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Eurocodice 1

NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-1
S P E R I M E N TA L E Parte 1: Basi di calcolo

OTTOBRE 1996
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 1: Basis of design

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


DESCRITTORI Costruzione, edificio, struttura, progettazione, sicurezza, affidabilità, resi-
stenza meccanica, controllo, verifica

CLASSIFICAZIONE ICS 91.080-10; 91.040

SOMMARIO La norma, sperimentale, stabilisce i principi e le richieste per la sicurezza


e la funzionalità delle strutture, sono descritti i criteri generali di progetta-
zione e di verifica e vengono fornite linee guida per aspetti correlati di affi-
dabilità strutturale. La norma dovrà essere usata congiuntamente alle altre
parti della ENV 1991 e delle ENV da 1992 a 1999. È riferita a tutte quelle
circostanze in cui si richiede che una struttura fornisca adeguate presta-
zioni, anche in caso di eventi sismici o di esposizione al fuoco. Può inoltre
essere usata come base per il progetto delle strutture non considerate
nelle ENV da 1992 a 1999 e dove vengono considerati materiali ed azioni
al di fuori dello scopo della ENV 1991. Vengono indicati metodi semplificati
di verifica che sono applicabili agli edifici e ad altre costruzioni comuni;
procedure di progetto e dati relativi per il progetto dei ponti e di altre
costruzioni, che non sono completamente compresi nella presente parte,
possono essere ottenuti dalle altre parti dell’Eurocodice 1 e da altri Euro-
codici.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-1:1994


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-1 (edizione settembre
1994).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 28 ottobre 1996

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 1996


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento può
di Unificazione essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il con-
Via Battistotti Sassi, 11b senso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 14 Nº di riferimento UNI ENV 1991-1:1996 Pagina I di VI

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PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1991-1 (edizione settembre
1994), che assume così lo status di norma nazionale italiana speri-
mentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI, che segue i lavori
europei sull’argomento, per delega della Commissione Centrale
Tecnica, ha approvato il progetto europeo il 12 settembre 1992 e la
versione in lingua italiana della norma il 29 febbraio 1996.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-1 è stata fissata
inizialmente dal CEN per febbraio 1998. Eventuali osservazioni sul-
la norma devono pervenire all’UNI entro settembre 1997.
La presente norma contiene i valori dei coefficienti approvati dal
CEN/TC 250.
L’indicazione dei coefficienti da utilizzare a livello nazionale, previsti
al punto 0.4 della presente norma, sarà data, ove ritenuto necessa-
rio, dalla Autorità Nazionale competente, nel rispetto dei livelli di si-
curezza stabiliti dalle Regole Tecniche nazionali.
L’uso di questa norma è da correlare con la legislazione vigente. At-
tualmente DM 16 gennaio 1996 (supplemento ordinario alla G.U. n°
29 del 5 febbraio 1996) e suoi aggiornamenti.

Per agevolare gli utenti, viene di seguito indicata la corrispondenza


tra le norme citate al punto "Riferimenti normativi" e le norme italia-
ne vigenti:
ENV 1991-2-1 = UNI ENV 1991-2-1
ENV 1991-2-2 = UNI ENV 1991-2-2
ENV 1991-2-3 = UNI ENV 1991-2-3
ENV 1991-2-4 = UNI ENV 1991-2-4
ENV 1991-4 = UNI ENV 1991-4

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edi-
zioni sia di fogli di aggiornamento.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ulti-
ma edizione o foglio di aggiornamento.

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina II di VI


INDICE

0 PREMESSA 2
0.1 Obiettivi degli Eurocodici ...................................................................................................................... 2
0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici .............................................................................. 2
0.3 Programma degli Eurocodici .............................................................................................................. 2
0.4 Scopi della presente parte dell’Eurocodice 1 ............................................................................ 3
0.4.1 Obiettivi tecnici .............................................................................................................................................. 3
0.4.2 Categorie di utenti ........................................................................................................................................ 3
0.4.3 Finalità d’uso .................................................................................................................................................. 3
0.4.4 Divisione tra testo principale ed appendici........................................................................................... 4
0.4.5 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD) ...................................................................................... 4
0.4.6 Sviluppi futuri della presente parte dell’Eurocodice .......................................................................... 4

1 GENERALITÀ 5
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 5
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 5
1.3 Ipotesi .............................................................................................................................................................. 6
1.4 Distinzione fra principi e regole applicative ................................................................................ 6
1.5 Definizioni...................................................................................................................................................... 7
1.5.1 Termini comuni usati negli Eurocodici strutturali (ENV da 1991 a 1999) .................................. 7
1.5.2 Termini speciali correlati con la progettazione in generale ............................................................ 8
1.5.3 Termini correlati alle azioni........................................................................................................................ 9
1.5.4 Termini correlati alle proprietà del materiale .................................................................................... 10
1.5.5 Termini correlati ai dati geometrici ....................................................................................................... 10
1.6 Simboli ......................................................................................................................................................... 10

2 REQUISITI 12
2.1 Requisiti fondamentali ......................................................................................................................... 12
2.2 Differenziazione di affidabilità ......................................................................................................... 13
2.3 Situazioni progettuali............................................................................................................................ 13
2.4 Vita utile di progetto .............................................................................................................................. 14
prospetto 2.1 Classificazione della vita utile di progetto ................................................................................. 14
2.5 Durabilità .................................................................................................................................................... 14
2.6 Garanzia di qualità ................................................................................................................................ 15

3 STATI LIMITE 15
3.1 Generalità................................................................................................................................................... 15
3.2 Stati limite ultimi ...................................................................................................................................... 15
3.3 Stati limite di servizio ........................................................................................................................... 15
3.4 Stato limite di progetto ........................................................................................................................ 16

4 AZIONI ED INFLUENZE AMBIENTALI 16


4.1 Principali classificazioni ...................................................................................................................... 16
4.2 Valori caratteristici delle azioni ....................................................................................................... 17
4.3 Altri valori caratteristici delle azioni variabili ed eccezionali ........................................... 18
4.4 Influenze ambientali.............................................................................................................................. 19

5 PROPRIETÀ DEI MATERIALI 19

6 DATI GEOMETRICI 19

7 MODELLAZIONE PER L'ANALISI STRUTTURALE E LA RESISTENZA 20


7.1 Generalità................................................................................................................................................... 20
7.2 Modellazione nel caso di azioni statiche ................................................................................... 20
7.3 Modellazione nel caso di azioni dinamiche ............................................................................. 20

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina III di VI

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7.4 Modellazione delle azioni del fuoco............................................................................................. 20

8 PROGETTAZIONE ASSISTITA DA SPERIMENTAZIONE 21


8.1 Generalità .................................................................................................................................................. 21
8.2 Tipi di prove .............................................................................................................................................. 21
8.3 Derivazione dei valori di progetto ................................................................................................. 22

9 VERIFICA CON IL METODO DEI COEFFICIENTI PARZIALI 22


9.1 Generalità .................................................................................................................................................. 22
9.2 Limitazioni e semplificazioni ............................................................................................................ 23
9.3 Valori di progetto .................................................................................................................................... 23
9.3.1 Valori di progetto delle azioni ................................................................................................................ 23
9.3.2 Valori di progetto degli effetti delle azioni ......................................................................................... 24
9.3.3 Valori di progetto delle proprietà del materiale................................................................................ 24
9.3.4 Valori di progetto dei dati geometrici .................................................................................................. 25
9.3.5 Resistenza di progetto ............................................................................................................................. 25
9.4 Stati limite ultimi ..................................................................................................................................... 26
9.4.1 Verifiche dell'equilibrio statico e della resistenza ........................................................................... 26
9.4.2 Combinazione di azioni ........................................................................................................................... 26
prospetto 9.1 Valori di progetto delle azioni da usarsi nella combinazione di azioni ..................... 26
9.4.3 Coefficienti parziali .................................................................................................................................... 27
prospetto 9.2 Coefficienti parziali: stati limite ultimi per gli edifici ............................................................. 28
9.4.4 Coefficienti ψ .............................................................................................................................................. 28
prospetto 9.3 Coefficienti ψ per gli edifici .............................................................................................................. 29
9.4.5 Verifica semplificata per gli edifici ........................................................................................................ 29
9.4.6 Coefficienti parziali di sicurezza per i materiali ............................................................................... 30
9.5 Stati limite di servizio ........................................................................................................................... 30
9.5.1 Verifiche di funzionalità (serviceability) .............................................................................................. 30
9.5.2 Combinazione di azioni ........................................................................................................................... 30
prospetto 9.4 Valori di progetto delle azioni per l'uso nella combinazione di azioni ....................... 30
9.5.3 Coefficienti parziali .................................................................................................................................... 31
9.5.4 Coefficienti ψ .............................................................................................................................................. 31
9.5.5 Verifica semplificata per gli edifici ........................................................................................................ 31
9.5.6 Coefficienti parziali per i materiali ........................................................................................................ 31

APPENDICE A COEFFICIENTE PARZIALE DI PROGETTO 32


(informativa)
A.1 Generalità ................................................................................................................................................. 32
A.2 Una visione d’assieme sui metodi di affidabilità .................................................................. 32
figura A.1 Panoramica sui metodi di affidabilità ........................................................................................ 33
prospetto A.1 Relazione tra β e Pf ............................................................................................................................. 33
prospetto A.2 Valori indicativi per l'indice di affidabilità obiettivo β .......................................................... 34
A.3 Verifica della affidabilità con l’uso di valori di progetto .................................................... 34
prospetto A.3 Valori di progetto per varie funzioni di distribuzione ........................................................... 35
figura A.2 Definizione del punto di progetto in accordo col metodo di affidabilità
al primo ordine (FORM) .................................................................................................................... 36
A.4 Formati di verifica di affidabilità negli Eurocodici ................................................................ 36
prospetto A.4 Espressione di ψ0 ................................................................................................................................ 38
A.5 Chiusura .................................................................................................................................................... 38

APPENDICE B FATICA 39
(informativa)
B.1 Il fenomeno della fatica ..................................................................................................................... 39
B.2 Resistenza alla fatica ......................................................................................................................... 39
B.3 Determinazione degli effetti dell’azione della fatica compatibile con la resi-
stenza alla fatica ................................................................................................................................... 39

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B.4 Verifiche alla fatica ............................................................................................................................... 39
B.5 Concetti di sicurezza ........................................................................................................................... 40

APPENDICE C STATO LIMITE DI SERVIZIO: VERIFICA DI STRUTTURE SUSCETTIBILI


(informativa) DI VIBRARE 41
C.1 Generalità.................................................................................................................................................. 41
C.2 Storie temporali delle forze .............................................................................................................. 42
C.3 Modellazione delle strutture ............................................................................................................ 42
C.4 Valutazione della risposta strutturale ......................................................................................... 42

APPENDICE D PROGETTAZIONE ASSISTITA DA PROVE 44


(informativa)
D.1 Scopi ed obiettivi ................................................................................................................................... 44
D.2 Pianificazione .......................................................................................................................................... 44
D.3 Valutazione dei risultati delle prove ............................................................................................ 45
prospetto D.1 Valori di kn per il valore caratteristico 5% ................................................................................. 47
prospetto D.2 Valori di kn per il valore di progetto ULS, se X è dominante
(P {X < Xd} = 0,1%) ............................................................................................................................. 47
prospetto D.3 Valori di kn per il valore di progetto ULS, se X non è dominante
(P {X < Xd} = 10%)............................................................................................................................... 47

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UNI ENV 1991-1:1996 Pagina VI di VI
Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-1
Parte 1: Basi di calcolo

SETTEMBRE 1994

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 1: Basis of design
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases du calcul et actions sur les structures
Partie 1: Bases du calcul
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 1: Grundlagen der Tragwerksplanung

DESCRITTORI Costruzione, edificio, struttura, progettazione, sicurezza, affidabilità, resistenza


meccanica, controllo, verifica

ICS 91.040.00

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 28 maggio 1993.
Il periodo di validità di questa ENV è limitato inizialmente a 3 anni. I membri
del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in parti-
colare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea
(EN).
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza di questa ENV nel-
lo stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente disponibile
a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantenere in vigo-
re, contemporaneamente alla ENV, altre norme nazionali contrastanti, fino
alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spa-
gna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

 CEN 1994
I diritti di riproduzione sono riservati ai membri del CEN.

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0 PREMESSA

0.1 Obiettivi degli Eurocodici


(1) Gli Eurocodici strutturali costituiscono un gruppo di norme relative al progetto
strutturale e geotecnico degli edifici e delle altre opere dell'ingegneria civile.
(2) Essi trattano l'esecuzione ed il controllo solo per quanto è utile ad indicare la qua-
lità dei prodotti da costruzione ed il livello di esecuzione necessari per conformarsi
alle ipotesi delle regole progettuali.
(3) Fino a quando non sarà disponibile il necessario insieme di norme tecniche unifi-
cate per i prodotti e per i metodi di prova, alcuni degli Eurocodici strutturali tratte-
ranno alcuni di questi aspetti in appendici informative.

0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici


(4) La Commissione delle Comunità Europee (CCE) ha cominciato a stabilire un insie-
me di regole tecniche per il progetto di edifici ed altre opere dell'ingegneria civile
che, inizialmente, sarebbero dovute servire da alternativa alle differenti norme in
vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituire. Tali norme tecni-
che sono diventate note con il nome di Eurocodici strutturali.
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CCE ha trasferito il la-
voro riguardante gli ulteriori sviluppi, la pubblicazione e l’aggiornamento degli Eu-
rocodici strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appog-
giare il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico del CEN, CEN/TC 250, è responsabile di tutti gli Eurocodici
strutturali.

0.3 Programma degli Eurocodici


(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici strutturali, ognuno dei quali è divi-
so in un certo numero di parti:
ENV 1991 = Eurocodice 1 Basi di calcolo ed azioni sulle strutture;
ENV 1992 = Eurocodice 2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo;
ENV 1993 = Eurocodice 3 Progettazione delle strutture di acciaio;
ENV 1994 = Eurocodice 4 Progettazione delle strutture composte acciaio-calce-
struzzo;
ENV 1995 = Eurocodice 5 Progettazione delle strutture di legno;
ENV 1996 = Eurocodice 6 Progettazione delle strutture di muratura;
ENV 1997 = Eurocodice 7 Progettazione geotecnica;
ENV 1998 = Eurocodice 8 Indicazioni progettuali per la resistenza sismica delle
strutture;
ENV 1999 = Eurocodice 9 Progettazione delle strutture di alluminio.
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Euro-
codici sopra citati.
(9) Questa parte 1 dell’Eurocodice 1 ha il fine di sviluppare, per un più ampio campo
di applicazione, i criteri già pubblicati nei punti 1 e 2 della parte 1-1 degli Eurocodici
1992, 1993 e 1994. Essa viene pubblicata come norma europea sperimentale
ENV 1991-1.
(10) La presente norma sperimentale è utilizzata per applicazioni pratiche di tipo speri-
mentale e per la presentazione di commenti.
(11) Dopo circa due anni ai membri CEN sarà richiesto di inviare commenti formali da
prendere in considerazione per definire le future azioni.
(12) Nel frattempo, suggerimenti e commenti sulla presente norma sperimentale do-
vrebbero essere inviati alla Segreteria del CEN/TC 250/SC 1 al seguente indirizzo:
British Standard House - BSI
389 Chiswick High Road
London W4
England

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o all’ente normatore nazionale.
(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11b
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

0.4 Scopi della presente parte dell’Eurocodice 1

0.4.1 Obiettivi tecnici


(13) Questa parte dell'Eurocodice 1 descrive i principi e le richieste per la sicurezza, la
funzionalità (serviceability) e la durabilità delle strutture. Essa è basata sul concet-
to di stato limite usato congiuntamente al metodo del coefficiente parziale. In rela-
zione a modifiche del metodo proposto, vedere il punto (24) della premessa.
(14) Per il progetto di nuove strutture, si ritiene che questa parte dell'Eurocodice debba
essere usata per l'applicazione diretta assieme a:
- le altre parti della ENV 1991;
- gli Eurocodici di progetto (ENV da 1992 a 1999).
Nota Le norme europee sperimentali sopra citate sono già pubblicate od in preparazione.
(15) In questa parte, inoltre, vengono suggerite le linee guida riguardanti gli aspetti del-
la sicurezza strutturale collegati all'affidabilità, alla funzionalità (serviceability) ed
alla durabilità:
- per i casi di progetto non trattati nelle ENV da 1991 a 1999 (altri tipi di azioni,
strutture non trattate, altri tipi di materiali);
- per servire come documento di riferimento per gli altri CEN/TC concernenti gli
aspetti strutturali.
(16) Si intende che le indicazioni (indipendenti dal materiale), riportate nel punto 2 degli
altri Eurocodici, saranno sostituite da questa parte della ENV 1991 in una fase fu-
tura (stadio EN).

0.4.2 Categorie di utenti


(17) Questa norma sperimentale è indirizzata ad alcune categorie di utenti, come gli al-
tri Eurocodici. Tali categorie includono:
- comitati per la stesura delle norme;
- clienti (per esempio per ciò che riguarda le loro specifiche richieste sul livello di
sicurezza e di durabilità);
- progettisti ed appaltatori, come per gli altri Eurocodici;
- autorità pubbliche.

0.4.3 Finalità d’uso


(18) Questa norma europea sperimentale è tesa al progetto delle strutture nell'ambito
dello scopo degli Eurocodici.
(19) Come documento guida per il progetto delle strutture, al di là dello scopo degli Eu-
rocodici, questa norma preliminare può essere usata, ove opportuno:
- per la valutazione delle diverse azioni e delle loro combinazioni;
- per la modellazione del comportamento dei materiali e delle strutture;
- per l'assegnazione di valori numerici dei formati di sicurezza.
(20) Quali indicazioni generali, sono suggeriti valori numerici per i coefficienti di sicu-
rezza come anche per altri elementi inerenti la sicurezza stessa. Assieme a valori
indicativi dipendenti dal tipo di materiale, si fornisce un accettabile grado di sicu-
rezza, assumendo che sia conseguito un appropriato livello di sicurezza nell'ese-
cuzione. Per tal motivo, siccome questa parte viene usata come documento di ri-
ferimento da parte degli altri CEN/TC, dovrebbero essere considerati gli stessi va-
lori indicativi.

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0.4.4 Divisione tra testo principale ed appendici
(21) A causa delle varie categorie d'uso sopra citate, questa parte è divisa in un testo
principale ed in una serie di appendici. Tale divisione, inoltre, tiene conto degli svi-
luppi attesi durante il periodo della ENV.
(22) Il testo principale include la maggior parte delle regole fondamentali e di quelle
operative necessarie per la diretta applicazione in ambito progettuale, nei campi
della progettazione presi in considerazione dalla ENV 1991 e dalle ENV da 1992 a
1999. Sono inoltre comprese le principali disposizioni riguardanti i ponti.
(23) Le appendici sono soltanto informative. Altre informazioni di base ed elementi utili
per ulteriori sviluppi durante il periodo della ENV devono essere pubblicati separa-
tamente in un rapporto CEN.

0.4.5 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


(24) È chiaro che, durante il periodo ENV, tale norma europea sperimentale viene usa-
ta per proposte progettuali congiuntamente alla particolare norma nazionale valida
nel paese ove le strutture in progetto sono di volta in volta previste.
Si presuppone che durante il periodo ENV i Documenti di Applicazione Nazionale
autorizzino l'uso sperimentale degli Eurocodici quali norme preliminari per facilita-
re il loro uso, con dovuta considerazione per le regole correnti e le norme relative
ai singoli luoghi. Le norme nazionali possono inoltre introdurre modifiche nel me-
todo del coefficiente parziale indicato nella presente norma preliminare. Le compe-
tenti autorità nazionali hanno la responsabilità di stabilire il Documento di Applica-
zione Nazionale.
In particolare, ogni NAD può specificare se le appendici possono essere usate in-
teramente o parzialmente in connessione con il testo principale e quali sono allora
le condizioni specifiche per la loro applicazione, per esempio l'applicazione del
punto 3.4(3) e del punto 8.3(1) assieme all'appendice A.
(25) In particolare, per questa norma preliminare dovrebbe essere fatta attenzione nel:
- confermare o correggere i valori numerici incasellati ; si raccomanda che
eventuali modifiche siano introdotte solo dove esse paiono necessarie; co-
munque, per quei Paesi in cui misure di differenziazione di affidabilità sono già
codificate, non si pongono obiezioni a correzioni numeriche tese ad integrare
questo Eurocodice tramite queste misure operative;
- considerare la varietà di utenti ed usi di questa norma preliminare [vedere il
punto (17) precedente], tenendo conto delle organizzazioni professionali na-
zionali esistenti e delle rispettive responsabilità di ogni categoria di utenti.

0.4.6 Sviluppi futuri della presente parte dell’Eurocodice


(26) L'obiettivo di questa parte è quello di assicurare la coerenza delle regole di proget-
to per un ampio insieme di opere realizzate con vari materiali. Deve essere inteso
che questo è un obiettivo a lungo termine che sarà raggiunto progressivamente.
Allo stato attuale il fine è limitato a:
- assicurare la coerenza tra gli Eurocodici già pubblicati o in preparazione, sen-
za contraddizioni;
- comprendere le strutture trattate negli stessi Eurocodici, in minor dettaglio
quelle per cui parti di Eurocodici sono in preparazione, per esempio ponti, si-
los, ecc. Tuttavia è chiaro che con la pubblicazione della presente versione di
questa parte non si intende inibire il lavoro di sviluppo e di miglioramento del li-
vello di affidabilità.
In parallelo con la pubblicazione di nuove parti di Eurocodici durante il periodo
ENV, si prevede che ci possano essere alcuni sviluppi per alcuni punti, per esem-
pio:
- definizione maggiormente precisa di livelli di affidabilità differenziati;
- revisione numerica, giustificazione probabilistica dei valori numerici dei coeffi-
cienti parziali e, in ogni caso, il completamento di questo metodo con un ap-
proccio probabilistico;
- una più precisa considerazione dei vari tipi delle equazioni di stato limite, inte-

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razione suolo-struttura, analisi non-lineare, azioni dinamiche, le azioni asso-
ciate e lo standard di verifica di affidabilità;
- consolidamento e riprogettazione delle strutture preesistenti.

1 GENERALITÀ

1.1 Scopo
(1) In questa parte 1 della ENV 1991 vengono stabiliti i principi e le richieste per la si-
curezza e la funzionalità (serviceability) delle strutture, sono descritti i criteri gene-
rali di progettazione e di verifica e vengono fornite linee guida per aspetti correlati
di affidabilità strutturale (structural reliability).
P(2) Nella parte 1 della ENV 1991 vengono stabiliti i criteri ed i principi generali per il
progetto strutturale di edifici ed opere di ingegneria civile, inclusi aspetti geotecni-
ci. Essa dovrà essere usata congiuntamente alle altre parti della ENV 1991 ed alle
ENV da 1992 a 1999. La parte 1 è riferita a tutte quelle circostanze in cui si richie-
de che una struttura fornisca adeguate prestazioni, anche in caso di eventi sismici
o di esposizione al fuoco.
(3) La parte 1 della ENV 1991 può inoltre essere usata come base per il progetto delle
strutture non considerate nelle ENV da 1992 a 1999 e dove vengono considerati
materiali ed azioni al di fuori dello scopo della ENV 1991.
P(4) La parte 1 della ENV 1991 è inoltre applicabile al progetto strutturale nella fase di
esecuzione ed al progetto strutturale per strutture provvisorie; in essa si stabilisce
di fare appropriati adattamenti al di fuori delle finalità della ENV 1991.
(5) Nella parte 1 della ENV 1991 vengono inoltre indicati metodi semplificati di verifica
che sono applicabili agli edifici e ad altre costruzioni comuni.
(6) Procedure di progetto e dati relativi per il progetto dei ponti e di altre costruzioni,
che non sono completamente compresi nella presente parte, possono essere ot-
tenuti dalle altre parti dell'Eurocodice 1 e da altri Eurocodici.
(7) La parte 1 della ENV 1991 non è direttamente intesa per la valutazione strutturale
della costruzione preesistente per sviluppare il progetto di lavori di restauro e mo-
difiche o stime di cambiamenti d'uso, ma può essere invece usata dove applicabi-
le.
(8) La parte 1 della ENV 1991 non comprende completamente il progetto di costruzio-
ni speciali che richiedono considerazioni non usuali di affidabilità, come le strutture
nucleari, per le quali dovrebbero essere usate specifiche procedure di progetto.
(9) La parte 1 della ENV 1991 non comprende completamente il progetto di strutture
dove le deformazioni modificano le azioni dirette.

1.2 Riferimenti normativi


La presente norma sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale
l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
ISO 2631 Valutazione dell'esposizione umana alla vibrazione di tutto il corpo
ISO 8930:1987 Principi generali sull'affidabilità delle strutture - Elenco di termini
equivalenti
ISO 6707-1:1989 Edifici / ingegneria civile - Vocabolario - Termini generali
ISO 3898:1987 Basi di calcolo per le strutture - Simboli - Simboli generali
Nota Le seguenti norme europee sperimentali che sono pubblicate o in preparazione sono citate nei luo-
ghi appropriati del testo e nelle pubblicazioni elencate di seguito.
ENV 1991-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 1:
Basi di calcolo

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina 5 di 52


ENV 1991-2-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-1:
Azioni sulle strutture - Massa volumica, pesi propri e carichi impo-
sti
ENV 1991-2-2 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-2:
Azioni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte al fuoco
ENV 1991-2-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-3:
Azioni sulle strutture - Carichi da neve
ENV 1991-2-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4:
Azioni sulle strutture - Azioni del vento
ENV 1991-2-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-5:
Azioni sulle strutture - Azioni termiche
ENV 1991-2-6 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-6:
Azioni sulle strutture - Carichi e deformazioni imposte durante
l'esecuzione
ENV 1991-2-7 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-7:
Azioni sulle strutture - Carichi eccezionali
ENV 1991-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 3:
Carichi da traffico sui ponti
ENV 1991-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 4:
Azioni su sili e serbatoi
ENV 1991-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 5:
Azioni indotte da gru e macchine
ENV 1992 Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo
ENV 1993 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio
ENV 1994 Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte acciaio-cal-
cestruzzo
ENV 1995 Eurocodice 5 - Progettazione delle strutture di legno
ENV 1996 Eurocodice 6 - Progettazione delle strutture di muratura
ENV 1997 Eurocodice 7 - Progettazione geotecnica
ENV 1998 Eurocodice 8 - Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
ENV 1999 Eurocodice 9 - Progettazione delle strutture di alluminio

1.3 Ipotesi
Vengono applicate le seguenti ipotesi:
- la scelta del sistema strutturale e del progetto di una struttura viene fatta da personale
con qualifica ed esperienza appropriate;
- l'esecuzione viene portata a termine da personale con esperienza ed abilità adegua-
te;
- adeguata supervisione e controllo di qualità vengono forniti durante l'esecuzione del
lavoro, per esempio negli studi di progettazione, nelle fabbriche, negli impianti di pro-
duzione e in sito (cantiere);
- i materiali da costruzione ed i prodotti sono usati come specificato in questo Euroco-
dice o nelle ENV da 1992 a 1999 o in relative norme di supporto sui materiali o sui pro-
dotti;
- la struttura sarà soggetta ad adeguata manutenzione;
- la struttura sarà usata in accordo con le ipotesi di progetto;
- le procedure di progetto sono valide solo quando si soddisfano le richieste relative ai
materiali, all'esecuzione ed alla competenza tecnica che sono date nelle ENV da
1992 a 1996 e nella ENV 1999.

1.4 Distinzione fra principi e regole applicative


P(1) In dipendenza del contenuto dei singoli punti, nella presente parte 1 della ENV
1991 viene fatta distinzione tra principi e regole di applicazione.

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P(2) I principi comprendono:
- affermazioni generali e definizioni per le quali non c'è alternativa;
- richieste e modelli analitici per i quali non si permette alternativa a meno che
non venga specificatamente stabilita.
(3) I principi sono identificati con la lettera P, che precede il numero del punto.
P(4) Le regole applicative sono generalmente regole riconosciute che derivano dai
principi e soddisfano le loro richieste. È lecito usare regole alternative a quelle ap-
plicative date in questo Eurocodice, a condizione che si controlli che tali regole al-
ternative siano in accordo con i principi principali ed abbiano la stessa affidabilità.
(5) In questa parte della ENV 1991 le regole applicative hanno solo un numero di pun-
to, per esempio come questo paragrafo.

1.5 Definizioni
Per gli scopi di questa norma sperimentale, sono applicate le definizioni riportate nel se-
guito.
Nota La maggior parte delle definizioni sono riprodotte dalla ISO 8930:1987.

1.5.1 Termini comuni usati negli Eurocodici strutturali (ENV da 1991 a 1999)

1.5.1.1 costruzione: Tutto ciò che viene costruito o risulta da operazioni di costruzione.
Nota Questa definizione è in accordo con la ISO 6707, parte 1. Il termine comprende sia gli edifici che le
altre opere dell'ingegneria civile. Esso si riferisce alle costruzioni complete, compresi elementi strut-
turali, non strutturali e geotecnici.

1.5.1.2 tipo di edificio o di opere dell'ingegneria civile: Tipo di opera costruita di cui si indica la fi-
nalità d'uso, per esempio edificio abitativo, muro di sostegno, edificio industriale, ponte
stradale.

1.5.1.3 sistema costruttivo: Indicazione del principale materiale strutturale, come per esempio co-
struzione di calcestruzzo rinforzato, costruzione di acciaio, costruzione di legno, costru-
zione di muratura, costruzione composita d'acciaio e calcestruzzo.

1.5.1.4 procedimento esecutivo (method of construction): Maniera in cui l'esecuzione viene porta-
ta a termine, per esempio: gettata in opera, prefabbricata, a sbalzo.

1.5.1.5 materiale da costruzione: Materiale usato nella costruzione, per esempio: calcestruzzo,
acciaio, legno, muratura.

1.5.1.6 struttura: Combinazione organizzata di parti connesse progettate per fornire qualche mi-
sura di rigidezza.
Nota La ISO 6707, parte 1, fornisce la stessa definizione ma aggiunge "o un'opera costruita avente tale
disposizione". Negli Eurocodici strutturali questa aggiunta non è usata per facilitare traduzioni non
ambigue.

1.5.1.7 forma della struttura: Disposizione degli elementi strutturali, come trave, colonna, arco, pi-
le di fondazione.
Nota Forme di struttura sono, per esempio, telai, ponti sospesi.

1.5.1.8 sistema strutturale: Elementi portanti di un edificio o di un'opera d'ingegneria civile ed il


modo in cui questi elementi collaborano insieme.

1.5.1.9 modello strutturale: Idealizzazione del sistema strutturale usata per scopi di analisi e di
progetto.

1.5.1.10 esecuzione: Attività di edificazione di un edificio o di un'opera di ingegneria civile.


Nota Il termine comprende lavori in sito; esso può inoltre esprimere la fabbricazione dei componenti a pié
d’opera e il loro susseguente assemblaggio in sito.

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina 7 di 52


1.5.2 Termini speciali correlati con la progettazione in generale

1.5.2.1 criteri di progetto: Formulazioni qualitative che descrivono per ogni stato limite le condi-
zioni da soddisfare.

1.5.2.2 situazioni di progetto: Insiemi di condizioni fisiche rappresentanti un certo intervallo di tem-
po per cui il progetto dimostrerà che non sono superati i relativi stati limite.

1.5.2.3 situazione di progetto transitoria: Una situazione progettuale che è relativa ad un periodo
molto più breve del periodo d'uso di progetto della struttura e che ha un'alta probabilità di
accadere.
Nota Ci si riferisce a condizioni temporanee della struttura, dell'uso o dell'esposizione, per esempio du-
rante la costruzione od il restauro.

1.5.2.4 situazione persistente di progetto: Una situazione di progetto che è relativa ad un periodo
dello stesso ordine del periodo d'uso di progetto della struttura.
Nota Generalmente ci si riferisce a condizioni di normale uso.

1.5.2.5 situazione eccezionale di progetto: Una situazione di progetto comprendente condizioni


eccezionali della struttura o della sua esposizione, come per esempio fuoco, esplosione,
impatto o guasto locale.

1.5.2.6 vita utile di progetto: Periodo ipotizzato in cui una struttura deve essere usata per le sue
finalità d'uso con manutenzioni anticipate ma senza che siano necessari sostanziali re-
stauri.

1.5.2.7 rischio: Un evento eccezionalmente inusuale ed intenso, come per esempio azione ed in-
fluenza ambientale inusuali, resistenza del materiale o della struttura insufficienti, oppure
eccessiva deviazione dalle dimensioni previste.

1.5.2.8 distribuzione di carico: Identificazione della posizione, dell'ampiezza e della direzione di


un'azione libera.

1.5.2.9 caso di carico: Distribuzione compatibile di carico, insiemi di deformazioni e imperfezioni


considerate simultaneamente con azioni variabili e permanenti fissate per una particolare
verifica.

1.5.2.10 stati limite: Stati oltre i quali la struttura non soddisfa più le richieste di prestazione di pro-
getto.

1.5.2.11 stati limite ultimi: Stati associati con il collasso o con altre forme simili di guasto strutturale.
Nota Essi generalmente corrispondono alla massima resistenza ai carichi portati di una struttura o di una
parte strutturale.

1.5.2.12 stati limite di servizio: Stati che corrispondono a condizioni oltre le quali specifiche richie-
ste di servizio per una struttura o per un elemento strutturale non sono più fronteggiate.

1.5.2.12.1 stati limite di servizio irreversibili: Stati limite che rimarranno permanentemente superati
alla rimozione delle azioni responsabili.

1.5.2.12.2 stati limite di servizio reversibili: Stati limite che non rimarranno permanentemente supe-
rati alla rimozione delle azioni responsabili.

1.5.2.13 resistenza: Proprietà meccanica di un componente, una sezione trasversale o di un mem-


bro della struttura, come per esempio resistenza flessionale o resistenza allo svergola-
mento.

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina 8 di 52


1.5.2.14 manutenzione: Insieme di tutte le attività eseguite durante la vita d'uso della struttura per
conservare la sua funzione.

1.5.2.15 resistenza (del materiale): Proprietà meccanica di un materiale, usualmente data in unità di
forza.

1.5.2.16 affidabilità: Il termine affidabilità comprende sicurezza, funzionalità (serviceability) e dura-


bilità di una struttura.

1.5.3 Termini correlati alle azioni

1.5.3.1 azione:
a) Forza (carico) applicato alla struttura (azione diretta);
b) Una deformazione imposta o vincolata od un'accelerazione imposta causata per
esempio da cambiamenti di temperatura, da variazione di umidità, da una composi-
zione irregolare o da un terremoto (azione indiretta).

1.5.3.2 effetto dell'azione: Effetto delle azioni sugli elementi strutturali, come per esempio la forza
interna, il momento, lo sforzo, la deformazione.

1.5.3.3 azione permanente (G): Azione che è probabile agisca per tutta una data situazione pro-
gettuale e per la quale la variazione in ampiezza con il tempo è trascurabile in relazione
al valore medio, o per la quale la variazione è sempre in una stessa direzione (monotona)
fino a quando l'azione raggiunge un certo valore limite.

1.5.3.4 azione variabile (Q): Azione che è non probabile agisca lungo tutta una data situazione pro-
gettuale o per la quale la variazione in ampiezza con il tempo non è trascurabile in rela-
zione al valore medio, né monotona.

1.5.3.5 azione eccezionale (A): Azione, usualmente di breve durata, che è improbabile accada con
un'ampiezza significativa durante il periodo di tempo considerato durante la vita d'uso di
progetto.
Nota Ci si può aspettare che un'azione eccezionale causi in molti casi forti conseguenze a meno che non
vengano considerate speciali misure.

1.5.3.6 azione sismica (AE): Azione dovuta al moto del suolo causato dal terremoto.

1.5.3.7 azione fissa: Azione che ha una distribuzione fissa sulla struttura tale che l'ampiezza e la
direzione dell'azione sono determinate senza ambiguità per l'intera struttura se la sua am-
piezza e la sua direzione sono determinate in un punto della struttura.

1.5.3.8 azione libera: Azione che può avere entro certi limiti qualunque distribuzione spaziale sulla
struttura.

1.5.3.9 azione singola: Azione che si può considerare statisticamente indipendente nel tempo e
nello spazio da ogni altra azione agente sulla struttura.

1.5.3.10 azione statica: Azione che non causa un'accelerazione significativa della struttura o degli
elementi strutturali.

1.5.3.11 azione dinamica: Azione che causa un'accelerazione significativa della struttura o degli
elementi strutturali.

1.5.3.12 azione quasi statica: Azione che può essere descritta da modelli statici in cui gli effetti di-
namici sono inclusi.

1.5.3.13 valore rappresentativo di un'azione: Valore usato per la verifica di uno stato limite.

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1.5.3.14 valore caratteristico di un'azione: Valore principale rappresentativo di un'azione. Per quan-
to questo valore caratteristico possa essere fissato su basi statistiche, esso viene scelto
in modo da corrispondere ad una prescritta probabilità di non essere superato nell'aspetto
sfavorevole durante un "periodo di riferimento", tenendo conto della vita utile di progetto
della struttura e della durata della situazione di progetto.

1.5.3.15 periodo di riferimento: Vedere 1.5.3.14.

1.5.3.16 valori di combinazione: Valori associati con l'uso di combinazioni di azioni (vedere
1.5.3.20) per tener conto di una probabilità ridotta dell'accadimento simultaneo della mag-
gior parte di valori sfavorevoli di diverse azioni indipendenti.

1.5.3.17 valore frequente di un'azione variabile: Valore determinato in modo tale che:
- il tempo totale, entro un periodo di tempo scelto, durante il quale esso viene superato
per una parte specifica, oppure
- la frequenza con cui esso viene superato, siano limitati ad un valore assegnato.

1.5.3.18 valore quasi permanente di un'azione variabile: Valore determinato in modo tale che il tem-
po totale, all'interno di un periodo di tempo scelto, durante il quale esso viene superato, è
una parte considerevole del periodo di tempo scelto.

1.5.3.19 valore di progetto di un'azione Fd: Valore ottenuto moltiplicando il valore rappresentativo
con un coefficiente parziale di sicurezza γF .

1.5.3.20 combinazione di azioni: Insieme di valori di progetto usati per la verifica della sicurezza
strutturale per uno stato limite sotto l'influenza simultanea di azioni differenti.

1.5.4 Termini correlati alle proprietà del materiale

1.5.4.1 valore caratteristico Xk: Valore della proprietà di un materiale avente una probabilità pre-
scritta di non essere raggiunto in una ipotetica serie illimitata di prove. Tale valore gene-
ralmente corrisponde ad uno specifico frattile di una distribuzione statistica ipotizzata della
particolare proprietà del materiale. In alcune circostanze viene usato come valore carat-
teristico un valore nominale.

1.5.4.2 valore di progetto di una proprietà del materiale Xd: Valore ottenuto dividendo il valore ca-
ratteristico per un valore parziale γM o, in speciali circostanze, da determinazione diretta.

1.5.5 Termini correlati ai dati geometrici

1.5.5.1 valore caratteristico di proprietà geometrica ak: Valore usualmente corrispondente alle di-
mensioni specificate nel progetto. Dove pertinente, valori delle quantità geometriche pos-
sono corrispondere ad alcuni prescritti frattili della distribuzione statistica.

1.5.5.2 valore di progetto di proprietà geometrica ad: Generalmente un valore nominale. Dove per-
tinente, valori di quantità geometriche possono corrispondere a qualche prescritto frattile
della distribuzione statistica.

1.6 Simboli
Per gli intenti di questa norma sperimentale, vengono applicati i seguenti simboli.
Nota La simbologia usata è basata sulla ISO 3898:1987.
Lettere latine maiuscole
A Azione eccezionale
Ad Valore di progetto di un'azione eccezionale
AEd Valore di progetto di un'azione sismica
AEk Azione sismica caratteristica
Ak Valore caratteristico di un'azione eccezionale
Cd Valore nominale o una funzione di certe caratteristiche progettuali del materiale

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E Effetto di un'azione
Ed Valore di progetto dell'effetto di una azione
Ed,dst Valore di progetto di un'azione destabilizzante
Ed,stb Valore di progetto di un’azione stabilizzante
F Azione
Fd Valore di progetto di un'azione
Fk Valore caratteristico di un'azione
Frep Valore rappresentativo di un'azione
G Azione permanente
Gd Valore di progetto di un'azione permanente
Gd,inf Valore di progetto inferiore di un'azione permanente
Gkj Valore caratteristico di un'azione permanente j
Gd,sup Valore di progetto superiore di un'azione permanente
Gind Azione permanente indiretta
Gk Valore caratteristico di un'azione permanente
Gk,inf Valore caratteristico inferiore di un'azione permanente
Gk,sup Valore caratteristico superiore di un'azione permanente
P Azione di precompressione
Pd Valore di progetto di un'azione di precompressione
Pk Valore caratteristico di un'azione di precompressione
Q Azione variabile
Qd Valore di progetto di un'azione variabile
Qind Azione variabile indiretta
Qk Valore caratteristico di una singola azione variabile
Qk1 Valore caratteristico dell'azione variabile dominante
Qki Valore caratteristico dell'azione variabile non dominante i-esima
R Resistenza
Rd Valore di progetto della resistenza
Rk Resistenza caratteristica
X Proprietà del materiale
Xd Valore di progetto di una proprietà del materiale
Xk Valore caratteristico di una proprietà del materiale
Lettere latine minuscole
ad Valore di progetto di dati geometrici
ak Dimensione caratteristica
anom Valore nominale dei dati geometrici
Lettere greche maiuscole
∆a Cambiamento apportato a dati geometrici nominali per particolari finalità proget-
tuali, per esempio determinazione degli effetti delle imperfezioni
Lettere greche minuscole
γ Coefficiente parziale [sicurezza o funzionalità (serviceability)]
γA Coefficiente parziale per azioni eccezionali
γF Coefficiente parziale per azioni, che tiene anche conto delle incertezze del model-
lo e delle variazioni di dimensione
γG Coefficiente parziale per azioni permanenti
γGA Come γG ma per azioni eccezionali di progetto
γGAj Come γGj ma per azioni eccezionali di progetto
γG,inf Coefficiente parziale per azioni permanenti nel calcolo di valori di progetto inferio-
ri
γGj Coefficiente parziale per l'azione permanente j-esima
γG,sup Coefficiente parziale per azioni permanenti nel calcolo di valori superiori di pro-
getto

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γI Coefficiente di importanza
γm Coefficiente parziale per una proprietà materiale
γM Coefficiente parziale per una proprietà del materiale, che tiene inoltre conto di in-
certezze di modello e variazioni dimensionali
γP Coefficiente parziale per azioni di precompressione
γPA Come γP ma per le situazioni eccezionali di progetto
γQ Coefficiente parziale per azioni variabili
γQi Coefficiente parziale per la i-esima azione variabile
γrd Coefficiente parziale associato con l'incertezza del modello di resistenza e con le
variazioni dimensionali
γR Coefficiente parziale per la resistenza, che include incertezze nella proprietà del
materiale, incertezze di modello e variazioni dimensionali
γRd Coefficiente parziale associato con l'incertezza del modello di resistenza
γSd Coefficiente parziale associato con l'incertezza del modello dell'azione e/o dell'ef-
fetto della stessa
η Coefficiente di conversione
ξ Coefficiente di riduzione
ψ0 Coefficiente per un valore di combinazione di un’azione variabile
ψ1 Coefficiente per il valore frequente di un'azione variabile
ψ2 Coefficiente per il valore quasi permanente di un'azione variabile

2 REQUISITI

2.1 Requisiti fondamentali


P(1) Una struttura dovrà essere progettata ed eseguita in maniera tale che, durante la
sua vita prevista, con appropriati gradi di affidabilità ed in modo da minimizzare i
costi,
- rimanga adeguata all'uso per cui è costruita; e
- sopporti tutte le azioni e le influenze che sarà possibile si verifichino durante
l'esecuzione e l'uso.
(2) La progettazione secondo il punto 2.1(1) implica che, in entrambi i casi, venga da-
to il dovuto riguardo alla sicurezza strutturale e alla funzionalità (serviceability), in-
clusa la durabilità.
P(3) Una struttura dovrà, inoltre, essere progettata ed eseguita in modo tale da non es-
sere danneggiata da eventi quali fuoco, esplosioni, impatti, o conseguenze di er-
rori umani, ad un livello sproporzionato rispetto alla causa di origine.
P(4) Il danno potenziale deve essere evitato o limitato dalla scelta appropriata di una o
più delle seguenti procedure:
- evitare, eliminare o ridurre i rischi a cui la struttura può essere soggetta;
- scegliere una forma strutturale che abbia una minore sensibilità al rischio con-
siderato;
- selezionare una forma strutturale ed una progettazione che può sopravvivere
adeguatamente alla rimozione eccezionale di un singolo elemento o di una
parte limitata della struttura, o alla occorrenza di accettabile danno localizzato;
- evitare il più possibile sistemi strutturali che possano collassare senza avverti-
mento;
- connettere la struttura.
P(5) I precedenti requisiti saranno ottenuti attraverso la scelta di materiali opportuni,
una adeguata progettazione e definizione dei dettagli, e specificando procedure di
controllo per la progettazione, produzione, esecuzione e uso relativo al particolare
progetto.

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2.2 Differenziazione di affidabilità
P(1) L'affidabilità richiesta per la maggioranza delle strutture sarà ottenuta attraverso la
progettazione ed esecuzione secondo le ENV da 1991 a 1999 e appropriate ga-
ranzie della qualità.
(2) Un diverso livello di affidabilità può essere generalmente adottato:
- per la sicurezza strutturale;
- per la funzionalità (serviceability).
(3) Un diverso livello di affidabilità può dipendere:
- dalla causa ed il modo di collasso;
- dalle possibili conseguenze del collasso in termini di rischio di vita, lesioni, po-
tenziali perdite economiche e livello di disagio sociale;
- dalle spese e le procedure necessarie per ridurre il rischio di collasso o crollo;
- dai diversi gradi di affidabilità richiesti a livello nazionale, regionale o locale.
(4) Una differenziazione dei livelli richiesti di affidabilità in relazione alla sicurezza
strutturale ed alla funzionalità (serviceability) può essere ottenuta mediante la
classificazione dell'intera struttura o dalla classificazione di componenti strutturali.
(5) La richiesta affidabilità relativa alla sicurezza strutturale o alla funzionalità (servi-
ceability) può essere raggiunta con opportune combinazioni delle seguenti misure:
a) misure relative alla progettazione:
- requisiti di funzionalità (serviceability);
- valori rappresentativi delle azioni;
- la scelta di coefficienti parziali o di quantità appropriate nei calcoli proget-
tuali;
- considerazioni di durabilità;
- considerazione del livello di robustezza (integrità strutturale);
- la quantità e qualità di indagini preliminari sul suolo e possibili influenze
ambientali;
- l'accuratezza dei modelli meccanici impiegati;
- il rigore delle regole di dettaglio;
b) misure relative alle garanzie di qualità per ridurre il rischio di pericoli relativi a:
- errori umani evidenti;
- progetto;
- esecuzione.
(6) Nell'ambito dei singoli livelli di affidabilità, le procedure per ridurre i rischi associati
a varie cause potenziali di collasso possono, in alcune circostanze, essere scam-
biate fino ad un certo punto. Un aumento degli sforzi in un tipo di misura può esse-
re considerato come compensazione di una riduzione di sforzo in un altro tipo.

2.3 Situazioni progettuali


P(1) Dovranno essere considerate le circostanze in cui si può richiedere alla struttura di
effettuare la sua funzione e dovranno essere scelte le corrispondenti situazioni
progettuali. Le situazioni progettuali selezionate saranno sufficientemente severe
e variate in modo tale da coprire tutte le condizioni che si può ragionevolmente
prevedere che si verifichino durante l'esecuzione e l'uso della struttura.
P(2) Le situazioni progettuali sono classificate come di seguito:
- situazioni persistenti che si riferiscono alle situazioni di normale uso;
- situazioni transitorie che fanno riferimento a condizioni temporanee applicabili
alla struttura, per esempio durante l'esecuzione o la riparazione;
- situazioni eccezionali che si riferiscono a condizioni eccezionali, applicabili alla
struttura, quali, per esempio, la sua esposizione al fuoco, esplosioni, impatti;
- situazioni sismiche che si riferiscono a condizioni eccezionali applicabili alla
struttura quando sia soggetta ad eventi sismici.

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(3) Informazioni per situazioni specifiche per ciascuna classe sono fornite in altre parti
della ENV 1991 e nelle ENV da 1992 a 1999.

2.4 Vita utile di progetto


P(1) La vita utile di progetto è il periodo durante il quale si assume che la struttura sarà
utilizzata per i suoi scopi previsti, con manutenzione anticipata, ma senza che ri-
sultino necessari sostanziali interventi di riparazione.
(2) Un'indicazione della vita di progetto richiesta in progettazione è fornita nel prospet-
to 2.1.
prospetto 2.1 Classificazione della vita utile di progetto

Vita utile richiesta


Classe in progetto Esempi
anni

1 1-5 Strutture temporanee

2 25 Parti di strutture sostituibili, per esempio: ponteggi,


appoggi

3 50 Strutture di edifici ed altre strutture comuni

4 100 Strutture di edifici monumentali, ponti ed altre strutture


dell’ingegneria civile

2.5 Durabilità
(1) È un’ipotesi della progettazione che la durabilità di una struttura o parte di essa nel
suo ambiente sia tale che essa rimanga idonea all'uso durante la vita utile di pro-
getto con un'appropriata manutenzione.
(2) La struttura dovrà essere progettata in modo tale che deteriorazioni non debbano
diminuire la durabilità e le prestazioni della struttura avendo il dovuto riguardo al li-
vello previsto di manutenzione.
P(3) I seguenti coefficienti intercorrelati devono essere considerati al fine di assicurare
una struttura adeguatamente duratura:
- il previsto e possibile uso futuro della struttura;
- i criteri di prestazione richiesti;
- le influenze ambientali prevedibili;
- la composizione, le proprietà ed il comportamento dei materiali;
- la scelta del sistema strutturale;
- la forma degli elementi e dei dettagli strutturali;
- la qualità del lavoro umano ed il livello di controllo;
- le particolari misure protettive;
- la manutenzione durante la vita prevista.
(4) Le relative ENV da 1992 a 1999 specificano le misure appropriate.
P(5) Le condizioni ambientali dovranno essere valutate allo stadio progettuale per defi-
nire la loro importanza in relazione alla durabilità e permettere di effettuare ade-
guati provvedimenti per la protezione dei materiali e dei prodotti.
(6) Il livello di deterioramento può essere valutato sulla base di calcoli, indagini speri-
mentali, esperienza da precedenti costruzioni, o una combinazione di queste con-
siderazioni.

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2.6 Garanzia di qualità
(1) Si ipotizza che le appropriate misure di garanzia di qualità (quality assurance) sia-
no considerate per fornire una struttura che corrisponda ai requisiti ed alle ipotesi
fatte nella progettazione. Queste misure comprendono la definizione dei requisiti
di affidabilità, misure di organizzazione e controlli a livelli di progettazione, esecu-
zione, uso e manutenzione.

3 STATI LIMITE

3.1 Generalità
P(1) Gli stati limite sono stati oltre i quali la struttura non soddisfa più a lungo le richieste
di prestazione progettuale.
(2) In generale, viene fatta una distinzione tra gli stati limite ultimi e gli stati limite di
servizio.
Nota La verifica di uno o due stati limite può essere omessa se è disponibile una informazione
sufficiente per provare che le richieste di uno stato limite sono fronteggiate dall'altro.
(3) Gli stati limite possono essere correlati con le situazioni di progetto persistenti,
transitorie o eccezionali.

3.2 Stati limite ultimi


P(1) Gli stati limite ultimi sono quelli associati al collasso o ad altre forme simili di guasti
strutturali.
(2) Gli stati anteriori al collasso strutturale, che, per semplicità, sono considerati in luo-
go del collasso stesso, sono altresì trattati come stati limite ultimi.
P(3) Gli stati limite ultimi riguardano:
- la sicurezza delle strutture e del loro contenuto;
- la sicurezza delle persone.
(4) Gli stati limite ultimi che potrebbero essere presi in considerazione includono:
- la perdita di equilibrio della struttura o di qualche parte di essa, considerata co-
me un corpo rigido;
- il collasso per eccessiva deformazione, trasformazione della struttura o di par-
te di essa in un meccanismo, rottura, perdita di stabilità della struttura o di par-
te di essa, inclusi i supporti e le fondazioni;
- il collasso dipendente dalla fatica o da altri effetti a loro volta dipendenti dal
tempo.

3.3 Stati limite di servizio


P(1) Gli stati limite di servizio corrispondono a condizioni oltre le quali specifiche richie-
ste d'uso per una struttura od un elemento strutturale non sono più soddisfatte.
P(2) Le richieste di funzionalità (serviceability) riguardano:
- il funzionamento delle opere costruite o di parte di esse;
- il comfort delle persone;
- l'aspetto.
P(3) Dovrà essere fatta distinzione, se pertinente, tra stati limite di servizio reversibili ed
irreversibili.
(4) A meno che non venga specificato diversamente, le richieste di funzionalità (servi-
ceability) dovranno essere determinate nei contratti e/o nel progetto.
(5) Gli stati limite di servizio che potrebbero essere presi in considerazione includono:
- deformazioni e spostamenti che influiscono sull'aspetto o sull'uso effettivo del-
la struttura (includendo il funzionamento di macchine o servizi) o causano il
danneggiamento delle finiture o degli elementi non strutturali;
- vibrazioni che causano mancanza di comfort alle persone, danno alle strutture

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o ai materiali che le compongono, o che limitano la loro efficacia funzionale;
- danno (inclusa la fessurazione) che probabilmente influisce in maniera negati-
va sull'aspetto, la durabilità e la funzione della struttura;
- il danno osservabile causato dalla fatica e da altri effetti dipendenti dal tempo.

3.4 Stato limite di progetto


P(1) Lo stato limite di progetto deve essere sviluppato:
- dalla formulazione di modelli strutturali e di carico per relativi stati limite ultimi
e di funzionalità (serviceability), che debbano essere considerati in varie situa-
zioni di progetto e casi di carico;
- dalla verifica che gli stati limite non siano superati quando vengono usati nei
modelli i valori di progetto per le azioni, le proprietà del materiale ed i dati geo-
metrici.
(2) I valori di progetto sono generalmente ottenuti usando la caratteristica od il valore
rappresentativo (come definito nei punti dal 4 al 6 e specificato nelle ENV da 1991
a 1999) in combinazione con il coefficiente parziale ed altri coefficienti, come defi-
niti in 9 e nelle ENV da 1991 a 1999.
(3) In casi eccezionali, può essere appropriato determinare i valori di progetto diretta-
mente.
Tali valori dovrebbero essere scelti in modo cautelativo e dovrebbero corrisponde-
re almeno allo stesso grado di affidabilità per i vari stati limite, come implicato nei
coefficienti parziali in questa norma (vedere inoltre 8).
Nota 1 Il coefficiente parziale di progetto viene discusso nell'appendice A.
Nota 2 I principi e le regole applicative per le verifiche sono fornite in 9.

4 AZIONI ED INFLUENZE AMBIENTALI

4.1 Principali classificazioni


P(1) Un'azione (F) è:
- un'azione diretta, cioè la forza (carico) applicata alla struttura, oppure
- un'azione indiretta, cioè una deformazione imposta o impedita o una accelera-
zione imposta causata, per esempio, da variazioni di temperatura, variazioni di
umidità, fondazioni irregolari o terremoti.
P(2) Le azioni sono classificate
a) secondo la variazione nel tempo:
- azioni permanenti (G), come per esempio il peso proprio delle strutture, gli
equipaggiamenti fissi e le sovrastrutture (pavimentazioni) stradali;
- azioni variabili (Q), come per esempio i sovraccarichi, carico del vento o
carichi dovuti alla neve;
- azioni eccezionali (A), come per esempio esplosioni od impatti dovuti a
veicoli;
b) secondo la variazione nello spazio:
- azioni fisse, per esempio il peso proprio;
- azioni libere, come per esempio i sovraccarichi mobili, carichi del vento e
della neve;
c) secondo la loro natura e/o la risposta strutturale:
- azioni statiche, che non causano accelerazioni significative della struttura
o di elementi strutturali;
- azioni dinamiche, che provocano accelerazioni significative della struttura
o di elementi strutturali.

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(3) In molti casi, gli effetti dinamici delle azioni possono essere calcolati a partire da
azioni quasi statiche, aumentando il valore delle azioni statiche o introducendo for-
ze statiche equivalenti (vedere 7.3).
(4) Alcune azioni, per esempio azioni sismiche o carichi di neve, possono essere con-
siderate come azioni eccezionali e/o variabili, a seconda della posizione del sito
(vedere le altre parti della ENV 1991).
(5) Il pretensionamento (P) è un'azione permanente. Informazioni dettagliate in merito
ad esso sono fornite dalle ENV 1992, 1993 e 1994.
(6) Le azioni indirette possono essere sia permanenti, Gind (per esempio il cedimento
di un supporto), che variabili, Qind (per esempio gli effetti termici), e devono essere
trattate di conseguenza.
(7) Un'azione è descritta da un modello, la sua grandezza è rappresentata nei casi più
comuni da uno scalare che può assumere diversi valori rappresentativi. Per alcune
azioni (azioni a più componenti) ed alcune verifiche (per esempio quella dell'equi-
librio statico) l'ampiezza è rappresentata da molti valori. Per le verifiche a fatica e
quelle dinamiche può risultare necessaria una rappresentazione più complessa
della intensità di alcune azioni.

4.2 Valori caratteristici delle azioni


P(1) Il valore caratteristico di una azione è il suo valore più rappresentativo.
P(2) I valori caratteristici delle azioni Fk dovranno essere specificati:
- nelle parti pertinenti della ENV 1991, come un valore medio, un valore supe-
riore o inferiore, o un valore nominale (che si riferisce ad una distribuzione sta-
tistica nota);
- nel progetto, a condizione che siano osservate le specifiche, definite nella ENV
1991.
Nota Le specifiche possono essere definite dalle relative autorità pertinenti.
P(3) Il valore caratteristico di una azione permanente deve essere determinato come
segue:
- se la variabilità di G è piccola, si può fare uso di un solo valore Gk;
- se la variabilità di G non è piccola, si devono usare due valori: un valore supe-
riore Gk,sup ed un valore inferiore Gk,inf.
(4) Nella maggioranza dei casi la variabilità di G può essere assunta piccola se G non
varia significativamente durante la prevista vita utile della struttura ed il loro coeffi-
ciente di variazione non è maggiore di 0,1 . Comunque nei casi in cui la struttura
sia molto sensibile alle variazioni di G (come per esempio alcuni tipi di strutture in
cemento armato precompresso), si devono utilizzare due valori anche se il coeffi-
ciente di variazione è piccolo.
(5) Nella maggioranza dei casi si possono assumere i seguenti valori:
- Gk è il valore medio;
- Gk,inf è il frattile 0,05 e Gk,sup è il frattile 0,95 della distribuzione statistica di G
che si assume essere gaussiana.
(6) Il peso proprio della struttura può, nella maggioranza dei casi, essere rappresen-
tato da un solo valore caratteristico e può essere calcolato sulla base delle dimen-
sioni nominali e dei pesi unitari medi. I valori unitari sono forniti nella ENV 1991-2.
P(7) Per i carichi eccezionali (accidental loads) il valore caratteristico (Qk) corrisponde
ad uno dei due valori seguenti:
- un valore superiore con una probabilità attesa di non essere superato ed un
valore inferiore con una probabilità attesa di non scenderne al di sotto, durante
qualche periodo di tempo fissato;
- un valore nominale che può essere specificato nei casi in cui sia nota una di-
stribuzione statistica.
I valori sono dati nelle ENV 1991-2 e 1991-3.
(8) Nella maggior parte dei casi di valori caratteristici di azioni variabili, per la parte va-
riabile nel tempo, si può assumere quanto di seguito esposto:

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- la probabilità attesa è 0,98 ;
- il periodo di riferimento è un anno.
Comunque, in alcuni casi il carattere delle azioni rende più appropriato un diverso
periodo di riferimento. Inoltre possono essere stati scelti valori di progetto per altre
variabili, all'interno di un modello dell'azione, che possono influenzare la probabili-
tà che l'azione totale risultante sia superata.
(9) Azioni causate dall'acqua dovrebbero normalmente essere basate sul livello del
fluido ed includere un parametro che tenga conto delle fluttuazioni nel livello
dell'acqua. Maree, correnti ed onde devono essere tenute in conto quando signifi-
cative.
(10) Per azioni eccezionali, il valore rappresentativo è generalmente un valore caratte-
ristico Ak corrispondente ad uno specifico valore.
(11) Valori di Ak per esplosioni e per alcuni eventi eccezionali sono forniti nella ENV
1991-2-7.
(12) Per azioni eccezionali causate dal fuoco, informazioni relative sono fornite nella
ENV 1991-2-2.
(13) Valori di AEd per azioni sismiche sono indicati nella ENV 1998-1.
(14) Per carichi eccezionali (accidental loads) su ponti, derivanti dal traffico, valori ca-
ratteristici di progetto sono forniti nella ENV 1991-3.
(15) Per azioni multicomponenti [vedere 4.1(7)] l'azione caratteristica è rappresentata
da gruppi di valori che devono essere considerati alternativamente nei calcoli di
progetto.

4.3 Altri valori caratteristici delle azioni variabili ed eccezionali


P(1) Nei casi più comuni gli altri valori rappresentativi di un'azione variabile sono:
- il valore di combinazione, generalmente rappresentato come un prodotto: ψ0
Qk;
- il valore frequente, generalmente rappresentato come un prodotto: ψ1 Qk;
- il valore quasi permanente, generalmente rappresentato come un prodotto: ψ2
Qk.
P(2) I valori di combinazione sono associati all'uso di combinazioni delle azioni, al fine
di tener conto di una probabilità ridotta del verificarsi simultaneo dei valori più sfa-
vorevoli di più azioni indipendenti.
Nota Per i metodi di determinazione di ψ0 vedere l'appendice A.
P(3) Il valore frequente è determinato in modo tale che:
- il tempo totale, per un periodo di tempo fissato, durante il quale tale valore sia
superato per una parte specifica; oppure
- la frequenza con cui questo è superato;
siano limitati ad un valore assegnato.
(4) La parte del periodo di tempo scelto o la frequenza, citati in 4.3(3), dovrebbero es-
sere scelti in relazione al sistema costruttivo considerato ed alle finalità del calcolo.
A meno che non vengano specificati altri valori, tale parte deve essere scelta pari
a 0,05 o la frequenza pari a 300 per anno per gli edifici ordinari.
P(5) Il valore quasi-permanente è determinato in modo tale che il tempo totale durante
il quale questi è superato, all'interno di un fissato periodo di tempo, è una parte re-
lativa del periodo di tempo scelto.
(6) La parte del periodo di tempo scelto, citata in 4.3(5), può essere presa pari a 0,5.
Il valore quasi-permanente può anche essere determinato come il valore medio
sul periodo di tempo prescelto.
P(7) I valori rappresentativi ed i valori caratteristici sono impiegati per definire i valori di
progetto delle azioni e delle combinazioni delle azioni come spiegato in 9. I valori
della combinazione sono usati per la verifica agli stati limite ultimi ed agli stati limite
di servizio irreversibili. I valori frequenti e quasi-permanenti sono usati per la veri-
fica agli stati limite ultimi che coinvolgano azioni eccezionali e per la verifica agli

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stati limite di servizio reversibili. I valori quasi-permanenti sono anche usati per il
calcolo degli effetti a lungo termine degli stati limite di servizio. Regole più detta-
gliate, relative all'uso dei valori rappresentativi, sono fornite, per esempio, nelle
ENV da 1992 a 1999.
(8) Per alcune strutture o per alcune azioni possono essere richiesti altri valori rappre-
sentativi o altri tipi di descrizione delle azioni, per esempio il carico di fatica ed il
numero di cicli quando si considera la fatica.
Nota Ulteriori informazioni, concernenti la specifica e la combinazione delle azioni, sono fornite
nell'appendice A e nelle altre parti della ENV 1991.

4.4 Influenze ambientali


Le influenze ambientali che possono agire sulla durabilità della struttura dovranno essere
tenute in considerazione nella scelta dei materiali strutturali, nelle loro specifiche, nella
concezione strutturale e nei dettagli progettuali. Le ENV da 1992 a 1999 specificano le
misure significative.

5 PROPRIETÀ DEI MATERIALI


P(1) Le proprietà dei materiali (inclusi terreno e roccia) o dei prodotti sono rappresenta-
te dai valori caratteristici che corrispondono al valore della proprietà avente una
prescritta probabilità di non essere raggiunto in una ipotetica serie illimitata di pro-
ve. Tali valori generalmente corrispondono, per una particolare proprietà, ad uno
specifico frattile di una distribuzione statistica assunta della proprietà del materiale
nella struttura.
(2) A meno che non sia stabilito altrimenti nelle ENV da 1992 a 1999, i valori caratte-
ristici dovranno essere definiti come il frattile 5% per i valori di resistenza e come
il valore medio per i parametri di rigidezza.
Nota Per le regole operative si veda l'appendice D. Nell'appendice B sono inoltre specificate in-
formazioni riguardanti la fatica.
P(3) I valori delle proprietà dei materiali saranno inoltre determinati da prove normate
eseguite in specifiche condizioni. Sarà applicato un coefficiente di conversione
quando sia necessario convertire i risultati delle prove in valori che possono esse-
re assunti quali rappresentativi del comportamento del materiale nella struttura o
del terreno (vedere anche le ENV da 1992 a 1999).
(4) La resistenza di un materiale può avere due valori caratteristici, uno inferiore ed
uno superiore. Nella maggioranza dei casi sarà necessario considerare solo quel-
lo inferiore. In alcuni casi possono essere adottati valori differenti in funzione del ti-
po di problema considerato. Quando è richiesta una stima superiore della resisten-
za (per esempio per la resistenza a trazione del calcestruzzo per il calcolo degli ef-
fetti di azioni indirette), si dovrà normalmente considerare un valore nominale su-
periore.
(5) Qualora vi sia una carenza di informazioni sulla distribuzione statistica della pro-
prietà in analisi, si può fare uso di un valore nominale; quando l'equazione dello
stato limite non è significativamente sensibile alla variazione della proprietà si può
considerare un valore medio quale valore caratteristico.
(6) Valori delle proprietà dei materiali sono forniti nelle ENV da 1992 a 1999.

6 DATI GEOMETRICI
P(1) I dati riguardanti la geometria sono rappresentati dai loro valori caratteristici, o, in
caso di imperfezioni, direttamente dai loro valori di progetto.
(2) I valori caratteristici corrispondono usualmente alle dimensioni specificate nel pro-
getto.
(3) Quando significativi, i valori delle grandezze geometriche possono corrispondere
a qualche frattile della distribuzione statistica assegnata.

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P(4) Le tolleranze per elementi collegati che siano fatti di materiali differenti dovranno
essere mutuamente compatibili. Nelle ENV da 1992 a 1999 sono indicate le imper-
fezioni che dovranno essere tenute in considerazione nel progetto di elementi
strutturali.

7 MODELLAZIONE PER L'ANALISI STRUTTURALE E LA RESISTENZA

7.1 Generalità
P(1) I calcoli dovranno essere sviluppati facendo uso di appropriati modelli progettuali
che comprendano le variabili significative. I modelli dovranno essere tali da preve-
dere il comportamento strutturale e gli stati limite considerati.
(2) I modelli di progetto dovranno essere fondati su teorie consolidate e sulla pratica
dell'ingegneria; inoltre dovranno, se necessario, essere verificati sperimentalmen-
te.
Nota Ulteriori informazioni sono date nelle appendici C e D.

7.2 Modellazione nel caso di azioni statiche


(1) La modellazione delle azioni statiche dovrà essere normalmente basata su di
un'appropriata scelta delle relazioni sforzi-deformazioni delle membrature e delle
loro connessioni.
(2) Gli effetti degli spostamenti e delle deformazioni dovranno essere considerati nel
contesto delle verifiche allo stato limite ultimo (includendo l'equilibrio statico) se
essi comportano un incremento degli effetti delle azioni non più grande del 10%.
(3) In generale, i modelli dell'analisi strutturale per gli stati limite di servizio e di fatica
possono essere lineari.

7.3 Modellazione nel caso di azioni dinamiche


(1) Quando le azioni dinamiche possono essere considerate come quasi statiche, le
parti dinamiche vengono considerate sia includendole nei valori statici sia appli-
cando alle azioni statiche coefficienti di amplificazione dinamica equivalente. Per
alcuni coefficienti di amplificazione dinamica equivalente, le frequenze naturali de-
vono essere determinate.
(2) In alcuni casi (per esempio per le vibrazioni attraverso il vento o le azioni sismiche)
le azioni possono essere definite tramite previsioni per un'analisi modale basata
su di un materiale lineare (rispetto al legame costitutivo) e sul comportamento ge-
ometrico. Per strutture regolari, dove solo il modo fondamentale è rilevante,
un'analisi modale esplicita può essere sostituita da un'analisi con azioni statiche
equivalenti, in dipendenza della forma del modo, dalla frequenza naturale e dallo
smorzamento (damping).
(3) In alcuni casi le azioni dinamiche possono essere espresse in termini di storie tem-
porali o nel dominio delle frequenze, per cui la risposta strutturale può essere de-
terminata tramite metodi appropriati.
Nota Quando le azioni dinamiche possono causare vibrazioni che possono violare stati limite di
servizio, il modo per definire tali stati limite viene indicato nell'appendice C, assieme ai mo-
delli di alcune azioni.

7.4 Modellazione delle azioni del fuoco


P(1) L'analisi strutturale per la progettazione che tenga conto dell'azione del fuoco do-
vrà essere eseguita usando appropriati modelli per le situazioni di fuoco, compren-
dendo azioni meccaniche e termiche, e per il comportamento strutturale ad eleva-
te temperature. L'analisi può essere assistita da sperimentazione.
(2) Per le situazioni di progetto in cui si tenga conto del fuoco vedere la ENV 1991-2
che comprende le azioni termiche in termini di:
- esposizione nominale (standard) al fuoco; ed
- esposizione parametrica al fuoco;

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e specifiche leggi per le azioni meccaniche.
(3) Il comportamento ad elevate temperature dovrà essere determinato in accordo
con le ENV da 1992 a 1996 e con la ENV 1999 che forniscono modelli termici e
strutturali per l'analisi.
Dove pertinente per lo specifico materiale ed il metodo di valutazione:
- modelli termici possono essere basati sull'ipotesi di una distribuzione uniforme
di temperatura all'interno della sezione trasversale o possono risultare in gra-
dienti termici all'interno della sezione trasversale e lungo le membrature;
- i modelli strutturali possono essere limitati ad un'analisi delle singole membra-
ture o possono esser tali da tenere conto delle interazioni tra le membrature
nell'esposizione al fuoco. Il comportamento dei materiali o delle sezioni ad ele-
vate temperature può essere modellato come elasto-lineare, rigido-plastico o
non-lineare.
(4) Dove dati tabulati sono dati nelle ENV da 1992 a 1996 e nella ENV 1999, questi
dati sono in gran parte ottenuti da risultati di prove o da simulazioni numeriche ba-
sate solo sull'azione come descritta dall'esposizione normalizzata al fuoco.

8 PROGETTAZIONE ASSISTITA DA SPERIMENTAZIONE

8.1 Generalità
P(1) Dove le regole di calcolo o le proprietà del materiale indicate nelle ENV da 1991 a
1999 non sono sufficienti o dove un risparmio può scaturire da prove su prototipi,
una parte della procedura di progettazione può essere sviluppata sulla base di
prove.
Nota Alcune delle indicazioni date in questo punto possono inoltre essere utili nei casi in cui deve
essere accertata la prestazione di una struttura esistente.
P(2) Le prove dovranno essere sviluppate e valutate in modo tale che la struttura abbia
lo stesso livello di affidabilità rispetto a tutti i possibili stati limite ed alle situazioni
progettuali come si ottiene tramite una progettazione basata su procedure di cal-
colo specificate nelle ENV da 1991 a 1999, inclusa la presente parte della ENV
1991.
(3) Il campionamento dei provini di prova e le condizioni durante le operazioni di prova
dovranno essere rappresentative.
(4) Quando le ENV da 1991 a 1999 includono disposizioni correlate a situazioni com-
parabili, tali disposizioni dovranno essere prese in considerazione nel valutare i ri-
sultati della prova e possono dar luogo a correzioni. Un esempio è l'effetto della re-
sistenza a trazione nella resistenza a flessione delle travi di calcestruzzo che viene
normalmente trascurata durante la progettazione.

8.2 Tipi di prove


(1) Si possono distinguere i seguenti tipi di prova:
a) prove per stabilire direttamente la resistenza ultima o le proprietà di funziona-
lità (serviceability) delle parti strutturali, come per esempio le prove sul fuoco;
b) prove per ottenere proprietà specifiche del materiale, come per esempio prove
geotecniche in situ o in laboratorio, prove di nuovi materiali;
c) prove per ridurre l'incertezza nei parametri, nel carico o nei modelli di resisten-
za, come per esempio prova nella galleria del vento, prova su prototipi a gran-
dezza reale, prova su modelli in scala;
d) prove di controllo per verificare la qualità dei prodotti ottenuti o la costanza del-
le caratteristiche di produzione, come per esempio le prove su cubetti di calce-
struzzo;
e) prove durante l'esecuzione al fine di tener conto delle condizioni reali speri-
mentate, come per esempio la post-tensione o le condizioni del suolo;

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f) prove di controllo per verificare il comportamento delle strutture reali o degli
elementi strutturali dopo il completamento, per esempio le prove di carico per
gli stati limite ultimi o di funzionalità (serviceability).
(2) Per le prove di tipo a), b) e c), i risultati possono essere disponibili nella fase di pro-
getto; in tali casi i valori di progetto possono essere derivati dalle prove. Per le pro-
ve di tipo d), e) ed f), i risultati possono non essere disponibili nella fase progettua-
le; in questi casi i valori di progetto corrispondono a quella parte della produzione
che ci si attende soddisfi i criteri di accettazione in un tempo successivo.

8.3 Derivazione dei valori di progetto


P(1) La derivazione da prove dei valori di progetto per una proprietà del materiale, un
parametro di modello o un valore di resistenza, può essere fatta secondo i seguen-
ti modi:
a) assegnando un valore caratteristico che viene diviso per un coefficiente par-
ziale e possibilmente moltiplicato per un coefficiente di conversione esplicito;
b) tramite determinazione diretta del valore di progetto, considerando implicita-
mente o esplicitamente gli aspetti di conversione e la affidabilità totale richie-
sta.
(2) In generale deve essere usato il metodo a). La derivazione di un valore caratteri-
stico dalle prove deve essere effettuata tenendo conto:
1) della dispersione dei dati sperimentali;
2) dell'incertezza statistica risultante da un numero limitato di prove;
3) di coefficienti di conversione impliciti od espliciti risultanti da influenze non suf-
ficientemente contemplate dalle prove quali:
i) gli effetti di tempo e durata non considerati nelle prove;
ii) gli effetti di scala, volume e lunghezza;
iii) devianze ambientali, carico e condizioni al contorno;
iv) il modo in cui i coefficienti di sicurezza vengono usati come coefficienti
parziali o elementi additivi per ottenere valori di progetto (vedere 9.3).
Il coefficiente parziale usato nel metodo a) dovrà essere scelto in modo tale che ci
sia sufficiente similarità tra le prove considerate e l'usuale campo di applicazione
del coefficiente parziale usato nelle verifiche numeriche (vedere inoltre 3.4).
(3) Quando, in casi speciali, viene usato il metodo b), la determinazione dei valori di
progetto dovrà essere eseguita considerando:
- gli stati limite relativi;
- il livello richiesto di affidabilità;
- le incertezze statistiche o di modello;
- la compatibilità con le ipotesi per le azioni secondarie;
- la classificazione della vita utile di progetto della struttura considerata in accor-
do con il punto 2;
- conoscenza già acquisita da casi simili o calcoli.
(4) Ulteriori informazioni si possono trovare nelle ENV da 1992 a 1999.
Nota Vedere inoltre le appendici A e D.

9 VERIFICA CON IL METODO DEI COEFFICIENTI PARZIALI

9.1 Generalità
P(1) Nelle ENV da 1992 a 1999, l'affidabilità viene ottenuta, in accordo con il concetto
di stato limite, con l'applicazione del metodo dei coefficienti parziali. Nel metodo
dei coefficienti parziali, si verifica che, in tutte le situazioni progettuali significative,
gli stati limite non vengono raggiunti quando i valori di progetto delle azioni, delle
proprietà del materiale ed dei dati geometrici vengono introdotti nei modelli proget-
tuali.

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P(2) In particolare, si dovrà verificare che:
a) gli effetti delle azioni di progetto non superino la resistenza di progetto della
struttura allo stato limite ultimo; e che
b) gli effetti delle azioni di progetto non superino i criteri di funzionalità (servicea-
bility) per lo stato limite di servizio (serviceability limit state).
Per strutture particolari può inoltre essere necessario considerare altre verifiche,
come per esempio la fatica. Dettagli sono presentati nelle relative parti della ENV
1991 e nelle ENV da 1992 a 1999.
Nota Vedere inoltre le appendici A e B.
P(3) Si devono considerare le situazioni di progetto prescelte ed identificare gli schemi
di carico critici. Per ogni schema di carico critico, dovranno essere determinati i va-
lori di progetto degli effetti di azioni in combinazione.
(4) Uno schema di carico identifica disposizioni di carico compatibili, insiemi di defor-
mazioni ed imperfezioni che dovrebbero essere considerati simultaneamente per
una particolare verifica.
(5) In questo punto vengono fornite regole per la combinazione di azioni indipendenti
nelle situazioni di progetto. Azioni che non possono verificarsi simultaneamente,
per esempio per ragioni fisiche, non dovrebbero essere considerate insieme nella
combinazione.
(6) Una disposizione di carico identifica la posizione, l'ampiezza e la direzione di
un'azione libera. Regole per disposizioni differenti nell'ambito di una azione singo-
la vengono forniti nelle ENV 1991-2, 1991-3 e 1991-4.
(7) Dovrebbero essere considerate possibili variazioni nelle direzioni assunte o nelle
posizioni delle azioni.
(8) I valori di progetto usati per differenti stati limite possono essere differenti e sono
specificati nel presente punto 9.

9.2 Limitazioni e semplificazioni


(1) Le regole applicative di questa ENV 1991-1 sono limitate agli stati limite ultimi e di
servizio per strutture soggette a carichi statici. Ciò include casi ove gli effetti dina-
mici sono valutati usando carichi equivalenti quasi statici e coefficienti di amplifica-
zione dinamica, come per esempio nel caso del vento. Modifiche per l'analisi non
lineare e la fatica vengono fornite in altre parti della ENV 1991 e nelle ENV da
1992 a 1999.
(2) Verifiche semplificate, basate sul concetto di stato limite possono essere usate:
- nel considerare solo stati limite e combinazioni di carico che in base all'espe-
rienza o a speciali criteri possano ritenersi potenzialmente critiche per la pro-
gettazione;
- nell'usare verifiche semplificate per stati limite ultimi e/o di servizio come spe-
cificato per gli edifici in 9.4.5 e 9.5.5;
- nello specificare particolari regole e/o disposizioni dettagliate per fare fronte al-
le richieste di sicurezza e funzionalità (serviceability) senza calcoli.
Nota Per quei casi in cui le ENV da 1991 a 1999 non forniscono adeguate regole di verifica, per
esempio per nuovi materiali, strutture speciali, stati limite particolari, una guida viene data
nell'appendice A. Per quei casi in cui, invece, gli Eurocodici forniscono regole adeguate,
l'appendice A può essere considerata come informazione di riferimento.

9.3 Valori di progetto

9.3.1 Valori di progetto delle azioni


P(1) Il valore di progetto Fd di un'azione viene espresso in termini generali da:
F d = γ F F rep [9.1]
dove:
γF è il coefficiente parziale per l'azione considerata, che tiene conto:

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- della possibilità di variazioni sfavorevoli delle azioni;
- della possibilità di una poco accurata modellazione delle azioni;
- di incertezze nella valutazione degli effetti delle azioni;
Frep è il valore rappresentativo dell'azione.
(2) In dipendenza dal tipo di verifica e dalle procedure di combinazione, i valori di pro-
getto per azioni particolari sono espressi di seguito:
G d = γ G G k oppure G k

Q d = γ Q Q k, γ Q ψ 0 Q k, ψ 1 Q k, ψ 2 Q k oppure Q k [9.2]

A d = γ A A k oppure A d

P d = γ P P k oppure P k

A Ed = A Ed
P(3) Dove deve essere fatta distinzione tra effetti favorevoli e sfavorevoli di azioni per-
manenti, devono essere usati due differenti coefficienti parziali.
(4) Per le azioni sismiche i valori di progetto possono dipendere dalle caratteristiche
del comportamento strutturale (vedere ENV 1998).

9.3.2 Valori di progetto degli effetti delle azioni


(1) Gli effetti delle azioni (E) sono risposte della struttura alle azioni stesse (per esem-
pio forze interne e momenti, sforzi, deformazioni e spostamenti). Per uno specifico
schema di carico il valore di progetto dell'effetto delle azioni (Ed) viene determinato
dai valori di progetto delle azioni, dai dati geometrici e delle proprietà del materiale,
quando pertinenti:
E d = E ( F d1, F d2, ... a d1, a d2, ... X d1, X d2, ... ) [9.3]
dove:
Fd1, ..., ad1, ... e Xd1, ... sono scelte in accordo con 9.3.1, 9.3.3 e 9.3.4 rispettiva-
mente.
(2) In alcuni casi, in particolare per l'analisi non lineare, l'effetto delle incertezze sui
modelli usati nei calcoli dovrebbe essere considerato esplicitamente. Ciò può por-
tare all'applicazione di un coefficiente di incertezza di modello, γSd, applicato o alle
azioni oppure agli effetti dell’azione, purché risulti la soluzione più cautelativa. Il
coefficiente γSd può essere riferito a incertezze nel modello dell’azione e/o nel mo-
dello dell'effetto dell'azione.
(3) Per l'analisi non lineare, cioè quando l'effetto non è proporzionale all'azione, le se-
guenti regole semplificate possono essere considerate nel caso di una singola
azione predominante:
a) quando l'effetto cresce più dell'azione, il coefficiente parziale è applicato ai va-
lori caratteristici delle azioni;
b) quando l'effetto cresce meno dell'azione, il coefficiente parziale è applicato
all'effetto dell'azione desunto dai valori caratteristici delle azioni.
In altri casi si rendono necessari metodi più raffinati, che sono definiti negli Euro-
codici pertinenti (per esempio per le strutture precompresse).

9.3.3 Valori di progetto delle proprietà del materiale


P(1) Il valore di progetto Xd di una proprietà del materiale o del prodotto viene general-
mente definito da:
X d = ηX k ⁄ γ M oppure X d = X k ⁄ γ M [9.4]
dove:
γM è il coefficiente parziale per la proprietà del materiale o del prodotto, dato
nelle ENV da 1992 a 1999, che comprende:
- variazioni sfavorevoli dai valori caratteristici;
- poca precisione nei coefficienti di conversione; e

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- incertezze nelle proprietà geometriche ed in quelle del modello di resi-
stenza;
η è il coefficiente di conversione che tiene conto dell'effetto di durata del cari-
co, effetti di volume e di scala, di effetti di umidità e temperatura e così via.
In alcuni casi il coefficiente di conversione viene implicitamente tenuto in conto dal-
lo stesso valore caratteristico, come indicato nella definizione di η o di γ M .

9.3.4 Valori di progetto dei dati geometrici


P(1) I valori di progetto dei dati geometrici sono generalmente rappresentati dal valore
nominale:
ad = anom [9.5]
Dove necessario, le ENV da 1992 a 1999 possono dare ulteriori specificazioni.
P(2) In alcuni casi, quando le variazioni nei dati geometrici hanno un significativo effetto
sull'affidabilità di una struttura, i valori geometrici di progetto sono definiti da:
ad = anom + ∆a [9.6]
dove:
∆a tiene conto della possibilità di deviazioni sfavorevoli dal valore caratteristico.
∆a viene introdotto soltanto dove l'influenza della variazione è critica, come ad
esempio le imperfezioni nell'analisi allo svergolamento. Valori di ∆a sono dati
nelle ENV da 1992 a 1999.

9.3.5 Resistenza di progetto


P(1) I valori di progetto per le proprietà del materiale, i dati geometrici e gli effetti delle
azioni, quando pertinenti, dovranno essere usati per determinare la resistenza di
progetto Rd da:
R d = R ( a d1, a d2, ... X d1, X d2, ... ) [9.7]
dove:
ad1, ... viene definito in 9.3.4 e Xd1, ... in 9.3.3.
(2) Le formule di verifica operativa, basate sul principio dell'espressione [9.7], posso-
no avere una delle forme seguenti:
R d = R { X k ⁄ γ M, a nom } [9.7a]

R d = R { X k, a nom } ⁄ γ R [9.7b]

R d = R { X k ⁄ γ m, a nom } ⁄ γ rd [9.7c]
dove:
γR è un coefficiente parziale per la resistenza;
γm è un coefficiente parziale del materiale;
γrd comprende incertezze nel modello di resistenza e nelle proprietà geometri-
che.
Nota Per ulteriori informazioni vedere l'appendice A.
(3) La resistenza di progetto può inoltre essere ottenuta direttamente dal valore carat-
teristico di una resistenza prodotta, senza esplicita determinazione di valori di pro-
getto per variabili di base individuali, da:
Rd = Rk ⁄ γR [9.7d]
Ciò è applicabile per le membrature d'acciaio, pile, ecc. ed è spesso usato in con-
nessione con la progettazione mediante sperimentazione.

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9.4 Stati limite ultimi

9.4.1 Verifiche dell'equilibrio statico e della resistenza


P(1) Quando si considera uno stato limite di equilibrio statico o di grande spostamento
della struttura come un corpo rigido, deve essere verificato che:
Ed,dst ≤ Ed,stb [9.8]
dove:
Ed,dst è il valore di progetto dell'effetto delle azioni destabilizzanti;
Ed,stb è il valore di progetto dell'effetto delle azioni stabilizzanti.
In alcuni casi può essere necessario sostituire l'espressione [9.8] con una formula
di interazione.
P(2) Nel considerare uno stato limite di rottura o di eccessiva deformazione di una se-
zione, di una membratura o di una connessione, si deve verificare che:
Ed ≤ Rd [9.9]
dove:
Ed è il valore di progetto delle azioni come forza interna, momento o vettore
rappresentante molte forze interne o momenti;
Rd è la corrispondente resistenza di progetto, che associa tutte le proprietà
strutturali con i rispettivi valori di progetto.
In molti casi può essere necessario sostituire l'espressione [9.9] con una formula
di interazione. I casi di carico prescritti sono identificati come indicato in 9.1.

9.4.2 Combinazione di azioni


P(1) Per ogni caso di carico critico, i valori di progetto degli effetti delle azioni (Ed) de-
vono essere determinati combinando il valore di azioni che si verificano simulta-
neamente nel modo seguente:
a) situazioni persistenti e transitorie: valori di progetto delle azioni dominanti e va-
lori di combinazione delle altre azioni;
b) situazioni eccezionali: valori di progetto delle azioni permanenti; valore fre-
quente dell'azione variabile dominante e valori quasi permanenti delle altre
azioni variabili; valore di progetto di un'azione eccezionale;
c) situazioni sismiche: valori caratteristici delle azioni permanenti con i valori qua-
si-permanenti delle altre azioni variabili e con il valore di progetto delle azioni
sismiche.
(2) Quando l'azione dominante non è ovvia, ogni azione variabile dovrebbe essere
considerata come dominante a turno.
(3) Il processo di combinazione sopra citato viene rappresentato nel prospetto 9.1.
prospetto 9.1 Valori di progetto delle azioni da usarsi nella combinazione di azioni

Singole azioni variabili


Azioni eccezionali o
Situazioni di Azioni permanenti Qd
azioni sismiche
progetto Gd
Ad
Dominante Altre
Persistente e γ G Gk ( γ P Pk) γ Q1 Qk1 γ Qi ψ 0i Qki
transitoria
Eccezionale γ GA Gk ( γ PA Pk) ψ 11 Qk1 ψ 2i Qki γ A Ak o Ad

Sismica Gk ψ 2i Qki γ I AEd

Simbolicamente le combinazioni possono essere rappresentate come qui di segui-


to:
a) situazioni di progetto persistenti e transitorie per la verifica agli stati limite ultimi
ad eccezione della fatica:

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∑ γ Gj G kj '' + '' γ P P k '' + '' γ Q1 Q k1 '' + '' ∑ γ Qi ψ 0i Q ki [9.10]
j≥1 i>1

Nota Questa regola di combinazione è una unione di due separate combinazioni di carico:

∑ γ Gj G kj '' + '' γ P P k '' + '' γ Q1 ψ 01 Q k1 '' + '' ∑ γ Qi ψ 0i Q ki [9.10a]


j≥1 i>1

∑ ξ j γ Gj G kj '' + '' γ P P k '' + '' γ Q1 Q k1 '' + '' ∑ γ Qi ψ 0i Q ki [9.10b]


j≥1 i>1

[ξ] è un coefficiente di riduzione per γGj entro un campo di variazione da 0,85 ad 1. La


più sfavorevole delle espressioni [9.10a] e [9.10b] può essere applicata al posto
dell'espressione [9.10] sotto condizioni definite nei pertinenti Documenti di Applicazione
Nazionale.
b) combinazioni per situazioni di progetto eccezionali:

∑ γ GAj G kj '' + '' γ PA P k '' + '' A d '' + '' ψ 11 Q k1 '' + '' ∑ ψ 2i Q ki [9.11]
j≥1 i≥1

c) combinazione per la situazione di progetto sismico:

∑ G kj '' + '' P k '' + '' γ I A Ed '' + '' ∑ ψ 2i Q ki [9.12]


j≥1 i≥1

dove:
"+" implica "da combinarsi con";
Σ implica "l'effetto combinato di";
Gkj è il valore caratteristico delle azioni permanenti;
Pk è il valore caratteristico di un'azione di precompressione;
Qk1 è il valore caratteristico dell'azione variabile i-esima;
Qki è il valore caratteristico dell'azione dominante;
Ad è il valore caratteristico di un'azione eccezionale;
AEd è il valore di progetto dell'azione sismica;
γGj è il coefficiente parziale per la j-esima azione permanente;
γGAj è simile a γGj ma per una situazione di progetto eccezionale;
γPA è simile a γP ma per azioni eccezionali;
γP è il coefficiente parziale per le azioni di precompressione;
γQi è il coefficiente parziale per la i-esima azione variabile;
γI è il coefficiente d'importanza (vedere ENV 1998);
ψ sono i coefficienti di combinazione (vedere 4.3).
(4) Combinazioni per situazioni di progetto eccezionali comprendono o un'azione ec-
cezionale esplicita A (per esempio fuoco od urti) oppure si riferiscono a situazioni
successive ad un evento eccezionale (A = 0). Per situazioni riguardanti il fuoco, a
parte gli effetti della temperatura sulle proprietà del materiale, Ad si riferisce al va-
lore di progetto dell'azione termica indiretta.
(5) Le espressioni [9.10] e [9.11] possono essere riferite o alle azioni oppure agli effetti
delle stesse; per l'analisi non lineare vedere 9.3.2(3).
(6) Ove componenti di una forza vettoriale sono parzialmente correlati, i fattori di ogni
componente favorevole possono essere ridotti del 20% .
(7) Le deformazioni imposte devono essere considerate quando pertinenti.
(8) In alcuni casi, le espressioni dalla [9.10] alla [9.12] necessitano di modifiche; rego-
le dettagliate sono date nelle parti pertinenti delle ENV da 1991 a 1999.

9.4.3 Coefficienti parziali


P(1) Negli schemi di carico applicabili, quelle azioni permanenti che incrementano l'ef-
fetto delle azioni variabili (cioè producono effetti sfavorevoli) dovranno essere rap-
presentate dai loro valori di progetto superiori, quelle invece che diminuiscono l'ef-
fetto delle azioni variabili (cioè producono effetti favorevoli) dal loro valore di pro-
getto inferiore.

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P(2) Dove i risultati di una verifica possono essere molto sensibili a variazioni dell'am-
piezza di un'azione permanente da posto a posto nella struttura, le parti sfavore-
voli e favorevoli di questa azione dovranno essere considerate come azioni indivi-
duali. Ciò si applica in particolare alla verifica dell'equilibrio statico.
(3) Per gli edifici, i coefficienti parziali per gli stati limite ultimi nelle situazioni di proget-
to persistenti, transitorie ed eccezionali sono forniti nel prospetto 9.2. I valori sono
stati basati su considerazioni teoriche, sull'esperienza e su valutazioni a posteriori
su progetti esistenti.
Nota Questi valori possono essere usati per la progettazione di silos considerata nella ENV 1991-4.

prospetto 9.2 Coefficienti parziali: stati limite ultimi per gli edifici

Situazione
Caso1) Azione Simbolo
P/T A
Caso A Azioni permanenti: peso proprio di componenti
Perdita di equilibrio statico; sollecitazione dei strutturali e non strutturali, azioni permanenti
materiali strutturali o suolo non resistente causate dal suolo, terra-acqua e acqua libera:
(vedere 9.4.1) - sfavorevole; γ Gsup4) 1,10
2)
1,00
- favorevole. γ Ginf 4)
0,90
2)
1,00

Azioni variabili:
- sfavorevole. γQ 1,50 1,00

Azioni eccezionali γA 1,00

Caso B5) Azioni permanenti6):


Rottura di strutture o di elementi strutturali, (vedere sopra)
inclusa quella di elementi di appoggio, pile, - sfavorevole; γ Gsup4) 1,35 3)
1,00
muri di fondazione, ecc., dipendente dalla resi- - favorevole. γ Ginf 4) 3)
1,00 1,00
stenza dei materiali strutturali (vedere 9.4.1)
Azioni variabili:
- sfavorevole. γQ 1,50 1,00

Azioni eccezionali γA 1,00

Caso C5) Azioni permanenti6):


Rottura nel terreno (vedere sopra)
- sfavorevole; γ Gsup4) 1,00 1,00
- favorevole. γ Ginf4) 1,00 1,00

Azioni variabili:
- sfavorevole. γQ 1,30 1,00

Azioni eccezionali γA 1,00

P: Situazioni persistenti T: Situazioni transitorie A: Situazioni eccezionali


Nota 1 - Il progetto deve essere verificato per ciascun caso A, B e C separatamente come opportuno.
Nota 2 - In questa verifica il valore caratteristico della parte sfavorevole dell’azione permanente è moltiplicato per il coefficiente 1,1 e
la parte favorevole per il coefficiente 0,9 . Regole più precise sono date nelle ENV 1993 e 1994.
Nota 3 - In questa verifica i valori caratteristici di tutte le azioni permanenti derivanti da una sola sorgente sono moltiplicati per 1,35 se
l’effetto totale delle azioni risultanti è sfavorevole e per 1,0 se l’effetto totale delle azioni risultanti è favorevole.
Nota 4 - Nel caso in cui lo stato limite è molto sensibile alle variazioni delle azioni permanenti, devono essere presi i valori caratteristici
più alto e più basso di queste azioni in accordo con 4.2(3).
Nota 5 - Per i casi B e C le proprietà di progetto del terreno possono essere differenti, vedere la ENV 1997-1.
Nota 6 - Invece di usare γG (1,35) e γQ (1,50) per azioni dovute a pressione laterale del terreno, le proprietà di progetto del terreno pos-
sono essere introdotte in accordo con la ENV 1997 e si deve applicare un coefficiente di modello γSd.

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9.4.4 Coefficienti ψ
(1) I coefficienti ψ per gli edifici sono dati nel prospetto 9.3. Per altre applicazioni ve-
dere le parti relative della ENV 1991.
prospetto 9.3 Coefficienti ψ per gli edifici

Azione ψ0 ψ1 ψ2

Sovraccarichi sugli edifici1):

categoria A: domestici e residenziali 0,7 0,5 0,3

categoria B: uffici 0,7 0,5 0,3

categoria C: aree di congresso 0,7 0,7 0,6

categoria D: aree di acquisto 0,7 0,7 0,6

categoria E: magazzini 1,0 0,9 0,8

Carichi del traffico negli edifici:

categoria F: peso del veicolo ≤ 30 kN 0,7 0,7 0,6

categoria G: 30 kN < peso del veicolo ≤ 160 kN 0,7 0,5 0,3

categoria H: tetti 0,0 0,0 0,0

2) 2) 2)
Carichi da neve sugli edifici 0,6 0,2 0,0

2) 2) 2)
Carichi da vento sugli edifici 0,6 0,5 0,0

Variazioni di temperatura (senza fuoco) negli edifici3) 0,6


2)
0,5
2)
0,0
2)

Nota 1 - Per la combinazione di sovraccarichi per edifici multipiano, vedere ENV 1991-2-1.
Nota 2 - Possono essere richieste delle modifiche per regioni geografiche differenti.
Nota 3 - Vedere ENV 1991-2-5.

9.4.5 Verifica semplificata per gli edifici


(1) Il processo per le situazioni persistenti e transitorie, descritto in 9.4.2, può essere
semplificato considerando la più sfavorevole delle seguenti combinazioni:
a) situazioni progettuali con una sola azione variabile Qk1:

∑ γ Gj G kj '' + '' 1,5 Qk1 [9.13]


j≥1

b) situazioni progettuali con due o più azioni variabili Qki:

∑ γ Gj G kj '' + '' 1,35 ∑ Q ki [9.14]


j≥1 i≥1

In questo caso, l'effetto delle azioni deve inoltre essere verificato per le azioni va-
riabili dominanti usando l'espressione [9.13].
(2) I valori di γG sono forniti nel prospetto 9.2.

9.4.6 Coefficienti parziali di sicurezza per i materiali


I coefficienti parziali di sicurezza per le proprietà di materiali e prodotti sono forniti nelle
ENV da 1992 a 1999.

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9.5 Stati limite di servizio

9.5.1 Verifiche di funzionalità (serviceability)


P(1) Si dovrà verificare che:
Ed ≤ Cd [9.15]
dove:
Cd è un valore nominale o una funzione di certe proprietà progettuali dei mate-
riali legate agli effetti progettuali delle azioni considerate; e
Ed è il valore di progetto dell'effetto dell'azione (per esempio uno spostamento,
un'accelerazione) determinate sulla base di una delle combinazioni definite
in 9.5.2.
Nota Indicazioni per Cd possono essere trovate nelle ENV da 1992 a 1999.

9.5.2 Combinazione di azioni


(1) La combinazione di azioni da considerare per gli stati limite di servizio dipende dal-
la natura dell'effetto delle azioni da verificare, per esempio irreversibili, reversibili o
di lungo termine. Tre combinazioni indicate dal valore rappresentativo dell'azione
dominante sono date nel prospetto 9.4.
prospetto 9.4 Valori di progetto delle azioni per l'uso nella combinazione di azioni

Azioni variabili Qd
Azioni permanenti
Combinazione Gd
Dominanti Altre
Caratteristiche (rare) Gk (Pk) Qk1 ψ 0i Qki
Frequenti Gk (Pk) ψ 11 Qk1 ψ 2i Qki
Quasi permanenti Gk (Pk) ψ 21 Qk1 ψ 2i Qki
Nota - Per stati limite di servizio, i coefficienti parziali (di servizio) γG e γQ sono presi pari a 1,0 eccetto quando
altrimenti specificato.

(2) Tre combinazioni di azioni per gli stati limite di servizio sono definite simbolicamen-
te dalle seguenti espressioni:
a) combinazione di caratteristica (rara):

∑ G kj '' + '' P k '' + '' Q k1 '' + '' ∑ ψ 0i Q ki [9.16]


j≥1 i>1

b) combinazione frequente:

∑ G kj '' + '' P k '' + '' ψ 11 Q k1 '' + '' ∑ ψ 2i Q ki [9.17]


j≥1 i>1

c) combinazione quasi permanente:

∑ G kj '' + '' P k '' + '' ∑ ψ 2i Q ki [9.18]


j≥1 i>1

dove la notazione è come quella usata in 1.6 e 9.4.2.


(3) Carichi dovuti a deformazioni imposte dovranno essere considerati quando signi-
ficativi.
(4) In alcuni casi le espressioni da [9.16] a [9.18] possono richiedere una modifica; re-
gole dettagliate sono fornite nelle parti relative delle ENV da 1991 a 1999.

9.5.3 Coefficienti parziali


I coefficienti parziali degli stati limite di servizio sono pari ad 1,0 eccetto ove altrimenti
specificato, per esempio nelle ENV da 1992 a 1999.

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9.5.4 Coefficienti ψ
Valori dei coefficienti ψ sono dati nel prospetto 9.3.

9.5.5 Verifica semplificata per gli edifici


(1) Per gli edifici la combinazione caratteristica (rara) può essere semplificata con le
seguenti espressioni che possono essere usate anche in luogo della combinazio-
ne frequente:
a) situazioni progettuali con una sola azione variabile Qk1:

∑ G kj '' + '' Q k1 [9.19]


j≥1

b) situazioni progettuali con due o più azioni variabili Qk1

∑ G kj '' + '' 0,9 ∑ Q ki [9.20]


j≥1 i≥1

In questo caso, l'effetto delle azioni deve inoltre essere verificato per le azioni va-
riabili dominanti usando l'espressione [9.19].
(2) Dove regole semplificate sono fornite per gli stati limite di servizio, non sono richie-
sti calcoli dettagliati usando combinazioni di azioni.

9.5.6 Coefficienti parziali per i materiali


Coefficienti parziali per le proprietà di materiali e prodotti sono fornite nelle ENV da 1992
a 1999.

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APPENDICE A COEFFICIENTE PARZIALE DI PROGETTO
(informativa)

A.1 Generalità
(1) Questa appendice fornisce informazioni e basi teoriche concernenti il metodo del
coefficiente parziale come descritto in 9. Inoltre essa è un'introduzione all'appen-
dice D. Le informazioni di queste appendici possono essere usate se le regole di
verifica delle ENV da 1991 a 1999 non sono considerate adeguate per il caso con-
siderato.
(2) Nel metodo del coefficiente parziale si verifica che tutti gli stati limite significativi/
applicabili non siano raggiunti, dati i valori di progetto per le azioni, le resistenze ed
i dati geometrici. I valori di progetto sono i prodotti o i quozienti dei valori caratteri-
stici dei coefficienti parziali appropriati e dei valori ψ, come indicato dal 9.3 al 9.5.
In generale, si presume che i coefficienti parziali tengano conto:
- di sfavorevoli deviazioni dai valori rappresentativi;
- di inaccuratezze nei modelli dell'azione ed in quelli strutturali;
- di inaccuratezze nei coefficienti di conversione.
(3) Il valore dei coefficienti parziali dovrà dipendere dal grado di incertezza nelle azio-
ni, nelle resistenze, nelle quantità geometriche e nei modelli, dal sistema costrutti-
vo e dal tipo di stato limite.
(4) In linea di principio ci sono due modi di determinare valori numerici per i coefficienti
parziali:
a) secondo una calibratura basata su di una storia lunga e di successo della tra-
dizione dell'edificare (per la maggior parte dei coefficienti proposti negli Euro-
codici attualmente disponibili, questo è il principio guida);
b) sulla base della valutazione statistica e di dati sperimentali ed insiemi di osser-
vazioni; ciò dovrà essere fatto nell'ambito della teoria probabilistica della sicu-
rezza.
(5) In pratica, i due metodi descritti in A.1(4) possono inoltre essere usati in combina-
zione. In particolare, un approccio meramente statistico fallisce per mancanza di
dati sufficienti. Qualche riferimento ai metodi di progetto tradizionali dovrà essere
sempre fatto. Dove c'è stata una tradizione del costruire lunga e di successo, è di
grande valore ottenere una razionale comprensione di questo successo. Tale co-
noscenza può giustificare la riduzione di alcuni coefficienti per specifiche condizio-
ni, cosa che può determinare una economia. Da questo punto di vista, i metodi sta-
tistici dovranno essere considerati come tali da attribuire valori in aggiunta a quelli
dell'approccio più tradizionale.

A.2 Una visione d’assieme sui metodi di affidabilità


(1) Nella figura A.1 viene presentata una panoramica sui vari metodi di verifica di affi-
dabilità e sulle interazioni tra essi. La procedura di verifica probabilistica può esse-
re suddivisa in due grandi classi: metodi esatti e metodi di affidabilità del primo or-
dine (FORM), qualche volta rispettivamente indicati come metodi di livello II e di li-
vello III. In entrambi i metodi, le misure di affidabilità sono probabilità di collasso Pf
per i modi di collasso in considerazione e per qualche periodo di riferimento appro-
priato. Questi valori sono calcolati e comparati con qualche valore d'obiettivo pre-
stabilito P0. Se la probabilità di collasso è maggiore di quella dell'obiettivo, la strut-
tura è considerata inaffidabile.

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figura A.1 Panoramica sui metodi di affidabilità

Metodi probabilistici
Metodi storici Form Esatto
Metodi empirici (livello II) (livello III)

Calibrazione Calibrazione Calibrazione

Metodo del
valore di progetto

Ia Ib Ic

Progetto del
coefficiente parziale
(livello I)

(2) Nelle procedure di livello II generalmente si lavora con una misura alternativa di si-
curezza, il cosiddetto indice di affidabilità β, che è correlato a Pf da:
P f = Φ ( – β) [A.1]
dove:
Φ è la funzione di distribuzione della distribuzione normale.
Benché totalmente equivalente alla probabilità di collasso stessa, l'uso dell'indice
di affidabilità sottolinea la natura formale e rappresentativa dell'analisi di affidabili-
tà. La relazione tra β e Pf viene presentata nel prospetto A.1.
prospetto A.1 Relazione tra β e Pf

Pf 10-1 10-2 10-3 10-4 10-5 10-6 10-7


β 1,3 2,3 3,1 3,7 4,2 4,7 5,2

(3) In accordo con la figura A.1, gli elementi di sicurezza del metodo del coefficiente
parziale (livello I) possono essere ottenuti in tre modi:
a) dalla calibratura con metodi di progetto empirici storicamente accettati;
b) dalla calibratura con metodi probabilistici;
c) come una semplificazione del FORM per mezzo del metodo del valore di pro-
getto (calibrato) come descritto in A.3.
La presente generazione degli Eurocodici è stata innanzitutto basata sul metodo
a), con emendamenti basati su c) o metodi equivalenti, maggiormente nel campo
della progettazione assistita da sperimentazione.
(4) Valori obiettivo indicativi per β in varie situazioni progettuali sono dati nel prospetto
A.2. Vengono forniti valori per la vita utile di progetto (vedere il prospetto 2.1 della
ENV 1999-1) e per un anno. Valori per un anno potrebbero essere significativi per
situazioni di progetto transitorie e per strutture temporanee dove la sicurezza uma-
na è di grande importanza.
(5) I valori del prospetto A.2 sono considerati come "appropriati nella maggior parte
dei casi". Per ragioni correlate al tipo ed alle conseguenze del collasso o dell'eco-
nomia degli edifici, può essere appropriato usare valori più alti o più bassi (vedere
2.2). Una differenza di classe nel livello di affidabilità viene usualmente associata
a differenze nei valori di β di un ordine di grandezza tra 0,5 e 1,0. Una differenza di
livello di sicurezza può essere chiesta per un edificio nella sua totalità, per alcune
specifiche componenti o per alcuni specifici tipi di rischio.

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Nota 1 Un dato livello di affidabilità può condurre a diversi coefficienti parziali per varie proprietà del
materiale, in dipendenza dalla loro variabilità e dall'influenza (vedere A.3 ed A.4). Ciò non
deve essere confuso con la differenziazione di affidabilità.
Nota 2 Lo scegliere un differente indice di affidabilità come obiettivo non è la sola possibile misura
per la differenziazione di affidabilità; altre misure sono correlate con l'accuratezza del calco-
lo, la garanzia del grado di qualità ed il rigore delle regole di dettaglio.
(6) I valori del prospetto A.2 devono essere considerati come ragionevoli richieste mi-
nime, essendo derivati da calcoli di calibratura relativi alle norme di progetto in vari
paesi. In queste operazioni di calibratura sono usualmente usate distribuzioni nor-
mali logaritmiche o di Weibull per i parametri di resistenza e le incertezze di model-
lo. Per i pesi propri e le distribuzioni di valori estremi per i carichi variabili sono
usualmente considerate distribuzioni normali. Si dovrebbe notare, comunque, che
queste operazioni di calibratura hanno mostrato un'ampia dispersione, in dipen-
denza dei codici in considerazione, dal tipo di componente strutturale e dalla quan-
tificazione delle varie incertezze.
(7) Il valore di 3,8 per l'indice di affidabilità obiettivo dello stato limite ultimo viene in
particolare accettato per molte applicazioni in gran parte correlate alla resistenza.
Ciò, comunque, non significa che la progettazione normale, in accordo agli Euro-
codici, automaticamente condurrebbe a valori di β pari o prossimi a questo scopo.
Infatti, fino ad ora, la presente generazione degli Eurocodici non è stata del tutto
valutata in quest'ottica. Così una valutazione non è molto semplice dal momento
che la funzionalità (serviceability) e la durabilità, gli arrotondamenti degli effetti o
quelli di una distribuzione multimodale, possono disturbare in molti casi il modello.
In aggiunta, le regole nelle norme possono inoltre includere differenziazioni di si-
curezza implicite, in dipendenza dal tipo di collasso, specialmente nel caso di com-
portamento duttile o fragile.
(8) Infine, deve essere messo in rilievo che un valore di β e la corrispondente proba-
bilità di collasso sono numeri formali o teorici, intesi primariamente come uno stru-
mento per sviluppare regole di progetto coerenti, piuttosto che dare una descrizio-
ne della frequenza di rottura strutturale.
prospetto A.2 Valori indicativi per l'indice di affidabilità obiettivo β

Indice di affidabilità obiettivo Indice di affidabilità obiettivo


Stato limite
(vita utile di progetto) (un anno)
Ultimo 3,8 4,7
Fatica 1,5 fino a 3,8 1) -
Funzionalità 1,5 3,0
(irreversibile)
Nota 1 - Dipende dal grado di ispezionabilità, riparabilità e tolleranza del danno.

A.3 Verifica della affidabilità con l’uso di valori di progetto


(1) Nel metodo del valore di progetto (metodo lb in figura A.1), i valori di progetto sono
definiti per tutte le variabili che devono essere considerate come incerte (variabili
di base). Il progetto è considerato sufficiente se non sono raggiunti gli stati limite
quando sono usati i valori di progetto nel modello. In notazione simbolica:
Ed < Rd [A.2]
Ed = E {Fd1, Fd2, ... ad1, ad2, ... θd1, θd2, ...}
Rd = R {fd1, fd2, ... ad1, ad2, ... θd1, θd2, ...}
dove:
E è l'effetto dell'azione;
R è la resistenza;
F è l'azione;
f è la proprietà del materiale;

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a è la proprietà geometrica;
θ è il modello di incertezza.
Notare che l'espressione [A.2] è in parte simbolica e che qualche volta è necessa-
ria una formulazione più generale.
(2) L'insieme dei valori di progetto per il punto di progetto corrisponde al punto della
superficie di rottura avente la più alta probabilità di accadimento (vedere figura
A.2). In questo modo il metodo del valore di progetto è in relazione al metodo pro-
babilistico di II livello [vedere A.2(1)].
(3) Il valore di progetto degli effetti delle azioni Ed e la resistenza Rd sono definiti in
modo tale che la probabilità di avere un valore più sfavorevole è:
P (E > Ed) = Φ (+ αEβ) = Φ (- 0,7β) [A.3a]
P (R < Rd) = Φ (- αRβ) = Φ (- 0,8β) [A.3b]
dove:
α è il coefficiente di peso FORM (- 1 ≤ α ≤ + 1);
β è il valore obiettivo per l'indice di affidabilità (vedere il prospetto A.2).
Per un carico α è negativo; per una resistenza α è positivo.
(4) L'essenza del metodo è la scelta dei valori di αE e di αR a - 0,7 e + 0,8 rispettiva-
mente. Il campo di validità di questi valori è limitato al caso di β = 3,8 (accettando
una deviazione massima di 0,5) ai rapporti:
0,16 < σE/σR < 7,6
Al di fuori di questo campo di variazione dei valori si raccomanda l'uso di α = ± 1,0
per la variabile avente il valore più alto di σ.
(5) Quando il carico o il modello di resistenza contiene diverse variabili di base (altri
carichi, coefficienti di conversione, più materiali) le espressioni [A.3a] e [A.3b] val-
gono solo per le variabili dominanti. Per le variabili non dominanti:
P {E > Ed} = Φ (- 0,4 × 0,7 × β) = Φ (- 0,28β) [A.4a]
P {R < Rd} = Φ (- 0,4 × 0,8 × β) = Φ (- 0,32β) [A.4b]
Per β = 3,8 questi valori corrispondono approssimativamente al frattile 0,9 e 0,10
rispettivamente.
(6) Il prospetto A.3 fornisce delle espressioni per il calcolo dei valori di progetto per da-
ti α e β.
prospetto A.3 Valori di progetto per varie funzioni di distribuzione

Distribuzione Valori di progetto Osservazioni


Normale µ–α β σ µ è la media
σ è la deviazione standard
Normale logaritmica µ exp ( – α β V ) per V = σ / µ < 0,2

Gumbel u - a -1 ln [- ln Φ ( – α β )] u = µ - 0,577/a, a = π /( σ 6)

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figura A.2 Definizione del punto di progetto in accordo col metodo di affidabilità al primo ordine (FORM)
Legenda
1 Limite di rottura
_
2 Punto di progetto
_

A.4 Formati di verifica di affidabilità negli Eurocodici


(1) Nelle ENV 1991 fino a 1999 i valori di progetto Xd e Fd non sono direttamente in-
trodotti. Le variabili di base sono introdotte per la prima volta dai loro valori rappre-
sentativi Xk ed Fk che possono essere definiti come:
- valori con una probabilità stabilita o supposta di essere superati, per esempio
carichi e proprietà dei materiali;
- valori nominali, come per esempio proprietà geometriche;
- valori calibrati per raggiungere una affidabilità mirata, come per esempio coef-
ficienti e fattori di modello.
Congiuntamente c'è un insieme di coefficienti di sicurezza parziale e di coefficienti
di combinazioni di carico.
(2) I valori di progetto per azioni F, la proprietà dei materiali X e proprietà geometriche
seguono da:
F d = γ f F k o F d = γ f ψF k ( ψ può essere ψ 0, ψ 1 o ψ 2 ) [A.5]

X d = X k ⁄ γm [A.6]

a d = a nom ± ∆ a [A.7]
L'indice k denota i valori caratteristici.
(3) I valori di progetto per modelli normalmente incerti entrano nelle equazioni con
coefficienti parziali γSd e γRd sul modello totale. Ne consegue che:
E d = γ Sd E { γ f F k, γ f ΨF k, a nom ± ∆ a ... } [A.8]

R d = R { X k ⁄ γ m, a nom ± ∆ a ... } ⁄ γ Rd [A.9]


In questo modello:
γ f tiene conto:
- della possibilità di deviazioni sfavorevoli dei valori delle azioni dai valori rap-
presentativi.
γm tiene conto:

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- della possibilità di deviazioni sfavorevoli delle proprietà dei materiali dei valori
caratteristici;
- della parte sistematica dei coefficienti di conversione [se pertinenti, vedere an-
che 8.3(1)];
- delle incertezze dei coefficienti di conversione.
∆a tiene conto:
- della possibilità di deviazioni sfavorevoli dei dati geometrici dai valori caratteri-
stici (specificati) governati dalla specificazione delle tolleranze;
- dell'importanza di variazioni;
- dell'effetto cumulativo di avvenimenti simultanei di deviazioni geometriche di-
verse.
γ Rd tiene conto:
- delle incertezze del modello di resistenza se queste non sono considerate dal
modello stesso.
γSd tiene conto delle incertezze:
- nel modello di azione;
- nel modello degli effetti delle azioni.
ψ tiene conto delle riduzioni nei valori di progetto per i carichi, in particolare:
- il valore di combinazione ψ0 γ F Fk è determinato in modo che la probabilità dei
valori degli effetti dell'azione combinata essendo superata è approssimativa-
mente la stessa come quando è presente solo l'azione di una singola variabile.
Entro il contesto di un approccio a valori di progetto (A.3), le formule operative
sono presentate nel prospetto A.4 per il caso di due valori fluttuanti;
- il valore della frequenza di una azione variabile ψ1Fk corrisponde al valore che
è superato oltre il 5% delle volte o 300 volte per anno. Deve essere scelto il va-
lore più alto;
- il valore quasi permanente ψ2Fk corrisponde al tempo medio o al valore con la
probabilità di essere superato del 50%.
(4) La procedura descritta dalle espressioni [A.8] e [A.9] è teoricamente perfetta ma
scomoda da un punto di vista pratico. Per cui sono fatte le seguenti semplificazio-
ni:
a) Sul lato caricato (per un carico singolo):
E d = E { γ F F k, a nom } [A.10]
Purché E sia proporzionale a F, a, e ad un modello di incertezza θ, cioè:
E ∝ θ a F,
il valore di γF può derivare da (vedere le espressioni [A.8] e [A.10])
γ F F k a nom = γ f F k ( a nom + ∆ a ) γ Sd

γ F = γ f γ Sd ( 1 + ∆ a ⁄ a nom ) [A.11]
In aggiunta, γ F è altamente standardizzato. Per esempio γ F = 1,5 per tutti i ca-
richi variabili. Perciò si raccomanda di adeguare il valore caratteristico quando
necessario.
b) Sul lato resistente (in dipendenza dai vari Eurocodici):
R d = R { X k ⁄ γ M , a nom } (ENV 1992 e 1995) [A.12]
R d = R { X k , a nom } ⁄ γ R (ENV 1993) [A.13]
R d = R { X k ⁄ γ m , a nom } ⁄ γ rd (ENV 1994) [A.14]
Purché R sia proporzionale alla resistenza X, ad una incertezza di modello θ e
ad una proprietà geometrica a, cioè R α θ a X, si applicano le seguenti rela-
zioni semplificate:
γ M = γ m γ Rd ⁄ { 1 + ∆ a ⁄ a nom } (ENV 1992 e 1995) [A.15]

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γ R = γ m γ Rd ⁄ { 1 + ∆ a ⁄ a nom } (ENV 1993) [A.16]
γ rd = γ Rd ⁄ { 1 + ∆ a ⁄ a nom } (ENV 1994) [A.17]
Per modelli non lineari o nel caso di carichi multi-variabili o modelli di resisten-
za comunemente incontrati nell'Eurocodice queste relazioni diventano più
complesse.
prospetto A.4 Espressione di ψ0

Distribuzione ψ 0 = Fnon dom /Fdom


–1
Fs { exp [ – N Φ ( – 0, 4 β ′ ) ] }
--------------------------------------------------------------------------
–1
Generale F s { Φ ( 0, 7 β ) }

–1
con β ′ = Φ { Φ ( – 0, 7 β ) ⁄ N }
Normale 1 + ( 0, 28 β – 0, 7 ln N ) V
----------------------------------------------------------------------
(approssimazione) 1 + 0, 7 β V

1 – 0, 78 V [ 0, 58 + ln ( – ln Φ ( 0, 28 β ) + ln N ) ]
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Gumbel 1 – 0, 78 V [ 0, 58 + ln ( – ln Φ ( 0, 7 β ) ) ]
Fs() è la funzione di distribuzione della probabilità del valore estremo di un carico non dominante nel periodo
di progetto T;
Φ () è la funzione di distribuzione normale standard;
N è T/T1;
T è il periodo di progetto;
T1 è il periodo di una variazione di carico indipendente del carico variabile più lento;
β è l’indice di affidabilità;
V è il coefficiente di variazione di un carico non dominante.

Nota Per carichi intermittenti il parametro T1 è uguale alla durata del carico e Fs( ) rappresenta la
funzione di distribuzione incondizionata dell’intensità del carico; così Fs( ) non è la funzione
di distribuzione condizionale dato che il carico è attivo.

A.5 Chiusura
È chiaro da A.1 a A.4 che il medesimo livello di affidabilità formale può essere ottenuto in
molti modi differenti. Alcuni coefficienti parziali possono essere posti pari a 1,0 ed il mar-
gine di sicurezza richiesta può essere incluso in altri coefficienti. Possono essere presi va-
lori caratteristici alti e coefficienti di sicurezza bassi o viceversa. I vari elementi di sicurez-
za costituiscono un insieme di "vasi comunicanti". Per ogni situazione individuale di pro-
getto, comunque, c'è la possibilità di calibrare i coefficienti specifici al fine di ottenere il ri-
chiesto livello di affidabilità.
Nell'insieme attualmente disponibile di Eurocodici, i valori caratteristici per carichi ed i pa-
rametri di resistenza e le proprietà geometriche sono di solito presi in accordo con A.2 fino
ad A.4. La ENV 1991-1 fornisce valori per i coefficienti parziali dei carichi e le norme di
progetto relative ai materiali forniscono valori per i coefficienti di resistenza parziale. Que-
sto è fatto principalmente in una forma globale, in parte basata su considerazioni proba-
bilistiche, in parte su una motivazione storica o empirica. Inoltre, la scelta dei valori rap-
presentativi ed i corrispondenti valori per coefficienti parziali era stata fatta prendendo in
considerazione bisogni e aspetti relativi ad una applicazione facile ed economica delle
procedure di verifica nella pratica progettuale. Questo ha condotto ai seguenti requisiti:
- per strutture comuni il valore di progetto di azioni o effetti di azioni devono essere in-
dipendenti dai valori di progetto delle resistenze;
- ci deve essere solo un piccolo insieme di valori γ f;
- solo un valore costante di γ M deve essere preso per ciascuna proprietà del materiale;
- ulteriori semplificazioni concernenti la sicurezza e le verifiche di servizio così come
nell'analisi strutturale dovrebbero essere possibili, cioè evitando la necessità di consi-
derare ancora molte disposizioni di carico, casi di carico, combinazioni di carico nella
situazione di progetto pertinenti.

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APPENDICE B FATICA
(informativa)

B.1 Il fenomeno della fatica


(1) Il fenomeno della fatica è un deterioramento locale del materiale causato da ripe-
tute variazioni di tensioni o deformazioni.
(2) Si possono distinguere basso ed alto ciclo di fatica.
Il basso ciclo di fatica è associato ad un materiale non lineare ed al comporta-
mento geometrico, per esempio deformazioni plastiche cicliche in zone plastiche.
Criteri per escludere il basso ciclo di fatica sono dati nelle ENV da 1992 a 1999.
L'alto ciclo di fatica è governato principalmente dal comportamento elastico.
Quindi l'analisi del modello può essere elastica.
(3) I criteri per determinare se è necessario considerare il fenomeno della fatica sono
dati nelle ENV da 1992 a 1999.

B.2 Resistenza alla fatica


(1) Eccetto il caso in cui la resistenza alla fatica delle membrature è determinata in
prove specifiche con una storia di carico vicina al carico effettivo a cui sono sog-
gette, il comportamento alla fatica di elementi strutturali è generalmente studiato
per proposta della norma con prove semplificate. In queste prove gli elementi sono
soggetti a variazioni di carico ad ampiezza costante, prima che avvenga un'ecces-
siva deformazione o una frattura dovuta a lesioni.
(2) La resistenza alla fatica di un dato componente è poi definita da una relazione
∆σR - NR, che rappresenta approssimativamente il frattile del 95% di sopravviven-
za; dove ∆σR è il campo di variazione della tensione e NR è il numero di cicli fino
alla rottura.
Questa relazione può essere modellata da una curva normalizzata lineare, bili-
neare, o trilineare in una scala logaritmica doppia.
(3) Per un campo di variazione di topologie, un sistema di curve equidistanti ∆σR - NR,
può essere stabilito per permettere la classificazione.

B.3 Determinazione degli effetti dell’azione della fatica compatibile con la resistenza alla
fatica
(1) Le azioni della fatica sono specificate in altre parti della ENV 1991.
(2) Quando storie di carico tensionale rappresentative dell'azione della fatica su un
dato componente sono disponibili, ogni storia temporale di tensione può essere
valutata usando il metodo del conteggio a serbatoio o il metodo di conteggio a
pioggia. Questi metodi permettono campi di variazione della tensione e dei numeri
di cicli da determinare, insieme con le tensioni medie associate, quando queste
sono rilevanti.
(3) I campi di variazione delle tensioni e del numero di cicli possono essere ordinati in
distribuzioni di frequenza di variazione di sforzo o negli spettri di variazione di sfor-
zo.
(4) Le distribuzioni di frequenza della variazione dello sforzo o gli spettri di variazione
dello stesso, usando la legge di Miner, possono essere trasformati in spettri di va-
riazione di sforzo ad ampiezza costante, fatica-danno equivalenti.

B.4 Verifiche alla fatica


(1) Le verifiche di sicurezza per fatica possono essere eseguite con:
- un calcolo del danno, quando il danno causato dalla azione della fatica è cor-
relato a un danno ultimo rappresentante lo stato limite;
- una verifica della vita a fatica, dove per un livello rappresentativo di variazione
della tensione, un numero equivalente di danno di cicli di carico causato dalla
azione della fatica è correlato ad un numero ultimo di cicli rappresentanti lo

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stato limite;
- una verifica dell'ampiezza di sforzo, ove, per un numero rappresentativo di cicli
di sforzo, l'ampiezza della variazione di sforzo equivalente al danno, causata
dall'azione della fatica, è correlata ad una resistenza ultima all'ampiezza dello
sforzo che rappresenta lo stato limite.
(2) Ulteriori informazioni vengono fornite nelle ENV da 1992 a 1999.

B.5 Concetti di sicurezza


(1) In generale il progetto di una struttura soggetta a fatica deve essere tale da "tolle-
rare" il danno. Per "tollerare" il danno la struttura deve essere capace di sostenere
tutti i carichi con sufficiente affidabilità prima della formazione di fessure che pos-
sono essere scoperte da regolari ispezioni in modo tale che appropriate misure di
riparazione possono essere intraprese prima che avvenga il cedimento strutturale.
(2) Per strutture che possono essere verificate al danno, il coefficiente di sicurezza γM
sulla parte resistente alla fatica può essere preso pari a 1,00.
(3) Per strutture per cui la tolleranza al danno non può essere verificata, i coefficienti
di sicurezza devono essere scelti in modo tale da prendere in considerazione le in-
certezze nel definire le azioni di fatica, gli effetti delle azioni di fatica e le resistenze
alla fatica e anche il decremento della resistenza da corrosione o altri fenomeni di-
pendenti dal tempo, avendo il dovuto riguardo alle conseguenze di un collasso del-
la struttura senza preavviso.
(4) Ulteriori informazioni sul progetto alla fatica sono fornite nelle ENV da 1992 a
1999.

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APPENDICE C STATO LIMITE DI SERVIZIO: VERIFICA DI STRUTTURE SUSCETTIBILI DI VIBRARE
(informativa)

C.1 Generalità

C.1.1 Obiettivi
(1) Questa appendice fornisce una guida per le verifiche allo stato limite di servizio
(serviceability limit state) di strutture soggette a vibrazione.
(2) Essa riguarda la trattazione del posto dell’azione, la determinazione della risposta
strutturale e i limiti considerati per la risposta strutturale stessa per assicurarsi che
le vibrazioni non siano disturbanti o dannose.
(3) Gli effetti dinamici che si riferiscono allo stato limite ultimo o alla fatica sono trattati
nelle altre parti della ENV 1991 e perciò non sono considerati in questa appendice.

C.1.2 Sorgenti di vibrazioni


(1) Le vibrazioni possono essere indotte da:
a) persone, per esempio su:
- ponti pedonali;
- pavimenti dove la gente cammina;
- pavimenti per attività di sport e danza;
- pavimenti con seggiolini fissati, tribune per spettatori.
b) macchine, come per esempio:
- fondazioni e supporti di macchine;
- campanili;
- suolo con vibrazioni trasmesse.
c) vento, per esempio su:
- edifici;
- torri;
- ciminiere e antenne;
- antenne strallate;
- piloni;
- ponti;
- tetti a sbalzo.
d) traffico, per esempio su:
- ponti ferroviari o stradali;
- edifici, tipo saloni per esposizioni e parcheggio per automobili.
e) terremoti.

C.1.3 Modellazione di azioni e strutture


(1) Per lo stato limite di servizio (serviceability limit state) la modellazione di queste
azioni e delle strutture dipende da come sono formulati i limiti di servizio.
(2) Questi limiti possono riferirsi a:
- comfort umano;
- limiti dovuti al funzionamento proprio di macchine o di altre installazioni;
- i limiti di massima inflessione per evitare danni o frantumazioni.
(3) Al fine di verificare che questi limiti non siano superati, le azioni possono essere
modellate in termini di storie temporali delle forze per cui le risposte strutturali pos-
sono poi essere determinate come storie temporali di inflessione o accelerazioni,
usando appropriati metodi di integrazione.

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(4) Dove la risposta strutturale può significativamente avere influenza, devono essere
applicate le storie temporali delle forze (per esempio quando i veicoli sono eccitati
da autovibrazioni dovute alle vibrazioni della struttura o quando concorrono gli ef-
fetti sincronizzanti delle masse moventi) queste interazioni devono essere consi-
derate o nella modellazione di un sistema combinato di vibrazione carico-struttura
o da appropriate modificazioni delle storie temporali delle forze.

C.2 Storie temporali delle forze

C.2.1 Generalità
(1) Le storie temporali delle forze usate nell'analisi dinamica devono rappresentare
sufficientemente le situazioni di carico pertinenti per cui i limiti di servizio devono
essere verificati.
(2) Le storie temporali delle forze possono modellare:
- vibrazioni umane indotte, come per esempio il camminare o il correre di una
singola persona o di un numero di persone o il danzare o il movimento in stadi
o sale da concerto;
- vibrazioni indotte da macchine, come per esempio da vettori di forza dovuti a
masse eccentriche e frequenze, che possono essere variabili col tempo;
- vibrazioni indotte dal vento;
- carichi del traffico, come per esempio muletti, macchine e veicoli pesanti;
- operazioni di gru;
- altre azioni dinamiche come carichi ondulatori o azioni di terremoti.

C.3 Modellazione delle strutture

C.3.1 Generalità
(1) Il modello dell'analisi dinamica usato per determinare gli effetti delle azioni conse-
guenti a storie temporali delle forze deve essere stabilito in modo tale che tutti gli
elementi strutturali pertinenti, le loro masse, le rigidezze, e i rapporti dello smorza-
mento siano realisticamente considerati.
(2) Nel caso in cui le azioni dinamiche siano causate da movimenti di masse (per
esempio persone, macchinari, ecc.) queste masse devono essere incluse
nell'analisi (per esempio quando sono determinanti per le autofrequenze).
(3) Per altre azioni variabili combinate con il peso proprio della struttura devono esse-
re usati valori quasi-statici, se non sono dati altre specificazioni nella identificazio-
ne degli stati limiti di servizio.
(4) Quando c'è una interazione significativa tra terreno e struttura il contributo del suo-
lo può essere modellato da appropriati smorzatori viscosi e molle equivalenti.
(5) In generale il comportamento delle strutture deve essere considerato come linea-
re, se non sono date altre specificazioni nella definizione degli stati limite.
(6) I rapporti di smorzamento viscoso devono essere valutati usando adatte procedu-
re sperimentali metodi teorici approvati, e valori derivati da raccolte di misure affi-
dabili su classi strutturali omogenee.

C.4 Valutazione della risposta strutturale

C.4.1 Generalità
(1) La valutazione delle risposte strutturali dipendono dai limiti che sono per esse spe-
cificati.
(2) Limiti possono essere espressi in termini di:
a) valori r.m.s. (radice quadrata delle medie dei quadrati) determinati per un certo
tempo di esposizione:

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1
∑ ai ( t )
2
a eff = ---- ∆t i [C.1]
T i

dove:
aeff è l'effettivo valore o quello r.m.s. o la risposta, per esempio l'accelerazio-
ne effettiva;
T è il tempo di esposizione;
ai è il valore della risposta (per esempio accelerazione) per ciascun inter-
vallo di tempo ∆t i;
t è il tempo;
∆t i è l'intervallo di tempo.
b) i valori estremi durante un certo tempo di esposizione T solo per risposte sto-
castiche bandate strette:

a max = a eff ( 2 ln (Tn ) ) [C.2]


dove:
n è la frequenza naturale della struttura;
amax è il valore massimo atteso della risposta della struttura, per esempio la
massima accelerazione.
(3) Le risposte strutturali aeff o amax devono essere confrontate con i limiti specificati.

C.4.2 Valori limitanti per vibrazioni

C.4.2.1 Comfort umano


(1) Dove sono specificate condizioni di comfort umano, queste condizioni devono es-
sere date da un criterio di accettabilità in accordo con la ISO 2631.
(2) I criteri di accoglienza devono includere la retta di accelerazione relativa (aeff) - fre-
quenza (fs) per tempo di esposizione selezionato e direzione di vibrazione.

C.4.2.2 Funzionamento di macchine


(1) I limiti per il funzionamento delle macchine devono essere specificati in termini di
massimo spostamento e frequenza (curva di massimo spostamento-frequenza).

C.4.2.3 Altri limiti


(1) Limiti non coperti dalle curve di accelerazione e frequenza o dalle curve di sposta-
mento frequenza possono essere:
- il conseguimento della massima tensione (per esempio per evitare le deforma-
zioni permanenti);
- il conseguimento del massimo campo di variazione di tensione (per esempio
per evitare una vita a fatica limitata, o spostamenti cumulati);
- il conseguimento della massima deformazione (per esempio per evitare mar-
tellamenti o operazioni continue).
Questi limiti possono essere dati nelle specifiche di progetto.

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APPENDICE D PROGETTAZIONE ASSISTITA DA PROVE
(informativa)

D.1 Scopi ed obiettivi


(1) Questa appendice ha il fine di fornire una guida per la pianificazione e la valutazio-
ne di esperimenti eseguiti in connessione con progetti strutturali come indicato nel
punto 8, quando il numero delle prove è sufficiente per una interpretazione statisti-
ca dei loro risultati.
(2) Le prove possono essere eseguite nelle seguenti circostanze:
- se le proprietà dei materiali o i parametri di carico non sono sufficientemente
conosciuti;
- se modelli di calcolo adeguati non sono disponibili;
- se viene usato un gran numero di componenti simili;
- se il comportamento reale è di speciale interesse;
- per definire prove di controllo ipotizzate in fase di progettazione.
(3) Si distinguono i seguenti tipi di prove:
a) prove per stabilire direttamente la resistenza ultima o le proprietà di durevolez-
za di parti strutturali, come per esempio prove al fuoco;
b) prove per ottenere specifiche proprietà dei materiali, per esempio investigazio-
ni del terreno o prove di nuovi materiali;
c) prove per ridurre le incertezze nei modelli di carico e resistenza, per esempio
prove nel tunnel del vento, prove di prototipi a grandezza naturale, prove su
modelli in scala;
d) prove di controllo per controllare la qualità dei prodotti forniti o la costanza del-
le caratteristiche di produzione, per esempio prove su cubi di calcestruzzo;
e) prove durante l'esecuzione al fine di prendere in considerazione le condizioni
effettive come per esempio post-tensionamento, condizioni del suolo;
f) prove di controllo per verificare il comportamento reale di strutture o elementi
strutturali dopo il completamento, per esempio prove di carico per gli stati limi-
te ultimi o di servizio.
(4) I risultati possono essere usati per una specifica struttura o possono servire come
base di progettazione di un grande campo di strutture, includendo lo sviluppo di re-
gole nelle norme di calcolo strutturali.
(5) Ulteriori informazioni sui progetti assistiti da prove possono essere trovate nelle
ENV da 1992 a 1999.

D.2 Pianificazione
Prima dell'esecuzione delle prove deve essere concordato un piano di esecuzione con la
organizzazione responsabile. Questo piano deve contenere gli obiettivi della prova e tutte
le specificazioni necessarie per la selezione dei campioni di prova, l'esecuzione della pro-
va, e la valutazione dei risultati. In particolare, il piano della prova deve riguardare i punti
sviluppati nel seguito.
a) Scopo
L'informazione ricercata dalla prova deve essere chiaramente specificata, per esem-
pio le proprietà richieste, l'influenza di certi parametri di progetto variati durante la pro-
va e il campo di validità. Devono essere specificate limitazioni della prova e conver-
sioni richieste.
b) Comportamenti attesi
È essenziale presentare una descrizione di tutte le proprietà e circostanze che posso-
no influenzare il comportamento dello stato limite in considerazione, per esempio pa-
rametri geometrici e loro tolleranze, proprietà dei materiali, parametri influenzati dalle
procedure di fabbricazione e di costruzione, effetti di scala e condizioni ambientali.
Devono essere descritti modelli di rottura e/o modelli di calcolo con le variabili corri-

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spondenti. Quando la predizione dei modi di rottura critici attesi nella sperimentazione
è estremamente ambigua, il piano di prova deve essere sviluppato sulla base di prove
pilota di orientamento.
c) Caratterizzazione dei provini
Le proprietà dei provini devono essere specificate; in particolare, dimensioni, materia-
le e fabbricazione dei prototipi, numero di provini, procedure di campionamento, vin-
coli. Normalmente deve essere individuato un campione rappresentativo in senso sta-
tistico.
d) Specifiche di carico
Con riferimento al punto b), carichi e condizioni ambientali nella prova devono essere
specificati, in particolare punti di carico, e percorsi di carico nel tempo e nello spazio,
temperature, carichi per deformazioni o controllo di forze, ecc. I percorsi di carico de-
vono essere selezionati in modo che siano rappresentativi per lo scopo anticipato di
applicazione agli elementi strutturali. Deve essere presa in considerazione la possibi-
lità di percorsi sfavorevoli e/o di quei percorsi che sono considerati nel calcolo in casi
confrontabili. Interazioni con risposte strutturali devono essere considerate dove si-
gnificative.
Dove le proprietà strutturali sono condizionate da uno o diversi effetti di azioni che non
sono variabili sistematicamente, allora questi effetti devono essere specificati almeno
dai loro valori di progetto. Dove sono indipendenti da altri parametri del percorso di
carico, possono essere adottati i valori di progetto in relazione a valori stimati di com-
binazione di carico.
e) Combinazioni di prove
Speciale attenzione deve essere data alle misure per assicurare sufficiente forza e ri-
gidezza del carico e dell’attrezzatura di supporto, della luce per gli spostamenti, ecc.
f) Misure
Deve essere fatto un elenco di tutte le proprietà rilevanti di ciascun provino per deter-
minare la priorità di esecuzione delle prove. Similmente deve essere fatto un elenco di
punti di osservazione e metodi di osservazione e registrazione, per esempio storie de-
gli spostamenti, velocità accelerazioni, deformazioni, forze e pressioni, frequenze ri-
chieste e accuratezza delle misure e dei dispositivi di misura. In dipendenza delle pro-
ve è raccomandabile avere alcune misure disponibili durante la prova.
g) Valutazione e rapporto di prova
Una guida specifica è data nelle ENV da 1992 a 1999.

D.3 Valutazione dei risultati delle prove

D.3.1 Generalità
(1) Tutti i risultati delle prove devono essere criticamente valutati. Il comportamento
generale e i modi di rottura devono essere confrontati con quelli attesi. Quando av-
vengono grosse deviazioni dai comportamenti attesi, deve essere data una spie-
gazione, includendo prove aggiuntive se necessario.
(2) Dove significativa, la valutazione dei risultati deve essere fatta sulla base di metodi
statistici. In principio le prove devono portare ad una distribuzione statistica per le
variabili sconosciute preselezionate, includendo incertezze statistiche. Basati su
questa distribuzione, possono essere derivati i valori di progetto, i valori caratteri-
stici e i coefficienti parziali di sicurezza usati in coefficienti parziali di progetto. Se
possibile, può essere derivato il solo valore caratteristico mentre il coefficiente par-
ziale è preso da normali procedure di progetto.
(3) Se la risposta (o la resistenza) dei materiali dipende dalla durata del carico o dalla
sua storia, dal volume o dalla scala, dalle condizioni ambientali o da altri effetti non
strutturali, allora il modello di calcolo deve prendere questi punti in considerazione
con l'uso di appropriati coefficienti (di conversione) e leggi di scala. Ulteriore guida
può essere trovata nelle ENV da 1991 a 1999. In particolare, dove le norme inclu-
dono provvedimenti relativi alla sicurezza implicita, in relazione a situazioni com-
parabili, questi provvedimenti devono inoltre essere applicati quando si fanno pro-

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina 45 di 52


ve e possono fornire come risultato elementi di sicurezza aggiuntivi nelle formule.
Un esempio è la resistenza a trazione del calcestruzzo, che in molti casi è trascu-
rata durante il progetto.
(4) Il risultato di una prova è valido per le specificazioni e le caratteristiche di carico
considerate. Una estrapolazione atta a coprire altri parametri di progetto e carichi
richiede informazioni aggiuntive, per esempio da prove precedenti o da considera-
zioni teoriche.

D.3.2 Valutazioni statistiche di resistenze/prove sui materiali

D.3.2.1 Generalità
(1) Questo paragrafo ha il fine di dare formule operative per derivare i valori di proget-
to dalle prove tipo a) e b), per prove di resistenza sui materiali [vedere D.1(3)], do-
ve il valore caratteristico è determinato da una distribuzione delle proprietà dei ma-
teriali normalizzata o stabilita. Si farà uso della procedura bayesiana per distribu-
zioni a priori incerte.
Nota Ciò porta al medesimo risultato di una statistica classica con un livello di confidenza uguale
a 0,75.
(2) In 8.3 sono distinti due differenti metodi. Nel metodo a) un valore caratteristico vie-
ne prima derivato e poi diviso per il coefficiente parziale relativo. Nel metodo b) è
fatta la determinazione diretta del valore di progetto. Questi metodi sono trattati in
D.3.2.2 e D.3.2.3, rispettivamente.
(3) I prospetti e le formule in D.3.2.2 e D.3.2.3 sono basate
- sulla distribuzione normale;
- su di una completa mancanza di conoscenza, a priori, della media;
- su di una completa mancanza di conoscenza per il coefficiente di variazione
nel caso di "Vx non noto" o, d'altra parte, piena conoscenza per il coefficiente
di variazione nel caso di "Vx noto".
In pratica ci può essere conoscenza a priori del fatto che il tipo di distribuzione sia
di una più favorevole natura (per esempio la distribuzione lognormale) e ci potreb-
bero essere parziali conoscenze a priori, circa la media e la deviazione standard.
Queste conoscenze a priori possono essere basate su precedenti esperienze con
casi similari e vogliono in generale condurre a più favorevoli valori di progetto. Un
ulteriore guida è, comunque, fuori dallo scopo di questa appendice.

D.3.2.2 Metodo a) Valutazione attraverso il valore caratteristico


Si assume che un campione di n risultati di prove numeriche sia disponibile. Il valore di
progetto di una variabile X è ottenuto da:
X k ( n) η
X d = η d -------------
- = -----d- m x { 1 – k n V x } [D.1]
γM γM
dove:
γM è il coefficiente parziale per il progetto;
ηd è il valore di progetto del coefficiente di conversione;
Xk(n) è il valore caratteristico includente l'incertezza statistica;
mx è la media dei risultati del campionamento ( m x = 1 ⁄ n ∑ x i );
Vx è il coefficiente di variazione di X;
Kn è il coefficiente derivato dal prospetto D.1.
La stima del coefficiente di conversione è fortemente dipendente dal tipo di prova e dal ti-
po di materiale. Nessuna ulteriore guida è data qui di seguito.
Il coefficiente parziale dovrebbe essere selezionato dal campo di applicazione sotto con-
siderazione nella prova.
Il valore di kn deriva dal prospetto D.1. Il prospetto D.1 è basato sul valore caratteristico
5% e sulla distribuzione normale. Nel seguito vengono considerati i due casi seguenti:

UNI ENV 1991-1:1996 Pagina 46 di 52


i) Il coefficiente di variazione Vx è noto attraverso una conoscenza preliminare; la cono-
scenza preliminare potrebbe essere trovata dalla valutazione di precedenti prove in
situazioni confrontabili. Ciò che è comparabile è determinato dal giudizio ingegneristi-
co. In quel caso deve essere usata la riga "Vx noto".
ii) Il coefficiente di variazione Vx non è noto da conoscenze preliminari, ma deve essere
stimato dal campionamento:
1
∑ ( x i – mx)
2 2
s x = ------------ [D.2]
n–1
V x = sx ⁄ mx [D.3]
In questo caso deve essere usata la riga "Vx sconosciuto".
prospetto D.1 Valori di kn per il valore caratteristico 5%

n 1 2 3 4 5 6 8 10 20 30 ∞
Vx noto 2,31 2,01 1,89 1,83 1,80 1,77 1,74 1,72 1,68 1,67 1,64
Vx sconosciuto - - 3,37 2,63 2,33 2,18 2,00 1,92 1,76 1,73 1,64

D.3.2.3 Metodo b) Stima diretta del valore di progetto


Nel metodo b) il valore di progetto per X segue da:
X d = η d X od = η d m x { 1 – k n V x } [D.4]
Il significato di tutte le variabili è lo stesso dato in D.3.2.2, comunque ηd deve ora tener
conto di tutte le incertezze non considerate dalla sperimentazione. Il valore di kn deve ora
derivare dal prospetto D.2 o D.3.
Se X è la variabile dominante nel modello di resistenza, kn può essere derivata dal pro-
spetto D.2. Il prospetto è basato sull'ipotesi che il valore di progetto corrisponda a β = 3,8
e α = 0,8 (vedere l'appendice A) e che X è distribuita normalmente. Ciò fornisce un valore
con circa lo 0,1% di probabilità di osservazione di un valore più basso.
Se il valore di progetto e il valore caratteristico sono determinati, un coefficiente parziale
può essere trovato da γM = Xk /Xd.
Se X è una variabile non dominante, allora α = 0,4 × 0,8 (vedere appendice A) e deve es-
sere usato il prospetto D.3. La probabilità di osservazione di un valore più basso è di circa
il 10%.
prospetto D.2 Valori di kn per il valore di progetto ULS, se X è dominante (P {X < Xd} = 0,1%)

n 1 2 3 4 5 6 8 10 20 30 ∞
Vx noto 4,36 3,77 3,56 3,44 3,37 3,33 3,27 3,23 3,16 3,13 3,08
Vx sconosciuto - - - 11,40 7,85 6,36 5,07 4,51 3,64 3,44 3,08

prospetto D.3 Valori di kn per il valore di progetto ULS, se X non è dominante (P {X < Xd} = 10%)

n 1 2 3 4 5 6 8 10 20 30 ∞
Vx noto 1,81 1,57 1,48 1,43 1,40 1,38 1,36 1,34 1,31 1,30 1,28
Vx sconosciuto - 3,77 2,18 1,83 1,68 1,56 1,51 1,45 1,36 1,33 1,28

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D.3.3 Valutazione delle prove per determinare i coefficienti di modello
(1) In alcuni casi è disponibile un modello di calcolo di tentativo, ma l’accuratezza del
modello o l’incertezza è ancora grande per alcuni campi di applicazione. In queste
circostanze le prove possono essere eseguite per cercare le caratteristiche stati-
stiche del coefficiente di modello della prova tipo c), come descritto in D.1(3). Que-
sto tipo di sperimentazione è spesso seguito nel processo di codificazione delle
formule di progetto. Si assume che il modello disponibile, sebbene incompleto,
predica adeguatamente le tendenze di base. In principio il modello di calcolo può
spaziare da semplici formule semi-empiriche ad avanzati modelli ad elementi finiti.
(2) Per la prova della resistenza deve essere tenuto conto del fatto che un elemento
strutturale può possedere un numero di modi di rottura fondamentalmente diffe-
renti. Per esempio, un traliccio reticolare piano può collassare per flessione in
mezzeria e per taglio agli appoggi. È possibile che la regione di resistenza media
sia governata da modi differenti rispetto alla regione di resistenza bassa. Come la
regione di resistenza bassa (per esempio il valore medio meno due o tre deviazio-
ni standard) è più importante nell'analisi della affidabilità, la modellazione dell'ele-
mento dovrebbe focalizzarsi in modo corrispondente.
(3) Si assuma che il modello di calcolo sia il seguente:
R = D Rt (X, W) [D.5]
dove:
X è il vettore di variabili casuali;
W è l'insieme di variabili deterministiche misurabili;
Rt è il modello teorico;
R è il risultato misurabile dell'esperimento
D è il coefficiente sconosciuto determinato dall'esperimento.
(4) Si assuma che sia eseguita una serie di n esperimenti (i = 1, 2, ... n), dove:
- il valore di W è stato preso uguale a wi;
- il valore di X è stato misurato come xi;
- il valore di R è stato misurato come r i.
(5) Si raccomanda che i risultati sperimentali osservati r i siano tracciati in confronto ai
valori calcolati Rt (xi, wi) secondo il modello ed il verso di ciascuna delle variabili di
base osservate. Questa procedura di tracciamento è tesa a verificare se i modelli
di calcolo tengono adeguatamente conto delle rispettive variabili.
(6) Se più modi di rottura sono rilevati dai risultati della sperimentazione, si raccoman-
da che gli esperimenti siano ripetuti. In ogni serie tutti i modi tranne uno devono es-
sere esclusi.
(7) Dai risultati della sperimentazione il seguente insieme di osservazioni può essere
dedotto per i coefficienti sconosciuti D:
d i = r i / R t (xi, wi) [D.6]
(8) Si assumerà che D abbia una distribuzione normale. Si deve osservare che la di-
stribuzione normale può essere sostituita da una distribuzione lognormale, stabili-
to che questo può essere giustificato dall'esperienza con prove similari eseguite
nel passato.
(9) L'ulteriore valutazione statistica di D è la stessa di D.3.2. Per i casi dove le speci-
ficazioni deterministiche W sono variate e/o le variabili di base casuali X sono mi-
surate indirettamente o non misurate, deve essere consultata la letteratura specia-
listica.

D.3.4 Valore di progetto per le prove di controllo della qualità


(1) Le prove di controllo, definite come prove tipo d) in D.1(3), sono tese a provare la
qualità dei prodotti forniti o la costanza delle caratteristiche di produzione.
(2) Si assumerà che il prodotto in considerazione è realizzato in lotti. Un lotto è speri-
mentalmente definito come un insieme di unità, prodotte da un fabbricante, in un
periodo relativamente breve, con nessun evidente cambio delle condizioni di pro-
duzione.

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(3) Per prodotti singoli la definizione di unità è di solito auto-evidente. Per materiali
prodotti in modo continuo, una unità può essere identificata come un provino, per
esempio un cubo prova di calcestruzzo.
In pratica, i lotti corrispondono, per esempio,
- ad una singola produzione di calcestruzzo realizzata con il materiale e impian-
to;
- ad acciaio strutturale da un processo di fusione, realizzato nelle stesse condi-
zioni;
- a pile di fondazione di uno specifico sito.
(4) Il controllo di qualità può essere eseguito su ogni unità (controllo totale) o su cam-
pioni (controllo di lotti). Provare tutte le unità richiede una tecnica di prova tipica-
mente non distruttiva. In generale una tecnica di prova non distruttiva non è capa-
ce di predire la resistenza con la stessa precisione di una tecnica di prova distrut-
tiva. Quindi alcune specie di errori di misura sono da tenere in considerazione. In
teoria c'è sempre la presenza di un errore di misura, ma spesso questo può essere
ignorato.
(5) Se è usato il campionamento, di solito è preso un campione casuale. In un cam-
pione casuale ciascuna unità del lotto ha la stessa probabilità di essere campiona-
ta.
(6) Se il controllo di qualità è eseguito sulla base di regole di selezione predefinite, il
controllo può condurre a tre possibili conseguenze:
- il lotto o unità è rifiutato: d < 0;
- il lotto o unità è critico: d = 0;
- il lotto o unità è completamente accettabile: d > 0.
Dove d è una funzione del risultato della prova su una singola unità o il risultato ot-
tenuto dalle prove sulle unità di un campione.
Una formulazione comune per un criterio di accettazione è data da:
mx > Xc + λn sx [D.7]
dove:
mx è la media del campione;
sx è la deviazione standard del campione;
Xc è un valore fisso, per esempio il valore caratteristico richiesto;
λn è un numero, normalmente dipendente da n.
Da cui d = mx - λn sx - Xc.
Il numero di prove n e i parametri λn e Xc devono essere determinati in modo tale
che sia ottenuta una prova economica ed efficiente.
(7) In pratica sono spesso definiti due requisiti in modo da essere rispettati simulta-
neamente. In quei casi il lotto è accettato solo se per esempio d1 > 0 e d2 > 0. Il
secondo requisito viene spesso riferito alla osservazione più bassa, e potrebbe
essere del tipo:
xmin > Xc [D.8]
(8) Il valore di progetto corrispondente a un dato criterio di controllo di qualità deve es-
sere calcolato sulla base
- delle operazioni caratteristiche delle regole di controllo (questa è la probabilità
di alcuni lotti di essere accettati);
- della produzione caratteristica (questa è l’informazione circa la variazione lotto
per lotto nelle forniture non controllate).
Formule generali sono fuori dall'ambito di questa appendice.
(9) Considerato in via di esempio il caso che x abbia una distribuzione normale, una
deviazione standard nota, che non ci sia nessuna conoscenza a priori circa la me-
dia e sia dato un singolo criterio (come nella formula [D.7]). Il valore di progetto o
caratteristico basato sul lotto critico (avente d = 0) è allora dato da:

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Xk o Xd = Xc + (λn - kn) σx [D.9]
Il valore di kn deriva dai prospetti D.1, D.2 e D.3, dove deve essere assunto "Vx no-
to". Si noti che in molte prove di controllo della qualità c'è una sostanziale informa-
zione sulla media che conduce a valori più favorevoli. Questo è dichiarato anche in
D.3.4(8) ed è fuori dall'ambito di questa appendice.
(10) Infine, per sperimentazioni totali o unità per unità è ragionevole attendersi alcuni
errori sostanziali, poiché questo è normale conseguenza di una procedura speri-
mentale non distruttiva. Si assume qui che un errore e sia presente con media ze-
ro e deviazione standard σe. Si assume inoltre che la media e la deviazione stan-
dard di x, o del lotto o della fornitura totale, siano conosciute:
2 2 2 2 2 2 0, 5
X d = ( µx σe + X c σx ) ⁄ ( σe + σx ) – k n σx ⁄ ( 1 + σx ⁄ σe ) [D.10]
Il risultato in questo caso è ancora basato prudentemente sulla "unità critica" e non
sull' "unità accettata arbitrariamente". Il valore di kn deriva dai prospetti D.1, D.2 e
D.3, dove deve essere assunto "Vx noto".

D.3.5 Prove di carico


(1) La prova di carico è una prova sulla struttura reale cioè una prova di tipo f) in
D.1(3). Devono essere prese speciali attenzioni affinché la struttura non sia inutil-
mente danneggiata durante la prova. Questo richiede un continuo monitoraggio
del carico e della risposta.
(2) Si fa distinzione tra:
- una prova di accettazione; e
- una prova di resistenza.
(3) Una prova di accettazione è tesa a confermare che la prestazione strutturale glo-
bale sia conforme alle intenzioni progettuali. Il carico è portato a valori tra il valore
caratteristico e il valore di progetto per lo stato limite ultimo. Possono essere asse-
gnati requisiti per le deformazioni, i gradi di non linearità e le deformazioni residue
dopo la rimozione del carico di prova.
(4) La prova di resistenza è tesa a mostrare che la struttura o l'elemento strutturale
abbia almeno la resistenza che è assunta nel progetto. Se è richiesta solo una sti-
ma per l'elemento di prova, è sufficiente portare il carico al valore di progetto per lo
stato limite ultimo. Ovviamente, come già espresso in D.3.5(1) devono essere pre-
se precauzioni per non danneggiare la struttura inutilmente.
(5) Se la prova di resistenza è tesa a provare che altri elementi, ma simili, abbiano an-
cora la resistenza richiesta, è richiesto un carico più alto. Un requisito minimo a
questo riguardo dovrebbe essere di correggere il carico di progetto per la presen-
za di migliori proprietà dei materiali negli elementi sottoposti a prova, confrontati ai
valori di progetto. Questo significa che le proprietà del materiale dell'elemento sot-
toposto a prova dovranno essere misurate.
(6) Se la relazione tra la resistenza e la proprietà del materiale è lineare, la resistenza
di progetto Rd corrispondente a una prova positiva con il carico di prova Ft è:
Rd = Ft Xd /Xt [D.11]
X t è la resistenza del materiale nella prova.
Dal requisito Rd ≥ Fd, il carico di prova minimo può essere calcolato.
(7) Se non è possibile misurare le proprietà dei materiali, il valore di progetto per la re-
sistenza dell'elemento può essere trovato prudenzialmente da:
Rd = Ft (1 - kn VR) [D.12]
Qui VR è il coefficiente noto di variazione per la resistenza della popolazione di ele-
menti in considerazione, e kn deriva dal prospetto D.2. Il caso con Vx sconosciuto
è fuori dallo scopo di questa appendice.
(8) È ancora possibile usare una combinazione di espressioni [D.11] e [D.12], per
esempio se solo una parte di variabili casuali pertinenti può essere misurata. Se V
non è nota da conoscenze preliminari è richiesta una analisi più sofisticata. Questo
è fuori dallo scopo di questa appendice.

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PUNTI DI INFORMAZIONE E DIFFUSIONE UNI

Milano (sede) Via Battistotti Sassi, 11b - 20133 Milano - Tel. (02) 70024200 - Fax (02) 70105992 -
Internet: www.unicei.it - Email: diffusione@uni.unicei.it

Roma Piazza Capranica, 95 - 00186 Roma - Tel. (06) 69923074 - Fax (06) 6991604

Bari c/o Tecnopolis Csata Novus Ortus


Strada Provinciale Casamassima - 70010 Valenzano (BA) - Tel. (080) 8770301 - Fax (080) 8770553

Bologna c/o CERMET


Via A. Moro, 22 - 40068 San Lazzaro di Savena (BO) - Tel. (051) 6257511 - Fax (051) 6257650

Brescia c/o AQM s.r.l.


Via Lithos, 53 - 25086 Rezzato (BS) - Tel. (030) 2590656 - Fax (030) 2590659

Firenze c/o Associazione Industriali Provincia di Firenze


Via Valfonda, 9 - 50123 Firenze - Tel. (055) 2707268 - Fax (055) 281616

Napoli c/o Consorzio Napoli Ricerche


Corso Meridionale, 58 - 80143 Napoli - Tel. (081) 5537106 - Fax (081) 5537112

Torino c/o Centro Estero Camere Commercio Piemontesi


Via Ventimiglia, 165 - 10127 Torino - Tel. (011) 6700511 - Fax (011) 6965456

Vicenza c/o Associazione Industriali Provincia di Vicenza


Piazza Castello, 3 - 36100 Vicenza - Tel. (0444) 545573 - Fax (0444) 547318

UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria, dei Ministeri e del CNR.
Via Battistotti Sassi, 11b Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia

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Eurocodice 1
NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-2-1
S P E R I M E N TA L E Parte 2-1: Azioni sulle strutture - Massa volumica, pesi propri e
carichi imposti

OTTOBRE 1996
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 2-1: Actions on structures - Densities, self-weight and imposed loads

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, carico, forza, sollecitazione,
peso, massa

CLASSIFICAZIONE ICS 91.080-10; 91.040

SOMMARIO La norma, sperimentale, considera, per la progettazione strutturale di edi-


fici ed opere dell’ingegneria civile, i seguenti argomenti:
- massa volumica di materiali da costruzione e materiali immagazzinati;
- peso proprio degli elementi da costruzione;
- sovraccarichi.
Sono dati inoltre:
- valori caratteristici dei pesi per unità di volume dei materiali per edifici,
materiali addizionali per ponti e materiali immagazzinati; per specifici
materiali è fornito anche l’angolo di riposo;
- metodi per la valutazione dei valori caratteristici dei pesi dell’unità di
volume degli elementi da costruzione;
- valori caratteristici dei sovraccarichi su solai e tetti di edifici.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-2-1:1995


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-2-1 (edizione febbraio
1995).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 28 ottobre 1996

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 1996


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento può
di Unificazione essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il con-
Via Battistotti Sassi, 11b senso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 8 Nº di riferimento UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina I di IV

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PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1991-2-1 (edizione febbraio
1995), che assume così lo status di norma nazionale italiana speri-
mentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI, che segue i lavori
europei sull’argomento, per delega della Commissione Centrale
Tecnica, ha approvato il progetto europeo il 30 giugno 1993 e la ver-
sione in lingua italiana della norma il 29 febbraio 1996.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-2-1 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per febbraio 1998. Eventuali osservazio-
ni sulla norma devono pervenire all’UNI entro settembre 1997.
La presente norma contiene i valori dei coefficienti approvati dal
CEN/TC 250.
L’indicazione dei coefficienti da utilizzare a livello nazionale, previsti
al punto 0.4 della presente norma, sarà data, ove ritenuto necessa-
rio, dalla Autorità Nazionale competente, nel rispetto dei livelli di si-
curezza stabiliti dalle Regole Tecniche nazionali.
L’uso di questa norma è da correlare con la legislazione vigente. At-
tualmente DM 16 gennaio 1996 (supplemento ordinario alla G.U. n°
29 del 5 febbraio 1996) e suoi aggiornamenti.

Per agevolare gli utenti, viene di seguito indicata la corrispondenza


tra le norme citate al punto "Riferimenti normativi" e le norme italia-
ne vigenti:
ENV 1991-1 = UNI ENV 1991-1
ENV 1991-2-2 = UNI ENV 1991-2-2
ENV 1991-2-3 = UNI ENV 1991-2-3
ENV 1991-2-4 = UNI ENV 1991-2-4
ENV 1991-4 = UNI ENV 1991-4

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edi-
zioni sia di fogli di aggiornamento.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ulti-
ma edizione o foglio di aggiornamento.

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina II di IV


INDICE

0 PREMESSA 2
0.1 Obiettivi degli Eurocodici ...................................................................................................................... 2
0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici .............................................................................. 2
0.3 Programma degli Eurocodici .............................................................................................................. 2
0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD) ............................................................................ 3
0.5 Argomenti specifici di questa norma sperimentale ................................................................. 3

1 GENERALITÀ 3
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 3
1.1.1 Scopo della ENV 1991 - Eurocodice 1 .................................................................................................. 3
1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-1: Massa volumica, pesi propri e carichi imposti.............................. 3
1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991 ................................................................................................................... 4
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 4
1.3 Distinzione tra principi e regole applicative ................................................................................ 5
1.4 Definizioni...................................................................................................................................................... 5
1.5 Simboli ............................................................................................................................................................ 5

2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI 6


2.1 Peso proprio ................................................................................................................................................ 6
2.2 Sovraccarichi ............................................................................................................................................... 6

3 SITUAZIONI DI PROGETTO 6
3.1 Generalità...................................................................................................................................................... 6
3.2 Peso proprio ................................................................................................................................................ 6
3.3 Carichi imposti ............................................................................................................................................ 6

4 PESI DELL’UNITÀ DI VOLUME DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE E


MATERIALI IMMAGAZZINATI 7
4.1 Definizioni...................................................................................................................................................... 7
4.2 Prospetti ......................................................................................................................................................... 7
prospetto 4.1 Materiali da costruzione ........................................................................................................................ 8
prospetto 4.2 Materiali per ponti .................................................................................................................................. 10
prospetto 4.3 Materiali immagazzinati - edifici e costruzioni ........................................................................ 11
prospetto 4.4 Materiali immagazzinati - agricoli .................................................................................................. 12
prospetto 4.5 Materiali immagazzinati - alimenti................................................................................................. 13
prospetto 4.6 Materiali immagazzinati - liquidi ..................................................................................................... 14
prospetto 4.7 Materiali immagazzinati - carburanti solidi ............................................................................... 15
prospetto 4.8 Materiali immagazzinati - industriali e generici ...................................................................... 16

5 PESO PROPRIO DI ELEMENTI COSTRUTTIVI 16


5.1 Rappresentazione delle azioni ....................................................................................................... 16
5.2 Combinazioni di carico ........................................................................................................................ 17
5.3 Peso proprio - Valori caratteristici ................................................................................................. 17
5.3.1 Valutazione del peso dell’unità di volume ......................................................................................... 17
5.3.2 Pesi dell’unità di volume per edifici...................................................................................................... 18
5.3.3 Pesi dell’unità di volume per ponti ....................................................................................................... 18

6 SOVRACCARICHI SU EDIFICI 19
6.1 Rappresentazione di azioni .............................................................................................................. 19
6.2 Combinazioni di carico ........................................................................................................................ 19
6.2.1 Elementi orizzontali ................................................................................................................................... 19
6.2.2 Elementi verticali ........................................................................................................................................ 20
6.3 Sovraccarichi - Valori caratteristici ............................................................................................... 20

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina III di IV

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6.3.1 Aree residenziali, sociali, commerciali ed amministrative ........................................................... 20
prospetto 6.1 Categorie di destinazione d’uso .................................................................................................... 20
prospetto 6.2 Sovraccarichi su solai in edifici ...................................................................................................... 21
6.3.2 Garage e aree di traffico per veicoli .................................................................................................... 21
prospetto 6.3 Aree di traffico in edifici ...................................................................................................................... 21
figura 6.1 Dimensioni dei carichi degli assi ................................................................................................... 22
prospetto 6.4 Sovraccarichi su garage e aree di traffico veicolare .......................................................... 22
6.3.3 Aree per l’immagazzinamento e attività industriali ......................................................................... 22
6.3.4 Tetti ................................................................................................................................................................ 23
prospetto 6.5 Classificazione dei tetti ....................................................................................................................... 23
prospetto 6.6 Sovraccarichi sui tetti .......................................................................................................................... 23
6.4 Carichi orizzontali su pareti di partizione e barriere dovute a persone .................... 24
prospetto 6.7 Carichi orizzontali, dovuti a persone, su pareti di partizione e barriere ................... 24

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina IV di IV


Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-2-1
Parte 2-1: Azioni sulle strutture - Massa volumica, pesi propri e
carichi imposti

FEBBRAIO 1995

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 2-1: Actions on structures - Densities, self-weight and imposed loads
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases du calcul et actions sur les structures
Partie 2-1: Actions sur les structures - Densités, poids propres et charges
d’exploitation
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 2-1: Einwirkungen auf Tragwerke - Wichten, Eigenlasten, Nutzlasten

DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, carico, forza, sollecitazione, peso,


massa

ICS 91.040.00

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 30 giugno 1993.
Il periodo di validità di questa ENV è limitato inizialmente a 3 anni. I membri
del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in parti-
colare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea
(EN).
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza di questa ENV nel-
lo stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente disponibile
a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantenere in vigo-
re, contemporaneamente alla ENV, altre norme nazionali contrastanti, fino
alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spa-
gna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

 CEN 1995
I diritti di riproduzione sono riservati ai membri del CEN.

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 1 di 26

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0 PREMESSA

0.1 Obiettivi degli Eurocodici


(1) Gli Eurocodici strutturali comprendono un gruppo di norme relative al progetto
strutturale e geotecnico degli edifici e delle altre opere dell'ingegneria civile.
(2) Essi considerano l'esecuzione ed il controllo solo per quanto è utile ad indicare la
qualità dei prodotti da costruzioni ed il livello di esecuzione necessari per confor-
marsi alle ipotesi delle regole progettuali.
(3) Fino a quando il necessario insieme di norme tecniche armonizzate per i prodotti
e per i metodi di prova sarà disponibile, alcuni degli Eurocodici strutturali compren-
deranno alcuni di questi aspetti in appendici informative.

0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici


(4) La Commissione delle Comunità Europee (CCE) ha cominciato a stabilire un insie-
me di regole tecniche per il progetto di edifici ed altre opere dell'ingegneria civile
che, inizialmente, sarebbero dovute servire da alternativa alle differenti norme in
vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituirle. Tali norme tecni-
che sono diventate note con il nome di Eurocodici strutturali.
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CCE ha trasferito il la-
voro riguardante gli ulteriori sviluppi, pubblicazione ed aggiornamento degli Euro-
codici strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appoggia-
re il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico del CEN, CEN/TC 250, è responsabile di tutti gli Eurocodici
strutturali.

0.3 Programma degli Eurocodici


(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici strutturali, ognuno dei quali è divi-
so in un certo numero di parti:
- ENV 1991 = Eurocodice 1 Basi di calcolo ed azioni sulle strutture;
- ENV 1992 = Eurocodice 2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo;
- ENV 1993 = Eurocodice 3 Progettazione delle strutture di acciaio;
- ENV 1994 = Eurocodice 4 Progettazione delle strutture composte acciaio-
calcestruzzo;
- ENV 1995 = Eurocodice 5 Progettazione delle strutture di legno;
- ENV 1996 = Eurocodice 6 Progettazione delle strutture di muratura;
- ENV 1997 = Eurocodice 7 Progettazione geotecnica;
- ENV 1998 = Eurocodice 8 Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture;
- ENV 1999 = Eurocodice 9 Progettazione delle strutture di alluminio.
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Euro-
codici sopra citati.
(9) Questa parte dell’Eurocodice 1 viene pubblicata come norma sperimentale euro-
pea (ENV) con una validità iniziale di tre anni.
(10) La presente norma sperimentale è finalizzata ad applicazioni sperimentali e per la
raccolta di commenti.
(11) Dopo circa due anni ai membri CEN sarà richiesto di inviare commenti formali da
prendere in considerazione per definire le future azioni.
(12) Nel frattempo, suggerimenti e commenti sulla presente norma sperimentale do-
vrebbero essere inviati alla Segreteria del CEN/TC 250/SC 1 al seguente indirizzo:
SIS/BST
Box 5630
S-114 86 STOCKHOLM
SWEDEN
o all’ente normatore nazionale.

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(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11b
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


(13) Considerata la responsabilità delle autorità dei Paesi membri in tema di sicurezza,
salute e altri campi interessati dai requisiti essenziali della Direttiva dei Prodotti da
Costruzione (CPD), a certi elementi relativi alla sicurezza sono stati assegnati in
questa ENV valori indicativi che sono identificati da "valori incasellati" . Le
autorità di ciascun Paese membro sono chiamate a rivedere tali valori che posso-
no essere sostituiti da valori alternativi definitivi da usare nelle applicazioni nazio-
nali.
(14) Alcune delle norme europee ed internazionali di supporto possono non essere di-
sponibili al momento della pubblicazione di questa norma sperimentale. È previsto
pertanto che ciascun Paese membro, o il suo ente di normazione, pubblichi un Do-
cumento di Applicazione Nazionale (NAD) che fornisca valori definitivi sostitutivi
per gli elementi relativi alla sicurezza, con riferimento a norme di supporto compa-
tibili e sia una guida all'applicazione nazionale di questa norma sperimentale.
(15) Resta inteso che questa norma sperimentale deve essere utilizzata congiunta-
mente con il NAD valido nel paese dove l'edificio o l'opera civile è localizzata.

0.5 Argomenti specifici di questa norma sperimentale


(16) Lo scopo della ENV 1991 è definito in 1.1.1 e lo scopo della presente parte della
ENV 1991 è definito in 1.1.2. Parti addizionali della ENV 1991 che sono previste
sono indicate in 1.2.

1 GENERALITÀ

1.1 Scopo

1.1.1 Scopo della ENV 1991 - Eurocodice 1


P(1) La ENV 1991 fornisce principi generali e azioni per la progettazione strutturale di
edifici ed opere civili includendo alcuni aspetti geotecnici e deve essere usato con-
giuntamente con le ENV da 1992 a 1999.
(2) Essa può essere usata come base per il progetto di strutture non previste nelle
ENV da 1992 a 1999 e dove altri materiali e altre azioni di progetto strutturale sono
coinvolte.
(3) La ENV 1991 tratta anche la progettazione strutturale durante l'esecuzione e il pro-
getto strutturale di strutture temporanee. Essa si riferisce a tutte le circostanze in
cui si richiede che una struttura fornisca un'adeguata prestazione.
(4) La ENV 1991 non è direttamente finalizzata per la verifica di strutture esistenti, nel-
lo sviluppare il progetto di riparazioni e adeguamenti o per valutare cambiamenti di
uso.
(5) La ENV 1991 non comprende completamente situazioni di progetto speciali che ri-
chiedono inusuali considerazioni di affidabilità come strutture nucleari per cui de-
vono essere usate specifiche procedure di progettazione.

1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-1: Massa volumica, pesi propri e carichi imposti
P(1) Guida ed azioni per la progettazione sono fornite per la progettazione strutturale di
edifici ed opere dell'ingegneria civile, includendo alcuni aspetti geotecnici per i se-
guenti soggetti:
- massa volumica di materiali da costruzione e materiali immagazzinati;
- peso proprio degli elementi da costruzione;

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 3 di 26


- sovraccarichi (imposed loads).
(2) Il punto 4 fornisce valori caratteristici della massa volumica dei materiali per edifici,
materiali addizionali per ponti e materiali immagazzinati. In aggiunta, per specifici
materiali è fornito anche l'angolo di riposo.
(3) Il punto 5 fornisce metodi per la valutazione dei valori caratteristici della massa vo-
lumica degli elementi da costruzione
(4) Il punto 6 indica i valori caratteristici dei sovraccarichi (imposed loads) su solai e
tetti di edifici.
(5) Questi valori caratteristici sono definiti in accordo alle categorie (destinazioni) di
uso come segue:
- aree di abitazione, uffici, ecc.;
- garages e aree di traffico veicolare;
- aree per l'immagazzinamento e per le attività industriali;
- tetti.
P(6) I carichi per le aree di traffico veicolare dati nel punto 6 si riferiscono a veicoli di pe-
so fino a 160 kN. Le aree di traffico per veicoli pesanti superiori a 160 kN saranno
progettate applicando i carichi da ponte in accordo con il punto 4 della ENV
1991-3.
(7) Per barriere od elementi di partizione, aventi la funzione di barriere, sono date le
forze orizzontali dovute alle persone.
Nota Le forze dovute all'impatto dei veicoli sono date nella ENV 1991-2-7.
(8) Il punto 6 non specifica i carichi da fatica ed i carichi dinamici che causano vibra-
zioni o effetti dinamici.

1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991


(1) Ulteriori parti della ENV 1991 che, al presente, si stanno preparando o sono piani-
ficate, sono date in 1.2.

1.2 Riferimenti normativi


La presente norma sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale
l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
ISO 3898:1987 Basi di calcolo per le strutture - Simboli - Simboli generali
Nota Le seguenti norme sperimentali europee che sono pubblicate o in preparazione sono citate in ap-
propriati punti del testo e nelle pubblicazioni elencate di seguito.
ENV 1991-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 1:
Basi di calcolo
ENV 1991-2-2 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-2:
Azioni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte al fuoco
ENV 1991-2-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-3:
Azioni sulle strutture - Carichi da neve
ENV 1991-2-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4:
Azioni sulle strutture - Azioni del vento
ENV 1991-2-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-5:
Azioni sulle strutture - Azioni termiche
ENV 1991-2-6 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-6:
Azioni sulle strutture - Carichi e deformazioni imposte durante
l'esecuzione
ENV 1991-2-7 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-7:
Azioni sulle strutture - Carichi eccezionali

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 4 di 26


ENV 1991-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 3:
Carichi da traffico sui ponti
ENV 1991-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 4:
Azioni su silos e serbatoi
ENV 1991-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 5:
Azioni indotte da gru e macchine
ENV 1992 Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo
ENV 1993 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio
ENV 1994 Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte acciaio-cal-
cestruzzo
ENV 1995 Eurocodice 5 - Progettazione delle strutture di legno
ENV 1996 Eurocodice 6 - Progettazione delle strutture di muratura
ENV 1997 Eurocodice 7 - Progettazione geotecnica
ENV 1998 Eurocodice 8 - Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
ENV 1999 Eurocodice 9 - Progettazione delle strutture di alluminio

1.3 Distinzione tra principi e regole applicative


(1) In dipendenza dal carattere delle singole disposizioni, nella presente parte 2-1 del-
la ENV 1991 viene fatta distinzione fra principi e regole applicative.
(2) I principi comprendono:
- affermazioni generali e definizioni per cui non ci sono alternative, come pure
- requisiti e modelli analitici per cui nessuna alternativa è permessa tranne
quando specificatamente dichiarato.
(3) I principi sono identificati dalla lettera P che precede il numero di paragrafo.
(4) Le regole applicative sono regole generalmente riconosciute che seguono i princi-
pi e soddisfano le loro richieste.
(5) È permesso utilizzare altre regole, differenti da quelle di applicazione date in que-
sto Eurocodice, dimostrando che le regole alternative si accordano con i principi
ad esse pertinenti ed hanno come minimo la stessa affidabilità.
(6) In questa parte le regole applicative sono identificate da un numero tra parentesi,
come per esempio questo paragrafo.

1.4 Definizioni
(1) Per i fini di questa norma sperimentale, una lista base di definizioni è data nella
ENV 1991-1.

1.5 Simboli
(1) Per gli scopi di questa norma sperimentale, vengono utilizzati i simboli elencati nel
seguito.
Nota La notazione usata è basata sulla ISO 3898:1987.
(2) Una lista base di definizioni è data nella ENV 1991-1 e le notazioni addizionali se-
guenti sono specifiche di questa parte.
Lettere latine maiuscole
A Coefficiente di riduzione
Qk Carico concentrato
Lettere latine minuscole
gk Peso per unità di superficie o peso per unità di lunghezza
qk Carico distribuito uniformemente o carico lineare
Lettere greche minuscole
α αn Coefficienti di riduzione
γ Peso globale dell'unità di volume (massa volumica)

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ψ0 Coefficiente per il valore di combinazione di una azione variabile
ψ1 Coefficiente per il valore frequente di una azione variabile
φ Angolo di riposo (o angolo di attrito interno)

2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI

2.1 Peso proprio


P(1) I pesi dell’unità di volume di elementi da costruzione sono classificati come azioni
permanenti e di solito sono anche azioni fisse, vedere ENV 1991-1.
P(2) I carichi del terreno su tetti e terrazze devono essere considerati come azioni va-
riabili. Le pressioni su muri di sostegno indotte dalle spinte del terreno dovranno
comunque essere considerate una azione permanente. La pressione dell'acqua
interstiziale dovrà essere inoltre considerata come una azione permanente.
Nota Per informazioni più dettagliate vedere ENV 1997.
P(3) Carichi dovuti a massicciate saranno considerati azioni variabili.

2.2 Sovraccarichi
P(1) I sovraccarichi (imposed loads) sono classificati come azioni variabili e libere, ve-
dere ENV 1991-1.
Nota Ove l'urto di veicoli o carichi eccezionali (accidental loads) derivanti da macchine possono
avere attinenza con situazioni eccezionali, i carichi devono essere presi dalla ENV 1991-2-7.
(2) I sovraccarichi (imposed loads) devono essere considerati come carichi statici,
non essendo considerati effetti dinamici risonanti.

3 SITUAZIONI DI PROGETTO

3.1 Generalità
P(1) I pesi propri ed i sovraccarichi (imposed loads) significativi dovranno essere deter-
minati per ogni situazione di progetto identificata in accordo con ENV 1991-1.

3.2 Peso proprio


(1) Rivestimenti addizionali e/o condotte di distribuzione aggiunti dopo l'esecuzione
dovranno essere considerati nell’analisi di progetto.
(2) L'origine e il contenuto di umidità di materiali ammassati devono essere conside-
rati nelle analisi di progetto di edifici usati a scopo di magazzino.

3.3 Carichi imposti


P(1) Per i casi comprendenti interazioni con altri tipi di azioni (per esempio vento), il ca-
rico totale imposto su un edificio deve essere considerato come una azione singo-
la.
P(2) Dove il valore caratteristico del sovraccarico è ridotto da un fattore ψ in combina-
zione con altre azioni, si deve ipotizzare che i carichi siano in tutti i piani senza ri-
duzioni del fattore αn.
(3) In questa parte non sono specificati i carichi di fatica.
P(4) Nel caso di aree di produzione ove il numero di variazioni di carico o gli effetti delle
vibrazioni possono causare fatica, un modello di fatica potrà essere stabilito per
casi particolari.

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4 PESI DELL’UNITÀ DI VOLUME DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE E MATERIALI IM-
MAGAZZINATI

4.1 Definizioni
(1) Il peso specifico è il peso globale per unità di volume del materiale, che include
una distribuzione normale di vuoti e pori. Nell'uso quotidiano questo termine è fre-
quentemente abbreviato in "densità" (che è strettamente massa per unità di volu-
me, cioè "massa volumica").
(2) L’angolo di riposo è l’angolo dato dall’inclinazione naturale assunta dai lati di un
mucchio di materiale sciolto rispetto all’orizzontale.
Nota nazionale Più propriamente, anche se in maniera non proprio letterale, l’angolo di riposo può essere
chiamato "angolo di attrito interno".

4.2 Prospetti
(1) I pesi dell’unità di volume e gli angoli di riposo di alcuni materiali possono variare
da quelli indicati in dipendenza del contenuto di umidità, assestamento e profondi-
tà di immagazzinamento.

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 7 di 26


prospetto 4.1 Materiali da costruzione

Pesi dell’unità di volume


Materiali γ
kN/m3
calcestruzzo (vedere ENV 206)
leggero
classe di densità 1,0 9 - 10
classe di densità 1,2 10 - 12
classe di densità 1,4 12 - 14
classe di densità 1,6 14 - 16
classe di densità 1,8 16 - 18
classe di densità 2,0 18 - 20
normale 24*
pesante > 28
calcestruzzo armato e precompresso +1
calcestruzzo fresco +1

malta
malta di cemento 19 - 23
malta di gesso 12 - 18
malta di cemento-calce (malta bastarda) 18 - 20
malta di calce 12 - 18

mattoni (vedere prEN 771)


calcestruzzo aggregato
calcestruzzo aerato trattato in autoclave
silicati di calcio
argilla
pietra squadrata
pietra naturale
basalto 27 - 31
pietra calcarea compatta 20 - 29
granito 27 - 30
arenaria 21 - 27
mattoni di vetro (cavi) 8
terra cotta, piena 21

metalli
alluminio 27
ottone 83
bronzo 83
rame 87
ghisa (iron, cast) 71
ferro fucinabile (iron, wrought) 76
piombo 112
acciaio 77
zinco 71
* La massa volumica può essere in un campo di 20 - 28 dipendente da materiali locali.

(segue a pagina successiva)

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 8 di 26


Pesi dell’unità di volume
Materiali γ
kN/m3

(continua da pagina precedente)


legno
classe di resistenza del legname (vedere prEN 338)
C14 2,9
C16 3,1
C18 3,2
C22 3,7
C24 3,8
C27 4,1
C30 4,2
C35 4,4
C40 4,5
C50 6,5
C60 7,0
C70 9,0
pannelli di legno compensato
grezzi (legno di conifera e betulla) 6
paniforti lamellari e listellari 4
pannelli di particelle di legno
pannelli di particelle (chip board) 8
pannelli con legante di cemento 12
pannelli di scaglie (flake board), a particelle orientate-OSB (oriented strand board), 7
pannelli di trucioli (wafer board)
pannelli di fibre
pannelli di fibra duri (HB) 10
pannelli di fibra a media densità (MDF) 8
pannelli di fibra teneri (SB) 4

altri materiali
vetro, in lastre 25
plastiche
lastre acriliche 12
polistirene, espanso, granuli 0,25
tegole d’ardesia 29

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 9 di 26


prospetto 4.2 Materiali per ponti

Pesi dell’unità di volume


Materiali γ
kN/m3
pavimentazione di ponti stradali
conglomerato bituminoso 25
mastice d’asfalto 18
asfalto spianato a caldo 23

pavimentazione di ponti ferroviari


strato protettivo di calcestruzzo 25
massicciata 20

Pesi dell’unità di area


gk
kN/m2
strutture con massicciata
2 rotaie UIC 60 1,2
traverse di calcestruzzo precompresso con fissaggi 4,8
traverse di legno con fissaggi 1,9

Pesi per unità di lunghezza


gk
kN/m
strutture senza massicciata
2 rotaie UIC 60 con fissaggi 1,7
2 rotaie UIC 60 con fissaggi, travi da ponte e guard rails 3,4

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 10 di 26


prospetto 4.3 Materiali immagazzinati - edifici e costruzioni

Pesi dell’unità di
volume Angolo di riposo
Materiali γ φ
in °
kN/m3
aggregati (vedere ENV 206)
leggeri 20 30
normali 20 - 30 30
pesanti > 30 30

ghiaia e sabbia, in mucchio 15 - 20 35

sabbia 14 - 19 30

scorie d’altoforno
in blocchi 17 40
in granuli 12 30
espansa in polvere (leggera) 9 35

sabbia da laterizi (brick sand), laterizi in polvere, laterizi in pezzi 15 35

vermiculite
esfoliata, aggregata per calcestruzzi 1 -
grezza 6-9 -

bentonite
sciolta 8 40
scossa 11 -

cemento
in mucchio 16 28
in sacchi 15 -

ceneri volanti 10 - 14 25

vetro, in lastre 25 -

gesso, terra 15 25

lignite ceneri filtrate 15 20

calce 13 25

pietra calcarea, polvere 13 27

magnesite, terra 12 -

plastiche
polietilene, polistirolo granulato 6,4 -
polivinilcloride, polvere 5,9 -
poliestere resina 11,8 -
resine collanti 13 -

acqua, dolce 10 -

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prospetto 4.4 Materiali immagazzinati - agricoli

Pesi dell’unità di
volume Angolo di riposo
Materiali γ φ
in °
kN/m3
concimi naturali
letame (al minimo 60% di parte solida) 7,8 -
letame (con paglia secca) 9,3 45
letame di gallina secco 6,9 45
melma (al massimo 20% di parte solida) 10,8 -

fertilizzanti artificiali
NPK, granulare 8 - 12 25
scoria base, scaglie 13,7 35
fosfato, granulare 10 - 16 30
potassio solfato 12 - 16 28
urea 7-8 24
foraggio, verde, sciolto ammucchiato 3,5 - 4,5 -
grano
intero (≤ 14% contenuto di umidità se non altrimenti specificato)
generale 7,8 30
orzo 7,0 30
grano da birra (umido) 8,8 -
semente d’erba 3,4 30
mais in mucchio 7,4 30
mais in sacco 5,0 -
avena 5,0 30
semi di ravizzone 6,4 25
segala 7,0 30
frumento in mucchio 7,8 30
frumento in sacchi 7,5 -
erba in balle 7,8 40
fieno
(balle) 1-3 -
(balle arrotolate) 6-7 -
cuoi (hides) e pelli 8-9 -
luppolo 1-2 25
malto 4-6
farina 45
macinata 7 40
cubi 7

torba 35
secca, sciolta, smossa 1 -
secca, compressa in balle 5 -
umida 9,5 -

foraggio insilato 5 - 10 -
paglia -
in mucchio (secca) 0,7 -
in balle 1,5 -
tabacco, in balle 3,5 - 5 -
lana
ammucchiata 3
in balle 7 - 13

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prospetto 4.5 Materiali immagazzinati - alimenti

Pesi dell’unità di
volume Angolo di riposo
Materiali γ φ
in °
kN/m3
uova, su supporto 4-5 -

farina
in mucchio 6 25
in pacchetti 5 -

frutta
mele
sciolte 8,3 30
in scatole 6,5 -
ciliege 7,8 -
pere 5,9 -
lamponi in vassoi 2 -
fragole, in vasi 1,2 -
pomodori 6,8 -

zucchero 7,5 - 9,5 35

verdure, ortaggi
cavoli 4 -
lattuga 5 -

verdure, legumi
fagioli
in genere 8,1 35
soya 7,4 30
piselli 7,8 -

verdure, radici
in genere 8,8 -
barbabietole 7,4 40
carote 7,8 35
cipolle 7 35
rape 7 35

patate
in mucchio 7 35
in scatole 4,4 -

barbabietole da zucchero, seccate e tagliate 2,9 35

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prospetto 4.6 Materiali immagazzinati - liquidi

Pesi dell’unità di volume


Materiali γ
kN/m3
beveraggi
birra 10,3
latte 10,1
acqua dolce 9,8
vino 10

oli naturali
olio di ricino (castor oil) 9,3
glicerolo (glicerina) 12,3
olio di semi di lino 9,2
olio di oliva 8,8

liquidi organici e acidi


alcool 7,8
etere 7,4
acido cloridrico (40% in peso) 11,8
alcole metilico 7,8
acido nitrico (91% in peso) 14,7
acido solforico (30% in peso) 13,7
acido solforico (87% in peso) 17,7
trementina, olio essenziale 8,3

idrocarburi
anilina 9,8
benzene (benzolo) 8,8
catrame di carbone 10,8 - 12,8
creosoto 10,8
nafta 7,8
paraffina (kerosene) 8,3
benzina (benzolina) 6,9
olio, grezzo (petrolio) 9,8 - 12,8
diesel 8,3
carburante 7,8 - 9,8
pesante 12,3
lubrificante 8,8
benzina (petrolio purificato, benzina per auto) 7,4
gas liquido
butano 5,7
propano 5,0

altri liquidi
mercurio 113
vernice di minio rosso 59
minio bianco, in olio 38
fango, sopra il 50% di acqua in volume 10,8

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prospetto 4.7 Materiali immagazzinati - carburanti solidi

Pesi dell’unità di
volume Angolo di riposo
Materiali γ φ
in °
kN/m3
carbone di legna
poroso 4 -
compatto 15 -

carbone
formelle, alla rinfusa 8 35
formelle, ordinate 13 -
formelle a uovo 8,3 30
carbone, grezzo da fossa 10 35
carbone in pozza di lavaggio 12 -
polvere di carbone 7 25
coke 6,5 35
misto di cava 12,3 35
residui di pozze di lavaggio in miniera 13,7 35
tutte le altre specie di carbone 8,3 30

legna da ardere 5,4 45

lignite/carbone chiaro
formelle, alla rinfusa 7,8 30
formelle, ordinate 12,8 -
umido 9,8 30
secco 7,8 35
polvere 4,9 25
coke a bassa temperatura 9,8 40

torba
nera, seccata, imballata fermamente 6-9 -
nera, seccata, scaricata scioltamente 3-6 -

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prospetto 4.8 Materiali immagazzinati - industriali e generici

Pesi dell’unità di
volume Angolo di riposo
Materiali
γ φ
in °
kN/m3
libri e documenti
libri e documenti 6 -
densamente stivati 8,5 -

schedari da archivio e armadietti 6 -

indumenti e stracci, ammassati 11 -

ghiaccio, blocchi 8,5 -

pelle, impilata 10 -

carta, in rotoli 15 -

gomma 10 - 17 -

salgemma 22 45

sale 12 40

segatura
asciutta in sacchi 3 -
asciutta sciolta 2,5 45
umida sciolta 5 45

catrame, bitume 14 -

5 PESO PROPRIO DI ELEMENTI COSTRUTTIVI

5.1 Rappresentazione delle azioni


P(1) Gli elementi costruttivi includono elementi strutturali e non strutturali.
P(2) Ai fini di questo punto, il peso proprio di elementi non strutturali dovrà includere il
peso di macchinari fissati e, per esempio, di terra e massicciata.
(3) Gli elementi non strutturali comprendono:
- coperture di tetti;
- finiture di superfici e rivestimenti;
- muri di partizione interna non strutturali e rivestimenti;
- corrimano, barriere di sicurezza, parapetti e cordoni;
- rivestimenti (discontinui) di pareti;
- controsoffitti;
- isolamento;
- attrezzi fissi;
- terra e massicciata.
(4) I macchinari fissi comprendono:
- ascensori e scale mobili;
- attrezzatura di riscaldamento, ventilazione e condizionamento;
- attrezzatura elettrica;
- tubi senza i loro contenuti;

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- cavi di sezionamento e condotti.
P(5) I carichi dovuti a partizioni mobili saranno trattati come sovraccarichi (imposed loa-
ds) (vedere punto 6).
(6) Il peso proprio di attrezzature industriali dovrebbe essere considerato come un so-
vraccarico. Solamente i pesi propri di attrezzature incorporate nella costruzione
dovranno essere classificati come azioni permanenti.
P(7) Dove c'è una ragionevole probabilità che i servizi entro un certo tempo siano ripo-
sizionati entro l'edificio, i carichi dovuti a questi servizi dovranno essere considerati
come sovraccarichi (imposed loads).

5.2 Combinazioni di carico


(1) Nel caso in cui il peso proprio è classificato come un'azione fissa, si può ipotizzare
che le variazioni di densità come pure le differenze fra dimensioni nominali e effet-
tive di elementi costruttivi non varino entro una data struttura.

5.3 Peso proprio - Valori caratteristici

5.3.1 Valutazione del peso dell’unità di volume

5.3.1.1 Valore caratteristico


(1) I pesi di parti di strutture e di elementi non strutturali devono essere determinati dal
peso dei sub-componenti di cui esse sono composte.
(2) A meno che non siano disponibili dati più affidabili (cioè da norme di prodotto, dal
fornitore o dal pesaggio diretto), il valore caratteristico del peso di singoli elementi
dovrà essere valutato dalle dimensioni nominali e della massa volumica nominale
dei materiali costituenti.
(3) Comunque, in accordo con ENV 1991-1, può essere necessario considerare en-
trambi i valori caratteristici, il più alto e il più basso, per il peso proprio. Ciò può ap-
plicarsi ad elementi di calcestruzzo sottili, in caso di incertezze circa il valore pre-
ciso del peso proprio, o dove alternative dimensionali e il tipo dei materiali usati ri-
mangono incerti nella fase progettuale.

5.3.1.2 Dimensioni
(1) In generale le dimensioni nominali dovrebbero essere quelle riportate sui disegni.
(2) In generale, dove il peso di finiture sottili è piccolo a confronto con il peso degli ele-
menti a cui sono applicate, non è necessario considerare variazioni nello spessore
finale. Comunque, può essere necessario considerare la variazione di spessore
quando lo spessore stesso dipende dalla curvatura del componente strutturale a
cui la finitura è applicata o quando la manutenzione della finitura può includere
l'aggiunta di ulteriori strati di materiale.

5.3.1.3 Densità
(1) Per la valutazione della densità nominale si userà il punto 4.
P(2) Se è probabile che la densità del materiale devii significativamente dai valori spe-
cificati, tale deviazione dovrà essere considerata.
(3) Per strutture dove sono richiesti valori più accurati, per esempio, dove un progetto
è probabile che sia particolarmente sensibile a variazioni del carico permanente,
un campione rappresentativo dei materiali da usare dovrà essere provato a conte-
nuti di umidità rappresentativi. Valori caratteristici e rappresentativi dovranno allora
essere determinati in accordo con ENV 1991-1.
(4) Per alcuni materiali la densità in mucchio ha una variabilità significativa e può es-
sere dipendente dall’origine e dal contenuto di umidità. Per questi materiali il punto
4 fornisce un campo di valori caratteristici in relazione al contenuto di umidità per
le situazioni in cui il materiale si trova normalmente.

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5.3.2 Pesi dell’unità di volume per edifici

5.3.2.1 Pavimenti, muri e partizioni


(1) Per determinare l'effetto del peso proprio di partizioni, può essere usato un carico
equivalente distribuito uniformemente.
(2) Bisogna tener conto dei vuoti realizzati allo scopo di ottenere l’isolamento termico
o la riduzione di peso.
P(3) Per travi sospese e solai prefabbricati e travi e solai prefabbricati a soletta allegge-
rita, i dati possono essere forniti dal costruttore. Quando è improbabile che le di-
mensioni di solette sottili di calcestruzzo siano controllate entro ± 5% del loro valo-
re nominale un campo di valori per il carico permanente dovrà essere considerato
e trattato come indicato nella ENV 1991-1.
P(4) Per la determinazione del peso di una muratura non intonacata deve essere con-
siderato il peso della malta.

5.3.2.2 Tetti
P(1) I pesi devono essere calcolati dal peso dei materiali componenti e dalla geometria
(per esempio angolo di falda coperto di tegole / metri quadri ecc.).
(2) Informazioni possono essere prese da documenti forniti dai costruttori.

5.3.2.3 Rivestimenti e finiture


P(1) Ai fini di questo punto si deve ritenere che i rivestimenti comprendano tamponatu-
re verticali (e loro fissaggi), rivestimenti esterni (e loro fissaggi) e ricoprimenti di tet-
ti.
P(2) Quando si progettano elementi strutturali individuali la stima del peso deve inclu-
dere il peso di rivestimenti e finiture, a meno che non siano stati considerati prov-
vedimenti alternativi (vedere 5.3.1). Le finiture includono finiture in situ (come ges-
si e strati di supporto), pannelli di parete prefabbricati, e tavolame ed altre finiture
dei pavimenti.

5.3.3 Pesi dell’unità di volume per ponti

5.3.3.1 Valori nominali


P(1) Per la determinazione del peso proprio delle parti non strutturali di ponti, un più al-
to (e, se pertinente, un più basso) limite del valore nominale di tutte queste parti
dovrà essere stabilito prendendo in considerazione la possibilità di una deviazione
iniziale e della variazione nel tempo risultante
- dalla necessità di unire i rivestimenti sul ponte e sulle carreggiate adiacenti;
- dalle deviazioni dei livelli della più alta superficie degli impalcati dal livello pre-
visto;
- dall'aggiunta, dopo l'esecuzione, di nuovi rivestimenti e/o condotte di distribu-
zione e, se pertinenti, di altre attrezzature.
(2) Per i ponti ferroviari informazioni devono essere ottenute da:
- profondità nominale totale della massicciata;
- profondità totale massima e minima della massicciata.
Se nessun valore è dato, possono essere usati i valori seguenti:
- profondità totale nominale = 0,50 m;
- profondità totale massima = 1,33 × 0,50 m;
- profondità totale minima = 0,50/1,33 m.
Nota Le precedenti informazioni devono essere fornite dalle competenti autorità nazionali.

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5.3.3.2 Valori caratteristici
(1) Per ricavare i valori caratteristici dell'impermeabilizzazione e di altri rivestimenti di
ponti dal valore nominale o da altri valori specificati, la deviazione dallo spessore
totale dal valore nominale dovrà essere presa pari a ± 20% se è incluso nel valore
nominale un rivestimento dopo l'esecuzione, e di + 40% e - 20% se tale rivesti-
mento non è incluso.
(2) Se è stata eseguita una completa e dettagliata sperimentazione preprogettuale
per la determinazione del peso nominale delle condotte di distribuzione, il peso ca-
ratteristico superiore deve essere considerato maggiore del 20% del valore nomi-
nale massimo determinato durante la sperimentazione. In assenza di questa ana-
lisi il valore superiore dovrà essere valutato come il valore massimo a lungo termi-
ne stimato sulla base della localizzazione dell'area di intervento e dei probabili bi-
sogni futuri.
(3) Per strutture di acciaio i pesi propri caratteristici devono essere stimati come il pro-
dotto della somma dei pesi nominali degli elementi individuali e un fattore 1,1 da
aggiungere per piastre ed elementi di fissaggio dei giunti (vedere ENV 1993).

6 SOVRACCARICHI SU EDIFICI

6.1 Rappresentazione di azioni


(1) I sovraccarichi (imposed loads) sugli edifici sono quelli provenienti dal loro utilizzo.
Essi possono essere causati da
- uso normale da parte di persone;
- mobili e suppellettili mobili (per esempio partizioni mobili leggere, depositi, il
contenuto di contenitori);
- macchinari e veicoli;
- uso eccezionale, come anche eccezionale concentrazione di persone o di mo-
bili, o il movimento o accatastamento di merce che può avvenire durante la
riorganizzazione o la ridecorazione.
P(2) Il peso proprio di componenti strutturali e non strutturali o di attrezzature fisse deve
essere preso in considerazione in accordo con il punto 5.
(3) I sovraccarichi (imposed loads) sono modellati come carichi uniformemente distri-
buiti o concentrati o come combinazioni di questi carichi.
P(4) I valori caratteristici del carico sono determinati per un periodo di riferimento, ve-
dere ENV 1991-1.
P(5) I valori caratteristici dei carichi sono composti da componenti a lungo termine, me-
dio termine e breve termine che, in accordo alla loro durata, possono avere diffe-
renti effetti sui materiali sensibili alle azioni dipendenti dal tempo.

6.2 Combinazioni di carico

6.2.1 Elementi orizzontali


P(1) Per il progetto degli elementi di un solaio entro un piano, l'azione deve essere con-
siderata come un'azione libera sulla zona più sfavorevole, tributaria dell'area di in-
fluenza. Dove i carichi su altri solai sono rilevanti, si può ipotizzare che essi siano
uniformemente distribuiti (azioni fisse).
(2) I sovraccarichi (imposed loads) da un'occupazione singola possono essere ridotti
in accordo all'area tributaria con un fattore di riduzione αA in accordo con
6.3.1.2(3) e 6.3.2.2(4).
P(3) Per assicurare una resistenza locale minima della struttura del solaio, una verifica
separata dovrà essere fatta con un carico concentrato che, se non altrimenti sta-
bilito, non dovrà essere combinato con i carichi uniformemente distribuiti o altri ca-
richi variabili.

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6.2.2 Elementi verticali
P(1) Per il progetto di colonne o muri agenti come membrature verticali, caricate da di-
versi piani, il carico sul solaio di ciascun piano deve essere assunto uniformemen-
te distribuito (azioni fisse).
(2) Dove i sovraccarichi (imposed loads) da diversi piani sono significativi, il carico
può essere ridotto da un fattore di riduzione αn in accordo con 6.3.1.2(4) e
6.3.2.2(5).

6.3 Sovraccarichi - Valori caratteristici

6.3.1 Aree residenziali, sociali, commerciali ed amministrative

6.3.1.1 Categorie
P(1) Le aree in edifici residenziali, sociali, commerciali ed amministrativi sono divise in
cinque categorie in accordo con i loro usi specifici mostrati nel prospetto 6.1.
prospetto 6.1 Categorie di destinazione d’uso

Categoria Uso specifico Esempio


A Aree per attività domestiche e residenziali Camere in edifici residenziali e case;
camere e corsie di ospedali;
camere da letto in hotel e ostelli;
cucine e bagni.
B Aree di uffici
C Aree dove la gente può adunarsi (con l’eccezione C1: Aree con tavoli, ecc., per esempio aree in scuole, caffè, ristoranti, refettori, sale
delle aree definite in A, B, D, E) di lettura, reception, ecc.

C2: Aree con sedie fisse, per esempio aree in chiese, teatri o cinema, sale da con-
ferenze, aule universitarie, aule magne, sale d’aspetto, ecc.

C3: Aree senza ostacoli per gente in movimento, per esempio aree in musei, sale di
esposizione, ecc. e aree di accesso al pubblico, edifici amministrativi, hotel, ecc.

C4: Aree con possibili attività fisiche, per esempio balere, palestre, palcoscenici,
ecc.

C5: Aree suscettibili di affollamento, per esempio in edifici per eventi pubblici come
sale da concerto, palazzi dello sport includenti tribune, gradinate e aree di accesso,
ecc.
D Aree per acquisti D1: Aree di compere al dettaglio generali, per esempio magazzini, cartolerie,
magazzini d’ufficio.
E Aree suscettibili di accumulazione di beni, incluse Aree per uso a magazzino incluse le biblioteche. I carichi definiti nel prospetto 6.2
le aree d’accesso saranno presi come carichi minimi qualora non siano definiti carichi più appropriati
per il caso specifico. Un’ulteriore guida è data nel prospetto 4.8.

6.3.1.2 Valori delle azioni


(1) I valori caratteristici qk e Qk sono dati nel prospetto 6.2
P(2) Per verifiche locali, dovrà essere preso in considerazione un carico concentrato Qk
agente da solo. I valori caratteristici Qk sono dati nel prospetto 6.2. Dove si posso-
no aspettare carichi concentrati dovuti a rastrelliere di immagazzinamento (stora-
ge racks), o attrezzature di sollevamento, Qk deve essere determinato per il caso
specifico (vedere 6.3.3).
Si deve considerare che il carico concentrato agisca in ogni punto del solaio, bal-
cone o scala ed abbia un'area di applicazione quadrata con un lato di 50 mm.

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prospetto 6.2 Sovraccarichi su solai in edifici

qk Qk
Aree di caricamento
kN/m2 kN
Categoria A
- generale 2,0 2,0
- scale 3,0 2,0
- balconi 4,0 2,0

Categoria B 3,0 2,0

Categoria C
- C1 3,0 4,0
- C2 4,0 4,0
- C3 5,0 4,0
- C4 5,0 7,0
- C5 5,0 4,0

Categoria D
- D1 5,0 4,0
- D2 5,0 7,0

Categoria E 6,0 7,0

(3) Il fattore di riduzione αA per le categorie da A ad E deve essere determinato come


segue:
A
α A = 5 ⁄ 7 ⋅ ψ 0 + -----0- ≤ 1, 0 [6.1]
A
Con la restrizione per le categorie C e D: αA ≥ 0,6
dove:
ψ0 è il fattore in accordo con ENV 1991-1;
A0 = 10,0 m2;
A è l’area caricata.
P(4) Il fattore di riduzione αn per le categorie da A ad E deve essere determinato come
segue:
2 + ( n – 2) ψ
α n = -----------------------------------0- [6.2]
n
dove:
n è il numero di piani (> 2) sopra l'elemento strutturale caricato.

6.3.2 Garage e aree di traffico per veicoli

6.3.2.1 Categorie
P(1) Le aree di traffico negli edifici sono divise in due categorie in accordo con la loro
accessibilità per i veicoli, come indicato nel prospetto 6.3.
prospetto 6.3 Aree di traffico in edifici

Categoria Uso specifico Esempi


F Aree di traffico e parcheggio per veicoli leg- Per esempio: garage; aree di parcheggio;
geri (≤ 30 kN di peso totale e ≤ 8 posti non saloni di parcheggio
incluso il guidatore)
G Aree di traffico e parcheggio per veicoli medi Per esempio: rampe di accesso; zone di con-
(> 30 kN e ≤ 160 kN di peso totale, su due segna; zone accessibili alle autopompe
assi) (≤ 160 kN di peso totale)

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P(2) L’accesso alle aree progettate per la categoria F deve essere limitato da mezzi fi-
sici inseriti nella struttura.
(3) Le aree progettate per le categorie F e G devono essere evidenziate con appro-
priati segnali di avviso.

6.3.2.2 Valori delle azioni


(1) I valori caratteristici per i carichi concentrati Qk rappresentanti un singolo asse con
dimensioni in accordo alla figura 6.1 e il carico distribuito qk sono dati nel prospetto
6.4.
figura 6.1 Dimensioni dei carichi degli assi

Dimensioni in m

prospetto 6.4 Sovraccarichi su garage e aree di traffico veicolare

qk Qk
Aree di traffico
kN/m2 kN
Categoria F
peso del veicolo ≤ 30 kN 2,0 10
Categoria G
peso del veicolo > 30 kN, 5,0 45
≤ 160 kN

P(2) Si considera che il carico concentrato Qk e il carico distribuito qk agiscano insieme.


P(3) Ciascun carico concentrato deve essere applicato su una superficie quadrata di
200 mm di lato e nella posizione che produce le condizioni più sfavorevoli.
(4) Il fattore di riduzione αA per le categorie F e G deve essere considerato come se-
gue:
αA = 1,0 [6.3]
P(5) Il fattore di riduzione αn per le categorie F e G deve essere considerato come se-
gue:
αn = 1,0 [6.4]

6.3.3 Aree per l’immagazzinamento e attività industriali


P(1) Il valore caratteristico del sovraccarico ed inoltre la combinazione di carico (azioni
libere o fisse) deve essere definito, rispettivamente, dal massimo valore, prenden-
do in considerazione gli effetti dinamici, se applicabili, e la più sfavorevole condi-
zione permessa in uso.
(2) I carichi massimi permessi devono essere indicati da avvisi collocati negli spazi in-
teressati.
P(3) Per situazioni transitorie dovute alla installazione e reinstallazione di macchine,
unità di produzione, ecc., una guida è fornita nella ENV 1991-2-6.
P(4) I valori caratteristici dei carichi verticali in aree di immagazzinamento possono es-
sere derivati prendendo i valori dati nel punto 4 e valori di progetto maggiori per le
altezze di stoccaggio. Quando i materiali immagazzinati esercitano forze orizzon-

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tali su muri ecc., le forze orizzontali saranno determinate con le regole della ENV
1991-4. Tutti gli effetti di riempimento e svuotamento devono essere tenuti in con-
siderazione.
P(5) Carichi per aree di immagazzinamento di libri e archivi devono essere determinati
dall'area caricata e dall'altezza delle librerie usando i valori della massa volumica
dati nel punto 4.
P(6) I carichi di aree industriali possono comprendere macchine, unità di produzione,
macchine rotanti pesanti, che possono avere una corsia definita, gru sospese,
ecc., che non possono essere modellati come un carico uniformemente distribuito
ma necessitano di una modellazione più dettagliata.
P(7) I sovraccarichi (imposed loads), che devono essere considerati per la verifica allo
stato limite di servizio (serviceability limit state), devono essere specificati in accor-
do con le condizioni di servizio e i requisiti concernenti la prestazione della struttu-
ra.

6.3.4 Tetti

6.3.4.1 Categorie
P(1) I tetti sono divisi, in accordo con la loro accessibilità, in tre categorie, come indicato
nel prospetto 6.5.
prospetto 6.5 Classificazione dei tetti

Categorie Uso specifico


H Tetti non accessibili eccetto per normale manutenzione, riparazione, tinteggiatura e ripara-
zioni minori
I Tetti accessibili con occupazione in accordo alle categorie A - G
K Tetti accessibili per servizi speciali, come pista per elicotteri

(2) I carichi per tetti di categoria H sono dati nel prospetto 6.6. Carichi per tetti di cate-
goria I sono dati nei prospetti 6.2 e 6.4 in accordo con lo specifico uso. Per tetti di
categoria K i carichi saranno stabiliti per casi particolari.

6.3.4.2 Valori delle azioni


P(1) I valori caratteristici di Qk e qk sono dati nel prospetto 6.6. Essi sono correlati
all'area proiettata del tetto in considerazione.
prospetto 6.6 Sovraccarichi sui tetti

qk Qk
Tetti 2
kN/m kN
Categoria H
inclinazione tetto < 20° 0,75*) 1,5
> 40° 0,0*) 1,5
*) Per pendenze tra 20° e 40° il valore di qk può
essere determinato per interpolazione lineare.

P(2) Verifiche separate devono essere fatte per carichi concentrati Qk e carichi unifor-
memente distribuiti qk, agenti indipendentemente.
P(3) Per verifiche localizzate, il carico concentrato Qk è dato nel prospetto 6.6. L’area di
applicazione Qk comprende un quadrato di 50 mm di lato.
P(4) Il coefficiente di riduzione αA per la categoria H deve essere considerato come se-
gue:
αA = 1,0 [6.5]

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P(5) Scalette d'accesso e passaggi pedonali si devono considerare caricati in accordo
con il prospetto 4.3 per inclinazioni di tetti < 20°. Per passaggi pedonali che sono
parte di una via di fuga prevista, qk sarà posto pari a
qk = 3,0 kN/m2 [6.6]
(6) L'effetto dell'acqua stagnante sui tetti deve essere considerato.

6.4 Carichi orizzontali su pareti di partizione e barriere dovute a persone


P(1) I valori caratteristici del carico lineare qk, agente all'altezza del corrimano, ma non
più in alto di 1,20 m sono dati nel prospetto 6.7.
prospetto 6.7 Carichi orizzontali, dovuti a persone, su pareti di partizione e barriere

qk
Aree caricate
kN/m
Categoria A 0,5
Categorie B e C1 1,0
Categorie C2-C4 e D 1,5
Categoria C5 3,0

(2) Per aree suscettibili di significativi sovraffollamenti associati ad eventi pubblici, per
esempio per stadi sportivi, tribune, palcoscenici, saloni per assemblee o sale per
conferenze, il carico lineare dovrà essere considerato in accordo con la categoria
C5.

UNI ENV 1991-2-1:1996 Pagina 24 di 26


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PUNTI DI INFORMAZIONE E DIFFUSIONE UNI

Milano (sede) Via Battistotti Sassi, 11b - 20133 Milano - Tel. (02) 70024200 - Fax (02) 70105992 -
Internet: www.unicei.it - Email: diffusione@uni.unicei.it

Roma Piazza Capranica, 95 - 00186 Roma - Tel. (06) 69923074 - Fax (06) 6991604

Bari c/o Tecnopolis Csata Novus Ortus


Strada Provinciale Casamassima - 70010 Valenzano (BA) - Tel. (080) 8770301 - Fax (080) 8770553

Bologna c/o CERMET


Via A. Moro, 22 - 40068 San Lazzaro di Savena (BO) - Tel. (051) 6257511 - Fax (051) 6257650

Brescia c/o AQM s.r.l.


Via Lithos, 53 - 25086 Rezzato (BS) - Tel. (030) 2590656 - Fax (030) 2590659

Firenze c/o Associazione Industriali Provincia di Firenze


Via Valfonda, 9 - 50123 Firenze - Tel. (055) 2707268 - Fax (055) 281616

Napoli c/o Consorzio Napoli Ricerche


Corso Meridionale, 58 - 80143 Napoli - Tel. (081) 5537106 - Fax (081) 5537112

Torino c/o Centro Estero Camere Commercio Piemontesi


Via Ventimiglia, 165 - 10127 Torino - Tel. (011) 6700511 - Fax (011) 6965456

Vicenza c/o Associazione Industriali Provincia di Vicenza


Piazza Castello, 3 - 36100 Vicenza - Tel. (0444) 545573 - Fax (0444) 547318

UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria, dei Ministeri e del CNR.
Via Battistotti Sassi, 11b Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia

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Eurocodice 1
NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-2-2
S P E R I M E N TA L E Parte 2-2: Azioni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte
al fuoco

APRILE 1997
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 2-2: Actions on structures - Actions on structures exposed to fire

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, resistenza al fuoco

CLASSIFICAZIONE ICS 91.080-10; 91.040

SOMMARIO La norma, sperimentale, descrive le sollecitazioni subite da parti strutturali


di edifici ed opere di ingegneria civile in seguito all’esposizione al fuoco.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-2-2:1995


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-2-2 (edizione febbraio
1995).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 21 marzo 1997

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 1997


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 10 Nº di riferimento UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina I di IV


PREMESSA NAZIONALE
La presente norma sperimentale costituisce il recepimento, in lin-
gua italiana, della norma sperimentale europea ENV 1991-2-2 (edi-
zione febbraio 1995), che assume così lo status di norma nazionale
italiana.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI, che segue i lavori
europei sull’argomento per delega della Commissione Centrale
Tecnica, ha approvato il progetto europeo il 30 giugno 1993 e la ver-
sione in lingua italiana della norma il 29 febbraio 1996.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-2-2 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per ottobre 1997. Eventuali osservazioni
sulla norma devono pervenire all’UNI entro settembre 1997.
La presente norma contiene i valori dei coefficienti approvati dal
CEN/TC 250.
L’indicazione dei coefficienti da utilizzare a livello nazionale, previsti
al punto 0.4 della presente norma, sarà data, ove ritenuto necessa-
rio, dalla Autorità Nazionale competente, nel rispetto dei livelli di si-
curezza stabiliti dalle Regole Tecniche nazionali.

Per agevolare gli utenti, viene di seguito indicata la corrispondenza


tra le norme citate al punto "Riferimenti normativi" e le norme italia-
ne vigenti:
ENV 1991-1 = UNI ENV 1991-1
ENV 1991-2-1 = UNI ENV 1991-2-1
ENV 1991-2-3 = UNI ENV 1991-2-3
ENV 1991-2-4 = UNI ENV 1991-2-4
ENV 1991-4 = UNI ENV 1991-4

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione di nuove edizioni
o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso
dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina II di IV


INDICE

0 PREMESSA 2
0.1 Obiettivi dell’Eurocodice ........................................................................................................................ 2
0.2 Cronistoria del programma Eurocodice ........................................................................................ 2
0.3 Programma degli Eurocodici .............................................................................................................. 2
0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD) ............................................................................ 3
0.5 Argomenti specifici di questa norma europea sperimentale ............................................. 3
prospetto 1 Procedure progettuali ............................................................................................................................. 4

1 GENERALITÀ 4
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 4
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 5
1.3 Distinzione tra principi e regole applicative ................................................................................ 6
1.4 Definizioni...................................................................................................................................................... 6
1.5 Simboli ............................................................................................................................................................ 8

2 PROCEDURA DI PROGETTO E CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI 9

3 SITUAZIONI DI PROGETTAZIONE AL FUOCO 10


3.1 Situazioni eccezionali .......................................................................................................................... 10
3.2 Progetto al fuoco .................................................................................................................................... 10
3.3 Esposizione al fuoco ............................................................................................................................ 10
3.4 Situazioni post-fuoco............................................................................................................................ 10

4 AZIONI PER L'ANALISI DELLA TEMPERATURA (AZIONI TERMICHE) 10


4.1 Regole generali ....................................................................................................................................... 10
4.2 Curve nominali temperatura-tempo ............................................................................................. 11
4.3 Esposizione al fuoco parametrica ................................................................................................. 12

5 AZIONI PER L'ANALISI STRUTTURALE (AZIONI MECCANICHE) 12

APPENDICE A ESPOSIZIONE PARAMETRICA AL FUOCO 14


(informativa)
A.1 Generalità.................................................................................................................................................. 14
A.2 Modelli di fuoco ...................................................................................................................................... 14

APPENDICE B CURVE PARAMETRICHE TEMPERATURA-TEMPO 15


(informativa)

APPENDICE C AZIONI TERMICHE PER ELEMENTI ESTERNI - METODO DI CALCOLO


(informativa) SEMPLIFICATO 17
C.1 Scopo .......................................................................................................................................................... 17
C.2 Simboli e unità ........................................................................................................................................ 17
C.3 Condizioni d’uso .................................................................................................................................... 18
C.4 Effetti del vento ...................................................................................................................................... 19
figura C.1 Deflessione della fiamma a causa del vento ......................................................................... 19
C.5 Caratteristiche del fuoco e della fiamma .................................................................................. 20
figura C.2 Dimensione della fiamma, nessuna corrente di traverso ................................................ 20
figura C.3 Deflessione della fiamma a causa di balconi......................................................................... 21
figura C.4 Dimensione della fiamma, corrente di traverso o forzata ............................................... 22
figura C.5 Deflessione della fiamma a causa di una tenda .................................................................. 23

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina III di IV


APPENDICE D DENSITÀ DI CARICO DA FUOCO 24
(informativa)
D.1 Valori di calcolo ..................................................................................................................................... 24
D.2 Determinazione della densità del carico del fuoco ............................................................. 24
prospetto D.1 Valori calorifici netti Hu di materiali combustibili ................................................................... 26
D.3 Classificazione del carico al fuoco dalla destinazione d’uso della zona
considerata .............................................................................................................................................. 26
prospetto D.2 Formato per la classificazione del carico del fuoco dalla destinazione d’uso
della zona considerata........................................................................................................................ 27
D.4 Stima individuale di densità di carico del fuoco ................................................................... 27

APPENDICE E TEMPO EQUIVALENTE DI ESPOSIZIONE AL FUOCO 28


(informativa)
prospetto E.1 Fattore di conversione kb dipendente dalle proprietà termiche della tampo-
natura ........................................................................................................................................................... 28

APPENDICE F CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE - PARAGRAFI SUPPLEMEN-


(normativa) TARI DELLA ENV 1991-1 PER L'ANALISI STRUTTURALE IN SITUAZIO-
NI DI PROGETTO AL FUOCO 30
F.1 Generalità ................................................................................................................................................. 30
F.2 Simultaneità di azioni ......................................................................................................................... 30
F.3 Regole di combinazione delle azioni ......................................................................................... 30

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina IV di IV


Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-2-2
Parte 2-2: Azioni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte
al fuoco

FEBBRAIO 1995

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 2-2: Actions on structures - Actions on structures exposed to fire
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases du calcul et actions sur les structures
Partie 2-2: Actions sur les structures - Actions sur les structures exposées au feu
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 2-2: Einwirkungen auf Tragwerke - Einwirkungen im Brandfall

DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, resistenza al fuoco

ICS 91.040.00

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 30 giugno 1993.
Il periodo di validità di questa ENV è limitato inizialmente a 3 anni. I membri
del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in parti-
colare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea
(EN).
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza di questa ENV nel-
lo stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente disponibile
a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantenere in vigo-
re, contemporaneamente alla ENV, altre norme nazionali contrastanti, fino
alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spa-
gna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

 CEN 1995
I diritti di riproduzione sono riservati ai membri del CEN.

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 1 di 32


0 PREMESSA

0.1 Obiettivi dell’Eurocodice


(1) Gli "Eurocodici strutturali" comprendono un gruppo di norme per il progetto struttu-
rale e geotecnico di edifici ed opere di ingegneria civile.
(2) Essi gestiscono l'esecuzione e il controllo solo fino al grado che è utile ad indicare
la qualità del prodotto di costruzione, e la norma di esecuzione necessaria a com-
pletarlo con le premesse delle regole di progetto.
(3) Fino a quando il necessario insieme di norme tecniche unificate per i prodotti e per
i metodi di prova sarà disponibile, alcuni degli Eurocodici strutturali comprenderan-
no alcuni di questi aspetti solo in appendici informative.

0.2 Cronistoria del programma Eurocodice


(4) La Commissione delle Comunità Europee (CCE) ha cominciato a stabilire un insie-
me di regole tecniche per il progetto di edifici ed altre opere dell'ingegneria civile
che, inizialmente, sarebbero dovute servire da alternativa alle differenti norme in
vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituire. Tali norme tecni-
che sono diventate note con il nome di Eurocodici strutturali.
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CCE ha trasferito il la-
voro riguardante gli ulteriori sviluppi, la pubblicazione ed l’aggiornamento degli Eu-
rocodici strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appog-
giare il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico del CEN, CEN/TC 250, è responsabile di tutti gli Eurocodici
strutturali.

0.3 Programma degli Eurocodici


(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici strutturali, ognuno dei quali è divi-
so in un certo numero di parti:
- ENV 1991 = Eurocodice 1 Basi di calcolo ed azioni sulle strutture
- ENV 1992 = Eurocodice 2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo
- ENV 1993 = Eurocodice 3 Progettazione delle strutture di acciaio
- ENV 1994 = Eurocodice 4 Progettazione delle strutture composte acciaio-
calcestruzzo
- ENV 1995 = Eurocodice 5 Progettazione delle strutture di legno
- ENV 1996 = Eurocodice 6 Progettazione delle strutture di muratura
- ENV 1997 = Eurocodice 7 Progettazione geotecnica
- ENV 1998 = Eurocodice 8 Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
- ENV 1999 = Eurocodice 9 Progettazione delle strutture di alluminio
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Euro-
codici sopra citati.
(9) Questa parte dell’Eurocodice 1 viene pubblicata come norma sperimentale euro-
pea (ENV) con una validità iniziale di tre anni.
(10) La presente norma sperimentale è intesa per applicazioni sperimentali e per la
presentazione di commenti.
(11) Dopo circa due anni ai membri CEN sarà richiesto di inviare commenti formali da
prendere in considerazione per definire le future azioni.
(12) Nel frattempo, suggerimenti e commenti sulla presente norma sperimentale do-
vrebbero essere inviati alla Segreteria del CEN/TC 250/SC 1 al seguente indirizzo:
SIS/BST
Box 5630
S-114 86 STOCKHOLM
SWEDEN
o all’ente normatore nazionale.

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 2 di 32


(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


(13) Considerata la responsabilità delle autorità dei Paesi membri in tema di sicurezza,
salute e altri argomenti interessati dai requisiti essenziali della Direttiva dei Prodot-
ti da Costruzione (CPD), ad alcuni coefficienti relativi alla sicurezza sono stati as-
segnati in questa ENV valori indicativi che sono identificati da "valori incasellati"
. Le autorità di ciascun Paese membro sono chiamate a rivedere tali valori
che possono essere sostituiti da valori alternativi definitivi da usare nelle applica-
zioni nazionali.
(14) Alcune delle norme europee ed internazionali di supporto possono non essere di-
sponibili al momento della pubblicazione di questa norma sperimentale. È previsto
pertanto che ciascun Paese membro, o relativo ente di unificazione, pubblichi un
Documento di Applicazione Nazionale (NAD) che fornisca valori definitivi sostitutivi
per i coefficienti relativi alla sicurezza, con riferimento a norme di supporto compa-
tibili e sia una guida all'applicazione nazionale di questa norma sperimentale.
(15) Resta inteso che questa norma sperimentale deve essere utilizzata congiunta-
mente con il NAD valido nel Paese dove l'edificio o l'opera civile è localizzata.

0.5 Argomenti specifici di questa norma europea sperimentale


(16) Lo scopo dell'Eurocodice 1 è definito al punto 1.1.1 e lo scopo di questa parte
dell'Eurocodice 1 è definito in 1.1.2. Le parti addizionali dell'Eurocodice 1 che sono
pianificate sono indicate al punto 1.1.3.
(17) Questa parte è completata da una serie di appendici alcune informative e altre nor-
mative. Le appendici normative hanno lo stesso status delle sezioni cui sono cor-
relate.
(18) Gli obiettivi generali della protezione al fuoco riguardano il limitare, nel caso di in-
cendio i rischi per le persone e la società, le proprietà contigue, e ove richiesto, di-
rettamente della proprietà esposta.
(19) La Direttiva "Prodotti da Costruzione" (89/106 EEC) dà i seguenti requisiti essen-
ziali per la limitazione dei rischi al fuoco:
"I lavori di costruzione (construction work) devono essere progettati in modo tale
che nel caso di incendio:
- la capacità portante della struttura può essere prevista per uno specifico pe-
riodo di tempo;
- la generazione e la propagazione del fuoco e del fumo entro le opere sono li-
mitate;
- la propagazione del fuoco alle opere contigue sia limitata;
- gli occupanti possono lasciare la costruzione (construction work) o essere soc-
corsi con altri mezzi;
- sia presa in considerazione la sicurezza delle squadre di soccorso."
(20) In accordo al Documento Interpretativo "Sicurezza in caso di incendio", i requisiti
essenziali possono essere osservati seguendo varie strategie di sicurezza al fuo-
co, incluse misure attive e passive di protezione dal fuoco.
(21) Gli Eurocodici strutturali trattano aspetti specifici di protezione passiva dal fuoco in
termini di strutture progettate e di parti di queste per una adeguata capacità di ca-
rico e per limitare la diffusione del fuoco.
(22) Le funzioni richieste e i livelli di prestazione sono generalmente specificati dalle
competenti autorità nazionali soprattutto in termini di tipo di valutazione di resisten-
za al fuoco. Dove è accettata l'ingegneria della sicurezza al fuoco per la valutazio-
ne delle misure attive e passive, le richieste delle autorità saranno meno prescrit-
tive e possono aggiungersi come strategie alternative.

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 3 di 32


(23) Si riconosce, comunque, che l'ingegneria della sicurezza dal fuoco considera mo-
delli più generali di incendio di quelli inclusi in questo documento. Tali modelli di in-
cendio possono essere dati in supplementi futuri, che saranno preparati dopo che
la ricerca prenormativa sarà stata completata.
(24) D'altra parte è anche riconosciuto che i modelli di incendio accettati da parte delle
autorità nazionali sono differenti in tutta Europa e che le attuali regolamentazioni
nazionali possono permettere solo un progetto basato su richieste di resistenza al
fuoco standard.
(25) Perciò questo documento riguarda principalmente azioni termiche derivanti dalla
curva campione temperatura-tempo e da altra curva convenzionale temperatura-
tempo. Azioni termiche basate fisicamente (parametriche) sono da trattare solo
quando sono disponibili modelli analitici semplificati o dati diretti di progetto. Essi
sono dati in appendice informativa. Il campo di applicazione delle varie azioni ter-
miche e metodologie di progetto, inclusi i supplementi nazionali, sarà specificato
dalle autorità nazionali.
(26) L'applicazione delle azioni termiche in accordo con questa parte e la progettazione
di strutture in accordo con le altre parti della progettazione al fuoco delle ENV
1992-1996 e ENV 1999 sono illustrate nel prospetto 1.
prospetto 1 Procedure progettuali
.
Azioni termiche In accordo con le specificazioni Progettazione con regole Progettazione con modelli di calcolo
nazionali prescrittive / dati tabulati

date nella ENV 1991, parte 2-2 per verifica dati nelle ENV da 1992 a 1996 e dati nelle ENV da 1992 a 1996 e
ENV 1999 ENV 1999
curve campione tempo-temperatura requisiti di resistenza tipo al fuoco come pertinente1) come pertinente1)

o da prova di resistenza al fuoco

altre curve tempo-temperatura altri requisiti di resistenza al fuoco principalmente da prova di come pertinente1)
nominali nominali resistenza al fuoco
curve campione tempo-temperatura resistenza al fuoco come pertinente1) come pertinente1)
per tempi equivalenti o esposizione
al fuoco

esposizione al fuoco parametrica resistenza al fuoco non applicabile come pertinente1)


per specificati periodi di tempo o
per l’intera durata del fuoco
1) In dipendenza dall’estensione delle regole prescrittive e dei modelli di calcolo dati nelle rispettive parti fuoco e dei relativi campi di
applicazione.

1 GENERALITÀ

1.1 Scopo

1.1.1 Scopo della ENV 1991 - Eurocodice 1


P(1) La ENV 1991 fornisce principi generali e azioni per la progettazione strutturale di
edifici ed opere civili includendo alcuni aspetti geotecnici e deve essere usata con-
giuntamente con le ENV da 1992 a 1999.
(2) Esso può essere usata come base per il progetto di strutture non previste nelle
ENV da 1992 a 1999 e dove altri materiali e altre azioni di progetto strutturale sono
coinvolte.
(3) La ENV 1991 inoltre riguarda la progettazione strutturale durante l'esecuzione e il
progetto strutturale di strutture temporanee. Essa si riferisce a tutte le circostanze
in cui si richiede che una struttura fornisca un'adeguata prestazione.

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 4 di 32


(4) La ENV 1991 non è direttamente intesa per la verifica di strutture esistenti, nello
sviluppare il progetto di riparazioni e adeguamenti o per valutati cambi di uso.
(5) La ENV 1991 non comprende completamente situazioni di progetto speciali che ri-
chiedono inusuali considerazioni di affidabilità come strutture nucleari per cui de-
vono essere usate specifiche procedure di progettazione.

1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-2: Azioni sulle strutture esposte al fuoco
P(1) Questa parte concerne azioni su strutture esposte al fuoco. Essa è stata intesa per
l'uso congiunto con le parti delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999 che forni-
scono regole per la progettazione di strutture resistenti al fuoco.
(2) Le azioni termiche date nel testo principale di questo documento sono essenzial-
mente confinate alle azioni termiche nominali. Alcuni dati e modelli con fondamenti
fisici per le azioni termiche sono dati nelle appendici informative.
P(3) Questa parte fornisce principi generali e azioni per la progettazione strutturale di
edifici e costruzioni d'ingegneria civile e sarà usata con la ENV 1991-1 "Basi di cal-
colo", con altre parti della ENV 1991 e delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV
1999.
P(4) L'applicazione di questa parte e la progettazione al fuoco delle parti da ENV 1992
a 1996 e ENV 1999 è valida solo se la temperatura normale di progetto delle strut-
ture è in accordo con il relativo Eurocodice strutturale.
(5) Questa parte riguarda anche il progetto strutturale per strutture temporanee in re-
lazione ai soggetti menzionati in 1.1.2 P(1). Essa è relativa a tutte le circostanze in
cui si richiede che una struttura dia un'adeguata risposta all'esposizione al fuoco.

1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991


(1) Ulteriori parti della ENV 1991 che attualmente si stanno preparando o sono in pre-
parazione sono indicate nel punto 1.2.

1.2 Riferimenti normativi


La presente norma sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale
l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
ISO 3898:1987 Basi di calcolo per le strutture - Simboli - Simboli generali
Nota Le seguenti norme sperimentali europee che sono pubblicate o in preparazione sono citate in ap-
propriati punti del testo e nelle pubblicazioni elencate di seguito:
ENV 1991-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 1:
Basi di calcolo
ENV 1991-2-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-1:
Azioni sulle strutture - Massa volumica, pesi propri e carichi impo-
sti
ENV 1991-2-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-3:
Azioni sulle strutture - Carichi da neve
ENV 1991-2-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4:
Azioni sulle strutture - Azioni del vento
ENV 1991-2-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-5:
Azioni sulle strutture - Azioni termiche
ENV 1991-2-6 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-6:
Azioni sulle strutture - Carichi e deformazioni imposte durante
l'esecuzione
ENV 1991-2-7 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-7:
Azioni sulle strutture - Carichi eccezionali
ENV 1991-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 3:
Carichi da traffico sui ponti

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 5 di 32


ENV 1991-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 4:
Azioni su silos e serbatoi
ENV 1991-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 5:
Azioni indotte da gru e macchine
ENV 1992 Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo
ENV 1993 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio
ENV 1994 Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte acciaio-cal-
cestruzzo
ENV 1995 Eurocodice 5 - Progettazione delle strutture di legno
ENV 1996 Eurocodice 6 - Progettazione delle strutture di muratura
ENV 1997 Eurocodice 7 - Progettazione geotecnica
ENV 1998 Eurocodice 8 - Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
ENV 1999 Eurocodice 9 - Progettazione delle strutture di alluminio

1.3 Distinzione tra principi e regole applicative


(1) In dipendenza del carattere dei singoli punti, nella presente parte della ENV 1991
viene fatta distinzione fra principi e regole applicative.
(2) I principi comprendono:
- affermazioni generali e definizioni per cui non ci sono alternative, come pure
- requisiti e modelli analitici per cui nessuna alternativa è permessa tranne
quando specificatamente dichiarato.
(3) I principi sono preceduti dalla lettera P.
(4) Le regole applicative sono regole conosciute che seguono i principi e soddisfano
le loro richieste.
(5) È permesso utilizzare alternativamente regole differenti da quelle di applicazione
date in questo Eurocodice, dimostrando che le regole alternative sono in accordo
con i principi ed hanno come minimo la stessa affidabilità.
(6) In questa parte 2-2 della ENV 1991 le regole applicative sono identificate da un nu-
mero incasellato come per esempio in questo punto.

1.4 Definizioni
Per gli scopi di questa norma sperimentale, nella ENV 1991-1 viene fornita una lista base
di definizioni; le definizioni addizionali date di seguito sono specifiche di questa parte.

1.4.1 coefficiente di configurazione Φ [-]: Rapporto fra l'angolo solido per mezzo del quale, da
un certo punto della superficie della membratura, l'ambiente radiante può essere visto e
2 π.

1.4.2 coefficiente αc di trasferimento convettivo di calore [W/m2K]: Flusso di calore convettivo


della membratura riferito alla differenza tra la temperatura del volume di gas confinante la
superficie dell'elemento considerato e la temperatura di quella superficie.

1.4.3 fuoco di progetto: Carico di incendio specifico assunto per gli scopi del progetto.

1.4.4 carico d’incendio specifico di progetto qd [MJ/m2]: Carico d’incendio per unità di area con-
siderata per determinare le azioni termiche nella progettazione al fuoco; il valore di qd tie-
ne conto delle incertezze e delle richieste di sicurezza.

1.4.5 effetto delle azioni E: Momenti, forze, tensioni, deformazioni (in comparazione con gli ef-
fetti di azioni S che comprendono solo forze e momenti interni).

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1.4.6 curva di fuoco esterno: Curva convenzionale temperatura-tempo intesa per l'esterno delle
pareti di separazione esterne, che possono essere esposte al fuoco da differenti parti del-
la facciata, cioè direttamente dall'interno del rispettivo compartimento di fuoco o da un
compartimento situato più in basso o adiacente al rispettivo muro esterno.

1.4.7 membratura esterna: Membrature strutturali poste all'esterno del perimetro dell'edificio che
possono essere esposte al fuoco attraverso aperture nel perimetro dell'edificio.

1.4.8 compartimento d’incendio: Spazio di un edificio, comprendente uno o più piani, delimitato
da elementi separanti in modo tale che la diffusione del fuoco oltre il compartimento è
ostacolata durante la prevista esposizione al fuoco.

1.4.9 carico di incendio Q [MJ]: Calore totale (potenziale termico) prodotto dalla combustione di
tutti i materiali combustibili presenti in una determinata area (comprese le superfici dei mu-
ri, gli elementi divisori, i pavimenti e i soffitti).

1.4.10 carico di incendio specifico q [MJ/m2]: Carico d’incendio specifico espresso per unità di
area; se riferito all'area di pavimento: qf, se riferito alla superficie interna dell’intero am-
biente, incluse le aperture: qt.

1.4.11 resistenza al fuoco: Capacità di una struttura o parte di una struttura o di un elemento edi-
lizio di soddisfare le funzioni richieste (funzione portante e/o funzione di separazione), per
una specifica esposizione al fuoco e per uno specifico periodo di tempo.

1.4.12 parete resistente al fuoco: Parete separante due spazi (generalmente due edifici) che è
progettato per resistere al fuoco ed avere stabilità strutturale, inclusa la resistenza a cari-
chi orizzontali in modo tale che in caso di incendio e danneggiamento della struttura da
una parte della parete, sia evitata la diffusione del fuoco oltre la parete.

1.4.13 punto di completo sviluppo dell’incendio: Punto di passaggio alla fase di combustione di
tutte le superfici dei materiali presenti in una determinata area.

1.4.14 curva di fuoco degli idrocarburi: Curva convenzionale temperatura-tempo rappresentante


i carichi del fuoco dovuti ad idrocarburi.

1.4.15 azioni indirette dovute al fuoco: Dilatazioni termiche, deformazioni termiche o gradienti ter-
mici che causano forze e momenti.

1.4.16 funzione portante: Capacità di una struttura o di un elemento di sostenere azioni specifi-
che durante l’esposizione al fuoco considerata, in accordo ad un criterio definito.

1.4.17 flusso netto di calore hnet [W/m2]: Energia per unità di tempo ed area di superficie assorbita
da un elemento.

1.4.18 temperatura normale di progetto: Temperatura ambiente, per la progettazione allo stato li-
mite ultimo, in accordo con la parte 1-1 delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999 per
la combinazione fondamentale (vedere la parte 1 della ENV 1991).

1.4.19 emissività risultante ε [-]: Rapporto fra il flusso reale di calore radiante da un elemento e il
flusso di calore netto che ci sarebbe se l'elemento e la parte radiante fossero considerati
corpi neri.

1.4.20 funzione di compartimentazione: Capacità di un elemento di separazione di impedire la


propagazione del fuoco a causa del passaggio di fiamme o di gas caldi (tenuta al fuoco)
o l’ignizione oltre la superficie esposta (isolamento) durante l’esposizione al fuoco consi-
derata.

1.4.21 elementi separanti: Elemento portante e non portante (pareti e pavimenti) delimitanti un
compartimento d’incendio.

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1.4.22 resistenza al fuoco standard: Capacità di una struttura o di una sua parte (generalmente
solo di membrature) di soddisfare le funzioni richieste (funzione portante di compartimen-
tazione), per l'esposizione al fuoco standard per un definito periodo di tempo. Normalmen-
te i requisiti di resistenza al fuoco standard sono espressi in termini di tempo come 30, 60
o più minuti.

1.4.23 curva standard (curva campione) temperatura-tempo: Curva convenzionale per rappresen-
tare principalmente carichi di incendio dovuti a cellulosa.

1.4.24 elementi strutturali: Elementi portanti di una struttura, inclusi gli elementi di irrigidimento
(controventi).

1.4.25 analisi della temperatura: Procedura per la determinazione dell’andamento della tempera-
tura negli elementi sulla base delle azioni termiche (flusso di calore netto) e delle proprietà
termiche del materiale costitutivo degli elementi e degli strati superficiali di protezione, ove
previsti.

1.4.26 curve temperatura-tempo: Temperature del gas, in prossimità delle superfici degli elemen-
ti, in funzione del tempo. Esse possono essere:
- nominali: curve convenzionali, assunte per la classificazione o la verifica della resi-
stenza al fuoco, per esempio la curva campione temperatura-tempo;
- parametriche: determinate sulla base dei modelli di fuoco e degli specifici parametri fi-
sici che rappresentano le condizioni nel compartimento incendio.

1.4.27 azioni termiche: Azioni sulla struttura rappresentata dal flusso netto di calore apportato agli
elementi.

1.5 Simboli
(1) Per gli scopi di questa norma sperimentale si considerano i seguenti simboli.
Nota I simboli usati sono basati sulla ISO 3898:1987.
(2) Una lista base di definizioni è data nella ENV 1991-1 ed i simboli addizionali qui
sotto sono specifici di questa parte.

Lettere latine maiuscole


A azione da esposizione al fuoco
Aind azioni indirette del fuoco
E effetti di azioni
G azioni permanenti
Q azioni variabili
Rfi resistenza a carichi distribuiti, relativi all'esposizione al fuoco

Lettere latine minuscole


h flusso di calore per unità di area [W/m2]
tfi resistenza tipo al fuoco (proprietà della membratura o della struttura) [min]
tfi,requ tempo tipo di resistenza al fuoco (valore nominale) [min]

Lettere greche maiuscole


Φ fattore di configurazione [-]
Θ temperatura [°C]; Θ [°C] = T [K] - 273
Θcr temperatura critica [°C] relativa all'acciaio
Θr temperatura di radiazione dell'ambiente della membratura [°C]
Θg temperatura del gas nell'esposizione al fuoco [°C]
Θm temperatura della superficie dell'elemento [°C]

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Θo temperatura iniziale del gas

Lettere greche minuscole


α coefficiente di trasferimento del calore [W/m2 . K]
εres emissività risultante [-]
ψ coefficiente di combinazione di carico [-]
γ fattore di sicurezza parziale [-]

Pedici
c componente convettiva di trasferimento del calore
cr valore critico
fi valore di identificazione relativo al progetto al fuoco
d valore di progetto
k valore caratteristico
r componente radiante del trasferimento di calore
t durata dell'esposizione al fuoco

2 PROCEDURA DI PROGETTO E CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI


P(1) Il progetto strutturale al fuoco comporta l'applicare azioni per l'analisi di tempera-
tura e azioni per l'analisi strutturale, in accordo a questa parte e ad altre parti della
ENV 1991, a strutture che sono progettate usando le regole date nelle parti relati-
ve al progetto al fuoco delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999.
(2) In dipendenza dalla rappresentazione delle azioni termiche nella progettazione,
vengono distinte le seguenti procedure:
- curve nominali temperatura-tempo che sono applicate per uno specifico perio-
do di tempo e per le quali le strutture sono progettate osservando regole pre-
scrittive, includenti dati tabulati, o usando modelli di calcolo;
- curve parametriche temperatura-tempo che sono calcolate sulla base di para-
metri fisici e per le quali le strutture sono calcolate usando modelli di calcolo.
(3) La verifica può essere fatta nell’arco del tempo:
tfi,d ≥ tfi,requ [2.1]
o nell’arco della resistenza:
Rfi,d,t ≥ Efi,d,t [2.2]
o nell’arco della temperatura:
Θd ≤ Θcr,d [2.3]
dove:
tfi,d è il valore di progetto della resistenza tipo al fuoco;
tfi,requ è il tempo tipo richiesto di resistenza al fuoco;
Rfi,d,t è il valore di progetto della resistenza del carico da portare per la situazione
di fuoco;
Efi,d,t è il valore di progetto dell'effetto relativo di azioni per le situazioni di fuoco;
Θd è il valore di progetto della temperatura del materiale;
Θcr,d è il valore di progetto della temperatura critica del materiale.
P(4) Le azioni su strutture esposte al fuoco sono da classificare come azioni eccezio-
nali, vedere la ENV 1991-1.

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3 SITUAZIONI DI PROGETTAZIONE AL FUOCO
Nota Ove le autorità nazionali specificano esaurientemente i requisiti di sicurezza strutturale al fuoco, per
le strutture, si può assumere nella progettazione che le situazioni di progetto al fuoco pertinenti sono
tenute in considerazione da tali requisiti.

3.1 Situazioni eccezionali


P(1) L'evento di un incendio, abbastanza violento da causare danni strutturali, deve es-
sere considerato una situazione eccezionale.
(2) Le relative situazioni di progetto e le azioni eccezionali dovute al fuoco associate,
devono essere determinate sulla base di una valutazione di rischio di incendio.
(3) Non bisogna considerare l'evento simultaneamente con altre azioni eccezionali in-
dipendenti.
(4) In strutture in cui nascono particolari rischi di insorgenza di fuoco sulla scia di altre
azioni eccezionali, questi devono essere considerati determinando il concetto glo-
bale di sicurezza.
(5) Non bisogna considerare il comportamento strutturale dipendente dal tempo e dal
carico precedente alla situazione eccezionale senza applicare il punto (4).

3.2 Progetto al fuoco


P(1) I compartimenti di fuoco devono essere progettati per prevenire la diffusione del
fuoco ad altri compartimenti di fuoco durante la relativa esposizione al fuoco stes-
so.
P(2) Il progetto al fuoco sarà applicato soltanto ad un compartimento di fuoco per volta.
(3) Il progetto al fuoco deve rappresentare un incendio pienamente sviluppato entro
uno spazio specifico.

3.3 Esposizione al fuoco


P(1) Quando si determina l'esposizione al fuoco di una membratura, si deve tener con-
to della posizione del fuoco di progetto rispetto alla posizione della membratura.
(2) Per verificare la funzione separante, è necessario considerare l'esposizione al fuo-
co su un lato per volta.
(3) Per membrature esterne deve essere considerata l'esposizione al fuoco attraverso
facciate o tetti.
(4) Per muri esterni separanti deve essere considerata l'esposizione al fuoco dall'in-
terno (dai rispettivi compartimenti) o alternativamente dall'esterno (da altri compar-
timenti).

3.4 Situazioni post-fuoco


(1) Le situazioni post-fuoco, dopo che la struttura si è raffreddata, necessitano di es-
sere considerate nella progettazione.
(2) Nel progettare per un periodo richiesto di resistenza al fuoco, non bisogna consi-
derare la prestazione della struttura oltre questo periodo.

4 AZIONI PER L'ANALISI DELLA TEMPERATURA (AZIONI TERMICHE)

4.1 Regole generali


P(1) Le azioni termiche sono date dal flusso di calore netto hnet [W/m2] alla superficie
della membratura.
P(2) Il flusso di calore netto hnet [W/m2] sarà determinato considerando radiazioni termi-
che e la convezione da e verso un ambiente soggetto al fuoco.
(3) La componente del flusso di calore radiante per unità di area è determinata da:
4 4 2
h net, r = Φ ⋅ ε res ⋅ 5, 67 ⋅ 10 –8 ⋅ [ ( Θ r + 273 ) – ( Θ m + 273 ) ] [ W ⁄ m ] [4.1]

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dove:
Φ è il fattore di configurazione [-];
εres è l’emissività risultante [-];
Θr è la temperatura radiante dell'ambiente della membratura [°C];
Θm è la temperatura di superficie della membratura [°C];
5, 67 ⋅ 10 –8 è la costante di Stefan Boltzmann [W/m2 . K4].
(4) Ove le parti di progettazione al fuoco delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999
non forniscono nessun dato specifico, il fattore di configurazione deve essere pre-
so pari a Φ = 1,0 .
(5) Per l'emissività risultante εres relativa alle curve temperatura-tempo nominali, ve-
dere 4.2.
(6) La temperatura di radiazione Θr può essere rappresentata da quella del gas Θg.
Vedere 4.1 (11).
(7) La temperatura di superficie Θm risulta dall'analisi della temperatura della membra-
tura in accordo alle parti relative alla progettazione al fuoco delle ENV da 1992 a
1996 e della ENV 1999.
(8) La componente del flusso di calore convettivo per unità di area è determinata da:
2
h net, c = α c ⋅ ( Θ g – Θ m ) [W ⁄ m ] [4.2]
dove:
αc è il coefficiente di trasferimento di calore per convezione [W/m2 . K];
Θg è la temperatura del gas dell'ambiente della membratura nell'esposizione al
fuoco [°C];
Θm è la temperatura di superficie della membratura [°C].
(9) Per i coefficienti di trasferimento di calore per convezione, αc, relativi alle curve no-
minali temperatura tempo, vedere 4.2.
(10) Su un lato non esposto di un elemento di separazione, il flusso di calore per irrag-
giamento può essere trascurato e per la convezione può essere adottato αc = 9
[W/m2 . K].
(11) Le temperature del gas Θg possono essere:
- adottate come curve nominali temperatura tempo, vedere 4.2;
- specificate in termini di parametri fisici, vedere 4.3.

4.2 Curve nominali temperatura-tempo

4.2.1 Generalità
(1) Le curve nominali temperatura-tempo, date dal punto 4.2.2 fino al 4.2.4 devono
essere usate in accordo con il relativo campo di applicazione nazionale.
(2) Per il progetto di curve nominali temperatura-tempo il flusso di calore netto dovuto
alla convezione e all'irraggiamento è:
2
h net, d = γ n, c ⋅ h net, c + γ n, r ⋅ h net, r [W ⁄ m ] [4.3]
dove:
hnet,c è dato dall'equazione [4.2];
hnet,r è dato dall'equazione [4.1];
γn,c è il fattore che considera i diversi tipi nazionali di prove ed è uguale
a 1,0 ;
γn,r è uguale a 1,0 come γn,c.
(3) L'emissività risultante deve essere introdotta come:
ε res = ε f ⋅ ε m [-] [4.4]
dove:
εf è l’emissività relativa ad un compartimento del fuoco, generalmente pari
a 0,8 ;

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εm è l’emissività relativa alla superficie del materiale; ove le parti relative alla
progettazione al fuoco delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999 non
forniscono alcun dato specifico, εm deve essere usato come 0,7 .

4.2.2 Curva campione temperatura-tempo


(1) La curva campione temperatura-tempo è data da:
Θ g = 20 + 345 log 10 ( 8 t + 1 ) [°C] [4.5]
dove:
Θg è la temperatura del gas nel compartimento di fuoco [°C];
t è il tempo [min].
(2) Il coefficiente di trasferimento di calore per convezione è:
αc = 25 W/m2 . K

4.2.3 Curva di fuoco esterno


(1) La curva di fuoco esterno è data da:
– 0,32t – 3,8t
Θ g = 660 ( 1 – 0, 687 e – 0, 313 e ) + 20 [°C] [4.6]
dove:
Θg è la temperatura del gas in prossimità dell'elemento [°C];
t è il tempo [min].
(2) Il coefficiente di trasferimento del calore per convezione è:

αc = 25 W/m2 . K

4.2.4 Curva degli idrocarburi


(1) La curva temperatura-tempo degli idrocarburi è data da:
– 0,167t – 2,5t
Θ g = 1 080 ( 1 – 0, 325 e – 0, 675 e ) + 20 [°C] [4.7]
dove:
Θg è la temperatura del gas nel compartimento del fuoco [°C];
t è il tempo [min].
(2) Il coefficiente di trasferimento del calore per convezione è: [4.8]

αc = 50 W/m2 . K

4.3 Esposizione al fuoco parametrica


(1) Le esposizioni al fuoco parametriche ed i dati relativi sono dati nelle appendici in-
formative di questo documento per l'uso in accordo con l'ambito nazionale di ap-
plicazione.

5 AZIONI PER L'ANALISI STRUTTURALE (AZIONI MECCANICHE)


(1) Per azioni dirette, per la simultaneità di azioni e per le regole di combinazione, ve-
dere l'appendice F.
P(2) Dilatazioni imposte e vincolate e deformazioni causate da cambi di temperatura
dovute all'esposizione al fuoco hanno come risultato forze e momenti che devono
essere considerati separatamente da quei casi dove esse:
- possono essere riconosciute a priori come trascurabili o favorevoli;
- sono tenute in conto da supporti prudenziali e condizioni al contorno e/o da re-
quisiti di sicurezza al fuoco prudentemente specificati.

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(3) Per una valutazione di azioni indirette devono essere considerate le seguenti:
- espansione termica vincolata delle stesse membrature,
per esempio colonne in edifici multipiano intelaiati con muri rigidi;
- espansioni termiche differenti su elementi staticamente indeterminati,
per esempio lastra piana continua;
- gradienti termici entro sezioni trasversali provocanti tensioni interne;
- dilatazioni termiche di elementi adiacenti,
per esempio spostamento della cima di una colonna dovuto all'espansione
della lastra del pavimento, o dilatazione dei cavi sospesi;
- dilatazione termica di membrature concernenti membrature fuori dal comparti-
mento del fuoco.
(4) I valori di progetto di azioni indirette Ad,ind devono essere determinati sulla base dei
valori di progetto delle proprietà termiche e meccaniche dei materiali fornite nelle
parti relative al progetto al fuoco delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999 e
dalla relativa esposizione al fuoco.
(5) Non bisogna considerare azioni indirette delle membrature adiacenti quando i re-
quisiti di sicurezza al fuoco si riferiscono alle membrature.

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APPENDICE A ESPOSIZIONE PARAMETRICA AL FUOCO
(informativa)

A.1 Generalità
(1) Le temperature del gas per il calcolo del flusso netto di calore devono essere de-
terminate sulla base di parametri fisici considerando almeno:
- la densità del carico del fuoco;
- le condizioni di ventilazione.

A.2 Modelli di fuoco


(1) I calcoli devono essere basati sull'ipotesi che il relativo carico del fuoco sia com-
pletamente bruciato, eccetto dove le specificazioni nazionali tengano conto di pe-
riodi limitati di resistenza al fuoco in esposizione parametrica.
(2) Per i compartimenti di fuoco con approvati sistemi di spegnimento - per i quali il
progetto strutturale al fuoco è tuttavia richiesto - la densità di carico del fuoco di
progetto può essere adattata in accordo all'appendice D, D.1.
(3) Con riferimento al punto 4.1 del testo principale si applicano le seguenti proposi-
zioni:
- per i membri esterni, la componente radiante del flusso di calore deve essere
calcolata come somma delle contribuzioni del compartimento del fuoco e delle
fiamme emergenti dalle aperture;
- per i membri interni, bisogna considerare solo il contributo del compartimento
del fuoco al flusso del calore radiante.
(4) Per i membri interni del compartimento del fuoco le temperature del gas possono
essere calcolate in accordo con l'appendice B.
(5) Per i membri esterni esposti al fuoco da aperture nella facciata può essere usata
l'appendice C.
(6) Dove i membri interni sono progettati in accordo con regole prescrittive o con i dati
tabulati per la curva campione temperatura-tempo, può essere usato un tempo
equivalente di esposizione al fuoco. Vedere l'appendice E.

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APPENDICE B CURVE PARAMETRICHE TEMPERATURA-TEMPO
(informativa)
(1) Le seguenti curve di temperatura-tempo possono essere usate in accordo con
l'ambito nazionale di applicazione. Esse sono valide per compartimenti di fuoco
superiori a 100 m2 di area del pavimento, senza aperture nel tetto e con altezza
massima del compartimento di 4 m.
(2) Se sono specificate densità del carico del fuoco senza una considerazione speci-
fica del comportamento di combustione (vedere l'appendice D), allora questo ap-
proccio dovrebbe essere limitato a compartimenti di fuoco soggetti principalmente
a carichi del fuoco tipo cellulosa.
(3) Le curve temperatura tempo nella fase scaldante sono date da:
– 0,2t* – 1,7 t* – 19 t*
Θ g = 1 325 ( 1 – 0, 324 e – 0, 204 e – 0, 472 e ) [B.1]
dove:
Θg è la temperatura nel compartimento di fuoco [°C]
t* = t ⋅ Γ con [h]
t è il tempo [h]
Γ = [O/b]2 / (0,04/1 160)2 [-]
dove b = ( ρcλ ) deve osservare i limiti:
1 000 ≤ b ≤ 2 000 [J/m2s1/2K]
O è il fattore di apertura: A v h ⁄ A t [m1/2]
con i seguenti limiti: 0,02 ≤ O ≤ 0,20
Av è l’area delle aperture verticali [m2]
h è l’altezza delle aperture verticali [m]
At è l’area totale delle delimitazioni (muri, soffitti e
pavimenti, comprese le aperture) [m2]
ρ è la densità al bordo della delimitazione [kg/m3]
c è il calore specifico al bordo della delimitazione [J/kgK]
λ è la conduttività termica al bordo della delimitazione [W/mK]
(4) Per tener conto di delimitazioni con differenti strati di materiali, b = ( ρcλ ) deve
essere introdotto come:

( ∑ s i c i λi) ⁄ ∑ ( s i c i λi ⁄ b i
2
b = ) [B.2]
dove:
si è lo spessore dello strato i;
ci è il calore specifico delle strato i;
λi è la conduttività termica dello strato i;
bi = ( ρi c i λi) .
(5) Per tener conto di differenti materiali nelle murature, b = ( ρcλ ) deve essere in-
trodotto come:
b = ∑ b j Atj ⁄ ∑ Atj [B.3]
dove:
Atj è l’area della delimitazione includente aperture con proprietà termiche bj.
(6) Le curve temperatura-tempo nella fase di raffreddamento sono date da:
Θ g = Θ max – 625 ( t * – t d * ) per td* ≤ 0,5 [B.4]

Θ g = Θ max – 250 ( 3 – t d * ) ( t * – t d * ) per 0,5 < td* < 2 [B.5]

Θ g = Θ max – 250 ( t * – t d * ) per td* ≥ 2 [B.6]


dove:
Θmax è la massima temperatura nella fase di riscaldamento [°C] per t* = td*
–3
td* = ( 0, 13 ⋅ 10 q t, d ⋅ Γ ) ⁄ O [h]

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qt,d è il valore di progetto della densità di carico di fuoco relativa alla superficie
di area At della delimitazione per cui q t, d = q f, d ⋅ A f ⁄ A t [MJ/m2];
devono essere osservati i seguenti limiti: 50 ≤ qt,d ≤ 1 000 [MJ/m2];
qf,d è il valore di progetto della densità di carico di fuoco relativa alla superficie
di area Af del pavimento [MJ/m2].
(7) L'emissività risultante εres ed il coefficiente di trasferimento del calore per conve-
zione αc devono essere in accordo con i punti 4.2.1 e 4.2.2 del testo principale.

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APPENDICE C AZIONI TERMICHE PER ELEMENTI ESTERNI - METODO DI CALCOLO SEMPLIFI-
(informativa) CATO

C.1 Scopo
(1) Questo metodo permette la determinazione:
- della massima temperatura del compartimento del fuoco;
- della grandezza e della temperatura della fiamma dalle aperture;
- dei parametri di irraggiamento e convezione.
(2) Questo metodo considera condizioni stazionarie per i vari parametri.

C.2 Simboli e unità


AF area del pavimento del compartimento di fuoco [m2]
AT area del pavimento, soffitto e muri meno l'area totale delle
finestre [m2]
Aw somma delle aree delle finestre su tutti i muri  A w = ∑ A wi  [m2]
 i

Awi area della finestra i-esima [m2]
d caratteristica geometrica di un elemento strutturale esterno
(diametro o lato) [m]
D profondità del compartimento di fuoco [m]
g accelerazione di gravità [m/s2]
h media pesata delle altezze delle finestre su tutti i muri


∑ Awi h j 
i
 h = -------------------
A w 
- [m]

ha proiezione orizzontale di un riparo [m]
hi altezza della finestra i-esima [m]
I lunghezza d'asse dalla finestra al punto dove è fatto il calcolo [m]
L carico del fuoco (= AF · Q) [kg di legno]
Q densità di carico del fuoco per area di pavimento [kg di legno/m2]
R variazione di incendio [kg di legno/s]
Ta temperatura iniziale (= 293) [K]
Tf temperatura del fuoco [K]
To temperatura della fiamma alla finestra [K]
Tz temperatura della fiamma lungo l'asse [K]
u velocità del vento [m/s]
w somma delle larghezze delle finestre su tutti i muri ( w = ∑ w i ) [m]
wi larghezza della finestra i-esima [m]
wz larghezza della fiamma [m]
W larghezza dei muri contenenti finestre [m]
x proiezione orizzontale della fiamma (dalla facciata) [m]
X lunghezza della fiamma lungo l'asse [m]
z altezza della fiamma (dalla parte più alta della finestra) [m]
Awh1/2/AT fattore di apertura del compartimento di fuoco [m1/2]
α coefficiente di trasferimento del calore convettivo [kW/m2K]
ε emissività della fiamma
ρ densità del gas (ipotizzata pari a 0,45) [kg/m3]
λ spessore della fiamma [m]
η AT/Awh1/2 [m-1/2]

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1/2
ψ L ⁄ ( Aw ⋅ AT) [kg/m2]
τF durata dell'incendio libero (ipotizzata pari a 1 200) [s]

C.3 Condizioni d’uso


(1) Quando c'è più di una finestra, l'altezza media, l'area della finestra e la larghezza
sono date nel relativo compartimento di fuoco nel modo seguente:
- la media pesata delle altezze delle finestre su tutti i muri:

∑ Ai h i
i
h = ---------------
- [C.1]
Aw
- la somma delle aree delle finestre su tutti i muri:

Aw = ∑ Awi [C.2]
i

- la somma della larghezza delle finestre su tutti i muri:

w = ∑w i [C.3]
i

(2) Quando ci sono finestre su più di un muro, il rapporto D/W si ottiene come segue

D W 2 A w1
------ = --------- --------- [C.4]
W W 1 Aw
dove:
W1 è la larghezza del muro 1, che si ipotizza contenga l'area maggiore di fine-
stre;
Aw1 è la somma delle aree delle finestre sul muro 1;
W2 è la larghezza del muro del compartimento di fuoco, perpendicolare al muro
1.
(3) Quando c'è un nucleo nel compartimento di fuoco, il rapporto D/W si ottiene come
di seguito:
- si applicano le definizioni date in C.3 (6);
- C1 e C2 sono la lunghezza e la larghezza del nucleo;
- W1 e W2 sono l'altezza e la larghezza del muro del compartimento di fuoco.

D ( W 2 – C 2 ) A w1
------ = --------------------------------------
- [C.5]
W ( W 1 – C 1) Aw
(4) In un muro esterno, la finestra è tutta la parte di questo muro che non ha la resi-
stenza al fuoco (REI) richiesta per la stabilità dell'edificio.
(5) L'area totale di una finestra in una parete esterna è:
- l'area totale in accordo con il punto (4), se essa è meno del 50% dell'area del
relativo muro esterno del compartimento;
- in primo luogo l'area totale e in secondo luogo il 50% dell'area del relativo muro
estero del compartimento se, in accordo con il punto (4), l'area è più del 50%.
Queste due situazioni devono essere considerate per il calcolo. Quando si usa
il 50% dell'area del muro esterno, la posizione e la geometria delle superfici
aperte devono essere scelte in modo da porsi nel caso peggiore.
(6) La misura del compartimento del fuoco non deve eccedere 70 m in lunghezza,
18 m in profondità e 5 m in altezza.
(7) La temperatura della fiamma deve essere considerata uniforme attraverso l'am-
piezza e lo spessore della fiamma.

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C.4 Effetti del vento

C.4.1 Modo di ventilazione


(1) Se ci sono finestre su lati opposti del compartimento di fuoco, o se il fuoco è ali-
mentato da un'altra sorgente di aria aggiuntiva (oltre che le finestre), il calcolo de-
ve essere fatto in condizioni di aria corrente forzata; altrimenti il calcolo va esegui-
to in condizioni di corrente non forzata.

C.4.2 Deflessione della fiamma per vento


figura C.1 Deflessione della fiamma a causa del vento
Legenda
1 Vento
_

Pianta

(1) La fiamma da una apertura deve essere ipotizzata uscente dal fuoco del compar-
timento (figura C.1):
- perpendicolare alla facciata;
- con una deflessione, dovuta all'effetto del vento di ± 45° rispetto alla facciata.

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C.5 Caratteristiche del fuoco e della fiamma

C.5.1 Correnti non forzate


figura C.2 Dimensione della fiamma, nessuna corrente di traverso

Pianta Sezione Sezione


h
h
x = __ l1 = x 2
h2 ≅ h l1 ≅
3 9 2 2
2
X = z + l1 h
x = z2 + x - + l1
3
h <1,25 w muro sopra nessun muro sopra o h >1,25 w

(1) Quota di incendio:

) A w  h ------ 
– 0,036 η W 1/2
R = min L ⁄ τ F ; 0, 18 ( 1 – e [C.6]
D
(2) Temperatura del fuoco del compartimento:
– 0,1 η
(1 – e ) – 0,05 ψ
T f = 6 000 -------------------------------
1/2
(1 – e ) + Ta [C.7]
η
(3) Altezza della fiamma (figura C.2):
 R  2/3
z = h 16  -------------------------------
1/2 
- –1 [C.8]
 A w ρ ( hg ) 
Commento:
Con ρ = 0,45 kg/m3 e g = 9,81 m/s2, questa equazione può essere semplificata in:

z = 12, 8  ------  – h
R 2/3
[C.9]
W
(4) La larghezza della fiamma è la larghezza della finestra (figura C.2).
(5) La profondità della fiamma è 2/3 dell'altezza della finestra; 2/3 h (figura C.2).
(6) Proiezione orizzontale della fiamma:
- se c'è muro sopra la finestra:
- per h ≤ 1,25 w: x = h/3 [C.10]
- per h > 1,25 w e distanza da ogni altra finestra > 4 w :
x = 0,3 h (h/w)0,54 [C.11]
- altri casi: x = 0,454 h (h/2w)0,54 [C.12]

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- se non c'è nessun muro sopra la finestra:
x = 0,6 h (z/h)1/3 [C.13]
(7) Altezza della fiamma sopra l'asse:
- muro sopra h ≤ 1,25 w : X = z + h/2 [C.14]
- nessun muro sopra h > 1,25 w :
X = [z2 + (x - h/3)2]1/2 + h/2 [C.15]
(8) Temperatura della fiamma alla finestra:
T o = 520 ⁄ [ 1 – 0, 027 ( X ⋅ w ⁄ R ) ] + T a [K] [C.16]
(9) Emissività alla finestra: 1,0.
(10) Temperatura della fiamma lungo l'asse:
T z = ( T o – T a ) [ 1 – 0, 027 ( l ⋅ w ⁄ R ) ] + T a [K] [C.17]
dove:
l è la lunghezza dell'asse dalla finestra al punto dove è fatto il calcolo.
(11) Emissività della fiamma:
– 0, 3 λ
ε= 1–e [C.18]
(12) Coefficiente di trasferimento del calore per convezione:
α = 0,026 (1/d)0,4 (R/Aw)0,6 [C.19]
(13) Se una tenda - o un balcone - (con proiezione orizzontale: ha) è posizionata al li-
vello della cima della finestra su tutta la sua ampiezza, per il muro al di sopra della
finestra e h ≤ 1,25 w, l'altezza e la proiezione orizzontale della fiamma dovrebbero
essere modificate come nel seguito:
- l'altezza della fiamma z data nel punto (3) è ridotta di ha 2 ;
- la proiezione orizzontale della fiamma x, data nel punto (6), è incrementata di
ha.
figura C.3 Deflessione della fiamma a causa di balconi

Sezione Sezione

abc = x abcde = x

(14) Con le medesime condizioni, per tende o balconi, come menzionato nel punto
(13), nel caso che non ci sia nessun muro sulle finestre o h > 1,25 w, l'altezza e la
proiezione orizzontale della fiamma devono essere modificate come di seguito:
- l'altezza della fiamma z data nel punto (3) è ridotta di ha;

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- la proiezione orizzontale della fiamma x, ottenuta nel punto (6), con il summen-
zionato valore di z è incrementata di ha.

C.5.2 Corrente forzata


figura C.4 Dimensione della fiamma, corrente di traverso o forzata

Pianta Sezione

wz = w + 0,4x x = z2 + x2

(1) Variazione di incendio:


R = L/τF [C.20]
(2) Temperatura del fuoco nel compartimento:
Tf = 1 200 (L - e-0,04 ψ) + Ta [C.21]
(3) Altezza della fiamma:
1 0,43
23, 9  --- 
R
z = ( 1 ) ---------
- –h [C.22]
u A
1/2
w

Commento:
1/2
Con u = 6 m/s, z ≈ 11 R ⁄ A w – h
(4) Proiezione orizzontale della fiamma:
x = 0,605 (u2/h)0,22 (z + h) [C.23]
Commento:
Con u = 6 m/s, z = 1,33 (z + h)/h0,22
(5) Larghezza della fiamma:
wz = w + 0,4 x [C.24]
(6) Lunghezza della fiamma lungo l'asse:
X = (z2 + x2)1/2 [C.25]
(7) Temperatura della fiamma alla finestra:
To = 520/[1 - 0,019 X (Aw)1/2/R] + Ta [K] [C.26]
(8) Emissività alla finestra: 1.
(9) Temperatura della fiamma lungo l'asse:

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 I ( Aw) 
1/2
Tz 
= 1 – 0,019 -  ( T o – T a) + T a
---------------------- [K] [C.27]
 R 
dove:
l è la lunghezza dell'asse dalla finestra al punto dove è fatto il calcolo.
(10) Emissività della fiamma:
– 0,3 λ
ε = 1–e [C.28]
(11) Coefficiente di trasferimento del calore per convezione:
α = 0,009 8 (1/d)0,4 (R/Aw + u/1,6)0,6 [C.29]
Commento:
Con u = 6 m/s, α = 0,009 8 (1/d)0,4 (R/Aw + 3,75)0,6
figura C.5 Deflessione della fiamma a causa di una tenda
Legenda
1 Riparo
_

Sezione Sezione

ab = x abc = x

(12) Effetto di un balcone o di una tenda. Dopo essere stata deflessa orizzontalmente
da un balcone o una tenda la traiettoria della fiamma è la stessa di prima, spostata
all'esterno della profondità del balcone, ma il valore di X non varia.

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APPENDICE D DENSITÀ DI CARICO DA FUOCO
(informativa)

D.1 Valori di calcolo


(1) La densità di carico del fuoco usata nei calcoli deve avere un valore di progetto ba-
sato su misure o in casi speciali un valore nominale, basato sui requisiti di resi-
stenza al fuoco di regolamento.
(2) Il valore di progetto può essere determinato:
- da una classificazione nazionale di carico del fuoco dalla destinazione d’uso
della zona considerata; e/o
- da un esame specifico per un progetto con cui rappresentare un carico del fuo-
co.
(3) La densità di carico del fuoco è definita come:
qd = γq ⋅ γn ⋅ qk [D.1]
dove:
qk è la densità di carico del fuoco determinata:
- da una classificazione nazionale del carico del fuoco dalla destinazione
d’uso della zona considerata;
e/o
- da un esame specifico;
γq è il fattore di sicurezza dipendente dalle conseguenze del fallimento e dal-
le frequenze degli incendi, in accordo con le specificazioni nazionali;
γn è il fattore di differenziazione che prende in considerazione misure di pro-
tezione attiva dal fuoco (se non considerate nel modello del fuoco), in ac-
cordo con le specificazioni nazionali; per sistemi di estinzione del fuoco
approvati si può usare γn = 0,6 .

D.2 Determinazione della densità del carico del fuoco

D.2.1 Generalità
(1) Si deve tener conto di tutto ciò che è contenuto nell'edificio ed è combustibile e de-
gli elementi di costruzione, inclusi i rivestimenti e le finiture.
(2) Per la determinazione delle densità del carico del fuoco si applicano i seguenti
punti di D.2:
- da una classificazione del carico del fuoco dalla destinazione d’uso della zona
considerata (vedere D.3); e/o
- specifica per un progetto individuale (vedere D.4).
(3) Dove le densità del carico del fuoco sono determinate da una classificazione del
carico del fuoco dalla destinazione d’uso della zona considerata, i carichi del fuoco
sono distinti come:
- carichi dalle destinazioni d’uso della zona considerata, dati dalla classificazio-
ne;
- carichi di fuoco dall'edificio (elementi costruttivi, ricoprimenti e rifiniture) che
generalmente non sono inclusi nella classificazione e sono quindi determinati
in accordo ai punti seguenti.

D.2.2 Definizioni
(1) Il carico del fuoco caratteristico è definito come:
Q fi, k = ∑ M k, i ⋅ H ui ⋅ m i ⋅ ψ i = ∑ Q fi, k, i [MJ] [D.2]
dove:
Mk,i è la quantità di materiale combustibile [kg], in accordo ai punti (3) e (4);
Hui è il valore calorifico netto [MJ/kg], vedere D.2.4;

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mi è il fattore opzionale descrivente il comportamento alla combustione, ve-
dere D.2.5;
ψi è il fattore opzionale per stimare il carico del fuoco protetto, vedere D.2.3.
(2) La densità di carico al fuoco caratteristica qk per unità di area è definita come:
qk = Qfi,k/A [MJ/m2] [D.3]
dove:
A è l’area del pavimento (Af) del compartimento al fuoco o spazio di riferimen-
to, o area superficiale interna (At) del compartimento del fuoco, fornendo
qf,k o qt,k.
(3) I carichi del fuoco permanenti, che non si prevede varino durante la vita di servizio
di una struttura, devono essere introdotti con i loro valori attesi risultanti dalla ricer-
ca.
(4) I carichi del fuoco variabili, che possono variare durante la vita di servizio della
struttura, devono essere rappresentati da valori che ci si aspetta non siano oltre-
passati durante l'80% del tempo.

D.2.3 Carichi del fuoco protetti


(1) I carichi del fuoco in ritegni, che sono progettati per resistere alla esposizione del
fuoco, non devono essere considerati.
(2) I carichi del fuoco in ritegni non combustibili non specificatamente progettati per
resistere al fuoco, ma che rimangono intatti durante l'esposizione al fuoco, devono
essere considerati come nel seguito:
- il più grande carico del fuoco, ma almeno il 10% dei carichi del fuoco protetti
sono associati a ψ i = 1,0;
- se questo carico del fuoco più i carichi di fuoco non protetti non sono sufficienti
a scaldare i rimanenti carichi protetti oltre la temperatura di ignizione, allora i ri-
manenti carichi di fuoco protetti possono essere associati a ψ i = 0,0;
altrimenti i valori di ψ i devono essere valutati individualmente.

D.2.4 Valori calorifici netti


(1) I valori calorifici netti devono essere determinati in accordo alla ISO 1716.
(2) L'umidità del materiale può essere presa in considerazione come nel seguito:
Hu = Huo (1 - 0,01 u) - 0,025 u [MJ/kg] [D.4]
dove:
u è il contenuto di umidità in % del peso;
Huo è il valore calorifico netto del materiale secco.
(3) I valori calorifici netti di alcuni solidi, liquidi e gas sono forniti nel prospetto D.1.

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prospetto D.1 Valori calorifici netti Hu di materiali combustibili

Solidi [MJ/kg] Liquidi [MJ/kg]


antracite 34 benzina 44
asfalto 41 gasolio 41
bitume 42 olio di semi di lino 39
cellulosa 17 metanolo 20
carbonella 35 olio di paraffina 41
vestiti 19 spirito 29
carbon coke 31 catrame 38
sughero 29 benzene 40
cotone 18 alcole benzilico 33
grano 17 alcole etilico 27
grasso 41 alcole isopropilico 31
rifiuti di cucina 18
pelle 19
linoleum 20
carta, cartone 17
cera di paraffina 47
gomma espansa 37
gomma, isoprene 45
pneumatici 32
seta 19
paglia 16
legno 19
lana 23
pannelli di particelle di legno 18

Plastiche [MJ/kg] Gas [MJ/kg]


ABS 36 acetilene 48
acrilica 28 butano 46
celluloide 19 monossido di carbonio 10
epossidica 34 idrogeno 120
resina melamminica 18 propano 46
fenolformaldeide 29 metano 50
poliestere 31 etanolo 27
poliestere, fibre rinforzate 21
polietilene 44
polistirene 40
petrolio 41
poliisocianurato schiuma 24
policarbonato 29
polipropilene 43
poliuretano 23
poliuretano schiuma 26
polivinilecloride (pvc) 17
urea formaldeide 15
urea formaldeide schiuma 14

D.2.5 Comportamento alla combustione


(1) Il comportamento alla combustione deve essere considerato in accordo con le nor-
me nazionali.
(2) Per materiali principalmente cellulosici, il fattore di combustione può essere as-
sunto precauzionalmente pari a mi = 1,0.

D.3 Classificazione del carico al fuoco dalla destinazione d’uso della zona considerata
(1) Soggette ad approvazione e completamento da parte delle autorità nazionali, le
densità dei carichi del fuoco devono essere assunte in accordo al prospetto D.2 in
dipendenza dalla destinazione d’uso della zona considerata e sono riferite all'area
di pavimento.

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(2) I carichi del fuoco dagli edifici devono essere determinati in accordo a D.2 per for-
nire la densità del carico totale.
prospetto D.2 Formato per la classificazione del carico del fuoco dalla destinazione d’uso della zona considerata

Classe qf,k [MJ/m2]


I 250
II 500
III 1 000
IV 1 500
V 2 000

D.4 Stima individuale di densità di carico del fuoco


(1) Nel caso in cui le classi di occupazione nazionale non sono applicate, le densità di
carico del fuoco devono essere determinate specificatamente per un progetto in-
dividuale compiendo una indagine del carico del fuoco dalla destinazione d’uso
della zona considerata.
(2) I carichi del fuoco e le loro combinazioni locali devono essere stimati in consulta-
zione con il cliente, considerando le finalità d'uso, la fornitura e l'installazione, le
variazioni con il tempo, gli orientamenti sfavorevoli e le possibili modificazioni dalle
destinazioni d’uso della zona considerata.
(3) Dove possibile, deve essere compiuto un esame di un progetto esistente compa-
rabile, tale che solo possibili differenze tra il progetto ideato e quello esistente ne-
cessitino di essere specificate dal cliente.

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APPENDICE E TEMPO EQUIVALENTE DI ESPOSIZIONE AL FUOCO
(informativa)
(1) Il seguente metodo può essere usato in accordo con il campo nazionale di appli-
cazione. In contrasto all'appendice B, questo metodo è inteso per l'uso ove il pro-
getto di elementi è fatto tramite dati tabulati o altre regole semplificate, ed è relati-
vo all'esposizione tipo al fuoco.
(2) Se le densità di carico al fuoco sono date senza considerazioni specifiche del com-
portamento di combustione (vedere l'appendice D), allora questo metodo sarà li-
mitato a compartimenti di fuoco soggetti principalmente a carichi del fuoco tipo cel-
lulosa.
(3) Il tempo di esposizione al fuoco equivalente è definito da:

t e, d = q f, d k b ⋅ w f
[min] [E.1]
= q t, d k b ⋅ w t

dove:
qd è la densità di carico del fuoco di progetto in accordo con l'appendice D;
kb è il fattore di conversione in accordo con (4);
w è il fattore di ventilazione in accordo con (5), a causa del quale wt = wf At/Af.
(4) Ove nessuna stima dettagliata delle proprietà termiche delle tamponature è stata
fatta, kb può essere adottato come:
kb = 0,07 [min·m2/MJ] quando qd è dato in [MJ/m2] [E.2]
Altrimenti kb può essere messo in relazione alle proprietà termiche, b = ( ρcλ ) ,
delle tamponature in accordo al prospetto E.1. Per la determinazione di b strati
multipli di materiali o materiali differenti in muri, pavimenti, soffitti, si veda l'appen-
dice B nei punti (4) e (5).
prospetto E.1 Fattore di conversione kb dipendente dalle proprietà termiche della tamponatura

b = ( ρcλ) kb

[J/m2s1/2K] [min ⋅ m2/MJ]

b > 2 500 0,04


720 ≤ b ≤ 2 500 0,055
b < 720 0,07

(5) Il fattore di ventilazione wf può essere calcolato come:


wf = (6,0/H)0,3 [0,62 + 90 (0,4 - αv)4/(1+ bv αh)] ≥ 0,5 [-] [E.3]
dove:
αv = Av/Af è l’area di aperture verticali Av nella facciata messa in relazione delle
aree dei pavimenti del compartimento dove dovrà essere osservata
la limitazione 0,025 ≤ αv ≤ 0,25;
αh = Ah/Af è l’area delle aperture orizzontali Ah nella facciata messa in relazione
delle aree dei pavimenti del compartimento;
bv = 12,5 (1 + 10 αv - αv2) ≥ 10,0;
H è l’altezza del compartimento del fuoco [m].
2
Per piccoli compartimenti del fuoco Af < 100 m senza aperture nel tetto, il fatto-
re wf può ancora essere calcolato come:
– 1 /2
wf = O ⋅ Af ⁄ At [E.4]
dove:
O è il fattore di apertura in accordo all'appendice B.

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(6) Si deve verificare che:
te,d < tfi,d [E.5]
dove:
tfi,d è il valore di progetto della resistenza tipo al fuoco degli elementi, stimata in
accordo al fuoco parte delle ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999.

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APPENDICE F CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE - PARAGRAFI SUPPLEMENTARI
(normativa) DELLA ENV 1991-1 PER L'ANALISI STRUTTURALE IN SITUAZIONI DI PRO-
GETTO AL FUOCO

F.1 Generalità
(1) In teoria è applicabile il formato principale dato dalla ENV 1991-1 per le procedure
di progetto.
(2) Questa appendice fornisce una guida supplementare applicabile a strutture espo-
ste al fuoco riguardanti la simultaneità di azioni e le regole di combinazione.

F.2 Simultaneità di azioni

F.2.1 Azioni da temperature normali di progetto G, Q


P(1) Le azioni saranno considerate per temperature normali di progetto, se agiscono
verosimilmente durante un incendio.
(2) Valori rappresentativi di azioni variabili, consideranti per le situazioni eccezionali di
esposizione al fuoco, saranno introdotte in accordo con F.3.
(3) Non saranno considerati decrementi di carichi imposti dovuti alla combustione.
(4) I casi in cui non è necessario considerare il carico della neve dovuto alla fusione
della stessa devono essere considerati singolarmente.
(5) Carichi risultanti dalle operazioni industriali non sono di solito presi in considera-
zione, per esempio forze orizzontali da gru frenanti.

F.2.2 Azioni aggiuntive


(1) In dipendenza da situazioni eccezionali, in accordo con 3.1, bisogna considerare
nel progetto azioni eccezionali che possa essere necessario considerare durante
l'esposizione al fuoco, come per esempio impatti dovuti al collasso di elementi
strutturali o di macchinari pesanti.
Nota I valori di progetto Ad sono specificati dalle autorità o in consultazione con il cliente.
(2) Per muri di fuoco sarà necessario considerare un impatto orizzontale. Questi do-
vranno sostenere tale impatto con un'energia di progetto Ad = 3 000 Nm.

F.3 Regole di combinazione delle azioni

F.3.1 Regole generali


P(1) Per ottenere l'effetto relativo ad azioni Efi,d,t durante l'esposizione al fuoco, le azioni
meccaniche devono essere combinate in accordo con la ENV 1991-1, usando le
seguenti combinazioni eccezionali (date in forma simbolica):

∑ γ GA ⋅ G k + ψ 1, 1 ⋅ Q k, 1 + ∑ ψ 2, i ⋅ Q k, i + ∑ Ad ( t ) [F.1]
dove:
Gk sono valori caratteristici di azioni permanenti;
Qk,1 è il valore caratteristico di una (la principale) azione variabile;
Qk,i sono valori caratteristici di altre azioni variabili;
Ad(t) sono valori di progetto di azioni da esposizione al fuoco in accordo ai
punti 4 e 5, come pertinente;
γGA = 1,0 fattore di sicurezza parziale per azioni permanenti in situazioni
eccezionali;
ψ1,1, ψ2,i sono i coefficienti di combinazione per edifici in accordo alla ENV
1991-1.

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F.3.2 Regole semplificate
(1) Dove le azioni indirette del fuoco necessarie non sono esplicitamente considerate,
gli effetti delle azioni possono essere determinati analizzando la struttura soggetta
ad azioni combinate in accordo con F.3.1 solo per t = 0. Questi effetti di azioni pos-
sono essere applicati come costanti da un capo all'altro dell'esposizione al fuoco.
(2) F.3.2 (1) si applica, per esempio, a effetti di azioni sulle recinzioni e sui puntelli, do-
ve l’analisi di una parete della struttura è compiuta in accordo con le parti delle
ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999 relative al progetto al fuoco.
(3) Come ulteriore semplificazione di F.3.2 (1), gli effetti delle azioni possono essere
dedotti da quelli determinati nelle normali temperature di progetto:
E fi, d, t = η fi ⋅ E d [F.2]
dove:
Ed è il valore di progetto degli effetti relativi ad azioni dalle combinazioni fon-
damentali in accordo con la ENV 1991-1 (includente fattori parziali γF);
Efi,d,t è il corrispondente valore di progetto per la situazione di fuoco;
ηfi = ( γ GA + ψ 1, 1 ⋅ ξ ) ⁄ ( γ G + γ Q ⋅ ξ ) è un fattore di riduzione, dipendente da
ξ = Qk,1/Gk, che è il rapporto globale tra la variabile principale e le azioni
permanenti applicate alla struttura.
(4) Valori attinenti per ηfi sono dati nelle parti fuoco delle ENV da 1992 a 1996 e dalla
ENV 1999.

F.3.3 Livello di carico


(1) Dove sono specificati dati tabulati per un livello di carico di riferimento, questo li-
vello di carico corrisponde a:
E fi, d, t = η fi, t R d [F.3]
dove:
Rd è la resistenza di carico portante della membratura, determinata in accor-
do alla parte 1-1 della ENV da 1992 a 1996 e della ENV 1999;
ηfi,t è il livello di carico per il progetto al fuoco.

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PUNTI DI INFORMAZIONE E DIFFUSIONE UNI

Milano (sede) Via Battistotti Sassi, 11B - 20133 Milano - Tel. (02) 70024200 - Fax (02) 70105992
Internet: www.unicei.it - Email: diffusione@uni.unicei.it

Roma Piazza Capranica, 95 - 00186 Roma - Tel. (06) 69923074 - Fax (06) 6991604
Email: uni.roma@uni1.inet.it

Bari c/o Tecnopolis Csata Novus Ortus


Strada Provinciale Casamassima - 70010 Valenzano (BA) - Tel. (080) 8770301 - Fax (080) 8770553

Bologna c/o CERMET


Via A. Moro, 22 - 40068 San Lazzaro di Savena (BO) - Tel. (051) 6257511 - Fax (051) 6257650

Brescia c/o AQM s.r.l.


Via Lithos, 53 - 25086 Rezzato (BS) - Tel. (030) 2590656 - Fax (030) 2590659

Catania c/o C.F.T. SICILIA


Piazza Buonarroti, 22 - 95126 Catania - Tel. (095) 445977 - Fax (095) 446707

Firenze c/o Associazione Industriali Provincia di Firenze


Via Valfonda, 9 - 50123 Firenze - Tel. (055) 2707268 - Fax (055) 281616

Napoli c/o Consorzio Napoli Ricerche


Corso Meridionale, 58 - 80143 Napoli - Tel. (081) 5537106 - Fax (081) 5537112

Torino c/o Centro Estero Camere Commercio Piemontesi


Via Ventimiglia, 165 - 10127 Torino - Tel. (011) 6700511 - Fax (011) 6965456

Vicenza c/o Associazione Industriali Provincia di Vicenza


Piazza Castello, 3 - 36100 Vicenza - Tel. (0444) 545573 - Fax (0444) 547318

UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria e dei Ministeri.
Via Battistotti Sassi, 11B Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia

UNI ENV 1991-2-2:1997 Pagina 32 di 32


Eurocodice 1
NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-2-3
S P E R I M E N TA L E Parte 2-3: Azioni sulle strutture - Carichi da neve

OTTOBRE 1996
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 2-3: Actions on structures - Snow loads

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, carico, forza, effetto climatico,
resistenza al clima, neve

CLASSIFICAZIONE ICS 91.080-10; 91.040

SOMMARIO La norma, sperimentale, definisce i criteri per determinare il carico dovuto


all’azione della neve sugli edifici ed opere di ingegneria civile in luoghi fino
a 1 500 m sul livello del mare ed include i casi particolari di nevicate
seguite da scioglimento e/o fenomeni ventosi.
Sono esclusi: gli urti da caduta di neve da tetti, accumuli sui sistemi di eva-
cuazione dell’acqua, i carichi addizionali dovuti ad accumuli che costitui-
scono ostacolo significativo per il vento, la presenza di neve o ghiaccio per
periodi quasi annuali.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-2-3:1995


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-2-3 (edizione febbraio
1995).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 28 ottobre 1996

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 1996


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento può
di Unificazione essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il con-
Via Battistotti Sassi, 11b senso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 12 Nº di riferimento UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina I di VI

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PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1991-2-3 (edizione febbraio
1995), che assume così lo status di norma nazionale italiana speri-
mentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI, che segue i lavori
europei sull’argomento, per delega della Commissione Centrale
Tecnica, ha approvato il progetto europeo il 30 giugno 1993 e la ver-
sione in lingua italiana della norma il 29 febbraio 1996.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-2-3 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per febbraio 1998. Eventuali osservazio-
ni sulla norma devono pervenire all’UNI entro settembre 1997.
La presente norma contiene i valori dei coefficienti approvati dal
CEN/TC 250.
L’indicazione dei coefficienti da utilizzare a livello nazionale, previsti
al punto 0.4 della presente norma, sarà data, ove ritenuto necessa-
rio, dalla Autorità Nazionale competente, nel rispetto dei livelli di si-
curezza stabiliti dalle Regole Tecniche nazionali.
L’uso di questa norma è da correlare con la legislazione vigente. At-
tualmente DM 16 gennaio 1996 (supplemento ordinario alla G.U. n°
29 del 5 febbraio 1996) e suoi aggiornamenti.

Per agevolare gli utenti, viene di seguito indicata la corrispondenza


tra le norme citate al punto "Riferimenti normativi" e le norme italia-
ne vigenti:
ENV 1991-1 = UNI ENV 1991-1
ENV 1991-2-1 = UNI ENV 1991-2-1
ENV 1991-2-2 = UNI ENV 1991-2-2
ENV 1991-2-4 = UNI ENV 1991-2-4
ENV 1991-4 = UNI ENV 1991-4

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edi-
zioni sia di fogli di aggiornamento.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ulti-
ma edizione o foglio di aggiornamento.

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina II di VI


INDICE

0 PREMESSA 2
0.1 Obiettivi degli Eurocodici ...................................................................................................................... 2
0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici .............................................................................. 2
0.3 Programma degli Eurocodici .............................................................................................................. 2
0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD) ............................................................................ 3
0.5 Argomenti specifici di questa norma sperimentale ................................................................. 3

1 GENERALITÀ 3
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 3
1.1.1 Scopo della ENV 1991 - Eurocodice 1 .................................................................................................. 3
1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-3: Carichi da neve....................................................................................... 4
1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991 ................................................................................................................... 4
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 4
1.3 Distinzione tra principi e regole applicative ................................................................................ 5
1.4 Definizioni...................................................................................................................................................... 5
1.5 Simboli ............................................................................................................................................................ 6

2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI 6

3 SITUAZIONI DI PROGETTO 6

4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI 6


4.1 Natura del carico ....................................................................................................................................... 6
4.2 Modellazione del carico ......................................................................................................................... 7

5 CONDIZIONI DI CARICO 7
5.1 Carico della neve sui tetti ..................................................................................................................... 7
5.2 Neve aggettante il bordo di un tetto ................................................................................................ 7
figura 5.1 Neve aggettante il bordo di un tetto ............................................................................................. 8
5.3 Carichi della neve su paraneve e ostacoli................................................................................... 8
5.4 Carico della neve sui ponti................................................................................................................... 8

6 CARICHI DELLA NEVE AL SUOLO - VALORI CARATTERISTICI 8

7 COEFFICIENTI DI FORMA DEL CARICO DELLA NEVE 9


7.1 Generalità...................................................................................................................................................... 9
7.2 Tetti a falde................................................................................................................................................... 9
figura 7.1 Coefficienti di forma del carico della neve - tetti a falde................................................................. 9
figura 7.2 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto monofalda................................................. 10
prospetto 7.1 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto monofalda................................................ 10
figura 7.3 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a due falde .............................................. 11
prospetto 7.2 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a due falde .............................................. 11
figura 7.4 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a più falde ................................................ 12
prospetto 7.3 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a più falde ................................................ 12
7.3 Coperture cilindriche ............................................................................................................................ 12
figura 7.5 Coefficienti di forma del carico della neve - coperture cilindriche...................... 13
figura 7.6 Coefficienti di forma del carico della neve per coperture cilindriche per
differenti rapporti freccia-campata .................................................................................................................... 13
7.4 Cambi bruschi di altezza dei tetti .................................................................................................. 14
figura 7.7 Coefficienti di forma del carico della neve - Cambi bruschi di altezza dei
tetti .................................................................................................................................................................................................... 14
7.5 Accumulo in corrispondenza di proiezioni ed ostruzioni................................................... 15

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina III di VI

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figura 7.8 Coefficienti di forma del carico della neve in corrispondenza di sporgenze
ed ostruzioni ........................................................................................................................................................................... 15

APPENDICE A VALORE CARATTERISTICO DEL CARICO DELLA NEVE SUL TERRENO 16


(informativa)
A.1 Austria......................................................................................................................................................... 16
figura A.1 Austria - Zone di neve ......................................................................................................................... 17
A.2 Belgio .......................................................................................................................................................... 17
A.3 Danimarca ................................................................................................................................................ 17
A.4 Finlandia .................................................................................................................................................... 17
figura A.2 Finlandia - Carichi caratteristici della neve al suolo............................................................ 18
A.5 Francia ....................................................................................................................................................... 18
figura A.3 Francia - Zone di neve........................................................................................................................ 20
A.6 Germania .................................................................................................................................................. 21
figura A.4 Germania - Zone della neve ............................................................................................................ 22
A.7 Grecia ......................................................................................................................................................... 22
figura A.5 Grecia - Zone della neve ................................................................................................................... 23
A.8 Islanda ........................................................................................................................................................ 23
figura A.6 Islanda - Zone della neve.................................................................................................................. 24
A.9 Irlanda ......................................................................................................................................................... 24
A.10 Italia ............................................................................................................................................................. 24
figura A.7 Italia - Zona della neve ....................................................................................................................... 26
A.11 Lussemburgo .......................................................................................................................................... 26
A.12 Olanda ........................................................................................................................................................ 26
A.13 Norvegia .................................................................................................................................................... 27
prospetto A.1 Carichi della neve al suolo per i comuni norvegesi
(Norwegian Standard NS 3479: Tillegg C) .............................................................................. 27
A.14 Portogallo (includendo Madeira e Azzorre) ............................................................................ 33
A.15 Spagna ....................................................................................................................................................... 33
prospetto A.15.1 Spagna - Carichi della neve al suolo in funzione della zona della neve e
dell’altitudine ........................................................................................................................................... 33
figura A.15.1 Spagna - Zone della neve................................................................................................................ 34
A.16 Svezia ......................................................................................................................................................... 34
prospetto A.2 Svezia: valori di base per il carico neve .................................................................................... 34
figura A.8 Svezia - Zone della neve ................................................................................................................... 35
A.17 Svizzera ..................................................................................................................................................... 35
figura A.9 Svizzera - Altitudini ............................................................................................................................... 36
A.18 Regno Unito............................................................................................................................................. 36
figura A.10 Regno Unito e Irlanda - Carichi base della neve sul suolo ............................................. 37

APPENDICE B COEFFICIENTI DI FORMA DEI CARICHI DELLA NEVE PER SPECIFICHE


(normativa) REGIONI CLIMATICHE 38
B.1 Campo di applicazione ...................................................................................................................... 38
B.2 Tetti a falde .............................................................................................................................................. 38
figura B.1 Lunghezza di accumulo e coefficiente di forma del carico della neve - tetti
a più falde ................................................................................................................................................. 38
B.3 Coperture cilindriche ........................................................................................................................... 39
B.4 Bruschi cambi dell’altezza del tetto ............................................................................................ 39
figura B.2 Lunghezza di accumulo e coefficiente di forma del carico della neve per
accumuli locali in prossimità di bruschi cambi di altezza del tetti................................ 39
B.5 Accumulo in corrispondenza di sporgenze ed ostruzioni ............................................... 39
figura B.3 Coefficienti di forma del carico della neve - accumuli in corrispondenza di
ostruzioni .................................................................................................................................................... 40

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina IV di VI


APPENDICE C AGGIUSTAMENTI DEL PERIODO DI RITORNO DEL CARICO DELLA
(informativa) NEVE AL SUOLO 41

APPENDICE D MASSA VOLUMICA DELLA NEVE 42


(informativa)
prospetto D.1 Massa volumica della neve .............................................................................................................. 42

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina V di VI


UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina VI di VI
Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-2-3
Parte 2-3: Azioni sulle strutture - Carichi da neve

FEBBRAIO 1995

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 2-3: Actions on structures - Snow loads
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases du calcul et actions sur les structures
Partie 2-3: Actions sur les structures - Charges de neige
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 2-3: Einwirkungen auf Tragwerke - Schneelasten

DESCRITTORI Edificio, struttura, progettazione, calcolo, carico, forza, effetto climatico, resi-
stenza al clima, neve

ICS 91.040.00

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 30 giugno 1993.
Il periodo di validità di questa ENV è limitato inizialmente a 3 anni. I membri
del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in parti-
colare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea
(EN).
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza di questa ENV nel-
lo stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente disponibile
a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantenere in vigo-
re, contemporaneamente alla ENV, altre norme nazionali contrastanti, fino
alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spa-
gna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

 CEN 1995
I diritti di riproduzione sono riservati ai membri del CEN.

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina 1 di 44

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0 PREMESSA

0.1 Obiettivi degli Eurocodici


(1) Gli Eurocodici strutturali costituiscono un gruppo di norme relative al progetto
strutturale e geotecnico degli edifici e delle altre opere dell'ingegneria civile.
(2) Essi trattano l'esecuzione ed il controllo solo per quanto è utile ad indicare la qua-
lità dei prodotti da costruzione ed il livello di esecuzione necessari per conformarsi
alle ipotesi delle regole progettuali.
(3) Fino a quando il necessario insieme di norme tecniche unificate per i prodotti e per
i metodi di prova non sarà disponibile, alcuni degli Eurocodici strutturali tratteranno
alcuni di questi aspetti in appendici informative.

0.2 Cronistoria del programma degli Eurocodici


(4) La Commissione delle Comunità Europee (CCE) ha cominciato a stabilire un insie-
me di regole tecniche per il progetto di edifici ed altre opere dell'ingegneria civile
che, inizialmente, sarebbero dovute servire da alternativa alle differenti norme in
vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituirle. Tali norme tecni-
che sono diventate note con il nome di Eurocodici strutturali.
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CCE ha trasferito il la-
voro riguardante gli ulteriori sviluppi, la pubblicazione e l’aggiornamento degli Eu-
rocodici strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appog-
giare il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico del CEN, CEN/TC 250, è responsabile di tutti gli Eurocodici
strutturali.

0.3 Programma degli Eurocodici


(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici strutturali, ognuno dei quali è divi-
so in un certo numero di parti:
- ENV 1991 = Eurocodice 1 Basi di calcolo ed azioni sulle strutture
- ENV 1992 = Eurocodice 2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo
- ENV 1993 = Eurocodice 3 Progettazione delle strutture di acciaio
- ENV 1994 = Eurocodice 4 Progettazione delle strutture composte acciaio-
calcestruzzo
- ENV 1995 = Eurocodice 5 Progettazione delle strutture di legno
- ENV 1996 = Eurocodice 6 Progettazione delle strutture di muratura
- ENV 1997 = Eurocodice 7 Progettazione geotecnica
- ENV 1998 = Eurocodice 8 Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
- ENV 1999 = Eurocodice 9 Progettazione delle strutture di alluminio
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Euro-
codici sopra citati.
(9) Questa parte dell’Eurocodice 1 viene pubblicata come norma sperimentale euro-
pea (ENV) con una validità iniziale di tre anni.
(10) La presente norma sperimentale è utilizzata per applicazioni pratiche e per la pre-
sentazione di commenti.
(11) Dopo circa due anni ai membri del CEN sarà richiesto di inviare commenti formali
da prendere in considerazione per definire le future azioni.
(12) Nel frattempo, suggerimenti e commenti sulla presente norma sperimentale do-
vrebbero essere inviati alla Segreteria del CEN/TC 250/SC 1 al seguente indirizzo:
SIS/BST
Box 5630
S-114 86 STOCKHOLM
SWEDEN

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina 2 di 44


o all’ente normatore nazionale.
(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11b
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

0.4 Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


(13) Considerata la responsabilità delle autorità dei Paesi membri in tema di sicurezza,
salute e altri campi interessati dai requisiti essenziali della Direttiva dei Prodotti da
Costruzione (CPD), a certi elementi relativi alla sicurezza sono stati assegnati in
questa ENV valori indicativi che sono identificati da "valori incasellati" . Le
autorità di ciascun Paese membro sono chiamate a rivedere tali valori che posso-
no essere sostituiti da valori alternativi definitivi da usare nelle applicazioni nazio-
nali.
(14) Alcune delle norme europee ed internazionali di supporto possono non essere di-
sponibili al momento della pubblicazione di questa norma sperimentale. È previsto
pertanto che ciascun Paese membro, o relativo ente di unificazione, pubblichi un
Documento di Applicazione Nazionale (NAD) che fornisca valori definitivi sostitutivi
per gli elementi relativi alla sicurezza, con riferimento a norme di supporto compa-
tibili e sia una guida all'applicazione nazionale di questa norma sperimentale.
(15) Resta inteso che questa norma sperimentale deve essere utilizzata congiunta-
mente con il NAD valido nel Paese dove l'edificio o l'opera civile è localizzata.

0.5 Argomenti specifici di questa norma sperimentale


(16) Lo scopo dell'Eurocodice 1 è definito al punto 1.1.1, mentre quello della presente
parte dell'Eurocodice 1 è definito in 1.1.2. Le parti addizionali dell'Eurocodice 1
che sono pianificate sono indicate al punto 1.1.3.
(17) Questa parte è completata da un numero di appendici, alcune normative ed alcune
informative. Le appendici normative hanno lo stesso status del capitolo a cui sono
collegate.
(18) Il valore caratteristico del carico di neve al suolo deve essere fornito dalle compe-
tenti autorità sotto forma di mappa od in altra maniera (vedere l'appendice A). Il va-
lore fornito per i carichi caratteristici deve adeguarsi con la definizione data nella
ENV 1991-1 punto 4.2. Nel caso in cui il valore del carico della neve sul terreno
non sia coerente con la definizione del valore caratteristico, il NAD deve specifica-
re il valore corrispondente.
(19) Nel caso particolare considerato nel punto 2, dove il carico della neve può essere
trattato come un’azione eccezionale, il NAD deve fornire una guida per il tratta-
mento dell'azione nella progettazione.
(20) Nel NAD si deve tenere conto di effetti locali che è improbabile siano stati conside-
rati nell'analisi statistica per carichi nazionali. Particolarmente importanti sono gli
effetti dovuti alla topografia locale ed ai cambiamenti di direzione del vento.
(21) Dove esistessero dubbi circa la validità dei carichi della neve raccomandati, la pro-
cedura per consultare le autorità competenti verrà data nel NAD.

1 GENERALITÀ

1.1 Scopo

1.1.1 Scopo della ENV 1991 - Eurocodice 1


P(1) La ENV 1991 fornisce principi generali e azioni per la progettazione strutturale di
edifici ed opere civili includendo alcuni aspetti geotecnici e deve essere usata con-
giuntamente con le ENV da 1992 a 1999.

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina 3 di 44


(2) Essa può essere usata come base per il progetto di strutture non previste nelle
ENV da 1992 a 1999 e dove altri materiali e altre azioni di progetto strutturale sono
coinvolte.
(3) La ENV 1991 riguarda anche la progettazione strutturale durante l'esecuzione e il
progetto strutturale di strutture temporanee. Essa si riferisce a tutte le circostanze
in cui si richiede che una struttura fornisca un'adeguata prestazione.
(4) La ENV 1991 non è direttamente intesa per la verifica di strutture esistenti, nello
sviluppare il progetto di riparazioni e adeguamenti o per valutare cambiamenti di
uso.
(5) La ENV 1991 non comprende completamente situazioni di progetto speciali che ri-
chiedono inusuali considerazioni di affidabilità come strutture nucleari per cui de-
vono essere usate specifiche procedure di progettazione.

1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-3: Carichi da neve


P(1) Vengono fornite le indicazioni per la progettazione strutturale di edifici ed opere ci-
vili in presenza di carichi imposti dalla neve caduta in aria calma ed in condizioni
ventose.
P(2) Questa parte non è generalmente applicabile a siti ad altitudine inferiore a
1 500 m.
(3) L'appendice B può essere usata in regioni specifiche dove tutta la neve normal-
mente si scioglie e si smaltisce nel periodo intermedio fra due perturbazioni e le
velocità del vento sono alte.
Nota L'uso dell'appendice B dovrà essere concordato con le competenti autorità nazionali.
(4) Questa parte non fornisce indicazioni per:
- carichi della neve da impatto, risultanti da scivolamento o caduta da tetti più alti;
- carichi che ci sarebbero se la neve o il ghiaccio bloccassero il sistema di dre-
naggio;
- carichi addizionali del vento che potrebbero determinarsi a seguito di cambi
nella forma o nelle dimensioni della struttura dell'edificio dovuta alla presenza
di neve o all'accrescimento del ghiaccio;
- carichi in aree dove la neve è presente tutto l'anno;
- carichi del ghiaccio;
- carichi laterali dovuti alla neve (per esempio carichi verticali esercitati da cumuli
di neve);
- l'incremento in carico dovuto a pioggia intensa caduta sulla neve.
(5) La ENV 1991-2-3 sarà usata solo congiuntamente con la ENV 1991-1 e altre parti
della ENV 1991.

1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991


(1) Ulteriori parti della ENV 1991 che, al presente, si stanno preparando o sono piani-
ficate sono date in 1.2.

1.2 Riferimenti normativi


La presente norma sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale
l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
ISO 3898:1987 Basi di calcolo per le strutture - Simboli - Simboli generali
Nota Le seguenti norme sperimentali europee che sono pubblicate o in preparazione sono citate in ap-
propriati punti del testo e nelle pubblicazioni elencate di seguito.
ENV 1991-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 1:
Basi di calcolo

UNI ENV 1991-2-3:1996 Pagina 4 di 44


ENV 1991-2-1 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-1:
Azioni sulle strutture - Massa volumica, pesi propri e carichi impo-
sti
ENV 1991-2-2 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-2:
Azioni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte al fuoco
ENV 1991-2-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4:
Azioni sulle strutture - Azioni del vento
ENV 1991-2-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-5:
Azioni sulle strutture - Azioni termiche
ENV 1991-2-6 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-6:
Azioni sulle strutture - Carichi e deformazioni imposte durante
l'esecuzione
ENV 1991-2-7 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-7:
Azioni sulle strutture - Carichi eccezionali
ENV 1991-3 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 3:
Carichi da traffico sui ponti
ENV 1991-4 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 4:
Azioni su silos e serbatoi
ENV 1991-5 Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 5:
Azioni indotte da gru e macchine
ENV 1992 Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo
ENV 1993 Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio
ENV 1994 Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte acciaio-cal-
cestruzzo
ENV 1995 Eurocodice 5 - Progettazione delle strutture di legno
ENV 1996 Eurocodice 6 - Progettazione delle strutture di muratura
ENV 1997 Eurocodice 7 - Progettazione geotecnica
ENV 1998 Eurocodice 8 - Indicazioni progettuali per la resistenza sismica
delle strutture
ENV 1999 Eurocodice 9 - Progettazione delle strutture di alluminio

1.3 Distinzione tra principi e regole applicative


(1) In dipendenza dal carattere delle disposizioni individuali, nella presente parte 2-3
della ENV 1991 viene fatta distinzione fra principi e regole applicative.
(2) I principi comprendono:
- le affermazioni generali e le definizioni per cui non ci sono alternative, come pu-
re
- i requisiti e modelli analitici per cui nessuna alternativa è permessa tranne
quando specificatamente dichiarato.
(3) I principi sono identificati dalla lettera P che segue il numero di paragrafo.
(4) Le regole applicative sono regole conosciute che seguono i principi e soddisfano
le loro richieste.
(5) È permesso utilizzare alternativamente regole differenti da quelle di applicazione
date in questo Eurocodice, dimostrando che le regole alternative accordano con i
principi pertinenti ed hanno come minimo la stessa affidabilità.
(6) In questa parte le norme di attuazione sono identificate da un numero tra parente-
si, come per esempio questo paragrafo.

1.4 Definizioni
(1) Per gli argomenti trattati da questa norma sperimentale, una lista base di definizio-
ni è data nella ENV 1991-1.

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1.5 Simboli
(1) Per gli argomenti trattati da questa norma sperimentale, vengono utilizzati i simboli
elencati nel seguito.
Nota La notazione usata è basata sulla ISO 3898:1987.
(2) Una lista base di definizioni è data nella ENV 1991-1 ed i simboli addizionali se-
guenti sono specifici di questa parte.
Lettere latine maiuscole
Ce coefficiente di esposizione
Ct coefficiente termico
Fs forza esercitata da una massa di neve che scivola
Lettere latine minuscole
b larghezza
h altezza
k coefficiente che tiene conto della forma irregolare della neve
ls lunghezza dell'accumulo della neve
s carico della neve sul tetto
sk valore caratteristico della neve sul suolo
se carico per metro di larghezza dovuto alla sporgenza della neve
Lettere greche minuscole
α inclinazione del tetto misurata rispetto all'orizzontale [°]
β angolo tra l'orizzontale e la tangente alla curva per un tetto cilindrico
γ peso dell'unità di volume della neve
µ coefficiente di forma del carico della neve

2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI


P(1) I carichi della neve sono classificati come azioni variabili libere; vedere ENV
1991-1.
(2) In casi particolari, il carico della neve può essere trattato come una azione ecce-
zionale. Per le regioni climatiche specifiche a cui si riferisce il punto 6.2, si consi-
dera che l'accumulo locale della neve sui tetti dia luogo a carichi da neve eccezio-
nali a causa del fatto che avvengono raramente e sono trattati come carichi ecce-
zionali (accidental loads) in accordo con la ENV 1991-1.

3 SITUAZIONI DI PROGETTO
P(1) I carichi della neve devono essere determinati per ciascuna situazione di progetto
identificata in accordo con la ENV 1991-1.
P(2) Per i ponti coperti, si deve considerare che i carichi della neve e del traffico avven-
gano simultaneamente. Una guida addizionale è data nella ENV 1991-3, appendi-
ci C, D ed H.
(3) Per i ponti diversi dai ponti coperti, in generale i carichi della neve e del traffico
possono non essere considerati simultanei.

4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI

4.1 Natura del carico


(1) La neve può depositarsi su un tetto in molte maniere differenti in dipendenza dalla
forma del tetto, dalle sue proprietà termiche, dalla rugosità della sua superficie,
dalla quantità di calore generata sotto al tetto, dalla prossimità degli edifici limitrofi,

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dal terreno circostante e dal clima meteorologico locale (in particolare dalla sua
ventosità, dalle variazioni di temperatura e probabilità di precipitazione di pioggia o
di neve). Inoltre i depositi di neve possono essere dovuti ad un accumulo di neve
proveniente da differenti direzioni o ad una o più precipitazioni di neve all'interno di
una singola perturbazione.

4.2 Modellazione del carico


(1) Per la stima del carico della neve è usuale considerare prima di tutto lo strato uni-
forme di neve accumulata sotto condizioni di aria calma, la forma del tetto e la con-
figurazione dello strato della neve causata dalle condizioni di vento.

5 CONDIZIONI DI CARICO

5.1 Carico della neve sui tetti


P(1) I carichi della neve sui tetti possono essere determinati dalla formula:
s = µ i Ce Ct sk [5.1]
dove:
µi è il coefficiente di forma del carico della neve (vedere punto 7);
sk è il valore caratteristico del carico della neve al suolo [kN/m2] (vedere pun-
to 6);
Ce è il coefficiente di esposizione, che generalmente ha il valore 1,0;
Ct è il coefficiente termico, che generalmente ha il valore 1,0.
P(2) Si ipotizza che il carico agisca verticalmente e lo si riferisce alla proiezione oriz-
zontale dell'area del tetto.
P(3) I carichi relativi a questa parte sono stati derivati per configurazioni da deposizioni
naturali, non considerando sbilanciamenti locali dovuti a rimozione o ridistribuzio-
ne artificiale della neve sul tetto. In ciascun caso sarà considerata una condizione
di carico adeguata.
(4) I coefficienti di forma del carico della neve sono definiti nel punto 7, considerando
il coefficiente di esposizione pari a 1,0. Una riduzione del carico della neve sul tetto
può essere permessa dall'introduzione dei valori dei coefficienti di esposizione mi-
nori di 1,0 per prendere in considerazione l'effetto di più severe condizioni di vento.
(5) Per caratteristiche normali dell'isolamento termico, il coefficiente termico è assun-
to pari a 1,0. Una riduzione del carico della neve sul tetto può essere permessa
mediante l'introduzione di valori del coefficiente termico minori di 1,0, per prendere
in considerazione l'effetto di perdite di calore attraverso il tetto.

5.2 Neve aggettante il bordo di un tetto


P(1) Il progetto di quelle parti di tetto aggettanti al di là del muro di facciata deve consi-
derare la neve sospesa oltre il bordo del tetto, sommata al carico di quella parte di
tetto. Si può ipotizzare che i carichi dovuti all'aggetto agiscano al bordo del tetto e
dovranno essere calcolati come nel seguito:
se = k µi2 sk2/γ [5.2]
dove:
se è il carico della neve per metro di larghezza dovuto alla sospensione,
[kN/m];
µi è il coefficiente di forma del carico della neve appropriato al tetto;
sk è il valore caratteristico del carico della neve sul suolo [kN/m2];
k è un coefficiente per prendere in considerazione la forma irregolare della
neve, e dovrà essere entro il campo di variazione da 0,0 a 2,5 in dipenden-
za dal clima e dai materiali costituenti il tetto;
γ è il peso dell'unità di volume della neve che per questo calcolo va preso
pari a 3 kN/m3.

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figura 5.1 Neve aggettante il bordo di un tetto

5.3 Carichi della neve su paraneve e ostacoli


P(1) Il coefficiente di attrito tra la neve e il tetto si assume pari a zero. Di conseguenza
la forza Fs esercitata da una massa di neve scivolante, nella direzione dello scivo-
lamento, per unità di larghezza è pari a:
Fs = s b senα [5.3]
dove:
s = µ i sk il carico della neve sul tetto [in kN/m2];
b è la distanza, in piano, dalla protezione o dall'ostacolo allo spigolo [in m];
α è l’inclinazione del tetto, misurata dall'orizzontale [in °];
µ è il coefficiente di forma del carico della neve adatto al tetto.
P(2) Il carico della neve sul tetto deve essere ottenuto da 5.1P(1) e dovrà corrispondere
al carico distribuito della neve, nella condizione più sfavorevole.

5.4 Carico della neve sui ponti


P(1) Per ponti coperti, il carico della neve viene determinato con le medesime procedu-
re usate per gli edifici.
(2) Per ponti mobili dovrebbe essere definita nelle specificazioni di progetto una distri-
buzione non simmetrica.
P(3) Quando giustificato dalle condizioni climatiche e dalla durata del processo di co-
struzione, il carico della neve per la verifica dell'equilibrio statico durante la costru-
zione dovrà essere calcolato in base ad una distribuzione non simmetrica di neve
localizzata nella posizione più sfavorevole. Per questa verifica il carico della neve
dovrà essere assunto pari al 25% del carico caratteristico della neve sul terreno.

6 CARICHI DELLA NEVE AL SUOLO - VALORI CARATTERISTICI


(1) I valori caratteristici del carico della neve al suolo usati in ciascun Paese membro
del CEN sono dati nell'appendice A. Altitudine, periodo di ritorno e altri fattori di
correzione sono dati nell'appendice A e verranno applicati nella maniera appro-
priata.
Nota Il carico della neve sul terreno dipende dalla localizzazione geografica e dall'altitudine del
sito considerato. Il valore caratteristico del carico della neve sul terreno è basato su una pro-
babilità annuale di superamento di 0,02, e deve essere determinato dai dati nazionali sui

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carichi della neve.
In casi speciali il valore caratteristico del carico della neve sul suolo, sk, deve essere otte-
nuto da una appropriata analisi statistica di lunghe registrazioni di carichi della neve presi in
un'area ben protetta vicina al sito. Siccome di norma vi è una notevole variabilità nei valori
invernali massimi registrati, registrazioni per periodi minori di 20 anni non saranno general-
mente adatte. L'analisi statistica porterà a un carico della neve caratteristico conformemente
con (1). Comunque, per alcune regioni climatiche può essere più appropriato prendere co-
me valore caratteristico un valore definito dalle autorità competenti.
(2) In regioni particolari, le registrazioni del carico della neve mostrano singoli valori
estremi che non possono essere trattati con gli usuali metodi statistici usati per va-
lutare il valore caratteristico determinato in accordo con 6(1). Per queste regioni i
valori estremi possono essere considerati come carichi eccezionali (accidental
loads).

7 COEFFICIENTI DI FORMA DEL CARICO DELLA NEVE

7.1 Generalità
P(1) In generale verranno usati i coefficienti di forma del carico della neve dati in questo
punto. Comunque, in dipendenza dalle condizioni climatiche di una regione posso-
no essere usati i coefficienti di forma dei carichi della neve forniti nell'appendice B.
I valori indicati dei coefficienti di forma del carico della neve sono valori nominali.
(2) In generale possono essere identificate tre principali condizioni di carico che sono
state considerate per i coefficienti di cui in 7.2:
- quella risultante da uno strato di neve distribuito uniformemente su tutto il tetto,
ciò che verosimilmente accade quando la neve cade con poco vento;
- quella risultante da una distribuzione sbilanciata inizialmente, quale l'accumulo
locale alle ostruzioni, o da una ridistribuzione della neve che concerne la distri-
buzione dei carichi su tutto il tetto, per esempio neve trasportata dalla falda so-
pravvento di un tetto a falde a quella sottovento (dovuta all'accumulo);
- quella risultante da una ridistribuzione di neve da una parte più alta dell'edificio
(dovuta allo scivolamento).

7.2 Tetti a falde


(1) I valori dei coefficienti di forma del carico della neve per i tetti, esposti in questa
parte, sono riassunti nella figura 7.1.
figura 7.1 Coefficienti di forma del carico della neve - tetti a falde

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Tetti monofalda
P(2) I valori dei coefficienti di forma del carico della neve per i tetti monofalda sono dati
nel prospetto 7.1. Si assume che la neve non sia ostacolata dallo scivolamento
fuori dal tetto. Se l'estremità più bassa termina con un parapetto, paraneve, o altre
ostruzioni, allora il carico della neve non sarà ridotto al di sotto di 0,8.
(3) Dovrebbero essere considerate due condizioni:
- la condizione di carico uniforme [figura 7.2(i)];
- la condizione di carico consistente nella metà dell'intensità di carico, agente
sulla più sfavorevole metà del tetto [figura 7.2(ii)].
figura 7.2 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto monofalda

prospetto 7.1 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto monofalda

Angolo di falda 0° ≤ α ≤ 30° 30° < α < 60° α ≥ 60°

Coefficiente di forma µ 1 0,8 0,8 (60 - α )/30 0,0

Tetti a due falde


P(4) I valori dei coefficienti di forma del carico della neve per i tetti a due falde sono dati
nel prospetto 7.2. Si assume che la neve non sia ostacolata dallo scivolamento
fuori dal tetto. Se l’estremità più bassa termina con un parapetto, paraneve, o altre
ostruzioni allora il coefficiente di forma del carico della neve non sarà ridotto al di
sotto di 0,8.

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figura 7.3 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a due falde

prospetto 7.2 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a due falde

Angolo di falda 0° ≤ α ≤ 15° 15° < α < 30° 30° < α < 60° α ≥ 60°

Coefficiente di forma µ 1 0,8 0,8 0,8 (60 - α )/30 0,0

Coefficiente di forma µ 2 0,8 0,8 + 0,6 ( α - 15)/30 1,1 (60 - α )/30 0,0

(5) Deve essere considerata la combinazione di carico più sfavorevole di quelle mo-
strate nella figura 7.3.
Tetti a più falde
(6) Per i tetti a più falde deve essere fatto riferimento sia al carico della neve uniforme
sia a quello asimmetrico derivati da 7.2(5) o al carico derivante dall'accumulo della
neve mostrato in figura 7.4, a seconda di quale produca l'effetto più sfavorevole. I
coefficienti di forma della neve sono dati nel prospetto 7.3.

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figura 7.4 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a più falde

prospetto 7.3 Coefficiente di forma del carico della neve - tetto a più falde

Angolo di falda 0° ≤ α ≤ 30° 30° < α < 60°

Coefficiente di
0,8 0,8 (60 - α )/30
forma µ 1

Coefficiente di
0,8 + 0,8 α /30 1,6
forma µ 3

(7) Speciali considerazioni dovrebbero essere fatte per i coefficienti di forma al carico
della neve usati per il progetto di tetti a più falde, quando uno o entrambi i lati degli
avvallamenti abbiano un'inclinazione maggiore di 60°.

7.3 Coperture cilindriche


(1) Per coperture cilindriche dovrebbe essere considerato o il carico della neve unifor-
me o quello asimmetrico, come mostrato in figura 7.5, a seconda di quale produca
gli effetti più sfavorevoli. Le coperture cilindriche includono tutti i gusci cilindrici di
ogni forma e a curvatura singola (non alternata) convessa. I valori dei coefficienti di
forma del carico della neve sono riassunti in figura 7.6. Si assume che la neve non
sia ostacolata nello scivolamento fuori del tetto.

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figura 7.5 Coefficienti di forma del carico della neve - coperture cilindriche

(2) I coefficienti di forma del carico della neve sono determinati come di seguito:
per β ≤ 60°, µ1 = 0,8 [7.1]

µ2 = 0,2 + 10 h/l con la restrizione µ2 ≤ 2,0 [7.2]


µ3 = 0,5 µ2 [7.3]
per β > 60°, µ1 = µ2 = µ3 = 0 [7.4]

figura 7.6 Coefficienti di forma del carico della neve per coperture cilindriche per differenti rapporti freccia-
campata

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7.4 Cambi bruschi di altezza dei tetti
P(1) Ad un cambio brusco dell'altezza di un tetto, si dovrà considerare o il carico della
neve uniforme o quello asimmetrico, derivati da 7.2, sia il carico dovuto all'accu-
mulo mostrato nella figura 7.7, a seconda di quale produca l'effetto più sfavorevo-
le.
figura 7.7 Coefficienti di forma del carico della neve - Cambi bruschi di altezza dei tetti

(2) L'accumulo di neve su tetti multilivello è dovuto al trasporto di neve dovuto al vento
ed allo scivolamento della stessa dai tetti soprastanti. I coefficienti di forma della
neve sono determinati come segue:
µ1 = 0,8 (assumendo che il tetto più basso sia piano) [7.5]
µ2 = µs + µw [7.6]
dove:
µs è il coefficiente di forma dovuto allo scivolamento;
µw è il coefficiente di forma dovuto al vento.
(3) Il coefficiente di forma del carico della neve dovuto allo scivolamento è determina-
to come segue:
per α ≤ 15°, µs = 0;
per α > 15°, µs è determinato da un carico addizionale che vale il 50% del massi-
mo carico della neve esercitato sulla falda adiacente alla falda più al-
ta, calcolato in accordo con 7.2.
(4) Il coefficiente di forma del carico della neve dovuto al vento è determinato come di
seguito:
µw = (b1 + b2)/2 h ≤ γ h/sk, [7.7]
con la restrizione: 0,8 ≤ µw ≤ 4,0
dove:
γ è il peso dell'unità di volume della neve, che per questo calcolo può essere
preso pari a 2 kN/m3.
(5) La lunghezza di accumulo è limitata a:
ls = 2 h
con la restrizione: 5 ≤ ls ≤ 15 m [7.8]
Nota Se b2 < ls il coefficiente all'estremità più bassa del tetto è determinato per interpolazione tra
µ1 e µ2 troncati alla fine del tetto più basso.

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7.5 Accumulo in corrispondenza di proiezioni ed ostruzioni
(1) In condizioni ventose l'accumulo della neve può avvenire su qualsiasi tetto che ab-
bia ostruzioni che causino aree di barriera aerodinamica nelle quali la neve si ac-
cumula (vedere figura 7.8).
(2) Il coefficiente di forma del carico della neve e la lunghezza dell'accumulo dovreb-
bero essere presi come nel seguito:
µ1 = 0,8 µ2 = γ h/sk [7.9]
con la restrizione: 0,8 ≤ µ2 ≤ 2,0 [7.10]
dove:
γ è il peso dell'unità di volume della neve, che per questo calcolo può essere
preso pari a 2 kN/m3;
ls =2h
con la restrizione: 5 m ≤ ls ≤ 15 m [7.11]

figura 7.8 Coefficienti di forma del carico della neve in corrispondenza di sporgenze ed ostruzioni

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APPENDICE A VALORE CARATTERISTICO DEL CARICO DELLA NEVE SUL TERRENO
(informativa)
(1) Questa appendice fornisce i dati dei carichi della neve riguardanti i Paesi membri
del CEN. La fonte dei dati è indicata per ciascuna nazione nel punto appropriato di
questa appendice. Queste erano le informazioni più recenti al tempo della pubbli-
cazione di questa parte. L'utente dovrà assicurarsi che questi dati non siano stati
sostituiti.
(2) In molti Paesi il valore del carico della neve del sito è dipendente dall'altitudine e
dalla posizione del sito. Per altitudini superiori a quelle indicate nei seguenti punti
si dovrà chiedere consiglio alle autorità nazionali competenti.
(3) Se non altrimenti specificato, tutti i valori del carico della neve dati in questa ap-
pendice sono valori caratteristici, come definito nel punto 6.

A.1 Austria
Per le zone nazionali definite nella figura A.1 i carichi caratteristici del carico della neve al
suolo sono dati nei seguenti sottopunti.

A.1.1 Zona Nazionale A


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200
2
sk (kN/m ) 0,75 0,85 1,00 1,20 1,45 1,75 2,10 2,55 3,00 3,50 4,05

A.1.2 Zona Nazionale B


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200
2
sk (kN/m ) 1,55 1,55 1,60 1,75 2,00 2,30 2,65 3,10 3,65 4,25 4,95

A.1.3 Zona Nazionale C


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200
2
sk (kN/m ) - - 2,15 2,35 2,70 3,10 3,60 4,20 4,95 5,75 6,65

Per aree con intense nevicate dovute a innalzamenti orografici deve essere assunto un
carico minimo di 3,80 kN/m2. Il carico deve essere incrementato del 20% per queste aree
dove le altitudini sono maggiori di 700 m.

A.1.4 Zona Nazionale D


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200
2
sk (kN/m ) - - - - 1,00 1,20 1,45 1,75 2,10 2,50 3,00
2
In questa zona il carico massimo non dovrà eccedere 4,50 kN/m .

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figura A.1 Austria - Zone di neve

A.2 Belgio
Il carico della neve caratteristico al suolo deve essere calcolato dalle formule:
sk = 0,50 (kN/m2) altitudine (m) A ≤ 100
sk = 0,50 + 0,007 (A -100)/6 2
(kN/m ) altitudine (m) 100 < A ≤ 700

A.3 Danimarca
Il carico della neve caratteristico al suolo è pari a:
sk = 1,0 kN/m2

A.4 Finlandia
Il carico della neve caratteristico al suolo è indicato nella figura A.2.

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figura A.2 Finlandia - Carichi caratteristici della neve al suolo

A.5 Francia
La Francia metropolitana è divisa in 4 zone per il carico della neve caratteristico (per le
isole di Saint-Pierre e Michelon può essere applicato il codice nazionale Canadese per le
zone adiacenti; si ottiene s0 = 3 kN/m2). Le zone 1 e 2 sono suddivise nel sud della Fran-
cia per un carico eccezionale, in accordo al punto 6(2) (carico da usare con le combina-
zioni di azioni eccezionali secondo le indicazioni della ENV 1991-1).
Le zone sono delimitate da confini amministrativi ("dipartimenti" e "cantoni") che possono
essere ottenuti dalle organizzazioni delle costruzioni francesi.

zona 1A 1B 2A 2B 3 4
2
sk kN/m 0,45 0,45 0,55 0,55 0,65 0,40
2
sA Carico eccezionale kN/m - 1,00 1,00 1,35 1,35 1,80

sA tiene conto della situazione quando una pioggia segue immediatamente la nevicata ma
non di acqua che si accumula in zone di tetti con una inclinazione molto bassa.
Carichi della neve: definizione di zone, per dipartimenti e cantoni
Zona 1A Aisne, Ardennes, Aube, Calvados, Charente-Maritime, Cher, Côte d'Or, Côte
d'Amor, Eure, Eure-et-Loire, Finistère, Ile et Viliane, Indre, Indre-et-Loire, Loir-
et-Cher, Loire-Atlantique, Loiret, Maine-et-Loire, Manche, Marne, Haute-Mar-
ne, Mayenne, Meurthe-et-Moselle1), Meuse, Morbihan, Moselle1), Nièvre,
Nord, Oise, Orne, Pas-de-Calais, Sarthe, Seine-Maritime, Deux-Sèvres, Som-
me, Vendée, Vienne, Vosges1), Yonne.
1) Per una parte del dipartimento.

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Region Ile de France: Ville de Paris, Seine-et-Marne, Yvelines, Essonne,
Hauts-de-Seine, Seine-Saint-Denis, Val-de-Marne, Val d'Oise.
Zona 1B Allier, Alpes-Maritimes, Bouches-du-Rhône, Cantal, Corrèze, Haute-Corse,
Corse-Sud, Creuse, Dordogne, Haute-Garonne, Gers, Gironde, Landes, Lot,
Lot-et-Garonne, Puy-de-Dôme, Pyrénées-Atlantiques, Haute-Pyrénées, Saô-
ne-et-Loire, Tarn-et-Garonne2), Var2), Haute-Vienne.
Zona 2A Ain, Alpes-Haute-Provence, Hautes-Alpes, Ariège, Aveyron, Doubs, Jura, Loi-
re, Haute-Loire, Lozére, Meurthe-et-Moselle2), Moselle2), Bas-Rhin, Haut-
Rhin, Rhône, Haut-Saône, Saône-et-Loire2), Tarn2), Var2), Vosges2).
Zona 2B Gard, Hérault2), Vaucluse.
Zona 3 Ain2), Ardeche, Ariège2), Aude2), Drôme, Hérault2), Isère, Pyrénées-
Orientales2), Savoie, Haute-Savoie, Tarn2), Var2), Belfort (Territorio).
Zona 4 Aude2), Pyrénées-Orientales2).

2) Per una parte del dipartimento.

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figura A.3 Francia - Zone di neve

So, Sk SA
Zona
daN/m2 daN/m2
1A 45 -
1B 45 100
2A 55 100
2B 55 135
3 65 135
4 90 180

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A.6 Germania
Per le zone nazionali definite in figura A.4, il carico della neve caratteristico al suolo è dato
da A.6.1 a A.6.4.

A.6.1 Zona Nazionale I


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000
2
sk (kN/m ) 1,13 1,13 1,13 1,13 1,28 1,58 1,88 2,25 2,70

A.6.2 Zona Nazionale II


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000
2
sk (kN/m ) 1,13 1,13 1,13 1,35 1,73 2,25 2,78 3,45 4,20

A.6.3 Zona Nazionale III


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200 1 300 1 400 1 500
2
sk (kN/m ) 1,13 1,13 1,50 1,88 2,40 3,00 3,83 4,65 5,70 6,95 8,20 9,60 11,10 12,70

A.6.4 Zona Nazionale IV


altitudine (m) < 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000 1 100 1 200 1 300 1 400 1 500
2
sk (kN/m ) 1,50 1,73 2,33 3,15 3,90 4,88 5,85 6,98 8,25 9,40 10,60 11,75 12,90 14,10

Per siti posti in zona IV ma vicini al confine della zona III, il carico della neve derivato da
A.6.4 può essere ridotto con una interpolazione lineare in accordo con la formula:
sk = sk,IV - [(a/5)(sk,IV - sk,III)]
dove:
sk,III e sk,IV sono i valori dei carichi della neve dati nei prospetti per l'altitudine del sito;
a è la più piccola distanza dal sito al confine tra zone IV e III (in km).

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figura A.4 Germania - Zone della neve

A.7 Grecia
Le zone nazionali della neve sono mostrate in figura A.5.

A.7.1 Zona nazionale I


Regioni: Peloponneso, Sterea dell'Ovest, Epiro, Isole (eccetto altitudini > 600 m sull'isola
di Euvia e Creta).

altitudine (m) 0 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000
2
sk (kN/m ) 0,22 0,27 0,33 0,39 0,47 0,57 0,68 0,82 0,98 1,19

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A.7.2 Zona nazionale II
Regioni: Tracia, Macedonia, Tessaglia, Sterea dell’Est, Euvia e Creta (per altitudini > 600
e < 1 000 m su queste isole).

altitudine (m) 0 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1 000
2
sk (kN/m ) 0,44 0,52 0,62 0,73 0,86 1,01 1,19 1,41 1,67 1,97

figura A.5 Grecia - Zone della neve

A.8 Islanda
Le zone nazionali della neve sono mostrate in figura A.6. Negli altopiani si applicano spe-
ciali condizioni.

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figura A.6 Islanda - Zone della neve
1) sk = 1,0 kN/m2
2) sk = 1,1 a 1,7 kN/m2
3) sk = 1,8 a 3,0 kN/m2

A.9 Irlanda
I carichi dati in A.9 sono applicabili senza modificazioni a siti con altitudini minori di 100 m.
Questi non sono applicabili per siti ad altitudini maggiori di 500 m.
Per siti ad altitudini maggiori di 100 m ma minori di 500 m il carico caratteristico della neve
al suolo sarà calcolato con la formula:
sk = sb + (0,1 sb + 0,09)(A - 100)/100 (kN/m2)
dove:
sb è il carico della neve base al suolo, ottenuto dalla figura A.10 e corrisponde all'in-
tensità del carico di neve non accumulata in un'area riparata ad un livello del ter-
reno di 100 m sopra il livello medio del mare.
Per regolare il periodo di ritorno del carico della neve al suolo il coefficiente di variazione
del massimo carico annuale della neve da inserire nella formula dell'appendice D, dovrà
essere preso pari a 1,4. In questo caso il carico della neve al suolo con un periodo di ri-
torno di n anni può essere calcolato con:
sn = sk [0,056 4 - 0,555 4 log10 (1/n)]

A.10 Italia
Per le zone nazionali definite da A.10.1 a A.10.3 e mostrate in figura A.7, i carichi caratte-
ristici della neve al suolo sono calcolati dalle formule date. I valori di sk rappresentano i ca-
richi caratteristici della neve, tenendo conto delle incertezze relative ai coefficienti di for-
ma (si può considerare che i valori abbiano un periodo di ritorno di circa 200 anni).

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A.10.1 Zona nazionale I
Regioni: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Friuli
Venezia Giulia, Veneto, Abruzzo, Molise, Marche:
sk = 1,60 kN/m2 A ≤ 200 m
sk = 1,60 + 3 (A - 200)/1 000 kN/m2 200 < A ≤ 750 m
sk = 3,25 + 8,5 (A - 750)/1 000 kN/m2 A > 750 m

A.10.2 Zona nazionale II


Regioni: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania (solo le provincie di Caserta, Bene-
vento, Avellino), Puglia (solo la provincia di Foggia):
sk = 1,15 kN/m2 A ≤ 200 m
sk = 1,15 + 2,6 (A - 200)/1 000 kN/m2 200 < A ≤ 750 m
sk = 2,58 + 8,5 (A - 750)/1 000 kN/m2 A > 750 m

A.10.3 Zona nazionale III


Regioni: Campania (escluse le provincie di Caserta, Benevento, Avellino), Puglia (esclusa
la provincia di Foggia), Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia:
sk = 0,75 kN/m2 A ≤ 200 m
sk = 0,75 + 2,2 (A - 200)/1 000 kN/m2 200 < A ≤ 750 m
sk = 1,96 + 8,5 (A - 750)/1 000 kN/m2 A > 750 m

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figura A.7 Italia - Zona della neve

A.11 Lussemburgo
Il carico della neve caratteristico al suolo deve essere calcolato con le formule:
sk = 0,50 kN/m2 altitudine (m) A ≤ 100
sk = 0,50 + 0,007 (A - 100)/6 kN/m2 altitudine (m) 100 ≤ A ≤ 700

A.12 Olanda
Il carico della neve caratteristico al suolo deve essere considerato un carico di breve du-
rata e deve essere preso pari a:
sk = 0,70 kN/m2 altitudine (m)
Il carico della neve al suolo con periodo di ritorno di n anni sarà calcolato da:
sn = sk [1 + (1/g)ln(n/50)]

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A.13 Norvegia
Il carico della neve al suolo per ciascun distretto deve essere preso dal prospetto A.1. Il
carico dato ha un periodo di ritorno di 5 anni.
Nota I carichi dati nel prospetto A.1 saranno sostituiti da carichi aventi un periodo di ritorno di 50 anni
quando saranno disponibili.

prospetto A.1 Carichi della neve al suolo per i comuni norvegesi (Norwegian Standard NS 3479: Tillegg C)

Lista delle province


Østfold Rogaland
Akershus Hordaland
Oslo Sogn og Fjordane
Hedmark Møre og Romsdal
Oppland Sør-Trøndelag
Buskerud Nord-Trøndelag
Vestfold Nordland
Telemark Troms
Aust-Agder Finnmark
Vest-Agder
In Norvegia i carichi della neve sono forniti per ogni municipalità. I valori sono dati in cifre arrotondate con un periodo di ritorno di cinque anni. A
meno di piccole eccezioni i valori sono rappresentativi solo per luoghi al di sotto di 600 m sul livello del mare.

Municipalità della provincia di Østfold Carico della neve al Municipalità della provincia di Akershus Carico della neve al
suolo [kN/m2] suolo [kN/m2]
Aremark 2,5 Asker:
Askim 2,5 per 0 - 100 m o.h. 2,5
Borge 2,5 per 100 - 250 m o.h. 3,5
Eidsberg 2,5 oltre 250 m o.h. 4,5
Fredrikstad 2,5 Aurskog-Høland 2,5
Halden 2,5 Bærum:
Hobøl 2,5 per 0 - 100 m o.h. 2,5
Hvaler 2,5 per 100 - 250 m o.h. 3,5
Kråkerøy 2,5 oltre 250 m o.h. 4,5
Marker 2,5 Eidsvoll 2,5
Moss 2,5 Enebakk 2,5
Onsøy 2,5 Fet 2,5
Rakkestad 2,5 Frogn 3,5
Rolvsøy 2,5 Gjerdrum 3,5
Rygge 2,5 Hurdal 3,5
Rømskog 2,5 Lørenskog 2,5
Råde 2,5 Nannestad 3,5
Sarpsborg 2,5 Nes 1,5
Skiptvedt 2,5 Nesodden 2,5
Skjeberg 2,5 Nittedal 2,5
Spydeberg 2,5 Oppegård 2,5
Trøgstad 2,5 Rælingen 2,5
Tune 2,5 Skedsmo 2,5
Varteig 2,5 Ski 2,5
Våler 2,5 Sørum 2,5
Ullensaker 2,5
Vestby 2,5
Ås 2,5

Municipalità della provincia di Oslo Carico della neve al


suolo [kN/m2]
Oslo:
per 0 - 75 m o.h. 1,5
per 75 - 200 m o.h. 2,5
oltre 200 m o.h. 3,5

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Municipalità della provincia di Hedmark Carico della neve al Municipalità della provincia di Oppland Carico della neve al
2
suolo [kN/m ] suolo [kN/m2]
Alvdal 2,5 Dovre 2,5
Eidskog 2,5 Etnedal 3,5
Elverum 2,5 Gausdal 3,5
Engerdal 2,5 Gjøvik 2,5
Folldal 2,5 Gran 3,5
Grue 2,5 Jenaker 2,5
Hamar 2,5 Lesja
Kongsvinger 2,5 est di Rise bru 3,5
Loten 2,5 ovest di Rise bru 1,5
unntak for hyttebebyggelse Lillehammer 2,5
Nord-Odal 2,5 oltre 500 m o.h. 3,5
Os 2,5 Lom 1,5
Rendalen 2,5 opp til 500 m o.h. for områdene
Ringsaker 2,5 Fossebergom og Gardemo 1,5
oltre 500 m o.h. 3,5 Bøverdalen 2,5
Stange 2,5 Lunner 3,5
Stor-Elvdal 2,5 Nord-Aurdal 2,5
Sør-Odal 2,5 Nord-Fron 2,5
Tolga 2,5 Nordre Land 3,5
Trysil 2,5 Ringebu 2,5
Tynset 2,5 Sel 2,5
Vang 2,5 Skjåk 2,5
Våler 2,5 Søndre Land 2,5
Åmot 2,5 Sør-Aurdal 2,5
Åsnes 2,5 Sør-Fron 2,5
Vang 3,5
Vestre Slidre 3,5
Vestre Toten 2,5
Vågå 2,5
Østre Toten 2,5
Øyer 2,5
Øystre Slidre 3,5

Municipalità della provincia di Buskerud Carico della neve al Municipalità della provincia di Vestfold Carico della neve al
suolo [kN/m2] suolo [kN/m2]
Drammen 3,5 Andebu 3,5
Flesberg 3,5 Borre 3,5
Flå 2,5 for områdene på østsiden av Raet, Kirkebakken
Gol 2,5 og områdene øst for vannskillet mellom Oslo-
Hemsedal 2,5 fjorden og Borrevannet til Falkensten 2,5
Hol 3,5 Hof 3,5
Hole 2,5 Holmestrand 3,5
Hurum 3,5 Lardal 3,5
Kongsberg 3,5 Larvik 2,5
Krødsherad 2,5 nord for Kvelde 3,5
Lier 3,5 Nøtterøy 2,5
Modum 3,5 Ramnes 3,5
Nedre Eiker 3,5 Sande 3,5
Nes 2,5 Sandefjord 2,5
Nore og Uvdal 2,5 Stokke 2,5
Ringerike 2,5 Svelvik 3,5
Rollag 3,5 Tjøme 2,5
Røyken 3,5 Tønsberg 2,5
Sigdal 3,5 Våle 3,5
Øvre Eiker 3,5
Ål 2,5

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Municipalità della provincia di Telemark Carico della neve al Municipalità della provincia di Vest-Agder Carico della neve al
2
suolo [kN/m ] suolo [kN/m2]
Bamble 2,5 Audnedal 3,5
Bø 3,5 Farsund 2,5
for områder under 200 m o.h. 2,5 Flekkefjord 2,5
Drangedal 3,5 Hægebostad 3,5
Fyresdal 3,5 Kristiansand 3,5
Hjartdal 3,5 Kvinesdal 3,5
Kragerø 2,5 Lindesnes 2,5
Kviteseid 3,5 Lyngdal 2,5
Nissedal 3,5 Mandal 2,5
Nome 3,5 Marnardal 3,5
Notodden 2,5 Sirdal 3,5
strengere krav i spesielle områder Songdalen 3,5
Porsgrunn 2,5 Søgne 3,5
Sauherad 2,5 Vennesia 3,5
strengere krav i spesielle områder Åseral 3,5
Seljord 3,5
Siljan 3,5
Skien 2,5
Tinn 2,5
for høyfjellsområdene 3,5
Tokke 3,5
Vinje 3,5

Municipalità della provincia di Aust-Agder Carico della neve al Municipalità della provincia di Rogaland Carico della neve al
suolo [kN/m2] suolo [kN/m2]
Arendal 3,5 Bjerkreim 1,5
Birkenes 3,5 Bokn 1,5
Bygland 3,5 Eigersund 1,5
Bykle 3,5 Finnøy 1,5
Evje og Hornnes 3,5 Forsand 1,5
Froland 3,5 Gjesdal 2,5
Gjerstad 3,5 for områder under 200 m o.h. 1,5
Grimstad 3,5 Haugesund 1,5
Hisøy 2,5 Hjelmeland
Iveland 3,5 i de bosatte områder 1,5
Lillesand 3,5 Hå 1,5
Moland 3,5 Karmøy 1,5
Risør 3,5 Klepp 1,5
Tromøy 2,5 Kvitsøy 1,5
Tvedestrand 3,5 Lund 2,5
Valle 3,5 Randaberg 1,5
Vegårdshei 3,5 Rennesøy 1,5
Øyestad 3,5 Sandnes 1,5
Åmli 3,5 Sauda 2,5
Sokndal 1,5
Sola 1,5
Stavanger 1,5
Strand 1,5
Suldal 2,5
Time 1,5
Tysvær 1,5
Utsira 1,5
Vindafjord 2,5

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Municipalità della provincia di Hordaland Carico della neve al Municipalità della provincia di Sogn og Fjordane Carico della neve al
2
suolo [kN/m ] suolo [kN/m2]
Askøy 1,5 Askvoll 1,5
Austevold 1,5 Aurland 2,5
Austrheim 1,5 Balestrand
Bergen 1,5 fra Dragsvik t.o.m. Høyander 2,5
strengere krav for spesielle strøk fra Fjærland t.o.m. Farnes 3,5
Bømlo 1,5 Bremanger
Etne 2,5 for ytre strøk 1,5
Eidfjord 2,5 for indre strøk 2,5
Fedje 1,5 Eid 2,5
Fitjar 1,5 Fjalar 2,5
Fjell 1,5 Flora 1,5
Fusa 2,5 indre deler av kommunen 2,5
Granvin 3,5 Førde 2,5
Jondal 2,5 i Angedalen ovenfor
Kvam 2,5 Ryggjabrua og Haukedalen 3,5
Kvinnherad 1,5 Gaular 2,5
strengere krav over 150 m o.h. Gloppen 2,5
Lindås 2,5 strengere krav for spesielle strøk
Masfjorden 2,5 Gulen 2,5
Meland 1,5 områdene langs Eidsfjorden
Modalen 3,5 Nordgulfjorden, Rutledal
Odda og vestenfor 1,5
per 0 - 200 m o.h. 2,5 Hornindal 3,5
oltre 200 m o.h. 3,5 Hyllestad 2,5
Os 1,5 Høyanger (i lavere strøk) 2,5
Osterøy 2,5 i Lavikdal og Rørvik 3,5
Radøy 1,5 Jølster 3,5
Samnanger 2,5 Leikanger 2,5
Stord 1,5 Luster
Sund 1,5 0 til 150 m o.h. 2,5
Sveio 1,5 150 til 300 m o.h. 4,5
Tysnes 1,5 oltre 300 m o.h. 6,5
Ullensvang 2,5 Lærdal 2,5
Ulvik 3,5 Naustdal 2,5
Osa, Vagnstrond og Hallanger 2,5 ovenfor Styggelia og området Øvre
Vaksdal 2,5 Åsdalen Kirke/Nordheim 3,5
Bergsdalen og Hissingedalen 6,5 Selje 1,5
Voss Ogndal 3,5
områder under 250 m o.h. rundt Solund 1,5
Vossevangen 2,5 Stryn 3,5
alle andre områder under 600 m o.h. 4,5 Vik 2,5
Ølen 2,5 Vågsøy 1,5
Øygarden 1,5 Årdal 2,5

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Municipalità della provincia di Møre og Romsdal Carico della neve al Municipalità della provincia di Sør-Trøndelag Carico della neve al
2
suolo [kN/m ] suolo [kN/m2]
Aukra 1,5 Agdenes 3,5
Aure 3,5 Bjugn 2,5
Averøy 2,5 Frøya 1,5
Eide 2,5 Hemne
Frei 2,5 0 til 100 m o.h; 2,5
Fræna 2,5 oltre 100 m o.h. 3,5
Giske 1,5 Hitra 1,5
Gjemnes 3,5 Holtålen 3,5
Halsa 3,5 Klæbu 3,5
Haram 2,5 Malvik 3,5
Hareid 2,5 Meldal 3,5
Herøy 1,5 Melhus
Kristiansund 1,5 0 til 150 m o.h. 2,5
Midsund 2,5 oltre 150 m o.h. 3,5
Molde 3,5 Midtre Gauldal 3,5
Nesset 3,5 Oppdal 3,5
Norddal 3,5 Orkdal 3,5
Rauma 3,5 Osen 2,5
Rindal 4,5 Rennebu 3,5
Sande 1,5 Rissa 3,5
Sandøy 1,5 Roan 2,5
Skodje 2,5 Rørås 2,5
Smøla 1,5 Selbu 3,5
Stordal 3,5 Skaun 2,5
Stranda 3,5 Snillfjord 3,5
Sula 2,5 Trondheim
Sunndal 3,5 Område I - Området begrenses av Nidelva, Trondhei-
Surnadal 3,5 msfjorden, rette linjer Digermulen - Storbeia - Huåsen
Sykkylven 3,5 - Lauvåsen - Våttåsen og kommunegrensa:
Tingvoll 3,5 0 - 150 m o.h. 3,5
Tustna 2,5 150 - 250 m o.h. 4,5
Ulstein 1,5 250 - 350 m o.h. 5,5
Vanylven 2,5 350 - 450 m o.h. 6,5
Vestnes 3,5 Område II - Området omfatter resten av kommunen.
Volda 3,5 Lastene i område II reduseres med 1 kN/m2 i forhold
Ørskog 3,5 til last ved samme m o.h. i område L.
Ørsta 3,5 For en stripe langs fjorden med m o.h. lavere enn 50,
Ålesund 2,5 reduseres snølasten i begge områder med 1,0 kN/m2.
Tydal 3,5
Ørland 2,5
Åfjord
0 til 100 m o.h. 2,5

Municipalità della provincia di Nord-Trøndelag Carico della neve al Municipalità della provincia di Nord-Trøndelag Carico della neve al
suolo [kN/m2] (continua) suolo [kN/m2]
Flatanger 2,5 Namsos 2,5
Fosnes 3,5 Namsskogen 3,5
Frosta 2,5 Nærøy 3,5
Grong 3,5 Overhalla 3,5
Høylandet 3,5 Røyrvik 4,5
Inderøy 2,5 Snåsa 3,5
Leka 1,5 Steinkjer 3,5
Leksvik 3,5 Stjørdal 3,5
Levanger 3,5 Verdal
Lierne 3,5 0 - 120 m o.h. vest for koordinat y-52 200 2,5
nord for Gaster-og Holandsfjellet 4,5 øvrige områder i kommunen 3,5
Meråker 3,5 Verran 3,5
Mosvik 3,5 Vikna 2,5
Namdalseid 3,5

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Municipalità della provincia di Nordland Carico della neve Municipalità della provincia di Troms Carico della neve
2
al suolo [kN/m ] al suolo [kN/m2]
Alstahaug 2,5 Balsfjord 3,5
Andøoy 2,5 Bardu 3,5
Ballangen 2,5 Berg 3,5
Beiarn 3,5 Bjarkøy 3,5
Bindal 3,5 Dyrøy 3,5
Bodø 2,5 Gratangen 3,5
Brønnøy Lavangen 3,5
for ytre strøk 2,5 Harstad 3,5
for indre strøk 3,5 Ibestad 2,5
Bø Karisøy 3,5
strengere krav for spesielle strøk 2,5 Kvæfjord 3,5
Dønna 1,5 Kvænangen 3,5
Evenes 3,5 Kåfjord 3,5
Fauske 3,5 Lenvik 3,5
Flakstad 2,5 Lyngen 3,5
Gildeskål 2,5 Målselv 3,5
Grane Nordreisa 3,5
(snødybdermålingene viser betydelige variasjoner) 4,5 Salangen 3,5
Hadsel 3,5 Skjervøy 3,5
Hamarøy 2,5 Skånland 3,5
Hattfjelldal 4,5 Storfjord 2,5
i Susendal og Hattfjelldal sentrum under 300 m o.h. 3,5 Sørreisa 3,5
Hemnes 3,5 Torsken 2,5
for fjordområdene og Korgen 2,5 Tranøy de deler av kommunen som er sør for Gam-
Røssvatnetområdet 5,5 melseterelva 2,5
Herøy 1,5 områdene nord for Gammelseterelva 3,5
Leirfjord 2,5 Tromsø 3,5
Lurøy 1,5
Lødingen 4,5
Meløy 2,5 Municipalità della provincia di Finnmark Carico della neve
Moskenes 2,5 al suolo [kN/m2]
Narvik 2,5
Nesna 1,5 Alta 2,5
Rana Berlevåg 2,5
Mo og sydsiden av Ranfjorden til Hemnes, Selfors, Båtsfjord 2,5
Gruben og Utskarpen-Skjona 2,5 Gamvik 2,5
øvrige områder i kommunen 3,5 Hammerfest 2,5
Rødøy 2,5 Hasvik 2,5
Røst 1,5 Karasjok 2,5
Saltdal 3,5 Kautokeino 2,5
Skjerstad 2,5 Kvalsund 2,5
Sortland 3,5 Vardo 2,5
Steigen 2,5 Lebesby 2,5
Sørfold 2,5 Loppa 2,5
Somna Måsoy 2,5
for vestlige områder av kommunen 2,5 Nesseby 2,5
for østlige områder av kommunen 3,5 Nordkapp 2,5
Tjeldsund 3,5 Porsanger 2,5
Træna 1,5 Sør-Varanger 2,5
Tysfjord 2,5 Sørøysund 2,5
Vefsn - langs Vefsnfjorden og innenfor områdene 3,5 Tana 2,5
begrenset av kommune - planene Mosjøen, Skaland/ Vadsø 2,5
Søfting og Holandsvika 2,5
Vega 1,5
Vestvågøy 2,5
Vevelstad 2,5
Værøy 1,5
Vågan 2,5
Øksnes 2,5

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A.14 Portogallo (includendo Madeira e Azzorre)
Il carico caratteristico della neve al suolo dipende dalla posizione e dall'altitudine, come
dato in A.14.1 e A.14.2.

A.14.1 Ad altitudini di 200 m o al di sopra nelle regioni: Viana do Castelo, Braga, VilaReal, Bra-
ganca, Porto, Aveiro, Viseu, Guarda, Coimbra, Leiria, Castelo de Branco, Portalegre.
sk = (A - 50)/400 kN/m2

A.14.2 Ubicazioni non comprese nel punto precedente


sk = 0,0 kN/m2

A.15 Spagna
I carichi dati in A.15 sono applicabili a siti ad altitudini minori di 2 000 m.
Per le zone nazionali definite in figura A.15.1 i carichi caratteristici della neve al suolo so-
no dipendenti dall'altitudine, come dato nel prospetto A.15.1.
prospetto A.15.1 Spagna - Carichi della neve al suolo in funzione della zona della neve e dell’altitudine

sk
[kN/m2]
Altitudine
[m] Zona I Zona II Zona III Zona IV
Atlantico del nord Mediterraneo del nord e Sud della penisola Monti Paniberici e Isole
isole Baleari Canarie
2 000 7,4 6,2 4,8 4,8
1 900 6,3 5,6 4,1 4,1
1 800 5,3 5,0 3,5 3,5
1 700 4,5 4,5 3,0 3,0
1 600 3,8 4,0 2,6 2,6
1 500 3,2 3,6 2,2 2,2
1 400 2,2 2,6 1,6 1,6
1 300 1,9 2,4 1,4 1,4
1 200 1,8 2,1 1,2 1,2
1 100 1,6 1,9 1,0 1,0
1 000 1,1 1,7 0,9 0,9
900 0,7 1,1 0,6 0,0
800 0,6 1,0 0,5 0,0
700 0,5 0,7 0,3 0,0
600 0,3 0,6 0,3 0,0
500 0,3 0,6 0,2 0,0
400 0,2 0,5 0,2 0,0
200 0,2 0,4 0,2 0,0

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figura A.15.1 Spagna - Zone della neve

A.16 Svezia
Per le zone nazionali definite in figura A.8 i carichi caratteristici della neve al suolo sono
dati in figura A.8 e prospetto A.2.
prospetto A.2 Svezia: valori di base per il carico neve

Valore base del carico della


Zona di neve neve, sk
(kN/m2)
4 4,0
3 3,0
2,5 2,5
2 2,0
1,5 1,5
1 1,0

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figura A.8 Svezia - Zone della neve
1) da 2,5 fino a 30 km dalla costa di Norrland tra Haparanda e Husum;
2) da 2,5 fino a 10 km dalla costa di Norrland tra Husum e il confine tra le contee di Gäv-
leborg e Västernorrland;
3) da 1,5 fino a 10 km dalle coste dei laghi Vänern e Vättern.

A.17 Svizzera
Ad altitudini minori di 1 500 m:
sk = 0,4 [1,0 + (Aref/350)2] kN/m2
dove:
sk è il carico della neve al suolo ed ha un valore minimo di 0,9 kN/m2;
Aref è l’altitudine di riferimento dalla figura A.9 [in m].

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figura A.9 Svizzera - Altitudini
I - 200 m;
II ± 0 m;
III + 200 m;
IV + 400 m;
V + 500 m.

A.18 Regno Unito


I carichi dati in A.18 sono applicabili a siti con altitudini minori di 100 m. Questi non sono
applicabili a siti ad altitudini maggiori di 500 m.
Per siti con altitudine maggiore di 100 m ma minore di 500 m il carico caratteristico della
neve al suolo sarà calcolato con la formula:
sk = sb + (0,1 sb + 0,09)(A - 100)/100 (kN/m2)
dove:
sb è il carico della neve base al suolo, ottenuto dalla figura A.10 e corrisponde all'in-
tensità del carico di neve non accumulata in una area riparata ad un livello del ter-
reno di 100 m sopra il livello medio del mare.
Per regolare il periodo di ritorno del carico della neve al suolo, il coefficiente di variazione
del massimo carico annuale della neve da inserire nella formula dell'appendice C dovrà
essere preso pari a 1,4. In questo caso il carico della neve al suolo con un periodo di ri-
torno di n anni può essere calcolato con:
sn = sk [0,056 4 - 0,555 4 log10 (1/n)]

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figura A.10 Regno Unito e Irlanda - Carichi base della neve sul suolo

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APPENDICE B COEFFICIENTI DI FORMA DEI CARICHI DELLA NEVE PER SPECIFICHE REGIONI
(normativa) CLIMATICHE

B.1 Campo di applicazione


P(1) Questa appendice fornisce i coefficienti di forma di carichi della neve per regioni
nelle quali la competente autorità nazionale stabilisce che le condizioni climatiche
sono tali da garantire il loro uso. Tale uso sarà generalmente fatto per regioni dove
tutta la neve normalmente si liquefa e sgombera tra singoli sistemi meteorologici e
le velocità del vento sono alte.
P(2) La più sfavorevole delle distribuzioni di carico determinata in accordo con questa
appendice verrà usata per il progetto. Ciascuna distribuzione di carico della neve
sarà considerata agente individualmente, cioè non in combinazione con distribu-
zioni di carico dovute alla neve.
P(3) I carichi dovuti ad accumulo locale in accordo con B.2.3, B.3 e B.4 devono essere
considerati carichi eccezionali (accidental loads) e devono essere trattati nella pro-
gettazione nella maniera prescritta dalle competenti autorità nazionali.

B.2 Tetti a falde

B.2.1 Tetti a una o due falde


(1) Per tetti a una o due falde i coefficienti di forma sono quelli indicati in 7.2, se non
altrimenti specificato dalle competenti autorità nazionali.

B.2.2 Tetti a più falde


P(1) Questo punto è applicabile solo a tetti con falde multiple aventi uguale altezza di
colmo, uguale angolo di falda, e campate uguali. I casi di carico della neve unifor-
me ed asimmetrico devono essere derivati dal sottopunto B.2.1. Il carico dovuto ad
accumulo nel compluvio deve essere determinato da questo sottopunto.
figura B.1 Lunghezza di accumulo e coefficiente di forma del carico della neve - tetti a più falde

a) Lunghezza di accumulo
(2) La lunghezza di accumulo, ls, dovrà essere presa come di seguito:
per b ≤ 15 m: ls = b [B.1]
per b > 15 m: ls = 15 m [B.2]
b) Coefficiente di forma del carico della neve
(3) Il valore del coefficiente di forma del carico della neve, µ3, viene calcolato come:

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µ3 = 2 h/sk [B.3]
con la restrizione 0,8 ≤ µ3 ≤ 3.

B.3 Coperture cilindriche


(1) Per le coperture cilindriche i coefficienti di forma sono quelli indicati nel punto 7.3,
se non altrimenti specificato dalle competenti autorità nazionali.

B.4 Bruschi cambi dell’altezza del tetto


P(1) Questo punto è applicabile quando vi è un brusco cambio di altezza nel tetto su-
periore o uguale a 1 m e il tetto più basso è piano. Il carico della neve per i tetti su-
periori e quelli inferiori deve essere determinato in accordo con B.2. Il carico di ac-
cumulo sul tetto più basso in corrispondenza del brusco cambio di altezza del tetto
deve essere determinato secondo questo punto.
figura B.2 Lunghezza di accumulo e coefficiente di forma del carico della neve per accumuli locali in prossimità
di bruschi cambi di altezza del tetto

B.4.1 Lunghezza di accumulo


(2) La lunghezza di accumulo, ls, sarà presa come il valore più piccolo tra 5 h, b2 e
15 m.

B.4.2 Coefficiente di forma del carico della neve


(3) Il valore del coefficiente di forma del carico della neve, µ4, sarà calcolato come il
più piccolo tra:
2 h/sk e 2 b/ls (dove b è il più grande tra b1 e b2)
con la restrizione 0,8 ≤ µ4 ≤ 8.

B.5 Accumulo in corrispondenza di sporgenze ed ostruzioni


P(1) Non è necessario prendere in considerazione sporgenze ed ostruzioni con un area
in elevazione verticale minore di 1 m2.
P(2) Le distribuzioni del carico della neve devono essere determinate per i tetti a partire
dai coefficienti di forma dati in B.2. Casi di carico dovuti ad accumuli locali su spor-
genze ed ostruzioni saranno determinati da B.5.

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P(3) Quando il tetto si estende su entrambi i lati dell'ostruzione, i casi di carico conside-
rati dovranno essere riferiti ad accumuli che avvengono su entrambi i lati simulta-
neamente e su ciascun lato isolatamente.
figura B.3 Coefficienti di forma del carico della neve - accumuli in corrispondenza di ostruzioni

B.5.1 Lunghezza di accumulo


(4) La lunghezza di accumulo, lsi, viene presa nel modo seguente:
per b i < 5 m, lsi = b i [B.6]

per b i ≥ 5 m, lsi viene preso come il valore più piccolo

tra 5 h, b i e 15 m [B.7]
con la restrizione, lsi ≥ 5 m.

B.5.2 Coefficiente di forma del carico della neve


(5) I coefficienti di forma del carico della neve devono essere calcolati individualmente
per le spinte locali su ciascun lato dell'ostruzione.
I valori dei coefficienti di forma del carico della neve, µ i , saranno calcolati come i
più piccoli tra:
2 h/sk e 2 b/lsi (dove b è il più grande tra b5 e b6) [B.8]
con la restrizione 0,8 ≤ µ i ≤ 5.

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APPENDICE C AGGIUSTAMENTI DEL PERIODO DI RITORNO DEL CARICO DELLA NEVE AL SUOLO
(informativa)

C.1 I carichi della neve al livello del suolo per intervalli di ricorrenza media differenti da quello
per il carico della neve caratteristico, sk (che per definizione è basato su una probabilità
annuale di eccedenza di 0,02), possono essere adattati per corrispondere a valori carat-
teristici mediante l'applicazione dei punti da C.2 a C.4. Comunque le formule date non po-
tranno applicarsi per probabilità maggiori di 0,2 (cioè n minore di 5 anni approssimativa-
mente).

C.2 Se i dati disponibili mostrano che si possa ipotizzare che il carico della neve massimo an-
nuale possa seguire la distribuzione di probabilità di Gumbel, allora la relazione tra il va-
lore caratteristico del carico della neve al suolo e il carico della neve al suolo per un inter-
vallo medio di ricorrenza di n anni è dato dalla formula:
 
 ( 1 + 2, 592 3 ⋅ V ) 
s k = s n  ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------- [C.1]
 1 – V ⋅ ------- ⋅ [ ln ( – ln ( 1 – P ) ) + 0, 577 22 ] 
6
 π n 
dove:
sk è il carico caratteristico della neve al suolo (con un periodo di ritorno di 50 anni) [in
kN/m2];
sn è il carico della neve al suolo con un periodo di ritorno di n anni;
Pn è la probabilità annuale di superamento [equivalente approssimativamente a 1/n,
dove n è il corrispondente intervallo di ricorrenza (in anni)];
V è il coefficiente di variazione.
Quando ci sono informazioni insufficienti per la determinazione del coefficiente di varia-
zione è possibile assumere il valore di 0,5. In tal caso:
sn
s k = --------------------------------------------------------------------------------------------------------
- [C.2]
[ 0, 337 5 – 0, 169 8 ⋅ ln ( – ln ( 1 – P n ) ) ]

C.3 Le formule date sopra possono ancora essere adattate per calcolare il carico della neve
al suolo per altre probabilità di superamento, ove permesso dalle competenti autorità na-
zionali, per esempio nei casi seguenti:
a) strutture in cui il rischio più alto è giudicato accettabile;
b) strutture in cui è richiesta una sicurezza più alta del normale.

C.4 A seconda dei casi, le competenti autorità nazionali possono definire altre funzioni di di-
stribuzione per l'adattamento del periodo di ritorno dei carichi della neve al suolo.

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APPENDICE D MASSA VOLUMICA DELLA NEVE
(informativa)

D.1 La massa volumica della neve varia. In generale si incrementa con la durata della coper-
tura della neve e dipende dalla localizzazione del sito, clima e altitudine.

D.2 Valori indicativi per il peso per unità di volume medio della neve sul suolo sono dati nel
prospetto D.1, eccetto quando specificato nella parte generale di questo documento.
prospetto D.1 Massa volumica della neve

Peso apparente per unità di volume


Tipo di neve
[kN/m3]
Fresca 1,0
Assestata (diverse ore o giorni dopo la sua caduta) 2,0
Vecchia (diverse settimane o mesi dopo la sua caduta) 2,5 - 3,5
Bagnata 4,0

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PUNTI DI INFORMAZIONE E DIFFUSIONE UNI

Milano (sede) Via Battistotti Sassi, 11b - 20133 Milano - Tel. (02) 70024200 - Fax (02) 70105992 -
Internet: www.unicei.it - Email: diffusione@uni.unicei.it

Roma Piazza Capranica, 95 - 00186 Roma - Tel. (06) 69923074 - Fax (06) 6991604

Bari c/o Tecnopolis Csata Novus Ortus


Strada Provinciale Casamassima - 70010 Valenzano (BA) - Tel. (080) 8770301 - Fax (080) 8770553

Bologna c/o CERMET


Via A. Moro, 22 - 40068 San Lazzaro di Savena (BO) - Tel. (051) 6257511 - Fax (051) 6257650

Brescia c/o AQM s.r.l.


Via Lithos, 53 - 25086 Rezzato (BS) - Tel. (030) 2590656 - Fax (030) 2590659

Firenze c/o Associazione Industriali Provincia di Firenze


Via Valfonda, 9 - 50123 Firenze - Tel. (055) 2707268 - Fax (055) 281616

Napoli c/o Consorzio Napoli Ricerche


Corso Meridionale, 58 - 80143 Napoli - Tel. (081) 5537106 - Fax (081) 5537112

Torino c/o Centro Estero Camere Commercio Piemontesi


Via Ventimiglia, 165 - 10127 Torino - Tel. (011) 6700511 - Fax (011) 6965456

Vicenza c/o Associazione Industriali Provincia di Vicenza


Piazza Castello, 3 - 36100 Vicenza - Tel. (0444) 545573 - Fax (0444) 547318

UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria, dei Ministeri e del CNR.
Via Battistotti Sassi, 11b Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia

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Eurocodice 1
NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-2-5
S P E R I M E N TA L E Parte 2-5: Azioni sulle strutture - Azioni termiche

GIUGNO 2001
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 2-5: Actions on structures - Thermal actions

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


CLASSIFICAZIONE ICS 91.080.01

SOMMARIO La norma, sperimentale, indica i principi generali e le azioni per la proget-


tazione strutturale di edifici ed opere includendo alcuni aspetti geotecnici,
deve essere usata unitamente agli altri eurocodici. Può anche essere
usata per strutture non coperte dagli eurocodici e dove altri materiali o
altre azioni sulle strutture sono coinvolte.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-2-5:1997


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-2-5 (edizione agosto 1997).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell'UNI, delibera del 12 giugno 2001

UNI © UNI - Milano


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 12 UNI ENV 1991-2-5:2001 Pagina I


PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, della
norma europea sperimentale ENV 1991-2-5 (edizione agosto 1997),
che assume così lo status di norma nazionale italiana sperimentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI segue i lavori euro-
pei sull’argomento per delega della Commissione Centrale Tecnica.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-2-5 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per novembre 1999. Eventuali osserva-
zioni sulla norma devono pervenire all’UNI.

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubbli-


cazione di nuove edizioni o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utilizzatori delle stesse si accertino di es-
sere in possesso dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.
Si invitano inoltre gli utilizzatori a verificare l’esistenza di norme UNI
corrispondenti alle norme EN o ISO ove citate nei riferimenti normativi.

Le norme sperimentali sono emesse, per applicazione provvisoria, in campi in cui viene
avvertita una necessità urgente di orientamento, senza che esista una consolidata espe-
rienza a supporto dei contenuti tecnici descritti.
Si invitano gli utenti ad applicare questa norma sperimentale, così da contribuire a fare
maturare l'esperienza necessaria ad una sua trasformazione in norma raccomandata.
Chiunque ritenesse, a seguito del suo utilizzo, di poter fornire informazioni sulla sua appli-
cabilità e suggerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato
dell'arte in evoluzione è pregato di inviare, entro la scadenza indicata, i propri contributi
all'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina II


INDICE

Sezione 1 GENERALITÀ 1
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 1
1.1.1 Scopo della ENV 1991 Eurocodice 1 ..................................................................................................... 1
1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-5 - Azioni termiche ...................................................................................... 1
1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991 ................................................................................................................... 1
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 1
1.3 Distinzione fra principi e regole di applicazione ....................................................................... 2
1.4 Definizioni...................................................................................................................................................... 2
1.5 Simboli ............................................................................................................................................................ 3

Sezione 2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI 4

Sezione 3 SITUAZIONI DI PROGETTO 4

Sezione 4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI 5


figura 4.1 Componenti costituenti il profilo di temperatura ................................................................................. 5

Sezione 5 VARIAZIONE DI TEMPERATURA NEGLI EDIFICI 5


5.1 Generalità...................................................................................................................................................... 5
5.1.1 Strutture di edifici .......................................................................................................................................... 6
5.1.2 Elementi di rivestimento ............................................................................................................................. 6
5.1.3 Determinazione dei profili di temperatura............................................................................................. 6

Sezione 6 VARIAZIONI DI TEMPERATURA NEI PONTI 7


6.1 Impalcati......................................................................................................................................................... 7
6.1.1 Gruppi di impalcati di ponte....................................................................................................................... 7
6.1.2 Considerazione sulle azioni termiche .................................................................................................... 7
6.1.3 Componente di temperatura uniforme - Valori caratteristici........................................................... 7
figura 6.1 Correlazione tra minima/massima temperatura dell'aria all'ombra (Tmin /Tmax) ed il
minimo/massimo della temperatura effettiva del ponte (Te,min /Te,max) ..................................... 8
6.1.4 Componente lineare della temperatura - Valori caratteristici......................................................... 9
prospetto 6.1 Valori caratteristici delle differenze lineari di temperatura per diversi gruppi di
sovrastrutture del ponte ........................................................................................................................... 10
prospetto 6.2 Fattori ksur per tenere conto dei diversi spessori della superficie ............................................. 10
6.1.5 Simultaneità delle componenti di temperatura uniforme e lineare ............................................ 11
6.1.6 Differenza della temperatura effettiva tra diversi elementi strutturali ....................................... 11
6.2. Pile da ponte............................................................................................................................................. 11
6.2.1 Considerazioni sulle azioni termiche ................................................................................................... 11
6.2.2 Differenze di temperatura - Valori caratteristici ............................................................................... 11

Sezione 7 VARIAZIONI DI TEMPERATURA IN CIMINIERE E CONDOTTE DI


TRASMISSIONE 12
7.1 Generalità................................................................................................................................................... 12
7.2 Componenti di temperatura - Valori caratteristici ................................................................. 12
7.2.1 Temperatura dell'aria all'ombra............................................................................................................. 12

UNI ENV 1991-2-5:2001 Pagina III di IV


7.2.2 Radiazione solare ..................................................................................................................................... 12
7.2.3 Temperatura del gas nelle condotte ................................................................................................... 12
7.2.4 Temperatura effettiva dell'elemento.................................................................................................... 12
7.3 Azioni termiche da considerare ..................................................................................................... 12
7.4 Determinazione delle componenti di temperatura ............................................................... 13
7.5 Valori caratteristici delle componenti di temperatura (valori indicativi) .................... 13
7.6 Simultaneità delle azioni .................................................................................................................... 13
figura 7.1 Componenti di rilievo della temperatura pertinenti a ciminiere e condotte
di trasmissione ........................................................................................................................................... 14

APPENDICE A ISOTERME DEI MASSIMI E MINIMI VALORI NAZIONALI DELLA


(informativa) TEMPERATURA DELL’ARIA ALL’OMBRA 15
figura A.1 Rapporti Tmax,R/Tmax e Tmin,R/Tmin ..................................................................................................... 16

APPENDICE B MODELLI PER LA STIMA DELLE AZIONI TERMICHE NON LINEARI


(normativa) SUI PONTI 33
prospetto B.1 Valori di T per sovrastrutture del gruppo 1 ....................................................................................... 33
figura B.1 Differenze di temperatura per diversi gruppi di sovrastrutture ................................................... 34
prospetto B.2 Valori di T per gruppo di sovrastruttura 2.......................................................................................... 35
prospetto B.3 Valori di T per sovrastrutture del gruppo 3 ....................................................................................... 36

APPENDICE C DETERMINAZIONE DEGLI EFFETTI DELLA TEMPERATURA SUGLI


(informativa) IMPALCATI DEI PONTI 37
figura C.1 Sezione trasversale di materiale composito .................................................................................... 38

APPENDICE D COEFFICIENTI DI DILATAZIONE LINEARE 40


(informativa)
prospetto D.1 Coefficienti di dilatazione lineare ......................................................................................................... 40

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Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-2-5
Parte 2-5: Azioni sulle strutture - Azioni termiche

AGOSTO 1997

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 2-5: Actions on structures - Thermal actions
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases de calcul et actions sur les structures
Partie 2-5: Actions sur les structures - Actions thermiques
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 2-5: Einwirkungen auf Tragwerken Temperatureinwirkungen

DESCRITTORI Ingegneria civile, ponte, resistenza termica, misura termica, espansione termica,
calcolo, analisi statistica, temperatura

ICS 91.010.30

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 28 novembre 1996.
Il periodo di validità della presente norma ENV è limitato inizialmente a 3 anni.
I membri del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in
particolare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea.
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza della presente
ENV nello stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente di-
sponibile a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantene-
re in vigore, contemporaneamente alla ENV, norme nazionali contrastanti,
fino alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Re-
pubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

© 1997 CEN
Tutti i diritti di riproduzione, in ogni forma, con ogni mezzo e in tutti i Paesi, sono
riservati ai Membri nazionali del CEN.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina V


PREMESSA

Obiettivi degli Eurocodici


(1) Gli "Eurocodici strutturali" costituiscono un gruppo di norme relative al progetto
strutturale e geotecnico di edifici e di opere di ingegneria civile.
(2) Essi trattano l'esecuzione ed il controllo solo per quanto è utile ad indicare la qua-
lità dei prodotti da costruzione ed il livello di esecuzione necessari per conformarsi
alle ipotesi delle regole progettuali.
(3) Fino a quando non sarà disponibile il necessario insieme di norme tecniche armo-
nizzate per i prodotti e per i metodi di prova, alcuni degli Eurocodici strutturali trat-
teranno alcuni di questi aspetti nelle appendici informative.

Cronistoria del programma degli Eurocodici


(4) La Commissione della Comunità Europea (CCE) ha cominciato a stabilire un in-
sieme di regole tecniche per il progetto di edifici ed altre opere di ingegneria civile
che, inizialmente, sarebbero dovute servire in alternativa alle differenti norme in
vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituirle. Tali norme tec-
niche sono diventate note come "Eurocodici strutturali".
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i vari Paesi membri, la CCE ha trasferito il lavoro
riguardante gli ulteriori sviluppi, l'aggiornamento e la pubblicazione degli Euroco-
dici strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appoggiare
il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico del CEN, CEN/TC 250, è responsabile di tutti gli Eurocodici
Strutturali.

Programma dell'Eurocodice
(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici strutturali, ciascuno dei quali è di-
viso in un certo numero di parti:
ENV 1991 = Eurocode 1 Basis of design and actions on structures
ENV 1992 = Eurocode 2 Design of concrete structures
ENV 1993 = Eurocode 3 Design of steel structures
ENV 1994 = Eurocode 4 Design of composite steel and concrete structures
ENV 1995 = Eurocode 5 Design of timber structures
ENV 1996 = Eurocode 6 Design of masonry structures
ENV 1997 = Eurocode 7 Geotechnical design
ENV 1998 = Eurocode 8 Design of structures for earthquake resistance
ENV 1999 = Eurocode 9 Design of aluminium alloy structures
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito sottocomitati separati in relazione ai diversi Eurocodici
sopra citati.
(9) La presente parte dell'Eurocodice 1 viene pubblicata dal CEN come norma euro-
pea sperimentale (ENV) con una vita iniziale di tre anni.
(10) La presente norma sperimentale è utilizzata per applicazioni pratiche di tipo spe-
rimentale e per la presentazione di commenti.
(11) Dopo circa due anni, ai membri del CEN sarà richiesto di inviare commenti formali
da prendere in considerazione per definire le future azioni.
(12) Nel frattempo proposte e commenti sulla presente parte dell'Eurocodice 1 dovreb-
bero essere inviati alla segreteria del CEN/TC 250/SC 1 al seguente indirizzo:
SIS / BST
BOX 490 44
S - 100 28 STOCKHOLM
SWEDEN
o all'ente normatore nazionale.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina VI


(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


(13) Considerata la responsabilità dei Paesi membri in tema di sicurezza, salute ed al-
tri campi interessati dai requisiti essenziali della Direttiva dei Prodotti da Costru-
zione (CPD), a certi elementi relativi alla sicurezza sono stati assegnati nella pre-
sente ENV valori indicativi che sono identificati tramite oppure [ ] ("valori in-
casellati"). Le autorità di ciascun Paese membro sono chiamate a rivedere i "valori
incasellati" che possono essere sostituiti da valori alternativi definitivi da usare
nelle applicazioni nazionali.
(14) Alcune delle norme europee ed internazionali di supporto possono non essere dispo-
nibili al momento della pubblicazione della presente norma sperimentale. È previsto
pertanto che ciascun Paese membro, o relativo ente di unificazione, pubblichi un Do-
cumento di Applicazione Nazionale (NAD) che fornisca valori definitivi sostitutivi per
elementi relativi alla sicurezza, con riferimento a norme di supporto compatibili e sia
una guida di applicazione nazionale della presente norma sperimentale.
(15) Resta inteso che la presente norma sperimentale deve essere utilizzata congiun-
tamente con il NAD valido nel Paese dove l'edificio o l'opera di ingegneria civile è
localizzata.

Argomenti specifici della presente norma sperimentale


(16) Lo scopo dell'Eurocodice 1 è definito in 1.1.1, mentre quello della presente parte
dell'Eurocodice 1 è definito in 1.1.2. Le parti addizionali dell'Eurocodice 1 che so-
no pianificate sono indicate in 1.1.3.
(17) La presente parte è completata da un certo numero di appendici, alcune normati-
ve, altre informative. Le appendici normative hanno lo stesso status del capitolo
cui sono correlate.
(18) I valori caratteristici delle isoterme nazionali della massima e minima temperatura
dell'aria all'ombra devono essere fornite sotto forma di mappa o altro (vedere ap-
pendice A) dalle autorità competenti. I valori forniti come carichi caratteristici de-
vono essere conformi alle definizioni fornite nella ENV 1991-1 punto 4.2.
(19) Nei NAD devono essere fornite tolleranze per gli effetti locali che è improbabile siano
stati considerati nell'analisi statistica per i carichi nazionali.
(20) Dove esistessero dubbi circa la validità dei minimi e massimi valori della tempera-
tura dell'aria all'ombra raccomandati, la procedura per consultare le autorità com-
petenti dovrebbe essere fornita nel NAD.

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Sezione 1 GENERALITÀ

1.1 Scopo

1.1.1 Scopo della ENV 1991 Eurocodice 1


P(1) La ENV 1991 fornisce principi generali ed azioni per progetti strutturali di edifici ed
opere di ingegneria civile includendo alcuni aspetti geotecnici e deve essere uti-
lizzata congiuntamente con le ENV da 1992 a 1999.
(2) Essa può anche essere utilizzata come base per il progetto di strutture non previ-
ste nella ENV da 1992 a 1999 e dove altri materiali o altre azioni di progetto strut-
turale siano coinvolte.
(3) La ENV 1991 riguarda anche la progettazione strutturale durante l'esecuzione del
progetto strutturale di strutture temporanee. Essa si riferisce a tutte le circostanze
in cui si richiede che una struttura fornisca un'adeguata prestazione.
(4) La ENV 1991 non è direttamente intesa per la verifica di strutture esistenti, nello svi-
luppare il progetto di riparazioni e adeguamenti o per valutare cambiamenti di uso.
(5) La ENV 1991 non comprende completamente situazioni di progetto speciali che
richiedono inusuali considerazioni di affidabilità come strutture nucleari per cui do-
vrebbero essere utilizzate specifiche procedure di progettazione.

1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-5 - Azioni termiche


P(1) La presente parte fornisce regole e metodi per il calcolo delle azioni termiche sugli
edifici, sui ponti ed altre strutture, comprendendo anche le componenti strutturali.
Sono forniti anche i principi necessari per i rivestimenti ed altre aggiunte agli edifici.
(2) La presente parte dell'Eurocodice sulle azioni sulle strutture descrive le variazioni
di temperatura sugli elementi strutturali. I valori caratteristici delle azioni termiche
vengono presentati perché siano utilizzati nel progetto di strutture che sono espo-
ste a variazioni climatiche giornaliere e stagionali.
(3) Le strutture nelle quali le azioni termiche hanno una funzione principale durante
l'uso (per esempio ciminiere, torri di raffreddamento, sili, serbatoi, magazzini ter-
mici, servizi di refrigerazione e riscaldamento) sono trattate nella sezione 7.
(4) Si trattano i seguenti argomenti:
Sezione 1 - Generalità
Sezione 2 - Classificazione delle azioni
Sezione 3 - Situazioni di progetto
Sezione 4 - Rappresentazione delle azioni
Sezione 5 - Variazioni di temperatura negli edifici
Sezione 6 - Variazioni di temperatura nei ponti
Sezione 7 - Variazioni di temperatura in ciminiere e condotte di trasmissione

1.1.3 Ulteriori parti della ENV 1991


(1) Ulteriori parti della ENV 1991 che, attualmente sono in preparazione o sono state
pianificate, sono date in 1.2.

1.2 Riferimenti normativi


La presente norma europea sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non, a di-
sposizioni contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti
appropriati del testo e vengono di seguito elencati.
ISO 3898:1987 Basis of design for structures - Notations - General symbols
Nota Le seguenti norme europee sperimentali che sono pubblicate o in preparazione sono citate nei punti appro-
priati del testo e nelle pubblicazioni riportate di seguito.
ENV 1991-1 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 1: Basis
of design

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ENV 1991-2-1 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.1:
Densities, self-weight, imposed loads
ENV 1991-2-2 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.2:
Actions on structures exposed to fire
ENV 1991-2-3 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.3:
Snow loads
ENV 1991-2-4 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.4:
Wind actions
ENV 1991-2-6 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.6:
Actions during execution
ENV 1991-2-7 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 2.7:
Accidental actions due to impact and explosions
ENV 1991-3 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 3:
Traffic loads on bridges
ENV 1991-4 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 4:
Actions in silos and tanks
ENV 1991-5 Eurocode 1: Basis of design and actions on structures - Part 5:
Actions induced by cranes and machinery
ENV 1992 Eurocode 2: Design of concrete structures
ENV 1993 Eurocode 3: Design of steel structures
ENV 1994 Eurocode 4: Design of composite steel and concrete structures
ENV 1995 Eurocode 5: Design of timber structures
ENV 1996 Eurocode 6: Design of masonry structures
ENV 1997 Eurocode 7: Geotechnical design
ENV 1998 Eurocode 8: Earthquake resistant design of structures
ENV 1999 Eurocode 9: Design of aluminium alloy structures

1.3 Distinzione fra principi e regole di applicazione


(1) In dipendenza dal carattere delle disposizioni individuali, nella presente parte 2-5
della ENV 1991 viene fatta distinzione fra principi e regole di applicazione.
(2) I principi comprendono:
- le affermazioni generali e le definizioni per cui non ci sono alternative, come
pure;
- i requisiti ed i modelli analitici per cui nessuna alternativa è permessa tranne
quando specificatamente dichiarato.
(3) I principi sono identificati con la lettera P che segue il numero del paragrafo.
(4) Le regole di applicazione sono regole generalmente riconosciute che seguono i
principi e soddisfano i loro requisiti.
(5) È permesso utilizzare alternativamente regole differenti da quelle di applicazione
date nel presente Eurocodice, dimostrando che le regole alternative sono in ac-
cordo con i principi pertinenti ed hanno come minimo la stessa affidabilità.
(6) Nella presente parte della ENV 1991 le norme di attuazione sono identificate da
un numero tra parentesi, come per esempio il presente punto.

1.4 Definizioni
Per gli argomenti trattati dalla presente norma sperimentale, una lista base di definizioni è
data nella ENV 1991-1, mentre le definizioni fornite di seguito sono specifiche della pre-
sente parte.

1.4.1 azioni termiche: Le azioni termiche su di una struttura o su di un elemento strutturale sono
gli intervalli di variazione dei campi di temperatura entro uno specificato intervallo di tempo.

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1.4.2 temperatura dell'aria all'ombra: La temperatura dell'aria all'ombra è la temperatura misura-
ta da un termometro posto in una scatola di legno dipinta di bianco, sfinestrata, nota come
"Schermo di Stevenson". Il motivo della schermatura è quello di preservare il termometro
da (i) radiazioni del sole, del terreno e degli oggetti circostanti durante il giorno, (ii) da per-
dita di calore per radiazioni durante la notte, e (iii) da precipitazioni, e nello stesso tempo
permettere il passaggio dell'aria. Ciò si ottiene con l'uso di feritoie sui lati e sulla porta, un
doppio tetto con camera d'aria e da una copertura composta da tre strati parzialmente so-
vrapposti separati da una camera d'aria. Lo schermo è montato in modo tale che il bulbo
del termometro disti 1,20 m dal terreno, che può essere preso come livello, coperto da er-
ba bassa e ben lontano da alberi, edifici, pareti o altre ostruzioni. Il bulbo secco del termo-
metro fornisce la temperatura dell'aria al tempo di osservazione e il massimo e il minimo
della temperatura sono letti una o più volte al giorno, in accordo con il tipo di stazione, e
fissati immediatamente dopo la lettura.

1.4.3 temperatura massima dell'aria all'ombra, Tmax: Valore annuale della temperatura massima
dell'aria all'ombra con un periodo di ritorno di 50 anni, basata sui valori massimi registrati
ogni ora.

1.4.4 temperatura minima dell'aria all'ombra, Tmin: Valore annuale della temperatura minima
dell'aria all'ombra con un periodo di ritorno di 50 anni, basata sui valori minimi registrati
ogni ora.

1.4.5 involucro degli edifici: Parte della struttura che fornisce la membrana resistente alle intem-
perie o il rivestimento strutturale dell'edificio, oppure entrambi.

1.4.6 rivestimento: Parte della costruzione che non sopporta carichi oltre al proprio peso o al
vento e che costituisce una membrana resistente alle intemperie.

1.4.7 struttura portante: Elementi che trasmettono le azioni applicate all'edificio; sono incluse le
finiture permanenti e le pareti interne strutturali.

1.5 Simboli
(1) Ai fini della presente parte dell'Eurocodice 1, si applicano i seguenti simboli.
Nota La simbologia utilizzata è basata sulla ISO 3898:1987.
(2) Una lista base è fornita nella ENV 1991-1 e le notazioni addizionali sono specifi-
cate di seguito nella presente parte.

Lettere latine maiuscole


R Periodo di ritorno della massima (minima) temperatura dell'aria all'ombra [anni]
Tmax Valore annuale della massima temperatura dell'aria all'ombra con un perio-
do di ritorno di 50 anni, basata sui massimi valori registrati ogni ora
Tmin Valore annuale della minima temperatura dell'aria all'ombra con un periodo
di ritorno di 50 anni, basata sui minimi valori registrati ogni ora
Tmax,R Valore annuale della massima temperatura dell'aria all'ombra con un perio-
do di ritorno pari a R
Tmin,R Valore annuale della minima temperatura dell'aria all'ombra con un periodo
di ritorno pari a R
Te,max Temperatura massima effettiva di un ponte
Te,min Temperatura minima effettiva di un ponte
T0 Temperatura effettiva dell'elemento strutturale quando viene vincolato
T1, T2, T 3,T 4 Valori dei differenti profili positivi (negativi) di temperatura
∆Tk Valore caratteristico dell'azione termica
∆T1' Valore non frequente dell'azione termica
∆T1 Valore frequente dell'azione termica

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∆T2 Valore quasi permanente dell'azione termica
∆TN,pos Intervallo massimo della temperatura positiva effettiva su di un ponte
∆TN,neg Intervallo massimo della temperatura negativa effettiva su di un ponte
∆TN Intervallo totale della temperatura effettiva su di un ponte
∆TM,pos Differenze positive della temperatura ipotizzata con andamento lineare
∆TM,neg Differenze negative della temperatura ipotizzata con andamento lineare
∆TΕ Parte non lineare delle differenze di temperatura
A Area della sezione trasversale
D Gradiente lineare di temperatura
E Modulo di Young
J Momento di inerzia

Lettere latine minuscole


b Profondità della sezione trasversale
d Spessore di parete di una ciminiera o di una condotta di trasmissione
h Altezza delle sezione trasversale
u, c Posizione e parametro di scala della distribuzione della massima (minima)
temperatura annuale dell'aria all'ombra
k1, k2 Coefficienti per il calcolo della massima (minima) aria all'ombra
k3, k4 Temperature con un periodo di ritorno maggiore di 50 anni
ksur Fattore superficiale per differenze di temperatura lineari

Lettere greche minuscole


αT Coefficiente di dilatazione lineare (1/°C)
y0 Coefficiente per valori di combinazione dell'azione termica
y1' Coefficiente per valori rari dell'azione termica
y1 Coefficiente per valori frequenti dell'azione termica
y2 Coefficiente per valori quasi permanenti dell'azione termica
wN Fattore di riduzione dei componenti di temperatura uniformi per una combi-
nazione con differenze di temperatura lineare
wM Fattore di riduzione delle differenze di temperatura lineari per una combina-
zione con componente di temperatura uniforme

Sezione 2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI


P(1) Le azioni termiche sono classificate come azioni variabili, libere, vedere ENV 1991-1.
P(2) Le azioni termiche sono azioni indirette, vedere ENV 1991-1.
(3) I valori caratteristici delle azioni termiche forniti nella presente parte si riferiscono
ad un periodo di ritorno di 50 anni, se non altrimenti specificato.

Sezione 3 SITUAZIONI DI PROGETTO


P(1) Le azioni termiche pertinenti devono essere determinate per ogni situazione di
progetto identificato in accordo con le ENV 1991-1 e ENV 1991-3.
P(2) La distribuzione di temperatura in una sezione trasversale di ogni elemento indu-
ce deformazioni su tale elemento. Quando la deformazione è impedita, nell'ele-
mento si generano delle tensioni. Queste tensioni devono essere considerate sia
per le situazioni di progetto permanenti sia per quelle transitorie (per esempio du-
rante l'esecuzione o la riparazione) in accordo con la ENV 1991-1.

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P(3) Gli elementi della struttura portante devono essere verificati per assicurare che le
variazioni termiche non causino sovratensioni alla struttura, sia prevedendo nodi
di espansione sia includendo gli effetti termici nel progetto.
(4) In casi speciali si dovrebbero prevedere situazioni di progetto eccezionali, vedere 7.1.

Sezione 4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI


P(1) Variazioni quotidiane e stagionali della temperatura dell'aria all'ombra, della radia-
zione solare, re-radiazione, ecc, indurranno variazioni della distribuzione di tem-
peratura entro elementi individuali della struttura.
P(2) L'ampiezza degli effetti dovuti a variazioni termiche dipenderà dalle locali condi-
zioni climatiche, dall'orientazione della struttura, dalla sua massa totale, dalla fini-
tura (per esempio i rivestimenti negli edifici) e, nel caso di edifici, dal riscaldamen-
to, dal regime di ventilazione e dall'isolamento termico.
(3) La distribuzione di temperatura entro un elemento individuale strutturale deve es-
sere decomposta nei seguenti quattro componenti costituenti essenziali, come il-
lustrato nella figura 4.1:
a) una componente di temperatura uniforme, ∆TN;
b) una componente variabile linearmente intorno all'asse Z-Z, ∆TMZ;
c) una componente variabile linearmente intorno all'asse Y-Y, ∆TMY;
d) una distribuzione di temperatura non lineare, ∆TE. Ne risulta un sistema di ten-
sioni autoequilibrate che non producono un netto effetto di carico sull'elemento.
figura 4.1 Componenti costituenti il profilo di temperatura
Legenda
1 Baricentro

P(4) Le deformazioni e quindi tutte le tensioni risultanti dipendono dalla geometria e dalle
condizioni al contorno degli elementi considerati e dalle proprietà fisiche del mate-
riale utilizzato. Quando materiali con differenti coefficienti di espansione lineare ven-
gono utilizzati congiuntamente, vedere l'appendice C.5.

Sezione 5 VARIAZIONE DI TEMPERATURA NEGLI EDIFICI

5.1 Generalità
P(1) Nella presente sezione si definiscono gli effetti delle azioni termiche su edifici e ri-
vestimenti per i quali la temperatura entro l'involucro varia normalmente al massi-
mo di 20 °C durante l'uso normale.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 5


P(2) La presente sezione riguarda soltanto azioni termiche scaturenti da effetti climati-
ci dovuti alla variazione della temperatura dell'aria all'ombra ed alla radiazione so-
lare. Gli effetti possibili di ombreggiamento da parte degli edifici adiacenti devono
essere presi in considerazione durante il progetto. Le azioni termiche derivanti da
riscaldamento interno sfavorevole, gli effetti di impianti o processi industriali devo-
no essere presi in considerazione in fase progettuale.
(3) Le tolleranze richieste nella stima del comportamento di una struttura e dei suoi ri-
vestimenti dipendono dal tipo di struttura, dal tipo di rivestimento utilizzato e dalla
storia di temperatura interna ed esterna. Non si possono fornire regole specifiche
in accordo a ciò.
(4) Le regole fornite nella sezione hanno il significato di guida per le questioni che do-
vrebbero essere considerate nel progetto; dovrebbero inoltre essere considerate
nel progetto appropriate stime dettagliate per ogni struttura.
(5) Per definire gli effetti delle azioni termiche sugli edifici, i termini "involucro dell'edi-
ficio", "rivestimento" e "struttura portante" sono definiti in 1.4.
P(6) Gli effetti delle azioni termiche devono essere considerati laddove c'è la possibilità
che gli stati limite ultimi o di efficienza funzionale siano superati per effetti termici.
In particolare devono essere presi in considerazione i movimenti differenziali tra le
componenti formate da differenti materiali.
Nota La disposizione dei nodi mobili può essere influenzata da umidità ed altri fattori ambientali.

5.1.1 Strutture di edifici


P(1) Si deve impedire che negli elementi della struttura portante gli spostamenti dovuti
a variazioni termiche determinino il superamento degli stati limite della struttura,
sia prevedendo nodi di espansione che includendo gli effetti termici nella proget-
tazione. Opportune tolleranze devono essere presenti per sopportare movimenti
differenziali tra la struttura ed i rivestimenti.
P(2) Si deve verificare che per gli elementi strutturali non protetti dalle azioni esterne
per mezzo di rivestimenti non ci sia incremento di rischio dovuto a forti oscillazioni
termiche. Laddove valori critici vengono raggiunti (per esempio nelle solette delle
strutture di protezione ambientale) si devono prendere in considerazione gli effetti
della radiazione solare e di temperatura non uniforme.

5.1.2 Elementi di rivestimento


P(1) Gli effetti delle variazioni di temperatura devono essere presi in considerazione
sugli elementi di rivestimento e deve essere determinata la lunghezza effettiva tra
i giunti mobili in riferimento alla prestazione del materiale utilizzato nella costruzio-
ne. Laddove siano utilizzate differenti forme di rivestimento si deve tener conto
delle variazioni, come dell'espansione del tasso di calore scambiato tra i materiali.
P(2) I materiali di rivestimento devono essere fissati alla struttura in maniera tale da
permettere movimenti differenziali tra le varie componenti.
P(3) I movimenti differenziali dovuti alla variazione della temperatura dell'aria all'ombra
e alla radiazione solare devono essere presi in considerazione nel progetto degli
elementi di rivestimento e dei loro punti di ancoraggio.

5.1.3 Determinazione dei profili di temperatura


P(1) I profili di temperatura devono essere determinati su base nazionale consideran-
do l'esposizione alle variazioni giornaliere della radiazione solare, ed il campo di
variazione giornaliero della temperatura dell'aria all'ombra.
(2) Se sono disponibili informazioni specifiche su come le temperature effettive negli
edifici possano essere correlate con la temperatura dell'aria all'ombra e la radiazio-
ne solare, al fine di fornire temperature effettive affidabili degli edifici per il progetto,
queste informazioni dovrebbero essere utilizzate per fornire i valori caratteristici.
(3) Per gli edifici dove sono necessari calcoli, nella maggior parte dei casi è possibile
ipotizzare una temperatura uniforme.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 6


Nota Le informazioni della temperatura dell'aria all'ombra sono fornite nell'appendice A.3. Tali temperatu-
re sono applicabili sia ad edifici che a ponti.

Sezione 6 VARIAZIONI DI TEMPERATURA NEI PONTI

6.1 Impalcati

6.1.1 Gruppi di impalcati di ponte


P(1) Un impalcato di un ponte deve essere considerato appartenente ad uno dei se-
guenti gruppi di sovrastrutture:
Gruppo 1 Impalcati di ponti di acciaio su profili di acciaio scatolari, travature
reticolari o travi pareti;
Gruppo 2 Impalcati di ponti di calcestruzzo su profili di acciaio scatolari, tra-
vature reticolari o travi parete;
Gruppo 3 Solette o impalcati di calcestruzzo su travi o travi parete di calce-
struzzo.
Nota Vedere l’appendice B.
(2) In assenza di valori codificati per le temperature effettive e per le differenze di tem-
peratura per altri tipi di ponti, i valori appropriati dovrebbero essere ricavati dai
principi, dati specialistici o risultati sperimentali.

6.1.2 Considerazione sulle azioni termiche


(1) Le regole fornite nella presente sezione si applicano ad impalcati di ponti che so-
no esposti ad effetti climatici giornalieri e stagionali. Per i ponti non esposti non si
devono considerare le azioni termiche.
(2) Per i ponti, tutti i valori caratteristici delle azioni termiche dovrebbero essere ac-
certati con componente di temperatura uniforme (vedere 6.1.3) e con componen-
te di temperatura variabile linearmente (vedere 6.1.4).
(3) Nei casi per i quali bisogna considerare in dettaglio distribuzioni di temperatura
non lineari - cioè in casi in cui non possono essere fornite misure dettagliate (per
esempio nel caso di strutture composite) - dovrebbero essere applicate appro-
priate differenze di temperatura. I valori sono forniti nell'appendice B.

6.1.3 Componente di temperatura uniforme - Valori caratteristici

6.1.3.1 Generalità
(1) La componente di temperatura uniforme dipende dalla minima e dalla massima
temperatura effettiva alla quale il ponte è sottoposto per un prescritto intervallo di
tempo. Ne risulta un intervallo di variazione di temperatura uniforme che, in una
struttura non vincolata, determina variazioni di lunghezza degli elementi.
(2) I seguenti effetti devono essere presi in considerazione laddove rilevanti:
- vincoli all'espansione o contrazione in base al tipo di costruzione (per esem-
pio portali, archi, appoggi elastomerici);
- attrito agli appoggi scorrevoli;
- effetti geometrici non lineari (effetti del 2° ordine);
- per ponti ferroviari, gli effetti di interazione tra il binario e la struttura dovuti alla
variazione di temperatura dell'impalcato e delle rotaie possono indurre forze
orizzontali supplementari negli appoggi (e forze supplementari sui binari). Per
maggiori informazioni vedere ENV 1991-3.
P(3) Le temperature effettive massima e minima del ponte devono essere derivate dal-
le isoterme della minima e massima temperatura dell'aria all'ombra (vedere
6.1.3.2 e 6.1.3.3).

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figura 6.1 Correlazione tra minima/massima temperatura dell'aria all'ombra (Tmin /Tmax) ed il minimo/massimo
della temperatura effettiva del ponte (Te,min /Te,max)
Legenda
1 Gruppo 1
2 Gruppo 2
3 Gruppo 3

Nota Per ponti su travature reticolari e travi parete il valore massimo del gruppo 1 può essere ridotto di 3 °C.

(4) La temperatura effettiva del ponte può essere calcolata dalla temperatura dell'aria
all'ombra utilizzando la figura 6.1. I valori nella figura 6.1 sono basati su intervalli
di temperature giornaliere di 10 °C. Un tale intervallo può essere considerato ap-
propriato per la maggioranza dei Paesi membri. Se sono disponibili dati specifici
per giustificare un diverso intervallo di temperatura, i valori ottenuti dalla figura 6.1
dovrebbero essere opportunamente adottati.

6.1.3.2 Temperatura dell'aria all'ombra


P(1) I valori caratteristici della massima e della minima temperatura dell'aria all'ombra
devono essere ottenuti al sito di ubicazione utilizzando la mappa nazionale delle
isoterme.
(2) Nell'appendice A sono riportate le mappe nazionali delle isoterme dei valori delle
temperature massime e minime dell'aria all'ombra per ciascun Paese membro.
Tali temperature dell'aria all'ombra si riferiscono al livello del mare in spazi aperti
per un periodo di ritorno di 50 anni. Adattamenti per altri periodi di ritorno, altezze
diverse dal livello del mare e per condizioni locali, per esempio sacche ghiacciate,
sono riportate nell’appendice A.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 8


(3) Per circostanze per le quali un periodo di ritorno di 50 anni si considera inappro-
priato, i valori della massima e della minima temperatura dell'aria all'ombra do-
vrebbero essere modificati in accordo con l’appendice A.

6.1.3.3 Intervallo delle temperature effettive dei ponti


P(1) I valori caratteristici delle minime e delle massime temperature effettive dei ponti
per forze vincolari devono essere derivati dalla minima (Tmin) e massima (Tmax)
temperatura dell'aria all'ombra facendo riferimento alla figura 6.1.
(2) La temperatura effettiva probabile T0 ed il tempo in cui la struttura è effettivamente
vincolata devono essere presi dall'appendice A come dato per il calcolo della con-
trazione per valori minori della temperatura minima effettiva del ponte e per le di-
latazioni dovute a temperatura maggiore di quella massima effettiva del ponte.
(3) Il valore caratteristico dell'intervallo massimo della temperatura negativa effettiva
del ponte, ∆TN,neg, dovrebbe essere preso come pari a:
∆TN,neg = Te,min - T0 [6.1]
e il valore caratteristico dell'intervallo massimo della temperatura positiva effettiva
del ponte, ∆TN,pos, dovrebbe essere preso pari a
∆TN,pos = Te,max - T0 [6.2]
Nota L'intervallo completo della temperatura effettiva del ponte è ∆TN = Te,max - Te,min.
P(4) Per il progetto degli intervalli degli spostamenti (per esempio nel progetto delle
parti portanti e dei nodi di espansione), il massimo intervallo della temperatura ef-
fettiva positiva del ponte deve essere preso pari a (∆TN,pos + 20 ) °C ed il massimo
intervallo della temperatura effettiva negativa del ponte deve essere preso pari a
(∆TN,neg - 20 ) °C, se non è richiesta altra disposizione.
(5) Se la temperatura per la quale sono stati scelti gli elementi portanti ed i nodi di
espansione è nota, allora il valore di 20 °C può essere ridotto a 10 °C.

6.1.4 Componente lineare della temperatura - Valori caratteristici

6.1.4.1 Componente verticale


(1) Durante un prescritto periodo di tempo, il riscaldamento ed il raffreddamento della su-
perficie superiore di un impalcato di un ponte implicherà una variazione di temperatu-
ra con un massimo positivo (alla superficie superiore riscaldata) ed un massimo ne-
gativo (alla superficie inferiore riscaldata). Qualora i materiali con differenti coefficienti
di espansione lineare vengono utilizzati congiuntamente, vedere l'appendice C.
(2) Ciò produrrà effetti in una struttura dovuti a:
- impedimento della libera curvatura dovuto alla forma della struttura (per
esempio portali, travi continue, ecc.);
- attrito agli appoggi scorrevoli;
- effetti geometrici non lineari (effetti del 2° ordine).
(3) Questi effetti dovrebbero essere rappresentati da differenze di temperature lineari
positive e negative così come indicato nel prospetto 6.1.

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prospetto 6.1 Valori caratteristici delle differenze lineari di temperatura per diversi gruppi di sovrastrutture del ponte

Gruppi di sovrastruttura Ponti stradali Ponti ferroviari


(vedere l’appendice B)
Differenza di temperatura Differenza di temperatura Differenza di temperatura Differenza di temperatura
positiva negativa positiva negativa
∆TM,pos (°C) ∆TM,neg (°C) ∆TM,pos (°C) ∆TM,neg (°C)
Gruppo 1:
Impalcati di ponti di acciaio
[18] [- 13] [18] [- 13]
su profili di acciaio scatolari,
travi reticolari o travi parete
Gruppo 2:
Impalcati di ponti di calce-
struzzo su profili di acciaio [15] [- 18] [15] [- 18]
scatolari, travature reticolari
o travi parete
Gruppo 3:
Solette o impalcati di calce-
struzzo su:
- travi parete scatolari di [10] [- 5] [10] [- 5]
calcestruzzo
- travi a T di calcestruzzo [15] [- 8] [15] [- 8]
- solette di calcestruzzo [15] [- 8] [15] [- 8]
Nota - I valori forniti nel presente prospetto rappresentano i valori limite superiori delle componenti di temperatura variabile linearmente per esempi rappre-
sentativi della geometria del ponte.

(4) Per grandi ponti (per esempio con luce maggiore di 100 m o laddove si consideri
appropriato) si deve sviluppare una simulazione numerica delle differenze di tem-
peratura considerando il metodo descritto nell'appendice C.
(5) Le differenze di temperatura fornite nel prospetto 6.1 dovrebbero essere applicate
tra la sommità e l'estremo inferiore della sovrastruttura.
(6) I valori delle differenze di temperatura forniti nel prospetto 6,1 sono basati su una
profondità dalla superficie di 50 mm per ponti stradali e ferroviari. Per altre profon-
dità dalla superficie questi valori dovrebbero essere moltiplicati per un fattore ksur
fornito nel prospetto 6.2.
prospetto 6.2 Fattori ksur per tenere conto dei diversi spessori della superficie

Ponti stradali e ferroviari


Spessore della Calcestruzzo Acciaio Composito
superficie
Superficie superiore Superficie inferiore Superficie superiore Superficie inferiore Superficie superiore Superficie inferiore
più calda di quella più calda di quella più calda di quella più calda di quella più calda di quella più calda di quella
inferiore superiore inferiore superiore inferiore superiore
(mm) ksur ksur ksur ksur ksur ksur
1) 1)
0 1,5 1,0 1,6 0,6 1,1 0,9
50 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0
100 0,7 1,0 0,7 1,2 1,0 1,0
150 0,5 1,0 0,7 1,2 1,0 1,0
ballast 0,6 1,0 0,6 1,4 0,8 1,2
(60 cm)
1) Questi valori rappresentano i valori limite superiori.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 10


6.1.4.2 Componente orizzontale
(1) Generalmente è necessario considerare la distribuzione lineare di temperatura
solo nella direzione verticale. Tuttavia in casi particolari deve essere considerato
un gradiente orizzontale di temperatura. In questi casi se non sono disponibili altre
informazioni e non esistono indicazioni per i valori massimi si deve prendere una
differenza di temperatura di 5 °C.

6.1.5 Simultaneità delle componenti di temperatura uniforme e lineare


(1) Se è necessario prendere in considerazione sia la differenza di temperatura DTM
e la componente uniforme della temperatura DTN ipotizzando condizioni di simul-
taneità (per esempio in caso di strutture intelaiate) si devono utilizzare le seguenti
espressioni:
∆TM + wN ∆TN [6.3]
oppure
wM ∆TM + ∆TN [6.4]
ove si deve scegliere la condizione peggiore di carico e dove:
ωN = 0,35 ;

ωM = 0,75 .

6.1.6 Differenza della temperatura effettiva tra diversi elementi strutturali


(1) In strutture dove differenze tra le temperature effettive tra differenti tipi di elementi
strutturali possono causare sfavorevoli condizioni di carico, questi ultimi dovreb-
bero essere presi in considerazione. In aggiunta agli effetti risultanti da una distri-
buzione uniforme di temperatura in tutti gli elementi, si dovrebbero considerare gli
effetti risultanti da una differenza in temperatura effettiva di 15 °C tra gli elementi
strutturali principali (per esempio vincoli ed archi, cavi sospesi/ancoraggi e travi
parete).

6.2 Pile da ponte

6.2.1 Considerazioni sulle azioni termiche


P(1) Devono essere considerate le differenze di temperatura tra le facce esterne delle
pile dei ponti, cave o piene.
(2) Tutti gli effetti della temperatura delle pile dovrebbero essere considerati quando
possono causare reazioni vincolari o movimenti nelle strutture circostanti.

6.2.2 Differenze di temperatura - Valori caratteristici


(1) I valori caratteristici delle differenze di temperatura lineare tra due facce esterne
opposte dovrebbero essere presi pari a 5 °C per pile di calcestruzzo, cave o pie-
ne, in assenza di informazioni più dettagliate e di indicazioni di valori più elevati.
(2) I valori caratteristici delle differenze lineari di temperatura tra le facce interna ed
esterna di una parete dovrebbero essere presi pari a 15 °C.
(3) Quando si considerano differenze di temperatura lineare per colonne di acciaio, si
devono considerare strumenti specialistici.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 11


Sezione 7 VARIAZIONI DI TEMPERATURA IN CIMINIERE E CONDOTTE DI TRASMISSIONE

7.1 Generalità
P(1) Nella presente sezione si forniscono solamente valori quantificabili per le azioni
termiche dovute ad effetti climatici, per variazioni della temperatura dell'aria
all'ombra e della radiazione solare.
P(2) I valori delle temperature dei processi operanti devono essere dedotti dalle speci-
fiche di progetto.
P(3) Le strutture che sono a diretto contatto con flussi di gas caldo o comunque mate-
riali caldi (ciminiere, condotte, sili) devono essere progettate per le seguenti con-
dizioni termiche, laddove pertinenti:
- distribuzioni di temperatura per le normali condizioni di funzionamento;
- distribuzioni eccezionali di temperatura dovute ad insuccessi delle operazioni.

7.2 Componenti di temperatura - Valori caratteristici

7.2.1 Temperatura dell'aria all'ombra


P(1) Valori caratteristici delle temperature minime e massime dell'aria all'ombra devo-
no essere ottenuti per sito di costruzione facendo riferimento alla mappa naziona-
le delle isoterme.
(2) Nell'appendice A sono riportate le isoterme dei valori delle temperature massime e
minime dell'aria all'ombra per ciascun Paese membro. Tali temperature dell'aria
all'ombra si riferiscono al livello del mare in spazi aperti per un periodo di ritorno di 50
anni. Adattamenti per altri periodi di ritorno, diverse altezze dal livello del mare e per
condizioni locali, per esempio, sacche ghiacciate, sono riportati nell'appendice A.
(3) Per circostanze per le quali un periodo di ritorno di 50 anni si considera inappro-
priato, i valori della massima e della minima temperatura dell'aria all'ombra do-
vrebbero essere modificate in accordo con l’appendice A.

7.2.2 Radiazione solare


P(1) Ciminiere e condotte di trasmissione che sono esposte a cambiamenti giornalieri o
stagionali saranno soggetti alla radiazione solare che influenzerà l'adeguata tempe-
ratura da usare nel progetto. I valori caratteristici della radiazione solare devono es-
sere forniti da Stazioni Meteorologiche Nazionali o nelle specifiche di progetto.

7.2.3 Temperatura del gas nelle condotte


P(1) I valori caratteristici, per un periodo di ritorno di 50 anni, del massimo e del minimo
della temperatura del gas nelle condotte devono essere ottenuti dalle specifiche di
progetto.

7.2.4 Temperatura effettiva dell'elemento


(1) La derivazione dei valori caratteristici della temperatura effettiva dell'elemento di-
penderà dalla configurazione materiale, orientazione e posizione degli elementi e
sarà funzione della temperatura massima e minima dell'aria all'ombra e della ra-
diazione solare. Non si possono fornire regole nel presente codice e si rimanda a
regole specialistiche o all'uso dei valori indicativi forniti in 7.5.

7.3 Azioni termiche da considerare


P(1) Devono essere considerate sia la componente di temperatura uniforme [vedere fi-
gura 4.1 a)] che la componente a variazione lineare [vedere figura 4.1 b)].
P(2) Intorno alla circonferenza della struttura, si deve considerare una distribuzione di
temperatura a gradino causata dalla radiazione solare.
P(3) Devono essere considerate componenti di temperatura uniformi e variabile linear-
mente, dovute al processo di temperatura.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 12


7.4 Determinazione delle componenti di temperatura
P(1) I profili di temperatura uniforme ed a variazione lineare dovuti agli effetti climatici
devono essere determinati su base nazionale tenendo in considerazione l'esposi-
zione alla variazione giornaliera di radiazione solare e l'intervallo giornaliero di va-
riazione della temperatura dell'aria all'ombra.
(2) Se sono disponibili informazioni specifiche su come la temperatura effettiva
dell'elemento può essere correlata con la temperatura dell'aria all'ombra e la ra-
diazione solare in modo da fornire i valori caratteristici per l'effettiva temperatura
di progetto dell'elemento, tale informazione dovrebbe essere utilizzata per fornire
i valori di progetto.
P(3) I valori caratteristici delle componenti uniformi di temperatura per liquidi e gas nel-
le condotte devono essere presi dalle specifiche di progetto.
P(4) La componente di temperatura a variazione lineare per liquidi o gas deve essere
derivata dalla differenza tra il minimo (o il massimo) della temperatura dell'aria
all'ombra e il valore caratteristico del liquido o del gas nelle condotte, tenendo
conto degli effetti di isolamento.

7.5 Valori caratteristici delle componenti di temperatura (valori indicativi)


(1) In assenza di informazioni specifiche sui valori caratteristici della temperatura
dell'elemento devono essere utilizzati i valori indicativi del presente punto.
Nota Questi valori sono basati sull'usuale esperienza e dovrebbero essere confrontati con ogni dato dispo-
nibile per assicurarsi che essi siano valori superiori per la posizione ed il tipo di elemento considerato.
(2) I valori caratteristici del massimo e del minimo della componente uniforme di tem-
peratura dovrebbero essere presi pari a quelli della massima e minima tempera-
tura dell'aria all'ombra (vedere 7.2.1).
(3) Per ciminiere e condotte di calcestruzzo i valori caratteristici della differenza di
temperatura lineare tra la faccia interna e quella esterna della parete dovrebbe es-
sere presa pari a 15 °C.
(4) Per ciminiere e condotte di calcestruzzo si deve considerare una distribuzione di
temperatura a gradino intorno alla circonferenza della struttura (causata sia dagli ef-
fetti termici globali sia da quelli locali), supponendo che un quadrante di 90° della
circonferenza abbia una temperatura media di 15 °C più alta del resto della circon-
ferenza.
(5) Per ciminiere e condotte di acciaio la differenza lineare e la distribuzione a gradino
di temperatura intorno alla circonferenza dovrebbero essere stabiliti nelle specifi-
che di progetto oppure ottenuti da strumenti specialistici.

7.6 Simultaneità delle azioni


(1) Ove si considerino azioni termiche dovute solo ad effetti climatici, le seguenti
componenti dovrebbero considerare la simultaneità:
a) componente di temperatura uniforme [vedere 7.5 (2) e figura 7.1 a)];
b) distribuzione a gradino [vedere 7.5 (4) e figura 7.1 b)];
c) differenze lineari di temperatura tra le facce interna ed esterna della parete
[vedere 7.5 (3) e figura 7.1 c)].
(2) Ove si consideri una combinazione di azioni termiche dovute agli effetti climatici
con quelle dovute ad effetti di processo (liquidi o gas nelle condotte) le seguenti
componenti dovrebbero essere considerate simultaneamente:
- componente uniforme di temperatura dovuta alla temperatura del gas nelle
condotte [vedere 7.4 (3)];
- differenze lineari di temperatura [vedere 7.4 (4)];
- distribuzione a gradino [vedere 7.5 (4)].
(3) Laddove si consideri la distribuzione di temperatura a gradino, essa dovrebbe es-
sere combinata con gli effetti del vento (inclusi il distacco dei vortici e l'ovalizzazio-
ne) alla velocità del vento appropriata per causare la massima risposta da questi
effetti.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 13


figura 7.1 Componenti di rilievo della temperatura pertinenti a ciminiere e condotte di trasmissione
Legenda
1 Faccia esterna più calda
2 Faccia interna più calda

a) Componente di temperatura uniforme

b) Distribuzione a gradino della temperatura


intorno alla circonferenza

c) Differenze lineari di temperatura tra facce


interna ed esterna della parete

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APPENDICE A ISOTERME DEI MASSIMI E MINIMI VALORI NAZIONALI DELLA TEMPERATURA
(informativa) DELL’ARIA ALL’OMBRA

A.1 Generalità
(1) La presente appendice contiene le mappe delle isoterme dei valori annuali mas-
simi e minimi della temperatura dell'aria all'ombra dei Paesi membri.
(2) Tali mappe rappresentano periodi di ritorno di 50 anni. Questi valori possono ri-
chiedere adattamenti per altezze sopra il livello del mare, in accordo con A.3. Tut-
tavia, in assenza di queste informazioni i valori della temperatura dell'aria all'om-
bra dovrebbero essere adattati, per altezze sopra il livello del mare, sottraendo
0,5 °C per 100 m di altezza per i valori minimi della temperatura dell'aria all'om-
bra e di 1,0 °C per 100 m di altezza per quelli massimi.
(3) In posti dove il valore minimo differisce dai valori forniti, come sacche di ghiaccio
in depressioni dove i minimi possono essere sostanzialmente più bassi, o in vaste
zone urbane o siti costieri dove i minimi possono essere più alti di quelli indicati
nelle figure pertinenti, queste differenze dovrebbero essere tenute in considera-
zione utilizzando i dati meteorologici locali.
(4) La temperatura T0 dovrebbe essere presa dalle informazioni fornite nella presente
appendice da ciascun Paese membro. In assenza di valori specifici, T0 dovrebbe
essere preso pari a 10 °C.

A.2 Massimi e minimi della temperatura dell'aria all'ombra per periodi di ritorno diversi
da 50 anni
(1) Se il valore del massimo (minimo) della temperatura dell'aria all'ombra, Tmax,R (Tmin,R)
è basato su un periodo di ritorno R diverso da 50 anni, i rapporti Tmax,R/Tmax
(Tmin,R/Tmin) possono essere determinati dalla figura A.1, basata sui dati del
Regno Unito.
(2) In generale Tmax,R (Tmin,R) possono essere determinati usando le seguenti espres-
sioni basate su di una distribuzione dei valori estremi di tipo I:
- per massimi: Tmax,R = Tmax {k1 - k2 ln [- ln (1 - 1/R)]} [A.1]
- per minimi: Tmin,R = Tmin {k3 + k4 ln [- ln (1 - 1/R)]} [A.2]
dove:
Tmax (Tmin) è il valore del massimo (minimo) della temperatura dell'aria
all'ombra per un periodo di ritorno di 50 anni;
R è il periodo di ritorno del massimo (minimo) della temperatura
dell'aria all'ombra in anni.
k1 = (uc) / {(uc) + 3,902} [A.3]
k2 = 1 / {(uc) + 3,902} [A.4]
dove:
u, c sono parametri di scala e posizione per la distribuzione del
massimo della temperatura dell'aria all'ombra.
k3 = (uc) / {(uc) - 3,902} [A.5]
k4 = 1 / {(uc) - 3,902} [A.6]
dove:
u, c sono parametri di scala e posizione per la distribuzione del mi-
nimo della temperatura dell'aria all'ombra.
I coefficienti k1, k2, k3 e k4 dovrebbero essere basati sui valori di u e c forniti dalle
autorità nazionali responsabili. In assenza di dati specifici devono essere usati i
seguenti valori relativi al Regno Unito:
k1 = 0,781;
k2 = 0,056;
k3 = 0,393;
k4 = - 0,156.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 15


I rapporti Tmax,R/Tmax e Tmin,R/Tmin devono essere presi rispettivamente dalla figura A.1.
figura A.1 Rapporti Tmax,R/Tmax e Tmin,R/Tmin

A.3 Lista delle mappe delle isoterme dei minimi e dei massimi della temperatura dell'aria
all'ombra

A.3.1 Mappa dell'Austria (nessuna informazione disponibile)

A.3.2 Mappa del Belgio

A.3.3 Mappa della Bulgaria

A.3.4 Mappa della Repubblica Ceca

A.3.5 Mappa della Danimarca

A.3.6 Mappa della Finlandia

A.3.7 Mappa della Francia (nessuna informazione disponibile)

A.3.8 Mappa della Germania

A.3.9 Mappa della Grecia (nessuna informazione disponibile)

A.3.10 Mappa dell'Islanda (nessuna informazione disponibile)

A.3.11 Mappa dell'Irlanda

A.3.12 Mappa dell'Italia

A.3.13 Mappa del Lussemburgo

A.3.14 Mappa dei Paesi Bassi

A.3.15 Mappa della Norvegia (nessuna informazione disponibile)

A.3.16 Mappa del Portogallo

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 16


A.3.17 Mappa della Slovacchia

A.3.18 Mappa della Spagna

A.3.19 Mappa della Svezia

A.3.20 Mappa della Svizzera

A.3.21 Mappa del Regno Unito

A.3.2 Belgio
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 17


A.3.2 Belgio
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

A.3.3 Bulgaria
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 39 °C. Per le aree costali sul Mar Nero, la minima temperatura dell'aria all'om-
bra può essere presa pari a - 25 °C.
Deviazioni locali significative devono essere attese in relazione alla posizione, alla
topografia e allo sviluppo urbano.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
44 °C. Per le aree costali sul Mar Nero, la massima temperatura dell'aria all'ombra
può essere presa pari a 41 °C.
Deviazioni locali significative devono essere attese in relazione alla posizione, alla
topografia e allo sviluppo urbano.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 18


A.3.4 Repubblica Ceca
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.
Legenda
----- Limite delle aree di vento intenso

A.3.4 Repubblica Ceca


(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

A.3.5 Danimarca
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 31 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
+ 36 °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 19


A.3.6 Finlandia
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

Temperatura minima annuale (°C) per un periodo di ritorno di 50 anni. I dati rap-
presentano le temperature minime calcolate per un periodo di osservazione di 50
anni. Deviazioni locali significative devono essere attese in relazione alla topogra-
fia e allo sviluppo urbano.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 20


A.3.6 Finlandia
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

Temperatura massima annuale (°C) per un periodo di ritorno di 50 anni. I dati rap-
presentano le temperature massime calcolate per un periodo di osservazione di
50 anni. Deviazioni locali significative devono essere attese in relazione alla topo-
grafia e allo sviluppo urbano.

A.3.8 Germania
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 24 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
+ 37 °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 21


A.3.11 Irlanda
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

I valori sono stati adattati per indicare valori medi al livello del mare assumendo un
decadimento di 0,5 °C ogni 100 m.
k3 = 0,500 k4 = - 0,130.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 22


A.3.11 Irlanda
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

I valori sono stati adattati per indicare valori medi al livello del mare assumendo un
decadimento di 0,5 °C ogni 100 m.
k1 = 0,800 k2 = 0,052.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 23


A.3.12 Italia (MAPPA NON UFFICIALE)
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 24


A.3.12 Italia (MAPPA NON UFFICIALE)
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

A.3.13 Lussemburgo
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 24 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
+ 37 °C.

A.3.14 Paesi Bassi


(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 22 °C.
Per le province costali di N -Holland, Z -Holland e Zeeland la minima temperatura
dell'aria all'ombra può essere presa pari a - 17 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
+ 38 °C.
Per le province costali di N -Holland, Z -Holland e Zeeland la massima temperatu-
ra dell'aria all'ombra può essere presa pari a + 35 °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 25


A.3.16 Portogallo
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
- 5 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a
+ 40 °C.

A.3.17 Slovacchia
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

A.3.17 Slovacchia
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 26


A.3.18 Spagna
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

I valori sono stati determinati utilizzando i seguenti metodi:


- dati di temperatura dal 1961 al 1990;
- sono stati eseguiti adattamenti usando una funzione di distribuzione dei valori
estremi, analogamente per i massimi;
- periodo di ritorno di 50 anni;
- il livello di fiducia è pari al 90%;
- la mappa è stata sviluppata usando il metodo lineare di Kriging.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 27


A.3.18 Spagna
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

I valori sono stati determinati utilizzando i seguenti metodi:


- dati di temperatura dal 1961 al 1990;
- sono stati eseguiti adattamenti usando una funzione di distribuzione dei valori
estremi, analogamente per i massimi;
- periodo di ritorno di 50 anni;
- il livello di fiducia è pari al 90%;
- la mappa è stata sviluppata usando il metodo lineare di Kriging.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 28


A.3.19 Svezia
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.
I dati rappresentano i calcoli di 50 anni di osservazione della temperatura minima
annuale osservata. Deviazioni locali significative devono essere attese in relazio-
ne alla topografia e allo sviluppo urbano.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 29


A.3.19 Svezia
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.
I dati rappresentano i calcoli di 50 anni di osservazione della temperatura massi-
ma annuale osservata. Deviazioni locali significative devono essere attese in rela-
zione alla topografia e allo sviluppo urbano.

A.3.20 Svizzera
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la minima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a:
Nord delle Alpi - 28 °C;
Sud delle Alpi - 20 °C.
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra.
Generalmente la massima temperatura dell'aria all'ombra può essere presa pari a:
Nord delle Alpi + 38 °C;
Sud delle Alpi + 36 °C.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 30


A.3.21 Regno Unito
(1) Isoterme della minima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

Nota 1 In depressioni protette, è probabile che i valori siano apprezzabilmente più bassi di quelli della mappa.
Nota 2 Nelle aree urbane (eccetto Londra), è probabile che i valori siano apprezzabilmente più alti di quelli
della mappa.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 31


A.3.21 Regno Unito
(2) Isoterme della massima temperatura dell'aria all'ombra in °C.

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APPENDICE B MODELLI PER LA STIMA DELLE AZIONI TERMICHE NON LINEARI SUI PONTI
(normativa)
Nota ll contenuto della presente appendice può essere inserito nel testo principale nella fase EN alla luce dell'im-
piego da parte dei Paesi membri.

B.1 Generalità
(1) La presente appendice contiene i prospetti dei profili delle differenze positive e ne-
gative della temperatura.
(2) I profili delle differenze di temperatura sono definiti per ciascuno dei 3 gruppi di so-
vrastrutture illustrate nella figura B.1 per diverse condizioni superficiali.
(3) I profili delle differenze di temperatura presentati sono definiti nei seguenti pro-
spetti e figure.

B.2 Effetto della profondità della finitura


(1) Possono essere usati i valori delle differenze di temperature forniti nella figura B.1.
I valori sono validi per una profondità dalla finitura di 40 mm per sovrastrutture del
gruppo 1 e di 100 mm per i gruppi 2 e 3. Per altre profondità della finitura, dovreb-
bero essere utilizzati i valori dati nei prospetti da B.1 a B.3.
prospetto B.1 Valori di T per sovrastrutture del gruppo 1

Spessore Profilo della differenza di temperatura positiva Profilo della differenza


della finitura di temperatura negativa
T1 T2 T3 T4 T1
mm °C °C °C °C °C
Senza finitura [30] [16] [6] [3] [8]
20 [27] [15] [9] [5] [6]
40 [24] [14] [8] [4] [6]

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figura B.1 Differenze di temperatura per diversi gruppi di sovrastrutture

Gruppo Tipo di costruzione Differenza di temperatura °C


1a Impalcati di ponti di acciaio su profili di acciaio Differenza di temperatura positiva Differenza di temperatura negativa
scatolari

h1 = 0,1 m T1 = 24 °C T1 = 6 °C h1 = 0,5 m
h2 = 0,2 m T2 = 14 °C
h3 = 0,3 m T3 = 8 °C
T4 = 4 °C
1b Impalcati di ponti di acciaio su travature reticolari
o travi parete

h1 = 0,5 m T1 = 21 °C T1 = 5 °C h1 = 0,1 m
2 Impalcati di ponti di calcestruzzo su profili di
acciaio scatolari, travature reticolari o travi parete

h1 = 0,6 h
h2 = 0,4 m
h T1 h T1
m °C m °C
0,2 13 0,2 3,5
0,3 16 0,3 5,0

3 Solette o impalcati di calcestruzzo su travi o travi parete


di calcestruzzo

h1 = 0,3 h ≤ 0,15 m h1 = h4 = 0,2 h ≤ 0,25 m


h2 = 0,3 h ≥ 0,10 m h2 = h3 = 0,25 h ≤ 0,2 m
≤ 0,25 m
h3 = 0,3 h ≤ (0,1 m - profondità h T1 T2 T3 T4
della finitura in metri) m °C
(per solette sottili, h3 è limitato da h - h1 - h2) ≤ 0,2 2,0 0,5 0,5 1,5
0,4 4,5 1,4 1,0 3,5
h T1 T2 T3
0,6 6,5 1,8 1,5 5,0
m °C 0,8 7,6 1,7 1,5 6,0
≤ 0,2 8,5 3,5 0,5 1,0 8,0 1,5 1,5 6,3
0,4 12,0 3,0 1,5 ≥ 1,5 8,4 0,5 1,0 6,5
0,6 13,0 3,0 2,0
≥ 0,8 13,5 3,0 2,5

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prospetto B.2 Valori di T per gruppo di sovrastruttura 2

Profondità della soletta Spessore della superficie Differenza positiva di temperatura Differenza negativa di temperatura
(h ) T1 T1
m mm °C °C
0,2 Senza finitura [16,5] [5,9]
Resistente all’acqua [23,0] [5,9]
50 [18,0] [4,4]
100 [13,0] [3,5]
150 [10,5] [2,3]
200 [8,5] [1,6]

0,3 Senza finitura [18,5] [9,0]


Resistente all’acqua [26,5] [9,0]
50 [20,5] [6,8]
100 [16,0] [5,0]
150 [12,5] [3,7]
200 [10,0] [2,7]

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prospetto B.3 Valori di T per sovrastrutture del gruppo 3

Profondità Spessore della Differenza di temperatura positiva Differenza di temperatura negativa


della soletta finitura
(h) T1 T2 T3 T1 T2 T3 T4

m mm °C °C °C °C °C °C °C
0,2 Senza finitura [12,0] [5,0] [0,1] [4,7] [1,7] [0,0] [0,7]
Resistente [19,5] [8,5] [0,0] [4,7] [1,7] [0,0] [0,7]
all’acqua
50 [13,2] [4,9] [0,3] [3,1] [1,0] [0,2] [1,2]
100 [8,5] [3,5] [0,5] [2,0] [0,5] [0,5] [1,5]
150 [5,6] [2,5] [0,2] [1,1] [0,3] [0,7] [1,7]
200 [3,7] [2,0] [0,5] [0,5] [0,2] [1,0] [1,8]
0,4 Senza finitura [15,2] [4,4] [1,2] [9,0] [3,5] [0,4] [2,9]
Resistente [23,6] [6,5] [1,0] [9,0] [3,5] [0,4] [2,9]
all’acqua
50 [17,2] [4,6] [1,4] [6,4] [2,3] [0,6] [3,2]
100 [12,0] [3,0] [1,5] [4,5] [1,4] [1,0] [3,5]
150 [8,5] [2,0] [1,2] [3,2] [0,9] [1,4] [3,8]
200 [6,2] [1,3] [1,0] [2,2] [0,5] [1,9] [4,0]
0,6 Senza finitura [15,2] [4,0] [1,4] [11,8] [4,0] [0,9] [4,6]
Resistente [23,6] [6,0] [1,4] [11,8] [4,0] [0,9] [4,6]
all’acqua
50 [17,6] [4,0] [1,8] [8,7] [2,7] [1,2] [4,9]
100 [13,0] [3,0] [2,0] [6,5] [1,8] [1,5] [5,0]
150 [9,7] [2,2] [1,7] [4,9] [1,1] [1,7] [5,1]
200 [7,2] [1,5] [1,5] [3,6] [0,6] [1,9] [5,1]
0,8 Senza finitura [15,4] [4,0] [2,0] [12,8] [3,3] [0,9] [5,6]
Resistente [23,6] [5,0] [1,4] [12,8] [3,3] [0,9] [5,6]
all’acqua
50 [17,8] [4,0] [2,1] [9,8] [2,4] [1,2] [5,8]
100 [13,5] [3,0] [2,5] [7,6] [1,7] [1,5] [6,0]
150 [10,0] [2,5] [2,0] [5,8] [1,3] [1,7] [6,2]
200 [7,5] [2,1] [1,5] [4,5] [1,0] [1,9] [6,0]
1,0 Senza finitura [15,4] [4,0] [2,0] [13,4] [3,0] [0,9] [6,4]
Resistente [23,6] [5,0] [1,4] [13,4] [3,0] [0,9] [6,4]
all’acqua
50 [17,8] [4,0] [2,1] [10,3] [2,1] [1,2] [6,3]
100 [13,5] [3,0] [2,5] [8,0] [1,5] [1,5] [6,3]
150 [10,0] [2,5] [2,0] [6,2] [1,1] [1,7] [6,2]
200 [7,5] [2,1] [1,5] [4,3] [0,9] [1,9] [5,8]
1,5 Senza finitura [15,4] [4,5] [2,0] [13,7] [1,0] [0,6] [6,7]
Resistente [23,6] [5,0] [1,4] [13,7] [1,0] [0,6] [6,7]
all’acqua
50 [17,8] [4,0] [2,1] [10,6] [0,7] [0,8] [6,6]
100 [13,5] [3,0] [2,5] [8,4] [0,5] [1,0] [6,5]
150 [10,0] [2,5] [2,0] [6,5] [0,4] [1,1] [6,2]
200 [7,5] [2,1] [1,5] [5,0] [0,3] [1,2] [5,6]

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APPENDICE C DETERMINAZIONE DEGLI EFFETTI DELLA TEMPERATURA SUGLI IMPALCATI DEI
(informativa) PONTI

C.1 Generalità
(1) In accordo con il sistema degli Eurocodici i valori caratteristici dei carichi variabili do-
vrebbero essere determinati per gli stati limite ultimi (ULS). Per le azioni termiche il
valore caratteristico è preso come quello avente un periodo di ritorno di 50 anni.
(2) In accordo con le ENV 1-1 e ENV 1-3 dovrebbero essere considerate tre situazio-
ni di progetto per lo stato limite ultimo di efficienza funzionale (SLS) e quindi do-
vrebbero essere determinati tre valori rappresentativi dei carichi o delle azioni:
- rari (il periodo di ritorno è di un anno);
- frequenti (il periodo di ritorno è di due settimane);
- quasi permanente.
(3) Questi valori rappresentativi possono essere ottenuti con l'aiuto dei coefficienti di
riduzione y i quali, quando sono moltiplicati per il valore caratteristico, forniscono
il livello di azione per il dato periodo di ritorno.
∆T1' = y1' ∆Tk (valore raro dell'azione termica)
∆T1 = y1 ∆Tk (valore frequente dell'azione termica)
∆T2 = y2 ∆Tk (valore quasi permanente dell'azione termica)
dove:
DTk è il valore caratteristico dell'azione termica.
(4) Possono essere usati i seguenti valori dei coefficienti y:
y1' = 0,8;
y1 = 0,6;
y2 = 0,5.

C.2 Calcolo dei profili di temperatura attraverso la profondità dell'impalcato del ponte
(1) Il calcolo della distribuzione della temperatura attraverso l'impalcato del ponte è
stato considerato da numerosi autori. I profili riportati nell'appendice B sono stati
derivati con l'aiuto di procedure di calcolo sviluppate nel Regno Unito che usano
un modello di flusso termico monodimensionale come spiegato in varie relazioni.

C.3 Dati climatici


(1) Le condizioni ambientali che hanno la maggiore influenza sulla temperatura
dell’impalcato del ponte sono la temperatura dell’aria all’ombra e la radiazione (sia
radiazione solare totale entrante (TSR) sia dispersione della radiazione dal pon-
te). La velocità del vento può giocare un ruolo importante e ciò può essere riflesso
nel valore del coefficiente di trasmissione termica usato.
(2) Siccome la massima differenza di temperatura attraverso il ponte viene raggiunta
invariabilmente in estate, i dati dovrebbero essere raccolti in Europa durante i me-
si di giugno, luglio e agosto. La massima differenza negativa di temperatura può
capitare in ogni periodo dell'anno.
(3) Allora per la determinazione degli effetti della temperatura sugli impalcati dei ponti
sono richiesti i seguenti dati climatici:
- temperatura dell'aria all'ombra;
- radiazione solare;
- dispersione notturna per radiazione.
(4) Questi dati devono essere ottenuti per ogni Paese e per ogni zona climatica di cui
è composto il Paese.
(5) In tutti i casi il periodo di osservazione dei dati climatici dovrebbe essere più lungo
possibile ed idealmente di almeno 25 anni.

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C.4 Dati strutturali
(1) La disposizione strutturale ed il materiale utilizzato determineranno gli effetti ter-
mici nei ponti. I principali parametri sono:
- caratteristiche geometriche della sezione trasversale del ponte;
- proprietà termiche e materiali dell'impalcato del ponte come:
- coefficiente di assorbimento,
- coefficiente di emissività,
- coefficiente di conduzione termica in superficie,
- conduttività termica,
- calore specifico,
- densità.

C.5 Determinazione delle differenze di temperatura


(1) I valori massimi e minimi delle differenze lineari di temperatura possono essere
estratti dall'uso dei precedenti parametri.
(2) Per impalcati di ponti di calcestruzzo può essere appropriato l'uso di un modello
monodimensionale di conduzione termica.
(3) Nei casi di impalcati di ponti di acciaio e compositi può essere usato un modello
bidimensionale di trasmissione termica per tenere in conto le differenze attraverso
la sezione.
(4) Per le sezioni composte dovrebbero essere considerate le proprietà di ciascun
materiale e dovrebbero essere derivate distribuzioni equivalenti di temperatura.
Ciò può essere fatto come riportato di seguito:
figura C.1 Sezione trasversale di materiale composito

(5) Con riferimento alla figura 4.1 e figura C.1, se:


E
n E = ------1- [C.1]
E2

α
n α = -----1- [C.2]
α2
dove:
E1 è il modulo di elasticità di Young del materiale 1;
E2 è il modulo di elasticità di Young del materiale 2;
α1 è il coefficiente di espansione termica lineare del materiale 1;
α2 è il coefficiente di espansione termica lineare del materiale 2;
A1 è l'area della sezione trasversale del materiale 1;
A2 è l'area della sezione trasversale del materiale 2.

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La componente effettiva di temperatura uniforme è data da:

nEna∫ ∫ T ( Z,Y ) dA1 + ∫ ∫ T ( Z,Y ) dA2


A1 A
∆T N = -----------------------------------------------------------------------------------------------
2
- [C.3]
n E A1 + A2
(6) Il gradiente lineare lungo l'asse Y-Y (°C/m) è dato da:

n E n α ∫ T ( Z,Y )Y dA 1 + ∫ T ( Z,Y )Y dA2


A1 A2
DT MY = --------------------------------------------------------------------------------------------------- [C.4]
n E J Z1 + J Z2
dove:
DTMY è il gradiente lineare di temperatura lungo l’asse Y-Y in (°C/m);
JZ1 è il momento di inerzia dell'area del materiale 1 rispetto all'asse principale
Z della sezione trasversale omogeneizzata in (m4);
JZ2 è il momento di inerzia dell'area del materiale 2 rispetto all'asse principale
Z della sezione trasversale omogeneizzata in (m4).
(7) Il gradiente lineare lungo l'asse Z-Z (°C/m) è dato da:

n E n α ∫ T ( Z,Y )Z dA 1 + ∫ T ( Z,Y )Z dA2


A1 A2
DT MZ = --------------------------------------------------------------------------------------------------- [C.5]
n E J Y1 + J Y2
dove:
DTMZ è il gradiente lineare di temperatura lungo l’asse Z-Z in (°C/m);
JY1 è il momento di inerzia dell'area del materiale 1 rispetto all'asse principale
Y della sezione trasversale omogeneizzata in (m4);
JY2 è il momento di inerzia dell'area del materiale 2 rispetto all'asse principale
Y della sezione trasversale omogeneizzata in (m4).
(8) Se l'asse Y è verticale e l'asse Z è orizzontale allora:
∆TMY = h × DTMY; e ∆TMZ = h × DTMZ [C.6]
dove:
h è l'altezza della sezione trasversale (verticale);
b è la profondità della sezione trasversale (orizzontale).
(9) Quando T(Z, Y) è uniforme sulla sezione trasversale, le equazioni (C.4 e C.5) for-
niscono tuttavia un gradiente lineare verticale non nullo ed un gradiente orizzon-
tale lineare non nullo, che sono rispettivamente:

n E n α ∫ Y dA 1 + ∫ Y dA2 n E n α ∫ Z dA 1 + ∫ Z dA2
A1 A2 A1 A2
DT MY = T -----------------------------------------------------------; DT MZ = T ---------------------------------------------------------- [C.7]
n E J Z1 + J Z2 n E J Y1 + J Y2

e sono uguali a zero solo quando nα = 1, vale a dire, quando i coefficienti di dila-
tazione termica lineare dei due materiali sono uguali.

C.6 Analisi statistica


(1) Per determinare valori appropriati degli intervalli di temperatura e delle loro diffe-
renze sono necessarie analisi statistiche.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 39


APPENDICE D COEFFICIENTI DI DILATAZIONE LINEARE
(informativa)
(1) Per derivare le azioni termiche in accordo con la presente parte, il prospetto D.1
fornisce i valori dei coefficienti di dilatazione lineare per materiali comunemente
usati nelle sezioni.
prospetto D.1 Coefficienti di dilatazione lineare

Materiale αT(× 10-6/°C)


Alluminio, leghe di alluminio 24
Acciaio inossidabile 16
Acciaio strutturale, ferro battuto o fuso 12
Calcestruzzo, ad eccezione di quanto sotto 12
Calcestruzzo con aggregato calcareo 9
Calcestruzzo con aggregato leggero 7
Muratura 6-10 (vedere note)
Vetro (vedere nota 4)
Legname, lungo le venature 5
Legname, normale alle venature 30-70 (vedere note)
Nota 1 - Per altri materiali si dovrebbero richiedere consulenze specifiche.
Nota 2 - I valori forniti dovrebbero essere usati per la derivazione delle azioni termiche, a meno che valori più bassi possano
essere verificati da prove o altri studi dettagliati.
Nota 3 - I valori per la muratura possono variare in dipendenza dal tipo di mattone; valori per legname perpendicolare alle
venature possono variare considerevolmente in accordo con il tipo di legno.
Nota 4 - Per ulteriori informazioni vedere:
EN 572-1 Glass in building - Basic soda lime silicate glass - Definitions and general physical and mechanical properties;
prEN 1748-1 Glass in building - Special products - Borosilicate glasses;
prEN 1748-2 Glass in building - Special products - Glass ceramics.
Nota 5 - Per alcuni materiali come muratura e legno, altri parametri (per esempio il contenuto di umidità) potrebbero dover
essere considerati, vedere la ENV 1995-1996.

UNI ENV 1991-2-5:2001 © UNI Pagina 40


UNI
Ente Nazionale Italiano La pubblicazione della presente norma avviene con la partecipazione volontaria dei Soci,
di Unificazione dell’Industria e dei Ministeri.
Via Battistotti Sassi, 11B Riproduzione vietata - Legge 22 aprile 1941 Nº 633 e successivi aggiornamenti.
20133 Milano, Italia
Eurocodice 1
NORMA ITALIANA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture UNI ENV 1991-2-6
S P E R I M E N TA L E Parte 2-6: Azioni sulle strutture - Azioni durante la costruzione

OTTOBRE 2000
Eurocode 1
Basis of design and actions on structures
Part 2-6: Actions on structures - Actions during execution

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


DESCRITTORI Ingegneria civile, costruzione, ponte, codice per l’edilizia, calcolo, messa
in opera, montaggio

CLASSIFICAZIONE ICS 91.010.30

SOMMARIO La norma, sperimentale, fornisce principi ed azioni per la progettazione


strutturale di edifici ed opere di ingegneria. Essa copre gli aspetti strutturali
per le condizioni che si presentano temporaneamente durante l’esecu-
zione delle strutture. Si riferisce a tutte le situazioni nelle quali alle strutture
è richiesta una prestazione adeguata.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1991-2-6:1997


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1991-2-6 (edizione marzo 1997).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 21 settembre 2000

RICONFERMA

UNI  UNI - Milano 2000


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 9 Nº di riferimento UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina I di IV


PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1991-2-6 (edizione marzo
1997), che assume così lo status di norma nazionale italiana speri-
mentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI, che segue i lavori
europei sull’argomento, per delega della Commissione Centrale
Tecnica, ha approvato il progetto europeo il 29 novembre 1996 e la
versione in lingua italiana della norma il 18 settembre 2000.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1991-2-6 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per novembre 1999. Eventuali osserva-
zioni sulla norma dovrebbero pervenire all’UNI entro giugno 2000.

La presente norma contiene i valori dei coefficienti approvati dal


CEN/TC 250.
L’indicazione dei coefficienti da utilizzare a livello nazionale, previsti
al punto 0.4 della presente norma, sarà data, ove ritenuto necessa-
rio, dall’Autorità Nazionale competente, nel rispetto dei livelli di si-
curezza stabiliti dalle Regole Tecniche nazionali.

Per agevolare gli utenti, viene di seguito indicata la corrispondenza


tra le norme citate al punto "Riferimenti normativi" e le norme italia-
ne vigenti:
ENV 1991-1 = UNI ENV 1991-1
ENV 1991-2-1 = UNI ENV 1991-2-1
ENV 1991-2-2 = UNI ENV 1991-2-2
ENV 1991-2-3 = UNI ENV 1991-2-3
ENV 1991-2-4 = UNI ENV 1991-2-4
ENV 1991-2-7 = UNI ENV 1991-2-7
ENV 1991-3 = UNI ENV 1991-3
ENV 1991-4 = UNI ENV 1991-4
ENV 1992 = UNI ENV 1992
ENV 1993 = UNI ENV 1993
ENV 1994 = UNI ENV 1994
ENV 1995 = UNI ENV 1995
ENV 1996 = UNI ENV 1996
ENV 1997 = UNI ENV 1997
ENV 1998 = UNI ENV 1998

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione di nuove edizioni
o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso
dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.

Le norme sperimentali sono emesse, per applicazione provvisoria, in campi in cui viene
avvertita una necessità urgente di orientamento, senza che esista una consolidata espe-
rienza a supporto dei contenuti tecnici descritti.
Si invitano gli utenti ad applicare questa norma sperimentale, così da contribuire a fare
maturare l'esperienza necessaria ad una sua trasformazione in norma raccomandata.
Chiunque ritenesse, a seguito del suo utilizzo, di poter fornire informazioni sulla sua appli-
cabilità e suggerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato
dell'arte in evoluzione è pregato di inviare, entro la scadenza indicata, i propri contributi
all'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione.

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina II di IV


INDICE

PREMESSA 2

Sezione 1 GENERALITÀ 4
1.1 Scopo .............................................................................................................................................................. 4
1.2 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 6
1.3 Distinzione fra principi e regole di applicazione ....................................................................... 7
1.4 Definizioni...................................................................................................................................................... 7
1.5 Simboli ............................................................................................................................................................ 7

Sezione 2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI 8

Sezione 3 SITUAZIONI DI PROGETTO E STATI LIMITE 9


3.1 Generalità - Identificazione delle situazioni progettuali..................................................................... 9
3.2 Stati limite di servizio ..................................................................................................................................................... 10
3.3 Stati limite ultimi .................................................................................................................................................................. 11
3.4 Stima dei dati per situazioni di progetto ....................................................................................................... 11

Sezione 4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI 12


4.1 Masse volumiche degli elementi strutturali e non strutturali e delle azioni
permanenti causate dal terreno .......................................................................................................................... 12
4.2 Pretensioni, deformazioni imposte intenzionali e cedimenti .................................................. 13
figura 4.1 Deflessioni longitudinali e trasversali degli appoggi temporanei di ponti costruiti con il
metodo dei getti incrementali.......................................................................................................................................... 14
4.3 Temperatura ed azioni da ritiro ............................................................................................................................. 14
4.4 Azioni del vento (Qw) ...................................................................................................................................................... 15
4.5 Carichi da neve (QSn)..................................................................................................................................................... 16
4.6 Azioni dell'acqua (Qwa) ................................................................................................................................................. 16
figura 4.2 Pressione e forza dovuta alla corrente su palancolate e pile di ponte ........................................... 17
4.7 Carichi da ghiaccio atmosferico .......................................................................................................................... 17
4.8 Carichi da costruzione (Qc) ..................................................................................................................................... 17
4.9 Azioni sismiche ..................................................................................................................................................................... 18
4.10 Azioni eccezionali .............................................................................................................................................................. 19

APPENDICE A PRINCIPI PROGETTUALI - CRITERI SUPPLEMENTARI ALL’ENV 1991-1


(normativa) PER EDIFICI 20
prospetto A.1 Fattori Y per gli edifici durante l'esecuzione .................................................................................... 21

APPENDICE B PRINCIPI PROGETTUALI - CRITERI SUPPLEMENTARI ALL’ENV 1991-1


(normativa) PER PONTI 22
prospetto B.1 Fattori Y per i ponti durante l'esecuzione ......................................................................................... 24

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina III di IV


APPENDICE C CARICHI DA COSTRUZIONE DURANTE IL GETTO DEL
(informativa) CALCESTRUZZO 25
prospetto C.1 Valori caratteristici delle azioni dovute a carichi da costruzione durante il getto del
calcestruzzo (in aggiunta alle masse volumiche degli elementi portanti e il peso del
calcestruzzo fresco).................................................................................................................................. 25
figura C.1 Esempi di disposizione dei carichi
Per i carichi (a) e (b) vedere prospetto C.1; (c) è la massa volumica della parte
strutturale degli elementi ed il peso di calcestruzzo fresco ......................................................... 25

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina IV di IV


Eurocodice 1
PRENORMA EUROPEA Basi di calcolo ed azioni sulle strutture ENV 1991-2-6
Parte 2-6: Azioni sulle strutture - Azioni durante la costruzione

MARZO 1997

Eurocode 1
EUROPEAN PRESTANDARD Basis of design and actions on structures
Part 2-6: Actions on structures - Actions during execution
Eurocode 1
PRÉNORME EUROPÉENNE Bases de calcul et actions sur les structures
Partie 2-6: Actions sur les structures - Actions en cours d’exécution
Eurocode 1
EUROPÄISCHE VORNORM Grundlagen der Tragwerksplanung und Einwirkungen auf Tragwerke
Teil 2-6: Einwirkungen auf Tragwerke - Einwirkungen während Ausführung

DESCRITTORI Ingegneria civile, costruzione, ponte, codice per l’edilizia, calcolo, messa in
opera, montaggio

ICS 91.010.30

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 29 novembre 1996.
Il periodo di validità di questa ENV è limitato inizialmente a 3 anni. I membri
del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in parti-
colare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea
(EN).
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza di questa ENV nel-
lo stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente disponibile
a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantenere in vigo-
re, contemporaneamente alla ENV, altre norme nazionali contrastanti, fino
alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spa-
gna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

 CEN 1997
I diritti di riproduzione sono riservati ai membri del CEN.

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 1 di 26


PREMESSA

Obiettivi degli Eurocodici


(1) Gli "Eurocodici Strutturali" comprendono un gruppo di norme relative al progetto
strutturale e geotecnico degli edifici e delle altre opere dell'ingegneria civile.
(2) Essi trattano l'esecuzione ed il controllo solo per quanto è utile ad indicare la qua-
lità dei prodotti da costruzione ed il livello di esecuzione necessari per conformarsi
alle ipotesi delle regole progettuali.
(3) Fino a quando il necessario insieme di norme tecniche unificate per i prodotti e
per i metodi di prova non sarà disponibile, alcuni degli Eurocodici Strutturali trat-
teranno alcuni di questi aspetti in appendici informative.

Piano del programma degli Eurocodici


(4) La Commissione della Comunità Europea (CCE) ha cominciato a stabilire un in-
sieme di regole tecniche armonizzate per il progetto degli edifici ed altre opere di
ingegneria civile che, inizialmente, sarebbero dovute servire da alternativa alle
differenti norme in vigore nei vari Paesi membri e che, infine, dovrebbero sostituir-
le. Tali norme tecniche sono diventate note con il nome di Eurocodici Strutturali.
(5) Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CCE ha trasferito il la-
voro riguardante gli ulteriori sviluppi, la pubblicazione e l'aggiornamento degli Eu-
rocodici Strutturali al CEN, ed il segretariato dell'EFTA ha acconsentito ad appog-
giare il lavoro del CEN.
(6) Il Comitato Tecnico CEN/TC 250 è responsabile di tutti gli Eurocodici Strutturali.

Programma dell'Eurocodice
(7) Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici Strutturali, ognuno dei quali è di-
viso in un certo numero di parti:
ENV 1991 = Eurocodice 1 Basis of design and actions on structures [Basi di cal-
colo ed azioni sulle strutture]
ENV 1992 = Eurocodice 2 Design of concrete structures [Progettazione delle
strutture di calcestruzzo]
ENV 1993 = Eurocodice 3 Design of steel structures [Progettazione delle struttu-
re di acciaio]
ENV 1994 = Eurocodice 4 Design of composite steel and concrete structures
[Progettazione delle strutture composte acciaio-cal-
cestruzzo]
ENV 1995 = Eurocodice 5 Design of timber structures [Progettazione delle strut-
ture di legno]
ENV 1996 = Eurocodice 6 Design of masonry structures [Progettazione delle
strutture di muratura]
ENV 1997 = Eurocodice 7 Geotechnical design [Progettazione geotecnica]
ENV 1998 = Eurocodice 8 Design of structures for earthquake resistance [Indicazio-
ni progettuali per la resistenza sismica delle strutture]
ENV 1999 = Eurocodice 9 Design of aluminium alloy structures [Progettazione
delle strutture in lega di alluminio]
(8) Il CEN/TC 250 ha costituito sottocomitati separati in relazione ai diversi Eurocodi-
ci sopra citati.
(9) La presente parte 2-6 dell'Eurocodice 1 è stata realizzata in accordo ad un man-
dato pubblicato dal CCE ed è pubblicata come norma sperimentale europea
(ENV) con una validità iniziale di tre anni.
(10) La presente parte dell'Eurocodice 1 è utilizzata per applicazioni sperimentali.
(11) Dopo due anni i membri del CEN saranno invitati a sottoporre commenti formali
alla presente parte dell'Eurocodice 1 da prendere in considerazione per definire le
future azioni.

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 2 di 26


(12) Nel frattempo suggerimenti e commenti sulla presente parte dell'Eurocodice 1 do-
vrebbero essere inviati alla Segreteria della sottocommissione CEN/TC 250/SC 1
al seguente indirizzo:
SIS / BST
BOX 49044
S - 100 28 STOCKHOLM
SWEDEN
o all'ente normatore nazionale.
(nota nazionale - per l'Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70.106.106)

Documenti di applicazione nazionale (NAD)


(13) Considerata la responsabilità delle autorità dei Paesi membri in tema di sicurezza,
salute ed altri campi interessati dai requisiti essenziali della Direttiva CEE Prodotti
da Costruzione (CPD), ad alcuni coefficienti relativi alla sicurezza sono stati asse-
gnati nella presente ENV valori indicativi che sono identificati da "valori incasellati"
identificati da oppure da parentesi quadre [ ]. Le autorità di ciascun Paese
membro hanno la facoltà di rivedere tali valori che possono essere sostituiti da va-
lori alternativi definitivi da usare nelle applicazioni nazionali.
Inoltre, ove in alcuni Paesi le norme considerino obbligatoriamente carichi addi-
zionali o maggiorati, per la sicurezza della manodopera che lavora durante l'ese-
cuzione, si raccomanda di menzionare ciò nel NAD.
(14) Alcune delle norme europee ed internazionali di supporto possono non essere di-
sponibili al momento della pubblicazione della presente norma sperimentale. Si
anticipa, tuttavia, che ciascun Paese membro, o relativo ente di unificazione, pub-
blicherà un Documento di Applicazione Nazionale (NAD) che fornisce i valori de-
finitivi che sostituiscono i "valori incasellati", con riferimento a norme di supporto
compatibili e sia una guida all'applicazione nazionale della presente norma speri-
mentale.
(15) Resta inteso che la presente norma sperimentale deve essere utilizzata congiun-
tamente con il NAD valido nel Paese ove l'opera costruita è localizzata.

Argomenti specifici della presente norma sperimentale


(16) La presente parte dell’ENV 1991 è stata formulata con due fondamentali obiettivi:
- fornire valori per alcune delle azioni che intervengono durante la costruzione
che sono comuni per vari metodi di esecuzione, e per le altre azioni che si
debbono considerare nella fase transitoria di costruzione;
- stabilire un sistema di condizioni per specifiche azioni di una particolare ese-
cuzione che dovrebbero essere descritte nelle istruzioni progettuali o giustifi-
cata prima dell'esecuzione.
(17) Ovunque nella presente parte dell'ENV 1991 si menzioni "se non diversamente
specificato", si intende che specifiche complementari e/o specifiche di modifica
possono essere definite per particolari progetti.
(18) Lo scopo dell'ENV 1991 è definito in 1.1.1 e lo scopo della presente parte
dell'ENV 1991 è definito in 1.1.2. Parti aggiuntive dell'ENV 1991 che sono state
pianificate sono indicate in 1.1.3.
(19) La presente parte dell'ENV 1991 è divisa nelle seguenti quattro sezioni:
- Sezione 1 Generalità
- Sezione 2 Classificazione delle azioni
- Sezione 3 Situazioni di progetto
- Sezione 4 Rappresentazione delle azioni.

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Queste quattro sezioni sono completate da due appendici normative A (edifici) e B
(ponti) che pongono le basi per la combinazione delle azioni, includendo fattori
parziali di carico e fattori Y, ed un'appendice informativa C.
I limiti di validità dei contenuti di queste sezioni sono definiti nelle rispettive sezioni.
(20) La presente parte dell'ENV 1991 ha lo scopo di considerare edifici permanenti e
lavori di ingegneria civile durante l'esecuzione, così come alcune strutture ausilia-
rie associate alla costruzione di edifici ed opere di ingegneria civile. Per queste
due categorie di lavori di costruzione sono sviluppati aspetti specifici.
(21) Le regole fornite nella presente parte dell’ENV 1991 sono applicabili ai normali
edifici ed ai ponti. Queste possono comunque anche essere usate in maniera ap-
propriata per:
- esecuzione di edifici non usuali o ponti;
- situazioni di progetto provvisorie che corrispondono alla manutenzione, ripa-
razione o demolizione di fabbricati o ponti (vedere appendici A e B).
(22) Specialmente durante l'esecuzione, la sicurezza strutturale e la fruibilità possono
essere garantite non solo da sufficienti dimensionamenti, ma anche da altre misu-
re, come il controllo del processo costruttivo e gli effetti delle azioni durante le fasi
di costruzione. Queste altre misure possono essere autosufficienti nel caso che
durante l'esecuzione si verifichino eventi eccezionali, o causate dal personale (co-
me per esempio incendi). La maniera di considerare questi eventi non si può co-
dificare, il che chiarisce la flessibilità data nella stima dei valori rappresentativi del-
le azioni.
Nota 1 Per esempio, le azioni del vento possono essere determinate specificatamente quando si conosco-
no le condizioni climatiche previste (attraverso gli uffici meteorologici) durante la realizzazione di un
ponte di acciaio.
Nota 2 Per la manodopera, l'incendio è primariamente un problema di fumo e gas tossici.
(23) Durante la preparazione della presente parte dell'ENV 1991, si è notato che una
serie di limitati complementi ed emendamenti all'ENV 1991-1 e ENV 1992-1-1 po-
trebbero essere utili specialmente per il trattamento dei periodi di costruzione. Se
tali modifiche sono fatte (per esempio per la loro conversione in EN) si possono
avere alcuni duplicati con la presente parte dell'ENV 1991 e quindi la compatibilità
dovrebbe essere pienamente verificata.

Sezione 1 GENERALITÀ

1.1 Scopo

1.1.1 Scopo dell'ENV 1991 Eurocodice 1


P(1) La ENV 1991 fornisce principi generali ed azioni per la progettazione strutturale di
edifici ed opere di ingegneria civile includendo alcuni aspetti geotecnici e deve es-
sere usata congiuntamente con le ENV da 1992 a 1999.
(2) Essa può essere usata come base per il progetto di strutture non previste nelle
ENV da 1992 a 1999 e dove altri materiali ed altre azioni di progetto strutturale
siano coinvolte.
(3) La ENV 1991 riguarda anche la progettazione strutturale relativa alla fase di ese-
cuzione ed il progetto strutturale di strutture temporanee. Essa si riferisce a tutte le
circostanze in cui si richiede che una struttura fornisca un'adeguata prestazione.
(4) La ENV 1991 non è direttamente intesa per la verifica di strutture esistenti, nello
sviluppare il progetto di riparazioni ed adeguamenti o per valutare cambiamenti di
uso. Ma, se del caso può essere utilizzata a questo fine.
(5) La ENV 1991 non comprende completamente situazioni di progetto speciali che
richiedono inusuali considerazioni di affidabilità (come per esempio strutture nu-
cleari o strutture off-shore) per cui dovrebbero essere usate specifiche procedure
di progettazione.

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 4 di 26


1.1.2 Scopo della ENV 1991-2-6 - Azioni durante l'esecuzione
(1) La presente parte dell'ENV 1991 fornisce principi e regole generali per la stima di
azioni e influenze ambientali che dovrebbero essere considerate durante le fasi di
esecuzione di edifici e ponti.
Nota La presente parte dell'ENV 1991 può essere usata come guida per la definizione delle specifica-
zioni utili ad atri tipi di lavori in costruzione.
(2) La presente parte dell'ENV 1991 fornisce anche regole per la combinazione di
azioni durante le fasi di esecuzione di edifici (appendice A) e ponti (appendice B).
(3) La presente parte dell'ENV 1991 fornisce anche regole per la stima di azioni ed in-
fluenze ambientali che possono essere applicate alle opere di costruzione ausilia-
rie come definito in 1.4, necessarie per l'esecuzione di edifici permanenti e per la-
vori di ingegneria civile.
Nota In generale, le opere ausiliarie di costruzione sono a carico del committente. In qualche caso (per
esempio la costruzione di un ponte) i progetti delle opere ausiliarie possono essere una necessità.
Il quadro delle verifiche dovrebbe essere definito nelle specifiche progettuali.
(4) Le azioni considerate nella presente parte dell’ENV 1991 sono le seguenti:
- masse volumiche degli elementi strutturali e non strutturali, azioni permanenti
dovute al terreno;
- pretensioni, deformazioni intenzionali imposte e cedimenti;
- azioni della temperatura e del ritiro;
- azioni del vento;
- carichi da neve;
- azioni dell'acqua;
- carichi da ghiaccio atmosferico;
- carichi da costruzione;
- azioni sismiche;
- (alcune) azioni eccezionali (vedere anche ENV 1991-2-7).
(5) Quando è necessario considerare carichi, deformazioni o situazioni speciali di
progetto che sono non completamente (per esempio l'acqua) o che non totalmen-
te (per esempio il ghiaccio) codificate nella presente (o altra) parte dell'ENV 1991
e che non sono sufficientemente trattate nei NAD, regole complementari dovreb-
bero essere definite in sede progettuale.
Nota Generalmente, il progetto e le procedure di verifica durante le fasi di costruzione dipendono anche
dalle opere in considerazione.
(6) I seguenti argomenti riguardano la presente parte dell'ENV 1991:
- definizioni e notazioni comuni (sezione 1);
- classificazione delle azioni (sezione 2);
- situazioni progettuali e regole per la loro identificazione e definizione per par-
ticolari progetti (sezione 3);
- regole per la valutazione di azioni applicabili a lavori di ingegneria civile duran-
te l'esecuzione (sezione 4);
(7) Non sono fornite disposizioni per la sicurezza delle persone dentro ed intorno al
cantiere.
(8) Nella presente parte dell’ENV 1991 molteplici clausole si riferiscono al termine
"specifica di progetto", che possono essere considerate tali da includere tutti i re-
quisiti e le ipotesi di progetto.

1.1.3 Ulteriori parti dell'ENV 1991


(1) Ulteriori parti dell'ENV 1991 che, attualmente, sono in preparazione sono date in
1.2.

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 5 di 26


1.2 Riferimenti normativi
La presente norma europea rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati
del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte
nella presente norma europea come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non da-
tati vale l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
ISO 3898:1987 Basis of design for structures - Notations - General symbols [Basi
di calcolo per le strutture - Notazioni - Simboli generali]
Nota Le seguenti norme sperimentali europee che sono pubblicate o in preparazione sono citate nei punti appro-
priati del testo e delle pubblicazioni elencate di seguito.
ENV 1991-1 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 1:
Basis of design [Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle
strutture - Parte 1: Basi di calcolo]
ENV 1991-2-1 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-1:
Actions on structures - Densities, self-weight and imposed loads
[Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-1:
Azioni sulle struttture - Massa volumica, pesi propri e carichi imposti]
ENV 1991-2-2 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-2:
Actions on structures - Actions on structures exposed to fire [Euro-
codice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 2-2: Azio-
ni sulle strutture - Azioni sulle strutture esposte al fuoco]
ENV 1991-2-3 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-3:
Actions on structures - Snow loads [Eurocodice 1 - Basi di calcolo
ed azioni sulle strutture - Parte 2-3: Azioni sulle strutture - Carichi
da neve]
ENV 1991-2-4 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-4:
Actions on structures - Wind actions [Eurocodice 1 - Basi di calco-
lo ed azioni sulle strutture - Parte 2-4: Azioni sulle strutture - Azioni
del vento]
ENV 1991-2-5 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-5:
Actions on structures - Thermal actions [Eurocodice 1 - Basi di cal-
colo ed azioni sulle strutture - Parte 2-5: Azioni sulle strutture -
Azioni termiche]
ENV 1991-2-7 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 2-7:
Actions on structures - Accidental actions due to impact and
explosions [Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni sulle strutture
- Parte 2-7: Azioni sulle strutture - Azioni eccezionali dovute a im-
patti ed esplosioni]
ENV 1991-3 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 3:
Traffic loads on bridges [Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni
sulle strutture - Parte 3: Carichi da traffico sui ponti]
ENV 1991-4 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 4:
Actions in silos and tanks [Eurocodice 1 - Basi di calcolo ed azioni
sulle strutture - Parte 4: Azioni su silos e serbatoi]
ENV 1991-5 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Part 5:
Actions induced by cranes and other machinery [Eurocodice 1 -
Basi di calcolo ed azioni sulle strutture - Parte 5 : Azioni indotte da
gru e altri macchinari]
ENV 1992 Eurocode 2 - Design of concrete structures [Eurocodice 2 - Pro-
gettazione delle strutture di calcestruzzo]
ENV 1993 Eurocode 3 - Design of steel structures [Eurocodice 3 - Progetta-
zione delle strutture di acciaio]
ENV 1994 Eurocode 4 - Design of composite steel and concrete structures
[Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte acciaio-
calcestruzzo]

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 6 di 26


ENV 1995 Eurocode 5 - Design of timber structures [Eurocodice 5 - Proget-
tazione delle strutture di legno]
ENV 1996 Eurocode 6 - Design of masonry structures [Eurocodice 6 - Pro-
gettazione delle strutture di muratura]
ENV 1997 Eurocode 7 - Geotechnical design [Eurocodice 7 - Progettazione
geotecnica]
ENV 1998 Eurocode 8 - Design for earthquake resistance of structures [Eu-
rocodice 8 - Indicazioni progettuali per la resistenza sismica delle
strutture]
ENV 1999 Eurocode 9 - Design of aluminium alloy structures [Eurocodice 9 -
Progettazione delle strutture in lega di alluminio]

1.3 Distinzione fra principi e regole di applicazione


P(1) In dipendenza dal contenuto dei singoli punti, nella presente parte dell'ENV 1991
viene fatta distinzione fra principi e regole applicative.
P(2) I principi comprendono:
- le affermazioni generali e le definizioni per cui non ci sono alternative,
- i requisiti ed i modelli analitici per cui nessuna alternativa è permessa tranne
quando specificatamente dichiarato.
P(3) I principi sono identificati con la lettera P che precede il numero del punto.
P(4) Le regole applicative sono regole generalmente conosciute che seguono i principi
e soddisfano i requisiti.
P(5) È permesso l'uso di regole progettuali alternative purché esse siano in accordo
con i principi pertinenti e raggiungano i livelli di sicurezza, efficienza funzionale e
durabilità della struttura ottenuti con l'uso delle regole applicative fornite nella pre-
sente parte dell'ENV 1991.
(6) Nella presente parte dell'ENV 1991 le regole applicative sono identificate per
mezzo di numeri tra parentesi, come per esempio nel presente punto.

1.4 Definizioni
Ai fini della presente parte dell'ENV 1991 le definizioni generali sono fornite nelle parti
pertinenti dell'ENV 1991 e negli Eurocodici (ENV da 1992 a 1999).
Le definizioni addizionali fornite di seguito sono specifiche della presente parte.

1.4.1 opere ausiliarie di costruzione (auxiliary construction works, ouvrage auxiliaire, Hilfskon-
struktion): Ogni opera associata ad un processo di costruzione e rimossa dopo l'utilizzo
(ad esempio ponteggi, puntelli, palancolate, controventi, rampe di accesso, ecc.).

1.4.2 carichi di costruzione (construction loads, charges de construction, Baulasten): Carichi di-
versi da quelli dovuti a condizioni climatiche o ambientai che devono essere prese in con-
siderazione durante il processo di costruzione (vedere anche 4.8).

1.5 Simboli
(1) Ai fini della presente parte dell'ENV 1991 si applicano i seguenti simboli:
Nota Le notazioni usate sono basate sulla ISO 3898:1987.

Lettere latine maiuscole:


Fcb,k valore caratteristico del carico concentrato di sistemi rappresentanti immagazzi-
namenti rimovibili di materiali da costruzione mobili sull'impalcato dei ponti duran-
te l'esecuzione (4.8.3);
Fh notazione generale per forze orizzontali trasmesse dall'impalcato del ponte, co-
struito mediante getti incrementali alle pile (4.8.3);
Fwa forza orizzontale esercitata da acqua corrente su palancolate e pile di ponti (4.6);
Qc notazione generale per i carichi da costruzione (4.8);

UNI ENV 1991-2-6:2000 Pagina 7 di 26


Qca notazione generale per carichi dovuti a manodopera, personale tecnico-ammini-
strativo e visitatori, con piccola attrezzatura (4.8.1);
Qcb notazione generale per carichi dovuti ad immagazzinamenti rimovibili di materiali
da costruzione, elementi prefabbricati ed equipaggiamenti (4.8.1);
Qcc notazione generale per equipaggiamenti pesanti in posizione d'uso (per esempio
pannelli di casseforme, ponteggi, macchinari, container, ecc.) o in moto (per
esempio sistemi viaggianti, travi da trasporto e becchi, contrappesi) (4.8.1);
Qcd notazione generale per carichi dovuti a gru, ascensori, veicoli, installazioni di po-
tenza, martinetti, mezzi pesanti di controllo, ecc;
QSn notazione generale per carichi da neve (situazione transitoria) (4.5);
Qwa notazione generale per azioni dell'acqua (situazione transitoria) (4.6);
QW notazione generale per azioni del vento (situazione transitoria) (4.4);
nwa velocità media dell'acqua (m/s).

Lettere latine minuscole:


qcb,k valore caratteristico di carichi uniformemente distribuiti di sistemi rappresentanti
immagazzinamenti rimovibili di materiali da costruzione sull'impalcato del ponte
durante la costruzione (4.8.3).

Sezione 2 CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI


(1) Per comodità di uso della presente parte dell'ENV 1991, alcuni dei principi e rego-
le di applicazione definite nell'ENV 1991-1 sono citati in seguito.
P(2) Le azioni che devono essere prese in considerazione durante l'esecuzione devo-
no essere classificate in:
- permanenti, variabili o eccezionali;
- fisse o libere;
- statiche, quasi statiche o dinamiche;
- dirette o indirette;
- uni- o multi-componente.
Queste classificazioni devono, ove pertinenti, essere fatte separatamente per
ogni situazione progettuale.
Nota Alcune azioni possono essere classificate separatamente per diverse fasi di esecuzione e perciò per
diverse situazioni di progetto.
(3) Alcune classificazioni sono specificate nei punti seguenti ed altre negli altri Euroco-
dici. Ove pertinenti, esse possono essere integrate per ogni progetto particolare.
(4) Le azioni indirette comprendono deformazioni imposte intenzionalmente (sposta-
menti imposti ai supporti delle travi di acciaio) o deformazioni impedite, dovute al
ritiro, cedimenti differenziali o variazioni di temperatura. Le azioni dirette possono
essere considerate mediante loro combinazioni. In dipendenza dalla struttura e
dal particolare stato limite in considerazione, le azioni indirette possono essere
prese in considerazione in combinazione o in provvedimenti di dettaglio.
P(5) Nel caso di cedimenti del suolo, i cedimenti (valori assoluti o differenziali) previsti
durante l'esecuzione devono essere classificati come azioni permanenti (vedere
ENV 1997-1).
(6) Se non altrimenti specificato, gli effetti della pretensione durante l'esecuzione do-
vrebbero essere classificati come azioni permanenti. Tuttavia le forze da martinetto
durante l'applicazione della pretensione dovrebbero essere considerate come azioni
variabili, ponendo particolare attenzione al progetto delle zone di ancoraggio.
P(7) Il ritiro del calcestruzzo durante l'esecuzione deve essere classificato come azio-
ne permanente.

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P(8) Laddove il sistema strutturale (schema statico) cambia durante l'esecuzione, gli
effetti residui dei carichi applicati ad un sistema strutturale e rimossi nel seguente,
devono essere considerati come permanenti per il lavoro di costruzione nel nuovo
sistema strutturale.
(9) Laddove gli elementi strutturali siano temporaneamente puntellati per la presenza
del calcestruzzo, gli effetti del puntellamento e della sua rimozione possono esse-
re classificati come permanenti. Si dovrebbero considerare gli effetti dovuti all'ela-
sticità dei sistemi di puntellamento ed alla loro possibile inflessione dovuta al ce-
dimento del suolo.
(10) Se non altrimenti specificato, tutte le azioni dovute ai carichi di costruzione do-
vrebbero essere considerate come azioni variabili.
Nota In caso di pesanti equipaggiamenti, come definiti in 4.8.1 (Qcc) questa azione può essere conside-
rata come azione variabile solamente durante il movimento. Quando pesanti equipaggiamenti sono
in posizione d'uso, è più ragionevole considerarli come azioni permanenti (per esempio le masse
volumiche di forme mobili per la costruzione degli impalcati dei ponti). Dovrebbero essere definite,
per esempio nelle specifiche di progetto, le situazioni durante le quali i carichi da costruzione devono
essere considerati come permanenti o variabili i loro rappresentativi e i fattori γ associati.
(11) I carichi da costruzione dovuti a gru, attrezzature, ponteggi, ecc., dovrebbero es-
sere considerati come azioni fisse o variabili in relazione alla loro possibile posi-
zione. Laddove ogni azione può essere considerata come fissa, dovute tolleranze
dovrebbero essere considerate per possibili inaccuratezze della loro posizione.
Laddove ogni azione può essere considerata come libera, dovrebbero essere de-
finiti i limiti della sua possibile posizione.
Nota 1 Possono essere eseguite in alcune misurazioni per assicurare che la posizione assunta sia mante-
nuta durante l'esecuzione.
Nota 2 Posizioni particolari possono essere considerate in alcuni casi come eccezionali.
P(12) Laddove è necessario considerare i carichi da costruzione dovuti alle persone,
questi devono essere considerati come azioni variabili.
(13) Le azioni dovute all'uso ed al posizionamento di elementi strutturali prefabbricati
destintati ad essere connessi ad altre parti della struttura permanente, dovrebbe-
ro essere considerate come azioni variabili statiche o dinamiche.

Sezione 3 SITUAZIONI DI PROGETTO E STATI LIMITE

3.1 Generalità - Identificazione delle situazioni progettuali


(1) Durante l'esecuzione è necessario prendere in considerazione soltanto situazioni
di progetto transitorie e/o eccezionali. Soltanto in casi particolari si possono pren-
dere in considerazione le azioni sismiche (vedere 4.9).
Nota Le azioni applicate solamente durante le fasi di esecuzione, che possono avere effetti permanenti
dovrebbero essere prese in considerazione per la stima della sicurezza durante fasi pertinenti di
esecuzione e situazioni di progetto dopo esecuzione.
P(2) Situazioni di progetto pertinenti devono essere selezionate durante l'esecuzione
in modo da comprendere tutte quelle condizioni che possono essere ragionevol-
mente previste durante l'esecuzione dell'opera.
(3) Per le varie fasi dell'esecuzione, le situazioni di progetto dovrebbero essere iden-
tificate considerando che tutte le condizioni seguenti possono variare da fase a fa-
se in accordo con il processo di esecuzione ed essere definite nel progetto e nei
metodi di costruzione:
- le condizioni di supporto;
- i sistemi strutturali;
- la forma della struttura;
- il grado di finitura, comprendente gli elementi non strutturali.

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Per particolari situazioni progettuali, la distribuzione e/o l'ampiezza delle azioni
permanenti e variabili possono variare.
(4) Verifiche comprensive di ogni stato limite nella situazione transitoria di progetto
possono essere omesse se si dimostra che i requisiti (di questo stato limite) si ri-
trovano identici in altri stati limite, nella situazione di progetto definitiva o durante
la considerazione di altre fasi di esecuzione.
Nota Per edifici ordinari, le verifiche sono generalmente necessarie solamente per i sistemi di puntello e
per gli elementi che ricevono azioni dagli stessi.
(5) Per le membrature strutturali, che fanno parte di un sistema continuo, nel quale le
azioni dovute alla massa volumica si sviluppano passo dopo passo, le verifiche
degli stati limite ultimi e degli stati limite di servizio dovrebbero considerare cam-
biamenti dello schema strutturale nonché la possibile non uniformità dei carichi di-
stribuiti.
(6) Situazioni progettuali transitorie e/o eccezionali dovrebbero essere definite non
solo per l'intero lavoro di costruzione in considerazione, ma anche, se pertinente,
per elementi strutturali individuali durante fasi specifiche di esecuzione e per strut-
ture ausiliarie.
Nota La fase di costruzione durante la quale una trave prefabbricata viene movimentata è un esempio di
situazione progettuale transitoria per un particolare elemento strutturale.
(7) Per l'identificazione di situazioni progettuali durante l'esecuzione, il tempo è gene-
ralmente il parametro principale: i vari stadi di esecuzione per un particolare pro-
getto si assume inizino da una data prefissata ed abbiano una durata assegnata.
Possibili deviazioni dai tempi previsti o dalla durata dei lavori prevista dovrebbero
essere prese in considerazione.
(8) In generale non è necessario prendere in considerazione i fenomeni di fatica du-
rante l'esecuzione. Tuttavia, una particolare attenzione dovrebbe essere posta, se
pertinente, agli effetti di possibili vibrazioni, indotte dal vento che possono essere
causa di fatica o di altri stati limite come moti irregolari (galloping) o, più in gene-
rale, instabilità aeroelastica.
Nota Esempi sono le eccitazioni degli elementi snelli di acciaio prodotte dal distacco dei vortici, il trasporto
a lunga distanza di elementi flessibili, ecc.

3.2 Stati limite di servizio


P(1) I criteri associati agli stati limite di servizio devono essere definiti nelle specifiche
progettuali.
Nota Criteri guida possono essere ricavati dagli Eurocodici.
(2) Se non altrimenti specificato, gli stati limite per lo stadio finale possono essere
adottati per le fasi di esecuzione.
(3) I requisiti di servizio per strutture ausiliarie dovrebbero essere definiti in modo da
evitare ogni deformazione e spostamento che influenzano l'aspetto o l'effettivo
uso della struttura o causano danneggiamento alle finiture o agli elementi non
strutturali.
(4) Dovrebbero essere evitate operazioni che possono essere causa di eccessive
rotture e/o inflessioni iniziali che durante l'esecuzione possono compromettere la
durabilità, l'agibilità e/o l'aspetto estetico alla fase finale.
(5) Invece di prendere in considerazione gli effetti dovuti al ritiro ed alla temperatura
per mezzo di calcoli, si possono prevedere provvedimenti appropriati che mini-
mizzino tali effetti.
(6) Se non altrimenti specificato, i criteri di servizio richiedenti la considerazione di
combinazioni frequenti di carico non è necessario che siano considerati durante
l'esecuzione.
Nota Per questa ragione nessun valore del fattore Ψ1 è dato nelle appendici A e B. Laddove valori fre-
quenti di qualche particolare azione variabile debbano essere considerati, essi possono essere de-
finiti nelle specifiche di progetto.

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(7) Se non altrimenti specificato, per ponti di calcestruzzo i criteri di efficienza funzio-
nale richiedenti la considerazione di combinazioni di carico non frequenti è neces-
sario che siano considerati così come definite nell'ENV 1991-3, non durante l'ese-
cuzione.
Nota Per queste ragioni nessun valore dei fattori Ψ '1 è dato nell'appendice B.

3.3 Stati limite ultimi


P(1) Gli stati limite ultimi devono essere considerati sia per condizioni di progetto tran-
sitorie che eccezionali.
P(2) Per situazioni di progetto eccezionali, dovrebbe essere soddisfatto il requisito del-
la ENV 1991-1 riguardante la prevenzione dal danneggiamento sproporzionato.
Nota Generalmente, situazioni di progetto eccezionali si riferiscono a condizioni eccezionali applicabili al-
la struttura o alla sua parte esposta come impatto, rotture locali e conseguente progressivo collasso,
caduta di parti strutturali o non strutturali e, in caso di costruzioni, anomale concentrazioni di equi-
paggiamenti degli edifici e/o materiali da costruzione, accumulo di acqua su solai di acciaio, incen-
dio, ecc.
(3) Laddove sia necessario considerare situazioni sismiche durante gli stati di esecu-
zione, situazioni di progetto critiche dovrebbero essere selezionate e, se pertinen-
ti, concordate con le relative autorità.
(4) In tali situazioni critiche di progetto, la regolarità di telai strutturali incompleti, la
possibile concentrazione di materiali strutturali immagazzinati, ecc. dovrebbero
essere considerate. Attenzione particolare dovrebbe essere data anche all'intera-
zione con gru da costruzione, ecc.

3.4 Stima dei dati per situazioni di progetto


(1) In maniera generale si dovrebbero considerare imperfezioni nella geometria della
struttura o degli elementi strutturali per le più critiche situazioni di progetto durante
l'esecuzione. Queste imperfezioni dovrebbero essere definite nelle specifiche
progettuali.
Nota 1 Una guida può essere trovata negli Eurocodici.
Nota 2 Per strutture di calcestruzzo, vedere le norme europee definite dal CEN/TC 229 "Prodotti prefabbri-
cati di calcestruzzo".
(2) Ogni situazione di progetto transitoria dovrebbe essere associata ad una durata
nominale generalmente scelta fra le seguenti, tale durata nominale è uguale o
maggiore della possibile durata della fase di esecuzione corrispondente alla situa-
zione di progetto in considerazione:
- tre giorni;
- tre mesi;
- un anno.
Nota Una durata nominale di tre giorni, da scegliersi per brevi fasi di esecuzione quali l'innalzamento di
una struttura per mezzo di gru, corrisponde alla previsione meteorologica affidabile. Questa scelta
può essere effettuata per una fase di esecuzione un po' più lunga, se sono state previste appropriate
misure organizzative.
Per certe azioni possono essere identificati gli effetti stagionali per una durata nominale di tre mesi.
Per esempio, l'ampiezza di portata di un fiume dipende dal periodo dell'anno che si considera.
(3) Per alcune azioni climatiche, per le quali i valori caratteristici per situazioni persi-
stenti sono definiti sulla base di periodi di ritorno, i valori caratteristici durante
l'esecuzione possono essere scelti minori di quelli relativi ad una situazione per-
sistente se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
- la durata nominale della situazione transitoria è uguale o minore di un anno e
può essere controllata;
- in caso di eventi imprevisti, possono essere presi dei provvedimenti per assi-
curare la struttura.

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(4) Allorquando una situazione di progetto transitoria è associata alla durata nomina-
le di un anno, il periodo medio di ritorno del valore caratteristico dell'azione clima-
tica non può essere minore di 5 anni.
Nota 1 Per durate nominali di tre mesi o di tre giorni il concetto di periodo medio di ritorno non è general-
mente appropriato e la riduzione dovrebbe dipendere dalle informazioni stagionali e meteorologiche
disponibili.
Nota 2 Alcuni fenomeni come il creep e gli effetti da ritiro nelle costruzioni di calcestruzzo dovrebbero es-
sere generalmente assegnati sulla base di dati attesi ed associati alla situazione di progetto.
(5) Per situazioni di progetto corrispondenti a fasi di esecuzione nelle quali la struttu-
ra, o parti di essa, sono soggette ad accelerazioni che possono dar luogo a rile-
vanti effetti di massa, questi dovrebbero essere presi in considerazione per la ve-
rifica dei vari stati limite.
Nota Accelerazioni significative possono essere escluse quando i possibili movimenti sono strettamente
controllati. In questo caso gli apparecchi di controllo dovrebbero essere progettati in accordo con le
combinazioni delle azioni corrispondenti a situazioni di progetto pertinenti che possono essere tran-
sitorie o eccezionali.
(6) Laddove pertinenti, le azioni dell'acqua possono essere assegnate in unione con
i livelli dell'acqua corrispondenti a situazioni di progetto specificate o identificate.
Nota Le azioni possono essere comunemente stimate nello stesso modo specificato in (2) ed in (3).
(7) Laddove pertinenti, situazioni di progetto dovrebbero essere definite prendendo in
considerazione gli effetti di flusso di acqua corrente.
Nota Per lunghe fasi di costruzione si possono avere situazioni di flussi eccezionali da considerare per il
progetto di opere permanenti o ausiliarie immerse in acqua fluente.

Sezione 4 RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIONI


(1) Nel seguito vengono forniti metodi per la stima
- delle principali azioni comuni concernenti tutti i tipi di costruzione;
- di qualche specifica azione per costruzioni e ponti.

4.1 Masse volumiche degli elementi strutturali e non strutturali e delle azioni permanenti
causate dal terreno

4.1.1 Generalità
(1) Le masse volumiche degli elementi strutturali e non strutturali dovrebbero essere
determinate in accordo con l'ENV 1991-2-1 a meno che non siano disponibili dati
più specifici.
P(2) Per la verifica degli elementi strutturali durante il trasporto o il sollevamento, lad-
dove pertinenti, le reali condizioni di supporto di tali elementi devono essere prese
in conto e si devono altresì considerare gli effetti di massa dovuti alle accelerazio-
ni orizzontali e verticali.
Nota 1 Per la stima delle accelerazioni verticali ed orizzontali dovute al trasporto ed al sollevamento una
guida è fornita dall'ENV 1991-5.
Nota 2 Indicazioni per il sollevamento dei materiali possono essere definite in relazione alle azioni in accor-
do all'ENV 1991-5.
(3) Valori caratteristici della pressione del terreno (per esempio sui pavimenti o in pa-
reti di fondazione di costruzioni, pile o spalle di ponti) dovrebbero essere determi-
nati in accordo con l'ENV 1997.

4.1.2 Edifici
(1) Le azioni dovute alle masse volumiche degli elementi non strutturali possono es-
sere trascurate durante l'esecuzione quando è ovvio che gli effetti di queste azioni
sono completamente considerate nella struttura completa.

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Nota Esempi di elementi non strutturali sono le pareti di partizione, le coperture, i rivestimenti, ecc.
P(2) Nella costruzione in situ di edifici multipiano di calcestruzzo, quando i solai di cal-
cestruzzo di recente costruzione sono sostenuti da puntelli che poggiano su un
solaio sottostante, un'analisi dei carichi deve essere eseguita per le fasi critiche
selezionate della costruzione.
Nota In dipendenza dalla procedura di costruzione utilizzata, le solette di supporto possono essere sog-
gette a carichi maggiori di quelli per i quali sono state progettate. In aggiunta ai sovraccarichi impo-
sti, le solette di supporto possono non avere sviluppato la loro piena resistenza.
(3) A meno che non siano disponibili dati specifici, i valori caratteristici delle masse
volumiche delle casseforme dovrebbero essere assunte uguali a 0,5 kN/m2.
Nota Il progetto delle stesse casseforme non è preso in considerazione dalla presente parte dell'ENV 1991.

4.1.3 Ponti
(1) Se non altrimenti specificato, laddove sia necessario considerare come azioni in-
dividuali per la verifica dell'equilibrio statico le parti favorevoli o sfavorevoli delle
azioni, causate dalle masse volumiche degli elementi strutturali, esse dovrebbero
essere associate rispettivamente a gG,inf = 0,95 e gG,sup = 1,05
Questi fattori possono essere calibrati in casi specifici in dipendenza dal livello di
assicurazione di qualità durante l'esecuzione [vedere 2.2 (5)-b) dell'ENV 1991-1].
(2) Questi valori per gG,inf e gG,sup in 4.3.1 (1) possono anche essere usati per la veri-
fica dei sistemi fornendo azioni stabilizzanti.

4.2 Pretensioni, deformazioni imposte intenzionali e cedimenti


(1) Deformazioni intenzionali imposte possono essere, per esempio, il risultato di:
- elementi pretesi (per esempio stralli o cavi di precompressione);
- predeformazioni di una struttura (per esempio spostamenti imposti agli ap-
poggi).
(2) Deformazioni non intenzionali possono essere, per esempio, il risultato di:
- cedimenti del suolo;
- appoggi temporanei disuguali.
Nota Allo stato attuale, la distinzione fra pretensione e predeformazione non è stata ancora accuratamen-
te definita e necessita di coordinamento fra gli Eurocodici.

4.2.1 Pretensione
P(1) Durante le fasi di esecuzione, forze di pretensione devono essere prese in consi-
derazione con il loro valor medio o caratteristico in accordo con la parte di proget-
to degli Eurocodici, in dipendenza dalle regole di verifica definite nel presente Eu-
rocodice per lo stesso tipo di pretensione o nella specifica di progetto.
Nota Allo stato attuale, nel progetto degli Eurocodici non sono state ancora pienamente definite tali regole
per gli stati di esecuzione.

4.2.2 Predeformazioni
(1) In generale, le predeformazioni sono applicate a particolari strutture in modo tale
da generare azioni per migliorarne il comportamento rispondendo così a partico-
lari requisiti di sicurezza e di efficienza funzionale.
Nota Le predeformazioni possono non avere effetto sulla resistenza ultima se è disponibile una certa ca-
pacità di rotazione ed una seguente ridistribuzione di momenti plastici.
P(2) L'applicazione di predeformazioni durante l'esecuzione deve essere realizzata in
maniera controllata, per esempio, per fasi, come ipotizzato nei calcoli di progetto
o richiesto nelle specifiche di progetto.
P(3) Il controllo delle predeformazioni deve essere eseguito controllando sia le defor-
mazioni sia le forze.
Nota Le forze possono essere controllate o in maniera diretta mediante misurazione delle stesse o per
mezzo di misure indirette di rigidezza o di vibrazione.

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(4) Fattori parziali per gli effetti delle predeformazioni devono essere presi dalle parti
pertinenti dell'ENV da 1992 a 1999, in dipendenza del tipo di analisi strutturale o
di stato limite considerato.

4.2.3 Cedimenti del suolo


P(1) I valori dei cedimenti del suolo per le fondazioni della struttura e dei supporti tem-
poranei durante la costruzione devono essere desunti da indagini sul terreno e, se
pertinenti, da un'analisi di interazione terreno-struttura.
Nota Indagini sul terreno devono essere effettuate per fornire informazioni sui valori dei cedimenti assoluti
e differenziali, la loro dipendenza temporale e la possibile dispersione.
(2) Se non altrimenti specificato, e a condizione che un'analisi di interazione terreno
struttura sia stata fatta, i valori attesi degli assestamenti del suolo dovrebbero es-
sere usati come valori nominali per le deformazioni imposte.

4.2.4 Disparità degli appoggi temporanei


(1) Per ponti pretesi costruiti con il metodo dei getti incrementali, a meno che non siano
forniti altri valori nelle specifiche di progetto, si dovrebbero prendere in considera-
zione i seguenti valori di abbassamento verticale degli appoggi temporanei:
- ± 10 mm longitudinalmente, per un appoggio, avendo ipotizzato che gli altri
appoggi siano al livello teorico [figura 4.1 a)];
- ± 2,5 mm trasversalmente, per un appoggio, avendo ipotizzato che gli altri
appoggi siano al livello teorico [figura 4.1 b)].
Questi valori possono essere calibrati per casi specifici in relazione al livello di
qualità assicurato [vedere 2.2 (5) b) dell'ENV 1991-1].
(2) Queste due definizioni verticali sono mutuamente esclusivi ed i corrispondenti va-
lori dovrebbero essere presi come caratteristici.
figura 4.1 Deflessioni longitudinali e trasversali degli appoggi temporanei di ponti costruiti con il metodo dei
getti incrementali
Dimensioni in mm

4.3 Temperatura ed azioni da ritiro


(1) Le azioni dovute alla temperatura ed al ritiro del calcestruzzo sono in generale de-
formazioni vincolate. Per semplicità, benché corrispondenti a fenomeni fisici diffe-
renti, esse vengono considerate insieme in questa sezione.
Nota Le azioni da temperatura possono per esempio essere causate da:
- cambiamenti della temperatura ambiente, cambiamenti giornalieri o stagionali nel periodo di
costruzione considerato;
- raffreddamento di spessori di calcestruzzo dopo l'idratazione da giudicare in relazione al tipo di
cassaforma, al tempo di rimozione dopo il getto.

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(2) Laddove siano significative, le azioni dovute alla temperatura ed al ritiro dovreb-
bero essere considerate durante ogni fase di esecuzione.
Nota 1 In alcuni casi si devono considerare soltanto le fasi più critiche di esecuzione ed effetti di tempera-
tura e ritiro possono essere stimati usando metodi semplificati.
Nota 2 Per gli edifici, le azioni dovute alla temperatura ed al ritiro, non sono generalmente significative se
sono state fornite appropriate nozioni di dettaglio per le situazioni di progetto persistenti.
(3) Le azioni della temperatura climatica dovrebbero essere stimate in accordo con
l'ENV 1991-2-5. Per alcune fasi particolari di esecuzione (per esempio la chiusura
di vari tipi di impalcati di ponti) possono essere presi in considerazione gli effetti
della probabile temperatura del giorno di esecuzione del getto.
(4) Il ritiro da essiccamento dei materiali strutturali di edifici dovrebbe essere stimato
in accordo con gli Eurocodici di progetto pertinenti.
P(5) Nel caso di ponti, per la determinazione dei vincoli dovuti alla temperatura, gli ef-
fetti della frizione degli appoggi, che si suppone permettano movimenti liberi, de-
vono essere considerati sulla base di valori rappresentativi appropriati.
(6) Ove pertinente, rispetto ad effetti del secondo ordine, gli effetti delle deformazioni
dovute a temperatura e a ritiro dovrebbero essere combinati con le imperfezioni
iniziali.

4.4 Azioni del vento (Qw)


(1) I valori caratteristici dell'azione del vento dovrebbero essere stimati in accordo
con i metodi definiti nell'ENV 1991-2-4 sulla base del periodo di ritorno scelto.
Nota 1 Attenzione particolare dovrebbe essere posta al fatto che sulle pareti interne, che saranno una parte
interna della struttura dopo il completamento, durante il processo di esecuzione possono doversi ap-
plicare i coefficienti della pressione esterna cpe per pareti libere.
Nota 2 In alcuni casi, i carichi da vento possono essere considerati come azioni eccezionali nelle combina-
zioni durante l'esecuzione, per esempio nelle zone soggette a cicloni.
(2) Laddove pertinenti le aree caricate dovrebbero includere le aree di gru, ponteggi,
ecc., che contribuiscono agli effetti dell'azione in considerazione.
(3) Per operazioni di sollevamento e getto o altre fasi della costruzione della durata di
poche ore, le specifiche di progetto dovrebbero definire la massima velocità del
vento da considerare nel progetto. Se non altrimenti specificato, la velocità del
vento dovrebbe essere non minore di 20 m/s ad ogni altezza.
(4) Laddove pertinenti, la velocità critica del vento dovrebbe essere determinata per
oscillazioni normali alla velocità del vento stesso, per moti irregolari (galloping) e
vibrazioni aeroelastiche (flutter), per assicurare che questi fenomeni non influen-
zino il progetto durante le fasi di esecuzione.
Nota Può essere necessario considerare vibrazioni, dovute alla combinazione di pioggia e vento, di ele-
menti snelli a sezione circolare ove esse siano pertinenti.
(5) Se non altrimenti specificato il valore caratteristico delle forze del vento da consi-
derare per il progetto di ponti durante l'esecuzione dovrebbe essere attribuito sul-
la base di un periodo di ritorno nominale pari a:
- 10 anni per una durata nominale della situazione transitoria di un anno;
- 50 anni, come per persistenti situazioni di progetto, per una durata maggiore
di un anno.
(6) Laddove sia necessario considerare l'equilibrio statico durante le fasi di esecuzio-
ne di un ponte, i valori delle pressioni del vento caratteristiche sulle parti favorevoli
dovrebbero essere ridotti del 50 % (vedere 10.11 nell'ENV 1991-2-4).
Nota Dovrebbe essere posta attenzione al fatto che in alcuni casi l'analisi statica può essere insufficiente
e dovrebbero essere adottati modelli più raffinati.

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4.5 Carichi da neve (QSn)
(1) I carichi da neve dovrebbero essere valutati in accordo con l'ENV 1991-2-3, in di-
pendenza dalle situazioni locali del sito e sulla base del periodo di ritorno scelto.
Tuttavia, se non altrimenti specificato, il carico che deve essere considerato quale
valore caratteristico durante le fasi di esecuzione, non dovrebbe essere minore
del 50 % del valore caratteristico determinato per le situazioni progettuali persi-
stenti.
P(2) Per i ponti, se è assicurata una rimozione giornaliera della neve (inclusi i fine set-
timana e le vacanze) e nelle specifiche di progetto sono definiti provvedimenti
compatibili con le richieste di sicurezza per la sua rimozione, il carico da neve sul-
le aree da cui la neve è rimossa può essere ridotto al 30 % del valore rappresen-
tativo specificato nell'ENV 1991-2-3.
(3) Per i ponti, quando ciò sia giustificato da condizioni climatiche e dalla durata del
processo di costruzione, il carico caratteristico da neve, rappresentato da un cari-
co distribuito uniformemente, per le verifiche dell'equilibrio statico durante i lavori
di costruzione dovrebbe essere considerato come composto da una distribuzione
non simmetrica della neve posizionata nella posizione più sfavorevole. Per questa
verifica il carico da neve può essere considerato pari al 25 % del valore caratteri-
stico della neve sul suolo, determinato per situazioni persistenti.

4.6 Azioni dell'acqua (Qwa)


(1) In generale, azioni dovute all'acqua (libera o del suolo) dovrebbero essere rappre-
sentate come:
- una pressione statica;
- effetti idrodinamici, se pertinenti.
Nota In generale i fenomeni concernenti gli effetti idrodinamici sono:
- forze idrodinamiche sugli ostacoli immersi in acqua corrente;
- forze dovute alle azioni delle onde;
- effetti dell'acqua causati da terremoti (tsunami).
(2) Per semplicità, le azioni dovute all'acqua generalmente possono essere prese in
considerazione in combinazione come azioni permanenti: la variabilità della pres-
sione dell'acqua o del suo livello dovrebbe essere presa in considerazione per
mezzo di situazioni di progetto definite nelle specifiche di progetto. Laddove le
azioni dell'acqua devono essere considerate come variabili, i valori di progetto do-
vrebbero essere specificati direttamente.
(3) Le azioni dell'acqua esercitate dalle correnti su strutture immerse sono normali al-
la superficie di contatto e possono indurre effetti dinamici. Esse dovrebbero esse-
re determinate per le velocità della corrente pertinenti, profondità dell'acqua e for-
ma della struttura, e definite nelle specifiche di progetto e in dipendenza dalle si-
tuazioni di progetto per il periodo di costruzione in considerazione.
(4) L'ampiezza della forza orizzontale esercitata dalle correnti sulla superficie vertica-
le di un oggetto immerso (figura 4.2) può essere determinata dalla seguente
espressione:
2
F wa = K ρ wa hbν wa ( N) [4.1]
dove:
νwa è la velocità media dell'acqua mediata sulla profondità, in m/s;
ρwa è la densità dell'acqua in kg/m3;
h è la profondità dell'acqua, che non include, ove pertinente, la profondità
del dilavamento in metri;
b è la larghezza dell'oggetto immerso, in metri;
k è un fattore di forma che vale:
k = 0,72 per oggetti di sezione orizzontale rettangolare o quadrata;
k = 0,35 per oggetti di sezione orizzontale circolare.

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figura 4.2 Pressione e forza dovuta alla corrente su palancolate e pile di ponte
Legenda
1 Oggetto
2 Pressione della corrente

Nota L'effetto totale dell'acqua include sia pressioni statiche che dinamiche su ogni superficie.
(5) Azioni dovute alla pioggia dovrebbero essere considerate quando sia da conside-
rarsi il danneggiamento di dispositivi di smaltimento dell'acqua e possono gene-
rarsi effetti di ristagno dovuti ad imperfezioni delle superfici di deflusso.

4.7 Carichi da ghiaccio atmosferico


(1) I carichi da ghiaccio atmosferico dovrebbero essere specificati per particolari si-
tuazioni di progetto.
Nota 1 Una guida è contenuta nell'ENV 1993-3.
Nota 2 Una norma ISO sui carichi da ghiaccio atmosferici è attualmente in fase di sviluppo nell’ISO/TC98/WG 3.

4.8 Carichi da costruzione (Qc)

4.8.1 Generalità
(1) In generale, i carichi da costruzione comprendono:
- manodopera, personale tecnico-amministrativo e visitatori con piccola attrez-
zatura di cantiere (Qca);
- magazzini mobili di materiali per gli edifici e da costruzione, elementi prefab-
bricati ed attrezzature (Qcb);
- attrezzature pesanti in posizione d'uso (per esempio pannelli di casseforme,
ponteggi, macchinari da costruzione, container) o in movimento (forme viag-
gianti, travi da trasporto e becchi, contrappesi) (Qcc);
- gru, ascensori, veicoli, installazioni di potenza, martinetti, pesanti mezzi di
controllo, ecc. (Qcd).
(2) Laddove pertinenti, queste azioni dovrebbero essere stimate in accordo con le
specifiche di progetto.
Nota 1 Ove veicoli (per esempio autobetoniere sul piano terra di edifici) possono essere usati, se non defi-
nito dalle specifiche di progetto, le azioni corrispondenti possono essere stimate con riferimento ai
veicoli o ai modelli di carico definiti nell'ENV 1991-3 (Modelli da carico da fatica 2).
Nota 2 Informazioni per l'assegnazione delle azioni dovute alle gru sono date nell’ENV 1991-5.

4.8.2 Carichi da costruzione specifici per edifici


(1) Se non altrimenti specificato i carichi da costruzione dovuti a manodopera, perso-
nale tecnico-amministrativo e visitatori con piccole attrezzature (Qca) possono es-
sere modellati come carichi distribuiti.

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P(2) Ove attrezzature da costruzione (Qcb) possono dar luogo a carichi concentrati, tali
azioni devono essere prese in considerazione.
P(3) La stabilità orizzontale dei lavori di costruzione durante tutte le fasi costruttive de-
ve essere assicurata per mezzo di dettagliate misure, o di progettazione delle for-
ze orizzontali pertinenti.
Nota I controventi sono un esempio di misure dettagliate.
P(4) I carichi orizzontali da considerare devono essere ricavati dal vento e dagli effetti
risultanti da imperfezioni e deformazioni dominanti.
(5) La stabilità orizzontale della struttura può essere provata con metodi semplificati
consistenti nell'applicazione di forze orizzontali nominali. Se non altrimenti speci-
ficato, i valori caratteristici di queste forze dovrebbero essere presi pari all'1,5%
dei carichi verticali risultanti dalla combinazione delle azioni considerate. Questi
dovrebbero essere applicati negli stessi punti dei corrispondenti carichi verticali.

4.8.3 Carichi specifici da costruzione per i ponti


(1) Se non altrimenti specificato i carichi da costruzione dovuti a manodopera, perso-
nale tecnico-amministrativo e visitatori con piccole attrezzature (Qca) sull'impalca-
to durante l'esecuzione dovrebbero essere modellati come carichi distribuiti. Que-
sto carico può essere applicato nelle parti più sfavorevoli delle aree pertinenti ed
il suo valore caratteristico può essere preso pari a 1,0 kN/m2.
(2) Il carico dovuto a magazzini mobili di materiale da costruzione (Qcb) sull'impalcato
del ponte durante l’esecuzione dovrebbe essere modellato da un sistema di cari-
co comprendente:
- un carico uniformemente distribuito qcb;
- un carico concentrato Fcb.
Il carico uniformemente distribuito e quello concentrato dovrebbero essere consi-
derati simultaneamente nella stessa condizione di carico ed applicati in modo da
ottenere gli effetti più sfavorevoli.
Se non altrimenti specificato, i loro valori caratteristici possono essere presi pari a
- qcb,k = 0,2 kN/m2;
- Fcb,k = 100 kN.
(3) Per ponti costruiti con il metodo dei getti incrementali, le forze orizzontali Fh sono
trasmesse dall'impalcato ai supporti (pile o spalle) durante il getto. Se non altri-
menti specificato, i valori caratteristici della forza orizzontale applicata alla sommi-
tà di ogni pila può essere presa uguale al 10% della concomitante forza verticale.
Nota In generale, il valore del coefficiente di attrito decresce con lo spostamento dell'impalcato del ponte;
il 10 % rappresenta il valore del coefficiente di attrito "statico" quando l'impalcato inizia a muoversi.

4.9 Azioni sismiche


(1) Durante l'esecuzione le azioni sismiche devono essere prese in considerazione
ove richiesto dalle autorità competenti o da specifiche di progetto. Le fasi durante
le quali le verifiche devono essere compiute dovrebbero essere chiaramente de-
finite nelle specifiche di progetto.
(2) Laddove le azioni sismiche devono essere prese in considerazione, esse dovreb-
bero essere determinate in accordo con l'ENV 1998, tenendo conto dei periodi di
riferimento della situazione transitoria considerata.
P(3) L'accelerazione di progetto del suolo ag e del fattore di importanza γI (vedere
l'ENV 1991-1) per la fase di esecuzione devono essere definiti nelle specifiche di
progetto.

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4.10 Azioni eccezionali

4.10.1 Azioni eccezionali per gli edifici


P(1) Azioni eccezionali quali impatti da veicoli da costruzione, gru o macchine da cantiere
(per esempio benne di calcestruzzo fresco), danneggiamento locale o finale degli ap-
poggi finali o temporanei, ecc. che può portare al progressivo collasso della parte por-
tante degli elementi strutturali, devono essere controllati per gli stati limite pertinenti.
Nota Misure (ispezioni in situ) dovrebbero essere prese per evitare:
- anormale concentrazione delle attrezzature dell'edificio e/o di materiali da costruzione sulle
parti portanti degli elementi strutturali;
- accumulo di acqua (per esempio su solai di acciaio); tale accumulo è possibile principalmente
nel caso di costruzione vicina al completamento; tale situazione è contemplata fra quelle permanenti.
(2) Laddove pertinente l'esposizione al fuoco dovrebbe essere definita nelle specifi-
che progettuali.

4.10.2 Azioni eccezionali per i ponti


P(1) Se uno o più dei seguenti sistemi di carico sono possibili durante la costruzione, lo
stato limite da valutare è la prevenzione dal (progressivo) collasso.
(2) L'azione (includendo gli effetti dinamici) dovuta alla caduta di una cassaforma
viaggiante durante il suo movimento nel caso di ponte costruito a sbalzo dovrebbe
essere considerata come azione eccezionale.
(3) L'azione dovuta alla caduta di elementi prefabbricati dovrebbe essere considerata
come azione eccezionale e dovrebbe essere presa in considerazione, se pertinente.
(4) Le azioni dovute all'impatto di veicoli da cantiere, gru o attrezzature per gli edifici
sulle parti strutturali portanti dovrebbero essere definite nelle specifiche di proget-
to se pertinenti.
(5) I principi di verifica nel caso di danneggiamento locale di supporti temporanei del-
le parti strutturali portanti, dovrebbero essere definiti nelle specifiche di progetto.
Nota Questo tipo di situazioni progettuali eccezionali include il possibile cedimento di uno strallo durante
la fase di esecuzione di un ponte sospeso.

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APPENDICE A PRINCIPI PROGETTUALI - CRITERI SUPPLEMENTARI ALL’ENV 1991-1 PER EDIFICI
(normativa)

A.1 Combinazioni delle azioni per varie situazioni progettuali

A.1.1 Simultaneità delle azioni variabili

A.1.1.1 Mutua simultaneità dei vari carichi da costruzione (Qc)


(1) Dove particolari carichi da costruzione non sono compatibili fisicamente con il pro-
cedimento costruttivo questi non dovrebbero essere presi in considerazione si-
multaneamente.
(2) La simultaneità di particolari carichi da costruzione può essere considerata come
esclusa a meno che questo non sia indicato nelle specifiche di progetto e siano
prese appropriate misure di controllo.
(3) Altre possibilità di simultaneità dei carichi da costruzione dovrebbero essere pre-
se in considerazione.

A.1.1.2 Simultaneità dei carichi da costruzione con altre azioni variabili


(1) Se non altrimenti specificato, i carichi da neve e le azioni del vento dovrebbero
essere considerati come non simultanei con carichi connessi all'attività di costru-
zione (per esempio carichi dovuti alla manodopera). Tuttavia, dovrebbe essere
presa in considerazione la possibile simultaneità di carichi da neve e vento con al-
tri carichi da costruzione (per esempio pesanti macchinari o gru).
(2) Laddove pertinenti le azioni termiche e dell'acqua dovrebbero essere considerate
simultaneamente con i carichi da costruzione.
Nota Laddove pertinenti qualche distinzione può essere fatta tra le varie cause e le componenti delle azio-
ni termiche.

A.1.2 Situazioni transitorie di progetto

A.1.2.1 Stati limite ultimi di equilibrio statico


(1) Per situazioni progettuali durante le quali c'è rischio di perdita dell'equilibrio statico
(per esempio durante il sollevamento di elementi strutturali prefabbricati) può esse-
re presa in considerazione la seguente combinazione delle azioni destabilizzanti:

∑ G kj '' +'' γ P P ''+'' γ Q1 Q dst,1k''+'' ∑ ψ 0i γ Qi Q dst,ik [A.1]


j ≥1 i >1

dove:
Gkj è il valore caratteristico delle azioni permanenti che possono avere effetto
destabilizzante (per esempio obliquità non intenzionali di pareti portanti
prefabbricate, colonne o elementi di rivestimento);
Qdst,1k è il valore caratteristico delle azioni variabili destabilizzanti preponderanti;
Qdst,ik è il valore caratteristico delle azioni variabili destabilizzanti che si associano.
Nota P è il valore medio o caratteristico dipendente, al momento attuale, dalle specifiche di progetto.
(2) I valori dei fattori parziali g per le azioni permanenti sono dati nel prospetto 9.2
dell'ENV 1991-1. Se non altrimenti specificato, i fattori, gQ per tutte le azioni varia-
bili dovrebbero essere presi pari a [1,35].
(3) I valori dei fattori Y0 sono dati nel prospetto A.1 (vedere A.2).
(4) Ove la perdita dell'equilibrio statico sia prevenuta da sistemi stabilizzanti o da ap-
parecchi (per esempio smontanti), la resistenza di tali sistemi e le loro connessio-
ni dovrebbero essere controllate in accordo con le regole definite negli Eurocodici
di progetto pertinenti.

A.1.2.2 Stati limite ultimi di resistenza


(1) Se non altrimenti specificato, per la verifica degli stati limite ultimi di resistenza, le
combinazioni delle azioni da considerarsi dovrebbero essere combinazioni fonda-
mentali come definite nell'ENV 1991-1.

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Nota Dato che la maggior parte delle azioni durante l'esecuzione non può essere assegnata con grande
accuratezza, per evitare calcoli apparentemente accurati si può dare preferenza alle equazioni delle
"verifiche semplificate per costruzioni" (senza fattori y) in accordo con l'ENV 1991-2.
(2) I valori dei fattori parziali γ per le azioni permanenti sono dati nel prospetto 9.2 del-
la ENV 1991-1. Se non altrimenti specificato, i fattori gQ per tutte le azioni variabili
può essere preso pari a [1,35].
(3) I valori dei fattori Y sono dati nel prospetto A.1 (vedere A.2).

A.1.2.3 Stati limite ultimi di efficienza funzionale


(1) Se non altrimenti specificato, per la verifica degli stati limite ultimi di efficienza fun-
zionale, le combinazioni delle azioni da considerarsi dovrebbero essere combina-
zioni caratteristiche e quasi permanenti come definite nell'ENV 1991-1.

A.1.3 Situazioni eccezionali di progetto


(1) Le verifiche degli stati limite ultimi dell'equilibrio statico e di resistenza (rottura) do-
vrebbero essere realizzate con la combinazione delle azioni in accordo con
l'espressione (A.2). Laddove per casi specifici sia necessario considerare simul-
taneamente una o più azioni variabili (Qki) con le azioni eccezionali, i loro valori
rappresentativi dovrebbero essere definiti nelle specifiche progettuali.

∑ G kj''+''P '' + '' A''d ''+'' ∑ ψ 2i Q ki [A.2]


j ≥1 i ≥1

I valori dei fattori Y2 sono dati nel prospetto A.1.


Nota Questa combinazione delle azioni è differente da quella generale definita nell'ENV 1991-1. Essa vie-
ne qui proposta per semplicità, al fine di evitare la definizione di valori frequenti delle azioni variabili
per le fasi di esecuzione. P è il valore caratteristico o quello medio dipendente, al momento attuale,
dalle specifiche di progetto.
(2) Combinazioni per situazioni eccezionali di progetto coinvolgono sia un'azione ec-
cezionale esplicita A (per esempio impatto) o si riferiscono a situazioni dopo un
evento eccezionale (per esempio il cedimento di un supporto temporaneo ed il con-
seguente cambiamento del sistema statico o il suo progressivo collasso, A = 0).

A.2 Fattori Y per gli edifici


(1) I valori dei fattori Y0i (per le combinazioni caratteristiche) e Y2i (per le combina-
zioni quasi permanenti) per le azioni variabili sono dati nel prospetto A.1.
prospetto A.1 Fattori Y per gli edifici durante l'esecuzione

Azioni variabili dirette Ψ01) Ψ2


Carichi da costruzione (Qc)
Manodopera e sua attrezzatura, personale tecnico- [0,5] [0,2]
amministrativo e visitatori (Qca)
Stoccaggio mobile di materiali per edifici e da costru- [0,5] [0,2]
zione (Qcb)
Pesanti attrezzature in posizione per l’uso o durante [0,5] [0,2]
il movimento (Qcc)
Gru, veicoli, ascensori, installazioni di potenza (Qcd)
- uso frequente [0,6] [0,5]
- uso saltuario [0,6] [0]
Azione della temperatura2) [0,5] [0]
2)
Azioni del vento (QW) [0,5] [0]
2)
Carichi da neve (QSn) [0] [0]
2)
Azioni dell’acqua (Qwa) [0,5] [0]
1) Da considerarsi solo in caso di possibile simultaneità.
2) Da applicarsi ai valori rappresentativi definiti in accordo con 3.4 (2) e (3).

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APPENDICE B PRINCIPI PROGETTUALI - CRITERI SUPPLEMENTARI ALL’ENV 1991-1 PER PONTI
(normativa)

B.1 Combinazione delle azioni per varie situazioni progettuali

B.1.1 Simultaneità delle azioni variabili

B.1.1.1 Mutua simultaneità dei vari carichi da costruzione (Qc)


(1) Dove particolari carichi da costruzione non sono fisicamente compatibili a causa
del procedimento costruttivo questi non dovrebbero essere considerati come si-
multanei.
(2) La simultaneità di particolari carichi da costruzione può essere esclusa a condizio-
ne che siano state prese appropriate misure di controllo nelle specifiche di progetto.
(3) Altre possibilità di simultaneità dovrebbero essere prese in considerazione per i
carichi da costruzione.

B.1.1.2 Simultaneità dei carichi da costruzione con altre azioni variabili


(1) Se non altrimenti specificato, i carichi da neve e le azioni del vento dovrebbero es-
sere considerati non simultaneamente ai carichi connessi all'attività di costruzione
(per esempio carichi dovuti alla manodopera). Tuttavia la possibilità di simultanei-
tà di carichi da neve e vento con altri carichi da costruzione (per esempio pesanti
attrezzature o gru) dovrebbero essere presi in considerazione.
Nota Per le gru, specifiche regole di sicurezza definiscono una velocità del vento compatibile con l'uso.
La pressione corrispondente è generalmente sufficientemente piccola da essere trascurata nelle ve-
rifiche strutturali.
(2) Laddove pertinenti, le azioni termiche e dell'acqua dovrebbero essere considerate
simultaneamente con i carichi da costruzione.
Nota Laddove pertinenti può essere fatta qualche distinzione fra le varie cause e le componenti delle azio-
ni termiche.

B.1.2 Situazioni transitorie di progetto

B.1.2.1 Stati limite ultimi di equilibrio statico


(1) Per situazioni progettuali durante le quali c'è il rischio di una perdita della stabilità
dell'equilibrio può essere presa in considerazione la seguente combinazione del-
le azioni destabilizzanti:

∑ G d,sup''+'' ∑G d,inf ''+'' γP P ''+'' γ Q1 Q dst,1k''+'' ∑ ψ 0i γ Qi Q dst,ik [B.1]


i >1

dove:
Qdst,1k è il valore caratteristico delle azioni variabili destabilizzanti preponderanti;
Qdst,ik è il valore caratteristico delle azioni variabili destabilizzanti che si posso-
no aggiungere.
Nota P è il valore caratteristico o quello medio, dipendente, al momento attuale dalle specifiche di progetto.
Situazioni molto diverse si possono considerare durante l'esecuzione di un ponte per cui la formula
[B.1] necessita di possibili modifiche (per esempio per la verifica degli stralli di stabilizzazione).
(2) Per i pesi propri degli elementi strutturali e non strutturali, vedere 4.1.3.
(3) Generalmente, laddove sia usato un contrappeso dovrebbe essere considerata la
variabilità delle azioni dovuta alla sua massa volumica. Se non altrimenti specifi-
cato, tale variabilità dovrebbe essere presa in considerazione in ciascuna delle
seguenti alternative:

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- applicando un fattore parziale gGinf = 0,8 dove i pesi propri non sono ben defi-
niti (per esempio i container);
- considerando una variazione del suo posizionamento definito in fase proget-
tuale, con un valore da specificare proporzionalmente alle dimensioni del pon-
te, laddove l'entità del contrappeso sia ben definita.
Nota Per ponti di acciaio durante il progredire della costruzione la variazione della posizione del contrap-
peso è spesso presa pari a ± 1 m.
(4) Se non diversamente specificato, i fattori g per tutti i carichi variabili dovrebbero
essere presi pari a [1,35] e gP =