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Contrazione isotonica

Quando il muscolo tira un peso, la tensione inizia a aumentare perch si contrae


prima in maniera isometrica.
Quando la tensione uguale al carico, il muscolo si contrae in maniera isotonica.
La velocit di accorciamento dipende dal carico.
mg
Il carico ottimale circa 1/3 della forza massima.
La velocit massima di accorciamento correlata con lattivita dellATPase.
Fibre veloci hanno ATPase pi attivo, con alte velocit di regenerazione (o riciclo).
Quando il carico elevato, la velocit diminuisce perch il carico si oppone alla
contrazione. Prima il muscolo deve utilizzare lenergia per superare la forza del
carico, e poi usa lenergia rimasta per accorciarsi.
Quando il carico molto elevato, il muscolo non si pu contrarre anche quando
attivato.
Il rapporto forza- velocit determinato da:
numero di ponti tra actina miosina (sovrapposizione)
quantit di Ca++ rilasciato dal reticolo sarcoplasmatico
attivit dellATPase
numero di fibre reclutate
Una fibra ipertrofizzata ha effettivamente pi sarcomeri in paralleo
aumenta la forza generata ma non cambia la velocit di accorciamento, n
laccorciamento massimo.
Una fibra allungata (streching) ha pi sarcomeri in serie
non cambia la forza generata, ma aumenta la velocit e la capacita di
contrarre.
Fibre lente Fibre veloci Fibre intermedie
Produzione ATP Fosforilazione
ossidativa (aerobico)
Glicolisi (anerobico) Fosforilazione
ossidativa (aerobico)
Colore (mioglobina)
mitocondri
Intenso
Tanti
Chiaro
pochi
Medio
Diametro fibra Piccolo grande Medio
velocit di
affaticamento
Lento veloce medio
Caratteristiche Mantengono attivit
tonica per lunghi
periodi
Piccoli istanti di attivit
potente intermedie
I risultati prima esposti possono essere descritti (per quanto riguarda la
parte forza-velocit di accorciamento) con la seguente equazione, ricavata
da Archibald Vivian Hill nel 1938:
(v+b)(P+a)=b(P
0
+a)
dove i simboli hanno il seguente significato:
P: tensione sviluppata dal muscolo
v: velocit di contrazione
P
0
: tensione isometrica massima
a, b: costanti dipendenti dal tipo di muscolo
L'equazione di Hill di tipo iperbolico (yx=cost).
Essa (trascurando le costanti) esprime il concetto che la potenza
sviluppata dal muscolo durante la contrazione (e quindi il tasso di
conversione di energia biologica in meccanica) costante: maggiore il
Vi sono due approcci all equazione di Hill.
Il primo (approccio sperimentale) si basa sugli esperimenti di quick
release.
Il muscolo bloccato alla lunghezza L
0
(condizioni isometriche),
stimolato con frequenza tale da portarlo in regime tetanico in cui
sviluppa la tensione massima P
0
e successivamente lasciato libero di
contrarsi e viene misurata la velocit di contrazione come la tangente
alla curva delle deformazioni.
I risultati ottenuti sono poi plottati
in un grafico P-v e lequazione
empirica poi ricavata per via
numerica (fitting dei dati):
Il secondo metodo (approccio teorico) si basa su
considerazioni energetiche ed quello che Hill segu
originariamente.
Esso si basa su bilanci termici di dissipazione di calore
che si instaurano insieme alla contrazione muscolare.
a P
P P
b v
0
+

=
a
P
b v
0
0
=
0
0
0
P
P
c 1
P
P
1
v
v
+

=
0
0
0
v
v
c 1
v
v
1
P
P
+

=
a
P
c
0
=
Grazie a questa forma le costanti da fissare diventano P
0
, v
0
e c.
Per quanto riguarda la prima, sappiamo che questa funzione della
lunghezza iniziale del sarcomero L
0
; analogamente, ma in altra forma
risulta per v
0
; per quanto riguarda c invece, questa varia tra 1,2 e 4 per il
muscolo scheletrico.
Equazione di Hill in forma adimensionale
Lequazione di Hill pu essere posta in termini adimensionali; esplicitando v
si ha:
ed indicando con v
0
la velocit massima di contrazione, che si ha per P=0:
si possono ottenere i seguenti rapporti adimensionali:
dove:
Il Modello di Hill a tre elementi
L'equazione di Hill mette in evidenza un aspetto particolare del
muscolo, il regime tetanico, ma non pu descrivere nient'altro di quello
che il normale funzionamento di un muscolo.
Per questo necessario un approccio diverso e sono stati allora
proposti pi modelli meccanici, tra i quali uno dei pi usati quello
conosciuto come modello di Hill a tre elementi (1938).
Dall'analisi della risposta lunghezza tempo si nota che, alla rimozione
del fermo, l'allungamento vede due fasi:
una prima istantanea,
una seconda lenta (dalla cui tangente si ricava la velocit di
contrazione)
elemento elastico in parallelo:.
elemento elastico in serie:
elemento contrattile:
Per descrivere questo comportamento, Hill ipotizz che il muscolo
potesse essere rappresentato da un modello a parametri concentrati
costituito da tre elementi, due per la risposta passiva ed uno per
quella attiva
Considerandoli singolarmente si ha:
elemento elastico in parallelo: rappresenta la risposta elastica
non lineare del tessuto connettivo, del sarcolemma (membrana
cellulare del muscolo) e di interazioni residue tra i miofilamenti.
elemento elastico in serie: questo responsabile della risposta
istantanea: come una molla esso reagisce istantaneamente
all'applicazione del carico.
elemento contrattile: questo composto da un generatore di
forza istantaneo (dato che il sarcomero segue la legge del tutto o
nulla), ma fenomenologicamente si vede che c' un ritardo di tipo
viscoso, per cui accoppiato in parallelo ad un pistone smorzante.
Come si vede dal modello, se data la funzione che determina
l'andamento di T
0
nel tempo, sono specificate le condizioni iniziali e
le costanti dei parametri concentrati, allora possibile determinare
la lunghezza x(t) del muscolo e la tensione T che questo pu opporre
ad un arbitrario sistema meccanico che gli oppone resistenza.
Evoluzioni: gli elementi serie e parallelo possono essere considerati
viscoelastici, pu essere implementata una funzione che rappresenti
lo stato attivo del sarcomero
Critiche: la disposizione degli elementi non univoca, la divisione
delle forze tra i tre elementi impone ipotesi non verificabili e i
sarcomeri non sono tutti uguali
Nel tempo, con l'avvento di altre scoperte, sono stati proposti altri
modelli, pi sofisticati ed attinenti al comportamento reale del
muscolo, ma sempre basati sulla teoria dei cross bridges, tra i quali
meritano di essere menzionati quelli di Huxley (1957, con revisione del
1974) e Huxley-Simmons (1971).
Altri invece hanno pi o meno messo in discussione la suddetta teoria,
proponendo di indirizzare l'attenzione su altri fenomeni che avvengono
nella contrazione muscolare e soprattutto sul ruolo dell'acqua in
questa: sono stati proposti i modelli di Noble e Pollack (1977) e di
Pollack (1991).
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Il Tessuto Miocardico
Anche il tessuto miocardico formato da fibre muscolari striate.
Tra le cellule muscolari cardiache e scheletriche sussiste un certo numero di
similitudini:
l'indagine microscopica evidenzia anche nel miocardio la presenza dei
sarcomeri con i miofilamenti di actina e miosina;
come nel muscolo scheletrico, il meccanismo di contrazione quello degli
sliding filaments ed possibile simulare il comportamento del sarcomero
miocardico (non del muscolo intero) con il modello di Hill;
i due tipi di muscolo mostrano relazioni forza lunghezza simili.
Differenze tra tessuto muscolare cardiaco e quello scheletrico
1) Il muscolo scheletrico capace di sostenere una contrazione
prolungata in regime tetanico; il muscolo cardiaco non pu
assolutamente giungere in regime tetanico e la sua contrazione solo
transitoria, per poi rilassarsi nuovamente.
2) La disposizione delle fibre nel miocardio interconnessa con
continue ramificazioni e presenza di abbondanti fibre di collagene,
mentre il muscolo scheletrico presenta una configurazione in fibre
parallele e minor contenuto in collagene.
3) Nel muscolo scheletrico possibile trascurare, nel range di
funzionamento normale, la reazione dovuta alla componente passiva,
mentre nel ciclo del muscolo cardiaco questa gioca un ruolo
essenziale.
4) Il tessuto cardiaco altamente vascolarizzato: un capillare per
ogni cellula;
5) Il meccanismo di eccitazione unico ed intrinseco al cuore stesso;
le fibre vengono attivate e reclutate tutte insieme con l'ordine
prestabilito per la contrazione.
6) Il muscolo scheletrico molto pi reattivo: la velocit con cui si
sviluppa forza a seguito di una stimolazione di un ordine di
grandezza superiore al miocardio.
7) Sotto condizioni comparabili, il muscolo cardiaco presenza una
rigidezza maggiore di quella del muscolo scheletrico.
Dal punto di vista fisiologico altres importante ricordare che, a
completa differenza del muscolo scheletrico, le cellule muscolari
cardiache sono mononucleate e dotate di molti mitocondri, questo
perch il muscolo deve contrarsi ripetitivamente per l'intera vita e
non pu contrarre un debito significativo di ossigeno.
composizione: esso contiene infatti una maggior contenuto di
collagene e la sua struttura disordinata rispetto al muscolo
scheletrico.
Dal punto di vista meccanico, il miocardio un materiale non
omogeneo, anisotropo e incomprimibile.
Le sue propriet cambiano con la temperatura e altri fattori
ambientali.
Esibisce stress relaxation sotto deformazione costante e creep sotto
stress costante.
Il miocardio pu essere considerato materiale a comportamento
viscoelastico.
Per adattare il modello di Hill a tre elementi al comportamento del
muscolo cardiaco sorgono dei problemi dovuti al fatto che il modello
di Hill sviluppato a partire da uno stato tetanico del muscolo
scheletrico
il muscolo cardiaco non pu giungere in regime tetanico: non
possibile trovare uno stato stazionario di attivit al quale riferirsi (la
La relazione iperbolica tra forza sviluppata e velocit (maggiore la forza,
minore la velocit e viceversa) valida anche per il muscolo cardiaco, ma
questa influenzata dalla lunghezza del muscolo e dal suo stato attivo.
L'effetto della lunghezza pu essere qualitativamente descritto dalla
seguente curva
Dal momento che la lunghezza iniziale aumenta, aumenta la forza e la curva
forza velocit traslata lungo le direzioni positive dei suoi assi.
Ne consegue che, per presentare le propriet del muscolo graficamente,
c bisogno di un grafico in tre dimensioni: tensione, lunghezza e velocit.
Ad ogni livello dello stato attivo del muscolo, le varie combinazioni di
queste variabili rappresentano una superficie nello spazio.
Dato che il muscolo pu allungarsi ed accorciarsi, il suddetto grafico
dovrebbe poter anche visualizzare velocit negative e per questo non
molto diffuso.
Infine la variabile tempo fa si che una singola curva forza-velocit
rappresenti solo un istante della contrazione, dato l'andamento
temporale del twitch.
Occorrerebbe quindi una quarta dimensione (t)
Tutta questa descrizione dell'attivit muscolare fa emergere una
propriet del muscolo solitamente chiamata contrattilit che non
precisamente misurabile o definibile;
la contrattilit rappresenta la prestazione di un muscolo per un dato
precarico (e quindi lunghezza iniziale) e postcarico (i.e. pressione
aortica). Pertanto la contrattilit riflette l'attivit che ha luogo
nelle interazioni dei ponti trasversali, piuttosto che il numero di
ponti che stanno interagendo.
Berne-Levy
indici della suddetta propriet possono essere la massima tensione
a) muscoli lisci multiunit;
b) muscoli lisci monounit;
Il muscolo liscio
I muscoli nei quali non possibile individuare striature sono chiamati
muscoli lisci.
I muscoli lisci del tessuto vascolare sono chiamati muscoli lisci
vascolari e, analogamente, quelli delle viscere sono chiamati viscerali.
Tra tutti i tipi di muscoli lisci esistono delle forti differenze e
meriterebbero ognuno uno studio a parte, ma ci sono anche delle
caratteristiche comuni: come in tutti i muscoli, anche quelli lisci
contengono actina e miosina, traggono energia tramite il meccanismo
dell'ATP, cambi di concentrazione degli ioni Na+ e K+ producono
depolarizzazioni della membrana e lo ione Ca
2+
responsabile
dell'attivazione del complesso actina-miosina.
Generalmente le cellule dei muscoli lisci sono molto pi piccole di
quelle scheletriche e miocardiche e, dal punto di vista funzionale si
individuano due tipi di tessuto muscolare liscio:
I muscoli lisci multiunit sono quelli per i quali ogni fibra innervata
da un singolo terminale nervoso e opera indipendentemente dalle altre
fibre; il loro controllo esercitato quasi interamente da segnali
nervosi provenienti e in maniera minore da altri fattori, come quelli
tissutali locali. Inoltre non hanno contrazioni spontanee.
Vi appartengono i muscoli delle arterie, quelli ciliari dell'occhio, l'iride
e i muscoli piliferi.
I muscoli lisci monounit invece funzionano come un'unica unit (in
maniera simile al cuore) ed hanno contrazioni spontanee.
Vi appartengono i muscoli delle viscere.
Anche nei muscoli lisci, il meccanismo contrattile imputabile alla
presenza di actina e miosina.
Ci sono comunque alcune differenze col muscolo striato. Ad esempio,
nei muscoli vascolari, il filamento di miosina pi lungo (2,2 contro
1,6 mm) e ci conferisce a questo tessuto una maggiore forza
sviluppata (dell'ordine del 40% in pi di quello striato).
Questo anche dovuto al fatto che i cross-bridge sono disposti in
parallelo e ugualmente distanziati, cosicch la sommatoria delle
forze sviluppate proporzionale alla lunghezza del filamento di
miosina.
Un'altra caratteristica la lentezza del muscolo liscio; ci
imputabile alla mancanza di un ordine come nel muscolo striato in cui
si ha la regolare ripetizione dell'unit sarcomerica.
Le cellule di tessuto muscolare liscio mantengono uno stato di
tensione costante, che pu essere modulato da ormoni, fattori locali
o attivit autonoma.
L ll l i ll i i lt di i d ll t i t Ad
Per quanto riguarda le relazioni tensione lunghezza queste sono
molto simili a quelle riscontrate nei muscoli striati ma, come gi
detto, vanno valutate caso per caso ed in relazione alla funzionalit.