Sei sulla pagina 1di 25

BIOMECCANICA DEL MUSCOLO SCHELETRICO

L'equazione di Hill per il muscolo tetanico

Per quanto riguarda laspetto forza-velocit di


accorciamento muscolare possiamo fare
riferimento alla seguente equazione, ricavata da
Archibald Vivian Hill nel 1938:

(v + b)(P + a) = b(P0 + a)

Dove i simboli hanno il seguente significato:


P: tensione sviluppata dal muscolo
v: velocit di contrazione
P0: tensione isometrica massima
a; b: costanti dipendenti dal tipo di muscolo

L'equazione di Hill esprime il concetto che la


potenza sviluppata dal muscolo durante la
contrazione (e quindi il tasso di conversione di
energia biologica in meccanica) costante:
maggiore il carico, minore la velocit di
contrazione e viceversa.
E' bene tenere a mente che ci ragionevolmente
valido solo per il regime tetanico.

130

BIOMECCANICA DEL MUSCOLO SCHELETRICO


Relazione forza-velocit

Tratto da: Principi di Neuroscienze, Eric R. Kandel, James H.


Schwarts; Thomas M. Jessell

131

STRUTTURA DEL MODELLO DI HILL


Il modello di Hill vuole rappresentare il muscolo
attraverso una struttura macroscopica che ne possa
contenere le caratteristiche principali. I suoi studi
risalgono al 1927 e da allora il modello stato preso
come riferimento per quasi ogni studio di modellistica
muscolare.
Dall'analisi della risposta lunghezza-tempo, alla
rimozione del fermo, l'allungamento vede due fasi: una
prima istantanea ed una seconda lenta (dalla cui
tangente si ricava la velocit di contrazione);

132

STRUTTURA DEL MODELLO DI HILL


Tale modello costituito da tre elementi:
una componente attiva contrattile CC
che rappresenta la fibra muscolare
che soggetta a contrazione e
rilassamento;
una componente passiva elastica in
serie SEC rappresentante i filamenti
in serie dei tendini che hanno propriet
elastiche; come una molla essa
reagisce istantaneamente
all'applicazione del carico.
una componente passiva elastica in
parallelo PEC che simula il
comportamento delle membrane e del
tessuto connettivo presente attorno
alla fibra muscolare.
133

STRUTTURA DEL MODELLO DI HILL

Dal 1938 il modello a tre elementi di Hill ha dominato la scena per quasi 50 anni,
durante i quali si sono avute numerose correzioni e aggiunte: ad esempio gli
elementi serie e parallelo sono diventati viscoelastici ed stata implementata
una funzione che rappresentasse lo stato attivo del sarcomero.
Nonostante ci esso andato incontro a molte critiche, le quali hanno gradualmente
portato al declino il metodo di Hill: tra queste le pi importanti sono:
1) la disposizione degli elementi non univoca;
2) la divisione delle forze tra i tre elementi impone ipotesi non verificabili;
3) i sarcomeri non sono tutti uguali.
A riguardo di quest'ultima considerazione va aggiunto che finora abbiamo fatto
considerazioni spesso riferendoci in egual modo sia al sarcomero che all'intero
muscolo.
Ci causa del fallimento di molti modelli matematici perch essi prendono in
considerazione il sarcomero e vengono estesi a descrivere il comportamento
dell'intero muscolo senza tener conto del fatto che gli aggregati di fibre non sono
unidirezionali e il reclutamento pu non essere ne uniforme, ne contemporaneo.
Il dibattito comunque ancora molto acceso.

134

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI


I tendini e i legamenti hanno un comportamento non lineare ovvero
non esiste una proporzionalit diretta tra gli allungamenti e il carico a
cui la struttura sottoposta.
Questo comportamento non lineare segue il modello di Voight ovvero il
Modello del Reclutamento delle fibre:
con l'aumento della deformazione, un numero sempre maggiore di
fibre inizialmente scariche si tende e partecipa, in questo modo, alla
suddivisione del carico.

135

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI

Un tipico andamento della curva tensioni deformazioni per un tendine o


per un legamento il seguente:
E possibile suddividere la curva in tre regioni:
zona del piede della curva (Toe Region) o zona di convergenza
(Toe-in Region);
zona lineare;
zona dello snervamento e della rottura.
La tensione di rottura (prova a trazione) varia fra 180 e 200 MPa.
(1MPa=1N/mm)

136

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI


La capacit di carico e la rigidezza dei tendini e dei legamenti
dipende dalla loro lunghezza e dalla loro sezione trasversale.
Come molti materiali polimerici, i tendini e i legamenti mostrano un
comportamento visco-elastico (tempo-dipendente);
i principali fenomeni a cui sono soggetti tali materiali sono:

isteresi (dissipazione energetica);


creep;
incremento della rigidezza a seguito di un incremento di carico;
cedimento sotto carico.

137

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI


Isteresi
Eseguendo su una macchina di
trazione un ciclo di carico e di
scarico si osserva che le curve
non sono le stesse, il lavoro
compiuto durante lallungamento
non lo stesso, ma risulta
maggiore di quello recuperato
durante laccorciamento.
Si assiste pertanto ad una perdita
di energia (energia dissipata in
calore) di circa il 7%

138

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI


Creep
Un incremento a gradino
(step) nel carico (o nella
tensione) produce una
deformazione che tende
ad aumentare in modulo
nel tempo.

139

MECCANICA DEI TENDINI E DEI LEGAMENTI


Cedimento sotto carico
(rilassamento)
Un incremento a gradino
(step) nella deformazione
produce un incremento di
carico (o di tensione) che
tende a diminuire in modulo
nel tempo.

140

COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DEL TENDINE


Il comportamento viscoelastico del tendine o del
legamento pu essere schematizzato attraverso un
opportuno modello;
esistono tre modelli principali di schematizzazione:

Il modello di Maxwell;
Il modello di Voight;
Il modello di Kelvin.

141

COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DEL TENDINE


Il modello di Maxwell costituito da un elemento elastico (molla)
ed un elemento viscoso in serie;
il modello di Voight costituito da un elemento elastico in
parallelo con un elemento viscoso;
lelemento di Kelvin costituito da un elemento elastico in
parallelo con una serie costituita da un ulteriore elemento
elastico e un elemento viscoso.

142

COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DEL TENDINE


Sottoponendo i tre modelli ad un gradino di forza vediamo che:
1) il primo tende a deformarsi istantaneamente inseguito alla presenza della
molla e successivamente abbiamo lo scorrimento dello smorzatore;
2) il secondo modello non presenta nessuna deviazione immediata perch lo
smorzatore non ha una risposta immediata. La molla gradualmente prende
sempre pi carico, mentre alla fine lo smorzatore si scarica (creep) con una
propria costante di tempo (b/k);
3) Le molle K1 e K2 iniziano istantaneamente a deformarsi ed inizialmente
ripartiscono il carico; lo smorzatore allora scorre e K2 inizia gradualmente
ad aumentare di carico.

143

COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DEL TENDINE

Se invece consideriamo uno step di deformazione vediamo che:

nel modello di Maxwell la molla esercita istantaneamente una forza e


successivamente lo scorrimento dello smorzatore crea un rilassamento
con costante elastica (b/k);
nel modello di Voight un incremento di deformazione produce
istantaneamente sulla molla una forza,mentre sullo smorzatore si viene a
creare una velocit infinita e una forza infinita (comportamento non
realistico);
nel modello di Kelvin abbiamo una forza iniziale istantanea dovuta alla
presenza sia di K1 che di K2, il successivo scorrimento dello smorzatore
produce un rilassamento della forza sulla molla K1. La forza finale
dovuta alla molla K2.

144

COMPORTAMENTO VISCOELASTICO DEL TENDINE


Il modello di Maxwell a grandi livelli di carico presenta una bassa
deformazione dello smorzatore che dissipa poca energia.
Il modello di Voight a grandi livelli di carico mostra una grande
deformazione dello smorzatore che dissipa grandi quantitativi di
energia.
Nel modello di Kelvin a bassi livelli di carico la molla K1 scarica la
maggior parte del carico. A grandi livelli di carico lo smorzatore si
deforma pochissimo.
Quindi il massimo dellenergia dissipata si presenta a livelli di carico
intermedi.

145

USO DEI MODELLI VISCOELASTICI


I modelli visco-elastici discussi in precedenza sono particolarmente
utili in biomeccanica, poich i tessuti biologici hanno appunto
caratteristiche visco-elastiche.
Se si riesce a trovare un modello per il quale il rilassamento, il
creep, listeresi ed il modulo complesso sono in accordo con i dati
sperimentali, allora il materiale testato pu essere descritto per
mezzo di questo modello.
Il problema di scegliere il giusto modello per approssimare i dati
sperimentali molto importante.
Solitamente il primo passo consiste nel confrontare le curve
sperimentali di rilassamento, creep, risposta in frequenza ed attrito
interno (modulo complesso) con quelle dei modelli teorici. Se queste
risultano simili, allora si pu usare una procedura per
lapprossimazione della curva per determinare le costanti migliori.
Se i semplici modelli non soddisfano le caratteristiche desiderate,
allora sar necessario considerare dei modelli generalizzati.

146

LA FORZA MUSCOLARE
La forza muscolare si pu definire come la capacit che
i componenti intimi della materia muscolare hanno di
contrarsi, in pratica di accorciarsi. (VITTORI)
La forza la capacit del muscolo scheletrico di
produrre tensione nelle varie manifestazioni.
(VERCHOSANSKIJ)
Si pu definire la forza delluomo come la sua capacit
di vincere una resistenza esterna o di opporvisi con un
impegno muscolare. (ZACIORRSKIJ)

147

LA FORZA MUSCOLARE
Quali sono le caratteristiche del corpo umano che influenzano la
produzione di forza?
Caratteristiche costanti:
1. Tipo di fibre muscolari
2. Angolo di pennazione
3. Punto di inserzione dei
tendini
4. Caratteristiche cinematiche
delle articolazioni

Caratteristiche modificabili:
1. Sezione trasversa del muscolo
(ipertrofia)
2. Reclutamento delle fibre
muscolari
3. Coordinazione intra ed
intermuscolari
4. Fattori legati allo stiramento

148

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti
1. Tipologia di fibre muscolari
Tipo I (rosse o Slow Twich)
Tipo II a (intermedie, FTa)
Tipo II b (bianche o Fast Twich)

149

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti
2. Angolo di pennazione
Effetto dellangolo di pennazione:
A. le fibre parallele trasmettono
tutta la loro capacit contrattile al
tendine; quelle pennate invece
ne trasmettono solo una parte.
Un angolo di 30trasmette al
tendine circa il 90% della
tensione esercitata dalle fibre
(cos(30)=0,87).
B. anche se ho una perdita del
potere contrattile delle fibre, la
pennazione permette di
compattare un gran numero di
fibre in unarea trasversale
minore.
150

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti
3. Punto di inserzione dei tendini

br
P = R
bp

br = 10
P = 2R
bp = 5
br = 10
P = 5R
bp = 2
151

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti
4.Caratteristiche cinematiche
delle articolazioni:
la posizione del centro di
istantanea rotazione (CIR) varia
al variare dellangolo
articolare e quindi varia il braccio
del momento corrispondente al
momento articolare prodotto da
un determinato muscolo
b = braccio del momento:
la distanza perpendicolare tra il
CIR e la linea dazione della
forza prodotta da un determinato
muscolo

Posizione
del CIR

(gradi)

b
(cm)

180

2,5

165

3,4

150

3,9

135

4,1

120

4,0

105

3,6

90

2,5

152

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti:
4.Caratteristiche cinematiche delle articolazioni
Il braccio del momento cambia al variare
dellangolo di trazione
A) larticolazione in estensione quasi
completa; il braccio risulta piccolo
(1,7 cm) ed il muscolo lavora in
condizioni meccaniche sfavorevoli;
la maggior parte della forza muscolare
provocher una compressione
dellarticolazione piuttosto che una
rotazione relativa.
B) il braccio del momento aumentato
considerevolmente(4,3 cm); la forza
muscolare trasdotta quasi interamente
in rotazione
153

LA FORZA MUSCOLARE
Caratteristiche costanti:
4.Caratteristiche cinematiche delle articolazioni:
Langolo di trazione influenza la lunghezza del
sarcomero e quindi il numero di ponti acto-miosinici in
presa.

154