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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 10 settembre 2013, n.

20703

MASSIMA
Al coniuge superstite che succede quale erede legittimo spetta il diritto di abitazione
sulla casa familiare e di uso dei beni mobili che la arredano di cui allart. 540, comma
2, c.c., che pur dettato in tema di successione necessaria trova applicazione anche
alla successione intestata del coniuge. Nella successione legittima i diritti di abitazione
e di uso sulla casa adibita a residenza familiare riconosciuti al coniuge si configurano
come prelegati ex lege, che si cumulano alla quota prevista dagli artt. 581 e 582 c.c.
Ne deriva che il valore capitale di tali diritti attribuiti al coniuge viene detratto dalla
massa ereditaria, che viene poi divisa tra tutti i coeredi secondo le norme sulla
successione legittima non tenendo conto di tale attribuzione.

CASUS DECISUS
Ma.Si. e Ma.Gi., con atto di citazione del 30 settembre 1993, convenivano davanti al
Tribunale di Firenze, M.G.M., per ivi sentire dichiarare l'invalidit del testamento del
proprio padre, per mancanza di olografia, in quanto corretto da mano estranea e per
ivi sentire dichiarare l'indegnit a succedere della M. con conseguente devoluzione,
dell'eredit ai due figli secondo la legge. Esponevano gli attori che il (OMISSIS)
decedeva in (OMISSIS) il Dott. Ma.Wi. cui succedevano Ma.Si. e Ma.
G. figli nati dal primo matrimonio e M.G.M., terza moglie, sposata dal Dott. Ma.Wi. a
meno di quattro mesi prima della morte dopo un breve periodo di convivenza. Aperta
la successione la M. dichiarava l'esistenza di un testamento olografo in suo favore
datato 23 marzo 1991 nel quale essa M. appariva beneficiaria dell'immobile abitato
dal de cuius e costituente il cespite pi importante dell'asse ereditario.
Si costituiva M. opponendosi alla domanda attorca e, in linea subordinata, chiedeva il
riconoscimento del diritto di abitazione sulla casa coniugale e l'accertamento della sua
propriet esclusiva di taluni beni mobili caduti nell'inventario dell'eredit.
Espletata istruttoria, con consulenza tecnica grafologica, il Tribunale di Firenze con
parziale del 17 luglio 2UU2 dichiarava aperta la successione, pronunciava la nullit del
testamento impugnato, rigettava la domanda di indegnit della M., dichiarava la
stessa e i figli del de cuius eredi ex lege per un terzo ciascuno e, successivamente il
(OMISSIS) con sentenza definitiva, condannava la M. a titolo di conguaglio sul
rendiconto a pagare ai coeredi la somma di Euro 13.796,88 ciascuno.
Avverso entrambe le sentenze, proponeva appello la M.G. M.. Gli appellati resistevano
e in via riconvenzionale insistevano per la dichiarazione di indegnit della M..
La Corte di appello di Firenze con sentenza n. 1631 del 2007 rigettava l'appello
principale e l'appello incidentale e confermava la sentenza impugnata. Compensava le
spese del grado. Secondo la Corte fiorentina posto che il testamento di cui si dice era
risultato manomesso per la presenza nel contesto del documento del termine
apografo "lasciare" in sostituzione della parola cancellata "donare" il testamento, per
quanto trasparente e indubitabile ne possa risultare la volont del testatore era nullo
per contrariet all'art. 602 c.c.. Segnalava la Corte di Appello di Firenze che risultava
che qualcuno dopo la morte del Dott. Ma.Wi. si fosse preso l'ardire di correggere per
cos dire, il testamento e, pertanto, era ragionevole pensare che lo stesso testatore si
sarebbe servito di un collaboratore (o collaboratrice) e la sostituzione di quella parola
previa cancellatura della parola originale sarebbe avvenuta sotto dettatura o
comunque, previa autorizzazione. Mancando la prova che l'alterazione della scheda
testamentaria sia opera della M., andava confermata l'esclusione della indegnit della
M. a succedere al marito gi pronunciata dal Tribunale di Firenze. Confermava la
decisione del Tribunale nella parte in cui aveva escluso il prelegato del diritto di
abitazione, specificando che quel beneficio si cumulava alla quota di riserva nella

successione necessaria del coniuge, ma non nella successione legittima in seno alla
quale poteva semmai, costituire in sede di divisione un titolo preferenziale del coniuge
sui
beni
da
assegnare.
La cassazione di questa sentenza stata chiesta da M. G.M. per sci motivi. Ma.Gi. e
M. S. hanno resistito con controricorso proponendo a loro volta ricorso incidentale per
due
motivi.
All'udienza del 28 febbraio 2013 rilevato che alla parte ricorrente non era pervenuta la
notifica della data di udienza rinviava la causa a Nuovo Ruolo.

TESTO DELLA SENTENZA


CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 10 settembre 2013,
n.20703 - Pres. Oddo est. Scalisi
MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorsi (il ricorso principale proposto dalla sig.ra M. G.M. e il ricorso incidentale
proposto da M. S. e Ma.Gi.) investendo la stessa sentenza, vanno riuniti, ai sensi
dell'art. 335 c.p.c..

A.- Ricorso principale.

1.- M.G.M. lamenta:

1) Con il primo motivo di ricorso la violazione e falsa applicazione degli artt. 620 e
606 cc. Nonch dell'art. 1362 c.c. e segg., comma 3. Con riferimento alla dichiarata
nullit del testamento olografo e, ci in relazione all'art. 360, comma 1, n. 3, e
dell'art. 360, comma 1, n. 5, motivazione insufficiente e contraddittoria.

2) Con il secondo motivo la violazione degli artt. 602 e 603 c.c..

Nonch dell'art. 132 c.p.c., per carenza di motivazione sul punto dell'inutilizzabilit
d'indagini scientifiche ai fini della declaratoria di nullit del testamento olografo e ci
in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Insufficiente, illogica e contraddittoria
motivazione sul medesimo punto e ci in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

3) Con il terzo motivo, la violazione e falsa applicazione delle norme dettate per c.d.

interpretazione soggettiva dei contratti di cui agli artt. 1362 e 1365 cc..

Siccome applicabili, con i necessari correttivi, anche ai negozi mortis causa, violazione
e falsa applicazione del principio di conservazione degli atti di cui all'art. 1367 c.c., ed
omessa considerazione ed interpretazione della volont testamentaria espressa nel
documento originario, e ci in relazione all'art. 360, comma 1, n. 3. Motivazione
illogica, contraddittoria e carente in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

A) Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente, nell'aver ritenuto che


un'alterazione parziale di un testamento olografo, pur se originariamente provvisto
dei requisiti di cui all'art. 602 possa, sic et simpliciter, cagionare la nullit ed invalidit
dell'intero testamento, anche ove tale alterazione non impedisca l'individuazione
dell'originaria e genuina volont del testatore.

Epper il ragionamento della Corte di merito, sempre secondo la ricorrente, sarebbe


contrario al consolidato orientamento di questa Corte che avrebbe chiarito portata e
rilevanza dell'art. 602 c.c., specificando che l'alterazione di un testamento, siccome
successiva alla sua formazione e, dunque, al suo perfezionamento non sia tale da
impedire di individuare la volont originaria del testatore tale alterazione non
renderebbe invalido il negozio che, al contrario, conserverebbe inalterato il proprio
valore, (da ultimo Cass. N. 11733 del 2002). Insomma, il Giudice di appello avrebbe
errato nel limitare la propria indagine al mero dato testuale o, meglio, al solo
significato del termine apografo, dovendo al contrario indagare ai sensi degli artt.
602, 606 e 1362 e ss. Se fosse possibile, astraendo dall'alterazione, individuare una
volont testamentaria riconducibile al de cuius.

B) Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente nell'aver ritenuto


Inammissibile il ricorso a strumenti scientifici che consentano di riesumare il possibile
contenuto sottostante alle alterazioni atteso che tale indagine sarebbe coerente con il
disposto normativo di cui agli artt. 602 e 606 e conforme a costante orientamento
giurisprudenziale. In particolare, ritiene la ricorrente, la Corte fiorentina avrebbe
ritenuto possibile prescindere da un'indagine circa la sussistenza o meno di un
testamento valido in quanto perfettamente formato per mano del testatore, non
tenendo conto dell'orientamento giurisprudenziale secondo cui la validit del
testamento olografo permarrebbe nell'ipotesi in cui la manomissione della scheda
testamentaria sia avvenuta in un momento successivo al perfezionamento dello
stesso testamento. E di pi, la Corte fiorentina, compiendo un percorso logico
giuridico del tutto arbitrario ha sostenuto che l'alterazione del testamento del dr.
Ma.Wi. risalisse ad epoca antecedente al morte del testatore e quindi con la sicura
partecipazione di quest'ultima, mediante dettatura e/o autorizzazione. Tale
conclusione C) Secondo la ricorrente la Corte di merito avrebbe omesso qualunque
indagine interpretativa diretta a ricavare dal testo della scheda testamentaria, intesa
nel suo complesso, la volont originariamente espressa dal dr. Ma.

W. e si limitata ad escludere in capo al defunto la volont di disporre dei cespiti

oggetto del testamento in questione in favore della sig.ra M. sulla base del significato
tecnico giuridico del termine 'donare' redatto ed utilizzato dal testatore.

1.1.- Tutti e tre i motivi vanno esaminati congiuntamente vista l'innegabile


connessione che esiste tra gli stessi e tutti e tre sono infondati.

Come correttamente ha evidenziato la Corte fiorentina nel caso in esame, tenuto


conto che la sig.ra M., moglie del de cuius, sostanzialmente come chi dice 'alla
morte, si trovato in casa questo documento cos come lo vedete', non si pu dire
che qualcuno dopo la morte del Dott. Ma.Wi. 'si fosse preso l'ardire di correggere,
diciamo cos, il testamento'. Pertanto, non si pu non pensare che la cancellazione
della parola 'donare' con la sostituzione della parola 'lasciale', nonch, quel ripasso
delle parole scritte con mano, come afferma la Corte fiorentina, troppo insicura, siano
avvenuti quando ancora il testamento era custodito dal (dato che non risulta sia stato
depositato presso persona di fiducia o presso un Notaio) e, quindi, si trovava nella
sfera di controllo del suo autore, sempre modificabile per sua iniziativa, Sicch, da
ritenere, come correttamente ha affermato la Corte fiorentina, che la cancellazione
della parola 'donare' con la sostituzione della parola 'lasciare' sia avvenuta o sotto la
dettatura del testatore o comunque, visto che il testamento era conservato dal suo
autore, previa autorizzazione dello stesso. Ci significa che l'azione del terzo si
svolta durante la redazione o la revisione del testamento e, pertanto, anche l'aggiunta
di una sola parola nel corpo della disposizione di ultima volont per mano di altri
durante la confezione (o lo stesso durante la modifica di un originario contenuto del
testamento) priva il testamento stesso del requisito dell'autografia e ne determina, ai
sensi dell'art. 602 cod. civ., la nullit. A ben vedere, il testamento sarebbe stato
valido, e avrebbe rispettato il requisito dell'olografia, nonostante la correzione di cui si
dice, ove fosse stato dimostrato ovvero si avesse avuto la certezza che il testamento
al momento della morte esisteva e che dopo la morte una mano estranea
illecitamente lo avesse alterato (dimostrazione che nel caso concreto mancata)
perch in questa ipotesi il testamento di che trattasi sarebbe stato un testamento
esistente e rispondente ai requisiti voluti dalla legge, valutabile e apprezzabile ancor
prima di un'eventuale manomissione.

1.1.a).- Come ha affermato questa Corte in altra occasione, che qui si condivide, la
validit del testamento olografo esige, ai sensi dell'art. 602 c.c., l'autografia non solo
della sottoscrizione ma anche della data e del testo documento, ad escludere
l'olografia sufficiente ogni intervento di terzi, indipendentemente dal tipo e
dall'entit (e quindi anche in presenza di una sola parola scritta da un terzo durante la
confezione del testamento), non assumendo al riguardo rilevanza l'importanza che dal
punto di vista sostanziale la parte eterografa riveste ai fini della nullit dell'intero
testamento secondo il principio 'utile per inutile non vitiatur'.

1.1.b).- Inconferente, altres, risulta la giurisprudenza richiamata dalla ricorrente a


sostegno della propria tesi perch non pertinente al caso di specie.

Questa Corte con la sentenza n. 11733 del 2002 citata dalla ricorrente, ha escluso la
nullit del testamento quando la disposizione di ultima volont sia stata interamente
scritta di pugno dal testatore e da lui sottoscritta pur se il documento cartaceo che la
reca contenga scritti di mano aliena in una parte diversa da quella occupata dalla
disposizione testamentaria. Epper, il caso in esame riguarda, invece, l'ipotesi in cui
stata alterata o corretta proprio la disposizione testamentaria e non, invece, la scheda
che conteneva il testamento. Piuttosto, il caso in esame riconducibile alle categorie
delle ipotesi in cui la stessa sentenza citata ha ritenuto configurabile la nullit del
testamento per difetto di autografia, allorch nel corpo della disposizione di ultima
volont, anche, una sola parola sia di mano altrui o risulti scritta dal terzo durante la
confezione del testamento, ancorch su incarico o col consenso del testatore.

2- Con il quarto motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art.


540 c.c., comma 2, e art. 581 c.c.. Sul punto del mancato riconoscimento, in capo al
coniuge superstite, del diritto di abitazione nella casa coniugale e di uso degli eredi, e
ci in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonch in relazione all'art. 360
c.p.c., comma 1, n. 5, per illogicit e contraddittoriet della motivazione. Avrebbe
errato la Corte fiorentina, secondo la ricorrente, nell'aver escluso che la sig.ra M.
fosse titolare del diritto di abitazione nella casa coniugale e di quello di uso degli
arredi ivi contenuti come previsti dall'art. 540, secondo comma, a favore del coniuge
superstite.

Secondo la ricorrente, la Corte di appello di Firenze, avrebbe giustificato il mancato


riconoscimento dei diritti di abitazione e d'uso previo espresso richiamo a quanto gi
disposto dal Giudice di primo grado, epper lo fa in modo parziale, cos, viziando
l'intero ragionamento il Tribunale aveva dapprima negato la sussistenza in capo alla
ricorrente di qualunque diritto di abitazione e di uso e successivamente, con la
sentenza definitiva, aveva completato la decisione assunta specificando che la quota
di legittima spettante al coniuge superstite ex art. 581 non era cumulabile con i diritti
di abitazione e di uso. La Corte di appello a differenza del primo giudice parte dal
presupposto del riconoscimento in capo alla ricorrente dei diritti di uso e di abitazione
salvo poi a ritenerli insussistenti in quanto non cumulabili con la quota di legittima, b)
Per altro, tenuto conto della sentenza della Corte costituzionale n. 527 del 1988,
secondo la ricorrente l'interpretazione corretta della normativa di cui all'art. 540 c.c.,
sarebbe quella di escludere che i diritti di abitazione e di uso siano cumulabili con la
quota di legittima riconosciuta in forza degli artt. 581 e 582, ma quei diritti dovranno
essere ricompresi nella quota ex artt. 581 e 582.

Dica, pertanto, conclude la ricorrente, l'Ecc.ma Corte di Cassazione se, in forza del
combinato disposto dell'art. 540 c.c., comma 2, e art. 581 c.c., al coniuge superstite
chiamato alla successione legittima, spetti il diritto di abitazione nella casa coniugale
ed il diritto di uso degli arredi in essa contenuti e se tali diritti siano da ricomprendersi
nella quota di legittima.

2.1.- Il motivo fondalo per le ragioni di cui si dir.

La prima questione da prendere in esame quella prospettata con il quarto motivo


del ricorso principale, vale a dire il significato ed il valore del precetto di cui all'art.
540 c.c., comma 2, dettato in tema di successione necessaria, secondo cui al coniuge,
anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla
casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di propriet
del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa
non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed
eventualmente sulla quota riservata ai figli. Ora, la dottrina pi attenta, che in questa
sede si intende condividere, ha avuto modo di chiarire che la norma si applica anche
alla successione legittima.

L'art. 584 c.c., comma 1, dettato in tema di successioni legittime, con riferimento al
coniuge putativo contempla espressamente l'applicabilit della disposizione stabilita
dall'art. 540, comma 2.

L'estensione dei diritti previsti da questa norma al coniuge legittimo non pu essere
revocata in dubbio, perch sarebbe contrario al principio di eguaglianza che il coniuge
putativo fosse trattato diversamente e in modo pi favorevole rispetto al coniuge
legittimo.

2.1.a).- Lo stesso risultato per altro verrebbe assicurato interpretando correttamente,


(cio tenendo conto delle esigenze che sono poste al fondamento del) l'art. 540 c.c.,
comma 2, il quale prevede i diritti di abitazione e di uso in favore del coniuge
superstite 'anche quando concorra con altri chiamati'. Ora poich un concorso con
altri chiamati pu verificarsi solo con riferimento alla successione legittima o a quella
testamentaria, sembra evidente che il legislatore abbia inteso stabilire che, a
prescindere del tipo di successione, al coniuge superstite spettano, comunque, i
predetti diritti, dettando, poi, delle regole per fare in modo che gli stessi incidono il
meno possibile sulla quota di riserva degli altri legittimari. Insomma, come con l'art.
584 cc. collocato nelle norme relative alla successione legittima, il legislatore ha
disciplinato la posizione del coniuge putativo anche quale legittimario, cos nell'ari.
540 collocato nelle norme relative alla tutela dei legittimari, il legislatore ha dettato
una disposizioni che vale anche per la successione legittima.

Pertanto, o un'interpretazione costituzionalmente orientata, dell'art. 584 cc. o


un'interpretazione assiologica della normativa di cui agli artt. 581 e 540 cc, consente
di affermare che anche al coniuge legittimo sono riservati i diritti di abitazione sulla
casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano (cfr. Cass.
SSUU. N. 4847 del 27 febbraio 2013).

2.2.- Ora, posto che i diritti di abitazione e d'uso competano indifferentemente al


coniuge che succeda ab intestato ed a quello che succeda in via legittima, resta da

individuare il criterio di imputabilit dei diritti di cui si dice sulla successione.

A) Alcuni ritengono che l'abitazione e l'uso raffigurino dei diritti, che al coniuge sono
riservati come prelegati, oltre la sua quota di riserva. Ci si argomenta dal dato
testuale, secondo cui i diritti di abitazione e di uso gravano sulla disponibile e, solo se
questa non sia sufficiente, sulla quota riservata al coniuge ed ai figli. La definizione di
legato 'ex lege', poi, si fonda Imi modo della trasmissione: contemplando la
disposizione beni determinati (il diritto di uso e di abitazione), si ritiene che la norma
disciplini una trasmissione a titolo particolare. Dalla lettera della legge e dal chiaro
intendimento legislativo di favorire il coniuge superstite, si argomenta che questi
diritti si aggiungono alla quota spettante al coniuge. Assegnati, anzitutto, al coniuge i
diritti di abitazione e di uso, la successione legittima si apre sul residuo.

B) Da altri, invece, si rileva che in tema di successioni legittime non possono trovare
applicazione gli istituti della disponibile e della quota di riserva.

Pertanto, la enunciazione del diritto di abitazione e di uso raffigura la mera indicazione


dei beni, i quali concorrono a formare la quota spettante al coniuge nella successione
legittima. Le conseguenze sulla formazione della quota del coniuge sono differenti,
perch i diritti di abitazione e di uso non si aggiungono, ma vengono a comprendersi
nella quota spettante a titolo di successione legittima.

C) Vi ancora chi distingue tra successione necessaria e successione legittima. Si


ritiene che avuto riguardo alla successione necessaria, posto che la norma stabilisce
che i diritti di abitazione e di uso gravano, in primo luogo, la disponibile, ci significa
che, come prima operazione si deve calcolare la disponibile sul patrimonio relitto, ai
sensi dell'art. 556 c.c., e, per conseguenza, determinare la quota di riserva. Calcolata
poi la quota del coniuge nella successione necessaria, in base a quanto stabiliscono
l'art. 540 c.c., comma 1, art. 542 c.c., e art. 543 c.c., comma, alla quota di riserva
cos ricavata si devono aggiungere i diritti di abitazione e di uso in concreto, il cui
valore viene a gravare la disponibile (sempre che la disponibile sia capiente). Diverso
sarebbe, secondo questo orientamento, il discorso riguardante la successione
legittima. Nella successione legittima i diritti di cui si dice non si aggiungerebbero alla
quota ereditaria per due ragioni: una di ordine formale e altra per l'effetto di una
interpretazione sistematica delle norme. Intanto, vien osservato che la quota di
riserva stabilita in favore del coniuge si incrementa, aggiungendosi i diritti di
abitazione e di uso gravanti per la ragione assorbente che quei diritti, ai sensi dall'art.
540 c.c., comma 1, art. 542 c.c., e art. 544 c.c., comma 1, gravano sulla disponibile.
Sicch questo stesso criterio non sarebbe applicabile all'ipotesi di successione
legittima perch in tema di successione legittima, non troverebbero applicazione gli
istituti della disponibile e della riserva. Ma si rinviene una ragione sistematica pi
persuasiva. La riserva rappresenta il minimo, che il legislatore vuole assicurare ai pi
stretti congiunti, anche contro la volont del defunto. I diritti di abitazione e di uso
fanno parte della riserva e, quindi, anch'essi fanno parte del minimo. Per evitare che
attraverso la disciplina delle successioni legittime vengano pregiudicati i diritti dei
legittimari, l'art. 553 c.c., che serve di raccordo tra la successione legittima e la
successione necessaria, stabilisce che le porzioni fissate nelle successioni legittime,
ove risultino lesive dei diritti dei legittimari, si riducono proporzionalmente per

integrare tali diritti. Peraltro, dal sistema della successione necessaria emerge che il
legislatore interviene nel meccanismo delle successioni legittime quando la quota
spettante nella successione intestata andrebbe al di sotto della quota di riserva; da
nessuna norma, per contro, risulta che il legislatore abbia modificato il regime della
successione intestata per attribuire agli eredi legittimi (che siano anche legittimari),
pi di quanto viene loro riservato con la successione necessaria.

Poich l'art. 553 cit. vuole fare salva l'intera riserva del coniuge (secondo il sistema
della successione necessaria), i diritti di abitazione e di uso si aggiungono alla quota
di riserva regolata dall'art. 540, comma 1, e art. 542 cit..

Per contro, non essendo ci previsto da nessuna norma in tema di successione


legittima, non v' ragione per ritenere che alla quota intestata contemplata dagli artt.
581 e 582 c.c., si aggiungano i diritti di abitazione e di uso.

2.2.a) - Tuttavia, il regime va ricostruito tenuto conio che uno dei presupposti per
l'attribuzione dei diritti di cui si dice quello che la casa e i mobili che la corredano
devono potersi considerare come quella di abituale coabitazione, ci significa che
l'esigenza che quell'attribuzione intende garantire il diritto all'abitazione, quale
minimo, che il legislatore vuole assicurare al coniuge superstite in ragione di quella
solidariet coniugale che ha animato il rapporto tra i coniugi, un diritto questo (quello
dell'abitazione) e una solidariet coniugale garantiti anche dalla costituzione (artt. 47
e 2 Cost.) quali esigenze a garanzia di un pieno ed integrale sviluppo della persona. Vi
ragione, pertanto, di ritenere che quei diritti vanno posto a carico dell'intero
patrimonio ereditario. Con la precisazione che nella successione legittima, non
trovando applicazione gli istituti della riserva e della disponibile quei diritti vanno
imputati all'asse ereditario e proporzionalmente sulle quote legittime degli eredi
compreso il coniuge(cfr. Cass. SSUU. N. 4847 del 27 febbraio 2013).

2.2.b) La Corte fiorentina, pertanto, ha errato nel non aver considerato che i diritti di
abitazione e di uso del mobili che la corredavano, sono diritti garantiti anche al
coniuge legittimo, in caso di successione legittima e che quei diritti gravano sull'asse
ereditario e proporzionalmente imputate alle singole quote degli eredi legittimi.

3.- L'accoglimento del quarto motivo del ricorso assorbe il quinto e il sesto motivo del
ricorso con i quali la ricorrente lamenta:

a) con il quinto motivo, la violazione e falsa applicazione dell'art. 540 c.c., comma 2, e
art. 581 c.c., in relazione all'errata misura della percentuale di devoluzione dei beni
ereditali a favore degli eredi, e ci in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Omessa motivazione in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5. Avrebbe errato la Corte
fiorentina, secondo la ricorrente, nell'aver disposto l'attribuzione di una quota pari ad
un terzo dell'asse ereditario per ciascun coerede perch non ha tenuto conto dei legati

di abitazione della casa coniugale e di uso degli arredi previsti ex lege a favore del
coniuge superstite.

Pertanto, conclude la ricorrente, dica l'Ecc. ma Corte di Cassazione se in caso di


successione legittima ex art. 581 c.c., nell'attribuzione della quota pari ad un 1/3
dell'intero riservata la coniuge superstite per il caso di concorso con due o pi figli del
de cuius debbano espressamente includersi anche i diritti di abitazione nella casa
coniugale e di uso degli arredi ivi contenuti.

b).- con il sesto motivo, la violazione e falsa applicazione degli artt. 540, secondo
comma, e 581 cc. in relazione all'erroneit della determinazione di un debito da
conguaglio gravante sulla ricorrente e ci in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n.
3. Omessa, erronea o illogica motivazione in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5.

Secondo la ricorrente, falso sarebbe il presupposto della negazione del diritto di


abitazione della casa coniugale e di uso degli arredi ivi contenuti in capo al coniuge
superstite pure se chiamato alla successione legittima e falsa sarebbe la conseguente
valutazione della sussistenza di un debito gravante sul coniuge che abbia continuato
ad abitare la casa coniugale dopo il decesso del de cuius siccome conseguente a tale
utilizzo.

Dica, pertanto l'Ecc.ma Corte di Cassazione se i diritti di abitazione della casa


coniugale e di uso degli arredi di cui all'art. 540 c.c., comma 2, riconosciuti al coniuge
superstite chiamato a succedere ex art. 581 c.c., siano gratuiti, ovvero, se dagli stessi
nasca un onere economico a carico del coniuge medesimo ed a favore degli altri
coeredi pretermessi dall'uso di tali beni ereditari.

B.- Ricorso incidentale.

4.- Con il primo motivo del ricorso incidentale Ma.Si. e Ma.Gi. lamentano l'omessa
pronuncia in merito alla dichiarazione di indegnit della ricorrente, in relazione all'art.
360 c.p.c., n. 4. Avrebbe errato la Corte fiorentina, secondo i ricorrenti, nel non aver
escluso la indegnit della M. a succedere al marito, considerato che le circostanze di
fatto portano a ritenere che nel caso in esame ricorre l'ipotesi prevista dall'art. 463
c.c., n. 6. In verit, la Corte fiorentina, ritengono i ricorrenti, non avrebbe tenuto
conto che la sig.ra M., come la stessa ha dichiarato ha avuto nella disponibilit il
testamento del sig. Ma. dal momento della sua formazione fino a quando a cura della
stessa, fu pubblicato e posto che il disordine grafico della parola 'lasciare', cos come i
ripassi mostravano immediatamente l'artefatto, la stessa si sarebbe avvalsa di un
testamento falso. Dica, pertanto l'Ecc.ma Corte di cassazione se in base all'art. 463,
n. 6, debba dichiararsi la indegnit di colui che abbia usato testamento che risulti
visibilmente alterato.

4.1.- Il motivo infondato non solo perch si risolve nella richiesta di una nuova e
diversa valutazione delle circostanze di fatto correttamente valutate dalla Corte
territoriale, non proponibile nel giudizio di cassazione, ma, soprattutto, perch non
stata fornita dai Ma. - e avrebbero dovuto la dimostrazione che la manomissione del
testamento sia stata operata dalla M., e/o che, comunque, sia stata operata
successivamente la morte di Ma., non essendo, a tal fine, sufficiente una semplice
illazione di probabilit, atteso che la stessa probabilit porta a ritenere - come stato
chiarito dalla Corte territoriale, che il testamento sia stato modificato o per
autorizzazione del de cuius o su dettatura dello stesso, essendo il testamento nella
disponibilit e in custodia dello stesso de cuius.

5.- Con il secondo motivo i ricorrenti incidentali lamentano l'omessa pronuncia in


merito alla domanda in appello ex art. 345 c.p.c., del valore locativo dovuto dalla
sig.ra M. dal 1 novembre 2004 fino al rilascio effettivo dell'immobile di via (OMISSIS),
in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Avrebbe errato la corte fiorentina,
secondo i ricorrenti, nell'aver riconosciuto soltanto un debito a conguaglio della M. di
Euro 13.796,88 a favore di ciascuno degli altri due coeredi omettendo per di
pronunciarsi in merito alla domanda in appello ex art. 345 c.p.c., del valore locativo
dovuto dalla signora M. dall'11 gennaio 2004 fino al rilascio effettivo dell'immobile di
via (OMISSIS).

Dica, pertanto la Ecc.ma Corte di Cassazione se in virt di domanda formulata ai sensi


dell'art. 345 c.p.c., comma 1, il giudice di secondo grado sia tenuto a pronunciarsi
sulla richiesta di pagamento di canoni locativi dal momento della pronuncia di primo
grado sino al momento della liberazione dell'immobile, essendo gi stato in primo
grado liquidato l'importo derivante dalla configurazione di canone locativo virtuale per
l'occupazione di un immobile sino al di della sentenza.

5.1.- Il motivo rimane assorbito dal quarto e quinto motivo del ricorso principale.

In definitiva, riuniti i ricorsi, va accolto il quarto motivo del ricorso principale,


dichiarato assorbito il quinto e il sesto motivo del ricorso principale, rigettati gli altri;
va rigettato il primo motivo del ricorso incidentale e dichiarato assorbito il secondo
motivo. Pertanto, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, la
causa rinviata ad altra sezione della Corte di Appello di Firenze, la quale provveder al
regolamento delle spese anche del presente giudizio di cassazione.
P.Q.M.

La Corte riuniti i ricorsi, accoglie il quarto motivo del ricorso principale, dichiara
assorbiti il quinto e il sesto motivo, rigetta gli altri, rigetta il primo motivo del ricorso
incidentale, dichiara assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata in
relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per il regolamento delle spese del

presente giudizio di cassazione, ad altra sezione della Corte di Appello di Firenze.