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TEMARIO PER GLI ESAMI DI ESCATOLOGIA

ASPETTI INTRODUTTIVI 1. Qual la nozione di escatologia? Elementi essenziali. il trattato tradizionale dei nuovissimi, cos nuovo che ancora non accade; come un figlio che nasce domani. qualcosa che ancora non si d non si d pienamente, ma gi cominciata. La morte gi cominciata. In termine tecnico, si usa lespressione patristica Prolixitas mortis, ripresa da K. Rahner in Teologia della morte. La escatologia cristiana quindi ha doppia valenza: o Discorso sullescaton, cio, sugli ultimi (morte, giudizio, inferno, purgatorio e cielo). o Intendendo per che tutto il cristianesimo escatologico. La Chiesa escatologica (LG48-53), i sacramenti sono escatologici. Infatti, i sacramenti profetizzano il futuro, ma anche lo anticipano. Il termine escatologia fu coniato nel Settecento da un protestante. Escatologia indica sia lintero cristianesimo, sia gli ultimi. Quindi occorre un nuovo concetto di escatologia, non legata solo al futuro. Anche la creazione escatologica, ma perch sempre aperta al futuro. Non solo. Lescatologia latto definitivo che Dio ha posto allesistenza. La creazione non separata della salvezza, ma il primo atto della salvezza. La salvezza non solo liberazione (che comporta una situazione negativa da uscire, il peccato di Adamo). La salvezza esiste comunque, anche se la negativit del peccato. La salvezza atto positivo di Dio posto una volta per sempre in atto, gi prima del peccato. La escatologia allora scienza salutis. Meglio, tutta la teologia scienza salutis, tutto in vista della salvezza. La redenzione non lunico atto di salvezza. Creazione e redenzione vanno insieme: il Cristo per mezzo del quale il mondo fu creato, lo stesso che ci ha dato la vita per la redenzione. Cio, gi allinizio il Padre ha pensato il Figlio per la nostra salvezza, indipendente del peccato. Questo implica il concetto di predestinazione del Verbo. Dallorigine Dio ha pensato il Figlio perch fossimo immacolati nel suo nome. Cio, sin dalleternit siamo predestinati a Cristo e Cristo predestinato a noi. Egli il modello della Creazione e anche dellumanit stessa. Cristo il mediatore degli inizi, del frattempo e della fine. Per Dio non vi passato, presente e futuro. Vediamo lincarnazione dal punto di vista storico, ma per Dio tutto eterno, quindi tutto presente. Per questo si pu parlare di un Emanuele eterno. Ci significa che da sempre il Padre vede il Figlio incarnato. Non solo. Da sempre il Padre vede il Figlio sulla croce. La croce di Cristo la mediazione non solo della redenzione, ma di tutta la Creazione in quanto primo atto di salvezza. Il Figlio si incarnato per ristabilire nelluomo la sua immagine che era stata macchiata da Adamo. Quindi, si pu quasi dire che Ges viene per s, non per noi, nel senso che viene per ristabilire limmagine sua nelluomo. Il peccato una realt che si interposta in mezzo ad una storia di salvezza gi posta in atto.

Qualificazioni dellEscatologia cristiana 1) Qualificazione cristologica - La storia della salvezza cristiana (perch ha Cristo al centro) - La escatologia una forma di storia della salvezza (linizio e la fine si assomigliano) - Quindi Ges il centro dellEscatologia. Conclusione: la Escatologia una cristologia speciale. - La storia della salvezza : o Storia verso Cristo o Storia di Cristo o Storia con Cristo 2) Qualificazione soteriologica: storia della salvezza. - La teologia non dice come il cielo, il purgatorio e linferno, ma dice che saremo salvati e in quale condizione entriamo nella vita di Dio. 3) Qualificazione antropologica: - il gi e non ancora significa che escatologico il gi e anche il non ancora. - vero che tutto escatologico, ma si pu dire che il dopo pi escatologico 4) Qualificazione dossologica: - Il cristianesimo centrato sulla categoria della gloria. - Nel cristianesimo gloria e croce vanno insieme - La gloria di Dio la salvezza delluomo - La risurrezione non solo gloria, ma ha almeno tre ragioni: o Schema R (redenzione) o Schema G (glorificazione) o Schema E (elevazione) La teologia non pu dimenticare il fondamento nella discesa di Dio. Tre domande importanti oggi spesso tralasciate. Ges, dove sta? Sta in cielo. Cosa fa? lattuale maestro, attuale pastore e attuale sacerdote. Cosa vuole? Vuole la salvezza di tutti. Infatti, il Ges dellEscatologia il Ges di adesso. La teologia scolastica considera due movimenti: Dio che viene alluomo; luomo che ritorna a Dio. Lorizzonte ultimo la Trinit. Il cielo il cuore del Padre: attraverso il cuore ferito di Cristo arriviamo al cuore del Padre. Le acquisizioni dellescatologia oggi Contenuti nuovi: a) Recupero dellevento Cristo dentro la escatologia - Cristo che d senso alla dicitura escatologia cristiana. - Evento un insieme di fatti notevoli. Evento di salvezza sono fatti pregne di grazia. Evento ci che inside nella storia e la cambia. Levento Cristo stato cos notevole che ha spaccato la storia in due momenti: avanti e dopo Cristo. - Il tempo cristiano lineare, mentre quello pagano era ciclico. Lineare vuol dire che ha un futuro. Ma levento Cristo ha fatto unirruzione nella storia e lha cambiata. Cristo un punto nella linea, ma un punto che cambia tutta la linea.

b) Dimensione Trinitaria - Tutta la storia, dallinizio alla fine, opera della Trinit. la Trinit il Dio creante, redentore, e anche giudice anche se unazione o altra viene applicato pi specificamente al Padre, al Figlio o allo Spirito. - La scatologia anzitutto Dio stesso: Dio che ci giudica, che ci accoglie nella morte, che ci purifica (von Balthasar). Cos il cielo Dio che ci accoglie, e linferno il Dio assente. c) Ricupero della gloria - Come premessa, cristologia e soteriologia vanno insieme. Cio, la condizione di Cristo (Verbo incarnato) condizione perch Egli sia il salvatore. - Salvezza il seme della gloria. La gloria la salvezza compiuta. La gloria il frutto della filiazione divina in Cristo. d) Ricupero dellaspetto comunitario - Tuttavia, la escatologia non pu perdere la singolarit. Rahner diceva che uno dei pericoli del cristianesimo la perdita della singolarit. Alla fine comunque saremo giudicato uno per uno.

2. Difficolt di futuro nella cultura presentistica contemporanea. La escatologia non solo il futuro, ma anche il passato. Il futuro assoluto, ma anche il passato lo , perch Dio non lo ritratta. In realt, il futuro gi ieri, gi cominciato nel passato. escatologico ci che Dio crea in vista della salvezza. La creazione definitiva: Dio crea una volta per sempre, non si pente di ci che ha fatto. Ma vi un crescente, come un albero: nellalbero tutto il seme, ma un seme che si spanto. Cos luomo gi pieno sin dalla creazione, ma lo sar chiaramente solo nella escatologia: il massimo della espansione perch adesso uomo pieno ma pellegrino. La Creazione definitiva; la ricreazione definitiva; la salvezza definitiva. Quindi tutto escatologico, anche il passato. Skilenberg afferma che il cristianesimo la religione di un futuro assoluto, cio, una met ultima non cambiabile. La Chiesa, luomo, la Creazione saranno perfetti solo nella escatologia, perch Dio li ha creati in vista del futuro escatologico. La salvezza gi accaduta (salvezza oggettiva), adesso ci compete solo applicarla (salvezza soggettiva). Nel periodo dellideologia marxista vi era ancora lutopia, che pensava ad un futuro prossimo. Oggi la cultura invece presentistica: si perso il passato (storia) e si perso il futuro (speranza). Il cristiano quello che non si accontenta di un futuro utopico o prossimo, ma crede ad un futuro assoluto. Questo non significa che sappiamo cosa sar il futuro, ma che lo crediamo. Parliamo del futuro assoluto a partire dal passato, dalla profezia, soprattutto dalla profezia di Ges. Il cristianesimo allora profetico, ma non in senso di narrazione. La memoria del futuro non narrazione, ma profezia e la profezia non logica, non geometrizzabile. Non possiamo dire come sar la salvezza, ma che ci sar una salvezza. Fine dellutopia. Utopia ci che ora non ma pu essere. Al contrario di quanto a volte si pensa, lutopia spesso si realizza. Lobiezione di coscienza, per esempio, era utopia 20 anni fa; oggi banalit. Lutopia lattenzione per il futuro. 3

Presentismo: una difficolt attuale. Presentismo ritenere che siamo capaci di pensare e amministrare solo il presente. Il pensiero debole o cultura debole quella contro la cultura forte. La cultura forte quella delle grandi narrazioni, che parte da Adamo ed Eva (per esempio, il cristianesimo stesso). Il pensiero debole afferma che non abbiamo niente da raccontare se non il fallimento. Adorno, nella Dialettica dellilluminismo, afferma che la terra tutta illuminata (dalla ragione) tutta desolazione (le guerre del 900). Il pensiero debole la crisi della fiducia della ragione. Oggi abbiamo un pensiero depotenziato, una ragione sfiduciata. Pensiero debole sinonimo di post-modernit, che per un termine pi ampio: tocca lambito dellarte, della musica, dello stile di vita, ecc., mentre pensiero debole piuttosto filosofico. Post-moderno non indica soltanto ci che viene temporalmente dopo la modernit. piuttosto la modernit timida, meno euforica, poco fiduciosa, che va oltre il soggetto. Due rinunce interessano allescatologia: la rinuncia alle grandi narrazioni e la rinuncia alle grandi previsioni. Anche la assenza di narrazioni, quindi, assenza di un passato, implica il discorso escatologico, perch crediamo che anche il passato escatologico, perch sin dalla creazione cominciata la escatologia. Le grandi previsioni compromettono il discorso escatologico perch il cristianesimo la religione del futuro. Senza escatologia il cristianesimo sparisce. Se cadono le narrazioni (passato) e le previsioni (futuro), resta solo il presente: il presentismo. In questo contesto, inutile insistere in una escatologia pensata per un periodo diverso di questo. Il presentismo una cosa utile se ben compreso, come Agostino che per parlare del passato dice presente del passato, e per il futuro dice presente del futuro. Ma il presentismo post-moderno disperato, perch rinuncia completamente il passato e il futuro.

3. Perch preferiamo parlare di escatologia cristiana anzich di teologia dei novissimi? Non solo i cinque luoghi ultimi (morte, giudizio, purgatorio, cielo e inferno) sono contenuto di escatologia. In realt, tutto escatologico perch tutto atto definitivo posto per la salvezza. Tutto il mistero cristiano escatologico. La protologia scatologica; il frattempo (la storia) scatologica; il futuro scatologico. I cinque luoghi ultimi sono particolarmente escatologici, ma non sono lunica parte dellescatologia. Tutto, infatti, stato creato per mezzo di lui (protologia) e in vista di lui (escatologia). Perch cristiana? Vi sono due modi di dire escatologia cristiana: o Modo debole e ovvio: Escatologia del cristianesimo o Modo forte: Escatologia qualificata dal Cristo, che ne il centro. Vi un unico modo di morire: si muore in Ges. Quindi la morte viene eternizzata, perch la pi grande espressione dellamore del Figlio per il Padre. Cristo asceso nuovamente alla destra del Padre il Cristo che diede la vita per amore e cos rimane tutta leternit.

4. Che significa che l'escatologia un nome di tutto il cristianesimo? Cristianamente si dice che latto della Creazione gi linizio della morte: linizio e la fine vanno insieme. Protologia ed escatologia vanno insieme. Una cosa vera se vera fino alla fine; quindi vera se vera sin dallinizio. Tutto il mistero cristiano escatologico. La protologia scatologica; il frattempo (la storia) scatologica; il futuro scatologico. I cinque luoghi ultimi sono particolarmente escatologici, ma non sono lunica parte dellescatologia. Tutto, infatti, stato creato per mezzo di lui (protologia) e in vista di lui (escatologia). da evitare quindi l angelismo cartesiano: luomo solo spirito. La protologia ci impedisce di parlare delluomo solo come spirito: dalla polvere siamo creati e alla polvere ritorneremo. Tutto escatologico perch tutto atto definitivo posto per la salvezza. Il Figlio si incarnato per ristabilire nelluomo la sua immagine che era stata macchiata da Adamo. Quindi, si pu quasi dire che Ges viene per s, non per noi, nel senso che viene per ristabilire limmagine sua nelluomo. Il peccato una realt che si interposta in mezzo ad una storia di salvezza gi posta in atto. 5. Che significa che il "settoriale escatologico" pervade il "generale cristiano"? Settoriale escatologico sono i cinque luoghi ultimi. Generale cristiano tutto il cristianesimo, meglio, lintera linea della storia della salvezza, dalla creazione alla gloria finale. Occorre che per fare lescatologia bisogna considerare tutto il cristianesimo, tutta la storia della salvezza. [Cfr. M. BORDONI N. CIOLA. Ges nostra speranza.] 6. Che significa che il "generale cristiano" si concentra nel "settoriale escatologico"? linverso: tutto il cristianesimo deve essere permeato di escatologia, perch quello che rester alla fine di tutta la vita cristiane saranno soltanto le realt ultime, in particolare la salvezza in vista della quale tutto stato creato. 7. Oggi si chiede di decosmologizzare l'escatologia, ma fino a quando lo vedi possibile? Descosmologizzazione della Escatologia: perch il cosmo transitorio, mentre le realt ultime sono eterne, si tende a cancellare le idee troppo cosmologiche dei luoghi ultimi. Tuttavia, luomo dopo la morte sar ancora uomo, non pu diventare angelo, perch la protologia lo impedisce. Quindi, le realt ultime non possono essere completamente slegate dal cosmo. Non si pu eliminare completamente lidea di una certa localit nei luoghi ultimi del cielo e inferno. Se la risurrezione anche del corpo, allora qualche localit deve esserci.

ASPETTI BIBLICI 8. Quali sono i testi veterotestamentari pi significativi in tema escatologico? Il tema della risurrezione appare soprattutto in Dn e 2Mac. Nel c. 7 del secondo libro dei Maccabei, sette fratelli sono arrestati con la loro madre e sottomessi alla tortura, perch si rifiutano a seguire lordine del re Antioco che gli obbligava di mangiare carne suina. Figli e madre esprimono l speranza di una risurrezione. Molto significative sono le parole conclusive della madre: Senza dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituir di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi (Mac 7,23). Ma rimane in sospeso il destino degli empi. Non si risponde neanche al quando e al dove avverr la risurrezione. Il fondamento di questa speranza chiaramente la fede nellonnipotente forza creatrice di Dio (7,28) e nella promessa di vita legata alla fedelt (7,6). Il libro di Daniele, riflettendo sulla stessa situazione del libro dei Maccabei, cio, la persecuzione del re Antioco IV verso il 164 .C., esprime la speranza in termini di risurrezione reale: Ora, in quel tempo, sorger Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sar un tempo di angoscia, come non cera stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sar salvato il tuo popolo, chiunque si trover scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per linfamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. Il linguaggio fortemente profetico-apocalittico e prevede la vita eterna a coloro che sono rimasti fedeli allalleanza e hanno confidato nella potenza di Dio. Se laspetto escatologico non era tanto chiaro in 2Mac, qui appare certificato dallespressione alla fine dei tempi e dallidea di un giudizio sempre pi universale. 9. Il Giorno del Signore: molteplicit di sensi; concentrazione cristologica. NellAT, soprattutto nei profeti, il Giorno del Signore pu essere giorno di condanna o di salvezza, in quanto effetto della fedelt o infedelt allalleanza: 1) Prima dellesilio era soprattutto giorno di punizione e giudizio: ma era anche giorno di liberazione per il piccolo resto rimasto fedele; 2) Dopo la cattivit babilonese assume un significato pienamente positivo: giorno di salvezza e benedizione per Israele e per i pagani che lo avranno cercato, ma giorno di perdizioni per i pagani che avranno combattuto Jahv. Nel NT, troviamo unaltra variet di significati, che si riassumono nellidea di un giorno di gloria e di salvezza: 1) Giorno decisivo: giorno della manifestazione della giustizia di Dio (= parusia), che tuttavia pu trasformarsi in giorno di ira per coloro che rimangono nel peccato;

2) Giorno di salvezza: Cristo apparir per quelli che lo attendono in vista della salvezza Per Dio incompatibile con il peccato; perci perci questo giorno si cambia in condanna per chi non rifiuta il peccato. 3) Giorno di gloria e di vittoria: la parusia in quanto compimento dellarticolato processo che riguarda la persona di Cristo: Incarnazione Pasqua Ascensione Glorificazione. Nel condizione di glorificato, Cristo potr finalmente esercitare il suo giudizio. 4) Giorno di Gioia: Paolo trova proprio nellavvicinarsi del Risorto il motivo della gioia e dellallegria: Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi [...]. Il Signore vicino (Fil 4,4-5). Concentrazione Cristologica: Nella prospettiva neotestamentaria il Giorno di Jahv si focalizza attorno alla venuta del Cristo. questo avvenimento che lo specifica. I restanti aspetti ne sono conseguenze ed effetti. Al termine della storia, pi che qualcosa, c qualcuno: Ges, che si render operativamente presente. Alla conclusione del pellegrinaggio dellumanit ci sar il Signore. II Giorno del Signore ormai possiede essenzialmente una dimensione cristologica. Esso il giorno della parusia del Cristo. Parusia pu indicare tutta lescatologia universale: la risurrezione dei morti, la fine, il rinnovamento del mondo e il giudizio universale. Questi eventi escatologici universali si operano nel Giorno del Signore e sono provocati dalla parusia del Cristo. [Cfr. G. Masciarelli, Il giudice alle porte, pp. 69-79] 10. L'Antico Testamento conosce il tema della risurrezione? LAT silenzia, in grande parte, quanto alla risurrezione, perch un annuncio cos grande che solo il Figlio di Dio poteva mostrare la risurrezione, mostrare il Padre e lo Spirito, ecc. Tuttavia, presente nellAT lintuizione della risurrezione, che a poco a poco fu maturata, fino ad arrivare a testi molto espliciti, come il 2Mac e Dn (vedi domanda 8). NellAntico Testamento, lescaton (singolare) non diventa escata (plurale), cio, esiste ununica escatologia, la storia di salvezza, che non si parzializza. Tutta la storia della salvezza escatologica, perch tesa al futuro. Non possiamo trovare i luoghi ultimi nellAT, ma troviamo lidea di salvezza globale. 11.La "preparazione ideologica" dell'A T sul tema della risurrezione. NellAntico Testamento, il popolo di Israele scopre lescatologia molto tardivamente. Per molto tempo Israele ha creduto in Dio senza concepire una vita dopo morte. Poco a poco, Israele ha scoperto la vicinanza di Dio, che lo ha fatto capire che questa vicinanza deve essere per sempre. Il grande scandalo dellisraelita era vedere come il giusto finisce male, mentre lingiusto vive bene. Da questo scandalo, man mano si concepita lidea di una retribuzione postmorte. Alcune idee del giudaismo che hanno aperto le porte dellescatologia: o Inizialmente si pensava ad una retribuzione materiale, poi comunitaria, e solo alla fine una retribuzione singolare e spirituale (2Mac).

o Il giudaismo di linea messianica ha fatto nascere il discorso escatologico: lannuncio del messia ha riempito il futuro di Israele. o La via della promessa: Isaia gi annunciava una nuova epoca, giubilare, di liberazione. o Il castigo ha aperto il cuore degli israeliti allobbedienza. I profeti minori hanno un visione fortemente ottimista. I profeti maggiori invece annunciano il giudizio, ma comunque rimane lelemento di speranza nella promessa di una salvezza finale. Lepoca profetica quindi ha come messaggio centrale la salvezza portata dal messia, una salvezza molto concreta, storica. Non vi sono figure mitiche nellescatologia di Israele, ma figure storiche al contrario dellescatologia dei popoli vicini. Vi sono le figure dei re, come Ciro, che diventa strumento di Dio. Il futuro nella Bibbia si va realizzando gi nel presente, meglio, il futuro gi realizzato, ma si va compiendo. Nellescatologia biblica non manca mai la storia. La storia scatologica perch gi contiene la decisione definitiva e irrevocabile di Dio. 12.La "preparazione letteraria" dell' AT sul tema della risurrezione. Il tema della risurrezione e dellescatologia in generale appare adombrato, nelAT, in diverse parti: Letteratura storica (Gn; Lv; Dt; 1-2Sam; 1-2Re; Gb; ecc.): storia orientata al futuro; esperienza di esilio; dinamismo promessa adempimento; interrogazioni sulla vita e sulla morte; retribuzione in un futuro assoluto. Letteratura profetica (Is; Ger; Ez; Dn; Am; Os; ecc.): per i profeti, solo Dio pu garantire lavvenire del popolo; il futuro nel giorno del Signore; ritorno dallesilio come un ritorno alla vita; ossa inaridite che ricevono nuova vita (Ez 37,4-14); intervento di Dio per salvare il popolo dal re Antioco (Dn 12,1-3). Letteratura sapienziale: tema della visita del Signore nel futuro per salvare il giusto (Sap); intuizione mistica di essere eternamente uniti a JHWH (Sl 16; 49; 73); idea ellenistica di immortalit nel libro della Sapienza, ma sempre nella prospettiva di eterna unione dei giusti con JHWH. 13.La via del dinamismo vitale alla risurrezione. Per luomo anticotestamentario, la morte considerata, in quanto fenomeno biologico, come la perdita della forza vitale nelluomo. Nella morte, il corpo ritorna alla terra, torna ad essere polvere (Gn 3,19), e il soffio vitale che viene da Dio (rah) ritorna alla sua fonte. Il regno dei morti (sheol) solo ombra, dimenticato pure da Dio. La morte rompe ogni relazione con il Signore, amante della vita (Sap 11,26), perch entrata nel mondo per invidia del diavolo (Sap 2,24). Tuttavia, visto che nella vita presente luomo esperimenta la comunione con Dio, il salmista intuisce che essa non pu venir meno con la morte (Sl 16,9-11). Nasce nelluomo pio la fiducia che Dio non vorr togliere la pienezza della vita esperimentata in questa terra. Infatti, Egli nelle Scrittura il Dio della vita, non dei morti. [In realt, non ho trovato nel libro o negli appunti una risposta chiara a questa domanda. Ho provato a formulare questa idea insicura e incompleta a partire dalla letteratura sapienziale: G. ANCONA, pp. 40-46] 8

14.La via della retribuzione alla risurrezione. Il popolo di Israele ha fatto fatica a inserire nella loro fede la speranza di un futuro oltre la morte. Il tema della retribuzione stato la porta per la speranza nel futuro escatologico. Se non vi la retribuzione in questa vita, allora vi sar dopo. Il tema della retribuzione ineludibile per Israele dato che Jahv un Dio giusto. Jahv tutela lordine morale premiando il bene e castigando il male. Come si attua questa giustizia retributiva? I presupposti che condizionano la risposta sono le idee sulla vita e sulla morte: premio: vita, castigo: morte. Altro elemento relativo al problema della retribuzione la dimensione sociale delluomo e la solidariet che unisce in un comune destino luomo e la sua famiglia, clan, nazione. Dio sancisce il bene o il male con premi o castighi temporali e collettivi. La dimensione comunitaria anche un fatto religioso, dato che il popolo oggetto di elezione divina, con il popolo che Dio ha fatto alleanza. Sar quindi il popolo il soggetto della retribuzione il mediatore tra lindividuo e la giustizia retributiva di Jahv. Per nella vita reale si verificava che non sempre i giusti erano felici e i peccatori disgraziati, con frequenza accadeva il contrario (vedi Giobbe). Pertanto il concetto tradizionale di retribuzione va in crisi. Geremia pone il problema: Perch i cattivi hanno fortuna e i traditori sono felici? Risposta ad es. nel salmo 37: coloro che compiono ingiustizie non sono degni di invidia giacch la loro felicit inaridisce come il fieno: c una fiducia in un intervento di Dio che ristabilisca lordine (fede escatologica). Dopo le contestazioni di Geremia e Ezechiele, le proteste di Qolet e Giobbe, la retribuzione viene spostata a poco a poco in un futuro escatologico. 15.La via della "risurrezione nazionale" d'Israele alla risurrezione personale. La risurrezione nazionale la speranza dellIsraele in Esilio: il popolo come morto nellesilio, ma Dio interverr e gli liberer, ridando vita. Il ritorno dellesilio sar visto come un ritorno alla vita (risurrezione nazionale) per azione di JHWH, soprattutto nella letteratura profetica. Se Dio pu intervenire e salvare il popolo dallesilio dandogli nuova vita, per anal ogia Israele comprende che Egli pu anche salvare ogni individuo dandogli nuova vita (risurrezione personale).

LA RISURREZIONE 16. Quali novit il Nuovo Testamento comporta sul tema della risurrezione? Nel NT la novit Ges: 1) Egli si inserisce nella linea profetica: toglie lincanto del passato, valorizza il presente in modo radicale, ma un presente aperto al futuro. Non possiamo chiuderci nel passato, ma esso deve far capire come agire nel presente. 2) Atteggiamento fondamentale la vigilanza: 3) Immagine giuridica degli ultimi tempi: il giudizio non luogo di condanna, ma di misericordia, di salvezza. Ma questa salvezza pu significare per alcuni la condanna, per chi

1) 2) 1) 2)

non sar capace di rimanere di fronte a Dio. Il giudizio lultimo atto salvifico di Cristo, ma latto salvifico va accolto, se non diventa condanna. Paolo ha tre fasi nella sua escatologia: lattesa del ritorno di Ges la preoccupazione di questa vicinanza motivo di speranza In Giovanni: tutto ci che Ges fa gi escatologia Il giudizio gi avvenuto: con la sua croce, Ges ha ferito a morte a Satana, e un animale ferito diventa ancora pi violento, ma poi muore.

17. La risurrezione non solo oggetto di un annuncio, ma di un'esperienza. Nella teologia, prima si vive unesperienza e si crede ad unidea, poi si fa dottrina, riflessione. Il Simbolo esprime lesperienza battesimale, e qui viene implicato il discorso escatologico: credo nella risurrezione. Se togliamo la risurrezione tutto il discorso cristiano cade: Ma se Cristo non risuscitato, allora vana la nostra predicazione ed vana anche la vostra fede (1Cor 15,14). 18. La risurrezione di Cristo: tra approccio storico e professione di fede. Di Ges, della sua vita, della sua opera, della sua morte e risurrezione abbiamo poche prove storiche. I vangeli canonici rimangono la principale fonte, dal quale possiamo trarre diversi dati storici, anche se essi non sono presentati in maniera sistematica e non sono del tutto privi di contraddizioni. Per esempio, quanto la morte e risurrezione di Ges, sappiamo che egli fu condannato alla morte dopo 2 anni e mezzo o tre di predicazione itinerante (secondo Giovanni). Fu giudicato reo di morte dal sinedrio radunato nel palazzo del sommo sacerdote Caifa per laccusa di bestemmiatore e falso messia. E fu poi condannato a morte di croce da Pilato sotto pressione dei giudei, con laccusa di essere un sedizioso e ribelle al potere romano. Deposto dalla croce fu sepolto frettolosamente in un sepolcro vicino al luogo del supplizio, perch la mattina dopo era sabato, quando ogni lavoro era vietato, soprattutto gli onori funebri. Quindi, circa quaranta ore dopo la sua sepoltura, nel primo giorno della settimana le donne trovano il sepolcro vuoto. Poi anche Giovanni e Pietro vanno a vedere questo sepolcro vuoto. Non solo: nei giorni successivi Ges stesso appare ai discepoli con i segni della crocifissione, parla e mangia con loro, e li manda come testimoni della sua risurrezione nel mondo. Infatti, sono queste due le prove tradizionali della storicit della risurrezione di Ges: la tomba vuota e le sue apparizioni ai discepoli. A partire da queste esperienze dei primi discepoli, esperienze vissute nella storia, gli apostoli e i loro successori hanno elaborato la professione di fede detta cristiana, una fede che ha come centro appunto la confessione di Ges morto e risorto per la nostra salvezza, che ora vive in cielo, presso il Padre, e intercede per noi (cfr. Rom 8,34). [cfr. Ges nella storia, in La Civilt Cattolica 1993 II, 105-115]. [Comunque non sono sicuro di questa risposta]

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19. La risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione. Questa tematica presente in diverse parti delle lettere paoline, ma soprattutto in 1Ts 4,13-17: 13 Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perch non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza.14 Noi crediamo infatti che Ges morto e risuscitato; cos anche quelli che sono morti, Dio li raduner per mezzo di Ges insieme con lui.15 Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti.16 Perch il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discender dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo;17 quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e cos saremo sempre con il Signore.. La risurrezione di Cristo ha significato la ratifica di questa speranza: Dio non abbandona i suoi eletti al potere della morte. Il punto di partenza la morte e risurrezione di Cristo. La fede in questa risurrezione riguarda coloro che morirono in Ges, poich nella stessa maniera in cui Dio resuscit Ges cos porter con se coloro che sono solidali con lui. Lespressione: porter con s non significa esplicitamente resurrezione, ma la suppone. Dimensione antropologica della resurrezione: una antropologia che vede nella corporeit un momento costitutivo dellessere uomo deve pensare il futuro umano definitivo in termini di incarnazione: se luomo ha realmente un futuro al di l della morte, questo non pu consistere in una soggettivit spirituale, ma dovr essere il futuro di uno spirito incarnato perch corpo e mondo sono altrettanti elementi costitutivi del nostro essere. Ci non vuol dire che nella resurrezione avremo una restituzione dei corpi alle anime, ma che verr restituita la vita alluomo intero. Dimensione cristologica: la resurrezione la risposta di Dio allinterrogativo della morte umana. Ci mette alla prova la fedelt di Dio e il suo amore. La fedelt di Dio e il suo amore sono pi forti della morte. Un altro testo importante 1Cor 15,20-22: Ora, invece, Cristo risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poich se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verr anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita in Cristo. Poich Cristo il capo del corpo mistico che la Chiesa, la resurrezione si deve estendere al corpo di Cristo di cui noi cristiani siamo membra. Paolo ci dice che in Cristo Ges Dio ci ha co-risuscitati. La risurrezione di quelli che sono in Cristo il culmine del mistero gi iniziato nel Battesimo. Il cristocentrismo della resurrezione pu cos sintetizzarsi: risorgiamo, a) perch Cristo risorto; b) a immagine di Cristo risorto; c) come membra del corpo risorto di Cristo. Per conseguenza, se Cristo risorto nella carne, anche noi risorgeremo nella carne, non semplicemente in modo spiritualizzato. 20. La risurrezione per la vita e la risurrezione per la morte. LG 48: E alla fine del mondo usciranno dalla tomba, chi ha operato il bene a risurrezione di vita, e chi ha operato il male a risurrezione di condanna (Jn 5,29, cfr MT 25,46). 11

Gi il libro di Dn considerava una doppia risurrezione: per la vita o per la condanna. Secondo Mt 25, tutti risorgono per mediazione di Cristo, uni per la condanna, altri per la vita. Cristo causa efficiente di ogni risurrezione, ma non causa formale o finale (dannazione o gloria). Quindi, non basta parlare di risurrezione, ma bisogna considerare anche lelevazione e la glorificazione. 21. Quali negazioni sull'evento delle resurrezione? Breve carrellata storica. Nel NT, troviamo la negazione da parte dei sadducei (Mc 12,18 e par.; At 23,8) e dei greci, soprattutto allAreopago di Atene (At 17,32). Lungo la storia della Chiesa, eresie si sono formate in torno al tema della risurrezione: o Manicheismo: sosteneva lidea della trasmigrazione dellanima fino alla completa purificazione. o Gnosticismo: si opponeva alla salvezza della carne, chiamando di risurrezione la pura sopravvivenza dellanima dotata di una certa corporeit. o Tnetopsichismo: dottrina sostenuta da Taziano e alcuni eretici arabi, i quali pensavano che il corpo morisse totalmente in modo che neppure lanima sopravvivrebbe. La risurrezione finale veniva concepita come una nuova creazione del nulla delluomo morto. Nelle altre religioni e nella mentalit di molti cristiani, non vi risurrezione, ma reincarnazione. Nei nostri giorni la mentalit esistenzialista (Sartre) vede luomo come un nulla e considera la risurrezione di Cristo uninvenzione dei discepoli. [Cfr. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni attuali riguardanti lescatologia (1992), n. 4.2]. 22. Risurrezione o immortalit dell'anima? Il problema di fondo lantropologia binaria di tipo platonica (luomo anzitutto lanima, che esiste da sempre, e che torner al cielo quando il corpo morir) che ci ha fatto confondere limmortalit dellanima con la risurrezione. Ma anche lantropologia aristotelica problematica: per unire corpo e anima, ha pensato ad un sinolo, ma non pensa alla sopravvivenza dellanima. Lantropologia biblica invece lantropologia delluomo intero, non bipartito. Quando lAT parla di anima non si riferisce ad una parte delluomo, ma comunque alluomo intero. Se la escatologia non pu smentire la creazione, allora non si pu pensare ad una vita eterna solo dellanima. Luomo nasce come uomo intero, allora muore anche come muore intero e cos risorger. [Vedere anche dispensa La civilt cattolica, 2 articolo] 23. Il problema dell'anima separata. Il problema di fondo lantropologia binaria di tipo platonica (luomo anzitutto lanima, che esiste da sempre, e che torner al cielo quando il corpo morir) che ci ha fatto confondere limmortalit dellanima con la risurrezione. Ma anche lantropologia aristotelica problematica: per unire corpo e anima, ha pensato ad un sinolo, ma non pensa alla sopravvivenza dellanima. 12

COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni attuali riguardanti lescatologia (1992), n. 2.1: I teologi che propongono la risurrezione nella morte vogliono sopprimere l'esistenza dopo la morte di un'anima separata, che considerano un residuo di platonismo. molto comprensibile il timore che muove i teologi favorevoli alla risurrezione nella morte: il platonismo sarebbe una gravissima deviazione dalla fede cristiana. Secondo essa infatti il corpo non un carcere, dal quale bisogna liberare l'anima. Ma proprio per questo non si comprende bene come i teologi che rifuggono dal platonismo affermino la corporeit finale, cio la risurrezione, in modo tale che non si vede che si tratta realmente di questa carne nella quale ora viviamo. Le antiche formule di fede sostenevano, con ben altra forza, che doveva risorgere quel medesimo corpo che adesso vive. [Vedere anche dispensa La civilt cattolica, 1 e 2 articoli] 24. La parusia: senso teologico. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 69-73: - Parusia, parola che in greco significa presenza, arrivo, e che, in campo profano, significava in antico il giorno speciale della visita ufficiale di un sovrano in una citt o comunque al suo popolo. - Nei primi documenti cristiani (cfr. 1 Ts 4,15; 1 Cor 15,23), il termine parusia indica il ritorno di Cristo nella gloria al termine della storia per giudicare il mondo (cfr. Mt 24,29-31; 25,31-46). - Con la categoria della parusia, termine che quasi sempre come referente il Signore, il Nuovo Testamento esprime in modo radicale e definitivo la relazione dellavvento del Regno con levento Cristo. - A volte si parla della parusia per indicare tutta lescatologia universale: la risurrezione dei morti, la fine, il rinnovamento del mondo e il giudizio universale. - Le due venute di Cristo sono fenomenologicamente diverse: la prima avviene in uno scenario dimesso, umile, semplice e tale che non ha attirato lattenzione di molti (cristologia kenotica); la seconda avverr in modo ostentato, glorioso, solenne (cristologia dossologica). - Occorre presentare questi due avventi di Ges in profonda continuit salvifica: In realt doveva trattarsi del compimento di ci che era gi cominciato con lincarnazione, croce e risurrezione di Ges Cristo, del compimento della sua opera e della definitiva manifestazione della sua gloria. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni attuali riguardanti lescatologia (1992), n. 2.1: Nel Nuovo Testamento alla risurrezione dei morti viene attribuito un momento temporale determinato. Paolo, dopo aver enunciato che la risurrezione dei morti avr luogo per Cristo e in Cristo, aggiunge: Ciascuno per nel suo ordine: prima Cristo, che la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo (1Cor 15,23: en te parousia autou). Viene indicato un avvenimento concreto come momento della risurrezione dei morti. 13

La parola greca parousia significa la seconda venuta, ancora futura, del Signore nella gloria, diversa dalla prima venuta in umilt: la manifestazione della gloria (cf. Tt 2,13) e la manifestazione della parusia (cf. 2Ts 2,8) si riferiscono alla medesima venuta. Lo stesso avvenimento viene espresso nel Vangelo di Giovanni (6,54) con le parole nell'ultimo giorno (cf. anche Gv 6,39-40). La medesima connessione di avvenimenti si ha nella vivace descrizione della lettera 1Ts 4,16-17 ed affermata dalla grande tradizione dei padri: Alla sua venuta tutti gli uomini risorgeranno. [Vedere ancora nella dispensa Civilt cattolica larticolo sul giudizio finale; e G. ANCONA, Escatologia Cristiana, pp. 108-111]

LA MORTE 25. L'escatologia dei cinque luoghi ultimi. I cinque luoghi scatologici: morte, giudizio, purgatorio e cielo. Linferno un non luogo vero e proprio, unaporia, una difficolt. un uscire dallunica strada, un luogo di non salvezza. Ma una possibilit reale, per cui bisogna parlarne. Allo stesso modo, non esiste una teologia del peccato, ma della grazia e del suo fallimento. Linferno in s non un luogo escatologico, perch lescatologia sempre un discorso sulla salvezza. Vi solo una strada: la salvezza. Linferno non una seconda strada, ma il burrone dal quale si scappa dallunica strada della salvezza. Linferno non una creatura di Dio, ma lo abbiamo creato noi quando siamo usciti dallunica strada della salvezza. 26. La morte: aspetti dogmatici. Perch non possibile la reincarnazione? GS 18, nota che c una repulsione verso la morte, luomo dimostra di non essere fatto per la morte, c una grande paura (Hegel parla di un fiore nero). La morte raffigurata come una porta. Morte come luogo di opzioni finali: chi non ha conosciuto Cristo lo conosce l. Questa opzione non ci deve scoraggiare a vivere gi da ora in Cristo. Lopzione finale deve essere preparata da una vita cristiana vissuta nella fedelt, non si pu concentrare tutto nella morte. Morte incontro con Cristo: purificatore e giudicante. (in Dominus Jesus dal n. 11 al 15 Cristo presentato come unico salvatore). Domanda, come risorgeremo? Benedetto XII parla di risurrezione immediata per la sola anima, ma noi dobbiamo considerare luomo nella sua completezza, anche se il corpo fisico non coincider con il corpo della risurrezione che sar trasformato, nuovo, glorificato. La morte un inizio di risurrezione che porter alla glorificazione. Io risorgo da singolo ma devo attendere che tutta lumanit risorga con me (tutta la creazione verr glorificata). Tutti risorgeranno dopo la morte, o per la gloria (vita) o per la dannazione (seconda morte). COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni attuali riguardanti lescatologia (1992): n. 6: La morte cristiana [...] Sebbene con la morte usciamo da questo corpo e ci vediamo cos privati dalla nostra pienezza esistenziale, la accettiamo di buon animo, pi ancora possiamo desiderare, quando essa arriva, di 14

abitare presso il Signore (2Cor 5,8). Questo mistico desiderio di comunione, dopo la morte, con Cristo, che pu coesistere con il timore naturale della morte, appare pi volte nella tradizione spirituale della Chiesa, soprattutto nei santi, e dev'essere inteso nel suo vero senso. [...] La morte si considera allora come porta che conduce alla comunione, dopo la morte, con Cristo e non come liberatrice dell'anima nei confronti di un corpo che le sarebbe di peso [...]. In questo modo la vita terrena ordinata alla comunione con Cristo dopo la morte, che si raggiunge gi nello stato di anima separata, il quale , senza dubbio, ontologicamente imperfetto e incompleto [...]. Attraverso la vita santa, alla quale la grazia di Dio ci chiama e per la quale ci assiste con il suo aiuto, la connessione originaria tra la morte e il peccato quasi si rompe, non perch la morte venga soppressa fisicamente, ma in quanto comincia a condurre alla vita eterna. Questo nuovo modo di morire una partecipazione al mistero pasquale di Cristo [...]. n. 9: Irripetibilit e unicit della vita umana. I problemi della reincarnazione 9.1. Con la parola reincarnazione viene denominata una dottrina la quale sostiene che l'anima umana dopo la morte assume un altro corpo e, in tal modo, s'incarna di nuovo. Si tratta di una concezione nata nel paganesimo, la quale, poich contraddice completamente la sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa, stata sempre rifiutata dalla fede e dalla teologia cristiane. [...] 9.2. Senza che sia possibile esporre qui dettagliatamente tutti gli aspetti con i quali i diversi reincarnazionisti espongono il loro sistema, la tendenza al reincarnazionismo, oggi prevalente nel mondo occidentale, pu essere ridotta sinteticamente a quattro punti. 9.2.1. Le esistenze terrene sono molte. La nostra vita attuale non n la nostra prima esistenza corporale n sar l'ultima. Siamo gi vissuti prima e vivremo ancora ripetutamente in corpi materiali sempre nuovi. 9.2.2. C' una legge in natura che spinge a un continuo progresso fino alla perfezione. Questa stessa legge conduce le anime a vite sempre nuove e non permette alcun ritorno e neppure un arresto definitivo. A fortiori viene escluso uno stato definitivo di condanna senza fine. Dopo molti o pochi secoli, tutti giungeranno alla perfezione finale di un puro spirito (negazione dell'inferno). 9.2.3. La meta finale si raggiunge per i propri meriti; in ogni nuova esistenza l'anima progredisce in proporzione ai propri sforzi. Tutto il male commesso sar riparato con espiazioni personali, che il proprio spirito patisce in incarnazioni nuove e difficili (negazione della redenzione). 9.2.4. Nella proporzione in cui l'anima progredisce verso la perfezione finale, assumer nelle sue nuove incarnazioni un corpo ogni volta meno materiale. In tal senso l'anima ha la tendenza verso una definitiva indipendenza dal corpo. Con questo cammino l'anima giunger a uno stato definitivo, nel quale finalmente vivr sempre libera dal corpo e indipendente dalla materia (negazione della risurrezione). 9.3. Questi quattro elementi, che costituiscono l'antropologia reincarnazionista, contraddicono le affermazioni centrali della rivelazione cristiana. Non occorre insistere ulteriormente sulla sua diversit nei confronti dell'antropologia caratteristicamente cristiana. [...] Ma il suo errore principale consiste nella negazione della soteriologia cristiana. L'anima si salva attraverso il proprio sforzo. In questo modo sostiene una soteriologia autoredentrice, del tutto opposta alla soteriologia eteroredentrice cristiana. Ebbene, se si sopprime l'eteroredenzione, non si pu pi parlare in nessun modo di Cristo Redentore.

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27. Il tema della morte in GS 18. n. 18: In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il culmine. L'uomo non tormentato
solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, pi ancora, dal timore di una distruzione definitiva. Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternit che porta in s, irriducibile com' alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansiet dell'uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non pu soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore. Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo stato creato da Dio per un fine di felicit oltre i confini delle miserie terrene. Inoltre la fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sar vinta un giorno, quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore restituiranno all'uomo la salvezza perduta per sua colpa. Dio infatti ha chiamato e chiama l'uomo ad aderire a lui con tutto il suo essere, in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l'ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, liberando l'uomo dalla morte mediante la sua morte. Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, d una risposta alle sue ansiet circa la sorte futura; e al tempo stesso d la possibilit di una comunione nel Cristo con i propri cari gi strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano gi raggiunto la vera vita presso Dio .

La morte un enigma che la ragione non pu comprendere completamente: non sappiamo cosa c dentro, cosa possiamo mettere. una sfinge. La morte unenigmaticit anche per coloro che la studiano dal punto di vista filosofico, teologico, biologico. Perch la nostra conoscenza sempre esperienziale, e logicamente nessuno dei vivi ha esperimentato la morte. Conosciamo il morire, ma non la morte e nemmeno lo stato di morte. Tuttavia la morte reale, una realt dura che tutti affronteremo. SantAgostino nel c. 9 delle Confessioni piange dolorosamente la morte della sua mamma. G. Marcel parla della morte come un tradimento della persona amata, perch esperimentata come la fine totale di un rapporto. La morte il sublime: appare alla ragione come una cosa pi grande di lei stessa. Tuttavia vi nelluomo un germe di eternit che ci fa vincere la morte. Dio ci ha creati per la vita, non per la morte! Se la creazione stessa grazia, lo sar sempre. Dio ha creato definitivamente, una volta per tutte, per non finire pi. grazia allinizio e lo sar alla fine. Il cristianesimo non la religione della longevit, ma della vita eterna. Non importa a quale et muore una persona, la morte sempre la stessa. E dopo la morte la condizione la stessa: la felicit eterna. La morte biologica esiste comunque, indipendente del peccato. Ma con il peccato la morte diventata drammatica: morte macchiata dal peccato. La pasqua di Cristo ha vinto definitivamente la morte, con effetti per tutti coloro che sono nati prima o dopo la venuta di Ges. La morte e risurrezione di Ges mediatrice di tutta la creazione. La fede cristiana toglie ansiet di fronte alla morte. Toglie lansiet, non la paura. La paura cosa passeggera ma risolvibile: possiamo liberarci dalla paura. Lansia una paura moltiplicata, umanamente senza via di uscita. La paura della morte rimane sempre, ma 16

siamo stati liberati dallansia della morte, perch Ges ha dato definitivamente la soluzione alla morte. La morte per il cristiano non causa di disperazione. Si pu aggiungere unipotesi: dopo la morte la nostra individualit non sparisce, rimaniamo noi stessi, anche se non ci saranno pi rapporti del tipo sacerdote-fedele, marito-moglie, ecc. Per Rahner, nella creazione Dio ci ha metto gi il seme dellimmortalit, quindi quando Dio verr alla fine dei tempi ci trover gi predisposti alla vita eterna. Questo istinto in noi sin dallinizio, prima ancora del peccato. Tutto grazia, non esiste una natura pura senza la grazia, perch tutto ci che esiste viene dalla stessa grazia divina. Questo istinto di immortalit rasserena luomo angosciato di fronte allenigma della morte. Tuttavia, a nessun livello la grazia annulla la natura umana. Quella paura intrinseca non mai cancellata del tutto. Nella nostra umanit vi una gradualit nel conoscere, nel sentire, nel credere, ecc. Quindi, alcuni avranno pi paura, altri meno, di fronte alla morte. Anche Ges ha sofferto la paura di fronte alla sua morte, ma lha superato pensando che sarebbe stata la morte salvifica per tutti gli uomini. Sicuramente a questo punto aveva gi sviluppato la sua coscienza messianica. Prolixas mortem, cio, la lunga durata della morte. La morte non un fatto finale solo, ma un elemento diffuso nella vita. Moriamo e viviamo insieme. Leonardo Boff1 parla di due linee: una lesperienza della morte, altra la vita dopo la morte. Dal punto di vista della costruzione umana il massimo abbiamo nella morte. Ubaldo Terrinone afferma che la morte come un parto: uscire da una condizione e entrare in unaltra pi ampia. La morte un fatto naturale. Nella nostra condizione attuale possiamo collegarla al peccato, ma la morte sarebbe esistita comunque, anche senza peccato. Quello che cambia il modo di morire, ma il fatto della morte sempre reale. Altro dettaglio che se muore uno per uno, anche se moriamo insieme, la morte sempre un fatto individuale. Oggi vi una tendenza di dire al generale: si muore, per non applicare a s stesso lidea che un giorno verr la morte. Tanto che Kierkegaard ha chiesto di scrivere sulla sua tomba: quel singolo.

28. La morte luogo complesso di escatologia? Giudizio, opzione finale, purgatorio, risurrezione nella morte. Discuti queste ipotesi alla luce della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede (1979). n. 4: La Chiesa esclude ogni forma di pensiero o di espressione, che renderebbe assurdi o inintellegibili la sua preghiera, i suoi riti funebri, il suo culto dei morti, realt che costituiscono, nella loro sostanza, altrettanti luoghi teologici. Una teologia che non spiega quello che accade nella morte non buona. Una teologia che non sia conforme a ci che la Chiesa celebra non pu reggere. Possiamo fare teologia se vi un luogo teologico, la comunit credente. Se la comunit crede nella risurrezione, quanto un luogo teologico. Ogni tema teologico che manca di un luogo teologico, cio, di una celebrazione liturgica, allora questa teologia non regge.

L. Boff, La vita dopo la morte.

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Perch questo numero? Perch ci sono ipotesi teologiche (ad es., Ladislao Borges) che affermano che nella morte accade tutto. La morte allora sarebbe un luogo complesso di escatologia. Nella morte accadrebbe lincontro con Cristo, un incontro purificante nel quale con i suoi occhi fiammeggianti ci purificherebbe: questo sarebbe il giudizio, un autogidizio, perch chi non resisterebbe al suo sguardo se ne andrebbe da solo. Ma questo sarebbe anche il purgatorio, molto intenso, ma senza la temporalit creduta dalla Chiesa. Nella morte avrebbe anche lopzione finale: se la salvezza lincontro con Cristo, nella morte tutti ci incontreremo con lui, anche chi non lo ha conosciuto. Nella morte, infine, accadrebbe la risurrezione ma non oltre la morte! Se queste ipotesi fossero vere, sarebbero comunque daccordo con lantropologia delluomo intero. Ma resta il dubbio se questo numero fu scritto appunto contro queste ipotesi o no, ma sembra che comunque scostruiscono queste ipotesi. Il problema che se la risurrezione nella morte fosse vera, allora sarebbe inutile il rito funebre perch la persona gi risorta!. Quindi una teologia che non regge. Ma davvero questa ipotesi contraria al rito funebre? Unobiezione ragionevole allipotesi appena presentata potrebbe essere: come possibile caricare cos la morte della quale nulla sappiamo? Com possibile mettere nel luogo teologico pi complesso (la morte) tutti i luoghi ultimi?

29. La morte nella cultura contemporanea: atteggiamenti maggiori. Platone vedeva la morte come un uscire dal carcere della vita: lanima resiste alla morte del corpo. Il cristianesimo per molto diverso: non lanima, ma tutto lessere umano risorge. Aristotele parla delluomo come anima e corpo, e questo pi vicino alla concezione cristiana. Ma non sa dire cosa viene dopo la morte. Dice soltanto che corpo e anima si scinde nella morte. Non c la vita eterna come concepiamo. Tomaso, nel riprendere Aristotele e Platone, sospendeva la filosofia quando bisognava spiegare quello che specificamente cristiano. Il marxismo vede leternit come la memoria eterna delleroe. Lidealismo afferma che lindividuo muore, ma resta la specie. Nel Novecento, sulla morte ha parlato lesistenzialismo. Gabriel Marcel parla della morte come un tradimento: chi muore rompe un patto con chi lo amava e resta in vita. Michele Frederico Tchaca, in Morte e Immortalit reclama il silenzio sulla morte nel Novecento. Oggi rimane questo grande silenzio sulla morte, tanto nella letteratura quanto nella predica. Leresia non lunico modo di tradire la fede cristiana. Anche il silenzio su certe verit tradisce la nostra fede. La morte per i cristiani non un tema da fuggire, ma il caso serio affrontato e risolto da Cristo. Il kerigma cristiano originale la morte e risurrezione di Cristo, e non si pu parlare della risurrezione senza passare per la morte. Salvatore Natoli parla del neopaganesimo come coloro che vivono da cristiani, ma non credono alla vita eterna.

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30. Il tema della morte nei servizi della Parola. Oggi bisogna reinserire i temi escatologici nei servizi alla Parola: nel Kerygma (qui c gi il tema escatologico), nella catechesi (tolto per non impressionare), nella omiletica (non solo nei funerali). Non si pu rinunciare nei servizi della Parola il tema escatologico, perch esso parte essenziale del cristianesimo. Togliere la escatologia accorciare il discorso cristiano, ridurre Ges ad un grande uomo. Fatto che tutti noi dovremo passare per la morte, ed meglio arrivarci preparati che arrivarci senza consapevolezza. Quindi, non si giustifica lassenza del discorso della morte e del discorso escatologico nelle predicazioni ordinarie.

IL PURGATORIO 29. Il purgatorio: quale giustificazione biblica? Anzich cercare testi biblici a sostegno del purgatorio, bisogna ragionare. Si parte dallaffermazione dogmatica: il purgatorio c. Due esigenze bibliche: 1) Purezza per vedere Dio: nella Scrittura appare lidea che solo unassoluta purezza degna di essere ammessa alla visione di Dio. Per questo il culto israelitico non accettava che gli impuri comparissero davanti a Jahv; per questo vi terrore di vedere Dio (Es 20,18-19); per questo Ges ha detto: beati i puri di cuore perch vedranno Dio (Mt 5,8). 2) Responsabilit per le proprie azioni: ognuno responsabile delle sue proprie azioni nel processo di giustificazione, che implica la necessit di una riconciliazione con Dio, accettando le conseguenze penali dei propri peccati. Per questo Davide accetta le conseguenze penali dei suoi peccati, anche se Dio lo aveva gi perdonato (2Sam 12,1314). Questo doppio insegnamento sulla purezza per vedere Dio e sulla responsabilit delluomo per le sue azioni ha come conseguenza la necessit di un complemento di purificazione ultraterrena per i giusti che sono morti senza aver raggiunto il grado di maturit richiesta per vivere in comunione con Dio. [Cfr. Il purgatorio, in Civilt Cattolica 1992 (III), pp.112-114]. Tuttavia, per via di completezza si pu fare menzione soprattutto a due testi: 2 Mac 12,40-46 Giuda poi radun l'esercito e venne alla citt di Odollam; poich si compiva la settimana, si purificarono secondo l'uso e vi passarono il sabato.39 Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia.40 Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perci a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti.41 Perci tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte,42 ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esort tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. 19

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Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le invi a Gerusalemme perch fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo cos in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione.44 Perch se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti.45 Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di piet, la sua considerazione era santa e devota. Perci egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perch fossero assolti dal peccato. La colletta per favorire il perdono di Dio per i soldati morti e possano partecipare alla resurrezione. 1 Cor 3,10-17 Secondo la grazia di Dio che mi stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. 11 Infatti nessuno pu porre un fondamento diverso da quello che gia vi si trova, che Ges Cristo.12 E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia,13 l'opera di ciascuno sar ben visibile: la far conoscere quel giorno che si manifester col fuoco, e il fuoco prover la qualit dell'opera di ciascuno.14 Se l'opera che uno costru sul fondamento resister, costui ne ricever una ricompensa;15 ma se l'opera finir bruciata, sar punito: tuttavia egli si salver, per come attraverso il fuoco. 16 Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distrugger lui. Perch santo il tempio di Dio, che siete voi. Nel v. 15 si parla di coloro che pur avendo edificato non sono stati sufficientemente scrupolosi nella scelta dei materiali. Una triplice retribuzione: premio, castigo e una correzione dolorosa (un salvarsi attraverso il fuoco) che implicherebbe la dottrina del purgatorio. 30. Il purgatorio: quali aspetti dommatici? Cerchiamo di cogliere gli aspetti dogmatici a partire dalle formulazioni dogmatiche dei Concili della Chiesa. 1) Concilio di Firenze (1439): - Definisce l esistenza di uno stato nel quale i cristiani defunti, che non hanno soddisfatto con la penitenza tutti i propri peccati, vengono purificati; - Definisce la natura penale e espiatoria di tale stato; - E definisce che i suffragi della Chiesa giovano ai defunti che si trovano in questo stato. 2) Concilio di Trento (1545-1563): a. Decreto sulla giustificazione (13 gen. 1547): - La grazia della giustificazione rimette la colpa e la pena eterna, ma rimane il debito della pena temporale da scontare in questa vita o in quella futura nel Purgatorio; b. Decreto sul Purgatorio (3 dic. 1563): - Prescrive ai vescovi di vigilare perch la dottrina del purgatorio sia conservata ed insegnata ovunque; - Proibisce le questioni che soddisfano soltanto la curiosit e la superstizione; 20

Ordina che i sacerdoti adempiano con zelo il loro dovere in favore dei defunti (le messe per i defunti, ecc.). 3) Concilio Vaticano II: - LG 49: Fino a che dunque il Signore non verr nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, qual (Conc. di Firenze, Decretum pro Graecis). - Il Vaticano II conferma la dottrina dei Concilio precedenti, ma non usa il termine purgatorio (che rimanda a concetti di espiazione e purgazione, un linguaggio di procedure giuridiche), preferendo invece il termine purificarsi, che denota unimmagine escatologica meno giuridica e pi vicina alla teologia Orientale. 31. Il purgatorio: perch i protestanti lo negano? Coerentemente con la loro teologia della giustificazione, credono che non rimanga pena temporale dopo la remissione della colpa; che non esista lobbligo di soddisfare per i peccati, se i meriti infiniti di Cristo hanno gi ottenuto la loro integra soddisfazione; e che la fede sia il solo strumento che applica quei meriti alluomo. 32. Il purgatorio: quale senso teologico? Il senso teologico-dogmatico del purgatorio scaturisce dal suo senso biblico: concessa al cristiano la visione divina solo se egli ha raggiunto una perfetta purezza. Ove questa non sia integrale, limputabilit del peccato alla libera volont umana esige una dolorosa purificazione. La preghiera per i defunti, presente nella Chiesa almeno sin dal III secolo (nelle epigrafi funerarie a Roma), ha senso soltanto se si concepisce uno stato intermediario di purificazione. Si pu anche parlare di fuoco come immagine del purgatorio, ma solo in senso metaforico in quanto sofferenza per non poter ancora vedere Dio, oppure in quanto amore che brucia ardentemente e purifica lanima che sale verso Dio (San Giovanni della Croce). La pena del purgatorio consiste appunto nella dilazione (cio: rimando, rinvio) della visione divina. il dolore dellamante che si vede in ritardo nel possesso della persona amata. una pena nel senso di attesa dello sposo che viene, ma anche gioia perch gi un luogo di salvezza, la garanzia della salvezza definitiva, non vi pi passo indietro. 33. Il purgatorio: quali attenzioni personali? Come le altre realt escatologiche, anche il purgatorio ci chiama a seriet di vita e a impegno di fede e di carit. La speranza nella divina misericordia non deve spingerci allincuria della propria anima, ma al desiderio di compiacere Dio per la sua infinita bont. Dobbiamo chiederci cosa abbiamo fatto del tempo che Dio ci ha dato. E dobbiamo essere attenti alla preghiera di suffragio per i defunti, cio, lEucaristia, la preghiera e le opere di carit.

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IL GIUDIZIO 34. Il giudizio: aspetto biblico (cf. Matteo e Apocalisse). Mt 24-25: Parabola delle dieci vergini Parabola dei talenti Il giudizio finale: Quando il Figlio dell'uomo verr nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si sieder sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separer gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porr le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dir a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredit il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno (Mt 25,31-34). Il regno di Dio vicino: un annuncio allarmante. Linvito sollecito di Ges alla vigilanza e penitenza, in vista del giudizio finale. Si tratta di inculcare un atteggiamento di attesa davanti allevento escatologico. Qui sempre presente lelemento del ritardo, eventualit che bisogna saper prevedere (vedi le vergini stolte). Quindi sono tre i temi guida: o Lattesa di una venuta che consumer la storia o La non conoscenza del momento della venuta o Lesigenza di una costante vigilanza. Il padrone, (che probabilmente riprende una venuta in maest presa dal profeta Daniele) Ges stesso, il quale agisce nella ferma persuasione che il regno di Dio indissolubilmente unito alla sua persona. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 38-48. 1. Primo scenario del giudizio (Mt 25,31-46): ...un grandioso scenario che profetizza il giudizio universale, i cui elementi essenziali sono: lingresso e lassidersi del Giudice, la chiamata delle genti a radunarsi davanti a lui, la pronuncia del giudizio da parte del Giudice della sentenza di ammissione al Regno e di condanna al fuoco eterno per gli infedeli, ladozione come criteri di giudizio del servizio damore portato al Cristo nella persona dei piccoli che egli aveva chiamato a rappresentarlo [...]. Lo scenario del giudizio, che ha i tratti del racconto apocalittico, si apre con lapparizione del giudice [...]. Lazione giudiziaria inizia con la convocazione di tutte le genti (non dei solo eletti) davanti al tribunale supremo. Prima ancora che venga pronunciata la sentenza la sterminata massa dei uomini e delle donne separata in due grandi gruppi, pronti per ascoltare la sentenza del Giudice. Il testo daccusa su cui essi sono scrutinati non la legge, ma Cristo stesso: il comportamento che gli uomini avranno assunto nei suoi riguardi, direttamente o nella persona dei di quelli che egli ha scelti per farsi rappresentare [...]. La scena matteiana del Giudizio, di l del carattere narrativo, e dunque volto al passato, una profezia: a) profezia cristologica: manifesta il Cristo in tutta la sua personalit messianica, al massimo della sua signoria pasquale, che complica per sempre lelemento martoriale e di Croce. 22

b) poi profezia antropologica: specchiandosi con il Giudice, che lAdamo pi di Adamo, gli uomini comprenderanno che cosa comporta lessere uomini e quanta la sua profondit e quale il suo senso pieno. c) ancora profezia ecclesiologica: le comunit cristiane devono, ad un tempo, conservare viva lattesa e il come colmarla. d) Infine, una profezia etica: il brano infatti profetizza nel presente su che cosa verter il giudizio futuro e ultimo, in maniera che nessuno possa dirsi non avvertito in tempo. 2. Secondo scenario del giudizio (Ap 19-20) LApocalisse unopera organica, che vuol mostrare in Cristo il compimento della storia della salvezza dIsraele e dellumanit intera, attraversato da un movimento a spirale, che procede in avanti, dalla promessa al compimento pieno e definitivo [...]. Cristo che fa dei nostri frammenti di tempo una storia di salvezza, dando ad essa unit, senso, orientamento, fine. Da sottolineare questi due brani del cap. 20: vv. 4-6: E vidi alcuni troni e sedettero su di essi quelli cui fu dato il potere di giudicare, e (vidi) le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Ges e della parola del Dio e quanti non si erano prostrati alla bestia e alla sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. E vissero e regnarono con il Cristo per mille anni. Gli altri morti non tornarono in vita fino a che si compissero i mille anni. Questa la prima risurrezione. Beato e santo chi ha parte alla prima risurrezione: su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti del Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. vv. 11-15: E vidi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso: dalla sua presenza fuggirono la terra e il cielo e non si trov posto per essi. E vidi i morti, i grandi e i piccoli, che stavano davanti al trono. E furono aperti dei libri, e fu aperto anche un altro libro, che quello della vita, e i morti furono giudicati in base a ci che era scritto nei libri secondo le loro opere. E il mare restitu i morti che erano in esso e la morte e gli inferi restituirono i morti che erano in loro e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. E la morte e gli inferi furono gettati nello stagno del fuoco. Questa la seconda morte, lo stagno del fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno del fuoco. Alcuni elementi: - Con il c. 20, quindi, lautore dellApocalisse conclude il tema del giudizio, ripetutamente toccato nellintero arco del libro [...]. - Tale giudizio non mira al castigo e alla distruzione, ma alla conversione e alla salvezza; del resto questa la finalit generale dei giudizi divini (cfr. Ap 16,9.11; cfr. 9,20s). - Il tema del giudizio strettamente legato a quello della venuta di Cristo [...]. - Il giudizio sempre basato sulle opere concrete. - Oltre al simbolo del trono, che di per s simbolo particolare ed eminente ed assai importante per levento del giudizio, c il simbolo del libro, che si lega in modo assai significativo ed evocativo della figura di Cristo giudice, che stato lunico Dio che larte antica abbia raffigurato con un rotolo scritto fra le mani. - Doppio simbolismo del libro: 23

1) essere scritti nel libro della vita: il registro degli abitanti della nuova Gerusalemme [...]. Avere i propri nomi scritti nel libro della vita (o in cielo) significa prendere parte alla salvezza eterna. In negativo, coloro che si prostreranno in adorazione dinanzi alla bestia e saranno gettati nello stagno di fuoco (cfr. Ap 20,15) non sono scritti: fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello ucciso (Ap 13,8; cfr. 17,8). 2) libro che contiene il racconto della vita degli uomini: una documentazione di tipo giudiziario. La dimensione giudiziaria del libro della vita, se da un lato significa il rigore del Giudice, che nulla dimentica e nulla trascura nel suo atto di giustizia, dallaltro non deve impedire di ricordare e di considerare fino in fondo che quel libro nelle mani di un Salvatore, che per la salvezza delluomo morto in Croce.

35. Interpretazione teologica del giudizio: atto di salvezza di Cristo. Tutta la storia sul segno del giudizio, finir nel giudizio. Esso intimamente legato alla signoria di Cristo. Il giudizio per la salvezza, ma questo non toglie laspetto rigoroso del giudizio. Si tratta del giudizio escatologico, perch i giudizi morali ci sono gi nel presente. Comunque, il giudizio finale comincia nella condotta morale: chi agisce moralmente si fa giudicare da un paradigma non creato dalla persona stessa, ma della comunit. Il giudizio anche una grazia (si vedano le parabole del ricco opulente, della vergine, della rete, della zizzania, ecc). una grazia perch finalmente le cose saranno messe al loro posto. Kant collocava il giudizio come prerequisito per lazione morale. Tuttavia, in senso proprio, la competenza del giudizio solo di Dio. Egli giudica in modo escatologico, quindi definitivo. I giudizi umani sono sempre parziali e provvisori. Possiamo giudicare gli atti, ma solo Dio giudica lintensione. Se Ges, quando giudica, salva, allora anche noi dobbiamo salvare quando giudichiamo. Alla fine troveremo un giudice singolare, che anche avvocato una realt inconcepibile nei tribunali umani, il paradosso cristiano. Il nostro giudice colui che morto per darci il perdono. Il libro della nostra vita caduto nelle migliori mani, le mani ferite del giudice che ci voleva salvare. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, p. 5. Il giudizio finale un atto di salvezza di Cristo, da intendere con gioia e speranza, ma questo non significa togliere ogni aspetto di rigore al giudizio di Dio, perch resta sempre vero che terribile cadere nelle mani del Dio vivente! (Eb 10,31). Ed in pi: tutti dovranno presentarsi al tribunale di Dio (Rm 14,10) e, senza mai dimenticarlo, noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo (2 Cor 5,10) per ricevere la ricompensa della vita vissuta. Tuttavia: Lintervento di Dio, che pure vuole essere solo per la salvezza (Gv 3,17), di fatto discrimina, dato che c chi lo rifiuta a propria condanna.

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36. Il giudizio universale e particolare. Perch due giudizi? G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 29-30: La verit del giudizio particolare, in quanto distinto da quello universale, e ad esso previo, consegue dalla congiunzione della dottrina definita della immediatezza della retribuzione con lasserzione della realt dello stato intermedio. In parole diverse, lo sdoppiamento della prospettiva escatologica del giudizio almeno legato allaffermarsi dellescatologia intermedia [...]. Un dubbio sinsinua innegabilmente sul tema del giudizio particolare: se la sorte dei singoli decisa al momento della morte, che senso e peso pu avere un giudizio finale? Occorre vedere il giudizio particolare che si svolge dopo la morte in relazione dinamica con il giudizio finale, nel quale si avr la manifestazione universale di quello che avviene nel giudizio particolare, da intendersi non come un rendere pubblico ci che era privato, ma come lo svelamento del vincolo profondo che lega ogni persona allintera storia della salvezza [...]. Perci, in questottica, si comprende come ogni uomo, nel bene e nel male, sia in comunione con lintera creazione, che di quella storia il primo punto.

37. Immediatezza del giudizio particolare. Il problema linguistico; attenzioni pastorali. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 28-29: innegabile che nei testi del Nuovo Testamento si afferma anche la retribuzione immediata che, dopo la morte, verr data a ciascuno in corrispondenza delle sue opere e della qualit della sua fede. quanto si evince dalla parabola del povero Lazzaro (cfr. Lc 16,22) e dalla parola detta dal Crocifisso al buon ladrone (cfr. Lc 23,43). Vi si dice esplicitamente che ogni uomo, nellora della sua morte, fa lesperienza di un giudizio particolare che pone la sua vita in rapporto a Cristo (cfr. 2 Cor 5,8; Fil 1,23; Eb 9,27; 12,23). Da tale incontro lanima delluomo orientata ad entrare nel misterioso territorio di una sorte eterna (cfr. Mt 16,26). Cos, dal IV secolo si comincia a parlare in modo esplicito del giudizio particolare o personale che segue immediatamente alla morte e dal quale dipende il destino ultraterreno [...]. Problema linguistico: Non esiste invece una decisione magisteriale esplicita sul giudizio particolare, anche se implicitamente contenuta nelle dichiarazioni dei secoli XIII-XV in cui si insegna che, immediatamente dopo la morte la sorte ultima delle anime pu essere diversa: o un processo di purificazione2, o limmediata beatitudine del cielo3, o lentrata nel vortice di unir-risolvibile contraddizione, del fallimento ultimo, della sofferenza molteplice e definitiva4.

Cfr. CONCILIO DI LIONE II, Professione di fede di Michele Paleologo : DS 856; CONCILIO DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: DS 1304; CONCILIO DI TRENTO, Sessio 25a, Decretum de purgatorio: DS 1820. 3 Cfr. CONCILIO DI LIONE II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 857; GIOVANNI XXII, Bolla Ne super his: DS 991; BENEDETTO XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1000-1001; CONCILIO DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: DS 1305. 4 Cfr. CONCILIO DI LIONE II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 858; BENEDETTO XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1002; CONCILIO DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: DS 1306.

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38. Perch il giudice Cristo? Ges il fratello necessario, cio, perch diventassimo figli abbiamo avuto bisogno di un fratello. Di solito, non abbiamo bisogno di un fratello per nascere; ma abbiamo bisogno di un fratello per diventare figli di Dio: figli nel Figlio. Per questo lui che ci pu giudicare, perch Egli lAdamo vero (modello della nostra umanit) e perch siamo diventati figli di Dio per mezzo di lui. Luomo cristiano luomo figlio. Il libro del giudizio caduto sulle mani migliori, sulle mani di colui che morto per la nostra salvezza. Ges non un giudice come un giudice umano. giudice ed avvocato. un giudice salvatore, non prima salvatore e poi giudice, ma il suo giudizio lultimo atto di salvezza. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 119-120. Una specie di Dies irae di pietra scolpito sul protiro della cattedrale di Ferrara (prima met del XIII secolo)5. Il senso ultimo delliconografia del timpano appare quello di far incontrare tra loro in modo drammatico la scena del giudizio finale con la figura del Cristo pasquale. Il giudice con i segni della crocifissione tiene aperto, appoggiato sulla coscia sinistra, un libro: laddove tutto registrato non pu che prevalere laspetto accusatorio. Qui non si tratta del libro della vita, ma duna specie di promemoria universale orientato verso la dannazione, non per nulla esso collocato a sinistra. Questo senso viene rafforzato dal fatto che il codex aperto verso losservatore: lui che deve leggerlo scorgendovi la registrazione delle proprie colpe. Alla stessa altezza del libro da ambo i lati sono per mostrate le palme aperte e piagate del Crocifisso risorto. In questo particolare va scorso il sopravanzare della misericordia sulla rigida giustizia: le pagine del libro tendono a condannare, le mani piagate sono invece volte ad assolvere.

39. E possibile un autogiudizio? G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 89-95: La coerenza stringente: come non si d, nel cristianesimo, unauto-creazione, unauto-redenzione, unauto-salvezza, unauto-santificazione, cos neppure c un auto-giudizio e unauto-glorificazione [...]. Luomo dovr verificare su Cristo la sua identit, la realizzazione della sua figura, la misura della sua statura, la forma del suo volto [...]. La recente ipotesi dellauto-giudizio Non senza ragione la teologia pi recente rimarca il fatto che letero-giudizio esercitato da Dio incorpora una decisiva componente di auto-giudizio esercitato dalluomo. Questo possibile farlo se si considera il giudizio di Cristo come un atto di salvezza. Infatti, ogni atto salvifico posto da Dio, trova il suo mediatore in Cristo, ma anche il suo collaboratore nelluomo: liniziativa (o etero giudizio) che Dio pone incontra la collaborazione o auto-giudizio di salvezza con cui luomo corrisponde alliniziativa divina [...]. Il senso possibile di auto-giudizio. Linterpretazione del giudizio come auto-giudizio pu basarsi soprattutto sulla teologia giovannea del giudizio [...]. Scrive lapostolo Giovanni: E il giudizio
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Cfr. P. STEFANI, Per una lettura iconografica del protiro della cattedrale di Ferrara, in Humanitas, 3 (1998) 555-570.

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questo: la luce venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perch le loro opere erano cattive (Gv 3,19). Dalla decisione attuale, per la luce (fede e amore) o per le tenebre (incredulit e odio), dipende il giudizio: Chi mi rifiuta e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica: la parola che ho detto, sar essa a giudicarlo nell'ultimo giorno (Gv 12,48). [...] Giudizio particolare come auto-giudizio: possibilit dintendere il giudizio particolare non come una sentenza di premio o di castigo pronunciata da un giudice, ma piuttosto come il giudizio che lanima, illuminata da particolare grazia, d a se stessa in tutta verit. [...] Ma, nonostante ci, il giudizio anzitutto un giudizio di Dio: tanto perch le leggi per cui l auto-giudizio avviene sono state poste da lui, e nessuno pu sfuggirvi; quanto perch Dio vi interviene direttamente, sia con laffermare Cristo come criterio oggettivo di giudizio, sia, per quanto riguarda i soli eletti, con lelargire loro la gloria eterna. Ma allora, etero-giudizio o auto-giudizio? troppo creare unalternativa fra luna e laltra forma di giudizio. Da un lato bisogna parlare di etero giudizio, perch il Giudice il Cristo: lui che con la sua chiara manifestazione, ci metter in condizione (dimensione di etero-giudizio) di vederci quali siamo effettivamente e a prenderne atto (dimensione di auto-giudizio). [...] Il Giudizio etero e auto giudizio: il metro di paragone Cristo, lo specchio lui per mezzo del quale e in vista del quale luomo stato creato (cfr. Ef 1; Col 1) (dimensione di etero-giudizio); tuttavia in esso Cristo Giudice riconosce ci che una creatura umana ha fatto, gli orientamenti e le scelte che ha dato alla sua libert, senza aggiungervi nulla dallesterno, ma proclamando la definitivit della responsabilit di ciascuno (dimensione di auto-giudizio). 40. Il cinismo, sintomo dello smarrimento del senso del giudizio divino. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 61-62. Fra le debolezze del pensiero post-moderno vi sarebbe, secondo alcuni, anche quella che non permetterebbe di sapere e dinsegnare dove si diretti; cosicch oggi vi sarebbe solo la possibilit di vivere nella condizione di chi non diretto da nessuna parte. Giustamente, perci, lEnciclica Fides et ratio si preoccupa di un pensiero cos rinunciatario6. Ma un uomo che vive senza la speranza in un futuro ultimo e nel convincimento conseguente di non dover rendere conto a nessuno alla sera della sua vita, diventa cinico. Oggi, negli orientamenti culturali, nelle scelte politiche, negli stili di vita delle societ occidentali, diviene sempre pi palese la risi dei valori e delle fedi moderne, per loffuscarsi dellorizzonte di senso: la nascita di un cinico mondo senza speranze, senza futuro e sembra portare in s i germi della sua stessa fine. 41. Com anticipato il giudizio? G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 10-12: Il giudizio di Cristo attivo gi nel presente [...]. Giovanni, nel suo Vangelo, accentua molto la verit del giudizio di Dio anticipato nel presente: E il giudizio questo: la luce venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce (Gv 3,19).

GIOVANNI PAOLO II, Lett enc. Fides et ratio (14.9.1998), nn. 80-91.

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Il giudizio avviene gi nella decisione attuale, per la luce o per le tenebre, per la fede o per la non credenza, per lamore o per il disamore [...]. Gi in vita dato alluomo, qua e l, di vivere la situazione di crisi-giudizio. Ogni volta che deve decidersi e non pu rinviare la sua azione, egli si rende conto di un impegno che lo coinvolge totalmente e gli traccia i segni del cammino futuro. Altre volte, una storia di peccato e di infedelt, che era gi diventata naturale, senza che si faces se sentire la voce della coscienza soffocata colpevolmente, smascherata da altri o da una situazione critica che lo sorprende e gli distrugge l'orizzonte delle evidenze esistenziali. Allora l'uomo rientra in s e si scopre nella sua alienazione. Si giudica [...]. Il giudizio finale nella morte il potenziamento in forma di pienezza dell'esperienza del giudizio e della crisi che gi in questa vita possiamo fare. 42. Il Giudizio nella Spe salvi di Benedetto XVI. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, pp. 107-120: Premessa: Coniugando il tema della speranza con quello del Giudizio, la Spe salvi tocca uno dei suoi punti pi importanti e significativi dellintero tema del Novissimi. Papa Benedetto, cos, torna a parlare, in modo comprensibile al mondo secolare, di temi che sembravano di sacrestia: inferno, purgatorio, giudizio... Il tema su cui insite di pi quello del Giudizio, poich senza di esso, sperare non ha senso perch senza ragioni. 1. Lo sguardo al futuro di Dio 1.1. Guardando alla giustizia divina: La fede in Cristo non ha mai guardato solo indietro n mai solo verso lalto, ma sempre anche in avanti verso lora della giustizia che il Signore aveva ripetutamente preannunciato (SS 41). - Il desiderio del giudizio comportato dalla vita stessa delluomo, il quale ha bisogno di verit con se stesso, di autenticazione della propria esistenza, di chiarificazione della propria volont, di riordino definitivo dei propri giorni, di rinascita costante. - Il mondo non potrebbe stare senza giustizia, ma nemmeno pu darsela da s; se lo facesse, diventerebbe assolutamente pericoloso (SS 41). Di conseguenza, un mondo che si deve creare da s la sua giustizia un mondo senza speranza (SS 42). - Per questo la fede nel Giudizio finale innanzitutto e soprattutto speranza quella speranza, la cui necessit si resa evidente proprio negli sconvolgimenti degli ultimi secoli (SS 42). 1.2. Il cinismo di una vita senza giudizio finale: Il contenuto fondamentale dellattesa del Giudizio non semplicemente scomparso. Ora per assume una forma totalmente diversa (SS 42). - In che cosa consistita questa alterazione del Giudizio nellet moderna? Sostanzialmente in lotta per la giustizia dentro la storia compiuta dalluomo e con mezzi umani. - Lateismo del XIX e del XX secolo [...] una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non pu essere lopera di un Dio buono. - Tuttavia, papa Ratzinger vede come assurda lidea che luomo pu portare al mondo una giustizia che Dio non avrebbe di fatto portato: Un mondo che si deve creare da s la sua giustizia un mondo senza speranza. Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere non continui a spadroneggiare nel mondo (SS 42). - Senza un Dio Giudice allorizzonte escatologico, la vita delluomo diventa pericolosa. 28

- La Spe salvi incoraggia a imboccare vie che chiamano a oltrepassare le soglie dun impegno e duna speranza che si consumano dentro futuri brevi [...]. - Anche Adorno ha affermato che giustizia, una vera giustizia, richiederebbe un mondo in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma anche revocato ci che irrevocabilmente passato. Questo, per, significherebbe che giustizia non pu esservi senza risurrezione dei morti..., ma Adorno e lidealismo in generale negano la risurrezione (SS 42). - Ges, immagine del Padre perch suo Figlio essenziale, capace di revocare ci che irrevocabilmente passato (SS 43). - Se la speranza Cristo, possiamo avere speranza solo partecipando alla sua vita, che la vita del Figlio che si incarnato nel tempo, ma che ora nella gloria e torner a chiudere la storia nellultimo giorno. 2. Un Giudizio di speranza 2.1. Ci giudicher il Salvatore: Il giudice alle porte (Gc 5,9). Ma andiamo in-contro a quale Giudice? Non potrebbe essere proprio il Giudizio la distruzione della speranza? Papa Ratzinger insiste molto nel dire che ci non pu accadere, pur non svuotando il Giudizio di seriet: Limmagine del Giudizio finale in primo luogo non unimmagine terrificante, ma unimmagine di speranza; per noi forse addirittura limmagine decisiva della speranza (SS 44). - Il giudizio ha struttura dialettica come la speranza: Ma nella sua giustizia insieme anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto (S 44). 2.2. Cristo, Giudice e Salvatore: Non pensiamo il Cristo solo come colui che amministra la giustizia e non come colui che la fa e la crea. Il Papa proprio questa idea ci pone dinnanzi: Dio giustizia e crea giustizia. questa la nostra consolazione e la nostra speranza (SS 44). - impressionante quanto il Papa insista nel legare il Giudizio allamore: lo fa in diversi contesti. Egli pensa il Giudizio come un incontro purificatore con il Cristo, come un incontro con lui da volto a volto, da sguardo a sguardo. - importante che il Papa abbia riaccostato le parole Giudice e Salvatore: Ges non pu essere prima Salvatore e poi Giudice. Misericordia e giustizia non sono opposte: la misericordia di Cristo giusta e la sua giustizia misericordiosa: fare giustizia significa salvare. - Alcuni teologi recenti sono dellavviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. Lincontro con Lui latto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsit [...]. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui limpuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza (SS 47).

IL FALLIMENTO FINALE 42. La reale possibilit del fallimento finale: prova biblica, aspetti dommatici. Comunque, linferno creduto dalla Chiesa come una realt esistente. Quello che la teologia pu fare spiegare cos questo inferno: un fallimento finale. La Bibbia descrive linferno come geena di fuoco (Mt 18,9), fornace ardente (Mt 13,50), fuoco inestinguibile (Mc 9,43), stagno di fuoco e zolfo (Ap 19,20). Sono espressioni simboliche per indicare la possibilit reale del fallimento, cio, del doloroso radicale allontanamento da Dio. 29

Il dogma afferma: linferno esiste; coinvolge tutta la persona; eterno. Le altre idee possono essere discusse, come la descomologizzazione, ecc. 43. Il problema linguistico e attenzioni pastorali. Una delle grandi difficolt che la predicazione incontra nei nostri giorni luso del linguaggio simbolico, che il linguaggio della Scrittura per trattare delle realt escatologiche. un linguaggio connaturale con il modo di pensare semitico, che vede tutta la realt e tutta la storia come segni della presenza di Dio. La nostra civilt razionalista, tecnico-scientifica ha difficolt di comprendere i simboli, e spesso li considera espressione delle societ arcaiche. Molti autori attuali, per, hanno cercato di rivalutare il simbolo, la poesia, ecc., perch neanche lamore si comprende fuori di un linguaggio simbolico. La Scrittura usa simboli e immagini perch parla del Dio invisibile nel suo rapporto con luomo. Quindi parla di Dio usando categorie umane. Per questo, il simbolo deve essere letto allinterno delle esperienze umane di gioia e dolore, arte e sogno, amore, cultura, dubbio. Due simboli biblici particolari quanto ai temi escatologici: cielo (retribuzione del giusto) e fuoco (retribuzione dellempio). La retribuzione del giusto descrita nel NT come geena di fuoco (Mt 18,9), fornace ardente (Mt 13,50), fuoco inestinguibile (Mc 9,43), stagno di fuoco e zolfo (Ap 19,20). Sono simboli che vogliono sottolineare che la privazione eterna di Dio suppone per luomo il tragico fallimento della sua vita e, di conseguenza, il massimo della sofferenza. Non esprime il dolore fisico per lesclusione del Regno, ma il vuoto di una vita senza comunione con Dio (unesistenza frustrata). Indica poi lostilit di tutto il creato contro quel uomo che si fatto nemico di Dio. La predicazione cristiana ha come suo oggetto diretto, per quanto riguarda le realt ultime, le verit della visione del Signore e la gioia suprema riservata ai discepoli fedeli di Cristo. ma non deve omettere il richiamo a quella terribile possibilit reale di fallimento. 44. Carattere antiescatologico del fallimento ultimo. Linferno un non luogo vero e proprio, unaporia, una difficolt. un uscire dallunica strada, un luogo di non salvezza. Ma una possibilit reale, per cui bisogna parlarne. Allo stesso modo, non esiste una teologia del peccato, ma della grazia e del suo fallimento. Linferno in s non un luogo escatologico, perch lescatologia sempre un discorso sulla salvezza. Vi solo una strada: la salvezza. Linferno non una seconda strada, ma il burrone dal quale si scappa dallunica strada della salvezza. Linferno non una creatura di Dio, ma lo abbiamo creato noi quando siamo usciti dallunica strada della salvezza.

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LA GLORIA 45. Onomastica biblica e teologica sul Cielo. a) Cielo Dice la Scrittura che Ges salito in cielo (Mt 16,19). E nel cielo seduto alla destra del Padre, cio, viene costituito Signore. Luomo Ges, figlio di Dio incarnato, diventa signore anche come uomo non la stessa signoria in quanto verbo eterno. Si dice anche fu portato in cielo (Lc 24, 51) o fu elevato in alto (At 1,11), ecc. Comunque, tutte le espressioni comprendono un moto verso lalto. Quindi, il primo dato che abbiamo sul cielo che il cielo di Ges, che non esisterebbe cielo per noi se non fosse il cielo di Ges. La risurrezione (R) non sola. Segue lascensione (elevazione E) e la glorificazione (G), formando lo schema R-E-G. In At 3, 21 si dice in modo passivo: Ges accolto in cielo, cio, il cielo non era un luogo disabitato, ma era il seno della Trinit. In At 7,55 Stefano vede il cielo aperto e Ges alla destra del Padre. In 1Pt 3,22 si dice che Ges alla destra del Padre dopo che salito in cielo (E-G). In Eb 4,15; 7,26 si dice addirittura che Ges ha attraversato il cielo, quasi per dire che Egli non si ferma nel cielo, ma va oltre. Oppure: elevato sopra il cielo. Sembrano testi contradditori, ma bisogna considerare che non sono descrizioni. detto in forma descrittiva un concetto teologico, la glorificazione. una forma narrativa, come Gn 1-2, per dire il nostro credo. Ef 2,6 afferma che siamo gi in cielo: Con lui siamo gi risuscitati. Lo sfondo il concetto di personalit corporativa. In senso essenziale, Ges rappresenta tutti noi. Risorgendo lui, cominciamo a risorgere anche noi. La risurrezione allora pu essere vista come un processo graduale. Siamo gi seduti in cielo con lui nel senso che la sua glorificazione linizio della nostra. Glorificazione e salvezza sono sinonimi. Lo stesso concetto riappare in Ap 3,21: il vincitore si sieder con Cristo nel cielo. Fil 3,25 afferma che la nostra patria il cielo. Tutta la vita cristiana escatologica, protesa verso il cielo, vivendo qui nel provvisorio. Il cristiano un intensivo, uno squilibrato, che vive nel finito teso verso linfinito. Siamo partecipi di una vocazione celeste (Eb 3,21). Ma non possiamo negare lincarnazione, la nostra vita nella carne, sulla terra. Viviamo a operiamo nella storia, cambiandola avendo come orizzonte il cielo. Il cielo s il luogo pi umano e pi ecclesiale che possiamo pensare. Tuttavia, il modo pi adeguato di dire cielo la partecipazione alla vita trinitaria. Altre accezioni della parola cielo: abitazione di Dio (1Re 8,30.32; Mt 5,16.45; ecc); paradiso (2Cor12,4); tempio di Dio (Ap 3,12); Gerusalemme nuova (IDEM); ecc. b) Vita eterna Unespressione molto ricorrente nel NT per indicare il cielo vita eterna, una realt gi iniziata, ma che sar piena solo nella parusia del Cristo, quando la morte sar sconfitta (1Cor 15,22.26; Gal 5,25). Vita eterna a volte conicide con Regno di Dio (Mc 9,43; Rom 14,17). Non indica una durata illimitata, ma la pienezza della salvezza, meglio, la vita in Cristo (Gal 2,20). c) Visione beatifica La teologia usa anche il termine visione beatifica, che ha portato allequivoco di pensare un cielo estatico, passivo. Invece, significa amare contemplando e contemplare amando. la 31

soddisfazione di contemplare la persona amata. In 1Cor13,12 Paolo dice che vediamo Dio come in uno specchio, in una condizione enigmatica, senza chiarezza, alla rovescia. Per vederlo meglio bisogna accendere il lume della fede. Quindi, la differenza che nel cielo lo vedremo direttamente e senza bisogno di altre luci, perch Egli sar la pienezza della luce. Camminiamo nella fede e non ancora in visione (2Cor 5,7). Vi una visione mediata: quella delle strutture sacramentali. E una visione immediata: quella del regno dei cieli. Nellesperienza terrena, difficile di sostenere una visione immediata anche per Cristo. La nostra visione di Dio mediata dal Verbo incarnato, figura perfetta del Dio invisibile (Gv 14,8-10; Col 1,15). Solo nel cielo lo vedremo cos come egli (1Gv 3,2). Nella Gerusalemme celeste i servi di Dio vedranno la sua faccia (Ap 22,4). Ges loda i puri di cuore perch vedranno Dio (Mt 5,8). Questa la visione escatologica di Dio, un incontro diretto con lui, una conoscenza beatifica. Rahner differenzia Trinit immanente ed economica, perch possiamo conoscere quello che Egli ha manifestato (economia), ma Dio in s non lo possiamo conoscere. La teologia propria dellintertempo: finch non vediamo Dio, facciamo teologia. Poi non ci sar pi bisogno della stessa. Excursus (non fa parte della domanda): I due cieli: a) Cielo protologico: il primo cielo, lEden, dal quale Adamo cacciato dopo il peccato. Si tratta di un cielo che profezia del cielo ultimo. Noi viviamo interposti tra un cielo perduto e un cielo che recupereremo nella grazia. Il primo cielo era abitato dal primo Adamo; il secondo cielo nel seno del secondo Adamo. Vi continuit ma anche discontinuit, perch nel nuovo cielo saremo figli di Dio in Cristo. b) Cielo escatologico: il luogo della glorificazione ultima. Per le religioni del cielo, dire cielo lo stesso che dire Dio. La Scrittura lo 1Re 8,30 chiama il cielo abitazione di Dio. Il cielo escatologico anzitutto abitazione di Dio per poi diventare abitazione nostra. Is 66, 1 chiama il cielo di trono di Dio, che indica la glorificazione. Dn 4,23 dice che il cielo il nome di Dio. Mt 16,19 presenta il cielo come una realt trascendente. Col 1,5 e 1Pt 9,4 dice che il cielo il luogo della salvezza definitiva. 46. Dimensioni del Cielo: misterica; trinitaria; ecclesiale; antropologica; cosmica. Anzitutto vi una dimensione misterica perch, nonostante vedremo Dio faccia a faccia, tuttavia anche in cielo Dio rimane mistero, non sar mai completamente compreso da noi. Passeremo di gloria in gloria, senza mai raggiungere la totalit. Altre dimensioni: 1) Cristologica: Cristo entrato nella gloria del Padre. La domanda di partenza della cristologia dovrebbe essere: dov e cosa fa Cristo adesso? Non basta guardare la pasqua (che rimane pur sempre centrale), ma occorre pensare anche allascensione. Il Cristo della gloria e il Cristo della croce vanno insieme. Se Cristo lessenza del cristianesimo, non ha senso che lo sia solo adesso e non dopo, nel cielo. Quindi il cielo Cristo, e da qui si apre la strada anche per la dimensione trinitaria, umana, cosmica ed ecclesiale del cielo. Il nostro rapporto con Cristo non solo di vicinanza, ma di mutua immanenza: siamo in Cristo gi adesso, e lo saremmo perfettamente dopo: Per me infatti il vivere Cristo e il morire un guadagno (Fil 1,21). 32

2) Trinitaria: Ges Cristo incarnato il Ges uscito dalla Trinit, che alla Trinit ritorna. Quindi, il cielo cristologico anche trinitario. Infatti, la natura divina ugualmente presente nel Padre, nel Figlio e nello Spirito. Quindi, il cielo la comunione nostra con la comunione divina, partecipazione alle relazioni intertrinitarie. Abbiamo il massimo rapporto con il Padre (che il vertice del cielo trinitario), il massimo rapporto con lo Spirito, essendo diventati figli in Cristo: figli del Padre, nel Figlio, dallo Spirito. Quindi, la nostra figliolanza divina trinitaria. In altre parole, dallo Spirito siamo innestati in Cristo e diventiamo figli del Padre. Cristo allora il fraterno necessario, il fratello senza il quale non saremmo figli. La mediazione di Cristo rimane anche in cielo: entriamo nella comunione divina sempre mediante il Cristo. 3) Umana: la nostra umanit imperfetta, parziale, relativa. Solo nel cielo la nostra umanit sar piena. Ignazio di Antiochia diceva: quando sar in cielo sar perfettamente uomo. In terra non possiamo mai realizzarci del tutto; solo in cielo saremo uomini secondo il progetto iniziale di Dio, che ci vuole a sua immagine e somiglianza (Gn 1,26) e conformi a Cristo (Col 1,1ss; Ef 1,1ss). 4) Cosmica: con la risurrezione, Cristo fa entrare la nostra umanit nel Dio Trinitario, inaugurando un nuovo rapporto con il mondo: Egli che ha riconciliato a s tutte le cose (Col 1,20), partecipa al potere regale di Dio sulla creazione (1Cor 15,24-28) e ci fa partecipare alla sua signoria sul cosmo, perch tutto nostro... noi siamo di Cristo e Cristo di Dio (1Cor 3,21-23). Questa partecipazione alla signoria di Dio sul cosmo viene dalle origini (Gn 1,28), ma sar autenticamente piena solo in cielo, perch allora tutta la creazione sar liberata dalla schiavit della corruzione, e noi con essa entreremo nella libert della gloria dei figli di Dio (Rom 8,20-21) in questi nuovi cieli e nuova terra (2Pt 3,13). 5) Ecclesiale: se in Cristo diventiamo figli, allora in lui diventiamo fratelli degli altri, diventiamo Chiesa. La figliolanza divina e la fratellanza umana saranno massime nel cielo. Non solo: se il cielo partecipazione alla vita trinitaria, allora essenzialmente comunitario. Anche le amicizie e le relazioni sponsali saranno ricordate, ma in maniera diversa, pi profonda, e senza esclusivismi. 47. Uguaglianza del Cielo? Il cielo non uguale per tutti. Non possiamo certo fare geometria del cielo, ma possiamo ragionare: se la gloria la espansione della grazia, allora vi sar differenza nel senso che alcuni hanno vissuto pi sotto la grazia, altri meno. Cio, la santit vissuta in terra non sar cancellata: chi ha vissuto santamente sar ancora pi santo nel cielo. Per quelli che hanno praticato la beatitudine, grande sar la ricompensa nel cielo. Tuttavia, il cielo non riproduce le gerarchie di questo mondo. al contrario, in cielo saranno rivelati i veri rapporti fra gli uomini e con Dio. Pi grande sar chi pi ha vissuto nella carit. Questo non significa conflitto: tutti saranno in una armoniosa comunione nella diversit, perch questa comunione si fonda nella Trinit. Ognuno avr la gloria e la felicit che capace di accogliere, cosicch ognuno avr la sua massima felicit e si rallegrer per la felicit dellaltro.

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Anche le vocazioni e i carismi saranno distinti nel cielo come furono nella terra. Questa disuguaglianza ci ricorda ancoruna volta che il cielo non un essere generico, ma rimane la singolarit inconfondibile di ognuno. 48. Come anticipiamo la vita di Cielo? Occasioni pastorali. 1) Vita teologale: tutta la vita cristiana in quanto discepolato di Cristo un anticipo della vita del cielo. In particolare la vita teologale (credere, sperare ed amare). Anche la fede rimane in cielo perch passeremo di conoscenza in conoscenza. 2) I sacramenti: lEucaristia tensione verso la meta, pregustazione della gioia piena promessa da Cristo (cfr. Gv 15,11); in un certo senso, essa anticipazione del paradiso, pegno della gloria futura (cfr. G. MASCIARELLI, Il giudice alle porte, p. 73). 3) Vita di grazia: gi attualmente viviamo il rapporto tra grazia e gloria, ma questo rapporto aperto al compimento escatologico, perch la grazia il seme dal quale la gloria si sviluppa.

LA STORIA DEL DOGMA 49. Breve excursus sulla coscienza di fede della Chiesa sul mistero escatologico. a) Nellera sub apostolica: - Simboli della fede: affrontano anche il tema escatologico, perch solo in un approccio di fede pu essere vissuto. Molte saranno le opere apologetiche in polemica contro le deformazioni degli eretici come docetisti e gnostici. La battaglia si polarizza intorno a due punti: la risurrezione, lidentit e natura del corpo risorto. - Abbiamo una grecizzazione del tema escatologico: influsso greco (immortalit dellanima e giudizio particolare, unione di anima e corpo, il corpo una prigione). - Saremo corpo glorificato: entri nella morte come uomo intero ed esci trasformato. - C anche una concezione duale delluomo. b) Nel VII sec. abbiamo un trattato sulla escatologia di S. Giuliano da Toledo. Avviene una sistematizzazione della escatologia. Lescatologia incrocia la piet popolare. c) 1336 Bolla Benedictus Deus di Benedetto XII. Parla della retribuzione immediata dellanima che resta anche oltre la morte. Retribuzione perch tutto avverrebbe alla morte: risurrezione, purgatorio, inferno. Si parla in termini di pura anima. - Il cielo presentato come visione di essenza divina (Dio), ma che per noi sta nelle tre persone della trinit. La beatitudine celeste data per la contemplazione di Dio, per questo siamo beati. - Cadono la mediazione delle creature e quella delle virt teologali (meno lamore). d) Nellet moderna abbiamo il cap. VII della LG 50. Analisi del Cap.VII della Lumen gentium (nn. 48-51). I cap. I tratta appunto del Mistero della Chiesa, che in s escatologico. Il cap. V sulla vocazione universale alla santit comporta una santit escatologica. Il cap. VI sui religiosi gli considerano in quanto anticipazione della condizione escatologica. Il cap. VIII sulla Vergine Maria la vede come figura escatologica. Infine, il cap. VII dedicato specificamente allindole escatologica della Chiesa pellegrinante. 34

Dimensioni dellescatologia: - La dimensione pneumatologica della Chiesa la pi escatologica. Lo Spirito quello che sta sempre alla fine anche se era gi presente allinizio e nel mezzo. lo Spirito che raffina lopera darte del Padre nella Creazione e la Redenzione nel figlio. - significativo che il Concilio ha voluto trattare la escatologia dentro dellecclesiologia per rafforzare la dimensione ecclesiale senza perdere la singolarit. - Vi una apertura cosmica, cio, anche le realt terresti vanno ricondotte allescatologia. Comunque, la escatologia non pu ridursi allecologia, ma la comporta. Il cristiano lotta per difendere la natura come tutti gli altri, ma con altra motivazione: perch stato creato dalle mani di Dio (protologia); perch destinata alla gloria (escatologia). - Lescatologia ha anche una dimensione comunionale, di comunione con Dio. - E una dimensione trinitaria: partecipazione alle relazioni trinitarie. - Infine una dimensione pastorale: lescatologia va insegnata e vissuta. Se anche Dio Trino unit in tre persone diverse, allora non si pu far perdere lindividualit della persona umana. Bisogna mantenere lequilibrio, senza perdere la comunit, ma soprattutto attenti alla singolarit. La salvezza pu essere comunitaria, ma non si pu dimenticare che il giudizio sar in criteri individuali. n. 48: 1) La Chiesa temporale una realt provvisoria, perch sar definitiva solo alla fine, nellescatologia. 2) Tuttavia, perch cristiforma, partecipa gi della gloria di Dio. profezia dellavvenire. Il senso della vita presente in vista della gloria futura. Rahner diceva che lescatologia in quanto realt futura deve influenzare il presente. Cos anche Heidegger: lesistenza autentica non pu perdere di vista la morte. 3) Lescatologia tutto quello che irrimediabilmente irrevocabile, come la creazione. Nel seno della vergine madre sono cominciati i tempi nuovi, la creazione nuova, con lincarnazione di Ges. 4) La storia storia di salvezza perch Ges lha toccata. Un unico punto nella linea della storia la rese tutta storia di salvezza. Cristo ha determinato una volta per tutte la salvezza dellumanit. Quindi la escatologia gi iniziata; il futuro viene adesso. 5) La Chiesa pellegrinante passer, fugace. 6) Abbiamo gi la caparra del futuro nello Spirito. Importante il legame della escatologia con lo Spirito. 7) Siccome non conosciamo il giorno e lora, occorre mantenere la vigilanza assidua per entrare nel banchetto nuziale ed evitare il fuoco eterno. 8) Prima infatti di regnare con Cristo glorioso, noi tutti compariremo davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno il salario della sua vita mortale, secondo quel che avr fatto di bene o di male (2Cor 5,10). Il giudizio finale non un atto diverso dellatto di salvezza, ma un particolare dellunico atto di salvezza. 9) E alla fine del mondo usciranno dalla tomba, chi ha operato il bene a risurrezione di vita, e chi ha operato il male a risurrezione di condanna (Jn 5,29, cfr MT 25,46). Gi il libro di Dn considerava una doppia risurrezione: per la vita o per la condanna. Secondo Mt 25, tutti 35

risorgono per mediazione di Cristo, uni per la condanna, altri per la vita. Cristo causa efficiente di ogni risurrezione, ma non causa formale o finale (dannazione o gloria). Quindi, non basta parlare di risurrezione, ma bisogna considerare anche lelevazione e la glorificazione. 10) Nellescatologia, Cristo sar glorificato nella Chiesa, e essa sar glorificata in Cristo. Cio, il Messia sempre legato al popolo messianico, nel dolore e nella gloria. La glorificazione lazione propria della santit. Il figlio che si comporta male disonora la famiglia, ma anche il figlio che si comporta bene la onora. In questo senso diamo gloria al Padre. n. 49: - Tratta della comunione tra Chiesa pellegrinante e Chiesa celeste. Per questo la Chiesa una realt sempre giubilare, perch sempre in pellegrinaggio. Sono condizioni diverse della stessa Chiesa: pellegrinante, purificante, e gloriosa. Non sono tre Chiese, ma ununica realt complessa. - La Chiesa pellegrinante deve pregare continuamente per la Chiesa purificante (purgatorio): suffragare le anime purganti parte della missione della Chiesa pellegrinante. Dallaltra parte, la Chiesa celeste fa missione con noi della Chiesa pellegrinante. Cio, quando parliamo di Dio dobbiamo tenere in conto coloro che prima di noi hanno fatto esperienza di Dio, i santi. Tutta la Chiesa celeste, Maria per prima, presente in mezzo a noi. - La funzione dei santi doppia: ci insegnano come essere Chiesa; ci invitano ad andare dove si trovano gi nella Chiesa celeste. Questo dovrebbe essere contenuto della predicazione soprattutto nelle feste dei santi. n. 50: - Oltre a ricordare i santi, la Chiesa fa memoria e prega per gli antenati. Escatologia futuro, ma anche memoria, perch la memoria profezia (2Mac 12). - Il culto dei santi dovrebbe essere gerarchizzato: duria per i santi; iperduria per Maria; adorazione per Dio. La devozione ai santi porta alladorazione a Dio. Paolo Vi nellEvangelium nutiandi afferma che la piet popolare non va cancellata, ma autenticata (n. 48). Oltre ad autenticare, bisogna storicizzare, disciplinare e integrare. - I santi ci spingono a cercare la citt futura. Sono immagini di Dio e segno del suo Regno, e mezzi per andare a Dio. Anche se non usa il termine, si pu dire che i santi sono sacramento di Dio. - La liturgia della Chiesa viale e della Chiesa celeste una sola. Per questo la litania dei santi in alcune celebrazioni solenni, per dire che una Chiesa sola pregando insieme. n. 51: - Presenta alcuni spunti pastorali del culto dei santi. Due movimenti verso i santi: amore riverente e imitazione. Infatti, saremmo giudicati secondo la nostra somiglianza con Cristo, quindi limitazione vera si rivolge al figlio. Allargando il concetto, dobbiamo imitare la Trinit nella sua comunione, il Padre nella sua paternit, lo Spirito nel suo amore 7. Limitazione dei santi subordinata a questa.

Lo Spirito inoltre quello che distingue Padre e Figlio. Imitare lo Spirito distinguere i compiti di uno e altro. Distinzione nellunione, come le nature umana e divina in Cristo, distinte ma non separate. lo Spirito che amm inistra tutti i distinti carismi, vocazioni e ministeri, ma Lui che presiede alla comunione di ci che ha distinto.

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...il nostro rapporto con gli abitanti del cielo, purch lo si concepisca alla piena luce della fede, non diminuisce affatto il culto di adorazione reso a Dio Padre mediante Cristo nello Spirito, ma anzi lo arricchisce. Mentre comunichiamo tra noi nella mutua carit e nell'unica lode della Trinit santissima, rispondiamo all'intima vocazione della Chiesa e pregustando partecipiamo alla liturgia della gloria perfetta. Quando Cristo apparir e vi sar la gloriosa risurrezione dei morti, lo splendore di Dio illuminer la citt celeste e la sua lucerna sar l'Agnello (cfr. AP 21,24). Alla fine dei tempi, il sole (la gloria dellagnello) illuminer definitivamente la luna (la Chiesa).

51. Credo di Paolo VI (30.6.1968): cosa afferma sul tema escatologico? Tra il 1967 e il 1968, papa Paolo VI dedic un anno di celebrazioni agli apostoli Pietro e Paolo, in occasione del diciannovesimo centenario del loro martirio. Lo chiam "Anno della Fede". E lo concluse in piazza San Pietro, il 30 giugno 1968, pronunciando una solenne professione di fede, il "Credo del popolo di Dio". Il testo di questo Credo ricalc quello formulato al Concilio di Nicea, che si recita in ogni messa. Ma con importanti complementi e sviluppi. [...] Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime dl tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Ges in Paradiso, come egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell'aldil della morte, la quale sar definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi. i crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Ges ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio cos com' e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine. Noi crediamo alla comunione tra tutti i Fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo la parola di Ges: Chiedete e riceverete. E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verr. Sia benedetto Dio santo, santo, santo. Amen.

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52. Analisi della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcune questioni di escatologia (17.5.1979). Questo documento rimane un paradigma per giudicare alcune ipotesi, anche se nessuna ipotesi va esclusa completamente. Cerca di rispondere alla domanda di diversi vescovi che si trovavano in difficolt pastorale: la teologia dice una cosa, e la gente crede ad unaltra! Il sinodo quindi ha in vista anzitutto levangelizzazione dei vescovi stessi nel tema dellescatologia. Il sinodo si concentra quindi sulla pastorale, non sullescatologia, ma avendo come criterio che la pastorale deve preoccuparsi delle cose definitive, che restano per sempre. Ogni azione pastorale, ogni predicazione, ogni catechesi deve essere imbevuta di escatologia. In altre parole, il tema maggiore quello pi trascurato. Afferma che il contenuto dellescatologia deve rimanere. Ma anche il linguaggio. Il linguaggio limitato, ma le metafore usate anche dalla Scrittura non possono essere eliminate senza criterio: esempio, il fuoco per parlare di inferno. Si pu reinterpretare, ma non cancellare. Ci sono s alcune digradazione nel nostro linguaggio religioso. Lepoca contemporanea lepoca del linguaggio, della comunicazione verbale. Nellevangelizzazione non si pu solo usare i termini che siano comprensibili, ma siano anche fedeli alla Tradizione e al Magistero. Per esempio, il termine maturazione (Leonardo Boff) per parlare di purgatorio significativo oggi, ma non esprime tutta lidea del purgatorio. Altro esempio: Paolo VI per spiegare la transustanziazione usa altri due termini molto utili: transfinalizzazione e transignificazione, ma non esclude il primo termine. La purificazione del linguaggio religioso consiste nel liberarci della mania descrittiva. Per esempio, la descrizione della Divina commedia non pu reggere un discorso religioso. I luoghi ultimi non vanno descritti, perch nessuno lo ha visto. Le rivelazione private non sono dogma, ma lo la Rivelazione oggettiva. Il linguaggio pu essere: espositivo (nel fare teologia noi raccontiamo ci che abbiamo esperimentato); interpretativo; analitico; sintetico; interrogativo; profetico; narrativo; proibitivo; assertivo (non d luogo a dialogo); dialogale-sfumato; imperativo; pedagogico; performativo; giuridico. Nella teologia, prima si vive unesperienza e si crede ad unidea, poi si fa dottrina, riflessione. Il Simbolo esprime lesperienza battesimale, e qui viene implicato il discorso escatologico: credo nella risurrezione. Se togliamo la risurrezione tutto il discorso cristiano cade: Ma se Cristo non risuscitato, allora vana la nostra predicazione ed vana anche la vostra fede (1Cor 15,14). Se il cristianesimo non pi capace di dare un contenuto allespressione vita eterna, allora lannuncio del vangelo gi non serve. La escatologia la teologia concreta della creazione, perch ne il futuro: come un seme che non diventa albero. La escatologia lalbero del seme che la Creazione. Infatti, la croce di Cristo latto mediativo della Creazione stessa. Il documento chiede una doppia responsabilit: al pastore e al teologo. La teologia una scienza secondaria, cio, viene dopo che la Parola stata gi detta. Oggi il tema dellescatologia tornato nella teologia, ma pochissimo nella predicazione e nella catechesi. 38

Il documento presenta sette tesi: 1) La Chiesa crede nella risurrezione dei morti: quindi il teologo non ne pu fare a meno. 2) La Chiesa intende tale risurrezione come riferentesi alluomo tuttintero; per gli eletti questa non altro che l'estensione agli uomini della risurrezione stessa di Cristo. - Luomo intero significa non il solo corpo, anche lanima deve risorgere. Ma se lanima non muore, come pu risorgere? - Il problema di fondo lantropologia binaria di tipo platonica (luomo anzitutto lanima, che esiste da sempre, e che torner al cielo quando il corpo morir) che ci ha fatto confondere leternit dellanima con la risurrezione. Ma anche lantropologia aristotelica problematica: per unire corpo e anima, ha pensato ad un sinolo, ma non pensa alla sopravvivenza dellanima. - Lantropologia biblica invece lantropologia delluomo intero, non bipartito. Quando lAT parla di anima non si riferisce ad una parte delluomo, ma comunque alluomo intero. - Se la escatologia non pu smentire la creazione, allora non si pu pensare ad una vita eterna solo dellanima. Luomo nasce come uomo intero, allora muore anche come muore intero e cos risorger. 3) La Chiesa afferma la sopravvivenza e la sussistenza, dopo la morte, di un elemento spirituale, il quale dotato di coscienza e di volont, in modo tale che l'io umano sussista. Per designare un tale elemento, la Chiesa adopera la parola anima, consacrata dall'uso della S. Scrittura e della Tradizione. Senza ignorare che questo termine assume nella Bibbia diversi significati, essa ritiene tuttavia che non esista alcuna seria ragione per respingerlo e considera, inoltre, che assolutamente indispensabile uno strumento verbale per sostenere la fede dei cristiani. - Nella risurrezione implicita la sopravvivenza, ma nel senso di risurrezione, non di continuazione della vita dellanima quale era prima (platonismo). - Il documento non elimina il termine anima, ma non esclude altri modi di parlare. Infatti, il termine anima nella Bibbia assume diversi significati, non sempre e solamente il principio spirituale. Un termine va sempre adoperato per indicare lio umano dotato di intelligenza e volont, e questo termine pu essere anima. 4) La Chiesa esclude ogni forma di pensiero o di espressione, che renderebbe assurdi o inintellegibili la sua preghiera, i suoi riti funebri, il suo culto dei morti, realt che costituiscono, nella loro sostanza, altrettanti luoghi teologici. - Una teologia che non spiega quello che accade nella morte non buona. Una teologia che non sia conforme a ci che la Chiesa celebra non pu reggere. Possiamo fare teologia se vi un luogo teologico, la comunit credente. Se la comunit crede nella risurrezione, quanto un luogo teologico. Ogni tema teologico che manca di un luogo teologico, cio, di una celebrazione liturgica, allora questa teologia non regge. - Perch questo numero? Perch ci sono ipotesi teologiche (ad es., Ladislao Borges) che affermano che nella morte accade tutto. La morte allora sarebbe un luogo complesso di escatologia. Nella morte accadrebbe lincontro con Cristo, un incontro purificante nel quale con i suoi occhi fiammeggianti ci purificherebbe: questo sarebbe il giudizio, un autogidizio, perch chi non resisterebbe al suo sguardo se ne andrebbe da solo. Ma questo sarebbe anche 39

il purgatorio, molto intenso, ma senza la temporalit creduta dalla Chiesa. Nella morte avrebbe anche lopzione finale: se la salvezza lincontro con Cristo, nella morte tutti ci incontreremo con lui, anche chi non lo ha conosciuto. Nella morte, infine, accadrebbe la risurrezione ma non oltre la morte! Se queste ipotesi fossero vere, sarebbero comunque daccordo con lantropologia delluomo intero. Ma resta il dubbio se questo numero fu scritto appunto contro queste ipotesi o no, ma sembra che comunque scostruiscono queste ipotesi. Il problema che se la risurrezione nella morte fosse vera, allora sarebbe inutile il rito funebre perch la persona gi risorta!. Quindi una teologia che non regge. Ma davvero questa ipotesi contraria al rito funebre? Unobiezione ragionevole allipotesi appena presentata potrebbe essere: come possibile caricare cos la morte della quale nulla sappiamo? Com possibile mettere nel luogo teologico pi complesso (la morte) tutti i luoghi ultimi?

5) La Chiesa, conformemente alla S. Scrittura, attende la manifestazione gloriosa del Signore nostro Ges Cristo (Dei Verbum, I, 4), che essa considera, peraltro, come distinta e differita rispetto alla situazione che propria degli uomini immediatamente dopo la morte. - La manifestazione della gloria del signore nella fine dei tempi la parusia, dentro della quale si trova il giudizio. La parusia pi ampia del giudizio, ma lo qualifica. - La parusia la seconda venuta del Signore. Quindi stiamo nel tempo della Chiesa, nel tempo dello Spirito. Anche se bisogna stare attenti a non separare troppo nitidamente il tempo del Padre, del Figlio e dello Spirito tutti i tempi sono di tutta la Trinit. Il tempo della Chiesa il tempo tra lincarnazione e la parusia. - Qui ritorna il problema dellipotesi della morte come luogo complesso di escatologia, perch annullerebbe la parusia. Il documento parla di risurrezione subito dopo la morte, ma non nella morte. Il problema cosa significa risurrezione. Non una semplice restituzione della vita ad un cadavere. una glorificazione e una glorificazione. Si risorge anche senza morire. Quando un depresso si riprende si dice che risorto. Cio, la risurrezione comporta una gradualit. Quindi, riprendendo lipotesi, si potrebbe dire che vi gi una risurrezione nella morte, ma vi poi una risurrezione definitiva finale. come tirare su uno strappo: quando arriva su un punto, tutto il resto sta gi salendo. - Riprendendo lobiezione secondo la quale se fosse vera lipotesi, allora sarebbe inutile pregare. Obiezione equivoca, perch a Dio tutti i tempi sono presenti. Quindi, nulla impedisce di pensare la risurrezione del singolo al momento della morte, e la risurrezione piena alla fine dei tempi. 6) La Chiesa, nel suo insegnamento sulla sorte dell'uomo dopo la sua morte, esclude ogni spiegazione che toglierebbe il suo senso all'Assunzione di Maria in ci ch'essa ha di unico, ossia il fatto che la glorificazione corporea della Vergine l'anticipazione della glorificazione riservata a tutti gli altri eletti. Cio, nessuna teoria pu minare il dogma della Assunzione. Maria Assunta ci supera in due punti: glorificata pi di noi e prima di noi. Si pensa la gloria a partire della grazia. Anche qui, c chi nega lipotesi sopra considerata, perch cancellerebbe il dogma dellAssunzione. Cos, Maria non sarebbe glorificata prima di noi.

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7) La Chiesa, in fedele adesione al Nuovo Testamento ed alla Tradizione, crede alla felicit dei giusti, i quali saranno un giorno con Cristo. Essa crede che una pena attende per sempre il peccatore, il quale sar privato della visione di Dio, come crede alla ripercussione di tale pena in tutto il suo essere. Essa crede, infine, per quanto concerne gli eletti, ad una loro eventuale purificazione che preliminare alla visione di Dio ed , tuttavia, del tutto diversa dalla pena dei dannati. quanto la Chiesa intende quando parla di Inferno e di Purgatorio. Questo numero rimane nella visione dellinferno come un luogo opposto al cielo. Non valida teologicamente, perch cielo e inferno sono due realt qualitativamente diverse. Il cielo la pienezza della salvezza, linferno non che lassenza della salvezza. Comunque, linferno creduto dalla Chiesa come una realt esistente. Quello che la teologia pu fare spiegare cos questo inferno: un fallimento finale. La sofferenza dellinferno colpisce tutto lessere. Non significa che ci sar il fuoco inestinguibile. Limmagine del fuoco biblica, ma serve semplicemente a indicare la sofferenza di quella situazione. Linferno comporta s una sofferenza fisica, ma non solo:: tutto lessere che soffre, fisicamente, psicologicamente, sociologicamente, ecc. Linferno allora sarebbe il rapporto comunitario insopportabile, la crisi psicologica depressiva, il rapporto ostile con il cosmo. Limmagine estetica pi usata per indicare il cielo la visione beatifica di Dio: un vedere godendo. Allora, linferno sarebbe la privazione della visione di Dio. La visione di Dio pu essere preceduta da uneventuale purificazione. Questa del tutto diversa dalla pena dei dannati, pi vicina al cielo, ma completamente separata dallinferno. Quindi sono tre realt oggetto di fede: felicit dei giusti, pena di tutto lessere, purificazione preliminare. Ma lunico vero luogo ultimo il cielo: il purgatorio tempora rio, linferno un non luogo, la morte passaggio, e il giudizio prerogativa per il cielo. Il cielo infatti la motivazione dellescatologia. Senza motivazione, resta solo la depressione. Quindi, non possiamo perdere di vista il cielo, perch resterebbe solo la depressione per la comunit cristiana. Anche la filosofia antica sapeva come motivare la morale con lidea di felicit. La pretensione kantiana di fare una morale ridotta alla ragione e senza motivazioni condannata al fallimento. La vita cristiana dura, per cui occorre il cielo come motivazione sicura. Si osservi che il documento parla di eventuale purificazione, ma non eventuale inferno. Linferno per non un certezza. Se esiste o non esiste, difficile da rispondere. Comunque oggettivamente possibile, una reale possibilit. Se linferno vuoto o pieno non ci interessa; ci interessa invece evitare di andarci e aiutare gli altri a non andare. 53. Documento della Commissione Teologica Internazionale su alcune questioni escatologiche (1992). Non domanda da esame. Comunque, vedere dispensa Materiale di Escatologia.

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DIMENSIONE MARIANA 54. Quale collaborazione ha recato Maria all'escatologizzazione della storia degli uomini? Maria simbolo del cristianesimo. Cio, nel suo mistero intero Ella icona di tutto il cristianesimo. In particolare, icona del futuro. La problematica escatologica (come finiremo?) trova la risposta in Maria. Anzitutto finiremo come ha finito Cristo. Ma la nostra condizione pi ravvicinata a Maria. Quindi, finiremo come lei. Ci interessa non solo la condizione attuale di Maria, ma anche quella originale. La domanda : che ruolo ha avuto Maria perch i tempi diventassero escatologici? Tempo escatologico il tempo diventato definitivo per la salvezza. E Maria partecipa a questa escatologizzazione del tempo operata dal suo Figlio perch (1) Ges entr nel mondo e si fatto uomo in Maria; (2) perch ha collaborato nellopera messianica del Figlio; (3) e perch rimasta al suo fianco fino al cuore del mistero dellOra che ha cambiato la storia. Sotto la croce, Ella ha partecipato in un modo speciale al darsi dellescatologia. Quando Ges sulla croce compie il mistero pasquale, costringe i tempi a cambiare. Non che Ges venuto quando il tempo era maturo, ma il tempo si reso maturo quando Ges venuto. Ges rende il tempo escatologico, cio, per la salvezza. Egli inaugura i tempi nuovi. Ges quindi inaugura i tempi nuovi, rendendo il tempo definitivo per la salvezza. E in questo mistero Maria ha collaborato alla salvezza. Ha contribuito in modo oggettivo. Per questo De Fiores la chiama microstoria della salvezza: per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per cosi dire e riverbera i massimi dati della fede (LG 65): dai primordi ( la nuova Eva) al mistero del popolo di Israele ( la Figlia di Sion) e al nuovo popolo nato sotto la croce ( la Chiesa nascente). Maria non ha detto molte parole nel vangelo. Ma quello che interessa nella storia della salvezza non il dire, ma lo stare. E Maria stata in tutti i misteri di Cristo. Tutti i misteri di Cristo fanno della salvezza una realt escatologica, anche il tempo, che diventa tempo denso di salvezza. Resta la domanda: a quale salvezza ha partecipato Maria? Ha partecipato alla salvezza in quanto cambiamento di direzione della storia. Poi ha partecipato alla vittoria di Cristo contro lantico nemico (Gn 3 e Ap 12). Cristo ha lottato contro il satana e lha vinto. E Maria ha partecipato a questa lotta in quanto ha generato il combattente che ha spaventato satana sin dalla sua nascita da Maria. Per usare una metafora, Ges ci ha salvato legando satana. Oppure: lo ha ferito a morte, anche se quando una animale viene ferito non muore subito, ma diventa ancora pi violento negli ultimi istanti di vita. Per gi ferito a morte e non vi pi scampo. La vittoria definitiva escatologica, anche se gi segnata sin dalla croce di Cristo che ha ferito a morte il nemico. Maria non solo presente nella Chiesa, ma Ella la Chiesa nascente (sulla croce e nel cenacolo) ed la Chiesa escatologica. la forma della Chiesa, la Chiesa pienamente realizzata, mentre noi siamo la Chiesa che vuole diventare come Maria. Maria rende la Chiesa escatologica perch membro sovreminente della Chiesa. Per questo il documento del 1979 sullescatologia afferma: n. 6: La Chiesa, nel suo insegnamento sulla sorte dell'uomo dopo la sua morte, esclude ogni spiegazione che toglierebbe il suo senso all'Assunzione di Maria in ci ch'essa ha di 42

unico, ossia il fatto che la glorificazione corporea della Vergine l'anticipazione della glorificazione riservata a tutti gli altri eletti. Maria quindi glorificata in corpo e anima, e cos sar anche per noi. Ella glorificata singolarmente, anche se membro della Chiesa. Cos anche ognuno di noi sar glorificato singolarmente, anche se dentro di una comunit. [Risposta formulata a partire dagli appunti; e dal libro di M. G. MASCIARELLI, Maria icona di speranza, pp. 45-50]. 55. La presenza di Maria alla morte di Cristo e di ogni uomo. Il mistero di Maria porta alcune luci sullenigma della morte. Si tratt a di un mistero materno, sponsale e verginale: 1) Maria e la maternit della morte: la dimensione materna della morte si concentra nellidea della Chiesa celeste quale madre che ci fa nascere dallalto mediante lo Spirito. ma la morte materna anche perch mariana: la Chiesa che accoglie il morente legata a Maria, anzi, coincide con Lei. Maria accoglie il morente. Al punto di morte Ges rivolge queste parole a Maria: Ecco il tuo figlio (Gv 19,26). Cio, Maria madre dei fedeli nella comunione con la morte di Ges. Quando sopraggiunge per costoro il momento di accedere alla comunione di morte, questa madre presente. Ges muore sulla croce nella sua figliolanza dinanzi al Padre e dinanzi alla madre; cos anche noi moriremo da figli del Padre e figli della Chiesa-Maria. 2) Maria e la sponsalit della morte: ai piedi della croce Maria allo stesso tempo icona dellamore trinitario e primizia dellumanit nuova rivestita della veste nuziale della carit. In Lei si congiungono il s dellamore di Dio e il s dellumanit redenta da Cristo. Sotto la croce Maria decifra la natura scopre della morte, un patto nuziale sigillato nel sangue di Cristo. 3) Maria e la verginit della morte: verginit il totale affidamento a Dio, laffidamento di chi non ha uomo o donna, ma solo Dio. Sulla croce Ges emette il suo grido di affidamento a Dio, un grido messianico e verginale. Cos, la morte di Ges e la morte di ogni essere umano un atto verginale in quanto affidamento a Dio. Quel grido messianico si eleva nel contesto delle tre misteriose consegne: la consegna del Figlio che offre la vita per gli uomini; la consegna del Padre che dona il Figlio per la salvezza del mondo; la consegna dello Spirito che offerto dalla croce sul mondo, e nella sua compagnia Ges consegna s stesso al Padre. 4) Maria, interprete dalla morte dellessere umano: la morte un mistero, e perci ci occorre Cristo per poter decifrarla. Anche Maria illumina questo enigma per la sua partecipazione al mistero di Cristo: come Lei stata vicino a Cristo morente, cos sar anche nella nostra morte. Licona della Piet, ossia limmagine materna di Maria che accoglie fra le braccia il Figlio morte, ci insegna a lottare contro lultimo nemico (1Cor 15,26), ad essere vicini a chi muore, a credere che la morte non la fine di tutto, perch lamore pi forte della morte (Ct 8,6). licona della civilt della compassione e della misericordia, che sono il vero distintivo del cristianesimo. [Risposta formulata a partire da: M. G. MASCIARELLI, Maria icona di speranza, pp. 70-78].

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