire delle pagine
bianche con precisi contenuti comporta una necessaria e costante attenzione
nei confronti di ci che si pubblica e di
come lo si fa.
Quello trascorso, con i Fischi di carta, stato il primo anno di un progetto
rinnovato che si fatto carico di numerose penne, triplicando il numero dei
componenti attivi e dunque dei cervelli
e dunque delle idee. stato un anno
di sperimentazione e di forte tensione
aspettativa, un anno in cui abbiamo
morso il freno, scalpitando ad ogni
occasione, per avere poi la conferma,
nel nostro piccolo, che le cose fatte con
testa e passione pagano.

di Alessandro Mantovani

RICOMINCIARE

Lanno che verr, parafrasando Lucio Dalla, seguir necessariamente il corso intrapreso, accordandosi alle esigenze dei lettori e proponendo novit, senza
per stravolgersi. Fischi di carta ha acquisito nel tempo una sua fisionomia, un
suo ruolo nello spazio sia geografico che letterario. Questo territorio acquisito
ci che impone la responsabilit di ascolto e le misure che ne conseguono.
Dunque, come prima cosa e almeno provvisoriamente, Fischi di carta diminuir
la tiratura, passando a 1000 copie mensili, per garantire unuscita regolare e
mantenere, oltre ai propri standard qualitativi, lindipendenza e la gratuit, fondamenti di questa idea. Inoltre, dal mese prossimo locchio attento di qualche
lettore potr cogliere un lieve riassetto interno della rivista, bilanciando gli spazi
delle pagine a favore di una maggiore presenza di testi poetici, inediti e non.
Nellaugurio di un anno ricco di idee e progetti, mi rivolgo ai lettori per un
piccolo appello. Ci che vi chiediamo una cosa sola: leggete. Leggete noi e
tutti gli altri giornali, riviste, siti che possano diventare un punto di riferimento
per sviluppare un discorso da portare avanti non sul web n con voi stessi, un
discorso che va aperto nelle occasioni di incontro, alle letture, agli eventi. Impariamo a farci carico delle nostre idee e a non aver paura di metterle in discussione. Questa la cultura vera, quella che si fa tutti i giorni, soprattutto con la
pratica. Buon anno a tutti

E D I T O R I A L E

Chi scrive mente?


Si dice di s. Chi scrive, banalmente, racconta storie. Chi scrive trascina la realt che ha sotto gli occhi nel campo
dellabc elementare. Costringe in uno solo tutti i linguaggi: i suoni, i colori, i gesti, le forme
Chi scrive come chi, con un imbuto, travasa dellacqua da una pentola a una bottiglia. Durante loperazione:
alcune gocce resisteranno alla corrente, abbarbicate alle pareti del conico strumento; parte dellacqua traboccher
erroneamente per colpa dellimpugnatura incerta di chi presiede il travaso o delleccessiva inclinazione della pentola; il
liquido che arriver finalmente a destinazione si mischier con la polvere e i residui di altre sostanze presenti allinterno
della bottiglia. Chi avr adoperato limbuto mentirebbe dicendo che nella bottiglia presente la medesima acqua che
stava nella pentola.
Allo stesso modo, chi scrive soffoca la realt allinterno di una prospettiva tutta sua oppure marxista, postmoderna,
surmoderna, idealista, romantica, simbolista, foucaultiana, mistica, si ripara per istinto dalla complessit di ci che
gli sta intorno e mente, altera il mondo, affermando cose diverse da come sono in realt.
Si dice anche che ogni bugia abbia il suo prezzo.
Essa aiuta chi scrive a sezionare il reale, prenderne la porzione preferita, impacchettarla con cura, ma chiede in
cambio la personalit dellautore, la sua onest e il suo coraggio (indagare ci che non conosce, se non lo pu evitare,
fuggire dalle frasi fatte, smascherarsi davvero, usare un po dironia, fare attenzione ai modelli).
In definitiva, pagare o meno il prezzo della bugia rappresenta il discrimine tra quella che si potrebbe chiamare letteratura e le cartoline distanti delle mattine destate

Per questo, studiandomi anchio, mosso da vanit, di lasciare qualcosa ai posteri e mirando a non restare io solo privo della libert intrinseca al favoleggiare, non avendo daltra parte nulla di vero da raccontare nulla infatti mi era capitato degno di nota , presi la via della
menzogna, ma con molto pi giudizio degli altri, giacch in una cosa almeno sar veritiero, nella dichiarazione che mento.
Luciano di Samostata, Storia vera, I, 4

di Matteo Valentini

ERGO MENTO

CONFLITTO QUOTIDIANO
di Alessandro Mantovani
Eravamo fermi
in singole postazioni
dolori da litorale,
i moti dellacqua sperando
lenissero le aperture,
le feritoie aperte
a lasciar passare dardi
gettarli in piene viscere
in pieno abisso.
Abbiamo camminato poi
rasenti la muraglia precaria
delle cabine estive
sapevamo di militi ingobbiti
dal fucile, dallo zaino.
Qui tutta una guerra,
compagno, che domani
rossi in testa
ci terremo non si dica
feriti nellinconscio sulle
mani striate a met del petto
sotto le bombe
sopra le pietre.
Bada alle ombre, ti prego,
dietro gli interstizi
ai pungiglioni sotto sabbie
smosse dinferno.
Salta sbecca dilania
se devi,
ma con
curatela, fratello.
Ricorda: qui fuori
tutta guerra.

Fischi di carta

PLANETARIO

autori

ANTONIN ARTAUD

POUR FINIR AVEC LE JUGEMENT DE DIEU


di Andrea Lanzola
Antonin Artaud (1896-1948), nativo
di Marsiglia ma di origine turca per parte
materna, trascorre gli anni delladolescenza studiando al liceo, appassionandosi alle
lingue classiche, ai poeti francesi e inglesi pi vicini alla sua indole (Baudelaire,
Rimbaud, Verlaine, Rollinat, Poe). per
lincontro decisivo a Parigi, nei primi anni
venti del novecento, con Lugn-Poe, Jacob
e Coupeau a introdurlo nel mondo del teatro, dandogli lavoro come attore e come
critico, assieme alle parallele collaborazioni cinematografiche con Gance, Lang e
Dreyer. Nel 1923 incontra il pittore Andr
Masson e pubblica il primo numero della
rivista Bilboquet da lui stesso diretta. Poco
dopo esordisce come poeta pubblicando la
plaquette Tric trac du ciel, ma sar soltanto
il 24 che lo far comparire sulle scene della cultura (Correspondance avec Jacques Rivire
sulla Novelle Revue Franaise) portandolo
allattenzione di Breton e dei surrealisti coi quali collaborer tra il 24 e
il 26 per poi distaccarsene dopo aver
ricevuto accuse di renitenza nei confronti
della rivoluzione russa. Le sue attivit di
attore e drammaturgo non riescono per
a garantirgli un appoggio economico sufficiente mentre lo stato di depressione con
momenti di squilibrio mentale presente sin
dalladolescenza faceva uso di oppio su
prescrizione medica dai diciotto anni si
accresce. Pasquale di Palmo, curatore mo-

derno dei versi di Artaud, ha individuato


due sostanziali fasi creative del poeta: i primi testi, composti tra il 13 e il 23, debitori
degli autori amati dal poeta, privilegiano
lutilizzo dellalessandrino e contenuti dispirazione crepuscolar-parnassiana legati
a scenari tradizionali (la citt, la piazza, gli
eventi naturali). La fase successiva (192435, conclusasi con linternamento in manicomio) prende le mosse dal periodo
surrealista per poi evolversi, nelle raccolte
LOmbilic des Limbes, LArt et la Mort, Le Pse-Nerfs, i Textes surralistes dove prosa, versi
e brani teatrali si alternano verso una
produzione ancora legata a strutture metriche codificate (sonetto,
quartina rimata), ma pi incentrata
sul corpo e sulle sue esigenze anche
pi basse, dove si avvicendano immagini ripetute (gli organetti di Barberia, ad
esempio), visioni oniriche e stravolte, ossimori lessicali e contenutistici. In seguito
si aggiungeranno anche bestemmie,
nonsense, glossolalie alienate a met
fra realt ed ironia, dovute anche al
suo interesse per i medium e i linguaggi,
con un tentativo di recupero duna lingua universale e del ritorno allutopica
lingua precedente Babele (Di Palmo, p.
II) testimoniata anche, nella produzione
drammaturgica, dallattenzione del poeta
per il teatro balinese. Il corpo umano, simbolo dellessenza vitale soprattutto nella

Fischi di carta

sua martirizzazione analitica e spietata, viene letto alla luce delle antiche religioni, in
particolar modo di quella egiziana: centrale in alcuni versi dei Textes surralistes il riferimento al corpo senza organi da smembrare per far s che rinasca sotto nuove forme
(mito di Osiride) nonch alla mummificazione e alla morte apparente, preludio alla
vita nellaldil. Sar proprio il linguaggio multiforme la vera eredit poetica lasciata da
Artaud che soltanto dopo linternamento in diverse case di cura francesi e cinquantuno
elettroshock riprender, nel 1943, a firmarsi col proprio nome. Ristabilitosi un minimo,
potr fare ritorno a Parigi sotto la tutela economica di amici che si occuperanno di pubblicargli la plaquette Rvolte contre la Posie (1944), con cui il poeta siglava
il suo definitivo (ma gi pi volte tentato) distacco dai versi, croce e delizia di
un'inquieta e tormentata esistenza. Nel novembre 1947 registrer la famosa intervista
radiofonica subito censurata Pour finir avec le jugement de dieu, dove il delirio giunge agli
estremi pochi mesi prima di morire per un tumore il 4 marzo 1948
Organi a manovella, organetti, angeli
Inchiostri, lacche, incredibile miscela
Di acidit, di soavit,
Vattene, mio libro, dalle chiuse membra,
dove il midollo dello spirito siscrive, separato
In angeli, lacche, inchiostri, miscele
O lucido incubo, sofferenza chiarita
(da Tric trac du ciel, 1923)
BIBLIOGRAFIA
Antonin Artaud, Poesie della crudelt (1913-1935), a cura di Pasquale di Palmo, Roma, Stampa Alternativa, 2011

FERNANDO PESSOA

HO DENTRO DI ME TUTTI I SOGNI DEL MONDO


di Laura Calpurni
Un poeta perennemente alla ricerca
del proprio io, del proprio scopo,
del proprio ruolo nella societ e nella
quotidianit. Fernando Pessoa lo
spirito inquieto di una poesia sublime,
che affascina e tormenta allo stesso

tempo. luomo afflitto dal dubbio,


dallincapacit di sentirsi parte di un
unico corpo. Bernardo Soares, Alvaro
de Campos, Ricardo Reis, Alberto
Caeiro solo per citarne alcuni non
sono altro che burattini nati dalla

Fischi di carta

penna del poeta, ciascuno con vizi,


incubi e visioni differenti. Pessoa si
muove in una Lisbona ora grigia ora
soleggiata, tra le inquietudini culturali
di inizio Novecento e letture di Milton
e Keats sotto braccio. Pur essendo un
personaggio schivo, quasi una comparsa
anonima di un romanzo qualsiasi, era
deciso ad animare la vita culturale e
letteraria della sua citt. La poesia
nasce dunque dallindagine del s
e si trasfigura in una danza frenetica
sullorlo di un precipizio, tra quello
che si e quello che si vorrebbe essere.
Unico rifugio: labbandono totale
ed incondizionato allimmaginazione
che porta a visioni sospese, come su
una corda troppo tesa e fragile. Ma
lequilibrio debole che la visione stessa
dona, apparenza venata di delicata
ironia e disincanto, che il poeta, quasi
con lucida preveggenza, sente come
inafferrabile: [] chiuso nel mio sogno,
/ immoto emigro, e, senza volere, /
inutilmente ricompongo / visioni di
quel che non sar. Il mondo, tutto ci
che quindi fa parte di esso fugace,
finto. Le cose tangibili, gli affetti, sono
una realt troppo intima e sfocata, che
si perde in una ricerca spasmodica. Un
viaggio nel vuoto, una continua rincorsa
per uniformarsi ad un mondo che piega,
spezza e non risparmia. Quando la
corda si spezza ed il rimpianto di aver
perso quel poco che trasformava la

realt si perde nel ricordo, le tante voci


che si avvertono sono cos in antitesi ed
in contraddizione luna con laltra che
non riescono a non formare una qualche
armonia unica ed indivisibile. Pur nel
paradosso della frammentariet,
Pessoa riesce a uniformare le visioni
pi forti e i sogni pi deboli nel
gioco caleidoscopico di eteronimie
che si fondono sulla carta e nella
mente del lettore
QUESTO
Dicono che fingo o mento
quando scrivo io. No:
semplicemente sento
con limmaginazione,
non uso il sentimento.
Quanto traverso o sogno,
quanto finisce o manco
come una terrazza
che d su unaltra cosa.
questa cosa che bella.
Cos, scrivo in mezzo
a quanto vicino non :
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non .
Sentire? Senta chi legge.
SO CHE MAI AVR
So che mai avr quel che cerco,
e che non so cercare quel che voglio,
ma cerco, insciente, nel silenzio oscuro
e stupisco di quel che so che non bramo.

BIBLIOGRAFIA
Fernando Pessoa, Il mondo che non vedo. Poesie ortonime, a cura di P. Ceccucci, edizioni BUR Biblioteca
Universale Rizzoli, 2009

Fischi di carta

Fischi di carta

Edoardo Nicola Ghio,


nato nel 1994 a Novi
Ligure e risiede a Bosio.
Ha frequentato il liceo
scientifico bilingue E.
Amaldi a Novi Ligure e
attualmente sta conseguendo
la laurea triennale in
Economia a Genova.

LE
POESIE
DEI
LETTORI

Muraglie di prodotti
anziani in abiti eleganti
danzano con bastoni dassalto
si spostano nellombra
con esattori dellInps che li sorvegliano

Sbatti i piedi
gli annunci allaltoparlante
distolgono la tua concentrazione
dipendenti tristi compiono gesti
[senza riflettere
e il continuo rumore di ruote difettose
invade ledificio

Diventi rossa, stringi i pugni


imprechi ad alta voce
Non sopporti le scatole di latta
per non parlare dei prodotti bio

Un piatto di pasta al pomodoro


e le tue convinzioni astratte
svaniscono come pioggia
distrutte

Che poi
io e te
tu ed io
non avevamo deciso di mangiare pesce?

Tu sei ancora l
tra il degrado della societ
sei uscita in pigiama
per immedesimarti nel prossimo
inizi a sbuffare

Le cassiere distribuiscono bollini


come un signore con la barba
duemila anni fa
faceva con il pane e con i pesci
Con la carta magnetica super sconti
e i prosciutti sono tristi
perch il salumiere lascia sempre i due
[etti in eccesso

QUANDO COMPRI LA SALSA AL SUPERMERCATO


SEI COMPLICATA COME KAFKA
di Edoardo Nicola Ghio

ELEMENTI

riflessioni

LESTETICA DEL DISAGIO E IL PESO DELLE PAROLE


di Pietro Martino

Luso contemporaneo del termine disagio sembra non avere pi molto a che fare
coi concetti che i dizionari, classicamente,
attribuiscono ad esso: difficolt, angoscia,
inattitudine a sentirsi bene allinterno di
una situazione. Se pensiamo brevemente ai
contesti in cui questa parola compare oggi,
ci rendiamo conto che si tratta di un vocabolo usato con facilit, quasi fino a perdere
il suo vero senso, per trasformarlo in intercalare, in condimento e colore del discorso.
Che disagio, Sono nel disagio pi
profondo, e simili, sono locuzioni molto
fortunate nel gergo odierno, basta scorrere
le home di Facebook per verificarlo, disagi
a destra e manca: in spiaggia, in aula studio,
in cameretta e cos via. Una lunga galleria
di persone che adornano con questo termine la propria vita comune, che poi cos
disagiata non sembra.
Sar che in questo disagio, da trucco
sbavato e ubriachezza molesta, il giovane
doggi ci si annega bene, in un certo senso
ci gode: perch lo percepisce come un qualcosa di estetico.
Ma come pu il disagio essere estetico? Come diventato una specie di moda
decadente, una superficie da indossare in
societ? Che gusto c a farsi vedere ed affermarsi come disagiati?
Ci si sente molto punk, a descrivere
il proprio malessere come uno stile di vita,
a farlo diventare moda imperante. Ma ci
si dimentica che dietro al gesto, dietro al

capo dabbigliamento, ci dovrebbe essere


unidea. Potrebbe andare bene anche un
semplice slancio ribelle, forse illuso e stupido, ma sarebbe gi qualcosa di pi di questa
semplice elencazione di motivi di depressione farlocca e autocompiaciuta, che finisce
per sotterrare nel marasma della comunicazione le angosce vere di chi magari nel
disagio ci si trova per davvero.
Sembra che si possa imputare questestetica del disagio alla disillusione degli
anni zero, alla malinconica rassegnazione
che sembra il maggior prodotto culturale
della nostra epoca.
Che produciamo una rassegnazione
malinconica e dolciastra sembra dirlo pure
la nostra musica, indipendente e non solo,
giusto per fare un esempio artistico e meno
legato al costume sociale, alle tendenze generali di cui il Web pu dare solo proiezioni e frammenti. Ma pi che dirlo, in realt,
sembra che la nostra musica partecipi a
questo fenomeno.
Spopolano, e basta fare un salto su Youtube per verificarlo, tutti quei cantautori
che hanno fatto del senso di estraneit uno
stilema ripetuto e ormai canonico: vanno
tutti al mare perch nel mare si pi puri;
stanno tutti lontani dai luoghi daggregazione per non contaminarsi; non ce la fanno
tutti a fare la vita che stanno facendo. In
definitiva sono tutti, per usare il gergo dei
giovani italiani, presi male, e in qualche modo contenti di mostrarcelo e cantar-

Fischi di carta

celo, con innegabile competenza e capacit


di mezzi musicali e linguistici, finalizzata a
convincerci che questa sia lunica cosa che
si possa ancora dire senza sembrare banali,
quando in realt, ormai, stato banalizzato
pure questo assunto, e da molto tempo fra
laltro.
Uscendo dal contesto musicale, occorre
forse precisare che qui non si sta parlando di
una specie di contrapposizione fra pessimisti
ed ottimisti o fra illusi e disillusi: quello
del disagio un semplice esempio. Qui si sta
parlando della facilit con cui un adolescente, oggi, pu prendere una posizione e senza
nemmeno accorgersene, se in buona fede,
farla diventare una posa, uno stilema, una
forma di manierismo che pu essere artistico, legato al gusto o esistenziale.
La moda della parola, allora, non si
rivela poi cos diversa da quella dellabbigliamento, da quella della musica e di tutto il resto: si tratta sempre di un fenomeno
che schiaccia il circostante, di qualcosa che
impacchetta la volont dellindividuo, soprattutto se esso non ha sviluppato i mezzi
per porre una propria resistenza, che deve

essere fatta, presumibilmente, di coscienza


critica.
Tornando infine al vero tema di questo
articolo, una nota di costume, occorre dire
che senza dubbio gli ultimi anni sono stati
ricchi di disillusione e che hanno contribuito
a creare il fenomeno di cui stiamo parlando; ma questa estetica del disagio pu essere
vista come una delle tante derive del nostro
sistema dinformazione e comunicazione,
sistema che fomenta la moda stessa, e della
moda, qualunque essa sia, si nutre come una
pianta carnivora, senza alcun interesse per
ci che essa pu significare, ma solo per ci
che pu veicolare in senso economico.
Anche il linguaggio viene usurato dal
sistema in cui ci muoviamo: le parole sono
sempre pi simili agli oggetti, significano
sempre meno. In questo processo che pare
irreversibile, lunica alternativa, lunica forma di resistenza, sembra essere un quotidiano sforzo di peso delle parole e dei significati che esse veicolano, per non scivolare
nel magma indistinto della comunicazione
di massa, dove anche il disagio diventato
una moda estetica

ELOGIO ALLA SPALLA


di Diletta Porcheddu

Tutti amano i geni.


Nella vita reale, in letteratura, nelle serie tv, siamo tutti inesorabilmente attratti
da quel personaggio che seppure spesso sia
scorbutico, irrazionale, a volte persino incosciente, con un guizzo improvviso rende
la realt meno ordinaria, presenta punti di
vista totalmente nuovi su un argomento,
risolve problemi considerati insormontabili
da noi comuni mortali.
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Cos eccoci l, trasportati nel vortice del


suo magnetismo, del suo inusitato carisma,
incapaci di uscirne, di disintossicarcene,
come forse razionalmente vorremmo. E
quindi ci ritroviamo relegati, come il naturale ordine delle cose impone, al vecchio
e inflazionato ruolo della spalla, adoranti spettatori di qualcuno che riteniamo
troppo superiore a noi per poter solo immaginare di porci al suo stesso livello. Ma

Fischi di carta

davvero un destino cos infame?


C chi dice che la spalla sia una necessaria controparte del protagonista, senza la quale egli stesso non potrebbe
esistere, o quantomeno sopravvivere, in un
mondo che secondo la sua prospettiva non
alla sua altezza o non in grado di capirlo.
In effetti, chi sarebbe Sherlock Holmes
senza la spalla con la S maiuscola, il fido
dottor Watson? Sempre un genio, senza
dubbio, ma probabilmente sarebbe morto
di overdose sulla sua poltrona del 221B
Baker Street, pianto dalla sua landlady Mrs
Hudson, ma sconosciuto al resto del mondo.
La spalla in molti casi fa da tramite tra
la realt del genio e la vita reale nel
tentativo di farle combaciare e quindi di
creare una versione del genio pi socialmente accettabile. Ovvero pi incline ad
accettare quelle convenzioni che, sebbene
percepite come irrazionali, gli permettono
di coltivare le relazioni personali necessarie
alla migliore (e pi proficua!) espressione
delle sue qualit.
Chi opera in questo modo per esempio
il colonnello Pickering, amico del signor
Higgins nel Pygmalion di George Bernard
Shaw. Higgins un uomo che, sebbene
intelligentissimo, incapace di trattenere
il suo tagliente sarcasmo e perci spesso
maltratta la sua cliente Eliza Doolittle, la
quale si rivolta a lui per imparare i modi
di una lady dellalta societ. Essa invece
convinta a perseverare per raggiungere il
suo obiettivo proprio dai modi da gentleman
del non brillante ma empatico colonnello
Pickering. Inoltre, la riluttanza del genio a
entrare in contatto con la societ si risolve
spesso nella sua solitudine a livello affettivo,
mentre la spalla, nonostante il rapporto

simbiotico e di adorazione che ha con la


sua controparte, quasi sempre coinvolta in
una relazione sentimentale, a sottolineare il
suo ruolo pi sociale. Ne sanno qualcosa
le numerose fidanzate di Watson, o le ben
tre ex mogli del Dr Wilson (Dr House
Medical Division).
Ovviamente essere una spalla non porta solo vantaggi, anzi, ma spesso causa una
buona dose di malcontento.
La spalla si trova infatti ad essere messa
in ombra dal fuoco che il protagonista
a tratti sprigiona, cos forte da mettere in
secondo piano la costanza di chi, negli anni,
quel fuoco lo ha alimentato e protetto. Solo
un tipo umano come il buon Samwise
Gangee, ciecamente fedele al suo Padron
Frodo, pu restare immune da una naturale
invidia, non certamente un rosso di temperamento e di chioma come Ronald Billius
Weasley, spesso geloso delle glorie attribuite
allamico Harry Potter.
Se il rapporto del protagonista con il suo
sidekick risulta complicato anche quando i
due sono una coppia di amici, per di pi
personaggi di fantasia, molti pi fattori sono
da considerare quando questa dinamica
compare in una relazione tra una coppia
reale, anche legata sentimentalmente.
Essere il partner/spalla di un
protagonista/genio che dir si voglia
complesso, a tratti estenuante, logorante,
persino se si un fine intellettuale di buona
famiglia come Leonard Woolf, marito
nonch editore della famosa scrittrice
Virginia. Trattare con una genialit cos
estrema, totalizzante e disperata si rivela il
viaggio di una vita intera (lautobiografia di
Woolf si chiama, appunto, The Journey).
Il rapporto tra i due analizzato, o per meglio
dire ricostruito, da Michael Cunningham

Fischi di carta

11

nel suo The Hours (1998), rifacimento in


chiave moderna del celebre Mrs Dalloway
della Woolf. Cunningham intreccia in esso
il racconto del suicidio della scrittrice, la
storia di Laura Brown, insoddisfatta moglie
anni 50 e quella di Clarissa, ex amante di
Richard, un poeta ora malato di AIDS.
Proprio Clarissa, pensando al suo particolare rapporto con lamore perduto a cui
ha fatto e continua anche nei suoi ultimi
giorni di vita a fare da spalla, durante una
passeggiata a Central Park pronuncia la se-

guente frase: In questi giorni si valutano le


persone prima di tutto per la loro gentilezza
e capacit di devozione. Ci si stanca, a volte,
dellacume e dellintelligenza.
Una frase che stata probabilmente coniata dallautore per la sua aderenza con la
storia dei coniugi Woolf, ma che sembra applicabile a quella di tante altre spalle, letterarie e non. E che, in fondo, rassicura quelle
reali del fatto che i loro sforzi prima o poi
saranno riconosciuti da chi di dovere

IKEBANA

di Claudia Calabresi
Il giardiniere che cura i suoi fiori per
anni si stupisce, ma non troppo, quando
una mattina trova in mezzo ai gerani il
bocciolo di una rosa selvatica. Prima o poi
sarebbe successo, la successione ordinaria e
testarda delle sue piante richiama infine il
miracolo: lispirazione. Se Gabriel Garcia
Marquez inventa Macondo, il villaggio al
centro del suo romanzo Centanni di solitudine,
e la favolosa storia dei Buenda, questo
perch per tutta la sua vita osserva
minuziosamente i dettagli del mondo
che lo circonda cogliendone grandi e
piccole cose. Cos, dopo interminabili
osservazioni della vita quotidiana, un giorno
il nostro scrittore si sveglia, si alza e va in
cucina a prepararsi un caff; ma quando sta
per berlo, ecco finalmente la folgorazione:
unAmaranta intenta a chiacchierare con
Pietro Crespi nella veranda, o un colonnello
Aureliano che disfa lennesimo pesciolino
doro rinchiuso nella stanza di Melquiads.
Tutto questo, magari, avviene anche pi
di una volta e le tazzine si accumulano
irrimediabilmente sul bancone della cucina.
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Un processo alla Sei personaggi in cerca dautore,


tanto per intenderci: limprovviso picchiare
del cuculo contro lalbero inerme di
Marquez.
Ed ecco, allora, un libro che a un
tempo favola e manuale, i cui personaggi
sembrano vivere di vita di propria. Nugoli
di farfalle gialle, tappeti volanti e spiriti
errabondi circondano unenciclopedia
umana di rara ricchezza, accentuandone,
anzich annebbiare, grandezze e debolezze,
ma soprattutto restituendone fedelmente
ogni pi piccola sfaccettatura. Se il punto
cardine del romanzo pu essere individuato
nel nascere e nellappassire di una stirpe
segnata dal peccato originale di incesto,
nel mezzo c tutto il resto, come direbbe
Fabi, e tutto il resto giorno dopo
giorno [] costruire. Pars costruens e
destruens dellessere umano volteggiano in
un romanzo che riproduce in una sintesi
niente affatto riduttiva il corso intero della
storia umana e della vita di ogni individuo:
unarmonia di contrari che farebbe sognare
Eraclito e soddisfa il botanico, la storia di

Fischi di carta

un albero genealogico che racchiude in s le


foglie di tutti gli altri. Lenergia esplosiva dei
Jos Arcadio, la caparbiet taciturna degli
Aureliano e il potere esoterico e di volta
in volta peculiare delle donne di Centanni
di solitudine si fondono in unantologia
di tipi umani che diventa erbario grazie
a una penna che sa tratteggiare in ugual
misura odori, suoni e colori dellesistere:
il lettore si addentra nei meandri di una
casa dove il vero peccato, dopotutto,
limpossibilit delluomo di condividere
realmente la propria vita con qualcun altro.
La solitudine forse, per Marquez, lo stato
primigenio e ultimo delluomo, qualcosa
da cui n il progresso n lostinato ritorno
a una vita primitiva possono salvarlo: solo
lo Jose Arcadio-albero, ormai incapace di
comunicare con chi lo circonda, relegato
in giardino; solo Aureliano Secondo, che
divide la sua vita tra moglie e amante e
vuole far studiare sua figlia a Bruxelles.
E il resto del villaggio? Macondo non
pu che piegarsi alle misteriose forze che
dalla dimora dei Buenda investono tutti gli
altri cittadini: non a caso, i personaggi di rilievo esterni alla famiglia acquisiscono reale
consistenza soltanto entrandone a far parte,
e in maggioranza sono donne toccate dalla
follia o dalla disgrazia che proprio per questo riescono a inserirsi nelluniverso solitario
della casa un esempio su tutti: Rebeca,
che si presenta alla porta di Jose Arcadio e
Ursula con le ossa dei genitori in un sacco,
orfana e divoratrice insaziabile di terra e
calcinacci. I non-Buenda certo per volere dellautore e non per sua dimenticanza
sono poco pi che sagome ammiccanti o
ignare rispetto alle insidiose leggi magiche
di Macondo, demoni e ombre. In questo,
forse, Marquez ha voluto che locchio del

lettore coincidesse con quello dei Buenda


nel non riuscire mai veramente a osservare
con interesse levoluzione del villaggio: la
famiglia totalmente ripiegata su se
stessa e sulla propria maledizione e chiunque provi a cercare legami esterni viene
prontamente punito o riportato sulla retta
via dagli altri membri, spesso in modo violento. La casa ariosa e piena di vita chiude
unimposta dopo laltra, mano a mano che
ogni legame con lesterno diventa sempre
pi labile e difficoltoso.
Per Marquez alla luce di queste considerazioni facile supporlo lincesto il
metaforico sintomo di una solitudine che,
pi che stato psicologico e fisico, assume
in questo romanzo i tratti di unestenuante
malattia degenerativa che induce luomo a
risolversi soltanto in se stesso o in chi condivide il suo sangue (e pertanto , in qualche
modo, pur sempre parte di lui), regredendo
a un claustrofobico sistema tribale in cui la
famiglia linizio e la fine dellindividuo.
Neanche il diluvio biblico che investe
Macondo e prosegue per quattro anni,
undici mesi e due giorni riesce a purificare una famiglia trib destinata allo
smarrimento esistenziale a causa del suo
rifiuto nei confronti della realt extrafamiliare, ma soprattutto non vi riesce lamore, quasi a dimostrare che il sentimento
delluomo solitamente considerato come il
pi puro e incondizionato non che unillusione destinata a piegarsi su se stessa ai primi rintocchi del gelo. Cos che
alla fine, del meraviglioso Eden in cui si
diffonde il seme dei Buenda, rimane un
bambino con coda di porco e un rotolo di
pergamene profetiche ormai decifrate, pochi istanti prima che un uragano porti via
ci che resta di centanni di solitudine

Fischi di carta

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MIGRAZIONI

traduzioni

Poesia di E.E. Cummings, tratta da Complete Poems 1904-1962, edito da


George J. Firmage.
Traduzione di Anna Denaro.

[LOVE IS MORE THICKER THAN


FORGET]

[L'AMARE MOLTO PI SPESSO


DEL DIMENTICARE]

love is more thicker than forget


more thinner than recall
more seldom than a wave is wet
more frequent than to fail

lamare molto pi spesso del dimenticare


molto pi sottile del rievocare
pi raro di unonda bagnata
pi frequente del fallire

it is most mad and moonly


and less it shall unbe
than all the sea which only
is deeper than the sea

pi pazzo e lunare
e meno pu non essere
di tutto il mare
che pi profondo solo del mare

love is less always than to win


less never than alive
less bigger than the least begin
less littler than forgive

lamare meno sempre del vincere


meno mai della vita
meno pi grande del pi piccolo inizio
meno pi piccolo del perdonare

it is most sane and sunly


and more it cannot die
than all the sky which only
is higher than the sky

pi sano e solare
e pi non pu morire
di tutto il cielo
che pi alto solo del cielo

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Fischi di carta

PROSSA NOVA

racconti

FORCINE

di Amelia Moro
La sveglia sembra non suonare mai, ma
quando finalmente squilla, Federica non
pronta ad alzarsi. Eppure sveglia gi da un
pezzo, la penombra della camera la opprime Perch adesso non vuole tirarsi su? Ha
fatto un sogno orribile, che le rimasto in testa a tratti: ricorda solo che cera un serpente
nero, arrotolato tre volte e mezzo sul fondo
della sua colonna vertebrale.
Allo specchio, mentre si veste, si ferma
ad osservare la sua pancia. gonfia, o cos
le sembra. La tira, la pizzica, la carezza, la
guarda prima davanti, poi a destra, poi a
sinistra. Non sa pi che cosa il suo corpo,
se le appartiene. Sabato sera uscita a cena
con delle colleghe perch non le vede gi
a sufficienza in ufficio e hanno mangiato
una pizza. Federica ha ordinato una delle pi
caloriche e ha riso tutta la sera, fingendo di
trovarsi perfettamente a suo agio, perch le
stronze non devono sapere i fatti suoi. Ha
mandato gi ogni boccone a fatica, con lunghe sorsate dacqua, sentendosi sempre pi
gonfia e pi tesa, col corpo che le scoppia nei
vestiti, nella gonna stretta.
Il giorno dopo, domenica, ha bevuto
tre litri dacqua e un caff doppio. Le parole caff doppio la fanno sentire bene senza alcuna ragione, le fanno pensare ad una
donna daffari al bar: mentre nel suo caso
si trattato solo di bere tutto il contenuto di
un caffettiera da due. Avrebbe voluto anche
mangiare una scatoletta di tonno, ma dopo
aver aperto la latta del pat del suo gatto, la
somiglianza tra la consistenza, lodore e lim-

ballaggio dei due prodotti le ha tolto ogni


traccia di fame. Nel digiuno c qualcosa di
puro, di ascetico, che la fa sentire appagata. I
suoi sono digiuni segreti, che non racconta a
nessuno, nulla a che fare con i blateramenti
isterici delle colleghe, pronte a buttare soldi
e speranze in macchine per i centrifugati e
barrette ipocaloriche. Quando le chiedono
ragione della sua magrezza, con occhi da
vampire, Federica sbotta: Seguo la dieta del
melone. Mangio tutto, tranne il melone!. I
suoi digiuni sono un fatto privato, che ha
cos si dice pochissimo a che fare col peso.
Sono una prova della sua forza di volont, un
modo per forgiare il suo carattere. Sentire la
pancia vuota, la sensazione di uno spago teso
tra la gola e lo stomaco, il ronzio sulle tempie,
le dicono che pura, che forte, che tosta.
Allo specchio, quella mattina, si scontra
con il suo viso pallido, giallastro, con le tracce
blu delle occhiaie. Tutto bene, niente a cui
non possa porre rimedio. Sceglie una canzone dal suo telefono il vecchio espediente
per non sentire il rumore che fanno gli oggetti in casa quando sei solo e apre la scatola
con i trucchi. Scalda con le dita il correttore
e lo stende nella zona dombra tra locchio
e il naso. Ha dormito male e passato la domenica al computer, a lavorare da casa, ma
non c nessun bisogno che altri lo sappiano.
A questo scopo stende il fondotinta su tutta
la pelle del viso il suo fondotinta si chiama
dress me perfect, dress me perfect un suono cos
bello, bello come caff doppio, e in effetti,
forse, lo ha comprato solo per il nome e ter-

Fischi di carta

15

mina con il blush. Il blush, (o fard) il tipico


trucco che viene enormemente sottovalutato,
perch se non lo sfumi bene sembri Heidi,
con due bottoni fucsia sulle guance. Restano
solo il mascara e il rossetto rosso. Da qualche
parte Federica ha letto che ogni donna si merita un rossetto rosso: e anche se non sa bene
cosa significhi, non se lo fa mancare. Ecco
una ragazza stupenda che ha passato il week
end a leggere riviste di moda sulla sdraio.
C una vena che pulsa nella sua palpebra, il
mal di testa batte il tempo ritmicamente sulle
tempie, ma lunica cosa che conta che nessuno
lo sappia.
Nello specchio, ora, Federica si riconosce.
Cos ogni mattina, con un preciso atto di volont, mette al mondo la persona che vuole
essere. Lei ha studiato legge e ora finalmente diventata avvocato, dopo tante notti insonni sui libri e un lungo tirocinio di code negli
uffici e cartelle da mettere in ordine alfabetico. Ma il titolo non sufficiente, se non sai
dimostrare quanto vali: con il lavoro, con lo
studio, ma anche con laspetto. Chi si rivolge
ad un legale cerca una persona che gli ispiri
sicurezza, una guida di cui fidarsi. Perch la
legge sar pure uguale per tutti, ma risaputo che il diritto interpretabile e che un buon
avvocato ti far strada per una via lecita, certo, ma pi furba. Per questo il suo mestiere
fatto anche di apparenze: gli uomini hanno
una propria uniforme, la cravatta, il completo, i gemelli. Per le donne non lo stesso, non
ci sono elementi precisi dellabbigliamento
che possano distinguere Federica giovane
avvocato in carriera da una segretaria o
da una praticante. Ma lei non ha passato i
suoi anni di tirocinio invano, e nelle lunghe,
snervanti code in tribunale, con i talloni che
urlavano e le punte dei piedi che dolevano,
ha osservato tutti quelli che contano. I gesti,
16

il modo di tenere sollevato il collo, di portare


la borsa, il tono di voce: c un modo giusto e
uno sbagliato, c un atteggiamento che pu
far capire a tutti che sei una fuoriclasse. Per
questo Federica cerca ogni giorno di essere la
migliore, o per essere precisi, lei la migliore,
se lo ripete, lo ripete, lo ripete. Il suo corpo lo
ripete. Il modo in cui accavalla le gambe lo
ripete. Il sorriso, le guance color pesca, lorologio costoso lo ripetono. Non vedete come
faccio tutto con efficienza e senza fatica?
Sono io lavvocato per voi, sono la migliore,
sono forte, sono tosta. Sono anche un po
stronza, ma giusto cos non vero? Cos mi
volete. La gente stupida, sono tutti cos ingenui, cos passivi, credono a quello che gli ripeti, se gli dici ogni giorno che il burro darachidi Mc Collins il migliore e che ne hanno
bisogno per essere felici, lo compreranno. Per
questo Federica deve ripetere ogni giorno ai
suoi colleghi, ai suoi clienti, a chi la urta per
la strada, a chi cerca di sorpassarla in coda
al supermercato, che lei la migliore, che
conviene fare gioco di squadra e non farsela
nemica. Per questo le sue colleghe non hanno simpatia per lei, ma la rispettano. Hanno
smesso di origliare le sue telefonate dalla porta socchiusa, o di frugare tra le cartelle sulla sua scrivania quando non c. Sanno che
anche lei, alloccorrenza, pu giocare duro.
E se la sera escono a prendere una pizza, la
guardano con attenzione, in distanza, come
se fosse un serpente, nero lucido e pericoloso.
Quieto, avvolto su stesso, tre volte e mezzo.
Ma guardingo e minaccioso.
Federica ha terminato di truccarsi e adesso sistema i capelli. Vanno portati raccolti,
non sciolti, il raccolto pi professionale, pi
serio. Li acconcia con cura, studia un ciuffo
che le ricade ad arte, un poco spettinato. Fissare tutto per bene, con tante piccole forcine,

Fischi di carta

un lavoro lungo, che va eseguito con precisione, con accortezza, e alla fine le braccia le fanno
male, le sente pesantissime. Al contrario di quello che si crede, le forcine vanno utilizzate con
la parte ondulata rivolta verso il basso, cos terranno meglio tra i capelli. Si guarda ancora:
tutto appare come deve, perfetto. Eccola l, la persona che vuole essere. Ma c unincertezza, e Federica lo sente. In qualche punto nel nido di capelli qualcosa non tiene. Muove la
testa, la scuote un poco, lo guarda crollare. Il raccolto non avrebbe tenuto, tutto da rifare.
Ha le braccia pesanti, si sta facendo tardi. Le forcine cadono nel lavandino sporco di sputi e
schizzi verdi di dentifricio, compongono un disegno che non riesce ad interpretare, stanno l
a ricordarle i sogni che al mattino la spaventano, ma che non ricorda, le paure che non dice,
gli imprevisti della vita che non riesce a controllare. cos faticoso fingere che tutto sia sempre
perfetto. Una lacrima ha sciolto il fondotinta, i capelli sono un disastro, dovr ricominciare da
capo. Ma ce la far, perch lei pura, forte, tosta. La migliore

PROSSA DEI LETTORI


Il 7 maggio 2014 Yann Tiersen tenne un concerto sullisola di Ouessant per presentare il suo nuovo
album, Infinity. Il racconto che segue, firmato da Marco Lolli, raccoglie le sensazioni suscitate dallatmosfera di quel concerto e fa parte di una pi ampia serie di scritti che prendono vita da ascolti musicali e ad
essi si riferiscono.

LE PHARE
di Marco Lolli

La battaglia combattuta sulla costa dellisola francese Ouessant, in uno spicchio di


mare incastonato nellalta Bretagna, dove una piccola truppa di uomini d vita a questa
storia avvincente. Da un lato c il mare con le sue correnti e i suoi venti, nella vastit del
dominio della natura che abbraccia e protegge questa terra. Dallaltra gli uomini che con i
loro pochi strumenti, costretti ad un allestimento povero ed esiguo, tentano di destreggiarsi
in un braccio di mare impervio e pericoloso. Le loro gesta forgiano un mirabile spettacolo,
nel quale larmonia a regnare sovrana e ogni elemento si camuffa e si mescola alla brezza
gelida che imperversa sullisola.
Luomo si perde nella natura, ne nasce unatmosfera fantastica che coinvolge fin dalle
primissime note: i filamenti magici di ciascun strumento si intrecciano sapientemente con
la vastit del paesaggio che li circonda. Si scorge in lontananza lIle de Oussant. Quando ne
LArrive sur lle si viene trasportati sulle note dallessenza celtica di un valzer mitigato, labito
marinaresco del motivo non fa altro che confermare limmediato approdo sullisola, ma la
natura che preserva questo lembo di terra non per nulla docile e permissiva.
Ne La Noye il riconoscibile cigolio di una panciuta imbarcazione in legno suona come

Fischi di carta

17

la difficolt e la tenacia necessarie ad aprirsi un varco nelle correnti del mare. La fisarmonica la prima ad incoraggiare il vascello, sospingendolo con fermezza nella sua tratta.
Limbarcazione si trova in balia del mare, quasi sommersa sotto la schiuma delle onde, ed
la ciurma degli archi a giungere in soccorso, tanto da permettere alla fisarmonica di abbandonare la rotta indicata e lanciarsi in un assolo, che avviene sulla prua della nave dove
si trova a mirare lorizzonte. Oramai la nave ha preso velocit e il gruppo si stringe unito.
Le Fromveur descrive bene quali siano le caratteristiche del luogo, la cui magnificenza risiede in un carattere grezzo, per nulla sottomesso. Il suono metallico dei violini rappresenta
una sensazione di brezza gelida che taglia come lama sul viso. Catapultati in questo mare
impervio e caratterizzato dalle forti correnti, si ode in lontananza lo scricchiolio di piccoli
vascelli in legno e il fischio delle sirene di imponenti imbarcazioni, quasi come se non si
fosse pi soli

INFISCHIATENE

recensioni

YASMINE INCRETOLLI

MESCOLO TUTTO (TUNU, 2016)


di Amelia Moro
Yasmin Incretolli unautrice giovanissima (classe 1994) e con il suo romanzo desordio, Mescolo tutto, ha ottenuto una menzione speciale al Premio Italo Calvino. Si tratta
dellottavo titolo uscito per la collana di romanzi targata Tunu, casa editrice tra le pi
citate del momento grazie alla qualit e alloriginalit delle sue pubblicazioni (una su tutte:
Dalle rovine di Luciano Funetta, che stato in lizza per il Premio Strega).
Il titolo con cui il romanzo era stato presentato al Calvino, Ultrantropo(rno)morfismo, stato
successivamente sostituito da una citazione dellartista Gina Pane: Io mescolo tutto
infatti il nome di una famosa performance in cui la donna incideva il proprio
corpo con un rasoio.
Maria, la protagonista dellopera, unadolescente che si sente prigioniera di un mondo
soffocante, prevedibile e squallido. Solo il dolore fisico sembra restituirle una forma di
controllo sulla propria vita, perch nel momento in cui incide la propria pelle con una
lama affilata il malessere del corpo sovrasta e placa quello della mente. Lunico che riesce
a penetrare nellisolamento di Maria Chus, compagno di classe con svariate forme di
parafilia. Entrambi preda di pulsioni non accettate dalla societ, incompresi ed isolati,
i due adolescenti trovano nella propria storia damore un riparo dalla solitudine che si
trasforma per in una nuova ossessione.
Lautrice gioca con uno stile estremamente personale, che mescola tutto,
ricercando un forte contrasto dato dagli accostamenti fra toni alti e toni bassi, affiancando
al turpiloquio, allo slang, al dialetto, vocaboli desueti e letterari, termini specialistici,
18

Fischi di carta

neologismi. La frase si caratterizza per


lampio uso di attributi, apposizioni
e participi, con una netta prevalenza
della subordinazione implicita su quella
esplicita: ne risulta una scrittura fortemente
espressiva, nervosa, che raggiunge a volte
momenti di grande efficacia ma che in
altre ricade in uno stile eccessivamente
compiaciuto, quasi stucchevole.
Maria non semplicemente la protagonista
della storia, ma, nella finzione letteraria,
lautrice del romanzo che racconta del
suo primo amore adolescenziale. Dunque
questo linguaggio il suo linguaggio, il
suo peculiare modo di esprimersi. Cos
lei si racconta ai lettori, attraverso
la scrittura, e cos lei parla ai
personaggi del libro, generando
nei propri interlocutori divertimento,
sconcerto o fastidio, attraverso dialoghi in
cui si alternano il linguaggio iperletterario
di Maria e quello banale e quotidiano delle
persone che la circondano.
Le parole di Maria plasmano un mondo a propria immagine e somiglianza,
un mondo di contrasti e forti chiaroscuri.
Poich lei stessa a raccontarci le proprie
vicende, noi le vediamo attraverso i suoi occhi, come attraverso un vetro deformante,
dal momento che la ragazza proietta le sue
stesse ossessioni su tutto ci che vede.
In tutti coloro che incontra Maria vede
sesso, violenza, paura: dai passeggeri di un
treno ai passanti per strada. Ci talvolta
avviene a discapito dellapprofondimento
dei personaggi che risultano spesso piatti
e poco approfonditi, quasi macchiettistici
(come la madre egoista, che culmina una
lunga lista di malefatte con la suprema nefandezza di vendere i libri di Maria per
ottenerne poi chiss quale lauto guadagno

e che quando la figlia scappa di casa per


settimane accetta la cosa con filosofica rassegnazione, se non con totale disinteresse).
Il romanzo alterna due ambientazioni dai toni a contrasto: il quartiere povero
e grigio di Maria, teatro dellamore con
Chus; e la zona bene dove la protagonista conosce dei ragazzi ricchi e viziati che
la introducono nel loro gruppo. In realt la
differenza solo apparente perch da una
parte come dallaltra a dominare lo stesso
vuoto, la stessa vertigine colmata con forme
diverse di stordimento e di eccesso (e poca
conta che da un lato ci siano borchie e catene, dallaltro pellicce, abiti firmati e tofu).
Lautrice tocca con questo romanzo un
nervo scoperto della nostra societ: il
rapporto esasperato con il corpo,
alla cui origine c un malessere interiore
nebuloso, dalle cause imprecise anche
per chi lo prova, eppure cos soffocante
da dover essere sfogato fisicamente,
imponendo e imponendosi sofferenza (in
questo romanzo sono prese ad esempio
le parafilie e lautolesionismo, ma ci sono
anche altre forme, come quelle legate ai
disturbi alimentari).
Mescolo tutto non si propone per come
obiettivo di affondare le mani in questo
malessere, di cercarne le cause, di proporre unanalisi, e prende invece unaltra via: i
personaggi talvolta eccessivamente stereotipati (i modi viscidi del patrigno; ledonismo
esasperato di Margherita e dei suoi amici), alcune scene barocche ed estremizzate
(come la climax di eccesso della grande festa, che culmina con un improvviso incendio) fanno piuttosto virare la narrazione
verso i toni di una favola nera con ambientazione metropolitana

Fischi di carta

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CONTATTI
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REDAZIONE
Federico Ghillino
Alessandro Mantovani
Carlo Meola
Amelia Moro
Emanuele Pon
Matteo Valentini

DIRETTORI DI SEZIONE
Federico Asborno, Lorenzo Battaglia, Gaia Cultrone

COLLABORATORI
Riccardo Bettini, Maurizio Brancaleoni, Irene Buselli, Claudia Calabresi,
Laura Calpurni, Anna Denaro, Giorgia Erriu, Edoardo Garlaschi, Andrea Lanzola,
Pietro Martino, Martina Podest, Diletta Porcheddu, Francesca Torre

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA
Federico Zurani

GRAFICA
Beatrice Gobbo

Fischi di carta stampata presso:


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