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Joachim Gnilka

Teologo cattolico, Germania

Il significato della Scrittura nella visione cattolica Vorrei provare a riassumere questargomento generale in quattro punti: 1. Definiamo il rapporto fra rivelazione e Scrittura Il cristianesimo si offre come religione rivelata. Ci significa: Parliamo di Dio perch ci ha parlato, perch uscito dalla sua oscurit; con espressione teologica: perch si rivelato. Allora non parliamo di Dio solamente perch contempliamo la sua potenza e divinit nelle opere della creazione (cfr. Rom 1,19-21), ma innanzitutto perch ha voluto riverlarsi nella storia. Piacque a Dio nella sua bont e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volont (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura... Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi... La profonda verit, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione (Dei verbum 2). La Scrittura dunque la testimonianza autorevole di questa rivelazione. La Scrittura non essa stessa rivelazione. Ma in essa contenuto ci che Dio ha rivelato. Lunicit della Scrittura dunque riconoscibile solamente nel rapporto con la storia della rivelazione di Dio in Israele ed infine in Ges di Nazaret. La Scrittura non nemmeno la riproduzione di rivelazioni private della volont di Dio ad una figura profetica. la testimonianza e lannuncio dellopera salvifica di Dio per il popolo e della parola di Dio che ad essa connessa e da essa scaturisce. Gli autori delle Sante Scritture sono testimoni ed annunciatori di questo evento salvifico che ci precede. Lancoraggio della Scrittura alla storia della salvezza pi antica evidente anche per il fatto che Ges stesso non ha lasciato degli scritti e non ha scritto il suo annuncio. In questo Ges diverso dallo stereotipo del fondatore di religione della storia delle religioni. La parola scritta invece come testimonianza dellevento rivelatore pi antico essa stessa parola di Dio in Cristo. In questo senso Paolo dice: Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente perch, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, lavete accolta non quale parola di uomini ma, come veramente, parola di Dio (1 Ts 2,13). La Scrittura, come riflesso autentico della rivelazione divina, anche parola di Dio perch secondo la dottrina cattolica ritenuta parola ispirata. La chiesa ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perch scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa (Dei verbum 11). Tutta la Scrittura infatti ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia (2 Tm 3,16; cfr. 2 Pt 1,1921).

2. Il rapporto fra lAntico ed il Nuovo Testamento, ambedue appartenenti al canone della Scrittura Sebbene noi cristiani riteniamo che il culmine della Scrittura sia il Nuovo Testamento e la rivelazione di Dio, che esso testimonia, che avvenne in Ges Cristo, evidente che entrambi i testamenti compongono ununit. Lo dico anche nel senso che il Nuovo Testamento non pu essere compreso senza lAntico Testamento. Questo risulta gi dal fatto che ogni libro del Nuovo Testamento contiene citazioni e accenni pi o meno numerosi dallAntico Testamento. Quasi si potrebbe dire che il Nuovo Testamento rappresenta un commento allAntico Testamento riletto alla luce della fede cristiana. Dice il vaticano secondo: La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano gi, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mos e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavit. Per questo non pu dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (Nostra aetate 4). Paolo dice dei suoi parenti di trib che possiedono ladozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi, e che da essi proviene Cristo secondo la carne (cfr. Rm 9,4s). Molto probabilmente tutti gli scritti neotestamentari sono stati scritti da giudeocristiani, a parte il terzo Vangelo e gli atti degli apostoli. Come timorato di Dio o proselito, per, lautore di quegli scritti era forse vicino allebraismo. Gli attuali studi di esegesi avvicinano ancora di pi lAntico ed il Nuovo Testamento. Si ha la sensazione che per gli ebrei lespressione Antico Testamento potrebbe essere irritante, e si parla della Prima Alleanza (cfr. Eb 9,15). Si sa dalla storia che qualche brano neotestamentario diede spunto per dei pogrom degli ebrei nonostante fosse contrario allintenzione fondamentale del Vangelo di Cristo che un Vangelo dellamore , soprattutto il grido di sangue Mt 27,25. Eventi esteriori come il terribile Holocaust erano forse le cause per questo avvicinamento, infine per le riflessioni della teologia biblica hanno indotto diversi esegeti a elaborare e sottolineare il legame profondo e a parlare di ununica alleanza che stata rinnovata da Cristo. Bisogna anche ricordare che il discorso della nuova alleanza si trova gi nei profeti (Ger 31,31-34). Anche il coinvolgimento dei gentili nella salvezza escatologica si fonda sulla promessa che fu data al patriarca Abramo, cio che nei suoi discendenti tutte le famiglie della terra si diranno benedette, una promessa che ha avuto un influsso forte sul pensiero neotestamentario, specialmente su quello paolino (Gen 12,3). 3. Diversi contenuti del canone Il canone chiamato anche tanach, parola artificiale, composta dalle abbreviazioni di torah, nebiim, ketubim nellebraismo comprende 39 scritti secondo lattuale modo di contare. Il cristianesimo primitivo accettava come canonici quei libri dellAntico Testamento che furono considerati tali dallebraismo. Solamente intorno allanno 400 la chiesa occidentale accett il

pi numeroso canone detto dei Settanta come Sacra Scrittura. La chiesa orientale si un nel settimo secolo. I riformatori esclusero tutti i libri e parti dei libri di cui non esisteva il testo ebraico. Rispetto a questo il concilio di Trento nel 1546 stabil che anche i sette libri in lingua greca dovessero essere considerati canonici, cio Tobia, Giuditta, la Sapienza di Salomone, Siracide, Baruc, 1 e 2 Maccabei. Convenzionalmente si parla di libri deuterocanonici. La chiesa orientale ne ha accettati solamente 4: Tobia, Giuditta, Siracide, Sapienza. La limitazione del canone riguardo allAntico Testamento da parte delle diverse chiese dunque non omogeneo. I motivi dellampliamento non sono completamente chiari. Essenzialmente sono tre: 1. Nella chiesa primitiva preferibilmente si usava la traduzione greca dellAntico Testamento. 2. Attraverso il riconoscimento canonico di questi scritti tardivi si voleva sottolineare la continuit nella storia della salvezza degli scritti neotestamentari. 3. Questi 7 scritti deuterocanonici possedevano un profondo valore pedagogico e un carattere letterario curato. Godevano di grande popolarit quali modelli di vita, e ci gi nelle comunit ebraiche nel contesto della formazione dei proseliti. 4. Infine una parola sulla Scrittura nella vita della chiesa Lo sviluppo degli ultimi 50-100 anni ha registrato una crescente apertura della Scrittura nella vita dei fedeli. necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura (Dei verbum 22). degno di nota che il concilio vaticano secondo in una frase della costituzione sulla rivelazione mette insieme la mensa della parola e la mensa del corpo di Cristo: La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli (21). Secondo W. Kasper una tale affermazione sul significato salvifico quasi sacramentale della Scrittura molto importante. Qui il vero motivo per la funzione speciale della Scrittura considerato il suo significato salvifico. La Scrittura non solamente insegnamento, deve essere accolta anche come parola che il padre celeste rivolge ai suoi figli, come conversazione fra Dio e gli uomini. Per questo la parola della Scrittura per la chiesa di Dio forza e vigore, sostegno e vita. Per i fedeli la parola della Scrittura la forza della loro fede, nutrimento dellanima, sorgente pura e perenne della vita spirituale (21). La lettura della Scrittura viene assegnata anche alla prassi spirituale del singolo fedele che deve utilizzare la Scrittura non principalmente come libro che riporta alcune tesi teologiche, ma come sorgente vitale per la fede personale e per la sua realizzazione nella vita quotidiana. Il concilio ne trae delle conseguenze pratiche, come lelaborazione di buone traduzioni, possibilmente dal testo originale, che secondo le opportunit dovrebbero avvenire su una base ecumenica. Chi sta al servizio della predicazione deve impegnarsi nella lettura spirituale assidua e in uno studio accurato delle Scritture, affinch non diventi un vano predicatore della parola di Dio all'esterno colui che non l'ascolta dentro di s (25; cfr. S. Agostino, Serm. 179, 1). La predicazione e la catechesi devono essere riempiti dallo spirito della Scrittura. Ma lintenzione della Scrittura si coglie solamente nella propria situazione storica della fede. Il predicatore dunque deve interpretare la Scrittura e le singole pericopi nella prospettiva della problematica della fede dei suoi ascoltatori. Lesegeta ha il compito di guidare lorientamento della Scrittura fino al punto in cui risplende il mistero della fede. Il predicatore trasmette questa luce ai suoi ascoltatori nella misura in cui riesce a far s che rischiari le domande delloggi. Ci uniamo alla speranza che viene espressa alla fine della costituzione: La vita

spirituale riceva un nuovo impulso dall'accresciuta venerazione per la parola di Dio, che permane in eterno (Is 40,8).