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Liturgia e storia della salvezza

di Pietro Sorci

Nei quarant'anni trascorsi dalla promulgazione della Sacrosanctum concilium gli autori non hanno
mancato di rilevare la dipendenza della concezione di liturgia dall'enciclica Mediator Dei di Pio
XII, che sedici anni prima l'aveva preparata, e le novit che da essa la distinguono (1). Le battute
conclusive del fondamentale n. 7 della Sacrosanctum concilium, infatti, suonano molto simili alla
definizione che della liturgia offriva l'enciclica:
La sacra liturgia il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre come capo della chiesa, e
il culto che la societ dei fedeli rende al suo Capo e, per mezzo di lui, all'eterno Padre; , per dirla in
breve, il culto integrale del corpo mistico di Ges Cristo, cio del Capo e delle sue membra.
1. La liturgia, momento della storia della salvezza
C'e' da rilevare, per, che tra i due documenti esistono differenze sostanziali. Anzitutto perch
l'enciclica considera della liturgia prevalentemente la dimensione ascendente del culto che la chiesa,
unita a Cristo suo capo, rende al Padre. La Sacrosanctum concilium invece, senza negare la
dimensione latreutica, pone al primo posto la santificazione che per mezzo della liturgia Dio opera a
favore degli uomini rendendoli capaci di offrire a lui il culto in spirito e verit. La liturgia, prima
che azione degli uomini nei confronti di Dio, azione di Dio per loro, dono che essi devono
accogliere nella fede.
Ancora maggiore la distanza fra i due documenti nel procedimento adoperato per elaborate tale
concetto. Infatti, come ha messo in luce nei suoi studi Salvatore Marsili - del quale ricorre
quest'anno il ventesimo anniversario della morte - la Mediator Dei procede deduttivamente con
argomentazione filosofica: l'uomo creato da Dio tenuto a rendergli culto, ma, essendo egli essere
sociale, il suo culto deve essere comunitario. Avendo per Dio nell'Antico e soprattutto nel Nuovo
Testamento indicato il modo con cui vuole essere onorato, l'uomo deve attenersi a queste
indicazioni. Si inserisce qui la definizione di liturgia sopra citata. La Sacrosanctum concilium,
invece, fondandosi sulla visione patristica della rivelazione come storia, ricuperata dalla teologia nel
lungo travaglio della prima met del XX secolo, pone la liturgia a conclusione di una riflessione
sulla storia della salvezza (2).
La storia della salvezza la realizzazione attraverso i tempi del progetto o disegno eterno salvifico
di Dio, realizzazione annunziata e preparata nell'Antico Testamento con le grandi gesta salvifiche (i
mirabilia) da Dio operati a favore dei padri, spiegati e attualizzati dai profeti, e compiuta in Cristo,
mediatore tra Dio e gli uomini, soprattutto con la sua morte-risutrezione-ascensione, vertice di tutta
la storia salvifica, parola ultima e intervento decisivo d Dio. Questa costituisce la perfetta
riconciliazione degli uomini con Dio e il culto perfetto a lui reso. La realizzazione del progetto di
Dio continua nella chiesa. Essa, frutto dell'opera di Cristo e dello Spirito da lui ottenuto (scaturita
dal costato di Cristo addormentato sulla croce), a sua volta ha la missione di estendere a tutti i tempi
e a tutti gli uomini tale opera.
Si potrebbe forse aggiungere - ma la Sacrosanctum concilium non lo fa - che la realizzazione del
disegno di Dio ha una fase preistorica, costituita dalla rivelazione pre-biblica e da tutti gli sforzi
fatti dagli uomini nelle religioni e nei loro riti per mettersi in contatto con Dio, rendergli culto,

ottenere il perdono e la comunione con lui, che si possono considerare con Ireneo una praeparatio
evangelica.
Il disegno di Dio espresso dalla Sacrosanctum concilium con il binomio: salvezza e conoscenza
della verit (cfr. 1Tim 2,4). Questi due poli, parola e azione, caratterizzano la storia salvifica in tutte
le sue fasi. L'Antico Testamento storia profetica: costituita, infatti, di interventi, gesti, fatti; ma
anche di parola profetica, che spiega quei fatti, li interpreta, li rilegge nelle mutate situazioni. Cristo,
realizzazione del disegno di Dio, a sua volta, Verbo, parola, icona, segno che rivela il Padre,
annunzia la salvezza, la riconciliazione, il culto in spirito e verit; ma Verbo fatto carne,
realizzazione di ci che viene annunziato: nella sua umanit Dio non soltanto si rivela, ma con
noi, opera, si dona; in lui la salvezza si realizza, il culto perfetto compiuto.
Questo binomio caratterizza pure la continuazione della storia della salvezza che si compie nella
chiesa. Cristo infatti ha inviato gli apostoli e, in essi, la chiesa che la visibilizzazione (il corpo, il
mirabile sacramento) della sua persona e della sua opera, perch annunziassero la salvezza gi
compiuta nella sua morte-risurrezione-ascensione; e perch attuassero attraverso i segni della
liturgia la salvezza che annunziavano (cfr Mt 10,1-15; 28,18; Mc 16,15-20; Gv 20,21) (SC 5). E
difatti, sin dalla sua prima manifestazione il giorno della pentecoste, la chiesa appare intenta
all'annunzio e all'ascolto della predicazione e dell'insegnamento degli apostoli, e alla celebrazione
del battesimo e dell'eucaristia, che di tutta la liturgia costituiscono il perno (cfr. At 2). Da allora la
chiesa continua a riunirsi in assemblea per far memoria della morte-ri surrezione di Cristo mediante
la lettura delle Scritture, il rendimento di grazie e la celebrazione dell'eucaristia e degli altri
sacramenti. In essi per opera dello Spirito Santo, che nella storia salvifica ha il compito di
attualizzare, estendere e approfondire l'opera di Cristo, gli eventi di cui la chiesa fa memoria
vengono resi presenti (cfr. SC 6).
A questo punto si hanno tutti gli elementi per descrivere la liturgia. Essa l'esercizio del sacerdozio
di Cristo, da parte di Cristo e della chiesa. Cristo vi pertanto presente nel ministro, nella Parola
proclamata, nella comunit orante, nel segno sacramentale, in maniera tutta particolare nel pane e
nel vino dell'eucaristia. E vi presente la chiesa, suo corpo e sua sposa, a lui unita in maniera
indissolubile.
In essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata, resa visibile, manifestata e, in modo a
ciascuno di essi proprio, viene realizzata la santificazione dell'uomo, la perfetta riconciliazione,
l'opera dell'umana redenzione, e viene esercitato dall'intero corpo di Cristo, capo e membra, il culto
pubblico integrale, ossia la pienezza del culto, la perfetta glorificazione di Dio, il rendimento di
grazie, che costituiscono il contenuto della storia della salvezza e di tutta l'opera di Cristo (SC 7).
Il compimento definitivo di quest'opera - aggiunge SC 8 proiettato nei futuro escatologico. La
celebrazione della liturgia e dei sacramenti lo anticipa, lo fa pregustare e lo affretta. In essa chiesa
celeste e chiesa pellegrina sono associate nello stesso canto (3). Le azioni liturgiche, cos, sono
memoriale nel quale la storia salvifica trova compimento per opera dello Spirito Santo, in attesa del
compimento escatologico.
2. Liturgia e storia della salvezza nell'attuazione della riforma liturgica
Tutto ci risulta evidente nelle grandi preghiere sacerdotali: la preghiera eucaristica, la benedizione
dell'acqua per il battesimo, la consacrazione dei crisma, la preghiera dell'assoluzione nella
celebrazione della penitenza, la benedizione dell'olio degli infermi, le preghiere di ordinazione, la
benedizione nuziale, ma anche la benedizione dell'abate, nella professione religiosa e nella
consacrazione delle vergini e le preghiere del benedizionale. Queste preghiere cominciano sempre
rievocando il progetto originario di Dio e le grandi opere da lui compiute nella storia della salvezza,

che hanno trovato piena realizzazione in Cristo morto e risorto; per esse rendono grazie; e chiedono
che egli, per opera dello Spirito Santo, compia nell'oggi della chiesa, per i credenti, in conformit a
quanto ha mostrato di potere e voler fare, in attesa del compimento definitivo nel suo Regno.
Lo stesso procedimento si trova nelle premesse con cui i diversi rituali presentano e spiegano i riti
della liturgia e la loro struttura. Ma questa visione soggiace soprattutto alla struttura stessa di tutte le
azioni liturgiche quale la presentano i libri della riforma liturgica: esse iniziano ogni volta con la
liturgia della Parola, la quale presenta ci che Dio ha fatto e detto nell'Antico e nel Nuovo
Testamento; segue la preghiera d'intercessione; quindi viene la preghiera sacerdotale, in cui si
chiede a Dio di attuare nei simboli e nei segni quanto la Parola rievoca e annunzia.
3. Ci che resta ancora da fare
Questa chiarificazione concettuale, il riordino dei riti e la composizione di nuovi testi eucologici
non significa per che questa visione della liturgia sia entrata nella coscienza e nella prassi delle
assemblee celebranti e dei presidenti. Lo dimostra la strumentalizzazione e la funzionalizzazione
delle celebrazioni a trasmettere questo o quel messaggio o ad ottenere questo o quello scopo Per
accorgersene sufficiente ascoltare le omelie che, spesso, invece di narrare le meraviglie di Dio in
modo da fare esplodere gioioso il rendimento di grazie, sono piene di moralismi colpevolizzanti.
Basta osservare l'iconografia presente nelle chiese di nuova costruzione o adeguate alla riforma
liturgica (statue, Mosaici, affreschi, vetrate), spesso devozionali; basta osservare i canti non di rado
infarciti di sentimentalismi e di luoghi comuni.
Molto resta da fare perch questa visione della liturgia, che quella della Scrittura e della grande
patristica, entri nella coscienza delle comunit. La via quella di una formazione biblica che
favorisca una soave e viva conoscenza della Scrittura, raccomandata, prima ancora che da DV 25,
da SC 24. Da essa infatti si attingono le letture da spiegare nell'omelia, i salmi da cantare, del suo
affiato sono permeate le preci, le orazioni e gli inni. Da essa infine prendono significato le azioni e i
gesti liturgici. La Scrittura, soprattutto, presenta l'unit della storia della salvezza dalla creazione
alla parusia e la visione del mondo e della vita che soggiace a tutta la liturgia cristiana.
-------------------------------------------------------------------------------Dio, "il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verit" (1Tm
2,4), "dopo avere gi parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei
profeti" (Eb 1,1), quando venne la pienezza dei tempi, mand il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto
di Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti, "medico della
carne e dello spirito", mediatore di Dio e degli uomini. Infatti la sua umanit, nell'unit della
persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Perci in Cristo "avvenne il perfetto
compimento della nostra riconciliazione e ci fu data la pienezza del culto divino". (Sacrosanctum
concilium 5)
Quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio
nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, stata compiuta da Cristo
Signore, principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da
morte e gloriosa ascensione, mistero con il quale "morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo
ha rinnovato la vita". Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce scaturito il mirabile
sacramento di tutta la chiesa. (...) Per realizzare un'opera cos grande, Cristo sempre nella sua
chiesa, specialmente nelle azioni liturgiche. (Sacrosanctum concilium 5.7)

-------------------------------------------------------------------------------Note
(1) Cfr. A. G. Martimort, La chiesa in preghiera, I: Principi della liturgia, Queriniana, Brescia, 1984,
28; A. Adam, Corso di liturgia, Queriniana, Brescia 1985, 14-15; J. Lpez Martn, In spirito e
verit. Introduzione alla liturgia, Paoline, Milano 1989, 59-64; S. Marsili - D. Sartore, Liturgia, in
D. Sartore - A. M. Triacca - C. Cibien (edd.), Liturgia
(2) Cfr. S. Marsili, La teologia della liturgia del Vaticano II, in Aa.Vv., Anamnesis, I: La liturgia,
momento della storia della salvezza, Marietti, Casale Monferrato (Al) 1974, 88-92.
(3) Per un approfondimento della nozione di liturgia nella Sacrosanctum concilium, cfr. i capp. II e
XIII di Lpez Martn, In spirito e verit, cit., 52-84; 415-456. (Dizionari San Paolo), San Paolo,
Cinisello Balsamo (Mi) 2001, 1042-1046.