Sei sulla pagina 1di 210

N

N
O
O
R
R
M
M
A
A


E
E
U
U
R
R
O
O
P
P
E
E
A
A


S
S
P
P
E
E
R
R
I
I
M
M
E
E
N
N
T
T
A
A
L
L
E
E

NORMA I TALI ANA

Pagina I UNI ENV 1999-1-1:2002
UNI - Milano
Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
pu essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microlm o altro, senza
il consenso scritto dellUNI.

UNI
Ente Nazionale Italiano
di Unicazione

Via Battistotti Sassi, 11B
20133 Milano, Italia




S P E R I ME N TA L E

UNI ENV 1999-1-1

MARZO 2002

Eurocodice 9

Progettazione delle strutture di alluminio

Parte 1-1: Regole generali - Regole generali e regole per gli
edici

Eurocode 9

Design of aluminium structures

Part 1-1: General rules - General rules and rules for buildings

CLASSIFICAZIONE ICS

91.080.10; 91.010.30

SOMMARIO

La norma, sperimentale, si applica alla progettazione di edici, opere civili
e di ingegneria strutturale costruite in lega di alluminio. LEurocodice forni-
sce i requisiti che le strutture di alluminio devono avere nei riguardi della
resistenza, delle condizioni di servizio e della durabilit.

La norma non copre i requisiti dovuti alle azioni sismiche.

RELAZIONI NAZIONALI
RELAZIONI INTERNAZIONALI

= ENV 1999-1-1:1998
La presente norma sperimentale la versione ufciale in lingua italiana

della norma europea sperimentale ENV 1999-1-1 (edizione maggio 1998).

ORGANO COMPETENTE

Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA

Presidente dellUNI, delibera del 17 luglio 2001

Gr. 23

UNI Pagina II UNI ENV 1999-1-1:2002
Le norme sperimentali sono emesse, per applicazione provvisoria, in campi in cui viene
avvertita una necessit urgente di orientamento, senza che esista una consolidata espe-
rienza a supporto dei contenuti tecnici descritti.
Si invitano gli utenti ad applicare questa norma sperimentale, cos da contribuire a fare
maturare l'esperienza necessaria ad una sua trasformazione in norma raccomandata.
Chiunque ritenesse, a seguito del suo utilizzo, di poter fornire informazioni sulla sua appli-
cabilit e suggerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato
dell'arte in evoluzione pregato di inviare, entro la scadenza indicata, i propri contributi
all'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unicazione.

PREMESSA NAZIONALE

La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1999-1-1 (edizione maggio 1998),
che assume cos lo status di norma nazionale italiana sperimentale.
La traduzione stata curata dallUNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dellUNI segue i lavori euro-
pei sullargomento per delega della Commissione Centrale Tecnica.
La scadenza del periodo di validit della ENV 1999-1-1 stata s-
sata inizialmente dal CEN per maggio 2000. Eventuali osservazioni
sulla norma devono pervenire allUNI.
Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubbli-
cazione di nuove edizioni o di aggiornamenti.
importante pertanto che gli utilizzatori delle stesse si accertino di es-
sere in possesso dellultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.
Si invitano inoltre gli utilizzatori a vericare lesistenza di norme UNI
corrispondenti alle norme EN o ISO ove citate nei riferimenti normativi.

INDICE

UNI Pagina III UNI ENV 1999-1-1:2002

1 GENERALIT

1
1.1 Scopo e campo di applicazione

........................................................................................................

1
1.2 Distinzione tra principi e regole applicative

................................................................................

1
1.3 Riferimenti normativi

...............................................................................................................................

2
1.4 Ipotesi

..............................................................................................................................................................

5
1.5 Termini e definizioni

.................................................................................................................................

5

prospetto 1.1

Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue

..........................................................................

6

prospetto 1.1

Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

....................................................

6

prospetto 1.1

Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

....................................................

7

prospetto 1.1

Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

....................................................

7
1.6 Unit di misura S.I.

...................................................................................................................................

7
1.7 Simboli usati nella presente norma europea

.............................................................................

7

figura 1.1

Sezioni in lega di alluminio

.....................................................................................................................

12

2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE

13
2.1 Requisiti fondamentali

.........................................................................................................................

13
2.2 Definizioni e classificazioni

...............................................................................................................

13
2.3 Requisiti di progetto

..............................................................................................................................

16
2.4 Durabilit

....................................................................................................................................................

18
2.5 Resistenza allincendio

.......................................................................................................................

18

3 MATERIALI

18
3.1 Generalit

...................................................................................................................................................

18
3.2 Alluminio per uso strutturale

............................................................................................................

18

prospetto 3.1a

Leghe di alluminio da lavorazione plastica per strutture

..............................................................

19

prospetto 3.1b

Leghe di alluminio da fonderia per strutture

.....................................................................................

19

prospetto 3.2a

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione

f

u

per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Lamiere, nastri e piatti

............

20

prospetto 3.2b

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione

f

u

per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Profili estrusi, tubi estrusi,
barre e tondi estrusi e tubi trafilati

.......................................................................................................

21

prospetto 3.2c

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione

f

u

per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Tubi saldati
elettricamente

.............................................................................................................................................

22

prospetto 3.2d

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione

f

u

per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Prodotti fucinati
(L: longitudinale)

........................................................................................................................................

22

prospetto 3.3

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione

f

u

per leghe di alluminio da fonderia - Colate

.................................................................

23
3.3 Dispositivi di collegamento

...............................................................................................................

24

prospetto 3.4

Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale

f

0,2


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima
per bulloni, chiodi pieni e cavi

..............................................................................................................

24

prospetto 3.5

Raggruppamento delle leghe utilizzate nel prospetto 3.6

............................................................

25

prospetto 3.6

Scelta del metallo di apporto

.................................................................................................................

25
3.4 Durabilit e protezione dalla corrosione

....................................................................................

27

prospetto 3.7

Protezione generale dalla corrosione delle strutture di alluminio

..............................................

28
3.5 Criteri di selezione delle leghe di alluminio

..............................................................................

30

UNI Pagina IV UNI ENV 1999-1-1:2002

prospetto 3.8

Protezioni addizionali in corrispondenza delle superfici di contatto tra metalli per
controllare la corrosione interstiziale e gli effetti galvanici

.........................................................

31

4 STATI LIMITE DI ESERCIZIO

32
4.1 Basi

...............................................................................................................................................................

32
4.2 Spostamenti

..............................................................................................................................................

32

figura 4.1

Spostamenti verticali da prendere in considerazione

...................................................................

32
4.3 Vibrazioni

...................................................................................................................................................

33
4.4 Effetti dinamici

.........................................................................................................................................

34

5 STATI LIMITE ULTIMI (MEMBRATURE)

34
5.1 Basi

...............................................................................................................................................................

34
5.2 Calcolo delle forze e dei momenti interni

.................................................................................

37
5.3 Resistenza delle sezioni trasversali

............................................................................................

37
5.4 Classificazione delle sezioni trasversali

....................................................................................

39

figura 5.1

Tipologie di elementi

................................................................................................................................

41

figura 5.2

Valori di

g

per elementi piani interni soggetti a gradiente di tensione. Si adoperi la
curva A per elementi interni o sporgenti (con tensione di compressione massima
allattacco). Si adoperi la curva B per elementi sporgenti (con tensione di
compressione massima allestremit)

...............................................................................................

42

figura 5.3

Modi instabili per elementi piani irrigiditi

............................................................................................

42

figura 5.4

Valori di



per elementi irrigiditi

............................................................................................................



44

prospetto 5.1

Parametri di snellezza


1

,


2

e


3

......................................................................................................

45

figura 5.5

Relazione tra


c

e


per elementi interni, elementi sporgenti e tubi circolari

...................



47
5.5 Addolcimento (softening) nelle HAZ in prossimit delle saldature

.............................

47

figura 5.6

Estensione delle zone termicamente alterate (HAZ)

....................................................................



48

prospetto 5.2

Fattore di addolcimento (softening) per le HAZ (


haz

)

.................................................................

49
5.6 Resistenza delle travi

..........................................................................................................................

50

prospetto 5.3

Valori del fattore di forma


...................................................................................................................

51

figura 5.7

Fattore di riduzione


LT

per linstabilit flesso-torsionale

............................................................



54

prospetto 5.4

Instabilit flesso-torsionale delle travi, coefficienti X e Y

.............................................................

56
5.7 Resistenza delle membrature tese

..............................................................................................

56
5.8 Resistenza delle membrature compresse ............................................................................... 57
figura 5.8 Fattore di riduzione per instabilit flessionale ............................................................................. 59
prospetto 5.5 Valori dei fattori k
1
e k
2
............................................................................................................................ 59
prospetto 5.6 Valori dei fattori di imperfezione e ............................................................................................ 59
prospetto 5.7 Fattore K di lunghezza efficace per elementi strutturali compressi.......................................... 60
prospetto 5.8 Valori di e per linstabilit torsionale......................................................................................... 61
figura 5.9 Instabilit torsionale di membrature compresse, fattore di interazione k .............................. 62
prospetto 5.9 Parametri per la verifica di instabilit torsionale di aste compresse........................................ 63
5.9 Resistenza delle membrature soggette a sforzo assiale e flessione biassiale.... 67
figura 5.10 Fattori di forma per sezioni non simmetriche di classe 1 o 2..................................................... 70
figura 5.11 Lunghezza libera dinflessione l
c
e definizione di x ....................................................................... 73
5.10 Resistenza delle piastre non irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano
medio ........................................................................................................................................................... 74
figura 5.12 Piatti non irrigiditi ....................................................................................................................................... 74
5.11 Resistenza delle piastre irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano
medio .......................................................................................................................................................... 78
figura 5.13 Piastre irrigidite e tipi di irrigidimenti ................................................................................................... 78
prospetto 5.10 Rigidezze flessionali e torsionali di piastre ortotrope.................................................................... 83
figura 5.14 Notazioni degli irrigidimenti sulle sezioni trasversali ..................................................................... 83
figura 5.15 Piastra ortotropa con un bordo libero................................................................................................. 84
5.12 Resistenza delle travi a parete piena......................................................................................... 84
0
1
UNI Pagina V UNI ENV 1999-1-1:2002
figura 5.16 a) - n) e q): forme instabili dellanima e o) - p) forme instabili della flangia............................ 85
prospetto 5.11 Meccanismi di instabilit (figura 5.16) e corrispondenti punti per le espressioni di
valutazione della resistenza .................................................................................................................. 85
figura 5.17 a) Notazioni relative alla sezione trasversale. b) Sezione trasversale efficace per
una trave a parete piena con flange di classe 1, 2 o 3. c) Sezione trasversale efficace
per una trave a parete piena con una flangia tesa pi piccola e una flangia compressa
di classe 4 .................................................................................................................................................... 87
figura 5.18 a) Pannello danima irrigidito b) sezione trasversale c) area efficace della colonna
fittizia d) sezione trasversale della colonna fittizia per il calcolo di I
st
d1) irrigidimento
a sezione aperta d2) irrigidimento a sezione chiusa ..................................................................... 88
prospetto 5.12 Fattore di riduzione r
v
per linstabilit per taglio.............................................................................. 89
figura 5.19 Irrigidimento terminale rigido a) e non rigido b)............................................................................... 89
figura 5.20 Fattore di riduzione
v
per instabilit per taglio............................................................................... 90
figura 5.21 Anime con irrigidimenti trasversali e longitudinali ........................................................................... 91
figura 5.22 Interazione tra resistenza a flessione e resistenza a taglio......................................................... 93
figura 5.23 Modalit di applicazione del carico e coefficienti di instabilit.................................................... 94
figura 5.24 Lunghezza del tratto di contatto rigido ............................................................................................... 95
figura 5.25 Anime corrugate......................................................................................................................................... 96
6 COLLEGAMENTI SOGGETTI A CARICHI STATICI 97
6.1 Basi per i collegamenti bullonati, chiodati e saldati............................................................. 97
6.2 Intersezioni per collegamenti bullonati, chiodati e saldati................................................ 98
6.3 Nodi caricati a taglio soggetti a vibrazioni e/o inversioni di carico.............................. 99
6.4 Classificazione dei collegamenti.................................................................................................... 99
figura 6.1 Definizione tra "collegamento" e "nodo" ............................................................................................ 99
figura 6.2 a) - d): Classificazione dei collegamenti ......................................................................................... 101
figura 6.3 Principali tipi di collegamento............................................................................................................. 103
prospetto 6.1 Requisiti generali di progetto.............................................................................................................. 104
6.5 Collegamenti con bulloni, chiodi o perni................................................................................. 105
figura 6.4 Simboli per la spaziatura dei dispositivi di giunzione ................................................................. 106
figura 6.5 Spaziatura sfalsata - compressione................................................................................................. 107
figura 6.6 Spaziatura in elementi tesi .................................................................................................................. 107
figura 6.7 Rottura a taglio in prossimit di un gruppo di fori (block-shear) - area efficace a
taglio............................................................................................................................................................ 108
figura 6.8 Collegamenti di angolari con bulbi (comprende anche gli angolari senza bulbi) .............. 109
prospetto 6.2 Fattori di riduzione
2
e
3
.................................................................................................................. 110
prospetto 6.3 Categorie di collegamenti bullonati................................................................................................... 110
figura 6.9 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione................................................................. 112
prospetto 6.4 Resistenza di progetto dei bulloni ..................................................................................................... 113
prospetto 6.5 Resistenze di progetto dei chiodi di alluminio............................................................................... 115
prospetto 6.6 Coefficiente di attrito per superfici trattate...................................................................................... 116
figura 6.10 Forze indotte dalleffetto leva.............................................................................................................. 117
figura 6.11 Effetto dei dettagli costruttivi sulle forze indotte dalleffetto leva............................................. 118
figura 6.12 Giunti a sviluppo longitudinale ........................................................................................................... 119
figura 6.13 Giunto a singola sovrapposizione con un unico bullone........................................................... 119
prospetto 6.7 Resistenze di progetto per collegamenti con perni ..................................................................... 120
figura 6.14 Momento flettente in un perno ........................................................................................................... 121
6.6 Collegamenti saldati .......................................................................................................................... 121
prospetto 6.8 Resistenza caratteristica f
w
del metallo di saldatura .................................................................. 122
figura 6.15 Saldature di testa, tensioni normali .................................................................................................. 124
figura 6.16 Saldature di testa, tensioni tangenziali............................................................................................ 124
figura 6.17 Distribuzione delle tensioni in un giunto a sovrapposizione con saldature a
cordone dangolo .................................................................................................................................... 125
UNI Pagina VI UNI ENV 1999-1-1:2002
figura 6.18 Altezza di gola efficace a ; penetrazione alla base favorevole a
pen
...................................... 125
figura 6.19 Tensioni

,
II
, agenti sulla sezione di gola di una saldatura a cordone
dangolo...................................................................................................................................................... 126
figura 6.20 Giunto a doppio cordone dangolo, caricato perpendicolarmente allasse della
saldatura..................................................................................................................................................... 127
figura 6.21 Giunto a doppio cordone dangolo caricato parallelamente allasse della saldatura ....... 127
figura 6.22 Piani di collasso della HAZ adiacente alla saldatura; F = HAZ, confine della zona di
fusione; T = HAZ, estremit della saldatura, sezione trasversale piena.............................. 129
6.7 Collegamenti ibridi .............................................................................................................................. 130
6.8 Collegamenti con adesivi ................................................................................................................ 130
figura 6.23 Elementi estrusi; le forze di trazione nel piano vengono trasferite mediante le parti
ad incastro; le forze di taglio sono trasferite attraverso ladesivo........................................... 131
prospetto 6.9 Valori della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi ........................................................ 131
figura 6.24 Provino per le prove a taglio sullo spessore aderente............................................................... 132
7 FABBRICAZIONE ED ESECUZIONE 133
7.1 Generalit................................................................................................................................................ 133
7.2 Specifica di progetto.......................................................................................................................... 133
7.3 Preparazione del materiale............................................................................................................ 133
prospetto 7.1 Tolleranza dei fori per bulloni, rivetti e dispositivi di giunzione speciali ................................ 135
7.4 Collegamenti bullonati ...................................................................................................................... 136
7.5 Saldature.................................................................................................................................................. 137
7.6 Adesivi strutturali ................................................................................................................................. 139
7.7 Protezione ............................................................................................................................................... 140
7.8 Controllo e sicurezza......................................................................................................................... 143
8 PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE 144
8.1 Basi ............................................................................................................................................................. 144
8.2 Pianificazione delle prove............................................................................................................... 144
8.3 Esecuzione delle prove.................................................................................................................... 145
8.4 Valutazione dei risultati delle prove........................................................................................... 145
8.5 Documentazione.................................................................................................................................. 145
APPENDICE A PROVA DEL FATTORE DI SCORRIMENTO 146
(normativa)
A.1 Scopo della prova ............................................................................................................................... 146
A.2 Variabili significative........................................................................................................................... 146
A.3 Provini ........................................................................................................................................................ 146
A.4 Procedimento di prova...................................................................................................................... 147
A.5 Prove di viscosit di lunga durata............................................................................................... 147
A.6 Risultati delle prove............................................................................................................................ 147
figura A.1 Provini normalizzati per la determinazione del fattore di scorrimento................................... 148
figura A.2 Utilizzazione della curva "Spostamento - logaritmo del tempo" per la prova
di viscosit di lunga durata .................................................................................................................. 149
APPENDICE B SELEZIONE DEI MATERIALI 150
(informativa)
B.1 Generalit................................................................................................................................................ 150
B.2 Prodotti da lavorazione plastica................................................................................................... 150
prospetto B.1 Confronto tra le caratteristiche generali e tra le altre propriet per le leghe per uso
strutturale .................................................................................................................................................. 151
prospetto B.2 Confronto tra le caratteristiche delle leghe da fonderia e altre propriet generali ............ 152
B.3 Prodotti da fonderia............................................................................................................................ 154
UNI Pagina VII UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE C CALCOLO DELLE FORZE E DEI MOMENTI INTERNI 155
(informativa)
C.1 Analisi globale....................................................................................................................................... 155
figura C.1 Modelli comportamentali del materiale per lanalisi globale elastica..................................... 156
figura C.2 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica senza
incrudimento ............................................................................................................................................ 156
figura C.3 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica con incrudimento.... 157
figura C.4 Relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali ................................ 158
C.2 Ipotesi di progetto............................................................................................................................... 158
C.3 Sistema strutturale............................................................................................................................. 159
C.4 Imperfezioni ........................................................................................................................................... 160
figura C.5 Sostituzione delle imperfezioni laterali iniziali con forze orizzontali equivalenti ................ 162
figura C.6 Forze orizzontali equivalenti ............................................................................................................... 162
figura C.7 Forza stabilizzante equivalente ......................................................................................................... 163
figura C.8 Forze sul controvento in corrispondenza di discontinuit degli elementi compressi ....... 164
C.5 Stabilit agli spostamenti laterali ................................................................................................ 164
figura C.9 Telaio di edificio con travi che collegano tutte le colonne a ciascun livello di
impalcato .................................................................................................................................................. 165
APPENDICE D METODI DI ANALISI GLOBALE 167
(informativa)
D.1 Generalit................................................................................................................................................ 167
prospetto D.1 Relazioni tra i modelli comportamentali del materiale e della sezione................................. 168
D.2 Valutazione delle richieste di duttilit....................................................................................... 168
figura D.1 Valutazione convenzionale della duttilit richiesta...................................................................... 169
D.3 Applicazione dei metodi delle cerniere plastiche............................................................... 169
figura D.2 Valore del coefficiente correttivo ................................................................................................... 170
prospetto D.2 Valori dei coefficienti a, b e c.............................................................................................................. 171
figura D.3 Valori della deformazione ultima
u
.................................................................................................. 171
prospetto D.2 Valori del coefficiente correttivo .................................................................................................... 172
prospetto D.3 Valori della deformazione ultima
u
.................................................................................................. 173
APPENDICE E MODELLI ANALITICI PER I LEGAMI TENSIONE-DEFORMAZIONE 174
(informativa)
E.1 Scopo e campo di applicazione.................................................................................................. 174
E.2 Modelli analitici ..................................................................................................................................... 174
prospetto E.1 Valori di f
e
, E
r
, , ed m per i modelli tri-lineari ............................................................................. 175
figura E.1 Modelli bi-lineari ...................................................................................................................................... 176
figura E.2 Modelli tri-lineari ...................................................................................................................................... 176
figura E.3 Modelli continui del tipo = () ...................................................................................................... 177
figura E.4 Modelli continui del tipo = () ....................................................................................................... 178
APPENDICE F STABILIT DEI TELAI 180
(informativa)
F.1 Generalit................................................................................................................................................ 180
F.2 Analisi elastica di telai a nodi spostabili ................................................................................. 180
F.3 Analisi plastica di telai a nodi spostabili ................................................................................. 181
F.4 Requisiti delle colonne per lanalisi plastica (con o senza incrudimento) ............ 181
APPENDICE G COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI TRASVERSALI OLTRE IL LIMITE
(informativa) ELASTICO 183
G.1 Generalit................................................................................................................................................ 183
G.2 Definizione degli stati limite per le sezioni trasversali ..................................................... 183
G.3 Classificazione delle sezioni trasversali in relazione agli stati limite ...................... 183
UNI Pagina VIII UNI ENV 1999-1-1:2002
figura G.1 Classificazione delle sezioni trasversali .......................................................................................... 184
G.4 Valutazione dello sforzo assiale ultimo ................................................................................... 184
prospetto G.1 Sforzo assiale ultimo.............................................................................................................................. 185
G.5 Valutazione del momento flettente ultimo.............................................................................. 185
prospetto G.2 Momento flettente ultimo ...................................................................................................................... 185
G.6 Previsione della capacit rotazionale....................................................................................... 186
figura G.2 Definizione della capacit rotazionale.............................................................................................. 187
APPENDICE H INSTABILIT FLESSO-TORSIONALE 188
(informativa)
H.1 Momento critico elastico e snellezza........................................................................................ 188
prospetto H.1.1 Valori dei coefficienti C
1
, C
2
e C
3
corrispondenti ai valori del coefficiente k :
condizione di carico con momento allestremit........................................................................... 190
prospetto H.1.2 Valori dei coefficienti C
1
, C
2
e C
3
corrispondenti ai valori del coefficiente k :
condizioni di carico trasversale .......................................................................................................... 191
figura H.1.1 Convenzione sui segni per la determinazione di z
j
...................................................................... 191
H.2 Snellezza.................................................................................................................................................. 192
APPENDICE J PROPRIET TORSIONALI DI SEZIONI IN PARETE SOTTILE 195
(informativa)
J.1 Costante di torsione........................................................................................................................... 195
J.2 Posizione del centro di taglio........................................................................................................ 195
J.3 Costante di ingobbamento ............................................................................................................. 195
figura J.1 Coefficienti di costante di torsione per alcuni tipi di raccordi e di bulbi................................. 196
figura J.2 Posizione del centro di taglio (S) e fattore di ingobbamento (H) per alcuni tipi di
sezione trasversale in parete sottile ................................................................................................ 197
La presente norma europea sperimentale (ENV) stata approvata dal CEN,
come norma per applicazione provvisoria,
Il periodo di validit della presente norma ENV limitato inizialmente a anni.
I membri del CEN saranno invitati dopo anni a sottoporre i loro commenti, in
particolare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea.
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota lesistenza della presente
ENV nello stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente di-
sponibile a livello nazionale in una forma appropriata. possibile mantene-
re in vigore, contemporaneamente alla ENV, norme nazionali contrastanti,
no alla decisione nale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Re-
pubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera.
UNI Pagina IX UNI ENV 1999-1-1:2002
CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comit Europen de Normalisation
Europisches Komitee fr Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles
CEN
Tutti i diritti di riproduzione, in ogni forma, con ogni mezzo e in tutti i Paesi, sono
riservati ai Membri nazionali del CEN.
ENV 1999-1-1
MAGGIO 1998
Eurocodice 9
PRENORMA EUROPEA Progettazione delle strutture di alluminio
Parte 1-1: Regole generali - Regole generali e regole per gli
edici
Eurocode 9
EUROPEAN PRESTANDARD Design of aluminium structures
Part 1-1: General rules - General rules and rules for buildings
Eurocode 9
PRNORME EUROPENNE Conception et dimensionnement des structures en aluminium
Partie 1-1: Rgles gnrales - Rgles gnrales et rgles pour les btiments
Eurocode 9
EUROPISCHE VORNORM Bemessung und Konstruktion von Aluminiumbauten
Teil 1-1: Allgemeine Regeln - Allgemeine Bemessungsregeln und
Bemessungsregeln fr den Hochbau
DESCRITTORI Ingegneria civile, struttura di acciaio, alluminio, progettazione, codice per l'edilizia,
calcolo, generalit
ICS 91.010.30; 91.080.10
il 26 ottobre 1997.
3
2
1998
UNI Pagina X UNI ENV 1999-1-1:2002
PREMESSA
Obiettivi degli Eurocodici
Gli Eurocodici Strutturali costituiscono un gruppo di norme relative alla progettazione
strutturale e geotecnica degli edici e delle opere di ingegneria civile.
Essi sono redatti per essere utilizzati come documenti di riferimento per i seguenti scopi:
- come strumento per vericare la conformit delle caratteristiche degli edici e delle
opere di ingegneria civile ai requisiti essenziali della Direttiva Prodotti da Costruzione
(CPD);
- come disposizioni quadro per redigere speciche tecniche armonizzate per i prodotti
da costruzione.
Essi trattano esecuzione e controllo solo nella misura necessaria a denire la qualit dei
prodotti da costruzione ed il livello di preparazione professionale necessario per soddi-
sfare le ipotesi assunte nelle regole di progettazione.
Fin quando non sar disponibile la necessaria serie delle speciche tecniche armonizzate
sui prodotti e sui metodi di prova delle loro prestazioni, alcuni degli Eurocodici strutturali
trattano alcuni di questi aspetti in appendici informative.
Cronistoria del programma degli Eurocodici
La Commissione della Comunit Europea (CEC) avvi lelaborazione di un insieme di
regole tecniche armonizzate per la progettazione di edici e di opere di ingegneria civile
che sarebbero servite inizialmente come alternativa alle diverse regole in vigore nei vari
Paesi membri e, successivamente, per sostituirli.
Tali norme tecniche sono diventate note come Eurocodici Strutturali.
Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CEC ha trasferito al CEN il
lavoro di ulteriore sviluppo, emanazione ed aggiornamento degli Eurocodici Strutturali e la
Segreteria dell'EFTA ha accettato di dare supporto ai lavori del CEN.
Il Comitato tecnico CEN/TC 250 responsabile di tutti gli Eurocodici Strutturali.
Programma degli Eurocodici
Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici Strutturali, ognuno dei quali generalmente
consta di un numero di parti:
EN 1991 = Eurocode 1: Basis of design and actions on structures
EN 1992 = Eurocode 2: Design of concrete structures
EN 1993 = Eurocode 3: Design of steel structures
EN 1994 = Eurocode 4: Design of composite steel and concrete structures
EN 1995 = Eurocode 5: Design of timber structures
EN 1996 = Eurocode 6: Design of masonry structures
EN 1997 = Eurocode 7: Geo-technical design
EN 1998 = Eurocode 8: Design of structures for earthquake resistance
EN 1999 = Eurocode 9: Design of aluminium structures
Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Eurocodici
sopra citati.
La presente parte dell'Eurocodice strutturale per la progettazione delle strutture di
alluminio pubblicata dal CEN come norma europea sperimentale (ENV) per un periodo
di vita iniziale di tre anni.
La presente norma sperimentale utilizzata per applicazioni pratiche di tipo sperimentale
nella progettazione di edici e di opere di ingegneria civile trattate nello scopo e campo di
applicazione come fornito in 1.1.2 e per la presentazione di commenti.
Dopo circa due anni ai membri CEN richiesto di inviare commenti formali da prendere in
considerazione per denire le future azioni.
UNI Pagina XI UNI ENV 1999-1-1:2002
Nel frattempo, suggerimenti e commenti relativi alla presente norma europea speri-
mentale dovrebbero essere inviati alla segreteria del CEN/TC 250/SC 9 al seguente
indirizzo:
Secretariat of CEN/TC 250/SC 9
c/o Norwegian Council for Building Standardization
Postboks 129 Blindern
N-0314 OSLO
oppure allente normatore nazionale.
(nota nazionale - per lItalia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70106106, URL www.uni.com)
Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)
Considerando la responsabilit delle Autorit nei Paesi membri in fatto di sicurezza,
salute ed altre questioni trattate dai requisiti essenziali della Direttiva "Prodotti da Costru-
zione" (CPD), ad alcuni fattori di sicurezza contenuti nella presente ENV sono stati
assegnati dei valori indicativi che vengono identicati da . Si prevede che le Autorit di
ciascun Paese membro attribuiscano valori denitivi a questi fattori di sicurezza.
Molte delle norme armonizzate di supporto possono non essere disponibili al momento in
cui pubblicata la presente norma sperimentale. Si anticipa quindi che sar pubblicato da
ogni Paese membro o dall'Organismo di normazione un Documento di Applicazione
Nazionale (NAD), il quale fornir i valori denitivi per i fattori di sicurezza, far riferimento
alle norme di supporto compatibili e rappresenter una guida a livello nazionale per
l'applicazione della presente norma sperimentale.
inteso che la presente norma sperimentale utilizzata insieme al NAD valido nel Paese
in cui sono situati ledicio o le opere di ingegneria civile.
Questioni speciche della presente norma sperimentale
Generalit
Lo scopo ed il campo di applicazione dell'Eurocodice 9 denito in 1.1.1, mentre lo scopo
ed il campo di applicazione della presente parte dell'Eurocodice 9 denito in 1.1.2.
Per l'utilizzo pratico della presente norma sperimentale, si dovrebbe porre particolare
attenzione alle affermazioni e alle condizioni indicate in 1.4.
Nello sviluppo della presente norma sperimentale, sono stati preparati alcuni documenti
di riferimento che forniscono commenti e giusticazioni ad alcune prescrizioni della
presente norma sperimentale.
Uso delle appendici
Le otto Sezioni della presente norma sperimentale sono completati da un certo numero di
appendici, alcune normative ed altre informative.
Le appendici normative hanno lo stesso valore delle Sezioni cui esse fanno riferimento.
Molte di queste appendici sono state introdotte spostando al di fuori della parte principale
del testo alcune delle Regole Applicative pi dettagliate, le quali risultano necessarie solo
in casi particolari, in modo da facilitare la comprensione del testo.
Signicato delle Norme di Riferimento
Nell'uso della presente norma sperimentale necessario far riferimento alle varie norme
CEN ed ISO. Queste sono usate per denire le caratteristiche dei prodotti e dei processi
che sono stati assunti nella formulazione delle regole di progettazione.
La presente norma sperimentale cita alcuni "Riferimenti Normativi". Quando qualcuna
delle norme CEN o ISO cui si fa riferimento non ancora disponibile, si dovrebbe
consultare il Documento di Applicazione Nazionale per individuare la norma da utilizzare.
Si suppone che, per gli edici e per le opere di ingegneria civile progettati secondo la
presente ENV, sono usate solamente le classi e le qualit specicate nella Sezione 3.

UNI Pagina XII UNI ENV 1999-1-1:2002
Coefcienti parziali di sicurezza
La presente norma sperimentale fornisce le regole generali per la progettazione delle
strutture di alluminio, relativamente agli stati limite delle membrature, quali la rottura per
trazione, il collasso per fenomeni di instabilit o la rottura dei collegamenti.
La maggior parte delle regole sono state calibrate sulla base di risultati di prova, al ne di
ottenere valori coerenti per i coefcienti parziali di sicurezza per la resistenza
M
.
Per evitare un'eccessiva variet di valori
M
, furono individuate due categorie:
-
M1
deve essere applicato a resistenze relative alla tensione limite elastica conven-
zionale f
0,2
corrispondente allo 0,2% di deformazione residua f
0,2
(per esempio,
per tutti i fenomeni di instabilit)
-
M2
deve essere applicato a resistenze relative alla tensione limite ultima f
u
(per
esempio, la resistenza a trazione riferita alla sezione netta o le resistenze dei
bulloni e delle saldature).
Fabbricazione ed esecuzione
La Sezione 7 della presente norma sperimentale ha lo scopo di indicare alcuni livelli
minimi di preparazione professionale e le normali tolleranze che si sono supposte nel
derivare le regole di progettazione specicate nella presente norma sperimentale.
Esse forniscono al progettista anche le informazioni relative ad una particolare struttura
necessarie a denire i requisiti di esecuzione.
Inoltre, essa denisce le approssimazioni ed altri pratici dettagli che il progettista ha
bisogno di usare nei calcoli.
Progettazione integrata da prove
Per la progettazione ordinaria, non richiesto l'uso della Sezione 8, che, invece, fornita
per essere utilizzata in particolari circostanze, nelle quali essa pu diventare utile.
UNI Pagina 1 UNI ENV 1999-1-1:2002
1 GENERALIT
1.1 Scopo e campo di applicazione
1.1.1 Scopo e campo di applicazione della ENV 1999 - Eurocodice 9
(1) La ENV 1999 - Eurocodice 9 si applica alla progettazione degli edici, delle costruzioni
civili e delle strutture di alluminio. Essa suddivisa in varie parti, elencate in 1.1.2
(2) Il presente Eurocodice si riferisce unicamente ai requisiti di resistenza, servizio e
durabilit delle strutture. Altri requisiti, quali per esempio quelli dell'isolamento termico ed
acustico, non sono considerati.
(3) L'esecuzione trattata in quanto necessario indicare la qualit dei materiali da
costruzione e dei prodotti che dovrebbero essere utilizzati ed il livello di qualit di esecu-
zione in cantiere che serve per soddisfare le ipotesi assunte alla base delle regole di
progettazione. In generale, le regole relative all'esecuzione ed alla qualit di esecuzione
devono essere considerate quali requisiti minimi che possono essere ulteriormente
sviluppati per tipi particolari di edici o di costruzioni civili e di strutture di alluminio e
metodi di costruzione.
(4) La ENV 1999 - Eurocodice 9 non contiene i requisiti specici di progettazione in zona
sismica.
(5) Nella ENV 1999 - Eurocodice 9 non sono specicati i valori numerici delle azioni sugli
edici, sulle costruzioni civili e sulle strutture che devono essere considerate nel progetto.
Essi sono specicati nella ENV 1991 - Eurocodice 1 "Principi di progettazione e azioni
sulle strutture" che applicabile a tutti i tipi di costruzioni.
1.1.2 Scopo e campo di applicazione della parte 1.1 della ENV 1999 - Eurocodice 9
(1) La presente norma europea sperimentale fornisce i principi generali per la progetta-
zione degli edici, delle costruzioni civili e delle strutture di lega di alluminio.
(2) Nella presente versione iniziale della presente ENV, vengono trattati i seguenti
argomenti:
- Sezione 1: Generalit
- Sezione 2: Principi di progettazione
- Sezione 3: Materiali
- Sezione 4: Stati limite di servizio
- Sezione 5: Stati limite ultimi (membrature)
- Sezione 6: Collegamenti soggetti a carichi statici
- Sezione 7: Fabbricazione ed esecuzione
- Sezione 8: Progettazione integrata da prove
(3) La maggior parte dei contenuti della Sezione 1 e della Sezione 2 sono comuni a tutti
gli Eurocodici Strutturali, ad eccezione di alcune prescrizioni addizionali che risultano
speciche per ciascun Eurocodice.
(4) Nella presente norma europea sperimentale non sono trattati:
- resistenza al fuoco
- casi in cui potrebbero essere necessarie misure speciali per limitare le conseguenze
di incidenti
- fatica.
1.2 Distinzione tra principi e regole applicative
(1) Nel presente Eurocodice, a seconda delle caratteristiche di ciascuna prescrizione,
stata effettuata una distinzione tra Principi e Regole di Progettazione.
(2) I Principi comprendono:
- affermazioni e denizioni di natura generale per le quali non data alternativa; ed
anche
UNI Pagina 2 UNI ENV 1999-1-1:2002
- requisiti e modelli analitici per i quali non permessa alternativa a meno che non sia
specicatamente indicato.
(3) I principi sono identicati dalla lettera P che segue il numero del paragrafo.
(4) Le Regole Applicative, generalmente, sono regole riconosciute che seguono i Principi
e soddisfano i loro requisiti.
(5) consentito l'uso di regole progettuali alternative alle Regole Applicative fornite
dall'Eurocodice, sempre che sia dimostrato che la regola alternativa soddis i Principi ad
essa collegati e risulti almeno equivalente in rapporto alla resistenza, funzionalit e
durabilit raggiunte dalla struttura.
(6) Nel presente Eurocodice, le Regole Applicative sono identicate mediante un numero
tra parentesi, nel modo indicato in questo paragrafo.
1.3 Riferimenti normativi
(1)P La presente norma europea sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non,
a disposizioni contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei
punti appropriati del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti
datati, successive modiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unica-
mente se introdotte nella norma europea sperimentale come aggiornamento o revisione.
Per i riferimenti non datati vale l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferi-
mento.
1.3.1 Riferimenti sulle leghe di alluminio
1.3.1.1 Denizioni di composizione chimica, forma e tempra dei prodotti da lavorazione plastica
EN 573-1:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Numerical designation system.
EN 573-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Chemical symbol based designation system
EN 573-3:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Chemical compositions
EN 573-4:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Forms of products
EN 515:1993 Aluminium and aluminium alloys - Wrought products - Temper
designations
1.3.1.2 Condizioni tecniche di fornitura
EN 485-1:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 586-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Technical conditions
for inspection and delivery
prEN 754-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 755-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles - Technical conditions for inspection and delivery
prEN 1592-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 12020-1:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded precision proles in
alloys EN AW-6060 and EN AW-6063 - Technical conditions for
inspection and delivery
1.3.1.3 Dimensioni e propriet meccaniche
EN 485-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Mechanical properties
UNI Pagina 3 UNI ENV 1999-1-1:2002
EN 485-3:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Tolerances on shape and dimensions for hot-rolled products
EN 485-4:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Tolerances on shape and dimensions for cold-rolled products
prEN 508-2:1996 Roong products from metal sheet - Specications for self
supporting products of steel, aluminium or stainless steel -
Aluminium
EN 586-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Mechanical
properties and additional property requirements
prEN 586-3:1996 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Tolerances on
dimension and form
prEN 754-2:1996 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Mechanical properties
EN 754-3:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Round bars, tolerances on dimension and form
EN 754-4:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Square bars, tolerances on dimension and form
EN 754-5:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Rectangular bars, tolerances on dimension and form
EN 754-6:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Hexagonal bars, tolerances on dimension and form
prEN 754-7:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Seamless tubes, tolerances on dimension and form
prEN 754-8:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Porthole tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-2:1996 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles - Mechanical properties
EN 755-3:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Round bars, tolerances on dimension and form
EN 755-4:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Square bars, tolerances on dimension and form
EN 755-5:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Rectangular bars, tolerances on dimension and form
EN 755-6:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Hexagonal bars, tolerances on dimension and form
prEN 755-7:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Seamless tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-8:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Porthole tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-9:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
proles- Proles, tolerances on dimension and form
prEN 12020-2:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded precision proles in
alloys EN AW-6060 and EN AW-6063 - Tolerances on dimensions
and form
prEN 1592-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Mechanical properties
prEN 1592-3:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Tolerance on dimensions and shape of circular tubes
prEN 1592-4:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Tolerance on dimensions and form for square, rectangular and
shaped tubes
UNI Pagina 4 UNI ENV 1999-1-1:2002
1.3.1.4 Leghe di alluminio da fonderia
prEN 1559-1 Founding - Technical conditions of delivery - General
prEN 1559-2 Founding - Technical conditions of delivery - Additional
requirements for aluminium alloy castings
prEN 1706:1993 Aluminium and aluminium alloys - Castings - Chemical
composition and mechanical properties
prEN190/120 Castings - System of dimensional tolerances and machining
allowances
1.3.2 Riferimenti sulle saldature
EN 287-2:1992 Approval testing of welders - Fusion welding - Aluminium and
aluminium alloys
EN 288-1:1992 Specication and approval of welding procedures for metallic
materials - General rules for fusion welding
EN 288-4:1992 Specication and approval of welding procedures for metallic
materials - Welding procedure tests for the arc welding of
aluminium and its alloys
prEN 288-13 Specication and approval of welding procedures for metallic
materials - Welding procedure test for the arc welding of cast
aluminium and combinations of cast to wrought materials
EN 439:1994 Welding consumables - Shielding gases for arc welding and
cutting
prEN 970 Non destructive examination of welds - Visual examination
prEN 1011-1 Welding - Fusion welding of metallic materials - General
prEN 1011-4 Requirements for fusion welding of metallic materials - Aluminium
and aluminium alloys
prEN 1418 Welding personnel - Approval testing of welding operators for
fusion welding and resistance weld setters for fully mechanised
and automatic welding of metallic materials
EN 30042:1994 Arc-welded joints in aluminium and its weldable alloys - Guidance
on quality levels for imperfections
prEN (WI 121127) Welding consumables - Wire electrodes, wires and rods for arc
welding of aluminium and aluminium alloys - Classication
prEN (WI 121214) Welding consumables - Covered electrodes for manual metal arc
welding of aluminium and aluminium alloys. Classication
1.3.3 Altri riferimenti
ENV 1991-1:1994 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Basis of
design
ENV 1991-2-1:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Densities, self-weight and imposed loads
ENV 1991-2-2:1994 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures imposed to re
ENV 1991-2-3:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Snow loads
ENV 1991-2-4:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Wind actions
ENV 1993-1-1:1992 Eurocode 3: Design of steel structures - General rules and rules
for buildings
ENV 1999-1-2 Eurocode 9: Design of aluminium structures - Structural re
design
ENV 1999-2 Eurocode 9: Design of aluminium structures - Structures
susceptible to fatigue
ISO 1000:1981 SI units and recommendations for the use of their multiples and of
certain other units
UNI Pagina 5 UNI ENV 1999-1-1:2002
ISO 8930:1987 General principles on reliability for structures - List of equivalent
terms
ISO 468:1982 Surface roughness - Parameters, their values and general rules
for specifying requirements
ISO 11003-1:1993 Adhesives Determination of shear behaviour of structural bonds -
Torsion test method using butt-bonded hollow cylinders
ISO 11003-2:1993 Adhesives Determination of shear behaviour of structural bonds -
Thick-adherend tensile-test method
ISO 468:1982 Surface roughness - Parameters, their values and general rules
for specifying requirement
ISO 1302:1992 Technical drawings - Method of indicating surface texture
1.4 Ipotesi
(1) Si considerano le seguenti ipotesi di base:
- Le strutture sono progettate da personale adeguatamente qualicato e con sufciente
esperienza.
- Negli stabilimenti, negli impianti e nei cantieri garantito un adeguato livello di super-
visione e di controllo della qualit.
- La costruzione eseguita da personale dotato della necessaria abilit ed esperienza.
- I materiali da costruzione ed i prodotti impiegati sono utilizzati cos come indicato nel
presente Eurocodice oppure nelle relative speciche dei materiali e dei prodotti.
- La struttura sar sottoposta ad un adeguato livello di manutenzione (vedere 7.7).
- La struttura sar impiegata in conformit alla destinazione duso prevista in progetto.
(2) I metodi di progettazione proposti sono validi soltanto alla condizione che anche i
requisiti dellesecuzione e costruzione, specicati nella Sezione 7, siano soddisfatti.
(3) I valori numerici indicati con sono forniti a titolo indicativo. Valori differenti possono
essere specicati da ciascun Paese Membro.
1.5 Termini e denizioni
1.5.1 Termini comuni a tutti gli Eurocodici
(1) Salvo dove diversamente specicato, si applica la terminologia adottata nella
ISO 8930:1987
(2) I seguenti termini sono usati in comune per tutti gli Eurocodici con i seguenti signicati:
- costruzione: Qualunque cosa che sia costruita o risulti da operazioni di costruzione.
Questo termine copre sia gli edici che le opere di ingegneria civile e strutturale. Esso
si riferisce alla struttura completa comprendente sia gli elementi strutturali sia quelli
non-strutturali.
- esecuzione: Lattivit di realizzazione di un edicio o di opere di ingegneria civile e
strutturale. Il termine identica il lavoro in cantiere; esso pu anche signicare la
fabbricazione dei componenti al di fuori del cantiere ed il loro successivo montaggio in
cantiere.
Nota In inglese il termine "costruction" (costruzione) pu essere usato in sostituzione del termine "execution"
(esecuzione) in certe combinazioni di parole dove non vi sia ambiguit, per esempio "during
construction" (durante la costruzione).
- struttura: Combinazione organizzata di parti collegate, progettate per fornire una
certa misura di rigidezza e resistenza. Questo termine si riferisce ai componenti che
trasmettono i carichi.
- tipo di edificio o di opere di ingegneria civile e strutturale: Tipo di "costruzione"
che denisce il suo scopo per esempio: casa di abitazione, edicio industriale, ponte
stradale, vettura ferroviaria, veicolo stradale, costruzione navale, antenna o torre.
Nota "Type of costruction works" (tipo di costruzioni) non utilizzato nella lingua inglese.
UNI Pagina 6 UNI ENV 1999-1-1:2002
- tipo di struttura: Tipologia strutturale che denisce la disposizione di elementi strut-
turali, per esempio: trave, struttura triangolarizzata, struttura tubolare, arco.
- materiale da costruzione: Materiale usato nella costruzione, per esempio: calce-
struzzo, acciaio, legno, muratura, alluminio.
- sistema costruttivo: Indicazione del materiale strutturale principale, per esempio:
costruzione di calcestruzzo armato, costruzione di acciaio, costruzione di legno,
costruzione di muratura.
- procedimento esecutivo: Metodo mediante il quale la costruzione eseguita, per
esempio: saldata in opera, prefabbricata, eseguita a sbalzo.
- sistema strutturale: Gli elementi strutturali portanti di un edicio o di opere di
ingegneria civile o strutturale e la modalit di funzionamento di tali elementi ipotizzata
per la modellazione.
(3) Le terminologie equivalenti nelle varie lingue sono date nel prospetto 1.1
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)
Inglese Francese Tedesco
Construction works Construction Bauwerk
Execution Excution (Bau)-Ausfhrung
Structure Structure Tragwerk
Type of building or civil engineering
works
Nature de construction Art des Bauwerks
Form of structure Type de structure Art des Tragwerks
Construction material Matriau de construction Baustoff; Werkstoff
*)
(* nur im Stahlbau)
Type of construction Mode de construction Bauweise
Method of construction Procd dexcution Bauverfahren
Structural system Systme structural Tragsystem
Italiano Olandese Spagnolo
Costruzione Bouwwerk Construccin
Esecuzione Uitvoering Ejecucin
Struttura Draagconstructie Estructura
Tipo di Cotruzione Type Bouwwerk Naturaleza de la construccin
Tipo di struttura Type draagconstructie Tipo de estructura
Materiale da costruzione Constructie materiaal Material de construccin
Sistema costruttivo Bouwwijze Modo de construccin
Procedimento esecutivo Bouwmethode Procedimiento de ejecucin
Sistema strutturale constructief systeem Sistema estructural
UNI Pagina 7 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)
1.6 Unit di misura S.I.
(1) Devono utilizzarsi le unit di misura del S.I in conformit con la ISO 1000:1981
(2) Per i calcoli di progetto, si raccomanda luso delle seguenti unit di misura:
- Forze e carichi: kN, kN/m, kN/m
2
- Massa specica: kg/m
3
- Peso specico: kN/m
3
- Tensioni e resistenze: N/mm
2
(=MN/m
2
o MPa)
- Momenti (ettente....): kNm.
1.7 Simboli usati nella presente norma europea
1.7.1 Lettere latine maiuscole
A Azione accidentale, Area
B Forza nel bullone
C Capacit; valore ssato, coefciente
D Danno (valutazione della resistenza a fatica)
E Modulo di elasticit
F Azione
F Forza
G Azione permanente
Portoghese Svedese Norvegese
Construo Byggnadsverk Byggverk
Execuo Utfrande Utfrelse
Estrutura Brverk Brende konstruksjon
Tipo de edicio ou de obras de
engenharia civil
Typ av byggnadsverk Type byggverk
Tipo de estrutura Typ av brverk Konstruksjonsform
Material de construo Byggmaterial Byggemateriale
Tipo de construo Typ av konstruktion med avseende
p material
Konstruksjonstype
(etter hovedmateriale)
Processo construtivo Byggnadsstt Utfrelsesmetode
Sistema estrutural Brande system Brende system
Finlandese Danese Greco
Rakennuskohde Bygge- og anlgsarbejde s
Tynsuoritus Udfrelse
Rakenne Brende konstruktion
Rakennuksen tai maa - ja
vesirakennuskohteen tyyppi
Arten af bygge- och anlgsarbejde s s
Rakenteen muoto Konstruktionsprincip s
Rakennusmateriaali Konstruktionsmateriale s
Rakenteen materiaali Konstruktionstype s s
Rakentamistapa Udfrelsesmetode s s
Rakennejrjestelm Brende system s

UNI Pagina 8 UNI ENV 1999-1-1:2002


G Modulo di elasticit trasversale
H Carico o azione orizzontale totale
I Momento di inerzia
K Fattore di rigidezza (I/L)
L Lunghezza; campata; lunghezza di sistema
M Momento in generale
M Momento ettente
N Forza assiale
Q Azione variabile
R Resistenza; reazione
S Forze interne e momenti (con indici d o k)
S Rigidezza (rigidezza a taglio, rigidezza rotazionale, con indici v, j ...)
T Momento torcente; temperatura
V Azione tagliante; carico verticale totale o reazione
W Modulo di resistenza
X Valore di una propriet di un materiale
1.7.2 Lettere greche maiuscole
Differenza in . (precede il simbolo principale).
1.7.3 Lettere latine minuscole
a Distanza, dato geometrico
a Sezione di gola di una saldatura, rapporto di area
b larghezza; ampiezza
c Distanza; sporgenza
d Diametro; profondit; lunghezza della diagonale
e Eccentricit; spostamento dellasse neutro
e Distanza dal bordo; distanza dalla estremit
f Resistenza (di un materiale)
g Intervallo; coefciente del gradiente tensionale
h Altezza
i Raggio di inerzia; numero intero
k coefciente; fattore
l (o l o L) Lunghezza; campata; lunghezza di sistema
n Rapporto fra forze o tensioni normali
n Numero di
p Passo; interasse
q Forza uniformemente distribuita
r Raggio; raggio di raccordo
s Passo sfalsato; distanza
t Spessore
u, v, w Componenti dello spostamento
uu Asse maggiore
vv Asse minore
xx, yy, zz Assi ortogonali
UNI Pagina 9 UNI ENV 1999-1-1:2002
1.7.4 Lettere greche minuscole
(alpha) Angolo; rapporto; coefciente
Coefciente di dilatazione termica lineare
(beta) Angolo; rapporto; coefciente
(gamma) Coefciente parziale di sicurezza, rapporto
(epsilon) Deformazione
(eta) Coefciente
(theta) Angolo; pendenza
(lambda) Rapporto di snellezza; rapporto
(mu) Coefciente di attrito; coefciente
(ni) Coefciente di Poisson
(rho) Coefciente di riduzione; massa specica
(sigma) Tensione normale
(tau) Tensionale tangenziale
(phi) Rotazione; pendenza; rapporto
(chi) Fattore di riduzione (per linstabilit)
(psi) Rapporto tra tensioni; coefciente di riduzione
Coefciente che denisce i valori rappresentativi delle azioni variabili
1.7.5 Indici
A Accidentale; area
a Capacit locale di una sezione netta soggetta a trazione o compressione
a, b Prima, seconda alternativa
b Rifollamento, instabilit
b Bullone; trave; calastrello
C Capacit; conseguenze
c Sezione trasversale
c Calcestruzzo; colonna
com Compressione
cr Critico
d Progetto; diagonale
dst Instabilizzante
E Effetto delle azioni (con d o k)
E Eulero
eff Efcace
e Efcace (con ulteriore indice)
el Elastico
ext Esterno
f Ala; dispositivo di giunzione
c Fittizio
g (oppure gr) Lordo
G Azione permanente
h Altezza; pi alto; orizzontale
haz Zona alterata termicamente
i Interno
inf Inferiore; pi basso
i, j, k Indici (in sostituzione di valori numerici)
j Giunto
k Caratteristica
UNI Pagina 10 UNI ENV 1999-1-1:2002
l Pi basso
L Lungo
LT Latero-torsionale
M Materiale
M (Ammesso per) momento ettente
m Flettente; media
max Massimo
min Minimo
N (Ammesso per) forza assiale
n Normale
net Netto
nom Nominale
o Foro; iniziale; esterno
o Snervamento globale in trazione e compressione
o Punto di momento nullo
ov Sovrapposizione
p Piatto, cerniera; imbottitura
p Precarico (forza)
p Parziale; punching shear
pl Plastico
Q Azione variabile
R Resistenza
r Chiodo; vincolo
rep Rappresentativo
S Forza interna, momento interno
s Sollecitazione di trazione (area); stabilit globale
s Scorrimento; piano
st Rigido; irrigidimento
ser Servizio
stb Stabilizzante
sup Superiore; pi alto
t (oppure ten) Trazione
t (oppure tor) Torsione
u Asse maggiore della sezione trasversale
u Ultima (resistenza a rottura per trazione)
ult Ultimo (stato limite)
V (Ammesso per) azione tagliante
v Taglio; verticale
v Asse minore della sezione trasversale
vec Effetti vettoriali
w Anima; saldatura; ingobbamento
x Asse lungo la membratura; allungamento
y Asse della sezione trasversale
z Asse della sezione trasversale
Tensione normale
Tensione tangenziale
Perpendicolare
Parallela
0,2 Resistenza al limite elastico convenzionale, corrispondente allo 0,2% della
deformazione residua
UNI Pagina 11 UNI ENV 1999-1-1:2002
1.7.6 Uso degli indici nella presente norma europea sperimentale
(1) I valori delle resistenze e delle propriet dei materiali in lega di alluminio sono
nominali, trattati alla stregua di valori caratteristici, ma indicati come segue:
f
0,2
resistenza al limite elastico convenzionale; notazione semplicata: f
o
f
haz
resistenza del materiale nelle zone alterate termicamente
f
u
resistenza a rottura
E modulo di elasticit
(2) Nella presente norma europea sperimentale, per evitare ambiguit, gli indici sono
sempre indicati per esteso. Comunque, per praticit, laddove la loro omissione non
causa di ambiguit, alcuni indici possono essere omessi.
(3) Laddove sono richiesti i simboli con indici multipli, essi sono stati raggruppati secondo
la seguente sequenza:
- parametro principale: per esempio M, N,
- tipo di variante: per esempio pl, eff, b, c
- direzione: per esempio t, v
- asse: per esempio y, z
- posizione: per esempio 1, 2, 3
- natura: per esempio R, E
- livello: per esempio d, k
- indice: per esempio 1, 2, 3
(4) Le virgole sono utilizzate per separare gli indici in coppie di caratteri, con le seguenti
eccezioni:
- Gli indici con pi di un carattere non sono suddivisi.
- Esempio: le combinazioni Rd, Sd, ecc. non sono suddivise.
(5) Quando due indici relativi al tipo di variante sono necessari per descrivere un
parametro, essi possono essere separati da una virgola, per esempio: M,
1.7.7 Convenzione per gli assi delle membrature
(1) In generale la convenzione per gli assi delle membrature la seguente:
x-x lungo la membratura
y-y asse della sezione trasversale
z-z asse della sezione trasversale
(2) Per le membrature in lega di alluminio con sezione ad I, le convenzioni usate per gli
assi della sezione trasversale sono le seguenti:
- in generale:
y-y asse della sezione trasversale parallelo alle ange
z-z asse della sezione trasversale perpendicolare alle ange
- per sezioni angolari:
y-y asse parallelo allala minore
z-z asse perpendicolare allala minore
- laddove necessario:
u-u asse maggiore (quando questo non coincide con lasse yy)
v-v asse minore (quando questo non coincide con lasse zz)
(3) Alcune tipiche tipologie di sezioni estruse in lega di alluminio sono rappresentate in
gura 1.1.
UNI Pagina 12 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 1.1 Sezioni in lega di alluminio
(4) la convenzione usata per gli indici che indicano gli assi dei momenti la seguente:
"Si indichi lasse intorno al quale agisce il momento."
(5) per esempio, per una sezione ad I, il momento agente nel piano dellanima indicato
con M
y
, in quanto esso agisce intorno allasse della sezione trasversale parallelo alle
ange.
UNI Pagina 13 UNI ENV 1999-1-1:2002
2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE
2.1 Requisiti fondamentali
(1)P Una struttura deve essere progettata e realizzata in modo tale che:
- con accettabile grado di probabilit essa rimarr idonea all'uso alla quale stata
destinata tenendo conto della sua durata prevista e del suo costo, inoltre:
- essa sopporter, con un adeguato grado di afdabilit, tutte le azioni e tutti gli effetti
che hanno probabilit di intervenire durante lesecuzione e l'esercizio ed avr una
durata adeguata in relazione ai costi di manutenzione.
(2)P Una strutture deve inoltre essere progettata in modo tale che, a seguito di eventi
quali esplosioni, urti o conseguenze di errori umani, il suo danneggiamento non sia
sproporzionato rispetto alla causa originaria.
(3)P Il danno potenziale deve essere limitato o evitato attraverso una appropriata scelta di
una o pi delle precauzioni volte a:
- evitare, eliminare o ridurre i rischi che la struttura deve sostenere;
- scegliere una tipologia strutturale che abbia una ridotta sensibilit ai rischi considerati;
- assicurare il collegamento della struttura nel suo insieme;
- scegliere una tipologia strutturale ed un progetto capaci di resistere adeguatamente
alla rimozione accidentale di un singolo elemento.
(4)P I requisiti sopra indicati devono essere soddisfatti attraverso la scelta di materiali
idonei, attraverso un adeguato progetto e studio dei dettagli costruttivi ed attraverso
l'indicazione di speciche procedure per il controllo della produzione, costruzione ed uso,
secondo quanto necessario per il particolare progetto.
2.2 Denizioni e classicazioni
2.2.1 Stati limite e situazioni di progetto
2.2.1.1 Stati limite
(1)P Gli stati limite rappresentano condizioni oltre le quali la struttura non soddisfa pi i
requisisti delle prestazioni di progetto. Gli stati limite si classicano in:
- stati limite ultimi;
- stati limite di servizio.
(2)P Gli stati limite ultimi sono quelli associati al collasso o ad altre forme di cedimenti
strutturali che possono mettere in pericolo la sicurezza delle persone.
(3)P Anche gli stati che precedono il collasso strutturale, che, per semplicit, sono consi-
derati in luogo del collasso medesimo, sono classicati e trattati quali stati limite ultimi.
(4)P Gli stati limite ultimi che devono essere presi in considerazione comprendono:
- la perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte, considerata come corpo
rigido;
- il collasso per eccessiva deformazione, rottura, o perdita di stabilit della struttura o di
una parte di essa, comprendendo i vincoli e le fondazioni.
(5) Gli stati limite di servizio corrispondono agli stati oltre i quali i criteri di servizio speci-
cati non sono pi soddisfatti.
(6) Gli stati limite di servizio che possono essere presi in considerazione comprendono:
- le deformazioni o gli spostamenti che compromettono l'aspetto esteriore o l'uso
efciente della struttura (includendo il corretto funzionamento dei macchinari e dei
servizi) o che inducono danni alle niture e agli elementi non strutturali;
- le vibrazioni che creano fastidio alle persone, danni alledicio o ai suoi contenuti, o
che ne limitano la funzionalit.
UNI Pagina 14 UNI ENV 1999-1-1:2002
2.2.1.2 Situazioni di progetto
(1) Le situazioni di progetto sono classicate come:
- situazioni persistenti, corrispondenti alle normali condizioni di uso della struttura;
- situazioni transitorie, per esempio durante la costruzione o la riparazione;
- situazioni accidentali. Le situazioni accidentali si riferiscono a situazioni eccezionali
che non possono essere il risultato di un incidente.
2.2.2 Azioni
2.2.2.1 Denizioni e principale classicazione
*)
(1)P Unazione (F) :
- una forza (carico) applicata alla struttura (azione diretta) oppure;
- una deformazione imposta (azione indiretta), per esempio effetti della temperatura o
assestamento.
(2)P Le azioni sono classicate:
a) secondo la loro variazione nel tempo:
- azioni permanenti (G), per esempio il peso proprio delle strutture,
equipaggiamenti, impianti ausiliari e ssi;
- azioni variabili (Q), per esempio carichi imposti, carichi mobili, carichi di vento,
carichi di neve o carichi alternati;
- azioni accidentali (A), per esempio esplosioni, urti di masse volanti, urti da
collisione.
b) Secondo la loro variazione nello spazio:
- azioni sse, per esempio il peso proprio [ma vedere 2.3.2.3(2) per le strutture
molto sensibili alla variazione del peso proprio];
- azioni variabili, che derivano da diverse disposizioni delle azioni, per esempio
carichi mobili imposti, carichi di vento, carichi di neve o carichi alternati.
(3) Ulteriori classicazioni relative alla risposta strutturale sono fornite nelle prescrizioni
pertinenti.
2.2.2.2 Valori caratteristici delle azioni
(1)P I valori caratteristici F
k
, sono specicati:
- nellEurocodice 1- Parte 2 (ENV 1991-2-1, ENV 1991-2-2, ENV 1991-2-3,
ENV 1991-2-4) oppure in altre norme relative ai carichi, oppure;
- dal cliente o dal progettista di concerto con il cliente, purch siano rispettate le dispo-
sizioni minime specicate dalle relative norme sui carichi oppure dallAutorit compe-
tente.
(2)P Per le azioni permanenti dove il coefciente di variazione ampio o dove le azioni
hanno probabilit di variare durante la vita della struttura (per esempio per alcuni carichi
permanenti imposti) si fatta distinzione fra due valori caratteristici, uno superiore (G
k,sup
)
ed uno inferiore (G
k,inf
). Altrove sufciente un solo valore caratteristico (G
k
)
(3) Nella maggior parte dei casi, il peso proprio della struttura pu essere calcolato sulla
base delle dimensioni nominali e delle masse speciche medie.
(4) Per le azioni variabili il valore caratteristico (Q
k
) corrisponde in alternativa:
- al valore superiore avente una probabilit assegnata di non essere superato o al
valore inferiore avente una probabilit denita di non essere raggiunto durante un
certo periodo di riferimento, tenendo conto della durata della vita prevista della
struttura o della durata assunta per la situazione di progetto, oppure;
- al valore specicato.
(5) Per le azioni eccezionali il valore caratteristico A
k
(quando applicabile) corrisponde
generalmente ad un valore specicato.
*) Denizioni pi complete sulla classicazione delle azioni sono riportate nella ENV 1991-1.
UNI Pagina 15 UNI ENV 1999-1-1:2002
2.2.2.3 Valori rappresentativi delle azioni variabili
)
(1)P Il valore rappresentativo principale il valore caratteristico Q
k
.
(2)P Gli altri valori rappresentativi sono correlati al valore caratteristico Q
k
attraverso un
fattore .
Questi valori sono deniti come:
- valore di combinazione:
o
Q
k
(vedere 2.3.2.2)
- valore frequente:
1
Q
k
(vedere 2.3.4)
- valore quasi-permanente:
2
Q
k
(vedere 2.3.4)
(3) Per la verica a fatica e per le analisi dinamiche si utilizzano valori rappresentativi
supplementari.
(4) I fattori
o

1
e
2
sono specicati:
- nella ENV 1991 Eurocodice 1 o in altre norme relative ai carichi, oppure;
- dal cliente o dal progettista di concerto con il cliente, purch siano rispettate le dispo-
sizioni minime specicate dalle relative norme per i carichi oppure dallAutorit
competente.
2.2.2.4 Valori di progetto delle azioni
(1)P Il valore di progetto F
d
di una azione espresso in termini generali come segue:
F
d
=
F
F
k
(2.1)
dove:

F
il coefciente parziale di sicurezza - che tiene conto, per esempio, della
possibilit di una variazione non favorevole delle azioni, della possibilit di una
modellazione delle azioni poco accurata, dell'incertezza nella valutazione degli
effetti delle azioni e dell'incertezza nella valutazione dello stato limite considerato.
(2) Esempi specici delluso di
F
sono riportati nella ENV 1991-1.
2.2.2.5 Valori di progetto degli effetti delle azioni
(1)P Gli effetti delle azioni (E) sono le risposte (per esempio forze e momenti interni,
tensioni, deformazioni) della struttura alle azioni. I valori di progetto degli effetti delle
azioni (E
d
) sono determinati a partire dai valori di progetto delle azioni, dai dati geometrici
e dalle propriet dei materiali, quando applicabili:
E
d
= E(F
d
, a
d
, ...) (2.2)
dove:
a
d
denito in 2.2.4.
2.2.3 Propriet dei materiali
2.2.3.1 Valori caratteristici
(1)P Una propriet del materiale rappresentata da un valore caratteristico X
k
che in
generale corrisponde al frattile della distribuzione statistica della particolare propriet del
materiale, specicata dalle relative norme ed ottenuta da prove eseguite in condizioni
specicate.
(2) In certi casi un valore nominale utilizzato quale valore caratteristico.
(3) Le propriet del materiale per le strutture di alluminio sono generalmente rappre-
sentate attraverso valori nominali utilizzati quali valori caratteristici.
Nota Un valore minimo garantito pu essere denito quale valore nominale, vedere 3.1 (1).
(4) Una propriet del materiale pu avere due valori caratteristici, il valore superiore ed
il valore inferiore. Nella maggior parte dei casi vi necessit di considerare solo il valore
inferiore. Tuttavia, valori pi elevati della resistenza al limite elastico convenzionale
) Denizioni pi complete dei valori rappresentativi sono riportate nella ENV 1991-1.
UNI Pagina 16 UNI ENV 1999-1-1:2002
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% dovrebbero, per esempio, essere
considerati in casi speciali nei quali gli effetti della sovraresistenza possono indurre una
riduzione della sicurezza.
2.2.3.2 Valori di progetto
(1)P Il valore di progetto X
d
di una propriet del materiale generalmente denito come:
X
d
= X
k
/
M
dove:

M
il coefciente parziale di sicurezza per la propriet del materiale.
(2)P Per le strutture in lega di alluminio, la resistenza di progetto R
d
in genere deter-
minata direttamente dai valori caratteristici delle propriet del materiale e dai dati geome-
trici:
R
d
= R(X
k
, a
K
, ...)/
M
(2.3)
dove:

M
il coefciente parziale di sicurezza per la resistenza.
(3) Il valore caratteristico R
k
pu essere determinato attraverso prove. Le linee guida sono
fornite nella Sezione 8.
2.2.4 Dati geometrici
(1)P I dati geometrici sono in genere rappresentati attraverso i loro valori nominali:
a
d
= a
nom
(2.4)
(2)P In alcuni casi i valori geometrici di progetto sono deniti da:
a
d
= a
nom
+ a (2.5)
I valori di a sono forniti nei punti appropriati.
(3) Per le imperfezioni da adottare nellanalisi globale della struttura, vedere appendice D.
2.2.5 Disposizioni di carico e condizioni di carico
)
(1)P Una disposizione di carico identica la posizione, lampiezza e la direzione di una
azione variabile, vedere ENV 1991-1.
(2)P Una condizione di carico identica disposizioni di carico compatibili, gruppi di defor-
mazioni e di imperfezioni considerati per una particolare verica.
2.3 Requisiti di progetto
2.3.1 Generalit
(1)P Si deve vericare che nessuno dei relativi stati limite sia superato.
(2)P Devono essere considerate tutte le relative situazioni di progetto e condizioni di
carico.
(3)P Devono essere considerate le possibili variazioni di direzione o di posizione delle
azioni assunte.
(4)P I calcoli devono essere svolti usando appropriati modelli di progetto (integrati, se
necessario, da prove) coinvolgendo tutte le variabili pertinenti. I modelli devono essere
sufcientemente precisi per prevedere il comportamento strutturale, commisurati alla
prevista qualit della lavorazione ed alla afdabilit delle informazioni sulle quali il
progetto basato.
) Le regole dettagliate sulle disposizioni dei carichi e sulle condizioni di carico sono fornite dalla ENV 1991-1.
UNI Pagina 17 UNI ENV 1999-1-1:2002
2.3.2 Stati limite ultimi
2.3.2.1 Condizioni di verica
(1)P Quando si considera uno stato limite di equilibrio statico o di grandi spostamenti o
deformazioni della struttura, si deve vericare che:
E
d,dst
E
d,stb
(2.6)
dove:
E
d,dst
leffetto di progetto delle azioni instabilizzanti;
E
d,stb
leffetto di progetto delle azioni stabilizzanti.
(2)P Quando si considera uno stato limite di rottura o di eccessiva deformazione di una
sezione, membratura o collegamento (fatta esclusa la fatica), si deve vericare che:
E
d
R
d
(2.7)
dove:
E
d
il valore di progetto di una forza o di momento interno (o di un rispettivo vettore
di diverse forze e momenti interni);
R
d
la corrispondente resistenza di progetto.
(3)P Quando si considera lo stato limite di trasformazione di una struttura in un mecca-
nismo, si deve vericare che il meccanismo non si instauri a meno che le azioni eccedano
i loro valori di progetto, tenendo conto dei rispettivi valori di progetto di tutte le propriet
strutturali.
(4)P Quando si considera uno stato limite di stabilit indotto da effetti del secondo ordine,
si deve vericare che linstabilit non intervenga a meno che le azioni eccedano i loro
valori di progetto, tenendo conto dei rispettivi valori di progetto di tutte le propriet strut-
turali. Inoltre, le sezioni devono essere vericate in accordo a quanto riportato al prece-
dente (2).
(5)P Quando si considera uno stato limite di rottura indotto dalla fatica, si deve vericare
che il valore di progetto dellindice di danno D
d
non ecceda il valore unitario, vedere
ENV 1999-2.
2.3.2.2 Combinazioni delle azioni
(1)P Per ciascuna condizione di carico i valori di progetto E
d
degli effetti delle azioni
devono essere determinati attraverso le regole di combinazione, introducendo i valori di
progetto delle azioni forniti nella ENV 1991-1.
2.3.2.3 Coefcienti parziali di sicurezza per le resistenze (Stati Limite Ultimi)
(1) I coefcienti parziali di sicurezza per le resistenze sono forniti nei punti pertinenti delle
Sezioni 5 e 6.
(2) Qualora le propriet strutturali siano determinate attraverso prove, vedere Sezione 8.
(3) Per le veriche a fatica vedere il prENV 1999-2.
2.3.3 Stati limite di esercizio
(1)P Si deve vericare che:
E
d
C
d
oppure E
d
R
d
(2.8)
dove:
C
d
un valore nominale o una funzione di certe propriet di progetto dei materiali
relativo alleffetto di progetto delle azioni considerate;
E
d
leffetto di progetto delle azioni, determinato sulla base di una delle
combinazioni denite di seguito.
La combinazione richiesta identicata nel particolare punto per ciascuna verica di
esercizio.
(2)P Le combinazioni delle azioni per gli stati limite di esercizio sono denite nella
ENV 1991-1.
UNI Pagina 18 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) I valori di
M
dovrebbero essere assunti pari ad per tutti gli stati limite di esercizio,
salvo nei casi in cui diversamente indicato in alcune particolari punti.
2.4 Durabilit
(1)P Al ne di garantire una adeguata durabilit della struttura si devono considerare i
seguenti fattori tra loro interconnessi:
- limpiego della struttura;
- la prestazione richiesta;
- le condizioni ambientali previste;
- la composizione, propriet e prestazioni dei materiali;
- la forma delle membrature e dei dettagli strutturali;
- la qualit delle lavorazioni e lentit dei controlli;
- le misure protettive particolari;
- la probabile manutenzione nel corso della vita prevista.
(2) Le condizioni ambientali interne ed esterne dovrebbero essere stimate durante la fase
di progetto, per valutare la loro inuenza in relazione alla durabilit e per predisporre
adeguati provvedimenti da adottare per la protezione dei materiali (vedere 3.4).
2.5 Resistenza allincendio
(1) Per la resistenza allincendio, fare riferimento alla ENV 1999-1-2.
3 MATERIALI
3.1 Generalit
(1) I valori delle propriet dei materiali specicate nella presente Sezione sono i valori
minimi garantiti dei valori nominali, da assumersi quali valori caratteristici nei calcoli di
progetto (vedere 5.3.5).
(2) I valori relativi ad altre propriet del materiale sono specicati nelle EN elencate
in 1.3.1.3 e 1.3.1.4, nei prEN e nelle norme ISO.
3.2 Alluminio per uso strutturale
3.2.1 Serie dei materiali
(1) La presente norma europea sperimentale riguarda il progetto di strutture realizzate
mediante materiali in lega di alluminio elencati nel prospetto 3.1a per leghe da lavora-
zione plastica, conformemente alle EN elencate in 1.3.1.1, e per limpiego in strutture
realizzate mediante le leghe da fonderia elencate nel prospetto 3.1b, conformemente
allelenco delle EN di cui in 1.3.1.4.
1,0
UNI Pagina 19 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 3.1a Leghe di alluminio da lavorazione plastica per strutture
prospetto 3.1b Leghe di alluminio da fonderia per strutture
(2) Essa pu anche essere impiegata per altre leghe di alluminio per uso strutturale
elencate nelle norme EN oppure ISO, purch esistano adeguati dati che servano a giusti-
care lapplicazione di regole di progettazione e fabbricazione pertinenti.
(3)P Se tali adeguati dati devono essere determinati attraverso prove, i procedimenti di
prova e la valutazione delle prove devono essere conformi a 6.5.9.5 e 6.8.3 della presente
norma europea sperimentale e i requisiti per le prove devono essere in linea con quelli
richiesti nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.
(4)Per una indicazione sulla scelta delle leghe di alluminio, vedere appendice B.
3.2.2 Propriet del materiale per le leghe di alluminio da lavorazione plastica
3.2.2.1 Valori minimi garantiti
(1) I valori limite minimi della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispon-
dente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per le
leghe di alluminio da lavorazione plastica per una serie di tempra e di spessori sono
specicate nel prospetto 3.2a, per lamiere, nastri e piatti; nel prospetto 3.2b, per tondi e
Designazione della lega Forma del prodotto Durabilit
Numerica Simboli chimici
EN AW-3103 EN AW-Al Mn1 SH, ST, PL, ET A
EN AW-5083 EN AW-Al Mg4,5Mn0,7 SH, ST, PL, ET, SEP, ER/B, DT, FO A
EN AW-5052 ENl AW-Al Mg2,5 SH, ST, PL A
EN AW-5454 EN AW-Al Mg3Mn SH, ST, PL A
EN AW-5754 EN AW-Al Mg3 SH, ST, PL, FO A
EN AW-6060 EN AW-Al MgSi ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6061 EN AW-Al Mg1SiCu SH, ST, PL, ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6063 EN AW-Al Mg0,7Si ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6005 EN AW-Al SiMg(A) EP B
EN AW-6082 EN AW-Al Si1MgMn SH, ST, PL, ET, EP, ER/B, DT, FO B
EN AW-7020 EN AW-Al Zn4,5MgCu SH, ST, PL, ET, SEP, ER/B, DT C
Legenda: SH - lamiera.
ST - nastro.
PL - piatto.
ET - tubo estruso.
EP - prolo estruso.
SEP - prolo estruso semplice.
ER/B - tondi e barre estrusi.
DT - tubo tralato.
FO - fucinati.
Designazione della lega Durabilit
Numerica Simboli chimici
EN AC-42100 EN AC-Al Si7Mg0,3 B
EN AC-42200 EN AC-Al Si7Mg0,6 B
EN AC-43200 EN AC-Al Si10Mg(Cu) C
EN AC-44100 EN AC-Al Si12(b) B
EN AC-51300 EN AC-Al Mg5 A
UNI Pagina 20 UNI ENV 1999-1-1:2002
barre estrusi, tubi e proli estrusi e tubi tralati; nel prospetto 3.2c, per tubi saldati elettri-
camente; nel prospetto 3.2d, per i prodotti fucinati.
(2) I valori limite minimi riportati nei prospetti 3.2a e 3.2d possono essere utilizzati come
valori caratteristici nei calcoli per strutture soggette a temperature di servizio minori di
100 C (vedere 5.3.5). Per le strutture soggette a temperature elevate dovute ad incendio,
vedere la ENV 1999-1-2:1997.
prospetto 3.2a Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Lamiere, nastri e piatti
Lega Tempra Spessore
mm
f
0,2
resistenza al limite elastico
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza
ultima
N/mm
2
A
50
allungamento
minimo
%
da no a
EN AW-3103 H14 0,2 25 120 140 2
H16 0,2 4 145 160 1
EN AW-5052 H12 0,2 4 160 210 4
H14 0,2 2 180 230 3
EN AW-5454 O/H111 0,2 8 85 215 12
H24/H34 0,2 25 200 270 4
EN AW-5754 O/H111 0,2 100 80 190 12
H24/H34 0,2 25 160 240 6
EN AW-5083 O/H111 0,2 50 125 275 11
50 80 115 270 14
H24/H34 0,2 25 250 340 4
EN AW-6061 T4 0,4 12,5 110 205 12
T6 0,4 12 240 290 6
EN AW-6082 T4 0,4 12 110 205 12
T6 0,4 6 260 310 6
6 12,5 255 300 9
T651 12 100 240 295 8
EN AW-7020 T6 0,4 12,5 280 350 7
T651 12,5 40 9
1)
1)
Basati su A e non su A
50
.
Nota I valori minimi dell'allungamento non si applicano all'intero campo degli spessori specicati, ma generalmente ai
materiali pi sottili. Di solito, i valori pi elevati dellallungamento si applicano a materiali pi spessi. Per gli effettivi
valori minimi, vedere EN e prEN elencati in 1.3.1.3.
UNI Pagina 21 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 3.2b Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Proli estrusi, tubi estrusi, barre e tondi estrusi e tubi tralati
Lega Forma del
prodotto
Tempra Dimensione t,
spessore della
parete o
spessore
mm
f
0,2
resistenza al limite elastico
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza
ultima
N/mm
2
A
50
allungamento
minimo
%
EN AW-5083 ET, EP, ER/B F, H112 t 200 110 270 12
DT H12
H22
H32
t 10 200 280 6
H14
H24
H34
t 5 235 300 4
EN AW-6060 EP, ET, ER/B T5 t 5 120 160 8
EP 5 < t 25 100 140 8
ET, EP, ER/B T6 t 15 140 170 8
DT t 20 160 215 12
EN AW-6061 ET, EP, ER/B,
DT
T6 t 20 240 260 8
EN AW-6063 EP, ET, ER/B T5 t 3 130 175 8
EP 3 < t 25 110 160 7
ET, EP, ER/B T6 t 10 170 215 8
DT t 20 190 220 10
EN AW-6005A EP/O T6 t 5 225 270 8
5 < t 10 215 260 8
10 < t 25 200 250 8
EP/H T6 t 5 215 255 8
5 < t 15 200 250 8
EN AW-6082 EP, ET, ER/B T4 t 25 110 205 14
EP/O, EP/H T5 t 5 230 270 8
EP/O, EP/H
ET
T6 t 5 250 290 8
5 < t 25 260 310 10
ER/B T6 t 20 250 295 8
20 < t 150 260 310 8
DT T6 t 5 255 310 8
5 < t 20 240 310 10
EN AW-7020 EP/ER/B, DT,
ET
T6 t 15 280 350 10
Legenda EP - Prolo estruso EP/O - Proli aperto estruso
EP/H - Proli cavo estruso ET - Tubo estruso
ER/B - Tondo e barra estrusi DT - Tubo tralato
Nota 1 Quando i valori sono riportati in grassetto, consentito utilizzare, per alcune forme, spessori maggiori e/o valori
delle propriet meccaniche pi elevati. Vedere EN e prEN elencati in 1.3.1.3.
Nota 2 Quando i valori minimi dellallungamento sono riportati in grassetto, per alcune forme e spessori, possono
essere assunti valori minimi maggiori.
Nota 3 Nei casi in cui per un prodotto estruso si fa uso di spessori che rientrano nell'intervallo degli spessori sopra
indicati, pu essere utilizzato il maggiore tra i valori specicati, purch il produttore sia in grado di comprovare
lopportunit di assumere un tale valore, attraverso un appropriato certicato di assicurazione della qualit.
UNI Pagina 22 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 3.2c Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Tubi saldati elettricamente
prospetto 3.2d Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Prodotti fucinati (L: longitudinale)
(3) In alternativa, quali valori caratteristici, per un'ampia serie di tempre e di spessori, in
aggiunta a quelli ricoperti dai prospetti da 3.2a a 3.2d, possono essere utilizzati i valori
limite specicati nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.3.
(4) I valori minimi dell'allungamento specicati nei prospetti da 3.2a a 3.2d sono soltanto
di tipo informativo.
3.2.3 Propriet del materiale per le leghe di alluminio da fonderia
3.2.3.1 Valori minimi garantiti
(1) Nel prospetto 3.3, per una serie di leghe e di tempre, sono riportati i valori minimi
garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla deforma-
zione residua dello 0,2% e della resistenza a trazione ultima f
u
per le barre di prova in
leghe di alluminio colate in sabbia ed in conchiglia.
Lega Tempra f
0,2
resistenza al limite elastico
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza ultima
N/mm
2
A
50
allungamento minimo
%
EN AW-3103 Hx65 150 170 3
Hx85 170 190 2
Lega Tempra Spessore
no a
Direzione f
0,2
resistenza al limite elastico
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza
ultima
N/mm
2
A
50
allungamento
minimo
%
EN AW-5754 H112 150 Longitudinale
(L)
80 180 15
EN AW-5083 H112 150 Longitudinale
(L)
120 270 12
Trasversale
(T)
110 260 10
EN AW-6082 T6 100 Longitudinale
(L)
260 310 6
Trasversale
(T)
250 290 5
UNI Pagina 23 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 3.3 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione f
u
per leghe di alluminio da
fonderia - Colate
(2) In alternativa, per una serie di processi di fusione e di altre tempre, si possono
utilizzare i valori specicati nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.4.
(3)P Le regole di progetto della presente norma europea sperimentale non devono essere
applicate alle colate. Le leghe da fonderia specicate nel prospetto 3.3 dovrebbero essere
usate per strutture portanti a patto che la loro adeguatezza e resistenza possa essere
determinata mediante prove, vedere 8.1(2). Inoltre, per la produzione delle colate, a
discrezione del progettista, devono essere eseguite procedure di controllo della qualit.
3.2.4 Dimensioni, massa e tolleranze
(1)P Le dimensioni e le tolleranze dei prodotti estrusi per uso strutturale, prodotti in
lamiere e piatti, tubi tralati, tubi saldati elettricamente, li e fucinati, devono essere
conformi alle EN ed ai prEN elencati in 1.3.1.3.
(2)P Le dimensioni e le tolleranze dei prodotti da fonderia per uso strutturale devono
essere conformi alle EN ed ai prEN elencati in 1.3.1.4
3.2.5 Valori di progetto delle costanti del materiale
(1)P Le costanti del materiale da adottarsi nei calcoli per le leghe di alluminio considerate
nella presente norma europea sperimentale devono essere assunte come segue:
- modulo di elasticit E = 70 000 N/mm
2
;
- modulo di elasticit tangenziale G = 27 000 N/mm
2
;
- coefciente di Poisson = 0,3;
- coefciente di dilatazione termica lineare = 23 10
-6
per C;
- massa specica = 2 700 Kg/m
3
.
(2) Per le propriet del materiale nelle strutture soggette a temperature elevate dovute ad
incendio vedere prEN 1999-1-2:1997.
Lega Processo di
colata
Tempra f
0,2
resistenza al limite elastico
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza
ultima
N/mm
2
A
50
allungamento
minimo
%
EN AC-42100 In sabbia T6 190 230 2
In conchiglia T6 210 290 4
EN AC-42200 In sabbia T6 210 250 1
In conchiglia T6 240 320 3
EN AC-43200 In sabbia F 80 160 1
In sabbia T6 180 220 1
In conchiglia F 90 180 1
In conchiglia T6 200 240 1
EN AC-44100 In sabbia F 70 150 4
In conchiglia 80 170 5
EN AC-51300 In sabbia F 90 160 3
In conchiglia 100 180 4
Nota Le minime propriet meccaniche riferite sono relative a barre di prova colate separatamente e non alle colate.
UNI Pagina 24 UNI ENV 1999-1-1:2002
3.3 Dispositivi di collegamento
3.3.1 Generalit
(1)P I dispositivi di collegamento devono essere adeguati al loro uso specico.
(2)P Tra i dispositivi di collegamento adatti allo scopo sono compresi i bulloni, i dispositivi
ad attrito, i chiodi pieni e cavi, i dispositivi di collegamento speciali, le saldature e gli
adesivi.
3.3.2 Bulloni, dadi e rondelle
3.3.2.1 Generalit
(1)P Bulloni, dadi e rondelle devono essere conformi alle esistenti EN, prEN e ISO.
(2) Nel prospetto 3.4 sono riportati i valori minimi garantiti della resistenza al limite
elastico convenzionale corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della
resistenza ultima f
u
da adottare quali valori caratteristici nei calcoli.
prospetto 3.4 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima per bulloni, chiodi pieni e cavi
3.3.2.2 Bulloni pretesi
(1) I bulloni ad alta resistenza possono essere usati come bulloni pretesi con controllo del
serraggio, purch essi siano conformi ai requisiti per i bulloni pretesi relativi alle esistenti
EN, prEN e ISO.
(2) Quali bulloni pretesi con controllo del serraggio, possono essere usati anche altri
adeguati tipi di bulloni, se vi accordo tra il cliente, il progettista e lautorit competente.
Materiale Tipo di
dispositivo di
giunzione
Classe
della lega
Tempra f
0,2
resistenza al limite elastico convenzionale
corrispondente alla deformazione residua
dello 0,2%
N/mm
2
f
u
resistenza
ultima
N/mm
2
Lega di
alluminio
Chiodi pieni
5056A O 145 270
5086 O 100 240
6082 T4
1)
- 200
T6
1)
- 295
Chiodi cavi 5154A O oppure F - 215
Bulloni
6082 T6 260 310
6061 T6 245 310
2017A T4 250 380
7075 T6 440 510
Acciaio Bulloni
4.6 240 400
5.6 300 500
6.8 480 600
8.8 640 800
10.9 900 1 000
Acciaio
inossidabile
Bulloni
A4 A4-50 210 500
A4 A4-70 450 700
A4 A4-80 600 800
1) Imbutito a freddo.
UNI Pagina 25 UNI ENV 1999-1-1:2002
3.3.3 Chiodi
(1)P Le propriet del materiale, le dimensioni e le tolleranze dei chiodi pieni e cavi in lega
di alluminio devono essere conformi alle EN, prEN o ISO (se e quando disponibili).
(2) Nel prospetto 3.4 sono riportati i valori minimi garantiti della resistenza al limite
elastico convenzionale f
0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della
resistenza ultima f
u
da adottarsi quali valori caratteristici nei calcoli.
3.3.4 Prodotti per le saldature
(1)P Tutti i prodotti per le saldature devono essere conformi alle EN, prEN o ISO (se dispo-
nibili) elencate in 1.3.3.
Nota I prEN (WI 121 127 e WI 121 214) sono in corsi di preparazione.
(2)P La scelta del metallo di apporto per lesecuzione delle saldature, in funzione della
combinazione delle leghe da collegarsi, deve essere fatta in base al prEN 1011-4,
prospetti B.5 e B.6, in accordo con i requisiti di progetto del giunto, vedere 6.6.3.1. Nei
prospetti 3.5 e 3.6 sono fornite le indicazioni utili alla scelta del metallo di apporto per la
serie dei materiali di base specicati nel presente documento.
prospetto 3.5 Raggruppamento delle leghe utilizzate nel prospetto 3.6
prospetto 3.6 Scelta del metallo di apporto (per i tipi di lega vedere il prospetto 3.5)
Raggruppamento dei metalli di apporto Leghe
Tipo 3 31303
Tipo 4 4043A, 4047A
1)
Tipo 5 5056A, 5356, 5556A, 5183
1) La lega 4047A usata in modo specico per prevenire cricche nel metallo di saldatura in quei giunti che implicano
un elevato grado di rilascio ed un elevato grado di vincolo. In molti altri casi preferibile luso della lega 4043 A.
Nota Per una pi ampia serie di metalli di apporto e delle loro caratteristiche, vedere prospetto B.5 del prEN 1011-4.
Combinazione dei materiali di base
1)
Parte 1 Parte 2
Al-Si
da fonderia
Al-Mg
da fonderia
Leghe della
serie 3000
Altre leghe
della serie
5000
5083 Leghe della
serie 6000
7020
7020 NR
2)
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 4
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
5556A
Tipo 5
5556A
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 4
5556A
Tipo 5
Tipo 4
4)
Leghe della
serie 6000
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 4
Tipo 4
5083 NR
2)
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
5556A
Tipo 5
Tipo 5
Altre leghe
della serie
5000
NR
2)
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
3)
Tipo 5
Leghe della
serie 3000
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 3
Tipo 3
Tipo 3
Al-Mg
da fonderia
NR
2)
Tipo 5
Tipo 5
Tipo 5
segue nella pagina successiva
UNI Pagina 26 UNI ENV 1999-1-1:2002
3.3.5 Adesivi
(1) Le famiglie di adesivi raccomandabili per lassemblaggio delle strutture di alluminio
sono: gli epossidi modicati ad uno o due componenti, gli acrilici modicati, i poliuretani a
uno o due componenti; nel caso di assemblaggi a cerniera ed a collarino possono anche
impiegarsi gli adesivi anaerobici.
(2) Una volta ricevuti gli adesivi, prima dellinvecchiamento, pu esserne vericata la
freschezza mediante i seguenti metodi:
- analisi chimica;
- analisi termica;
- misurazione della viscosit e dellestratto a secco in conformit alle esistenti norme
EN, prEN ed ISO relative agli adesivi.
(3) La resistenza delle unioni realizzate mediante luso di adesivi dipende dai seguenti
fattori:
a) resistenza specica delladesivo, che pu essere misurata mediante le prove norma-
lizzate (vedere ISO 11003-2);
b) tipo di lega e, essenzialmente, la corrispondente tensione al limite elastico, quando la
tensione di snervamento del metallo superata prima della rottura delladesivo;
c) il pre-trattamento della supercie: la conversione chimica e lanodizzazione general-
mente garantiscono risultati a lungo termine migliori rispetto alla sgrassatura ed
allabrasione meccanica; luso delle mani di fondo (primer) possibile a condizione
che sia preventivamente vericata, mediante prove di collegamento, la compatibilit
tra il primer, la lega e ladesivo;
d) lambiente e linvecchiamento: la presenza dellacqua, lumidit dellatmosfera o
laggressivit dellambiente possono abbattere drasticamente la prestazione a lungo
termine del giunto (specialmente se il pre-trattatamento delle superci mediocre);
e) la congurazione del giunto e la relativa distribuzione delle tensioni, per esempio il
rapporto tra la massima tensione a taglio
max
e quella media
mean
(
max
/
mean
) ed il
rapporto tra la massima resistenza al distacco (peel stress)
max
e quella media a
taglio (
max
/
mean
), con entrambi i valori massimi occorrenti allestremit del giunto;
dovrebbero ridursi quanto pi possibile le concentrazioni di tensioni; queste ultime
sono funzione della rigidezza dellassemblaggio (spessore e modulo di Young del
materiale aderente) e della lunghezza di sovrapposizione del giunto.
continua dalla pagina precedente
Al-Si
da fonderia
Tipo 4
Tipo 4
Tipo 4
1) I metalli dapporto da utilizzare in funzione della combinazione dei metalli di base da saldare sono indicati in
un'unica casella, che localizzata allintersezione della riga e della colonna relative ai metalli di base scelti. In
ciascuna casella, al primo rigo riportato il metallo dapporto relativo alla massima resistenza della saldatura. Nel
caso delle leghe della serie 6000 e della lega 7020, tale resistenza minore di quella del materiale base
interamente trattato termicamente. Il metallo dapporto relativo alla massima resistenza alla corrosione riportato
nella linea centrale, mentre il metallo dapporto che consente di evitare la fessurazione permanente della saldatura
riportato allultimo rigo.
NR
2)
Non raccomandabile. Non raccomandabile eseguire la saldatura delle leghe contenenti approssimativamente il
2% o pi di Mg con metallo dapporto Al-Si, o viceversa, perch il contenuto di precipitati Mg
2
Si nelle zone di conne
del bagno di fusione tale da rendere la saldatura fragile. Laddove ci risultasse inevitabile, vedere prEN 1011-4.
3) Il comportamento a corrosione del metallo di saldatura migliore se il contenuto delle leghe simile a quello del
metallo di base e non marcatamente pi alto. Pertanto, per lutilizzo in ambienti potenzialmente corrosivi,
preferibile saldare la lega 5454 con metallo dapporto 5454. In ogni modo, in alcuni casi, ci pu essere possibile
solo rinunciando allesecuzione di una buona saldatura, cosicch necessario raggiungere un compromesso.
4) Solo in casi particolari, dovuti ad una pi bassa resistenza della saldatura e deformazione dellunione.
Nota Per una pi ampia variet di metalli di base e metalli dapporto e per maggiori dettagli sulla loro scelta, vedere
prospetto B.5 del prEN 1011-4.
Combinazione dei materiali di base
1)
Parte 1 Parte 2
UNI Pagina 27 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4)P La conoscenza della resistenza specica delladesivo non sufciente a valutare la
resistenza del giunto, che deve essere determinata attraverso prove di laboratorio, consi-
derando lintero assemblaggio, per esempio la combinazione di lega/pre-tratta-
mento/adesivo, linvecchiamento e le condizioni ambientali (vedere 6.8.3 e 8).
(5)P La resistenza misurata sui provini di laboratorio dovrebbe essere assunta come linea
guida; la prestazione del giunto deve essere vericata in condizioni reali: raccoman-
dabile luso di prototipi (vedere 6.8.3).
3.4 Durabilit e protezione dalla corrosione
3.4.1 Generalit
(1) In molte circostanze, i materiali di riferimento elencati nel prospetto 3.1a e 3.1b
possono essere utilizzati nel processo nale di fabbricazione come estrusi, saldati o
colate, senza la necessit di provvedere alla protezione della supercie.
(2) La buona resistenza alla corrosione dellalluminio e delle sue leghe attribuibile alla
pellicola protettiva di ossido che si forma sulla supercie del metallo immediatamente
dopo lesposizione allatmosfera. Questa pellicola solitamente invisibile, relativamente
inerte e si forma in modo naturale per esposizione allaria o allossigeno ed in molti altri
ambienti complessi contenenti ossigeno; pertanto, la pellicola protettiva auto-sigillante.
(3) In un ambiente poco aggressivo una supercie di alluminio conserva il suo aspetto
originario per anni e per molte leghe non necessaria alcuna protezione. In condizioni
industriali moderate, le leghe presentano un annerimento e irruvidimento della supercie.
Nel caso in cui l'atmosfera pi aggressiva, come in ambienti silicei o fortemente alcalini,
la decolorazione e lirruvidimento della supercie sono pi marcati, con la formazione di
visibili ossidi bianchi polverizzati e la possibilit che la pellicola protettiva di ossido sia
essa stessa solubile. Il metallo cessa di essere completamente protetto e risulta neces-
saria una protezione aggiuntiva. Queste condizioni possono anche vericarsi a livello
interstiziale per mezzo di elevate condizioni locali acide o basiche, ma gli agenti che
procurano tali estreme conseguenze sono relativamente pochi.
(4) Negli ambienti litoranei e marini, la supercie irruvidisce ed acquisisce un colore grigio,
con aspetto pietricato. In tali casi necessario provvedere alla protezione delle leghe.
Nei casi in cui lalluminio immerso in acqua, pu essere necessario ricorrere ad alcune
precauzioni.
(5) Nei casi in cui si verica lattacco della supercie, le curve di corrosione nel tempo per
lalluminio e le sue leghe seguono generalmente un andamento esponenziale, con una
perdita iniziale del fattore di riessione dopo una lieve disgregazione. Dopo di che segue
un ulteriore cambiamento molto lieve per un periodo di tempo molto lungo. Durante
lesposizione atmosferica, lo stadio iniziale pu durare da alcuni mesi a due-tre anni,
seguito, eventualmente, da un ulteriore cambiamento in un periodo di venti-trenta o anche
ottanta anni. Il comportamento di tal tipo per tutte le condizioni di esposizione esterna
naturale, o per tutte quelle interne e di protezione, eccetto quei casi in cui possono svilup-
parsi condizioni estreme di acidit o alcalinit. Gli ambienti tropicali per lalluminio, in
generale, non sono pi dannosi degli ambienti temperati, sebbene alcune leghe della
famiglia 5000 siano sensibili alla lunga esposizione in ambienti ad elevate temperature,
specialmente quando ci accade in ambiente marino.
3.4.2 Durabilit
(1) Le leghe di alluminio elencate nei prospetti 3.1a e 3.1b sono raggruppate secondo tre
livelli di durabilit; A (eccellente), B e C in ordine decrescente di durabilit. Questi livelli
sono utilizzati per determinare la necessit ed il grado di protezione richiesto. Nelle
costruzioni in cui sono utilizzate pi di una lega, incluso i metalli di apporto nelle costru-
zioni saldate, il grado di protezione dovrebbe essere determinato in relazione al minore
tra i relativi livelli di durabilit.
(2)P Qualora siano utilizzate altre leghe di alluminio strutturale di cui alle norme elencate
in 1.3.1, al ne di assegnare alla lega un livello di durabilit, devono essere ricercati dati
adeguati, cos da giusticarne lapplicazione.
(3) Per informazioni sulla durabilit delle leghe di alluminio vedere appendice B.
UNI Pagina 28 UNI ENV 1999-1-1:2002
3.4.3 Protezione dalla corrosione
3.4.3.1 Protezione totale dalla corrosione
(1) La necessit di provvedere ad una protezione totale dalla corrosione di strutture
realizzate con leghe o con combinazioni di leghe elencate nei prospetti 3.1a e 3.1b, nel
caso in cui esse siano soggette a differenti condizioni ambientali, pu essere desunta dal
prospetto 3.7. I metodi da utilizzare per la protezione dalla corrosione in tali condizioni
ambientali sono riportati in dettaglio in 7.7. Per la protezione delle lamiere utilizzate per la
copertura e le pareti di tamponamento vedere prEN 508-2:1996.
prospetto 3.7 Protezione generale dalla corrosione delle strutture di alluminio
(2) Nella scelta della giusta colonna del prospetto 3.7, relativamente al tipo di atmosfera,
nellambito delle condizioni ambientali, si deve considerare che possono esservi alcune
localit allinterno di una regione con condizioni micro-climatiche signicativamente diffe-
renti rispetto alle caratteristiche ambientali dellintera regione. Una regione designata
come rurale, nelle aree vicine e sotto vento rispetto alle fabbriche, pu presentare condi-
zioni ambientali locali pi prossime a quelle relative al tipo di atmosfera industriale. Allo
stesso modo, unarea prossima al mare ma vicina ad insediamenti sulla costa, in condi-
zioni appropriate di vento prevalente, pu avere le caratteristiche di tipo di atmosfera
industriale, piuttosto che marina. Per le strutture interne ad edici, le condizioni ambientali
non sono necessariamente le stesse di quelle esterne.
(3) Il vericarsi della corrosione dipende non soltanto dalla suscettibilit del materiale e
dalle condizioni globali, ma in pratica soprattutto dal periodo di tempo durante il quale
lumidit si manifesta congiuntamente alla sporcizia imprigionata ed agli agenti corrosivi.
Le parti delle membrature, o i dettagli strutturali, dove la sporcizia imprigionata e
trattenuta, sono pi critiche di quelle in cui la pioggia, o la pioggia trascinata dal vento,
pulisce la supercie e rapidamente sopraggiunge lessiccamento.
(4) Nella valutazione della necessit e del livello di protezione richiesti si dovrebbe
prendere in considerazione la storia della vita di progetto della struttura. Per strutture con
vita breve si possono accettare condizioni meno restrittive o la assenza di protezione.
Qualora lispezione e la manutenzione programmata consentano di rilevare il soprag-
giungere della corrosione in uno stato prematuro, cos da rendere possibile lapplicazione
dei dovuti rimedi, il livello iniziale di protezione previsto pu essere ridotto. Al contrario, nel
caso in cui lispezione impraticabile e lattacco della corrosione non pu essere rilevato,
Livello di
durabilit
della lega
Spessore
del
materiale
Grado di protezione in relazione alle condizioni ambientali
Tipo di atmosfera Tipo di immersione
Rurale Industriale/urbana Marina Acqua
dolce
Acqua
salata
moderato severo non
industriale
moderato severo
A Tutto 0 0 P 0 0 P 0 (P)
B <3 0 (P) P (P) (P) P P P
3 0 0 P 0 (P) P (P) P
C Tutto 0 (P)
2)
P (P)
2)
(P)
2)
P (P)
1)
NR
0 Generalmente non necessaria alcuna protezione.
P Protezione generalmente richiesta, salvo in casi particolari in cui deve decidere il progettista (vedere 3.4.3.1).
(P) La necessit di ricorrere alla protezione dipende dalle condizioni particolari della struttura, cos come determinate
dal progettista (vedere 3.4.3.1).
NR Non raccomandabile limmersione in acqua salata.
1) Per la lega 7020, nel caso in cui il trattamento termico non eseguito successivamente alla realizzazione della
saldatura, la protezione richiesta solo per le zone termicamente alterate (HAZ).
2) Nei casi in cui il trattamento termico della lega 7020 non eseguito dopo la realizzazione della saldatura, la
necessit di provvedere alla protezione delle HAZ deve essere vericata in relazione alle effettive condizioni
(vedere 3.4.3.1).
Nota Per la protezione delle lamiere utilizzate per la copertura e per i tamponamenti vedere prEN 508-2:1996.
UNI Pagina 29 UNI ENV 1999-1-1:2002
il livello iniziale di protezione deve essere pi elevato. Dunque la necessit della prote-
zione per quei casi indicati con (P) nel prospetto 3.7 dovrebbe essere stabilita in accordo
con il progettista, il fabbricante e, se necessario, con un esperto di corrosione.
(5) A causa di questi fattori, si possono vericare condizioni localizzate di maggiore
severit. consigliabile studiare le precise condizioni che prevalgono nelleffettiva area
prima di scegliere la giusta colonna del prospetto 3.7, relativamente alle condizioni
ambientali.
(6)P Nel caso siano utilizzate sezioni cave, si deve prendere in considerazione la
necessit di proteggere la parte cava interna, al ne di prevenire il sopraggiungere della
corrosione per effetto dellingresso degli agenti corrosivi. A causa della difcolt di verni-
ciatura di tali sezioni possono essere utili dei rivestimenti con convertitori chimici. Qualora
le parti cave interne siano efcacemente sigillate, non necessario provvedere alla prote-
zione interna.
3.4.3.2 Contatto tra metalli, compresi i giunti
(1)P Deve essere preso in considerazione il contatto tra le superci nelle fessure ed il
contatto con alcuni metalli o lerosione da certi metalli che pu essere causa di attacco
elettrochimico dellalluminio. Tali condizioni si possono vericare in una struttura in corri-
spondenza dei giunti. Per le superci di contatto ed i giunti tra elementi di alluminio e tra
un elemento di alluminio ed altri metalli e le superci di contatto nei collegamenti bullonati,
chiodati, saldati, ed in quelli ad attrito per i bulloni ad alta resistenza si dovrebbe
provvedere a protezioni addizionali rispetto a quelle richieste dal prospetto 3.7, cos come
specicato nel prospetto 3.8. I dettagli sui procedimenti di protezione dalla corrosione
sono specicati in 7.7.3. Per la protezione dei contatti tra metalli, compresi i giunti, per le
lamiere utilizzate per le coperture e per i tamponamenti vedere prEN 508-2:1996.
3.4.3.3 Contatti con altri materiali non metallici
(1) Contatto con calcestruzzo, murature o intonaco.
Lalluminio in contatto con calcestruzzo compatto e denso, muratura o intonaco in un
ambiente secco incontaminato o mite dovrebbe essere rivestito in corrispondenza della
supercie di contatto con vernice bituminosa oppure con un altro rivestimento in grado di
assicurare lo stesso livello di protezione. In un ambiente industriale o marino la supercie
di contatto dellalluminio dovrebbe essere rivestita con almeno due rivestimenti di vernice
bituminosa a servizio pesante; preferibilmente, la supercie di contatto del materiale
dovrebbe essere verniciata in maniera simile. Non raccomandabile il contatto
sommerso tra lalluminio e tali materiali, ma, se ci fosse inevitabile, raccomandabile
ricorrere alla separazione dei materiali mediante luso di adeguato mastice oppure di un
manto impermeabile a servizio pesante.
Il calcestruzzo leggero ed i prodotti simili richiedono considerazioni aggiuntive, quando
lacqua o lumidit nascente possono indurre unestrazione costante di alcali aggressivi
dal cemento. Gli alcali dellacqua possono attaccare la supercie dellalluminio oltre che le
altre superci a diretto contatto.
(2) Incassatura nel calcestruzzo.
Le superci dellalluminio prima di essere incassate dovrebbero essere protette con
almeno due strati di vernice bituminosa o bitume caldo e i rivestimenti dovrebbero esten-
dersi almeno 75 mm al di sopra della supercie del calcestruzzo dopo lincassatura.
Qualora il calcestruzzo contenga cloruri (per esempio additivi oppure aggregati prove-
nienti dai fondali marini), dovrebbero applicarsi almeno due strati di pece di catrame
plasticante, in accordo con le istruzioni del fabbricante; inoltre, dopo la completa siste-
mazione del calcestruzzo, al ne di sigillare la supercie, lassemblaggio nito dovrebbe
essere riverniciato localmente con lo stesso materiale. Dovrebbero essere adottati parti-
colari accorgimenti qualora sopraggiunga il contatto metallico tra parti di alluminio
incassate e le barre di armatura di acciaio.
UNI Pagina 30 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Contatto con legno.
In un ambiente industriale umido o marino, il legno dovrebbe essere trattato con mano di
fondo ed essere verniciato in accordo con la buona pratica corrente.
Alcuni conservanti del legno possono risultare dannosi per lalluminio. I seguenti conser-
vanti sono generalmente considerati sicuri per luso dellalluminio senza particolari
precauzioni:
- catrame al creosoto; olio di catrame; naftalina clorurata; naftene di zinco; pentacloro-
fenolo;ossidi di stagno (organo-tin oxides); ortofenilfenolo; dinitrofenolo uoro-cromo-
arseniato.
I seguenti conservanti dovrebbero utilizzarsi solo a secco e nei casi in cui la supercie
dellalluminio a contatto con il legno trattato sia stata adeguatamente sigillata:
- naftene di rame; cromo-rame; arseniato di cromo-rame; acido borico-borace.
In presenza di alluminio, non si dovrebbero utilizzare i seguenti conservanti:
- cloruro di zinco; sale di mercurio; solfato di rame.
La quercia, il castagno ed il cedro rosso occidentale, salvo che bene stagionati, risultano
probabilmente dannosi per lalluminio, in particolare in caso di unioni.
(4) Contatto con terreni.
La supercie del metallo dovrebbe essere protetta con almeno due strati di vernice
bituminosa, di bitume caldo, o di pece di catrame plasticante. Pu essere utilizzato
nastro da imballaggio aggiuntivo per prevenire il danneggiamento meccanico del rivesti-
mento.
(5) Immersione in acqua.
Qualora alcune parti in alluminio siano immerse in acqua dolce o salata, compresa quella
inquinata, lalluminio dovrebbe preferibilmente essere caratterizzato da livello di durabilit
A, con dispositivi di giunzione di alluminio o di acciaio resistente alla corrosione oppure
con dispositivi di giunzione realizzati mediante saldatura. I prospetti 3.7 e 3.8 indicano i
requisiti di protezione relativamente allimmersione in acqua dolce e salata.
Inoltre, il progettista dovrebbe acquisire utili informazioni riguardo al contenuto di
ossigeno, al valore del pH, al contenuto chimico o metallico, in particolare con riferimento
al rame, ed allentit di movimento dell'acqua, in quanto tali fattori possono inuenzare il
grado di protezione richiesto.
(6) Contatto con prodotti chimici usati nellindustria delle costruzioni.
Fungicida e repellenti di fusione possono contenere composti metallici a base di rame,
mercurio, stagno e piombo, i quali in condizioni umide o bagnate potrebbero causare la
corrosione dellalluminio. Gli effetti dannosi possono essere contrastati attraverso la
protezione delle superci di contatto che possono essere soggette al lavaggio o allinltra-
zione di agenti chimici.
Alcuni materiali di pulitura possono produrre effetti sulla supercie dellalluminio. Qualora
tali prodotti chimici siano usati per pulire lalluminio o gli altri materiali della struttura, si
dovrebbe porre attenzione per assicurare che ci non penalizzi lalluminio. Spesso suf-
ciente un risciacquo in acqua veloce ed adeguato, mentre in altre situazioni, al ne di
proteggere lalluminio dal contatto con i prodotti di pulitura, pu risultare necessario
applicare speciche misure temporanee.
(7) Contatto con i materiali isolanti usati nellindustria delle costruzioni.
Prodotti quali bre di vetro, poliuretani e vari altri prodotti isolanti possono contenere
agenti corrosivi che possono essere estratti in condizioni umide e provocare il danneggia-
mento dellalluminio. I materiali isolanti dovrebbero essere sottoposti a prova al ne di
provare la compatibilit con lalluminio in condizioni umide e saline. Laddove ci siano dei
dubbi sui risultati della prova, sulle superci di alluminio dovrebbe essere applicato un
sigillante.
3.5 Criteri di selezione delle leghe di alluminio
(1) La scelta della lega o delle leghe di alluminio per una determinata struttura condi-
zionata dalla combinazione di diversi fattori: resistenza, durabilit, propriet siche, salda-
bilit, forgiabilit e disponibilit della particolare forma per la lega richiesta. I materiali
elencati nei prospetti 3.1a e 3.1b sono descritti nellappendice B, in funzione dei fattori
sopra menzionati.
UNI Pagina 31 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 3.8 Protezioni addizionali in corrispondenza delle superci di contatto tra metalli per controllare la
corrosione interstiziale e gli effetti galvanici
M
e
t
a
l
l
o

i
n

c
o
n
t
a
t
t
o

c
o
n

l

a
l
l
u
m
i
n
i
o
(
M
)
M
a
t
e
r
i
a
l
e

d
e
i

b
u
l
l
o
n
i

o

c
h
i
o
d
i
(
B
/
R
)
P
r
o
t
e
z
i
o
n
e

i
n

r
e
l
a
z
i
o
n
e

a
l
l

a
m
b
i
e
n
t
e
T
i
p
o

d
i

a
t
m
o
s
f
e
r
a
A
m
b
i
e
n
t
e

m
a
r
i
n
o
T
i
p
o

d
i

i
m
m
e
r
s
i
o
n
e
R
u
r
a
l
e
U
r
b
a
n
o

i
n
d
u
s
t
r
i
a
l
e
N
o
n

i
n
d
u
s
t
r
i
a
l
e
I
n
d
u
s
t
r
i
a
l
e
A
c
q
u
a

d
o
l
c
e
A
c
q
u
a

s
a
l
a
t
a
A
s
c
i
u
t
t
o
,

n
o
n

i
n
q
u
i
n
a
t
o
M
i
t
e
M
o
d
e
r
a
t
o
s
e
v
e
r
o
M
o
d
e
r
a
t
o
s
e
v
e
r
o
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
M
B
/
R
A
l
l
u
m
i
n
i
o
A
l
l
u
m
i
n
i
o
0
0
0
0
O
/
X
1
X
a
/
g
1




3
O
/
X
1
(
3
)
O
/
X
a
1
(
3
)
X
a
/
z
/
g
1




3
X
2


3
X
(
g
)
2


3
A
c
c
i
a
i
o
i
n
o
s
s
i
d
a
b
i
l
e
0
0
0
3
(
3
)
3
3
3
3


4
A
c
c
i
a
i
o
z
i
n
c
a
t
o
0
(
4
)
(
3
)

(
4
)
3


(
4
)
(
3
)


(
4
)
(
3
)
(
4
)
3

(
4
)
3


4
3


4
A
c
c
i
a
i
o

z
i
n
c
a
t
o
A
c
c
i
a
i
o

v
e
r
n
i
c
i
a
t
o
A
l
l
u
m
i
n
i
o
0
0
0
0
O
/
X
a
1
X
a
/
z
/
g
1




3
O
/
X
a
1


(
3
)
O
/
X
a
1


(
3
)
X
a
/
z
/
g
1




3
2


3
Y
(
Z
)
z
/
(
g
)
2



3


4
A
c
c
i
a
i
o
i
n
o
s
s
i
d
a
b
i
l
e
0
0
0
3
0
(
3
)
3
Xz
3


(
4
)
3


4
A
c
c
i
a
i
o
z
i
n
c
a
t
o
0
(
4
)
(
4
)
3


(
4
)
(
3
)

(
4
)
3


(
4
)
3

(
4
)
3


4
3


4
A
c
c
i
a
i
o

i
n
o
s
s
i
d
a
b
i
l
e
A
l
l
u
m
i
n
i
o
0
0
0
0
O
/
X
a
1
X
a
/
z
/
g
1




3
O
/
X
a
1


(
3
)
O
/
X
a
1


(
3
)
X
a
/
g
1




3
Y
(
X
)
(
Z
)
2



3


4
Y
(
Z
)
(
g
)
2



3


4
A
c
c
i
a
i
o
i
n
o
s
s
i
d
a
b
i
l
e
0
0
0
3
0
(
3
)
3
3
3


4
A
c
c
i
a
i
o
z
i
n
c
a
t
o
0
(
4
)
(
4
)
3
(
4
)
(
3
)
(
4
)
(
3
)
(
4
)
3
(
4
)
3


4
3


4
N
o
t
a

1
I

d
e
t
t
a
g
l
i

d
e
i

p
r
o
c
e
d
i
m
e
n
t
i

d
i

p
r
o
t
e
z
i
o
n
e

p
e
r

l
a

c
o
r
r
o
s
i
o
n
e

s
o
p
r
a

i
n
d
i
c
a
t
i

c
o
n

i

s
i
m
b
o
l
i

O
,

X
,

Y
,

Z
,

0
,
1
,
2
,
3
,
4

e

c
o
n

a
,
z
,
g

s
o
n
o

i
n

7
.
7
.
3
.
N
o
t
a

2
L
a
d
d
o
v
e

r
i
s
u
l
t
i

i
n
d
i
c
a
t
o

p
i


d
i

u
n

s
o
l
o

p
r
o
c
e
d
i
m
e
n
t
o
,

s
i

d
e
v
o
n
o

a
p
p
l
i
c
a
r
e

t
u
t
t
i

i

p
r
o
c
e
d
i
m
e
n
t
i
e
,

s
e
c
o
n
d
o

q
u
a
n
t
o

r
i
s
u
l
t
a

a
p
p
r
o
p
r
i
a
t
o
.
N
o
t
a

3
P
e
r

l
a

p
r
o
t
e
z
i
o
n
e

d
e
l
l
e

l
a
m
i
e
r
e

u
s
a
t
e

i
n

c
o
p
e
r
t
u
r
e

e

p
e
r

l
e

p
a
r
e
t
i

l
a
t
e
r
a
l
i

v
e
d
e
r
e

p
r
E
N

5
0
8
-
2
:
1
9
9
6
.
N
o
t
a

4
I

v
a
l
o
r
i

i
n

(

)

d
e
v
o
n
o

e
s
s
e
r
e

s
c
e
l
t
i

d
a
l

p
r
o
g
e
t
t
i
s
t
a
.
N
o
t
a

5
P
e
r

g
l
i

a
c
c
i
a
i

i
n
o
s
s
i
d
a
b
i
l
i

v
e
d
e
r
e

a
n
c
h
e

E
u
r
o
c
o
d
i
c
e

3

p
a
r
t
e

1
.
4
.
UNI Pagina 32 UNI ENV 1999-1-1:2002
4 STATI LIMITE DI ESERCIZIO
4.1 Basi
(1) Gli stati limite di esercizio per le strutture di alluminio sono:
- deformazioni o spostamenti che compromettono l'uso efciente della struttura (inclu-
dendo il malfunzionamento dei macchinari e delle attrezzature);
- deformazioni o spostamenti che causano danni alle niture o agli elementi non strut-
turali;
- deformazioni o spostamenti che compromettono laspetto esteriore della struttura;
- variazione di forma dovuta al graduale mutamento dimensionale nelle strutture
soggette frequentemente ad assemblaggio e smontaggio;
- vibrazioni che causano danni alle niture o agli elementi non strutturali;
- vibrazioni che inducono fastidio agli utilizzatori delle strutture o danno alle attrez-
zature supportate dalla struttura.
4.2 Spostamenti
4.2.1 Valori limite di spostamento
(1) I valori limite di spostamento dovrebbero essere concordati tra il progettista, il commit-
tente e lautorit competente.
(2) In assenza di uno speciale accordo tra il progettista ed il committente, una struttura
pu considerarsi accettabile in termini di spostamento se sono soddisfatti i limiti di seguito
riportati.
4.2.2 Spostamenti irreversibili
(1) Si noti che le componenti strutturali, la cui resistenza statica sia stata calcolata in
accordo con la Sezione 5 della presente norma europea sperimentale, non subiscono
signicative deformazioni permanenti sotto l'azione delle combinazioni di carico rare. Ci
riguarda tutte le famiglie di leghe. Le travature ibride dovrebbero essere esaminate con
particolare attenzione.
4.2.3 Spostamenti elastici reversibili
(1) I valori limite degli spostamenti verticali specicati nel seguito fanno riferimento allo
schema di trave semplicemente appoggiata mostrata nella gura 4.1, nella quale:

max
=
1
+
2
-
0
(4.1)
dove:

max
la freccia nello stato nale riferita alla linea retta congiungente i supporti;

0
la pre-monta iniziale (controfreccia) della trave nella condizione scarica,
(stato 0);

1
la variazione di inessione della trave dovuta ai carichi permanenti
immediatamente dopo l'applicazione dei carichi (stato 1);

2
la variazione di inessione della trave dovuta all'applicazione dei carichi variabili
pi eventuali deformazioni, variabili nel tempo, causate dai carichi permanenti
(stato 2).
gura 4.1 Spostamenti verticali da prendere in considerazione
UNI Pagina 33 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Per gli edici non dovrebbero essere superati i seguenti limiti. Gli spostamenti elastici
dovrebbero essere determinati con riferimento alla combinazione di carico frequente:
(3) Travi a mensola che sostengono pavimenti:
Travi che sostengono intonaci o altre niture fragili:
Arcarecci e travi secondarie di copertura:
a) per soli carichi permanenti:
b) per la combinazione pi sfavorevole di carico
permanente, applicato, da vento e da neve.
Montanti e traverse di pareti divisorie: il minore tra o
Nei calcoli si deve trascurare l'incremento di rigidezza
dovuto alle parti di vetro.
Nota Per evitare che la durabilit delle parti di vetro e la loro prestazione
siano inuenzate negativamente, non si dovrebbero accettare
valori maggiori dello spostamento.
Sommit di colonne: spostamento orizzontale
(dove L la lunghezza tra i supporti)
4.2.4 Calcolo dello spostamento elastico
(1) Nel caso in cui non si sia considerata la effettiva rigidezza nella determinazione degli
spostamenti attraverso un calcolo iterativo si pu utilizzare la seguente procedura sempli-
cata. Generalmente, il calcolo dello spostamento elastico si dovrebbe basare sulle
propriet della sezione trasversale lorda della membratura. Tuttavia, per le sezioni snelle
pu essere necessario considerare le propriet della sezione ridotta per tenere conto del
fenomeno dell'instabilit locale (vedere Sezione 5.4.5). Dovrebbero essere debitamente
considerati gli effetti delle pareti divisorie e gli altri effetti irrigidenti, gli effetti del secondo
ordine e le variazioni geometriche.
(2) Per le sezioni di classe 4, nella determinazione dello spessore efcace, si pu
procedere vantaggiosamente considerando il livello di tensione ridotta, assunto costante
lungo la trave, utilizzando il seguente momento di inerzia apparente:
(4.2)
dove:
I
gr
il momento di inerzia della sezione trasversale lorda;
I
eff
il momento di inerzia della sezione trasversale efcace in corrispondenza dello
stato limite ultimo, tenendo conto dell'instabilit locale, vedere 5.4.5;

gr
la massima tensione di compressione per essione in corrispondenza dello
stato limite di esercizio, valutato con riferimento alla sezione trasversale lorda
(positivo nella formula);
f
o
la resistenza caratteristica per essione e per completo snervamento
(vedere 5.3.5).
(3) Gli spostamenti dovrebbe essere calcolati tenendo anche conto della rigidezza
rotazionale di ciascun nodo semi-rigido e delle eventuali deformazioni plastiche locali in
corrispondenza dello stato limite di esercizio.
4.3 Vibrazioni
4.3.1 Risonanza
(1)P Le frequenze proprie della struttura o delle componenti strutturali devono risultare
sufcientemente differenti da quelle della sorgente di oscillazione al ne di evitare il
fenomeno della risonanza. Per la verica di incompatibilit dell'ampiezza di vibrazione
devono essere utilizzati i carichi nominali. Nei casi in cui si ritiene che le vibrazioni costi-
tuiscano un potenziale problema, in particolare quando i fenomeni di vibrazione sono
indotti da rafche e vortici dovuti al vento, si deve prendere in considerazione la possibilit
di collasso per fatica.
L 180
L 360
L 200
L 100
L 250 15 mm
L 300
I
fi c
I
gr

gr
f
o
------- I
gr
I
eff
( ) =
UNI Pagina 34 UNI ENV 1999-1-1:2002
4.3.2 Smorzamento
(1) Nella valutazione degli effetti delle vibrazioni, dovrebbero essere presi in considera-
zione le caratteristiche di smorzamento relative alla congurazione strutturale ed al
materiale. Si dovrebbe, inoltre, analizzare la necessit di equipaggiare la struttura
mediante sorgenti di smorzamento articiale. In questo caso, pu risultare necessario
eseguire prove su componenti prototipo.
4.3.3 Fastidi agli utilizzatori
(1) La vibrazione delle strutture a bassa frequenza naturale propria pu causare fastidi
agli utilizzatori e dovrebbe essere considerata in fase di progetto.
(2) La pi bassa frequenza propria delle strutture di supporto, al di sopra delle quali si
cammina (per esempio pavimentazioni, passarelle pedonali, passaggi), non dovrebbe
risultare minore di cicli/secondo. Tale limitazione pu rendersi meno restrittiva in
presenza di valori elevati di smorzamento.
(3) La pi bassa frequenza propria delle strutture di supporto, al di sopra delle quali si
balla o si salta in modo pi o meno ritmico, non dovrebbe risultare minore di
cicli/secondo.
4.4 Effetti dinamici
4.4.1 Carichi dinamici
(1) Gli stati limite di esercizio per le deformazioni e gli spostamenti si riferiscono sia ai
carichi applicati dinamicamente che a quelli applicati staticamente. Le azioni derivanti
dagli effetti dinamici sono considerate alla stregua dei carichi imposti qualora si scelgano
degli opportuni fattori di carico. Nel caso in cui si utilizzi un "fattore di amplicazione
dinamico", il progettista dovrebbe essere consapevole che tale procedimento non
raccomandabile qualora questo fattore non tenga conto della risposta della struttura.
5 STATI LIMITE ULTIMI (MEMBRATURE)
5.1 Basi
5.1.1 Generalit
(1)P Le strutture e le componenti di alluminio devono essere dimensionate in modo tale
che siano soddisfatti i requisiti per il rispetto dei principi della progettazione allo stato
limite ultimo descritti nella Sezione 2.
I requisiti di base di progetto per la fatica sono forniti nella parte 2. Le raccomandazioni di
progetto si riferiscono a strutture sottoposte a condizioni atmosferiche normali.
(2) I coefcienti parziali di sicurezza
M
devono essere assunti come segue, per le
membrature saldate, chiodate, bullonate o incollate:
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 1:
1)

M1
=
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 2 oppure 3:
1)

M1
=
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 4:
1)

M1
=
- resistenza delle membrature all'instabilit:
M1
=
- resistenza delle sezioni nette in corrispondenza delle
forature per i bulloni:
M2
=
I valori di
M
per le unioni chiodate, bullonate, saldate e gli incollaggi sono specicati nella
Sezione 6 (collegamenti soggetti a carichi statici).
(3) Le regole specicate per il progetto delle membrature si basano sul presupposto che
le sollecitazioni nelle stesse membrature siano state precedentemente valutate mediante
unappropriata analisi globale della struttura. Le istruzioni sui metodi di analisi globale
sono fornite nella Sezione 5.2.
1) Per la classicazione delle sezioni trasversali, vedere 5.4.
3
5
1,10
1,10
1,10
1,10
1,25
UNI Pagina 35 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.1.2 Membrature tese
(1)P Le membrature tese devono essere vericate per la resistenza della sezione
trasversale (vedere 5.7).
5.1.3 Membrature compresse
(1)P Le membrature compresse devono essere vericate per la resistenza della sezione
trasversale e per la resistenza all'instabilit (vedere 5.8).
5.1.4 Travi
(1)P Le membrature soggette a essione devono essere vericate per:
- la resistenza a essione (5.6.2);
- la resistenza a taglio (5.6.3);
- la resistenza all'azione combinata di essione e taglio (5.6.4);
- la resistenza all'imbozzamento dell'anima (5.6.5);
- la resistenza all'instabilit esso-torsionale (5.6.6).
5.1.5 Membrature soggette alla combinazione di forza assiale, momento e taglio
(1)P Le membrature soggette alla combinazione di forza assiale, momento e taglio
devono essere vericate per la resistenza delle sezioni trasversali agli effetti combinati e
per la resistenza della membratura all'instabilit agli effetti combinati (vedere 5.9).
5.1.6 Telai
(1)P I telai devono essere vericati per:
- la resistenza delle membrature;
- la resistenza dei collegamenti tra le membrature (Sezione 6);
- la resistenza all'instabilit globale.
5.1.7 Piastre
(1)P Le piastre irrigidite o non irrigidite che non costituiscono parte di travi a parete piena
devono essere vericate per:
- la resistenza delle sezioni trasversali per compressione uniforme (5.10.2 e 5.11.2);
- la resistenza a essione nel piano o tensioni normali agenti in direzione longitudinale,
variabili linearmente in direzione trasversale (5.10.3, 5.10.4, 5.11.3, 5.11.4);
- la resistenza a taglio (5.10.5 e 5.11.5);
- la resistenza delle sezioni trasversali agli effetti combinati e la resistenza all'instabilit
agli effetti combinati (5.10.6).
(2)P Le travi a parete piene devono essere vericate per:
- la resistenza dei pannelli danima irrigiditi longitudinalmente e/o trasversalmente a:
essione nel piano, taglio ed effetti combinati di essione, taglio e forza assiale
(5.12.2, 5.12.3, 5.12.4 e 5.12.8);
- la resistenza degli irrigidimenti d'anima (5.12.5);
- la resistenza dei pannelli d'anima alle forze trasversali applicate attraverso la angia
(5.12.6);
- la resistenza dei pannelli d'anima grecati oppure con nervature di irrigidimento ravvi-
cinate (5.12.7);
- la resistenza delle travi con nervature di irrigidimento agli appoggi (5.12.3).
5.1.8 Collegamenti (vedere Sezione 6)
(1)P I collegamenti tra membrature strutturali, o tra gli elementi di una membratura
composta, oppure tra dettagli locali e membrature strutturali devono essere dimensionati
in modo da soddisfare gli stati limite ultimi in condizioni statiche e la fatica. I collegamenti
devono essere vericati per:
UNI Pagina 36 UNI ENV 1999-1-1:2002
- la resistenza dei dispositivi di collegamento, chiodi e bulloni (nei progetti che non
prevedono saldature) soggetti a taglio, trazione, combinazione di taglio e trazione, e a
rifollamento;
- la resistenza di bulloni ad alta resistenza per attrito (nei casi in cui questi vengano
utilizzati) mediante la valutazione della resistenza allo scorrimento, della pretrazione e
del coefciente d'attrito;
- la resistenza dei perni (nei nodi cerniera) a taglio o essione;
- la resistenza delle saldature (nei progetti che prevedono saldature), a taglio o per
tensioni normali nei casi di saldatura a completa penetrazione ed a cordone d'angolo;
- la resistenza delle zone alterate termicamente (HAZ) adiacenti alle saldature;
- la resistenza delladesivo, quando, quale metodo di collegamento, utilizzato lincol-
laggio.
5.1.9 Fatica (vedere Parte 2)
(1)P Le strutture sottoposte a uttuazioni ripetute dei carichi di esercizio sono suscettibili
di fatica e se ne deve vericare la resistenza a fatica. La prestazione nei confronti della
fatica particolarmente inuenzata dalle seguenti condizioni:
- alto rapporto tra carichi dinamici e statici;
- collegamenti saldati tra membrature ed in corrispondenza di connessioni locali e
membrature;
- complessit dei dettagli costruttivi dei collegamenti;
- bassa frequenza propria nelle membrature strutturali;
- condizioni ambientali con scarse caratteristiche termiche e chimiche.
(2)P Dovunque sia possibile, le strutture di alluminio devono essere progettate con lo
scopo di fornire un livello accettabile di sicurezza durante lintera vita utile. I metodi di
valutazione della fatica dovrebbero essere predisposti in modo tale da assicurare una
probabilit di collasso per fatica durante la vita della struttura confrontabile con quella
relativa agli altri stati limite di collasso.
(3) La progettazione nei confronti della fatica dovrebbe essere basata sugli effettivi valori
nominali (medi) di tensione valutati mediante unanalisi elastica globale e con riferimento
a sezioni trasversali efcaci, la cui area stata ridotta per considerare l'instabilit locale,
ma trascurando le zone termicamente alterate. Per le anime soggette a taglio, si dovrebbe
utilizzare la tensione nominale tangenziale valutata sullo spessore efcace, 1,7
c
t
w
(ma
non maggiore di t
w
) (vedere 5.12.3 e 5.12.4)
5.1.10 Vibrazioni
(1)P La resistenza nei confronti delle vibrazioni deve essere valutata mediante una
verica a fatica e un controllo delle caratteristiche di smorzamento relative alla struttura e
al materiale con cui essa costituita. Ci si applica, in particolare, a:
- strutture che supportano apparecchi di sollevamento o sono soggette a carichi mobili;
- strutture che supportano macchine vibranti;
- strutture soggette ad oscillazioni indotte dal vento;
- strutture soggette ad oscillazioni indotte dalla folla.
5.1.11 Sezioni ibride
(1)P La capacit di una sezione ibrida, contenente leghe di alluminio di differente
resistenza, deve essere calcolata considerando la resistenza delle varie parti, e tenendo
debitamente in conto la classe di ciascuna parte.
(2) Se si utilizzano sezioni ibride di alluminio e di acciaio, si dovrebbe controllare il
comportamento in corrispondenza dello snervamento e considerare le deformazioni
termiche.
UNI Pagina 37 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.2 Calcolo delle forze e dei momenti interni
5.2.1 Analisi globale
(1)P In una struttura isostatica le forze e i momenti interni dovrebbero essere determinati
con i metodi della statica.
(2)P Quando si calcolano le forze e i momenti interni in una struttura iperstatica, gli
spostamenti che derivano da deformazioni sia elastiche che plastiche oppure da
fenomeni di instabilit locale devono essere tenuti debitamente in conto. Ove necessario,
anche gli effetti di diffusione per taglio del carico ("shear lag effects") devono essere tenuti
debitamente in conto.
(3) Le forze e i momenti interni dovrebbero essere determinati usando in alternativa:
a) l'analisi globale elastica (lineare o non lineare);
b) l'analisi globale plastica (con o senza incrudimento).
I diversi metodi di analisi sono descritti nell'appendice C (informativa).
(4) L'analisi globale elastica pu essere usata in tutti i casi.
(5)P L'analisi globale plastica deve essere usata solo nei casi in cui le sezioni trasversali
delle membrature soddisfano i requisiti specicati per la Classe 1 in 5.4. Sezioni
trasversali di Classe 2, 3 e 4 non sono consentite. Per le sezioni di Classe 1 sempre
richiesto il controllo della capacit di deformazione, in relazione alla duttilit richiesta dallo
schema strutturale [vedere appendice D (informativa)].
(6) Per ulteriori dettagli sui metodi di analisi globale, vedere appendice D (informativa).
(7) Le ipotesi di progetto assunte per i collegamenti dovrebbero essere in accordo con
quelle fornite nell'appendice C (informativa).
5.3 Resistenza delle sezioni trasversali
5.3.1 Generalit
(1) Tutte le membrature dovrebbero soddisfare i requisiti relativi agli stati limite ultimi e agli
stati limite di esercizio. Di solito, le membrature sono formate da prodotti estrusi, prodotti
fucinati, piatti, lamiere, tubi, oppure da loro combinazioni. I progettisti che desiderino
impiegare i prodotti di fonderia, dovrebbero farlo in stretta collaborazione con i relativi
fabbricanti.
(2) Laddove si faccia riferimento alle raccomandazioni progettuali in forma di espressioni
matematiche, al progettista consentito utilizzare graci o prospetti dedotti dalle espres-
sioni stesse. Le membrature possono essere progettate a vantaggio di sicurezza utiliz-
zando le raccomandazioni della Sezione 5, ma le indicazioni fornite nelle appendici
permettono di trattare in modo pi completo certi aspetti relativi al comportamento della
membratura. La loro utilizzazione pu condurre alla progettazione di strutture meno
costose e pi leggere.
5.3.2 Resistenza di progetto
(1) Le espressioni fornite per la resistenza di progetto di una membratura (resistenza che
non pu essere minore delleffetto dell'azione di progetto sulla membratura, derivante dai
carichi di progetto) contengono valori caratteristici delle resistenze (f
o
, f
a
, f
v
, f
s
), dipendenti
dalle propriet del materiale. Queste resistenze caratteristiche sono denite in 5.3.5. Le
espressioni contengono anche il coefciente parziale di sicurezza per la resistenza
M
, i
cui valori sono assegnati in 5.1.1.
(2) La resistenza delle sezioni trasversali di una membratura pu essere limitata:
- dalla resistenza plastica della sezione trasversale;
- dalla resistenza della sezione netta in corrispondenza dei fori per i dispositivi di
giunzione;
- dalla verica della stabilit locale degli elementi che compongono la sezione
trasversale.
UNI Pagina 38 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Ove necessario, anche la stabilit globale dovrebbe essere vericata.
(4) La resistenza di membrature contenenti elementi snelli pu essere ridotta per effetto di
precoci fenomeni di instabilit locale. La progettazione proposta di una membratura
uniformemente compressa o parzialmente compressa per effetto della essione
vericata classicando la sezione in termini di suscettibilit allinstabilit locale. La classi-
cazione delle sezioni trattata in 5.4.
5.3.3 Propriet delle sezioni
(1)P Le propriet delle sezioni lorde devono essere ricavate utilizzando le dimensioni
specicate. Nel calcolo di tali propriet, non necessario detrarre i fori per i dispositivi di
giunzione, ma si devono tenere in debito conto aperture di dimensioni maggiori. Le aree
di materiale relative ai coprigiunti e ai calastrelli non devono essere incluse.
(2) Larea netta di una membratura (A
net
) o della sezione trasversale di un elemento
dovrebbe essere pari alla sua area lorda meno le opportune deduzioni per i fori e le altre
aperture. Nel calcolo delle propriet geometriche delle sezioni nette, la deduzione per il
singolo foro di un dispositivo di giunzione dovrebbe corrispondere allarea della sezione
trasversale lorda del foro nel piano del suo asse. Per quanto riguarda i fori per bulloni a
testa svasata, si dovrebbe tenere opportunamente in conto la parte relativa alla
svasatura. Purch i fori per i dispositivi di giunzione non siano disposti in modo sfalsato,
larea totale da dedurre per i fori dei dispositivi di giunzione dovrebbe essere pari alla
massima somma delle aree delle sezioni dei fori in qualunque sezione trasversale
perpendicolare allasse della membratura.
(3) Qualora i fori per i dispositivi di giunzione siano disposti in modo sfalsato, larea totale
da dedurre per i fori dei dispositivi di giunzione dovrebbe essere pari al valore maggiore
fra:
a) la deduzione per la condizione di fori non sfasati indicata in (2);
b) la somma delle aree delle sezioni di tutti i fori calcolata lungo qualsiasi diagonale o
linea spezzata che si estenda progressivamente attraverso la membratura o parte
della membratura, meno
s
2
t/(4p) e 0,65st (5.1)
per ciascun tratto lungo la linea dei fori;
dove:
s linterasse dei fori sfalsati (interasse longitudinale);
p linterasse fra i centri degli stessi due fori misurato perpendicolarmente allasse
della membratura (interasse trasversale);
t lo spessore [o lo spessore efcace in una membratura contenente materiale
termicamente alterato (HAZ)].
In un angolare o in unaltra membratura contenente fori in pi di un piano, linterasse p
dovrebbe essere misurato lungo il piano medio dello spessore.
(4) Nel progetto di collegamenti tra membrature compresse o tra parti compresse di
membrature, non si richiede generalmente alcuna deduzione per i fori dei dispositivi di
giunzione, eccetto che per i fori asolati. Se nei collegamenti tra membrature compresse o
tra parti compresse di membrature non si accetta alcuna deformazione plastica della
sezione netta, la deduzione per la presenza dei fori dovrebbe essere portata in conto.
(5) Per il progetto di collegamenti tra membrature di altro tipo, si applicano le raccoman-
dazioni fornite in 5.7.3 per il caso della trazione.
(6) Non necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nella angia tesa a
condizione che per essa si abbia:
(5.2)
dove:
A
net
/A
g
sia minore di questo limite, si pu assumere unarea ridotta per la angia.
0,9
A
net
A
g
----------
f
o

M1

f
a

M2

------------------
UNI Pagina 39 UNI ENV 1999-1-1:2002
(7) Non necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nella zona tesa
dellanima, a condizione che il limite indicato nellespressione sopra riportata sia soddi-
sfatto per lintera zona tesa, comprendente sia la angia tesa che la parte tesa dellanima.
(8) Non necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nelle veriche a taglio,
a condizione che si abbia:
(5.3)
Qualora A
v,net
/A
v
sia minore di questo limite, si pu assumere unarea a taglio efcace pari
a (f
a
/
M2
)/(f
o
/
M1
)A
v, net
. Il criterio del meccanismo di taglio a blocco (block shear), indicato
nella Sezione 6, dovrebbe essere soddisfatto alle estremit della membratura.
5.3.4 Zone termicamente alterate (HAZ)
(1)P Lalluminio per uso strutturale, in numerose leghe e stati, risulta indebolito nelle zone
termicamente alterate (HAZ) adiacenti alle saldature, e di ci si deve tenere conto nei
calcoli di progetto. Eccezioni a questa regola, ossia casi in cui non vi alcun indeboli-
mento nelle zone adiacenti alle saldature, hanno luogo per le leghe negli stati O o T4;
oppure quando il materiale nello stato F e la resistenza di progetto basata sulle
propriet del materiale relative allo stato O.
(2) Le regole per la valutazione della severit e dellestensione delladdolcimento
(softening) presente nelle HAZ sono fornite in 5.5.
(3) importante che il progettista comprenda che anche una piccola saldatura realizzata
per collegare una piccola parte accessoria ad una membratura principale pu notevol-
mente ridurre la resistenza della membratura per effetto della presenza di una HAZ. Nella
progettazione delle travi, risulta spesso vantaggioso collocare le saldature e le parti
accessorie in zone caratterizzate da bassi valori delle tensioni, come per esempio nei
pressi dell'asse neutro oppure ad una certa distanza da regioni caratterizzate da elevati
valori del momento ettente.
5.3.5 Resistenze caratteristiche
(1) I calcoli di resistenza delle membrature sono effettuati utilizzando le resistenze carat-
teristiche indicate di seguito:
f
o
la resistenza caratteristica per essione e per completo snervamento a trazione e
compressione;
f
a
la resistenza caratteristica a rottura di una sezione netta a trazione o compressione;
f
v
la resistenza caratteristica a taglio;
f
s
la resistenza caratteristica per instabilit globale.
(2) I valori di f
o
, f
a
e f
v
dipendono dalle propriet del materiale e sono deniti nel modo
seguente:
a) f
o
= f
0,2
, vedere 3.2 (5.4)
b) f
a
= f
u
, vedere 3.2 (5.5)
c) (5.6)
5.4 Classicazione delle sezioni trasversali
5.4.1 Generalit
(1)P La classicazione delle sezioni necessaria quando si considera la resistenza delle
membrature nei confronti del momento ettente e delle combinazioni di essione, taglio e
sforzo assiale. La classicazione necessaria anche quando si considera la possibilit
che le membrature soggette a essione o a compressione assiale possano avere una
resistenza ridotta, per effetto dei fenomeni di instabilit locale negli elementi snelli.
A
v net ,
A
v
--------------
f
o

M1

f
a

M2

------------------
f
v
f
o
3
------- =
UNI Pagina 40 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.4.2 Classicazione
(1) Si deniscono le seguenti 4 classi di sezioni trasversali:
Classe 1: sono quelle sezioni trasversali in grado di sviluppare una cerniera plastica
avente la capacit rotazionale richiesta per lanalisi plastica. Ulteriori informa-
zioni sulle sezioni di classe 1 sono fornite nellappendice G (informativa).
Classe 2: sono quelle sezioni trasversali in grado di sviluppare il proprio momento
resistente plastico, ma che hanno una capacit rotazionale limitata.
Classe 3: sono quelle sezioni trasversali nelle quali le tensioni calcolate nelle bre
esterne compresse della membratura possono raggiungere la resistenza
elastica convenzionale, ma linstabilit locale pu impedire lo sviluppo del
momento resistente plastico.
Classe 4: sono quelle sezioni trasversali per le quali necessario mettere esplicita-
mente in conto gli effetti dellinstabilit locale nella determinazione del loro
momento resistente o della loro resistenza a compressione.
(2) La classicazione di una sezione trasversale dipende dai rapporti dimensionali di
ciascuno dei suoi elementi compressi.
(3) Per elemento compresso si intende ogni elemento della sezione trasversale che sia
totalmente o parzialmente compresso, per effetto di uno sforzo assiale o di un momento
ettente, in presenza della combinazione di carico considerata.
(4) I vari elementi compressi di una sezione trasversale (quali anime o ange) possono, in
generale, appartenere a classi differenti.
(5) Le sezioni trasversali dovrebbero essere classicate considerando i parametri di
snellezza degli elementi che compongono la sezione (vedere appendice G). In mancanza
di un pi preciso criterio di classicazione, una sezione trasversale pu essere classi-
cata indicando la classe pi alta (meno favorevole) tra quelle dei suoi elementi
compressi.
(6) Nel processo di classicazione, si individuano le seguenti tipologie basilari di elementi
in parete sottile:
a) elementi sporgenti piani;
b) elementi interni piani;
c) elementi interni curvi.
Questi elementi possono essere non irrigiditi, oppure irrigiditi mediante nervature longitu-
dinali di irrigidimento, o irrigidimenti di bordo o bulbi (vedere gura 5.1).
UNI Pagina 41 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.1 Tipologie di elementi
Legenda:
(a) elementi non irrigiditi
(b) elementi irrigiditi
SO sporgenti simmetrici
UO sporgenti non simmetrici
I interni
RI interni elementi irrigiditi
RUO elementi irrigiditi sporgenti non simmetrici
5.4.3 Parametri di snellezza
(1) La suscettibilit di un elemento piano non irrigidito nei confronti dellinstabilit locale
denita mediante il parametro , che assume i seguenti valori:
a) elementi piani sporgenti o elementi interni senza
gradiente di tensione = b/t
b) elementi interni con gradiente di tensione tale
da dare luogo ad un asse neutro baricentrico = 0,40 b/t, oppure = 0,40 d/t
c) per ogni altro gradiente di tensione = g b/t oppure = g d/t
dove:
b la larghezza di un elemento;
t lo spessore dellelemento;
d laltezza di un elemento danima in una trave;
g il coefciente del gradiente di tensione.
il parametro g fornito dalle seguenti espressioni:
g = 0,70 + 0,30 (1 > > -1), (5.7)
g = 0,80/(1 - ) ( -1), vedere gura 5.4 (5.8)
dove:
il rapporto tra il valore della tensione in corrispondenza dei bordi dellelemento
piano considerato e la massima tensione di compressione. In generale, lasse
neutro dovrebbe essere assunto come asse neutro elastico, ma nel controllare se
una sezione di classe 2 lecito fare riferimento all'asse neutro plastico.
a) b) ( (
UNI Pagina 42 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.2 Valori di g per elementi piani interni soggetti a gradiente di tensione. Si adoperi la curva A per
elementi interni o sporgenti (con tensione di compressione massima allattacco). Si adoperi la curva
B per elementi sporgenti (con tensione di compressione massima allestremit)
(2) Quando si considera la suscettibilit di un elemento piano irrigidito allinstabilit locale,
dovrebbero essere considerati tre possibili modi instabili, come illustrato nella gura 5.3. I
valori di dovrebbero essere ricavati separatamente per ciascun modo. I modi sono:
a) Modo 1: lelemento irrigidito si instabilizza globalmente, sicch lirrigidimento si
deforma con la stessa curvatura dellelemento che irrigidisce.
b) Modo 2: i sotto-elementi e lirrigidimento si instabilizzano singolarmente, lasciando
sulla stessa linea i loro punti di congiunzione.
c) Modo 3: questo modo una combinazione dei modi 1 e 2, in cui le forme instabili dei
sotto-elementi sono sovrapposte alla forma instabile dellintero elemento. Ci
mostrato nella gura 5.3 c).
I valori di sono determinati nella maniera seguente:
gura 5.3 Modi instabili per elementi piani irrigiditi
Legenda:
1 Imbozzamenti dei sotto-elementi
2 Imbozzamenti dellintero elemento
UNI Pagina 43 UNI ENV 1999-1-1:2002
1) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento di riferimento:
Qualora lirrigidimento sia una nervatura o un irrigidimento di bordo, realizzato su di
un solo lato, di spessore pari allo spessore t dellelemento,
(5.9)
dove:
fornita dalle espressioni 5.9a, b o c, oppure ricavata dalla gura 5.4 a), b)
o c). In questa gura, laltezza c della nervatura o della piegatura misurata in
corrispondenza della supercie interna dellelemento piano.
[Figura 5.4 a)] (5.9a)
[Figura 5.4 b)] (5.9b)
[Figura 5.4 c)] (5.9c)
2) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento non di riferimento:
Quale che sia lirrigidimento con una forma diversa da quello di riferimento, lirrigidi-
mento effettivamente presente sostituito con una nervatura o con un irrigidimento di
bordo equivalente avente lo stesso spessore (t ) dellelemento. Il valore di c per la
nervatura equivalente o per lirrigidimento di bordo equivalente scelto in maniera
tale che il suo momento dinerzia rispetto al piano medio dellelemento sia pari a
quello dellirrigidimento non di riferimento rispetto allo stesso piano.
3) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento complesso:
Per irrigidimenti con forme inusuali per i quali non sia possibile ricondursi al metodo
descritto al punto precedente,
(5.10)

cr
la tensione critica elastica dellelemento irrigidito assumendo che i bordi siano
semplicemente appoggiati;

cr0
la tensione critica elastica dellelemento non irrigidito assumendo che i bordi
siano semplicemente appoggiati.
4) Modo 1, gradiente di tensione:
Il valore di fornito dallespressione 3) sopra riportata, dove
cr
e
cr0
si riferiscono
in questo caso alla tensione presente sul bordo dellelemento maggiormente
compresso.
5) Modo 2:
Il valore di ricavato separatamente per ciascun sotto-elemento, in accordo
con 5.4.3(1)a).
(3) La suscettibilit allinstabilit locale di un elemento interno non irrigidito e con piccola
curvatura, denita mediante la seguente espressione del parametro :
(5.11)
dove:
R raggio di curvatura in corrispondenza del piano medio;
b sviluppo della larghezza dellelemento in corrispondenza del suo piano medio;
t spessore.

b
t
--- =

1
1 0,1 c t 1 ( )
2
+
------------------------------------------------ - =

1
1 2,5
c t 1 ( )
2
b t
-------------------------- +
------------------------------------------------- =

1
1 4,5
c t 1 ( )
2
b t
-------------------------- +
------------------------------------------------- =

b
t
---

cr0

cr
----------
,
_
0,4
=

b
t
---
1
1 0,006
b
4
R
2
t
2
------------ +
----------------------------------------- - =
UNI Pagina 44 UNI ENV 1999-1-1:2002
Le indicazioni riportate sopra sono valide se R/b > 0,1b/t. Le sezioni che contengono
elementi con curvatura pi marcata richiedono studi particolari oppure accettazione per
mezzo di prove.
(4) La suscettibilit allinstabilit locale di un tubo circolare in parete sottile, sia uniforme-
mente compresso che inesso, denita mediante la seguente espressione del
parametro :
(5.12)
dove:
D diametro del piano medio del tubo
gura 5.4 Valori di per elementi irrigiditi
3
D
t
---- =
UNI Pagina 45 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.4.4 Classicazione degli elementi
(1) La classicazione degli elementi nelle sezioni trasversali dipende dai valori assunti dal
parametro di snellezza nella maniera seguente:
(2) I valori di
1
,
2
,
3
sono forniti dal prospetto 5.1.
prospetto 5.1 Parametri di snellezza
1
,
2
e
3
dove:
f
o
espressa in N/mm
2
.
(3) Nel prospetto, un elemento considerato saldato se contiene saldature in corrispon-
denza di un bordo o di un qualsiasi punto lungo lo sviluppo della sua larghezza.
Comunque, le sezioni trasversali di una membratura che non contengono saldature
possono essere considerate come non saldate anche se la membratura saldata in
qualunque altro punto lungo lo sviluppo della sua lunghezza.
(4) Si noti che in un elemento saldato la classicazione non dipende dallestensione
della HAZ.
(5) Nella classicazione degli elementi appartenenti alla angia di una membratura
inessa, se gli elementi stessi sono tensionalmente meno sollecitati rispetto alle bre
maggiormente sollecitate presenti nellintera sezione, consentito utilizzare una diversa
espressione di . In questa espressione, z
1
la distanza delle bre maggior-
mente sollecitate dall'asse neutro elastico della sezione efcace, mentre z
2
la distanza
dell'elemento considerato dall'asse neutro elastico della sezione efcace. z
1
e z
2
dovrebbero essere valutati sulla sezione efcace mediante un procedimento iterativo
(almeno due passi).
5.4.5 Instabilit locale
(1) Linstabilit locale nelle membrature di classe 4 generalmente portata in conto sosti-
tuendo la sezione reale con una sezione efcace. La sezione efcace determinata
adoperando un coefciente di instabilit locale
c
, mediante il quale viene ridotto lo
Elementi appartenenti a membrature
inesse
Elementi appartenenti a membrature
compresse

1
: classe 1
2
: classe 1 o 2

1
<
2
: classe 2
2
<
3
: classe 3

2
<
3
: classe 3
2
< : classe 4

3
< : classe 4
Elementi
1

2

3
Trattati
termica-
mente e
non
saldati
Trattati
termica-
mente e
saldati,
oppure
non trattati
termica-
mente e
non
saldati
Non
trattati
termica-
mente e
saldati
Trattati
termica-
mente e
non
saldati
Trattati
termica-
mente e
saldati,
oppure
non trattati
termica-
mente e
non
saldati
Non
trattati
termica-
mente e
saldati
Trattati
termica-
mente e
non
saldati
Trattati
termica-
mente e
saldati,
oppure
non trattati
termica-
mente e
non
saldati
Non
trattati
termica-
mente e
saldati
Sporgenti 3 2,5 2 4,5 4 3 6 5 4
Interni 11 9 7 16 13 11 22 18 15
250 f
o
=

250z
1
f
o
z
2
---------------- =
UNI Pagina 46 UNI ENV 1999-1-1:2002
spessore della sezione reale.
c
applicato a qualsiasi elemento di classe 4 avente
spessore costante che sia interamente o parzialmente compresso. Per elementi che non
hanno uno spessore uniforme, si deve ricorrere ad uno studio particolare da parte del
progettista.
(2) Il coefciente
c
calcolato separatamente per ciascun elemento della sezione che
differisca dagli altri in termini di rapporto /, dove fornito in 5.4.3 ed denito
in 5.4.4.
(3) I valori di
c
sono i seguenti.
a) Elementi piani sporgenti appartenenti a sezioni trasversali simmetriche (gura 5.1):
- trattati termicamente, non saldati:

c
= 1,0 quando / 6,

c
= 10/(/) - 24/(/)
2
quando / > 6.
- Trattati termicamente e saldati, non trattati termicamente e non saldati:

c
= 1,0 quando / 5,

c
= 9/(/) - 20/(/)
2
quando / > 5.
- Non trattati termicamente e saldati:

c
= 1,0 quando / 4,

c
= 8/(/) - 16/(/)
2
quando / > 4.
b) Per elementi piani sporgenti appartenenti a sezioni trasversali non simmetriche (gura
5.1),
c
fornito dalle espressioni sopra riportate relative ad elementi piani sporgenti
appartenenti a sezioni simmetriche, ma non pu essere maggiore di 120/(/)
2
.
c) Elementi piani interni o tubi circolari:
- trattati termicamente e non saldati:

c
= 1,0 quando / 22,

c
= 32/(/) - 220/(/)
2
quando / > 22.
- Trattati termicamente e saldati, non trattati termicamente e non saldati:

c
= 1,0 quando / 18,

c
= 29/(/) - 198/(/)
2
quando / > 18.
- Non trattati termicamente e saldati:

c
= 1,0 quando / 15,

c
= 25/(/) - 150/(/)
2
quando / > 15.
d) Elementi irrigiditi: necessario considerare tutti i possibili modi instabili, e scegliere il
minimo valore di
c
. Nel caso di modi instabili di tipo 1, il fattore
c
dovrebbe essere
applicato sia allarea della nervatura che allo spessore del piatto di base.
(4) Le relazioni tra
c
e / sono riassunte nella gura 5.5.
(5) Per la determinazione di
c
in sezioni a cui sia richiesto di resistere a essione
biassiale oppure alla combinazione di essione e sforzo assiale, vedere Sezione 5.9.
UNI Pagina 47 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.5 Relazione tra
c
e / per elementi interni, elementi sporgenti e tubi circolari
Legenda:
A. Non saldati e trattati termicamente (ht)
B. Saldati e ht, non saldati e non ht
C. Saldati e non trattati termicamente
D Elementi sporgenti
E Elementi sporgenti simmetrici
F Elementi sporgenti non simmetrici
G Elementi interni e tubi circolari
5.5 Addolcimento (softening) nelle HAZ in prossimit delle saldature
5.5.1 Generalit
(1)P Nel progetto di strutture saldate in cui si utilizzano leghe strutturali ad alta resistenza,
necessario tenere in conto la riduzione delle capacit di resistenza che ha luogo in
prossimit delle saldature. La riduzione riguarda maggiormente la tensione al limite
elastico convenzionale corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% piuttosto che
la tensione ultima. La zona condizionata dalladdolcimento (softening) si estende nelle
immediate vicinanze della saldatura, al di l della quale le capacit di resistenza della lega
tornano rapidamente ai valori assunti nelle zone prive di saldature.
(2) Nei calcoli di progetto si assume che per tutta lestensione delle zone termicamente
alterate (HAZ) le capacit di resistenza siano ridotte della stessa entit mediante un
fattore
haz
costante. La severit delladdolcimento (softening), cos come denito attra-
verso il fattore
haz
, trattata in 5.2.2.
Lestensione della HAZ, denita mediante una distanza b
haz
dal bordo della saldatura,
valutata in 5.5.3.
(3)Talvolta possibile mitigare gli effetti delladdolcimento (softening) presente nelle HAZ
mediante processi di invecchiamento articiale attuati a saldatura avvenuta.
5.5.2 Severit delladdolcimento (softening)
(1) Le resistenze caratteristiche f
0
, f
a
e f
v
nelle HAZ sono calcolate in una maniera simile
a quella indicata in 5.3.5, ma sono poi moltiplicate per un opportuno valore del fattore
haz
,
fornito dal prospetto 5.2. Questi valori si riferiscono ai tipici campi di variabilit delle leghe
strutturali.
Nelle leghe della serie 7xxx, i valori del fattore
haz
sono inuenzati dalla natura delle
tensioni nelle HAZ. Nel prospetto 5.2, sono riportati due valori:
a) si applica in presenza di tensione di trazione agente trasversalmente rispetto all'asse
di una saldatura di testa o a cordone dangolo;
UNI Pagina 48 UNI ENV 1999-1-1:2002
b) si applica per tutte le altre condizioni, per esempio per una tensione longitudinale, una
tensione di compressione agente trasversalmente, oppure per una tensione di taglio.
gura 5.6 Estensione delle zone termicamente alterate (HAZ)
Legenda:
1 Se questa distanza risulta minore di 3 b
haz
si assume che la HAZ si estenda per lintera
larghezza della angia
(2) I valori forniti nel prospetto 5.2 sono validi solo dopo che trascorso un assegnato
numero di giorni dallesecuzione della saldatura, ammesso che il materiale sia stato
mantenuto ad una temperatura non minore di 10 C:
leghe della serie 6xxx 3 giorni
leghe della serie 7xxx 30 giorni.
Se dopo lesecuzione della saldatura il materiale mantenuto ad una temperatura minore
di 10 C, il tempo di recupero prolungato. In questo caso, ci si dovrebbe avvalere della
consulenza del fabbricante.
(3) La severit delladdolcimento (softening) pu essere portata in conto o mediante il
valore assunto dalla resistenza caratteristica nelle HAZ, come fatto per il materiale di
base, oppure riducendo l'area su cui agisce lo sforzo. In tal modo, la resistenza caratteri-
stica nel caso semplice di una sezione rettangolare interessata dalladdolcimento
(softening) presente nelle HAZ, pu essere espressa come (f
a

haz
)A oppure
come f
a
(A
haz
).
5.5.3 Estensione delle HAZ
(1) Si assume che le HAZ si estendano in una qualunque direzione per una distanza,
computata a partire dalla saldatura, pari a b
haz
; tale distanza misurata nella maniera
seguente (vedere gura 5.6):
a) in direzione trasversale a partire dalla linea dasse, nelle saldature continue di testa;
b) in direzione trasversale a partire dal punto di intersezione delle superci saldate, nelle
saldature a cordone dangolo;
UNI Pagina 49 UNI ENV 1999-1-1:2002
c) in direzione trasversale a partire dal punto di intersezione delle superci saldate, nelle
saldature di testa utilizzate in collegamenti ad angolo, a T, a croce;
d) in una qualsiasi direzione radiale a partire dallestremit di una saldatura.
(2) I contorni della HAZ dovrebbero essere, generalmente, deniti mediante linee rette
ortogonali alla supercie metallica, particolarmente quando le saldature interessano
elementi in parete sottile. Comunque, quando si esegue una saldatura superciale tra
parti spesse, consentito assumere per le HAZ un contorno curvilineo di raggio b
haz
,
come mostrato nella gura 5.6.
prospetto 5.2 Fattore di addolcimento (softening) per le HAZ (
haz
)
(3) Per una saldatura effettuata con procedimento tipo MIG su un materiale non trattato
termicamente, con raffreddamento no a 60 C o meno tra una passata di saldatura e
laltra, i valori di b
haz
sono i seguenti:
0 < t 6 mm: b
haz
= 20 mm
6 < t 12 mm: b
haz
= 30 mm
12 < t 25 mm: b
haz
= 35 mm
t > 25 mm: b
haz
= 40 mm
(4) Per spessori >12 mm, ci pu essere un effetto della temperatura, in quanto il raffred-
damento tra una passata di saldatura e laltra, pu eccedere i 60 C, a meno che non vi
sia uno stretto controllo della qualit del processo. Bisogna tener presente che lampiezza
della zona termicamente alterata maggiore.
(5) Le gure sopra riportate sono valide per saldature continue di testa (con due validi
percorsi di diffusione del calore) o a saldature a cordone dangolo per collegamenti a T
(con tre validi percorsi di diffusione del calore) nel caso di leghe delle serie 6xxx o 7xxx,
o leghe della serie 5xxx nello stato incrudito.
(6) Per saldature con procedimento TIG, lestensione della HAZ maggiore, in quanto la
quantit di calore fornita maggiore di quella fornita per saldature con procedimento MIG.
Per saldature con procedimento TIG che siano continue di testa oppure a cordone
dangolo, effettuate su leghe delle serie 6xxx, 7xxx oppure leghe della serie 5xxx allo stato
incrudito, il valore di b
haz
fornito da [vedere 6.6.1(2)]:
0 < t 6mm: b
haz
= 30 mm
Per tutte le leghe fornite sotto forma di prodotti estrusi, lamiere, piatti, tubi tralati e prodotti fucinati negli stati O ed F,

haz
= 1,0.
Prodotti estrusi, lamiere, piatti, tubi tralati e prodotti fucinati nelle leghe delle serie 6xxx e 7xxx e negli stati T4, T5 e T6:
Serie della lega
6xxxx
7xxx
Stato
T4
T5
T6
T6

haz
(saldatura con procedi-
mento MIG)
1,0
0,65
0,65
0,80
a)
1,0
b)

haz
(saldatura con procedi-
mento TIG)
--
0,60
0,50
0,60
a)
0,80
b)
Lamiere, piatti e prodotti fucinati nelle leghe delle serie 5xxx, 3xxx e 1xxx [nello stato incrudito (H)]
Serie della lega
5xxx
3xxx
1xxx
Stato
H22
H24
H14, 16, 18
H14

haz
(saldatura con procedi-
mento MIG)
0,86
0,80
0,60
0,60

haz
(saldatura con procedi-
mento TIG)
0,86
0,80
0,60
0,60
a), b) Per la denizione di a) e b) vedere 5.5.2 (1).
UNI Pagina 50 UNI ENV 1999-1-1:2002
(7) Nel caso in cui due o pi saldature siano ravvicinate, le loro HAZ si sovrappongono. In
questo caso, si assume che esista una sola HAZ per lintero gruppo di saldature. Quando
una saldatura localizzata troppo vicino al bordo libero di un elemento sporgente, la
dispersione di calore meno efcace. Ci accade quando la distanza del bordo della
saldatura dal bordo libero minore di 3b
haz
. In queste circostanze si assume che lintera
larghezza dellelemento sporgente sia soggetta al fattore
haz
.
(8) Altri fattori che inuenzano il valore di b
haz
sono indicati di seguito:
a) Inuenza di temperature maggiori di 60 C
Quando si effettuano saldature con pi passate, ci potrebbe essere un incremento
della temperatura indotto dal succedersi delle passate. Ci si traduce in un aumento
dell'estensione della HAZ. Se si assume pari a T
1
(C) la temperatura tra una passata
di saldatura e la successiva, temperatura che dovrebbe essere compresa tra 60 C e
120 C, si assume a vantaggio di sicurezza che, per le leghe delle serie 6xxx, 7xxx o
della serie 5xxx allo stato incrudito, b
haz
sia moltiplicato per un fattore
2
, denito nella
maniera seguente:
leghe 6xxx
2
= 1 + (T
1
- 60)/120
leghe 7xxx
2
= 1 + 1,5(T
1
- 60)/120.
Se si desidera un valore meno conservativo di
2
, si ricorre a prove di durezza su
provini, dalle quali si deduce la reale estensione della HAZ. La massima temperatura
raccomandata per effettuare saldature tra leghe di alluminio pari a 120 C.
b) Elementi dotati di spessori differenti
Se gli elementi da collegare mediante saldatura non hanno un medesimo spessore t,
a vantaggio di sicurezza assumere che, in tutte le espressioni riportate sopra, t sia
lo spessore medio di tutti gli elementi. Ci valido solo nch lo spessore medio non
eccede lo spessore minimo di oltre 1,5. Per variazioni dello spessore maggiori,
l'estensione della HAZ dovrebbe essere determinata mediante prove di durezza su
provini.
c) Variazioni nel numero dei percorsi di calore
Se i collegamenti tra gli elementi sono realizzati mediante saldature a cordone
dangolo, ma hanno un numero di percorsi di diffusione del calore (N ) diverso dai tre
sopra indicati in (5), si moltiplica il valore di b
haz
per 3/N.
5.6 Resistenza delle travi
5.6.1 Generalit
(1)P Le seguenti resistenze devono essere generalmente vericate:
a) essione (vedere 5.6.2), includendo, ove necessario, la riduzione indotta dal taglio
che accompagna la essione (vedere 5.6.4);
b) taglio (vedere 5.6.3);
c) alla resistenza dellanima (vedere 5.6.5);
d) allinstabilit esso-torsionale (vedere 5.6.6).
(2)P Si deve tenere opportunamente in conto la classe della sezione trasversale (vedere
5.4), la presenza di eventuali zone termicamente alterate (vedere 5.5) e la necessit di
portare in conto la presenza di fori (vedere 5.3).
(3)P Per le membrature che devono resistere a combinazioni di momento ettente e
sforzo assiale, si deve fare riferimento a 5.9.
(4) Il caso della essione biassiale trattato in 5.6.7 oppure, se in combinazione con lo
sforzo assiale, in 5.9.
5.6.2 Resistenza a essione uniassiale
5.6.2.1 Basi
(1) In assenza di azione tagliante, il valore del momento resistente di progetto a essione
M
Rd
dovrebbe essere il minore tra M
a,Rd
e M
c,Rd
,
UNI Pagina 51 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
M
a,Rd
= f
a
W
net
/
M2
(5.13)
relativo a una sezione netta e
M
c,Rd
= f
o
W
el
/
M1
(5.14)
relativo a una generica sezione trasversale,
dove:
il fattore di forma, vedere il prospetto 5.3;
W
el
il modulo elastico della sezione lorda (vedere 5.6.2.2);
W
net
il modulo elastico della sezione netta che tiene conto dei fori e delladdolcimento
(softening) presente nelle HAZ, se la sezione saldata.
prospetto 5.3 Valori del fattore di forma
Nel prospetto 5.3 i vari moduli della sezione trasversale W e
3,u

3,w
sono cos deniti:
W
pl
modulo plastico della sezione lorda;
W
eff
modulo elastico della sezione efcace, ottenuto adoperando uno spessore ridotto
t
eff
per elementi di classe 4 (vedere 5.6.2.2);
W
ele
modulo elastico efcace della sezione lorda, ottenuto adoperando uno spessore
ridotto
haz
t per il materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);
W
ple
modulo plastico efcace della sezione lorda, ottenuto adoperando uno spessore
ridotto
haz
t per il materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);
W
effe
modulo elastico della sezione efcace, ottenuto adoperando il minore tra lo
spessore ridotto t
eff
relativo agli elementi di classe 4 e lo spessore ridotto
haz
t
relativo al materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);

3,u
= 1 oppure, in alternativa, pu essere assunto come:
(5.15)

3,w
= W
ele
/W
el
oppure, in alternativa, pu essere calcolato come:
(5.16)
dove:
il parametro di snellezza dellelemento della sezione maggiormente suscettibile
di instabilit;

2
e
3
sono i valori limite per quello stesso elemento, in accordo al prospetto 5.1.
(2) Per la combinazione di momento ettente e taglio, fare riferimento a 5.6.4.
(3)P Oltre a ci, deve essere vericata anche la resistenza della membratura allinstabilit
esso-torsionale, vedere 5.6.6.
5.6.2.2 Sezione di calcolo
(1) La terminologia adoperata in 5.6.2.1 la seguente:
a) per sezione netta si intende la sezione alla quale sono stati detratti i fori e nella quale
si porta in conto la resistenza ridotta del materiale in prossimit delle saldature, in
modo da considerare laddolcimento (softening) presente nelle HAZ, se la sezione
saldata;
Classe Sezioni non saldate Sezioni saldate
1
2
3
4
W
pt
/W
el
, ma vedere appendice G
W
pt
/W
el

3,u
W
eff
/W
el
W
ple
/W
el
, ma vedere appendice G
W
ple
/W
el

3,w
W
effe
/W
el

3,u
1

3

3

2

-----------------
,
_
W
pl
W
el
---------- 1
,
_
+ =

3,w
W
el e
W
el
------------

3

3

2

-----------------
,
_
W
pl e
W
el e

W
el
-------------------------------
,
_
+ =
UNI Pagina 52 UNI ENV 1999-1-1:2002
b) per sezione efcace si intende la sezione in cui si portano in conto sia laddolcimento
(softening) presente nelle HAZ che linstabilit locale, ma non si apportano riduzioni
per la presenza dei fori.
(2) Nei precedenti punti a) e b), generalmente, per i diversi elementi presenti nella
sezione, si dovrebbero portare in conto le riduzioni della resistenza del materiale nel
seguente modo:
a) Elementi di classe 4 privi di effetti indotti da HAZ. Per la parte compressa
dellelemento, si assume un valore t
eff
=
c
t, in cui
c
fornito dalle espressioni
riportate in 5.4.5.
b) Elementi di classe 1, 2 o 3 in cui sono presenti effetti indotti dalle HAZ. Per le parti
dellelemento che risentono degli effetti indotti dalladdolcimento (softening), si
considera un valore
haz
t, dove il valore di
haz
e lestensione della zona soggetta ad
addolcimento (softening) sono fornite dalle espressioni riportate in 5.5.2 e 5.5.3.
c) Elementi di classe 4 in cui sono presenti effetti indotti da HAZ. La riduzione che si
considera la minore tra corrispondente allo spessore ridotto t
eff
e quella corrispon-
dente allo spessore ridotto
haz
t nella zona soggetta ad addolcimento (softening) e
con spessore pari a t
eff
nella rimanente parte dellelemento.
d) Nel caso di elementi irrigiditi, il fattore
haz
dovrebbe essere applicato all'area
dellirrigidimento cos come allo spessore del piatto di base.
e) Per un elemento saldato appartenente ad una sezione di classe 3 o 4, si pu
assumere un valore meno conservativo dello spessore operando nella maniera
seguente:
1) Laddolcimento (softening) dovuto alle HAZ ignorato per il materiale posto ad
una distanza minore di
haz
y
1
rispetto dallasse neutro elastico della sezione lorda,
dove y
1
la distanza dallasse neutro delle bre estreme della sezione.
2) Per il materiale delle HAZ ad una distanza y (>
haz
y
1
) dall'asse neutro, il fattore

haz
pu sostituirsi con il valore k
zy
, calcolato nel seguente modo:
k
zy
=
haz
+ 1 - y/y
1
5.6.3 Resistenza a taglio
(1) Il valore di progetto della forza di taglio V
Ed
dovrebbe soddisfare la seguente relazione
in ciascuna sezione trasversale:
V
Ed
V
c,Rd
(5.17)
dove:
V
c,Rd
la resistenza di progetto della sezione trasversale, dipendente dalla
classicazione della sezione a taglio (vedere 5.10.5), ed calcolata come:
(2) sezioni di classe 1, 2 o 3
V
c,Rd
= A
v
f
v
/
M1
dove:
A
v
larea a taglio, fornita dalle seguenti relazioni:
a) per sezioni con anime che lavorano a taglio
(5.18)
dove:
d
z
laltezza totale del materiale appartenente alle HAZ che si trova allinterno
dellaltezza netta dellanima compresa tra le ange. Per sezioni non saldate,

haz
= 1;
D laltezza globale della sezione misurata tra le superci esterne delle ange;
t
w
lo spessore dellanima;
N il numero delle anime.
A
v
0,8D t
w
( )
i
1
haz
( )d
z
t
w
( )
i
[ ]
1
N

=
UNI Pagina 53 UNI ENV 1999-1-1:2002
b) per barre piene e tubi circolari
A
v
=
v
A
e
(5.19)
dove:

v
0,8 per barre solide;

v
0,6 per tubi circolari.
A
e
l'area di una sezione non saldata, mentre, per una sezione saldata, l'area della
sezione efcace, ottenuta considerando uno spessore ridotto
haz
t per il materiale delle
HAZ.
(3) Sezioni di classe 4
Le sezioni di classe 4 sono trattate in 5.12.4 - 5.12.6
5.6.4 Combinazione di essione e taglio
(1)P Il momento resistente teorico di una sezione trasversale ridotto dalla presenza del
taglio. Questa riduzione, per bassi valori della forza di taglio, tanto piccola da poter
essere trascurata. Comunque, quando la forza di taglio supera la met della resistenza a
taglio, si deve tenere in conto il suo effetto sul momento resistente.
(2) In tutti i casi in cui il valore di progetto della forza di taglio V
Ed
non ecceda il 50% della
resistenza di progetto a taglio V
pl,Rd
, non necessario apportare alcuna riduzione al
valore del momento resistente fornito in 5.6.2.1.
(3) Quando V
Ed
eccede il 50% del valore di V
pl,Rd
, il momento resistente di progetto della
sezione trasversale dovrebbe essere ridotto a M
v,Rd
, momento resistente plastico di
progetto ridotto per effetto del taglio, ed calcolato nel seguente modo:
a) per larea che lavora taglio il contributo alla resistenza della sezione trasversale nei
confronti del momento ettente basato su un valore ridotto della resistenza del
materiale f
ow
, fornito da:
(5.20)
b) Nel caso di sezioni ad I inesse a ange uguali e di classe 1, 2 o 3, il valore risultante
di M
v,Rd
pari a:
(5.21)
(4) Per sezioni inesse di classe 4 oppure per sezioni affette dalladdolcimento (softening)
presente nelle HAZ, il valore di dovrebbe essere ricavato facendo riferimento alla
sezione di calcolo adoperata nella determinazione di M
c,Rd
(vedere 5.6.2.2).
5.6.5 Resistenza dellanima
(1) Il presente punto riguarda il progetto di anime soggette a forze localizzate indotte da
carichi concentrati o da reazioni applicate alla trave. Per le anime non irrigidite, tale
argomento trattato in 5.12.
(2) Per le anime irrigidite trasversalmente, la sezione dell'irrigidimento, ove disposto,
dovrebbe essere almeno di classe 2. Esso pu essere progettato a vantaggio di sicurezza
assumendo l'ipotesi che sopporti lintero carico, senza collaborazione dellanima: in tal
caso lirrigidimento calcolato alla stregua di una membratura compressa (vedere 5.8),
vericandolo allinstabilit fuori dal piano ed allo schiacciamento locale, e considerando,
se necessario, gli effetti essionali (vedere 5.9). In alternativa, pi economicamente, un
irrigidimento pu essere progettato facendo riferimento alle prescrizioni riguardanti il
progetto degli irrigidimenti di travi a parete piena (vedere 5.12).
5.6.6 Instabilit esso-torsionale
5.6.6.1 Generalit
(1)P Tutte le travi, a parte le dovute eccezioni elencate in 5.6.6.2, dovrebbero essere
vericate nei confronti di un possibile collasso per instabilit esso-torsionale.
f
ow
f
0
1 V
Ed
V
pl Rd ,
( )
2
=
M
v Rd ,
t
f
b
f
h
s
t
f
( )
f
0

M1
---------
t
w
h
w
2
4
------------
f
ow

M1
-------- + =
UNI Pagina 54 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Per ciascuna trave, tutti i tratti non controventati collocati tra sezioni alle quali sono
apposti vincoli allo spostamento laterale, dovrebbero soddisfare la seguente condizione:
M
ed
M
b,Rd
(5.22)
dove il momento resistente di progetto allinstabilit vale M
b,Rd
= f
s
W
el,y
/
M1
W
el,y
il modulo elastico della sezione lorda, senza portare in conto alcuna riduzione per
effetto delladdolcimento (softening) delle HAZ, dellinstabilit locale o dei fori. Il valore di
fornito dal prospetto 5.3, ed soggetto alla limitazione W
pl
/W
e,y
. f
s
la tensione di
instabilit esso-torsionale (vedere 5.6.6.3).
5.6.6.2 Eccezioni
(1) Non necessario procedere alla verica di instabilit esso-torsionale ogni volta che
si verichi una delle seguenti circostanze:
a) essione intorno allasse principale di inerzia minore;
b) trave completamente vincolata nei confronti degli spostamenti laterali per tutta la sua
lunghezza;
c) parametro di snellezza adimensionale (vedere 5.6.6.3), calcolato con riferimento
a tratti compresi tra sezioni efcacemente vincolate allo spostamento laterale, minore
di 0,4.
5.6.6.3 Tensione di instabilit
(1) La tensione f
s
allinstabilit esso-torsionale, relativamente ad un opportuno valore del
parametro di snellezza adimensionale , pu essere ottenuta dalla formula:
f
s
=
LT
f
0
(5.23)
nella quale
LT
dedotto dalla gura 5.7, oppure dallespressione:
(5.24)
gura 5.7 Fattore di riduzione

LT
per linstabilit esso-torsionale
Legenda:
A Sezione trasversale di classe 1 e 2
B Sezione trasversale di classe 3 e 4
(5.25)
(2) I valori di
LT
e dovrebbero essere assunti pari a:

LT
= 0,10 e = 0,6 per sezioni trasversali di classe 1 e 2
LT
= 0,20 e = 0,4 per
sezioni trasversali di classe 3 e 4.

LT

LT

LT
1

LT

LT
2

LT
2
+
------------------------------------------- =

LT
0,5 1
LT

LT

0,LT
( )
LT
2
+ + [ ] =

0 LT ,

0 LT ,

0 LT ,
UNI Pagina 55 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Il valore pu essere ottenuto dallequazione
dove:
dedotto dal prospetto 5.3, con la limitazione W
pl
/W
el,y
;
M
cr
il momento critico elastico per linstabilit esso-torsionale, (vedere
appendice H).
(4) Conservativamente, il valore di pu essere ottenuto dallequazione:
(5.26)
dove:

LT
= l/i
z
l la lunghezza di libera inessione per linstabilit esso-torsionale;
i
z
il minimo raggio di inerzia della sezione trasversale lorda.
(5) Per le sezioni a I e a C contemplate dal prospetto 5.4, il valore di
LT
pu essere
ricavato dallespressione:
(5.27)
dove:
D laltezza globale della sezione;
t
2
lo spessore della angia;
X e Y sono coefcienti ottenuti dal prospetto 5.4. a vantaggio di sicurezza assumere
X = 1,0 e Y = 0,05.
Qualora lirrigidimento di angia in una sezione a I o a C non sia della stessa identica
forma mostrata nel prospetto 5.4 (irrigidimenti di bordo semplici), ancora possibile
calcolare
LT
ricorrendo allespressione riportata sopra, ammesso che X e Y assumano lo
stesso valore che assumerebbero per un irrigidimento di bordo semplice equivalente,
avente la stessa altezza interna C, mentre i
z
determinato in relazione alla sezione con il
suo effettivo irrigidimento.
Nei seguenti casi, per calcolare un valore appropriato di
LT
o di M
cr
, si dovrebbe fare riferi-
mento allappendice H.
a) Travi a mensola.
b) Travi con sezioni trasversali dotate di simmetria soltanto rispetto allasse minore.
c) Travi soggette a carichi verticali.
d) Travi soggette a differenti momenti di estremit.
Per tutti gli altri casi, si pu assumere l pari alla distanza tra le sezioni efcacemente
vincolate allo spostamento laterale.
5.6.6.4 Vincoli laterali efcaci
(1) I sistemi controventanti che forniscono un vincolo nei confronti dello spostamento
laterale dovrebbero essere progettati nellipotesi che la forza laterale totale esercitata da
una angia compressa, sotto lazione dei carichi di progetto, ripartita tra i punti di vincolo
in ciascun tratto, sia pari al 3% del valore dellazione di compressione in quella angia.
(2) La dove una serie di due o pi travi parallele richieda dei vincoli allo spostamento
laterale, non sufciente collegare semplicemente tra loro le ange compresse, in
maniera da renderle mutuamente dipendenti. Un grado di vincolo adeguato assicurato
soltanto ancorando i collegamenti ad un supporto robusto e indipendente, oppure realiz-
zando un sistema controventante a maglie triangolari. Se il numero di travi parallele
maggiore di tre, sufciente progettare il sistema di vincolo in modo tale che resista alla
somma delle forze laterali derivanti dalle sole tre forze di compressione pi elevate.

LT

LT
W
el,y
f
o
M
cr
---------------------- =

LT

LT

LT

1

---
f
o
E
----- =

LT
XL i
z

1 Y
L i
z

D t
2

-------------
,
_
+
1
4
---
------------------------------------------ =
UNI Pagina 56 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.6.7 Flessione biassiale
(1) Le membrature soggette a essione intorno ad entrambi gli assi principali possono
essere progettate utilizzando le prescrizioni riportate in 5.9.4, osservando per che, in
esse, dovrebbe essere eliminato il termine in N
Ed
.
prospetto 5.4 Instabilit esso-torsionale delle travi, coefcienti X e Y
1)
5.7 Resistenza delle membrature tese
5.7.1 Generalit
(1)P Per le membrature soggette a trazione assiale, il valore di progetto della forza di
trazione N
Sd
in corrispondenza di ciascuna sezione trasversale deve soddisfare la
relazione:
N
Ed
N
t,Rd
(5.28)
t
1
= t
2
t
1
= t
2
1) Le espressioni di X e di Y sono valide per 1,5 D/B 4,5, 1 t
2
/t
1
2 e 0 C/B 0,5.
X 0,90 0,03 D/B 0,04 t
2
/t
1
+ =
Y 0,05 0,010 D/B t
2
/t
1
1 ( ) =
X 0,94 D/B 0,03 0,07 C/B ( ) 0,3 C/B =
Y 0,05 0,06 C/D =
X 0,95 0,03 D/B 0,06 t
2
/t
1
+ =
Y 0,07 0,014 D/B t
2
/t
1
1 ( ) =
X 1,01 D/B 0,03 0,06 C/B ( ) 0,3 C/B =
Y 0,07 0,10 C/D =
UNI Pagina 57 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
N
t,Rd
la resistenza di progetto a trazione della sezione trasversale, pari al minore tra i
due valori corrispondenti rispettivamente a:
a) snervamento generalizzato dellintera membratura (vedere 5.7.2);
b) rottura locale in corrispondenza di una sezione critica (vedere 5.7.3).
(2) Per gli angolari collegati su una sola ala fare riferimento alla Sezione 6: Collegamenti.
Si dovrebbero applicare considerazioni simili anche ad altri tipi di sezioni collegate attra-
verso elementi sporgenti, come per esempio le sezioni a T e a C.
(3) Per il caso dei fori sfalsati vedere 5.3.3(3).
5.7.2 Snervamento generalizzato
(1) Il valore N
t,Rd
basato sulla generica sezione trasversale della membratura lungo il
suo sviluppo longitudinale, ignorando leffetto dei collegamenti di estremit, dei fori
occasionali o di regioni localizzate soggette agli effetti presenti nelle HAZ. Lespressione
di N
t,Rd
la seguente:
N
t,Rd
= A
g
f
o
/
M1
(5.29)
dove:
A
g
larea della sezione trasversale lorda oppure di una sezione trasversale ridotta
che porti in conto laddolcimento (softening) presente nelle HAZ. In questultimo
caso, A
g
si ricava assumendo unarea ridotta pari a
haz
volte larea totale della
HAZ, vedere 5.5.2;
f
o
la resistenza caratteristica [vedere 5.3.5(2)];

M1
il coefciente parziale di sicurezza per il materiale [vedere 5.1.1(2)].
5.7.3 Rottura locale
(1) Il valore di N
t,Rd
calcolato, con riferimento alla sezione pi sfavorita, nella maniera
seguente:
N
t,Rd
= A
net
f
a
/
M2
(5.30)
dove:
f
a
la resistenza caratteristica [vedere 5.3.5(2)];
A
net
larea della sezione netta, depurata dei fori; inoltre, quando necessario, si
applica anche la riduzione dovuta alleffetto delladdolcimento (softening)
presente nelle HAZ. Questultima riduzione si basa sullo spessore ridotto
haz
t ;

M2
il coefciente di sicurezza relativo al materiale [vedere 5.1.1(2)].
5.8 Resistenza delle membrature compresse
5.8.1 Generalit
(1)P Le membrature soggette a compressione assiale possono collassare secondo una
delle tre seguenti modalit:
a) Instabilit essionale (vedere 5.8.4)
b) Instabilit torsionale (vedere 5.8.5)
c) Schiacciamento locale (vedere 5.8.6)
La verica a) deve essere eseguita in ogni caso. La verica b) generalmente neces-
saria, ma possibile evitarla in alcuni casi. La verica c) necessaria solo per puntoni
tozzi che sono signicativamente indeboliti localmente da fori o saldature.
(2) Per le membrature soggette a carichi combinati di compressione e essione,
vedere 5.9.
UNI Pagina 58 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.8.2 Classicazione delle sezioni nei riguardi della compressione assiale
(1) Prima di eseguire una qualsiasi delle veriche richieste in 5.8.1, necessario classi-
care la sezione trasversale come sezione di classe 1, 2 o 3 oppure 4. La classicazione
basata sulla classe meno favorevole tra quelle di tutti gli elementi che compongono la
sezione, in accordo con quanto riportato in 5.4.4.
5.8.3 Resistenza allinstabilit globale
(1) Entrambe le veriche a) e b) di cui in 5.8.1 dovrebbero soddisfare la condizione
N
Ed
N
b,Rd
(5.31)
dove:
N
b,Rd
la resistenza di progetto allinstabilit ed pari a f
s
A/
M1
;
A larea lorda, senza alcuna riduzione per laddolcimento (softening) presente
nelle HAZ, linstabilit locale o la presenza di fori;
f
s
la tensione di instabilit per instabilit essionale (5.8.4) o torsionale (5.8.5).
(2) Quando si valuta la tensione di instabilit essionale f
s
, si dovrebbe considerare il
collasso intorno ad entrambi gli assi principali, e sceglierne il valore minore.
5.8.4 Resistenza allinstabilit essionale
5.8.4.1 Tensione di instabilit
(1) Il valore di f
s
in corrispondenza di un opportuno valore della snellezza non dimen-
sionale pu essere ottenuto tramite la seguente relazione:
f
s
= k
1
k
2
f
o
(5.32)
dove

fornito dalla gura 5.8 oppure dalla relazione:
(5.33)
un fattore di imperfezione, vedere il prospetto 5.6;
il limite del piano orizzontale, vedere il prospetto 5.6;
la snellezza relativa allasse considerato (vedere 5.8.4.2);
N
cr
il carico critico elastico per lasse considerato;
il fattore che permette di portare in conto una qualsiasi sezione efcace, ridotta
rispetto a quella lorda per effetto della presenza di elementi di classe 4; esso
fornito dalle seguenti relazioni:
= 1 per sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3;
= A
e
/A per sezioni trasversali di classe 4, con A
e
= A - A
c
(1 -
c
), A
c
= area
dellelemento di classe 4,
c
= t
ef
/t per ciascun elemento di classe 4;
k
1
un fattore che consente di portare in conto lasimmetria della sezione
trasversale, ed fornito dal prospetto 5.5;
k
2
un fattore che consente di portare in conto gli effetti dellindebolimento indotto
dalle saldature, ed fornito dal prospetto 5.5.
Nota Per le sezioni trasversali di classe 4 che contengano materiale termicamente alterato (HAZ), A
c
dovrebbe
essere assunto pari al minore tra i valori precedentemente forniti o dedotti dal prospetto 5.5. Per le sezioni
trasversali che contengono pi di un elemento di classe 4 o pi di un elemento con materiale termicamente
alterato (HAZ), nelleffettuare la riduzione pu risultare necessario considerare differenti valori di
haz
oppure
di
c
per i diversi elementi piani.

1

2

2
+
------------------------------- =
0,5 1
o
( )
2
+ + [ ] =

Af
o
N
cr
-------------

1
----- = =

1

E
f
o
--------- =
UNI Pagina 59 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.8 Fattore di riduzione

per instabilit essionale


Legenda:
A Trattati termicamente
B Non trattati termicamente
(2) I valori di e dovrebbero essere scelti in accordo con il prospetto 5.6.
prospetto 5.5 Valori dei fattori k
1
e k
2
prospetto 5.6 Valori dei fattori di imperfezione e
Leghe trattate termicamente Leghe non trattate termicamente
k
1
Sezioni
trasversali
simmetriche
k
1
= 1 k
1
= 1
sezioni
trasversali
asimmetriche
dove
max
e
min
sono le distanze tra i bordi della sezione e il baricentro nel piano in cui si verica
linstabilit della membratura e h laltezza della sezione trasversale
k
2
saldature
longitudinali
con A
1
= A - A
haz
(1-
haz
)
in cui A
haz
= area della HAZ
saldature
trasversali
k
2
=
haz
o
x
in accordo con 5.9.4.5 k
2
=
haz
o
x
in accordo con 5.9.4.5
Lega
trattata termicamente 0,20 0,10
non trattata termicamente 0,32 0,00

o
k
1
1 2,4
2

2
1
2
+ ( ) 1 + ( )
2
----------------------------------------------- = k
1
1 3,2
2

2
1
2
+ ( ) 1 + ( )
2
----------------------------------------------- =


max

mi n

h
--------------------------------- =
k
2
1 1
A
1
A
------
,
_
10

0,05 0,1
A
1
A
------ +
,
_

1,3(1-)
=
k
2
1 0,04(4)
0,5 ( )
0,22
1,4 1 ( )
+ =

o
UNI Pagina 60 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.8.4.2 Parametro di snellezza
(1) Il parametro di snellezza di una colonna nei confronti dellinstabilit denito nel
seguente modo:
= l/i (5.34)
dove:
l la lunghezza efcace;
i il raggio di inerzia.
entrambi valutati secondo la direzione opportuna, a seconda del piano in cui si sta
valutando linstabilit.
La lunghezza efcace l dovrebbe essere valutata come prodotto KL, dove L lunghezza
compresa tra i punti di vincolo laterale; per un elemento strutturale a mensola compresso,
L coincide con la sua lunghezza. Il valore di K, che il coefciente di lunghezza efcace
per elementi strutturali compressi, dovrebbe essere valutato basandosi sulle condizioni di
vincolo alle estremit; indicazioni sono fornite nel prospetto 5.7.
Il valore di i dovrebbe essere valutato basandosi sulla sezione lorda, quale che sia la
membratura.
Nota Quando la sezione trasversale sia interamente o sostanzialmente inuenzata dalladdolcimento (softening)
presente nelle HAZ in corrispondenza di una estremit della membratura vincolata nei confronti delle rotazioni
nel piano considerato, tale vincolo dovrebbe essere ignorato per poter determinare un adeguato valore di K.
Cos facendo, per il caso 1 del prospetto 5.7, K dovrebbe essere assunto pari a 1 se la sezione interamente
inuenzata dalladdolcimento (softening) ad entrambe le estremit.
prospetto 5.7 Fattore K di lunghezza efcace per elementi strutturali compressi
5.8.5 Instabilit torsionale
5.8.5.1 Eccezioni
(1) La possibilit che si possa vericare linstabilit torsionale pu essere ignorata nei
seguenti casi:
a) sezioni cave chiuse;
b) sezioni a I doppiamente simmetriche;
c) sezioni composte interamente da elementi sporgenti disposti in direzione radiale,
come per esempio angolari, elementi a T, elementi cruciformi, purch siano classicati
come elementi di classe 1 secondo quanto previsto in 5.4.4.
Condizioni di vincolo alle estremit K
1. Mantenuto in posizione e vincolato nella
direzione a entrambi gli estremi
0,7
2. Mantenuto in posizione a entrambi gli estremi
e vincolato in direzione ad una estremit
0,85
3. Mantenuto in posizione a entrambi gli estremi
ma non vincolato in direzione
1,0
4. Mantenuto in posizione ad un estremo e
vincolato in direzione a entrambo gli estremi
1,25
5. Mantenuto in posizione e vincolato in
direzione ad un estremo, e parzialmente
vincolato in direzione ma non mantenuto in
posizione nellaltro estremo
1,5
6. Mantenuto in posizione e vincolato in
direzione ad un estremo, ma non mantenuto
in posizione o vincolato allaltro estremo
2,0
UNI Pagina 61 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.8.5.2 Parametro di snellezza
(1) Il parametro di snellezza allinstabilit torsionale pu essere ottenuto adoperando le
espressioni a) o b) riportate di seguito, o anche riferendosi allappendice J. Il parametro
dovrebbe essere sempre basato sull'area lorda della sezione, come di seguito indicato:
a) Espressione generale
(5.35)
dove:
A larea della sezione lorda, senza considerare riduzioni per linstabilit locale,
per laddolcimento (softening) presente nelle HAZ o per la presenza di fori;
E il modulo elastico;
N
cr
il carico critico elastico nei confronti dellinstabilit torsionale, che porti in conto
linterazione con linstabilit essionale della colonna ove necessario.
b) Per le sezioni riportate nel prospetto 5.9:
= k
t
(5.36)
dove il valore di k letto nella gura 5.9 oppure pu essere calcolato tramite l'espres-
sione:
(5.36a)
nella quale i valori di X e s sono specicati nel prospetto 5.9.

t
calcolato nel seguente modo:
1) per angolari, sezioni a T, sezioni cruciformi
t
=
o
(5.36b)
2) per sezioni a C, sezioni a omega (5.36c)
Il prospetto 5.9 contiene le espressioni di
o
e Y oltre che di s e X (i cui valori sono
necessari per calcolare lespressione 5.36b e per la gura 5.9).
In 2), la quantit
y
dovrebbe essere assunta pari alla snellezza della sezione efcace
relativamente allinstabilit della colonna intorno allasse y-y (come denita nel
prospetto 5.9).
5.8.5.3 Tensione di instabilit
(1) Il valore di f
s
per linstabilit torsionale dovrebbe essere ottenuto tramite lespressione
fornita in 5.8.4.1(1) con calcolato mediante la relazione:
= 0,5 [1 + ( - ) +
2
] (5.37)
ed utilizzando per e i valori scelti in accordo al prospetto 5.8.
prospetto 5.8 Valori di e per linstabilit torsionale
5.8.5.4 Sezioni composte da elementi sporgenti disposti radialmente
(1) Per sezioni quali angolari, sezioni a T e sezioni cruciformi, o sezioni costituite esclusi-
vamente da elementi sporgenti disposti radialmente, linstabilit locale e linstabilit
torsionale sono strettamente connesse.
Sezione trasversale Valore di Valore di
generica
interamente composta da
elementi sporgenti disposti
(vedere 5.8.5.4)
0,35
0,20
0,4
0,6

EA
N
cr
-------- =
k
2Xs
2
1 s
2
1 s
2
+ ( )
2
4Xs
2
+
--------------------------------------------------------------------- =

o
1 Y
0
2

y
2
+
----------------------------------- =

1

1
UNI Pagina 62 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Quando si considera linstabilit torsionale di sezioni contenenti solo elementi
sporgenti non irrigiditi, si dovrebbe tenere opportunamente in conto, ove necessario, la
presenza di materiale alterato termicamente (HAZ) nella determinazione di A
e
, mentre
non si dovrebbe apportare alcuna riduzione nei confronti dellinstabilit locale,
ossia
c
= 1.
(3) Per le sezioni contenenti elementi sporgenti irrigiditi tali che il modo 1 quello critico
nei confronti dei fenomeni di instabilit locale (vedere 5.4.3), la membratura dovrebbe
essere considerata come "generale" nel prospetto 5.8 ed A
e
andrebbe calcolata in modo
da portare in conto la sola instabilit locale o la presenza di materiale termicamente
alterato (HAZ), o entrambe.
5.8.6 Schiacciamento locale
(1) Il carico assiale N
Ed
non dovrebbe eccedere il valore di N
a,Rd
per la sezione pi
sfavorita tra quelle disposte lungo lintera membratura compressa. Il valore di N
a,Rd

calcolato nel modo seguente:
Sezioni di classe 1, 2 o 3, prive degli effetti indotti dalle N
a,Rd
= f
o
A
n
/
M1
Altre sezioni, in generale N
a,Rd
= f
o
A
n
/
M1
dove:
A
n
larea della sezione netta, ottenuta detraendo larea relativa a fori privi di
dispositivo di giunzione;
A
ne
larea netta della sezione efcace.
Larea A
ne
dovrebbe essere calcolata come larea A
e
depurata dei fori vuoti, dove A
e

larea efcace adoperata nelle veriche di instabilit globale (essionale o torsionale). Per
fori situati in regioni di spessore ridotto, la riduzione pu essere basata sullo spessore
ridotto, invece che sullintero spessore.
gura 5.9 Instabilit torsionale di membrature compresse, fattore di interazione k
Per la denizione di s, vedere prospetto 5.9.
UNI Pagina 63 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 5.9 Parametri per la verica di instabilit torsionale di aste compresse
1 5
o
=
1
= 5B/t - 0,6
1,5
(B/t)
0,5
s =
u
/
o
X = 0,6
2 5
1 w 2,5

o
=
1
- (w - 1) [2(w - 1)
2
- 1,5]
s =
u
/
o
X = 0,6
3 (Vedere nota 1)
o
= 66
s =
u
/
o
X = 0,61
4 5
0,5 B/D 1

o
= (D/t) [4,2 + 0,8(B/D)
2
] - 0,6
1,5
(D/t)
0,5
s = s
4
= {1 + 6 (1 - B/D)
2
} (
u
/
o
)
X = X
4
= 0,6 - 0,4(1 - B/D)
2
5 5
0,5 B/D 1
1 w 2,5

o
=
4
+ 1,5 (w - 1) - 2 (w - 1)
3
s = s
4
X = X
4
6 (Vedere nota 1)
o
= 57
s = 1,4
u
/
o
X = 0,6
segue nella pagina successiva
Uguale
Diverso
UNI Pagina 64 UNI ENV 1999-1-1:2002
continua dalla pagina precedente
7 3,5
o
= 5,1B/t -
1,5
(B/t)
0,5
X = 1
8 5
0,5 B/D 2

o
=
8
= (B/t)[4,4 + 1,1(B/D)
2
] - 0,7
1,5
(B/t)
0,5
s =
z
/
o
X = X
8
= 1,1 - 0,3B/D
9 5
0,5 D/B 2
1 w 2,5

o
=
8
+ 1,5(w - 1) - 2(w - 1)
3
s =
z
/
o
X = X
8
10 (Vedere nota 1)
o
= 70
s =
z
/
o
X = 0,83
11 (Vedere nota 1)
o
= 60
s =
z
/
o
X = 0,76
12 (Vedere nota 1)
o
= 63
s =
z
/
o
X = 0,89
segue nella pagina successiva
Uguale
Diverso
Diverso
UNI Pagina 65 UNI ENV 1999-1-1:2002
continua dalla pagina precedente
13 3,5
0,5 B/D 2

o
= (D/t)[1,4 + 1,5B/D + 1,1D/B] -
1,5
(D/t)
0,5
s =
z
/
o
X = 1,3 - 0,8D/B + 0,2(D/B)
2
14 (Vedere nota 1)
o
= 65
s =
z
/
o
X = 0,78
15 1 D/B 3
1 t
2
/t
1
2

o
= (B/t
2
)[7 + 1,5(D/B)(t
2
/t
1
)]
s =
y
/
t
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)
2
Y = 0,14 - 0,02D/B - 0,02t
2
/t
1
16 1 D/B 3
C/B 0,4

o
= (B/t)(7 + 1,5D/B + 5C/B)
s =
y
/
t
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)
2
- 0,25C/B
17 1 D/B 3
C/B 0,4

o
= (B/t
2
)(7 + 1,5D/B + 5C/B)
s =
y
/
t
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)
2

18 (Vedere nota 1)
o
= 126
s =
y
/
t
X = 0,59
Y = 0,104
Y = 0,12 - 0,2D/B +
0,6 C/B ( )
2
D/B - 0,5
-----------------------------
Y = 0,12 - 0,2D/B -
0,05C/B
D/B - 0,5
----------------------------
UNI Pagina 66 UNI ENV 1999-1-1:2002
Nota 1 Generalmente, le sezioni hanno spessore uniforme t, ad eccezione dei casi 14 e 15.
Nota 2
u
,
y
oppure
z
, il parametro di snellezza (l/r ) per linstabilit essionale intorno rispettivamente agli assi
u, y, z.
Nota 3 un fattore dipendente dalla quantit di materiale dapporto in corrispondenza dei raccordi della sezione,
valutato nel modo seguente:
raccordo smussato = R /t
raccordo a 45 = 1,6 F /t
Nota 4 I valori forniti per
o
, X e Y sono validi solo entro i limiti indicati. Nel caso di angolari accoppiati sui lati (casi
da 8 a 12), le espressioni non sono valide se la distanza tra gli angolari eccede il valore 2 t.
5.8.7 Aste compresse con collegamenti eccentrici
5.8.7.1 Aste singole
(1) Le seguenti tipologie di aste con collegamenti eccentrici possono essere progettate
utilizzando un metodo semplicato, purch sia vericata la condizione che i collegamenti
di estremit impediscano la rotazione nel piano in cui disposto lelemento collegato e
che non siano presenti azioni ettenti diverse da quelle di natura accidentale. Tale metodo
rappresenta unalternativa rispetto al metodo generale relativo al caso di combinazione di
momento ettente e sforzo normale di compressione illustrato in 5.9.
a) Angolare singolo collegato solo sullala;
b) angolari accoppiati lungo unala e collegati da un solo lato ad una piastra nodale di
attacco;
c) sezione a C singola collegata solo sullanima;
d) sezione a T singola collegata solo sulle ange.
(2) Quando si verica linstabilit essionale utilizzando 5.8.4 fuori dal piano dellelemento
collegato (o degli elementi collegati), leccentricit del carico dovrebbe essere ignorata e
il valore di f
s
dovrebbe essere assunto pari al 40% del valore che si assume nel caso di
carico centrato.
(3) Il valore da assumere nel caso a) dovrebbe essere quello relativo allasse parallelo
allelemento collegato (o agli elementi collegati). Per linstabilit torsionale non neces-
sario apportare alcuna variazione al metodo descritto in 5.8.5.
5.8.7.2 Aste composte mediante laccoppiamento di due elementi disposti spalla a spalla
(1) Le aste compresse realizzate attraverso laccoppiamento di angolari, con sezione a
C o a T, collegati su di un solo lato delle piastre nodali dattacco, possono essere
progettate come una singola asta composta purch siano soddisfatte le seguenti condi-
zioni:
a) i due componenti sono collegati ai loro estremi in maniera sufcientemente afdabile;
b) i due componenti sono anche collegati tra loro in corrispondenza dei terzi della loro
lunghezza, utilizzando imbottiture di spessore pari a quello delle piastre nodali
dattacco.
UNI Pagina 67 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.8.8 Aste con calastrelli
(1) Le aste calastrellate compresse, in generale, dovrebbero essere progettate determi-
nando prima le forze alle quali ciascun componente soggetto, e poi proporzionando ogni
elemento in maniera tale da resistere a tali forze. Comunque, le aste calastrellate
compresse possono essere progettate come una singola asta composta, se il sistema
soddisfa le seguenti 7 condizioni:
a) dovrebbe essere soggetta a sforzo assiale;
b) dovrebbe comporsi di due elementi principali collegati da calastrelli disposti ad
interasse costante, con la sezione trasversale simmetrica rispetto allasse perpendi-
colare ai calastrelli;
c) i calastrelli dovrebbero essere generalmente disposti a coppie. Comunque, se i
componenti principali sono realizzati con elementi a T afancati o con angolari
possibile adoperare calastrelli singoli;
d)
2
0,8
1
dove:

1
e
2
sono i parametri di snellezza dellintera membratura relativamente
allinstabilit laterale intorno agli assi rispettivamente parallelo e
perpendicolare ai calastrelli;
e)
3
0,7
2
dove:

3
il parametro di snellezza per linstabilit di uno dei componenti principali nel
tratto compreso tra le sezioni in cui sono disposti i calastrelli, relativamente alla
pi gravosa tra linstabilit laterale e quella torsionale;
f) il sistema di calastrelli dovrebbe essere progettato in modo tale da resistere alla forza
di taglio totale V nel piano del calastrello, assunta pari al 2,5% dello sforzo assiale
agente sullintera membratura in presenza dei carichi di progetto;
g) il collegamento di ciascun calastrello a ciascun componente principale dovrebbe essere
progettato in modo tale da trasmettere le seguenti azioni, applicate simultaneamente e
dovute agli effetti dei carichi di progetto:
1) taglio longitudinale V
Ed
/N ;
2) momento V
Ed
/2N agente nel piano del calastrello
dove:
d la distanza longitudinale tra i baricentri dei calastrelli;
a la distanza dei componenti principali misurata tra i baricentri dei
collegamenti a ciascun calastrello;
N il numero dei calastrelli in ciascuna sezione in cui essi sono disposti (1
oppure 2).
Nella progettazione dei calastrelli importante considerare gli effetti dei possibili indebo-
limenti dovuti allinstabilit locale o alla presenza delladdolcimento (softening) presente
nelle HAZ (se sono presenti saldature).
5.9 Resistenza delle membrature soggette a sforzo assiale e essione biassiale
5.9.1 Generalit
(1) Il presente punto fornisce le formule di interazione per la verica di membrature
soggette a una combinazione di sforzo normale e momento ettente intorno al maggiore
e/o al minore degli assi principali di inerzia.
(2) In generale sono necessarie due veriche:
- allinstabilit essionale;
- allinstabilit esso-torsionale.
(3) Se vengono adoperati i metodi descritti in 5.9.3 e 5.9.4, la verica della sezione gi
compresa nella verica allinstabilit essionale o esso-torsionale.
UNI Pagina 68 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Quando si calcolano le resistenze N
Rd
, M
y,Rd
e M
z,Rd
, si dovrebbe tenere conto in
maniera opportuna delladdolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte da saldature
longitudinali (vedere 5.6.2 e 5.8.7). La presenza di addolcimento (softening) nelle HAZ
localizzate indotte da saldature trasversali e la presenza dei fori devono essere portate in
conto secondo quanto indicato rispettivamente in 5.9.4(5) e (6).
5.9.2 Classicazione delle sezioni e fenomeni di instabilit locale in presenza di azioni combinate
(1)P La classicazione delle sezioni trasversali di membrature soggette ad una combina-
zione di azioni assiali e essionali effettuata separatamente, per ciascuna componente
del carico, secondo le indicazioni fornite in 5.4. Non viene fornita alcuna ulteriore classi-
cazione per stati di sforzo combinati.
(2) Una sezione trasversale pu appartenere a classi differenti, a seconda che lazione
considerata sia lo sforzo assiale, la essione intorno allasse maggiore o la essione
intorno allasse minore. Leffetto combinato dei singoli stati di sforzo introdotto per
mezzo delle formule di interazione fornite in 5.9.3 e 5.9.4. Queste formule di interazione
possono essere adoperate qualunque sia la classe della sezione trasversale. Quando
sono contemporaneamente presenti azioni assiali e essionali, le inuenze dellinstabilit
locale e dello snervamento sulla resistenza sono portate in conto mediante le resistenze
plastiche che compaiono al denominatore e mediante gli esponenti, i quali sono funzione
della snellezza della sezione trasversale.
5.9.3 Flessione e sforzo assiale. Verica della sezione
5.9.3.1 Flessione e trazione assiale
(1)P Le membrature soggette alla presenza contemporanea di essione e trazione
assiale devono essere vericate nei confronti dellinstabilit esso-torsionale, conside-
rando la combinazione vettoriale della forza assiale e del momento ettente.
(2) Qualora lo sforzo assiale e il momento ettente possano variare indipendentemente, il
valore di progetto dello sforzo assiale di trazione dovrebbe essere moltiplicato per un
fattore riduttivo che tenga conto degli effetti vettoriali:

vec
=
(3) La tensione netta
com,Ed
(la quale pu eccedere f
o
/
M1
), calcolata nelle bre
compresse di estremit e dovuta agli effetti vettoriali, dovrebbe essere determinata
mediante la relazione:

com,Ed
= M
sd
/W
com
-
vec
N
t,Sd
/A (5.38)
dove W
com
il modulo elastico della sezione relativamente alle bre compresse di
estremit e N
t,Ed
il valore di progetto dello sforzo assiale di trazione.
(4) La verica dovrebbe essere eseguita utilizzando un momento interno efcace di
progetto M
eff,Ed
ottenuto dalla relazione:
M
eff,Ed
= W
com

com,Ed
(5.39)
(5) Il momento resistente di progetto nei confronti dellinstabilit M
b,Rd
dovrebbe essere
ottenuto utilizzando le indicazioni fornite in 5.6.6
(6) Le membrature soggette a una combinazione di essione e trazione assiale oppure a
una combinazione di essione e compressione assiale, laddove non vi sia alcun rischio di
instabilit essionale o esso-torsionale, devono soddisfare le relazioni 5.40 e 5.41 o 5.43.
Tali espressioni si applicano anche ad altre membrature, soggette a essione e compres-
sione assiale, a condizione che M
y,Ed
e M
z,Ed
siano calcolati con riferimento ad una teoria
del secondo ordine e tenendo conto della maggiore deformabilit dovuta alla presenza
delle tensioni residue e alleffettivo andamento della curva tensioni-deformazioni.
0,8
UNI Pagina 69 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.9.3.2 Travi ad I
(1) Dovrebbero essere soddisfatte le seguenti due relazioni:
(5.40)
e
(5.41)
dove gli esponenti
o
,
o
e
o
valgono:

o
= 1,0 oppure, in alternativa, pu essere valutato come ma

0
1 e
0
2 (5.42a)

o
= 1,0 oppure, in alternativa, pu essere valutato come ma

o
1 e
o
1,56 (5.42b)

o
= 1,0 oppure, in alternativa, pu essere valutato come ma

o
1 (5.42c)
(2) Le notazioni adoperate in 5.9.3.2 - 5.9.3.5 sono le seguenti:
N
Ed
forza assiale di compressione o di trazione;
M
y,Ed
momento ettente intorno allasse y;
M
z,Ed
momento ettente intorno allasse z;
N
Rd
Af
0
/
M1
oppure A
ef
f
0
/
M1
per sezioni trasversali di classe 4;
M
y,Rd

y
W
y
f
0
/
M1
;
M
z,Rd

z
W
z
f
0
/
M1
;

o
1 per travi-colonna senza saldature localizzate o fori. Altrimenti, vedere 5.9.4(5)
o (6);

y
,
z
fattori di forma per la essione intorno agli assi y e z, calcolati con riferimento alla
sezione lorda, tenendo conto dellinstabilit locale e degli effetti delladdolci-
mento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature longitudinali
(vedere 5.6.2). Il valore assunto per
z
non dovrebbe essere maggiore di 1,25.
5.9.3.3 Sezioni trasversali piene e cave
(1) Dovrebbe essere soddisfatta la seguente relazione:
(5.43)
dove = 2 per sezioni piene e 1,3 per sezioni cave. In alternativa, pu essere calcolato
come il prodotto
y

z
, ma con 2.
5.9.3.4 Altri tipi di sezioni trasversali
(1) Lespressione 5.41 pu essere usata con
o
= (ma
o
2,0 e
o
> 1) e
o
=
o
= 1,
dove
o
il maggiore tra i valori di
y1
e
y2
, relativi alle bre estreme. Vedere gura 5.10.
Per sezioni trasversali in parete sottile, vedere 5.9.4.4.
N
Ed

0
N
Rd
-----------------
,
_

0
M
y Ed ,

0
M
y Rd ,
---------------------- + 1,00
N
Ed

0
N
Rd
-----------------
,
_

0
M
y Ed ,

0
M
y Rd ,
----------------------
,
_

0
M
z Ed ,

0
M
z Rd ,
----------------------
,
_

0
+ + 1,00

z
2

y
2

z
2

y
2
N
Ed

0
N
Rd
-----------------
,
_

M
y Ed ,

0
M
y Rd ,
----------------------
,
_
1,7
M
z Ed ,

0
M
z Rd ,
----------------------
,
_
1,7
+
0,6
+ 1,00

0
2
UNI Pagina 70 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.10 Fattori di forma per sezioni non simmetriche di classe 1 o 2
5.9.3.5 Membrature con saldature localizzate
(1) In una sezione affetta dalladdolcimento (softening) presente nelle HAZ, il valore di f
0
deve essere valutato come resistenza caratteristica per snervamento globale del
materiale avente resistenza ridotta. Questa prescrizione si applica anche agli effetti indotti
dalle HAZ dovute allesecuzione di saldature per il collegamento temporaneo di parti
accessorie.
(2) Comunque, ogni volta che laddolcimento (softening) presente nelle HAZ abbia
unubicazione specica lungo la membratura e non si estenda in direzione longitudinale
per una distanza maggiore della minima dimensione della sezione trasversale della
membratura, la resistenza di progetto f
o
/
M1
deve essere valutata come la resistenza
ultima di progetto f
o
/
M2
del materiale avente resistenza ridotta.
5.9.4 Flessione e compressione assiale
5.9.4.1 Generalit
(1)P Per membrature soggette a essione e compressione assiale, le formule di intera-
zione opportune per:
a) instabilit essionale e
b) instabilit esso-torsionale
devono essere soddisfatte su ogni tratto non vincolato agli spostamenti laterali e suscet-
tibile di instabilit.
(2) Tutte le quantit che compaiono nelle formule di interazione dovrebbero essere
riguardate come positive.
5.9.4.2 Instabilit essionale
Devono essere soddisfatte le seguenti relazioni:
(1) essione intorno allasse y di una trave ad I
(5.44)
(2) essione intorno allasse z di una trave ad I
(5.45)
Nelle espressioni 5.44 e 5.45 tutti gli esponenti possono essere assunti pari a 0,8 oppure,
in alternativa, a:

c
=
0

z
ma
c
0,8

yc
=
0

y
ma
yc
0,8

zc
=
0

z
ma
zc
0,8
dove:

o
e
o
sono valutati secondo 5.9.3.2(1);

x
=
o
= 1 per travi-colonne prive di saldature localizzate. Altrimenti, vedere 5.9.4.5.

y1
W
pl,y
z
1
l
y
------------------- =

y2
W
pl,y
z
2
l
y
------------------- =
N
Ed

x
N
Rd
-----------------------
,
_

yc
M
y Ed ,

0
M
y Rd ,
---------------------- + 1,00
N
Ed

x
N
Rd
-----------------------
,
_

c
M
z Ed ,

0
M
z Rd ,
----------------------
,
_

zc
+ 1,00
UNI Pagina 71 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Sezioni trasversali piene
Lespressione 5.45 pu essere utilizzata assegnando il valore 0,8 agli esponenti oppure

c
= 2

ma
c
0,8

c
= 1,56

ma
c
0,8
(4) Sezioni trasversali cave e tubi
Lespressione 5.46 pu essere adoperata assumendo
c
=0,8 o, in alternativa, pari a

oppure a

, a seconda del piano secondo cui si valuta linstabilit, purch sia

c 0,8.
Il coefciente

valutato mediante lespressione 5.43.


(5.46)
(5) Altre sezioni trasversali
Lespressione 5.44 pu essere utilizzata per sezioni trasversali simmetriche e bi-simme-
triche soggette a essione intorno alluno o allaltro asse principale di inerzia, con lavver-
tenza, per quanto riguarda la essione intorno allasse z, di sostituire
yc
, M
y,Ed
, M
y,Rd
e
y
con
zc
, M
z,Ed
, M
z,Rd
e
z
.
(6) Le notazioni adoperate nelle espressioni 5.44, 5.45 e 5.46 sono le seguenti:
N
Ed
forza assiale di compressione;
N
Rd
Af
o
/
M1
oppure A
ef
f
o
/
M1
per sezioni trasversali di classe 4;

y
fattore di riduzione per linstabilit nel piano z-x;

z
fattore di riduzione per linstabilit nel piano y-x;
M
y,Ed
, M
z,Ed
momento ettente intorno allasse y oppure z. I momenti sono calcolati in
base ad una teoria del primo ordine;
M
y,Rd

y
W
y
f
o
/
M1
momento plastico intorno allasse y;
M
z,Rd

z
W
z
f
o
/
M1
momento plastico intorno allasse z;

y
,
z
fattori di forma, con
z
che non dovrebbe assumere un valore maggiore
di 1,25;

x
,
o
fattori di addolcimento (softening) nelle HAZ valutati in accordo a 5.9.4.5. In
assenza di saldature,
x
=
o
= 1.
5.9.4.3 Instabilit esso-torsionale
(1) Nel caso di travi-colonne con sezione trasversale ad I o similari, dovrebbero essere
soddisfatte le seguenti relazioni.
(5.47)
dove:
N
Ed
lo sforzo assiale;
M
y,Ed
il momento ettente intorno allasse y. Nel caso di travi-colonne
incernierate alle estremit e nel caso di membrature appartenenti a telai a
nodi ssi, M
y,Ed
il momento ettente valutato mediante le teorie del primo
ordine. Per membrature appartenenti a telai che non sono a nodi ssi, M
y,Ed
il momento ettente valutato mediante le teorie del secondo ordine;
M
z,Ed
il momento ettente intorno allasse z. M
z,Ed
il momento ettente
valutato mediante le teorie del primo ordine.
N
Rd
= Af
0
/
M1
o A
ef
f
0
/
M1
per sezioni trasversali di classe 4;

z
il fattore di riduzione per linstabilit da introdurre nel caso in cui una o
entrambe le ange si deformino lateralmente (instabilizzandosi
essionalmente nel piano y-z oppure instabilizzandosi esso-
torsionalmente);
M
y,R
=
y
W
y
f
0
/
M1
= momento plastico intorno allasse y;

LT
il fattore di riduzione per linstabilit esso-torsionale;
M
z,Rd
=
z
W
z
f
0
/
M1
= momento plastico intorno allasse z;
N
Ed

mi n

x
N
Rd
----------------------------
,
_

c
1

0
------
M
y Ed ,
M
y Rd ,
---------------
,
_
1,7
M
z Ed ,
M
z Rd ,
---------------
,
_
1,7
+
0,6
+ 1,00
N
Ed

x
N
Rd
-----------------------
,
_

c
M
y Ed ,

LT

xLT
M
y Rd ,
-------------------------------------
,
_

c
M
z Ed ,

0
M
z Rd ,
----------------------
,
_

zc
+ + 1,00
UNI Pagina 72 UNI ENV 1999-1-1:2002

c
= 0,8 o, in alternativa,
0

z
ma
c
0,8;

c
=
0
;

zc
= 0,8 o, in alternativa,
0

z
ma
zc
0,8;

x
,
o
e
xLT
sono i fattori di addolcimento (softening) presente nelle HAZ, vedere
5.9.4.5;

o
,
o
e
o
sono deniti secondo le espressioni fornite in 5.9.3.2.
Deve risultare soddisfatta anche lespressione relativa allinstabilit essionale,
vedere 5.9.4(2).
5.9.4.4 Sezioni trasversali in parete sottile
(1) Dovrebbero essere adoperate le formule di interazione fornite in 5.40 e 5.41. Linsta-
bilit locale portata in conto mediante i fattori di forma
y
e
z
. I coefcienti
0

0
e
0
non
dovrebbero essere minori di 1.
5.9.4.5 Membrature con saldature localizzate
(1) I valori di
0
,
x
e
xLT
per una trave-colonna, in presenza di addolcimento (softening)
nelle HAZ, dovrebbero essere basati, in generale, sul valore assunto dalla resistenza
ultima del materiale che ha subito leffetto delladdolcimento (softening) presente nelle
HAZ. A vantaggio di sicurezza, tale resistenza potrebbe essere valutata in corrispon-
denza della sezione pi sfavorita nella campata considerata, anche nel caso in cui laddol-
cimento (softening) abbia luogo solo localmente lungo la membratura. Pertanto, i valori di

0
,
x
e
xLT
, nelle espressioni 5.44, 5.45 e 5.46 sono assunti pari a:
(5.48)
dove:

haz
il fattore di riduzione per il materiale termicamente alterato, secondo quanto
indicato in 5.4.2.
(2) Comunque, quando laddolcimento (softening) presente nelle HAZ ha luogo soltanto in
prossimit delle estremit della campata oppure in prossimit dei punti di esso della
deformata, i valori assegnati a
x
e
xLT
, quando si considera linstabilit essionale o
esso-torsionale, possono essere incrementati, purch laddolcimento (softening) non si
estenda lungo la membratura per una distanza maggiore della minima dimensione della
sezione trasversale.
(5.49)
(5.50)
(5.51)
dove:
=

y o

z, a seconda della direzione secondo la quale si valuta linstabilit;

LT
il fattore di riduzione per linstabilit esso-torsionale della trave-colonna
soggetta soltanto a essione;
x
s
la distanza tra la saldatura localizzata e un vincolo o un punto di esso della
deformata critica elastica relativa al solo sforzo assiale (si confronti quanto detto
con la gura 5.11);
l
c
la lunghezza di libera inessione.
(3) Il calcolo di e
LT
dovrebbe essere basato sulla resistenza allo snervamento del
materiale base.

0

x

xLT

haz
f
a

M2

f
o

M1

----------------------------- ma 1,00 = = =

0
1 ( )sin

s
l
c
--------- +
--------------------------------------------- =

xLT

LT
1 (
LT
)sin

s
l
c
--------- +
-------------------------------------------------------- =

haz
f
a

M2

f
o

M1

----------------------------- ma 1,00 =
UNI Pagina 73 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Qualora la lunghezza della regione soggetta ad addolcimento (softening) sia maggiore
della minima dimensione della sezione trasversale, la resistenza di progetto f
a
/
M2
nei
confronti della rottura locale deve essere sostituita, nelle espressioni di
0
,
x
e
xLT
,dalla
resistenza di progetto f
0
/
M1
per snervamento globale.
(5) Qualora la regione localizzata soggetta ad addolcimento (softening) copra unintera
parte della sezione trasversale (per esempio una angia), si suppone che lintera sezione
trasversale sia soggetta ad addolcimento (softening).
5.9.4.6 Membrature con riduzioni localizzate della sezione trasversale
(1) Le membrature che contengono riduzioni localizzate della sezione trasversale, per
esempio fori per bulloni oppure asportazione di materiale dalle ange, possono essere
vericate secondo le indicazioni fornite in 5.9.4(5), sostituendo
haz
in
0
,
x
,
xLT
con
A
net
/A
g
,
dove:
A
net
area della sezione netta, depurata dei fori;
A
g
area della sezione lorda.
5.9.4.7 Momenti di estremit disuguali e/o carichi trasversali
(1) Per le membrature soggette contemporaneamente a sforzi assiali e a momenti di estremit
disuguali e/o a carichi trasversali, sono vericate diverse sezioni della trave-colonna. Nelle
formule di interazione, adoperato il momento ettente effettivamente agente nella sezione
considerata.
x
e
xLT
sono forniti dalle espressioni [si confrontino con 5.9.4(5)]
(5.52)
(5.53)
(2) x
s
la distanza tra la sezione considerata e un vincolo o un punto di esso della
deformata critica elastica relativa al solo sforzo assiale, vedere gura 5.11.
gura 5.11 Lunghezza libera dinessione l
c
e denizione di x.
Nella gura 5.11, A e B sono esempi di sezioni contrassegnate da linee trasversali in cui
sono state effettuate le veriche. Per il calcolo della lunghezza libera dinessione l
c
= KL,
vedere prospetto 5.7.

x
1
1 ( )sin
x
s
l
c
--------- +
---------------------------------------------- =

xLT

LT
1 (
LT
)sin
x
s
l
c
--------- +
--------------------------------------------------------- =
UNI Pagina 74 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.10 Resistenza delle piastre non irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano medio
5.10.1 Generalit
(1) In alcune tipologie strutturali, possono essere presenti piatti non irrigiditi come
elementi singoli soggetti a stati tensionali normali, tangenziali o dati da una combinazione
dei due. I piatti sono collegati alla struttura di supporto per mezzo di saldature, chiodature,
bullonature o adesivi, e la congurazione del collegamento pu inuenzare le condizioni
al contorno. I piatti sottili devono essere vericati agli stati limite ultimi di essione sotto
carichi laterali e di instabilit sotto le tensioni agenti sul bordo del piatto nel suo piano
medio, nonch agli stati limite ultimi dati dalle combinazioni di quello per essione e di
quello per instabilit. Le regole di progetto fornite nella presente Sezione si riferiscono
esclusivamente a piatti rettangolari.
5.10.2 Resistenza a compressione uniforme
(1) Un piatto rettangolare soggetto a compressione uniforme sul bordo mostrato nella
gura 5.12. La lunghezza del piatto nella direzione della compressione pari ad a, mentre
la dimensione trasversale del piatto pari a b. Lo spessore si assume uniforme e pari a t.
Il piatto pu essere vincolato su tutti e quattro i bordi e le condizioni di vincolo possono
essere di appoggio, di vincolo con comportamento elastico o di incastro, oppure il piatto
pu essere libero lungo uno dei bordi longitudinali.
gura 5.12 Piatti non irrigiditi
UNI Pagina 75 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) La suscettibilit allinstabilit di piatti non irrigiditi denita mediante il parametro ,
dove = b/t. La classicazione della sezione trasversale eseguita con le stesse modalit
descritte in 5.4.4, assumendo che i piatti con i bordi longitudinali semplicemente appog-
giati, vincolati elasticamente o incastrati corrispondano ad "elementi interni", mentre i
piatti con un bordo longitudinale libero corrispondano ad "elementi sporgenti". Quindi

2
classe 1 o 2

2
<
3
classe 3

3
< classe 4
dove i valori di
2
e
3
sono forniti nel prospetto 5.1.
(3)P Il valore di progetto della forza di compressione N
Ed
deve soddisfare la condizione
N
Ed
N
Rd
(5.54)
dove:
N
Rd
il minore tra
N
o,Rd
= A
ef
f
o
/
M1
(snervamento globale e instabilit locale) (5.55)
e
N
a,Rd
= A
net
f
a
/
M2
(rottura locale) (5.56)
dove:
A
ef
larea efcace della sezione trasversale calcolata portando in conto linstabilit
locale per sezioni trasversali di classe 4 e laddolcimento (softening) presente
nelle HAZ indotto dalle saldature longitudinali;
A
net
larea della sezione trasversale meno favorevole calcolata portando in conto i
fori vuoti, e, se necessario, laddolcimento (softening) indotto dalle HAZ per effetto
di saldature longitudinali o trasversali;
f
0
la resistenza caratteristica per snervamento globale (vedere Sezione 5.3.5);
f
a
la resistenza caratteristica per rottura locale (vedere Sezione 5.3.5).
(4) A
ef
per le sezioni trasversali di classe 4 calcolato considerando uno spessore ridotto,
al ne di tener conto dellinstabilit e delladdolcimento (softening) presente nelle HAZ,
ma ignorando la presenza dei fori. A
ef
generalmente basata sulla sezione trasversale
pi sfavorita, considerando uno spessore pari al minore tra
c
t e
haz
t nelle HAZ, e pari a

c
t altrove. In questa verica, laddolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte da
saldature effettuate in corrispondenza dei bordi caricati pu essere ignorato.
Il fattore
c
ricavato adoperando il pi vantaggioso tra i seguenti procedimenti:
a) Si calcola
c
dalla 5.4.5(3) o lo si legge dalla gura 5.5, utilizzando le espressioni
relative agli elementi interni per piatti semplicemente appoggiati, vincolati elastica-
mente, o incastrati lungo i bordi longitudinali, e le espressioni relative agli elementi
sporgenti per piatti con un bordo longitudinale libero.
b) Si assume
c
= , dove il fattore di riduzione per instabilit della colonna fornito in
5.8.3. Quando si calcola assumere un parametro di snellezza pari a 3,5a/t, che
corrisponde alla condizione di semplice appoggio ai bordi caricati. Per bordi caricati
diversamente vincolati, si pu adoperare, a discrezione del progettista, un valore di
opportunamente ridotto.
5.10.3 Resistenza a essione nel piano
(1) Nel caso in cui un momento applicato nel piano medio agisce sui bordi di estremit (di
larghezza b) di un piatto rettangolare non irrigidito (vedere la gura 5.12), la suscettibilit
allinstabilit denita mediante il parametro , dove = 0,40 b/t. La classicazione della
sezione trasversale eseguita in accordo a 5.10.2.
(2) Il valore di progetto del momento ettente M
Ed
dovrebbe soddisfare la relazione:
M
Ed
M
Rd
(5.57)
dove il momento ettente resistente di progetto M
Rd
pari al minore tra i due valori M
0,Rd
e M
a,Rd
valutati in accordo a 5.10.3(3) e (4).
UNI Pagina 76 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Il momento ettente resistente di progetto M
o,Rd
per snervamento globale ed instabilit
locale calcolato nel seguente modo:
Sezioni trasversali di classe 1 e 2
M
o,Rd
= W
pl
f
o
/
M1
(5.58)
Sezioni trasversali di classe 3
(5.59)
Sezioni trasversali di classe 4
M
o,Rd
= W
ef
f
o
/
M1
(5.60)
dove:
W
pl
e W
el
sono rispettivamente il modulo plastico ed elastico della sezione trasversale
lorda oppure di una sezione trasversale ridotta che portino in conto
laddolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature
longitudinali, ma non la presenza dei fori;
W
ef
il modulo elastico di una sezione trasversale efcace ottenuto considerando
uno spessore opportunamente ridotto, al ne di tenere in conto tanto linstabilit
quanto laddolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature
longitudinali, ove necessario, ma tale da ignorare la presenza dei fori;
il fattore di snellezza per lelemento maggiormente suscettibile di
instabilizzarsi tra quelli della sezione;

2
e
3
sono i valori limite di , relativi alle classi 2 e 3 rispettivamente, per lelemento
considerato;
f
0
la resistenza caratteristica per snervamento globale.
(4) Il momento ettente resistente di progetto M
a,Rd
per la rottura locale in corrispondenza
di sezioni in cui sono presenti fori o saldature trasversali :
M
o,Rd
= W
net
f
a
/
M2
(5.61)
dove:
W
net
il modulo plastico che tiene conto della presenza dei fori ed calcolato facendo
riferimento ad uno spessore ridotto
haz
t in ogni regione inuenzata
dalladdolcimento softening presente nelle HAZ.
5.10.4 Resistenza in presenza di gradienti di tensione trasversali o longitudinali
(1) Quando le azioni applicate allestremit di una piastra rettangolare danno luogo ad un
gradiente di tensione trasversale, la suscettibilit allinstabilit denita da = gt, dove g
calcolato in accordo a 5.4.3. Una volta calcolato , procedere come indicato in 5.10.2.
(2) Qualora lo sforzo di compressione o il momento ettente applicato nel piano varino
longitudinalmente lungo il piatto (per esempio nella direzione della dimensione a), il
momento resistente di progetto per sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3 in corrispondenza
di una qualunque sezione trasversale non dovrebbe essere minore del momento agente
in quella sezione sotto i carichi di progetto. Per le sezioni trasversali di classe 4, la verica
allo snervamento pu essere soddisfatta in ogni sezione trasversale, ma per la verica
allinstabilit consentito confrontare la compressione o il momento resistente di progetto
con l'azione che agisce ad una distanza dallestremit del piatto maggiormente caricata
pari a 0,4 volte la lunghezza della semionda della deformata critica elastica del piatto.
5.10.5 Resistenza a taglio
(1) Un piatto rettangolare soggetto a forze di taglio uniformemente distribuite mostrato
nella gura 5.12. Lo spessore assunto costante e le condizioni di vincolo lungo tutti e
quattro i bordi sono di semplice appoggio, di vincolo elasticamente deformabile o di
incastro.
(2) La suscettibilit allinstabilit per taglio denita mediante il parametro , dove = b/t
e b la pi piccola tra le dimensioni dei lati. Per tutte le condizioni di bordo la classica-
zione della sezione trasversale la seguente:
49 classi 1, 2 e 3
M
o,Rd
W
el

3

2

----------------- W
pl
W
el
( ) + f
o

M1
=
UNI Pagina 77 UNI ENV 1999-1-1:2002
> 49 classe 4
dove:
= ;
f
v
la resistenza caratteristica a taglio in N/mm
2
.
(3) Il valore di progetto della forza di taglio V
Ed
in corrispondenza di ciascuna sezione
trasversale dovrebbe soddisfare la condizione
V
Ed
V
Rd
(5.62)
dove V
Rd
la resistenza a taglio di progetto della sezione trasversale calcolata, in corri-
spondenza della sezione trasversale pi sfavorita, nella maniera seguente:
a) Sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3 (5.63)
dove:
f
v
la resistenza caratteristica a taglio (vedere 5.3.5), e A
net
larea netta efcace che
porta in conto la presenza dei fori ed calcolata inoltre facendo riferimento ad uno
spessore ridotto
haz
t in ogni area condizionata dalladdolcimento (softening)
presente nelle HAZ. Se lestensione delle HAZ tale da interessare lintero perimetro
del piatto, si assume che lo spessore ridotto si estenda allintera sezione trasversale.
Quando si tiene conto dei fori, la presenza di piccoli fori pu essere ignorata se larea
totale della loro sezione trasversale minore del 20% dellarea totale della sezione
trasversale bt.
b) Sezioni trasversali di classe 4:
i valori di V
Rd
dovrebbero essere vericati nei confronti sia dello snervamento che
dellinstabilit. Per la verica allo snervamento si utilizzi lespressione a) riportata prece-
dentemente e relativa alle sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3. Per la verica di instabilit:
V
Rd
= v
1
bt f
v
/
M1
(5.64)
dove:
per 0,40 b/a < 1,0
per 1,0 b/a
Queste espressioni non portano in conto leffetto beneco delle bande diagonali di
trazione, ma se noto che i vincoli di bordo del piatto sono capaci di sostenere l'azione
indotta dalle bande diagonali di trazione, pu essere impiegato il procedimento fornito
in 5.12.3.
5.10.6 Resistenza in presenza di azioni assiali e essionali
(1) Per un piatto soggetto contemporaneamente, in presenza dei carichi di progetto, a
sforzo assiale e a essione nel piano medio dovrebbe essere fornita una classicazione
distinta per ciascuna azione, in accordo con quanto detto in 5.10.2. In tal modo, il valore
di dovrebbe essere basato sulla forma delle tensioni agenti sul bordo prodotte quando
la forza (N
Ed
) e il momento (M
Ed
) agiscono separatamente.
(2) Se il piatto di classe 4, la valutazione di ciascuna singola resistenza, N
o,Rd
e M
o,Rd
,
dovrebbe essere basata sullo specico tipo di azione considerata (vedere 5.9).
(3) Se la combinazione delle azioni data dallo sforzo assiale e dalla essione nel piano,
dovrebbero essere soddisfatte le seguenti condizioni:
(N
Ed
/N
c,Rd
) + (M
Ed
/M
c,Rd
) 1,0 (5.65)
(4) Se la combinazione delle azioni include l'effetto di una forza di taglio coincidente V
Ed
,
questultima pu essere ignorata se essa non eccede il valore di 0,5 V
Rd
(vedere 5.9.5).
Se V
Ed
> 0,5 V
Rd
, i valori di N
c,Rd
e M
c,Rd
possono essere entrambi ridotti mediante il
fattore:
Fattore di riduzione per taglio = 1,6 - 1,2V
ed
/V
Rd
.
150 f
v

v
1
5,35 4 b a ( )
2
+ [ ]
430t
2

2
b
2
-------------------- =
v
1
5,35 b a ( )
2
4 + [ ]
430t
2

2
b
2
-------------------- =
UNI Pagina 78 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.11 Resistenza delle piastre irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano medio
5.11.1 Generalit
(1) Le seguenti prescrizioni riguardano i piatti vincolati su tutti e quattro i bordi ed irrigiditi
mediante uno o due irrigidimenti longitudinali centrali o eccentrici, oppure mediante tre o
pi irrigidimenti longitudinali ad interasse costante oppure, inne, mediante ondulazioni
(vedere gura 5.13). In questa sezione sono fornite anche le regole generali per le piastre
ortotrope [gure 5.13 c), d) e 5.11.6]. Le prescrizioni relative ai proli estrusi con uno o
due irrigidimenti aperti sono fornite in 5.3.5.
(2) Gli irrigidimenti possono essere non vincolati per la loro intera lunghezza o anche
essere continui con irrigidimenti trasversali intermedi. La dimensione L dovrebbe essere
valutata come interasse tra i supporti, quando presenti. Una caratteristica essenziale del
progetto che gli irrigidimenti longitudinali, ma non quelli trasversali, siano "subcritici",
cio possano deformarsi insieme alla piastra in un modo instabile globale.
(3) La resistenza di tali piastre nei confronti di tensioni normali longitudinali nella direzione
dellirrigidimento fornita in 5.11.2, 5.11.3 e 5.11.4, mentre la resistenza a taglio fornita
in 5.11.5. Linterazione tra i diversi effetti portata in conto analogamente a quanto
indicato per i piatti non irrigiditi (vedere 5.10.6). Tali prescrizioni restano valide anche nel
caso in cui la sezione trasversale contenga elementi classicati come snelli.
gura 5.13 Piastre irrigidite e tipi di irrigidimenti
4) Quando la struttura realizzata mediante elementi piani irrigiditi, la resistenza nei
confronti delle tensioni normali agenti in direzione trasversale pu essere assunta pari a
quella delle piastre non irrigidite. Per le lamiere grecate, tale resistenza trascurabile. Le
piastre ortotrope e i pannelli compositi (sandwich) possono avere una resistenza conside-
revole nei confronti di forze agenti in direzione trasversale.
UNI Pagina 79 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.11.2 Piastre irrigidite uniformemente compresse
(1)P Generalit
Prima di eseguire una qualunque verica, la sezione trasversale deve essere classicata
come compatta o snella in accordo alle indicazioni fornite in 5.4, considerando tutti gli
elementi che la compongono.
Il valore di progetto della forza di compressione N
Ed
deve soddisfare la relazione:
N
Ed
N
Rd
(5.66)
dove:
N
Rd
il minore tra N
Rd
e N
o,Rd
, valutati in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.2(2)
e (3).
2) Verica allo snervamento
Lintera sezione dovrebbe essere vericata nei confronti dello schiacciamento locale
analogamente a quanto indicato per le membrature uniformemente compresse
(vedere 5.8). La resistenza di progetto N
a,Rd
dovrebbe essere basata sull'area della
sezione netta A
net
, valutata in corrispondenza della sezione trasversale pi sfavorevole,
portando in conto linstabilit e laddolcimento (softening) delle HAZ, ove necessario, oltre
agli eventuali fori vuoti.
N
a,Rd
= A
net
f
a
/
M2
(5.67)
dove:
f
a
la resistenza caratteristica per rottura locale.
(3) Verica di instabilit per compressione (column check)
La piastra viene considerata come un assemblaggio di sotto-unit tra loro identiche,
schematizzate come singola colonna, ciascuna delle quali contiene un irrigidimento o una
piega, disposti in posizione centrale e con una larghezza pari al passo w degli irrigidimenti
o delle pieghe. La resistenza assiale di progetto N
c,Rd
viene, pertanto, assunta come:
N
c,Rd
= A
ef

c
f
o
/
M1
(5.68)
dove:

c
il fattore di riduzione per l'instabilit dell colonne (column buckling);
A
ef
l'area efcace della sezione trasversale della piastra. Nella valutazione di A
ef
,
pu ignorarsi laddolcimento (softening) delle HAZ relative a saldature effettuate
in corrispondenza dei bordi su cui sono applicati i carichi oppure in
corrispondenza di irrigidimenti trasversali. possibile ignorare anche la presenza
di fori vuoti;
f
0
la resistenza caratteristica per snervamento globale del materiale costituente la
piastra.
Il fattore riduttivo
c
dovrebbe essere ottenuto adoperando la curva di instabilit
opportuna, relativa allinstabilit delle colonne (column buckling) della sotto-unit consi-
derata come una semplice membratura uniformemente compressa, suscettibile di insta-
bilit fuori del piano della piastra.
(4) Il parametro di snellezza
c
per il calcolo di
c
, pari a:
(5.69)
dove:
N
cr
il carico critico di instabilit in condizioni di elasticit ortotropa, valutato con
riferimento alla sezione trasversale lorda, eccetto che per gli elementi sporgenti
snelli, per i quali dovrebbe adoperarsi lo spessore efcace.
(5) Per un piatto con irrigidimenti a sezione aperta:
quando (5.70)

c
A
ef
f
o
N
cr
------------- =
N
cr

2
El
x
L
2
---------------
L
2
c

2
--------- + = L
El
x
c
--------- 4 <
UNI Pagina 80 UNI ENV 1999-1-1:2002
quando (5.71)
dove c il vincolo elastico del piatto valutato in accordo alle espressioni (5.72), (5.73) o
(5.74), mentre I
x
il momento di inerzia dellarea di tutti gli irrigidimenti compresi nella
larghezza b del piatto.
(6) Per un elemento con un irrigidimento centrato o eccentrico [gura 5.13 f)]:
(5.72)
dove t lo spessore del piatto, b la larghezza globale del piatto e b
1
e b
2
sono le
larghezze degli elementi piani presenti su entrambi i lati dellirrigidimento.
(7) Per un elemento con due irrigidimenti simmetrici disposti a distanza b
1
dagli irrigidi-
menti longitudinali [gura 5.13 g)]:
(5.73)
(8) Per una piastra multi-irrigidita con irrigidimenti a sezione aperta [gura 5.13 h) e i)] e
con piccoli irrigidimenti torsionali
(5.74)
(9) Per una piastra multi-irrigidita con irrigidimenti a sezione chiusa o parzialmente chiusa
[gura 5.13 j)]
N
cr
il carico critico di instabilit valutato in condizioni di elasticit ortotropa.
vedere 5.11.6.
(10) La semilunghezza donda per instabilit elastica pari a:
(5.75)
Questa semilunghezza donda utilizzata quando lazione applicata variabile nella
direzione dellirrigidimento o delle pieghe. Vedere 5.11.4(3).
5.11.3 Piastre irrigidite soggette a essione nel piano
(1)P Generalit
Devono essere eseguite due veriche: una verica allo snervamento [vedere 5.11.3(3)]
ed una verica allinstabilit per compressione (column check) [vedere 5.11.3(4)].
(2) Classicazione della sezione e instabilit locale
Per ogni verica, la sezione trasversale dovrebbe essere classicata come compatta,
semi-compatta o snella (vedere 5.3). Allo scopo di classicare i singoli elementi, e anche
quando si calcolano gli spessori efcaci per gli elementi snelli, si pu generalmente
ritenere che ciascun elemento sia uniformemente compresso, assumendo g = 1 in 5.3.3.
Comunque, nel caso in cui si esegua la sola verica allo snervamento, consentito
calcolare g facendo riferimento alleffettivo stato di sforzo presente negli elementi situati
nella regione pi esterna della piastra ed assumere lo stesso valore anche per gli altri
elementi corrispondenti. Operare in questo modo pu risultare favorevole quando il
numero degli irrigidimenti o delle pieghe piccolo.
(3) Verica allo snervamento
Lintera sezione trasversale della piastra dovrebbe essere trattata come una trave
soggetta a essione nel proprio piano (vedere 5.5). Il momento resistente di progetto M
Rd
dovrebbe essere basato sulla sezione trasversale pi sfavorevole, portando in conto
linstabilit locale e laddolcimento (softening) delle HAZ, se necessario, oltre che ciascun
tipo di foro.
N
cr
2 cEl
x
= L
El
x
c
--------- 4
c
0,27Et
3
b
b
1
2
b
2
2
------------------------- =
c
1,1Et
3
b
1
2
3b 4b
1
( )
---------------------------------- =
c
8,9Et
3
b
3
------------------ =
l
w

El
x
c
--------- 4 =
UNI Pagina 81 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Verica allinstabilit per compressione (column check)
La piastra viene considerata come assemblaggio di sotto-unit, schematizzate ciascuna
come singola colonna, in maniera generalmente analoga a quanto fatto per la compres-
sione assiale [vedere 5.11.2(3)], valutando il momento resistente di progetto M
c,Rd
nel
seguente modo:
(5.76)
dove:

c
il fattore di riduzione per linstabilit per compressione (column buckling) della
singola sotto-unit;
I
ef
il momento di inerzia dellarea efcace della sezione trasversale della piastra
per essione nel piano;
y
st
la distanza tra il centro della piastra ed il centro dellirrigidimento pi esterno;
f
0
la resistenza caratteristica per snervamento globale del materiale costituente la
piastra.
Il fattore di riduzione
c
dovrebbe essere determinato analogamente a quanto fatto per la
compressione uniforme [vedere 5.11.2(3)].
5.11.4 Piastre multi-irrigidite soggette a gradienti di tensione longitudinali
(1) Generalit
I casi in cui le azioni N
Ed
o M
Ed
applicate su di una piastra multi-irrigidita siano variabili
nella direzione dellirrigidimento o delle pieghe sono specicati in 5.11.4(2) e 5.11.4(3).
(2) Verica allo snervamento
La resistenza di progetto di qualsiasi sezione trasversale non dovrebbe essere minore
delleffetto dellazione di progetto applicata nella sezione considerata.
(3) Verica allinstabilit per compressione (column check)
Per la verica allinstabilit per compressione sufciente confrontare la resistenza di
progetto con leffetto dellazione di progetto applicato ad una distanza x dallestremit del
pannello maggiormente caricata, essendo x pari a 0,4 volte la semilunghezza d'onda l
w
per instabilit critica elastica, valutata in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.2(10).
5.11.5 Piastre multi-irrigidite soggette a taglio
(1)P Generalit
Devono essere eseguite una verica allo snervamento [vedere 5.11.5(2)] ed una verica
allinstabilit [vedere 5.11.5(3)]. I metodi forniti in 5.11.5(2) e (3) sono validi purch gli
irrigidimenti o le pieghe, cos come la stessa piastra, soddisno le seguenti condizioni:
a) siano efcacemente collegati allintelaiatura trasversale in corrispondenza di
entrambe le estremit;
b) siano continui in corrispondenza di ogni sezione di applicazione degli irrigidimenti
trasversali.
(2) Verica allo snervamento
La resistenza al taglio di progetto V
Rd
valutata in maniera analoga a quanto fatto per una
piastra non irrigidita avente le stesse dimensioni globali (L b) e lo stesso spessore t,
ricavato in accordo alle indicazioni fornite in 5.10.5(2).
(3) Verica di instabilit
La resistenza al taglio di progetto valutata secondo le indicazioni fornite in 5.12.10.
Per la valutazione della resistenza, dovrebbero essere utilizzati i seguenti valori:
I
z
t
3
/10,9 per un elemento piano irrigidito, altrimenti calcolato secondo le indicazioni
fornite in 5.12.7(3), ponendo t
w
= t ;
I
x
il momento di inerzia dellarea per unit di larghezza della piastra e dellirrigidimento,
rispetto ad un asse baricentrico parallelo al piano della piastra.
M
c,Rd

c
I
ef
f
o

st

M1
----------------- =
UNI Pagina 82 UNI ENV 1999-1-1:2002
h
w
la lunghezza efcace l, che pu essere assunta, a vantaggio di sicurezza, pari alla
lunghezza non vincolata L (vedere la gura 5.13). Quando il valore di L supera di
molto il valore di b, un risultato pi favorevole pu essere ottenuto assumendo V
o,cr
pari alla forza di taglio critica di instabilit valutata in condizioni di elasticit ortotropa.
Nell'eseguire la verica di instabilit, non necessario portare in conto in alcun modo
laddolcimento (softening) delle HAZ.
5.11.6 Piastre ortotrope
(1) La procedura riportata in 5.11.2 potrebbe essere adoperata anche per le piastre
ortotrope uniformemente compresse. Il carico critico di instabilit in condizioni di elasticit
ortotropa N
cr
per una piastra ortotropa semplicemente appoggiata fornito da:
quando (5.77)
quando (5.78)
Le espressioni di B
x
, B
y
e H sono fornite, per differenti sezioni trasversali, nel prospetto
5.10, dove le Eq.1, Eq.2, Eq.3 e Eq.4 sono quelle di seguito specicate.
Eq. 1:
(5.79a)
dove:
Eq. 2:
(5.79b)
dove:
(5.79c)
(5.79d)
(5.79e)
Eq. 3:
(5.80a)
Eq. 4:
(5.80b)
N
cr

2
b
-----
B
x
L b ( )
2
------------------ 2H B
y
L b ( )
2
+ + =
L
b
---
B
x
B
y
------
4
<
N
cr
2
2
b
--------- B
x
B
y
H + [ ] =
L
b
---
B
x
B
y
------
4

B
y
2Ba
2a
4
2a
1
a
3
t
1
3
4a
2
t
3
3
a
3
t
2
3
( )
a
3
t
1
3
4a
2
t
3
3
a
3
t
2
3
( ) a
1
t
3
3
12a
2
t
3
3
4a
3
t
2
3
( ) +
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------- +
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =
B
Et
1
3
12 1 v
2
( )
--------------------------- =
H 2B
GI
T
2a
--------- -
1
1,6GI
T
a
4
2
L
2
aB
------------------------- 1
1
10C
1
L
4
C
2
+
------------------------------------- + +
---------------------------------------------------------------------------------------- - + =
C
1
4 1 v
2
( ) a
2
a
3
+ ( )a
1
2
a
4
2
h
2
t
2
3at
1
3
( ) =
B
Et
1
3
12 1 v
2
( )
--------------------------- =
C
2
4 a
1
a
2
+ ( )a
1
a
4
1 a
1
a
2
a
2
a
1
a
2
a
1
a
3
( ) + + + [ ]
a
2
3
3a
3
4a
2
+ ( )
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
t
2
t
1
----
,
_
3
=
B
y
Et
1
3
12 1 v
2
( )
---------------------------
10b
2
32a
2
-------------
at
3
3
at
2
3
t
3
3
t
1
3
6ht
2
3
+ +
at
3
3
2h t
1
3
t
2
3
+ ( ) 3h
2
t
1
3
t
2
3
at
3
3
( ) + +
---------------------------------------------------------------------------------------- =
H
2E
3 1
t
3
2a
-------
,
_
3
----------------------------
t
1
3
1
6t
1
2a t
3

----------------- +
---------------------------
t
2
3
1
6t
2
2a t
3

----------------- +
--------------------------- + =
UNI Pagina 83 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 5.10 Rigidezze essionali e torsionali di piastre ortotrope
I
L
il momento di inerzia di un irrigidimento e della porzione di piastra adiacente
(compresa in una distanza pari a 2a o d ) in direzione longitudinale
I
T
la rigidezza torsionale della stessa sezione trasversale.
gura 5.14 Notazioni degli irrigidimenti sulle sezioni trasversali
(2) La resistenza al taglio di una piastra ortotropa nei confronti dellinstabilit globale pu
essere valutata secondo le indicazioni fornite in 5.12.7
Sezione trasversale B
x
B
y
H
Eq. 1 Eq. 2
Eq. 3 Eq. 4
0
EI
L
2a
---------
Et
3
12 1 v
2
( )
------------------------------
Gt
3
6
----------
EI
L
2a
--------
EI
L
d
--------
d
s
---
Et
3
12 1 v
2
( )
-------------------------
d
s
---
Gt
3
6
--------
EI
L
2a
--------
Et
1
t
2
h
2
t
1
t
2
+
-------------------
GI
T
2a
---------
EI
L
2a
--------
EI
L
d
--------
GI
T
d
--------
UNI Pagina 84 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
(5.81)
(5.82)
(valida per 0 < < 1,2) (5.83)
(valida per 0 < < 1,5) (5.84)
B
y
, B
x
e H sono riportati nel prospetto 5.10.
(3) Per una piastra ortotropa con un bordo libero facente parte di una struttura a C (come
rappresentato in gura 5.15), la valutazione della resistenza allinstabilit globale
dovrebbe essere basata sulle propriet della sezione trasversale specicate nel
prospetto 5.10.
gura 5.15 Piastra ortotropa con un bordo libero
5.12 Resistenza delle travi a parete piena
5.12.1 Generalit
(1) Una trave a parete piena una trave alta prefabbricata, consistente in una angia tesa,
una angia compressa ed un piatto danima. Lanima solitamente snella e pu essere
irrigidita con supporti ed irrigidimenti intermedi trasversali. Pu anche essere ulterior-
mente irrigidita mediante irrigidimenti longitudinali, come indicato nella gura 5.16.
V
o,cr
k

2
b
----------- B
x
B
y
3 4
=
k

3,25 0,567 1,92


2
1,95 0,1 2,75
2
+ + ( ) + + =

L
b
---
B
y
B
x
------
4
=

H
B
x
B
y
------------------ =
UNI Pagina 85 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.16 a) - n) e q): forme instabili dellanima e o) - p) forme instabili della angia
(2) Le anime si instabilizzano per taglio in corrispondenza di valori relativamente bassi dei
carichi applicati, ma possibile sviluppare una considerevole resistenza in campo post-critico
grazie all'effetto delle bande diagonali di trazione. Le travi a parete piena, talvolta, presentano
rinforzi trasversali danima sotto forma di pieghe o di irrigidimenti trasversali ravvicinati.
(3) Le travi a parete piena possono essere soggette a combinazioni di momento, taglio e
sforzo assiale, oltre ai carichi applicati localmente sulle ange. A causa della loro
snellezza, possono essere soggette ad instabilit esso-torsionale [gura 5.16 p)], a
meno che non siano adeguatamente vincolate per tutta la loro lunghezza.
(4) Il metodo di calcolo qui fornito generalmente applicabile anche agli elementi laterali
di travi a sezione scatolare.
(5) La resistenza delle anime delle travi a parete piena dipende dal rapporto altezza-spessore
b
w
/t
w
e dai dispositivi di irrigidimento dellanima.
Nel prospetto 5.11, sono forniti i meccanismi di collasso ed i riferimenti alle prescrizioni
per la scelta delle relazioni da adoperare per la valutazione delle resistenze.
prospetto 5.11 Meccanismi di instabilit (gura 5.16) e corrispondenti punti per le espressioni di valutazione della
resistenza
5.12.2 Resistenza delle travi soggette a essione nel piano dell'anima
(1) Dovrebbero essere eseguite una verica allo snervamento ed una verica di insta-
bilit, e nel caso di anime con saldature longitudinali continue, dovrebbero essere
analizzati gli effetti indotti dalle HAZ. Possono essere ignorati gli effetti delle HAZ dovute
alle saldature eseguite per il collegamento degli irrigidimenti trasversali alla trave, cos
come i piccoli fori eventualmente presenti nellanima, a condizione che essi corri-
spondano a non pi del 20% dellarea trasversale dellanima. Laltezza dellanima tra le
ange indicata con b
w
.
(2)P Per la verica allo snervamento, il valore di progetto del momento M
Ed
in ciascuna
sezione trasversale deve soddisfare la relazione:
M
Ed
M
o,Rd
(5.85)
Meccanismi di instabilit Figura 5.16 paragra
Instabilit dellanima per tensioni di compressione
Instabilit per taglio
Interazione tra taglio e momento ettente
Instabilit dellanima per carichi localizzati sulle ange
Curvatura indotta dallinstabilit dellanima
Instabilit torsionale della angia
Instabilit esso-torsionale
q
b, d, e, h, k, l
f, j
d, g, m
c, n,
o
p
5.12.2 e 5.12.3
5.12.4, 5.12.5 e 5.12.10
5.12.7
5.12.8
5.12.9
5.4.5
5.6.6
UNI Pagina 86 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
M
0,Rd
il valore del momento resistente di progetto della sezione trasversale che si
utilizzerebbe se la sezione trasversale fosse di classe 3. Pertanto:
M
o,Rd
= W
el
f
o
/
M1
(5.86)
dove:
W
el
il modulo elastico che porta in conto la presenza dei fori ed calcolato
assumendo uno spessore ridotto
haz
t nelle regioni adiacenti alle ange
che potrebbero essere affette dalladdolcimento (softening) delle HAZ
(vedere 5.5.2).
(3) Quando si esegue la verica di instabilit, si assume che gli irrigidimenti trasversali
soddisno i requisiti forniti in 5.12.6, relativi alla sezione efcace dellirrigidimento. Si
assume anche che la distanza tra due irrigidimenti trasversali consecutivi sia maggiore
della met dellaltezza netta dellanima, misurata tra i piatti delle ange. Se non si ricade
in tali condizioni, fare riferimento a 5.12.10, per anime corrugate o con irrigidimenti ravvi-
cinati.
(4) Per ciascun campo di trave di lunghezza a compreso tra due irrigidimenti trasversali
consecutivi, il momento agente, in presenza dei carichi di progetto, ad una distanza pari
a 0,4 a dall'estremit del tratto maggiormente caricato, non dovrebbe eccedere il
momento resistente di progetto M
0,Rd
relativo a quel tratto,
dove:
M
o,Rd
= W
ef
f
o
/
M1
W
ef
il modulo elastico efcace calcolato assumendo uno spessore ridotto per tenere
conto degli effetti sia dellinstabilit locale sia delladdolcimento (softening) delle HAZ, ma
ignorando la presenza dei fori. Lo spessore ridotto assunto pari al minore tra
haz
t e
c
t
nelle regioni termicamente alterate, e pari a
c
t nella rimanente parte.
(5) Lo spessore ridotto soltanto nella parte compressa b
c
del pannello d'anima.
Il rapporto tra le tensioni utilizzato in 5.4.3 e la corrispondente altezza b
c
possono
essere ottenuti utilizzando l'area efcace della angia compressa e l'area lorda del
pannello d'anima, come indicato nella gura 5.17.
(6) Se il bordo compresso del pannello d'anima pi vicino all'asse neutro della trave che
alla angia tesa, vedere la gura 5.17 c), la snellezza
p
di un elemento piano pu essere
sostituita con
(5.87)
dove:

com,Ed
la massima tensione di compressione di progetto agente sullelemento, ottenuta
utilizzando le aree efcaci di tutti gli elementi compressi.
Questa procedura, generalmente, richiede un calcolo di tipo iterativo, nel quale deter-
minato nuovamente ad ogni passo del calcolo, sulla base delle tensioni determinate per la
sezione trasversale efcace denita al termine del passo precedente.

p,red

p

com,Ed
f
yd
=
UNI Pagina 87 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.17 a) Notazioni relative alla sezione trasversale. b) Sezione trasversale efcace per una trave a parete
piena con ange di classe 1, 2 o 3. c) Sezione trasversale efcace per una trave a parete piena con
una angia tesa pi piccola e una angia compressa di classe 4

5.12.3 Resistenza delle travi con irrigidimenti longitudinali del pannello d'anima
(1) L'instabilit di un elemento piano per effetto delle tensioni longitudinali di compres-
sione pu essere portata in conto utilizzando una sezione trasversale efcace, riferibile ad
una sezione trasversale di classe 4.
(2) Le propriet della sezione trasversale efcace dovrebbero essere valutate basandosi
sulle aree efcaci degli elementi compressi e sulla loro ubicazione nella sezione
trasversale efcace.
(3) Al primo passo del procedimento di calcolo, le aree efcaci dei sub-pannelli piani
compressi disposti tra due irrigidimenti consecutivi dovrebbero essere ottenute utiliz-
zando gli spessori efcaci, secondo le indicazioni fornite in 5.4.5. Vedere gura 5.18.
(4) L'instabilit globale della piastra, comprendendo l'instabilit degli irrigidimenti, valutata
come l'instabilit per compressione di una colonna ttizia formata dagli irrigidimenti e dalla
met della parte adiacente dell'anima. Se le tensioni cambiano di segno, passando da valori
di compressione a valori di trazione allinterno dello stesso sub-pannello, come facente parte
della colonna ttizia, si assume solo un terzo della parte compressa. Vedere gura 5.18 c).
(5) Al secondo passo del procedimento di calcolo, gli spessori efcaci delle diverse parti
della sezione della colonna ttizia sono ulteriormente ridotti mediante un fattore di
riduzione
c
, ottenuto dalla appropriata curva di instabilit delle colonne, relativamente
allinstabilit della colonna ttizia, intesa alla stregua di una asta semplice, fuori dal piano
dell'anima.
(6) Nel calcolo del fattore di riduzione
c
, il parametro di snellezza normalizzato
c
pari a:
(5.88)
dove:
A
st,ef
l'area efcace della colonna ttizia individuata al primo passo. N
cr
il carico
critico elastico fornito dalla seguente espressione:
se a > a
c
(5.89)
se a a
c
(5.90)

c
A
st,ef
f
o
N
cr
----------------- =
N
cr
1,05E
I
st
t
w
3
b
w
b
1
b
2
----------------------- =
N
cr

2
EI
st
a
2
----------------
Et
w
3
b
w
a
2
4
2
1 v
2
( )b
1
2
b
2
2
------------------------------------------- + =
UNI Pagina 88 UNI ENV 1999-1-1:2002
(5.91)
dove:
I
st
il momento di inerzia della sezione trasversale lorda della colonna
ttizia [vedere 5.12.3(7)] intorno all'asse passante per il suo baricentro e
parallelo al piano dellanima.
b
1
e b
2
sono le distanze tra i bordi longitudinali e gli irrigidimenti (b
1
+ b
2
= b
w
).
(7) Nel calcolo di I
st
, si consideri la colonna costituita dalleffettivo irrigidimento e da una
parte del pannello danima di larghezza efcace pari a 15t
w
da entrambi i lati dellirrigidi-
mento. Vedere gure 5.18 d1) e d2).
(8) Nel caso di due irrigidimenti longitudinali, entrambi compressi, i due irrigidimenti sono
considerati congiuntamente, con un'area efcace e un momento di inerzia pari alla
somma dei valori che competono al singolo irrigidimento. L'ubicazione dellirrigidimento
risultante fornita dalla posizione della risultante delle forze assiali agenti in ciascun irrigi-
dimento. Se uno degli irrigidimenti teso, il procedimento fornisce risultati a vantaggio di
sicurezza.
gura 5.18 a) Pannello danima irrigidito b) sezione trasversale c) area efcace della colonna ttizia d) sezione
trasversale della colonna ttizia per il calcolo di I
st
d1) irrigidimento a sezione aperta d2) irrigidimento a
sezione chiusa
Legenda
1 Irrigidimento longitudinale
2 Irrigidimento trasversale
a
c
4,33
4
I
st
b
1
2
b
2
2
t
w
3
b
w
------------------- =
UNI Pagina 89 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.12.4 Resistenza al taglio di travi a parete piena dotate di irrigidimenti solo in corrispondenza degli
appoggi
(1) Per i pannelli danima con irrigidimenti trasversali disposti solo in corrispondenza degli
appoggi, la resistenza critica di progetto allinstabilit per taglio V
Rd
dovrebbe essere
calcolata mediante la seguente relazione:
V
Rd
=
v
t
w
b
w
f
ow
/
M1
(5.92)
dove
v
un fattore di riduzione per linstabilit al taglio valutato secondo il prospetto 5.12
e la gura 5.20.
prospetto 5.12 Fattore di riduzione
v
per linstabilit per taglio
= 0,4 + 0,2 f
uw
/f
ow
, ma non maggiore di 0,7.
dove:
f
ow
la resistenza per snervamento globale e f
uw
la resistenza ultima delle bre
dellanima.
gura 5.19 Irrigidimento terminale rigido a) e non rigido b)
2) Si dovrebbe distinguere tra:
a) gli irrigidimenti terminali rigidi, in conformit a 5.12.5(6). Questo anche il caso dei
pannelli situati lontano dalle estremit della trave oppure situati in corrispondenza di
un appoggio intermedio di una trave continua.
b) Gli irrigidimenti terminali non rigidi, in conformit a 5.12.5(7).

w
Irrigidimento terminale rigido Irrigidimento terminale non rigido

w
0,48/
0,48/ <
w
< 0,949
0,949
w

0,48/
w
1,32/(1,66 +
w)

0,48/
w
0,48/
w
UNI Pagina 90 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 5.20 Fattore di riduzione
v
per instabilit per taglio
Legenda
1 Irrigidimento terminale rigido
2 Irrigidimento terminale non rigido
(3) Il parametro di snellezza
w
del prospetto 5.12 e della gura 5.20 fornito da:
(5.93)
5.12.5 Resistenza a taglio di anime con irrigidimenti intermedi
(1) Per travi con irrigidimenti trasversali e longitudinali, la resistenza critica di progetto
allinstabilit per taglio V
Rd
data dalla somma dei contributi V
w,Rd
dellanima e V
f,Rd
delle
ange.
V
Rd
= V
w,Rd
+ V
f,Rd
(5.94)
(2) V
w,Rd
include una parte degli effetti indotti dalle bande diagonali di trazione nellanima
valutato secondo 5.12.5(3). V
f,Rd
un incremento alla resistenza fornita dalle bande
diagonali di trazione dovuto alla resistenza essionale locale delle ange.
Vedere 5.12.5(8).
(3) La resistenza di progetto a taglio dellanima pari a
V
w,Rd
=
v
t
w
b
w
f
ow
/
M1
(5.95)
dove:

v
il fattore di spessore efcace nei confronti dellinstabilit per taglio, valutato
secondo il prospetto 5.12 e la gura 5.20.
(4) Il parametro di snellezza
w
pari a
(5.96)
(5) Il coefciente di instabilit per taglio k

in (4) vale:
k

= 5,34 + 4,00(b
w
/a)
2
k
st
quando a/b
w
1 (5.97)
k

= 4,00 + 5,34(b
w
/a)
2
k
st
quando a/b
w
< 1 (5.98)
dove:
ma non minore di (5.99)
a la distanza tra gli irrigidimenti trasversali. Vedere gura 5.21.

w
0,35
b
w
t
w
------
f
o
E
----- =

w
0,81
k

-----------
b
w
t
w
------
f
o
E
----- =
k
st
9
b
w
a
------
,
_
2
I
st
t
w
3
b
w
------------
,
_
3
4
---
=
2,1
t
w
--------
I
st
b
w
------
,
_
1
3
---
UNI Pagina 91 UNI ENV 1999-1-1:2002
I
st
il momento di inerzia dellirrigidimento longitudinale rispetto allasse z. Vedere
gura 5.21 b). Per anime con due o pi irrigidimenti uguali, non necessariamente
ad interasse costante, I
st
pari alla somma dei momenti di inerzia dei singoli
irrigidimenti.
(6) Per le anime con irrigidimenti trasversali, il parametro di snellezza
w
dovrebbe essere
assunto non minore di:
(5.100)
dove il coefciente k
1
di instabilit per taglio fa riferimento al pi grande sub-pannello, di
larghezza b
w1
e lunghezza a, vedere gura 5.21. Lespressione in 5.12.5(5) pu essere
utilizzata con k
st
= 0.
(7) Se la resistenza delle ange non completamente assorbita dal momento ettente
(M
Ed
< M
f,Rd
) esiste un contributo alla resistenza al taglio V
f,Rd
fornito dalle ange e
valutabile mediante la relazione:
(5.101)
dove:
b
f
, t
f
sono quelli relativi alla angia pi piccola.
gura 5.21 Anime con irrigidimenti trasversali e longitudinali
Legenda
1 Irrigidimento longitudinale
2 Irrigidimento trasversale
(8) Quando applicata anche una forza assiale N
Sd
, il valore di M
f,Rd
dovrebbe essere
ridotto attraverso il fattore:
(5.102)
f
of
la resistenza caratteristica di snervamento globale del materiale costituente la angia
e A
f1
e A
f2
sono le aree delle ange.
(9) Quando M
Sd
M
f,Rd
, V
f,Rd
= 0.

w
0,81
k
1
------------
b
w1
t
w
---------
f
o
E
----- =
V
f,Rd
b
f
t
f
2
f
of
c
M1
----------------- 1
M
Ed
M
f,Rd
-------------
,
_
2

,
_
=
c 0,08
4,4b
f
t
f
2
f
of
t
w
b
w
2
f
ow
------------------------- +
,
_
a =
1
N
Sd
A
f1
A
f2
+ ( )f
of

M1

----------------------------------------------- -
,
_
UNI Pagina 92 UNI ENV 1999-1-1:2002
5.12.6 Irrigidimenti danima
5.12.6.1 Irrigidimento terminale rigido
(1) Lirrigidimento terminale rigido dovrebbe comportarsi come un irrigidimento che resiste
alla reazione del vincolo sulla trave, ed alla stregua di trave corta che resiste alle tensioni
membranali longitudinali nel piano dellanima.
(2) Un irrigidimento terminale rigido pu essere realizzato mediante due irrigidimenti
trasversali disposti su entrambi i lati dellanima, formanti le ange di una trave corta di
lunghezza h
f
[vedere gura 5.19 a)]. La striscia del pannello danima disposto tra gli irrigi-
dimenti costituisce lanima della trave corta. Alternativamente, un irrigidimento di
estremit pu essere realizzato come una sezione, collegato alle estremit del pannello
danima.
(3) Ciascun irrigidimento dovrebbe avere unarea della sezione trasversale pari ad
almeno 4 h
f
t
w
2
/e, dove e la distanza tra gli irrigidimenti, con e > 0,1h
f
, vedere
gura 5.19 a).
(4) Se un irrigidimento terminale rigido lunico elemento strutturale in grado di opporsi
alla rotazione torsionale allestremit della trave, il momento di inerzia della sezione di
estremit intorno alla linea dasse dellanima (I
ep
) dovrebbe soddisfare la seguente
relazione:
(5.103)
dove:
t
f
il massimo valore dello spessore della angia lungo la trave;
R
Ed
la reazione allestremit della trave in presenza dei carichi di progetto;
W
Ed
il carico totale di progetto sulla luce adiacente.
5.12.6.2 Irrigidimento terminale non rigido
(1) Un irrigidimento terminale non rigido pu essere realizzato mediante un singolo irrigi-
dimento, come mostrato nella gura 5.19 b). Si pu assumere che esso si comporti come
un irrigidimento portante in grado di resistere alla reazione esplicata sulla trave in corri-
spondenza del vincolo.
5.12.6.3 Irrigidimenti trasversali intermedi
(1) Per gli irrigidimenti trasversali intermedi che si comportino come vincoli rigidi nei
confronti dei pannelli interni danima, si dovrebbero effettuare veriche di resistenza e di
rigidezza.
(2) Gli altri irrigidimenti trasversali intermedi possono essere considerati essibili,
portando la loro rigidezza in conto nel calcolo di k

in 5.12.5(4).
(3) Gli irrigidimenti trasversali e intermedi che si comportano come vincoli rigidi per il
pannello danima dovrebbero essere caratterizzati da un momento di inerzia che soddis
le seguenti limitazioni:
se : (5.104)
se : (5.105)
La resistenza di un irrigidimento intermedio rigido dovrebbe essere vericata in corrispon-
denza di una forza assiale pari a V
Ed
meno
V
b
W
t
W
f
o
dellanima, supponendo di aver
estratto lirrigidimento considerato.
5.12.6.4 Irrigidimenti longitudinali
(1) Gli irrigidimenti longitudinali possono essere sia rigidi che essibili. In entrambi i casi,
la loro rigidezza dovrebbe essere portata in conto nella valutazione della snellezza

w
in 5.12.5
(2) Se il valore di
w
governato dal sub-pannello, lirrigidimento pu considerarsi rigido.
I
ep
b
w
3
t
f
R
Ed
250W
Ed

I
st
1,5h
w
3
t
w
3
a
2
a h
w
2 <
I
st
0,75h
w
t
w
3
a h
w
2
UNI Pagina 93 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Qualora gli irrigidimenti vengano considerati quali elementi resistenti alle tensioni
normali, dovrebbe essere vericata la loro resistenza nei confronti delle tensioni normali.
5.12.7 Interazione tra taglio, momento ettente e sforzo assiale
(1) Ammesso che le ange siano in grado di resistere all'intero valore di progetto del
momento ettente e dello sforzo assiale agenti nella membratura, non necessario
ridurre la resistenza di progetto a taglio dellanima per tener conto del momento ettente
e dello sforzo assiale agenti nella membratura stessa, ad eccezione di quanto indicato
in 5.12.5(8).
(2) Quando M
Ed
> M
f,Rd
, dovrebbero essere soddisfatte le seguenti due relazioni:
(5.106)
M
Ed
M
ef,Rd
dove:
M
ef,Rd
il momento ettente resistente di progetto valutato secondo le indicazioni fornite
in 5.12.3.
M
f,Rd
il momento ettente resistente di progetto relativo alle sole ange,
vedere 5.12.5(7). Per le ange compresse di classe 4, utilizzato lo spessore
efcace.
(3) Se applicato anche uno sforzo assiale N
Ed
, M
pl,Rd
dovrebbe essere sostituito dal
momento resistente plastico ridotto M
N,Rd
fornito dalla seguente espressione:
(5.107)
dove A
f1
, A
f2
sono le aree delle ange.
gura 5.22 Interazione tra resistenza a essione e resistenza a taglio
5.12.8 Resistenza dell'anima alle forze trasversali
(1) La resistenza di unanima non irrigidita alle forze trasversali applicate attraverso una
angia, governata da uno dei seguenti meccanismi di collasso:
- schiacciamento dellanima in vicinanza della angia, accompagnato dalla deforma-
zione plastica della angia;
- imbozzamento dellanima sotto forma di instabilit localizzata e schiacciamento
dellanima in prossimit della angia, accompagnato dalla deformazione plastica della
angia;
- instabilit dellanima estesa a gran parte dell'altezza della membratura;
M
Ed
M
pl,Rd
--------------- 2
V
Ed
V
w,Rd
-------------- 1
M
f,Rd
M
pl ,Rd
----------------
,
_
+
2
M
f,Rd
M
pl ,Rd
----------------
------------------------------------------------------------------------ 1,00
M
N,Rd
M
pl,Rd
1
N
Ed
A
f1
A
f2
+ ( )f
o

M1

----------------------------------------------
,
_
2

,
_
=
UNI Pagina 94 UNI ENV 1999-1-1:2002
- instabilit globale dellanima su una gran parte della lunghezza della membratura.
Questa modalit di collasso ha luogo con maggiore probabilit in presenza di un certo
numero di forze trasversali distribuite lungo la membratura.
(2) Si fa distinzione tra le tre seguenti modalit di applicazione del carico:
a) Forze applicate attraverso una angia e contrastate dalle azioni taglianti resistenti
nellanima. Vedere gura 5.23 a).
b) Forze applicate ad una angia e trasferite attraverso lanima direttamente allaltra
angia. Vedere gura 5.23 b).
c) Forze applicate attraverso una angia in prossimit di una estremit non irrigidita,
vedere gura 5.23 c).
(3) Nel caso di travi a sezione scatolare con anime inclinate, si dovrebbe eseguire una
verica di resistenza per lanima e per la angia. Gli effetti del carico sono costituiti dalle
componenti del carico esterno rispettivamente nel piano dellanima e nel piano della
angia.
(4) Inoltre, dovrebbe essere portato in conto leffetto della forza trasversale sul momento
resistente della membratura.
(5) La resistenza di unanima irrigidita longitudinalmente incrementata dalla presenza
dellirrigidimento, ma, a tal proposito, in questa sede, non viene fornita alcuna regola
progettuale.
(6) La resistenza di progetto F
Rd
in presenza di azioni trasversali (gura 5.23 a), b) e c)
ottenuta dalla relazione:
ma non maggiore di (5.108)
dove:
f
ow
la resistenza caratteristica del materiale dellanima, e
k
F
specicato nella gura 5.23.
La lunghezza effettiva di carico l
y
dipende dalla lunghezza del tratto di contatto rigido s
s
e
dalle dimensioni della sezione trasversale.
gura 5.23 Modalit di applicazione del carico e coefcienti di instabilit
Applicazione a) Applicazione b) Applicazione c)
(7) La lunghezza s
s
del tratto di contatto rigido sulla angia la distanza sulla quale la
forza applicata effettivamente distribuita e pu essere determinata supponendo la diffu-
sione del carico attraverso le parti solide con una pendenza di 1:1 (vedere gura 5.24). La
lunghezza s
s
non dovrebbe essere assunta maggiore di b
w
.
(8) Qualora diverse forze concentrate siano disposte a distanza ravvicinata, la resistenza
dovrebbe essere vericata sia per ciascuna singola forza che per la forza totale. In
quest'ultimo caso, s
s
dovrebbe essere assunto pari alla distanza tra le forze esterne.
F
Rd
0,57t
w
2
k
F
I
y
f
ow
E
b
w
------------------------
1

M1
--------- = t
w
l
y
f
ow

M1
---------
k
F
6 2
b
w
a
------
,
_
2
+ = k
F
3,5 2
b
w
a
------
,
_
2
+ = k
F
2 6
S
s
c +
b
w
---------------- 6 + =
UNI Pagina 95 UNI ENV 1999-1-1:2002
(9) La lunghezza effettiva di carico l
y
calcolata utilizzando i seguenti parametri adimen-
sionali
(5.109)
se altrimenti m
2
= 0 (5.110)
Per le travi a sezione scatolare, la b
f
nellespressione (5.109) limitata a 25t
f
su ciascun
lato dellanima.
gura 5.24 Lunghezza del tratto di contatto rigido
(10) Per le modalit di applicazione del carico a) e b) nella gura 5.23, l
y
fornita da:
(5.111)
(11) Per la modalit di applicazione del carico c) nella gura 5.23, l
y
pari al minore tra i
valori risultanti dalle espressioni (5.111), (5.113) e (5.114). Si noti che s
s
= 0, nel caso in
cui il dispositivo di carico non segue il cambio di pendenza dellestremit della trave.
(5.112)
(5.113)
(5.114)
5.12.9 Instabilit indotta dalla angia
(1) Per prevenire la possibilit che la angia compressa possa instabilizzarsi nel piano
dellanima, il rapporto b
w
/t
w
dellanima deve soddisfare la seguente espressione:
(5.115)
dove:
A
w
l'area dellanima;
A
fc
l'area della angia compressa.
Il valore del fattore k dovrebbe essere assunto nel seguente modo:
utilizzo della rotazione plastica: 0,3
utilizzo della resistenza del momento plastico: 0,4
utilizzo della resistenza sullattingimento del momento resistente elastico: 0,55
m
1
f
of
b
f
f
ow
t
w
-------------- =
m
2
0,02
b
w
t
f
------
,
_
2
=
s
s
4t
f
+ ( )b
w
f
ow
k
F
Et
w
2
--------------------------------------- 0,2 >
l
y
s
s
2t
f
1 m
1
m
2
+ + ( ) + =
l
ef
k
F
Et
w
2
2f
ow
b
w
------------------- s
s
c + =
l
y
l
ef
t
f
m
1
2
-------
l
ef
t
f
-----
,
_
2
m
2
+ + + =
l
y
l
ef
t
f
m
1
m
2
+ + =
b
w
t
w
------
kE
f
of
-------
A
w
A
fc
-------
UNI Pagina 96 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Qualora la trave sia curva lungo il suo prolo longitudinale, con la angia compressa
disposta sulla supercie concava, in aggiunta alla (5.115), si dovrebbe vericare la
seguente espressione:
(5.116)
dove:
r il raggio di curvatura della angia compressa.
Qualora la trave sia provvista di irrigidimenti trasversali danima, il valore limite di b
w
/t
w
pu
essere incrementato mediante il fattore 1 + (b
w
/a)
2
.
5.12.10 Anime corrugate o munite di irrigidimenti danima ravvicinati
(1) Nelle travi a parete piena con irrigidimenti trasversali sotto forma di pieghe o di irrigidi-
menti trasversali disposti a distanza ravvicinata (a/b
w
< 0,3), gli elementi piani compresi
tra due irrigidimenti consecutivi si possono instabilizzare localmente, vedere gura 5.16 k)
e gli irrigidimenti trasversali si possono deformare assieme allanima in un modo instabile
globale, vedere gura 5.16 l).
a) Se lanima una piastra piana multi-irrigidita, il momento resistente e la resistenza a
taglio dovrebbero essere ricavati in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.
b) Se lanima costituita da una piastra grecata, si pu assumere che il momento
resistente della trave sia fornito dalle sole ange, mentre il contributo dellanima
nullo.
gura 5.25 Anime corrugate
(2) La resistenza tagliante di elementi piani allinstabilit locale per taglio, pari a
V
w,Rd
= 0,7
v
t
w
h
w
f
ow
/
M1
(5.117)
dove:

v
fornito dal prospetto 5.12, per ;
b
m
pari alla massima larghezza b
o
, b
u
o s
w
delle parti piane che costituiscono le
pieghe dellanima.
(3) La resistenza a taglio, con riferimento allinstabilit globale per taglio, determinata
mediante lespressione
(5.118)
b
w
t
w
------
kE
f
of
-------
A
w
A
fc
-------
1
1
b
w
E
3rf
of
------------ +
--------------------------

w
0,35
b
m
t
w
-------
f
o
E
----- =
V
o,Rd

o
h
w
t
w
f
o

M1
--------- =
UNI Pagina 97 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
ma non maggiore di 1,0 (5.119)
(5.120)
(5.121)
(5.122)
I
x
il momento di inerzia dellanima grecata per unit di larghezza (vedere gura 5.25).
5.12.11 Piastre a linguetta
(1) Una piastra a linguetta costituita da parti che si estendono internamente, a partire da
una angia, per formare una sezione esterna pi spessa dellanima della trave. Afnch
essa sia efcace, quando la linguetta considerata come un elemento piano sporgente
soggetto a compressione assiale (vedere sezione 5.4.4), le dimensioni della sua sezione
trasversale dovrebbero essere tali da farla risultare di Classe 1 o di Classe 2.
(2) Quando una linguetta formata da due o tre elementi piani, comprendendo nel conto
il piatto danima collegato ad elementi solidali con la angia, lo spessore t richiesto per
vericare la sua classicazione pu essere assunto pari allo spessore totale. Comunque,
nelle costruzioni chiodate o bullonate necessario vericare che ciascun elemento
sporgente situato oltre lultima la dei dispositivi di giunzione sia di Classe 1 o di Classe 2.
6 COLLEGAMENTI SOGGETTI A CARICHI STATICI
6.1 Basi per i collegamenti bullonati, chiodati e saldati
6.1.1 Introduzione
(1)P Tutti i collegamenti devono possedere una resistenza di progetto tale che la struttura
rimanga efcace e risulti in grado di soddisfare tutti i requisiti progettuali di base forniti
nella Sezione 2.
(2)P Il coefciente di sicurezza parziale
M
deve essere assunto nel modo di seguito
specicato:
- resistenza dei collegamenti bullonati:
Mb
=
- resistenza dei collegamenti chiodati:
Mr
=
- resistenza dei collegamenti con perni:
Mp
=
- resistenza dei collegamenti saldati:
Mw
=
- collegamenti ad attrito:
Ms
= vedere 6.5.9.3
- collegamenti con adesivi:
Ma

- resistenza di membrature e sezioni trasversali:
M1
e
M2
vedere 5.1.1
(3)P I collegamenti soggetti a fatica devono soddisfare anche i requisiti specicati nella
ENV 1999-2.
6.1.2 Forze e momenti applicati
(1)P Le forze e i momenti applicati ai collegamenti allo stato limite ultimo devono essere
determinati attraverso unanalisi globale sviluppata conformemente a 5.
(2)P Queste forze e momenti applicati devono includere:
- gli effetti del secondo ordine;
- gli effetti delle imperfezioni (vedere appendice C.4);
- gli effetti della essibilit dei collegamenti (vedere 6.4).

o
0,60
0,8
ow
2
+
------------------------ =

ow
h
w
t
w
f
o
V
0,cr
----------------- =
V
0,cr
60E
h
w
----------- I
z
I
3
x

4
=
I
z
b
d
b
u
b
o
2s
w
+ +
-----------------------------------
t
w
3
10,9
----------- =
1,25
1,25
1,25
1,25
3,0
UNI Pagina 98 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.1.3 Resistenza di collegamenti
(1)P La resistenza di un collegamento deve essere determinata in base alle resistenze dei
singoli dispositivi meccanici di collegamento e delle saldature.
(2)P Nel progetto di un collegamento deve essere generalmente usata lanalisi elastica
lineare. Alternativamente, pu essere utilizzata unanalisi non lineare, a condizione che si
tenga conto delle caratteristiche carico - deformazione di tutte le componenti costituenti il
collegamento.
(3)P Se il modello di progetto basato sulle linee di snervamento, come, per esempio, nel
caso della rottura a taglio in prossimit di un gruppo di fori (block shear), ladeguatezza del
modello deve essere dimostrata attraverso prove siche.
6.1.4 Ipotesi per il progetto
(1) I collegamenti possono essere progettati distribuendo le forze e i momenti interni nella
maniera che si ritiene pi razionale, ammesso che:
a) le forze e i momenti interni assunti siano in equilibrio con le forze e i momenti applicati;
b) ciascun elemento nel collegamento sia in grado di resistere alle forze o alle tensioni
assunte nellanalisi;
c) le deformazioni associate a questa distribuzione siano compatibili con la capacit di
deformazione dei dispositivi meccanici di collegamento o delle saldature e delle parti
collegate, e
d) le deformazioni assunte in qualsiasi modello progettuale basato su linee di snerva-
mento siano determinate mediante rotazioni rigide (e deformazioni nel piano) sica-
mente compatibili.
(2)P In aggiunta, la distribuzione di forze interne assunta deve risultare realistica con
riferimento alla distribuzione delle rigidezze nel nodo. Le forze interne cercheranno di
seguire il percorso a maggiore rigidezza. Questo percorso deve essere chiaramente
identicato ed il progetto del collegamento deve essere sviluppato in maniera consistente
con tale percorso.
(3) Normalmente, non necessario considerare le tensioni residue e le sollecitazioni
dovute al serraggio dei dispositivi di giunzione ed allordinaria tolleranza di assemblaggio.
6.1.5 Fabbricazione ed esecuzione
(1)P Nel progetto dei nodi e delle giunzioni deve sempre essere presa debitamente in
considerazione la semplicit di fabbricazione e di esecuzione
(2) Si dovrebbe porre attenzione a:
- i margini necessari per unesecuzione in condizioni di sicurezza;
- i margini necessari per serrare i dispositivi di giunzione;
- laccessibilit necessaria per eseguire le saldature;
- i requisiti dei processi di saldatura;
- gli effetti delle tolleranze lineari ed angolari sullassemblaggio.
(3) Si dovrebbe, inoltre, prestare attenzione ai requisiti per:
- le ispezioni successive;
- i trattamenti delle superci;
- la manutenzione.
Per le regole dettagliate sulla fabbricazione e sullesecuzione, vedere la Sezione 7.
6.2 Intersezioni per collegamenti bullonati, chiodati e saldati
(1)P Le membrature che convergono in un nodo devono essere normalmente posizionate
in modo che i loro assi baricentrici si intersechino in un punto.
(2)P Quando nelle intersezioni ci siano delle eccentricit, esse devono essere debita-
mente considerate, eccezion fatta per quei casi particolari dove sia stato dimostrato che
ci non risulta necessario.
UNI Pagina 99 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.3 Nodi caricati a taglio soggetti a vibrazioni e/o inversioni di carico
(1)P Quando un nodo soggetto a taglio sottoposto ad urti o vibrazioni signicative, si
devono utilizzare saldature oppure bulloni con dispositivi anti-allentamento, bulloni
pretesi, bulloni in fori calibrati, o altri tipi di bulloni che prevengano efcacemente lo scorri-
mento.
(2)P Quando in un nodo lo scorrimento non risulta accettabile, in quanto soggetto ad
inversioni della forza di taglio (o per qualsiasi altra ragione), si deve ricorrere all'impiego di
bulloni pretesi in un collegamento resistente ad attrito (categoria B o C, come appropriato,
vedere 6.5.3), a bulloni calibrati oppure alle saldature.
(3) Per le travature reticolari stabilizzanti e/o di controvento, possono, generalmente,
essere utilizzati bulloni in collegamenti resistenti (categoria A in 6.5.3).
6.4 Classicazione dei collegamenti
6.4.1 Generalit
(1) Un collegamento denito come il sistema che unisce meccanicamente una data
membratura alla rimanente parte della struttura. Esso dovrebbe essere distinto dal nodo,
che di solito indica il sistema composto dal collegamento stesso pi la corrispondente
zona di interazione tra le membrature collegate (vedere gura 6.1).
gura 6.1 Denizione tra "collegamento" e "nodo"
Legenda
1 Colonna
2 Trave
3 Nodo
4 Collegamento
Nodo saldato Nodo bullonato
Componenti: Componenti:
- Saldature - Saldature
- Piatto di estremit
- Bulloni
- Flangia della colonna
(2)P Le propriet strutturali di tutti i collegamenti devono essere tali da corrispondere alle
ipotesi di progetto assunte nellanalisi della struttura e nel progetto delle membrature.
(3) Nel seguito i simboli "F" e "D" si riferiscono rispettivamente ad una forza generalizzata
(sforzo normale, taglio, momento ettente) ed alla corrispondente deformazione genera-
lizzata (allungamento, distorsione o rotazione). I pedici "e" ed "u" si riferiscono rispettiva-
mente allo stato limite elastico ed ultimo.
UNI Pagina 100 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) I collegamenti possono essere classicati in accordo alla loro capacit di ripristinare le
propriet di comportamento (rigidezza, resistenza e duttilit) della membratura collegata.
Con riferimento al comportamento globale delle membrature collegate, vengono denite
due classi principali (gura 6.2):
- collegamenti a completo ripristino;
- collegamenti a parziale ripristino.
(5) Con riferimento alla singola propriet di comportamento della membratura collegata, i
collegamenti possono essere classicati in base a [gure 6.2 b)-d)]:
- rigidezza;
- resistenza;
- duttilit.
(6) I tipi di collegamento dovrebbero risultare compatibili con le assunzioni di progetto
della membratura ed con il metodo di analisi globale.
6.4.2 Collegamenti a completo ripristino
(1) Essi sono progettati in maniera che le loro propriet di comportamento risultino
sempre uguali o maggiori di quelle della membratura collegata, in termini di rigidezza
elastica, resistenza ultima e duttilit. La curva forza generalizzata - spostamento del colle-
gamento risulta sempre superiore rispetto a quella della membratura collegata.
(2) Nellanalisi strutturale, lesistenza del collegamento pu essere ignorata.
6.4.3 Collegamenti a parziale ripristino
(1) Le propriet di comportamento del collegamento non eguagliano quelle della
membratura collegata, a causa della impossibilit di ripristinare la rigidezza elastica, la
resistenza ultima o la duttilit della membratura collegata. La curva forza generalizzata -
spostamento pu, in parte, giacere al di sotto di quella relativa alla membratura collegata.
(2)P Lesistenza di tali collegamenti deve essere considerata nellanalisi strutturale.
UNI Pagina 101 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.2 a) - d): Classicazione dei collegamenti
Legenda
------ Membratura collegata
____ Limite di comportamento del collegamento
1 Regione a completo ripristino
2 Regione a parziale ripristino
3 Ripristino di rigidezza (rigido)
4 Non-ripristino di rigidezza (semi-rigido)
5 Completo ripristino di resistenza
6 Parziale ripristino di resistenza
7 Non-ripristino di duttilit (fragili)
8 Non-ripristino di duttilit (semi-duttili)
9 Ripristino di duttilit (duttili)
a) Classicazione in base al ripristino delle propriet di comportamento della membratura
b) Classicazione in base alla rigidezza
c) Classicazione in base alla resistenza
d) Classicazione in base alla duttilit
6.4.4 Classicazione in base alla rigidezza
(1) Con riferimento alla rigidezza, i collegamenti possono essere classicati come
[gura 6.2 b)]:
- collegamenti che ripristinano la rigidezza (rigidi) (R1),
- collegamenti che non ripristinano la rigidezza (semirigidi) (R2);
a seconda che venga ripristinata o meno la rigidezza elastica della membratura collegata,
indipendentemente dalla resistenza e dalla duttilit.
UNI Pagina 102 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.4.5 Classicazione in base alla resistenza
(1) Con riferimento alla resistenza, i collegamenti possono essere classicati come
[gura 6.2 c)]:
- collegamenti che ripristinano la resistenza (a completo ripristino di resistenza),
- collegamenti che non ripristinano la resistenza (a parziale ripristino di resistenza);
a seconda che venga ripristinata o meno la resistenza ultima della membratura collegata,
indipendentemente dalla rigidezza e dalla duttilit.
6.4.6 Classicazione in base alla duttilit
(1) Con riferimento alla duttilit, i collegamenti possono essere classicati come
[gura 6.2 d)]:
- collegamenti che ripristinano la duttilit (duttili),
- collegamenti che non ripristinano la duttilit (semi-duttili o fragili);
a seconda che la duttilit del collegamento sia rispettivamente maggiore o minore della
duttilit della membratura collegata, indipendentemente dalla rigidezza e dalla resistenza.
(2) I collegamenti duttili hanno una duttilit maggiore o uguale di quella della membratura
collegata; i limiti di deformazione del collegamento possono essere ignorati nella analisi
globale.
(3)P I collegamenti semi-duttili hanno una duttilit minore di quella della membratura
collegata, ma comunque maggiore di quella corrispondente alla sua deformazione al
limite elastico; i limiti di capacit di deformazione del collegamento devono essere tenuti
debitamente in considerazione in una analisi inelastica.
(4)P I collegamenti fragili hanno una duttilit minore di quella corrispondente alla deforma-
zione a limite elastico della membratura collegata; i limiti di capacit di deformazione del
collegamento devono essere tenuti debitamente in considerazione sia in una analisi
elastica che inelastica.
6.4.7 Requisiti generali di progetto per i collegamenti
(1) Le combinazioni delle principali propriet di comportamento (rigidezza, resistenza e
duttilit) dei collegamenti danno luogo a numerose possibilit (gura 6.3).
Nel prospetto 6.1, esse sono mostrate con riferimento ai corrispondenti requisiti per i
metodi di analisi globale (vedere 5.2.1).
6.4.8 Requisiti per i collegamenti nelle strutture intelaiate
6.4.8.1 Generalit
(1) Con riferimento alla relazione momento-curvatura, i tipi di collegamenti adottati nelle
strutture intelaiate possono dividersi in:
- collegamenti nominalmente con perni;
- collegamenti incastro.
UNI Pagina 103 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.3 Principali tipi di collegamento
Legenda
------- Membratura collegata
____ Collegamento
Lo stesso di sopra, ma semi-duttile Lo stesso di sopra, ma semi-duttile
Lo stesso di sopra, ma fragile Lo stesso di sopra, ma fragile
1 A completo ripristino di resistenza, rigido, duttile con
ripristino della resistenza elastica della membratura
2 A completo ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
con ripristino della resistenza elastica della membratura
3 A completo ripristino di resistenza, rigido, duttile con
ripristino della resistenza elastica della membratura
4 A completo ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
senza ripristino della resistenza elastica della
membratura
1 A parziale ripristino di resistenza, rigido, duttile con
ripristino della resistenza elastica della membratura
2 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
con ripristino della resistenza elastica della
membratura
3 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
con ripristino della resistenza elastica della
membratura
4 A parziale ripristino di resistenza, rigido, duttile senza
ripristino della resistenza elastica della membratura
5 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
senza ripristino della resistenza elastica della
membratura
UNI Pagina 104 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) I tipi di collegamento dovrebbero risultare conformi al prospetto 6.1, in accordo con il
metodo di analisi globale (vedere 5.2.1) e con le ipotesi di progetto delle membrature
(appendice C).
6.4.8.2 Collegamenti nominalmente con perni
(1)P Un collegamento nominalmente con perni deve essere dimensionato in modo da
trasmettere le forze assiali e di taglio senza sviluppare momenti signicativi, i quali
potrebbero risultare negativi per le membrature della struttura.
(2) I collegamenti nominalmente con perni dovrebbero essere in grado di trasmettere le
forze di progetto e di sviluppare le corrispondenti rotazioni.
(3) La capacit di rotazione di un collegamento nominalmente con perni dovrebbe essere
sufciente a garantire la formazione di tutte le necessarie cerniere plastiche in corrispon-
denza dei carichi di progetto.
prospetto 6.1 Requisiti generali di progetto
Metodi di analisi globale
(vedere 5.2.1)
Tipo di collegamento da considerarsi per Tipo di collegamento che pu essere
ignorato
ELASTICA Collegamenti semi-rigidi (a completo o
parziale ripristino di resistenza, duttile o
non duttile, con o senza ripristino della
resistenza elastica della membratura)
Collegamenti a parziale ripristino di
resistenza (rigido o semi-rigido, duttile o
non-duttile) senza ripristino della resistenza
elastica della membratura
Collegamenti a completo ripristino di
resistenza
Collegamenti rigidi (a completo o parziale
ripristino di resistenza, duttile o non duttile)
con ripristino della resistenza elastica della
membratura
Collegamenti a parziale ripristino di
resistenza (rigidi, duttili o non-duttili) con
ripristino della resistenza elastica della
membratura
PLASTICA
(rigido-plastica
elasto-plastica
plastica-nonlineare)
Collegamenti a parziale ripristino di
resistenza (rigido o semi-rigido, duttile o
non-duttile) senza ripristino della resistenza
elastica della membratura
Collegamenti a completo ripristino
Collegamenti a parziale ripristino di
resistenza, duttili (rigidi o semi-rigidi) con
ripristino della resistenza elastica della
membratura
Collegamenti a totale ripristino di
resistenza
INCRUDENTE
(rigido-incrudente
elasto-incrudente
genericamente inelastica)
Collegamenti a parziale ripristino Collegamenti a completo ripristino
UNI Pagina 105 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.4.8.3 Collegamenti incastro
(1) I collegamenti incastro consentono la trasmissione di momento ettente tra le
membrature collegate, insieme alle forze assiali e di taglio. Essi possono essere classi-
cati secondo la rigidezza e la resistenza, nel modo seguente (vedere 6.4.4 e 6.4.5):
- collegamenti rigidi;
- collegamenti semi-rigidi;
- collegamenti a completo ripristino di resistenza;
- collegamenti a parziale ripristino di resistenza.
(2)P Un collegamento rigido deve essere dimensionato in modo che la sua deformazione
abbia uninuenza trascurabile sulla distribuzione delle forze e dei momenti interni nella
struttura e sulla sua deformazione complessiva della struttura.
(3) Le deformazioni dei collegamenti rigidi dovrebbero essere tali da non ridurre la
resistenza della struttura di pi del 5%.
(4) I collegamenti semirigidi dovrebbero comportare un grado di interazione tra le
membrature collegate prevedibile in base alle caratteristiche momento-rotazione di
progetto dei nodi.
(5) I collegamenti rigidi e semirigidi dovrebbero essere in grado di trasmettere le forze e i
momenti calcolati in progetto.
(6) La rigidezza dei collegamenti a completo e a parziale ripristino di resistenza dovrebbe
essere tale che, sotto i carichi di progetto, le rotazioni nelle cerniere plastiche necessarie
non eccedano le loro capacit di rotazione.
(7)P La capacit di rotazione di un collegamento a parziale ripristino di resistenza, in corri-
spondenza di una cerniera plastica, deve risultare non minore di quella necessaria a
garantire la formazione di tutte le cerniere plastiche occorrenti sotto i carichi di progetto.
(8) La capacit di rotazione di un collegamento pu essere dimostrata sulla base
dellevidenza sperimentale. La prova sperimentale non richiesta quando si utilizzano
dettagli costruttivi che lesperienza ha dimostrato essere adeguati in relazione allo
schema strutturale.
6.5 Collegamenti con bulloni, chiodi o perni
6.5.1 Posizionamento dei fori per bulloni e chiodi
6.5.1.1 Basi
(1)P La posizione dei fori per bulloni e chiodi deve essere tale da prevenire fenomeni di
corrosione e linstabilit locale, nonch da facilitare linstallazione dei bulloni o dei chiodi.
(2)P La posizione dei fori deve risultare, inoltre, conforme ai limiti di validit delle regole
utilizzate per determinare le resistenze di progetto dei bulloni e dei chiodi.
6.5.1.2 Distanza dallestremit
(1) La distanza e
1
dal centro del foro di un dispositivo di giunzione al lembo estremo di
ciascuna parte, misurata nella direzione di applicazione del carico (vedere gura 6.4),
dovrebbe essere, generalmente, 2,0 d
0
. In situazioni estreme, essa non dovrebbe essere
minore di 1,2 d
0
, ammesso che la tensione di rifollamento venga ridotta conseguente-
mente, vedere 6.5.5 e 6.5.6, essendo d
0
il diametro del foro, vedere 7.3.6.
(2) La distanza dallestremit dovrebbe essere incrementata, se necessario, per
assicurare unadeguata resistenza al rifollamento, vedere 6.5.5 e 6.5.6; una distanza
dallestremit maggiore di 3,0 d
0
non ha alcun effetto aggiuntivo sulla resistenza al rifolla-
mento.
UNI Pagina 106 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.5.1.3 Distanza minima dal bordo
(1) La distanza dal bordo e
2
, dal centro del foro di un dispositivo di giunzione al bordo
adiacente di ciascuna parte, misurata perpendicolarmente alla direzione di applicazione
del carico (vedere gura 6.4), dovrebbe essere, generalmente, non minore di 1,5 d
0
.
(2) In situazioni estreme, la distanza dal bordo pu essere ridotta a non meno di 1,2 d
0
,
ammesso che la resistenza di progetto a rifollamento venga ridotta conseguentemente,
vedere 6.5.5 e 6.5.6.
6.5.1.4 Distanze massime dallestremit e dal bordo
(1) Qualora le membrature siano esposte alle intemperie o ad altre azioni corrosive, la
distanza massima dei fori dallestremit e dal bordo non dovrebbe essere maggiore di
40 mm + 4 t, essendo t lo spessore del pi sottile elemento esterno collegato.
(2) Negli altri casi, la distanza dallestremit o dal bordo non dovrebbe eccedere il
maggiore tra il valore corrispondente a 12 t e 150 mm.
(3) La distanza dal bordo non dovrebbe inoltre eccedere il valore massimo per soddisfare
i requisiti relativi allinstabilit locale di un elemento sporgente. Tale requisito non si
applica ai dispositivi di giunzione che interconnettono elementi di membrature tesi. Tale
requisito non interessa la distanza dallestremit.
gura 6.4 Simboli per la spaziatura dei dispositivi di giunzione
6.5.1.5 Interasse minimo
(1) Linterasse p
1
tra i centri dei fori dei dispositivi di giunzione, nella direzione di applica-
zione del carico (vedere gura 6.4), dovrebbe essere, generalmente, pari a 2,5 d
0
, in
situazioni estreme non minore di 2,2 d
0
, sempre che venga conseguentemente ridotta la
tensione di rifollamento, vedere 6.5.5 e 6.5.6. Tale interasse dovrebbe essere incre-
mentato, se necessario, per assicurare unadeguata resistenza al rifollamento,
vedere 6.5.5 e 6.5.6.
(2) Linterasse p
2
tra le le dei dispositivi di giunzione, misurato perpendicolarmente alla
direzione di applicazione del carico (vedere gura 6.4), dovrebbe essere, generalmente,
pari a 3,0 d
0
. Tale interasse pu essere ridotto a 2,4 d
0
, sempre che venga conseguente-
mente ridotta la tensione di rifollamento di progetto, vedere 6.5.5 e 6.5.6.
6.5.1.6 Interasse massimo per elementi compressi
(1) Linterasse p
1
dei dispositivi di giunzione in ciascuna la e la spaziatura p
2
tra le le dei
dispositivi di giunzione non dovrebbero essere maggiori del minore tra il valore corrispon-
dente a 14 t e 200 mm. Le le adiacenti dei dispositivi di giunzione possono essere
sfalsate simmetricamente, vedere gura 6.5.
(2) La distanza tra i centri dei dispositivi di giunzione non dovrebbe inoltre eccedere il
valore massimo per soddisfare i requisiti relativi allinstabilit locale per un elemento
interno, vedere 5.4.5.
UNI Pagina 107 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.5 Spaziatura sfalsata - compressione
6.5.1.7 Interasse massimo per elementi tesi
(1) Per gli elementi tesi, linterasse p
1
tra i centri dei dispositivi di giunzione nelle le
interne pu avere valore doppio rispetto a quello indicato in 6.5.1.6(1) per gli elementi
compressi, ammesso che linterasse p
1,0
nella la pi esterna lungo ciascun bordo non
ecceda il valore indicato in 6.5.1.6(1), vedere gura 6.6.
(2) Nel caso di elementi non esposti agli agenti corrosivi, entrambi tali valori possono
essere moltiplicati per 1,5.
gura 6.6 Spaziatura in elementi tesi
6.5.1.8 Fori asolati
(1) Non raccomandabile l'uso di fori asolati.
6.5.2 Detrazioni per larea dei fori dei dispositivi di giunzione
6.5.2.1 Generalit
Per le regole dettagliate relative al progetto delle membrature con fori, vedere 5.6.2.2.
6.5.2.2 Resistenza di progetto a rottura per taglio
(1)P Il meccanismo di collasso della rottura a taglio in prossimit di un gruppo di fori (block
shear) in corrispondenza di una serie di fori per dispositivi di giunzione in prossimit
dellestremit dellanima di una trave o di una squadretta oppure di collegamenti con
comportamento similare, vedere gura 6.7, deve essere prevenuto mediante
UNI Pagina 108 UNI ENV 1999-1-1:2002
unopportuna spaziatura dei fori. Questo tipo di collasso consiste generalmente in una
rottura per trazione lungo la linea orizzontale dei fori, sulla supercie soggetta a trazione
del gruppo di fori dei dispositivi di giunzione, accompagnata dallo snervamento per taglio
della sezione trasversale lorda in corrispondenza della la verticale di fori dei dispositivi di
giunzione, lungo la supercie sollecitata a taglio dello stesso gruppo di fori, vedere
gura 6.7.
gura 6.7 Rottura a taglio in prossimit di un gruppo di fori (block-shear) - area efcace a taglio
(2) Il valore di progetto della resistenza efcace a rottura per il meccanismo tipo della
rottura a taglio in prossimit di un gruppo di fori (block shear) V
eff,Rd
o N
eff,Rd
dovrebbe
essere determinata con la seguente relazione:
(6.1)
dove:
A
v,eff
larea efcace a taglio.
V
eff,Rd
f
o
3 ( )A
v,eff

M1
=
UNI Pagina 109 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Larea efcace a taglio A
v,eff
dovrebbe essere determinata come segue:
A
v,eff
= t L
v,eff
(6.2)
dove:
L
v,eff
= L
v
+ L
1
+ L
2
ma L
v,eff
L
3
(6.3)
in cui
L
1
= a
1
ma L
1
5d (6.4)
L
2
= (a
2
- k d
0,t
) (f
u
/f
O
) (6.5)
e
L
3
= L
v
+ a
1
+ a
3
ma L
3
(L
v
+ a
1
+ a
3
- nd
0,v
) (f
u
/f
O
) (6.6)
dove:
a
1
, a
2
, a
3
e L
v
sono indicati nella gura 6.7;
d il diametro nominale dei dispositivi di giunzione;
d
0,t
la larghezza della supercie del foro soggetta a trazione, in genere il
suo diametro;
d
0,v
la larghezza della supercie del foro soggetta a taglio, in genere il suo
diametro;
n il numero dei fori dei dispositivi di giunzione nella supercie soggetta a
taglio;
t lo spessore dellanima o della squadretta;
k un coefciente i cui valori sono i seguenti:
- per una la di bulloni: k = 0,5;
- per due le di bulloni: k = 2,5.
6.5.2.3 Angolari ed angolari con bulbi
(1)P Nel caso di elementi non simmetrici o non collegati simmetricamente, quali per
esempio gli angolari o angolari con bulbi, per la determinazione della resistenza di
progetto si devono considerare leccentricit dei dispositivi di giunzione nei collegamenti
di estremit e gli effetti della spaziatura e delle distanze dei bulloni dal bordo.
(2) Gli angolari e gli angolari con bulbi collegati mediante una singola la di bulloni, vedere
gura 6.8, possono essere trattati come caricati concentricamente e la resistenza ultima
di progetto della sezione netta pu essere determinata come segue:
gura 6.8 Collegamenti di angolari con bulbi (comprende anche gli angolari senza bulbi)
UNI Pagina 110 UNI ENV 1999-1-1:2002
con 1 bullone: (6.7)
con 2 bulloni: (6.8)
con 3 bulloni: (6.9)
dove:

2
e
3
sono fattori riduttivi dipendenti dal passo p
1
secondo quanto indicato nel
prospetto 6.2. Per valori intermedi di p
1
, il valore di pu essere determinato
mediante interpolazione lineare.
A
net
larea netta dellangolare. Per un angolare a lati diseguali collegato attraverso
lala pi piccola, A
net
dovrebbe essere assunta uguale allarea netta di un angolare
a lati uguali equivalente avente dimensione dellala pari a quella dellala minore.
(3) La resistenza di progetto alla instabilit di un elemento compresso, vedere 5.8, dovrebbe
essere basata sullarea della sezione trasversale lorda, ma non dovrebbe essere assunta
maggiore della resistenza di progetto della sezione trasversale indicata in (2).
prospetto 6.2 Fattori di riduzione
2
e
3
6.5.3 Categorie di collegamenti bullonati
6.5.3.1 Collegamenti sollecitati a taglio
(1)P Il progetto di un collegamento bullonato sollecitato a taglio deve risultare conforme
ad una delle seguenti categorie (vedere prospetto 6.3).
prospetto 6.3 Categorie di collegamenti bullonati
Passo p
1
2,5 d
0
5,0 d
0

2
per due bulloni 0,4 0,7

3
per tre o pi bulloni 0,5 0,7
Collegamenti sollecitati a taglio
Categoria Criterio Note
A
Resistenti a taglio
F
v,Ed
F
v,Rd
F
v,Ed
F
b,Rd
Non richiesta pretensione.
Tutte le classi da 4.6 a 10.9.
B
Resistenti ad attrito allo stato limite di
esercizio
F
v,Ed,ser
F
s,Rd,ser
F
v,Ed
F
s,Rd
F
v,Ed
F
b,Rd
Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Assenza di scorrimento allo stato
limite di esercizio.
C
Resistenti ad attrito allo stato limite
ultimo
F
v,Ed
F
s,Rd
F
v,Ed
F
b,Rd
Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Assenza di scorrimento allo stato
limite ultimo.
Collegamenti sollecitati a trazione
Categoria Criterio Note
D
Non pretesi
F
t,Ed
F
t,Rd
Non richiesta pretensione.
Tutte le classi da 4.6 a 10.9.
E
Pretesi
F
t,Ed
F
t,Rd
Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Simbologia F
v,Ed
Forza di progetto a taglio di un bullone allo stato limite ultimo;
F
v,Rd
Resistenza di progetto a taglio di un bullone;
F
s,Rd
Resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone allo stato limite ultimo;
F
v,Ed,ser
Forza di progetto a taglio di un bullone allo stato limite di esercizio;
F
s,Rd,ser
Resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone allo stato limite di esercizio;
F
b,Rd
Resistenza di progetto a rifollamento di un bullone;
F
t,Ed
Forza di progetto a trazione di un bullone allo stato limite ultimo;
F
t,Rd
Resistenza di progetto a trazione di un bullone.
N
u,Rd
2A
1
f
u

M2
--------------- =
N
u,Rd

2
A
Net
f
u

M2
----------------------- =
N
u,Rd

3
A
Net
f
u

M2
----------------------- =
UNI Pagina 111 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) P Categoria A: collegamenti a taglio
In questa categoria si devono impiegare bulloni di acciaio protetti (di tipo ordinario o ad
alta resistenza) o bulloni di acciaio inossidabile oppure bulloni di alluminio o chiodi di
alluminio. Non sono richieste pretensione n prescrizioni particolari per le superci di
contatto. Il valore della forza di progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare
maggiore della resistenza di progetto a taglio o della resistenza di progetto a rifollamento
indicata in 6.5.5.
(3)P Categoria B: collegamenti resistenti ad attrito allo stato limite di esercizio
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi mediante
coppia di serraggio controllata in conformit alla norma di riferimento 8 della
ENV 1993-1-1:1992. Non si deve vericare scorrimento allo stato limite di esercizio. La
combinazione delle azioni da considerare deve essere selezionata fra quelle indicate in
2.3.4, in relazione alle condizioni di carico per le quali richiesta la resistenza allo scorri-
mento. La forza di progetto a taglio allo stato limite di esercizio non dovrebbe risultare
maggiore della resistenza di progetto allo scorrimento, indicata in 6.5.9. La forza di
progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare maggiore della resistenza di
progetto a taglio, n della resistenza di progetto a rifollamento, indicata in 6.5.5.
(4)P Categoria C: collegamenti resistenti ad attrito allo stato limite ultimo
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi mediante
coppia di serraggio controllata in conformit alla norma di riferimento" 8 della
ENV 1993-1-1:1992. Non si deve vericare scorrimento in corrispondenza dello stato
limite ultimo. La forza di progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare
maggiore della resistenza di progetto allo scorrimento, indicata in 6.5.9, n della
resistenza di progetto a rifollamento indicata in 6.5.5.
Inoltre, allo stato limite ultimo, la resistenza plastica di progetto della sezione netta in
corrispondenza dei fori per i bulloni N
net,Rd
(vedere 5.7.3) si deve assumere pari a:
N
net,Rd
= A
net
f
O
/
M1
(6.10)
6.5.3.2 Collegamenti sollecitati a trazione
(1)P Il progetto di un collegamento bullonato sollecitato a trazione deve risultare conforme
ad una delle seguenti categorie, vedere prospetto 6.3.
(2)P Categoria D: collegamenti con bulloni non pretesi
In questa categoria si devono impiegare bulloni ordinari di classe 4.6 e 5.6 (realizzati con
acciai a basso contenuto di carbonio) o bulloni ad alta resistenza di classe 8.8 e 10.9 o
bulloni di alluminio oppure bulloni di acciaio inossidabile. Non richiesta pretensione.
Questa categoria non deve essere adottata qualora i collegamenti siano frequentemente
soggetti a variazioni della forza di trazione. Tuttavia, essa pu essere impiegata per colle-
gamenti calcolati per resistere agli ordinari carichi da vento.
(3)P Categoria E: collegamenti con bulloni ad alta resistenza pretesi
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi con coppia di
serraggio controllata in conformit alla norma di riferimento 8 della ENV 1993-1-1:1992.
Tale pretensione migliora la resistenza a fatica. Comunque, lentit del miglioramento
dipende dal dettaglio costruttivo e dalle tolleranze.
(4) Per i collegamenti sollecitati a trazione di ambedue le categorie D ed E non richiesto
alcun trattamento particolare delle superci di contatto, ad eccezione dei collegamenti di
categoria E soggetti contemporaneamente a trazione e a taglio (combinazioni E-B o E-C).
6.5.4 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione
(1)P La distribuzione delle forze interne tra i dispositivi di giunzione dovuta al momento
ettente allo stato limite ultimo deve essere proporzionale alla distanza dal centro di
rotazione, mentre la distribuzione della forza di taglio deve essere di tipo uniforme, vedere
gura 6.9 (a), nei seguenti casi:
- collegamenti resistenti ad attrito di categoria C
- altri collegamenti a taglio in cui la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
di un dispositivo
di giunzione risulta minore della resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
.
UNI Pagina 112 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Negli altri casi, la distribuzione delle forze interne tra i dispositivi di giunzione dovuta al
momento ettente allo stato limite ultimo si pu assumere corrispondente a quella
plastica, mentre quella dovuta alla forza di taglio si pu assumere di tipo uniforme, vedere
gura 6.9 (b).
(3) In un nodo a sovrapposizione, si dovrebbe assumere per ciascun dispositivo di
giunzione la stessa resistenza a rifollamento in ogni direzione per ciascun dispositivo di
giunzione, no ad una lunghezza massima L = 15 d, dove d il diametro nominale del
bullone o del chiodo. Per L > 15 d, vedere 6.5.10.
gura 6.9 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione a) distribuzione delle forze di tipo elastico,
b) distribuzione delle forze di tipo plastico
6.5.5 Resistenze di progetto dei bulloni
(1)P Le resistenze di progetto fornite nel presente punto si applicano ai bulloni di comune
fabbricazione, con classi di resistenza 4.6, 5.6, 8.8 e 10.9, oppure ai bulloni di alluminio o
ai bulloni di acciaio inossidabile, che siano conformi ai prEN o EN pertinenti, vedere
appendice B della ENV 1993-1-1:1992. Anche dadi e rondelle devono essere conformi ai
prEN o EN pertinenti e devono possedere le corrispondenti resistenze ivi specicate.
(2)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a taglio F
v,Ed
su un bullone non deve
eccedere il minore valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
;
- la resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
.
entrambe valutate cos come indicato nel prospetto 6.4.
(3)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a trazione F
t,Ed
,comprendente una
qualsiasi altra azione dovuta alleffetto leva, non deve eccedere la resistenza di progetto
a trazione B
t,Rd
dellassemblaggio bullone-piatto.
(a) Distribuzione proporzionale alla distanza dal
centro di rotazione
(b) Possibile distribuzione plastica con un dispo-
sitivo di giunzione resistente a taglio V
Ed
e
quattro resistenti a momento M
E
(6.11)
(6.12)
F
v,Ed
M
Ed
5p
-----------
,
_
V
Ed
5
----------
,
_
+ =
F
v,Ed
M
Ed
6p
----------- =
UNI Pagina 113 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4)P La resistenza di progetto a trazione B
t,Rd
dellassemblaggio bullone-piatto si deve
assumere pari al minore valore tra quelli corrispondenti alla resistenza di progetto a
trazione del bullone F
t,Rd
, indicata nel prospetto 6.4, e la resistenza di progetto a punzo-
namento della testa del bullone e del dado, B
p,Rd
ottenuta dallequazione:
B
p,Rd
= 0,6 d
m
t
p
f
0
/
Mb
(6.19)
dove:
p la distanza tra i centri dei fori dei bulloni;
t
p
lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado;
d
m
il minore tra il valore medio della distanza misurata fra i punti di spigolo e fra le
parti piane della testa del bullone oppure del dado;
f
0
la resistenza caratteristica del materiale costituente la membratura.
prospetto 6.4 Resistenza di progetto dei bulloni
(5)P I bulloni soggetti alla combinazione di taglio e trazione devono, inoltre, soddisfare il
seguente requisito:
(6.20)
(6)P Le resistenze di progetto a trazione ed a taglio attraverso la porzione lettata, speci-
cate nel prospetto 6.4, sono limitate ai bulloni realizzati in conformit ai prEN o EN perti-
nenti, vedere appendice B (normativa) della ENV 1993-1-1:1992. Per altri tipi aventi let-
tature ottenute per asportazione di truciolo, quali bulloni di ancoraggio o tiranti fabbricati
da barre tonde di acciaio dove le lettature siano ottenute per asportazione di truciolo dal
costruttore e non da un produttore di bulloneria specializzato, i relativi valori riportati nel
prospetto 6.4, come quello dellarea soggetta a trazione A
S
, devono essere ridotti attra-
verso un fattore pari a 0,85.
Resistenza a taglio per ciascun piano di taglio:
- per classi di resistenza minori della 10.9
(6.13)
- per la classe di resistenza 10.9, bulloni di acciaio inossidabile e di alluminio
(6.14)
A = A
S
, se il piano di taglio passa attraverso la porzione lettata del bullone
A = A, se il piano di taglio passa attraverso la porzione non lettata del bullone
f
ub
= resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente il bullone
Resistenza a rifollamento:
(6.15)
dove il minore tra:
oppure 1,0 (6.16)
f
u
la resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente le parti collegate
Resistenza a trazione:
per bulloni di acciaio (6.17)
per bulloni di alluminio (6.18)
A larea della sezione lorda del gambo del bullone;
A
S
larea sollecitata a trazione del bullone;
d il diametro del bullone;
d
0
il diametro del foro;
e
1
, p
1
vedere gura 6.4.
F
v,Rd
0,6f
ub
A

Mb
--------------------- =
F
v,Rd
0,5f
ub
A

Mb
--------------------- =
F
b,Rd
2,5f
u
dt

Mb
------------------------ =
e
1
3d
0
----------
p
1
3d
0
----------
1
4
---
f
ub
f
u
-------- ; ;
F
t,Rd
0,9f
ub
A
S

Mb
------------------------ =
F
t,Rd
0,6f
ub
A
S

Mb
------------------------ =
F
v,Ed
F
v,Rd
-------------
F
t,Ed
1,4F
t,Rd
--------------------- 1,0 +
UNI Pagina 114 UNI ENV 1999-1-1:2002
(7) I valori della resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
forniti nel prospetto 6.4 si applicano
solo quando i bulloni siano impiegati in fori con tolleranze nominali non maggiori di quelle
specicate in 7.5.2(1) per i fori normalizzati.
(8) I bulloni M12 e M14 possono anche essere usati in fori con tolleranze di 2 mm,
ammesso che:
- per i bulloni di classe 10.9, la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
sia assunta pari a
0,85 volte il valore indicato nel prospetto 6.4;
- la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
(ridotta eventualmente come sopra indicato)
risulti non minore della resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
.
(9)P I valori della resistenza di progetto a rifollamento forniti nel prospetto 6.4 si devono
applicare solo quando la distanza dal bordo e
2
sia non minore di 1,5 d
0
e linterasse p
2
,
misurato in direzione perpendicolare a quella di applicazione del carico, sia almeno pari
a 3,0 d
0
.
(10)P Se e
2
viene ridotto a 1,2 d
0
e/o p
2
viene ridotto a 2,4 d
0
, la resistenza a rifollamento
F
b,Rd
deve essere ridotta a 2/3 del valore fornito nel prospetto 6.4. Per valori intermedi 1,2
d
0
e
2
1,5 d
0
e/o 2,4 d
0
p
2
3,0 d
0
, il valore di F
b,Rd
pu essere determinato mediante
interpolazione lineare.
(11) Per i bulloni impiegati in fori con tolleranze normalizzate (vedere 7.3.6), valori conser-
vativi della resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
, basati sul diametro del bullone d,
possono essere ottenuti dal prospetto 6.4.
6.5.6 Resistenze di progetto dei chiodi
(1)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a taglio F
v,Ed
su di un chiodo non deve
eccedere il minore valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
,
- la resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
;
entrambe valutate cos come indicato nel prospetto 6.5.
(2)P I collegamenti chiodati devono essere progettati per trasferire forze di taglio e di rifol-
lamento. sconsigliata la tensione nei chiodi di alluminio.
(3)P I chiodi soggetti alla combinazione di taglio e trazione devono, inoltre, soddisfare la
seguente relazione:
(6.21)
(4)P I valori della resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
forniti nel prospetto 6.5 devono
essere applicati solo quando la distanza dal bordo e
2
sia non minore di 1,5 d
0
e linterasse
p
2
, misurato nella direzione perpendicolare a quella di applicazione del carico, sia almeno
pari a 3,0 d
0
.
(5)P Per valori minori di e
2
e/o di p
2
deve essere applicata a F
b,Rd
la stessa riduzione
indicata in 6.5.5(10) per i bulloni.
(6) Come regola generale, la lunghezza di presa di un chiodo non dovrebbe eccedere
4,5 d per chiodature realizzate a martello e 6,5 d per chiodature realizzate alla pressa.
F
v,Ed
F
v,Rd
-------------
F
t,Ed
1,4F
t,Rd
--------------------- 1,0 +
UNI Pagina 115 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto 6.5 Resistenze di progetto dei chiodi di alluminio
6.5.7 Bulloni e chiodi a testa svasata
(1)P La resistenza di progetto a trazione F
t,Rd
di un bullone a testa svasata deve essere
assunta pari a 0,7 volte la resistenza di progetto a trazione indicata rispettivamente nel
prospetto 6.4. o 6.5.
(2)P Langolo e la profondit della svasatura devono essere conformi alla testa del bullone
a testa svasata, altrimenti la resistenza a trazione deve essere conseguentemente
modicata.
(3)P La resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
di un bullone o chiodo a testa svasata
deve essere calcolata come specicato rispettivamente in 6.5.5 o 6.5.6, deducendo la
met della profondit della svasatura dallo spessore t delle parti collegate.
6.5.8 Chiodi cavi e chiodi con mandrini
(1)P La resistenza di progetto dei chiodi cavi e dei chiodi con mandrini deve essere deter-
minata attraverso prove.
6.5.9 Bulloni ad alta resistenza in collegamenti resistenti ad attrito
6.5.9.1 Generalit
(1) Il progetto pu essere basato su calcoli nel caso di nodi per i quali la resistenza del
materiale delle parti collegate risulti maggiore di 200 N/mm
2
. Negli altri casi, la resistenza
dei nodi nei quali si utilizzino bulloni ad alta resistenza di qualsiasi classe dovrebbe
essere comprovata su base sperimentale. Nelle strutture di alluminio non si pu ignorare
la riduzione della pretensione dei bulloni per effetto degli sforzi di trazione negli elementi
collegati.
(2) Non si pu ignorare leffetto delle forti variazioni di temperatura e/o delle elevate
lunghezze di presa che possono causare la riduzione o lincremento della resistenza ad
attrito a causa dellespansione termica differenziale tra lalluminio e il bullone di acciaio.
6.5.9.2 Stato limite ultimo
(1)P possibile assumere la resistenza ad attrito quale stato limite sia di esercizio che
ultimo, vedere 6.5.3.1, ma, allo stato limite ultimo la sollecitazione di progetto a taglio F
v,Ed
su di un bullone ad alta resistenza non deve risultare maggiore del pi piccolo valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
;
- la resistenza di progetto a rifollamento F
b,Rd
;
- la resistenza a trazione, compressione o essione della membratura nella sezione
trasversale netta ed in quella lorda.
Resistenza a taglio per ciascun piano di taglio:
(6.22)
Resistenza a rifollamento:
(6.23)
dove il minore tra:
oppure 1,0 (6.24)
f
u
la resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente le parti collegate
Resistenza a trazione.
Non raccomandabile.
A larea del foro del chiodo;
d
0
il diametro del foro del chiodo;
f
ur
la resistenza specicata allo stato limite ultimo del chiodo;
e
1
, p
1
vedere gura 6.4.
F
v,Rd
0,6f
ur
A

Mr
-------------------- =
F
b,Rd
2,5f
u
d
0
t

Mr
---------------------------- =
e
1
3d
0
----------
p
1
3d
0
----------
1
4
---
f
ur
f
u
------- ; ;
UNI Pagina 116 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.5.9.3 Resistenza allo scorrimento/Resistenza a taglio
(1)P La resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone ad alta resistenza preteso
deve essere assunta pari a:
(6.25)
dove:
F
p,Cd
la forza di pretensione di progetto, denita in 6.5.9.4;
il coefciente di attrito, vedere 6.5.9.5;
n il numero delle superci di scorrimento.
(2)P Per bulloni disposti in fori aventi tolleranze ordinarie, il coefciente parziale di
sicurezza per la resistenza allo scorrimento
Ms
deve essere assunto pari a:

Ms,ult
= per lo stato limite ultimo,

Ms,ser
= per lo stato limite di esercizio.
Se il coefciente di attrito determinato sulla base di prove condotte conformemente
allappendice A, il coefciente parziale di sicurezza allo stato limite ultimo pu essere
ridotto di 0,1.
(3) Nelle strutture di alluminio, i fori asolati ed i fori maggiorati non sono ricorrenti e non
vengono contemplati nei presenti punti.
6.5.9.4 Pretensione
(1)P Per bulloni ad alta resistenza conformi ai prEN o EN pertinenti, aventi coppia di
serraggio controllata in conformit alla sezione 7, la forza di progetto di pretensione F
p,Cd
da usarsi nei calcoli di progetto deve essere la seguente:
F
p
,
Cd
= 0,65 f
ub
A
S
per i bulloni di classe 8.8 (6.26a)
F
p
,
Cd
= 0,7 f
ub
A
S
per i bulloni di classe 10.9 (6.26b)
(2)P Qualora siano impiegati altri tipi di bulloni pretesi o altri tipi di dispositivi di giunzione
pretesi la forza di progetto di pretensione F
p,Cd
deve essere concordata fra il cliente, il
progettista e le competenti autorit.
6.5.9.5 Coefciente di attrito
(1) Il valore di progetto del coefciente di attrito dipende dalla classe specicata del
trattamento superciale. Il valore del coefciente nel caso di trattamenti ordinari di palli-
natura dolce, N10a vedere ISO 468/1302, in assenza di trattamenti di protezione super-
ciale, dovrebbe essere ricavato dal prospetto 6.6.
prospetto 6.6 Coefciente di attrito per superci trattate
Lesperienza mostra che i trattamenti di protezione superciale applicati prima della palli-
natura danno luogo a coefciente di attrito pi bassi.
(2) I calcoli per ogni altro tipo di trattamento superciale o ladozione di coefcienti di
attrito maggiori si devono basare su provini rappresentativi delle superci impiegate nella
struttura, secondo la procedura denita nellappendice A.
Spessore totale del giunto
mm
Coefciente di attrito

12 t < 18
18 t < 24
24 t < 30
30 t
0,27
0,33
0,37
0,40
F
s,Rd
n

Ms
---------F
p,Cd
=
1,25
1,10
UNI Pagina 117 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.5.9.6 Combinazione di trazione e taglio
(1)P Qualora un collegamento resistente ad attrito sia sottoposto ad una forza di trazione
F
t
, applicata contemporaneamente ad una forza di taglio F
v
, che tende a produrre scorri-
mento, la resistenza allo scorrimento di un bullone deve essere assunta nel seguente
modo:
Categoria B: collegamento resistente ad attrito allo stato limite di esercizio
(6.27)
Categoria C: collegamento resistente ad attrito allo stato limite ultimo
(6.28)
6.5.10 Forze dovute alleffetto leva
(1)P Qualora i dispositivi di giunzione debbano sopportare una forza applicata di trazione,
essi devono essere dimensionati in modo da resistere anche alla forza addizionale indotta
dalleffetto leva, nei casi in cui tale forza si sviluppi, vedere gura 6.10.
gura 6.10 Forze indotte dalleffetto leva
F
s,Rd,ser
n F
p,Cd
0,8F
t,Ed,ser
( )

Ms,ser
----------------------------------------------------------- =
F
s,Rd
n F
p,Cd
0,8F
t,Ed
( )

Ms,ult
---------------------------------------------------- =
UNI Pagina 118 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Le forze indotte dalleffetto leva sono funzione della rigidezza relativa e delle propor-
zioni geometriche delle parti costituenti il collegamento, vedere gura 6.11.
gura 6.11 Effetto dei dettagli costruttivi sulle forze indotte dalleffetto leva
Legenda
1 Forza per effetto leva ridotta
2 Piastra di estremit di elevato spessore
3 Forza per effetto leva elevata
4 Piastra di estremit di ridotto spessore
(3) Qualora nel progetto delle parti si tenga conto delleffetto vantaggioso derivante dalla
forza indotta dalleffetto leva, tale forza dovrebbe essere determinata con unanalisi
idonea.
6.5.11 Giunti a sviluppo longitudinale
(1)P Nei casi in cui la distanza L
j
tra i centri dei dispositivi di giunzione terminali di un
giunto, misurata nella direzione di applicazione del carico (vedere gura 6.12), sia
maggiore di 15 d, dove d il diametro nominale dei bulloni o dei chiodi, la resistenza di
progetto a taglio F
v,Rd
di tutti i dispositivi di giunzione calcolata come specicato in 6.5.5 o
6.5.6, a seconda del caso pertinente, deve essere ridotta attraverso un fattore riduttivo
Lf
,
dato da:
(6.29)
ma con 0,75
Lf
1,0.

Lf
1
L
j
15d
200d
--------------------- =
UNI Pagina 119 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.12 Giunti a sviluppo longitudinale
(2) Questa regola non si applica nei casi in cui si abbia una distribuzione uniforme della
forza trasmessa su tutta la lunghezza del giunto, per esempio nel caso di trasferimento
della forza di taglio dallanima di una sezione alla angia.
6.5.12 Giunti a singola sovrapposizione con un unico dispositivo di giunzione
(1)P Nei giunti formati dalla singola sovrapposizione di piatti e con un unico dispositivo di
giunzione, vedere gura 6.13, il bullone deve essere provvisto di rondella sia sotto la testa
che sotto il dado, per evitare il meccanismo collasso per estrazione del bullone. Nei giunti
a singola sovrapposizione, si dovrebbe evitare lutilizzo di chiodi singoli.
(2)P La resistenza a rifollamento F
b,Rd
determinata secondo quanto indicato in 6.5.5 deve
essere limitata a:
F
b,Rd
1,5 f
u
d t/
Mb
(6.30)
gura 6.13 Giunto a singola sovrapposizione con un unico bullone
(3) Nel caso di bulloni ad alta resistenza, di classe 8.8 o 10.9, per i giunti a singola sovrap-
posizione di piatti aventi un unico bullone, si dovrebbe ricorrere allimpiego di adeguate
rondelle, anche in assenza di pretensione dei bulloni.
6.5.13 Dispositivi di giunzione attraverso imbottiture
(1)P Qualora bulloni o chiodi trasmettano forze di taglio e le pressioni di contatto
riguardino imbottiture di spessore totale t
p
maggiore di un terzo del diametro nominale d,
la resistenza di progetto a taglio F
v,Rd
calcolata come specicato in 6.5.5 o 6.5.6, a
seconda del caso pertinente, deve essere ridotta attraverso un fattore riduttivo
p
dato da:
ma
p
1,0 (6.31)
(2) Per i collegamenti a taglio doppi con piatti di imbottitura disposti su entrambi i lati del
giunto, t
p
dovrebbe essere assunto pari al maggiore degli spessori delle imbottiture.
(3) I dispositivi di giunzione addizionali richiesti in conseguenza dellintroduzione del
coefciente riduttivo
p
, si possono disporre estendendo limbottitura.

p
9d
8d 3t
p
+
---------------------- =
UNI Pagina 120 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.5.14 Collegamenti con perni
6.5.14.1 Scopo e campo di applicazione
(1) Il presente punto si applica ai collegamenti con perni in cui sia richiesta la libera
rotazione. Collegamenti con perni per i quali non richiesta rotazione possono essere
calcolati come collegamenti dotati di un singolo bullone, vedere 6.5.5 e 6.5.9.
I perni non possono essere caricati da solo taglio, quindi uno degli elementi da collegarsi
dovrebbe avere unestremit con forma a pettine o a cavallotto. Il sistema di bloccaggio
del perno, per esempio con molle a scatto, dovrebbe essere progettato per sopportare un
carico laterale pari al 10% della forza totale di taglio del perno.
6.5.14.2 Piastre e fori per i perni
(1)P La geometria delle piastre dei collegamenti con perni deve essere conforme ai
requisiti dimensionali.
(2)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto N
Rd
nella piastra non deve eccedere la
resistenza di progetto a rifollamento indicata nel prospetto 6.7.
(3)P Le piastre dei perni predisposte per incrementare larea netta di una membratura o
per aumentare la resistenza a rifollamento di un perno devono essere in grado di
trasmettere la forza di progetto dal perno alla membratura e devono essere disposte in
modo da evitare ogni eccentricit.
6.5.14.3 Calcolo dei perni
(1) I momenti ettenti in un perno dovrebbero essere calcolati nel modo indicato nella
gura 6.14.
(2)P Allo stato limite ultimo le forze ed i momenti di progetto in un perno non devono
eccedere le relative resistenze di progetto fornite nel prospetto 6.7.
prospetto 6.7 Resistenze di progetto per collegamenti con perni
Criterio Resistenza
Taglio nel perno F
v,Rd
= 0,6 A f
up
/
Mp
Flessione nel perno M
Rd
= 0,8 W
el
f
up
/
Mp
Combinazione di taglio e essione nel perno [M
Ed
/M
Rd
]
2
+ [F
v,Ed
/F
v,Rd
]
2
1,0
Rifollamento della piastra e del perno F
b,Rd
= 1,5 t d f
0
/
Mp
UNI Pagina 121 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.14 Momento ettente in un perno
6.6 Collegamenti saldati
6.6.1 Generalit
(1) Nel progetto dei nodi saldati dovrebbero essere considerate sia la resistenza delle
saldature che la resistenza delle zone termicamente alterate (HAZ).
(2)P Le istruzioni di progetto specicate nel seguito si devono applicare nei casi di:
- procedura di saldatura MIG, per tutti gli spessori, procedura di saldatura TIG, solo per
spessori di materiale no a t = 6 mm, e per le riparazioni;
- saldatore e procedura di saldatura approvati in accordo con i requisiti di qualicazione
specicati, per esempio livello di qualit normale, vedere 7.5;
- combinazioni di metallo di base e di apporto specicate in 3.3.4;
- strutture soggette a carichi prevalentemente statici.
(3)P Nel caso di elementi strutturali, qualora le condizioni suddette non siano soddisfatte,
devono essere preparati mediante saldatura e sottoposti a prova appositi provini,
vedere 7.5.
(4)P Se per elementi parzialmente resistenti o non strutturali, stato specicato dal proget-
tista un livello di qualit inferiore, quali resistenze di progetto si devono utilizzare valori pi
bassi, correlati ad un
M
= , invece che ad un
M
= , vedere anche 6.1.1.
(5)P Al ne di assicurare la qualit della saldatura, i provini di qualicazione devono
essere preparati in conformit a procedure di saldatura regolamentate da speciche
scritte. Ci consente di approvare il saldatore ed il metodo di saldatura, nonch di deter-
minare i parametri della saldatura ed altri importanti dati che possono essere aggiunti alle
(6.32)
1,65 1,25
UNI Pagina 122 UNI ENV 1999-1-1:2002
speciche del procedimento di saldatura. Inoltre, se necessario, tali provini possono
essere sottoposti ad una prova meccanica per vericare il progetto e la procedura di
saldatura.
6.6.2 Zona termicamente alterata (HAZ)
(1)P Per le seguenti classi di leghe, devono essere prese in considerazione le zone termi-
camente alterate (vedere anche 5.3.4):
- leghe trattabili termicamente, in qualsiasi condizione di trattamento termico superiore
al T4 (serie 6xxx e 7xxx);
- leghe non trattabili termicamente, in qualsiasi condizione di incrudimento (serie 3xxx
e 5xxx).
(2)P Lintensit e lestensione (dimensione) delladdolcimento (softening) relativamente
alla zona termicamente alterata devono essere considerate in funzione di quanto speci-
cato in 5.5. Sia lintensit che lestensione risultano differenti per la procedura TIG e MIG.
Per la procedura di saldatura TIG si deve considerare una maggiore estensione
(maggiore dimensione della HAZ) ed una maggiore intensit delladdolcimento
(softening) per effetto del maggiore trasferimento di calore che esso comporta.
(3)P Le resistenze caratteristiche f
a,haz
e f
v,haz
per il materiale della HAZ sono specicate
in 5.5.2. I fattori di addolcimento (softening) della HAZ si devono ricavare dal
prospetto 5.2.
6.6.3 Progetto di collegamenti saldati
(1)P Per il progetto dei collegamenti saldati si deve vericare quanto segue:
- il progetto delle saldature, vedere 6.6.3.2 e 6.6.3.3;
- la resistenza di progetto della HAZ adiacente ad una saldatura, vedere 6.6.3.4;
- il progetto di collegamenti con combinazione di diversi tipi di saldature, vedere 6.6.3.5.
(2) La capacit di deformazione di un giunto saldato pu risultare migliore quando la
resistenza di progetto delle saldature maggiore di quella del materiale della HAZ.
6.6.3.1 Resistenza caratteristica del metallo di saldatura
(1) Per la resistenza caratteristica del metallo di saldatura (f
w
) si possono adottare i valori
riportati nel prospetto 6.8, ammesso che siano adottate le combinazioni di metallo base e
di metallo di apporto specicate in 3.3.4.
(2) Nel progetto dei collegamenti saldati delle strutture in lega di alluminio si dovrebbe
osservare che, fatta eccezione per la riduzione di resistenza delle HAZ, la resistenza del
metallo di apporto generalmente minore di quella del metallo di base.
prospetto 6.8 Resistenza caratteristica f
w
del metallo di saldatura
(3)P La resistenza caratteristica del metallo di saldatura deve essere differenziata in
funzione del metallo di apporto adoperato. La scelta del metallo di apporto ha uninuenza
signicativa sulla resistenza del metallo di saldatura.
Resistenza
Caratteristica
Metallo di
apporto
Lega
3103 5052 5083 5454 6060 6005A 6061 6082 7020
f
w
[N/mm
2
] 5356 - 170 240 220 160 180 190 210 260
4043A 95 - - - 150 160 170 190 210
1)
Nota 1 Per proli estrusi e spessori del materiale 5 < t 25 mm, nelle leghe 6060-T5 i precedenti valori si devono ridurre a
140 N/mm
2
(prospetto 3.2b).
Nota 2 Per la lega 5754, si possono utilizzare i valori della lega 5454 e per la lega 6063 quelli della lega 6060.
Nota 3 Se si utilizzano metalli di apporto 5056A, 5556A o 5183, si devono adottare le resistenze relative alla lega 5356.
Nota 4 Se si utilizzano metalli di apporto 4047A o 3103, si devono adottare le resistenze relative alla lega 4043A.
Nota 5 Per diverse combinazioni di leghe, si deve adottare la minore resistenza caratteristica del metallo di saldatura.
1) Solo in casi particolari a causa della ridotta resistenza ed allungamento dei giunti.
UNI Pagina 123 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.6.3.2 Progetto delle saldature di testa
6.6.3.2.1 Saldature di testa a completa penetrazione
(1)P Le saldature di testa a completa penetrazione devono essere adoperate nel caso di
elementi strutturali.
(2) Lo spessore efcace di una saldatura di testa a completa penetrazione si deve
assumere pari allo spessore dellelemento collegato, sempre che la saldatura sia corret-
tamente realizzata. Nel caso di elementi di diverso spessore, quale spessore della
saldatura si deve assumere il minore degli spessori degli elementi collegati.
(3) I rinforzi o le rientranze della saldatura nei limiti specicati dovrebbero essere
trascurate in progetto.
(4)P La lunghezza efcace deve essere assunta pari alla lunghezza totale della saldatura
nel caso in cui vengano utilizzati piatti di contenimento. Altrimenti, la lunghezza totale
deve essere ridotta di due volte lo spessore t.
6.6.3.2.2 Saldature di testa a parziale penetrazione
(1)P Le saldature di testa a parziale penetrazione si devono utilizzare per gli elementi
strutturali solo quando si dimostri che non esistano seri difetti nella saldatura.
In altri casi, le saldature di testa a parziale penetrazione devono essere utilizzate solo
adottando un
Mw
maggiore, per effetto dellalta sensibilit ai difetti di saldatura. Per
saldature di testa a parziale penetrazione si deve considerare una sezione di gola efcace
(vedere gura 6.22).
6.6.3.2.3 Formule di progetto per le saldature di testa
(1)P Per le tensioni di progetto si deve assumere quanto segue:
- tensione normale, trazione o compressione, perpendicolare allasse della saldatura,
vedere gura 6.15:
(6.33)
- tensioni tangenziali, vedere gura 6.16:
(6.34)
- tensioni normali e tangenziali combinate:
(6.35)
dove:
f
w
la resistenza caratteristica del metallo di saldatura secondo quanto indicato
nel prospetto 6.8;

la tensione normale, perpendicolare allasse della saldatura;


la tensione tangenziale, parallela allasse della saldatura;

Mw
il coefciente di sicurezza parziale per i nodi saldati, vedere 6.1.1.
Nota Le tensioni normali parallele allasse della saldatura non devono essere considerate, vedere gura 6.15.

f
w

Mw
--------- -
0,6
f
w

Mw
--------- -

2
3
2
+
f
w

Mw
--------- -
UNI Pagina 124 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.15 Saldature di testa, tensioni normali
gura 6.16 Saldature di testa, tensioni tangenziali
6.6.3.3 Progetto delle saldature a cordone dangolo
(1)P Nel progetto delle saldature a cordone dangolo, la sezione di gola deve essere
assunta quale sezione rappresentativa, in quanto la resistenza della saldatura a cordone
dangolo ben determinata in funzione della sezione di gola e delle forze agenti su tale
sezione.
(2)P La sezione di gola deve essere determinata in funzione della lunghezza efcace e
dellaltezza di gola efcace di un cordone di saldatura.
(3)P La lunghezza efcace si deve assumere pari alla lunghezza totale del cordone di
saldatura quando:
- la lunghezza del cordone di saldatura almeno 8 volte laltezza di gola, e
- la lunghezza del cordone di saldatura non maggiore di 100 volte laltezza di gola, nel
caso di tensioni non uniformi,
- la distribuzione delle tensioni lungo la lunghezza della saldatura costante (per
esempio nel caso di giunto a sovrapposizione, come mostrato nella gura 6.17).
Nota 1 Con distribuzione uniforme di sollecitazioni non necessaria alcuna restrizione della lunghezza della
saldatura a cordone dangolo, vedere gura 6.17.
(4)P Se i requisiti sopra riportati non sono soddisfatti, la lunghezza efcace della
saldatura, per le saldature con cordoni dangolo longitudinali, si deve assumere nel modo
di seguito indicato.
(5)P Se la rigidezza degli elementi collegati differisce considerevolmente, si deve consi-
derare una riduzione della lunghezza della saldatura.
UNI Pagina 125 UNI ENV 1999-1-1:2002
(6)P Nei casi in cui la lunghezza dei cordoni di saldatura longitudinali deve essere ridotta,
si deve applicare la seguente relazione:
L
w,eff
= (1,2 - 0,2 L
w
/100 a) L
w
con L
w
100 a (6.36)
dove:
L
w,eff
la lunghezza efcace dei cordoni di saldatura longitudinali;
L
w
la lunghezza totale dei cordoni di saldatura longitudinali;
a laltezza di gola efcace, vedere gura 6.18.
(7) In caso di distribuzioni di tensioni non uniformi e di saldature lunghe e di piccolo
spessore, la capacit di deformazione agli estremi della saldatura pu essere considerata
esaurita prima che la parte centrale si plasticizzi; perci il collegamento giunge a collasso
mediante una specie di "effetto lampo".
gura 6.17 Distribuzione delle tensioni in un giunto a sovrapposizione con saldature a cordone dangolo
Legenda
a) Esempio di distribuzione delle tensioni uniforme
b) Esempio di distribuzione delle tensioni non uniforme
(8)P Laltezza di gola efcace a deve essere determinata nel modo indicato nella
gura 6.18 (a laltezza del maggiore triangolo inscrivibile nella saldatura).
(9) Quando i provini di qualicazione mostrano una considerevole e favorevole penetra-
zione alla base di segno positivo, ai ni del progetto si pu assumere quanto segue:
- Laltezza di gola pu essere incrementata del pi piccolo tra il suo 20% e 2 mm,
ammesso che sia stato denito una procedura di qualicazione. Cos: a = 1,2 a
oppure a = a + 2 mm.
- Nelle saldature a cordone dangolo con forte penetrazione, si pu prendere in consi-
derazione unaltezza di gola addizionale, ammesso che lesistenza della conside-
revole penetrazione sia stata dimostrata attraverso prove. Perci: a = a + a
pen
, vedere
gura 6.18.
gura 6.18 Altezza di gola efcace a; penetrazione alla base favorevole a
pen
(10) Le forze agenti su una saldatura a cordone dangolo possono essere ridotte in
componenti di tensione rispetto alla sezione di gola, vedere gura 6.19. Queste compo-
nenti sono:
- una tensione normale

, perpendicolare alla sezione di gola;


a) b)
UNI Pagina 126 UNI ENV 1999-1-1:2002
- una tensione tangenziale

, agente sulla sezione di gola perpendicolarmente


allasse della saldatura;
- una tensione tangenziale
ll
, agente sulla sezione di gola parallelamente allasse
della saldatura.
Nota La tensione normale
ll
, agente lungo lasse della saldatura, non deve essere considerata, vedere gura 6.19.
gura 6.19 Tensioni

,
II
, agenti sulla sezione di gola di una saldatura a cordone dangolo
Legenda
1 Sezione di gola
(11)P Queste componenti di tensione si devono combinare per ottenere una tensione di
riferimento
c
, nel modo di seguito indicato:
(6.37)
dove:
per le tensioni di progetto si deve applicare quanto segue:
(6.38)
(6.39)
dove:
f
w
la resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;

Mw
il coefciente parziale di sicurezza per giunti saldati, vedere 6.1.1.
(12)P Per i due seguenti casi ricorrenti si devono applicare le seguenti formule di progetto,
ricavate sulla base dellapproccio :
- giunto a doppio cordone dangolo, caricato perpendicolarmente allasse della
saldatura (vedere gura 6.20). Per laltezza di gola a si ottiene:
(6.40)
dove:
tensione normale nellelemento collegato; (6.41)
F carico di progetto nellelemento collegato;
f
w
resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;
t spessore dellelemento collegato, vedere gura 6.20;
b larghezza dellelemento collegato.

2
3

II
2
+ ( ) + =

c
f
w

Mw
--------- -

f
w

Mw
--------- -
a 0,7
t
f
w

Mw

------------------- >

F
tb
----- =
UNI Pagina 127 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.20 Giunto a doppio cordone dangolo, caricato perpendicolarmente allasse della saldatura
- giunto a doppio cordone dangolo caricato parallelamente allasse della saldatura
(vedere gura 6.21). Per laltezza di gola a si deve assumere:
(6.42)
dove:
tensione tangenziale nellelemento collegato; (6.43)
F carico nellelemento collegato;
f
w
resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;
t spessore dellelemento collegato, vedere gura 6.21;
h altezza dellelemento collegato, vedere gura 6.21.
gura 6.21 Giunto a doppio cordone dangolo caricato parallelamente allasse della saldatura
6.6.3.4 Resistenza di progetto della zona termicamente alterata (HAZ)
(1)P La resistenza di progetto di una HAZ adiacente una saldatura si deve assumere
come segue:
a) forza di trazione perpendicolare al piano di collasso (vedere gura 6.22):
HAZ per saldature di testa:
allestremit della saldatura (sezione trasversale piena); (6.44)
a 0,85
t
f
w

Mw

------------------- >

F
t h
-------- =

haz
f
a,haz

Mw
------------ -
UNI Pagina 128 UNI ENV 1999-1-1:2002
HAZ per saldature di testa a parziale penetrazione:
al conne della zona di fusione (penetrazione parziale t
e
< t ); (6.45)
HAZ per saldature a cordoni dangolo:
allestremit della saldatura (sezione trasversale piena);(6.46)
al conne della zona di fusione, vedere gure 6.18 e 6.22.(6.47)
dove:

haz
la tensione normale di progetto perpendicolare allasse della saldatura;
t lo spessore dellelemento collegato;
t
e
laltezza di gola efcace per le saldature di testa a parziale penetrazione;
g
1
la lunghezza laterale del cordone per le saldature a cordoni dangolo, vedere
gura 6.18;
f
a,haz
la resistenza caratteristica della HAZ, vedere 6.6.2;

Mw
il coefciente del materiale per i giunti saldati, vedere 6.1.1.
b) Forza di taglio nel piano di collasso:
HAZ per saldature di testa:
allestremit della saldatura; (6.48)
al conne della zona di fusione. (6.49)
HAZ per saldature a cordoni dangolo:
allestremit della saldatura; (6.50)
al conne della zona di fusione. (6.51)
dove:

haz
la tensione tangenziale parallela allasse della saldatura;
f
v,haz
la resistenza tangenziale caratteristica della HAZ, vedere 6.6.2;

Mw
il coefciente del materiale per i giunti saldati, vedere 6.1.1.
Altri simboli: vedere 6.6.3.4 a).
c) Combinazione di taglio e trazione:
HAZ per saldature di testa:
allestremit della saldatura; (6.52)
al conne della zona di fusione; (6.53)
HAZ per saldature a cordone dangolo:
allestremit della saldatura; (6.54)
al conne della zona di fusione. (6.55)
Per il signicato dei simboli vedere 6.6.3.4 a) e b).

haz
t
e
f
a,haz
t
Mw
--------------------

haz
f
a,haz

Mw
------------ -

haz
g
1
f
a,haz
t
Mw
---------------------

haz
f
v,haz

Mw
------------

haz
t
e
t
----
f
v,haz

Mw
------------

haz
f
v,haz

Mw
------------

haz
g
1
t
------
f
v,haz

Mw
------------

2
3
2
+
f
v,haz

Mw
------------

2
3
2
+
t
e
t
----
f
v,haz

Mw
------------

2
3
2
+
f
a,haz

Mw
-------------

2
3
2
+
g
1
t
------
f
a,haz

Mw
-------------
UNI Pagina 129 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura 6.22 Piani di collasso della HAZ adiacente alla saldatura; F = HAZ, conne della zona di fusione; T = HAZ,
estremit della saldatura, sezione trasversale piena
Legenda
1 Altezza di gola efcace
2 Saldatura di chiusura
(2) Le precedenti linee guida per il progetto delle HAZ si riferiscono ai collegamenti
saldati. In 5.3 e 5.5 sono specicate le linee guida di progetto relativamente alleffetto
delle HAZ sul comportamento strutturale delle membrature.
6.6.3.5 Progetto di collegamenti con combinazione di diversi tipi di saldature
(1)P Per il progetto di collegamenti con combinazione di vari tipi di saldature si deve
applicare uno dei due seguenti metodi:
Metodo 1: Le forze agenti sul giunto sono distribuite tra le saldature che sono pi adatte
a sostenerle.
Metodo 2: Le saldature sono progettate per le tensioni che si sviluppano nel metallo di
base delle diverse parti del giunto.
(2) Applicando uno dei due precedenti metodi, il progetto dei collegamenti con combina-
zione di differenti tipi di saldature ricondotto al progetto delle singole saldature compo-
nenti.
Nota 1 Con il metodo 1 si deve controllare che la saldatura possegga sufciente capacit di deformazione per
consentire una tale distribuzione semplicata delle forze. Inoltre, le forze assunte nelle saldature non
dovrebbero dare luogo a sovraccarichi nelle membrature.
Nota 2 Con il metodo 2 i problemi di cui sopra non esistono, ma, talvolta, pu risultare complicato determinare le
tensioni nel metallo base delle diverse parti del giunto.
Nota 3 Lassunzione di una distribuzione di forze semplicata, come descritta con riferimento al metodo 1,
corrisponde al procedimento pi comunemente utilizzato. Poich la distribuzione reale delle forze tra le
saldature fortemente indeterminata, tale assunzione si dimostrata soddisfacente ed accettabile nella
pratica progettuale. Tuttavia, le relative ipotesi fanno afdamento sulla provata capacit delle saldature di
ridistribuire le forze in campo plastico.
(3) Le tensioni residue e le altre tensioni che non contribuiscono al trasferimento del
carico non devono essere considerate nel progetto. Per esempio, non devono essere
considerate le tensioni indotte dalle eccentricit secondarie presenti nel giunto.
UNI Pagina 130 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.7 Collegamenti ibridi
(1)P Quando sono impiegate differenti tipologie di dispositivi di giunzione per la trasmis-
sione di unazione di taglio o quando le saldature ed i dispositivi di giunzione sono usati in
combinazione, il progettista deve vericare che essi siano in grado di agire contempora-
neamente.
(2) In generale, il grado di collaborazione pu essere valutato prendendo in considera-
zione le curve carico-spostamento del particolare collegamento realizzato con le singole
tipologie di unione, oppure mediante lesecuzione di adeguate prove sperimentali
dellintero collegamento ibrido.
(3)P In particolare, i bulloni ordinari aventi tolleranze di foro non devono collaborare con le
saldature.
(4) Si pu assumere che, in collegamenti progettati per resistere ad attrito allo stato limite
ultimo (Categoria C in 6.5.3.1), lazione di taglio si ripartisca tra i bulloni ad alta resistenza
pretesi e le saldature, purch il serraggio nale dei bulloni sia effettuato successivamente
al completamento della saldatura. Il carico di progetto totale dovrebbe essere assunto
come somma del carico di progetto di ciascuna unione, determinato con riferimento al
corrispondente valore
M
.
6.8 Collegamenti con adesivi
6.8.1 Generalit
(1) I giunti strutturali di alluminio possono essere realizzati mediante incollaggio con
adesivo. Questo tipo di collegamento richiede una tecnica consolidata e dovrebbe essere
utilizzato con estrema cautela.
(2)P Le linee guida di progetto di seguito specicate si devono applicare solo a condizione
che:
- il progetto del giunto sia tale che debbano trasmettersi solo forze di taglio
(vedere 6.8.2.1);
- si applichino adesivi appropriati (vedere 6.8.2.2);
- le procedure per la preparazione della supercie prima dellincollaggio rispettino le
speciche richieste dallapplicazione [vedere 6.8.2.2(3)].
(3)P Non si deve contemplare luso di adesivo per i giunti strutturali principali, a meno che
la sua validit non sia stata vericata mediante una consistente sperimentazione, inclu-
dendo prove climatiche e prove a fatica, qualora esse risultino pertinenti.
(4) Lunione mediante adesivi pu per esempio essere soddisfacentemente impiegata per
la combinazione di piatti ed irrigidimenti ed in altre condizioni di sollecitazione secondaria.
(5) I carichi dovrebbero essere distribuiti su unarea quanto pi larga possibile. Solita-
mente, allaumento della larghezza dei giunti corrisponde un proporzionale incremento
della resistenza. Laumento della lunghezza risulta vantaggioso soltanto per sovrapposi-
zioni molto brevi. Lunghezze di sovrapposizione maggiori inducono concentrazioni di
tensione pi severe, in particolare in corrispondenza delle estremit della sovrapposi-
zione.
6.8.2 Progetto di collegamenti con adesivi
6.8.2.1 Progetto del giunto
(1) Nel progetto dei giunti con adesivo, le forze di taglio dovrebbero essere valutate con
cautela; le forze di trazione - in particolare la resistenza al distacco degli strati (peeling) o
le altre azioni tendenti ad aprire il giunto - dovrebbero essere evitate oppure dovrebbero
essere trasferite attraverso mezzi strutturali complementari. Inoltre, per assicurare un
meccanismo di rottura di tipo duttile, si dovrebbe garantire una distribuzione uniforme
delle tensioni e una sufciente capacit di deformazione.
UNI Pagina 131 UNI ENV 1999-1-1:2002
Per esempio, le azioni di trazione agenti sul giunto si possono trasferire attraverso le parti
estruse del giunto, mentre le azioni di taglio sono assorbite dalladesivo, vedere
gura 6.23.
Una sufciente capacit di deformazione si pu ottenere nel caso in cui la resistenza di
progetto del giunto risulta maggiore della resistenza allo snervamento dellelemento
collegato.
gura 6.23 Elementi estrusi; le forze di trazione nel piano vengono trasferite mediante le parti ad incastro; le
forze di taglio sono trasferite attraverso ladesivo.
6.8.2.2 Resistenza caratteristica degli adesivi
(1) Con riferimento alle propriet meccaniche, nelle applicazioni strutturali si dovrebbero
utilizzare gli adesivi ad alta resistenza (vedere prospetto 6.9). Tuttavia, anche la tenacia
dovrebbe essere sufciente ad evitare concentrazioni di tensioni e di deformazioni ed a
garantire un meccanismo di rottura di tipo duttile. Linuenza del modulo E delladesivo
sulla resistenza e sulla rigidezza del giunto non risulta signicativa. Per, gli adesivi con
basso valore del modulo E risultano maggiormente sensibili ai fenomeni di scorrimento
viscoso (creep). Per quanto riguarda le altre propriet degli adesivi, si osserva che
nellintervallo di temperatura tra -20 C e +60 C le propriet delladesivo non variano di
molto, ntantoch non si superi la temperatura di rottura fragile.
(2)P I pre-trattamenti delle superci da incollare devono essere selezionati in modo che il
giunto soddis i requisiti di progetto durante la vita di esercizio della struttura. Talvolta,
risulta sufciente la semplice sgrassatura, ma spesso, per i giunti con componenti forte-
mente sollecitate, si dovrebbe operarare dei pre-trattamenti addizionali di tipo meccanico
(per esempio la spazzolatura) oppure di tipo chimico (per esempio lincisione, lossida-
zione anodica, la cromazione della supercie).
(3) Per la determinazione della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi f
v,adh
adoperati nelle applicazioni di tipo strutturale, si pu fare riferimento ai valori del
prospetto 6.9.
prospetto 6.9 Valori della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi
(4) I tipi di adesivi menzionati nel prospetto 6.9 possono essere usati nelle applicazioni
strutturali nelle condizioni precedentemente specicate in 6.8.2.1 e 6.8.2.2. I valori indicati
nel prospetto 6.9 sono basati sui risultati di una estesa ricerca. Tuttavia, concesso luso
di valori di resistenza a taglio pi elevati di quelli specicati nel prospetto 6.9, sempre che
vengano condotte adeguate prove sperimentali, vedere 6.8.3.
Tipo di adesivo f
v,adh
N/mm
2
1-componente, vulcanizzato a caldo, resina epossidica modicata
2-componenti, vulcanizzato a freddo, resina epossidica modicata
2-componenti, vulcanizzato a freddo, acrilico modicato
35
25
20
UNI Pagina 132 UNI ENV 1999-1-1:2002
6.8.2.3 Tensioni tangenziali di progetto
(1)P La tensione tangenziale di progetto deve essere presa pari a
(6.56)
dove:
la tensione tangenziale nel piano delladesivo;
f
v,adh
il valore della resistenza tangenziale caratteristica delladesivo,
vedere 6.8.2.2;

Ma
= 3,0 il coefciente del materiale per i giunti con adesivo, vedere 6.1.1.
Si deve utilizzare un cos alto valore di
Ma
perch:
- il progetto del giunto basato sulla resistenza a taglio ultima delladesivo;
- lo scarto nei valori della resistenza delladesivo pu risultare considerevole;
- il livello di esperienza riguardo ai giunti con adesivo limitato.
6.8.3 Prove
(1) Si possono utilizzare valori della resistenza tangenziale caratteristica degli adesivi pi
elevati rispetto a quelli specicati nel prospetto 6.9 qualora si effettuino prove a taglio sullo
spessore aderente, vedere gura 6.24. Per ottenere un valore afdabile della resistenza
tangenziale delladesivo applicato, i risultati di queste prove si devono valutare in accordo
a quanto indicato nel paragrafo 8.4.
gura 6.24 Provino per le prove a taglio sullo spessore aderente
Dimensioni in mm
(2) La resistenza dei giunti o elementi realizzati con adesivo pu anche essere deter-
minata mediante prove sperimentali condotte in accordo alla Sezione 8. I campioni
dovrebbero essere realizzati in scala reale, utilizzando la stessa procedura di realizza-
zione adottata per la fabbricazione dei giunti. Questi giunti campione dovrebbero essere
sottoposti a prova in condizioni costruttive e di carico del giunto similari a quelle che si
vericano nella struttura reale.

f
v,adh

Ma
------------ -
UNI Pagina 133 UNI ENV 1999-1-1:2002
7 FABBRICAZIONE ED ESECUZIONE
7.1 Generalit
7.1.1 Scopo e campo di applicazione
(1)P La presente Sezione identica i requisiti delle lavorazioni richiesti per la fabbrica-
zione e lesecuzione al ne di garantire che le ipotesi di progetto del presente Eurocodice
siano soddisfatte e, dunque, che possa essere raggiunto il livello atteso di sicurezza.
(2)P Qualsiasi requisito addizionale specico per strutture particolari deve essere
dichiarato nelle speciche di progetto.
7.1.2 Requisiti
(1)P Tutte le leghe di alluminio strutturale, i dispositivi di giunzione e gli elettrodi per la
saldatura devono soddisfare i requisiti specicati nella Sezione 3.
(2)P Nel caso di utilizzo di qualche materiale alternativo o addizionale, i requisiti speci-
cati in (1) devono essere integrati per quanto necessario in modo da assicurare un
uguale livello di sicurezza e di esercizio (durabilit).
7.2 Specica di progetto
(1)P Il progettista o il responsabile della specica deve fornire, o adottare, una specica di
progetto contenente i dettagli di tutti i requisiti per i materiali, la fabbricazione, la prote-
zione e lesecuzione necessari ad assicurare la conformit alle ipotesi di progetto in
relazione alla particolare struttura.
(2)P Le speciche di progetto devono far riferimento ai requisiti indicati in 7.1.2, ma
possono essere integrate da un qualsiasi requisito speciale riguardante:
- la fabbricazione;
- lesecuzione;
- la protezione;
- lispezione;
- laccettazione.
(3)P La specica di progetto pu integrare i requisiti delle norme di riferimento, ma non
deve ridurre i loro requisiti tecnologici e non deve trascurare quelli minimi specicati nella
presente Sezione.
(4)P La specica di progetto deve specicare quali opzioni elencate nella documenta-
zione in 7.1.2 devono applicarsi al progetto.
(5) La specica di progetto pu includere disegni in aggiunta al testo.
(6)P Dopo lapprovazione, la specica di progetto non deve essere modicata senza il
benestare del responsabile della specica/progettista.
(7) Per quanto possibile, i requisiti nella specica di progetto non dovrebbero essere
modicati rispetto a 7.1.2.
7.3 Preparazione del materiale
7.3.1 Generalit
(1)P Le operazioni di fabbricazione ed assemblaggio per l'alluminio devono tenere conto
della leggerezza delle strutture e degli assemblaggi, della grande deformabilit delle
membrature, delle variazioni delle dimensioni dovute alla temperatura e della facilit con
cui l'alluminio pu essere lavorato.
(2)P Durante lesecuzione, la struttura deve essere resa sicura mediante opportuni dispo-
sitivi di giunzione. Se necessario, si devono utilizzare controventi temporanei per
assicurare la stabilit della struttura sotto tutte le forze e le condizioni di esecuzione,
incluse quelle derivanti dai macchinari per il montaggio e dalle loro operazioni.
UNI Pagina 134 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.3.2 Conservazione e trasporto
(1)P L'alluminio si deve conservare in luoghi asciutti, non a contatto con il suolo. Deve
essere evitato il contatto con altri metalli e con materiali come il cemento ed il legno
umido.
Nota Ci serve ad evitare la possibilit di corrosione superciale che pu causare coloritura o marcatura
antiestetica. Le lamiere ed i piatti risultano particolarmente sensibili.
(2)P Si deve avere cura del materiale destinato ad uso architettonico, in particolare se il
materiale anodizzato; se esiste possibilit di pericolo o danneggiamento, le superci
devono essere protette con pellicole adesive o lacche a spirito.
(3)P Al ne di evitare possibili distorsioni, le lamiere ed i patti devono essere accatastati,
se possibile con le estremit posizionate in una rastrelliera.
(4)P Le parti costituenti la costruzione di alluminio devono essere impacchettate per
evitare il danneggiamento meccanico, l'abrasione e il contatto con agenti che possono
indurre corrosione superciale e la coloratura durante il trasporto.
7.3.3 Tolleranze di fabbricazione, esecuzione ed assemblaggio
(1)P Le tolleranze di fabbricazione, di costruzione in sito e di assemblaggio delle strutture
e delle componenti devono essere specicate dal progettista.
7.3.4 Marcatura
(1)P Nelle zone di materiale sottile soggette a stati tensionali critici, non si deve eseguire
la tracciatura di linee sottili e, laddove si dovranno effettuare delle saldature, non deve
essere utilizzata pittura, gessetto, grate o altro materiali di marcatura che possa conta-
minare le superci.
(2)P Durante le operazioni di misurazione, marcatura ed assemblaggio, soprattutto nei
casi in cui si verichino forti escursioni di temperatura, deve essere prestata la dovuta
cautela agli effetti del coefciente di dilatazione termica dellalluminio, che risulta relativa-
mente elevato.
7.3.5 Taglio
(1) Il taglio deve essere effettuato con mezzi meccanici, cesoia o allarco. Le seghe a
nastro e le seghe circolari devono avere una forma ed un passo della dentatura adeguati
allo spessore del materiale da tagliare. Le superci di taglio devono essere lisce, prive di
bavatura, distorsioni o altre irregolarit. Si deve prestare attenzione ad evitare luso di
utensili contaminati da altri metalli, in particolare rame ed ottone. Generalmente, il taglio
deve essere limitato ad elementi aventi spessore non maggiore di 6 mm. Il taglio allarco
si deve applicare mediante un procedimento per il quale si sia dimostrato, mediante prove
la cui valutazione afdata alla sensibilit del progettista, che non si inducano effetti
deleteri sul materiale. Non deve essere praticato il taglio alla amma, ma possibile
eseguire il taglio con acqua.
(2) Le estremit tagliate con cesoia o allarco devono successivamente essere lavorate
allutensile o levigate se sono utilizzate come estremit da saldare in elementi strutturali.
Per le leghe della serie 7xxx , le estremit tagliate devono essere lavorate a rovescio per
eliminare le aree con tensioni residue.
7.3.6 Foratura a trapano, punzonamento ed alesatura
(1) I fori possono essere realizzati mediante la foratura con trapano oppure la foratura con
trapano seguita dallalesatura. Il punzonamento pu essere praticato per spessori
maggiori di circa 20 mm, eccezione fatta per le leghe della serie 7xxx. Nel caso delle
leghe della serie 7xxx, si potrebbe operare la punzonatua con dimensione minore di
quella richiesta, avendo successivamente cura di rimuovere tutte le bavature, i difetti, le
distorsioni locali e le aree di tensione residua mediante lalesatura.
UNI Pagina 135 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2)P I fori per i bulloni e chiodi, a meno che stabilito diversamente dal progettista, devono
avere le dimensioni specicate nel prospetto 7.1. Qualora il progettista richieda per
qualche elemento la realizzazione dei fori per bulloni e chiodi mediante trapanatura in
corrispondenza di parti assemblate e fermamente serrate le une alle altre, tali parti
devono essere successivamente separate per rimuovere le bavature.
prospetto 7.1 Tolleranza dei fori per bulloni, rivetti e dispositivi di giunzione speciali
(3)P La profondit della svasatura non deve eccedere lo spessore della parte svasata
meno 4 mm, salvo precisazioni del progettista. In nessun caso, la profondit deve
eccedere lo spessore della parte svasata meno 1 mm.
7.3.7 Piegatura e formatura
(1)P Quando sia necessario eseguire una piegatura o una formatura, il fabbricante deve
consultare le raccomandazioni del produttore circa il raggio di curvatura, la lega e la
tempra adeguati alloperazione e su qualsiasi trattamento termico successivo richiesto.
Quando esistano dei dubbi circa la formabilit di un elemento, per lapprovazione del
progettista, prima che inizi la costruzione, si devono effettuare delle prove.
(2)P Il trattamento termico e la formatura a caldo devono essere eseguiti solo sotto la
supervisione e la direzione di un esperto in metallurgia. Senza il consenso del produttore,
le leghe della serie 7xxx non devono essere piegate o formate a freddo nelle condizioni di
trattamento termico completo a causa della possibile formazione di incrinature per tenso-
corrosione. Tuttavia, si pu provvedere alle piccole correzioni della forma dei proli oppure
delle distorsioni da saldatura.
(3)P Qualsiasi pezzo di una componente che esibisca fessure o fratture a seguito dei
processi di formatura deve essere scartato.
Tipo Materiale Diametro
mm
Tolleranza sul diametro
mm
Bulloni ad alta precisione - qualsiasi 0,15
1)
Bulloni non ad alta precisione -
<13
13
tolleranza
ridotta
0,5
1)
1
1)
tolleranza
normale
1
2
Chiodi pieni Alluminio <13
13
0,4
0,8
Acciaio o acciai resistenti
alla corrosione
<13
13
0,8
1,6
Bulloni ad alta resistenza (HS)
(tutti gli spessori no a tre, oppure
per i due spessori esterni, oppure pi
di tre spessori)
Acciaio o acciai resistenti
alla corrosione
24
>24
2
3
Bulloni ad alta resistenza (HS)
(superiori a tre spessori, spessori
interni)
Acciaio o acciai resistenti
alla corrosione
qualsiasi 3
Chiodi e dispositivi di giunzione
speciale
In accordo alle raccomandazioni del fabbricante
1) Dalle misure delleffettivo bullone e delleffettivo diametro del foro.
Nota 1 La tolleranza non dovrebbe essere incrementata per tener conto di un rivestimento di zinco sui bulloni irregolare o
eccessivo.
Nota 2 Per parti verniciate a spruzzo, il progettista pu a sua discrezione incrementare la tolleranza prima della verniciatura
di 0,15 mm, eccetto laddove il foro sia profondo e la vernice non sia uniforme.
UNI Pagina 136 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.4 Collegamenti bullonati
7.4.1 Bullonatura
(1)P Quando si deve fare afdamento sull'area totale del gambo del bullone o sull'area
resistente del gambo del bullone, la parte lettata del bullone non si deve estendere
allinterno dello spessore delle parti collegate. In aggiunta, la lunghezza del bullone deve
essere tale che almeno un intero letto sporga al di sopra del dado dopo il serraggio e che
almeno un intero letto pi la parte terminale della lettatura sia libera fra il dado e la parte
non lettata del gambo del bullone.
(2)P Le rondelle devono essere previste sotto ogni testa e dado dei bulloni. Nel caso di
bulloni di acciaio si devono utilizzare rondelle di acciaio zincato. Nel caso di bulloni di
acciaio resistenti alla corrosione, si devono utilizzare rondelle di alluminio puro, oppure
dello stesso materiale costituente il bullone o la membratura.
(3)P I dadi devono essere serrati, ma non eccessivamente. I dispositivi di bloccaggio
devono essere utilizzati secondo quanto richiesto.
(4)P Se il giunto sar successivamente smontato, la lettatura dei bulloni di alluminio e di
quelli di acciaio inossidabile devono essere lubricate prima dell'assemblaggio.
Nota Per la lettatura dei bulloni zincati, si raccomanda il trattamento con lanolina.
7.4.2 Bullonatura ad attrito
7.4.2.1 Superci in contatto
(1)P Con riferimento ai giunti tra elementi di alluminio, al momento dell'assemblaggio, le
superci di contatto devono essere pulite, libere da bavature e difetti che impedirebbero il
perfetto adattamento delle parti, e libere da sostanze che interferirebbero con lo sviluppo
dellattrito tra di esse.
(2)P Quando le superci di alluminio sono trattate mediante la granigliatura (per i coef-
cienti di attrito vedere 6.5.9.5), il trattamento di pulitura deve essere tale da consentire una
copertura visibilmente uniforme delle superci.
Nota Nel caso in cui si richieda di assicurare elevate propriet di attrito in conformit alle prove, necessario
eseguire un accurato controllo di qualit del processo, ricorrendo a metodi come per esempio le prove a
strappo.
(3)P La qualit della graniglia deve essere controllata, specialmente nel caso in cui essa
viene riciclata.
7.4.2.2 Fori nelle membrature
(1)P I fori nelle membrature devono soddisfare quanto indicato in 7.3.6.
7.4.2.3 Assemblaggio
(1)P Quando si utilizzano bulloni diversi da quelli conformi alle norme EN, prEN e ISO
relative ai bulloni, la procedura per raggiungere la trazione richiesta nel gambo deve
essere stabilita in accordo con il progettista.
(2)P Un giunto smontato non pu essere riassemblato, a meno che non venga applicato
nuovamente il trattamento alle superci di interfaccia.
7.4.3 Chiodatura
(1)P Gli elementi dei giunti chiodati devono essere mantenuti strettamente accostati
prima e durante la chiodatura. I chiodi devono essere disposti in modo da ricoprire
completamente i fori, includendo gli eventuali fori svasati. Le teste devono risultare
concentriche rispetto ai loro gambi ed in stretto contatto con le superci chiodate.
(2)P I chiodi cavi e gli altri tipi di chiodi speciali devono essere formati a freddo utilizzando
gli utensili e le procedure specicate dal fornitore.
UNI Pagina 137 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3)P I chiodi allentati o difettosi devono essere rimossi, preferibilmente trapanando oppure
estraendo meccanicamente la testa ed espellendo mediante punzonatura il gambo. Dopo
di ci, si devono porre in opera nuovi chiodi.
7.5 Saldature
7.5.1 Generalit
(1)P Per quanto possibile, devono essere evitate le saldature eseguite in cantiere. Esse
devono essere eseguite solo in condizioni di completa protezione, che simulano lesecu-
zione in ofcina.
(2)P Le saldature non riportate sui disegni non devono essere consentite senza il
permesso scritto del progettista. Non si devono contemplare collegamenti saldati tempo-
ranei, a meno che non siano esplicitamente concordati con il progettista.
(3)P Le dimensioni devono tenere conto degli effetti del ritiro delle saldature. Le sequenze
di saldatura ed il calore trasferito devono essere bilanciati al ne di evitare lingobbamento
e la distorsione. Nel caso di strutture complesse, il progettista dovrebbe consultare, nella
fase iniziale, un esperto di saldature.
(4)P Quando si utilizzano le piattine di appoggio permanenti esse devono essere
realizzate con materiale compatibile con quello degli elementi collegati.
7.5.2 Elettrodi per la saldatura
(1)P Il lo di materiale di apporto deve essere selezionato in accordo con quanto speci-
cato in 3.3.4 o nel prEN 1011-4:1995, tenendo conto dei requisiti specici del giunto,
oppure secondo quantaltro specicato dal progettista.
7.5.3 Procedure di saldatura
(1)P Gli elementi strutturali devono essere saldati mediante saldatura in atmosfera inerte
con elettrodo di tungsteno (TIG) oppure in atmosfera inerte con elettrodo di metallo (MIG),
in conformit con le EN 288-1:1992 ed EN 288-4:1992, tenendo conto dei requisiti previsti
dalle particolari procedure, vedere 7.5.6.
(2) I metodi nuovi e pi efcaci (al laser, MIG ad alta energia, saldature ad attrito )
possono essere vantaggiosamente utilizzati, dopo che sono stati convalidati sperimental-
mente.
7.5.4 Approvazione delle procedure di saldatura
(1)P A meno che non sia diversamente specicato dal progettista, la precisa sequenza
delle operazioni da eseguire per ciascun tipo di giunto deve essere riportata in un
documento, alla stregua di una procedura di saldatura, ed approvata dal progettista nel
rispetto delle norme EN 288-1:1992, EN 288-4:1992 e prEN 288-13.
(2)P Nei casi in cui un progetto o una realizzazione di esecuzione di un giunto siano tali
che nessun provino possa considerarsi rappresentativo, per esempio nel caso di
saldature di attacco a tubi sottili, deve essere realizzato un campione speciale che simuli
la realizzazione del giunto in tutte le sue caratteristiche essenziali, per esempio dimen-
sioni, vincoli, accessibilit ed effetti di diffusione del calore. Il tipo di provino su cui
eseguire la saldatura e la prova da eseguire devono essere concordati tra le parti
contraenti allatto di stipula del contratto.
Nota La procedura non deve essere sottoposta ad ulteriori approvazioni se il costruttore garantisce al progettista
che sono gi state precedentemente approvate procedure similari.
(3) Se si seguono le procedure descritte nella presente Sezione, si pu utilizzare un
valore del coefciente
M
= . Altrimenti si dovrebbe utilizzare
M
= (vedere 6.6.1).
7.5.5 Approvazione dei saldatori
(1)P Salvo specica contraria del progettista, tutti i saldatori devono essere approvati
conformemente alla EN 287-2 (vedere anche prEN 1418 per saldatura completamente
automatizzata).
1,25 1,6
UNI Pagina 138 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.5.6 Qualit e controllo delle saldature
7.5.6.1 Generalit
(1) I requisiti principali per il controllo della qualit delle saldature sono:
a) approvazione della procedura (vedere 7.5.4);
b) approvazione dei saldatori (vedere 7.5.5);
c) esame non distruttivo delle saldature immediatamente prima e dopo l'esecuzione; e
prova dei provini di controllo della produzione dopo la saldatura (vedere 7.5.6.2).
7.5.6.2 Metodi di controllo e di prova sulla produzione delle saldature
(1)P Tutte le saldature, sia immediatamente prima che dopo l'esecuzione, devono essere
sottoposte ad approvazione in accordo con le speciche di progetto.
(2)P Deve essere eseguita l'ispezione visiva da personale specializzato.
Nota Le linee guida per le ispezioni visive, comprendenti riferimenti alle misurazioni delle dimensioni delle saldature
ed all'uso delle lenti di ingrandimento, sono riportate nel prEN 970. Vedere anche il prEN 1011-4.
7.5.6.3 Livelli di qualit
(1)P Il livello dei controlli ed i metodi di controllo (vedere 7.5.6.4) e lentit ed il livello delle
imperfezioni accettabili (vedere 7.5.6.5.) sono entrambi dipendenti dal livello di qualit
richiesto per la saldatura. Il livello di qualit specicato per ciascuna saldatura dipende dai
requisiti relativi allo stato tensionale e deve essere uno dei seguenti.
a) Il livello di qualit minimo (livello D, EN 30042) si pu usare solo quando il progettista
ha indicato sui disegni quelle parti che richiedono la qualit minima.
Nota 1 Il livello di qualit minimo si applica generalmente nei casi in cui le azioni sotto i carichi di progetto non
siano maggiori di un terzo delle resistenze di progetto della membratura o del giunto, per esempio,
quando la rigidezza pu condizionare il progetto. Ci risulta valido sia per la resistenza statica sia per la
resistenza a fatica.
b) Il livello di qualit normale (livello C, EN 30042) deve essere applicato nei casi in cui i
disegni non specichino nessun altro livello di qualit. L'assenza dell'indicazione del
livello di qualit deve essere considerata equivalente all'indicazione del livello di
qualit normale.
Nota 2 Il livello di qualit normale si applica generalmente nei casi in cui le azioni sotto i carichi di progetto siano
maggiori di un terzo delle resistenze di progetto della membratura o del giunto, e laddove la classe
richiesta per la fatica non superi 20.
c) Il livello di qualit "fatica" (livello B, EN 30042) deve essere applicato nei casi in cui il
progettista abbia indicato sui disegni il dettaglio o i dettagli che richiedono un
adeguato livello di qualit "fatica" attraverso lindicatore di livello "Fat" ed una freccia
che indichi la direzione di variabilit della tensione (vedere prENV 1999-2, 6.2).
Nota 3 Il livello di qualit "fatica" si applica generalmente nei casi in cui il livello richiesto per la fatica risulti
maggiore di 20 (vedere prENV 1999-2, 6.2). Ci sono cinque possibili qualit per la fatica, in relazione al
tipo di nodo ed al grado di variazione delle tensioni (livello richiesto). Essi sono indicati mediante
lindicatore "Fat" seguito dal numero 25, 31, 39, 49, 62. Il tipo di giunto e le direzioni delle tensioni ai quali
essi sono applicabili sono limitate (vedere i prospetti 5.2a, 5.2b, e 5.3 del prENV 1999-2). Per il materiale
non saldato la nitura della supercie denita nel prospetto 5.1 del prENV 1999-2.
(2)P Tuttavia, nei casi in cui esista un dubbio circa il livello di qualit per un particolare
giunto saldato o per un dettaglio, si deve consultare il progettista.
7.5.6.4 Entit del controllo
(1)P L'entit dellispezione visiva e dimensionale immediatamente prima dell'esecuzione
della saldatura, l'ispezione visiva, con liquidi penetranti, con raggi ultrasonici e/o radio-
graci richiesta dopo l'esecuzione della saldatura per ciascun livello di qualit e tipo di
collegamento deve essere specicata dal progettista.
UNI Pagina 139 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2)P Per le saldature con livello di qualit "fatica" di classe Fat 39 e maggiori e per le
saldature eseguite in condizioni difcili, oppure laddove specicato dal progettista, i
provini per il controllo della produzione o i piatti di prova colati che riproducono il giunto in
tutte le sue caratteristiche essenziali, ad esempio dimensioni, vincoli, accessibilit, effetti
di diffusione del calore, devono essere mantenuti in linea con il giunto e saldati utilizzando
le procedure di produzione delle saldature. Queste devono essere ispezionate ed
approvate con gli stessi livelli di controllo, come saldature equivalenti a quelle della produ-
zione.
Nota 1 Possono risultare necessarie prove meccaniche sui provini di controllo della produzione includendo i piatti di
prova colati laddove specicato dal progettista.
Nota 2 L'esame di tali provini di prova del controllo della produzione e dei piatti di prova colati pu essere usato,
inoltre, come aiuto alla interpretazione delle prove non distruttive della produzione. Se specicato, devono
essere impiegate le procedure di controllo speciali, come per esempio altri tipi di prove non distruttive.
(3)P Qualora una struttura o una componente saldata debba essere sottoposta ad un
trattamento termico dopo l'esecuzione della saldatura, il controllo successivo all'esecu-
zione deve essere eseguito dopo leffettuazione del trattamento termico.
7.5.6.5 Livelli di accettazione del controllo
(1)P Il livello di accettazione per le imperfezioni nei giunti saldati sia immediatamente
prima sia subito dopo l'esecuzione della saldatura deve essere quello specicato dal
progettista.
(2)P Qualora il controllo antecedente all'esecuzione della saldatura riveli un'inadegua-
tezza nella preparazione del giunto maggiore di quella specicata, il lavoro deve essere
nuovamente eseguito e rimontato o ricongiunto in maniera opportuna e nuovamente
ispezionato.
(3)P Qualora una qualsiasi imperfezione individuata dopo l'esecuzione della saldatura
ecceda quella specicata, oppure qualora sia rilevata mediante una qualsiasi procedura
speciale di ispezione una qualsiasi altra imperfezione intollerabile, la saldatura deve
essere scartata e riparata in conformit a quanto specicato in 7.5.7.
7.5.7 Riparazione o sostituzione
(1)P Tutte le procedure per la riparazione o la sostituzione di una qualsiasi saldatura
devono essere approvate dal progettista.
(2)P L'entit del difetto di una qualsiasi saldatura difettosa deve essere determinata
mediante un'appropriata procedura di ispezione e deve essere chiaramente indicata sul
giunto.
(3)P La saldatura riparata deve essere nuovamente ispezionata secondo quanto speci-
cato in 7.5.6.2. Nessuna saldatura deve essere rifatta, n una qualsiasi parte della
saldatura deve essere sostituita, per pi di due volte, senza aver chiesto il parere del
progettista.
7.6 Adesivi strutturali
(1)P Il metodo per la realizzazione di giunti mediante incollaggio con adesivi deve essere
riportato in una procedura dopo che esso sia stato adeguatamente stabilito, cos da
consentirne la ripetibilit. La procedura di giunzione deve essere analizzata sperimental-
mente mediante prove adeguate e deve essere approvata dal progettista prima di essere
utilizzata negli effettivi processi costruttivi. Le prove per lapprovazione devono essere
specicate dal progettista, tenendo presenti le condizioni di esercizio della struttura, ed i
provini devono essere rappresentativi della dimensione e del tipo di giunto da realizzare.
Nota 1 Le procedure non devono essere riapprovate se il produttore garantisce al progettista che sono gi state
precedentemente approvate altre similari procedure.
(2) Non si deve contemplare luso di adesivi per i giunti strutturali principali, a meno che
unestesa indagine sperimentale non ne abbia stabilito la validit, includendo prove clima-
tiche e prove a fatica, se pertinenti.
Nota 2 Tuttavia, si pu contemplare la giunzione mediante adesivi per le combinazioni di piatti ed irrigidimenti e per
altre condizioni di sollecitazione secondarie.
UNI Pagina 140 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.7 Protezione
7.7.1 Generalit
(1)P Quando lalluminio richiede protezioni aggiuntive, il sistema di protezione applicato a
parti della struttura o allintera struttura deve essere specicato dal progettista.
Nota Qualora lopera strutturale abbia una precisa rilevanza estetica, la supercie di alluminio pu essere
completata con niture decorative, come la verniciatura, lanodizzazione, o altri processi di conversione
chimica. Tali processi conferiscono anche vari gradi di protezione allalluminio.
7.7.2 Verniciatura
7.7.2.1 Generalit
(1)P Quando la verniciatura specicata dal progettista, si deve seguire la seguente
procedura.
(2)P La verniciatura deve essere preceduta da un adeguato pre-trattamento secondo le
operazioni indicate in 7.7.7.2 e 7.7.7.3, condotte in sequenza senza alcuna pausa inter-
media. La supercie deve essere completamente asciutta e la vernice applicata quando
la temperatura ambiente risulta maggiore di 4 C, a meno che non si intraprenda con il
progettista un diverso accordo. Le superci di contatto devono essere verniciate nel modo
indicato dal progettista.
7.7.2.2 Pulitura
(1)P La supercie deve essere pulita, asciugata, e completamente sgrassata mediante un
appropriato solvente organico. Non si deve ricorrere alla pulitura alla amma.
7.7.2.3 Pre-trattamento
(1)P Le superci sgrassate e pulite devono essere trattate in modo da assicurare
ladesione della vernice.
Nota 1 Il trattamento pu consistere in un irruvidimento meccanico mediante carta abrasiva o con tamponi adesivi
impregnati al nylon oppure con un getto di abrasivo in pressione, ammesso che, in ogni caso, labrasivo sia
graniglia di allumina o di altro materiale non-metallico e privo di rame. Lirruvidimento meccanico pu anche
essere effettuato mediante spazzole metalliche di acciaio resistente alla corrosione.
(2)P Per lirruvidimento meccanico, non devono essere utilizzate la lana di acciaio
placcato rame e le spazzole metalliche.
Nota 2 Alternativamente, ladesione della vernice si pu ottenere mediante luso di appropriati rivestimenti per
conversione oppure mediante una mano di fondo di lavatura o di incisione, ammesso che la supercie del
metallo sia pulita e libera da strati di ossido spessi o irregolari.
7.7.2.4 Sistemi non-bituminosi
(1)P Sulle superci pre-trattate (vedere 7.7.2.3) o con metallo a spruzzo (vedere 7.7.3.1)
deve essere applicata una mano di fondo mediante un opportuno pigmento inibitore
compatibile con il substrato di alluminio ed ogni successivo rivestimento.
(2)P La mano di fondo non deve contenere rame, mercurio, composti dello stagno o del
piombo, grate o materiali carbonici.
(3)P La supercie con applicata la mano di fondo deve essere verniciata con una o pi
passate di vernice di tipo compatibile con il primo rivestimento e con tutti i successivi
rivestimenti, secondo le raccomandazioni del produttore della vernice, scelta in relazione
alle condizioni ambientali per soddisfare i necessari requisiti di durabilit. I rivestimenti
successivi non devono contenere rame, mercurio o composti dello stagno, grate o
materiali carbonici e, preferibilmente, non devono contenere composti del piombo. Un
sistema di verniciatura dellalluminio deve consistere in un sottorivestimento che non si
sfogli ed in un rivestimento di nitura con potere sfogliante.
UNI Pagina 141 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.7.2.5 Sistemi di verniciatura bituminosa
(1)P Si deve utilizzare vernice bituminosa o applicazioni di bagno in bitume a caldo.
Nota preferibile lapplicazione di vernice bituminosa.
(2)P I materiali devono essere applicati direttamente sulle superci pulite in accordo a
quanto indicato in 7.7.2.2 ed irruvidite, se necessario, mediante mezzi meccanici (vedere
7.7.2.3); essi non devono essere applicati sopra le superci verniciate o trattate con mano
di fondo di incisione.
7.7.2.6 Materiale pre-rivestito e niture applicate in fabbrica
(1)P Il costruttore deve garantire al progettista che, in relazione allassemblaggio ed
allambiente, luso di materiale pre-rivestito oppure di niture applicate in fabbrica fornisce
il livello di protezione adeguato.
Nota 1 I materiali di alluminio possono essere forniti gi verniciati, utilizzando o un solvente a base di liquido oppure
un processo a secco (rivestimento in polvere). La nitura pu essere applicata prima della fabbricazione, con
fabbricazione parziale, o successivamente alla fabbricazione. I rivestimenti liquidi sono solitamente cotti in
forno a temperature elevate. I rivestimenti in polvere sono sempre cotti in forno. In entrambi i casi, per quanto
attiene alla durezza ed alla durabilit, i rivestimenti cotti hanno propriet migliori di un rivestimento essiccato
allaria. Tali niture sono opportune per lapplicazione a strisce, rotoli o sezioni estruse. Il rivestimento pu
essere sufcientemente duttile da permettere piccole deformazioni senza danno, come quelle dovute alla
pressa piegatrice o alla rullatura. Lutilizzo di niture applicate in fabbrica o di materiali pre-verniciati
garantisce, solitamente, un sufciente grado di protezione.
Nota 2 Per i giunti pu risultare necessaria una protezione aggiuntiva (vedere 7.7.3). Il costruttore deve garantire che
la lega di alluminio non signicativamente indebolita dal processo di cottura.
Nota 3 La maggior parte delle niture applicate in fabbrica sono realizzate mediante riscaldamento a temperature
intorno ai 200 C per un tempo breve, il che generalmente ha solo un lieve effetto sulle propriet meccaniche.
comunque possibile che si verichi un signicativo indebolimento, in relazione alla lega, alle sue condizioni
ed al trattamento termico. di ordinaria pratica eseguire un monitoraggio termico, che particolarmente
importante per le sezioni spesse, per le quali risulta maggiore il rischio di una ridotta o eccessiva maturazione.
raccomandabile preparare un rapporto sulla storia termica del metallo utilizzando un opportuno sistema di
monitoraggio.
7.7.3 Protezione delle superci di contatto metallo-metallo e dei giunti bullonati e chiodati
7.7.3.1 Generalit
(1)P In corrispondenza delle superci di contatto metallo-metallo si deve applicare una
protezione aggiuntiva rispetto a quella indicata in 7.7.2, come precisato nel prospetto 3.8
e specicato dal progettista. Le procedure del sistema di protezione precisate nel
prospetto 3.8 devono essere ottenute seguendo le procedure descritte in 7.7.3.2, 7.7.3.3
e 7.7.3.4 utilizzando quale notazione della procedura quella indicata nel prospetto 3.8.
Laddove si hanno contatti metallo-metallo che non risultino contemplati nel prospetto 3.8,
si deve ricorrere al parere di uno specialista.
(2) Le procedure indicate nel prospetto 3.8, si applicano: alle aree di contatto delle parti
strutturali, vedere 7.7.3.2; al trattamento relativo a bulloni e chiodi, vedere 7.7.3.3; ai
trattamenti addizionali, vedere 7.7.3.4.
(3)P Il metallo spruzzato, se specicato dal progettista quale ricoprimento per le parti di
acciaio a contatto con lalluminio, come mezzo per la protezione dellacciaio e
dellalluminio a contatto, deve risultare conforme alla classe 1050A.
(4)P Le lamiere di alluminio, di copertura e di tamponatura laterale, devono essere
protette secondo quanto specicato nel prEN 508-2:1996.
UNI Pagina 142 UNI ENV 1999-1-1:2002
7.7.3.2 Trattamento applicato alle aree di contatto di elementi strutturali
(1) Procedura O
Non si deve applicare alcun trattamento.
(2) Procedura O/X
Il trattamento dipende dalle condizioni strutturali. Le aree di piccolo contatto e le aree che
si asciugano rapidamente possono essere assemblate senza provvedere ad alcuna sigil-
latura (vedere procedura X).
(3) Procedura X
Entrambe le superci di contatto devono essere assemblate in modo che non esistano
fenditure in cui possa penetrare acqua. Entrambe le superci di contatto, includendo i fori
per i bulloni e per i chiodi, prima dellassemblaggio, devono essere pulite, pre-trattate e
ricevere lapplicazione di una mano di fondo, vedere 7.7.2.4, o di una miscela sigillante
che si estenda oltre larea di contatto. Le superci dovrebbero essere poste a contatto
quando la mano di fondo ancora umida. Quando si assemblano componenti pre-verni-
ciate o protette, la sigillatura delle superci a contatto pu non essere necessaria, in
relazione alla composizione della vernice o al sistema di protezione adottato, alla vita di
esercizio attesa e alle condizioni ambientali. La necessit di una sigillatura aggiuntiva
deve essere concordata con il progettista.
(4) Procedura Y
Deve essere assicurato il completo isolamento elettrico tra i due metalli inserendo nastri
non conduttivi e non assorbenti, guarnizioni e rondelle che prevengano il contatto
metallico ed elettrico tra i diversi metalli del giunto. Si deve porre attenzione nel vericare
che non esistano fessure tra i materiali di isolamento ed il metallo. Pu risultare neces-
sario luso di un rivestimento aggiuntivo o di sigillature.
(5) Procedura Z
Quando si richiede la procedura Y e risulta impossibile lapplicazione di materiali isolanti
per garantire il trasferimento delle forze, il giunto dovrebbe essere assemblato senza
lutilizzo di alcun elemento di isolamento, con lintero assemblaggio costituente il giunto
completamente sigillato per prevenire i fenomeni di umidit negli elementi del giunto. Le
procedure devono essere concordate con il progettista.
7.7.3.3 Trattamento applicato a bulloni e chiodi
(1)P Procedura 0
Non si deve applicare alcun trattamento aggiuntivo.
(2) Procedura 1
I bulloni di alluminio di classe 7075 o 2017A dovrebbero essere utilizzati senza protezione
solo in condizioni climatiche asciutte o miti, altrimenti devono essere adeguatamente
protetti.
(3) Procedura 2
I bulloni di alluminio di classe 7075 o 2017A non dovrebbero essere utilizzati, neanche se
protetti.
(4)P Procedura 3
Tra le teste, i dadi, i gambi, le rondelle dei bulloni e i materiali collegati si devono applicare
delle rondelle inerti o guarnizioni ermetiche per sigillare il nodo e per prevenire lingresso
di umidit nelle interfacce tra le componenti e gli elementi di ssaggio. Si dovrebbe porre
attenzione per assicurare che la trasmissione delle forze attraverso il giunto non sia
ostacolata dalle rondelle inerti o dalle guarnizioni ermetiche.
(5)P Procedura 4
Quando il giunto non verniciato o rivestito per altre ragioni, le teste dei bulloni, i dadi, i
chiodi e le aree perimetrali come indicato in seguito, devono essere protette almeno con
una mano di fondo (vedere 7.7.2.4), avendo cura di sigillare tutte le fenditure.
Quando si usano bulloni rivestiti di zinco, la protezione sulla parte del giunto di alluminio
non necessaria.
Quando si utilizzano bulloni o chiodi di alluminio, la protezione sulla parte del giunto di
alluminio non necessaria.
UNI Pagina 143 UNI ENV 1999-1-1:2002
Quando si utilizzano bulloni di acciaio inossidabile in combinazione con parti di alluminio
o di acciaio rivestito di zinco, larea perimetrale del giunto rivestita di zinco deve essere
protetta in maniera analoga.
7.7.3.4 Ulteriori trattamenti
(1) Procedura a
Se non risulta verniciata per altri motivi, pu essere necessario proteggere le parti metal-
liche adiacenti larea di contatto con unopportuna vernice di rivestimento nei casi in cui
pu rimanere intrappolata sporcizia o trattenuta umidit.
(2) Procedura z
Pu risultare necessaria lapplicazione di un rivestimento aggiuntivo delle parti strutturali
rivestite di zinco.
(3) Procedura g
In generale, necessaria la protezione di tutte le parti di alluminio, vedere il prospetto 3.7.
7.7.4 Giunti resistenti allo scorrimento ad alta resistenza
(1)P Qualora il progettista indichi specicatamente lapplicazione di una protezione
aggiuntiva, questa deve risultare conforme a quanto indicato in 7.7.3, per quanto risulta
consentito dai requisiti meccanici delle superci del giunto a contatto. Nel caso in cui si
utilizzata resina epossidica, non necessario ricorrere allapplicazione di unulteriore
protezione, ma, quando si utilizza un nodo a secco, le estremit del nodo devono essere
sigillate per prevenire lingresso di umidit (vedere 7.7.3.3).
7.7.5 Giunti a perno
(1)P Quando il progettista indica specicatamente lapplicazione di una protezione
aggiuntiva, questa deve essere conforme a quanto indicato in 7.7.3, per quanto risulta
consentito dai requisiti e dalla congurazione del giunto.
Nota Si pu porre in opera unulteriore protezione rivestendo le superci a contatto, i fori per il perno ed il perno
con grasso reversibile ad alto punto di fusione.
7.7.6 Giunti saldati
(1)P Il sistema di protezione specicato dal progettista deve essere applicato in
conformit con le procedure indicate in 7.7.3.
7.7.7 Giunti con adesivi
(1)P Si deve applicare il sistema di protezione specicato dal progettista. Per evitare la
possibilit di interazione tra ladesivo e il sistema protettivo, per esempio gli effetti dovuti ai
solventi o al calore, deve essere richiesto il parere del produttore delladesivo.
7.7.8 Contatto tra lalluminio e materiali non metallici
(1)P Il metodo di protezione specicato dal progettista per evitare contatti tra lalluminio e
i materiali non metallici, come quelli usati nellindustria edilizia, deve essere applicato in
accordo con i requisiti della vernice applicata o della procedura di protezione utilizzata.
7.8 Controllo e sicurezza
(1)P Il progettista o i rappresentanti degli organismi indipendenti di prova e di controllo
che risultano designati devono avere accesso a tutti i luoghi di lavoro sia in sito che nei
locali del contraente che sta realizzando lopera. Devono essere assicurate facilitazioni
per il controllo e per le prove dellopera in accordo alla procedura concordata tra il
costruttore ed il progettista.
Nota Si pone lattenzione sugli appropriati requisiti regolamentari che inuenzano le operazioni riguardanti la
manifattura, la fabbricazione, lesecuzione della struttura e lesercizio.
UNI Pagina 144 UNI ENV 1999-1-1:2002
8 PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE
8.1 Basi
(1) Le prescrizioni della presente Sezione forniscono una guida ai progettisti che possono
essere coinvolti nellesecuzione di accertamenti sperimentali.
(2)P Quando i modelli di calcolo disponibili non sono sufcienti per lanalisi di una parti-
colare struttura o componente strutturale, deve essere intrapresa la verica sperimentale
in sostituzione dei calcoli di progetto o ad integrazione dei calcoli di progetto.
(3) La verica sperimentale pu essere intrapresa anche quando le regole relative ai
calcoli di progetto specicate nel presente Eurocodice condurrebbero a risultati economi-
camente non validi. Tuttavia, non devono essere trascurate le ipotesi conservative degli
specici modelli di calcolo (che intendono portare in conto gli effetti sfavorevoli che non
sono esplicitamente considerati nei modelli di calcolo prescritti).
(4)P La pianicazione, lesecuzione, la valutazione e la documentazione delle prove
devono corrispondere ai requisiti minimi stabiliti nella presente Sezione.
(5) Poich le circostanze e le attrezzature di prova variano fortemente, le procedure di
prova dovrebbero essere preventivamente concordate tra tutte le parti interessate.
8.2 Pianicazione delle prove
(1)P La verica sperimentale deve essere basata su modelli di calcolo di tentativo, che
possono essere incompleti, ma che correlano una o pi variabili signicative al comporta-
mento strutturale in esame, in modo che le tendenze di base siano adeguatamente
previste. La verica sperimentale deve allora essere limitata alla valutazione dei termini
correttivi del modello di calcolo di tentativo.
(2)P Se la previsione dei modelli di calcolo pertinenti o delle modalit di collasso attese
nelle prove estremamente dubbia, la pianicazione delle prove deve essere sviluppata
sulla base di prove pilota associate.
(3)P Prima della esecuzione delle prove deve essere sviluppato, da parte del progettista
e dellorganismo che esegue la prova, un programma delle prove. Questo programma
deve contenere lobiettivo delle prove e tutte le istruzioni e le altre speciche necessarie
per la scelta o per la produzione dei provini, lesecuzione delle prove e la valutazione di
risultati.
(4) Per una guida relativa alla preparazione del programma delle prove, si dovrebbe fare
riferimento alle Normative di Riferimento 14 e 15 (vedere appendice A) e allappendice J.
(5)P La pianicazione della prova deve trattare i seguenti punti:
a) Scopo delle informazioni che si richiedono alle prove (per esempio: parametri richiesti
e campo di validit).
b) Descrizione di tutte le caratteristiche delle membrature considerate che possono
inuenzare il comportamento allo stato limite (per esempio: forma della membratura,
rigidezza, grado e qualit dellalluminio e principali propriet del materiale, parametri
geometrici e strutturali e loro tolleranze, parametri inuenzati dalle procedure di
fabbricazione ed esecuzione).
c) Speciche sulle caratteristiche del provino (per esempio: procedure di campiona-
mento, speciche sulle dimensioni, materiale e fabbricazione dei prototipi, numero dei
provini, numero di sottogruppi, vincoli).
d) Descrizione delle azioni cui le membrature devono reagire e lindicazione delle carat-
teristiche cui fatto riferimenti in (b) (per esempio: disposizioni di carico, condizioni di
carico, combinazioni di carico).
e) Speciche sulle condizioni di carico e sulle condizioni ambientali della prova (per
esempio: punti di applicazione del carico, metodi di carico, sequenza di applicazione
del carico nel tempo e nello spazio, temperature).
f) Modalit di collasso e modelli di calcolo di tentativo con le corrispondenti variabili,
vedere 8.2(1).
UNI Pagina 145 UNI ENV 1999-1-1:2002
g) Congurazioni di prova (comprendendo gli accorgimenti per assicurare una suf-
ciente resistenza e rigidezza dellattrezzatura di carico e di supporto e le distanze di
rispetto per gli spostamenti, ecc.)
h) Determinazione dei punti di misurazione e dei metodi di osservazione e di registra-
zione (per esempio: storie temporali delle deformazioni, forze, spostamenti).
i) Determinazione del tipo e modalit di controllo dellapplicazione del carico (controllato
attraverso le tensioni, controllato attraverso le deformazioni, ecc.)
(6)P Tutti i dettagli sul campionamento o sulla realizzazione dei provini devono essere
riportati nel resoconto e si devono effettuare misurazioni sui provini prima dellinizio delle
prove, al ne di dimostrare che stata rispettata la pianicazione delle prove, altrimenti
essa deve essere modicata.
8.3 Esecuzione delle prove
(1)P Lesecuzione delle veriche sperimentali deve essere afdata esclusivamente ad
organismi il cui personale abbia sufcienti conoscenze ed esperienza nella pianicazione,
esecuzione e valutazione delle prove.
(2)P Il laboratorio di prova deve essere adeguatamente attrezzato e lorganismo
incaricato dellesecuzione delle prove deve assicurare una gestione oculata e la
documentazione di tutte le prove.
8.4 Valutazione dei risultati delle prove
(1)P La valutazione dei risultati delle prove deve tenere conto del carattere casuale di tutti
i dati.
(2) Tale valutazione dei risultati delle prove dovrebbe essere eseguita mediante il metodo
fornito nellappendice Z della ENV 1993-1-1:1992.
8.5 Documentazione
(1)P Nel resoconto di prova deve essere fornita la seguente documentazione:
- programma di prova (inclusa qualsiasi eventuale revisione);
- descrizione e speciche di tutti i provini;
- dettagli delle congurazioni di prova;
- dettagli sulla esecuzione delle prove;
- risultati necessari per la valutazione delle prove.
UNI Pagina 146 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE A PROVA DEL FATTORE DI SCORRIMENTO
(normativa) Appendice A (normativa) da sostituire con la norma europea "Test on Slip Factors for High
Strength Friction Grip Connections in Aluminium" (quando disponibile)
A.1 Scopo della prova
(1) Lo scopo della presente procedura di prova la determinazione del fattore di scorri-
mento di una supercie dotata di attrito dopo che questa abbia subito un trattamento parti-
colare, generalmente consistente in un rivestimento superciale.
(2) La procedura mira ad assicurare che siano tenute debitamente in conto le eventuali
deformazioni viscose (creep deformation) del collegamento.
A.2 Variabili signicative
(1)P La validit dei risultati delle prove per le superci rivestite limitata ai casi in cui tutte
le variabili signicative siano simili a quelle dei provini.
(2)P Devono essere considerate signicative le seguenti variabili:
a) la composizione del rivestimento, vedere A.2 (3);
b) lo spessore massimo del rivestimento, vedere A.3 (5);
c) lintervallo di tempo minimo tra lapplicazione del rivestimento e lapplicazione del
carico sul collegamento, vedere A.2 (4);
d) la procedura di invecchiamento, vedere A.2 (5);
e) la classe del bullone esagonale vedere A.6 (4).
(3)P Nella scelta della composizione del rivestimento devono essere portati in conto
anche il metodo di lavorazione e ogni eventuale diluente utilizzato.
(4)P Il procedimento di invecchiamento deve essere documentato, sia facendo riferimento
alle raccomandazioni pubblicate che specicando il procedimento effettivamente
adottato.
(5)P Deve essere registrato lintervallo di tempo (in ore) tra lapplicazione del rivestimento
e lesecuzione della prova.
A.3 Provini
(1)P I provini devono avere dimensioni conformi ai dettagli mostrati in gura A.1 a) o b).
Lalluminio, utilizzato come materiale strutturale, deve essere conforme alle norme
EN 573, EN 515, EN 485, EN 586, EN 755, EN 52.1, prEN 132/10, prEN 190/110.
(2)P Al ne di assicurare che i due piatti interni abbiano lo stesso spessore, essi devono
essere realizzati tagliandoli consecutivamente dallo stesso pezzo di materiale e poi
essere assemblati nelle relative posizioni originarie.
(3)P I piatti non devono avere estremit tagliate termicamente. Essi devono essere suf-
cientemente piani da consentire che le superci preparate entrino pienamente a contatto
quando i bulloni sono stati precaricati.
(4)P La pretensione dei bulloni deve essere misurata e deve risultare pari a quella
specica per la dimensione e la classe del bullone utilizzato.
(5)P Il trattamento superciale e il rivestimento specicati devono essere applicati alle
superci di contatto dei provini in maniera coerente con lapplicazione strutturale che si
intende realizzare. Lo spessore medio del rivestimento in corrispondenza delle superci
di contatto dei provini deve essere di almeno 0,05 mm maggiore del massimo spessore
medio specicato per lutilizzo nella struttura.
(6)P I provini devono essere assemblati in modo tale che i bulloni siano caricati nel verso
opposto a quello in cui applicata la trazione.
UNI Pagina 147 UNI ENV 1999-1-1:2002
A.4 Procedimento di prova
(1)P Devono essere sottoposti a prova cinque provini. Quattro prove devono essere
condotte a velocit normale (durata della prova approssimativamente compresa
tra 10 min e 15 min). Il quinto provino deve essere utilizzato per una prova di viscosit.
(2)P I provini devono essere sottoposti a prova in una macchina di trazione. Deve essere
registrata la relazione forza-scorrimento.
(3)P Lo scorrimento deve essere valutato come lo spostamento relativo tra i punti
adiacenti di un piatto interno e un piatto di ricoprimento, nella direzione del carico
applicato. Esso deve essere misurato separatamente per ciascuna estremit del provino.
Per ciascuna estremit, lo scorrimento deve essere assunto pari al valore medio degli
spostamenti misurati su entrambi i lati del provino.
(4) La forza di scorrimento denita come la forza corrispondente ad uno scorrimento
pari a 0,15 mm.
(5)P Il quinto provino deve essere caricato con una forza specica pari al 90% della forza
di scorrimento media, ottenuta dalla media delle forze di scorrimento dei primi quattro
provini (cio la media di otto valori).
(6)P Se, in un intervallo di tempo compreso tra i 5 min e le 3 h dopo lapplicazione della
forza, gli spostamenti a ciascuna estremit del quinto provino non hanno superato il
valore limite di 0,002 mm, la forza di scorrimento per il quinto provino deve essere deter-
minata analogamente a quanto fatto per i primi quattro. In caso contrario, si devono
condurre prove di viscosit di lunga durata, vedere A.5.
(7)P Se lo scarto tipo dei dieci valori (ottenuti dai cinque provini) eccede l8% del valore
medio, si devono effettuare prove addizionali. Il numero totale di provini (inclusi i primi
cinque) deve essere determinato mediante la seguente relazione:
n (/3,5)
2
(A.1)
dove:
n il numero di provini;
lo scarto tipo per i primi cinque provini (dieci valori), espressa come percentuale
del valore medio.
A.5 Prove di viscosit di lunga durata
(1)P Quando necessario condurre prove di viscosit di lunga durata, vedere A.5 (6),
devono essere sottoposti a prova almeno tre provini (sei collegamenti).
(2)P Si deve applicare una specica forza, determinata utilizzando il fattore di scorrimento
suggerito per le applicazioni di tipo strutturale.
(3)P Si deve tracciare una curva "spostamento - logaritmo del tempo" (vedere gura A.2),
per dimostrare che la forza determinata utilizzando il fattore di scorrimento proposto non
produce spostamenti maggiori di 0,3 mm durante lintera vita della struttura, assunta pari
a 50 anni, a meno che non sia diversamente specicato. La curva "spostamento -
logaritmo del tempo" pu essere estrapolata linearmente sempre che la tangente possa
essere determinata con sufciente accuratezza.
A.6 Risultati delle prove
(1)P Il fattore di scorrimento caratteristico risultante dalle prove deve essere assunto pari
al valore statisticamente attingibile dal 95% di tutti i provini.
(2) Per dieci valori, ottenuti da cinque provini, il valore caratteristico pu essere assunto
pari al valore medio meno 1,83 volte lo scarto tipo.
(3) Per le prove di viscosit di lunga durata, il fattore di scorrimento caratteristico pu
essere assunto pari al valore che dimostri di soddisfare il limite di viscosit specicato,
vedere A.5 (3).
UNI Pagina 148 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Il fattore di scorrimento determinato utilizzando bulloni di classe 10.9 pu essere
anche usato per bulloni di classe 8.8. Alternativamente, per i bulloni di classe 8.8, si
possono eseguire prove separate. I fattori di scorrimento determinati utilizzando i bulloni
di classe 8.8 non si devono considerare validi per bulloni di classe 10.9.
gura A.1 Provini normalizzati per la determinazione del fattore di scorrimento
UNI Pagina 149 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura A.2 Utilizzazione della curva "Spostamento - logaritmo del tempo" per la prova di viscosit di lunga
durata
Legenda
X Logaritmo del tempo
Y Spostamento
UNI Pagina 150 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE B SELEZIONE DEI MATERIALI
(informativa)
B.1 Generalit
(1) La selezione di un materiale di alluminio idoneo o di un materiale di lega di alluminio,
per una qualsiasi applicazione nel campo strutturale, determinata da una serie di fattori:
resistenza, durabilit, caratteristiche siche, saldabilit, formabilit e disponibilit della
lega nella particolare forma richiesta. Di seguito, data descrizione delle leghe da
fonderia e di quelle da lavorazione plastica, tenendo separate le leghe trattabili termica-
mente e le leghe non trattabili termicamente.
(2) Le propriet e le caratteristiche di queste leghe possono essere confrontate, in termini
generali, nel prospetto B.1, per le leghe di alluminio da lavorazione plastica, e nel
prospetto B.2, per le leghe da fonderia. Le propriet e le caratteristiche possono variare
con la tempra della lega.
(3) Quando si devono realizzare collegamenti tra parti di alluminio e parti realizzate con
metalli differenti, riguardo le misure protettive da adottare per evitare la corrosione
galvanica, ci si dovrebbe avvalere della consulenza di uno specialista.
B.2 Prodotti da lavorazione plastica
B.2.1 Leghe da lavorazione plastica trattabili termicamente
(1) Tra le leghe della serie 6xxx, le leghe idonee per le applicazioni strutturali sono le:
EN AW-6082, EN AW-6061, EN AW-6005A, EN AW-6060, ed EN AW-6063. Le leghe
EN AW-6082, EN AW-6061, EN AW-6005A, EN AW-6060 e EN AW-6063 hanno tutte
classe di durabilit B. Tra le leghe delle serie 7xxx, la lega EN AW-7020 idonea per appli-
cazioni strutturali generali ed ha una classe di durabilit C.
B.2.1.1 Leghe EN AW-6082 e EN AW-6061
(1) Tra le leghe trattabili termicamente, la EN AW-6082 una delle pi frequentemente
utilizzate, e spesso, in molti Paesi, essa la principale lega di tipo strutturale sia per
costruzioni saldate che per quelle non saldate. Si tratta di una lega ad alta resistenza,
disponibile nella maggior parte delle forme: estrusi pieni e cavi, piatti, lamiere, tubi e
prodotti fucinati, e viene sempre pi frequentemente impiegata per la realizzazione di
componenti esposti allambiente marino. Anche la EN AW-6061 una lega da trattamento
termico ampiamente utilizzata per le costruzioni saldate e non, disponibile sotto forma di
tubi e di estrusi pieni e cavi. Entrambe le leghe sono generalmente utilizzate in condizione
di completo trattamento termico, assumendo rispettivamente le denominazioni di
EN AW-6082-T6 e di EN AW-6061-T6.
(2) La scelta di tali leghe quale materiale strutturale da ricercarsi in una favorevole
combinazione delle propriet: elevata resistenza meccanica dovuta allesecuzione dei
trattamenti termici, buona resistenza alla corrosione, buona saldabilit, sia nel caso di
saldature tipo MIG che di saldature tipo TIG, buona formabilit, se adoperate nella tempra
T4, e buone propriet per la lavorazione alla macchina utensile. Si deve prestare atten-
zione nel portare in conto le perdite di resistenza nelle zone termicamente alterate (HAZ)
dei collegamenti saldati. La perdita di resistenza pu essere parzialmente recuperata
mediante linvecchiamento naturale post-saldatura. Nel caso in cui queste leghe vengano
utilizzate sotto forma di estrusi, generalmente, si tende a realizzare forme meno
complesse e di maggiore spessore rispetto a quelle che invece si realizzano con le altre
leghe delle serie 6xxx. La AW-6082 una lega comunemente adoperata per gli estrusi, i
piatti e le lamiere provenienti da magazzino. Tale lega pu essere chiodata utilizzando
leghe EN AW-6082, EN AW-5056A o EN AW-5086 nello stato O od anche in uno stato pi
duro; i metalli dapporto da utilizzare per le saldature sono specicati nel prEN 1011-4.
UNI Pagina 151 UNI ENV 1999-1-1:2002
B.2.1.2 Leghe EN AW-6005A
(1) La lega EN AW-6005A, che risulta raccomandabile anche per le applicazioni strut-
turali, disponibile solo nella forma di estrusi e combina resistenze meccaniche medie
con la possibilit di essere estrusa in forme pi complesse di quelle ottenibili con le leghe
EN AW-6082 o EN AW-6061. Ci risulta valido, in particolare, per le sezioni cave in parete
sottile. Come per le EN AW-6082 ed EN AW-6061, anche queste leghe sono facilmente
saldabili con i processi di tipo TIG e MIG, incorrendo, nelle HAZ dei collegamenti saldati,
in perdite di resistenza della stessa entit. I metalli dapporto da adoperare per la
saldatura di queste leghe sono specicati nel prEN 1011-4.
(2) La resistenza alla corrosione di componenti saldate e non saldate simile a quella
esibita dalla lega EN AW-6082, o anche migliore. Le propriet di lavorabilit alla macchina
utensile sono simili a quelle proprie della lega EN AW-6082.
prospetto B.1 Confronto tra le caratteristiche generali e tra le altre propriet per le leghe per uso strutturale
Lega CEN
N
Disponibilit di tempra e forma
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

m
e
c
c
a
n
i
c
a
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

a
l
l
a

c
o
r
r
o
s
i
o
n
e
F
o
r
m
a
b
i
l
i
t

L
a
v
o
r
a
b
i
l
i
t


a
l
l
a

m
a
c
c
h
i
n
a

u
t
e
n
s
i
l
e
S
a
l
d
a
b
i
l
i
t

D
e
c
o
r
a
t
i
v
i
t


d
e
i

r
i
v
e
s
t
i
m
e
n
t
i

a
n
o
d
i
c
i

d
u
r
i
L
a
m
i
e
r
e
,

n
a
s
t
r
i
,

e

p
i
a
t
t
i
Prodotti estrusi
P
r
o
d
o
t
t
i

t
r
a

l
a
t
i

a

f
r
e
d
d
o
P
r
o
d
o
t
t
i

f
u
c
i
n
a
t
i
T
u
b
i

s
a
l
d
a
t
i

e
l
e
t
t
r
i
c
a
m
e
n
t
e
Barre/
tondi
Tubi Proli Tubi
EN AW-3103 0 - - - - - 0 II/IV I I/II III/IV I II
EN AW-5083 0 0 0 x 0 0 - I/II I II/IV II/III I I/II
EN AW-5052 0 - - - - - - II/III I I/III II/IV I I/II
EN AW-5454 0 - - - - - - II/III I I/III II/IV I I/II
EN AW-5754 0 - - - - 0 - II/III I II/IV II/III I I/II
EN AW-6060 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II/III I I
EN AW-6061 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II I I/II
EN AW-6063 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II/III I I/II
EN AW-6005A - - - 0 - - - II II III II I I
EN AW-6082 0 0 0 0 0 0 - I/II II II/III II I II
EN AW-7020 0 0 0 x 0 - - I III III II I II
Legenda
0 Disponibile in una variet di tempre, le propriet si riferiscono per lintera variet.
- Generalmente non disponibile.
x Solo sezioni semplici.
I Eccellente.
II Buono.
III Discreto.
IV Scarso.
Nota Queste indicazioni sono solo di massima; ciascuna classicazione si pu applicare soltanto alla colonna alla quale
si riferisce e pu differire a seconda della tempra.
UNI Pagina 152 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto B.2 Confronto tra le caratteristiche delle leghe da fonderia e altre propriet generali
B.2.1.3 Leghe EN AW-6060 e EN AW-6063
(1) Le leghe EN AW-6060 e EN AW-6063 sono raccomandate per le applicazioni di tipo
strutturale e risultano disponibili solo sotto forma di estrusi e di tralati a freddo. Esse sono
usate quando la resistenza meccanica non di primaria importanza e si disposti ad
accettare un aspetto estetico non eccellente; daltro canto, esse offrono buona durabilit
e la possibilit di un buon grado di nitura della supercie, oltre che la possibilit di essere
estruse con forme complesse ed in parete sottile. Queste leghe sono particolarmente
adatte per i processi di anodizzazione e per i processi di nitura similari. Come per altre
leghe della serie 6xxx, esse sono facilmente saldabili con i procedimenti sia MIG che TIG,
ed esibiscono perdite di resistenza meccanica nelle HAZ dei collegamenti saldati. I metalli
di apporto da utilizzare per le saldature di queste leghe sono specicati nel prEN 1011-4.
B.2.1.4 Leghe EN AW-7020
(1) Le leghe EN AW-7020 sono raccomandate per le applicazioni strutturali sia di tipo
saldato che non saldato. Si tratta di una lega ad alta resistenza, disponibile sotto forma di
estrusi sia pieni che cavi, piatti, lamiere, tubi. Questa lega non facilmente estrudibile in
forme complesse, come accade invece per le leghe delle serie 6xxx, e non immediata-
mente disponibile. Viene utilizzata generalmente in condizione di trattamento termico
completo EN AW-7020-T6. Essa possiede una resistenza post-saldatura migliore rispetto
a quella esibita dalla serie 6xxx, grazie alle sue naturali propriet di invecchiamento.
Questa lega, cos come le altre della serie 7xxx, comunque sensibile alle condizioni
ambientali e pu dare luogo o meno a prestazioni soddisfacenti in funzione della corret-
tezza dei metodi di lavorazione e fabbricazione che sono stati adoperati, oltre che del
controllo della composizione e delle propriet meccaniche. In virt della suscettibilit alla
corrosione per esfoliazione, la lega nella tempra T4 dovrebbe essere utilizzata soltanto in
fase di costruzione, ammesso che la struttura possa essere sottoposta a trattamento di
invecchiamento articiale una volta completata. Quando non si esegue alcun trattamento
termico dopo la saldatura, necessario vericare se il caso di proteggere le HAZ,
facendo riferimento alle condizioni denite in 3.4.3.1. Se il materiale nello stato T6 risulta
sottoposto ad una qualsiasi operazione che induca lavorazione a freddo, quale essione,
taglio, punzonamento ecc., esso pu essere suscettibile alla formazione di incrinature per
tenso-corrosione. Risulta pertanto essenziale che, per quanto riguarda luso che si
intende fare della lega e le sue probabili condizioni di esercizio, vi sia collaborazione
diretta tra il progettista ed il produttore.
Lega da
fonderia
Tipo di colata Colabilit Resistenza
meccanica
Lavorabilit alla
macchina
utensile
Resistenza
alla
corrosione
Decorativit
del
rivestimento
anodico
Saldabilit
Designazione In
sabbia
In
conchiglia
In
pressione
Fluidit Resistenza
alle cricche
a caldo
Pressione
di tenuta
di
fusione
dopo
HT
EN AC-42100 II I II II - II II IV II
EN AC-42200 II I II II - II II IV II
EN AC-43200 I I II III III II III V II
EN AC-44100 I I I IV IV - II/III V I
EN AC-51300 III IV IV IV I - I I II
Legenda
I Eccellente.
II Buono.
III Discreto.
IV Scarso.
V Non raccomandabile.
Indica il metodo di fusione pi comunemente adoperato per ciascuna lega.
Nota 1 Queste indicazioni sono solo di massima e ciascuna classicazione si pu applicare soltanto nella colonna alla quale si riferisce.
Nota 2 Le propriet variano con le condizioni della colata.
UNI Pagina 153 UNI ENV 1999-1-1:2002
B.2.2 Leghe da lavorazione plastica non trattabili termicamente
(1) Tra le leghe delle serie 5xxx, le leghe EN AW-5052, EN AW-5454, EN AW-5754,
EN AW-5083 sono quelle raccomandate per le applicazioni di tipo strutturale; esse
presentano tutte classe di durabilit I. Unaltra lega non trattabile termicamente utilizzata
per le applicazioni di tipo strutturale, nei casi in cui si manifestano stati tensionali ridotti,
la EN AW-3103, anchessa con classe di durabilit I.
B.2.2.1 EN AW-5052, EN AW-5454, EN AW-5754
(1) Le leghe EN AW-5052, EN AW-5454 ed EN AW-5754 sono adatte per gli elementi
strutturali, collegati mediante dispositivi meccanici oppure saldatura, soggetti a stati
tensionali ridotti. Tali leghe sono duttili nello stato ricotto, ma perdono rapidamente tale
caratteristica in seguito alla lavorazione a freddo. Esse risultano facilmente saldabili
mediante i processi MIG e TIG, utilizzando i metalli dapporto specicati nel prEN 1011-4,
ed offrono unottima resistenza nei confronti degli attacchi corrosivi, specialmente in
ambiente marino. Sono principalmente disponibili sotto forma di prodotti laminati, in
quanto il loro ridotto contenuto di magnesio consente la realizzazione di estrusi pieni
soltanto in forme semplici.
(2) Le leghe possono essere facilmente lavorate alla macchina utensile nelle tempre pi
dure. La EN AW-5754 la lega pi resistente tra quelle della serie 5xxx, essendo pratica-
mente immune alla corrosione intergranulare ed alla tenso-corrosione.
B.2.2.2 EN AW-5083
(1) La EN AW-5083 la pi resistente tra le leghe per uso strutturale non trattabili termi-
camente generalmente disponibili in commercio, incluse le applicazioni marine, in quanto
possiede una buona saldabilit ed unottima resistenza alla corrosione in ambiente
marino.
una lega duttile nello stato non incrudito, con buone propriet di formabilit, ma perde la
sua duttilit in seguito alle lavorazioni a freddo, sicch pu divenire dura, con bassi valori
della duttilit.
(2) Comunque questa lega pu, in tutti gli stati, e specialmente negli stati H32 e H34(HX),
essere suscettibile di corrosione intergranulare, che in certe condizioni, e per carichi
elevati, pu dare luogo a frattura per tenso-corrosione. Allo scopo di minimizzare questo
effetto, sono state sviluppate tempre speciali come la H116. Nonostante ci, luso di
questa lega non raccomandabile quando il materiale debba essere assoggettato ad
unulteriore rilevante lavorazione a freddo e/o quando la temperatura di servizio prevista
sia maggiore di 65 C. In tali casi dovrebbe essere scelta la lega EN AW-5754.
(3) Per, quando vi sia una particolare richiesta per la scelta di una combinazione
lega/tempra che pu risultare suscettibile di formazione di incrinature per tenso-corro-
sione in virt delle sue condizioni di servizio, quando concordato tra produttore ed acqui-
rente e stabilito al momento della commessa, tale lega dovrebbe essere sottoposta ad
una prova di tenso-corrosione da condurre secondo procedure da denirsi.
(4) La lega EN AW-5083 facilmente saldabile sia con il processo MIG che TIG, utiliz-
zando i metalli dapporto specicati nel prEN 1011-4, ma deve essere tenuto presente che
quando i metalli incruditi vengono saldati, le loro propriet meccaniche in corrispondenza
delle HAZ ritornano ai valori che avevano nello stato ricotto. Questa lega disponibile
sotto forma di piatti, lamiere, tubi tralati, fucinati. A causa dellelevato contenuto di
magnesio particolarmente difcile da estrudere in sezioni cave o di forma complessa,
sicch il suo impiego limitato a sezioni estruse piene e di forma semplice. Essa
possiede buone propriet di lavorabilit alla macchina utensile in tutte le tempre. Per le
chiodature si suggerisce la lega EN AW-5754-0 o H32.
B.2.2.3 EN AW-3103
(1) La lega EN AW-3103 disponibile soltanto sotto forma di lamiere e di piatti. Essa
leggermente pi resistente meccanicamente e pi dura dellalluminio "commercialmente
puro", dotata di elevata duttilit, saldabilit e buona resistenza alla corrosione.
UNI Pagina 154 UNI ENV 1999-1-1:2002
B.3 Prodotti da fonderia
(1) Per le applicazioni strutturali si raccomandano cinque leghe da fonderia: tre leghe
trattabili termicamente: EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200; e due leghe non
trattabili termicamente: EN AC-44100 ed EN AC-51400. Tali leghe sono di seguito
descritte. Tutte e cinque possono essere saldate utilizzando i metalli dapporto specicati
nel prEN 1011-4, ma alcune combinazioni di leghe ottenute da prodotti di fonderia e da
lavorazione plastica non sono raccomandate, a causa della formazione di interclusioni
metalliche di tipo fragile.
(2) Le regole di progetto specicate nella parte 1.1 non si applicano ai prodotti di fonderia.
Le leghe da fonderia indicate in seguito dovrebbero essere usate per le strutture portanti
solo dopo che, sia le opportune prove sia le procedure che si intendono predisporre per il
controllo di qualit nella produzione dei prodotti fusi, siano state sottoposte allapprova-
zione del progettista.
B.3.1 Leghe da fonderia trattabili termicamente EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200
(1) Le EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200 sono tutte leghe del sistema
Al-Si-Mg e sono sensibili ai trattamenti termici. Esse sono tutte adatte per colate in sabbia
o in conchiglia, ma non sono generalmente utilizzate per pressofusione, a meno che non
si adoperino metodi avanzati di fusione. La resistenza pi elevata si raggiunge con la lega
EN AC-42200-T6, ma con un valore di duttilit minore rispetto a quello offerto dalla lega
EN AC-42100.
(2) La lega EN AC-43200 esibisce la migliore colabilit di fonderia, con discreta resistenza
alla corrosione, buona lavorabilit alla macchina utensile e saldabilit. La colabilit di
fonderia delle leghe EN AC-42100 ed EN AC-42200 buona, con buona resistenza alla
corrosione, lavorabilit alla macchina utensile e saldabilit.
B.3.2 Leghe da fonderia non trattabili termicamente EN AC-44100, EN AC-51300
(1) Le leghe EN AC-44100 ed EN AC-51300 sono adatte per le colate in sabbia o in
conchiglia, ma non sono raccomandate per la pressofusione. La lega EN AC-44100
possiede uneccellente colabilit di fonderia, mentre la lega EN AC-51300 possiede una
discreta colabilit ed adatta solo per le forme pi semplici. La lega EN AC-51300
quella con la resistenza meccanica pi elevata, con uneccellente resistenza alla corro-
sione e risulta lavorabile alla macchina utensile. La lega EN AC-44100 ha una migliore
saldabilit rispetto alla EN AC-51300. La lega EN AC-51300 pu essere anodizzata in
modo decorativo.
UNI Pagina 155 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE C CALCOLO DELLE FORZE E DEI MOMENTI INTERNI
(informativa)
C.1 Analisi globale
(1) In una struttura isostatica, le forze dei momenti interni dovrebbero essere determinate
con i metodi della statica.
(2) In una struttura iperstatica, le forze dei momenti interni possono in generale essere
determinate usando in alternativa:
a) analisi globale elastica (lineare o non lineare);
b) analisi globale plastica (con o senza incrudimento).
(3) Lanalisi globale elastica pu essere utilizzata in tutti i casi.
(4) Lanalisi globale plastica pu essere usata solo quando le sezioni trasversali della
membratura soddisfano i requisiti specicati per la classe 1, indicati in 5.4. Le sezioni
trasversali di classe 2, 3 e 4 non sono consentite. Per le sezioni di classe 1 si richiede
sempre il controllo della capacit di deformazione, in relazione alle richieste di duttilit
dello schema strutturale (vedere appendice D).
(5) Per maggiori dettagli sui metodi di analisi globale, vedere appendice D.
(6) Le ipotesi di progetto per i collegamenti dovrebbero soddisfare i requisiti specicati
in C.2.
C.1.2 Analisi globale elastica (lineare)
(1) Lanalisi globale elastica (in campo lineare) dovrebbe essere basata sullipotesi che la
relazione tensione-deformazione del materiale sia lineare, quale che sia il livello
tensionale [gura C.1a)].
(2) Questa assunzione pu essere mantenuta per entrambi i tipi di analisi elastica, del
primo e del secondo ordine (vedere C.1.6), anche quando la resistenza della sezione
trasversale sia stabilita in base alla sua resistenza oltre il limite elastico.
(3) Impiegando unanalisi elastica del primo ordine, i valori dei momenti ettenti elastici
possono essere ridistribuiti modicando i valori del momento in ciascuna membratura no
al 15% del momento elastico di picco presente in quella membratura, a condizione che:
a) le forze dei momenti interni e i momenti nella struttura rimangano in equilibrio con i
carichi applicati;
b) tutte le membrature nelle quali i momenti vengono ridotti abbiano le sezioni trasversali
appartenenti alla classe 1 o alla classe 2 (vedere 5.4).
C.1.3 Analisi globale elastica (non lineare)
(1) Lanalisi globale elastica (in campo non lineare) dovrebbe essere basata sullipotesi
che la relazione tensione-deformazione del materiale sia non lineare. Il valore del modulo
tangente istantaneo dipende dal livello di tensione [gura C.1b)].
(2) Questa assunzione pu essere mantenuta per entrambi i tipi di analisi elastica, del
primo e del secondo ordine (vedere C.1.6), anche quando la resistenza della sezione
trasversale sia stabilita in base alla sua resistenza oltre il limite elastico.
(3) La caratterizzazione della legge tensione-deformazione del materiale dovrebbe tener
conto delleffettivo comportamento non lineare della lega. Tale comportamento pu
essere schematizzato sulla base dei modelli forniti nellappendice E.
UNI Pagina 156 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura C.1 Modelli comportamentali del materiale per lanalisi globale elastica
Legenda
a) Elastico lineare
b) Elastico non lineare
C.1.4 Analisi globale plastica (senza incrudimento)
(1) Lanalisi globale plastica (trascurando gli effetti dellincrudimento) pu essere condotta
assumendo per il materiale uno dei seguenti modelli comportamentali:
- Rigido-Perfettamente plastico [gura C.2 a)];
- Elastico-Perfettamente plastico [gura C.2 b)];
- Inelastico-Perfettamente plastico [gura C.2 c)].
gura C.2 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica senza incrudimento
Legenda
a) Rigido-plastico
b) Elasto-plastico
c) Inelasto-plastico
(2) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Rigido-Perfettamente plastico", le defor-
mazioni elastiche delle sezioni trasversali, delle membrature e delle fondazioni possono
essere trascurate. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corri-
spondenza delle cerniere plastiche.
(3) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Elastico-Perfettamente plastico", il
comportamento delle sezioni trasversali rimane elastico nch non viene raggiunta la
tensione limite di elasticit nelle bre maggiormente sollecitate. La transizione al campo
plastico pi o meno graduale in relazione sia alla condizione di carico che alla forma
della sezione trasversale. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in
corrispondenza delle cerniere plastiche.
(4) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Inelasto-plastico", viene considerato
leffettivo comportamento elastico non lineare sia del materiale che della sezione
trasversale nella valutazione delle deformazioni che hanno luogo in unassegnata
membratura, prima della formazione della cerniera plastica. Le sezioni trasversali
rimangono interamente elastiche nch la tensione nelle bre maggiormente sollecitate
UNI Pagina 157 UNI ENV 1999-1-1:2002
non raggiunge il limite elastico. Se le azioni interne continuano a crescere, la sezione
entra gradualmente in campo inelastico, nch non viene raggiunta la resistenza di piena
plasticizzazione.
C.1.5 Analisi globale plastica (con incrudimento)
(1) Lanalisi globale plastica che tiene conto degli effetti dellincrudimento pu essere
eseguita assumendo per il materiale uno dei seguenti modelli comportamentali:
- Rigido-Incrudente [gura C.3 a)];
- Elastico-Incrudente [gura C.3 b)];
- Genericamente inelastico [gura C.3 c)].
gura C.3 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica con incrudimento
Legenda
a) Rigido-incrudente
b) Elastico-incrudente
c) Genericamente inelastico
(2) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Rigido-incrudente", le deformazioni
elastiche delle membrature, delle sezioni trasversali e delle fondazioni possono essere
trascurate. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corrispondenza
delle cerniere plastiche. La resistenza nelle cerniere plastiche continua a crescere, anche
dopo che stata raggiunta la resistenza plastica. Lanalisi si arresta quando viene
raggiunto un assegnato valore limite della resistenza o della deformazione.
(3) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Elastico-incrudente", il comportamento
della sezione trasversale rimane elastico nch non viene raggiunta la tensione limite di
elasticit nelle bre maggiormente sollecitate. La resistenza nelle cerniere plastiche
continua ad aumentare, anche dopo che sia stata raggiunta la resistenza limite elastica,
senza attingere la resistenza plastica ultima. La transizione al campo plastico pi o
meno graduale in relazione sia alle condizioni di carico che alla forma della sezione
trasversale. Lanalisi si arresta quando viene raggiunto un valore limite della resistenza o
della deformazione. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corri-
spondenza delle cerniere plastiche.
(4) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Genericamente inelastico", sia il
materiale che le sezioni vengono schematizzate rispettivamente mediante le loro effettive
relazioni tensione-deformazione e forza generalizzata-spostamento generalizzato. La
transizione dal campo elastico a quello plastico graduale ed il raggiungimento di uno
stato limite ultimo denito in funzione di un assegnato valore limite della resistenza o
della deformazione.
C.1.6 Effetti delle deformazioni
(1) In generale, le sollecitazioni interne possono essere determinate utilizzando alternati-
vamente:
a) una teoria del primo ordine, usando la geometria iniziale della struttura;
b) una teoria del secondo ordine, tenendo in considerazione linuenza delle deforma-
zioni della struttura.
UNI Pagina 158 UNI ENV 1999-1-1:2002
(2) Per lanalisi globale, si pu adottare la teoria del primo ordine nei seguenti casi:
a) strutture a nodi ssi;
b) metodi di progettazione che indirettamente portino in conto gli effetti del secondo
ordine.
(3) La teoria del secondo ordine pu essere impiegata per lanalisi globale in tutti i casi,
eccetto quando si utilizzi unanalisi basata su una modellazione rigido-perfettamente
plastica o rigido-incrudente relativamente al comportamento delle sezioni trasversali.
C.1.7 Valutazione della relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali
(1) La scelta della relazione forza-spostamento generalizzata da utilizzarsi nellanalisi
dovrebbe essere coerente con le ipotesi formulate riguardo al comportamento del
materiale (vedere appendice D).
(2) Se si assume per il materiale un comportamento perfettamente plastico, per le sezioni
trasversali possono essere assunte le seguenti relazioni forza (F ) - spostamento (D)
generalizzate, in funzione della forma e delle propriet meccaniche della sezione:
a) Elastico-perfettamente plastico [gura C.4 a)];
b) Inelastico-perfettamente plastico [gura C.4 b)].
(3) Se si assume per il materiale un comportamento incrudente, per le sezioni trasversali
possono essere assunte le seguenti relazioni forza-spostamento generalizzate, in
funzione della forma e delle propriet meccaniche della sezione:
c) Elastico-incrudente [gura C.4 c)];
d) Genericamente inelastica [gura C.4 d)].
gura C.4 Relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali
Legenda
a) Elasto-plastico
b) Inelasto-plastico
c) Elastico-incrudente
d) Genericamente inelastica
C.2 Ipotesi di progetto
C.2.1 Basi
(1) Le ipotesi formulate nellanalisi globale della struttura dovrebbero essere coerenti con
il tipo di comportamento dei collegamenti (vedere 6.4).
(2) Le ipotesi formulate nel progetto delle membrature dovrebbero essere coerenti con il
(oppure conservative in relazione al) metodo utilizzato per lanalisi globale e con il
comportamento dei collegamenti.
(3) I requisiti per i vari tipi di collegamenti sono forniti in 6.4.
(4) Il prospetto 6.4.1 indica il tipo di collegamento richiesto per i diversi tipi di intelaiature,
in relazione al metodo di analisi globale adoperato.
UNI Pagina 159 UNI ENV 1999-1-1:2002
(5) Quando si calcola il carico critico elastico per il collasso di un telaio a nodi spostabili,
indipendentemente dal metodo di analisi, elastico o plastico, utilizzato per lanalisi globale
della struttura, si dovrebbe tener conto delle effettive rigidezze dei collegamenti.
(6) Quando si calcolano i carichi critici elastici o le lunghezze di libera inessione di una
membratura, possibile assumere come valore della rigidezza effettiva del collegamento
il suo valore iniziale.
C.2.2 Intelaiature semplici
(1) Si assume che nelle intelaiature semplici i collegamenti tra le membrature non
trasmettano momenti. Nellanalisi globale, si pu assumere che le membrature siano
effettivamente incernierate agli estremi.
(2) I collegamenti dovrebbero soddisfare i requisiti relativi ai collegamenti idealmente
assimilabili ad una cerniera (vedere 6.4.4.1).
C.2.3 Intelaiature continue
(1) Lanalisi elastica (lineare o non lineare) dovrebbe essere basata sullipotesi di perfetta
continuit, con collegamenti rigidi che soddisno i requisiti specicati in 6.4.4.
(2) Lanalisi rigido-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sullipotesi
di perfetta continuit, con collegamenti a completo ripristino di resistenza che soddisno i
requisiti specicati in 6.4.4.
(3) Lanalisi elastico-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata
sullipotesi di perfetta continuit, con collegamenti rigidi a completo ripristino di resistenza
che soddisno i requisiti specicati in 6.4.4.
(4) Lanalisi inelastica (con o senza soglia di snervamento) dovrebbe essere basata
sullipotesi di perfetta continuit, con collegamenti rigidi a completo ripristino di resistenza
che soddisno i requisiti specicati in 6.4.4.
C.2.4 Intelaiature semi - continue
(1) Lanalisi elastica (lineare o non lineare) dovrebbe essere basata su relazioni di
progetto del tipo forza-spostamento o momento-rotazione, prevedibili, per i collegamenti
utilizzati, in maniera attendibile.
(2) Lanalisi rigido-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sul
momento resistente di progetto dei collegamenti che hanno dimostrato di possedere
unadeguata capacit rotazionale, vedere appendice D.
(3) Lanalisi elastico-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sulle
relazioni di progetto forza-spostamento o momento-rotazione dei collegamenti,
vedere 6.4.4.
(4) Lanalisi inelastica (con o senza soglia di snervamento) dovrebbe essere basata sulle
relazioni di progetto forza-spostamento o momento-rotazione dei collegamenti,
vedere 6.4.4.
C.3 Sistema strutturale
C.3.1 Strutture
(1) Il tipo di analisi globale dipende dal tipo di struttura, come di seguito indicato:
a) Elementi strutturali semplici:
Le travi a campata unica e le membrature singole tese o compresse sono isostatiche.
I telai a maglie triangolari possono essere isostatici o iperstatici.
b) Travi continue e telai a nodi ssi:
Per le travi continue e per i telai nei quali gli effetti degli spostamenti laterali risultino
trascurabili o siano eliminati con sistemi adeguati (vedere C.5), si dovrebbero
prendere in considerazione appropriate distribuzioni dei carichi variabili, al ne di
determinare le combinazioni pi gravose delle sollecitazioni per le veriche di
resistenza delle singole membrature e dei collegamenti.
UNI Pagina 160 UNI ENV 1999-1-1:2002
c) Telai a nodi spostabili:
I telai a nodi spostabili (vedere C.5) dovrebbero essere analizzati per quelle combina-
zioni dei carichi variabili che risultino pi gravose ai ni dei meccanismi di collasso per
instabilit. Inoltre, i telai a nodi spostabili dovrebbero essere anche vericati per la
condizione a nodi ssi, secondo quanto specicato in (b).
(2) Nellanalisi globale di tutti i telai, si dovrebbero includere gli effetti delle imperfezioni
laterali iniziali specicate in C.4.3 - e delle imperfezioni delle membrature, qualora neces-
sario, vedere C.4.2(4).
C.3.2 Sotto-strutture a telaio
(1) Per lanalisi globale, la struttura pu essere suddivisa in un certo numero di sotto-
strutture a telaio, a condizione che:
- linterazione strutturale fra le sotto-strutture a telaio sia modellata in modo attendibile;
- la congurazione delle sotto-strutture a telaio sia appropriata per il sistema strutturale
in oggetto;
- siano tenuti in considerazione i possibili effetti sfavorevoli dovuti alla interazione fra le
sotto-strutture a telaio.
C.3.3 Rigidezza delle fondazioni
(1) Dovrebbe essere tenuta in considerazione la deformabilit delle fondazioni, alle quali
le colonne sono rigidamente collegate e, in tutti i metodi di analisi globale diversi dal
metodo rigido-plastico, dovrebbero essere adottati valori appropriati della rigidezza
rotazionale.
(2) Qualora siano effettivamente impiegati sistemi a perno o oscillanti, si dovrebbe
assumere una rigidezza rotazionale della fondazione pari a zero.
(3) Al ne di rappresentare leffettiva natura semirigida di fondazioni nominalmente incer-
nierate, si possono anche adottare appropriati valori della rigidezza rotazionale.
C.4 Imperfezioni
C.4.1 Basi
(1) Nei calcoli dovrebbero essere introdotti adeguati margini che siano in grado di coprire
gli effetti delle imperfezioni reali, incluse le tensioni residue e le imperfezioni geometriche,
quali la mancanza di verticalit, la mancanza di rettilineit, la mancanza di accoppia-
mento e le inevitabili eccentricit secondarie presenti nei collegamenti reali.
(2) Si possono utilizzare adeguate imperfezioni geometriche equivalenti, i cui valori
rispecchino i possibili effetti di tutti i tipi di imperfezione.
(3) Gli effetti delle imperfezioni si dovrebbero considerare nei seguenti casi:
a) analisi globale;
b) analisi dei sistemi di controvento;
c) calcolo delle membrature.
C.4.2 Modalit di applicazione
(1) Le imperfezioni dovrebbero essere tenute in considerazione nellanalisi inserendo
delle opportune quantit addizionali, che comprendano le imperfezioni del telaio, le imper-
fezioni delle membrature e le imperfezioni per lanalisi dei sistema di controvento.
(2) Gli effetti delle imperfezioni del telaio specicati in C.4.3 dovrebbero essere inclusi
nellanalisi globale della struttura. Le forze ed i momenti che risultano dal calcolo
dovrebbero essere successivamente utilizzati nel calcolo delle membrature.
(3) Gli effetti delle imperfezioni specicati in C.4.4 dovrebbero essere considerati
nellanalisi del sistema di controvento. Le forze che risultano dal calcolo dovrebbero
essere successivamente utilizzate nel calcolo delle membrature.
UNI Pagina 161 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Gli effetti delle imperfezioni delle membrature (vedere C.4.5) possono essere
trascurati nellanalisi globale, ad eccezione dei telai a nodi spostabili (vedere C.5.2) nel
caso di membrature soggette a forze di compressione assiale, che abbiano collegamenti
resistenti a momento e per le quali:
(C.1)
dove:
N
Ed
il valore di progetto della forza di compressione;
la snellezza nel piano adimensionalizzata (vedere 5.8.4), calcolata adottando
una lunghezza di libera inessione pari allinterpiano.
C.4.3 Imperfezioni strutturali per lanalisi globale
(1) Nellanalisi dei telai, gli effetti delle imperfezioni dovrebbero essere considerati attra-
verso unimperfezione geometrica equivalente, assegnata sotto forma di unimperfezione
laterale iniziale determinata attraverso la relazione (vedere gura C.5):
= k
c
k
s

o
(C.2)
dove:

o
= 1/200;
ma k
c
1,0;
ma k
s
1,0.
dove:
n
c
il numero delle colonne per piano;
n
s
il numero di piani.
(2) Nella valutazione di n
c
, si dovrebbero considerare solo le colonne soggette ad un
carico verticale N
Ed
pari ad almeno il 50% del valore medio del carico verticale agente
sulle colonne del piano considerato.
(3) Nella valutazione di n
c
, si dovrebbero escludere le colonne che non si estendono attra-
verso tutti i piani considerati nel computo di n
s
. Nella determinazione di n
s
, si dovrebbero
escludere quei livelli di impalcato o di copertura che non risultano collegati a tutte le
colonne conteggiate in n
c
. Qualora pi di una combinazione di n
c
ed n
s
soddis queste
condizioni, ognuna di queste combinazioni pu essere utilizzata in sicurezza.
(4) Queste imperfezioni laterali iniziali si applicano in tutte le direzioni orizzontali, ma
necessario che siano considerate in una direzione per volta.
(5) Dovrebbero essere considerati anche i possibili effetti torsionali indotti sulla struttura
da spostamenti laterali non simmetrici, relativamente a due lati opposti.
(6) Limperfezione laterale iniziale pu essere sostituita attraverso un sistema equilibrato
di forze orizzontali equivalenti, vedere gura C.5.
(7) Nei telai costituiti da travi e colonne, queste forze orizzontali equivalenti dovrebbero
essere applicate a ciascun livello di impalcato o di copertura, e dovrebbero essere denite
in proporzione ai carichi verticali applicati alla struttura a ciascun determinato livello,
vedere gura C.6.
(8) Le reazioni orizzontali di ciascun supporto dovrebbero essere determinate utilizzando
limperfezione laterale iniziale e non le forze orizzontali equivalenti. In assenza di carichi
orizzontali effettivi, la reazione orizzontale netta risulta nulla.
0,5
A
fo
N
Ed
---------- >

k
c
0,5 1 n
c
+ =
k
s
0,5 1 n
s
+ =
UNI Pagina 162 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura C.5 Sostituzione delle imperfezioni laterali iniziali con forze orizzontali equivalenti
gura C.6 Forze orizzontali equivalenti
C.4.4 Imperfezioni per lanalisi dei sistemi di controvento
(1) Nellanalisi dei sistemi di controvento, ai quali richiesto di assicurare la stabilit
laterale lungo lo sviluppo delle travi o delle membrature compresse, dovrebbero essere
tenuti in considerazione gli effetti delle imperfezioni attraverso unimperfezione geome-
trica equivalente delle membrature da vincolare, assunta sotto forma di unimperfezione di
freccia iniziale:
(C.3)
dove:
L la luce del sistema di controvento;
ma k
r
1,0;
in cui n
r
il numero di membrature da vincolare.
(2) Per comodit, limperfezione di freccia iniziale delle membrature vincolate dal sistema
di controvento pu essere sostituita dalla forza stabilizzante equivalente mostrata in
gura C.7.
(3) Qualora il sistema di controvento sia impiegato per stabilizzare una trave, si dovrebbe
ricavare la forza N indicata in gura C.7 mediante la relazione:
N = M/h (C.4)
e
o
k
r
L
500
---------- =
k
r
0,2 1 n
r
+ =
UNI Pagina 163 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:
M il momento massimo nella trave;
h laltezza totale della trave.
(4) In corrispondenza dei punti in cui le travi o le membrature compresse risultano discon-
tinue, si dovrebbe anche vericare che il sistema di controvento sia in grado di resistere
ad una forza locale addizionale pari a k
r
N/100, ad esso trasferita da ciascuna trave o
membratura compressa che risulta discontinua in quel punto, nonch che esso sia in
grado di trasmettere tale forza ai punti adiacenti, ai quali la trave o la membratura
compressa vincolata; vedere gura C.8.
(5) Nelleseguire la verica nei confronti di questa forza locale, dovrebbero includersi,
inoltre, le eventuali forze esterne agenti sul sistema di controvento. Per contro, possono
essere omesse le forze derivanti dallimperfezione indicata in (1).
gura C.7 Forza stabilizzante equivalente
Legenda
e
0
Imperfezione
q Forza stabilizzante equivalente per unit di lunghezza
La forza N assunta uniforme lungo la luce L del sistema di controvento. Nel caso in cui la forza non risulti uniforme,
lipotesi leggermente conservativa.
Per una membratura con vincolo semplice:
per
per
dove:

q
lo spostamento nel piano del sistema di controvento indotto da q pi gli eventuali carichi esterni.
= 500
q
r ma 0,2.
Per membrature aventi vincoli multipli:
per ;
per .
Sistema di controvento

q

L
2 500
--------------- : q
N
50L
---------- =

q
L
2 500
----------- > : q
N
60L
------- 1 + ( ) =

q

L
2 500
--------------- : q
N
60L
------- k
r
0,21 + ( ) =

q
L
2 500
----------- > : q
N
60L
------- k
r
+ ( ) =
UNI Pagina 164 UNI ENV 1999-1-1:2002
C.4.5 Imperfezioni delle membrature
(1) Generalmente, gli effetti delle imperfezioni sul calcolo delle membrature dovrebbero
essere incorporati utilizzando le curve di instabilit pertinenti cos come denite nel
presente Eurocodice.
gura C.8 Forze sul controvento in corrispondenza di discontinuit degli elementi compressi
C.5 Stabilit agli spostamenti laterali
C.5.1 Rigidezza agli spostamenti laterali
(1) Tutte le strutture dovrebbero possedere una sufciente rigidezza per limitare gli
spostamenti laterali. Ci pu essere assicurato mediante:
a) la rigidezza agli spostamenti laterali dei sistemi di controvento, che possono essere
costituiti da:
- telai a maglie triangolari;
- telai a nodi rigidi;
- pareti a taglio, nuclei e simili.
b) la rigidezza agli spostamenti laterali dei telai, che pu essere assicurata attraverso
uno o pi dei seguenti metodi:
- triangolazione;
- rigidezza dei collegamenti;
- colonne con schema a mensola.
(2) Si possono utilizzare collegamenti semirigidi, purch si sia in grado di dimostrare che
essi forniscono, con sufciente afdabilit, una rigidezza rotazionale che consenta di
soddisfare i requisiti di stabilit dei telai a nodi spostabili (vedere 6.4).
(3) I metodi di calcolo per i telai a nodi spostabili sono specicati nellappendice F.
Sistema di controvento
/ k
r

o
= 1/200
2N = k
r
N
Ed
/100
UNI Pagina 165 UNI ENV 1999-1-1:2002
C.5.2 Classicazione dei telai come a nodi spostabili e a nodi ssi
(1) Un telaio pu essere classicato a nodi ssi se risulta sufcientemente rigido nei
confronti delle forze orizzontali nel piano, cos da poter trascurare, con accettabile appros-
simazione, le sollecitazioni interne addizionali indotte dagli spostamenti orizzontali dei
nodi.
(2) Ogni altro telaio dovrebbe essere considerato a nodi spostabili, portando in conto, nel
suo progetto, gli effetti degli spostamenti orizzontali dei nodi.
(3) Per una determinata condizione di carico, un telaio pu essere considerato a nodi ssi,
se il rapporto rispetto al carico critico elastico V
Ed
/V
cr
di quella data condizione di carico
soddisfa il seguente criterio:
(C.5)
dove:
V
Ed
il valore di progetto del carico verticale totale;
V
cr
il suo valore critico elastico di instabilit.
(4) I telai piani costituiti da travi e colonne nelle strutture di edici con travi che collegano
tutte le colonne a ciascun livello di impalcato (vedere gura C.9) possono essere consi-
derati come telai a nodi ssi per una data condizione di carico se risulta soddisfatto il
criterio indicato di seguito. Quando si utilizza la teoria del primo ordine, gli spostamenti
orizzontali di ciascun piano, calcolati con riferimento ai carichi di progetto orizzontali e
verticali ed allimperfezione laterale iniziale (vedere C.4.3) applicata nella forma di forze
orizzontali equivalenti, dovrebbero soddisfare la condizione:
(C.6)
dove:
lo spostamento orizzontale alla sommit del piano rispetto alla parte inferiore
del piano;
h laltezza di interpiano;
H il taglio totale di piano, valutato in corrispondenza della parte inferiore del piano;
V la forza verticale totale, valutata in corrispondenza della parte inferiore del
piano.
gura C.9 Telaio di edicio con travi che collegano tutte le colonne a ciascun livello di impalcato
C.5.3 Classicazione dei telai come controventati e non controventati
(1) Un telaio pu essere classicato come controventato, se la sua resistenza agli sposta-
menti laterali assicurata da un sistema di controvento che risulti sufcientemente rigido
nei confronti dei carichi orizzontali nel piano, cos da assumere, con accettabile preci-
sione, che tutti i carichi orizzontali siano assorbiti dallo stesso sistema di controvento.
(2) Un telaio pu essere classicato come controventato, se il sistema di controvento
riduce i suoi spostamenti orizzontali di almeno l80%.
(3) Un telaio controventato pu essere trattato come telaio a nodi ssi.
V
Ed
V
cr
---------- 0,1

h
---
V
H
---- 0,1
UNI Pagina 166 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Nel calcolo del sistema di controvento, dovrebbero essere presi in considerazione gli
effetti delle imperfezioni laterali iniziali relative al telaio controventato (vedere C.4.3).
(5) Le imperfezioni laterali iniziali (o le forze orizzontali equivalenti, vedere C.4.3) pi le
eventuali forze orizzontali applicate al telaio controventato, possono essere considerate
agenti sul solo sistema di controvento.
(6) Il sistema di controvento dovrebbe essere progettato in modo da resistere:
- a qualunque carico orizzontale applicato ai telai che esso controventa;
- a qualunque carico orizzontale o verticale applicato direttamente al sistema di contro-
vento;
- agli effetti delle imperfezioni laterali iniziali (o alle forze orizzontali equivalenti)
derivanti dallo stesso sistema di controvento e da tutti i telai che esso controventa.
(7) Quando il sistema di controvento un telaio o una sotto-struttura a telaio, esso stesso
pu essere un telaio a nodi spostabili o a nodi ssi, vedere C.5.2.
(8) Nellapplicazione del criterio indicato in C.5.2(3) ad un telaio o sotto-struttura a telaio
avente le funzioni di sistema di controvento, si dovrebbe considerare anche il carico
verticale totale agente su tutti i telai che esso controventa.
(9) Nellapplicazione del criterio indicato in C.5.2(4) ad un telaio o sotto-struttura a telaio
avente le funzioni di sistema di controvento, si dovrebbe considerare anche il carico
orizzontale e verticale totale agente su tutti i telai che esso controventa, oltre allimperfe-
zione laterale iniziale, applicata sotto forma di forze orizzontali equivalenti, relativa allo
stesso sistema di controvento ed a tutti i telai che esso controventa.
UNI Pagina 167 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE D METODI DI ANALISI GLOBALE
(informativa)
D.1 Generalit
(1) Per la classicazione generale dei metodi di calcolo delle strutture, fare riferimento alla
Sezione 5.2.1.
(2) A seconda che il comportamento strutturale della membratura sia noto o meno, i
metodi di analisi si suddividono in:
a) metodi che operano sulla struttura considerata come un assemblaggio di membrature
strutturali semplici (travi, colonne, piastre, ecc.), il cui comportamento strutturale
individuale sia completamente noto;
b) metodi che richiedono che la struttura sia discretizzata in elementi niti, il cui compor-
tamento strutturale individuale sia denito attraverso adeguate modellazioni
numeriche.
(3) I metodi di analisi globale inquadrabili nellambito individuato al precedente punto a)
sono (vedere 5.2.1):
- Analisi elastica lineare;
- Analisi rigido-perfettamente plastica;
- Analisi elastico-perfettamente plastica;
- Analisi rigido-incrudente;
- Analisi elastico-incrudente.
(4) Tutti i metodi di analisi precedentemente elencati sono basati sullassemblaggio di
elementi semplici per i quali possibile esprimere la rigidezza o deformabilit nodale
mediante relazioni in forma chiusa.
(5) Si assume che le possibili deformazioni plastiche siano concentrate in corrispondenza
di singole sezioni (sezioni di estremit, sezioni caricate da forze concentrate, sezioni in cui
hanno luogo cambiamenti di sezione trasversale, ecc.) sotto forma di cerniere plastiche.
Nel tratto compreso tra due di queste sezioni, il comportamento rimane perfettamente
elastico. Per questo motivo, tutti i metodi di analisi elencati precedentemente, tranne
lanalisi elastica lineare, vengono indicati nel seguito come "metodi delle cerniere
plastiche". Per maggiori dettagli sullapplicazione di tali metodi, vedere sezione D.3.
(6) I metodi di analisi globale inquadrabili nellambito individuato al precedente punto b)
sono (vedere 5.2.1):
- Analisi elastica non lineare;
- Analisi inelastico-perfettamente plastica;
- Genericamente inelastica.
(7) Questi metodi permettono di considerare leffettivo comportamento inelastico della
struttura, con un grado di accuratezza crescente con il livello di discretizzazione. In parti-
colare, si pu assumere che lanalisi genericamente inelastica fornisca unattendibile
rappresentazione del comportamento strutturale, sia con riferimento alla capacit
portante che alla richiesta di duttilit (vedere la Sezione D.2).
(8) Qualunque sia il metodo di analisi adoperato, le ipotesi che si formulano sulla
relazione generalizzata forza-spostamento per la sezione trasversale devono essere
coerenti con il legame tensione-deformazione assunto per il materiale. Le possibili combi-
nazioni sono indicate nel prospetto D.1, relativamente alle sezioni soggette a carico
assiale e essione.
UNI Pagina 168 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto D.1 Relazioni tra i modelli comportamentali del materiale e della sezione
D.2 Valutazione delle richieste di duttilit
(1) Le prescrizioni fornite nella presente Sezione si applicano soltanto alle strutture le cui
membrature abbiano sezioni trasversali di Classe 1 (vedere appendice H), cio alle
strutture in cui il collasso ha luogo per il raggiungimento della deformazione ultima in un
certo numero di sezioni trasversali. Le seguenti regole non si applicano alle strutture le cui
membrature abbiano sezioni trasversali di Classe 2, 3 o 4, a meno che non si tenga speci-
camente conto degli effetti dei fenomeni di instabilit locale, ai ni della valutazione tanto
della capacit portante quanto della duttilit disponibile.
(2) La valutazione della duttilit richiesta in uno schema strutturale sotto le azioni di
progetto pu essere alternativamente:
a) Rigorosa,
b) Convenzionale;
a seconda che venga applicato alla struttura un sistema di spostamenti o un sistema di
forze.
(3) Se alla struttura viene imposto un sistema di spostamenti, la duttilit richiesta pu
essere valutata in maniera rigorosa, indipendentemente dalle capacit di resistenza della
struttura, come il valore massimo di un parametro di deformazione che la struttura deve
essere in grado di raggiungere sotto un assegnato processo di carico, nel quale un
generico parametro di spostamento viene assunto come variabile indipendente.
(4) Se la struttura viene caricata mediante lapplicazione di un sistema di forze crescenti
no al collasso, la duttilit richiesta risulterebbe teoricamente innita. Pertanto, deve
essere stabilita una denizione convenzionale; per una generica struttura formata da
elementi trave o aste, ci pu essere fatto mediante i seguenti criteri (vedere gura D.1):
a) La duttilit richiesta viene assunta pari alla rotazione richiesta dalla cerniera plastica
che sviluppa le maggiori rotazioni plastiche, valutata in corrispondenza del raggiungi-
mento del meccanismo di collasso. Si suppone che la struttura presenti zone
plastiche concentrate, utilizzando quale metodo di calcolo uno dei metodi delle
cerniere plastiche elencati nella precedente Sezione. Nel momento in cui si assume
che la cerniera plastica abbia una certa lunghezza, ritenuta opportuna, possibile
valutare anche la massima deformazione richiesta.
b) La duttilit richiesta denita come la rotazione richiesta dalla cerniera plastica che
sviluppa le maggiori rotazioni plastiche, valutata in corrispondenza del passo del
processo di carico per il quale la schematizzazione a cerniere plastiche concentrate
fornisce la stessa capacit portante prevista da un pi rafnato metodo di analisi,
analisi genericamente inelastica, operante su un modello discretizzato. Si suppone
che la struttura esibisca zone plastiche concentrate utilizzando quale metodo di
calcolo uno dei metodi delle cerniere plastiche elencati nella precedente sezione.
Legame costitutivo del materiale
(vedere Sezione 5.2.1)
Relazione generalizzata forza-spostamento
Sezioni compresse
(N - )
Sezioni inesse
(M -

)
Elastico lineare Elastico lineare Elastico lineare
Elastico non lineare Elastico non lineare Elastico non lineare
Rigido-plastico Rigido-plastico Rigido-plastico
Rigido-incrudente Rigido-incrudente Rigido-incrudente
Elasto-plastico Elasto-plastico Inelasto-plastico
Elasto-plastico (per
0
< 1,2)
Elasto-incrudente Elasto-incrudente Genericamente inelastico
Elasto-incrudente (per
0
< 1,2)
Inelasto-plastico Inelasto-plastico Inelasto-plastico
Genericamente inelastico Genericamente inelastico Genericamente inelastico
UNI Pagina 169 UNI ENV 1999-1-1:2002
c) La duttilit richiesta denita a priori in funzione della massima deformazione elastica
della lega. La corrispondente capacit portante pu essere ancora valutata adope-
rando uno dei "metodi delle cerniere plastiche", ma utilizzando un valore della
tensione convenzionale di snervamento opportunamente modicato, al ne di portare
in conto leffettivo comportamento della lega in termini di duttilit e di incrudimento
(vedere sezione D.3).
(5) I requisiti di duttilit menzionati in (4) devono risultare conformi con le caratteristiche di
deformazione delle leghe illustrate nellappendice A.
gura D.1 Valutazione convenzionale della duttilit richiesta
Legenda
Metodo di discretizzazione
Metodo delle cerniere plastiche
D.3 Applicazione dei metodi delle cerniere plastiche
(1) Si possono applicare i metodi delle cerniere plastiche a condizione che la duttilit
strutturale sia sufciente a garantire lo sviluppo completo dei meccanismi plastici.
(2) Come regola generale, quando uno dei metodi delle cerniere plastiche viene applicato
considerando il comportamento del materiale del tipo elasto-perfettamente plastico, la
richiesta di duttilit dello schema strutturale deve essere valutata in accordo con uno tra i
criteri indicati in D.2(4) a) e b), scegliendo quello che fornisce il massimo valore di duttilit
richiesta.
(3) Quando lapplicazione dei criteri di cui sopra conduce a valori di duttilit incompatibili
con le capacit di deformazione della lega, cos come quando si deve portare in conto il
comportamento incrudente della lega, i metodi delle cerniere plastiche possono essere
applicati assumendo la denizione di richiesta di duttilit fornita in (4) c) della sezione D.2.
In tal caso, si deve correggere il valore della tensione convenzionale di snervamento f
y
da
usare nellanalisi. In generale, f
y
viene posta nella forma:
f
y
= f
0,2
se f
0,2
f
t
/
M
f
y
f
t
/
M
se f
0,2
> f
t
/
M
dove:
un parametro numerico dipendente dal fattore di forma geometrico
0
e dalla
duttilit convenzionale disponibile del materiale;

M
il coefciente di sicurezza parziale del materiale.
UNI Pagina 170 UNI ENV 1999-1-1:2002
(4) Se si assume per il materiale un comportamento elastico-perfettamente plastico
oppure rigido-perfettamente plastico, il metodo delle cerniere plastiche deve essere
applicato assumendo per la generica sezione un momento ultimo fornito da:
M
u
=
0
f
y
W =
0
f
0,2
W
Essendo il fattore correttivo precedentemente denito.
(5) Se si assume per il materiale un comportamento elasto-incrudente oppure
rigido-incrudente, il metodo delle cerniere plastiche deve essere applicato assumendo
per la generica sezione un momento convenzionale di snervamento, corrispondente
allincrudimento incipiente, fornito dalla relazione:
M
y
=
0
f
y
W =
0
f
0,2
W
essendo il fattore correttivo precedentemente denito.
Il momento ultimo deve essere calcolato mediante la relazione:
M
u
=

f
y
W =

f
0,2
W
essendo pari a 5 o 10 in relazione alle caratteristiche di duttilit della lega (per la deni-
zione di
5
ed
10
fare riferimento allappendice H).
gura D.2 Valore del coefciente correttivo
(6) Il coefciente correttivo viene calibrato in maniera tale che il metodo delle cerniere
plastiche fornisca leffettiva capacit portante della struttura in funzione della duttilit
disponibile della lega. In generale, espresso dalla relazione:
Per le strutture realizzate mediante travi soggette a essione, i coefcienti a, b e c
dellequazione precedente sono forniti nel prospetto D.2.
(7) La richiesta di duttilit convenzionale [vedere D.2(4) c) della Sezione D.2], pu essere
denita mediante una curvatura ultima convenzionale
u
= 5 o 10
el
(vedere
appendice H). La curvatura ultima convenzionale deve essere scelta in accordo con le
propriet di duttilit della lega. Ci pu essere fatto operando in accordo con il prospetto
D.3 (vedere anche gura D.3).

1
a bf
0,2
c
+
---------------------- f
0,2
in N/mm
2
( ) =
UNI Pagina 171 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto D.2 Valori dei coefcienti a, b e c
(8) Dal punto di vista della duttilit, si possono denire due gruppi di leghe, a seconda che
vengano raggiunti o meno i limiti di curvatura convenzionale sopra indicati:
- Leghe fragili,
se la deformazione ultima a trazione sufciente a sviluppare un curvatura
essionale ultima pari a
u
= 5
e
.
- Leghe duttili,
se la deformazione ultima a trazione sufciente a sviluppare una curvatura
essionale ultima pari o maggiore a
u
= 10
e
.
I valori di deformazione corrispondenti a
u
pari a 5
e
e a 10
e
sono indicati nel
prospetto D.3, in funzione della tensione convenzionale di snervamento f
0,2
. Se si
assumono valori intermedi della curvatura ultima, si applica linterpolazione lineare.
(9) Il coefciente di sicurezza globale, valutato mediante il metodo delle cerniere plastiche
applicato con < 1, non deve risultare maggiore di quello valutato mediante lanalisi
elastica lineare. Se si verica tale circostanza, necessario prendere in considerazione i
risultati dellanalisi elastica.
gura D.3 Valori della deformazione ultima
u
Coefcienti
dellespressione
h = 1/[a + b ]
(
0
= 1,4 - 1,5) (
0
= 1,1 - 1,2)

u
= 5
e

u
= 10
e

u
= 5
e

u
= 10
e
a 1,2 1,18 1,15 1,13
b -5 -8,4 -4,4 -11
c -0,7 -0,75 -0,66 -0,81
f
0,2
c
UNI Pagina 172 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto D.2 Valori del coefciente correttivo
f
0,2
(N/mm
2
)

u
= 5
e

0
= 1,4 - 1,5

u
= 10
e

0
= 1,4 - 1,5

u
= 5
e

0
= 1,1 - 1,2

u
= 10
e

0
= 1,1 - 1,2
50
60
70
80
90
100
110
120
130
140
150
160
170
180
190
200
210
220
230
240
250
260
270
280
290
300
310
320
330
340
350
360
370
380
390
400
410
420
430
440
450
1,141 72
1,093 25
1,059 45
1,034 40
1,015 02
0,999 53
0,986 82
0,976 20
0,967 17
0,959 38
0,952 58
0,946 60
0,941 28
0,936 53
0,932 24
0,928 35
0,924 81
0,921 57
0,918 59
0,915 84
0,913 29
0,910 93
0,908 72
0,906 66
0,904 73
0,902 91
0,901 21
0,899 59
0,898 07
0,896 63
0,895 27
0,893 97
0,892 74
0,891 56
0,890 44
0,889 37
0,888 34
0,887 36
0,886 43
0,885 53
0,884 66
1,367 25
1,267 86
1,202 72
1,156 52
1,121 93
1,094 98
1,073 35
1,055 58
1,040 69
1,028 01
1,017 09
1,007 56
0,999 17
0,991 72
0,985 05
0,979 05
0,973 62
0,968 68
0,964 15
0,960 00
0,956 17
0,952 63
0,949 34
0,946 28
0,943 42
0,940 75
0,938 24
0,935 88
0,933 66
0,931 56
0,929 58
0,927 70
0,925 91
0,924 22
0,922 61
0,921 07
0,919 61
0,918 21
0,916 87
0,915 58
0,914 36
1,217 14
1,164 37
1,127 40
1,099 89
1,078 52
1,061 39
1,047 30
1,035 49
1,025 42
1,016 72
1,009 12
1,002 41
0,996 44
0,991 09
0,986 26
0,981 87
0,977 87
0,974 20
0,970 82
0,967 70
0,964 81
0,962 11
0,959 60
0,957 25
0,955 05
0,952 97
0,951 02
0,949 18
0,947 43
0,945 78
0,944 21
0,942 72
0,941 30
0,939 95
0,938 66
0,937 42
0,936 24
0,935 11
0,934 03
0,932 98
0,931 98
1,496 15
1,366 57
1,284 51
1,227 69
1,185 90
1,153 80
1,128 33
1,107 60
1,090 38
1,075 83
1,063 37
1,052 56
1,043 09
1,034 73
1,027 28
1,020 60
1,014 57
1,009 11
1,004 12
0,999 56
0,995 37
0,991 50
0,987 92
0,984 59
0,981 50
0,978 61
0,975 90
0,973 36
0,970 97
0,968 72
0,966 60
0,964 59
0,962 69
0,960 89
0,959 17
0,957 54
0,955 99
0,954 51
0,953 09
0,951 74
0,950 45
UNI Pagina 173 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto D.3 Valori della deformazione ultima
u
f
0,2
(N/mm
2
)

u
= 5
e

0
= 1,4 - 1,5

u
= 10
e

0
= 1,4 - 1,5
50
60
70
80
90
100
110
120
130
140
150
160
170
180
190
200
210
220
230
240
250
260
270
280
290
300
310
320
330
340
350
360
370
380
390
400
410
420
430
440
450
0,013 57
0,014 29
0,015 00
0,015 71
0,016 43
0,017 14
0,017 86
0,018 57
0,019 29
0,020 00
0,020 71
0,021 43
0,022 14
0,022 86
0,023 57
0,024 29
0,025 00
0,025 71
0,026 43
0,027 14
0,027 86
0,028 57
0,029 29
0,030 00
0,030 71
0,031 43
0,032 14
0,032 86
0,033 57
0,034 29
0,035 00
0,035 71
0,036 43
0,037 14
0,037 86
0,038 57
0,039 29
0,040 00
0,040 71
0,041 43
0,042 14
0,027 14
0,028 57
0,030 00
0,031 43
0,032 86
0,034 29
0,035 71
0,037 14
0,038 57
0,040 00
0,041 43
0,042 86
0,044 29
0,045 71
0,047 14
0,048 57
0,050 00
0,051 43
0,052 86
0,054 29
0,055 71
0,057 14
0,058 57
0,060 00
0,061 43
0,062 86
0,064 29
0,065 71
0,067 14
0,068 57
0,070 00
0,071 43
0,072 86
0,074 29
0,075 71
0,077 14
0,078 57
0,080 00
0,081 43
0,082 86
0,084 29
UNI Pagina 174 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE E MODELLI ANALITICI PER I LEGAMI TENSIONE-DEFORMAZIONE
(informativa)
E.1 Scopo e campo di applicazione
(1) La presente appendice fornisce i modelli teorici per la schematizzazione dei legami
tensione-deformazione delle leghe di alluminio. Questi modelli sono concepiti in modo da
tener conto delleffettivo comportamento elasto-incrudente di tali materiali.
(2) I modelli proposti hanno livelli di complessit, in relazione allaccuratezza richiesta nei
calcoli.
E.2 Modelli analitici
(1) La caratterizzazione analitica del legame tensione ()-deformazione () di una lega di
alluminio pu essere perseguita tramite uno dei seguenti modelli:
- modelli a tratti;
- modelli continui.
(2) I parametri numerici che deniscono ciascun modello devono essere calibrati sulla
base delle effettive propriet meccaniche del materiale. Tali propriet dovrebbero essere
ottenute tramite opportune prove di trazione oppure, in alternativa, sulla base dei valori
nominali forniti, per ciascuna lega, nella Sezione 3.
E.2.1 Modelli a tratti
(1) Questi modelli sono basati sullipotesi che la legge - del materiale possa essere
descritta tramite una curva multi-lineare, ciascun ramo della quale rappresenta rispettiva-
mente la regione elastica, inelastica e plastica, con o senza incrudimento.
(2) In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione della relazione tensione-deformazione
pu essere eseguita, generalmente, utilizzando alternativamente:
- un modello bi-lineare con o senza incrudimento (gura E.1);
- un modello tri-lineare con o senza incrudimento (gura E.2).
E.2.1.1 Modello bi-lineare
(1) Quando si utilizza un modello bi-lineare con incrudimento [gura E.1 a)], si possono
assumere le seguenti relazioni:
= E per 0 <
p
= f
p
+ E
1
( -
p
) per
p
<
max
dove:
f
p
il limite convenzionale elastico di proporzionalit;

p
la deformazione corrispondente alla tensione f
p
;

max
la deformazione corrispondente alla tensione f
max
;
E il modulo elastico;
E
1
il modulo incrudente.
(2) Nel caso che si assuma il modello "elastico-perfettamente plastico" [gura E.1 b)], il
materiale rimane perfettamente elastico no alla tensione limite elastica f
p
. Fino al valore
di deformazione
max
, si dovrebbero considerare deformazioni plastiche senza incrudi-
mento (E
1
= 0).
(3) In assenza di pi accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, si possono
assumere, per entrambi i modelli delle gure E.1 a) e b), i seguenti valori:
f
p
il valore nominale di f
0,2
(vedere Sezione 3);
f
max
il valore nominale di f
u
(vedere Sezione 3);

max
= 0,5
u
;

u
il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
UNI Pagina 175 UNI ENV 1999-1-1:2002

p
= f
0,2
/E;
E
1
= (f
u
- f
0,2
)/(0,5
u
-
p
).
E.2.1.2 Modello tri-lineare
(1) Quando si utilizza un modello tri-lineare con incrudimento [gura E.2 a)], si possono
ritenere valide le seguenti relazioni:
= E per 0 <
p
= f
p
+ E
1
( -
p
) per
p
<
e
= f
e
+ E
2
( -
e
) per
e
<
max
dove:
f
p
il limite di proporzionalit;
f
e
il limite di elasticit;

p
la deformazione corrispondente alla tensione f
p
;

e
la deformazione corrispondente alla tensione f
e
;

max
la deformazione corrispondente alla tensione f
max
;
E il modulo elastico;
E
1
il modulo di primo incrudimento;
E
2
il modulo di secondo incrudimento.
(2) Nel caso si assuma il modello "Perfettamente plastico" [gura E.2 b)], nel campo di
deformazioni comprese tra
e
ed
max
si dovrebbero considerare deformazioni plastiche
senza incrudimento (E
2
= 0).
(3) In assenza di pi accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, si possono
assumere, per entrambi i modelli delle gure E.2 a) e b), i seguenti valori:
f
e
il limite di elasticit ridotto (prospetto E.1);
f
p
= f
e
;
f
max
il valore nominale di f
u
(vedere Sezione 3);

max
= 0,5
u
;

u
il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E il modulo elastico ridotto E
r
(prospetto E.1);
E
1
= E
r
/m;
E
2
= (f
max
- f
e
)/(
max
-
e
);

p
= f
p
/E
r
;

e
=
p
+ (f
e
- f
p
)/E
1
;
con f
e
, E
r
, , ed m forniti nel prospetto E.1.
prospetto E.1 Valori di f
e
, E
r
, , ed m per i modelli tri-lineari
Leghe di alluminio f
e
N/mm
2
E
r
N/mm
2
m
AlZnMg 1 F36 290 68 000 0,85 4,0
AlMgSi 1 F32 270 68 000 0,85 4,0
AlMgSi 1 F28 210 65 000 0,80 4,0
AlMgSi 0,5 F22 170 65 000 0,85 4,5
EN AW 5083 230 65 000 0,80 5,0
AlMg4,5 Mn w/F28
tubi + prolati
150 65 000 0,85 5,0
AlMgMnF23
EN AW 5454
170 65 000 0,85 4,5
AlMgMnF20 110 60 000 0,80 5,0
AlMgMn w/F18
EN AW 5754
80 55 000 0,75 5,0
UNI Pagina 176 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura E.1 Modelli bi-lineari
gura E.2 Modelli tri-lineari
E.2.2 Modelli continui
(1) Questi modelli sono basati sullipotesi che la legge - del materiale possa essere
descritta mediante un legame continuo, che rappresenta rispettivamente la regione
elastica, inelastica e plastica, con o senza incrudimento.
(2) In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione del legame tensione-deformazione
pu essere generalmente eseguita utilizzando in alternativa:
- Modelli continui del tipo = ();
- Modelli continui del tipo = ().
E.2.2.1 Modelli continui del tipo = ()
(1) Quando si assume una legge del tipo = (), conveniente identicare tre distinte
regioni, che possono essere denite nel seguente modo [vedere gura E.3 a)]:
- Regione 1 comportamento elastico;
- Regione 2 comportamento inelastico;
- Regione 3 comportamento incrudente.
(2) In ciascuna regione, il comportamento del materiale viene rappresentato mediante
diverse relazioni tensione-deformazione, assicurandone la continuit nei punti di
raccordo. In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione del legame tensione-deforma-
zione pu essere espressa nella maniera seguente [gura E.3 b)]:
Regione 1 per 0 <
p
con
p
= 0,5
l
e
l
= f
l
/E
= E
UNI Pagina 177 UNI ENV 1999-1-1:2002
Regione 2 per
p
<
l
con
l
= 1,5
l
e
l
= f
e
/E
Regione 3 per
l
<
max
dove:
f
e
il limite elastico convenzionale;
f
max
la resistenza a trazione in corrispondenza del punto di picco della curva - ;

e
la deformazione corrispondente alla tensione f
e
;

max
la deformazione corrispondente alla tensione f
max
;
E il modulo elastico.
(3) In assenza di pi accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, possibile
assumere i seguenti valori:
f
e
il valore nominale di f
0,2
(vedere Sezione 3);
f
max
il valore nominale di f
u
(vedere Sezione 3);

max
= 0,5
u
;

u
il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3).
gura E.3 Modelli continui del tipo = ()
E.2.2.2 Modelli continui del tipo = ()
(1) Per materiali a comportamento continuamente non lineare, come le leghe di alluminio,
per descrivere il legame tensione-deformazione nella forma = (), possibile ricorrere
al modello di Ramberg-Osgood. Tale modello pu essere fornito adoperando una formu-
lazione di tipo generale, come quella di seguito riportata [vedere gura E.4 a)]:
dove:
f
e
il limite elastico convenzionale;

o,e
la deformazione residua corrispondente alla tensione f
e
;
n lesponente che denisce il grado di incrudimento della curva.
(2) Per valutare lesponente n, in aggiunta al limite convenzionale elastico f
e
, richiesta la
scelta di una seconda tensione di riferimento f
x
. Denendo [gura E.4 b)]:
f
x
la seconda tensione di riferimento;

0,x
la deformazione residua corrispondente alla tensione f
x
.
f
e
-0,2 1,85

l
---

l
---
,
_
2
0,2

e

-----
,
_
3
+ + =
f
e
f
max
f
e
----------- 1,5
f
max
f
e
----------- 1
,
_

----- =


E
----
o,e

f
e
-----
,
_
n
+ =
UNI Pagina 178 UNI ENV 1999-1-1:2002
lesponente n espresso da:
(3) Come limite elastico convenzionale, si pu assumere la tensione corrispondente ad
una deformazione residua pari allo 0,2%, cio:
f
e
= f
0,2

o,e
= 0,002
e lespressione del modello diviene:
e
gura E.4 Modelli continui del tipo = ()
(4) La scelta del secondo punto di riferimento (f
x
-
0,x
) dovrebbe essere effettuata in base
al campo di deformazione corrispondente al fenomeno in esame. possibile individuare
i seguenti casi limite:
a) se lanalisi riguarda il campo delle deformazioni elastiche, si pu assumere come
secondo punto di riferimento la tensione corrispondente ad una deformazione residua
dello 0,1% [vedere gura E.4 c)], ponendo:
f
x
= f
0,1

o,x
= 0,001
e, pertanto,
n

o,e

o,
( ) log
f
e
f

( ) log
----------------------------------- =


E
---- 0,002

f
0,2
--------
,
_
n
+ = n
0,002
o,x
( ) log
f
0,2
f
x
( ) log
---------------------------------------- =
n
2 log
f
0,2
f
0,1
log
------------------------------- =
UNI Pagina 179 UNI ENV 1999-1-1:2002
b) se lanalisi riguarda il campo delle deformazioni plastiche, si pu assumere come
secondo punto di riferimento [vedere gura E.4 d)] la resistenza a trazione in corri-
spondenza del punto di picco della curva - , ponendo:
f
x
= f
max

0,x
=
0,max
= deformazione residua corrispondente alla tensione f
max
pertanto:
(5) In assenza di pi accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, possibile
assumere i seguenti valori:
a) campo elastico (f
x
= f
0,1
)
con:
k = 0,28 (mm
2
/N)

f
0,2
il valore nominale della tensione corrispondente ad una deformazione residua
dello 0,2% (vedere Sezione 3),
f
u
il valore nominale della resistenza ultima (vedere Sezione 3),

u
il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3),
E il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3);
b) campo plastico (f
x
= f
max
)
con:
f
0,2
il valore nominale della tensione corrispondente ad una deformazione
residua dello 0,2% (vedere sezione 3);
f
max
il valore nominale di f
u
(vedere Sezione 3);

0,max
= 0,5
u
- f
u
/E;

t
il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3).
n
0,002
o,max
( ) log
f
0,2
f
max
( ) log
---------------------------------------------- =
n
2 log
1 k

+ ( ) log
----------------------------- =
f
u
f
0,2
( )
10
u
------------------------
F
u
f
0,2
-------- N mm
2
( ) =
n
0,002
o,max
( ) log
f
0,2
f
max
( ) log
----------------------------------------------- =
UNI Pagina 180 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE F STABILIT DEI TELAI
(informativa)
F.1 Generalit
(1) Tutti i telai devono possedere unadeguata resistenza al collasso. Non tuttavia
richiesta alcuna ulteriore verica allinstabilit quando sia dimostrato che il telaio a nodi
ssi; vedere 5.2.5.2.
(2) Per tutti i telai, compresi quelli a nodi spostabili, deve essere inoltre vericato che essi
dispongano di una adeguata resistenza al collasso in assenza di spostamenti laterali.
(3) Nelleffettuare le veriche si dovrebbe considerare leventualit che si sviluppino
meccanismi di collasso locali di piano.
(4) I telai con coperture a falda inclinate, che non sono realizzate mediante strutture trian-
golarizzate, devono inoltre essere vericati per linstabilit a scatto.
(5) Lutilizzo dellanalisi plastica globale che prevede la formazione delle cerniere
plastiche nelle colonne deve essere limitato ai casi in cui pu essere dimostrato che le
colonne siano in grado di sviluppare cerniere con sufciente capacit rotazionale,
vedere F.4.
F.2 Analisi elastica di telai a nodi spostabili
(1) Qualora si ricorra allanalisi elastica globale (lineare o non-lineare), si devono
includere gli effetti del secondo ordine, direttamente, usando lanalisi elastica del secondo
ordine, oppure, indirettamente, attraverso una delle seguenti alternative:
a) mediante lanalisi elastica del primo ordine, con amplicazione dei momenti prodotti
dagli spostamenti laterali;
b) mediante lanalisi elastica del primo ordine, con lunghezze di libera inessione che
tengano conto degli spostamenti laterali.
(2) Quando si impiega lanalisi globale elastica del secondo ordine, per il progetto delle
membrature, si possono utilizzare le lunghezze di libera inessione nel piano in assenza
di spostamenti laterali.
(3) Con il metodo della amplicazione dei momenti prodotti dagli spostamenti laterali, si
dovrebbero incrementare i momenti prodotti dagli spostamenti laterali ricavati da
unanalisi elastica del primo ordine, moltiplicandoli per il rapporto:
dove:
V
Ed
il valore di progetto del carico verticale totale;
V
cr
il valore critico elastico di collasso per spostamenti laterali.
(4) Il metodo dellamplicazione dei momenti prodotti dagli spostamenti laterali non
dovrebbe essere utilizzato qualora il rapporto rispetto al carico critico elastico V
Sd
/V
cr
sia
maggiore di 0,25.
(5) I momenti prodotti dagli spostamenti laterali sono quelli associati con lo spostamento
orizzontale relativo della sommit del piano rispetto alla parte inferiore dello stesso piano.
Essi sono generati dai carichi orizzontali e possono pure essere causati dai carichi
verticali qualora la struttura oppure i carichi siano non simmetrici.
(6) In alternativa alla determinazione diretta del rapporto V
Ed
/V
cr
, nel caso di telai costituiti
da travi e colonne, come descritto in 5.2.5.2(4), si pu usare la seguente approssima-
zione:
dove:
, h, H e V sono deniti in 5.2.5.2(4).
1
1 V
Ed
V
cr

--------------------------------
V
Ed
V
cr
----------

h
---
V
H
---- =
UNI Pagina 181 UNI ENV 1999-1-1:2002
(7) Quando si utilizza il metodo dellamplicazione dei momenti prodotti dagli spostamenti
laterali, si possono usare per il calcolo delle membrature le lunghezze di libera inessione
nel piano in assenza di spostamenti laterali.
(8) Qualora per il calcolo delle colonne si utilizzi lanalisi elastica del primo ordine con
lunghezze di libera inessione nel piano calcolate tenendo conto degli spostamenti
laterali, i momenti prodotti dagli spostamenti laterali nelle travi e nei collegamenti
trave-colonna dovrebbero essere amplicati mediante un coefciente pari ad almeno 1,2,
salvo che sia dimostrata lopportunit di utilizzare un valore minore attraverso analisi.
F.3 Analisi plastica di telai a nodi spostabili
(1) Quando si ricorre ad unanalisi globale plastica (con o senza incrudimento), si devono
tenere in debito conto gli effetti del secondo ordine indotti dagli spostamenti laterali.
(2) Generalmente, ci dovrebbe essere fatto utilizzando lanalisi elasto-plastica del
secondo ordine.
(3) Comunque, in alternativa, nei seguenti casi pu essere impiegata, come indicato al
successivo punto (4), lanalisi rigido-plastica, tenendo conto degli effetti del secondo
ordine in maniera diretta.
a) Telai alti uno o due piani, nei quali:
- non si hanno cerniere plastiche localizzate nelle colonne, oppure
- le colonne soddisfano i requisiti indicati in F.4.
b) Telai incastrati al piede, nei quali i meccanismi di collasso per spostamenti laterali
implicano la presenza di cerniere plastiche nelle colonne solo in corrispondenza della
base incastrata ed il progetto basato su un meccanismo nel quale le colonne sono
calcolate per rimanere elastiche.
(4) Nei casi indicati in (3), il rapporto V
Ed
/V
cr
non dovrebbe eccedere 0,20 e tutte le azioni
interne dovrebbero essere amplicate attraverso il rapporto indicato in F.2 (3).
(5) Il calcolo delle membrature pu essere effettuato utilizzando le lunghezze di libera
inessione nel piano in assenza di spostamenti laterali. Gli effetti delle cerniere plastiche
dovrebbero essere tenuti debitamente in conto.
F.4 Requisiti delle colonne per lanalisi plastica (con o senza incrudimento)
(1) Nei telai necessario assicurare che, qualora sia richiesta la formazione di cerniere
plastiche in membrature che risultano pure soggette a compressione, sia disponibile una
adeguata capacit rotazionale.
(2) Quando si impiega unanalisi globale plastica, si pu ritenere che questo criterio sia
soddisfatto, a condizione che le sezioni trasversali soddisno i requisiti indicati
nellappendice D.
(3) Quando si incorre nella formazione di cerniere plastiche nelle colonne di telai
progettati attraverso lanalisi del primo ordine rigido-plastica, le colonne dovrebbero
soddisfare i seguenti criteri:
- nei telai controventati:
- nei telai non controventati:
dove:
la snellezza adimensionalizzata nel piano calcolata assumendo la lunghezza di
libera inessione pari alla lunghezza di sistema.
0,40
Af
0,2
N
Ed
------------
0,32
Af
0,2
N
Ed
------------

UNI Pagina 182 UNI ENV 1999-1-1:2002


(4) Nei telai progettati mediante lanalisi globale rigido-plastica del primo ordine, le
colonne sede di cerniere plastiche dovrebbero essere vericate, inoltre, nei riguardi della
resistenza alla instabilit nel piano, utilizzando una lunghezza di libera inessione pari alla
loro lunghezza di sistema.
(5) Ad eccezione del metodo indicato in F.3 (3) b), per i telai non controventati aventi pi
di due piani non si dovrebbe utilizzare lanalisi globale rigido-plastica del primo ordine.
UNI Pagina 183 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE G COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI TRASVERSALI OLTRE IL LIMITE ELASTICO
(informativa)
G.1 Generalit
(1) La presente appendice fornisce le prescrizioni per la valutazione del comportamento
oltre il limite elastico delle sezioni trasversali, in funzione delle propriet meccaniche del
materiale e delle caratteristiche geometriche della sezione.
(2) Leffettivo comportamento delle sezioni trasversali oltre il limite elastico deve essere
tenuto debitamente in conto ogni volta che si ricorra ad un qualsiasi tipo di analisi inela-
stica, ivi comprese le semplici analisi elastiche con ridistribuzione delle azioni interne, ove
consentite (vedere Sezione 5.2.1). Inoltre, anche nei casi in cui si conducano analisi
elastiche su strutture realizzate con sezioni snelle, necessario apportare adeguate
limitazioni alla resistenza elastica.
(3) La scelta della relazione generalizzata forza-spostamento per le sezioni trasversali
dovrebbe essere effettuata in maniera tale che essa risulti coerente con le ipotesi relative
alla legge del materiale e con le caratteristiche geometriche della sezione stessa
(vedere G.5).
(4) Lattendibilit delle ipotesi sul comportamento delle sezioni trasversali pu essere
vericata mediante sperimentazione diretta.
G.2 Denizione degli stati limite per le sezioni trasversali
(1) Il comportamento delle sezioni trasversali e la corrispondente schematizzazione da
utilizzare nellanalisi strutturale devono essere correlati alla capacit di raggiungimento
dei seguenti stati limite, ciascuno dei quali risulta corrispondere ad una particolare ipotesi
sullo stato tensionale agente sulla sezione.
(2) Con riferimento al comportamento globale della sezione trasversale, indipendente-
mente dal tipo di azione interna considerata (sforzo assiale, momento ettente o taglio), si
possono denire i seguenti stati limite:
- stato limite di instabilit elastica;
- stato limite elastico;
- stato limite plastico;
- stato limite di collasso.
(3) Lo stato limite di instabilit elastica correlato alla resistenza corrispondente allo
sviluppo di fenomeni di instabilit locale elastica nelle parti compresse della sezione.
(4) Lo stato limite elastico correlato alla resistenza corrispondente al raggiungimento del
limite convenzionale di elasticit f
0,2
nelle parti della sezione pi sollecitate.
(5) Lo stato limite plastico correlato alla resistenza della sezione, valutata assumendo
un comportamento perfettamente plastico del materiale, con un valore limite della
tensione pari al limite convenzionale elastico f
0,2
, senza considerare gli effetti dellincrudi-
mento.
(6) Lo stato limite di collasso correlato alla resistenza ultima effettiva della sezione,
valutata assumendo una distribuzione di sforzi interni che tenga conto delleffettivo
comportamento incrudente del materiale. Poich, in questa ipotesi, la curva generalizzata
forza-spostamento generalmente crescente, la resistenza di collasso deve essere
riferita ad un assegnato valore limite dello spostamento generalizzato (vedere G.5).
G.3 Classicazione delle sezioni trasversali in relazione agli stati limite
(1) Le sezioni trasversali possono essere classicate in relazione alla loro capacit di
raggiungere gli stati limite sopra deniti. Una tale classicazione complementare a
quella presentata in 5.3.2 e pu essere adottata qualora si debbano specicare le
UNI Pagina 184 UNI ENV 1999-1-1:2002
capacit deformative della sezione in campo plastico. In tal senso, con riferimento ad una
relazione tra la forza generalizzata F ed il corrispondente spostamento D, le sezioni
trasversali possono essere suddivise nella maniera seguente (vedere gura G.1):
- Sezioni duttili (Classe 1);
- Sezioni compatte (Classe 2);
- Sezioni semi-compatte (Classe 3);
- Sezioni snelle (Classe 4).
gura G.1 Classicazione delle sezioni trasversali
Legenda
1 Classe 1 (Duttile)
2 Classe 2 (Compatta)
(2) Le sezioni duttili (Classe 1) sviluppano la resistenza di collasso, cos come denita al
punto (6) della Sezione G.2, senza esibire alcun fenomeno di instabilit locale. Il completo
sfruttamento dellincrudimento del materiale consentito no al raggiungimento della
deformazione ultima, il cui valore dipende dal tipo di lega.
(3) Le sezioni compatte (Classe 2) sono in grado di sviluppare la resistenza limite plastica,
cos come denita al punto (5) della Sezione G.2. Il completo sfruttamento delle capacit
incrudenti del materiale impedito dallo sviluppo di fenomeni di instabilit locale in campo
plastico.
(4) Le sezioni semi-compatte (Classe 3) sono in grado di sviluppare la sola resistenza
limite elastica, cos come denita al punto (4) della Sezione G.2, senza entrare nel campo
delle deformazioni inelastiche a causa dei fenomeni di instabilit. Nella sezione possono
avere luogo soltanto deformazioni plastiche di piccola entit, per cui il suo comportamento
rimane sostanzialmente fragile.
(5) Il comportamento delle sezioni snelle (Classe 4), sia in esercizio che agli stati limite
ultimi governato da fenomeni di instabilit locale, i quali di fatto limitano la resistenza
ultima della sezione allo stato limite di instabilit elastica, cos come denito al punto (3)
della Sezione G.2. Nella sezione non possono avere luogo deformazioni plastiche, per cui
il suo comportamento spiccatamente fragile.
G.4 Valutazione dello sforzo assiale ultimo
(1) La capacit portante di sezioni trasversali soggette a sforzo assiale pu essere
valutata, con riferimento agli stati limite sopra riportati, attraverso le regole pratiche di
seguito riportate.
(2) Il valore dello sforzo assiale, per un assegnato stato limite, pu essere espresso
mediante la formula generalizzata:
N =
N,j
Af
d
dove:
f
d
il valore di progetto della resistenza;
A larea netta della sezione trasversale;

N,j
un fattore correttivo, fornito nel prospetto G.1, dipendente dallo stato limite
considerato.
UNI Pagina 185 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto G.1 Sforzo assiale ultimo
dove:
A
eff
larea della sezione trasversale efcace, valutata portando in conto i fenomeni di
instabilit locale (vedere Sezione 5.4).
(3) La capacit portante ultima di una sezione soggetta a sforzo assiale, valutata secondo
la procedura sopra riportata, non include i fenomeni di instabilit globale, che devono
essere valutati secondo le indicazioni fornite nella sezione.
(4) Quando si valuta la capacit portante delle sezioni saldate, si deve utilizzare un valore
ridotto A
red
dellarea della sezione trasversale, determinato in modo tale da portare in
conto l'effetto delle HAZ.
G.5 Valutazione del momento ettente ultimo
(1) La capacit portante delle sezioni trasversali soggette a momento ettente pu essere
valutata, con riferimento agli stati limite sopra riportati, attraverso le regole pratiche di
seguito riportate.
(2) Il valore del momento ettente, per un assegnato stato limite, pu essere espresso
mediante la formula generalizzata:
M =
M,j
Wf
d
dove:
f
d
il valore di progetto della resistenza;
W il modulo di resistenza della sezione;

M,j
un fattore correttivo, fornito nel prospetto G.2, dipendente dallo stato limite
considerato.
prospetto G.2 Momento ettente ultimo
dove:
n = f
0,2
(in daNmm
-2
) lesponente della legge di Ramberg-Osgood, rappresentativo
del comportamento del materiale (vedere appendice E);

5
e
10
sono i fattori di forma generalizzati della sezione, corrispondenti ai
valori di curvatura ultima pari rispettivamente a
u
= 5
el
e 10
el
,
essendo
el
la curvatura al limite elastico;

0
il fattore di forma geometrico;
Z il modulo plastico della sezione;
W
red
il modulo di resistenza della sezione, valutato tenendo conto dei
fenomeni di instabilit locale (vedere Sezione 5.4).
Sforzo assiale Stato Limite Classe della sezione Fattore correttivo
N
u
Di collasso Classe 1
N,1
= f
t
/f
d
N
pl
Plastico Classe 2
N,2
=1
N
el
Elastico Classe 3
N,3
=1
N
red
Di instabilit elastica Classe 4
N,4
= A
eff
/A
Momento ettente Stato limite Classe della
sezione
Fattore correttivo
M
u
Di collasso Classe 1
M,1
=
5
= 5 - (3,89 + 0,001 90 n)/
o
[0,270 + 0,001 4 n]

M,1
=
10
=
o
[0,21 log(1 000 n)]
10
[7,96 10 - 8,09 10 log(n/10)]
(dipende dalla lega - vedere Sezione G.6)
M
pl
Plastico Classe 2
M,2
=
0
= Z/W
M
el
Elastico Classe 3
M,3
= 1
M
red
Di instabilit elastica Classe 4
M,4
= W
eff
/W (vedere Sezione 5.3.5)
-2 -2
UNI Pagina 186 UNI ENV 1999-1-1:2002
(3) Nel valutare la capacit portante delle sezioni saldate, si devono utilizzare valori ridotti
W
red
e Z
red
dei moduli di resistenza elastica e plastica, determinati in modo tale da portare
in conto gli effetti delle HAZ.
(4) La valutazione del fattore correttivo
M,j
per una sezione saldata di classe 1 pu essere
effettuata mediante la seguente relazione:
dove:
=
M,1
/
M,2
essendo
M,1
e
M,2
i fattori correttivi per le sezioni non saldate
rispettivamente di classe 1 e 2.
G.6 Previsione della capacit rotazionale
(1) Le prescrizioni di seguito specicate si applicano soltanto alle sezioni duttili (Classe 1),
allo scopo di denire la loro capacit portante ultima nominale. Tuttavia, esse possono
essere considerate valide anche per la valutazione della resistenza ultima delle sezioni
compatte e semi-compatte, a condizione che non si verichi alcun prematuro fenomeno di
instabilit.
(2) Nei casi in cui non si pu fare afdamento sulle propriet di duttilit oppure non
possibile effettuare sul materiale alcuna specica prova, i valori del momento ultimo M
u
dovrebbero far riferimento ad una curvatura ultima convenzionale determinata attraverso
la relazione:

u
=
el
dove:
un fattore di duttilit dipendente dal tipo di lega e
el
convenzionalmente
assunta pari a
0,2
, che il valore corrispondente al raggiungimento, nelle bre pi
sollecitate, della tensione f
0,2
.
(3) Dal punto di vista della duttilit, le leghe di uso corrente possono essere suddivise in
due gruppi (vedere anche appendice D):
- leghe fragili, aventi 4%
u
8%, per le quali si pu assumere = 5;
- leghe duttili, aventi
u
8%, per le quali si pu assumere = 10.
(4) La valutazione del comportamento elastico e post-elastico della sezione trasversale
pu essere effettuata attraverso la relazione momento-curvatura, mediante una formula-
zione alla Ramberg-Osgood:
dove:
M
0,2
e
0,2
sono i valori al limite elastico convenzionale, corrispondenti al raggiungimento
della tensione di riferimento f
0,2
;
m e k sono parametri numerici, che, per le sezioni puramente inesse, sono forniti
dalle seguenti espressioni:
essendo
5
e
10
i fattori di forma generalizzati, corrispondenti a valori della
curvatura pari rispettivamente a 5 e 10 volte la curvatura al limite elastico.
(5) La parte stabile della capacit rotazionale R denita come il rapporto tra la rotazione
plastica in corrispondenza dello stato limite di collasso
p
=
u
-
el
e la rotazione al limite
elastico
el
(gura G.2):

M,red

Z
red
W
red
-------------
,
_
=

0,2
---------
M
M
0,2
----------- k
M
M
0,2
-----------
,
_
m
+ =
m
10
10
( ) 5
5
( ) [ ] log

10

5
( ) log
---------------------------------------------------------------- =
k
5
5

5
m
---------------
10
10

10
m
--------------------- = =
UNI Pagina 187 UNI ENV 1999-1-1:2002
dove:

u
la massima rotazione plastica, corrispondente alla curvatura ultima
u
.
gura G.2 Denizione della capacit rotazionale
Legenda
1 Sezioni di Classe 1
2 Sezioni di Classe 2, 3, 4
(6) La capacit rotazionale R pu essere calcolata mediante la formula approssimata:
con m e k deniti precedentemente.
Il valore di
M,j
fornito dal prospetto G.2, per le diverse classi di comportamento.
(7) Nei casi in cui risulta noto lesponente n del materiale (vedere appendice E),
possibile effettuare una valutazione approssimata di
5
e
10
tramite le seguenti formule:

5
= 5 - (3,89 + 0,001 90 n)/
o
(0,270 + 0,001 4 n)

10
=
o
[0,21 log(1 000 n)]
10
[7,96 10 - 8,09 10 log(n/10)]
essendo
0
= Z/W il fattore di forma geometrico.
In assenza di valutazioni pi accurate, possibile assumere il valore n = f
0,2
(espressa
in daNmm
-2
).
R

p

el
--------

u

el

el
---------------------

u

el
-------- 1 = = =
R
M,j
1 2
k
M j ,
m 1
m 1 +
------------------ +
,
_
1 =
-2 -2
UNI Pagina 188 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE H INSTABILIT FLESSO-TORSIONALE
(informativa)
H.1 Momento critico elastico e snellezza
H.1.1 Basi
(1) Il momento critico elastico per instabilit esso-torsionale di una trave, avente sezione
trasversale simmetrica uniforme con ange uguali, in condizioni normali di vincolo a
ciascun estremo, caricata attraverso il suo centro di taglio e soggetta a momento
uniforme, dato dalla seguente relazione:
dove:
I
t
la costante di torsione;
I
w
la costante di ingobbamento;
I
z
il momento di inerzia rispetto allasse minore;
L la lunghezza della trave tra i punti vincolati allo spostamento laterale.
(2) Le condizioni normali di vincolo a ciascun estremo sono:
- vincolo allo spostamento laterale;
- vincolo alla rotazione intorno allasse longitudinale;
- libero di ruotare nel piano.
H.1.2 Formula generale per sezioni trasversali simmetriche rispetto allasse minore
(1) Nel caso di una trave avente sezione trasversale uniforme simmetrica rispetto allasse
minore, soggetta a essione rispetto allasse maggiore, il momento critico elastico per
instabilit esso-torsionale dato dallequazione generale:
dove:
C
1
, C
2
e C
3
sono i coefcienti che dipendono dalle condizioni di carico e di vincolo
allestremo;
k e k
w
sono i coefcienti di lunghezza efcace
z
g
= z
a
- z
s
z
a
la coordinata del punto di applicazione del carico;
z
s
la coordinata del centro di taglio.
Nota Vedere H.1.2 (7) e (8) per le convenzioni sui segni e H.1.4 (2) per le approssimazioni riguardo a z
j
.
(2) I coefcienti di lunghezza efcace k e k
w
variano tra 0,5, per la condizione di incastro
completo, ed 1,0, per i casi in cui non vi vincolo, con valore pari a 0,7 quando vi un
estremo incastrato ed un estremo libero.
(3) Il coefciente k si riferisce alla rotazione di un estremo nel piano. Esso analogo al
rapporto l/L delle membrature compresse.
(4) Il fattore k
w
si riferisce allingobbamento di un estremo. A meno che non sia disposto
uno specico vincolo per lingobbamento, k
w
dovrebbe essere assunto pari ad 1,0.
M
cr

2
EI
z
L
2
---------------
I
w
I
z
-----
L
2
GI
t

2
EI
z
-------------- + =
G
E
2 1 v + ( )
--------------------- =
M
cr
C
1

2
EI
z
kL ( )
2
---------------
k
k
w
------
,
_
2
I
w
I
z
-----
kL ( )
2
GI
t

2
EI
z
----------------------- C
2
z
g
C
3
z
j
( )
2
+ +
0,5
C
2
z
g
C
3
z
j
( )

' ;

=
z
j
z
s
0,5 y
2
z
2
+ ( )z A I
y
d
A

=
UNI Pagina 189 UNI ENV 1999-1-1:2002
(5) I valori di C
1
, C
2
e C
3
sono forniti nei prospetti H.1.1 e H.1.2, per vari condizioni di
carico, indicate in funzione della forma del diagramma del momento ettente sulla
lunghezza L tra vincoli laterali. I valori sono specicati in corrispondenza dei differenti
valori di k.
(6) Per i casi con k = 1,0, il valore di C
1
, per un qualsiasi rapporto dei momenti agli estremi,
come indicato nel prospetto H.1.1, fornito approssimativamente dalla relazione:
C
1
= 1,88 - 1,40 + 0,52 ma C
1
2,70
(7) La convenzione sui segni per la determinazione di z
j
la seguente, vedere gura 1.1:
- z positivo per la angia in compressione;
- z
j
positivo quando la angia avente il valore maggiore di I
z
compressa in corrispon-
denza del punto di momento massimo.
(8) La convenzione sui segni per determinare z
g
la seguente:
- per i carichi gravitazionali, z
g
positivo per carichi applicati al di sopra del centro di
taglio;
- nel caso generale, z
g
positivo per carichi che agiscono dal loro punto di applicazione
verso il centro di taglio.
H.1.3 Travi con sezioni trasversali uniformi doppiamente simmetriche
(1) Per le sezioni trasversali doppiamente simmetriche, risulta z
j
= 0, per cui:
(2) Per la condizione di carico con momento agli estremi, risulta C
2
= 0 e per carichi
trasversali applicati nel centro di taglio, risulta z
g
= 0. Per tali casi:
(3) Quando k = k
w
= 1,0 (nessun estremo incastrato):
M
cr
C
1

2
EI
z
kL ( )
2
---------------
k
k
w
------
,
_
2
I
w
I
z
-----
kL ( )
2
GI
t

2
EI
z
----------------------- C
2
z
g
[ ]
2
+ +
0,5
C
2
z
g


' ;

=
M
cr
C
1

2
EI
z
kL ( )
2
---------------
k
k
w
------
,
_
2
I
w
I
z
-----
kL ( )
2
GI
t

2
EI
z
----------------------- +
0,5
=
M
cr
C
1

2
EI
z
L
2
---------------
I
w
I
z
-----
L
2
GI
t

2
EI
z
--------------- +
0,5
=
UNI Pagina 190 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto H.1.1 Valori dei coefcienti C
1
, C
2
e C
3
corrispondenti ai valori del coefciente k: condizione di carico con
momento allestremit.
Condizioni di carico e di vincolo Diagramma del momento ettente Valori di
k
Valori dei coefcienti
C
1
C
2
C
3
= +1
1,0
0,7
0,5
1,000
1,000
1,000
-
1,000
1,113
1,144
= +3/4
1,0
0,7
0,5
1,141
1,270
1,305
-
0,998
1,565
2,283
= +1/2
1,0
0,7
0,5
1,323
1,473
1,514
-
0,992
1,556
2,271
= +1/4
1,0
0,7
0,5
1,563
1,739
1,788
-
0,977
1,531
2,235
= 0
1,0
0,7
0,5
1,879
2,092
2,150
-
0,939
1,473
2,150
= -1/4
1,0
0,7
0,5
2,281
2,538
2,609
-
0,855
1,340
1,957
= -1/2
1,0
0,7
0,5
2,704
3,009
3,093
-
0,676
1,059
1,546
= -3/4
1,0
0,7
0,5
2,927
3,009
3,093
-
0,366
0,575
0,837
= -1
1,0
0,7
0,5
2,752
3,063
3,149
-
0,000
0,000
0,000
UNI Pagina 191 UNI ENV 1999-1-1:2002
prospetto H.1.2 Valori dei coefcienti C
1
, C
2
e C
3
corrispondenti ai valori del coefciente k: condizioni di carico
trasversale.
gura H.1.1 Convenzione sui segni per la determinazione di z
j
Legenda
1 Centro di taglio
2 Centro di gravit
Condizioni di carico e di vincolo Diagramma del momento ettente Valori di
k
Valori dei coefcienti
C
1
C
2
C
3
1,0
0,5
1,132
0,972
0,459
0,304
0,525
0,980
1,0
0,5
1,285
0,712
1,562
0,652
0,753
1,070
1,0
0,5
1,365
1,070
0,553
0,432
1,730
3,050
1,0
0,5
1,565
0,938
1,267
0,715
2,640
4,800
1,0
0,5
1,046
1,010
0,430
0,410
1,120
1,890
UNI Pagina 192 UNI ENV 1999-1-1:2002
H.1.4 Travi con sezioni trasversali uniformi aventi un solo asse di simmetria e ange differenti
(1) Per una sezione ad I con ange diverse:
I
w
=
f
(1 -
f
)I
z
h
s
2
dove:

t =
;
I
fc
il momento di inerzia della angia compressa intorno allasse minore della
sezione;
I
ft
il momento di inerzia della angia tesa rispetto allasse minore della sezione;
h
s
la distanza tra i centri di taglio delle ange.
(2) Per z
j
, si possono utilizzare le seguenti relazioni approssimate:
quando:

f
> 0,5:
z
j
= 0,8(2
f
- 1) h
s
/2
quando

f
0,5:
z
j
= 1,0(2
f
- 1) h
s
/2
per le sezioni con la angia compressa avente bordi irrigiditi:
z
j
= 0,8(2
f
- 1)(1 + h
L
/h)h
s
/2 quando
f
> 0,5
z
j
= 1,0(2
f
- 1)(1 + h
L
/h)h
s
/2 quando
f
0,5
dove:
h
L
laltezza dellirrigidimento.
H.2 Snellezza
H.2.1 Generalit
(1) Il rapporto di snellezza per l'instabilit esso-torsionale dato da:
dove:
il fattore di forma determinato in 5.3, ma W
pl,y
/W
el,y
(2) Il rapporto di snellezza geometrica
LT
per linstabilit esso-torsionale, per tutte le
classi di sezioni, fornito da:
H.2.2 Travi con sezioni trasversali uniformi doppiamente simmetriche
(1) Per i casi in cui z
g
= 0 (condizione di carico con momento agli estremi o carichi
trasversali applicati in corrispondenza del centro di taglio) e k = k
w
= 1,0 (assenza di
incastro agli estremi), il valore di
LT
pu essere ottenuto dalla relazione:
I
fc
I
fc
I
ft
+
-----------------

LT

LT

LT

1
-------- =

1

E
f
o
----- 52,6 = =

250
f
o
---------- f
o
in N/mm
2
( ) =

LT

EW
el,y
M
cr
------------------ =
UNI Pagina 193 UNI ENV 1999-1-1:2002
che pu anche essere scritta nella forma:
dove:
(2) Per una sezione semplice ad I oppure ad H (priva di irrigidimenti di bordo):
I
w
= I
z
h
s
2
/4
dove:
h
s
= h - t
f
(3) Per una sezione trasversale doppiamente simmetrica, il valore di i
LT
fornito dalla
relazione:
oppure, con una leggera approssimazione, da:
i
LT
= [I
z
/(A - 0,5t
w
h
s
)]
0,5
(4) Per i proli laminati ad I oppure ad H, conformi alla Norma di Riferimento 2, si possono
usare, conservativamente, le seguenti approssimazioni:
oppure
(5) Per qualsiasi prolo con sezione aperta ad I oppure ad H con ange uguali, la
seguente relazione approssimata risulta conservativa:
(6) Si possono contemplare i casi con k < 1,0 e/o k
w
< 1,0 usando le relazione:
oppure

LT
L
W
pl y ,
2
I
z
I
w
--------------
0,25
C
1
0,5
1
L
2
GI
t

2
EI
w
--------------- +
0,25
--------------------------------------------------- =

LT
L i
LT

C
1
0,5
1
L a
LT
( )
2
25,66
----------------------- +
0,25
---------------------------------------------------------- - =
a
LT
I
w
I
t
----- =
i
LT
I
z
I
w
W
pl y ,
2
--------------
,
_
0,25
=

LT
L i
LT

C
1
0,5
1
1
20
------
L i
LT

h t
f

--------------
2
+
0,25
----------------------------------------------------------------- =

LT
0,9 L i
z

C
1
0,5
1
1
20
------
L i
z

h t
f

-----------
2
+
0,25
-------------------------------------------------------------- =

LT
L i
z

C
1
0,5
1
1
20
------
L i
z

h t
f

-----------
2
+
0,25
-------------------------------------------------------------- =

LT
kL
W
pl,y
2
I
z
I
w
-------------
0,25
C
1
0,5
k
k
w
------
2
kL ( )
2
GI
t

2
EI
w
---------------------- - +
0,25
---------------------------------------------------------------------- =

LT
kL i
LT

C
1
0,5
k
k
w
------
2
kL a
LT
( )
2
25,66
-------------------------- - +
0,25
-------------------------------------------------------------------------- =
UNI Pagina 194 UNI ENV 1999-1-1:2002
oppure, per proli laminati normalizzati con sezione ad I oppure ad H:
oppure
oppure per un qualsiasi prolo con sezione aperta ad I oppure ad H con ange uguali:
(7) Eccetto i casi in cui si previsto uno specico vincolo allingobbamento, si dovrebbe
assumere k
w
pari a 1,0.
(8) Si possono contemplare i casi con carico trasversale applicato al di sopra del centro di
taglio (z
g
> 0) o al di sotto il centro di taglio (z
g
< 0), utilizzando la relazione:
oppure, in alternativa, lequazione:
oppure, per proli laminati normalizzati con sezione ad I oppure ad H, la relazione:
oppure, in alternativa, la relazione:
oppure, per un qualsiasi prolo con sezione aperta ad I oppure ad H con ange uguali, la
relazione:

LT
kL i
LT

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
LT

h t
f

----------------- -
2
+
0,25
-------------------------------------------------------------------------------- =

LT
0,9 kL i
z

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
z

h t
f

--------------
2
+
0,25
----------------------------------------------------------------------------- =

LT
kL i
z

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
z

h t
f

--------------
2
+
0,25
----------------------------------------------------------------------------- =

LT
kL
W
pl,y
2
I
z
I
w
-------------
0,25
C
1
0,5
k
k
w
------
2
kL ( )
2
GI
t

2
EI
w
---------------------- - + C
2
z
g
( )
2
I
z
I
w
----- +
0,5
C
2
z
g
I
z
I
w
-----
0,5


' ;

0,5
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =

LT
kL i
LT

C
1
0,5
k
k
w
------
2
kL a
LT
( )
2
25,66
-------------------------- -
2C
2
z
g
h
s
-----------------
2
+ +
0,5
2C
2
z
g
h
s
-----------------

' ;

0,5
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =

LT
kL i
LT

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
LT

h t
f

----------------- -
2
2C
2
z
g
h
s
-----------------
2
+ +
0,5
2C
2
z
g
h
s
-----------------

' ;

0,5
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =

LT
0,9 kL i
z

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
z

h t
f

--------------
2
2C
2
z
g
h
s
-----------------
2
+ +
0,5
2C
2
z
g
h
s
-----------------

' ;

0,5
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =

LT
kL i
z

C
1
0,5
k
k
w
------
2
1
20
------
kL i
z

h t
f

--------------
2
2C
2
z
g
h
s
-----------------
2
+ +
0,5
2C
2
z
g
h
s
-----------------

' ;

0,5
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- =
UNI Pagina 195 UNI ENV 1999-1-1:2002
APPENDICE J PROPRIET TORSIONALI DI SEZIONI IN PARETE SOTTILE
(informativa)
Alcune procedure di calcolo riportate nelle Sezioni 5.6 e 5.8 richiedono luso di particolari
propriet della sezione trasversale.
J.1 Costante di torsione
(1) Per una sezione in parete sottile composta esclusivamente di elementi piani, ciascuno
di spessore costante, e rinforzata con raccordi e/o bulbi, il valore della costante di torsione
I
t
fornito dalla relazione:
in cui:
t lo spessore corrente dell'elemento piano;
N la dimensione del raccordo o del bulbo, vedere gura J.1;
p, q sono i coefcienti da ricavare dalla gura J.1;
b la larghezza del piatto, misurata dal bordo dellarea annerita in gura J.1, nel
caso di un elemento piano adiacente ad un raccordo o ad un bullone.
J.2 Posizione del centro di taglio
(1) La gura J.2 fornisce la posizione del centro di taglio per diverse sezioni trasversali.
J.3 Costante di ingobbamento
(2) I valori della costante di ingobbamento I
w
per alcuni tipi di sezione trasversale possono
essere ricavati nel modo seguente:
a) per sezioni composte esclusivamente da elementi sporgenti disposti radicalmente,
come per esempio angolari, elementi a T, elementi cruciformi, I
w
pu essere conser-
vativamente assunto pari a zero;
b) per i tipi specici di sezione illustrati in gura J.2, i valori di I
w
possono essere calcolati
usando le espressioni ivi fornite.
p qN + ( )
4
t
4
bt
3
3
--------

UNI Pagina 196 UNI ENV 1999-1-1:2002


gura J.1 Coefcienti di costante di torsione per alcuni tipi di raccordi e di bulbi
UNI Pagina 197 UNI ENV 1999-1-1:2002
gura J.2 Posizione del centro di taglio (S) e fattore di ingobbamento (H) per alcuni tipi di sezione trasversale
in parete sottile
I
w
0 I
w
0
Dove I
1
e I
2
sono i
rispettivi momenti di
inerzia delle ange
rispetto lasse y-y
e
3b
F 6 +
-------------- =
I
w
a
2
b
3
t
2
12
------------------
2F 3 +
F 6 +
----------------- =
dove F
at
1
bt
2
-------- =
e
a
2
b
2
t
I
x
---------------
1
4
---
c
2b
-------
2c
3
3a
2
b
------------- +
,

_
=
I
w
b
2
t
6
-------- 4 ( c
3
6ac
2
+ + =
3a
2
+ c a
2
b + ) e
2
I
x

I
w
a
2
I
y
4
----------- =
e
a
2
b
2
t
I
x
---------------
1
4
---
c
2b
-------
2c
3
3a
2
b
------------- +
,

_
=
I
w
b
2
t
6
-------- 4 ( c
3
6ac
2
+ + =
3a
2
+ c a
2
b + ) e
2
I
x

e
y
1
I
1
y
2
I
2

I
y
----------------------------- =
I
x
a
2
I
1
I
2
I
y
---------------- =
I
w
a
2
I
y
4
----------
c
2
b
2
t
6
--------------- 3a 2c + ( ) + =
I
w
a
2
b
3
t
2
12
-------------------
2a b +
a 2b +
----------------- =
I
w
b
2
t
12 2b a 2c + + ( )
------------------------------------------ =
a
2
b
2
2ba 4bc 6ac + + + ( [ ]
4c
2
3ba 3a
2
4bc + + ( +
2ac c
2
] + +
La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
dellIndustria e dei Ministeri.
Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 N 633 e successivi aggiornamenti.
UNI
Ente Nazionale Italiano
di Unicazione
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 Milano, Italia