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Think global, blog local

Scritto da MarioEs
martedì 16 gennaio 2007

E' l'adattamento del celebre "think global, act local" che le multinazionali sin dagli anni '80 del secolo scorso conoscoscevano molto bene ed hanno attuato con
alterni successi a seconda dei casi.

Non poteva non accadere che anche la "blogosfera", sempre di matrice anglofona devo dire, pensasse ad applicare questo "motto" sul network di Internet.

Ed ecco che la Bode Media Inc. di Sean Bonner e Jason De Filippo, fondata nel 2003, contibuisce al progettoMetroblogging, ossia ad una rete di blogger "city
focused" sparsi in più di 50 città nel mondo.

Su Metroblogging scrivono blogger di NYC, di L.A., di Bangalore, di Islamabad, di Melbourne, di Vienna, di Londra , di Istanbul, di Karachi, di Rio de Janeiro, dalle
Hawaii ecc..

Manca, ovviamente, un "pò d'Europa" con l'Italia, la Spagna (vedi la mappa di Metroblogging), i Paesi Bassi e l'Est europeo.

Vi ricordate quando in un mio post parlavo della "globalizzazione arcipelago"? Con Metroblogging direi che il"geo-network" assume dei confini interessanti,
degni di un'analisi più approfondita di quella di un semplice post.

I confini sono, a mio parere, uno degli argomenti più suggestivi quando si analizza l'economia, la politica e la cultura in generale.

Confini culturali, linguistici, mentali.

Ed il network sembra non fare eccezione.

Nella prima parte di questo post vi dicevo della particolare configurazione del “geo-network” relativo aMetroblogging , il network di blog “city focused” presente
in più di 50 città nel mondo.

La linea fisica (e non solo) che congiunge le città che aderiscono a questo network, nasce negli Usa a Los Angeles e attraversa un po’ tutti gli Usa, salta Messico e
Cuba, tocca solo Rio de Janeiro in Brasile, ma non attecchisce in America Latina, interessa l’Europa solo in Inghilterra, Austria, Francia e Germania, tocca la
Turchia(Istanbul) e ignora praticamente l’Africa, i Balcani, il Medio Oriente, l’Afghanistan, i paesi dell’ex Urss e la Cina per riprendere a fluire attraverso gli Emirati
Arabi, il Pakistan, l’India, la Thailandia, le Filippine, il Giappone (Tokyo) fino a comprendere Singapore, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Pacifico.

Il network in questione è nato e si è sviluppato a partire dalla California nel 2003 (Blogging L.A.) e quindi non esiste da moltissimo tempo, anche se in Rete 3 anni e
passa sono forse un’eternità.

Ma non è specificamente di Metroblogging che mi interessa parlare quanto del fatto che questo network sembri “dimostrare”, o almeno essere un indizio, che la
globalizzazione arcipelago in qualche modo esiste anche su Internet e che le “interazioni globali” anche nel web 2.0 avvengano a “macchia di leopardo”,
privilegiandoitinerari che in qualche modo hanno a che fare molto di più con la cultura degli Stati-nazione e molto meno con la cultura in senso stretto dei singoli
individui.

La storia, la politica, le tradizioni ed i dogmi culturali, insomma, hanno un peso decisivo assieme alla lingua parlata e/o conosciuta nei singoli Stati.

E’ solo un indizio ovviamente, ma direi un indizio che fa riflettere sui collegamenti fra culture e sul fatto che“culture simili” si parlino mentre le “culture meno
simili” o diciamo non propriamente “anglofone” tendano a restare fuori da una reale globalizzazione della comunicazione, pur esistendo questo “enorme
potenziale comunicativo globalizzante” grazie allo strumento ed alle tecnologie di Internet.

E’ solo un’ ipotesi, che andrebbe verificata con dati quantitativi e qualitativi più ampi e dettagliati.

Tornando al titolo del post (think global, blog local!) direi che in base a questo presunto “arcipelago della comunicazione del web 2.0” (ricordate il titolo del
famoso libro di Weinberger ?) sarebbe da approfondire un pò meglio il Think Global, perché il Blog Local è sostanzialmente una realtà.

Bisogna capire cioè se sul Web 2.0 il Think Global a premessa del Blog local significhi solo l’architettura dello strumento di comunicazione – diciamo il format – o
qualcosa di diverso che abbia delle implicazioni anche culturali. E se sia possibile, di conseguenza, anche un Blog Global nel vero senso della parola, ovvero la
realizzazione di una comunicazione interculturale.

Proprio oggi parlando con un amico laureato in filosofia e psicologia, questi mi ha un pò stupito asserendo che una vera comunicazione tra culture è
impossibile in quanto non è possibile per la maggioranza delle persone uscire dagli schemi culturali di appartenenza per comprendere “l’altro”.

Anzi il confronto è spesso distruttivo o autodistruttivo.

Solo “pochi singoli” (elite globali, direi) vi riescono e…ne approfittano.

Per cui Blog Local! E per noi italiani, Blog regional!

Il dibattito è aperto: voi cosa ne pensate?