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MARCELLO SEMERARO

LA COMUNIONE NELLA CHIESA PARTICOLARE


Parliamo di comunione e subito lattenzione si volge a un dato cui lecclesiologia postconciliare molto sensibile, al punto da far dire che la Chiesa stessa mistero di comunione.
Nella Relazione finale del Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985, si afferma esplicitamente che
lecclesiologia di comunione unidea centrale e fondamentale nei documenti conciliari (II, C,
1)1. Una successiva Lettera della Congregazione per la dottrina della fede (28 maggio 1992) su
alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, aggiunse che il concetto di comunione, oltre
ad essere stato messo in luce dai documenti del Vaticano II anche molto adeguato per
esprimere il nucleo profondo del mistero della Chiesa e pu essere una chiave di lettura per una
rinnovata ecclesiologia cattolica (n. 1).
La Chiesa, dunque, mistero di comunione. La sua forma desistenza segnata dalla
comunione. Se cos davvero, allora questa sua realt profonda deve manifestarsi nella vita
dogni comunit ecclesiale e deve funzionare come la sua ultima legge e la suprema norma della
sua vita. La comunione, in effetti, non un aspetto parziale della Chiesa, ma una sua
dimensione costitutiva2.
La nozione di comunione
La nozione merita dessere approfondita, perch di per s molto densa e complessa.
Include, infatti, prospettive diverse. Rimanda, anzitutto, al punto dorigine per il nostro essere
Chiesa. Essa, difatti, come ha ricordato il Concilio ripetendo S. Cipriano, popolo adunato
dall'unit del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cfr Lumen Gentium 4). Questo principio
trascendente della comunione ecclesiale, poi, anche il suo primo modello, come avverte Unitatis
Redintegratio 2. Se, dunque, la Chiesa non si alimenta a questo modello trinitario e non simpegna

Al quel Sinodo Straordinario fu segretario speciale lattuale card. W. Kasper, del quale oggi si possono vedere alcuni
saggi di ecclesiologia in W. KASPER, La Chiesa di Ges Cristo. Scritti di ecclesiologia, Queriniana, Brescia 2011, in
particolare i due saggi: La Chiesa di Ges Cristo. In cammino verso unecclesiologia della communio, p. 7-101 e
Il futuro dalla forza del concilio. Commento di W. Kasper al Sinodo Straordinario dei Vescovi, 1985, p. 131-173. A
p. 23 di questo volume, ripercorrendo il suo cammino verso lecclesiologia, Kasper scrive: Studiando a fondo
ancora una volta il concilio giunsi al risultato che lecclesiologia della communio costituisce limpulso e il motivo di
fondo della ecclesiologia conciliare. Lecclesiologia della communio era gi stata preparata molto tempo prima del
concilio, come si accenna in molti testi conciliari (LG 3; 7; 9; 11; 48 ecc.), sebbene espressamente si sia sviluppata
soltanto dopo il concilio. A un primo sguardo unecclesiologia della communio non sembra stare alla base dei testi
conciliari Tuttavia possibile mostrare che sullo sfondo. sta una ecclesiologia della communio. Per questo
legittimo definire la communio come lidea guida del concilio dal punto di vista ecclesiologico.

Mi permetto rinviare a M. SEMERARO, La Chiesa comunione, in Rivista di Scienze Religiose 4, 1990, p. 347-387;
Premesse per una ecclesiologia di comunione, in Odegitria 3, 1996, p. 73-85. Classica lopera di J. HAMER, La
Chiesa una comunione, Morcelliana, Brescia 1983, di buon impianto tomista. Esauriente il saggio di J. RIGAL,
Lecclsiologie de communion. Son volution historique et ses fondements, du Cerf, Paris 1997. Per una recente
sintesi, cfr G. CALABRESE, Comunione, in G. CALABRESE, PH. GOYRET, O. F. PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, Citt
Nuova Roma 2010, p. 268-288

a riprodurne il mistero nella propria vita, il suo essere comunione rimane un qualcosa di sterile e
dinefficace3.
Quanto appena ricordato ha la sua importanza anche per la teologia della chiesa locale4.
Questespressione, infatti, dice la vocazione della comunit cristiana ad essere sacramento di
salvezza per tutti gli uomini non in un senso generico e universale, ma concretamente, ossia
nella carne di una particolare cultura e nella storicit di un ambiente umano. Dire, perci, che la
Chiesa locale in quanto comporta un rinvio a spazi umani, a territori geografici e culturali, ad
ansie e speranze legate a domande concrete, corporee addirittura; ossia di uomini veri, di uomini
e donne in carne ed ossa, che nel nostro linguaggio tutto dire.
Proprio a questo punto, tuttavia, il riconoscimento dellindole trinitaria della Chiesa impone
una doverosa precisazione. La Chiesa, infatti, non definita a cominciare dagli uomini e dalle
donne che ne fanno parte ma piuttosto dalla chiamata di Dio5. Quelli che le appartengono
sono, perci, indicati dal Nuovo Testamento come i chiamati e gli eletti. Fu questa la prima
certezza dei cristiani: c un unico popolo, che Dio si scelto chiamando fratelli da ogni razza e da
ogni nazione. La Chiesa si raduna, infatti, per convocazione. Ci significa che la Chiesa locale
non per nascita ma per missione, ossia per invio missionario dei discepoli del Signore Ges sino
agli estremi confini della terra (cfr Mt 28, 18-20). La Chiesa in un luogo perch, come il profeta,
risponde a Dio che la chiama: Eccomi, manda me (Is 6,8).
La Chiesa locale in analogia con il Verbo incarnato. Come leterna Parola di Dio si fatta
carne ed entrata a fare parte di una nazione, di una tradizione religiosa e culturale, di una storia
civile, sociale e politica... cos pure la Chiesa, concepita dalleternit come un disegno nel cuore
del Padre (cfr CCC 759), entra nella storia e simmerge nelle societ degli uomini, mandata per
introdurvi il Regno di Dio. Cos facendo, per, nulla sottrae al loro bene temporale. Non eripit
mortalia, qui regna dat caelestia, cantava lantico poeta Sedulio. Al contrario, essa ne accoglie
tutta la ricchezza di capacit e le consuetudini, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica,
le consolida e le eleva (Lumen Gentium 13). Tutto questo, perch cattolica, ossia capace, per
dono di Dio, di partecipare e di prendere parte al tutto, di fare sue le dovizie delle civilt ma senza
assorbirle, di congiungersi ad esse ma senza violentarle.
La Chiesa non nata, n stata voluta dal Signore per stare in cielo ma per andare in
cielo. Essa vi andr, sicuramente, quando alla fine dei tempi tutti i giusti, a partire da Adamo,
3

Per il tema nei testi conciliari cfr M. PHILIPON, La santissima Trinit e la Chiesa, in G. BARANA (a cura di), La Chiesa del
Vaticano II, Vallecchi, Firenze 1965, p. 329-350. Per unecclesiologia trinitaria, fra i teologi italiani si impegnato
B. FORTE, La Chiesa della Trinit. Saggio sul mistero della Chiesa comunione e missione, Cinisello Balsamo, San Paolo
1995. Cfr pure E. CASTELLUCCI, La famiglia di Dio nel mondo. Manuale di ecclesiologia, Cittadella, Assisi 2008, p. 361384 (Il mistero della convocazione trinitaria; G. CALABRESE, Per unecclesiologia trinitaria. Il mistero di Dio e il
Mistero della Chiesa per la salvezza delluomo, EDB, Bologna 1999. Per una sintesi aggiornata, cfr M. NARO, Trinit e
Chiesa, in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p.1465-1475.

Ricorro a questa formula, tenendo conto delle fluttuazioni del linguaggio dei testi del Vaticano II per cui si potr
vedere la voce Chiesa locale di E(MMANUEL) L(ANNE), in S. GAROFALO, T. FEDERICI (curr.), Dizionario del Concilio
Ecumenico Vaticano II, Unedi, Roma 1969, cc. 796-826. Mi permetto rimandare pure a M. SEMERARO, Chiesa locale,
in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p. 145-158.

La Chiesa contiene nel suo stesso nome greco, che appare nel Nuovo Testamento, il proprio mistero di chiamata,
di vocazione, cfr M. SEMERARO, Chiesa, in CENTRO INTERNAZIONALE VOCAZIONALE ROGATE, Dizionario di Pastorale
Vocazionale, Rogate, Roma 2002, p. 209-216.

dal giusto Abele, fino allultimo eletto, saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale
(Lumen Gentium 2). Essa, per, deve prima attraversare la terra come pellegrina. Sul modello
permanente del Verbo di Dio che, venendo dal Padre, pose la sua tenda ed abit tra le case degli
uomini (cfr Gv 1, 14).
Ricordiamo, per capire, lumile dichiarazione di Abramo ai figli di Het, mentre domandava
una tomba per seppellirvi la moglie Sara: Io sono forestiero e residente tra voi, disse (cfr Gen
23, 4). Nella lingua greca della LXX, la sua dichiarazione suona cos: io sono paroikos. Anche la
Chiesa composta di pellegrini (paroikos) e ospiti sulla terra (cfr 1Pt 2, 11). Essa viene dal
Padre per soggiornare presso le case degli uomini. Lo scriveva gi nelle sue lettere il vescovo
Dionigi di Corinto, vissuto nel II secolo: la Chiesa paroikose, soggiornante, ma non
residente... Pellegrina a Gerusalemme come a Roma, ecc.
Richiamando questa traduzione greca della dichiarazione di Abramo ho pronunciato una
parola divenuta oramai familiare nella vita di una Chiesa locale. Si tratta del termine parrocchia. Di
essa Giovanni Paolo Il scrisse che lultima localizzazione della Chiesa, in un certo senso la
Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie, comunit fondata su di una
realt teologica, perch essa una comunit eucaristica (Christifideles Laici 26). Vedremo pi
avanti il valore di questultima espressione. Per ora aggiungiamo semplicemente che a
somiglianza del Verbo incarnato, il quale non appartiene se non al Padre, cos la Chiesa non
appartiene che alla Trinit, dalla cui unit deriva ed alla quale conforme (cfr Lumen Gentium 4).
La vita trinitaria si diffonde in tutta la Chiesa e in ciascuno mediante lannuncio della Parola
di Dio e la celebrazione dei Sacramenti. Il punto davvio della vita concreta della Chiesa
comunione, dato dallunit nella fede, nella speranza e nellamore cristiano. Tutto ci trova il
suo sigillo nel sacramento del Battesimo, il quale crea la condizione di base per la comunione;
sirrobustisce con il sacramento della Confermazione e si alimenta con la partecipazione alla santa
Eucaristia. Questo sacramento, poi, orientato essenzialmente allunitas Ecclesiae e per questa
ragione esso pure chiamato comunione6.
La comunione, inoltre, servita, difesa, organizzata e aiutata a crescere dal ministero sacro,
che ha la sua pienezza nel ministero episcopale, a sua volta servito nella comunione dal ministero
del Successore di Pietro7. Anche su questo punto sar necessario aggiungere qualcosa. Abbiamo,
intanto, sufficienti elementi per dire che la comunione ecclesiale, cos rapidamente descritta nelle
sue diverse implicanze chiamata ad essere fermento di riconciliazione e di pace per lumanit

Lidea antica. Se ne potranno vedere le basi bibliche e patristiche in J. M. R. TILLARD, Chair de lglise, chair du
Christ. Aux sources de lecclsiologie de communion, Du Cerf, Paris 1992. Sant Tommaso la recepisce nella sua
dottrina sulla res tantum dellEucaristia (cfr STh III, q. 73, a.6; q. 80, a 4). Caratteristica della teologia dellOriente
cristiano giunge al Vaticano II soprattutto per impulso di H. DE LUBAC, Corpus mysticum. LEucaristia e la Chiesa nel
Medioevo, Jaca Book, Milano 1982. Per il Vaticano II cfr B. FORTE, La Chiesa nellEucaristia. Per unecclesiologia
eucaristica alla luce del Vaticano II, Napoli 1975), passa decisamente anche nellecclesiologia cattolica, cfr C.
GIRAUDO, Eucaristia e Chiesa, in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p. 644-659.

Cfr CONCILIO ECUMENICO VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus. Prologus: Perch poi lo stesso Episcopato fosse uno
ed indiviso e lintera moltitudine dei credenti, per mezzo dei sacerdoti strettamente uniti fra di loro, si conservasse
nellunit della fede e della comunione, anteponendo agli altri Apostoli il Beato Pietro, in lui volle fondato
lintramontabile principio e il visibile fondamento della duplice unit, DH 3051.

intera: la Chiesa - comunione sacramento di comunione per lunit di tutto il genere umano
(cfr Lumen Gentium 1)8.
Poche parole, dunque, sono cos ricche di significato per la vita della Chiesa quanto quella di
comunione. Suoi sinonimi, nella tradizione ecclesiale, sono quelle di pace e di carit. Nel
linguaggio della Chiesa antica, la pace cattolica semplicemente la Chiesa. Vivere e morire
in pace, come tanto spesso si trova nelle iscrizioni sepolcrali paleocristiane, erano
semplicemente formule per dire che quel defunto ha vissuto ed morto nella comunione della
Chiesa. Pace e comunione non sono, perci, due cose distinte, ma ununica realt espressa con
due parole: koinonia kai eirene, dicevano i greci cristiani, sostituendo talora il termine koinonia
(comunione) con quello di symphonia, ossia concordanza di pensiero e di agire.
La communio spesso indicata pure con il termine communicatio, che potremmo tradurre
senzaltro con comunicazione o, guardando allenciclica Ecclesiam suam di Paolo VI, con
dialogo. Ma, ancora pi in profondit, facendo riferimento alluso paolino e alla radice stessa
della sua espressione in lingua greca (koinon-), comunione indica sempre relazione
interpersonale di comunione stabilita, consolidata, rinnovata, manifestata e tendente alla sua
piena realizzazione attraverso la partecipazione con altri ad una stessa realt che accomuna, o la
partecipazione ad altri di una realt che diventa comune 9.
La Chiesa comunione
Alla luce di questo breve excursus terminologico, potremmo dire con le parole di un
documento pastorale della CEI datato 1 ottobre 1981:
Quando diciamo comunione pensiamo a quel dono dello Spirito per il quale luomo non
pi solo n lontano da Dio, ma chiamato ad essere parte della stessa comunione che
lega fra loro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e gode di trovare dovunque, soprattutto
nei credenti in Cristo, dei fratelli con i quali condivide il mistero profondo del suo
rapporto con Dio (CEI, Comunione e comunit n. 14).

La comunione, che la Chiesa, ha alcune caratteristiche sue proprie. Consideriamole


10
brevemente nel dettaglio. Anzitutto la Chiesa una comunione nello Spirito Santo . Vale la pena
8

Sul tema della sacramentalit della Chiesa cfr Y. CONGAR, Un popolo messianico. La Chiesa sacramento di salvezza,
Queriniana, Brescia 1976; cfr M. PELCHAT, Lglise mystere de communion. Lecclsiologie dans loeuvre de Henri de
Lubac, d. Paulines, Montral 1988; A. DULLES, The Sacramental Ecclesiology of Lumen Gentium, in Gregorianum
86 (2005), p. 550-562; KASPER, La Chiesa sacramento universale di salvezza, in La Chiesa di Ges Cristo cit. p. 272291; S. PI-NINOT, Ecclesiologia. La sacramentalit della comunit cristiana, Queriniana, Brescia 2008, specialmente:
La sacramentalit come principio ermeneutico dellecclesiologia, p. 184-222; IDEM, Sacramentalit, in CALABRESE,
GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p. 1242-1255; CASTELLUCCI, La famiglia di Dio nel mondo, p. 409-439.

Nellepistolario paolino, cfr E. FRANCO, Comunione e partecipazione. La koinona nellepistolario paolino, Morcelliana,
Brescia 1983. Sulluso di communio in rapporto al communicare nelluso di S. Tommaso dAquino, cfr A. Di Maio, Il
concetto di comunicazione. Saggio di lessicografia filosofica e teologica sul tema di comunicare in Tommaso
dAquino, PUG, Roma 1998, p. 169-175.

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Per unessenziale bibliografia sullargomento cfr AA.VV., El Espiritu Santo y la Iglesia. XIX Simposio Internacional de
Teologa de la Universidad de Navarra, Pamplona 1999; V. MARALDI, Lo Spirito e la Sposa. Il ruolo ecclesiale dello
Spirito Santo dal Vaticano I alla Lumen Gentium del Vaticano II, Piemme, Casale Monferrato (Al) 1997; G. CISLAGHI,
Per una ecclesiologia pneumatologia. Il Concilio Vaticano II e una proposta sistematica, Glossa, Milano 2004; IDEM,
Spirito Santo e Chiesa, in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p. 1348-1363. Mi permetto

ricordare in proposito il saluto paolino ormai divenuto a noi famigliare per luso che ne facciamo
nelle celebrazioni liturgiche: La grazia del Signore Ges Cristo, lamore di Dio Padre e la
comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi (2Cor 13, 13). La comunione della Chiesa
prodotta dallo Spirito Santo: il nexus amoris, che nella vita trinitaria congiunge il Padre e il Figlio,
inserisce anche noi nell'amore del Padre in Cristo Ges. Per questo lavere lo Spirito di Cristo, o
come diciamo pi abitualmente, il vivere in grazia di Dio condizione indispensabile per un
pieno inserimento nella comunione ecclesiale.
Sono incorporati pienamente alla societ della Chiesa coloro che, avendo lo Spirito di
Cristo, accettano lintero ordinamento e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e dentro
questo suo corpo visibile sono congiunti a Cristo dai vincoli della professione della fede,
dei sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione: organismo che Cristo dirige
attraverso il sommo pontefice e i vescovi. Non si salva per, anche se incorporato alla
Chiesa, colui che non persevera nella carit, e rimane nella chiesa soltanto col corpo ma
non col cuore (Lumen Gentium 14).

Le ultime espressioni ci ripropongono una seconda caratteristica della comunione ecclesiale,


che quella di essere una comunione organica, analoga cio a quella di un corpo vivente nel quale
vigono la molteplicit e la variet delle membra e la loro convergenza nellunita dellazione. In tal
senso gi S. Paolo assimilava la Chiesa ad un corpo, chiamandola Corpo di Cristo11. Grazie a
questa organicit, che evidentemente di ordine soprannaturale e che, diversamente da quanto
avviene nel corpo fisico, lascia integra la libert e quindi la responsabilit di ciascuno, tra tutte le
membra stabilito un rapporto di mutuo sostegno e di reciproco aiuto: scambio di doni, vivo
senso di fraternit, gioia per leguale dignit, impegno nel fare fruttificare a favore degli altri
quanto si avuto da Dio.
Vita di comunione pure il riconoscimento della diversit dei doni gerarchici e carismatici,
frutto dellazione del medesimo Spirito. Comunione organica, in breve, significa riconoscere il
valore di quanto scritto nella Lettera agli Efesini:
A ciascuno di noi stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo... lui che
dato da una parte gli apostoli, daltra parte i profeti, gli evangelisti, i pastori, i maestri...
finch arriviamo tutti all'unit della fede e della conoscenza del Figlio di Dio....

Il terzo luogo, diremo che lespressione suprema di questa vita di comunione si realizza nella
partecipazione alla santa Eucaristia. Il calice della benedizione che noi benediciamo, non forse
comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non forse comunione con il
corpo di Cristo? (1Cor 10,16). La comunione eucaristica anzitutto comunione a Cristo; da essa
per consegue il vincolo della comunione fraterna, che fa della Chiesa il Corpo di Cristo: Poich
rinviare pure a M. SEMERARO, Spiritui Christi inservit. Storia ed esito di una analogia (Lumen Gentium 8), in
Lateranum n.s. 52, 1986, p. 343-398; IDEM, Per una ecclesiologia pneumatologica. Linee e orientamenti nel
magistero della Chiesa cattolica, in Nicolaus n.s. 13, 1986, p. 243-264; IDEM, La Chiesa, Sacramento di Cristo e
dello Spirito, in Lateranum n.s. 57, 1991, 55-70.
11

La figura del corpo di Cristo ha segnato in modo particolare lecclesiologia contemporanea e ha trovato il suo
vertice magisteriale nellenciclica Mystici Corporis di Pio XII, cfr M. SEMERARO, Mystici Corporis di Pio XII.
Dall'Enciclica al Vaticano II, Vivere In, Roma 1994 (p. 5-44; il testo dellEnciclica, p. 45-110). Per la dottrina al
Vaticano II, cfr S. ALBERTO, Corpus Suum mystice constituit (LG 7). La Chiesa Corpo Mistico di Cristo nel Primo
Capitolo della Lumen Gentium, Verlag Fr. Pustet, Regensburg 1996; per unesposizione sintetica della dottrina cfr
C. MILITELLO, La Chiesa il Corpo Crismato. Trattato di ecclesiologia, EDB, Bologna 2003, p. 159-202.

c un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti, infatti, partecipiamo
dell'unico pane (v. 17).
La Chiesa locale alla luce dellEucaristia
Questa dimensione eucaristica della comunione ecclesiale decisiva per la comprensione
della Chiesa locale12. Dove, infatti, si pu dire: io ho visto la Chiesa, io amo la Chiesa, io vivo per la
Chiesa, io sono Chiesa? A queste domande si pu subito rispondere con alcune parole del
concilio Vaticano II:
Questa Chiesa di Cristo veramente presente in tutte le legittime comunit locali dei
fedeli... In ogni comunit che partecipa all'altare, sotto la sacra presidenza del Vescovo,
viene offerto il simbolo di quella carit e unit del corpo mistico, senza la quale non pu
esserci salvezza. In queste comunit, sebbene spesso piccole e povere e disperse
presente Cristo, per virt del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e
apostolica (Lumen Gentium 26).

Alla luce di queste espressioni, non difficile capire quale sia il dove della Chiesa. Non
tanto un territorio geografico ma piuttosto un evento, che si compie in un luogo e questo
evento la santa Eucaristia.
L'Eucaristia di cui parliamo certamente ogni celebrazione eucaristica. Ma noi pensiamo
soprattutto a quella che si celebra nella chiesa Cattedrale sotto la sacra presidenza del Vescovo,
convinti come siamo che la principale manifestazione della Chiesa si trova proprio nella
partecipazione piena ed attiva di tutto il popolo di Dio... alla medesima Eucaristia, alla medesima
preghiera, al medesimo altare cui presiede il Vescovo circondato dal suo presbiterio e dai
ministri (Sacrosanctum Concilium 41).
Qui sono presenti e manifesti tutti gli elementi che compongono la Chiesa, ogni Chiesa e
tutta la Chiesa. C, infatti, la Parola proclamata; c il Risorto che, coi segni indelebili della
passione, si rende presente nel segno sacramentale e ci sono persone rese fratelli e sorelle dal
lavacro della rigenerazione e che hanno ricevuto lunzione del medesimo Spirito. C poi il
Vescovo, che porta in s il tralcio del seme apostolico (Tertulliano) e ci sono il presbiterio, i
diaconi e gli altri ministri. Qui si mostra, insomma, quella che S. Tommaso chiamava la pulchritudo
Ecclesiae, la Chiesa bella, nellarmonia dei suoi membri.
questa, soprattutto, che noi chiamiamo comunit eucaristica e che pure la Chiesa
particolare. Sintendano ormai, queste parole, come sinonimi: Diocesi, o Chiesa particolare. Ossia,
la porzione del popolo di Dio, che affidata alle cure pastorali del Vescovo coadiuvato
dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui per mezzo del
Vangelo e della SS. Eucaristia unita nello Spirito Santo, costituisce una Chiesa
particolare, nella quale veramente presente e operante la Chiesa di Cristo, Una, Santa,
Cattolica e Apostolica (Christus Dominus 11; CIC c. 369).

12

Su questa prospettiva, cfr J. M. R. TILLARD, Lglise locale. Ecclsiologie de communion et catholicit, du Cerf, Paris,
1995; SEMERARO, Chiesa locale, cit. con bibl.

Nella celebrazione eucaristica, dunque, la Chiesa di Dio edificata e cresce (Unitatis


Redintegratio 15), n possibile che si formi alcuna comunit cristiana senza questa radice e
questo cardine (cfr Presbyterorum Ordinis 6).
La Chiesa vive in comunit eucaristiche (J. Ratzinger). In forza del sacramento del corpo e
del sangue del Signore una comunit di uomini e di donne diventa lo spazio vero per la
manifestazione della Chiesa. Il Signore, infatti, realmente presente in ogni celebrazione
dellEucaristia: lo come Risorto, come Colui che pi non muore, come Colui che non pu essere
diviso in pi parti. Alla comunit raccolta in assemblea eucaristica Egli si dona interamente e
indiviso. Per questo il Concilio ha insegnato che in essa presente Cristo attraverso la cui forza
viene unificata la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Lanalogia col mistero della presenza eucaristica di grande aiuto per intendere
correttamente il rapporto che vige tra la Chiesa particolare e la Chiesa universale. Come, infatti,
tutto Cristo presente in tutto il segno del pane consacrato e in ogni sua parte cos pure la
totalit della Chiesa presente in ogni comunit eucaristica e, in particolar modo nella Chiesa
diocesana o particolare. Ciascuna di esse formata a immagine della Chiesa universale, e in
esse e da esse costituita lunica Chiesa cattolica (cfr Lumen Gentium 23)13.
Sembrerebbe un giuoco di parole ma, con questespressione, forse un po tecnica e un
tantino elaborata, il Concilio ha voluto dire che per incontrare la Chiesa di Cristo, ossia la Chiesa
universale, un battezzato non soltanto non ha bisogno, ma, pi ancora, non deve uscire dalla
comunit eucaristica locale, laddove c un popolo che aderisce al suo pastore (S. Cipriano)
che lo raduna con il Vangelo e lEucaristia. Infatti, in ultima analisi il mistero dellEucaristia,
celebrato sotto la sacra presidenza del Vescovo, a portare la Chiesa in un luogo. Poich, infine, lo
stesso Cristo presente in tutte le Eucaristie celebrate in ogni parte della terra, ecco che la
Chiesa-in-un-luogo simultaneamente la Chiesa aperta a tutti i luoghi su tutta la terra. la
Catholica.
Una Chiesa che nasce nella e dallEucaristia Chiesa in comunione con tutte le Chiese. In
tale comunione delle molte Chiese nellunica Eucaristia c la Chiesa intera (tota Ecclesia). Ad
caritatem autem sacramentum Eucharistiae praecipue pertinet, cum sit sacramentum
ecclesiasticae unionis, continens illum in quo tota Ecclesia unitur, et consolidatur, scilicet
Christum; unde Eucharistia est quasi quaedam caritatis origo, sive vinculum, spiegava Tommaso
dAquino14.
A motivo dellunica Eucaristia tutta la Chiesa in ogni Chiesa locale e per ambedue, si dir:
non confracta, non divisa: integra accipitur (cfr sequenza Lauda Sion). Ogni Chiesa locale nella
Chiesa intera e la Chiesa intera in ogni Chiesa locale in forza dello stesso Cristo, che dovunque
intero. La Chiesa universale, a sua volta, una realt che si produce non dallesterno, ma
13

Cfr M. SEMERARO, Chiesa universale, in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA, Dizionario di ecclesiologia, p. 168-181 con bibl. e,
in particolare M. SEMERARO, Le chiese particolari formate a immagine della Chiesa universale (LG 23). Analisi e
interpretazioni di una formula, in N. CIOLA (a cura di), Servire Ecclesiae. Studi in onore di Mons. P. Scabini, EDB,
Bologna 1999, p. 303-348. Cfr Iglesia universal e Iglesias particolare. IX Simposio Internacionale de Teologa de la
Universidad de Navarra, Pamplona 1989; J. RATZINGER, Alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, in AA.
VV., La Chiesa mistero di comunione per la missione. Un contributo teologico e pastorale, Urbaniana University
Press, Vatican City 1997, p. 57-69; KASPER, La Chiesa di Ges Cristo, p. 453-465.

14

Super Sent., lib. 4 d. 45 q. 2 a. 3 qc. 1 co.

dallinterno, ossia da una grazia e da una forza divina che si irradia dallunico e medesimo Cristo15.
Si potrebbe dire: molte Eucaristie, un solo Cristo; molte Chiese, una sola Chiesa, una sola Sposa,
una sola Madre dei rigenerati, un solo Mistero, un solo popolo sacerdotale, stirpe eletta e nazione
santa, lunico mistico Corpo di Cristo.
Alcuni si domandano: cos la Chiesa universale? Non sarebbe pi giusto pensarla come una
confederazione, o una somma delle molte Chiese? Non sono semplicemente vincoli giuridici o
morali, quelli che tengono insieme le diverse Chiese? Noi risponderemo, al contrario, che la
Chiesa universale coincide con la realt dei vincoli della comunione eucaristica. Lunicit
dellEucaristia e la sua verit portano con s lunicit e la verit della Chiesa, che il Corpo di
Cristo. LEucaristia porta con s le molte Chiese nellunica Chiesa e rende presente lunica Chiesa
nelle molte Chiese.
DallEucaristia, infatti, tutta la Chiesa si propaga e in essa tutta la Chiesa sincentra al punto
che pure un eremita, quando tutto solo, in un angolo sperduto della terra, celebra la santa
Eucaristia, egualmente con uninvisibile assemblea, nella comunione dei santi, nella Chiesa, con
la Chiesa e per la Chiesa. Per quanto solo, egli non sarebbe mai un isolato, perch in comunione
vera e reale con tutta la Chiesa. E tutta la Chiesa con lui! Non mai solo, un cristiano, se con
lEucaristia, la quale non pu essere celebrata se non nel grembo della fede e nella preghiera di
tutta la Chiesa16.
La comunit diocesana, espressione della comunione
Come ogni altro dono divino, anche quello della comunione genera nella Chiesa, per
ciascuno e per tutti, doveri ed impegni e diventa programma di vita cristiana. Per il dono della
comunione ogni cristiano chiamato a vivere nella comunione e ad esprimerla concretamente.
Tale , appunto, la comunit, ossia quella concreta forma di aggregazione, che nasce dalla
comunione e nella quale si vive e si trasmette il dono della comunione. Il carattere comunionale
della Chiesa esige che la comunione si estenda a tutti gli ambiti della sua vita e ne informi tutte le
espressioni
Nella ricerca di attuare forme di vita comunitaria nelle quali sia effettivamente conservato
ed esibito il dono della comunione fondamentale il modello delle prime comunit cristiane. Esse
ci offrono pure listanza (si pensi a 1Cor) di una comunione sempre ricercata e voluta, bench
allinterno di tensioni e di difficolt. Sappiamo quanto esemplare sia, al riguardo, il testo di At 2,
42, dove i fedeli sono mostrati perseveranti nell'ascolto della dottrina apostolica e nellunione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Frutto di questa comunione la carit espressa
nella condivisione dei beni, anche materiali. Dal che possibile vedere quanto la comunione esiga
di mostrarsi esternamente. La visibilit della comunione nella vita della comunit, daltra parte,
la prima forma di efficace irradiazione missionaria: ogni giorno il Signore aggiungeva alla
15

Cfr J.-MR. TILLARD, glise dglises. Lcclsiologie de communion, du Cerf, Paris 1987.

16

Cfr S. PIER DAMIANI, Liber Dominus Vobiscum, 5: La santa Chiesa unita e scompaginata con tanta carit, che, come
una nel suo complesso, cos misteriosamente tutta in ciascuno dei suoi membri (in singulis sit per mysterium
tota) Cos la santa Chiesa al tempo stesso una in tutti e tutta in ciascuno (in omnibus sit una, et in singulis tota):
semplice nella pluralit per lunit della fede, molteplice in ciascuno per il glutine della carit e la variet dei
carismi; perch da uno tutti (PL 145, 235).

comunit quelli che erano salvati At 2, 48. In effetti, solo ci che si visibilizza credibile ed
affidabile.
Possono essere molte le forme in cui si presentano le comunit cristiane che lannuncio del
Vangelo fa germogliare sulla terra, ciascuna con caratteristiche proprie, con dimensioni e
importanza diverse. Tuttavia la forma primaria della comunit cristiana la Diocesi, o Chiesa
particolare, ossia la comunit cristiana raccolta attorno al proprio Vescovo che la raccoglie nello
Spirito Santo mediante lannuncio autentico del Vangelo e mediante il ministero della
santificazione. In queste Chiese particolari, come ha insegnato il Concilio veramente presente
ed agisce la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica (Christus Dominus 11)17.
di fondamentale importanza recepire questa prospettiva ecclesiologica del Vaticano II, che
riapre alla soggettualit della Chiesa particolare, non gi parte amministrativa bens piena
realizzazione e manifestazione in uno spazio umano dell'unica Chiesa di Cristo. Al suo interno e
soltanto l possibile vivere pienamente la propria appartenenza alla Chiesa. Solo essa, infatti,
gode della totalit dei doni ecclesificanti, mediante cui si realizza la piena comunione e ci a
motivo della presenza in essa della pienezza del ministero episcopale.
Il legame del Vescovo con la sua Chiesa cos intimo da fare dire a S. Cipriano che il
Vescovo nella Chiesa e la Chiesa nel Vescovo (Epist. 66, 8). Egli, infatti, in forza della
consacrazione episcopale, reso segno di Cristo, vicarius Christi nella Chiesa particolare. Per
mezzo del suo eccelso ministero proclamata la Parola di Dio, che raduna la comunit ed
celebrata l'Eucaristia che edifica la Chiesa. Non c Chiesa senza Vescovo ed in lui che una
comunit sussiste come Chiesa. Nella sua persona, da un punto di vista ministeriale, sono offerti
ad una comunit umana l'annuncio del Vangelo e i misteri della Redenzione; nella sua persona
una comunit radicata nella fede trasmessa dagli apostoli e conservata nellunit18.
Ma poi soprattutto nellofferta dellEucaristia, di cui il ministro primo, che
sostanzialmente il Vescovo fa la Chiesa. Lofferta eucaristica, mediante la quale riappare nella
nostra storia loblazione una ed unica con cui Cristo si offerto al Padre e, una volta per sempre,
ha costituito la Chiesa, non pu mai esserci senza il Vescovo, senza che egli personalmente la

17

Per il tema nella storia dellecclesiologia, cfr J. VILLAR, Teologia de la Iglesia particolar. El tema en la literatura de
lengua francesa hasta el Concilio Vaticano II, Ediciones Universidad de Navarra, Pamplona 1989; sulla Diocesi, o
Chiesa particolare, cfr D. ALVAREZ AFONSO, La Iglesia Diocesana. Reflexion teolgica sobre la eclesialidad de la
dicesi, La Laguna (Tenerife), 1996; A. CATTANEO, La Chiesa locale. I fondamenti ecclesiologici e la sua missione nella
teologia postconciliare, LEV, Citt del Vaticano 2003; IDEM, Unit e variet nella comunione della Chiesa locale,
Marcianum Press, Venezia 2006; PI-NINOT, Ecclesiologia cit., p. 351-390; CASTELLUCCI, La famiglia di Dio nel mondo,
p. 441-463; 474-485; CENTRO DI ORIENTAMENTO PASTORALE (COP), La Chiesa locale madre dei cristiani e speranza per il
a
mondo. 56 Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, EDB, Bologna 2006;

18

In occasione della X Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2001) e della pubblicazione da parte di Giovanni
Paolo II dellesortazione apostolica Pastores Gregis si sono di nuovo moltiplicati gli interventi e gli studi sul
ministero episcopale, cfr M. FABRI DOS ANJOS (a cura di), Vescovi per la speranza del mondo, EDB, Bologna 2001; A.
MONTAN (ed.), Vescovi. Servitori del Vangelo per la speranza del mondo, Lateran University Press, Roma 2005; A.
CATTANEO (a cura di ), Lesercizio dellautorit nella Chiesa. Riflessioni a partire dallesortazione apostolica Pastores
Gregis, Marcianum Press, Venezia 2005; Il vescovo servitore del Vangelo di Ges Cristo per la speranza del mondo.
Numero speciale in occasione del trentesimo di episcopato di Mons. Gaetano Bonicelli, Orientamenti Pastorali 12/2005. Cfr pure i saggi inseriti ne Il vescovo e la sua Chiesa, Quaderni teologici del Seminario di Brescia, n. 6
(Morcelliana, Brescia 1996).

10

presieda, o che venga celebrata in unione con lui. Per questo il Vescovo il segno e il principio
visibile dellunit della fede e della comunione di una Chiesa particolare. Ma non soltanto questo.
Egli, infatti, pure inserito in un corpo, o collegio episcopale che non affatto laggregato di
singoli individui ma, piuttosto, lespressione di una missione solidale, affidata da Cristo agli
Apostoli uniti sotto lautorit di Pietro e perpetuantesi nei loro successori 19. Ogni vescovo
possiede pienamente questa autorit, ma nella sua comunione con tutti gli altri vescovi e nella
comunione gerarchica col Successore di Pietro. In questo modo ciascuno, per istituzione e
precetto di Cristo, portatore, come ha insegnato il Concilio, della sollecitudine pro universa
Ecclesia. Cos egli inserisce la sua Chiesa particolare nella comunione delle Chiese e la apre alla
Chiesa universale (cfr Lumen Gentium 23). Chi, dunque, intende avvertire il respiro cattolico della
Chiesa universale, chi vuole vivere della sua unit e rivestirsi della sua santit deve stare in una
Chiesa particolare e non potr rimanervi senza aderire al suo Vescovo, che vi esercita in pienezza
il ministero della radice apostolica. Da questo ministero accogliamo la Parola che ci convoca e ci
crea un solo popolo; da esso riceviamo pure quell'unico Corpo che fa di noi, i molti, un solo corpo,
il Corpo mistico di Cristo.
Qui, pure, a tutti noi sono donati il vincolo e il motivo di quella comunione che ci immette
nel circuito vitale della Chiesa universale. Solo passando attraverso il ministero del vescovo, che
collegiale per se stesso e che trova nel Successore di Pietro Vescovo di Roma il suo centro visibile
di unit, si vive in quellancora pi ampia comunione di Chiese, che forma la Chiesa universale e si
respira il ritmo della cattolicit20.
Sono queste le medesime ragioni per le quali occorre aprirsi con spirito di partecipazione
alla vita della Diocesi perch solo cos si acquista il respiro cattolico che proprio della pienezza
della Chiesa. Questo vale per tutti i membri della Chiesa, persone e comunit: nessuno un'isola
nella Chiesa, ma tutti sono parte dell'unico popolo di Dio che ha nella Chiesa locale la sua piena
manifestazione (cfr CEI, Comunione e comunit 41).
Allinterno della Chiesa particolare, quasi come una sua cellula, c la Parrocchia la cui
origine individuata dal Concilio nella materiale impossibilit che il Vescovo presieda sempre e
dovunque l'intero suo gregge. Per questo egli costituisce gruppi di fedeli e particolarmente le
parrocchie organizzate localmente e poste sotto la guida di un Presbitero che fa le veci del
Vescovo. Cos le parrocchie rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la
terra (Sacrosanctum Concilium 42), sono lespressione pi immediata e visibile della comunione
ecclesiale e lultima localizzazione della Chiesa (Christifideles laici 26).
importante come ho accennato sopra - riscoprire il valore teologico e non puramente
amministrativo della parrocchia. In Christifideles laici Giovanni Paolo II ha lasciato scritto che essa

fondata su di una realt teologica, perch essa una comunit eucaristica. Ci significa
che essa una comunit idonea a celebrare l'Eucaristia, nella quale stanno la radice viva
del suo edificarsi e il vincolo sacramentale del suo essere in piena comunione con tutta
19

Cfr AA.VV., La collgialit piscopale. Histoire et thologie, du Cerf, Paris 1965; pi recente, J. R. VILLAR, El colegio
episcopal. Estructura teolgica y pastoral, RIALP, Madrid 2004; PI-NINOT, Ecclesiologia cit., p. 391-453.

20

Cfr. J. RATZINGER, Chiesa universale e Chiesa particolare. Il compito del vescovo, in IDEM, La Chiesa. Una comunit
sempre in cammino, Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1991, p. 55-74.

10

11

la Chiesa. Tale idoneit si radica nel fatto che la parrocchia una comunit di fede e una
comunit organica, ossia costituita dai ministri ordinati e dagli altri cristiani, nella quale
il parroco - che rappresenta il Vescovo diocesano - il vincolo gerarchico con tutta la
Chiesa particolare (n. 26).

Sono certamente da prendere nel dovuto conto le osservazioni che emergono, soprattutto
laddove lhabitat umano particolarmente complesso, circa linsufficienza della parrocchia per
lassolvimento dei compiti della Chiesa ai nostri giorni. Non si nega certamente lopportunit, o
anche la necessit, in alcuni casi, di articolare la parrocchia nella forma della comunione di
comunit formando al suo interno altre piccole comunit ove maggiormente sia possibile il
rapporto tra persone e agevolata la comunicazione della fede.
Si deve pure tenere in conto listanza che proviene dalla presenza di altre forme di
aggregazione (gruppi, movimenti, associazioni) nelle quali la vita comunitaria non legata ad un
territorio bens ad affinit apostoliche di vario genere. Tuttavia occorre tenere presente la
singolare chance della parrocchia di essere realmente la casa comune nella quale garantito il
diritto - dovere di ogni credente di appartenere visibilmente alla Chiesa.
La parrocchia ha certamente delle insufficienze e anche pi di un difetto. Essa, per, ha il
grande valore dessere espressione di una Chiesa aperta a tutti, dove possibile che i credenti si
ritrovino senza distinzione di et, di categoria sociale, di affinit sentimentali, culturali o spirituali.
Essa garantisce (e deve garantire) la libert del cristiano poich egli pu farne parte senza che si
pretenda da lui, oltre che la fede, anche un certo stile di vita, un particolare carisma o l'impegno
di raggiungere un determinato scopo. In questo senso la parrocchia la fontana del villaggio di cui
parlava Giovanni XXIII con riguardo alla stessa Chiesa, alla quale tutti possono attingere. In essa,
difatti, la vita della Chiesa si mostra come vita non gi di un gruppo e tanto meno di unlite
spirituale, ma vita di un popolo21.
Variet di ministeri nella Chiesa locale
Affermare la realt della Chiesa - comunione nelle sue principali realizzazioni della vita
diocesana e parrocchiale comporta anche affermare il bisogno di figure istituzionali atte ad
esprimerla e di strutture che sorreggano e favoriscano la compresenza, la complementarit e la
corresponsabilit di tutti i fedeli. Questi ultimi tre termini sono ripresi dal documento CEI
Comunione e comunit n. 65. In particolare,
- Compresenza, che vuol dire fare s che nessuno manchi all'appello, se vero che nel
popolo di Dio vivono insieme, come membri di una sola famiglia, uomini e donne, giovani e
21

La letteratura sulla parrocchia di nuovo abbondante. Per una visione dinsieme e una bibliografia aggiornata, cfr
CASTELLUCCI, La famiglia di Dio nel mondo, p. 468- 474; A. MASTANTUONO, Parrocchia, in CALABRESE, GOYRET, PIAZZA,
Dizionario di ecclesiologia, p.1016-1026. Sui temi delle unit e delle comunit pastorali, torna
ripetutamente la rivista Orientamenti Pastorali, organo del COP. A mo desempio, il dossier Parrocchie, unit e
comunit pastorali nel fascicolo 2009/1; gli interventi di G. VALLATA nel fasc. 2009/1 e 2009/5; i dossier Parrocchia
e territorio: nuove forme di comunit interparrocchiali nel fasc. 2010/3-4 e Nuove forme di comunit tra
parrocchie nel fasc. 2010/7-8. Nella recentissima indagine socio religiosa di F. GARELLI, Religione allitaliana.
Lanima del paese messa a nudo, il Mulino, Bologna 2011 emerge che gli italiani riconoscono ancora oggi grande
rilievo alla parrocchia, ritenendo pure che la situazione del quartiere peggiorerebbe nellipotesi che la parrocchia
fosse chiusa (cfr p. 115-117).

11

12

anziani, malati e sani, persone consacrate a Dio nella professione pubblica dei consigli evangelici,
celibi e coniugati, sacri ministri e fedeli laici.
- Complementarit, che vuol dire prendere atto che l'intera e unica missione di tutta la
Chiesa si realizza con la partecipazione di tutti. Ciascuno ha il suo dono, che completo solo nella
sua integrazione con i doni degli altri. Siamo anche in questo, come diceva il Servo di Dio mons. A.
Bello, angeli con un'ala sola che, per volare, hanno bisogno di tenersi abbracciati ad un altro.
- Corresponsabilit, infine, che significa portare gli uni i pesi degli altri e che , poi, singolare
espressione della carit. L'irresponsabile, infatti, sempre un Caino che dice: sono forse io il
guardiano responsabile di mio fratello? (Gen 4, 8). Il responsabile invece colui che vive secondo
il programma paolino: se un membro soffre, tutte le membra soffrono e se un membro
onorato tutte le membra gioiscono con lui (1Cor 12, 26).
Per esprimere sinteticamente queste tre esigenze invalso di recente luso del termine
sinodalit come meglio capace di esprimere una partecipazione alla vita della Chiesa nel modo
proprio a ciascun fedele, secondo i propri ministeri, uffici e carismi. In altre parole la sinodalit
comporta il dialogo e la comunicazione fra i diversi soggetti ecclesiali e la partecipazione ad
unopera comune secondo il proprio stato di vita nella Chiesa 22. Essa rispetta, perci, il ruolo
proprio del Vescovo, la cooperazione del Presbiterio al suo ministero e lo specifico apporto di tutti
gli altri fedeli, dei consacrati e dei fedeli laici. Altrimenti detto, la sinodalit simpegna a coniugare,
per dirla con S. Cipriano, il nihil sine episcopo dei fedeli e il nihil sine consilio vestro et sine
consensu plebis del Vescovo.
Il Vescovo, infatti, ministro della Chiesa nella sua edificazione sulla parola di Dio e
sullEucaristia. Su questo gi stato detto qualcosa. Qui opportuno aggiungere che alla
ministerialit propria del vescovo si aggiunge quella del suo Presbiterio. La particolare qualifica di
necessari collaboratori e consiglieri del Vescovo nel ministero e nella funzione di istruire,
santificare e governare il Popolo di Dio attribuita ai Presbiteri dal Vaticano II significa che il
ministero episcopale non solo personale ma pure sinodale e che il Vescovo, per compiere il suo
munus nella Chiesa particolare ha teologicamente bisogno del Presbiterio 23. Daltra parte i
Presbiteri non possiedono lapice del sacerdozio e dipendono dal Vescovo nellesercizio del loro
22

Per il tema cfr E. CORECCO, v. Sinodalit, in G. BARBAGLIO S. DIANICH (a cura di), Nuovo dizionario di teologia, Paoline,
Alba 1977, 1493, p. 1466-1495 (la voce premessa fondamentale per gli studi successivi); S. DIANICH, v. Sinodalit,
in G. BARBAGLIO, G. BOF, S. DIANICH (a cura di), Teologia, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2002, p. 1522-1531; J. TAPIA
PREZ, Sinodalidad e Iglesia, in F. CHICA S. PANIZZOLO H. WAGNER (edd.), Ecclesia Tertii millenni Advenientis
(Festschrift A. Antn), Piemme, Casale Monferrato 1997, 315- 328; PI-NINOT, Ecclesiologia cit., p. 602-612 (p. III,
cap. 2: La sinodalit, espressione comunitaria e sociale della Chiesa comunione). ASSOCIAZIONE TEOLOGICA ITALIANA,
Chiesa e sinodalit. Coscienza, forme, processi, Glossa, Milano 2007; al tema della sinodalit fu dedicato il fascicolo
76 della rivista Credere oggi (XIII/ 4 - luglio-agosto 1993).

23

Sul tema teologico del presbiterio mi permetto rinviare a M. SEMERARO, Unum presbyterium cum suo episcopo
constituunt, in "Rivista di Scienze Religiose" 5, 1991, p. 29-67. Unesposizione completa organica, oggi quella di
G. FRAUSINI, Il presbiterio. Non bene che il vescovo sia solo, Cittadella, Assisi 2007. Non mancano studi sulla
fraternit sacerdotale, come C. G. BERTOLA, Rimanete nel mio amore. Aspetti biblici, sacramentali ed esistenziali
della fraternit sacramentale dei sacerdoti, Elledici, Leumann (To) 2006 e validi strumenti per la riflessione, come
quelli prodotti dal vicariato per la formazione permanente del clero della Diocesi di Milano: AA.VV., Preti, ma non
da soli. Presbiterio e comunita, Ancora, Milano 2001; A. TORRESIN (ed.), Presbiterio comunione. Riflessioni
teologiche e pastorali, Ancora, Milano 2007.

12

13

ministero. Per questo il Vescovo posto alla testa di una Chiesa particolare in virt di un carisma
situato in una Chiesa che lo Spirito costruisce mediante molti altri carismi ancora.
Non esiste, in effetti, nessun dono dello Spirito che sia tale da inglobare, assorbire o
riassumere tutti gli altri. Invece la manifestazione dello Spirito data a ciascuno per lutilit
comune (1Cor 12, 7). Al Vescovo affidata la comunit dei fedeli con le sue ricchezze spirituali
perch tutti vivano e operino in communione caritatis. In particolare egli ha la responsabilit di
riconoscere la presenza nella sua Chiesa dei carismi, di attivare la molteplicit dei ministeri e di
vegliare perch tutto cooperi concordemente allopera comune nel modo che gli proprio. Quello
del Vescovo non , perci, un ruolo passivo di registrazione, ma un ministero attivo di
promozione, di discernimento e di vigilanza non certo per estinguere lo Spirito ma per esaminare
tutto e ritenere ci che buono (1Tess 5, 12.19.21).
Collocato nel cuore della sua Chiesa, il Vescovo assicura e tutela le diversit conservandole
tutte nellunit. Attorno al suo ufficio apostolico e al servizio della communio si organizzano
diverse forme di comunione: anzitutto quella dello stesso Vescovo col suo Presbiterio e quindi la
comunione fra i pastori e i fedeli laici. I pastori, infatti, non sono stati istituiti da Cristo per
assumersi da soli tutta la missione salvifica della Chiesa bens per pascere i fedeli e riconoscere i
loro ministeri e carismi in modo che tutti cooperino al bene comune (cfr Lumen Gentium 30).
Il rapporto fedeli laici - sacri ministri non esaurisce, per la ricchezza e la vitalit della
comunione ecclesiale giacch alla vita e alla santit della Chiesa appartiene fermamente e
indiscutibilmente anche lo stato di vita costituito dalla professione dei consigli evangelici. Come
leggiamo ha nellesortazione apostolica Vita consecrata di Giovanni Paolo II, la comunione
ecclesiale include pure il dono inestimabile della presenza della vita consacrata. La visione della
Chiesa che ne risulta di nuovo quella di una comunione organica dove si armonizza in una
superiore unit la diversit delle vocazioni, dei carismi e dei ministeri operata dallo Spirito.
Da queste molteplici presenze si possono configurare anche le diverse forme di
ministerialit non ordinata che possono attuarsi nella vita della Chiesa nelle differenti modalit
dei ministeri istituiti e di fatto, degli uffici e delle mansioni pi o meno stabili. La strutturazione
della Chiesa attorno alla duplice realt della Parola e del Sacramento, impegna, tuttavia, a fare
gravitare comunque e in ogni caso attorno ad esse tutte le varie forme di ministerialit. Per
questo ha un suo significato che la Chiesa abbia voluto istituzionalizzare due modalit particolari
di servizi: quella del Lettore e quella dellAccolito. Non si tratta, ovviamente, di escludere la
possibilit di altre istituzionalizzazioni, bens di rammentare i due poli di riferimento di ogni
ministerialit
Sar pure tenere ben ferma la convinzione che la loro ultima radice si trova nella grazia e
nella dignit battesimale. In forza di questo sacramento, corroborato dal sacramento della
Confermazione, ogni fedele abilitato a offrire alla comunit cristiana la disponibilit del suo
tempo e delle sue doti, perch essa proceda pi agevolmente nelladempimento della sua
missione nel mondo. Al contrario, potrebbe sorgere il timore che uneccessiva richiesta di
ministerialit istituita, o il proliferare di forme liturgiche di mandato, nasconda la persistenza di
una mentalit ancora clericale.
certamente necessario operare perch ciascuno scopra il suo posto nel mistico Corpo di
Cristo, anche mediante lesercizio di un ministero. Tuttavia importante considerare che la carit

13

14

il primo carisma e il pi edificante impegno di servizio. In ogni caso, per quanto abitualmente
ogni impegno ministeriale prenda il suo avvio dalla dichiarata disponibilit di ogni singolo
battezzato, esso devessere sempre inteso come risposta ad una chiamata divina che si fa sentire
ultimamente attraverso la voce del vescovo. Per questo spetta a lui stabilire le condizioni perch,
allinterno della Diocesi, un battezzato sia chiamato a un qualsivoglia impegno ministeriale.
Nella ricchezza e nella variet ministeriale si mostra certamente il volto di una Chiesa pi
condivisa e pi partecipata nella sua missione salvifica. Questo uno degli auspici pi impegnativi
espressi dal Concilio e questa meta va prefigurata con graduale programmazione e con armonica
e convinta dedizione da parte di tutti.

Strutture di comunione della vita ecclesiale


I principali organismi e strumenti, che favoriscono la comunione ecclesiale nella sua triplice
forma della compresenza, della complementarit e della corresponsabilit sono al livello
diocesano il Consiglio Presbiterale e il Consiglio Pastorale Diocesano. Bench con differente
valenza ecclesiologica, sono queste le principali strutture sinodali di una Chiesa diocesana, cui
sono ovviamente da aggiungersi le altre previste dalla disciplina canonica tra cui quelle di
controllo amministrativo come il Collegio dei Consultori e il Consiglio per gli affari economici. Al
livello della Parrocchia c il Consiglio Pastorale Parrocchiale.
Si tratta di organismi promossi dal Concilio Vaticano II, che mirano a rivelare la fisionomia
comunionale della Chiesa. Perci essi devono appartenere alla sua vita ordinaria. E' dunque
necessario incrementarle e valorizzarle in quanto scuole e palestre che educano al senso e al
servizio della comunione (Comunione e comunit n. 71) e momenti istituzionali della
partecipazione nella vita di una comunit ecclesiale.
comune limpressione che tali organismi registrano un momento di stanchezza.
opportuna, perci, una riflessione circa gli ostacoli pi rilevanti che impediscono la loro vitalit,
distinguendo, fra laltro, quali fra questi hanno a che fare con eventuale insufficiente assetto
istituzionale (regolamento, competenze, forme di elezione) e quali, invece, con un costume
ancora acerbo nel dialogo e nel confronto tra coloro che vi partecipano.
Nel convegno di Loreto della Chiesa italiana del 1985 si parl del convenire come segno di
maturit ecclesiale, che suppone, per, la promozione di una cultura della comunione. Si disse
allora:
Una comunit che non si incontra non comunit. Da qui l'istanza di ridare slancio e
consistenza alle strutture di partecipazione: consigli pastorali diocesani e parrocchiali,
consigli per l'economia, organi di coordinamento della pastorale di settore e
dell'apostolato dei laici, ecc.; l'urgenza di coltivare con grande impegno spirituale e
pastorale i rapporti tra Vescovo e Presbiterio, fra presbiteri e religiosi, fra presbiteri e
laici, fra religiosi e laici, fra i singoli, le famiglie e le varie comunit perch attraverso
questo incontrarsi ed amarsi reciproco si stabiliscano pi profondi legami di unit (Nota
pastorale La Chiesa in Italia dopo Loreto, n. 49).

14

15

Anche di recente, al IV Convegno ecclesiale della Chiesa italiana di Verona (ottobre 2006), si
rilevato che gli organismi di partecipazione ecclesiale e anzitutto i consigli pastorali
diocesani e parrocchiali non stanno vivendo dappertutto una stagione felice. La Nota
pastorale CEI Rigenerati per una speranza viva (2007) aggiunge:
La consapevolezza del valore della corresponsabilit ci impone per di ravvivarli,
elaborando anche modalit originali di uno stile ecclesiale di maturazione del consenso
e di assunzione di responsabilit. Di simili luoghi abbiamo particolarmente bisogno per
consentire a ciascuno di vivere quella responsabilit ecclesiale che attiene alla propria
vocazione e per affrontare le questioni che riguardano la vita della Chiesa con uno
sguardo aperto ai problemi del territorio e dellintera societ. La partecipazione corale e
organica di tutti i membri del popolo di Dio non solo un obiettivo, ma la via per
raggiungere la meta di una presenza evangelicamente trasparente e incisiva (n. 24).

Alla base del funzionamento di queste strutture, ad ogni modo, c sempre la relazione
interpersonale. sempre necessario, allora, coglierne lautentico significato, che quello di
manifestare, sostenere e promuovere il dinamismo di comunione che compagina la comunit
cristiana. Si tratta di strumenti concreti mediante i quali la comunione donata alla Chiesa dalla
trinit Santa si manifesta e si edifica secondo la sua propria e specifica configurazione: quella di
comunit di figli e di fratelli, al cui interno Cristo si rende presente mediante il ministero del
vescovo cooperato dal suo Presbiterio.
ovvio che il loro funzionamento non da ritenersi come scontato per il fatto di essere
strutture previste da un Codice, o da un ordinamento diocesano. Esse, invece, saranno tanto pi
funzionanti quanto pi saranno il risultato di un processo di crescita e di maturazione nella
solidariet e nella fraternit, dove insieme ci si aiuta a prendere coscienza della realt attraverso
unanalisi, a individuare in questa realt i segni della speranza e i limiti da superare, a interpretarla
in profondit alla luce della fede, a precisare alcuni obiettivi e alcune mediazioni pastorali pi
rispondenti, a condividere le responsabilit nel segno del servizio, delle attitudini, delle
competenze, della missione.
Occorre, in ogni caso, chiarire sempre i motivi e i presupposti della corresponsabilit e della
partecipazione, che sono alla base della collaborazione; coltivare uno stile di relazioni capace di
esprimere il modello di Chiesa-comunione e di aprirsi alletica del dialogo; ridisegnare i compiti
ministeriali e la loro interazione riconoscendo, ad esempio, allopera dei fedeli laici il posto che
spetta loro (contrastare le spinte clericalizzanti, che sempre ritornano); rinnovare le strutture
pastorali, aprendosi a forme nuove e pi efficaci di presenza sul territorio 24.
XXII Convegno Nazionale UAC Federazione italiana
Istituto Madonna del Carmine, Sassone Ciampino 16 novembre 2011

24

Per questo cfr E. FAVEGNA, Gli organismi di partecipazione al servizio della comunione, in Orientamenti Pastorali
2009/8-9, p. 8-18. Un mio recente intervento sulla natura e scopo dei consigli pastorali si pu trovare sul sito della
Diocesi Suburbicaria di Albano: www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/8/2011-10/20569/Intervento%20per%20CPP%20a%20%20Marino.pdf.

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