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Immissioni: diritto ad ambiente salubre va tutelato

Cassazione civile , sez. II, sentenza 09.01.2013 n 309 (Alessandro Ferretti)


L'art. 844 c.c., comma 2, alla luce di un'interpretazione costituzionalmente orientata, ponendo alle immissioni il limite
della normale tollerabilit ha inteso tutelare il diritto alla salute ed il diritto ad un ambiente salubre.
E questo il principio di diritto a cui fa riferimento la Corte di Cassazione con la sentenza 9 gennaio 2013, n. 309 per
risolvere una controversia in tema di tollerabilit di immissioni. Nel caso di specie la comproprietaria di una palazzina
conveniva in giudizio il vicino che, nellambito di una ristrutturazione delledificio antistante al suo, aveva modificato la
posizione di due camini in modo che la distanza di uno di essi fosse di 4 metri. Il fumo che fuoriusciva dai camini
secondo lattrice invadeva insopportabilmente il terrazzo e le camere della palazzina, provocando altres dei danni per
la salute. Da ci la richiesta di arretramento della canna fumaria con la condanna al risarcimento dei danni causati dalle
insopportabili immissioni di fumo.
La domanda dellattrice viene respinta sia in primo che in secondo grado. In particolare, la Corte di Appello territoriale
precisava che il convenuto non era tenuto al rispetto delle norme sulle distanze poste dallart. 873 c.c. in quanto i fondi
di entrambe le parti non erano confinanti, vista la presenza tra essi di una strada pubblica. Inoltre, veniva confermata la
correttezza della valutazione operata dal Tribunale sulla esclusione di qualsiasi vantaggio per lappellante dallo
spostamento del manufatto in altro punto del tetto, avendo riconosciuto per di pi il diritto del convenuto al mantenimento
dei camini nella posizione preesistente.
Con il ricorso per cassazione la donna lamenta tra laltro lomessa, insufficiente e contraddittoria motivazione riguardo
alla tollerabilit dei fumi e delle immissioni provenienti dal camino di casa. Infatti, con latto di appello la stessa ricorrente
aveva lamentato che laccertamento sulla tollerabilit dei fumi non fosse stato in realt compiuto dal CTU, il quale in
sostanza si era limitato ad affermare che le immissioni erano inevitabili, ma non aveva chiarito se fossero anche
tollerabili.
Sul punto la Corte di Appello non aveva dato nessuna risposta.
Gli Ermellini riconoscono la fondatezza del motivo avanzato dalla ricorrente. Infatti, il giudice di merito avrebbe dovuto
effettuare una valutazione concreta e media tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto della controversia,
tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell'entit e della causa delle immissioni, delle necessit generali
ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza e, sussidiariamente, anche della priorit dell'uso. Al riguardo,
secondo i giudici di Piazza Cavour, non possono essere considerate esaustive le affermazioni contenute nella sentenza
impugnata secondo cui il Tribunale aveva dichiarato che le immissioni di fumo di cui si dice erano inevitabili, ma anche
tollerabili o l'espressione secondo cui "orbene l'art. 844 c.c., prevede che nella valutazione della normale tollerabilit si
tenga conto delle condizioni dei luoghi e del c.d. preuso", perch sono affermazioni generiche non rapportate alla
situazione concreta posta all'attenzione del Giudice.
Da qui laccoglimento del motivo di ricorso con cassazione della sentenza e rinvio ad altra sezione della Corte di appello
territoriale.
(Altalex, 6 maggio 2013. Nota di Alessandro Ferretti)

/ immissioni / camino / Alessandro Ferretti /

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE II CIVILE
Sentenza 8 novembre 2012 - 9 gennaio 2013, n. 309

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ODDO Massimo - Presidente Dott. NUZZO Laurenza - Consigliere Dott. MANNA Felice - Consigliere Dott. CORRENTI Vincenzo - Consigliere Dott. SCALISI Antonino - rel. Consigliere ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso 30321/2006 proposto da:
P.C.I. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NICOTERA 2 9 SCALA VIII, presso lo studio dell'avvocato
CATELLI MARCO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato RUSSOLO MARCELLO;
- ricorrente contro
C.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo studio dell'avvocato
PANARITI BENITO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato DE GUELMI LORENZO;
- controricorrente avverso la sentenza n. 201/2006 della CORTE D'APPELLO di TRENTO, depositata il 20/06/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/11/2012 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;
udito l'Avvocato Panariti Benito difensore della controricorrente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per
l'accoglimento del ricorso limitatamente al secondo motivo.
Svolgimento del processo
P.C.I. con atto di citazione del 13 dicembre 2001 conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Trento C.L. e, premesso di
essere comproprietaria della palazzina ed. (OMISSIS), esponeva che il convenuto nell'ambito di ristrutturazione
dell'edificio antistante al "suo aveva" modificato la posizione di due camini posti sulla falda del tetto in modo che la
distanza di uno di essi dalla sua casa era di circa quattro metri.
Assumeva che una volta attivati i camini il fumo che fuoriusciva da quello pi vicino all'abitazione dell'attrice aveva
invaso in modo insopportabile il terrazzo e le camere di quest'ultima. Chiedeva, pertanto, che previo accertamento
dell'insufficiente distanza dalla canna fumaria dalla propriet dell'attrice e l'intollerabilit delle immissioni di fumo fosse
disposto l'arretramento di tale manufatto con la condanna del convenuto al risarcimento dei danni.
Si costituiva il C., contestava l'applicabilit dell'art. 890 c.c., per mancanza di presupposti normativi ed osservava che la
canna fumaria veniva utilizzata in modo assolutamente normale e, comunque eccepiva la prescrizione dei diritti azionati
dall'attrice e l'usucapione della servit corrispondente alla situazione in essere.
Il Tribunale di Trento con sentenza n. 394 del 2004 respingeva le domande attoree e condannava l'attrice al pagamento
delle spese di lite.

Avverso tale sentenza proponeva appello la P.C. lamentando che, erroneamente il giudice di primo grado aveva ritenuto:
a) che non fossero regolamentate le distanze dei camini dalle costruzioni; b) che le immissioni di fumo fossero tollerabili;
c) che, ove i camini fossero rimasti nella posizione originaria, avrebbero emesso fumi che avrebbero, comunque invaso
la propriet dell'appellante.
Si costituiva C. chiedendo il rigetto dell'appello.
La Corte di Appello di Trento con sentenza n. 201 del 2006 rigettava l'appello. Secondo la Corte trentina: a) posto che i
fondi di entrambi le parti non erano confinanti in quanto tra essi vi una strada pubblica, il C. non era tenuto al rispetto
delle norme sulle distanze di cui all'art. 873 c.c.; b) correttamente il giudice di primo grado aveva escluso che lo
spostamento del manufatto in altro punto del tetto potesse portare qualche vantaggio all'appellante, n andava
dimenticato che la stessa parte appellante aveva riconosciuto il diritto del C. al mantenimento dei camini nella posizione
preesistente.
La cassazione di questa sentenza stata chiesta da P.C. I. per due motivi, illustrati con memoria. C.L. ha resistito con
controricorso, illustrato con memoria.
Motivi della decisione
1.- Con il primo motivo P.C. lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 879 c.c., e del D.P.R. n. 1931 del 1970,
art. 6, comma 15, oggi sostituito dall'art. 2, comma 9, dell'Allegato IX a Parte V del D.Lgs. n. 152 del 2006 "Norme in
materia ambientale" che regola le distanze dei camini dalle costruzioni vicine (art. 360 c.p.c., n. 3). Avrebbe errato la
Corte di Trento,secondo la ricorrente, per aver applicato alla fattispecie in esame la norma di cui all'art. 879 c.c. laddove
prevede che le norme relative alle distanze non si applicano alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie
pubbliche, anche alle distanze dettate dal D.P.R. n. 1391 del 1970, relative alle distanze a salvaguardia
dell'inquinamento atmosferico. Piuttosto, ritiene la ricorrente, sia il D.P.R. n. 1391 del 1979 che il D.Lgs. n. 152 del 2006,
dettano norme in materia ambientale che non subiscono il limite posto dall'art. 879 c.c., considerato che la normativa di
cui all'art. 879 c.c., riguarda esclusivamente le distanze previste dall'art. 873 c.c..
1.1.- Il motivo infondato.
Va qui evidenziato che il quesito proposto dal ricorrente presenta profili di genericit considerato che, secondo la
normativa di cui all'allora vigente (al tempo in cui stato proposto il ricorso) art. 366 bis c.p.c., il ricorrente, attraverso il
quesito, doveva domandare alla Corte se, in una fattispecie, come quella contestualmente e sommariamente descritta
nel fatto, si applichi la regola di diritto auspicata dal ricorrente in luogo di quella diversa adottata nella sentenza
impugnata. Epper, il quesito proposto dall'attuale ricorrente non contiene un richiamo alla disciplina dettata dall'art. 890
c.c., ed al richiamo della norma all'obbligo di osservare le distanze previste dal D.P.R. n. 1391 del 1970.
Tuttavia il motivo infondato, perch il D.P.R. n. 1391 del 1970, costituisce regolamento per l'esecuzione della L. 13
luglio 1966, n. 615, recante provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico (e non un regolamento funzionale a
preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidit, salubrit e sicurezza) e le sue disposizioni si applicano, come
espressamente previsto dall'art. 1, della legge citata, agli impianti termici situati nei comuni con popolazione superiori a
settantamila abitanti e nei comuni che presentano caratteristiche industriali, urbanistiche, geografiche e meteorologiche
particolarmente sfavorevoli nei riguardi dell'inquinamento atmosferico. Pertanto, la normativa di cui si dice non andava
applicata a Castel Madruzzo, localit ove esiste la canna fumaria, oggetto della controversia, perch frazione del
Comune di Lasino e la popolazione di tale Comune di 1283 abitanti, notevolmente inferiore alla popolazione
(settantamila abitanti) considerato dalla normativa in esame, n nel corso del giudizio di merito le parti hanno
presupposto o evidenziato caratteristiche industriali, urbanistiche, geografiche e meteorologiche del Comune di Lasino,
particolarmente sfavorevoli nei riguardi dell'inquinamento atmosferico.
2. - Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione riguardo alla
tollerabilit dei fumi e delle immissioni provenienti dal camino di casa C. (art. 360 c.p.c., n. 5). Secondo la ricorrente, la
Corte di Appello di Trento non avrebbe risposto alla doglianza della signora P. circa la tollerabilit delle immissioni di
fumo.
Con l'atto di appello - chiarisce la ricorrente - essa stessa ricorrente aveva lamentato che l'accertamento sulla tollerabilit
dei fumi non fosse stato in realt compiuto dal CTU, il quale in sostanza si era limitato ad affermare che le immissioni
erano inevitabili, ma non aveva chiarito se fossero anche tollerabili, epper, la Corte trentina a tale lamentela non
avrebbe dato la bench minima risposta.
2.1 - Il motivo fondato.

La Corte di Trento, richiamandosi alla CTU, ha chiarito che i fumi emessi dal camino in oggetto, al servizio di una stufa,
che viene alimentata a legna non erano idonei per la parte in cui invadevano per la presenza di vento la propriet della
sig.ra P. ad arrecare danno alla salubrit e alla sicurezza. Tuttavia, la Corte trentina non ha tenuto conto che in primis
avrebbe dovuto accertare la denunciata intollerabilit delle immissioni rapportate al diritto alla salute nonch al diritto ad
un ambiente salubre della persona che subiva le immissione di cui si dice. Come insegna questa Suprema Corte cui fa
eco la dottrina pi avvertita, l'art. 844 c.c., comma 2, alla luce di un'interpretazione costituzionalmente orientata, ponendo
alle immissioni il limite della normale tollerabilit ha inteso tutelare il diritto alla salute ed il diritto ad un ambiente salubre.
La Corte di merito, avrebbe dovuto, pertanto, effettuare una valutazione concreta e media tra i contrastanti diritti dei
proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell'entit e della
causa delle immissioni, delle necessit generali ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza e,
sussidiariamente, anche della priorit dell'uso. N esaustive sono le affermazioni contenute nella sentenza impugnate
secondo cui il Tribunale aveva dichiarato che le immissioni di fumo di cui si dice erano inevitabili, ma anche tollerabili o
l'espressione secondo cui "orbene l'art. 844 c.c., prevede che nella valutazione della normale tollerabilit si tenga conto
delle condizioni dei luoghi e del c.d. preuso" perch sono (affermazioni) generiche non rapportate alla situazione
concreta posta all'attenzione del Giudice.
In definitiva, va rigettato il primo motivo del ricorso e accolto il secondo primo motivo, la sentenza impugnata va cassata
e la causa rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Trento, anche per il regolamento delle spese relativo al
presente giudizio di cassazione.
P.Q.M.
La Corte rigetta il primo motivo del ricorso e accoglie il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia la
causa ad altra sezione della Corte di Appello di Trento anche per il regolamento delle spese del presente
giudizio di cassazione.
Cos deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8
novembre 2012.
Depositato in Cancelleria il 9 gennaio 2013.