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Fallimento: sproporzione tra prestazioni prova di

partecipatio fraudis del terzo


Cassazione civile , sez. VI - 1, ordinanza 18.03.2013 n 6734 (Elisa Cinini)
La sproporzione tra le prestazioni ex art. 67, comma I, Legge Fallimentare costituisce prova della partecipatio
fraudis del terzo, a prescindere dal danno effettivamente procurato al patrimonio del fallito.
quanto ha deciso la Corte di Cassazione con lordinanza 18 marzo 2013, n. 6734.
Il caso riguardava la cessione di crediti ex artt. 1260 ss c.c. da parte di una societ a responsabilit limitata ad unaltra
societ al fine sottrarre i crediti alla garanzia dei creditori della prima societ, successivamente dichiarata fallita.
Il Tribunale di Brindisi aveva accolto la domanda di curatela del fallimento della societ cedente il credito e la Corte di
Appello aveva confermato la decisione del giudice di prime cure.
Il Supremo Collegio nellordinanza de qua decide il caso in modo conforme ai precedenti gradi di giudizio.
Le doglianze alla base del ricorso in Cassazione riguardano, in particolare, il vizio di motivazione e la violazione dellart.
67 L.F., nonch la violazione e falsa applicazione dellart. 2901 c.c.
In ordine allart. 67 Legge Fallimentare, il giudice di legittimit ricorda che la sproporzione delle prestazioni che, ai sensi
di tale disposizione, legittima la revoca degli atti a titolo oneroso compiuti nei due anni precedenti la dichiarazione di
fallimento deve essere valutataex ante, con riferimento al momento della conclusione del contratto e non ex post, al
momento della revocatoria (Sez. 1, sentenza 19 aprile 1995, n. 4408).
Ci premesso, il Supremo Collegio richiama il principio - gi espresso in precedenza (Sez. 1, sentenza 19 aprile 1995, n.
4408) secondo cui la sproporzione tra le prestazioni ai fini dellesperibilit dellazione revocatoria rileva quale prova
della partecipatio fraudis del terzo, a prescindere dal danno effettivamente procurato al patrimonio del fallito, con la
conseguente irrilevanza, ai fini della valutazione dei presupposti della revocatoria, degli eventuali vizi della res
compravenduta non dedotti in contratto, in quanto inidonei ad escludere la partecipatio fraudis.
Riguardo allazione revocatoria, inoltre, la Corte di Cassazione, ribadendo il principio in base al quale l'accertamento
dellelemento oggettivo della notevole sproporzione tra le prestazioni, di cui all'art. 67, II comma L.F., sia di competenza
del giudice di merito, e sottratto, quindi, al sindacato di legittimit, se logicamente e congruamente motivato (Sez. 1,
sentenza 9 aprile 1998, n. 3677; Sez. 1, sentenza 17 aprile 2007, n. 9142), giudica inammissibili le censure sollevate al
riguardo dalla societ cessionaria visto che il prezzo di cessione era pari al 6% del valore dei crediti ceduti.
Analoga considerazione deve farsi - continuano i giudici di legittimit - con riguardo allelemento della consapevolezza
da parte della societ cessionaria dello stato di insolvenza della societ cedente, elemento, questo, ritenuto giustamente
sussistente dai giudici di merito sia per lo squilibrio tra le due prestazioni sia per il fatto che la stessa persona fisica
rivestiva la qualit di amministratore di entrambe le societ poco tempo prima della stipula del contratto di cessione.
(Altalex, 22 marzo 2013. Nota di Elisa Cinini)

/ fallimento / partecipatio fraudis / terzo / Elisa Cinini /

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE VI - 1 CIVILE

Ordinanza 30 gennaio 18 marzo 2013, n. 6734


(Presidente Di Palma Relatore Didone)
Ritenuto in fatto e in diritto
1.- Con atto di citazione notificato il 10/18 marzo 2004, la Curatela del Fallimento "Delta Impianti s.r.l." convenne in
giudizio dinanzi al Tribunale di Brindisi, la CIM Costruzione Impianti s.c.a.r.l., l'ENEL S.p.A. e la Idreco S.p.A. A sostegno
della domanda espose: che con sentenza del 16/18 luglio 2002 era stato dichiarato il fallimento di Delta Impianti s.r.l.;
che, in data 10/5/2001, la Delta Impianti aveva ceduto a CIM Costruzioni Impianti s.c.a.r.l. crediti ammontanti ad Euro
429.360,15 per il corrispettivo di Euro 25.822,84; che il contratto non era effettivamente voluto dalle parti ma finalizzato
unicamente a sottrarre i crediti alla garanzia dei creditori della Delta Impianti s.r.l. come poteva desumersi dalla
mancanza di una data certa anteriore al fallimento, dal fatto che l'amministratore della Delta Impianti era componente del
CdA della CIM s.c.a.r.l., dalla mancata annotazione nelle scritture contabili di quest'ultima alla data del 31/12/2001; che,
a ogni modo, alla data indicata nel contratto in oggetto, gi si era manifestato lo stato di insolvenza della societ
cedente, attraverso la presenza di protesti ed istanze di fallimento; che la cessionaria, che aveva nel proprio CdA
l'amministratore della cedente, era a conoscenza dello stato di insolvenza della cedente; che, quindi, l'atto era
preordinato ad arrecare pregiudizio ai creditori e che vi era una macroscopica sproporzione fra l'ammontare dei erediti
ceduti ed il corrispettivo pattuito.
Con sentenza del 27.4.2006 il Tribunale di Brindisi, nella contumacia della IDRECO s.p.a., accolse la domanda
revocatoria, sia fallimentare che ordinaria.
Con la sentenza impugnata - depositata il 20.12.2010 la Corte di appello di Lecce ha confermato la pronuncia del
tribunale.
Contro la sentenza di appello la CIM Costruzione Impianti s.c.a.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre
motivi.
Resiste con controricorso l'ENEL, mentre non ha svolto difese la curatela intimata.
1.1.- stata depositata la relazione ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c..
Il relatore ha concluso per il rigetto del ricorso.
La relazione, con il decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio, stata comunicata al P.M. e notificata alle
parti.
Nel termine di cui all'art. 380-bis, comma 3, c.p.c. le parti hanno depositato memoria.
Il Collegio condivide le conclusioni della relazione e le argomentazioni sulle quali esse si fondano.
2.- In via preliminare va ricordato che il giudizio di revocatoria fallimentare della cessione di un credito posta in essere
dal debitore poi fallito, deve svolgersi unicamente nei confronti del cessionario, senza necessit che il contraddittorio si
formi anche nei confronti del debitore ceduto, estraneo al negozio di cessione. Pertanto la citazione in giudizio del
debitore ceduto con finalit meramente istruttorie (quali l'acquisizione di certezza in ordine all'avvenuto adempimento nei
riguardi del cessionario) senza proposizione di domande contro lo stesso, non implica, in sede di gravame, la necessit
di impugnazione della sentenza anche nei suoi confronti (Sez. 1, Sentenza n. 8173 del 29/08/1997; Sez. 1, Sentenza n.
26662 del 18/12/2007). Non rileva, dunque, l'assenza nel giudizio di appello dell'altra societ debitrice ceduta.
3.- Con i primi due motivi di ricorso parte ricorrente denuncia vizio di motivazione e violazione dell'art. 67 l. fall. mentre
con il terzo denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 2901 c.c..
4.- La sproporzione delle prestazioni che, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 1, legge fallim. legittima la revoca degli
atti a titolo oneroso compiuti nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, va valutata ex ante, con riferimento al
momento della conclusione del contratto e non ex post, al momento della revocatoria.
Infatti la sproporzione tra le prestazioni - nella ratio della revocatoria, che quella di ricostituire non solo il patrimonio del
debitore, ma anche la par condicio creditorum - ai fini della esperibilit dell'azione, rileva quale prova della partecipatio
fraudis del terzo, a prescindere dal danno effettivamente procurato al patrimonio del fallito, con la conseguente
irrilevanza, ai fini della valutazione dei presupposti della revocatoria, degli eventuali vizi della res compravenduta non
dedotti in contratto, in quanto inidonei ad escludere la partecipatio fraudis (Sez. 1, Sentenza n. 4408 del 19/04/1995). A
tale principio si correttamente attenuta la corte di merito, cos esattamente escludendo qualsiasi rilevanza alle
deduzioni circa la sussistenza di contestazioni dei crediti ceduti, tra l'altro rilevando che il negozio di cessione prevedeva
la garanzia di esistenza dei crediti ceduti e la solvenza dei debitori ceduti. Inoltre, la corte del merito ha evidenziato la
notevole sproporzione delle prestazioni (il prezzo di cessione era pari al 6% del valore dei crediti ceduti).
Ci premesso, va ricordato che in tema di azione revocatoria fallimentare, l'accertamento del requisito oggettivo della
notevole sproporzione tra le prestazioni, di cui all'art. 67, comma secondo, della legge fallimentare, costituisce un

apprezzamento di fatto del giudice di merito, sottratto al sindacato di legittimit se logicamente e congruamente
motivato (Sez. 1, Sentenza n. 3677 del 09/04/1998; Sez. 1, Sentenza n. 9142 del 17/04/2007), talch - a fronte
dell'adeguata motivazione offerta dalla corte del merito - appaiono inammissibili le censure attinenti alla sproporzione
delle prestazioni.
Anche le censure relative alla scientia damni, infine, sono inammissibili a fronte della motivazione offerta dalla corte di
merito, la quale ha osservato, in proposito, quanto segue: lelemento soggettivo desumibile non solo dal dato
oggettivo dell'enorme sproporzione tra le due correlate prestazioni, ma anche dal ruolo rilevante di amministratore sia
della Delta Impianti s.r.l. sia di presidente del consiglio di amministrazione della CIM Costruzioni, svolto dall'ing. P. in
periodi prossimi alla stipula del contratto in questione.
Invero, la presenza (fino a qualche mese prima della stipula del contratto di cessione) della stessa persona fisica nel
ruolo di amministratore sia della societ cedente che della societ cessionaria attesta, con ogni evidenza, lo stretto
rapporto intercorrente tra le due societ, presumibilmente compagine societaria sovrapponibile, e supporta pienamente
la conclusione la CIM fosse pienamente a conoscenza dello stato di insolvenza in cui ormai versava la Delta impianti, nei
cui confronti erano gi state presentate istanze per dichiarazione di fallimento.
5.- Il ricorso, dunque, deve essere rigettato.
Le spese del giudizio di legittimit seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimit,
liquidate in Euro 4.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi oltre accessori come per legge.