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Gratuita

Ottobre 2016

Genova

n. 40 anno 4

Fischi di carta
LETTERE DI GIOVANI FISCHIANTI

pag. 2 | Editoriale A. Moro

Laffronterei a ventura,
anche se il suo fiato mandasse fuoco
come feroce dragone.

3 | Poesie F. Ghillino, E. Pon


5 | Planetario autori L. Calpurni
9 | Le poesie dei lettori L. Ruslan

Wolfram von Eschenbach, Parzival

10 | Elementi riflessioni F. Asborno


14 | Migrazioni traduzioni M. Brancaleoni
15 | Prossa nova racconti M. Valentini
17 | Prossa dei lettori E. Giomi
18 | Infischiatene recensioni I. Buselli

www.fischidicarta.it

E D I T O R I A L E
SO DI NON SAPERE
di Amelia Moro

Sar capitato a tutti di trovarsi in imbarazzo quando, durante una conversazione,


viene affrontato un argomento che non conosciamo o sentiamo una parola di cui
ci sfugge il significato. Io di solito mi esibisco in un sorriso stiracchiato e in vigorosi
cenni assertivi della testa, sperando soltanto che si passi oltre. C chi, invece, tenta
di travolgere linterlocutore con una sassaiola di altri spunti di conversazione, per far
decadere largomento sgradito: Ma tu sai che vuol dire anodino? S be certo, ma
piuttosto, hai sentito che Kim Kardashian. Unaltra tecnica, arditissima, consiste nel
fingere di aver capito, e di pi, sfoggiare con noncuranza il termine ignoto: Ma tu sai
che vuol dire anodino? E come no! Tra laltro, sai, quel cappotto che hai addosso,
incredibilmente anodino. Dico davvero.
Alcuni cadono preda di un sordo livore nei confronti dellinterlocutore-avversario:
Ti piace Balzac? Io lo adoro! Tu cosa hai letto di suo? Niente. Io non ho letto niente
di Balzac. A me piace Anacreonte. Come? Non lo conosci? Malissimo!
Ma perch poi dovremmo sentirci a disagio se non sappiamo una parola, o un
argomento? Perch si fa fatica a dire: Non ho letto niente di Balzac, me ne parli?.
Spesso ci sentiamo giudicati, o in competizione, mentre chi ci sta parlando non affatto
l per segnare un voto su un registro o per coglierci impreparati, ma semplicemente per il
piacere di discutere con noi. Proviamo a ribaltare la situazione: se qualcuno ci chiedesse
delucidazioni o consigli sul nostro scrittore preferito saremmo irritati e delusi oppure
ci farebbe piacere? Certo, ci sono anche persone dal fiero cipiglio che reagiscono cos:
Come non hai letto nulla di Henry James?! LAssoluto, lEccelso, e tu non lhai neppure
sentito nominare? per fortuna, per, si tratta di una ristretta minoranza e, oltretutto,
sono in genere i pi insicuri tra tutti. Rassereniamoci: non leggeremo mai tutti i libri del
mondo. E nessun altro potr farlo. Per cui non il caso di sentirsi inferiori o superiori
a nessuno: siamo solo persone con delle conoscenze e delle passioni, e la cosa pi bella
che possiamo fare parlarne, scriverne, condividerle, imparare dagli altri. Per cui adesso
mettiamoci tutti allo specchio e poi diciamo ad alta voce: So di non sapere. Sentirete
che bella sensazione di leggerezza

Fischi di carta

I DRAGHI

di Federico Ghillino

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Una vetta. Dal fondovalle non potevo altro che salire.


Mi avevano detto dei draghi, ma continuavano a sfuggirmi
nella quantit dei dettagli e in ci che c dinaspettato.
Erano una mimesi esatta con lo sfondo, la narrazione
fatta di fatti non poteva, per, trascurarne lirruenza.
Dun tratto li scorsi in questordine: il lacustre, il terragno, laereo,
il minerale col roccioso, e larboreo. Lunico modo
per distinguerli, dalla vetta, era cercarmi dentro gli occhi
per poi vedere meglio intorno. A quel punto, io, ebbi paura:
mi ero finto guerriero, mago, astuto manipolatore,
ma ero sfinito e disarmato. Ero uno, solo, e solo uno.
Sondandoli li riconobbi tutti come parti di me:
non erano ostili, potevo provare a capirli ma cera
dellincomprensibile, dato dal beneficio dellaltezza.
Fossero somma nel mio cuore sarei un rifulgere di fiamma
inarrestabile, ma stanno fuori: animali impossibili
da domare, come le cose. Non lo so fare, niente pi.
Hanno negli occhi quel riflesso da cui si pu scorgere il resto,
e quindi ci provo, mi vedo in loro e nel complesso colgo
la vertigine della vetta: la mia natura di sconcerto.

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MIAGIA

di Emanuele Pon
Qualche targa annerita, il guano
secco di qualche gabbiano:
a l' sempre a miagia do vento,
ghe coa in scio fondo o bronzin
vegio do tempo1 .
Passo la piazza di sempre
con volti di sempre e di oggi:
solo il barista, sorride
a veder gente, di gioia
generica quanti ne vedo
come voi, ne ho visti, simmetria
bonaria il suo chiedere
della vita, se siamo turisti;
ne ha visti tanti passare,
tanti che adesso di nebbia
lordine di tutti quei loro
che noi siamo stati, il ritmo
dei volti appiccicati ai suoi muri
sulla miagia pezzi scalcinati.
Sbiadiscono solo per gioco
i colori alle foto scattate
per luso quotidiano dare un poi
sempre ad ogni prima, girare
le pagine ingiallite di un diario
per gioco se basta appoggiarsi al muro

il dito sullo schermo, gli istanti digitali


vibrano onde lunghe da discernere
a gocce o a fiotti, tutte uguali
nel ricordo nel commento nel mio dio!
Il tempo che passato!, nellaffacciarsi
di tutto il nostro tempo nel pettegolo.
Ed naturale che uno alzi gli occhi
a farsi scandire sicuro da un sole
che sghignazza lo sento dietro il
muro;
lorologio sulla pietra suona quanto
vuole,
ma il tempo non importa in questo
magma
scheggiato di passato, presente, parole:
resta soltanto da assorbirne il marasma.
Qualche targa annerita, il guano
secco di qualche gabbiano:
a l' sempre a miagia do vento,
ghe coa in scio fondo o bronzin
vegio do tempo.

e l scorrere dopo lora di chiusura

Dialetto genovese: pur sempre il muro del vento, / ci cola sul fondo il rubinetto / vecchio del tempo.

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PLANETARIO

autori

SEAMUS HEANEY

SCAVANDO CON LA PENNA


di Laura Calpurni
Seamus Heaney, poeta irlandese di
lingua inglese, una voce profonda nella
poesia della seconda met del Novecento.
Heaney nasce nel 1937, trascorrendo linfanzia a contatto con la vita contadina
dellUlster. I primi studi letterari lo portano ad ispirarsi alla poesia inglese di Keats e Hopkins. Dopo la laurea in letteratura
alterna il mestiere di insegnante alla pubblicazione delle sue raccolte poetiche. La
cultura classica e il folklore irlandese
si intrinsecano nei suoi testi, trattenendo
profonde radici che plasmano corpi, soggetti e parole. La ricerca poetica parte
quindi dal fondo di ogni cosa, dal suo significato primordiale.
Esiste una forza tutta naturale e originale che traduce le sensazioni in fisicit; i
versi sono costruiti tramite luso di un lessico essenziale nella sua eleganza. Linteresse di Heaney sta nel trarre argomentazioni
da storie che si perdono nel mito o nella
pi profonda oscurit della terra, dando
loro un significato storico e culturale. Il
poeta ricava esperienza dal quotidiano,
dalle emozioni pi insignificanti raggiungendo scenari fortemente energetici, la
sua penna diventa uno strumento non pi
solo fisico, tuttaltro. lallegoria della-

ratro. Come si traccia il terreno, cos si


plasma la parola. Non esiste retorica, solo
un rapporto saldo tra natura e parola e tra
parola e vita dove gli oggetti, i suoni, la
stessa esistenza si fondono con la terra, il
concreto genera lastratto e dallastratto ci
si volge alla storia, al mondo. In Crossing,
la figura del contadino irlandese, simbolo
terreno, diventa un tramite, viene eretto a
divinit classica nel suo sincretismo che si
perde nel tempo. Il bastone di frassino, oltre ad un riferimento al Ritratto di un artista
da giovane di Joyce, anche il simbolo della
guida tra due mondi, tra i vivi e i morti, tra
il significante e il significato.
Continui sono i riferimenti ad autori
come Joyce e Yeats, ma senza accostarvisi,
lasciando segni e simboli allegorici persi
tra le liriche. Il poeta compie unindagine
infinita, nella sua intera opera, con irrequietezza ed eleganza sposta le riflessioni sulle identit degli uomini e delle loro
storie, intravvedendovi una dimensione di
assolutezza quasi mistica. Heaney scomparso a Dublino il 30 agosto 2013 dopo
aver dedicato la vita allisegnamento e alla
scrittura, ricevendo per questo, nel 1995, il
Premio Nobel per la letteratura.

Fischi di carta

ATTRAVERSANDO
di Seamus Heaney
Tutto scorre. Anche in un uomo solido,
pilastro di s e del proprio mestiere,
con tanto di scarponi gialli, bastone, feltro floscio in testa,
possono spuntare le ali ai piedi e farlo lesto,
come un dio da fiera, da erma, bivio o stradone,
patrono di viandanti e psicopompo.
Sul battello cerca uno col bastone di frassino,
disse mio padre a sua sorella che partiva
per Londra, stagli vicino tutta la notte
e sarai in salvo. Che scorra, scorra pure
il viaggio dellanima con la sua guida,
ed i misteri di intermediari col bastone!
SCAVANDO
di Seamus Heaney
Tra il mio pollice e lindice
sta la comoda penna, salda come una rivoltella.
Sotto la finestra, un suono chiaro e graffiante
allaffondare della vanga nel terreno ghiaioso:
mio padre che scava. Guardo dabbasso
finch la sua schiena piegata tra le aiuole
non si china e si rialza come ventanni fa
ritmicamente tra i solchi di patate
dove andava scavando.
Con lo stivale tozzo accoccolato sulla staffa, il manico
contro linterno del ginocchio sollevato con fermezza,
sradicava alte cime e affondava la lama splendente
per dissotterrare le patate novelle che noi raccoglievamo
amandone tra le mani la fresca durezza.
Il mio vecchio potrebbe impugnare una vanga presso Dio,
proprio come il suo vecchio.

Fischi di carta

Mio nonno estraeva pi torba in un giorno


di qualsiasi altro uomo su, alla palude Toner.
Una volta gli portai del latte in una bottiglia
turata alla meglio con un pezzo di carta. Si raddrizz
e lo bevve, poi subito riprese a lavorare
intaccando e dividendo, mentre con piote
sulle spalle andava sempre pi a fondo
in cerca di buona torba. Scavando.
Lodore freddo dei solchi di patate, il tonfo
e lo schiaffo dellumida torba, i tagli netti di una lama
tra le radici vive si destano nella mia memoria.
Ma non ho una vanga per succedere a uomini come loro.
Tra il mio pollice e lindice
sta comoda la penna. Scaver con quella.
CHANSON DAVENTURE
di Seamus Heaney
Fissato a strap, scarrellato, sollevato, bloccato
in posizione per il trasporto,
scosso dossa, sbatacchiato per la velocit.
Linfermiera un passeggero davanti, tu installata
nel suo posto dangolo, libero, io, disteso piatto
le nostre posture immutate per tutto il viaggio,
detto tutto e niente, veloci i raggi
dei nostri occhi fili di laser, nessun trasporto
simile a quello sino ad allora, nel freddo assolato
di unambulanza una domenica mattina
quando avremmo potuto, amore mio, citare Donne
sullamore sospeso, cuore e anima divisi.

Fischi di carta

SCHIERANDOSI
di Seamus Heaney
Il peso da 56 libbre. Solida unit di ferro
della negazione; marchiata e fusa con un tramezzo,
una corta traversa forgiata per maniglia,
spessa come un piolo,
peso squadrato dallaspetto innocuo,
finch non provi a sollevarlo, quindi uno scricchiolio dossa,
forza disintegra-vita.
Nera scatola di gravit, linamovibile
stampo, tarchiata radice del peso morto.
Eppure prova a controbilanciarlo
con un altro peso posto su una basculla
una basculla ben calibrata, oleata di fresco
e ogni cosa trema, si effonde di dare e avere.
*
E a questo ammontano le buone notizie:
questo principio del sopportare, del far buon viso
a cattivo gioco e dare il proprio appoggio dovendo solo
controbilanciare con il proprio ci che intollerabile
negli altri, dovendo sopportare
qualsiasi cosa sia stata concordata e accettata
contro il nostro migliore giudizio. La sofferenza
passiva fa andare in tondo il mondo.
Pace sulla terra, uomini di buona volont, tutto ci
porta bene finch lequilibrio tiene,
il piatto sorge fermo e lo sforzo dellangelo
si prolunga fino a un grado sovrumano.
*
Rifiutare laltra guancia, lanciare la pietra,
non agire cos, alle volte, non contrastare

Fischi di carta

ladempiente che ti offende dessere


fallire il colpo, te stesso, la regola intrinseca.
Maledici chi ti ha colpito! Quando i soldati beffeggiarono
Ges bendato ed Egli, a sua volta, non li irrise
non si offesero n impararono nulla, tuttavia
qualcosa fu reso manifesto il potere
del potere non esercitato, della speranza intuita
dagli impotenti, per sempre! Tuttavia, per Cristo,
fammi un favore, almeno per questa volta:
maledici, dai scandalo, lancia la pietra.
*
Due aspetti in ogni questione, certo, certo
ma ogni tanto, schierarsi la sola cosa
a cui si pu ricorrere e senza
discolparsi o compatirsi.
Ahim, una sera che ci voleva un colpo a seguire,
e un colpo secco tavrebbe fatto rodere dinvidia,
replicasti chera la mia limitatezza
a mantenermi destro, e avesti una mia prima resa.
Mi trattenni quando avrei dovuto invece darci dentro
e persi (mea culpa) il mordente.
Una cavalleria del tutto fuori luogo, vecchio mio.
A questo punto, solo un colpo basso lava lonta.

Fischi di carta

LE
POESIE
DEI
LETTORI

Lyakh Ruslan si presenta cos: Sono


venuto a vivere in Italia, nella citt di
Genova, quando avevo diciassette anni,
nellanno 2007. Paradossalmente, avendo
studiato al liceo scientifico, sono rimasto
colpito dalle lezioni dellitaliano. Cos la
poesia entr nella mia vita e da quei giorni
in poi non ho smesso di scrivere.

LA NOTTE STRANA E MI ACCORGO


di Lyakh Ruslan
E sono in mezzo
a leggerezza
del tenero
immaginare
della brezza
di oltre confini
dei mari,
ove mi sognano
i briosi
faro lontani
Catene slacciate,
la cella scampata
Crepare da anni
non ha pi importanza!
In mezzo ai sogni
di un me
sconosciuto
io rimango

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fedele a te,
pur sempre
perduta.
Gli schizzi curiosi,
singhiozzi notturni
Le rondini
sono sempre amiche
e sono, ahim,
in cielo.
Galleggiano strofe
su creste di onde
Lamore sappresta
nel viaggio
da dove
non si ritorna.
E sono in mezzo
a timidezza
del cuore mio

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inutile
grezzo,
degli sguardi
mai pi cos
cari
Mi svegliano
strane le luci
appassite
dei fal lontani.

ELEMENTI

riflessioni

PETER SHILTON E IL RACCONTO DELLO SPORT


di Federico Asborno

Jesse Owens che nel 1936 a Berlino


vince i cento metri davanti al palmo di
naso di Hitler, i calzettoni arrotolati di
Rivera mentre butta dentro il 4 a 3 con
la Germania Ovest allo stadio Azteca,
la nuvola di polvere e pietrisco che
Valentino Rossi si lascia dietro mentre
supera Stoner al cavatappi della Laguna
Seca, gli occhi folli e lurlo primordiale
di Marco Tardelli al Bernabeu. Cos
come in quella letteraria, il racconto
dellepopea sportiva si impreziosisce
tramite quei momenti, sublimazioni
di dettagli e personaggi cos cruciali
da diventare veri e propri spartiacque,
attimi cristallizzatisi in icone. Laddove
per esiste il gesto tecnico la punizione
contro le leggi della fisica di Roberto
Carlos esiste chi al gesto tecnico deve
arrendersi, il portiere Barthez.
Da unaltra parte del mondo, in
un altro tempo Peter Shilton era un
buon portiere, non uno di quelli che
riuscito a imprimere la sua manualit
nella categoria ontologica dellestremo
difensore, ma rimane comunque il
recordman di presenze della nazionale
inglese, mantenendo inviolata la porta
dei leoni dInghilterra per ben dieci
partite della fase finale di vari mondiali.
Eppure Peter Shilton nessuno oggi se lo
ricorda se non per due singoli gol subiti,
due gol molto diversi, segnati dallo stesso

giocatore nella stessa maledetta partita.


Siamo allo stadio Azteca siamo
sempre allo stadio Azteca, quando il
metronomo della storia del calcio perde
il ritmo e si verificano le meraviglie
ci sono pi di trenta gradi, il muro di
Berlino scricchiola, ma ancora in piedi,
perch solo il 1986. El diez Diego
Armando Maradona in campo e, palla
al piede, si accinge a erigere il Limes
tra ci che solo un quarto di finale dei
Mondiali e quella che sta diventando
uno dei momenti pi iconici del XX
secolo. Al di l del Limes, dove tutto
mistero e ignoto, c lui, con quella
maglia a strisce bianche e azzurre, al di
qua ci sono gli inglesi, i suoi compagni di
squadra, tutti gli Antonio Salieri, tutti i
normali che non riescono a conquistare
quel famoso centimetro decantato da
Al Pacino in Ogni maledetta domenica, tutti
coloro che devono restare legati alla loro
gretta materia imperfetta.
Perch per si sceglie di raccontare
lordinario quando esiste lo straordinario?
Perch raccontare Shilton se abbiamo
Maradona?
Assolutamente
contraria,
se
vogliamo porle a confronto, alla
dottrina dannunziana, esiste la famosa
Prospettiva del dottor Watson: prendo
un personaggio come tanti e lo
piazzo insieme a una personalit fuori dal

Fischi di carta

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comune, eccentrica e mai comprensibile


fino in fondo. In narratologia si chiama
narratore omodiegetico: lautore
decide di assumere come voce narrante
non lAndrea Sperelli di turno, ma
uno degli spettatori che assistono alla
scena madre (Peter Shilton che assiste
impotente alla discesa di Maradona)
perch per il lettore pi semplice
empatizzare con il dottor Watson che
con Sherlock Holmes. Raccontare
Maradona molto pi semplice se
sfrutti come punto dappoggio il buon
Peter Shilton, perch Peter Shilton
pur essendo un portiere di calibro
internazionale vede largentino come
potremmo vederlo esattamente noi: un
extraterrestre, Achille re dei Mirmidoni.
Ecco, ci dimostra che a volte nello
sport pi questione di come la si
racconta che di come avvenuta, una
questione di prospettiva. Prendiamo la
narrazione sportiva americana: Jorge
Luis Borges dice che i nordamericani,
non avendo una propria epica storica,
riversano latavico bisogno di storie nel
racconto e nellesaltazione dello sport e
dei suoi personaggi. Unepica sportiva
che cristallizza e storicizza il gesto del
campione, tramutandolo in qualcosa di
simile alla lancia di Diomede, allepica:
il tiro da tre di Michael Jordan
assimilabile cos alla freccia di Paride,
Foreman-Al il nuovo duello tra Ettore
e Achille, la mazza di Joe DiMaggio
la clava di Eracle. Questo modo di
raccontare lo sport crea un meraviglioso
cortocircuito tra ci che avvenuto
da (relativamente) poco e ci che viene
narrato alla stregua dei poemi omerici.

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Il racconto dello sport di noi


italiani, e quindi stiamo parlando quasi
esclusivamente del racconto del calcio,
dal momento che siamo piuttosto
antidemocratici in questo, si mosso
verso un tipo di narrazione come quella
realizzata dagli americani e teorizzata
da Borges. Un esempio su tutti il
giornalista/onomaturgo Gianni Brera
(1919-1992) che, ad esempio, paragon
il ritorno allInter di Helenio Herrera al
dietrofront di Achille sulla decisione di
restituire il corpo di Ettore a Priamo.
La radio e la stampa, non coadiuvate
dallausilio dellimmagine come la
televisione, hanno rimodulato il racconto
del calcio verso un tipo di narrazione
non pi solo descrittiva. Oggi il bravo
commentatore devessere un grande
narratore e intrattenitore. Di qui si spiega
il successo, straripante e meritatissimo,
di un meraviglioso aedo come Buffa.
Federico Buffa incarna, oggi in
Italia, il concetto di moderno narratore
dello sport: un narratore che prende lo
sport come Macguffin per raccontare
unepoca, dei personaggi, delle storie
che possano andare a genio anche a
chi non si nutre solo di sport nudo e
crudo. I racconti di Buffa, cos come il
programma RAI Sfide, riavvicinano
allepica perch sono epica: la
trasfigurazione dei campioni e dei loro
gesti pressoch totale. Un gol, una
partita, un palo al novantesimo, tutto
pu diventare simbolo e spiegazione di
unera delluomo, di un fatto storico.
Prendiamo le Storie Mondiali: Buffa ci
racconta dieci edizioni dei campionati
mondiali di calcio (1930, 1950, 1966,

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1970, 1974, 1982, 1986, 1990, 1994,


1998), ma non lo fa nello stile di quel
Nick Hornby che in Febbre a 90 ci
racconta di un protagonista che vive
la sua vita adattando il proprio battito
cardiaco a quello della sua squadra del
cuore, lArsenal. Buffa adotta uno stile
molto vicino a quello di Omero: sorvola
il corpus delle sue storie decidendo se,
come e quando planare in picchiata
per approfondirne un aspetto. La vera
genialit e il vero interesse sta nel modo in
cui il narratore riesce sempre a spiazzare
il lettore/spettatore, introducendolo agli
eventi pi noti sempre tramite la porta di
servizio: nelle storie del narratore di Sky,
chi ascolta viene sempre fatto entrare da
dietro le quinte, l dove gli attori sono pi
vicini, dove il contatto con la storia, ma
anche con la finzione che la storia,
pi stretto.
Buffa riesce a scandire il suo
racconto grazie alla perfetta padronanza
del ritmo, dellandamento, della
gestione dei personaggi, creando
costantemente strutture circolari in cui
i dettagli non sono mai superflui. Come
diceva Cechov Se nel primo capitolo dici che
c un fucile appeso al muro, nel secondo o terzo
capitolo devi assolutamente farlo sparare. Se il
fucile non viene usato, non dovrebbe neanche
starsene l appeso. Ecco, i fucili che Buffa
appende ai muri sparano tutti quanti

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MIGRAZIONI

traduzioni

Adrian C. Louis, scrittore statunitense per met indiano, scrittore, giornalista e


insegnante. La seguente poesia tratta da Among the Dog Easter (1992).
Traduzione di Maurizio Brancaleoni.
THIS IS NO MOVIE
OF NOBLE SAVAGES

QUESTO NON UN FILM


DI NOBILI SELVAGGI

Born of trees
whose timeless atoms
carried on their savage
act of indolence
in annual assault of leaves
upon the earth
while their branches
felt up the sky
where the white mans God lives,
this paper
holding these petroglyphs
is neither apology nor legacy
but a wanted poster.

Nata da alberi
i cui atomi senza tempo
hanno portato avanti il loro selvaggio
atto dindolenza
nellannuale assalto delle foglie
alla terra
mentre i loro rami
palpavano il cielo
dove il Dio delluomo bianco vive,
questa carta
contenente questi petroglifi
non apologia n lascito
bens un manifesto con scritto Wanted.

Now, dauntless before Dantes


nocturnal emissions
of visions of Hell
I curse God and weep
because some creeps crept
through the back window and carried
away my typewriter
while we were at the wake.
When I find them,
they will bleed broken English
from shattered mouths
and my fists
will sing songs of forgiveness,
unless of course
theyre my in-laws.

Ora, impavido dinanzi alle emissioni


notturne di Dante
di visioni dellInferno
maledico Dio e piango
perch certi vermi si sono intrufolati
strisciando dalla finestra sul retro e si sono portati
via la mia macchina da scrivere
mentre eravamo alla veglia.
Quando li trover,
sanguineranno inglese stentato
dalle bocche spaccate
e i miei pugni
canteranno canzoni di perdono,
sempre che naturalmente
non siano stati i miei parenti acquisiti.

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PROSSA NOVA

racconti

LE PEONIE DOVRANNO PUR SIGNIFICARE


QUALCOSA
di Matteo Valentini

(apre la porta di casa a piedi scalzi. Si appena coricata e poi alzata dal letto.
Ha sciolto i capelli raccolti sulla zona parietale. Ora scendono fino a quelle che
dovrebbero essere, partendo dallalto, le sue prime vertebre lombari, gonfi e caldi,
forse anche sporchi di qualche giorno)
. Mi sono innamorato di te
. Miche
. Ti ho scritto di aver dimenticato una cosa, questa
. Michele
? Forse lhai pure cercata, mi spiace. Cosa pensavi che fosse
. No, ero a letto
. Giusto. Carino il pigiama
(stira le labbra, tira fuori laria dal naso e fa un verso simile a quello degli ossi
sonori per cani, perch ha il naso intasato dal muco: anche se agosto, lei sente
freddo, e a letto indossa una felpa e un paio di pantaloni verdi con le toppe finte
sulle ginocchia. Sostiene di essere gracile e che da lei ci siano almeno due gradi di
meno che nel resto del mondo)
. Perch me lo dici? Mi piace vederti, parlare. Per
. Giustificazioni no, ti prego
. Sono fidanzata. gi tanto se usciamo cos
. Capisco. Non mi basta
. Non so se possiamo pi vederci
(a entrambi sembra appropriata una pausa)
. Ci sono cascato come un pero
. Una pera
. Una pera, s
? E ora
. Pera pere peri pero Per
. Non fare il bambino, per favore
. Bah. Succeda quel che deve

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. Peccato, davvero. Mi intristisci


.
(lei sospira e si china a sedere sul gradino di marmo tra il dentro ed il fuori.
Prima per cerca uno straccio, per non poggiare la pelle nuda e brunita dei piedi
sullo zerbino. Le unghie dei suoi alluci sembrano cammei, sono pallide e ovali, con
la pelle tutta intorno)
? A che pensi
. En el Futuro
! Sul serio, per favore
. A una cosa che dice Brett Brett Il cognome adesso non lo ricordo. in Fiesta.
una cosa che dice Brett a Jake, il suo amore castrato, che le consiglia di non innamorarsi
di Romero il toreador. Gli dice: Non posso farci niente. Non sono mai stata capace di
farci niente.
. Vorrei che tu sapessi, comunque, che sono felice di averlo saputo
. Qu? Pobre Oronoko, pobre
. Che sei innamorato di me, tonto. Fa freddissimo
. Ma non ho voglia di entrare in casa, meglio di no. Preferisco una situazione liminare
. stato un bel gesto
. Vedi: tu, seduta sullultimo gradino, non vuoi uscire; io, in piedi sul pianerottolo,
non posso entrare. Non proprio un pianerottolo, questo che parola buffa pianerottolo. Pia-ne-rot-to-lo. Questa una casa indipendente e io sono sulla passerella che
collega il giardino alla porta. Passerella veramente un termine insipido. Mi ricorda
uno stabilimento balneare. Disimpegno. S, questo un disimpegno. Senti come suona
elegante e raffinato
. Hai capito che sono una persona schietta e che mi servono gli amici onesti
. Quello della soglia, tra laltro, un tema di lunghissimo corso allinterno del teatro
occidentale
? Da ora in avanti il nostro rapporto sar pi maturo. Consapevolmente squilibrato.
Esiste, daltronde, un rapporto che sia equilibrato
. DallElena a Macbeth, ti assicuro, una proliferazione immensa
. Dopo stasera potresti immaginare di suicidarti, o di avere un tremendo incidente.
Io lo faccio, a volte
. Macbeth e signora si fissano le mani piene del sangue di re Duncan e, siamo nel
cuore della notte, qualcuno bussa al loro portone
. Ma ti salveresti e poi in sala operatoria urleresti il mio nome, con i tendini sul collo
alti un dito. Lospedale sarebbe costretto a chiamarmi a casa per farmi venire di corsa.
Oppure addirittura mandarmi un taxi

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. Loro ovviamente non rispondono, anzi precipitano verso la propria camera da


letto, infilandosi nelle vestaglie
. Io passerei davanti a tutti in pigiama con questo, magari o in abito da sera
sarei a una festa aziendale, di quelle noiose . Chiss la mia faccia
. La porta continua a tuonare fino a che non la apre il portiere, ubriaco
. Una faccia preoccupata, o forse di pi: angosciata, tormentata. Senza lacrime per
. E qui sta la grandezza, perch Shakespeare capisce che dopo streghe, battaglie,
tempeste e pugnali, il pubblico non ne pu pi, vuole ridere!, e allora infila il portiere
ubriaco che parla del pisello che non gli si rizza
. Una volta dentro mi sistemerei al bordo del tuo letto. Con una mano ti accarezzerei
sul ginocchio e ti chiederei se sei pazzo
! Ma i registi cani questo non lo capiscono e il custode o lo espungono o ne fanno un
grottesco matto da manicomio
? E tu mi diresti che s, sei pazzo di me. Non sarebbe bellissimo, Miche
(ha gli occhi minuti e leggermente allungati, ricordano due mandorle tolte dal
guscio; il buio l intorno si infossa, ancora pi denso che in cielo. Le peonie rosa
antico, cresciute da sole in mezzo alla salvia, mandano un odore davvero troppo
sottile perch uno dei due riesca a sentirlo)

PROSSA DEI LETTORI


Si pu raccontare qualcosa utilizzando parole che non esistono? Pu risultare comprensibile? Pu
evocare pensieri diversi in lettori diversi? Pu lasciare pi spazio alla creativit del lettore?
Credo che pi la parola si allontana dalle altre esistenti pi sia potenzialmente evocativa Ma
anche inespressiva, un rischio.

LA LEGGENDA DELLAMBICO CORTOMUSCHIATO


di Enrico Giomi

Una perturnicolazione stereomansibile si protomantata nellistamento in cui sorreddigitanti multescenti si corrobinavano maldestrisciatamente. Accamminarono repensosamente i mistori galattocardici, famolosi per la loro borangit, sguainastrarono i

Fischi di carta

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loro buccicciotoli laser e frastornicarono il processionario alla base. Non avevano casperato per che lalleantrovatimidanza sorreddigitante avesse trucerbiattoli a zampillazzuli
liberticenti, infatti questi intergettirono provicacemente con lanugo stranfulo. Insomma
i mistori galattocardici si trovarono misticerchiati e la buccianurit sembrava un pragolismo. Cosa fare? La nastrovicella matrerna ricampava segnuli di pericolerica ma la
disastrage fu inevitoccultabile.
Goran, lambico cortomuschiaio, respitonava pensicuri di tutti. Non era la primotivata voltaccaduta che popolastrazioni tumefficienti sbrigoldavano inpuliti. Tuttavia il
postricurdo dicitofonistico in servizio sgunulava anomanzie da tutti gli gnoli, come se
diburtazuoni ribattenti avessero allangato torbe a fiati. Segnallarme di pericarditolo!
Strillonzavano le sirencefale, i cortomuschiai reclastati in gruppazioni di difellerta, le
camalleabili dei marmoni corbistate in sellavallo.
Goran era ambico, ovvero capacizuoso di leccornitriti a ratificazioni caramellarie
distali. Non appenassurdo i sorredigitanti si mostricarono spascellando i civilabittadini con i loro trucerbiattoli alleanzati, ecco i leccornitriti allettattrarre la golosiccit, le
dentibole cominciziare a caramellariarsi! Le dentazioni trafordite dagli zucchertimenti
prosticavano con terringuli doloribrezzi stellatricidi! Mai una contorcizione dentalica
cos frignevole e zigugnosa si era goltumberata nella tempernit.
La sconfiggitazione sorredigitante fu epicatastrofischiante.
Goran, stremaffaticato per la caramellificante retificazione distale si spresciug in un
sofficeruleo sbuffetto fli con leggiadrezza.
Ancora oggi si tramescola la leggendaria progenzia del cortomuschiaio e della sua
dolcimentazione ambica, e si narra che da allora mai pi lalleantrovatimidanza sorredigitante nocque a nessuno

INFISCHIATENE

recensioni

GABRIELE DI FRONZO

IL GRANDE ANIMALE (NOTTETEMPO, 2016)


di Irene Buselli
Ci sono romanzi che sembrano nascere senza sforzo, come improvvisati. Il
grande animale non tra questi: lesordio di
Gabriele Di Fronzo unopera curata in
ogni dettaglio, frutto di un grande lavoro
sul protagonista e sul suo linguaggio.
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Non un personaggio che si possa


improvvisare, infatti, Francesco Colloneve, di professione tassidermista. Del
suo mestiere lautore conosce quasi ogni
strumento e ogni procedura, e per ogni
animale sono descritti, con lessico tecnico

Fischi di carta

ma allo stesso tempo con una connotazione quasi rituale, tutte le fasi che compongono il processo di imbalsamazione.
Affinch un animale possa conservarsi,
qualunque esso sia, necessario che sia
svuotato della sua parte viva e dunque
deperibile: lo spazio in cui sempre tende a muoversi Colloneve, come persona
e come professionista, appunto questo vuoto, la dimensione dellassenza e
delladdio.
Insomma, il lavoro di Colloneve, facile capirlo, ha a che fare con la parte
viva dei morti.
E se il suo mestiere decisamente
insolito, molto comune invece la situazione che egli si trova a dover affrontare:
accudire il padre nelle sue ultime settimane di vita.
Ma a che animale assomiglia un padre? Come ci si congeda da lui, come ci
si avvicina a quel vuoto che, come Colloneve ha imparato in anni di esercizio,
necessario a non perderlo per sempre?
Di Fronzo riesce a trasmettere lintimit e la fragilit di questo rapporto nel
pi delicato dei modi, senza mai di fatto
evidenziare lavvicinamento tra padre e
figlio che il lettore, tuttavia, percepisce
chiaramente.
Cos, con un procedimento per certi
versi analogo a quello che abituato a
seguire con gli animali, il figlio si muove
con i suoi strumenti nella memoria del
padre, scavando tra ricordi e colpe quasi
dimenticate.
Voce narrante del romanzo, Francesco Colloneve parla di s quasi esclusivamente attraverso la sua professione; tutto
ci che il lettore apprende sulla sua personalit passa attraverso i vezzi linguistici

e le espressioni desuete che caratterizzano la sua lingua, costruita su di lui con


precisione chirurgica.
Loperazione che Di Fronzo compie
sulla sua scrittura, in un certo senso, lo
assimila al suo protagonista: con massima precisione il tassidermista sostituisce
le interiora degli animali con la plastilina,
con estrema attenzione lo scrittore restituisce a chi legge lanima del suo personaggio attraverso uno stile plasmato a sua
immagine. E, come il rischio pi grande
del tassidermista secondo Colloneve
quello di rendere troppo evidente il
proprio operato, il pericoloso confine su
cui si muove lautore proprio quello che
separa il controllo della scrittura dallartificiosit: confine allinterno del quale,
a parer mio, non sempre riesce a mantenersi. La sensazione, in alcuni punti,
quella di scorgere oltre la pagina quello
che dovrebbe rimanere nascosto al lettore, ovvero la fatica di questa costruzione; cos capita che lo sforzo volto alla
ricerca della naturalezza ottenga leffetto
contrario, delineando non i tratti del protagonista, ma le forme di una maschera
posticcia.
Nonostante queste sbavature, Il grande
animale riesce ad accompagnare il lettore allultima pagina con una delicatezza
e unintensit eccezionali, in una climax
ascendente di potenza e spessore introspettivo: un libro che certamente vale
la pena leggere, una grande metafora
delleterna fragilit umana di fronte alla
morte

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