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Eurocodice 9

NORMA ITALIANA Progettazione delle strutture di alluminio UNI ENV 1999-1-1


S P E R I M E N TA L E Parte 1-1: Regole generali - Regole generali e regole per gli
edifici

MARZO 2002
Eurocode 9
Design of aluminium structures
Part 1-1: General rules - General rules and rules for buildings

NORMA EUROPEA SPERIMENTALE


CLASSIFICAZIONE ICS 91.080.10; 91.010.30

SOMMARIO La norma, sperimentale, si applica alla progettazione di edifici, opere civili


e di ingegneria strutturale costruite in lega di alluminio. L’Eurocodice forni-
sce i requisiti che le strutture di alluminio devono avere nei riguardi della
resistenza, delle condizioni di servizio e della durabilità.
La norma non copre i requisiti dovuti alle azioni sismiche.

RELAZIONI NAZIONALI

RELAZIONI INTERNAZIONALI = ENV 1999-1-1:1998


La presente norma sperimentale è la versione ufficiale in lingua italiana
della norma europea sperimentale ENV 1999-1-1 (edizione maggio 1998).

ORGANO COMPETENTE Commissione "Ingegneria strutturale"

RATIFICA Presidente dell’UNI, delibera del 17 luglio 2001

UNI © UNI - Milano


Ente Nazionale Italiano Riproduzione vietata. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente documento
di Unificazione può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza
Via Battistotti Sassi, 11B il consenso scritto dell’UNI.
20133 Milano, Italia

Gr. 23 UNI ENV 1999-1-1:2002 Pagina I


PREMESSA NAZIONALE
La presente norma costituisce il recepimento, in lingua italiana, del-
la norma europea sperimentale ENV 1999-1-1 (edizione maggio 1998),
che assume così lo status di norma nazionale italiana sperimentale.
La traduzione è stata curata dall’UNI.
La Commissione "Ingegneria strutturale" dell’UNI segue i lavori euro-
pei sull’argomento per delega della Commissione Centrale Tecnica.
La scadenza del periodo di validità della ENV 1999-1-1 è stata fis-
sata inizialmente dal CEN per maggio 2000. Eventuali osservazioni
sulla norma devono pervenire all’UNI.

Le norme UNI sono revisionate, quando necessario, con la pubbli-


cazione di nuove edizioni o di aggiornamenti.
È importante pertanto che gli utilizzatori delle stesse si accertino di es-
sere in possesso dell’ultima edizione e degli eventuali aggiornamenti.
Si invitano inoltre gli utilizzatori a verificare l’esistenza di norme UNI
corrispondenti alle norme EN o ISO ove citate nei riferimenti normativi.

Le norme sperimentali sono emesse, per applicazione provvisoria, in campi in cui viene
avvertita una necessità urgente di orientamento, senza che esista una consolidata espe-
rienza a supporto dei contenuti tecnici descritti.
Si invitano gli utenti ad applicare questa norma sperimentale, così da contribuire a fare
maturare l'esperienza necessaria ad una sua trasformazione in norma raccomandata.
Chiunque ritenesse, a seguito del suo utilizzo, di poter fornire informazioni sulla sua appli-
cabilità e suggerimenti per un suo miglioramento o per un suo adeguamento ad uno stato
dell'arte in evoluzione è pregato di inviare, entro la scadenza indicata, i propri contributi
all'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina II


INDICE

1 GENERALITÀ 1
1.1 Scopo e campo di applicazione ........................................................................................................ 1
1.2 Distinzione tra principi e regole applicative ................................................................................ 1
1.3 Riferimenti normativi ............................................................................................................................... 2
1.4 Ipotesi .............................................................................................................................................................. 5
1.5 Termini e definizioni................................................................................................................................. 5
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue.......................................................................... 6
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua) .................................................... 6
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua) .................................................... 7
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua) .................................................... 7
1.6 Unità di misura S.I. ................................................................................................................................... 7
1.7 Simboli usati nella presente norma europea ............................................................................. 7
figura 1.1 Sezioni in lega di alluminio ..................................................................................................................... 12

2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE 13
2.1 Requisiti fondamentali ......................................................................................................................... 13
2.2 Definizioni e classificazioni ............................................................................................................... 13
2.3 Requisiti di progetto .............................................................................................................................. 16
2.4 Durabilità .................................................................................................................................................... 18
2.5 Resistenza all’incendio ....................................................................................................................... 18

3 MATERIALI 18
3.1 Generalità................................................................................................................................................... 18
3.2 Alluminio per uso strutturale ............................................................................................................ 18
prospetto 3.1a Leghe di alluminio da lavorazione plastica per strutture .............................................................. 19
prospetto 3.1b Leghe di alluminio da fonderia per strutture ..................................................................................... 19
prospetto 3.2a Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione fu per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Lamiere, nastri e piatti ............ 20
prospetto 3.2b Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione fu per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Profili estrusi, tubi estrusi,
barre e tondi estrusi e tubi trafilati ....................................................................................................... 21
prospetto 3.2c Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione fu per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Tubi saldati
elettricamente ............................................................................................................................................. 22
prospetto 3.2d Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione fu per leghe di alluminio da lavorazione plastica - Prodotti fucinati
(L: longitudinale) ........................................................................................................................................ 22
prospetto 3.3 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di
trazione fu per leghe di alluminio da fonderia - Colate ................................................................. 23
3.3 Dispositivi di collegamento ............................................................................................................... 24
prospetto 3.4 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2
corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima
per bulloni, chiodi pieni e cavi .............................................................................................................. 24
prospetto 3.5 Raggruppamento delle leghe utilizzate nel prospetto 3.6 ............................................................ 25
prospetto 3.6 Scelta del metallo di apporto ................................................................................................................. 25
3.4 Durabilità e protezione dalla corrosione .................................................................................... 27
prospetto 3.7 Protezione generale dalla corrosione delle strutture di alluminio .............................................. 28
3.5 Criteri di selezione delle leghe di alluminio .............................................................................. 30

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina III


prospetto 3.8 Protezioni addizionali in corrispondenza delle superfici di contatto tra metalli per
controllare la corrosione interstiziale e gli effetti galvanici ......................................................... 31

4 STATI LIMITE DI ESERCIZIO 32


4.1 Basi ............................................................................................................................................................... 32
4.2 Spostamenti.............................................................................................................................................. 32
figura 4.1 Spostamenti verticali da prendere in considerazione ................................................................... 32
4.3 Vibrazioni ................................................................................................................................................... 33
4.4 Effetti dinamici ......................................................................................................................................... 34

5 STATI LIMITE ULTIMI (MEMBRATURE) 34


5.1 Basi ............................................................................................................................................................... 34
5.2 Calcolo delle forze e dei momenti interni ................................................................................. 37
5.3 Resistenza delle sezioni trasversali ............................................................................................ 37
5.4 Classificazione delle sezioni trasversali .................................................................................... 39
figura 5.1 Tipologie di elementi ................................................................................................................................ 41
figura 5.2 Valori di g per elementi piani interni soggetti a gradiente di tensione. Si adoperi la
curva A per elementi interni o sporgenti (con tensione di compressione massima
all’attacco). Si adoperi la curva B per elementi sporgenti (con tensione di
compressione massima all’estremità) ............................................................................................... 42
figura 5.3 Modi instabili per elementi piani irrigiditi ............................................................................................ 42
figura 5.4 Valori di η per elementi irrigiditi ............................................................................................................ 44
prospetto 5.1 Parametri di snellezza β1, β2 e β3 ...................................................................................................... 45
figura 5.5 Relazione tra ρc e β/ε per elementi interni, elementi sporgenti e tubi circolari ................... 47
5.5 Addolcimento (softening) nelle HAZ in prossimità delle saldature ............................. 47
figura 5.6 Estensione delle zone termicamente alterate (HAZ) .................................................................... 48
prospetto 5.2 Fattore di addolcimento (softening) per le HAZ (ρhaz) ................................................................. 49
5.6 Resistenza delle travi .......................................................................................................................... 50
prospetto 5.3 Valori del fattore di forma α ................................................................................................................... 51
figura 5.7 Fattore di riduzione χLT per l’instabilità flesso-torsionale ............................................................ 54
prospetto 5.4 Instabilità flesso-torsionale delle travi, coefficienti X e Y ............................................................. 56
5.7 Resistenza delle membrature tese .............................................................................................. 56
5.8 Resistenza delle membrature compresse ............................................................................... 57
figura 5.8 Fattore di riduzione χ per instabilità flessionale ............................................................................. 59
prospetto 5.5 Valori dei fattori k1 e k2............................................................................................................................ 59
prospetto 5.6 Valori dei fattori di imperfezione α e λ 0 ............................................................................................ 59
prospetto 5.7 Fattore K di lunghezza efficace per elementi strutturali compressi .......................................... 60
prospetto 5.8 Valori di α e λ 1 per l’instabilità torsionale......................................................................................... 61
figura 5.9 Instabilità torsionale di membrature compresse, fattore di interazione k .............................. 62
prospetto 5.9 Parametri per la verifica di instabilità torsionale di aste compresse ........................................ 63
5.9 Resistenza delle membrature soggette a sforzo assiale e flessione biassiale .... 67
figura 5.10 Fattori di forma per sezioni non simmetriche di classe 1 o 2 ..................................................... 70
figura 5.11 Lunghezza libera d’inflessione lc e definizione di x ....................................................................... 73
5.10 Resistenza delle piastre non irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano
medio ........................................................................................................................................................... 74
figura 5.12 Piatti non irrigiditi ....................................................................................................................................... 74
5.11 Resistenza delle piastre irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano
medio .......................................................................................................................................................... 78
figura 5.13 Piastre irrigidite e tipi di irrigidimenti ................................................................................................... 78
prospetto 5.10 Rigidezze flessionali e torsionali di piastre ortotrope .................................................................... 83
figura 5.14 Notazioni degli irrigidimenti sulle sezioni trasversali ..................................................................... 83
figura 5.15 Piastra ortotropa con un bordo libero ................................................................................................. 84
5.12 Resistenza delle travi a parete piena ......................................................................................... 84

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figura 5.16 a) - n) e q): forme instabili dell’anima e o) - p) forme instabili della flangia............................ 85
prospetto 5.11 Meccanismi di instabilità (figura 5.16) e corrispondenti punti per le espressioni di
valutazione della resistenza .................................................................................................................. 85
figura 5.17 a) Notazioni relative alla sezione trasversale. b) Sezione trasversale efficace per
una trave a parete piena con flange di classe 1, 2 o 3. c) Sezione trasversale efficace
per una trave a parete piena con una flangia tesa più piccola e una flangia compressa
di classe 4 .................................................................................................................................................... 87
figura 5.18 a) Pannello d’anima irrigidito b) sezione trasversale c) area efficace della colonna
fittizia d) sezione trasversale della colonna fittizia per il calcolo di Ist d1) irrigidimento
a sezione aperta d2) irrigidimento a sezione chiusa ..................................................................... 88
prospetto 5.12 Fattore di riduzione rv per l’instabilità per taglio .............................................................................. 89
figura 5.19 Irrigidimento terminale rigido a) e non rigido b) ............................................................................... 89
figura 5.20 Fattore di riduzione ρv per instabilità per taglio............................................................................... 90
figura 5.21 Anime con irrigidimenti trasversali e longitudinali ........................................................................... 91
figura 5.22 Interazione tra resistenza a flessione e resistenza a taglio......................................................... 93
figura 5.23 Modalità di applicazione del carico e coefficienti di instabilità.................................................... 94
figura 5.24 Lunghezza del tratto di contatto rigido ............................................................................................... 95
figura 5.25 Anime corrugate ......................................................................................................................................... 96

6 COLLEGAMENTI SOGGETTI A CARICHI STATICI 97


6.1 Basi per i collegamenti bullonati, chiodati e saldati ............................................................. 97
6.2 Intersezioni per collegamenti bullonati, chiodati e saldati................................................ 98
6.3 Nodi caricati a taglio soggetti a vibrazioni e/o inversioni di carico .............................. 99
6.4 Classificazione dei collegamenti.................................................................................................... 99
figura 6.1 Definizione tra "collegamento" e "nodo" ............................................................................................ 99
figura 6.2 a) - d): Classificazione dei collegamenti ......................................................................................... 101
figura 6.3 Principali tipi di collegamento ............................................................................................................. 103
prospetto 6.1 Requisiti generali di progetto .............................................................................................................. 104
6.5 Collegamenti con bulloni, chiodi o perni ................................................................................. 105
figura 6.4 Simboli per la spaziatura dei dispositivi di giunzione ................................................................. 106
figura 6.5 Spaziatura sfalsata - compressione ................................................................................................. 107
figura 6.6 Spaziatura in elementi tesi .................................................................................................................. 107
figura 6.7 Rottura a taglio in prossimità di un gruppo di fori (block-shear) - area efficace a
taglio ............................................................................................................................................................ 108
figura 6.8 Collegamenti di angolari con bulbi (comprende anche gli angolari senza bulbi) .............. 109
prospetto 6.2 Fattori di riduzione β2 e β3 .................................................................................................................. 110
prospetto 6.3 Categorie di collegamenti bullonati................................................................................................... 110
figura 6.9 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione ................................................................. 112
prospetto 6.4 Resistenza di progetto dei bulloni ..................................................................................................... 113
prospetto 6.5 Resistenze di progetto dei chiodi di alluminio ............................................................................... 115
prospetto 6.6 Coefficiente di attrito per superfici trattate...................................................................................... 116
figura 6.10 Forze indotte dall’effetto leva .............................................................................................................. 117
figura 6.11 Effetto dei dettagli costruttivi sulle forze indotte dall’effetto leva ............................................. 118
figura 6.12 Giunti a sviluppo longitudinale ........................................................................................................... 119
figura 6.13 Giunto a singola sovrapposizione con un unico bullone ........................................................... 119
prospetto 6.7 Resistenze di progetto per collegamenti con perni ..................................................................... 120
figura 6.14 Momento flettente in un perno ........................................................................................................... 121
6.6 Collegamenti saldati .......................................................................................................................... 121
prospetto 6.8 Resistenza caratteristica fw del metallo di saldatura .................................................................. 122
figura 6.15 Saldature di testa, tensioni normali .................................................................................................. 124
figura 6.16 Saldature di testa, tensioni tangenziali ............................................................................................ 124
figura 6.17 Distribuzione delle tensioni in un giunto a sovrapposizione con saldature a
cordone d’angolo .................................................................................................................................... 125

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figura 6.18 Altezza di gola efficace a ; penetrazione alla base favorevole apen ...................................... 125
figura 6.19 Tensioni σ⊥, τ⊥, τII, agenti sulla sezione di gola di una saldatura a cordone
d’angolo ...................................................................................................................................................... 126
figura 6.20 Giunto a doppio cordone d’angolo, caricato perpendicolarmente all’asse della
saldatura ..................................................................................................................................................... 127
figura 6.21 Giunto a doppio cordone d’angolo caricato parallelamente all’asse della saldatura ....... 127
figura 6.22 Piani di collasso della HAZ adiacente alla saldatura; F = HAZ, confine della zona di
fusione; T = HAZ, estremità della saldatura, sezione trasversale piena .............................. 129
6.7 Collegamenti ibridi .............................................................................................................................. 130
6.8 Collegamenti con adesivi ................................................................................................................ 130
figura 6.23 Elementi estrusi; le forze di trazione nel piano vengono trasferite mediante le parti
ad incastro; le forze di taglio sono trasferite attraverso l’adesivo ........................................... 131
prospetto 6.9 Valori della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi ........................................................ 131
figura 6.24 Provino per le prove a taglio sullo spessore aderente............................................................... 132

7 FABBRICAZIONE ED ESECUZIONE 133


7.1 Generalità ................................................................................................................................................ 133
7.2 Specifica di progetto .......................................................................................................................... 133
7.3 Preparazione del materiale ............................................................................................................ 133
prospetto 7.1 Tolleranza dei fori per bulloni, rivetti e dispositivi di giunzione speciali ................................ 135
7.4 Collegamenti bullonati ...................................................................................................................... 136
7.5 Saldature .................................................................................................................................................. 137
7.6 Adesivi strutturali ................................................................................................................................. 139
7.7 Protezione ............................................................................................................................................... 140
7.8 Controllo e sicurezza ......................................................................................................................... 143

8 PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE 144


8.1 Basi ............................................................................................................................................................. 144
8.2 Pianificazione delle prove ............................................................................................................... 144
8.3 Esecuzione delle prove .................................................................................................................... 145
8.4 Valutazione dei risultati delle prove ........................................................................................... 145
8.5 Documentazione .................................................................................................................................. 145

APPENDICE A PROVA DEL FATTORE DI SCORRIMENTO 146


(normativa)
A.1 Scopo della prova ............................................................................................................................... 146
A.2 Variabili significative........................................................................................................................... 146
A.3 Provini ........................................................................................................................................................ 146
A.4 Procedimento di prova...................................................................................................................... 147
A.5 Prove di viscosità di lunga durata ............................................................................................... 147
A.6 Risultati delle prove ............................................................................................................................ 147
figura A.1 Provini normalizzati per la determinazione del fattore di scorrimento ................................... 148
figura A.2 Utilizzazione della curva "Spostamento - logaritmo del tempo" per la prova
di viscosità di lunga durata .................................................................................................................. 149

APPENDICE B SELEZIONE DEI MATERIALI 150


(informativa)
B.1 Generalità ................................................................................................................................................ 150
B.2 Prodotti da lavorazione plastica................................................................................................... 150
prospetto B.1 Confronto tra le caratteristiche generali e tra le altre proprietà per le leghe per uso
strutturale .................................................................................................................................................. 151
prospetto B.2 Confronto tra le caratteristiche delle leghe da fonderia e altre proprietà generali ............ 152
B.3 Prodotti da fonderia ............................................................................................................................ 154

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APPENDICE C CALCOLO DELLE FORZE E DEI MOMENTI INTERNI 155
(informativa)
C.1 Analisi globale....................................................................................................................................... 155
figura C.1 Modelli comportamentali del materiale per l’analisi globale elastica..................................... 156
figura C.2 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica senza
incrudimento ............................................................................................................................................ 156
figura C.3 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica con incrudimento.... 157
figura C.4 Relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali ................................ 158
C.2 Ipotesi di progetto ............................................................................................................................... 158
C.3 Sistema strutturale ............................................................................................................................. 159
C.4 Imperfezioni ........................................................................................................................................... 160
figura C.5 Sostituzione delle imperfezioni laterali iniziali con forze orizzontali equivalenti ................ 162
figura C.6 Forze orizzontali equivalenti ............................................................................................................... 162
figura C.7 Forza stabilizzante equivalente ......................................................................................................... 163
figura C.8 Forze sul controvento in corrispondenza di discontinuità degli elementi compressi ....... 164
C.5 Stabilità agli spostamenti laterali ................................................................................................ 164
figura C.9 Telaio di edificio con travi che collegano tutte le colonne a ciascun livello di
impalcato .................................................................................................................................................. 165

APPENDICE D METODI DI ANALISI GLOBALE 167


(informativa)
D.1 Generalità................................................................................................................................................ 167
prospetto D.1 Relazioni tra i modelli comportamentali del materiale e della sezione ................................. 168
D.2 Valutazione delle richieste di duttilità ....................................................................................... 168
figura D.1 Valutazione convenzionale della duttilità richiesta ...................................................................... 169
D.3 Applicazione dei metodi delle cerniere plastiche............................................................... 169
figura D.2 Valore del coefficiente correttivo η ................................................................................................... 170
prospetto D.2 Valori dei coefficienti a, b e c .............................................................................................................. 171
figura D.3 Valori della deformazione ultima εu .................................................................................................. 171
prospetto D.2 Valori del coefficiente correttivo η .................................................................................................... 172
prospetto D.3 Valori della deformazione ultima εu .................................................................................................. 173

APPENDICE E MODELLI ANALITICI PER I LEGAMI TENSIONE-DEFORMAZIONE 174


(informativa)
E.1 Scopo e campo di applicazione .................................................................................................. 174
E.2 Modelli analitici ..................................................................................................................................... 174
prospetto E.1 Valori di fe, Er, µ, ed m per i modelli tri-lineari ............................................................................. 175
figura E.1 Modelli bi-lineari ...................................................................................................................................... 176
figura E.2 Modelli tri-lineari ...................................................................................................................................... 176
figura E.3 Modelli continui del tipo σ = σ(ε) ...................................................................................................... 177
figura E.4 Modelli continui del tipo ε = ε(σ) ....................................................................................................... 178

APPENDICE F STABILITÀ DEI TELAI 180


(informativa)
F.1 Generalità................................................................................................................................................ 180
F.2 Analisi elastica di telai a nodi spostabili ................................................................................. 180
F.3 Analisi plastica di telai a nodi spostabili ................................................................................. 181
F.4 Requisiti delle colonne per l’analisi plastica (con o senza incrudimento) ............ 181

APPENDICE G COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI TRASVERSALI OLTRE IL LIMITE


(informativa) ELASTICO 183
G.1 Generalità................................................................................................................................................ 183
G.2 Definizione degli stati limite per le sezioni trasversali ..................................................... 183
G.3 Classificazione delle sezioni trasversali in relazione agli stati limite ...................... 183

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figura G.1 Classificazione delle sezioni trasversali .......................................................................................... 184
G.4 Valutazione dello sforzo assiale ultimo ................................................................................... 184
prospetto G.1 Sforzo assiale ultimo .............................................................................................................................. 185
G.5 Valutazione del momento flettente ultimo .............................................................................. 185
prospetto G.2 Momento flettente ultimo ...................................................................................................................... 185
G.6 Previsione della capacità rotazionale ....................................................................................... 186
figura G.2 Definizione della capacità rotazionale .............................................................................................. 187

APPENDICE H INSTABILITÀ FLESSO-TORSIONALE 188


(informativa)
H.1 Momento critico elastico e snellezza ........................................................................................ 188
prospetto H.1.1 Valori dei coefficienti C1, C2 e C3 corrispondenti ai valori del coefficiente k :
condizione di carico con momento all’estremità ........................................................................... 190
prospetto H.1.2 Valori dei coefficienti C1, C2 e C3 corrispondenti ai valori del coefficiente k :
condizioni di carico trasversale .......................................................................................................... 191
figura H.1.1 Convenzione sui segni per la determinazione di zj...................................................................... 191
H.2 Snellezza.................................................................................................................................................. 192

APPENDICE J PROPRIETÀ TORSIONALI DI SEZIONI IN PARETE SOTTILE 195


(informativa)
J.1 Costante di torsione ........................................................................................................................... 195
J.2 Posizione del centro di taglio ........................................................................................................ 195
J.3 Costante di ingobbamento ............................................................................................................. 195
figura J.1 Coefficienti di costante di torsione per alcuni tipi di raccordi e di bulbi ................................. 196
figura J.2 Posizione del centro di taglio (S) e fattore di ingobbamento (H) per alcuni tipi di
sezione trasversale in parete sottile ................................................................................................ 197

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Eurocodice 9
PRENORMA EUROPEA Progettazione delle strutture di alluminio ENV 1999-1-1
Parte 1-1: Regole generali - Regole generali e regole per gli
edifici

MAGGIO 1998

Eurocode 9
EUROPEAN PRESTANDARD Design of aluminium structures
Part 1-1: General rules - General rules and rules for buildings
Eurocode 9
PRÉNORME EUROPÉENNE Conception et dimensionnement des structures en aluminium
Partie 1-1: Règles générales - Règles générales et règles pour les bâtiments
Eurocode 9
EUROPÄISCHE VORNORM Bemessung und Konstruktion von Aluminiumbauten
Teil 1-1: Allgemeine Regeln - Allgemeine Bemessungsregeln und
Bemessungsregeln für den Hochbau

DESCRITTORI Ingegneria civile, struttura di acciaio, alluminio, progettazione, codice per l'edilizia,
calcolo, generalità

ICS 91.010.30; 91.080.10

La presente norma europea sperimentale (ENV) è stata approvata dal CEN,


come norma per applicazione provvisoria, il 26 ottobre 1997.
Il periodo di validità della presente norma ENV è limitato inizialmente a 3 anni.
I membri del CEN saranno invitati dopo 2 anni a sottoporre i loro commenti, in
particolare per quanto riguarda la sua trasformazione da ENV a norma europea.
I membri del CEN sono tenuti a rendere nota l’esistenza della presente
ENV nello stesso modo utilizzato per una EN e a renderla prontamente di-
sponibile a livello nazionale in una forma appropriata. È possibile mantene-
re in vigore, contemporaneamente alla ENV, norme nazionali contrastanti,
fino alla decisione finale sulla possibile conversione da ENV a EN.
I membri del CEN sono gli Organismi nazionali di normazione di Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda,
Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Re-
pubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera.

CEN
COMITATO EUROPEO DI NORMAZIONE
European Committee for Standardization
Comité Européen de Normalisation
Europäisches Komitee für Normung
Segreteria Centrale: rue de Stassart, 36 - B-1050 Bruxelles

© 1998 CEN
Tutti i diritti di riproduzione, in ogni forma, con ogni mezzo e in tutti i Paesi, sono
riservati ai Membri nazionali del CEN.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina IX


PREMESSA

Obiettivi degli Eurocodici


Gli Eurocodici Strutturali costituiscono un gruppo di norme relative alla progettazione
strutturale e geotecnica degli edifici e delle opere di ingegneria civile.
Essi sono redatti per essere utilizzati come documenti di riferimento per i seguenti scopi:
- come strumento per verificare la conformità delle caratteristiche degli edifici e delle
opere di ingegneria civile ai requisiti essenziali della Direttiva Prodotti da Costruzione
(CPD);
- come disposizioni quadro per redigere specifiche tecniche armonizzate per i prodotti
da costruzione.
Essi trattano esecuzione e controllo solo nella misura necessaria a definire la qualità dei
prodotti da costruzione ed il livello di preparazione professionale necessario per soddi-
sfare le ipotesi assunte nelle regole di progettazione.
Fin quando non sarà disponibile la necessaria serie delle specifiche tecniche armonizzate
sui prodotti e sui metodi di prova delle loro prestazioni, alcuni degli Eurocodici strutturali
trattano alcuni di questi aspetti in appendici informative.

Cronistoria del programma degli Eurocodici


La Commissione della Comunità Europea (CEC) avviò l’elaborazione di un insieme di
regole tecniche armonizzate per la progettazione di edifici e di opere di ingegneria civile
che sarebbero servite inizialmente come alternativa alle diverse regole in vigore nei vari
Paesi membri e, successivamente, per sostituirli.
Tali norme tecniche sono diventate note come “Eurocodici Strutturali”.
Nel 1990, dopo aver consultato i rispettivi Paesi membri, la CEC ha trasferito al CEN il
lavoro di ulteriore sviluppo, emanazione ed aggiornamento degli Eurocodici Strutturali e la
Segreteria dell'EFTA ha accettato di dare supporto ai lavori del CEN.
Il Comitato tecnico CEN/TC 250 è responsabile di tutti gli Eurocodici Strutturali.

Programma degli Eurocodici


Sono in fase di redazione i seguenti Eurocodici Strutturali, ognuno dei quali generalmente
consta di un numero di parti:
EN 1991 = Eurocode 1: Basis of design and actions on structures
EN 1992 = Eurocode 2: Design of concrete structures
EN 1993 = Eurocode 3: Design of steel structures
EN 1994 = Eurocode 4: Design of composite steel and concrete structures
EN 1995 = Eurocode 5: Design of timber structures
EN 1996 = Eurocode 6: Design of masonry structures
EN 1997 = Eurocode 7: Geo-technical design
EN 1998 = Eurocode 8: Design of structures for earthquake resistance
EN 1999 = Eurocode 9: Design of aluminium structures
Il CEN/TC 250 ha costituito dei sottocomitati separati in relazione ai diversi Eurocodici
sopra citati.
La presente parte dell'Eurocodice strutturale per la progettazione delle strutture di
alluminio è pubblicata dal CEN come norma europea sperimentale (ENV) per un periodo
di vita iniziale di tre anni.
La presente norma sperimentale è utilizzata per applicazioni pratiche di tipo sperimentale
nella progettazione di edifici e di opere di ingegneria civile trattate nello scopo e campo di
applicazione come fornito in 1.1.2 e per la presentazione di commenti.
Dopo circa due anni ai membri CEN è richiesto di inviare commenti formali da prendere in
considerazione per definire le future azioni.

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Nel frattempo, suggerimenti e commenti relativi alla presente norma europea speri-
mentale dovrebbero essere inviati alla segreteria del CEN/TC 250/SC 9 al seguente
indirizzo:
Secretariat of CEN/TC 250/SC 9
c/o Norwegian Council for Building Standardization
Postboks 129 Blindern
N-0314 OSLO
oppure all’ente normatore nazionale.
(nota nazionale - per l’Italia: UNI
Via Battistotti Sassi, 11B
20133 MILANO
(tel. 02/70024.1 - fax. 02/70106106, URL www.uni.com)

Documenti di Applicazione Nazionale (NAD)


Considerando la responsabilità delle Autorità nei Paesi membri in fatto di sicurezza,
salute ed altre questioni trattate dai requisiti essenziali della Direttiva "Prodotti da Costru-
zione" (CPD), ad alcuni fattori di sicurezza contenuti nella presente ENV sono stati
assegnati dei valori indicativi che vengono identificati da . Si prevede che le Autorità di
ciascun Paese membro attribuiscano valori definitivi a questi fattori di sicurezza.
Molte delle norme armonizzate di supporto possono non essere disponibili al momento in
cui è pubblicata la presente norma sperimentale. Si anticipa quindi che sarà pubblicato da
ogni Paese membro o dall'Organismo di normazione un Documento di Applicazione
Nazionale (NAD), il quale fornirà i valori definitivi per i fattori di sicurezza, farà riferimento
alle norme di supporto compatibili e rappresenterà una guida a livello nazionale per
l'applicazione della presente norma sperimentale.
È inteso che la presente norma sperimentale è utilizzata insieme al NAD valido nel Paese
in cui sono situati l’edificio o le opere di ingegneria civile.

Questioni specifiche della presente norma sperimentale


Generalità
Lo scopo ed il campo di applicazione dell'Eurocodice 9 è definito in 1.1.1, mentre lo scopo
ed il campo di applicazione della presente parte dell'Eurocodice 9 è definito in 1.1.2.
Per l'utilizzo pratico della presente norma sperimentale, si dovrebbe porre particolare
attenzione alle affermazioni e alle condizioni indicate in 1.4.
Nello sviluppo della presente norma sperimentale, sono stati preparati alcuni documenti
di riferimento che forniscono commenti e giustificazioni ad alcune prescrizioni della
presente norma sperimentale.

Uso delle appendici


Le otto Sezioni della presente norma sperimentale sono completati da un certo numero di
appendici, alcune normative ed altre informative.
Le appendici normative hanno lo stesso valore delle Sezioni cui esse fanno riferimento.
Molte di queste appendici sono state introdotte spostando al di fuori della parte principale
del testo alcune delle Regole Applicative più dettagliate, le quali risultano necessarie solo
in casi particolari, in modo da facilitare la comprensione del testo.

Significato delle Norme di Riferimento


Nell'uso della presente norma sperimentale è necessario far riferimento alle varie norme
CEN ed ISO. Queste sono usate per definire le caratteristiche dei prodotti e dei processi
che sono stati assunti nella formulazione delle regole di progettazione.
La presente norma sperimentale cita alcuni "Riferimenti Normativi". Quando qualcuna
delle norme CEN o ISO cui si fa riferimento non è ancora disponibile, si dovrebbe
consultare il Documento di Applicazione Nazionale per individuare la norma da utilizzare.
Si suppone che, per gli edifici e per le opere di ingegneria civile progettati secondo la
presente ENV, sono usate solamente le classi e le qualità specificate nella Sezione 3.

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Coefficienti parziali di sicurezza
La presente norma sperimentale fornisce le regole generali per la progettazione delle
strutture di alluminio, relativamente agli stati limite delle membrature, quali la rottura per
trazione, il collasso per fenomeni di instabilità o la rottura dei collegamenti.
La maggior parte delle regole sono state calibrate sulla base di risultati di prova, al fine di
ottenere valori coerenti per i coefficienti parziali di sicurezza per la resistenza γM.
Per evitare un'eccessiva varietà di valori γM, furono individuate due categorie:
- γM1 deve essere applicato a resistenze relative alla tensione limite elastica conven-
zionale f0,2 corrispondente allo 0,2% di deformazione residua f0,2 (per esempio,
per tutti i fenomeni di instabilità)
- γM2 deve essere applicato a resistenze relative alla tensione limite ultima fu (per
esempio, la resistenza a trazione riferita alla sezione netta o le resistenze dei
bulloni e delle saldature).

Fabbricazione ed esecuzione
La Sezione 7 della presente norma sperimentale ha lo scopo di indicare alcuni livelli
minimi di preparazione professionale e le normali tolleranze che si sono supposte nel
derivare le regole di progettazione specificate nella presente norma sperimentale.
Esse forniscono al progettista anche le informazioni relative ad una particolare struttura
necessarie a definire i requisiti di esecuzione.
Inoltre, essa definisce le approssimazioni ed altri pratici dettagli che il progettista ha
bisogno di usare nei calcoli.

Progettazione integrata da prove


Per la progettazione ordinaria, non è richiesto l'uso della Sezione 8, che, invece, è fornita
per essere utilizzata in particolari circostanze, nelle quali essa può diventare utile.

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1 GENERALITÀ

1.1 Scopo e campo di applicazione

1.1.1 Scopo e campo di applicazione della ENV 1999 - Eurocodice 9


(1) La ENV 1999 - Eurocodice 9 si applica alla progettazione degli edifici, delle costruzioni
civili e delle strutture di alluminio. Essa è suddivisa in varie parti, elencate in 1.1.2
(2) Il presente Eurocodice si riferisce unicamente ai requisiti di resistenza, servizio e
durabilità delle strutture. Altri requisiti, quali per esempio quelli dell'isolamento termico ed
acustico, non sono considerati.
(3) L'esecuzione è trattata in quanto è necessario indicare la qualità dei materiali da
costruzione e dei prodotti che dovrebbero essere utilizzati ed il livello di qualità di esecu-
zione in cantiere che serve per soddisfare le ipotesi assunte alla base delle regole di
progettazione. In generale, le regole relative all'esecuzione ed alla qualità di esecuzione
devono essere considerate quali requisiti minimi che possono essere ulteriormente
sviluppati per tipi particolari di edifici o di costruzioni civili e di strutture di alluminio e
metodi di costruzione.
(4) La ENV 1999 - Eurocodice 9 non contiene i requisiti specifici di progettazione in zona
sismica.
(5) Nella ENV 1999 - Eurocodice 9 non sono specificati i valori numerici delle azioni sugli
edifici, sulle costruzioni civili e sulle strutture che devono essere considerate nel progetto.
Essi sono specificati nella ENV 1991 - Eurocodice 1 "Principi di progettazione e azioni
sulle strutture" che è applicabile a tutti i tipi di costruzioni.

1.1.2 Scopo e campo di applicazione della parte 1.1 della ENV 1999 - Eurocodice 9
(1) La presente norma europea sperimentale fornisce i principi generali per la progetta-
zione degli edifici, delle costruzioni civili e delle strutture di lega di alluminio.
(2) Nella presente versione iniziale della presente ENV, vengono trattati i seguenti
argomenti:
- Sezione 1: Generalità
- Sezione 2: Principi di progettazione
- Sezione 3: Materiali
- Sezione 4: Stati limite di servizio
- Sezione 5: Stati limite ultimi (membrature)
- Sezione 6: Collegamenti soggetti a carichi statici
- Sezione 7: Fabbricazione ed esecuzione
- Sezione 8: Progettazione integrata da prove
(3) La maggior parte dei contenuti della Sezione 1 e della Sezione 2 sono comuni a tutti
gli Eurocodici Strutturali, ad eccezione di alcune prescrizioni addizionali che risultano
specifiche per ciascun Eurocodice.
(4) Nella presente norma europea sperimentale non sono trattati:
- resistenza al fuoco
- casi in cui potrebbero essere necessarie misure speciali per limitare le conseguenze
di incidenti
- fatica.

1.2 Distinzione tra principi e regole applicative


(1) Nel presente Eurocodice, a seconda delle caratteristiche di ciascuna prescrizione, è
stata effettuata una distinzione tra Principi e Regole di Progettazione.
(2) I Principi comprendono:
- affermazioni e definizioni di natura generale per le quali non è data alternativa; ed
anche

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- requisiti e modelli analitici per i quali non è permessa alternativa a meno che non sia
specificatamente indicato.
(3) I principi sono identificati dalla lettera P che segue il numero del paragrafo.
(4) Le Regole Applicative, generalmente, sono regole riconosciute che seguono i Principi
e soddisfano i loro requisiti.
(5) È consentito l'uso di regole progettuali alternative alle Regole Applicative fornite
dall'Eurocodice, sempre che sia dimostrato che la regola alternativa soddisfi i Principi ad
essa collegati e risulti almeno equivalente in rapporto alla resistenza, funzionalità e
durabilità raggiunte dalla struttura.
(6) Nel presente Eurocodice, le Regole Applicative sono identificate mediante un numero
tra parentesi, nel modo indicato in questo paragrafo.

1.3 Riferimenti normativi


(1)P La presente norma europea sperimentale rimanda, mediante riferimenti datati e non,
a disposizioni contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei
punti appropriati del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti
datati, successive modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unica-
mente se introdotte nella norma europea sperimentale come aggiornamento o revisione.
Per i riferimenti non datati vale l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferi-
mento.

1.3.1 Riferimenti sulle leghe di alluminio

1.3.1.1 Definizioni di composizione chimica, forma e tempra dei prodotti da lavorazione plastica
EN 573-1:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Numerical designation system.
EN 573-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Chemical symbol based designation system
EN 573-3:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Chemical compositions
EN 573-4:1994 Aluminium and aluminium alloys - Chemical composition and form
of wrought products - Forms of products
EN 515:1993 Aluminium and aluminium alloys - Wrought products - Temper
designations

1.3.1.2 Condizioni tecniche di fornitura


EN 485-1:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 586-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Technical conditions
for inspection and delivery
prEN 754-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 755-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles - Technical conditions for inspection and delivery
prEN 1592-1:1996 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Technical conditions for inspection and delivery
prEN 12020-1:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded precision profiles in
alloys EN AW-6060 and EN AW-6063 - Technical conditions for
inspection and delivery

1.3.1.3 Dimensioni e proprietà meccaniche


EN 485-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Mechanical properties

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EN 485-3:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Tolerances on shape and dimensions for hot-rolled products
EN 485-4:1993 Aluminium and aluminium alloys - Sheet, strip and plate -
Tolerances on shape and dimensions for cold-rolled products
prEN 508-2:1996 Roofing products from metal sheet - Specifications for self
supporting products of steel, aluminium or stainless steel -
Aluminium
EN 586-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Mechanical
properties and additional property requirements
prEN 586-3:1996 Aluminium and aluminium alloys - Forgings - Tolerances on
dimension and form
prEN 754-2:1996 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Mechanical properties
EN 754-3:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Round bars, tolerances on dimension and form
EN 754-4:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Square bars, tolerances on dimension and form
EN 754-5:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Rectangular bars, tolerances on dimension and form
EN 754-6:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Hexagonal bars, tolerances on dimension and form
prEN 754-7:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Seamless tubes, tolerances on dimension and form
prEN 754-8:1995 Aluminium and aluminium alloys - Cold drawn rod/bar and tube -
Porthole tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-2:1996 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles - Mechanical properties
EN 755-3:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Round bars, tolerances on dimension and form
EN 755-4:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Square bars, tolerances on dimension and form
EN 755-5:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Rectangular bars, tolerances on dimension and form
EN 755-6:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Hexagonal bars, tolerances on dimension and form
prEN 755-7:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Seamless tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-8:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Porthole tubes, tolerances on dimension and form
prEN 755-9:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded rod/bar, tube and
profiles- Profiles, tolerances on dimension and form
prEN 12020-2:1995 Aluminium and aluminium alloys - Extruded precision profiles in
alloys EN AW-6060 and EN AW-6063 - Tolerances on dimensions
and form
prEN 1592-2:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Mechanical properties
prEN 1592-3:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Tolerance on dimensions and shape of circular tubes
prEN 1592-4:1994 Aluminium and aluminium alloys - HF seam welded tubes -
Tolerance on dimensions and form for square, rectangular and
shaped tubes

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 3


1.3.1.4 Leghe di alluminio da fonderia
prEN 1559-1 Founding - Technical conditions of delivery - General
prEN 1559-2 Founding - Technical conditions of delivery - Additional
requirements for aluminium alloy castings
prEN 1706:1993 Aluminium and aluminium alloys - Castings - Chemical
composition and mechanical properties
prEN190/120 Castings - System of dimensional tolerances and machining
allowances

1.3.2 Riferimenti sulle saldature


EN 287-2:1992 Approval testing of welders - Fusion welding - Aluminium and
aluminium alloys
EN 288-1:1992 Specification and approval of welding procedures for metallic
materials - General rules for fusion welding
EN 288-4:1992 Specification and approval of welding procedures for metallic
materials - Welding procedure tests for the arc welding of
aluminium and its alloys
prEN 288-13 Specification and approval of welding procedures for metallic
materials - Welding procedure test for the arc welding of cast
aluminium and combinations of cast to wrought materials
EN 439:1994 Welding consumables - Shielding gases for arc welding and
cutting
prEN 970 Non destructive examination of welds - Visual examination
prEN 1011-1 Welding - Fusion welding of metallic materials - General
prEN 1011-4 Requirements for fusion welding of metallic materials - Aluminium
and aluminium alloys
prEN 1418 Welding personnel - Approval testing of welding operators for
fusion welding and resistance weld setters for fully mechanised
and automatic welding of metallic materials
EN 30042:1994 Arc-welded joints in aluminium and its weldable alloys - Guidance
on quality levels for imperfections
prEN (WI 121127) Welding consumables - Wire electrodes, wires and rods for arc
welding of aluminium and aluminium alloys - Classification
prEN (WI 121214) Welding consumables - Covered electrodes for manual metal arc
welding of aluminium and aluminium alloys. Classification

1.3.3 Altri riferimenti


ENV 1991-1:1994 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Basis of
design
ENV 1991-2-1:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Densities, self-weight and imposed loads
ENV 1991-2-2:1994 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures imposed to fire
ENV 1991-2-3:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Snow loads
ENV 1991-2-4:1995 Eurocode 1 - Basis of design and actions on structures - Actions
on structures - Wind actions
ENV 1993-1-1:1992 Eurocode 3: Design of steel structures - General rules and rules
for buildings
ENV 1999-1-2 Eurocode 9: Design of aluminium structures - Structural fire
design
ENV 1999-2 Eurocode 9: Design of aluminium structures - Structures
susceptible to fatigue
ISO 1000:1981 SI units and recommendations for the use of their multiples and of
certain other units

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ISO 8930:1987 General principles on reliability for structures - List of equivalent
terms
ISO 468:1982 Surface roughness - Parameters, their values and general rules
for specifying requirements
ISO 11003-1:1993 Adhesives Determination of shear behaviour of structural bonds -
Torsion test method using butt-bonded hollow cylinders
ISO 11003-2:1993 Adhesives Determination of shear behaviour of structural bonds -
Thick-adherend tensile-test method
ISO 468:1982 Surface roughness - Parameters, their values and general rules
for specifying requirement
ISO 1302:1992 Technical drawings - Method of indicating surface texture

1.4 Ipotesi
(1) Si considerano le seguenti ipotesi di base:
- Le strutture sono progettate da personale adeguatamente qualificato e con sufficiente
esperienza.
- Negli stabilimenti, negli impianti e nei cantieri è garantito un adeguato livello di super-
visione e di controllo della qualità.
- La costruzione è eseguita da personale dotato della necessaria abilità ed esperienza.
- I materiali da costruzione ed i prodotti impiegati sono utilizzati così come indicato nel
presente Eurocodice oppure nelle relative specifiche dei materiali e dei prodotti.
- La struttura sarà sottoposta ad un adeguato livello di manutenzione (vedere 7.7).
- La struttura sarà impiegata in conformità alla destinazione d’uso prevista in progetto.
(2) I metodi di progettazione proposti sono validi soltanto alla condizione che anche i
requisiti dell’esecuzione e costruzione, specificati nella Sezione 7, siano soddisfatti.
(3) I valori numerici indicati con sono forniti a titolo indicativo. Valori differenti possono
essere specificati da ciascun Paese Membro.

1.5 Termini e definizioni

1.5.1 Termini comuni a tutti gli Eurocodici


(1) Salvo dove diversamente specificato, si applica la terminologia adottata nella
ISO 8930:1987
(2) I seguenti termini sono usati in comune per tutti gli Eurocodici con i seguenti significati:
- costruzione: Qualunque cosa che sia costruita o risulti da operazioni di costruzione.
Questo termine copre sia gli edifici che le opere di ingegneria civile e strutturale. Esso
si riferisce alla struttura completa comprendente sia gli elementi strutturali sia quelli
non-strutturali.
- esecuzione: L’attività di realizzazione di un edificio o di opere di ingegneria civile e
strutturale. Il termine identifica il lavoro in cantiere; esso può anche significare la
fabbricazione dei componenti al di fuori del cantiere ed il loro successivo montaggio in
cantiere.
Nota In inglese il termine "costruction" (costruzione) può essere usato in sostituzione del termine "execution"
(esecuzione) in certe combinazioni di parole dove non vi sia ambiguità, per esempio "during
construction" (durante la costruzione).
- struttura: Combinazione organizzata di parti collegate, progettate per fornire una
certa misura di rigidezza e resistenza. Questo termine si riferisce ai componenti che
trasmettono i carichi.
- tipo di edificio o di opere di ingegneria civile e strutturale: Tipo di "costruzione"
che definisce il suo scopo per esempio: casa di abitazione, edificio industriale, ponte
stradale, vettura ferroviaria, veicolo stradale, costruzione navale, antenna o torre.
Nota "Type of costruction works" (tipo di costruzioni) non è utilizzato nella lingua inglese.

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- tipo di struttura: Tipologia strutturale che definisce la disposizione di elementi strut-
turali, per esempio: trave, struttura triangolarizzata, struttura tubolare, arco.
- materiale da costruzione: Materiale usato nella costruzione, per esempio: calce-
struzzo, acciaio, legno, muratura, alluminio.
- sistema costruttivo: Indicazione del materiale strutturale principale, per esempio:
costruzione di calcestruzzo armato, costruzione di acciaio, costruzione di legno,
costruzione di muratura.
- procedimento esecutivo: Metodo mediante il quale la costruzione è eseguita, per
esempio: saldata in opera, prefabbricata, eseguita a sbalzo.
- sistema strutturale: Gli elementi strutturali portanti di un edificio o di opere di
ingegneria civile o strutturale e la modalità di funzionamento di tali elementi ipotizzata
per la modellazione.
(3) Le terminologie equivalenti nelle varie lingue sono date nel prospetto 1.1
prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue

Inglese Francese Tedesco


Construction works Construction Bauwerk
Execution Exécution (Bau)-Ausführung
Structure Structure Tragwerk
Type of building or civil engineering Nature de construction Art des Bauwerks
works
Form of structure Type de structure Art des Tragwerks
Construction material Matériau de construction Baustoff; Werkstoff*)
(* nur im Stahlbau)
Type of construction Mode de construction Bauweise
Method of construction Procédé d’exécution Bauverfahren
Structural system Système structural Tragsystem

prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

Italiano Olandese Spagnolo


Costruzione Bouwwerk Construcción
Esecuzione Uitvoering Ejecución
Struttura Draagconstructie Estructura
Tipo di Cotruzione Type Bouwwerk Naturaleza de la construcción
Tipo di struttura Type draagconstructie Tipo de estructura
Materiale da costruzione Constructie materiaal Material de construcción
Sistema costruttivo Bouwwijze Modo de construcción
Procedimento esecutivo Bouwmethode Procedimiento de ejecución
Sistema strutturale constructief systeem Sistema estructural

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prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

Portoghese Svedese Norvegese


Construção Byggnadsverk Byggverk
Execução Utförande Utførelse
Estrutura Bärverk Bærende konstruksjon
Tipo de edificio ou de obras de Typ av byggnadsverk Type byggverk
engenharia civil
Tipo de estrutura Typ av bärverk Konstruksjonsform
Material de construção Byggmaterial Byggemateriale
Tipo de construção Typ av konstruktion med avseende Konstruksjonstype
på material (etter hovedmateriale)
Processo construtivo Byggnadssätt Utførelsesmetode
Sistema estrutural Bärande system Bærende system

prospetto 1.1 Elenco dei termini corrispondenti nelle varie lingue (Continua)

Finlandese Danese Greco


Rakennuskohde Bygge- og anlægsarbejde Κατασκειε´ s
Työnsuoritus Udførelse Εκτελεση εργου
´

Rakenne Bærende konstruktion Κατασκευη´


Rakennuksen tai maa - ja Arten af bygge- och anlægsarbejde Ειδοs κατασκευη´ s
vesirakennuskohteen tyyppi
Rakenteen muoto Konstruktionsprincip Ειδοs ξορεα
´

Rakennusmateriaali Konstruktionsmateriale Υλικο κατασκευη´ s


Rakenteen materiaali Konstruktionstype Τροηοs εκτελεσηs
Rakentamistapa Udførelsesmetode Μεδοδοs εκτελεση
´ s

Rakennejärjestelmä Bærende system Φορεασ


´ s

1.6 Unità di misura S.I.


(1) Devono utilizzarsi le unità di misura del S.I in conformità con la ISO 1000:1981
(2) Per i calcoli di progetto, si raccomanda l’uso delle seguenti unità di misura:
- Forze e carichi: kN, kN/m, kN/m2
- Massa specifica: kg/m3
- Peso specifico: kN/m3
- Tensioni e resistenze: N/mm2 (=MN/m2 o MPa)
- Momenti (flettente....): kNm.

1.7 Simboli usati nella presente norma europea

1.7.1 Lettere latine maiuscole


A Azione accidentale, Area
B Forza nel bullone
C Capacità; valore fissato, coefficiente
D Danno (valutazione della resistenza a fatica)
E Modulo di elasticità
F Azione
F Forza
G Azione permanente

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G Modulo di elasticità trasversale
H Carico o azione orizzontale totale
I Momento di inerzia
K Fattore di rigidezza (I/L)
L Lunghezza; campata; lunghezza di sistema
M Momento in generale
M Momento flettente
N Forza assiale
Q Azione variabile
R Resistenza; reazione
S Forze interne e momenti (con indici d o k)
S Rigidezza (rigidezza a taglio, rigidezza rotazionale, … con indici v, j ...)
T Momento torcente; temperatura
V Azione tagliante; carico verticale totale o reazione
W Modulo di resistenza
X Valore di una proprietà di un materiale

1.7.2 Lettere greche maiuscole


∆ Differenza in …. (precede il simbolo principale).

1.7.3 Lettere latine minuscole


a Distanza, dato geometrico
a Sezione di gola di una saldatura, rapporto di area
b larghezza; ampiezza
c Distanza; sporgenza
d Diametro; profondità; lunghezza della diagonale
e Eccentricità; spostamento dell’asse neutro
e Distanza dal bordo; distanza dalla estremità
f Resistenza (di un materiale)
g Intervallo; coefficiente del gradiente tensionale
h Altezza
i Raggio di inerzia; numero intero
k coefficiente; fattore
l (o l o L) Lunghezza; campata; lunghezza di sistema
n Rapporto fra forze o tensioni normali
n Numero di ……
p Passo; interasse
q Forza uniformemente distribuita
r Raggio; raggio di raccordo
s Passo sfalsato; distanza
t Spessore
u, v, w Componenti dello spostamento
uu Asse maggiore
vv Asse minore
xx, yy, zz Assi ortogonali

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1.7.4 Lettere greche minuscole
α (alpha) Angolo; rapporto; coefficiente
α Coefficiente di dilatazione termica lineare
β (beta) Angolo; rapporto; coefficiente
γ (gamma) Coefficiente parziale di sicurezza, rapporto
ε (epsilon) Deformazione
η (eta) Coefficiente
ϑ (theta) Angolo; pendenza
λ (lambda) Rapporto di snellezza; rapporto
µ (mu) Coefficiente di attrito; coefficiente
ν (ni) Coefficiente di Poisson
ρ (rho) Coefficiente di riduzione; massa specifica
σ (sigma) Tensione normale
τ (tau) Tensionale tangenziale
Φ (phi) Rotazione; pendenza; rapporto
χ (chi) Fattore di riduzione (per l’instabilità)
ψ (psi) Rapporto tra tensioni; coefficiente di riduzione
ψ Coefficiente che definisce i valori rappresentativi delle azioni variabili

1.7.5 Indici
A Accidentale; area
a Capacità locale di una sezione netta soggetta a trazione o compressione
a, b … Prima, seconda … alternativa
b Rifollamento, instabilità
b Bullone; trave; calastrello
C Capacità; conseguenze
c Sezione trasversale
c Calcestruzzo; colonna
com Compressione
cr Critico
d Progetto; diagonale
dst Instabilizzante
E Effetto delle azioni (con d o k)
E Eulero
eff Efficace
e Efficace (con ulteriore indice)
el Elastico
ext Esterno
f Ala; dispositivo di giunzione
fic Fittizio
g (oppure gr) Lordo
G Azione permanente
h Altezza; più alto; orizzontale
haz Zona alterata termicamente
i Interno
inf Inferiore; più basso
i, j, k Indici (in sostituzione di valori numerici)
j Giunto
k Caratteristica

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l Più basso
L Lungo
LT Latero-torsionale
M Materiale
M (Ammesso per) momento flettente
m Flettente; media
max Massimo
min Minimo
N (Ammesso per) forza assiale
n Normale
net Netto
nom Nominale
o Foro; iniziale; esterno
o Snervamento globale in trazione e compressione
o Punto di momento nullo
ov Sovrapposizione
p Piatto, cerniera; imbottitura
p Precarico (forza)
p Parziale; punching shear
pl Plastico
Q Azione variabile
R Resistenza
r Chiodo; vincolo
rep Rappresentativo
S Forza interna, momento interno
s Sollecitazione di trazione (area); stabilità globale
s Scorrimento; piano
st Rigido; irrigidimento
ser Servizio
stb Stabilizzante
sup Superiore; più alto
t (oppure ten) Trazione
t (oppure tor) Torsione
u Asse maggiore della sezione trasversale
u Ultima (resistenza a rottura per trazione)
ult Ultimo (stato limite)
V (Ammesso per) azione tagliante
v Taglio; verticale
v Asse minore della sezione trasversale
vec Effetti vettoriali
w Anima; saldatura; ingobbamento
x Asse lungo la membratura; allungamento
y Asse della sezione trasversale
z Asse della sezione trasversale
σ Tensione normale
τ Tensione tangenziale
⊥ Perpendicolare
⁄⁄ Parallela
0,2 Resistenza al limite elastico convenzionale, corrispondente allo 0,2% della
deformazione residua

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1.7.6 Uso degli indici nella presente norma europea sperimentale
(1) I valori delle resistenze e delle proprietà dei materiali in lega di alluminio sono
nominali, trattati alla stregua di valori caratteristici, ma indicati come segue:
f0,2 resistenza al limite elastico convenzionale; notazione semplificata: fo
fhaz resistenza del materiale nelle zone alterate termicamente
fu resistenza a rottura
E modulo di elasticità
(2) Nella presente norma europea sperimentale, per evitare ambiguità, gli indici sono
sempre indicati per esteso. Comunque, per praticità, laddove la loro omissione non è
causa di ambiguità, alcuni indici possono essere omessi.
(3) Laddove sono richiesti i simboli con indici multipli, essi sono stati raggruppati secondo
la seguente sequenza:
- parametro principale: per esempio M, N, β
- tipo di variante: per esempio pl, eff, b, c
- direzione: per esempio t, v
- asse: per esempio y, z
- posizione: per esempio 1, 2, 3
- natura: per esempio R, E
- livello: per esempio d, k
- indice: per esempio 1, 2, 3
(4) Le virgole sono utilizzate per separare gli indici in coppie di caratteri, con le seguenti
eccezioni:
- Gli indici con più di un carattere non sono suddivisi.
- Esempio: le combinazioni Rd, Sd, ecc. non sono suddivise.
(5) Quando due indici relativi al tipo di variante sono necessari per descrivere un
parametro, essi possono essere separati da una virgola, per esempio: M,Ψ

1.7.7 Convenzione per gli assi delle membrature


(1) In generale la convenzione per gli assi delle membrature è la seguente:
x-x lungo la membratura
y-y asse della sezione trasversale
z-z asse della sezione trasversale
(2) Per le membrature in lega di alluminio con sezione ad I, le convenzioni usate per gli
assi della sezione trasversale sono le seguenti:
- in generale:
y-y asse della sezione trasversale parallelo alle flange
z-z asse della sezione trasversale perpendicolare alle flange
- per sezioni angolari:
y-y asse parallelo all’ala minore
z-z asse perpendicolare all’ala minore
- laddove necessario:
u-u asse maggiore (quando questo non coincide con l’asse yy)
v-v asse minore (quando questo non coincide con l’asse zz)
(3) Alcune tipiche tipologie di sezioni estruse in lega di alluminio sono rappresentate in
figura 1.1.

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figura 1.1 Sezioni in lega di alluminio

(4) la convenzione usata per gli indici che indicano gli assi dei momenti è la seguente:
"Si indichi l’asse intorno al quale agisce il momento."

(5) per esempio, per una sezione ad I, il momento agente nel piano dell’anima è indicato
con My , in quanto esso agisce intorno all’asse della sezione trasversale parallelo alle
flange.

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2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE

2.1 Requisiti fondamentali


(1)P Una struttura deve essere progettata e realizzata in modo tale che:
- con accettabile grado di probabilità essa rimarrà idonea all'uso alla quale è stata
destinata tenendo conto della sua durata prevista e del suo costo, inoltre:
- essa sopporterà, con un adeguato grado di affidabilità, tutte le azioni e tutti gli effetti
che hanno probabilità di intervenire durante l’esecuzione e l'esercizio ed avrà una
durata adeguata in relazione ai costi di manutenzione.
(2)P Una strutture deve inoltre essere progettata in modo tale che, a seguito di eventi
quali esplosioni, urti o conseguenze di errori umani, il suo danneggiamento non sia
sproporzionato rispetto alla causa originaria.
(3)P Il danno potenziale deve essere limitato o evitato attraverso una appropriata scelta di
una o più delle precauzioni volte a:
- evitare, eliminare o ridurre i rischi che la struttura deve sostenere;
- scegliere una tipologia strutturale che abbia una ridotta sensibilità ai rischi considerati;
- assicurare il collegamento della struttura nel suo insieme;
- scegliere una tipologia strutturale ed un progetto capaci di resistere adeguatamente
alla rimozione accidentale di un singolo elemento.
(4)P I requisiti sopra indicati devono essere soddisfatti attraverso la scelta di materiali
idonei, attraverso un adeguato progetto e studio dei dettagli costruttivi ed attraverso
l'indicazione di specifiche procedure per il controllo della produzione, costruzione ed uso,
secondo quanto necessario per il particolare progetto.

2.2 Definizioni e classificazioni

2.2.1 Stati limite e situazioni di progetto

2.2.1.1 Stati limite


(1)P Gli stati limite rappresentano condizioni oltre le quali la struttura non soddisfa più i
requisisti delle prestazioni di progetto. Gli stati limite si classificano in:
- stati limite ultimi;
- stati limite di servizio.
(2)P Gli stati limite ultimi sono quelli associati al collasso o ad altre forme di cedimenti
strutturali che possono mettere in pericolo la sicurezza delle persone.
(3)P Anche gli stati che precedono il collasso strutturale, che, per semplicità, sono consi-
derati in luogo del collasso medesimo, sono classificati e trattati quali stati limite ultimi.
(4)P Gli stati limite ultimi che devono essere presi in considerazione comprendono:
- la perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte, considerata come corpo
rigido;
- il collasso per eccessiva deformazione, rottura, o perdita di stabilità della struttura o di
una parte di essa, comprendendo i vincoli e le fondazioni.
(5) Gli stati limite di servizio corrispondono agli stati oltre i quali i criteri di servizio speci-
ficati non sono più soddisfatti.
(6) Gli stati limite di servizio che possono essere presi in considerazione comprendono:
- le deformazioni o gli spostamenti che compromettono l'aspetto esteriore o l'uso
efficiente della struttura (includendo il corretto funzionamento dei macchinari e dei
servizi) o che inducono danni alle finiture e agli elementi non strutturali;
- le vibrazioni che creano fastidio alle persone, danni all’edificio o ai suoi contenuti, o
che ne limitano la funzionalità.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 13


2.2.1.2 Situazioni di progetto
(1) Le situazioni di progetto sono classificate come:
- situazioni persistenti, corrispondenti alle normali condizioni di uso della struttura;
- situazioni transitorie, per esempio durante la costruzione o la riparazione;
- situazioni accidentali. Le situazioni accidentali si riferiscono a situazioni eccezionali
che non possono essere il risultato di un incidente.

2.2.2 Azioni

2.2.2.1 Definizioni e principale classificazione*)


(1)P Un’azione (F) è:
- una forza (carico) applicata alla struttura (azione diretta) oppure;
- una deformazione imposta (azione indiretta), per esempio effetti della temperatura o
assestamento.
(2)P Le azioni sono classificate:
a) secondo la loro variazione nel tempo:
- azioni permanenti (G), per esempio il peso proprio delle strutture,
equipaggiamenti, impianti ausiliari e fissi;
- azioni variabili (Q), per esempio carichi imposti, carichi mobili, carichi di vento,
carichi di neve o carichi alternati;
- azioni accidentali (A), per esempio esplosioni, urti di masse volanti, urti da
collisione.
b) Secondo la loro variazione nello spazio:
- azioni fisse, per esempio il peso proprio [ma vedere 2.3.2.3(2) per le strutture
molto sensibili alla variazione del peso proprio];
- azioni variabili, che derivano da diverse disposizioni delle azioni, per esempio
carichi mobili imposti, carichi di vento, carichi di neve o carichi alternati.
(3) Ulteriori classificazioni relative alla risposta strutturale sono fornite nelle prescrizioni
pertinenti.

2.2.2.2 Valori caratteristici delle azioni


(1)P I valori caratteristici Fk, sono specificati:
- nell’Eurocodice 1- Parte 2 (ENV 1991-2-1, ENV 1991-2-2, ENV 1991-2-3,
ENV 1991-2-4) oppure in altre norme relative ai carichi, oppure;
- dal cliente o dal progettista di concerto con il cliente, purché siano rispettate le dispo-
sizioni minime specificate dalle relative norme sui carichi oppure dall’Autorità compe-
tente.
(2)P Per le azioni permanenti dove il coefficiente di variazione è ampio o dove le azioni
hanno probabilità di variare durante la vita della struttura (per esempio per alcuni carichi
permanenti imposti) si è fatta distinzione fra due valori caratteristici, uno superiore (Gk,sup)
ed uno inferiore (Gk,inf). Altrove è sufficiente un solo valore caratteristico (Gk)
(3) Nella maggior parte dei casi, il peso proprio della struttura può essere calcolato sulla
base delle dimensioni nominali e delle masse specifiche medie.
(4) Per le azioni variabili il valore caratteristico (Qk) corrisponde in alternativa:
- al valore superiore avente una probabilità assegnata di non essere superato o al
valore inferiore avente una probabilità definita di non essere raggiunto durante un
certo periodo di riferimento, tenendo conto della durata della vita prevista della
struttura o della durata assunta per la situazione di progetto, oppure;
- al valore specificato.
(5) Per le azioni eccezionali il valore caratteristico Ak (quando applicabile) corrisponde
generalmente ad un valore specificato.
*) Definizioni più complete sulla classificazione delle azioni sono riportate nella ENV 1991-1.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 14


2.2.2.3 Valori rappresentativi delle azioni variabili†)
(1)P Il valore rappresentativo principale è il valore caratteristico Qk.
(2)P Gli altri valori rappresentativi sono correlati al valore caratteristico Qk attraverso un
fattore Ψ.
Questi valori sono definiti come:
- valore di combinazione: ΨoQk (vedere 2.3.2.2)
- valore frequente: Ψ1Qk (vedere 2.3.4)
- valore quasi-permanente: Ψ2Qk (vedere 2.3.4)
(3) Per la verifica a fatica e per le analisi dinamiche si utilizzano valori rappresentativi
supplementari.
(4) I fattori Ψo Ψ1 e Ψ2 sono specificati:
- nella ENV 1991 Eurocodice 1 o in altre norme relative ai carichi, oppure;
- dal cliente o dal progettista di concerto con il cliente, purché siano rispettate le dispo-
sizioni minime specificate dalle relative norme per i carichi oppure dall’Autorità
competente.

2.2.2.4 Valori di progetto delle azioni


(1)P Il valore di progetto Fd di una azione è espresso in termini generali come segue:
Fd = γFFk (2.1)
dove:
γF è il coefficiente parziale di sicurezza - che tiene conto, per esempio, della
possibilità di una variazione non favorevole delle azioni, della possibilità di una
modellazione delle azioni poco accurata, dell'incertezza nella valutazione degli
effetti delle azioni e dell'incertezza nella valutazione dello stato limite considerato.
(2) Esempi specifici dell’uso di γF sono riportati nella ENV 1991-1.

2.2.2.5 Valori di progetto degli effetti delle azioni


(1)P Gli effetti delle azioni (E) sono le risposte (per esempio forze e momenti interni,
tensioni, deformazioni) della struttura alle azioni. I valori di progetto degli effetti delle
azioni (Ed) sono determinati a partire dai valori di progetto delle azioni, dai dati geometrici
e dalle proprietà dei materiali, quando applicabili:
Ed = E(Fd, ad, ...) (2.2)
dove:
ad è definito in 2.2.4.

2.2.3 Proprietà dei materiali

2.2.3.1 Valori caratteristici


(1)P Una proprietà del materiale è rappresentata da un valore caratteristico Xk che in
generale corrisponde al frattile della distribuzione statistica della particolare proprietà del
materiale, specificata dalle relative norme ed ottenuta da prove eseguite in condizioni
specificate.
(2) In certi casi un valore nominale è utilizzato quale valore caratteristico.
(3) Le proprietà del materiale per le strutture di alluminio sono generalmente rappre-
sentate attraverso valori nominali utilizzati quali valori caratteristici.
Nota Un valore minimo garantito può essere definito quale valore nominale, vedere 3.1 (1).
(4) Una proprietà del materiale può avere due valori caratteristici, il valore superiore ed
il valore inferiore. Nella maggior parte dei casi vi è necessità di considerare solo il valore
inferiore. Tuttavia, valori più elevati della resistenza al limite elastico convenzionale

†) Definizioni più complete dei valori rappresentativi sono riportate nella ENV 1991-1.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 15


corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% dovrebbero, per esempio, essere
considerati in casi speciali nei quali gli effetti della sovraresistenza possono indurre una
riduzione della sicurezza.

2.2.3.2 Valori di progetto


(1)P Il valore di progetto Xd di una proprietà del materiale è generalmente definito come:
Xd = Xk/γM
dove:
γM è il coefficiente parziale di sicurezza per la proprietà del materiale.
(2)P Per le strutture in lega di alluminio, la resistenza di progetto Rd è in genere deter-
minata direttamente dai valori caratteristici delle proprietà del materiale e dai dati geome-
trici:
Rd = R(Xk, aK, ...)/γM (2.3)
dove:
γM è il coefficiente parziale di sicurezza per la resistenza.
(3) Il valore caratteristico Rk può essere determinato attraverso prove. Le linee guida sono
fornite nella Sezione 8.

2.2.4 Dati geometrici


(1)P I dati geometrici sono in genere rappresentati attraverso i loro valori nominali:
ad = anom (2.4)
(2)P In alcuni casi i valori geometrici di progetto sono definiti da:
ad = anom + ∆a (2.5)
I valori di ∆a sono forniti nei punti appropriati.
(3) Per le imperfezioni da adottare nell’analisi globale della struttura, vedere appendice D.

2.2.5 Disposizioni di carico e condizioni di carico‡)


(1)P Una disposizione di carico identifica la posizione, l’ampiezza e la direzione di una
azione variabile, vedere ENV 1991-1.
(2)P Una condizione di carico identifica disposizioni di carico compatibili, gruppi di defor-
mazioni e di imperfezioni considerati per una particolare verifica.

2.3 Requisiti di progetto

2.3.1 Generalità
(1)P Si deve verificare che nessuno dei relativi stati limite sia superato.
(2)P Devono essere considerate tutte le relative situazioni di progetto e condizioni di
carico.
(3)P Devono essere considerate le possibili variazioni di direzione o di posizione delle
azioni assunte.
(4)P I calcoli devono essere svolti usando appropriati modelli di progetto (integrati, se
necessario, da prove) coinvolgendo tutte le variabili pertinenti. I modelli devono essere
sufficientemente precisi per prevedere il comportamento strutturale, commisurati alla
prevista qualità della lavorazione ed alla affidabilità delle informazioni sulle quali il
progetto è basato.

‡) Le regole dettagliate sulle disposizioni dei carichi e sulle condizioni di carico sono fornite dalla ENV 1991-1.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 16


2.3.2 Stati limite ultimi

2.3.2.1 Condizioni di verifica


(1)P Quando si considera uno stato limite di equilibrio statico o di grandi spostamenti o
deformazioni della struttura, si deve verificare che:
Ed,dst ≤ Ed,stb (2.6)
dove:
Ed,dst è l’effetto di progetto delle azioni instabilizzanti;
Ed,stb è l’effetto di progetto delle azioni stabilizzanti.
(2)P Quando si considera uno stato limite di rottura o di eccessiva deformazione di una
sezione, membratura o collegamento (fatta esclusa la fatica), si deve verificare che:
Ed ≤ Rd (2.7)
dove:
Ed è il valore di progetto di una forza o di momento interno (o di un rispettivo vettore
di diverse forze e momenti interni);
Rd è la corrispondente resistenza di progetto.
(3)P Quando si considera lo stato limite di trasformazione di una struttura in un mecca-
nismo, si deve verificare che il meccanismo non si instauri a meno che le azioni eccedano
i loro valori di progetto, tenendo conto dei rispettivi valori di progetto di tutte le proprietà
strutturali.
(4)P Quando si considera uno stato limite di stabilità indotto da effetti del secondo ordine,
si deve verificare che l’instabilità non intervenga a meno che le azioni eccedano i loro
valori di progetto, tenendo conto dei rispettivi valori di progetto di tutte le proprietà strut-
turali. Inoltre, le sezioni devono essere verificate in accordo a quanto riportato al prece-
dente (2).
(5)P Quando si considera uno stato limite di rottura indotto dalla fatica, si deve verificare
che il valore di progetto dell’indice di danno Dd non ecceda il valore unitario, vedere
ENV 1999-2.

2.3.2.2 Combinazioni delle azioni


(1)P Per ciascuna condizione di carico i valori di progetto Ed degli effetti delle azioni
devono essere determinati attraverso le regole di combinazione, introducendo i valori di
progetto delle azioni forniti nella ENV 1991-1.

2.3.2.3 Coefficienti parziali di sicurezza per le resistenze (Stati Limite Ultimi)


(1) I coefficienti parziali di sicurezza per le resistenze sono forniti nei punti pertinenti delle
Sezioni 5 e 6.
(2) Qualora le proprietà strutturali siano determinate attraverso prove, vedere Sezione 8.
(3) Per le verifiche a fatica vedere il prENV 1999-2.

2.3.3 Stati limite di esercizio


(1)P Si deve verificare che:
Ed ≤ Cd oppure Ed ≤ Rd (2.8)
dove:
Cd è un valore nominale o una funzione di certe proprietà di progetto dei materiali
relativo all’effetto di progetto delle azioni considerate;
Ed è l’effetto di progetto delle azioni, determinato sulla base di una delle
combinazioni definite di seguito.
La combinazione richiesta è identificata nel particolare punto per ciascuna verifica di
esercizio.
(2)P Le combinazioni delle azioni per gli stati limite di esercizio sono definite nella
ENV 1991-1.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 17


(3) I valori di γM dovrebbero essere assunti pari ad 1,0 per tutti gli stati limite di esercizio,
salvo nei casi in cui è diversamente indicato in alcune particolari punti.

2.4 Durabilità
(1)P Al fine di garantire una adeguata durabilità della struttura si devono considerare i
seguenti fattori tra loro interconnessi:
- l’impiego della struttura;
- la prestazione richiesta;
- le condizioni ambientali previste;
- la composizione, proprietà e prestazioni dei materiali;
- la forma delle membrature e dei dettagli strutturali;
- la qualità delle lavorazioni e l’entità dei controlli;
- le misure protettive particolari;
- la probabile manutenzione nel corso della vita prevista.
(2) Le condizioni ambientali interne ed esterne dovrebbero essere stimate durante la fase
di progetto, per valutare la loro influenza in relazione alla durabilità e per predisporre
adeguati provvedimenti da adottare per la protezione dei materiali (vedere 3.4).

2.5 Resistenza all’incendio


(1) Per la resistenza all’incendio, fare riferimento alla ENV 1999-1-2.

3 MATERIALI

3.1 Generalità
(1) I valori delle proprietà dei materiali specificate nella presente Sezione sono i valori
minimi garantiti dei valori nominali, da assumersi quali valori caratteristici nei calcoli di
progetto (vedere 5.3.5).
(2) I valori relativi ad altre proprietà del materiale sono specificati nelle EN elencate
in 1.3.1.3 e 1.3.1.4, nei prEN e nelle norme ISO.

3.2 Alluminio per uso strutturale

3.2.1 Serie dei materiali


(1) La presente norma europea sperimentale riguarda il progetto di strutture realizzate
mediante materiali in lega di alluminio elencati nel prospetto 3.1a per leghe da lavora-
zione plastica, conformemente alle EN elencate in 1.3.1.1, e per l’impiego in strutture
realizzate mediante le leghe da fonderia elencate nel prospetto 3.1b, conformemente
all’elenco delle EN di cui in 1.3.1.4.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 18


prospetto 3.1a Leghe di alluminio da lavorazione plastica per strutture

Designazione della lega Forma del prodotto Durabilità

Numerica Simboli chimici


EN AW-3103 EN AW-Al Mn1 SH, ST, PL, ET A
EN AW-5083 EN AW-Al Mg4,5Mn0,7 SH, ST, PL, ET, SEP, ER/B, DT, FO A
EN AW-5052 ENl AW-Al Mg2,5 SH, ST, PL A
EN AW-5454 EN AW-Al Mg3Mn SH, ST, PL A
EN AW-5754 EN AW-Al Mg3 SH, ST, PL, FO A
EN AW-6060 EN AW-Al MgSi ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6061 EN AW-Al Mg1SiCu SH, ST, PL, ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6063 EN AW-Al Mg0,7Si ET, EP, ER/B, DT B
EN AW-6005 EN AW-Al SiMg(A) EP B
EN AW-6082 EN AW-Al Si1MgMn SH, ST, PL, ET, EP, ER/B, DT, FO B
EN AW-7020 EN AW-Al Zn4,5MgCu SH, ST, PL, ET, SEP, ER/B, DT C
Legenda: SH - lamiera.
ST - nastro.
PL - piatto.
ET - tubo estruso.
EP - profilo estruso.
SEP - profilo estruso semplice.
ER/B - tondi e barre estrusi.
DT - tubo trafilato.
FO - fucinati.

prospetto 3.1b Leghe di alluminio da fonderia per strutture

Designazione della lega Durabilità

Numerica Simboli chimici


EN AC-42100 EN AC-Al Si7Mg0,3 B
EN AC-42200 EN AC-Al Si7Mg0,6 B
EN AC-43200 EN AC-Al Si10Mg(Cu) C
EN AC-44100 EN AC-Al Si12(b) B
EN AC-51300 EN AC-Al Mg5 A

(2) Essa può anche essere impiegata per altre leghe di alluminio per uso strutturale
elencate nelle norme EN oppure ISO, purché esistano adeguati dati che servano a giusti-
ficare l’applicazione di regole di progettazione e fabbricazione pertinenti.
(3)P Se tali adeguati dati devono essere determinati attraverso prove, i procedimenti di
prova e la valutazione delle prove devono essere conformi a 6.5.9.5 e 6.8.3 della presente
norma europea sperimentale e i requisiti per le prove devono essere in linea con quelli
richiesti nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.
(4)Per una indicazione sulla scelta delle leghe di alluminio, vedere appendice B.

3.2.2 Proprietà del materiale per le leghe di alluminio da lavorazione plastica

3.2.2.1 Valori minimi garantiti


(1) I valori limite minimi della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispon-
dente alla deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per le
leghe di alluminio da lavorazione plastica per una serie di tempra e di spessori sono
specificate nel prospetto 3.2a, per lamiere, nastri e piatti; nel prospetto 3.2b, per tondi e

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barre estrusi, tubi e profili estrusi e tubi trafilati; nel prospetto 3.2c, per tubi saldati elettri-
camente; nel prospetto 3.2d, per i prodotti fucinati.
(2) I valori limite minimi riportati nei prospetti 3.2a e 3.2d possono essere utilizzati come
valori caratteristici nei calcoli per strutture soggette a temperature di servizio minori di
100 °C (vedere 5.3.5). Per le strutture soggette a temperature elevate dovute ad incendio,
vedere la ENV 1999-1-2:1997.
prospetto 3.2a Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Lamiere, nastri e piatti

Lega Tempra Spessore f0,2 fu A50


resistenza al limite elastico resistenza allungamento
convenzionale corrispondente alla ultima minimo
deformazione residua dello 0,2%
mm N/mm2 N/mm2 %

da fino a
EN AW-3103 H14 0,2 25 120 140 2
H16 0,2 4 145 160 1
EN AW-5052 H12 0,2 4 160 210 4
H14 0,2 2 180 230 3
EN AW-5454 O/H111 0,2 8 85 215 12
H24/H34 0,2 25 200 270 4
EN AW-5754 O/H111 0,2 100 80 190 12
H24/H34 0,2 25 160 240 6
EN AW-5083 O/H111 0,2 50 125 275 11
50 80 115 270 14
H24/H34 0,2 25 250 340 4
EN AW-6061 T4 0,4 12,5 110 205 12
T6 0,4 12 240 290 6
EN AW-6082 T4 0,4 12 110 205 12
T6 0,4 6 260 310 6
6 12,5 255 300 9
T651 12 100 240 295 8
EN AW-7020 T6 0,4 12,5 280 350 7
T651 12,5 40 91)
1)
Basati su A e non su A50.
Nota I valori minimi dell'allungamento non si applicano all'intero campo degli spessori specificati, ma generalmente ai
materiali più sottili. Di solito, i valori più elevati dell’allungamento si applicano a materiali più spessi. Per gli effettivi
valori minimi, vedere EN e prEN elencati in 1.3.1.3.

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prospetto 3.2b Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Profili estrusi, tubi estrusi, barre e tondi estrusi e tubi trafilati

Lega Forma del Tempra Dimensione t, f0,2 fu A50


prodotto spessore della resistenza al limite elastico resistenza allungamento
parete o convenzionale corrispondente alla ultima minimo
spessore deformazione residua dello 0,2%
mm N/mm2 N/mm2 %
EN AW-5083 ET, EP, ER/B F, H112 t ≤ 200 110 270 12
DT H12 t ≤ 10 200 280 6
H22
H32
H14 t≤5 235 300 4
H24
H34
EN AW-6060 EP, ET, ER/B T5 t≤5 120 160 8
EP 5 < t ≤ 25 100 140 8
ET, EP, ER/B T6 t ≤ 15 140 170 8
DT t ≤ 20 160 215 12
EN AW-6061 ET, EP, ER/B, T6 t ≤ 20 240 260 8
DT
EN AW-6063 EP, ET, ER/B T5 t≤3 130 175 8
EP 3 < t ≤ 25 110 160 7
ET, EP, ER/B T6 t ≤ 10 170 215 8
DT t ≤ 20 190 220 10
EN AW-6005A EP/O T6 t≤5 225 270 8
5 < t ≤ 10 215 260 8
10 < t ≤ 25 200 250 8
EP/H T6 t≤5 215 255 8
5 < t ≤ 15 200 250 8
EN AW-6082 EP, ET, ER/B T4 t ≤ 25 110 205 14
EP/O, EP/H T5 t≤5 230 270 8
EP/O, EP/H T6 t≤5 250 290 8
ET
5 < t ≤ 25 260 310 10
ER/B T6 t ≤ 20 250 295 8
20 < t ≤ 150 260 310 8
DT T6 t≤5 255 310 8
5 < t ≤ 20 240 310 10
EN AW-7020 EP/ER/B, DT, T6 t ≤ 15 280 350 10
ET
Legenda EP - Profilo estruso EP/O - Profili aperto estruso
EP/H - Profili cavo estruso ET - Tubo estruso
ER/B - Tondo e barra estrusi DT - Tubo trafilato
Nota 1 Quando i valori sono riportati in grassetto, è consentito utilizzare, per alcune forme, spessori maggiori e/o valori
delle proprietà meccaniche più elevati. Vedere EN e prEN elencati in 1.3.1.3.
Nota 2 Quando i valori minimi dell’allungamento sono riportati in grassetto, per alcune forme e spessori, possono
essere assunti valori minimi maggiori.
Nota 3 Nei casi in cui per un prodotto estruso si fa uso di spessori che rientrano nell'intervallo degli spessori sopra
indicati, può essere utilizzato il maggiore tra i valori specificati, purché il produttore sia in grado di comprovare
l’opportunità di assumere un tale valore, attraverso un appropriato certificato di assicurazione della qualità.

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prospetto 3.2c Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Tubi saldati elettricamente

Lega Tempra f0,2 fu A50


resistenza al limite elastico resistenza ultima allungamento minimo
convenzionale corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2%
N/mm2 N/mm2 %
EN AW-3103 Hx65 150 170 3
Hx85 170 190 2

prospetto 3.2d Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per leghe di alluminio da
lavorazione plastica - Prodotti fucinati (L: longitudinale)

Lega Tempra Spessore Direzione f0,2 fu A50


fino a resistenza al limite elastico resistenza allungamento
convenzionale corrispondente alla ultima minimo
deformazione residua dello 0,2%
N/mm2 N/mm2 %
EN AW-5754 H112 150 Longitudinale 80 180 15
(L)
EN AW-5083 H112 150 Longitudinale 120 270 12
(L)
Trasversale 110 260 10
(T)
EN AW-6082 T6 100 Longitudinale 260 310 6
(L)
Trasversale 250 290 5
(T)

(3) In alternativa, quali valori caratteristici, per un'ampia serie di tempre e di spessori, in
aggiunta a quelli ricoperti dai prospetti da 3.2a a 3.2d, possono essere utilizzati i valori
limite specificati nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.3.
(4) I valori minimi dell'allungamento specificati nei prospetti da 3.2a a 3.2d sono soltanto
di tipo informativo.

3.2.3 Proprietà del materiale per le leghe di alluminio da fonderia

3.2.3.1 Valori minimi garantiti


(1) Nel prospetto 3.3, per una serie di leghe e di tempre, sono riportati i valori minimi
garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla deforma-
zione residua dello 0,2% e della resistenza a trazione ultima fu per le barre di prova in
leghe di alluminio colate in sabbia ed in conchiglia.

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prospetto 3.3 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima di trazione fu per leghe di alluminio da
fonderia - Colate

Lega Processo di Tempra f0,2 fu A50


colata resistenza al limite elastico resistenza allungamento
convenzionale corrispondente alla ultima minimo
deformazione residua dello 0,2%
N/mm2 N/mm2 %
EN AC-42100 In sabbia T6 190 230 2
In conchiglia T6 210 290 4
EN AC-42200 In sabbia T6 210 250 1
In conchiglia T6 240 320 3
EN AC-43200 In sabbia F 80 160 1
In sabbia T6 180 220 1
In conchiglia F 90 180 1
In conchiglia T6 200 240 1
EN AC-44100 In sabbia F 70 150 4
In conchiglia 80 170 5
EN AC-51300 In sabbia F 90 160 3
In conchiglia 100 180 4
Nota Le minime proprietà meccaniche riferite sono relative a barre di prova colate separatamente e non alle colate.

(2) In alternativa, per una serie di processi di fusione e di altre tempre, si possono
utilizzare i valori specificati nelle EN e nei prEN elencati in 1.3.1.4.
(3)P Le regole di progetto della presente norma europea sperimentale non devono essere
applicate alle colate. Le leghe da fonderia specificate nel prospetto 3.3 dovrebbero essere
usate per strutture portanti a patto che la loro adeguatezza e resistenza possa essere
determinata mediante prove, vedere 8.1(2). Inoltre, per la produzione delle colate, a
discrezione del progettista, devono essere eseguite procedure di controllo della qualità.

3.2.4 Dimensioni, massa e tolleranze


(1)P Le dimensioni e le tolleranze dei prodotti estrusi per uso strutturale, prodotti in
lamiere e piatti, tubi trafilati, tubi saldati elettricamente, fili e fucinati, devono essere
conformi alle EN ed ai prEN elencati in 1.3.1.3.
(2)P Le dimensioni e le tolleranze dei prodotti da fonderia per uso strutturale devono
essere conformi alle EN ed ai prEN elencati in 1.3.1.4

3.2.5 Valori di progetto delle costanti del materiale


(1)P Le costanti del materiale da adottarsi nei calcoli per le leghe di alluminio considerate
nella presente norma europea sperimentale devono essere assunte come segue:
- modulo di elasticità E = 70 000 N/mm2;
- modulo di elasticità tangenziale G = 27 000 N/mm2;
- coefficiente di Poisson ν = 0,3;
- coefficiente di dilatazione termica lineare α = 23 × 10-6 per °C;
- massa specifica ρ = 2 700 Kg/m3.
(2) Per le proprietà del materiale nelle strutture soggette a temperature elevate dovute ad
incendio vedere prEN 1999-1-2:1997.

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3.3 Dispositivi di collegamento

3.3.1 Generalità
(1)P I dispositivi di collegamento devono essere adeguati al loro uso specifico.
(2)P Tra i dispositivi di collegamento adatti allo scopo sono compresi i bulloni, i dispositivi
ad attrito, i chiodi pieni e cavi, i dispositivi di collegamento speciali, le saldature e gli
adesivi.

3.3.2 Bulloni, dadi e rondelle

3.3.2.1 Generalità
(1)P Bulloni, dadi e rondelle devono essere conformi alle esistenti EN, prEN e ISO.
(2) Nel prospetto 3.4 sono riportati i valori minimi garantiti della resistenza al limite
elastico convenzionale corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della
resistenza ultima fu da adottare quali valori caratteristici nei calcoli.
prospetto 3.4 Valori minimi garantiti della resistenza al limite elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla
deformazione residua dello 0,2% e della resistenza ultima per bulloni, chiodi pieni e cavi

Materiale Tipo di Classe Tempra f0,2 fu


dispositivo di della lega resistenza al limite elastico convenzionale resistenza
giunzione corrispondente alla deformazione residua ultima
dello 0,2%
N/mm2 N/mm2
5056A O 145 270
5086 O 100 240
Chiodi pieni 1)
6082 T4 - 200
1)
T6 - 295
Lega di
Chiodi cavi 5154A O oppure F - 215
alluminio
6082 T6 260 310
6061 T6 245 310
Bulloni
2017A T4 250 380
7075 T6 440 510
4.6 240 400
5.6 300 500
Acciaio Bulloni 6.8 480 600
8.8 640 800
10.9 900 1 000
A4 A4-50 210 500
Acciaio
Bulloni A4 A4-70 450 700
inossidabile
A4 A4-80 600 800
1) Imbutito a freddo.

3.3.2.2 Bulloni pretesi


(1) I bulloni ad alta resistenza possono essere usati come bulloni pretesi con controllo del
serraggio, purchè essi siano conformi ai requisiti per i bulloni pretesi relativi alle esistenti
EN, prEN e ISO.
(2) Quali bulloni pretesi con controllo del serraggio, possono essere usati anche altri
adeguati tipi di bulloni, se vi è accordo tra il cliente, il progettista e l’autorità competente.

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3.3.3 Chiodi
(1)P Le proprietà del materiale, le dimensioni e le tolleranze dei chiodi pieni e cavi in lega
di alluminio devono essere conformi alle EN, prEN o ISO (se e quando disponibili).
(2) Nel prospetto 3.4 sono riportati i valori minimi garantiti della resistenza al limite
elastico convenzionale f0,2 corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% e della
resistenza ultima fu da adottarsi quali valori caratteristici nei calcoli.

3.3.4 Prodotti per le saldature


(1)P Tutti i prodotti per le saldature devono essere conformi alle EN, prEN o ISO (se dispo-
nibili) elencate in 1.3.3.
Nota I prEN (WI 121 127 e WI 121 214) sono in corsi di preparazione.
(2)P La scelta del metallo di apporto per l’esecuzione delle saldature, in funzione della
combinazione delle leghe da collegarsi, deve essere fatta in base al prEN 1011-4,
prospetti B.5 e B.6, in accordo con i requisiti di progetto del giunto, vedere 6.6.3.1. Nei
prospetti 3.5 e 3.6 sono fornite le indicazioni utili alla scelta del metallo di apporto per la
serie dei materiali di base specificati nel presente documento.
prospetto 3.5 Raggruppamento delle leghe utilizzate nel prospetto 3.6

Raggruppamento dei metalli di apporto Leghe


Tipo 3 31303
Tipo 4 4043A, 4047A1)
Tipo 5 5056A, 5356, 5556A, 5183
1) La lega 4047A è usata in modo specifico per prevenire cricche nel metallo di saldatura in quei giunti che implicano
un elevato grado di rilascio ed un elevato grado di vincolo. In molti altri casi è preferibile l’uso della lega 4043 A.
Nota Per una più ampia serie di metalli di apporto e delle loro caratteristiche, vedere prospetto B.5 del prEN 1011-4.

prospetto 3.6 Scelta del metallo di apporto (per i tipi di lega vedere il prospetto 3.5)

Combinazione dei materiali di base1)

Parte 1 Parte 2

Al-Si Al-Mg Leghe della Altre leghe 5083 Leghe della 7020
da fonderia da fonderia serie 3000 della serie serie 6000
5000
7020 NR2) Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 5556A Tipo 5 5556A
Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
Tipo 5 Tipo 4 Tipo 5 5556A Tipo 4 Tipo 44)
Leghe della Tipo 4 Tipo 5 Tipo 4 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
serie 6000 Tipo 4 Tipo 5 Tipo 4 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 4
Tipo 4 Tipo 5 Tipo 4 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 4
5083 NR2) Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 5556A
Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
Altre leghe NR2) Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
3)
della serie Tipo 5 Tipo 5
5000 Tipo 5 Tipo 5 Tipo 5
Leghe della Tipo 4 Tipo 5 Tipo 3
serie 3000 Tipo 4 Tipo 5 Tipo 3
Tipo 4 Tipo 5 Tipo 3
Al-Mg NR2) Tipo 5
da fonderia Tipo 5
Tipo 5

segue nella pagina successiva

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Combinazione dei materiali di base1)

Parte 1 Parte 2

continua dalla pagina precedente


Al-Si Tipo 4
da fonderia Tipo 4
Tipo 4
1) I metalli d’apporto da utilizzare in funzione della combinazione dei metalli di base da saldare sono indicati in
un'unica casella, che è localizzata all’intersezione della riga e della colonna relative ai metalli di base scelti. In
ciascuna casella, al primo rigo è riportato il metallo d’apporto relativo alla massima resistenza della saldatura. Nel
caso delle leghe della serie 6000 e della lega 7020, tale resistenza è minore di quella del materiale base
interamente trattato termicamente. Il metallo d’apporto relativo alla massima resistenza alla corrosione è riportato
nella linea centrale, mentre il metallo d’apporto che consente di evitare la fessurazione permanente della saldatura è
riportato all’ultimo rigo.
NR2) Non raccomandabile. Non è raccomandabile eseguire la saldatura delle leghe contenenti approssimativamente il
2% o più di Mg con metallo d’apporto Al-Si, o viceversa, perché il contenuto di precipitati Mg2Si nelle zone di confine
del bagno di fusione è tale da rendere la saldatura fragile. Laddove ciò risultasse inevitabile, vedere prEN 1011-4.
3) Il comportamento a corrosione del metallo di saldatura è migliore se il contenuto delle leghe è simile a quello del
metallo di base e non marcatamente più alto. Pertanto, per l’utilizzo in ambienti potenzialmente corrosivi, è
preferibile saldare la lega 5454 con metallo d’apporto 5454. In ogni modo, in alcuni casi, ciò può essere possibile
solo rinunciando all’esecuzione di una buona saldatura, cosicché è necessario raggiungere un compromesso.
4) Solo in casi particolari, dovuti ad una più bassa resistenza della saldatura e deformazione dell’unione.
Nota Per una più ampia varietà di metalli di base e metalli d’apporto e per maggiori dettagli sulla loro scelta, vedere
prospetto B.5 del prEN 1011-4.

3.3.5 Adesivi
(1) Le famiglie di adesivi raccomandabili per l’assemblaggio delle strutture di alluminio
sono: gli epossidi modificati ad uno o due componenti, gli acrilici modificati, i poliuretani a
uno o due componenti; nel caso di assemblaggi a cerniera ed a collarino possono anche
impiegarsi gli adesivi anaerobici.
(2) Una volta ricevuti gli adesivi, prima dell’invecchiamento, può esserne verificata la
freschezza mediante i seguenti metodi:
- analisi chimica;
- analisi termica;
- misurazione della viscosità e dell’estratto a secco in conformità alle esistenti norme
EN, prEN ed ISO relative agli adesivi.
(3) La resistenza delle unioni realizzate mediante l’uso di adesivi dipende dai seguenti
fattori:
a) resistenza specifica dell’adesivo, che può essere misurata mediante le prove norma-
lizzate (vedere ISO 11003-2);
b) tipo di lega e, essenzialmente, la corrispondente tensione al limite elastico, quando la
tensione di snervamento del metallo è superata prima della rottura dell’adesivo;
c) il pre-trattamento della superficie: la conversione chimica e l’anodizzazione general-
mente garantiscono risultati a lungo termine migliori rispetto alla sgrassatura ed
all’abrasione meccanica; l’uso delle mani di fondo (primer) è possibile a condizione
che sia preventivamente verificata, mediante prove di collegamento, la compatibilità
tra il primer, la lega e l’adesivo;
d) l’ambiente e l’invecchiamento: la presenza dell’acqua, l’umidità dell’atmosfera o
l’aggressività dell’ambiente possono abbattere drasticamente la prestazione a lungo
termine del giunto (specialmente se il pre-trattatamento delle superfici è mediocre);
e) la configurazione del giunto e la relativa distribuzione delle tensioni, per esempio il
rapporto tra la massima tensione a taglio τmax e quella media τmean (τmax/τmean) ed il
rapporto tra la massima resistenza al distacco (peel stress) σmax e quella media a
taglio (σmax/τmean), con entrambi i valori massimi occorrenti all’estremità del giunto;
dovrebbero ridursi quanto più possibile le concentrazioni di tensioni; queste ultime
sono funzione della rigidezza dell’assemblaggio (spessore e modulo di Young del
materiale aderente) e della lunghezza di sovrapposizione del giunto.

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(4)P La conoscenza della resistenza specifica dell’adesivo non è sufficiente a valutare la
resistenza del giunto, che deve essere determinata attraverso prove di laboratorio, consi-
derando l’intero assemblaggio, per esempio la combinazione di lega/pre-tratta-
mento/adesivo, l’invecchiamento e le condizioni ambientali (vedere 6.8.3 e 8).
(5)P La resistenza misurata sui provini di laboratorio dovrebbe essere assunta come linea
guida; la prestazione del giunto deve essere verificata in condizioni reali: è raccoman-
dabile l’uso di prototipi (vedere 6.8.3).

3.4 Durabilità e protezione dalla corrosione

3.4.1 Generalità
(1) In molte circostanze, i materiali di riferimento elencati nel prospetto 3.1a e 3.1b
possono essere utilizzati nel processo finale di fabbricazione come estrusi, saldati o
colate, senza la necessità di provvedere alla protezione della superficie.
(2) La buona resistenza alla corrosione dell’alluminio e delle sue leghe è attribuibile alla
pellicola protettiva di ossido che si forma sulla superficie del metallo immediatamente
dopo l’esposizione all’atmosfera. Questa pellicola è solitamente invisibile, relativamente
inerte e si forma in modo naturale per esposizione all’aria o all’ossigeno ed in molti altri
ambienti complessi contenenti ossigeno; pertanto, la pellicola protettiva è auto-sigillante.
(3) In un ambiente poco aggressivo una superficie di alluminio conserva il suo aspetto
originario per anni e per molte leghe non è necessaria alcuna protezione. In condizioni
industriali moderate, le leghe presentano un annerimento e irruvidimento della superficie.
Nel caso in cui l'atmosfera è più aggressiva, come in ambienti silicei o fortemente alcalini,
la decolorazione e l’irruvidimento della superficie sono più marcati, con la formazione di
visibili ossidi bianchi polverizzati e la possibilità che la pellicola protettiva di ossido sia
essa stessa solubile. Il metallo cessa di essere completamente protetto e risulta neces-
saria una protezione aggiuntiva. Queste condizioni possono anche verificarsi a livello
interstiziale per mezzo di elevate condizioni locali acide o basiche, ma gli agenti che
procurano tali estreme conseguenze sono relativamente pochi.
(4) Negli ambienti litoranei e marini, la superficie irruvidisce ed acquisisce un colore grigio,
con aspetto pietrificato. In tali casi è necessario provvedere alla protezione delle leghe.
Nei casi in cui l’alluminio è immerso in acqua, può essere necessario ricorrere ad alcune
precauzioni.
(5) Nei casi in cui si verifica l’attacco della superficie, le curve di corrosione nel tempo per
l’alluminio e le sue leghe seguono generalmente un andamento esponenziale, con una
perdita iniziale del fattore di riflessione dopo una lieve disgregazione. Dopo di che segue
un ulteriore cambiamento molto lieve per un periodo di tempo molto lungo. Durante
l’esposizione atmosferica, lo stadio iniziale può durare da alcuni mesi a due-tre anni,
seguito, eventualmente, da un ulteriore cambiamento in un periodo di venti-trenta o anche
ottanta anni. Il comportamento è di tal tipo per tutte le condizioni di esposizione esterna
naturale, o per tutte quelle interne e di protezione, eccetto quei casi in cui possono svilup-
parsi condizioni estreme di acidità o alcalinità. Gli ambienti tropicali per l’alluminio, in
generale, non sono più dannosi degli ambienti temperati, sebbene alcune leghe della
famiglia 5000 siano sensibili alla lunga esposizione in ambienti ad elevate temperature,
specialmente quando ciò accade in ambiente marino.

3.4.2 Durabilità
(1) Le leghe di alluminio elencate nei prospetti 3.1a e 3.1b sono raggruppate secondo tre
livelli di durabilità; A (eccellente), B e C in ordine decrescente di durabilità. Questi livelli
sono utilizzati per determinare la necessità ed il grado di protezione richiesto. Nelle
costruzioni in cui sono utilizzate più di una lega, incluso i metalli di apporto nelle costru-
zioni saldate, il grado di protezione dovrebbe essere determinato in relazione al minore
tra i relativi livelli di durabilità.
(2)P Qualora siano utilizzate altre leghe di alluminio strutturale di cui alle norme elencate
in 1.3.1, al fine di assegnare alla lega un livello di durabilità, devono essere ricercati dati
adeguati, così da giustificarne l’applicazione.
(3) Per informazioni sulla durabilità delle leghe di alluminio vedere appendice B.

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3.4.3 Protezione dalla corrosione

3.4.3.1 Protezione totale dalla corrosione


(1) La necessità di provvedere ad una protezione totale dalla corrosione di strutture
realizzate con leghe o con combinazioni di leghe elencate nei prospetti 3.1a e 3.1b, nel
caso in cui esse siano soggette a differenti condizioni ambientali, può essere desunta dal
prospetto 3.7. I metodi da utilizzare per la protezione dalla corrosione in tali condizioni
ambientali sono riportati in dettaglio in 7.7. Per la protezione delle lamiere utilizzate per la
copertura e le pareti di tamponamento vedere prEN 508-2:1996.
prospetto 3.7 Protezione generale dalla corrosione delle strutture di alluminio

Livello di Spessore Grado di protezione in relazione alle condizioni ambientali


durabilità del
della lega materiale Tipo di atmosfera Tipo di immersione

Rurale Industriale/urbana Marina Acqua Acqua


dolce salata

moderato severo non moderato severo


industriale
A Tutto 0 0 P 0 0 P 0 (P)
B <3 0 (P) P (P) (P) P P P
≥3 0 0 P 0 (P) P (P) P
2) 2) 2) 1)
C Tutto 0 (P) P (P) (P) P (P) NR
0 Generalmente non è necessaria alcuna protezione.
P Protezione generalmente richiesta, salvo in casi particolari in cui deve decidere il progettista (vedere 3.4.3.1).
(P) La necessità di ricorrere alla protezione dipende dalle condizioni particolari della struttura, così come determinate
dal progettista (vedere 3.4.3.1).
NR Non è raccomandabile l’immersione in acqua salata.
1) Per la lega 7020, nel caso in cui il trattamento termico non è eseguito successivamente alla realizzazione della
saldatura, la protezione è richiesta solo per le zone termicamente alterate (HAZ).
2) Nei casi in cui il trattamento termico della lega 7020 non è eseguito dopo la realizzazione della saldatura, la
necessità di provvedere alla protezione delle HAZ deve essere verificata in relazione alle effettive condizioni
(vedere 3.4.3.1).
Nota Per la protezione delle lamiere utilizzate per la copertura e per i tamponamenti vedere prEN 508-2:1996.

(2) Nella scelta della giusta colonna del prospetto 3.7, relativamente al tipo di atmosfera,
nell’ambito delle condizioni ambientali, si deve considerare che possono esservi alcune
località all’interno di una regione con condizioni micro-climatiche significativamente diffe-
renti rispetto alle caratteristiche ambientali dell’intera regione. Una regione designata
come ‘rurale’, nelle aree vicine e sotto vento rispetto alle fabbriche, può presentare condi-
zioni ambientali locali più prossime a quelle relative al tipo di atmosfera industriale. Allo
stesso modo, un’area prossima al mare ma vicina ad insediamenti sulla costa, in condi-
zioni appropriate di vento prevalente, può avere le caratteristiche di tipo di atmosfera
industriale, piuttosto che marina. Per le strutture interne ad edifici, le condizioni ambientali
non sono necessariamente le stesse di quelle esterne.
(3) Il verificarsi della corrosione dipende non soltanto dalla suscettibilità del materiale e
dalle condizioni globali, ma in pratica soprattutto dal periodo di tempo durante il quale
l’umidità si manifesta congiuntamente alla sporcizia imprigionata ed agli agenti corrosivi.
Le parti delle membrature, o i dettagli strutturali, dove la sporcizia è imprigionata e
trattenuta, sono più critiche di quelle in cui la pioggia, o la pioggia trascinata dal vento,
pulisce la superficie e rapidamente sopraggiunge l’essiccamento.
(4) Nella valutazione della necessità e del livello di protezione richiesti si dovrebbe
prendere in considerazione la storia della vita di progetto della struttura. Per strutture con
vita breve si possono accettare condizioni meno restrittive o la assenza di protezione.
Qualora l’ispezione e la manutenzione programmata consentano di rilevare il soprag-
giungere della corrosione in uno stato prematuro, così da rendere possibile l’applicazione
dei dovuti rimedi, il livello iniziale di protezione previsto può essere ridotto. Al contrario, nel
caso in cui l’ispezione è impraticabile e l’attacco della corrosione non può essere rilevato,

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il livello iniziale di protezione deve essere più elevato. Dunque la necessità della prote-
zione per quei casi indicati con (P) nel prospetto 3.7 dovrebbe essere stabilita in accordo
con il progettista, il fabbricante e, se necessario, con un esperto di corrosione.
(5) A causa di questi fattori, si possono verificare condizioni localizzate di maggiore
severità. È consigliabile studiare le precise condizioni che prevalgono nell’effettiva area
prima di scegliere la giusta colonna del prospetto 3.7, relativamente alle condizioni
ambientali.
(6)P Nel caso siano utilizzate sezioni cave, si deve prendere in considerazione la
necessità di proteggere la parte cava interna, al fine di prevenire il sopraggiungere della
corrosione per effetto dell’ingresso degli agenti corrosivi. A causa della difficoltà di verni-
ciatura di tali sezioni possono essere utili dei rivestimenti con convertitori chimici. Qualora
le parti cave interne siano efficacemente sigillate, non è necessario provvedere alla prote-
zione interna.

3.4.3.2 Contatto tra metalli, compresi i giunti


(1)P Deve essere preso in considerazione il contatto tra le superfici nelle fessure ed il
contatto con alcuni metalli o l’erosione da certi metalli che può essere causa di attacco
elettrochimico dell’alluminio. Tali condizioni si possono verificare in una struttura in corri-
spondenza dei giunti. Per le superfici di contatto ed i giunti tra elementi di alluminio e tra
un elemento di alluminio ed altri metalli e le superfici di contatto nei collegamenti bullonati,
chiodati, saldati, ed in quelli ad attrito per i bulloni ad alta resistenza si dovrebbe
provvedere a protezioni addizionali rispetto a quelle richieste dal prospetto 3.7, così come
specificato nel prospetto 3.8. I dettagli sui procedimenti di protezione dalla corrosione
sono specificati in 7.7.3. Per la protezione dei contatti tra metalli, compresi i giunti, per le
lamiere utilizzate per le coperture e per i tamponamenti vedere prEN 508-2:1996.

3.4.3.3 Contatti con altri materiali non metallici


(1) Contatto con calcestruzzo, murature o intonaco.
L’alluminio in contatto con calcestruzzo compatto e denso, muratura o intonaco in un
ambiente secco incontaminato o mite dovrebbe essere rivestito in corrispondenza della
superficie di contatto con vernice bituminosa oppure con un altro rivestimento in grado di
assicurare lo stesso livello di protezione. In un ambiente industriale o marino la superficie
di contatto dell’alluminio dovrebbe essere rivestita con almeno due rivestimenti di vernice
bituminosa a servizio pesante; preferibilmente, la superficie di contatto del materiale
dovrebbe essere verniciata in maniera simile. Non è raccomandabile il contatto
sommerso tra l’alluminio e tali materiali, ma, se ciò fosse inevitabile, è raccomandabile
ricorrere alla separazione dei materiali mediante l’uso di adeguato mastice oppure di un
manto impermeabile a servizio pesante.
Il calcestruzzo leggero ed i prodotti simili richiedono considerazioni aggiuntive, quando
l’acqua o l’umidità nascente possono indurre un’estrazione costante di alcali aggressivi
dal cemento. Gli alcali dell’acqua possono attaccare la superficie dell’alluminio oltre che le
altre superfici a diretto contatto.
(2) Incassatura nel calcestruzzo.
Le superfici dell’alluminio prima di essere incassate dovrebbero essere protette con
almeno due strati di vernice bituminosa o bitume caldo e i rivestimenti dovrebbero esten-
dersi almeno 75 mm al di sopra della superficie del calcestruzzo dopo l’incassatura.
Qualora il calcestruzzo contenga cloruri (per esempio additivi oppure aggregati prove-
nienti dai fondali marini), dovrebbero applicarsi almeno due strati di pece di catrame
plastificante, in accordo con le istruzioni del fabbricante; inoltre, dopo la completa siste-
mazione del calcestruzzo, al fine di sigillare la superficie, l’assemblaggio finito dovrebbe
essere riverniciato localmente con lo stesso materiale. Dovrebbero essere adottati parti-
colari accorgimenti qualora sopraggiunga il contatto metallico tra parti di alluminio
incassate e le barre di armatura di acciaio.

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(3) Contatto con legno.
In un ambiente industriale umido o marino, il legno dovrebbe essere trattato con mano di
fondo ed essere verniciato in accordo con la buona pratica corrente.
Alcuni conservanti del legno possono risultare dannosi per l’alluminio. I seguenti conser-
vanti sono generalmente considerati sicuri per l’uso dell’alluminio senza particolari
precauzioni:
- catrame al creosoto; olio di catrame; naftalina clorurata; naftene di zinco; pentacloro-
fenolo;ossidi di stagno (organo-tin oxides); ortofenilfenolo; dinitrofenolo fluoro-cromo-
arseniato.
I seguenti conservanti dovrebbero utilizzarsi solo a secco e nei casi in cui la superficie
dell’alluminio a contatto con il legno trattato sia stata adeguatamente sigillata:
- naftene di rame; cromo-rame; arseniato di cromo-rame; acido borico-borace.
In presenza di alluminio, non si dovrebbero utilizzare i seguenti conservanti:
- cloruro di zinco; sale di mercurio; solfato di rame.
La quercia, il castagno ed il cedro rosso occidentale, salvo che bene stagionati, risultano
probabilmente dannosi per l’alluminio, in particolare in caso di unioni.
(4) Contatto con terreni.
La superficie del metallo dovrebbe essere protetta con almeno due strati di vernice
bituminosa, di bitume caldo, o di pece di catrame plastificante. Può essere utilizzato
nastro da imballaggio aggiuntivo per prevenire il danneggiamento meccanico del rivesti-
mento.
(5) Immersione in acqua.
Qualora alcune parti in alluminio siano immerse in acqua dolce o salata, compresa quella
inquinata, l’alluminio dovrebbe preferibilmente essere caratterizzato da livello di durabilità
A, con dispositivi di giunzione di alluminio o di acciaio resistente alla corrosione oppure
con dispositivi di giunzione realizzati mediante saldatura. I prospetti 3.7 e 3.8 indicano i
requisiti di protezione relativamente all’immersione in acqua dolce e salata.
Inoltre, il progettista dovrebbe acquisire utili informazioni riguardo al contenuto di
ossigeno, al valore del pH, al contenuto chimico o metallico, in particolare con riferimento
al rame, ed all’entità di movimento dell'acqua, in quanto tali fattori possono influenzare il
grado di protezione richiesto.
(6) Contatto con prodotti chimici usati nell’industria delle costruzioni.
Fungicida e repellenti di fusione possono contenere composti metallici a base di rame,
mercurio, stagno e piombo, i quali in condizioni umide o bagnate potrebbero causare la
corrosione dell’alluminio. Gli effetti dannosi possono essere contrastati attraverso la
protezione delle superfici di contatto che possono essere soggette al lavaggio o all’infiltra-
zione di agenti chimici.
Alcuni materiali di pulitura possono produrre effetti sulla superficie dell’alluminio. Qualora
tali prodotti chimici siano usati per pulire l’alluminio o gli altri materiali della struttura, si
dovrebbe porre attenzione per assicurare che ciò non penalizzi l’alluminio. Spesso è suffi-
ciente un risciacquo in acqua veloce ed adeguato, mentre in altre situazioni, al fine di
proteggere l’alluminio dal contatto con i prodotti di pulitura, può risultare necessario
applicare specifiche misure temporanee.
(7) Contatto con i materiali isolanti usati nell’industria delle costruzioni.
Prodotti quali fibre di vetro, poliuretani e vari altri prodotti isolanti possono contenere
agenti corrosivi che possono essere estratti in condizioni umide e provocare il danneggia-
mento dell’alluminio. I materiali isolanti dovrebbero essere sottoposti a prova al fine di
provare la compatibilità con l’alluminio in condizioni umide e saline. Laddove ci siano dei
dubbi sui risultati della prova, sulle superfici di alluminio dovrebbe essere applicato un
sigillante.

3.5 Criteri di selezione delle leghe di alluminio


(1) La scelta della lega o delle leghe di alluminio per una determinata struttura è condi-
zionata dalla combinazione di diversi fattori: resistenza, durabilità, proprietà fisiche, salda-
bilità, forgiabilità e disponibilità della particolare forma per la lega richiesta. I materiali
elencati nei prospetti 3.1a e 3.1b sono descritti nell’appendice B, in funzione dei fattori
sopra menzionati.

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Metallo in Materiale dei Protezione in relazione all’ambiente
contatto con bulloni o
l’alluminio chiodi Tipo di atmosfera Ambiente marino Tipo di immersione
prospetto

(M) (B/R)
Rurale Urbano industriale Non industriale Industriale Acqua dolce Acqua salata
3.8

Asciutto, non Mite Moderato severo Moderato severo


inquinato

M B/R M B/R M B/R M B/R M B/R M B/R M B/R M B/R M B/R

Alluminio 1 1
0 0 1 1 3 1 3 2 3 2 3
(3) (3)
O/X X
X X

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Acciaio
Alluminio 0 0 0 0 O/X 0 3 O/X (3) 3 3 X 3 3 4
inossidabile
a/g (g)
a a/z/g
Acciaio (3)
0 (4) (3) (4) 3 (4) (3) (4) 3 (4) 3 4 3 4
zincato (4)

Acciaio Alluminio 0 0 1 1 3 1 (3) 1 (3) 1 3 2 3 2 3 4


zincato O/X O/X O/X X
Acciaio X Y
0 0 0 3 0 (3) 3 3 (4) 3 4
corrosione interstiziale e gli effetti galvanici

inossidabile 0 0 X (Z)
a/z/g z/(g)
Acciaio Acciaio a a a a/z/g z
verniciato 0 (4) (4) 3 (4) (3) (4) 3 (4) 3 (4) 3 4 3 4
zincato

Alluminio 0 0 1 1 3 1 (3) 1 (3) 1 3 Y 2 3 4 2 3 4


O/X O/X O/X X (X) Y
Acciaio X
Acciaio 0 0 0 3 0 (3) 3 (Z) 3 (Z) 3 4
inossidabile 0 0
inossidabile
a/z/g
Acciaio a 3 a (3) a (3) a/g 3 (g)
0 (4) (4) 3 4 3 4
zincato (4) (4) (4) (4)

Nota 1 I dettagli dei procedimenti di protezione per la corrosione sopra indicati con i simboli O, X, Y, Z, 0,1,2,3,4 e con a,z,g sono in 7.7.3.
Nota 2 Laddove risulti indicato più di un solo procedimento, si devono applicare tutti i procedimentie, secondo quanto risulta appropriato.
Nota 3 Per la protezione delle lamiere usate in coperture e per le pareti laterali vedere prEN 508-2:1996.

© UNI
Nota 4 I valori in ( ) devono essere scelti dal progettista.
Nota 5 Per gli acciai inossidabili vedere anche Eurocodice 3 parte 1.4.

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Protezioni addizionali in corrispondenza delle superfici di contatto tra metalli per controllare la
4 STATI LIMITE DI ESERCIZIO

4.1 Basi
(1) Gli stati limite di esercizio per le strutture di alluminio sono:
- deformazioni o spostamenti che compromettono l'uso efficiente della struttura (inclu-
dendo il malfunzionamento dei macchinari e delle attrezzature);
- deformazioni o spostamenti che causano danni alle finiture o agli elementi non strut-
turali;
- deformazioni o spostamenti che compromettono l’aspetto esteriore della struttura;
- variazione di forma dovuta al graduale mutamento dimensionale nelle strutture
soggette frequentemente ad assemblaggio e smontaggio;
- vibrazioni che causano danni alle finiture o agli elementi non strutturali;
- vibrazioni che inducono fastidio agli utilizzatori delle strutture o danno alle attrez-
zature supportate dalla struttura.

4.2 Spostamenti

4.2.1 Valori limite di spostamento


(1) I valori limite di spostamento dovrebbero essere concordati tra il progettista, il commit-
tente e l’autorità competente.
(2) In assenza di uno speciale accordo tra il progettista ed il committente, una struttura
può considerarsi accettabile in termini di spostamento se sono soddisfatti i limiti di seguito
riportati.

4.2.2 Spostamenti irreversibili


(1) Si noti che le componenti strutturali, la cui resistenza statica sia stata calcolata in
accordo con la Sezione 5 della presente norma europea sperimentale, non subiscono
significative deformazioni permanenti sotto l'azione delle combinazioni di carico rare. Ciò
riguarda tutte le famiglie di leghe. Le travature ibride dovrebbero essere esaminate con
particolare attenzione.

4.2.3 Spostamenti elastici reversibili


(1) I valori limite degli spostamenti verticali specificati nel seguito fanno riferimento allo
schema di trave semplicemente appoggiata mostrata nella figura 4.1, nella quale:
δmax = δ1 + δ2 - δ0 (4.1)
dove:
δmax è la freccia nello stato finale riferita alla linea retta congiungente i supporti;
δ0 è la pre-monta iniziale (controfreccia) della trave nella condizione scarica,
(stato 0);
δ1 è la variazione di inflessione della trave dovuta ai carichi permanenti
immediatamente dopo l'applicazione dei carichi (stato 1);
δ2 è la variazione di inflessione della trave dovuta all'applicazione dei carichi variabili
più eventuali deformazioni, variabili nel tempo, causate dai carichi permanenti
(stato 2).
figura 4.1 Spostamenti verticali da prendere in considerazione

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(2) Per gli edifici non dovrebbero essere superati i seguenti limiti. Gli spostamenti elastici
dovrebbero essere determinati con riferimento alla combinazione di carico frequente:
(3) Travi a mensola che sostengono pavimenti: L ⁄ 180
Travi che sostengono intonaci o altre finiture fragili: L ⁄ 360
Arcarecci e travi secondarie di copertura:
a) per soli carichi permanenti: L ⁄ 200
b) per la combinazione più sfavorevole di carico
permanente, applicato, da vento e da neve. L ⁄ 100
Montanti e traverse di pareti divisorie: il minore tra L ⁄ 250 o 15 mm
Nei calcoli si deve trascurare l'incremento di rigidezza
dovuto alle parti di vetro.
Nota Per evitare che la durabilità delle parti di vetro e la loro prestazione
siano influenzate negativamente, non si dovrebbero accettare
valori maggiori dello spostamento.
Sommità di colonne: spostamento orizzontale L ⁄ 300
(dove L è la lunghezza tra i supporti)

4.2.4 Calcolo dello spostamento elastico


(1) Nel caso in cui non si sia considerata la effettiva rigidezza nella determinazione degli
spostamenti attraverso un calcolo iterativo si può utilizzare la seguente procedura sempli-
ficata. Generalmente, il calcolo dello spostamento elastico si dovrebbe basare sulle
proprietà della sezione trasversale lorda della membratura. Tuttavia, per le sezioni snelle
può essere necessario considerare le proprietà della sezione ridotta per tenere conto del
fenomeno dell'instabilità locale (vedere Sezione 5.4.5). Dovrebbero essere debitamente
considerati gli effetti delle pareti divisorie e gli altri effetti irrigidenti, gli effetti del secondo
ordine e le variazioni geometriche.
(2) Per le sezioni di classe 4, nella determinazione dello spessore efficace, si può
procedere vantaggiosamente considerando il livello di tensione ridotta, assunto costante
lungo la trave, utilizzando il seguente momento di inerzia apparente:
σ gr
I fic = I gr – ------- ( I gr – I eff ) (4.2)
fo
dove:
Igr è il momento di inerzia della sezione trasversale lorda;
Ieff è il momento di inerzia della sezione trasversale efficace in corrispondenza dello
stato limite ultimo, tenendo conto dell'instabilità locale, vedere 5.4.5;
σgr è la massima tensione di compressione per flessione in corrispondenza dello
stato limite di esercizio, valutato con riferimento alla sezione trasversale lorda
(positivo nella formula);
fo è la resistenza caratteristica per flessione e per completo snervamento
(vedere 5.3.5).
(3) Gli spostamenti dovrebbe essere calcolati tenendo anche conto della rigidezza
rotazionale di ciascun nodo semi-rigido e delle eventuali deformazioni plastiche locali in
corrispondenza dello stato limite di esercizio.

4.3 Vibrazioni
4.3.1 Risonanza
(1)P Le frequenze proprie della struttura o delle componenti strutturali devono risultare
sufficientemente differenti da quelle della sorgente di oscillazione al fine di evitare il
fenomeno della risonanza. Per la verifica di incompatibilità dell'ampiezza di vibrazione
devono essere utilizzati i carichi nominali. Nei casi in cui si ritiene che le vibrazioni costi-
tuiscano un potenziale problema, in particolare quando i fenomeni di vibrazione sono
indotti da raffiche e vortici dovuti al vento, si deve prendere in considerazione la possibilità
di collasso per fatica.

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4.3.2 Smorzamento
(1) Nella valutazione degli effetti delle vibrazioni, dovrebbero essere presi in considera-
zione le caratteristiche di smorzamento relative alla configurazione strutturale ed al
materiale. Si dovrebbe, inoltre, analizzare la necessità di equipaggiare la struttura
mediante sorgenti di smorzamento artificiale. In questo caso, può risultare necessario
eseguire prove su componenti prototipo.

4.3.3 Fastidi agli utilizzatori


(1) La vibrazione delle strutture a bassa frequenza naturale propria può causare fastidi
agli utilizzatori e dovrebbe essere considerata in fase di progetto.
(2) La più bassa frequenza propria delle strutture di supporto, al di sopra delle quali si
cammina (per esempio pavimentazioni, passarelle pedonali, passaggi), non dovrebbe
risultare minore di 3 cicli/secondo. Tale limitazione può rendersi meno restrittiva in
presenza di valori elevati di smorzamento.
(3) La più bassa frequenza propria delle strutture di supporto, al di sopra delle quali si
balla o si salta in modo più o meno ritmico, non dovrebbe risultare minore di
5 cicli/secondo.

4.4 Effetti dinamici

4.4.1 Carichi dinamici


(1) Gli stati limite di esercizio per le deformazioni e gli spostamenti si riferiscono sia ai
carichi applicati dinamicamente che a quelli applicati staticamente. Le azioni derivanti
dagli effetti dinamici sono considerate alla stregua dei carichi imposti qualora si scelgano
degli opportuni fattori di carico. Nel caso in cui si utilizzi un "fattore di amplificazione
dinamico", il progettista dovrebbe essere consapevole che tale procedimento non è
raccomandabile qualora questo fattore non tenga conto della risposta della struttura.

5 STATI LIMITE ULTIMI (MEMBRATURE)

5.1 Basi

5.1.1 Generalità
(1)P Le strutture e le componenti di alluminio devono essere dimensionate in modo tale
che siano soddisfatti i requisiti per il rispetto dei principi della progettazione allo stato
limite ultimo descritti nella Sezione 2.
I requisiti di base di progetto per la fatica sono forniti nella parte 2. Le raccomandazioni di
progetto si riferiscono a strutture sottoposte a condizioni atmosferiche normali.
(2) I coefficienti parziali di sicurezza γM devono essere assunti come segue, per le
membrature saldate, chiodate, bullonate o incollate:
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 1:1) γM1 = 1,10
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 2 oppure 3:1)
γM1 = 1,10
- resistenza delle sezioni trasversali di classe 4:1)
γM1 = 1,10
- resistenza delle membrature all'instabilità: γM1 = 1,10
- resistenza delle sezioni nette in corrispondenza delle
forature per i bulloni: γM2 = 1,25
I valori di γM per le unioni chiodate, bullonate, saldate e gli incollaggi sono specificati nella
Sezione 6 (collegamenti soggetti a carichi statici).
(3) Le regole specificate per il progetto delle membrature si basano sul presupposto che
le sollecitazioni nelle stesse membrature siano state precedentemente valutate mediante
un’appropriata analisi globale della struttura. Le istruzioni sui metodi di analisi globale
sono fornite nella Sezione 5.2.
1) Per la classificazione delle sezioni trasversali, vedere 5.4.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 34


5.1.2 Membrature tese
(1)P Le membrature tese devono essere verificate per la resistenza della sezione
trasversale (vedere 5.7).

5.1.3 Membrature compresse


(1)P Le membrature compresse devono essere verificate per la resistenza della sezione
trasversale e per la resistenza all'instabilità (vedere 5.8).

5.1.4 Travi
(1)P Le membrature soggette a flessione devono essere verificate per:
- la resistenza a flessione (5.6.2);
- la resistenza a taglio (5.6.3);
- la resistenza all'azione combinata di flessione e taglio (5.6.4);
- la resistenza all'imbozzamento dell'anima (5.6.5);
- la resistenza all'instabilità flesso-torsionale (5.6.6).

5.1.5 Membrature soggette alla combinazione di forza assiale, momento e taglio


(1)P Le membrature soggette alla combinazione di forza assiale, momento e taglio
devono essere verificate per la resistenza delle sezioni trasversali agli effetti combinati e
per la resistenza della membratura all'instabilità agli effetti combinati (vedere 5.9).

5.1.6 Telai
(1)P I telai devono essere verificati per:
- la resistenza delle membrature;
- la resistenza dei collegamenti tra le membrature (Sezione 6);
- la resistenza all'instabilità globale.

5.1.7 Piastre
(1)P Le piastre irrigidite o non irrigidite che non costituiscono parte di travi a parete piena
devono essere verificate per:
- la resistenza delle sezioni trasversali per compressione uniforme (5.10.2 e 5.11.2);
- la resistenza a flessione nel piano o tensioni normali agenti in direzione longitudinale,
variabili linearmente in direzione trasversale (5.10.3, 5.10.4, 5.11.3, 5.11.4);
- la resistenza a taglio (5.10.5 e 5.11.5);
- la resistenza delle sezioni trasversali agli effetti combinati e la resistenza all'instabilità
agli effetti combinati (5.10.6).
(2)P Le travi a parete piene devono essere verificate per:
- la resistenza dei pannelli d’anima irrigiditi longitudinalmente e/o trasversalmente a:
flessione nel piano, taglio ed effetti combinati di flessione, taglio e forza assiale
(5.12.2, 5.12.3, 5.12.4 e 5.12.8);
- la resistenza degli irrigidimenti d'anima (5.12.5);
- la resistenza dei pannelli d'anima alle forze trasversali applicate attraverso la flangia
(5.12.6);
- la resistenza dei pannelli d'anima grecati oppure con nervature di irrigidimento ravvi-
cinate (5.12.7);
- la resistenza delle travi con nervature di irrigidimento agli appoggi (5.12.3).

5.1.8 Collegamenti (vedere Sezione 6)


(1)P I collegamenti tra membrature strutturali, o tra gli elementi di una membratura
composta, oppure tra dettagli locali e membrature strutturali devono essere dimensionati
in modo da soddisfare gli stati limite ultimi in condizioni statiche e la fatica. I collegamenti
devono essere verificati per:

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- la resistenza dei dispositivi di collegamento, chiodi e bulloni (nei progetti che non
prevedono saldature) soggetti a taglio, trazione, combinazione di taglio e trazione, e a
rifollamento;
- la resistenza di bulloni ad alta resistenza per attrito (nei casi in cui questi vengano
utilizzati) mediante la valutazione della resistenza allo scorrimento, della pretrazione e
del coefficiente d'attrito;
- la resistenza dei perni (nei nodi cerniera) a taglio o flessione;
- la resistenza delle saldature (nei progetti che prevedono saldature), a taglio o per
tensioni normali nei casi di saldatura a completa penetrazione ed a cordone d'angolo;
- la resistenza delle zone alterate termicamente (HAZ) adiacenti alle saldature;
- la resistenza dell’adesivo, quando, quale metodo di collegamento, è utilizzato l’incol-
laggio.

5.1.9 Fatica (vedere Parte 2)


(1)P Le strutture sottoposte a fluttuazioni ripetute dei carichi di esercizio sono suscettibili
di fatica e se ne deve verificare la resistenza a fatica. La prestazione nei confronti della
fatica è particolarmente influenzata dalle seguenti condizioni:
- alto rapporto tra carichi dinamici e statici;
- collegamenti saldati tra membrature ed in corrispondenza di connessioni locali e
membrature;
- complessità dei dettagli costruttivi dei collegamenti;
- bassa frequenza propria nelle membrature strutturali;
- condizioni ambientali con scarse caratteristiche termiche e chimiche.
(2)P Dovunque sia possibile, le strutture di alluminio devono essere progettate con lo
scopo di fornire un livello accettabile di sicurezza durante l’intera vita utile. I metodi di
valutazione della fatica dovrebbero essere predisposti in modo tale da assicurare una
probabilità di collasso per fatica durante la vita della struttura confrontabile con quella
relativa agli altri stati limite di collasso.
(3) La progettazione nei confronti della fatica dovrebbe essere basata sugli effettivi valori
nominali (medi) di tensione valutati mediante un’analisi elastica globale e con riferimento
a sezioni trasversali efficaci, la cui area è stata ridotta per considerare l'instabilità locale,
ma trascurando le zone termicamente alterate. Per le anime soggette a taglio, si dovrebbe
utilizzare la tensione nominale tangenziale valutata sullo spessore efficace, 1,7ρctw (ma
non maggiore di tw) (vedere 5.12.3 e 5.12.4)

5.1.10 Vibrazioni
(1)P La resistenza nei confronti delle vibrazioni deve essere valutata mediante una
verifica a fatica e un controllo delle caratteristiche di smorzamento relative alla struttura e
al materiale con cui essa è costituita. Ciò si applica, in particolare, a:
- strutture che supportano apparecchi di sollevamento o sono soggette a carichi mobili;
- strutture che supportano macchine vibranti;
- strutture soggette ad oscillazioni indotte dal vento;
- strutture soggette ad oscillazioni indotte dalla folla.

5.1.11 Sezioni ibride


(1)P La capacità di una sezione ibrida, contenente leghe di alluminio di differente
resistenza, deve essere calcolata considerando la resistenza delle varie parti, e tenendo
debitamente in conto la classe di ciascuna parte.
(2) Se si utilizzano sezioni ibride di alluminio e di acciaio, si dovrebbe controllare il
comportamento in corrispondenza dello snervamento e considerare le deformazioni
termiche.

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5.2 Calcolo delle forze e dei momenti interni

5.2.1 Analisi globale


(1)P In una struttura isostatica le forze e i momenti interni dovrebbero essere determinati
con i metodi della statica.
(2)P Quando si calcolano le forze e i momenti interni in una struttura iperstatica, gli
spostamenti che derivano da deformazioni sia elastiche che plastiche oppure da
fenomeni di instabilità locale devono essere tenuti debitamente in conto. Ove necessario,
anche gli effetti di diffusione per taglio del carico ("shear lag effects") devono essere tenuti
debitamente in conto.
(3) Le forze e i momenti interni dovrebbero essere determinati usando in alternativa:
a) l'analisi globale elastica (lineare o non lineare);
b) l'analisi globale plastica (con o senza incrudimento).
I diversi metodi di analisi sono descritti nell'appendice C (informativa).
(4) L'analisi globale elastica può essere usata in tutti i casi.
(5)P L'analisi globale plastica deve essere usata solo nei casi in cui le sezioni trasversali
delle membrature soddisfano i requisiti specificati per la Classe 1 in 5.4. Sezioni
trasversali di Classe 2, 3 e 4 non sono consentite. Per le sezioni di Classe 1 è sempre
richiesto il controllo della capacità di deformazione, in relazione alla duttilità richiesta dallo
schema strutturale [vedere appendice D (informativa)].
(6) Per ulteriori dettagli sui metodi di analisi globale, vedere appendice D (informativa).
(7) Le ipotesi di progetto assunte per i collegamenti dovrebbero essere in accordo con
quelle fornite nell'appendice C (informativa).

5.3 Resistenza delle sezioni trasversali

5.3.1 Generalità
(1) Tutte le membrature dovrebbero soddisfare i requisiti relativi agli stati limite ultimi e agli
stati limite di esercizio. Di solito, le membrature sono formate da prodotti estrusi, prodotti
fucinati, piatti, lamiere, tubi, oppure da loro combinazioni. I progettisti che desiderino
impiegare i prodotti di fonderia, dovrebbero farlo in stretta collaborazione con i relativi
fabbricanti.
(2) Laddove si faccia riferimento alle raccomandazioni progettuali in forma di espressioni
matematiche, al progettista è consentito utilizzare grafici o prospetti dedotti dalle espres-
sioni stesse. Le membrature possono essere progettate a vantaggio di sicurezza utiliz-
zando le raccomandazioni della Sezione 5, ma le indicazioni fornite nelle appendici
permettono di trattare in modo più completo certi aspetti relativi al comportamento della
membratura. La loro utilizzazione può condurre alla progettazione di strutture meno
costose e più leggere.

5.3.2 Resistenza di progetto


(1) Le espressioni fornite per la resistenza di progetto di una membratura (resistenza che
non può essere minore dell’effetto dell'azione di progetto sulla membratura, derivante dai
carichi di progetto) contengono valori caratteristici delle resistenze (fo, fa, fv, fs), dipendenti
dalle proprietà del materiale. Queste resistenze caratteristiche sono definite in 5.3.5. Le
espressioni contengono anche il coefficiente parziale di sicurezza per la resistenza γM, i
cui valori sono assegnati in 5.1.1.
(2) La resistenza delle sezioni trasversali di una membratura può essere limitata:
- dalla resistenza plastica della sezione trasversale;
- dalla resistenza della sezione netta in corrispondenza dei fori per i dispositivi di
giunzione;
- dalla verifica della stabilità locale degli elementi che compongono la sezione
trasversale.

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(3) Ove necessario, anche la stabilità globale dovrebbe essere verificata.
(4) La resistenza di membrature contenenti elementi snelli può essere ridotta per effetto di
precoci fenomeni di instabilità locale. La progettazione proposta di una membratura
uniformemente compressa o parzialmente compressa per effetto della flessione è
verificata classificando la sezione in termini di suscettibilità all’instabilità locale. La classi-
ficazione delle sezioni è trattata in 5.4.

5.3.3 Proprietà delle sezioni


(1)P Le proprietà delle sezioni lorde devono essere ricavate utilizzando le dimensioni
specificate. Nel calcolo di tali proprietà, non è necessario detrarre i fori per i dispositivi di
giunzione, ma si devono tenere in debito conto aperture di dimensioni maggiori. Le aree
di materiale relative ai coprigiunti e ai calastrelli non devono essere incluse.
(2) L’area netta di una membratura (Anet) o della sezione trasversale di un elemento
dovrebbe essere pari alla sua area lorda meno le opportune deduzioni per i fori e le altre
aperture. Nel calcolo delle proprietà geometriche delle sezioni nette, la deduzione per il
singolo foro di un dispositivo di giunzione dovrebbe corrispondere all’area della sezione
trasversale lorda del foro nel piano del suo asse. Per quanto riguarda i fori per bulloni a
testa svasata, si dovrebbe tenere opportunamente in conto la parte relativa alla
svasatura. Purché i fori per i dispositivi di giunzione non siano disposti in modo sfalsato,
l’area totale da dedurre per i fori dei dispositivi di giunzione dovrebbe essere pari alla
massima somma delle aree delle sezioni dei fori in qualunque sezione trasversale
perpendicolare all’asse della membratura.
(3) Qualora i fori per i dispositivi di giunzione siano disposti in modo sfalsato, l’area totale
da dedurre per i fori dei dispositivi di giunzione dovrebbe essere pari al valore maggiore
fra:
a) la deduzione per la condizione di fori non sfasati indicata in (2);
b) la somma delle aree delle sezioni di tutti i fori calcolata lungo qualsiasi diagonale o
linea spezzata che si estenda progressivamente attraverso la membratura o parte
della membratura, meno
s2t/(4p) e 0,65st (5.1)
per ciascun tratto lungo la linea dei fori;
dove:
s è l’interasse dei fori sfalsati (interasse longitudinale);
p è l’interasse fra i centri degli stessi due fori misurato perpendicolarmente all’asse
della membratura (interasse trasversale);
t è lo spessore [o lo spessore efficace in una membratura contenente materiale
termicamente alterato (HAZ)].
In un angolare o in un’altra membratura contenente fori in più di un piano, l’interasse p
dovrebbe essere misurato lungo il piano medio dello spessore.
(4) Nel progetto di collegamenti tra membrature compresse o tra parti compresse di
membrature, non si richiede generalmente alcuna deduzione per i fori dei dispositivi di
giunzione, eccetto che per i fori asolati. Se nei collegamenti tra membrature compresse o
tra parti compresse di membrature non si accetta alcuna deformazione plastica della
sezione netta, la deduzione per la presenza dei fori dovrebbe essere portata in conto.
(5) Per il progetto di collegamenti tra membrature di altro tipo, si applicano le raccoman-
dazioni fornite in 5.7.3 per il caso della trazione.
(6) Non è necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nella flangia tesa a
condizione che per essa si abbia:
A net f o ⁄ γ M1
0,9 ---------- ≥ ------------------ (5.2)
A g f a ⁄ γ M2
dove:
Anet/Ag sia minore di questo limite, si può assumere un’area ridotta per la flangia.

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(7) Non è necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nella zona tesa
dell’anima, a condizione che il limite indicato nell’espressione sopra riportata sia soddi-
sfatto per l’intera zona tesa, comprendente sia la flangia tesa che la parte tesa dell’anima.
(8) Non è necessario considerare i fori per i dispositivi di giunzione nelle verifiche a taglio,
a condizione che si abbia:
A v, net f o ⁄ γ M1
-------------- ≥ ------------------ (5.3)
Av f a ⁄ γ M2

Qualora Av,net/Av sia minore di questo limite, si può assumere un’area a taglio efficace pari
a (fa/γM2)/(fo/γM1)Av, net. Il criterio del meccanismo di taglio a blocco (block shear), indicato
nella Sezione 6, dovrebbe essere soddisfatto alle estremità della membratura.

5.3.4 Zone termicamente alterate (HAZ)


(1)P L’alluminio per uso strutturale, in numerose leghe e stati, risulta indebolito nelle zone
termicamente alterate (HAZ) adiacenti alle saldature, e di ciò si deve tenere conto nei
calcoli di progetto. Eccezioni a questa regola, ossia casi in cui non vi è alcun indeboli-
mento nelle zone adiacenti alle saldature, hanno luogo per le leghe negli stati O o T4;
oppure quando il materiale è nello stato F e la resistenza di progetto è basata sulle
proprietà del materiale relative allo stato O.
(2) Le regole per la valutazione della severità e dell’estensione dell’addolcimento
(softening) presente nelle HAZ sono fornite in 5.5.
(3) È importante che il progettista comprenda che anche una piccola saldatura realizzata
per collegare una piccola parte accessoria ad una membratura principale può notevol-
mente ridurre la resistenza della membratura per effetto della presenza di una HAZ. Nella
progettazione delle travi, risulta spesso vantaggioso collocare le saldature e le parti
accessorie in zone caratterizzate da bassi valori delle tensioni, come per esempio nei
pressi dell'asse neutro oppure ad una certa distanza da regioni caratterizzate da elevati
valori del momento flettente.

5.3.5 Resistenze caratteristiche


(1) I calcoli di resistenza delle membrature sono effettuati utilizzando le resistenze carat-
teristiche indicate di seguito:
fo è la resistenza caratteristica per flessione e per completo snervamento a trazione e
compressione;
fa è la resistenza caratteristica a rottura di una sezione netta a trazione o compressione;
fv è la resistenza caratteristica a taglio;
fs è la resistenza caratteristica per instabilità globale.
(2) I valori di fo, fa e fv dipendono dalle proprietà del materiale e sono definiti nel modo
seguente:
a) fo = f0,2, vedere 3.2 (5.4)
b) fa = fu, vedere 3.2 (5.5)
fo
c) f v = ------
- (5.6)
3

5.4 Classificazione delle sezioni trasversali

5.4.1 Generalità
(1)P La classificazione delle sezioni è necessaria quando si considera la resistenza delle
membrature nei confronti del momento flettente e delle combinazioni di flessione, taglio e
sforzo assiale. La classificazione è necessaria anche quando si considera la possibilità
che le membrature soggette a flessione o a compressione assiale possano avere una
resistenza ridotta, per effetto dei fenomeni di instabilità locale negli elementi snelli.

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5.4.2 Classificazione
(1) Si definiscono le seguenti 4 classi di sezioni trasversali:
Classe 1: sono quelle sezioni trasversali in grado di sviluppare una cerniera plastica
avente la capacità rotazionale richiesta per l’analisi plastica. Ulteriori informa-
zioni sulle sezioni di classe 1 sono fornite nell’appendice G (informativa).
Classe 2: sono quelle sezioni trasversali in grado di sviluppare il proprio momento
resistente plastico, ma che hanno una capacità rotazionale limitata.
Classe 3: sono quelle sezioni trasversali nelle quali le tensioni calcolate nelle fibre
esterne compresse della membratura possono raggiungere la resistenza
elastica convenzionale, ma l’instabilità locale può impedire lo sviluppo del
momento resistente plastico.
Classe 4: sono quelle sezioni trasversali per le quali è necessario mettere esplicita-
mente in conto gli effetti dell’instabilità locale nella determinazione del loro
momento resistente o della loro resistenza a compressione.
(2) La classificazione di una sezione trasversale dipende dai rapporti dimensionali di
ciascuno dei suoi elementi compressi.
(3) Per elemento compresso si intende ogni elemento della sezione trasversale che sia
totalmente o parzialmente compresso, per effetto di uno sforzo assiale o di un momento
flettente, in presenza della combinazione di carico considerata.
(4) I vari elementi compressi di una sezione trasversale (quali anime o flange) possono, in
generale, appartenere a classi differenti.
(5) Le sezioni trasversali dovrebbero essere classificate considerando i parametri di
snellezza degli elementi che compongono la sezione (vedere appendice G). In mancanza
di un più preciso criterio di classificazione, una sezione trasversale può essere classi-
ficata indicando la classe più alta (meno favorevole) tra quelle dei suoi elementi
compressi.
(6) Nel processo di classificazione, si individuano le seguenti tipologie basilari di elementi
in parete sottile:
a) elementi sporgenti piani;
b) elementi interni piani;
c) elementi interni curvi.
Questi elementi possono essere non irrigiditi, oppure irrigiditi mediante nervature longitu-
dinali di irrigidimento, o irrigidimenti di bordo o bulbi (vedere figura 5.1).

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figura 5.1 Tipologie di elementi
Legenda:
(a) elementi non irrigiditi
(b) elementi irrigiditi
SO sporgenti simmetrici
UO sporgenti non simmetrici
I interni
RI interni elementi irrigiditi
RUO elementi irrigiditi sporgenti non simmetrici

(a) ( b)

5.4.3 Parametri di snellezza


(1) La suscettibilità di un elemento piano non irrigidito nei confronti dell’instabilità locale è
definita mediante il parametro β, che assume i seguenti valori:
a) elementi piani sporgenti o elementi interni senza
gradiente di tensione β = b/t
b) elementi interni con gradiente di tensione tale
da dare luogo ad un asse neutro baricentrico β = 0,40 b/t, oppure β = 0,40 d/t
c) per ogni altro gradiente di tensione β = g b/t oppure β = g d/t
dove:
b è la larghezza di un elemento;
t è lo spessore dell’elemento;
d è l’altezza di un elemento d’anima in una trave;
g è il coefficiente del gradiente di tensione.
il parametro g è fornito dalle seguenti espressioni:
g = 0,70 + 0,30Ψ (1 > Ψ > -1), (5.7)
g = 0,80/(1 - Ψ) (Ψ ≤ -1), vedere figura 5.4 (5.8)
dove:
Ψ è il rapporto tra il valore della tensione in corrispondenza dei bordi dell’elemento
piano considerato e la massima tensione di compressione. In generale, l’asse
neutro dovrebbe essere assunto come asse neutro elastico, ma nel controllare se
una sezione è di classe 2 è lecito fare riferimento all'asse neutro plastico.

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figura 5.2 Valori di g per elementi piani interni soggetti a gradiente di tensione. Si adoperi la curva A per
elementi interni o sporgenti (con tensione di compressione massima all’attacco). Si adoperi la curva
B per elementi sporgenti (con tensione di compressione massima all’estremità)

(2) Quando si considera la suscettibilità di un elemento piano irrigidito all’instabilità locale,


dovrebbero essere considerati tre possibili modi instabili, come illustrato nella figura 5.3. I
valori di β dovrebbero essere ricavati separatamente per ciascun modo. I modi sono:
a) Modo 1: l’elemento irrigidito si instabilizza globalmente, sicché l’irrigidimento si
deforma con la stessa curvatura dell’elemento che irrigidisce.
b) Modo 2: i sotto-elementi e l’irrigidimento si instabilizzano singolarmente, lasciando
sulla stessa linea i loro punti di congiunzione.
c) Modo 3: questo modo è una combinazione dei modi 1 e 2, in cui le forme instabili dei
sotto-elementi sono sovrapposte alla forma instabile dell’intero elemento. Ciò è
mostrato nella figura 5.3 c).
I valori di β sono determinati nella maniera seguente:
figura 5.3 Modi instabili per elementi piani irrigiditi
Legenda:
1 Imbozzamenti dei sotto-elementi
2 Imbozzamenti dell’intero elemento

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1) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento di riferimento:
Qualora l’irrigidimento sia una nervatura o un irrigidimento di bordo, realizzato su di
un solo lato, di spessore pari allo spessore t dell’elemento,
b
β = η --- (5.9)
t
dove:
η è fornita dalle espressioni 5.9a, b o c, oppure è ricavata dalla figura 5.4 a), b)
o c). In questa figura, l’altezza c della nervatura o della piegatura è misurata in
corrispondenza della superficie interna dell’elemento piano.
1
η = ------------------------------------------------- [Figura 5.4 a)] (5.9a)
1 + 0,1 ( c ⁄ t – 1 ) 2
1
η = ------------------------------------------------- [Figura 5.4 b)] (5.9b)
( c ⁄ t – 1 )2
1 + 2,5 --------------------------
b⁄t
1
η = ------------------------------------------------- [Figura 5.4 c)] (5.9c)
( c ⁄ t – 1 )2
1 + 4,5 --------------------------
b⁄t
2) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento non di riferimento:
Quale che sia l’irrigidimento con una forma diversa da quello di riferimento, l’irrigidi-
mento effettivamente presente è sostituito con una nervatura o con un irrigidimento di
bordo equivalente avente lo stesso spessore (t ) dell’elemento. Il valore di c per la
nervatura equivalente o per l’irrigidimento di bordo equivalente è scelto in maniera
tale che il suo momento d’inerzia rispetto al piano medio dell’elemento sia pari a
quello dell’irrigidimento non di riferimento rispetto allo stesso piano.
3) Modo 1, compressione uniforme, irrigidimento complesso:
Per irrigidimenti con forme inusuali per i quali non sia possibile ricondursi al metodo
descritto al punto precedente,
b σ cr0 0,4
β = ---  ---------
- (5.10)
t σ cr 
σcrè la tensione critica elastica dell’elemento irrigidito assumendo che i bordi siano
semplicemente appoggiati;
σcr0 è la tensione critica elastica dell’elemento non irrigidito assumendo che i bordi
siano semplicemente appoggiati.
4) Modo 1, gradiente di tensione:
Il valore di β è fornito dall’espressione 3) sopra riportata, dove σcr e σcr0 si riferiscono
in questo caso alla tensione presente sul bordo dell’elemento maggiormente
compresso.
5) Modo 2:
Il valore di β è ricavato separatamente per ciascun sotto-elemento, in accordo
con 5.4.3(1)a).
(3) La suscettibilità all’instabilità locale di un elemento interno non irrigidito e con piccola
curvatura, è definita mediante la seguente espressione del parametro β:
b 1
β = --- ------------------------------------------ (5.11)
t b4
1 + 0,006 ----------- -
R 2t 2
dove:
R raggio di curvatura in corrispondenza del piano medio;
b sviluppo della larghezza dell’elemento in corrispondenza del suo piano medio;
t spessore.

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Le indicazioni riportate sopra sono valide se R/b > 0,1b/t. Le sezioni che contengono
elementi con curvatura più marcata richiedono studi particolari oppure accettazione per
mezzo di prove.
(4) La suscettibilità all’instabilità locale di un tubo circolare in parete sottile, sia uniforme-
mente compresso che inflesso, è definita mediante la seguente espressione del
parametro β:

D
β = 3 ---- (5.12)
t
dove:
D diametro del piano medio del tubo
figura 5.4 Valori di η per elementi irrigiditi

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5.4.4 Classificazione degli elementi
(1) La classificazione degli elementi nelle sezioni trasversali dipende dai valori assunti dal
parametro di snellezza β nella maniera seguente:

Elementi appartenenti a membrature Elementi appartenenti a membrature


inflesse compresse
β ≤ β1 : classe 1 β ≤ β2 : classe 1 o 2
β1 < β ≤ β2 : classe 2 β2 < β ≤ β3 : classe 3
β2 < β ≤ β3 : classe 3 β2 < β : classe 4
β3 < β : classe 4

(2) I valori di β1, β2, β3 sono forniti dal prospetto 5.1.


prospetto 5.1 Parametri di snellezza β1, β2 e β3

Elementi β1 β2 β3

Trattati Trattati Non Trattati Trattati Non Trattati Trattati Non


termica- termica- trattati termica- termica- trattati termica- termica- trattati
mente e mente e termica- mente e mente e termica- mente e mente e termica-
non saldati, mente e non saldati, mente e non saldati, mente e
saldati oppure saldati saldati oppure saldati saldati oppure saldati
non trattati non trattati non trattati
termica- termica- termica-
mente e mente e mente e
non non non
saldati saldati saldati
Sporgenti 3ε 2,5 ε 2ε 4,5 ε 4ε 3ε 6ε 5ε 4ε
Interni 11 ε 9ε 7ε 16 ε 13 ε 11 ε 22 ε 18 ε 15 ε

ε = 250 ⁄ f o
dove:
fo è espressa in N/mm2.
(3) Nel prospetto, un elemento è considerato saldato se contiene saldature in corrispon-
denza di un bordo o di un qualsiasi punto lungo lo sviluppo della sua larghezza.
Comunque, le sezioni trasversali di una membratura che non contengono saldature
possono essere considerate come non saldate anche se la membratura è saldata in
qualunque altro punto lungo lo sviluppo della sua lunghezza.
(4) Si noti che in un elemento saldato la classificazione non dipende dall’estensione
della HAZ.
(5) Nella classificazione degli elementi appartenenti alla flangia di una membratura
inflessa, se gli elementi stessi sono tensionalmente meno sollecitati rispetto alle fibre
maggiormente sollecitate presenti nell’intera sezione, è consentito utilizzare una diversa
250z 1
espressione di ε = ---------------- . In questa espressione, z1 è la distanza delle fibre maggior-
f oz 2
mente sollecitate dall'asse neutro elastico della sezione efficace, mentre z2 è la distanza
dell'elemento considerato dall'asse neutro elastico della sezione efficace. z1 e z2
dovrebbero essere valutati sulla sezione efficace mediante un procedimento iterativo
(almeno due passi).

5.4.5 Instabilità locale


(1) L’instabilità locale nelle membrature di classe 4 è generalmente portata in conto sosti-
tuendo la sezione reale con una sezione efficace. La sezione efficace è determinata
adoperando un coefficiente di instabilità locale ρc, mediante il quale viene ridotto lo

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spessore della sezione reale. ρc è applicato a qualsiasi elemento di classe 4 avente
spessore costante che sia interamente o parzialmente compresso. Per elementi che non
hanno uno spessore uniforme, si deve ricorrere ad uno studio particolare da parte del
progettista.
(2) Il coefficiente ρc è calcolato separatamente per ciascun elemento della sezione che
differisca dagli altri in termini di rapporto β/ε, dove β è fornito in 5.4.3 ed ε è definito
in 5.4.4.
(3) I valori di ρc sono i seguenti.
a) Elementi piani sporgenti appartenenti a sezioni trasversali simmetriche (figura 5.1):
- trattati termicamente, non saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 6,
ρc = 10/(β/ε) - 24/(β/ε) 2
quando β/ε > 6.
- Trattati termicamente e saldati, non trattati termicamente e non saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 5,
ρc = 9/(β/ε) - 20/(β/ε)2
quando β/ε > 5.
- Non trattati termicamente e saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 4,
ρc = 8/(β/ε) - 16/(β/ε)2
quando β/ε > 4.
b) Per elementi piani sporgenti appartenenti a sezioni trasversali non simmetriche (figura
5.1), ρc è fornito dalle espressioni sopra riportate relative ad elementi piani sporgenti
appartenenti a sezioni simmetriche, ma non può essere maggiore di 120/(β/ε)2.
c) Elementi piani interni o tubi circolari:
- trattati termicamente e non saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 22,
ρc = 32/(β/ε) - 220/(β/ε) 2
quando β/ε > 22.
- Trattati termicamente e saldati, non trattati termicamente e non saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 18,
ρc = 29/(β/ε) - 198/(β/ε) 2
quando β/ε > 18.
- Non trattati termicamente e saldati:
ρc = 1,0 quando β/ε ≤ 15,
ρc = 25/(β/ε) - 150/(β/ε)2 quando β/ε > 15.
d) Elementi irrigiditi: è necessario considerare tutti i possibili modi instabili, e scegliere il
minimo valore di ρc. Nel caso di modi instabili di tipo 1, il fattore ρc dovrebbe essere
applicato sia all’area della nervatura che allo spessore del piatto di base.
(4) Le relazioni tra ρc e β/ε sono riassunte nella figura 5.5.
(5) Per la determinazione di ρc in sezioni a cui sia richiesto di resistere a flessione
biassiale oppure alla combinazione di flessione e sforzo assiale, vedere Sezione 5.9.

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figura 5.5 Relazione tra ρc e β/ε per elementi interni, elementi sporgenti e tubi circolari
Legenda:
A. Non saldati e trattati termicamente (ht)
B. Saldati e ht, non saldati e non ht
C. Saldati e non trattati termicamente
D Elementi sporgenti
E Elementi sporgenti simmetrici
F Elementi sporgenti non simmetrici
G Elementi interni e tubi circolari

5.5 Addolcimento (softening) nelle HAZ in prossimità delle saldature

5.5.1 Generalità
(1)P Nel progetto di strutture saldate in cui si utilizzano leghe strutturali ad alta resistenza,
è necessario tenere in conto la riduzione delle capacità di resistenza che ha luogo in
prossimità delle saldature. La riduzione riguarda maggiormente la tensione al limite
elastico convenzionale corrispondente alla deformazione residua dello 0,2% piuttosto che
la tensione ultima. La zona condizionata dall’addolcimento (softening) si estende nelle
immediate vicinanze della saldatura, al di là della quale le capacità di resistenza della lega
tornano rapidamente ai valori assunti nelle zone prive di saldature.
(2) Nei calcoli di progetto si assume che per tutta l’estensione delle zone termicamente
alterate (HAZ) le capacità di resistenza siano ridotte della stessa entità mediante un
fattore ρhaz costante. La severità dell’addolcimento (softening), così come definito attra-
verso il fattore ρhaz, è trattata in 5.2.2.
L’estensione della HAZ, definita mediante una distanza bhaz dal bordo della saldatura, è
valutata in 5.5.3.
(3)Talvolta è possibile mitigare gli effetti dell’addolcimento (softening) presente nelle HAZ
mediante processi di invecchiamento artificiale attuati a saldatura avvenuta.

5.5.2 Severità dell’addolcimento (softening)


(1) Le resistenze caratteristiche f0, fa e fv nelle HAZ sono calcolate in una maniera simile
a quella indicata in 5.3.5, ma sono poi moltiplicate per un opportuno valore del fattore ρhaz,
fornito dal prospetto 5.2. Questi valori si riferiscono ai tipici campi di variabilità delle leghe
strutturali.
Nelle leghe della serie 7xxx, i valori del fattore ρhaz sono influenzati dalla natura delle
tensioni nelle HAZ. Nel prospetto 5.2, sono riportati due valori:
a) si applica in presenza di tensione di trazione agente trasversalmente rispetto all'asse
di una saldatura di testa o a cordone d’angolo;

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b) si applica per tutte le altre condizioni, per esempio per una tensione longitudinale, una
tensione di compressione agente trasversalmente, oppure per una tensione di taglio.
figura 5.6 Estensione delle zone termicamente alterate (HAZ)
Legenda:
1 Se questa distanza risulta minore di 3 bhaz si assume che la HAZ si estenda per l’intera
larghezza della flangia

(2) I valori forniti nel prospetto 5.2 sono validi solo dopo che è trascorso un assegnato
numero di giorni dall’esecuzione della saldatura, ammesso che il materiale sia stato
mantenuto ad una temperatura non minore di 10 °C:
leghe della serie 6xxx 3 giorni
leghe della serie 7xxx 30 giorni.
Se dopo l’esecuzione della saldatura il materiale è mantenuto ad una temperatura minore
di 10 °C, il tempo di recupero è prolungato. In questo caso, ci si dovrebbe avvalere della
consulenza del fabbricante.
(3) La severità dell’addolcimento (softening) può essere portata in conto o mediante il
valore assunto dalla resistenza caratteristica nelle HAZ, come fatto per il materiale di
base, oppure riducendo l'area su cui agisce lo sforzo. In tal modo, la resistenza caratteri-
stica nel caso semplice di una sezione rettangolare interessata dall’addolcimento
(softening) presente nelle HAZ, può essere espressa come (faρhaz)A oppure
come fa(Aρhaz).

5.5.3 Estensione delle HAZ


(1) Si assume che le HAZ si estendano in una qualunque direzione per una distanza,
computata a partire dalla saldatura, pari a bhaz ; tale distanza è misurata nella maniera
seguente (vedere figura 5.6):
a) in direzione trasversale a partire dalla linea d’asse, nelle saldature continue di testa;
b) in direzione trasversale a partire dal punto di intersezione delle superfici saldate, nelle
saldature a cordone d’angolo;

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c) in direzione trasversale a partire dal punto di intersezione delle superfici saldate, nelle
saldature di testa utilizzate in collegamenti ad angolo, a T, a croce;
d) in una qualsiasi direzione radiale a partire dall’estremità di una saldatura.
(2) I contorni della HAZ dovrebbero essere, generalmente, definiti mediante linee rette
ortogonali alla superficie metallica, particolarmente quando le saldature interessano
elementi in parete sottile. Comunque, quando si esegue una saldatura superficiale tra
parti spesse, è consentito assumere per le HAZ un contorno curvilineo di raggio bhaz,
come mostrato nella figura 5.6.
prospetto 5.2 Fattore di addolcimento (softening) per le HAZ (ρhaz)

Per tutte le leghe fornite sotto forma di prodotti estrusi, lamiere, piatti, tubi trafilati e prodotti fucinati negli stati O ed F,
ρhaz = 1,0.
Prodotti estrusi, lamiere, piatti, tubi trafilati e prodotti fucinati nelle leghe delle serie 6xxx e 7xxx e negli stati T4, T5 e T6:
Serie della lega Stato ρhaz (saldatura con procedi- ρhaz (saldatura con procedi-
mento MIG) mento TIG)
6xxxx T4 1,0 --
T5 0,65 0,60
T6 0,65 0,50

7xxx T6 0,80a) 0,60a)


1,0b) 0,80b)
Lamiere, piatti e prodotti fucinati nelle leghe delle serie 5xxx, 3xxx e 1xxx [nello stato incrudito (H)]
Serie della lega Stato ρhaz (saldatura con procedi- ρhaz (saldatura con procedi-
mento MIG) mento TIG)
5xxx H22 0,86 0,86
H24 0,80 0,80

3xxx H14, 16, 18 0,60 0,60

1xxx H14 0,60 0,60


a), b) Per la definizione di a) e b) vedere 5.5.2 (1).

(3) Per una saldatura effettuata con procedimento tipo MIG su un materiale non trattato
termicamente, con raffreddamento fino a 60 °C o meno tra una passata di saldatura e
l’altra, i valori di bhaz sono i seguenti:
0 < t ≤ 6 mm: bhaz = 20 mm
6 < t ≤ 12 mm: bhaz = 30 mm
12 < t ≤ 25 mm: bhaz = 35 mm
t > 25 mm: bhaz = 40 mm
(4) Per spessori >12 mm, ci può essere un effetto della temperatura, in quanto il raffred-
damento tra una passata di saldatura e l’altra, può eccedere i 60 °C, a meno che non vi
sia uno stretto controllo della qualità del processo. Bisogna tener presente che l’ampiezza
della zona termicamente alterata è maggiore.
(5) Le figure sopra riportate sono valide per saldature continue di testa (con due validi
percorsi di diffusione del calore) o a saldature a cordone d’angolo per collegamenti a T
(con tre validi percorsi di diffusione del calore) nel caso di leghe delle serie 6xxx o 7xxx,
o leghe della serie 5xxx nello stato incrudito.
(6) Per saldature con procedimento TIG, l’estensione della HAZ è maggiore, in quanto la
quantità di calore fornita è maggiore di quella fornita per saldature con procedimento MIG.
Per saldature con procedimento TIG che siano continue di testa oppure a cordone
d’angolo, effettuate su leghe delle serie 6xxx, 7xxx oppure leghe della serie 5xxx allo stato
incrudito, il valore di bhaz è fornito da [vedere 6.6.1(2)]:
0 < t ≤ 6mm: bhaz = 30 mm

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(7) Nel caso in cui due o più saldature siano ravvicinate, le loro HAZ si sovrappongono. In
questo caso, si assume che esista una sola HAZ per l’intero gruppo di saldature. Quando
una saldatura è localizzata troppo vicino al bordo libero di un elemento sporgente, la
dispersione di calore è meno efficace. Ciò accade quando la distanza del bordo della
saldatura dal bordo libero è minore di 3bhaz. In queste circostanze si assume che l’intera
larghezza dell’elemento sporgente sia soggetta al fattore ρhaz.
(8) Altri fattori che influenzano il valore di bhaz sono indicati di seguito:
a) Influenza di temperature maggiori di 60 °C
Quando si effettuano saldature con più passate, ci potrebbe essere un incremento
della temperatura indotto dal succedersi delle passate. Ciò si traduce in un aumento
dell'estensione della HAZ. Se si assume pari a T1(°C) la temperatura tra una passata
di saldatura e la successiva, temperatura che dovrebbe essere compresa tra 60 °C e
120 °C, si assume a vantaggio di sicurezza che, per le leghe delle serie 6xxx, 7xxx o
della serie 5xxx allo stato incrudito, bhaz sia moltiplicato per un fattore α2, definito nella
maniera seguente:
leghe 6xxx α2 = 1 + (T1 - 60)/120
leghe 7xxx α2 = 1 + 1,5(T1 - 60)/120.
Se si desidera un valore meno conservativo di α2, si ricorre a prove di durezza su
provini, dalle quali si deduce la reale estensione della HAZ. La massima temperatura
raccomandata per effettuare saldature tra leghe di alluminio è pari a 120 °C.
b) Elementi dotati di spessori differenti
Se gli elementi da collegare mediante saldatura non hanno un medesimo spessore t,
è a vantaggio di sicurezza assumere che, in tutte le espressioni riportate sopra, t sia
lo spessore medio di tutti gli elementi. Ciò è valido solo finché lo spessore medio non
eccede lo spessore minimo di oltre 1,5. Per variazioni dello spessore maggiori,
l'estensione della HAZ dovrebbe essere determinata mediante prove di durezza su
provini.
c) Variazioni nel numero dei percorsi di calore
Se i collegamenti tra gli elementi sono realizzati mediante saldature a cordone
d’angolo, ma hanno un numero di percorsi di diffusione del calore (N ) diverso dai tre
sopra indicati in (5), si moltiplica il valore di bhaz per 3/N.

5.6 Resistenza delle travi

5.6.1 Generalità
(1)P Le seguenti resistenze devono essere generalmente verificate:
a) flessione (vedere 5.6.2), includendo, ove necessario, la riduzione indotta dal taglio
che accompagna la flessione (vedere 5.6.4);
b) taglio (vedere 5.6.3);
c) alla resistenza dell’anima (vedere 5.6.5);
d) all’instabilità flesso-torsionale (vedere 5.6.6).
(2)P Si deve tenere opportunamente in conto la classe della sezione trasversale (vedere
5.4), la presenza di eventuali zone termicamente alterate (vedere 5.5) e la necessità di
portare in conto la presenza di fori (vedere 5.3).
(3)P Per le membrature che devono resistere a combinazioni di momento flettente e
sforzo assiale, si deve fare riferimento a 5.9.
(4) Il caso della flessione biassiale è trattato in 5.6.7 oppure, se in combinazione con lo
sforzo assiale, in 5.9.

5.6.2 Resistenza a flessione uniassiale

5.6.2.1 Basi
(1) In assenza di azione tagliante, il valore del momento resistente di progetto a flessione
MRd dovrebbe essere il minore tra Ma,Rd e Mc,Rd,

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dove:
Ma,Rd = faWnet/γM2 (5.13)
è relativo a una sezione netta e
Mc,Rd = foαWel/γM1 (5.14)
è relativo a una generica sezione trasversale,
dove:
α è il fattore di forma, vedere il prospetto 5.3;
Wel è il modulo elastico della sezione lorda (vedere 5.6.2.2);
Wnet è il modulo elastico della sezione netta che tiene conto dei fori e dell’addolcimento
(softening) presente nelle HAZ, se la sezione è saldata.
prospetto 5.3 Valori del fattore di forma α

Classe Sezioni non saldate Sezioni saldate


1 Wpt/Wel, ma vedere appendice G Wple/Wel, ma vedere appendice G
2 Wpt/Wel Wple/Wel
3 α3,u α3,w
4 Weff/Wel Weffe/Wel

Nel prospetto 5.3 i vari moduli della sezione trasversale W e α3,u α3,w sono così definiti:
Wpl modulo plastico della sezione lorda;
Weff modulo elastico della sezione efficace, ottenuto adoperando uno spessore ridotto
teff per elementi di classe 4 (vedere 5.6.2.2);
Wele modulo elastico efficace della sezione lorda, ottenuto adoperando uno spessore
ridotto ρhazt per il materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);
Wple modulo plastico efficace della sezione lorda, ottenuto adoperando uno spessore
ridotto ρhazt per il materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);
Weffe modulo elastico della sezione efficace, ottenuto adoperando il minore tra lo
spessore ridotto teff relativo agli elementi di classe 4 e lo spessore ridotto ρhazt
relativo al materiale alterato termicamente (vedere 5.6.2.2);
α3,u = 1 oppure, in alternativa, può essere assunto come:
β 3 – β   W pl
- ---------- – 1
α 3,u = 1 +  ---------------- (5.15)
β 3 – β 2  W el 

α3,w = Wele/Wel oppure, in alternativa, può essere calcolato come:


W ele  β 3 – β   W ple – W ele
α 3,w = ------------ + ----------------- ------------------------------- (5.16)
W el  β 3 – β 2  W el 

dove:
β è il parametro di snellezza dell’elemento della sezione maggiormente suscettibile
di instabilità;
β2 e β3 sono i valori limite per quello stesso elemento, in accordo al prospetto 5.1.
(2) Per la combinazione di momento flettente e taglio, fare riferimento a 5.6.4.
(3)P Oltre a ciò, deve essere verificata anche la resistenza della membratura all’instabilità
flesso-torsionale, vedere 5.6.6.

5.6.2.2 Sezione di calcolo


(1) La terminologia adoperata in 5.6.2.1 è la seguente:
a) per sezione netta si intende la sezione alla quale sono stati detratti i fori e nella quale
si porta in conto la resistenza ridotta del materiale in prossimità delle saldature, in
modo da considerare l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ, se la sezione è
saldata;

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b) per sezione efficace si intende la sezione in cui si portano in conto sia l’addolcimento
(softening) presente nelle HAZ che l’instabilità locale, ma non si apportano riduzioni
per la presenza dei fori.
(2) Nei precedenti punti a) e b), generalmente, per i diversi elementi presenti nella
sezione, si dovrebbero portare in conto le riduzioni della resistenza del materiale nel
seguente modo:
a) Elementi di classe 4 privi di effetti indotti da HAZ. Per la parte compressa
dell’elemento, si assume un valore teff = ρct, in cui ρc è fornito dalle espressioni
riportate in 5.4.5.
b) Elementi di classe 1, 2 o 3 in cui sono presenti effetti indotti dalle HAZ. Per le parti
dell’elemento che risentono degli effetti indotti dall’addolcimento (softening), si
considera un valore ρhaz t, dove il valore di ρhaz e l’estensione della zona soggetta ad
addolcimento (softening) sono fornite dalle espressioni riportate in 5.5.2 e 5.5.3.
c) Elementi di classe 4 in cui sono presenti effetti indotti da HAZ. La riduzione che si
considera è la minore tra corrispondente allo spessore ridotto teff e quella corrispon-
dente allo spessore ridotto ρhazt nella zona soggetta ad addolcimento (softening) e
con spessore pari a teff nella rimanente parte dell’elemento.
d) Nel caso di elementi irrigiditi, il fattore ρhaz dovrebbe essere applicato all'area
dell’irrigidimento così come allo spessore del piatto di base.
e) Per un elemento saldato appartenente ad una sezione di classe 3 o 4, si può
assumere un valore meno conservativo dello spessore operando nella maniera
seguente:
1) L’addolcimento (softening) dovuto alle HAZ è ignorato per il materiale posto ad
una distanza minore di ρhazy1 rispetto dall’asse neutro elastico della sezione lorda,
dove y1 è la distanza dall’asse neutro delle fibre estreme della sezione.
2) Per il materiale delle HAZ ad una distanza y (>ρhazy1) dall'asse neutro, il fattore
ρhaz può sostituirsi con il valore kzy, calcolato nel seguente modo:
kzy = ρhaz + 1 - y/y1

5.6.3 Resistenza a taglio


(1) Il valore di progetto della forza di taglio VEd dovrebbe soddisfare la seguente relazione
in ciascuna sezione trasversale:
VEd ≤ Vc,Rd (5.17)
dove:
Vc,Rd è la resistenza di progetto della sezione trasversale, dipendente dalla
classificazione della sezione a taglio (vedere 5.10.5), ed è calcolata come:
(2) sezioni di classe 1, 2 o 3
Vc,Rd = Avfv/γM1
dove:
Av è l’area a taglio, fornita dalle seguenti relazioni:
a) per sezioni con anime che lavorano a taglio
N
Av = ∑ [ 0,8D ( t w )i – ( 1 – ρhaz )d z ( t w )i ] (5.18)
1

dove:
dz è l’altezza totale del materiale appartenente alle HAZ che si trova all’interno
dell’altezza netta dell’anima compresa tra le flange. Per sezioni non saldate,
ρhaz = 1;
D è l’altezza globale della sezione misurata tra le superfici esterne delle flange;
tw è lo spessore dell’anima;
N è il numero delle anime.

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b) per barre piene e tubi circolari
Av = ηvAe (5.19)
dove:
ηv 0,8 per barre solide;
ηv 0,6 per tubi circolari.
Ae è l'area di una sezione non saldata, mentre, per una sezione saldata, è l'area della
sezione efficace, ottenuta considerando uno spessore ridotto ρhazt per il materiale delle
HAZ.
(3) Sezioni di classe 4
Le sezioni di classe 4 sono trattate in 5.12.4 - 5.12.6

5.6.4 Combinazione di flessione e taglio


(1)P Il momento resistente teorico di una sezione trasversale è ridotto dalla presenza del
taglio. Questa riduzione, per bassi valori della forza di taglio, è tanto piccola da poter
essere trascurata. Comunque, quando la forza di taglio supera la metà della resistenza a
taglio, si deve tenere in conto il suo effetto sul momento resistente.
(2) In tutti i casi in cui il valore di progetto della forza di taglio VEd non ecceda il 50% della
resistenza di progetto a taglio Vpl,Rd , non è necessario apportare alcuna riduzione al
valore del momento resistente fornito in 5.6.2.1.
(3) Quando VEd eccede il 50% del valore di Vpl,Rd, il momento resistente di progetto della
sezione trasversale dovrebbe essere ridotto a Mv,Rd, momento resistente plastico di
progetto ridotto per effetto del taglio, ed è calcolato nel seguente modo:
a) per l’area che lavora taglio il contributo alla resistenza della sezione trasversale nei
confronti del momento flettente è basato su un valore ridotto della resistenza del
materiale fow, fornito da:

f ow = f 0 1 – ( V Ed ⁄ V pl, Rd ) 2 (5.20)
b) Nel caso di sezioni ad I inflesse a flange uguali e di classe 1, 2 o 3, il valore risultante
di Mv,Rd è pari a:
f 0 t w h w2 f ow
M v , Rd = t f b f ( h s – t f ) --------- + ------------ -------- (5.21)
γ M1 4 γ M1

(4) Per sezioni inflesse di classe 4 oppure per sezioni affette dall’addolcimento (softening)
presente nelle HAZ, il valore di α dovrebbe essere ricavato facendo riferimento alla
sezione di calcolo adoperata nella determinazione di Mc,Rd (vedere 5.6.2.2).

5.6.5 Resistenza dell’anima


(1) Il presente punto riguarda il progetto di anime soggette a forze localizzate indotte da
carichi concentrati o da reazioni applicate alla trave. Per le anime non irrigidite, tale
argomento è trattato in 5.12.
(2) Per le anime irrigidite trasversalmente, la sezione dell'irrigidimento, ove disposto,
dovrebbe essere almeno di classe 2. Esso può essere progettato a vantaggio di sicurezza
assumendo l'ipotesi che sopporti l’intero carico, senza collaborazione dell’anima: in tal
caso l’irrigidimento è calcolato alla stregua di una membratura compressa (vedere 5.8),
verificandolo all’instabilità fuori dal piano ed allo schiacciamento locale, e considerando,
se necessario, gli effetti flessionali (vedere 5.9). In alternativa, più economicamente, un
irrigidimento può essere progettato facendo riferimento alle prescrizioni riguardanti il
progetto degli irrigidimenti di travi a parete piena (vedere 5.12).

5.6.6 Instabilità flesso-torsionale

5.6.6.1 Generalità
(1)P Tutte le travi, a parte le dovute eccezioni elencate in 5.6.6.2, dovrebbero essere
verificate nei confronti di un possibile collasso per instabilità flesso-torsionale.

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(2) Per ciascuna trave, tutti i tratti non controventati collocati tra sezioni alle quali sono
apposti vincoli allo spostamento laterale, dovrebbero soddisfare la seguente condizione:
Med ≤ Mb,Rd (5.22)
dove il momento resistente di progetto all’instabilità vale Mb,Rd = fsαWel,y/γM1
Wel,y è il modulo elastico della sezione lorda, senza portare in conto alcuna riduzione per
effetto dell’addolcimento (softening) delle HAZ, dell’instabilità locale o dei fori. Il valore di
α è fornito dal prospetto 5.3, ed è soggetto alla limitazione α ≤ Wpl/We,y. fs è la tensione di
instabilità flesso-torsionale (vedere 5.6.6.3).

5.6.6.2 Eccezioni
(1) Non è necessario procedere alla verifica di instabilità flesso-torsionale ogni volta che
si verifichi una delle seguenti circostanze:
a) flessione intorno all’asse principale di inerzia minore;
b) trave completamente vincolata nei confronti degli spostamenti laterali per tutta la sua
lunghezza;
c) parametro di snellezza adimensionale λ LT (vedere 5.6.6.3), calcolato con riferimento
a tratti compresi tra sezioni efficacemente vincolate allo spostamento laterale, minore
di 0,4.

5.6.6.3 Tensione di instabilità


(1) La tensione fs all’instabilità flesso-torsionale, relativamente ad un opportuno valore del
parametro di snellezza adimensionale λ LT , può essere ottenuta dalla formula:
fs = χLTf0 (5.23)
nella quale χLT è dedotto dalla figura 5.7, oppure dall’espressione:
1
χ LT = ------------------------------------------- (5.24)
φ LT + φ LT 2 – λ2
LT

figura 5.7 Fattore di riduzione χLT per l’instabilità flesso-torsionale


Legenda:
A Sezione trasversale di classe 1 e 2
B Sezione trasversale di classe 3 e 4

φ LT = 0,5 [ 1 + α LT ( λ LT – λ 0,LT ) + λ LT
2
] (5.25)

(2) I valori di αLT e λ 0, LT dovrebbero essere assunti pari a:


αLT = 0,10 e λ 0, LT = 0,6 per sezioni trasversali di classe 1 e 2 αLT = 0,20 e λ 0, LT = 0,4 per
sezioni trasversali di classe 3 e 4.

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α W el,y f o
(3) Il valore λ LT può essere ottenuto dall’equazione λ LT = ----------------------
M cr
dove:
α è dedotto dal prospetto 5.3, con la limitazione α ≤ Wpl/Wel,y;
Mcr è il momento critico elastico per l’instabilità flesso-torsionale, (vedere
appendice H).
(4) Conservativamente, il valore di λ LT può essere ottenuto dall’equazione:

1 fo
λ LT = λ LT --- ----- (5.26)
π E
dove:
λLT = l/iz
l è la lunghezza di libera inflessione per l’instabilità flesso-torsionale;
iz è il minimo raggio di inerzia della sezione trasversale lorda.
(5) Per le sezioni a I e a C contemplate dal prospetto 5.4, il valore di λLT può essere
ricavato dall’espressione:
X L ⁄ iz
λ LT = ------------------------------------------ (5.27)
L ⁄ i 1
1 + Y  ------------- 4
---
z
 D ⁄ t 2

dove:
D è l’altezza globale della sezione;
t2 è lo spessore della flangia;
X e Y sono coefficienti ottenuti dal prospetto 5.4. È a vantaggio di sicurezza assumere
X = 1,0 e Y = 0,05.
Qualora l’irrigidimento di flangia in una sezione a I o a C non sia della stessa identica
forma mostrata nel prospetto 5.4 (irrigidimenti di bordo semplici), è ancora possibile
calcolare λLT ricorrendo all’espressione riportata sopra, ammesso che X e Y assumano lo
stesso valore che assumerebbero per un irrigidimento di bordo semplice equivalente,
avente la stessa altezza interna C, mentre iz è determinato in relazione alla sezione con il
suo effettivo irrigidimento.
Nei seguenti casi, per calcolare un valore appropriato di λLT o di Mcr, si dovrebbe fare riferi-
mento all’appendice H.
a) Travi a mensola.
b) Travi con sezioni trasversali dotate di simmetria soltanto rispetto all’asse minore.
c) Travi soggette a carichi verticali.
d) Travi soggette a differenti momenti di estremità.
Per tutti gli altri casi, si può assumere l pari alla distanza tra le sezioni efficacemente
vincolate allo spostamento laterale.

5.6.6.4 Vincoli laterali efficaci


(1) I sistemi controventanti che forniscono un vincolo nei confronti dello spostamento
laterale dovrebbero essere progettati nell’ipotesi che la forza laterale totale esercitata da
una flangia compressa, sotto l’azione dei carichi di progetto, ripartita tra i punti di vincolo
in ciascun tratto, sia pari al 3% del valore dell’azione di compressione in quella flangia.
(2) La dove una serie di due o più travi parallele richieda dei vincoli allo spostamento
laterale, non è sufficiente collegare semplicemente tra loro le flange compresse, in
maniera da renderle mutuamente dipendenti. Un grado di vincolo adeguato è assicurato
soltanto ancorando i collegamenti ad un supporto robusto e indipendente, oppure realiz-
zando un sistema controventante a maglie triangolari. Se il numero di travi parallele è
maggiore di tre, è sufficiente progettare il sistema di vincolo in modo tale che resista alla
somma delle forze laterali derivanti dalle sole tre forze di compressione più elevate.

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5.6.7 Flessione biassiale
(1) Le membrature soggette a flessione intorno ad entrambi gli assi principali possono
essere progettate utilizzando le prescrizioni riportate in 5.9.4, osservando però che, in
esse, dovrebbe essere eliminato il termine in NEd.
prospetto 5.4 Instabilità flesso-torsionale delle travi, coefficienti X e Y1)

X = 0,90 – 0,03 D/B + 0,04 t 2 / t 1

Y = 0,05 – 0,010 D/B ( t 2 / t 1 – 1 )

t1 = t2
X = 0,94 – D/B ( 0,03 – 0,07 C/B ) – 0,3 C/B

Y = 0,05 – 0,06 C/D

X = 0,95 – 0,03 D/B + 0,06 t 2 / t 1

Y = 0,07 – 0,014 D/B ( t 2 / t 1 – 1 )

t1 = t2
X = 1,01 – D/B ( 0,03 – 0,06 C/B ) – 0,3 C/B

Y = 0,07 – 0,10 C/D

1) Le espressioni di X e di Y sono valide per 1,5 ≤ D/B ≤ 4,5, 1 ≤ t2/t1 ≤ 2 e 0 ≤ C/B ≤ 0,5.

5.7 Resistenza delle membrature tese

5.7.1 Generalità
(1)P Per le membrature soggette a trazione assiale, il valore di progetto della forza di
trazione NSd in corrispondenza di ciascuna sezione trasversale deve soddisfare la
relazione:
NEd ≤ N t,Rd (5.28)

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dove:
Nt,Rd è la resistenza di progetto a trazione della sezione trasversale, pari al minore tra i
due valori corrispondenti rispettivamente a:
a) snervamento generalizzato dell’intera membratura (vedere 5.7.2);
b) rottura locale in corrispondenza di una sezione critica (vedere 5.7.3).
(2) Per gli angolari collegati su una sola ala fare riferimento alla Sezione 6: Collegamenti.
Si dovrebbero applicare considerazioni simili anche ad altri tipi di sezioni collegate attra-
verso elementi sporgenti, come per esempio le sezioni a T e a C.
(3) Per il caso dei fori sfalsati vedere 5.3.3(3).

5.7.2 Snervamento generalizzato


(1) Il valore Nt,Rd è basato sulla generica sezione trasversale della membratura lungo il
suo sviluppo longitudinale, ignorando l’effetto dei collegamenti di estremità, dei fori
occasionali o di regioni localizzate soggette agli effetti presenti nelle HAZ. L’espressione
di Nt,Rd è la seguente:
N t,Rd = Agfo/γM1 (5.29)
dove:
Ag è l’area della sezione trasversale lorda oppure di una sezione trasversale ridotta
che porti in conto l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ. In quest’ultimo
caso, Ag si ricava assumendo un’area ridotta pari a ρhaz volte l’area totale della
HAZ, vedere 5.5.2;
fo è la resistenza caratteristica [vedere 5.3.5(2)];
γM1 è il coefficiente parziale di sicurezza per il materiale [vedere 5.1.1(2)].

5.7.3 Rottura locale


(1) Il valore di Nt,Rd è calcolato, con riferimento alla sezione più sfavorita, nella maniera
seguente:
N t,Rd = Anetfa/γM2 (5.30)
dove:
fa è la resistenza caratteristica [vedere 5.3.5(2)];
Anet è l’area della sezione netta, depurata dei fori; inoltre, quando necessario, si
applica anche la riduzione dovuta all’effetto dell’addolcimento (softening)
presente nelle HAZ. Quest’ultima riduzione si basa sullo spessore ridotto ρhazt ;
γM2 è il coefficiente di sicurezza relativo al materiale [vedere 5.1.1(2)].

5.8 Resistenza delle membrature compresse

5.8.1 Generalità
(1)P Le membrature soggette a compressione assiale possono collassare secondo una
delle tre seguenti modalità:
a) Instabilità flessionale (vedere 5.8.4)
b) Instabilità torsionale (vedere 5.8.5)
c) Schiacciamento locale (vedere 5.8.6)
La verifica a) deve essere eseguita in ogni caso. La verifica b) generalmente è neces-
saria, ma è possibile evitarla in alcuni casi. La verifica c) è necessaria solo per puntoni
tozzi che sono significativamente indeboliti localmente da fori o saldature.
(2) Per le membrature soggette a carichi combinati di compressione e flessione,
vedere 5.9.

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5.8.2 Classificazione delle sezioni nei riguardi della compressione assiale
(1) Prima di eseguire una qualsiasi delle verifiche richieste in 5.8.1, è necessario classi-
ficare la sezione trasversale come sezione di classe 1, 2 o 3 oppure 4. La classificazione
è basata sulla classe meno favorevole tra quelle di tutti gli elementi che compongono la
sezione, in accordo con quanto riportato in 5.4.4.

5.8.3 Resistenza all’instabilità globale


(1) Entrambe le verifiche a) e b) di cui in 5.8.1 dovrebbero soddisfare la condizione
NEd ≤ N b,Rd (5.31)
dove:
Nb,Rd è la resistenza di progetto all’instabilità ed è pari a fsA/γM1;
A è l’area lorda, senza alcuna riduzione per l’addolcimento (softening) presente
nelle HAZ, l’instabilità locale o la presenza di fori;
fs è la tensione di instabilità per instabilità flessionale (5.8.4) o torsionale (5.8.5).
(2) Quando si valuta la tensione di instabilità flessionale fs, si dovrebbe considerare il
collasso intorno ad entrambi gli assi principali, e sceglierne il valore minore.

5.8.4 Resistenza all’instabilità flessionale

5.8.4.1 Tensione di instabilità


(1) Il valore di fs in corrispondenza di un opportuno valore della snellezza non dimen-
sionale può essere ottenuto tramite la seguente relazione:
fs = χηk1k2fo (5.32)
dove χ è fornito dalla figura 5.8 oppure dalla relazione:
1
χ = ------------------------------- (5.33)
φ + φ2 – λ2

φ = 0,5 [ 1 + α ( λ – λ o ) + λ 2 ]

α è un fattore di imperfezione, vedere il prospetto 5.6;


λo è il limite del piano orizzontale, vedere il prospetto 5.6;
Aηf o λ
λ = ------------- = -----
N cr λ1
λ è la snellezza relativa all’asse considerato (vedere 5.8.4.2);

E
λ 1 = π ---------
ηf o
Ncr è il carico critico elastico per l’asse considerato;
η è il fattore che permette di portare in conto una qualsiasi sezione efficace, ridotta
rispetto a quella lorda per effetto della presenza di elementi di classe 4; esso è
fornito dalle seguenti relazioni:
η=1 per sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3;
η = Ae/A per sezioni trasversali di classe 4, con Ae = A - Ac(1 - ρc), Ac = area
dell’elemento di classe 4, ρc = tef/t per ciascun elemento di classe 4;
k1 è un fattore che consente di portare in conto l’asimmetria della sezione
trasversale, ed è fornito dal prospetto 5.5;
k2 è un fattore che consente di portare in conto gli effetti dell’indebolimento indotto
dalle saldature, ed è fornito dal prospetto 5.5.
Nota Per le sezioni trasversali di classe 4 che contengano materiale termicamente alterato (HAZ), Ac dovrebbe
essere assunto pari al minore tra i valori precedentemente forniti o dedotti dal prospetto 5.5. Per le sezioni
trasversali che contengono più di un elemento di classe 4 o più di un elemento con materiale termicamente
alterato (HAZ), nell’effettuare la riduzione può risultare necessario considerare differenti valori di ρhaz oppure
di ρc per i diversi elementi piani.

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figura 5.8 Fattore di riduzione χ per instabilità flessionale
Legenda:
A Trattati termicamente
B Non trattati termicamente

(2) I valori di α e λ o dovrebbero essere scelti in accordo con il prospetto 5.6.


prospetto 5.5 Valori dei fattori k1 e k2

Leghe trattate termicamente Leghe non trattate termicamente


Sezioni k1 = 1 k1 = 1
trasversali
simmetriche
sezioni
λ2 λ2
trasversali k 1 = 1 – 2,4 Ψ 2 ----------------------------------------------
- k 1 = 1 – 3,2 Ψ 2 ----------------------------------------------
-
k1 asimmetriche ( 1 + λ )( 1 + λ )2
2
( 1 + λ )( 1 + λ )2
2

γ max – γ min
Ψ = ---------------------------------
h
dove γmax e γmin sono le distanze tra i bordi della sezione e il baricentro nel piano in cui si verifica
l’instabilità della membratura e h è l’altezza della sezione trasversale

k 2 = 1 + 0,04(4 λ ) ( 0,5 – λ ) – 0,22 λ 1,4 ( 1 – λ )


saldature A A1
longitudinali k 2 =1 –  1 – ------1 10 –λ –  0,05 + 0,1 ------ λ 1,3(1-λ )
A A

k2 con A1 = A - Ahaz(1- ρhaz)


in cui Ahaz = area della HAZ
saldature k2 = ρhaz o ωx in accordo con 5.9.4.5 k2 = ρhaz o ωx in accordo con 5.9.4.5
trasversali

prospetto 5.6 Valori dei fattori di imperfezione α e λ o

Lega α λo
trattata termicamente 0,20 0,10
non trattata termicamente 0,32 0,00

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 59


5.8.4.2 Parametro di snellezza
(1) Il parametro di snellezza di una colonna nei confronti dell’instabilità è definito nel
seguente modo:
λ = l/i (5.34)
dove:
l è la lunghezza efficace;
i è il raggio di inerzia.
entrambi valutati secondo la direzione opportuna, a seconda del piano in cui si sta
valutando l’instabilità.
La lunghezza efficace l dovrebbe essere valutata come prodotto KL, dove L è lunghezza
compresa tra i punti di vincolo laterale; per un elemento strutturale a mensola compresso,
L coincide con la sua lunghezza. Il valore di K, che è il coefficiente di lunghezza efficace
per elementi strutturali compressi, dovrebbe essere valutato basandosi sulle condizioni di
vincolo alle estremità; indicazioni sono fornite nel prospetto 5.7.
Il valore di i dovrebbe essere valutato basandosi sulla sezione lorda, quale che sia la
membratura.
Nota Quando la sezione trasversale sia interamente o sostanzialmente influenzata dall’addolcimento (softening)
presente nelle HAZ in corrispondenza di una estremità della membratura vincolata nei confronti delle rotazioni
nel piano considerato, tale vincolo dovrebbe essere ignorato per poter determinare un adeguato valore di K.
Così facendo, per il caso 1 del prospetto 5.7, K dovrebbe essere assunto pari a 1 se la sezione è interamente
influenzata dall’addolcimento (softening) ad entrambe le estremità.
prospetto 5.7 Fattore K di lunghezza efficace per elementi strutturali compressi

Condizioni di vincolo alle estremità K


1. Mantenuto in posizione e vincolato nella 0,7
direzione a entrambi gli estremi
2. Mantenuto in posizione a entrambi gli estremi 0,85
e vincolato in direzione ad una estremità
3. Mantenuto in posizione a entrambi gli estremi 1,0
ma non vincolato in direzione
4. Mantenuto in posizione ad un estremo e 1,25
vincolato in direzione a entrambo gli estremi
5. Mantenuto in posizione e vincolato in 1,5
direzione ad un estremo, e parzialmente
vincolato in direzione ma non mantenuto in
posizione nell’altro estremo
6. Mantenuto in posizione e vincolato in 2,0
direzione ad un estremo, ma non mantenuto
in posizione o vincolato all’altro estremo

5.8.5 Instabilità torsionale

5.8.5.1 Eccezioni
(1) La possibilità che si possa verificare l’instabilità torsionale può essere ignorata nei
seguenti casi:
a) sezioni cave chiuse;
b) sezioni a I doppiamente simmetriche;
c) sezioni composte interamente da elementi sporgenti disposti in direzione radiale,
come per esempio angolari, elementi a T, elementi cruciformi, purché siano classificati
come elementi di classe 1 secondo quanto previsto in 5.4.4.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 60


5.8.5.2 Parametro di snellezza
(1) Il parametro λ di snellezza all’instabilità torsionale può essere ottenuto adoperando le
espressioni a) o b) riportate di seguito, o anche riferendosi all’appendice J. Il parametro λ
dovrebbe essere sempre basato sull'area lorda della sezione, come di seguito indicato:
a) Espressione generale

EA
λ = π -------- (5.35)
N cr
dove:
A è l’area della sezione lorda, senza considerare riduzioni per l’instabilità locale,
per l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ o per la presenza di fori;
E è il modulo elastico;
Ncr è il carico critico elastico nei confronti dell’instabilità torsionale, che porti in conto
l’interazione con l’instabilità flessionale della colonna ove necessario.
b) Per le sezioni riportate nel prospetto 5.9:
λ = kλt (5.36)
dove il valore di k è letto nella figura 5.9 oppure può essere calcolato tramite l'espres-
sione:

2X s 2
k = --------------------------------------------------------------------- (5.36a)
2
1 + s 2 – ( 1 + s 2 ) – 4X s 2
nella quale i valori di X e s sono specificati nel prospetto 5.9.
λt è calcolato nel seguente modo:
1) per angolari, sezioni a T, sezioni cruciformi λt = λo (5.36b)
λo
2) per sezioni a C, sezioni a omega λ t = ----------------------------------
- (5.36c)
1 + Y λ 02 ⁄ λ y2

Il prospetto 5.9 contiene le espressioni di λo e Y oltre che di s e X (i cui valori sono


necessari per calcolare l’espressione 5.36b e per la figura 5.9).
In 2), la quantità λy dovrebbe essere assunta pari alla snellezza della sezione efficace
relativamente all’instabilità della colonna intorno all’asse y-y (come definita nel
prospetto 5.9).

5.8.5.3 Tensione di instabilità


(1) Il valore di fs per l’instabilità torsionale dovrebbe essere ottenuto tramite l’espressione
fornita in 5.8.4.1(1) con φ calcolato mediante la relazione:

φ = 0,5 [1 + α( λ - λ 1) + λ 2] (5.37)
ed utilizzando per α e λ 1 i valori scelti in accordo al prospetto 5.8.
prospetto 5.8 Valori di α e λ 1 per l’instabilità torsionale

Sezione trasversale Valore di α Valore di λ 1


generica 0,35 0,4
interamente composta da 0,20 0,6
elementi sporgenti disposti
(vedere 5.8.5.4)

5.8.5.4 Sezioni composte da elementi sporgenti disposti radialmente


(1) Per sezioni quali angolari, sezioni a T e sezioni cruciformi, o sezioni costituite esclusi-
vamente da elementi sporgenti disposti radialmente, l’instabilità locale e l’instabilità
torsionale sono strettamente connesse.

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(2) Quando si considera l’instabilità torsionale di sezioni contenenti solo elementi
sporgenti non irrigiditi, si dovrebbe tenere opportunamente in conto, ove necessario, la
presenza di materiale alterato termicamente (HAZ) nella determinazione di Ae, mentre
non si dovrebbe apportare alcuna riduzione nei confronti dell’instabilità locale,
ossia ρc = 1.
(3) Per le sezioni contenenti elementi sporgenti irrigiditi tali che il modo 1 è quello critico
nei confronti dei fenomeni di instabilità locale (vedere 5.4.3), la membratura dovrebbe
essere considerata come "generale" nel prospetto 5.8 ed Ae andrebbe calcolata in modo
da portare in conto la sola instabilità locale o la presenza di materiale termicamente
alterato (HAZ), o entrambe.

5.8.6 Schiacciamento locale


(1) Il carico assiale NEd non dovrebbe eccedere il valore di Na,Rd per la sezione più
sfavorita tra quelle disposte lungo l’intera membratura compressa. Il valore di Na,Rd è
calcolato nel modo seguente:
Sezioni di classe 1, 2 o 3, prive degli effetti indotti dalle Na,Rd = foAn/γM1
Altre sezioni, in generale Na,Rd = foAn/γM1
dove:
An è l’area della sezione netta, ottenuta detraendo l’area relativa a fori privi di
dispositivo di giunzione;
Ane è l’area netta della sezione efficace.
L’area Ane dovrebbe essere calcolata come l’area Ae depurata dei fori vuoti, dove Ae è
l’area efficace adoperata nelle verifiche di instabilità globale (flessionale o torsionale). Per
fori situati in regioni di spessore ridotto, la riduzione può essere basata sullo spessore
ridotto, invece che sull’intero spessore.
figura 5.9 Instabilità torsionale di membrature compresse, fattore di interazione k

Per la definizione di s, vedere prospetto 5.9.

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prospetto 5.9 Parametri per la verifica di instabilità torsionale di aste compresse

1 ρ≤5 λo = λ1 = 5B/t - 0,6ρ1,5(B/t)0,5


s = λu/λo
X = 0,6

2 ρ≤5 λo = λ1 - (w - 1) [2(w - 1)2 - 1,5ρ]


1 ≤ w ≤ 2,5 s = λu/λo
X = 0,6

3 (Vedere nota 1) λo = 66
s = λu/λo
X = 0,61

Uguale

4 ρ≤5 λo = (D/t) [4,2 + 0,8(B/D)2] - 0,6ρ1,5(D/t)0,5


0,5 ≤ B/D ≤ 1 s = s4 = {1 + 6 (1 - B/D)2} (λu/λo)
X = X4 = 0,6 - 0,4(1 - B/D)2

5 ρ≤5 λo = λ4 + 1,5ρ (w - 1) - 2 (w - 1)3


0,5 ≤ B/D ≤ 1 s = s4
1 ≤ w ≤ 2,5 X = X4

6 (Vedere nota 1) λo = 57
s = 1,4 λu/λo
Diverso X = 0,6

segue nella pagina successiva

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continua dalla pagina precedente

7 ρ ≤ 3,5 λo = 5,1B/t - ρ1,5(B/t)0,5


X=1

8 ρ≤5 λo = λ8 = (B/t)[4,4 + 1,1(B/D)2] - 0,7ρ1,5(B/t)0,5


0,5 ≤ B/D ≤ 2 s = λz/λo
X = X8 = 1,1 - 0,3B/D

9 ρ≤5 λo = λ8 + 1,5ρ(w - 1) - 2(w - 1)3


0,5 ≤ D/B ≤ 2 s = λz/λo
1 ≤ w ≤ 2,5 X = X8

10 (Vedere nota 1) λo = 70
s = λz/λo
X = 0,83
Uguale

11 (Vedere nota 1) λo = 60
s = λz/λo
X = 0,76

Diverso

12 (Vedere nota 1) λo = 63
s = λz/λo
Diverso X = 0,89

segue nella pagina successiva

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continua dalla pagina precedente

13 ρ ≤ 3,5 λo = (D/t)[1,4 + 1,5B/D + 1,1D/B] - ρ1,5(D/t)0,5


0,5 ≤ B/D ≤ 2 s = λz/λo
X = 1,3 - 0,8D/B + 0,2(D/B)2

14 (Vedere nota 1) λo = 65
s = λz/λo
X = 0,78

15 1 ≤ D/B ≤ 3 λo = (B/t2)[7 + 1,5(D/B)(t2/t1)]


1 ≤ t2/t1 ≤ 2 s = λy/λt
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)2
Y = 0,14 - 0,02D/B - 0,02t2/t1

16 1 ≤ D/B ≤ 3 λo = (B/t)(7 + 1,5D/B + 5C/B)


C/B ≤ 0,4 s = λy/λt
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)2 - 0,25C/B
0,6 ( C / B ) 2
Y = 0,12 - 0,2 D / B + -----------------------------
D / B - 0,5

17 1 ≤ D/B ≤ 3 λo = (B/t2)(7 + 1,5D/B + 5C/B)


C/B ≤ 0,4 s = λy/λt
X = 0,38D/B - 0,04(D/B)2
0,05 C / B
Y = 0,12 - 0,2 D / B - ----------------------------
D / B - 0,5

18 (Vedere nota 1) λo = 126


s = λy/λt
X = 0,59
Y = 0,104

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Nota 1 Generalmente, le sezioni hanno spessore uniforme t, ad eccezione dei casi 14 e 15.
Nota 2 λu, λy oppure λz, è il parametro di snellezza (l/r ) per l’instabilità flessionale intorno rispettivamente agli assi
u, y, z.
Nota 3 ρ è un fattore dipendente dalla quantità di materiale d’apporto in corrispondenza dei raccordi della sezione,
valutato nel modo seguente:

raccordo smussato ρ = R /t
raccordo a 45° ρ = 1,6 F /t

Nota 4 I valori forniti per λo, X e Y sono validi solo entro i limiti indicati. Nel caso di angolari accoppiati sui lati (casi
da 8 a 12), le espressioni non sono valide se la distanza tra gli angolari eccede il valore 2 t.

5.8.7 Aste compresse con collegamenti eccentrici

5.8.7.1 Aste singole


(1) Le seguenti tipologie di aste con collegamenti eccentrici possono essere progettate
utilizzando un metodo semplificato, purché sia verificata la condizione che i collegamenti
di estremità impediscano la rotazione nel piano in cui è disposto l’elemento collegato e
che non siano presenti azioni flettenti diverse da quelle di natura accidentale. Tale metodo
rappresenta un’alternativa rispetto al metodo generale relativo al caso di combinazione di
momento flettente e sforzo normale di compressione illustrato in 5.9.
a) Angolare singolo collegato solo sull’ala;
b) angolari accoppiati lungo un’ala e collegati da un solo lato ad una piastra nodale di
attacco;
c) sezione a C singola collegata solo sull’anima;
d) sezione a T singola collegata solo sulle flange.
(2) Quando si verifica l’instabilità flessionale utilizzando 5.8.4 fuori dal piano dell’elemento
collegato (o degli elementi collegati), l’eccentricità del carico dovrebbe essere ignorata e
il valore di fs dovrebbe essere assunto pari al 40% del valore che si assume nel caso di
carico centrato.
(3) Il valore da assumere nel caso a) dovrebbe essere quello relativo all’asse parallelo
all’elemento collegato (o agli elementi collegati). Per l’instabilità torsionale non è neces-
sario apportare alcuna variazione al metodo descritto in 5.8.5.

5.8.7.2 Aste composte mediante l’accoppiamento di due elementi disposti spalla a spalla
(1) Le aste compresse realizzate attraverso l’accoppiamento di angolari, con sezione a
C o a T, collegati su di un solo lato delle piastre nodali d’attacco, possono essere
progettate come una singola asta composta purché siano soddisfatte le seguenti condi-
zioni:
a) i due componenti sono collegati ai loro estremi in maniera sufficientemente affidabile;
b) i due componenti sono anche collegati tra loro in corrispondenza dei terzi della loro
lunghezza, utilizzando imbottiture di spessore pari a quello delle piastre nodali
d’attacco.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 66


5.8.8 Aste con calastrelli
(1) Le aste calastrellate compresse, in generale, dovrebbero essere progettate determi-
nando prima le forze alle quali ciascun componente è soggetto, e poi proporzionando ogni
elemento in maniera tale da resistere a tali forze. Comunque, le aste calastrellate
compresse possono essere progettate come una singola asta composta, se il sistema
soddisfa le seguenti 7 condizioni:
a) dovrebbe essere soggetta a sforzo assiale;
b) dovrebbe comporsi di due elementi principali collegati da calastrelli disposti ad
interasse costante, con la sezione trasversale simmetrica rispetto all’asse perpendi-
colare ai calastrelli;
c) i calastrelli dovrebbero essere generalmente disposti a coppie. Comunque, se i
componenti principali sono realizzati con elementi a T affiancati o con angolari è
possibile adoperare calastrelli singoli;
d) λ2 ≤ 0,8λ1
dove:
λ1 e λ2 sono i parametri di snellezza dell’intera membratura relativamente
all’instabilità laterale intorno agli assi rispettivamente parallelo e
perpendicolare ai calastrelli;
e) λ3 ≤ 0,7λ2
dove:
λ3 è il parametro di snellezza per l’instabilità di uno dei componenti principali nel
tratto compreso tra le sezioni in cui sono disposti i calastrelli, relativamente alla
più gravosa tra l’instabilità laterale e quella torsionale;
f) il sistema di calastrelli dovrebbe essere progettato in modo tale da resistere alla forza
di taglio totale V nel piano del calastrello, assunta pari al 2,5% dello sforzo assiale
agente sull’intera membratura in presenza dei carichi di progetto;
g) il collegamento di ciascun calastrello a ciascun componente principale dovrebbe essere
progettato in modo tale da trasmettere le seguenti azioni, applicate simultaneamente e
dovute agli effetti dei carichi di progetto:
1) taglio longitudinale VEd/N ;
2) momento VEd/2N agente nel piano del calastrello
dove:
d è la distanza longitudinale tra i baricentri dei calastrelli;
a è la distanza dei componenti principali misurata tra i baricentri dei
collegamenti a ciascun calastrello;
N è il numero dei calastrelli in ciascuna sezione in cui essi sono disposti (1
oppure 2).
Nella progettazione dei calastrelli è importante considerare gli effetti dei possibili indebo-
limenti dovuti all’instabilità locale o alla presenza dell’addolcimento (softening) presente
nelle HAZ (se sono presenti saldature).

5.9 Resistenza delle membrature soggette a sforzo assiale e flessione biassiale

5.9.1 Generalità
(1) Il presente punto fornisce le formule di interazione per la verifica di membrature
soggette a una combinazione di sforzo normale e momento flettente intorno al maggiore
e/o al minore degli assi principali di inerzia.
(2) In generale sono necessarie due verifiche:
- all’instabilità flessionale;
- all’instabilità flesso-torsionale.
(3) Se vengono adoperati i metodi descritti in 5.9.3 e 5.9.4, la verifica della sezione è già
compresa nella verifica all’instabilità flessionale o flesso-torsionale.

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(4) Quando si calcolano le resistenze NRd, My,Rd e Mz,Rd, si dovrebbe tenere conto in
maniera opportuna dell’addolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte da saldature
longitudinali (vedere 5.6.2 e 5.8.7). La presenza di addolcimento (softening) nelle HAZ
localizzate indotte da saldature trasversali e la presenza dei fori devono essere portate in
conto secondo quanto indicato rispettivamente in 5.9.4(5) e (6).

5.9.2 Classificazione delle sezioni e fenomeni di instabilità locale in presenza di azioni combinate
(1)P La classificazione delle sezioni trasversali di membrature soggette ad una combina-
zione di azioni assiali e flessionali è effettuata separatamente, per ciascuna componente
del carico, secondo le indicazioni fornite in 5.4. Non viene fornita alcuna ulteriore classifi-
cazione per stati di sforzo combinati.
(2) Una sezione trasversale può appartenere a classi differenti, a seconda che l’azione
considerata sia lo sforzo assiale, la flessione intorno all’asse maggiore o la flessione
intorno all’asse minore. L’effetto combinato dei singoli stati di sforzo è introdotto per
mezzo delle formule di interazione fornite in 5.9.3 e 5.9.4. Queste formule di interazione
possono essere adoperate qualunque sia la classe della sezione trasversale. Quando
sono contemporaneamente presenti azioni assiali e flessionali, le influenze dell’instabilità
locale e dello snervamento sulla resistenza sono portate in conto mediante le resistenze
plastiche che compaiono al denominatore e mediante gli esponenti, i quali sono funzione
della snellezza della sezione trasversale.

5.9.3 Flessione e sforzo assiale. Verifica della sezione

5.9.3.1 Flessione e trazione assiale


(1)P Le membrature soggette alla presenza contemporanea di flessione e trazione
assiale devono essere verificate nei confronti dell’instabilità flesso-torsionale, conside-
rando la combinazione vettoriale della forza assiale e del momento flettente.
(2) Qualora lo sforzo assiale e il momento flettente possano variare indipendentemente, il
valore di progetto dello sforzo assiale di trazione dovrebbe essere moltiplicato per un
fattore riduttivo che tenga conto degli effetti vettoriali:
Ψvec = 0,8
(3) La tensione netta σcom,Ed (la quale può eccedere fo/γM1), calcolata nelle fibre
compresse di estremità e dovuta agli effetti vettoriali, dovrebbe essere determinata
mediante la relazione:
σcom,Ed = Msd/Wcom - ΨvecNt,Sd/A (5.38)
dove Wcom è il modulo elastico della sezione relativamente alle fibre compresse di
estremità e Nt,Ed è il valore di progetto dello sforzo assiale di trazione.
(4) La verifica dovrebbe essere eseguita utilizzando un momento interno efficace di
progetto Meff,Ed ottenuto dalla relazione:
Meff,Ed = Wcom σcom,Ed (5.39)
(5) Il momento resistente di progetto nei confronti dell’instabilità Mb,Rd dovrebbe essere
ottenuto utilizzando le indicazioni fornite in 5.6.6
(6) Le membrature soggette a una combinazione di flessione e trazione assiale oppure a
una combinazione di flessione e compressione assiale, laddove non vi sia alcun rischio di
instabilità flessionale o flesso-torsionale, devono soddisfare le relazioni 5.40 e 5.41 o 5.43.
Tali espressioni si applicano anche ad altre membrature, soggette a flessione e compres-
sione assiale, a condizione che My,Ed e Mz,Ed siano calcolati con riferimento ad una teoria
del secondo ordine e tenendo conto della maggiore deformabilità dovuta alla presenza
delle tensioni residue e all’effettivo andamento della curva tensioni-deformazioni.

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5.9.3.2 Travi ad I
(1) Dovrebbero essere soddisfatte le seguenti due relazioni:
N Ed  ξ0
 ---------------- M y, Ed
- ≤ 1,00
- + --------------------- (5.40)
 ω 0 N Rd ω 0 M y, Rd
e
N Ed  η0  M y, Ed  γ 0  M z, Ed  ξ0
 ----------------
- + ---------------------- + ---------------------- ≤ 1,00 (5.41)
 ω 0 N Rd  ω 0 M y, Rd  ω 0 M z, Rd

dove gli esponenti ηo, γo e ξo valgono:


ηo = 1,0 oppure, in alternativa, può essere valutato come α z2 α y2 ma
η0 ≥ 1 e η0 ≤ 2 (5.42a)
γo = 1,0 oppure, in alternativa, può essere valutato come α z2 ma
γo ≥ 1 e γo ≤ 1,56 (5.42b)
ξo = 1,0 oppure, in alternativa, può essere valutato come α y2 ma
ξo ≥ 1 (5.42c)
(2) Le notazioni adoperate in 5.9.3.2 - 5.9.3.5 sono le seguenti:
NEd forza assiale di compressione o di trazione;
My,Ed momento flettente intorno all’asse y;
Mz,Ed momento flettente intorno all’asse z;
NRd Af0/γM1 oppure Aeff0/γM1 per sezioni trasversali di classe 4;
My,Rd αyWyf0/γM1;
Mz,Rd αzWzf0/γM1;
ωo 1 per travi-colonna senza saldature localizzate o fori. Altrimenti, vedere 5.9.4(5)
o (6);
αy, αz fattori di forma per la flessione intorno agli assi y e z, calcolati con riferimento alla
sezione lorda, tenendo conto dell’instabilità locale e degli effetti dell’addolci-
mento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature longitudinali
(vedere 5.6.2). Il valore assunto per αz non dovrebbe essere maggiore di 1,25.

5.9.3.3 Sezioni trasversali piene e cave


(1) Dovrebbe essere soddisfatta la seguente relazione:
N Ed  ψ
 ---------------- M y, Ed  1,7  M z, Ed  1,7 0,6
- +  ---------------------
- + ---------------------- ≤ 1,00 (5.43)
 ω 0 N Rd  ω 0 M y, Rd  ω 0 M z, Rd

dove Ψ = 2 per sezioni piene e 1,3 per sezioni cave. In alternativa, Ψ può essere calcolato
come il prodotto αy αz, ma con Ψ ≤ 2.

5.9.3.4 Altri tipi di sezioni trasversali


(1) L’espressione 5.41 può essere usata con ηo = α 02 (ma ηo ≤ 2,0 e ηo > 1) e γo = ξo = 1,
dove αo è il maggiore tra i valori di αy1 e αy2, relativi alle fibre estreme. Vedere figura 5.10.
Per sezioni trasversali in parete sottile, vedere 5.9.4.4.

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figura 5.10 Fattori di forma per sezioni non simmetriche di classe 1 o 2

W pl,y z 1
α y1 = ------------------
-
ly
W pl,y z 2
α y2 = ------------------
-
ly

5.9.3.5 Membrature con saldature localizzate


(1) In una sezione affetta dall’addolcimento (softening) presente nelle HAZ, il valore di f0
deve essere valutato come resistenza caratteristica per snervamento globale del
materiale avente resistenza ridotta. Questa prescrizione si applica anche agli effetti indotti
dalle HAZ dovute all’esecuzione di saldature per il collegamento temporaneo di parti
accessorie.
(2) Comunque, ogni volta che l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ abbia
un’ubicazione specifica lungo la membratura e non si estenda in direzione longitudinale
per una distanza maggiore della minima dimensione della sezione trasversale della
membratura, la resistenza di progetto fo/γM1 deve essere valutata come la resistenza
ultima di progetto fo/γM2 del materiale avente resistenza ridotta.

5.9.4 Flessione e compressione assiale

5.9.4.1 Generalità
(1)P Per membrature soggette a flessione e compressione assiale, le formule di intera-
zione opportune per:
a) instabilità flessionale e
b) instabilità flesso-torsionale
devono essere soddisfatte su ogni tratto non vincolato agli spostamenti laterali e suscet-
tibile di instabilità.
(2) Tutte le quantità che compaiono nelle formule di interazione dovrebbero essere
riguardate come positive.

5.9.4.2 Instabilità flessionale


Devono essere soddisfatte le seguenti relazioni:
(1) flessione intorno all’asse y di una trave ad I
N Ed  ξyc
 ---------------------- M y, Ed
- - ≤ 1,00
+ --------------------- (5.44)
 χ y ω x N Rd ω 0 M y, Rd

(2) flessione intorno all’asse z di una trave ad I


N Ed  ηc  M z, Ed  ξzc
 ----------------------
- + ---------------------- ≤ 1,00 (5.45)
 χ z ω x N Rd  ω 0 M z, Rd

Nelle espressioni 5.44 e 5.45 tutti gli esponenti possono essere assunti pari a 0,8 oppure,
in alternativa, a:
ηc = η0χz ma ηc ≥ 0,8
ξyc = ξ0χy ma ξyc ≥ 0,8
ξzc = ξ0χz ma ξzc ≥ 0,8
dove:
ηo e ξo sono valutati secondo 5.9.3.2(1);
ωx = ωo = 1 per travi-colonne prive di saldature localizzate. Altrimenti, vedere 5.9.4.5.

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(3) Sezioni trasversali piene
L’espressione 5.45 può essere utilizzata assegnando il valore 0,8 agli esponenti oppure
ηc = 2χ ma ηc ≥ 0,8
ξc = 1,56χ ma ξc ≥ 0,8
(4) Sezioni trasversali cave e tubi
L’espressione 5.46 può essere adoperata assumendo ψc=0,8 o, in alternativa, pari a χyψ
oppure a χzψ, a seconda del piano secondo cui si valuta l’instabilità, purché sia ψc ≥ 0,8.
Il coefficiente ψ è valutato mediante l’espressione 5.43.
ψc
N Ed
 ---------------------------- 1  M y, Ed 1,7  M z, Ed 1,7
 + -----
0,6
- --------------- + --------------- ≤ 1,00 (5.46)
 χ min ω x N Rd ω 0  M y, Rd  M z, Rd

(5) Altre sezioni trasversali


L’espressione 5.44 può essere utilizzata per sezioni trasversali simmetriche e bi-simme-
triche soggette a flessione intorno all’uno o all’altro asse principale di inerzia, con l’avver-
tenza, per quanto riguarda la flessione intorno all’asse z, di sostituire ξyc, My,Ed, My,Rd e χy
con ξzc, Mz,Ed, Mz,Rd e χz.
(6) Le notazioni adoperate nelle espressioni 5.44, 5.45 e 5.46 sono le seguenti:
NEd forza assiale di compressione;
NRd Afo/γM1 oppure Aeffo/γM1 per sezioni trasversali di classe 4;
χy fattore di riduzione per l’instabilità nel piano z-x;
χz fattore di riduzione per l’instabilità nel piano y-x;
My,Ed, Mz,Ed momento flettente intorno all’asse y oppure z. I momenti sono calcolati in
base ad una teoria del primo ordine;
My,Rd αyWyfo/γM1 momento plastico intorno all’asse y;
Mz,Rd αzWzfo/γM1 momento plastico intorno all’asse z;
αy, αz fattori di forma, con αz che non dovrebbe assumere un valore maggiore
di 1,25;
ωx, ωo fattori di addolcimento (softening) nelle HAZ valutati in accordo a 5.9.4.5. In
assenza di saldature, ωx = ωo = 1.

5.9.4.3 Instabilità flesso-torsionale


(1) Nel caso di travi-colonne con sezione trasversale ad I o similari, dovrebbero essere
soddisfatte le seguenti relazioni.
N Ed  ηc 
 ---------------------- M y, Ed γc
M z, Ed  ξzc
- +  ---------------------
- + ------------------------------------ - ≤ 1,00 (5.47)
 χ z ω x N Rd  χ LT ω xLT M y, Rd  ω 0 M z, Rd

dove:
NEd è lo sforzo assiale;
My,Ed è il momento flettente intorno all’asse y. Nel caso di travi-colonne
incernierate alle estremità e nel caso di membrature appartenenti a telai a
nodi fissi, My,Ed è il momento flettente valutato mediante le teorie del primo
ordine. Per membrature appartenenti a telai che non sono a nodi fissi, My,Ed
è il momento flettente valutato mediante le teorie del secondo ordine;
Mz,Ed è il momento flettente intorno all’asse z. Mz,Ed è il momento flettente
valutato mediante le teorie del primo ordine.
NRd = Af0/γM1 o Aeff0/γM1 per sezioni trasversali di classe 4;
χz è il fattore di riduzione per l’instabilità da introdurre nel caso in cui una o
entrambe le flange si deformino lateralmente (instabilizzandosi
flessionalmente nel piano y-z oppure instabilizzandosi flesso-
torsionalmente);
My,R = αyWyf0/γM1 = momento plastico intorno all’asse y;
χLT è il fattore di riduzione per l’instabilità flesso-torsionale;
Mz,Rd = αzWzf0/γM1 = momento plastico intorno all’asse z;

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ηc = 0,8 o, in alternativa, η0χz ma ηc ≥ 0,8;
γc = γ0;
ξzc = 0,8 o, in alternativa, ξ0χz ma ξzc ≥ 0,8;
ωx, ωo e ωxLT sono i fattori di addolcimento (softening) presente nelle HAZ, vedere
5.9.4.5;
ηo, γo e ξo sono definiti secondo le espressioni fornite in 5.9.3.2.
Deve risultare soddisfatta anche l’espressione relativa all’instabilità flessionale,
vedere 5.9.4(2).

5.9.4.4 Sezioni trasversali in parete sottile


(1) Dovrebbero essere adoperate le formule di interazione fornite in 5.40 e 5.41. L’insta-
bilità locale è portata in conto mediante i fattori di forma αy e αz. I coefficienti η0 γ0 e ξ0 non
dovrebbero essere minori di 1.

5.9.4.5 Membrature con saldature localizzate


(1) I valori di ω0, ωx e ωxLT per una trave-colonna, in presenza di addolcimento (softening)
nelle HAZ, dovrebbero essere basati, in generale, sul valore assunto dalla resistenza
ultima del materiale che ha subito l’effetto dell’addolcimento (softening) presente nelle
HAZ. A vantaggio di sicurezza, tale resistenza potrebbe essere valutata in corrispon-
denza della sezione più sfavorita nella campata considerata, anche nel caso in cui l’addol-
cimento (softening) abbia luogo solo localmente lungo la membratura. Pertanto, i valori di
ω0, ωx e ωxLT, nelle espressioni 5.44, 5.45 e 5.46 sono assunti pari a:
ρ haz f a ⁄ γ M2
ω 0 = ω x = ω xLT = ----------------------------
- ma ≤ 1,00 (5.48)
f o ⁄ γ M1
dove:
ρhaz è il fattore di riduzione per il materiale termicamente alterato, secondo quanto
indicato in 5.4.2.
(2) Comunque, quando l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ ha luogo soltanto in
prossimità delle estremità della campata oppure in prossimità dei punti di flesso della
deformata, i valori assegnati a ωx e ωxLT , quando si considera l’instabilità flessionale o
flesso-torsionale, possono essere incrementati, purché l’addolcimento (softening) non si
estenda lungo la membratura per una distanza maggiore della minima dimensione della
sezione trasversale.
ω0
ω x = --------------------------------------------- (5.49)
πχ
χ + ( 1 – χ )sin --------s-
lc

ω0
ω xLT = -------------------------------------------------------- (5.50)
πχ
χ LT + ( 1 – χ LT )sin --------s-
lc

ρ haz f a ⁄ γ M2
ω 0 = ----------------------------
- ma ≤ 1,00 (5.51)
f o ⁄ γ M1
dove:
χ = χy o χz, a seconda della direzione secondo la quale si valuta l’instabilità;
χLT è il fattore di riduzione per l’instabilità flesso-torsionale della trave-colonna
soggetta soltanto a flessione;
xs è la distanza tra la saldatura localizzata e un vincolo o un punto di flesso della
deformata critica elastica relativa al solo sforzo assiale (si confronti quanto detto
con la figura 5.11);
lc è la lunghezza di libera inflessione.
(3) Il calcolo di χ e χLT dovrebbe essere basato sulla resistenza allo snervamento del
materiale base.

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(4) Qualora la lunghezza della regione soggetta ad addolcimento (softening) sia maggiore
della minima dimensione della sezione trasversale, la resistenza di progetto fa/γM2 nei
confronti della rottura locale deve essere sostituita, nelle espressioni di ω0, ωx e ωxLT ,dalla
resistenza di progetto f0/γM1 per snervamento globale.
(5) Qualora la regione localizzata soggetta ad addolcimento (softening) copra un’intera
parte della sezione trasversale (per esempio una flangia), si suppone che l’intera sezione
trasversale sia soggetta ad addolcimento (softening).

5.9.4.6 Membrature con riduzioni localizzate della sezione trasversale


(1) Le membrature che contengono riduzioni localizzate della sezione trasversale, per
esempio fori per bulloni oppure asportazione di materiale dalle flange, possono essere
verificate secondo le indicazioni fornite in 5.9.4(5), sostituendo ρhaz in ω0, ωx, ωxLT con
Anet/Ag,
dove:
Anet area della sezione netta, depurata dei fori;
Ag area della sezione lorda.

5.9.4.7 Momenti di estremità disuguali e/o carichi trasversali


(1) Per le membrature soggette contemporaneamente a sforzi assiali e a momenti di estremità
disuguali e/o a carichi trasversali, sono verificate diverse sezioni della trave-colonna. Nelle
formule di interazione, è adoperato il momento flettente effettivamente agente nella sezione
considerata. ωx e ωxLT sono forniti dalle espressioni [si confrontino con 5.9.4(5)]
1
ω x = ---------------------------------------------- (5.52)
πx
χ + ( 1 – χ )sin --------s-
lc

ω0
ω xLT = --------------------------------------------------------
- (5.53)
πx s
χ LT + ( 1 – χ LT )sin ---------
lc

(2) xs è la distanza tra la sezione considerata e un vincolo o un punto di flesso della


deformata critica elastica relativa al solo sforzo assiale, vedere figura 5.11.
figura 5.11 Lunghezza libera d’inflessione lc e definizione di x.

Nella figura 5.11, A e B sono esempi di sezioni contrassegnate da linee trasversali in cui
sono state effettuate le verifiche. Per il calcolo della lunghezza libera d’inflessione lc = KL,
vedere prospetto 5.7.

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5.10 Resistenza delle piastre non irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano medio

5.10.1 Generalità
(1) In alcune tipologie strutturali, possono essere presenti piatti non irrigiditi come
elementi singoli soggetti a stati tensionali normali, tangenziali o dati da una combinazione
dei due. I piatti sono collegati alla struttura di supporto per mezzo di saldature, chiodature,
bullonature o adesivi, e la configurazione del collegamento può influenzare le condizioni
al contorno. I piatti sottili devono essere verificati agli stati limite ultimi di flessione sotto
carichi laterali e di instabilità sotto le tensioni agenti sul bordo del piatto nel suo piano
medio, nonché agli stati limite ultimi dati dalle combinazioni di quello per flessione e di
quello per instabilità. Le regole di progetto fornite nella presente Sezione si riferiscono
esclusivamente a piatti rettangolari.

5.10.2 Resistenza a compressione uniforme


(1) Un piatto rettangolare soggetto a compressione uniforme sul bordo è mostrato nella
figura 5.12. La lunghezza del piatto nella direzione della compressione è pari ad a, mentre
la dimensione trasversale del piatto è pari a b. Lo spessore si assume uniforme e pari a t.
Il piatto può essere vincolato su tutti e quattro i bordi e le condizioni di vincolo possono
essere di appoggio, di vincolo con comportamento elastico o di incastro, oppure il piatto
può essere libero lungo uno dei bordi longitudinali.
figura 5.12 Piatti non irrigiditi

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(2) La suscettibilità all’instabilità di piatti non irrigiditi è definita mediante il parametro β,
dove β = b/t. La classificazione della sezione trasversale è eseguita con le stesse modalità
descritte in 5.4.4, assumendo che i piatti con i bordi longitudinali semplicemente appog-
giati, vincolati elasticamente o incastrati corrispondano ad "elementi interni", mentre i
piatti con un bordo longitudinale libero corrispondano ad "elementi sporgenti". Quindi
β ≤ β2 classe 1 o 2
β2 < β ≤ β3 classe 3
β3 < β classe 4
dove i valori di β2 e β3 sono forniti nel prospetto 5.1.
(3)P Il valore di progetto della forza di compressione NEd deve soddisfare la condizione
NEd ≤ NRd (5.54)
dove:
NRd è il minore tra
No,Rd = Aeffo/γM1 (snervamento globale e instabilità locale) (5.55)
e
Na,Rd = Anetfa/γM2 (rottura locale) (5.56)
dove:
Aef è l’area efficace della sezione trasversale calcolata portando in conto l’instabilità
locale per sezioni trasversali di classe 4 e l’addolcimento (softening) presente
nelle HAZ indotto dalle saldature longitudinali;
Anet è l’area della sezione trasversale meno favorevole calcolata portando in conto i
fori vuoti, e, se necessario, l’addolcimento (softening) indotto dalle HAZ per effetto
di saldature longitudinali o trasversali;
f0 è la resistenza caratteristica per snervamento globale (vedere Sezione 5.3.5);
fa è la resistenza caratteristica per rottura locale (vedere Sezione 5.3.5).
(4) Aef per le sezioni trasversali di classe 4 è calcolato considerando uno spessore ridotto,
al fine di tener conto dell’instabilità e dell’addolcimento (softening) presente nelle HAZ,
ma ignorando la presenza dei fori. Aef generalmente è basata sulla sezione trasversale
più sfavorita, considerando uno spessore pari al minore tra ρct e ρhazt nelle HAZ, e pari a
ρct altrove. In questa verifica, l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte da
saldature effettuate in corrispondenza dei bordi caricati può essere ignorato.
Il fattore ρc è ricavato adoperando il più vantaggioso tra i seguenti procedimenti:
a) Si calcola ρc dalla 5.4.5(3) o lo si legge dalla figura 5.5, utilizzando le espressioni
relative agli elementi interni per piatti semplicemente appoggiati, vincolati elastica-
mente, o incastrati lungo i bordi longitudinali, e le espressioni relative agli elementi
sporgenti per piatti con un bordo longitudinale libero.
b) Si assume ρc = χ, dove χ è il fattore di riduzione per instabilità della colonna fornito in
5.8.3. Quando si calcola χ assumere un parametro di snellezza λ pari a 3,5a/t, che
corrisponde alla condizione di semplice appoggio ai bordi caricati. Per bordi caricati
diversamente vincolati, si può adoperare, a discrezione del progettista, un valore di λ
opportunamente ridotto.

5.10.3 Resistenza a flessione nel piano


(1) Nel caso in cui un momento applicato nel piano medio agisce sui bordi di estremità (di
larghezza b) di un piatto rettangolare non irrigidito (vedere la figura 5.12), la suscettibilità
all’instabilità è definita mediante il parametro β, dove β = 0,40 b/t. La classificazione della
sezione trasversale è eseguita in accordo a 5.10.2.
(2) Il valore di progetto del momento flettente MEd dovrebbe soddisfare la relazione:
MEd ≤ MRd (5.57)
dove il momento flettente resistente di progetto MRd è pari al minore tra i due valori M0,Rd
e Ma,Rd valutati in accordo a 5.10.3(3) e (4).

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(3) Il momento flettente resistente di progetto Mo,Rd per snervamento globale ed instabilità
locale è calcolato nel seguente modo:
Sezioni trasversali di classe 1 e 2
Mo,Rd = Wplfo/γM1 (5.58)
Sezioni trasversali di classe 3
β3 – β
M o,Rd = W el + ----------------- ( W pl – W el ) f o ⁄ γ M1 (5.59)
β3 – β2
Sezioni trasversali di classe 4
Mo,Rd = Weffo/γM1 (5.60)
dove:
Wpl e Wel sono rispettivamente il modulo plastico ed elastico della sezione trasversale
lorda oppure di una sezione trasversale ridotta che portino in conto
l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature
longitudinali, ma non la presenza dei fori;
Wef è il modulo elastico di una sezione trasversale efficace ottenuto considerando
uno spessore opportunamente ridotto, al fine di tenere in conto tanto l’instabilità
quanto l’addolcimento (softening) presente nelle HAZ indotte dalle saldature
longitudinali, ove necessario, ma tale da ignorare la presenza dei fori;
β è il fattore di snellezza per l’elemento maggiormente suscettibile di
instabilizzarsi tra quelli della sezione;
β2 e β3 sono i valori limite di β, relativi alle classi 2 e 3 rispettivamente, per l’elemento
considerato;
f0 è la resistenza caratteristica per snervamento globale.
(4) Il momento flettente resistente di progetto Ma,Rd per la rottura locale in corrispondenza
di sezioni in cui sono presenti fori o saldature trasversali è:
Mo,Rd = Wnetfa/γM2 (5.61)
dove:
Wnet è il modulo plastico che tiene conto della presenza dei fori ed è calcolato facendo
riferimento ad uno spessore ridotto ρhazt in ogni regione influenzata
dall’addolcimento softening presente nelle HAZ.

5.10.4 Resistenza in presenza di gradienti di tensione trasversali o longitudinali


(1) Quando le azioni applicate all’estremità di una piastra rettangolare danno luogo ad un
gradiente di tensione trasversale, la suscettibilità all’instabilità è definita da β = gt, dove g
è calcolato in accordo a 5.4.3. Una volta calcolato β, procedere come indicato in 5.10.2.
(2) Qualora lo sforzo di compressione o il momento flettente applicato nel piano varino
longitudinalmente lungo il piatto (per esempio nella direzione della dimensione a), il
momento resistente di progetto per sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3 in corrispondenza
di una qualunque sezione trasversale non dovrebbe essere minore del momento agente
in quella sezione sotto i carichi di progetto. Per le sezioni trasversali di classe 4, la verifica
allo snervamento può essere soddisfatta in ogni sezione trasversale, ma per la verifica
all’instabilità è consentito confrontare la compressione o il momento resistente di progetto
con l'azione che agisce ad una distanza dall’estremità del piatto maggiormente caricata
pari a 0,4 volte la lunghezza della semionda della deformata critica elastica del piatto.

5.10.5 Resistenza a taglio


(1) Un piatto rettangolare soggetto a forze di taglio uniformemente distribuite è mostrato
nella figura 5.12. Lo spessore è assunto costante e le condizioni di vincolo lungo tutti e
quattro i bordi sono di semplice appoggio, di vincolo elasticamente deformabile o di
incastro.
(2) La suscettibilità all’instabilità per taglio è definita mediante il parametro β, dove β = b/t
e b è la più piccola tra le dimensioni dei lati. Per tutte le condizioni di bordo la classifica-
zione della sezione trasversale è la seguente:
β ≤ 49 ε classi 1, 2 e 3

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β > 49 ε classe 4
dove:
ε = 150 ⁄ f v ;
fv è la resistenza caratteristica a taglio in N/mm2.
(3) Il valore di progetto della forza di taglio VEd in corrispondenza di ciascuna sezione
trasversale dovrebbe soddisfare la condizione
VEd ≤ VRd (5.62)
dove VRd è la resistenza a taglio di progetto della sezione trasversale calcolata, in corri-
spondenza della sezione trasversale più sfavorita, nella maniera seguente:
a) Sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3 (5.63)
dove:
fv è la resistenza caratteristica a taglio (vedere 5.3.5), e Anet è l’area netta efficace che
porta in conto la presenza dei fori ed è calcolata inoltre facendo riferimento ad uno
spessore ridotto ρhazt in ogni area condizionata dall’addolcimento (softening)
presente nelle HAZ. Se l’estensione delle HAZ è tale da interessare l’intero perimetro
del piatto, si assume che lo spessore ridotto si estenda all’intera sezione trasversale.
Quando si tiene conto dei fori, la presenza di piccoli fori può essere ignorata se l’area
totale della loro sezione trasversale è minore del 20% dell’area totale della sezione
trasversale bt.
b) Sezioni trasversali di classe 4:
i valori di VRd dovrebbero essere verificati nei confronti sia dello snervamento che
dell’instabilità. Per la verifica allo snervamento si utilizzi l’espressione a) riportata prece-
dentemente e relativa alle sezioni trasversali di classe 1, 2 o 3. Per la verifica di instabilità:
VRd = v1 bt fv/γM1 (5.64)
dove:
430t 2 ε 2
v 1 = [ 5,35 + 4 ( b ⁄ a ) 2 ] -------------------- per 0,40 ≤ b/a < 1,0
b2
430t 2 ε 2
v 1 = [ 5,35 ( b ⁄ a ) 2 + 4 ] -------------------- per 1,0 ≤ b/a
b2
Queste espressioni non portano in conto l’effetto benefico delle bande diagonali di
trazione, ma se è noto che i vincoli di bordo del piatto sono capaci di sostenere l'azione
indotta dalle bande diagonali di trazione, può essere impiegato il procedimento fornito
in 5.12.3.

5.10.6 Resistenza in presenza di azioni assiali e flessionali


(1) Per un piatto soggetto contemporaneamente, in presenza dei carichi di progetto, a
sforzo assiale e a flessione nel piano medio dovrebbe essere fornita una classificazione
distinta per ciascuna azione, in accordo con quanto detto in 5.10.2. In tal modo, il valore
di β dovrebbe essere basato sulla forma delle tensioni agenti sul bordo prodotte quando
la forza (NEd) e il momento (MEd) agiscono separatamente.
(2) Se il piatto è di classe 4, la valutazione di ciascuna singola resistenza, No,Rd e Mo,Rd,
dovrebbe essere basata sullo specifico tipo di azione considerata (vedere 5.9).
(3) Se la combinazione delle azioni è data dallo sforzo assiale e dalla flessione nel piano,
dovrebbero essere soddisfatte le seguenti condizioni:
(NEd/Nc,Rd) + (MEd/Mc,Rd) ≤ 1,0 (5.65)
(4) Se la combinazione delle azioni include l'effetto di una forza di taglio coincidente VEd ,
quest’ultima può essere ignorata se essa non eccede il valore di 0,5 VRd (vedere 5.9.5).
Se VEd > 0,5 VRd, i valori di Nc,Rd e Mc,Rd possono essere entrambi ridotti mediante il
fattore:
Fattore di riduzione per taglio = 1,6 - 1,2Ved/VRd.

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5.11 Resistenza delle piastre irrigidite soggette ad azioni applicate nel piano medio

5.11.1 Generalità
(1) Le seguenti prescrizioni riguardano i piatti vincolati su tutti e quattro i bordi ed irrigiditi
mediante uno o due irrigidimenti longitudinali centrali o eccentrici, oppure mediante tre o
più irrigidimenti longitudinali ad interasse costante oppure, infine, mediante ondulazioni
(vedere figura 5.13). In questa sezione sono fornite anche le regole generali per le piastre
ortotrope [figure 5.13 c), d) e 5.11.6]. Le prescrizioni relative ai profili estrusi con uno o
due irrigidimenti aperti sono fornite in 5.3.5.
(2) Gli irrigidimenti possono essere non vincolati per la loro intera lunghezza o anche
essere continui con irrigidimenti trasversali intermedi. La dimensione L dovrebbe essere
valutata come interasse tra i supporti, quando presenti. Una caratteristica essenziale del
progetto è che gli irrigidimenti longitudinali, ma non quelli trasversali, siano "subcritici",
cioè possano deformarsi insieme alla piastra in un modo instabile globale.
(3) La resistenza di tali piastre nei confronti di tensioni normali longitudinali nella direzione
dell’irrigidimento è fornita in 5.11.2, 5.11.3 e 5.11.4, mentre la resistenza a taglio è fornita
in 5.11.5. L’interazione tra i diversi effetti è portata in conto analogamente a quanto
indicato per i piatti non irrigiditi (vedere 5.10.6). Tali prescrizioni restano valide anche nel
caso in cui la sezione trasversale contenga elementi classificati come snelli.
figura 5.13 Piastre irrigidite e tipi di irrigidimenti

4) Quando la struttura è realizzata mediante elementi piani irrigiditi, la resistenza nei


confronti delle tensioni normali agenti in direzione trasversale può essere assunta pari a
quella delle piastre non irrigidite. Per le lamiere grecate, tale resistenza è trascurabile. Le
piastre ortotrope e i pannelli compositi (sandwich) possono avere una resistenza conside-
revole nei confronti di forze agenti in direzione trasversale.

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5.11.2 Piastre irrigidite uniformemente compresse
(1)P Generalità
Prima di eseguire una qualunque verifica, la sezione trasversale deve essere classificata
come compatta o snella in accordo alle indicazioni fornite in 5.4, considerando tutti gli
elementi che la compongono.
Il valore di progetto della forza di compressione NEd deve soddisfare la relazione:
NEd ≤ NRd (5.66)
dove:
NRd è il minore tra NRd e No,Rd, valutati in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.2(2)
e (3).
2) Verifica allo snervamento
L’intera sezione dovrebbe essere verificata nei confronti dello schiacciamento locale
analogamente a quanto indicato per le membrature uniformemente compresse
(vedere 5.8). La resistenza di progetto Na,Rd dovrebbe essere basata sull'area della
sezione netta Anet, valutata in corrispondenza della sezione trasversale più sfavorevole,
portando in conto l’instabilità e l’addolcimento (softening) delle HAZ, ove necessario, oltre
agli eventuali fori vuoti.
Na,Rd = Anetfa/γM2 (5.67)
dove:
fa è la resistenza caratteristica per rottura locale.
(3) Verifica di instabilità per compressione (column check)
La piastra viene considerata come un assemblaggio di sotto-unità tra loro identiche,
schematizzate come singola colonna, ciascuna delle quali contiene un irrigidimento o una
piega, disposti in posizione centrale e con una larghezza pari al passo w degli irrigidimenti
o delle pieghe. La resistenza assiale di progetto Nc,Rd viene, pertanto, assunta come:
Nc,Rd = Aefχcfo/γM1 (5.68)
dove:
χc è il fattore di riduzione per l'instabilità dell colonne (column buckling);
Aef è l'area efficace della sezione trasversale della piastra. Nella valutazione di Aef,
può ignorarsi l’addolcimento (softening) delle HAZ relative a saldature effettuate
in corrispondenza dei bordi su cui sono applicati i carichi oppure in
corrispondenza di irrigidimenti trasversali. È possibile ignorare anche la presenza
di fori vuoti;
f0 è la resistenza caratteristica per snervamento globale del materiale costituente la
piastra.
Il fattore riduttivo χc dovrebbe essere ottenuto adoperando la curva di instabilità
opportuna, relativa all’instabilità delle colonne (column buckling) della sotto-unità consi-
derata come una semplice membratura uniformemente compressa, suscettibile di insta-
bilità fuori del piano della piastra.
(4) Il parametro di snellezza λc per il calcolo di χc, è pari a:

A ef f o
λc = ------------- (5.69)
N cr
dove:
Ncr è il carico critico di instabilità in condizioni di elasticità ortotropa, valutato con
riferimento alla sezione trasversale lorda, eccetto che per gli elementi sporgenti
snelli, per i quali dovrebbe adoperarsi lo spessore efficace.
(5) Per un piatto con irrigidimenti a sezione aperta:
2
π E l x L2 c El
N cr = --------------
2
- + --------
2
- quando L < π 4 --------x- (5.70)
L π c

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El
N cr = 2 cE l x quando L ≥ π 4 --------x- (5.71)
c

dove c è il vincolo elastico del piatto valutato in accordo alle espressioni (5.72), (5.73) o
(5.74), mentre Ix è il momento di inerzia dell’area di tutti gli irrigidimenti compresi nella
larghezza b del piatto.
(6) Per un elemento con un irrigidimento centrato o eccentrico [figura 5.13 f)]:
3
0,27E t b
c = ------------------------
- (5.72)
b 12 b 22

dove t è lo spessore del piatto, b è la larghezza globale del piatto e b1 e b2 sono le


larghezze degli elementi piani presenti su entrambi i lati dell’irrigidimento.
(7) Per un elemento con due irrigidimenti simmetrici disposti a distanza b1 dagli irrigidi-
menti longitudinali [figura 5.13 g)]:
3
1,1E t
c = ---------------------------------
- (5.73)
b 12 ( 3b – 4b 1 )

(8) Per una piastra multi-irrigidita con irrigidimenti a sezione aperta [figura 5.13 h) e i)] e
con piccoli irrigidimenti torsionali
3
8,9E t
c = -----------------
- (5.74)
b3
(9) Per una piastra multi-irrigidita con irrigidimenti a sezione chiusa o parzialmente chiusa
[figura 5.13 j)]
Ncr è il carico critico di instabilità valutato in condizioni di elasticità ortotropa.
vedere 5.11.6.
(10) La semilunghezza d’onda per instabilità elastica è pari a:

El
lw = π 4 --------x- (5.75)
c
Questa semilunghezza d’onda è utilizzata quando l’azione applicata è variabile nella
direzione dell’irrigidimento o delle pieghe. Vedere 5.11.4(3).

5.11.3 Piastre irrigidite soggette a flessione nel piano


(1)P Generalità
Devono essere eseguite due verifiche: una verifica allo snervamento [vedere 5.11.3(3)]
ed una verifica all’instabilità per compressione (column check) [vedere 5.11.3(4)].
(2) Classificazione della sezione e instabilità locale
Per ogni verifica, la sezione trasversale dovrebbe essere classificata come compatta,
semi-compatta o snella (vedere 5.3). Allo scopo di classificare i singoli elementi, e anche
quando si calcolano gli spessori efficaci per gli elementi snelli, si può generalmente
ritenere che ciascun elemento sia uniformemente compresso, assumendo g = 1 in 5.3.3.
Comunque, nel caso in cui si esegua la sola verifica allo snervamento, è consentito
calcolare g facendo riferimento all’effettivo stato di sforzo presente negli elementi situati
nella regione più esterna della piastra ed assumere lo stesso valore anche per gli altri
elementi corrispondenti. Operare in questo modo può risultare favorevole quando il
numero degli irrigidimenti o delle pieghe è piccolo.
(3) Verifica allo snervamento
L’intera sezione trasversale della piastra dovrebbe essere trattata come una trave
soggetta a flessione nel proprio piano (vedere 5.5). Il momento resistente di progetto MRd
dovrebbe essere basato sulla sezione trasversale più sfavorevole, portando in conto
l’instabilità locale e l’addolcimento (softening) delle HAZ, se necessario, oltre che ciascun
tipo di foro.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 80


(4) Verifica all’instabilità per compressione (column check)
La piastra viene considerata come assemblaggio di sotto-unità, schematizzate ciascuna
come singola colonna, in maniera generalmente analoga a quanto fatto per la compres-
sione assiale [vedere 5.11.2(3)], valutando il momento resistente di progetto Mc,Rd nel
seguente modo:
χ c I ef f o
M c,Rd = ----------------
- (5.76)
γ st γ M1
dove:
χc è il fattore di riduzione per l’instabilità per compressione (column buckling) della
singola sotto-unità;
Ief è il momento di inerzia dell’area efficace della sezione trasversale della piastra
per flessione nel piano;
yst è la distanza tra il centro della piastra ed il centro dell’irrigidimento più esterno;
f0 è la resistenza caratteristica per snervamento globale del materiale costituente la
piastra.
Il fattore di riduzione χc dovrebbe essere determinato analogamente a quanto fatto per la
compressione uniforme [vedere 5.11.2(3)].

5.11.4 Piastre multi-irrigidite soggette a gradienti di tensione longitudinali


(1) Generalità
I casi in cui le azioni NEd o MEd applicate su di una piastra multi-irrigidita siano variabili
nella direzione dell’irrigidimento o delle pieghe sono specificati in 5.11.4(2) e 5.11.4(3).
(2) Verifica allo snervamento
La resistenza di progetto di qualsiasi sezione trasversale non dovrebbe essere minore
dell’effetto dell’azione di progetto applicata nella sezione considerata.
(3) Verifica all’instabilità per compressione (column check)
Per la verifica all’instabilità per compressione è sufficiente confrontare la resistenza di
progetto con l’effetto dell’azione di progetto applicato ad una distanza x dall’estremità del
pannello maggiormente caricata, essendo x pari a 0,4 volte la semilunghezza d'onda lw
per instabilità critica elastica, valutata in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.2(10).

5.11.5 Piastre multi-irrigidite soggette a taglio


(1)P Generalità
Devono essere eseguite una verifica allo snervamento [vedere 5.11.5(2)] ed una verifica
all’instabilità [vedere 5.11.5(3)]. I metodi forniti in 5.11.5(2) e (3) sono validi purché gli
irrigidimenti o le pieghe, così come la stessa piastra, soddisfino le seguenti condizioni:
a) siano efficacemente collegati all’intelaiatura trasversale in corrispondenza di
entrambe le estremità;
b) siano continui in corrispondenza di ogni sezione di applicazione degli irrigidimenti
trasversali.
(2) Verifica allo snervamento
La resistenza al taglio di progetto VRd è valutata in maniera analoga a quanto fatto per una
piastra non irrigidita avente le stesse dimensioni globali (L × b) e lo stesso spessore t,
ricavato in accordo alle indicazioni fornite in 5.10.5(2).
(3) Verifica di instabilità
La resistenza al taglio di progetto è valutata secondo le indicazioni fornite in 5.12.10.
Per la valutazione della resistenza, dovrebbero essere utilizzati i seguenti valori:
Iz t 3/10,9 per un elemento piano irrigidito, altrimenti calcolato secondo le indicazioni
fornite in 5.12.7(3), ponendo tw = t ;
Ix è il momento di inerzia dell’area per unità di larghezza della piastra e dell’irrigidimento,
rispetto ad un asse baricentrico parallelo al piano della piastra.

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hw è la lunghezza efficace l, che può essere assunta, a vantaggio di sicurezza, pari alla
lunghezza non vincolata L (vedere la figura 5.13). Quando il valore di L supera di
molto il valore di b, un risultato più favorevole può essere ottenuto assumendo Vo,cr
pari alla forza di taglio critica di instabilità valutata in condizioni di elasticità ortotropa.
Nell'eseguire la verifica di instabilità, non è necessario portare in conto in alcun modo
l’addolcimento (softening) delle HAZ.

5.11.6 Piastre ortotrope


(1) La procedura riportata in 5.11.2 potrebbe essere adoperata anche per le piastre
ortotrope uniformemente compresse. Il carico critico di instabilità in condizioni di elasticità
ortotropa Ncr per una piastra ortotropa semplicemente appoggiata è fornito da:
2
π Bx 2 L B
- + 2H + B y ( L ⁄ b )
N cr = ----- ----------------- quando --- < 4 -----x- (5.77)
b ( L ⁄ b )2 b By

2
2π L B
N cr = --------- [ B x B y + H ] quando --- ≥ 4 -----x- (5.78)
b b By

Le espressioni di Bx, By e H sono fornite, per differenti sezioni trasversali, nel prospetto
5.10, dove le Eq.1, Eq.2, Eq.3 e Eq.4 sono quelle di seguito specificate.
Eq. 1:
2Ba
B y = ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
- (5.79a)
2a 1 a 3 t 13 ( 4a 2 t 33 – a 3 t 23 )
2a 4 + -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -
a 3 t 13 ( 4a 2 t 33 – a 3 t 23 ) + a 1 t 33 ( 12a 2 t 33 – 4a 3 t 23 )
dove:
E t 13
B = --------------------------
2
-
12 ( 1 – v )
Eq. 2:
GI
---------T-
2a
H = 2B + ----------------------------------------------------------------------------------------
- (5.79b)
1,6GI T a 42 1
1 + ------------------------ - 1 + -------------------------------------
L 2 aB 10C 1 ⁄ L 4 + C 2
dove:
2
C 1 = 4 ( 1 – v ) ( a 2 + a 3 )a 12 a 42 h 2 t 2 ⁄ ( 3at 13 ) (5.79c)

E t 13
B = --------------------------
2
- (5.79d)
12 ( 1 – v )
4 ( a 1 + a 2 )a 1 a 4 [ 1 + a 1 ⁄ a 2 + a 2 ⁄ a 1 + a 2 ⁄ ( a 1 a 3 ) ]  t 2 3
C 2 = ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---- (5.79e)
a 23 ( 3a 3 + 4a 2 )  t 1

Eq. 3:
E t 13 10b 2 at 33 + at 23 t 33 ⁄ t 13 + 6ht 23
B y = --------------------------
2
- ------------
-
2
---------------------------------------------------------------------------------------
2
- (5.80a)
12 ( 1 – v ) 32a at 33 + 2h ( t 13 + t 23 ) + 3h t 13 t 23 ⁄ ( at 33 )

Eq. 4:

2E t 13 t 23
H = ---------------------------3- --------------------------- + --------------------------- (5.80b)
t3  6t 1 6t 2
3  1 – ------ - 1 + ----------------- 1 + -----------------
 2a 2a – t 3 2a – t 3

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prospetto 5.10 Rigidezze flessionali e torsionali di piastre ortotrope

Sezione trasversale Bx By H

3 3
E IL Et Gt
--------- -----------------------------
- ----------
2a 2 6
12 ( 1 – v )

E IL Eq. 1 Eq. 2
--------
2a

E IL 3 3
-------- d Et d Gt
--- ------------------------- --- --------
d s 12 ( 1 – v 2) s 6

E IL 2 GI T
-------- E t 1t 2h ---------
2a ------------------
- 2a
t1 + t2

E IL Eq. 3 Eq. 4
--------
2a

E IL 0 GI T
-------- --------
d d

IL è il momento di inerzia di un irrigidimento e della porzione di piastra adiacente


(compresa in una distanza pari a 2a o d ) in direzione longitudinale
IT è la rigidezza torsionale della stessa sezione trasversale.
figura 5.14 Notazioni degli irrigidimenti sulle sezioni trasversali

(2) La resistenza al taglio di una piastra ortotropa nei confronti dell’instabilità globale può
essere valutata secondo le indicazioni fornite in 5.12.7

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dove:
2
k τπ
V o,cr = ----------- 4 B x B y3 (5.81)
b
2 2
k τ = 3,25 – 0,567 φ + 1,92 φ + ( 1,95 + 0,1 φ + 2,75 φ ) η (5.82)

L B
φ = --- 4 -----y- (valida per 0 < φ < 1,2) (5.83)
b Bx

H
η = ------------------ (valida per 0 < η < 1,5) (5.84)
B xB y

By, Bx e H sono riportati nel prospetto 5.10.


(3) Per una piastra ortotropa con un bordo libero facente parte di una struttura a C (come
rappresentato in figura 5.15), la valutazione della resistenza all’instabilità globale
dovrebbe essere basata sulle proprietà della sezione trasversale specificate nel
prospetto 5.10.
figura 5.15 Piastra ortotropa con un bordo libero

5.12 Resistenza delle travi a parete piena

5.12.1 Generalità
(1) Una trave a parete piena è una trave alta prefabbricata, consistente in una flangia tesa,
una flangia compressa ed un piatto d’anima. L’anima è solitamente snella e può essere
irrigidita con supporti ed irrigidimenti intermedi trasversali. Può anche essere ulterior-
mente irrigidita mediante irrigidimenti longitudinali, come indicato nella figura 5.16.

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figura 5.16 a) - n) e q): forme instabili dell’anima e o) - p) forme instabili della flangia

(2) Le anime si instabilizzano per taglio in corrispondenza di valori relativamente bassi dei
carichi applicati, ma è possibile sviluppare una considerevole resistenza in campo post-critico
grazie all'effetto delle bande diagonali di trazione. Le travi a parete piena, talvolta, presentano
rinforzi trasversali d’anima sotto forma di pieghe o di irrigidimenti trasversali ravvicinati.
(3) Le travi a parete piena possono essere soggette a combinazioni di momento, taglio e
sforzo assiale, oltre ai carichi applicati localmente sulle flange. A causa della loro
snellezza, possono essere soggette ad instabilità flesso-torsionale [figura 5.16 p)], a
meno che non siano adeguatamente vincolate per tutta la loro lunghezza.
(4) Il metodo di calcolo qui fornito è generalmente applicabile anche agli elementi laterali
di travi a sezione scatolare.
(5) La resistenza delle anime delle travi a parete piena dipende dal rapporto altezza-spessore
bw/tw e dai dispositivi di irrigidimento dell’anima.
Nel prospetto 5.11, sono forniti i meccanismi di collasso ed i riferimenti alle prescrizioni
per la scelta delle relazioni da adoperare per la valutazione delle resistenze.
prospetto 5.11 Meccanismi di instabilità (figura 5.16) e corrispondenti punti per le espressioni di valutazione della
resistenza

Meccanismi di instabilità Figura 5.16 paragrafi


Instabilità dell’anima per tensioni di compressione q 5.12.2 e 5.12.3
Instabilità per taglio b, d, e, h, k, l 5.12.4, 5.12.5 e 5.12.10
Interazione tra taglio e momento flettente f, j 5.12.7
Instabilità dell’anima per carichi localizzati sulle flange d, g, m 5.12.8
Curvatura indotta dall’instabilità dell’anima c, n, 5.12.9
Instabilità torsionale della flangia o 5.4.5
Instabilità flesso-torsionale p 5.6.6

5.12.2 Resistenza delle travi soggette a flessione nel piano dell'anima


(1) Dovrebbero essere eseguite una verifica allo snervamento ed una verifica di insta-
bilità, e nel caso di anime con saldature longitudinali continue, dovrebbero essere
analizzati gli effetti indotti dalle HAZ. Possono essere ignorati gli effetti delle HAZ dovute
alle saldature eseguite per il collegamento degli irrigidimenti trasversali alla trave, così
come i piccoli fori eventualmente presenti nell’anima, a condizione che essi corri-
spondano a non più del 20% dell’area trasversale dell’anima. L’altezza dell’anima tra le
flange è indicata con bw.
(2)P Per la verifica allo snervamento, il valore di progetto del momento MEd in ciascuna
sezione trasversale deve soddisfare la relazione:
MEd ≤ Mo,Rd (5.85)

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dove:
M0,Rd è il valore del momento resistente di progetto della sezione trasversale che si
utilizzerebbe se la sezione trasversale fosse di classe 3. Pertanto:
Mo,Rd = Welfo/γM1 (5.86)
dove:
Wel è il modulo elastico che porta in conto la presenza dei fori ed è calcolato
assumendo uno spessore ridotto ρhazt nelle regioni adiacenti alle flange
che potrebbero essere affette dall’addolcimento (softening) delle HAZ
(vedere 5.5.2).
(3) Quando si esegue la verifica di instabilità, si assume che gli irrigidimenti trasversali
soddisfino i requisiti forniti in 5.12.6, relativi alla sezione efficace dell’irrigidimento. Si
assume anche che la distanza tra due irrigidimenti trasversali consecutivi sia maggiore
della metà dell’altezza netta dell’anima, misurata tra i piatti delle flange. Se non si ricade
in tali condizioni, fare riferimento a 5.12.10, per anime corrugate o con irrigidimenti ravvi-
cinati.
(4) Per ciascun campo di trave di lunghezza a compreso tra due irrigidimenti trasversali
consecutivi, il momento agente, in presenza dei carichi di progetto, ad una distanza pari
a 0,4 a dall'estremità del tratto maggiormente caricato, non dovrebbe eccedere il
momento resistente di progetto M0,Rd relativo a quel tratto,
dove:
Mo,Rd = Weffo/γM1
Wef è il modulo elastico efficace calcolato assumendo uno spessore ridotto per tenere
conto degli effetti sia dell’instabilità locale sia dell’addolcimento (softening) delle HAZ, ma
ignorando la presenza dei fori. Lo spessore ridotto è assunto pari al minore tra ρhazt e ρct
nelle regioni termicamente alterate, e pari a ρct nella rimanente parte.
(5) Lo spessore è ridotto soltanto nella parte compressa bc del pannello d'anima.
Il rapporto ψ tra le tensioni utilizzato in 5.4.3 e la corrispondente altezza bc possono
essere ottenuti utilizzando l'area efficace della flangia compressa e l'area lorda del
pannello d'anima, come indicato nella figura 5.17.
(6) Se il bordo compresso del pannello d'anima è più vicino all'asse neutro della trave che
alla flangia tesa, vedere la figura 5.17 c), la snellezza λp di un elemento piano può essere
sostituita con

λ p,red = λ p σ com,Ed ⁄ f yd (5.87)


dove:
σcom,Ed è la massima tensione di compressione di progetto agente sull’elemento, ottenuta
utilizzando le aree efficaci di tutti gli elementi compressi.
Questa procedura, generalmente, richiede un calcolo di tipo iterativo, nel quale ψ è deter-
minato nuovamente ad ogni passo del calcolo, sulla base delle tensioni determinate per la
sezione trasversale efficace definita al termine del passo precedente.

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figura 5.17 a) Notazioni relative alla sezione trasversale. b) Sezione trasversale efficace per una trave a parete
piena con flange di classe 1, 2 o 3. c) Sezione trasversale efficace per una trave a parete piena con
una flangia tesa più piccola e una flangia compressa di classe 4

5.12.3 Resistenza delle travi con irrigidimenti longitudinali del pannello d'anima
(1) L'instabilità di un elemento piano per effetto delle tensioni longitudinali di compres-
sione può essere portata in conto utilizzando una sezione trasversale efficace, riferibile ad
una sezione trasversale di classe 4.
(2) Le proprietà della sezione trasversale efficace dovrebbero essere valutate basandosi
sulle aree efficaci degli elementi compressi e sulla loro ubicazione nella sezione
trasversale efficace.
(3) Al primo passo del procedimento di calcolo, le aree efficaci dei sub-pannelli piani
compressi disposti tra due irrigidimenti consecutivi dovrebbero essere ottenute utiliz-
zando gli spessori efficaci, secondo le indicazioni fornite in 5.4.5. Vedere figura 5.18.
(4) L'instabilità globale della piastra, comprendendo l'instabilità degli irrigidimenti, è valutata
come l'instabilità per compressione di una colonna fittizia formata dagli irrigidimenti e dalla
metà della parte adiacente dell'anima. Se le tensioni cambiano di segno, passando da valori
di compressione a valori di trazione all’interno dello stesso sub-pannello, come facente parte
della colonna fittizia, si assume solo un terzo della parte compressa. Vedere figura 5.18 c).
(5) Al secondo passo del procedimento di calcolo, gli spessori efficaci delle diverse parti
della sezione della colonna fittizia sono ulteriormente ridotti mediante un fattore di
riduzione χc, ottenuto dalla appropriata curva di instabilità delle colonne, relativamente
all’instabilità della colonna fittizia, intesa alla stregua di una asta semplice, fuori dal piano
dell'anima.
(6) Nel calcolo del fattore di riduzione χc, il parametro di snellezza normalizzato λc è pari a:

A st,ef f o
λc = ----------------- (5.88)
N cr
dove:
Ast,ef è l'area efficace della colonna fittizia individuata al primo passo. Ncr è il carico
critico elastico fornito dalla seguente espressione:

I st t w3 b w
N cr = 1,05E ----------------------- se a > ac (5.89)
b1b2
2
π 2 EI st Et w3 b w a
N cr = ---------------
2
- + ------------------------------------------
2 2
- se a ≤ ac (5.90)
a 4 π ( 1 – v )b 12 b 22

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2 2
4 I st b 1 b 2
a c = 4,33 ------------------
3
- (5.91)
t w bw
dove:
Ist è il momento di inerzia della sezione trasversale lorda della colonna
fittizia [vedere 5.12.3(7)] intorno all'asse passante per il suo baricentro e
parallelo al piano dell’anima.
b1 e b2 sono le distanze tra i bordi longitudinali e gli irrigidimenti (b1 + b2 = bw).
(7) Nel calcolo di Ist, si consideri la colonna costituita dall’effettivo irrigidimento e da una
parte del pannello d’anima di larghezza efficace pari a 15tw da entrambi i lati dell’irrigidi-
mento. Vedere figure 5.18 d1) e d2).
(8) Nel caso di due irrigidimenti longitudinali, entrambi compressi, i due irrigidimenti sono
considerati congiuntamente, con un'area efficace e un momento di inerzia pari alla
somma dei valori che competono al singolo irrigidimento. L'ubicazione dell’irrigidimento
risultante è fornita dalla posizione della risultante delle forze assiali agenti in ciascun irrigi-
dimento. Se uno degli irrigidimenti è teso, il procedimento fornisce risultati a vantaggio di
sicurezza.
figura 5.18 a) Pannello d’anima irrigidito b) sezione trasversale c) area efficace della colonna fittizia d) sezione
trasversale della colonna fittizia per il calcolo di Ist d1) irrigidimento a sezione aperta d2) irrigidimento a
sezione chiusa
Legenda
1 Irrigidimento longitudinale
2 Irrigidimento trasversale

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5.12.4 Resistenza al taglio di travi a parete piena dotate di irrigidimenti solo in corrispondenza degli
appoggi
(1) Per i pannelli d’anima con irrigidimenti trasversali disposti solo in corrispondenza degli
appoggi, la resistenza critica di progetto all’instabilità per taglio VRd dovrebbe essere
calcolata mediante la seguente relazione:
VRd = ρvtwbwfow/γM1 (5.92)
dove ρv è un fattore di riduzione per l’instabilità al taglio valutato secondo il prospetto 5.12
e la figura 5.20.
prospetto 5.12 Fattore di riduzione ρv per l’instabilità per taglio

λw Irrigidimento terminale rigido Irrigidimento terminale non rigido


λw ≤ 0,48/η η η
0,48/η < λw < 0,949 0,48/λw 0,48/λw
0,949 ≤ λw 1,32/(1,66 + λw) 0,48/λw

η = 0,4 + 0,2 fuw/fow, ma non maggiore di 0,7.


dove:
fow è la resistenza per snervamento globale e fuw è la resistenza ultima delle fibre
dell’anima.
figura 5.19 Irrigidimento terminale rigido a) e non rigido b)

2) Si dovrebbe distinguere tra:


a) gli irrigidimenti terminali rigidi, in conformità a 5.12.5(6). Questo è anche il caso dei
pannelli situati lontano dalle estremità della trave oppure situati in corrispondenza di
un appoggio intermedio di una trave continua.
b) Gli irrigidimenti terminali non rigidi, in conformità a 5.12.5(7).

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figura 5.20 Fattore di riduzione ρv per instabilità per taglio
Legenda
1 Irrigidimento terminale rigido
2 Irrigidimento terminale non rigido

(3) Il parametro di snellezza λw del prospetto 5.12 e della figura 5.20 è fornito da:

b f
λ w = 0,35 -----w- ----o- (5.93)
tw E

5.12.5 Resistenza a taglio di anime con irrigidimenti intermedi


(1) Per travi con irrigidimenti trasversali e longitudinali, la resistenza critica di progetto
all’instabilità per taglio VRd è data dalla somma dei contributi Vw,Rd dell’anima e Vf,Rd delle
flange.
VRd = Vw,Rd + Vf,Rd (5.94)
(2) Vw,Rd include una parte degli effetti indotti dalle bande diagonali di trazione nell’anima
è valutato secondo 5.12.5(3). Vf,Rd è un incremento alla resistenza fornita dalle bande
diagonali di trazione dovuto alla resistenza flessionale locale delle flange.
Vedere 5.12.5(8).
(3) La resistenza di progetto a taglio dell’anima è pari a
Vw,Rd = ρvtwbwfow/γM1 (5.95)
dove:
ρv è il fattore di spessore efficace nei confronti dell’instabilità per taglio, valutato
secondo il prospetto 5.12 e la figura 5.20.
(4) Il parametro di snellezza λw è pari a

0,81 b f
λ w = ----------- -----w- ----o- (5.96)
kτ tw E

(5) Il coefficiente di instabilità per taglio kτ in (4) vale:


kτ = 5,34 + 4,00(bw/a)2 kτst quando a/bw ≥ 1 (5.97)
kτ = 4,00 + 5,34(bw/a)2 kτst quando a/bw < 1 (5.98)
dove:
3 1
--- ---
b w 2 I st  4 2,1 I st 3
k τst = 9  ------  ------------ ma non minore di --------  ------ (5.99)
 a   t w3 b w t w  b w
a è la distanza tra gli irrigidimenti trasversali. Vedere figura 5.21.

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Ist è il momento di inerzia dell’irrigidimento longitudinale rispetto all’asse z. Vedere
figura 5.21 b). Per anime con due o più irrigidimenti uguali, non necessariamente
ad interasse costante, Ist è pari alla somma dei momenti di inerzia dei singoli
irrigidimenti.
(6) Per le anime con irrigidimenti trasversali, il parametro di snellezza λw dovrebbe essere
assunto non minore di:

0,81 b w1 f o
λ w = ------------ --------
- ----- (5.100)
k τ1 t w E

dove il coefficiente kτ1 di instabilità per taglio fa riferimento al più grande sub-pannello, di
larghezza bw1 e lunghezza a, vedere figura 5.21. L’espressione in 5.12.5(5) può essere
utilizzata con kτst = 0.
(7) Se la resistenza delle flange non è completamente assorbita dal momento flettente
(MEd < Mf,Rd) esiste un contributo alla resistenza al taglio Vf,Rd fornito dalle flange e
valutabile mediante la relazione:
b f t f2 f of M Ed 2
V f,Rd = -----------------  1 –  -------------  (5.101)
c λ M1   M f,Rd 

dove:

4,4b f t f2 f of
c =  0,08 + ------------------------- a
 t w b w2 f ow 
bf, tf sono quelli relativi alla flangia più piccola.

figura 5.21 Anime con irrigidimenti trasversali e longitudinali


Legenda
1 Irrigidimento longitudinale
2 Irrigidimento trasversale

(8) Quando è applicata anche una forza assiale NSd, il valore di Mf,Rd dovrebbe essere
ridotto attraverso il fattore:
N Sd
 1 – -----------------------------------------------
- (5.102)
 ( A f1 + A f2 )f of ⁄ λ M1

fof è la resistenza caratteristica di snervamento globale del materiale costituente la flangia


e Af1 e Af2 sono le aree delle flange.
(9) Quando MSd ≥ Mf,Rd, Vf,Rd = 0.

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5.12.6 Irrigidimenti d’anima

5.12.6.1 Irrigidimento terminale rigido


(1) L’irrigidimento terminale rigido dovrebbe comportarsi come un irrigidimento che resiste
alla reazione del vincolo sulla trave, ed alla stregua di trave corta che resiste alle tensioni
membranali longitudinali nel piano dell’anima.
(2) Un irrigidimento terminale rigido può essere realizzato mediante due irrigidimenti
trasversali disposti su entrambi i lati dell’anima, formanti le flange di una trave corta di
lunghezza hf [vedere figura 5.19 a)]. La striscia del pannello d’anima disposto tra gli irrigi-
dimenti costituisce l’anima della trave corta. Alternativamente, un irrigidimento di
estremità può essere realizzato come una sezione, collegato alle estremità del pannello
d’anima.
(3) Ciascun irrigidimento dovrebbe avere un’area della sezione trasversale pari ad
almeno 4 hftw2/e, dove e è la distanza tra gli irrigidimenti, con e > 0,1hf, vedere
figura 5.19 a).
(4) Se un irrigidimento terminale rigido è l’unico elemento strutturale in grado di opporsi
alla rotazione torsionale all’estremità della trave, il momento di inerzia della sezione di
estremità intorno alla linea d’asse dell’anima (Iep) dovrebbe soddisfare la seguente
relazione:
I ep ≥ b w3 t f R Ed ⁄ 250W Ed (5.103)
dove:
tf è il massimo valore dello spessore della flangia lungo la trave;
REd è la reazione all’estremità della trave in presenza dei carichi di progetto;
WEd è il carico totale di progetto sulla luce adiacente.

5.12.6.2 Irrigidimento terminale non rigido


(1) Un irrigidimento terminale non rigido può essere realizzato mediante un singolo irrigi-
dimento, come mostrato nella figura 5.19 b). Si può assumere che esso si comporti come
un irrigidimento portante in grado di resistere alla reazione esplicata sulla trave in corri-
spondenza del vincolo.

5.12.6.3 Irrigidimenti trasversali intermedi


(1) Per gli irrigidimenti trasversali intermedi che si comportino come vincoli rigidi nei
confronti dei pannelli interni d’anima, si dovrebbero effettuare verifiche di resistenza e di
rigidezza.
(2) Gli altri irrigidimenti trasversali intermedi possono essere considerati flessibili,
portando la loro rigidezza in conto nel calcolo di kτ in 5.12.5(4).
(3) Gli irrigidimenti trasversali e intermedi che si comportano come vincoli rigidi per il
pannello d’anima dovrebbero essere caratterizzati da un momento di inerzia che soddisfi
le seguenti limitazioni:
2
I st ≥ 1,5h w3 t w3 ⁄ a se a ⁄ h w < 2 : (5.104)

I st ≥ 0,75h w t w3 se a ⁄ h w ≥ 2 : (5.105)

La resistenza di un irrigidimento intermedio rigido dovrebbe essere verificata in corrispon-


denza di una forza assiale pari a VEd meno ρVbWtWfo dell’anima, supponendo di aver
estratto l’irrigidimento considerato.

5.12.6.4 Irrigidimenti longitudinali


(1) Gli irrigidimenti longitudinali possono essere sia rigidi che flessibili. In entrambi i casi,
la loro rigidezza dovrebbe essere portata in conto nella valutazione della snellezza
λw in 5.12.5
(2) Se il valore di λw è governato dal sub-pannello, l’irrigidimento può considerarsi rigido.

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(3) Qualora gli irrigidimenti vengano considerati quali elementi resistenti alle tensioni
normali, dovrebbe essere verificata la loro resistenza nei confronti delle tensioni normali.

5.12.7 Interazione tra taglio, momento flettente e sforzo assiale


(1) Ammesso che le flange siano in grado di resistere all'intero valore di progetto del
momento flettente e dello sforzo assiale agenti nella membratura, non è necessario
ridurre la resistenza di progetto a taglio dell’anima per tener conto del momento flettente
e dello sforzo assiale agenti nella membratura stessa, ad eccezione di quanto indicato
in 5.12.5(8).
(2) Quando MEd > Mf,Rd, dovrebbero essere soddisfatte le seguenti due relazioni:
M Ed V Ed M f,Rd 
--------------- + 2 --------------  1 – --------------- -
M pl,Rd V w,Rd  M pl,Rd
------------------------------------------------------------------------ ≤ 1,00 (5.106)
M f,Rd
2 – --------------- -
M pl,Rd
MEd ≤ Mef,Rd
dove:
Mef,Rd è il momento flettente resistente di progetto valutato secondo le indicazioni fornite
in 5.12.3.
Mf,Rd è il momento flettente resistente di progetto relativo alle sole flange,
vedere 5.12.5(7). Per le flange compresse di classe 4, è utilizzato lo spessore
efficace.
(3) Se è applicato anche uno sforzo assiale NEd, Mpl,Rd dovrebbe essere sostituito dal
momento resistente plastico ridotto MN,Rd fornito dalla seguente espressione:
N Ed 2
M N,Rd = M pl,Rd  1 –  ----------------------------------------------  (5.107)
  ( A f1 + A f2 )f o ⁄ λ M1 

dove Af1, Af2 sono le aree delle flange.

figura 5.22 Interazione tra resistenza a flessione e resistenza a taglio

5.12.8 Resistenza dell'anima alle forze trasversali


(1) La resistenza di un’anima non irrigidita alle forze trasversali applicate attraverso una
flangia, è governata da uno dei seguenti meccanismi di collasso:
- schiacciamento dell’anima in vicinanza della flangia, accompagnato dalla deforma-
zione plastica della flangia;
- imbozzamento dell’anima sotto forma di instabilità localizzata e schiacciamento
dell’anima in prossimità della flangia, accompagnato dalla deformazione plastica della
flangia;
- instabilità dell’anima estesa a gran parte dell'altezza della membratura;

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- instabilità globale dell’anima su una gran parte della lunghezza della membratura.
Questa modalità di collasso ha luogo con maggiore probabilità in presenza di un certo
numero di forze trasversali distribuite lungo la membratura.
(2) Si fa distinzione tra le tre seguenti modalità di applicazione del carico:
a) Forze applicate attraverso una flangia e contrastate dalle azioni taglianti resistenti
nell’anima. Vedere figura 5.23 a).
b) Forze applicate ad una flangia e trasferite attraverso l’anima direttamente all’altra
flangia. Vedere figura 5.23 b).
c) Forze applicate attraverso una flangia in prossimità di una estremità non irrigidita,
vedere figura 5.23 c).
(3) Nel caso di travi a sezione scatolare con anime inclinate, si dovrebbe eseguire una
verifica di resistenza per l’anima e per la flangia. Gli effetti del carico sono costituiti dalle
componenti del carico esterno rispettivamente nel piano dell’anima e nel piano della
flangia.
(4) Inoltre, dovrebbe essere portato in conto l’effetto della forza trasversale sul momento
resistente della membratura.
(5) La resistenza di un’anima irrigidita longitudinalmente è incrementata dalla presenza
dell’irrigidimento, ma, a tal proposito, in questa sede, non viene fornita alcuna regola
progettuale.
(6) La resistenza di progetto FRd in presenza di azioni trasversali (figura 5.23 a), b) e c) è
ottenuta dalla relazione:

k F I y f ow E 1 f ow
F Rd = 0,57t w2 ------------------------ --------- ma non maggiore di t w l y --------- (5.108)
bw γ M1 γ M1
dove:
fow è la resistenza caratteristica del materiale dell’anima, e
kF è specificato nella figura 5.23.
La lunghezza effettiva di carico ly dipende dalla lunghezza del tratto di contatto rigido ss e
dalle dimensioni della sezione trasversale.
figura 5.23 Modalità di applicazione del carico e coefficienti di instabilità

Applicazione a) Applicazione b) Applicazione c)


bw 2 bw 2 Ss + c
k F = 6 + 2  ------ k F = 3,5 + 2  ------ k F = 2 + 6 ---------------- ≤ 6
 a  a bw

(7) La lunghezza ss del tratto di contatto rigido sulla flangia è la distanza sulla quale la
forza applicata è effettivamente distribuita e può essere determinata supponendo la diffu-
sione del carico attraverso le parti solide con una pendenza di 1:1 (vedere figura 5.24). La
lunghezza ss non dovrebbe essere assunta maggiore di bw.
(8) Qualora diverse forze concentrate siano disposte a distanza ravvicinata, la resistenza
dovrebbe essere verificata sia per ciascuna singola forza che per la forza totale. In
quest'ultimo caso, ss dovrebbe essere assunto pari alla distanza tra le forze esterne.

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(9) La lunghezza effettiva di carico ly è calcolata utilizzando i seguenti parametri adimen-
sionali
f of b f
m 1 = -------------
- (5.109)
f ow t w

bw 2 ( s s + 4t f )b w f ow
m 2 = 0,02  ------ se --------------------------------------- > 0,2 altrimenti m2 = 0 (5.110)
 tf  k F Et w2

Per le travi a sezione scatolare, la bf nell’espressione (5.109) è limitata a 25tf su ciascun


lato dell’anima.
figura 5.24 Lunghezza del tratto di contatto rigido

(10) Per le modalità di applicazione del carico a) e b) nella figura 5.23, ly è fornita da:

l y = s s + 2t f ( 1 + m 1 + m 2 ) (5.111)

(11) Per la modalità di applicazione del carico c) nella figura 5.23, ly è pari al minore tra i
valori risultanti dalle espressioni (5.111), (5.113) e (5.114). Si noti che ss = 0, nel caso in
cui il dispositivo di carico non segue il cambio di pendenza dell’estremità della trave.
k F Et w2
l ef = ------------------- ≤ s s + c (5.112)
2f ow b w

m l ef 2
l y = l ef + t f ------1- +  ----- + m 2 (5.113)
2  tf 

l y = l ef + t f m 1 + m 2 (5.114)

5.12.9 Instabilità indotta dalla flangia


(1) Per prevenire la possibilità che la flangia compressa possa instabilizzarsi nel piano
dell’anima, il rapporto bw/tw dell’anima deve soddisfare la seguente espressione:

b w kE A w
------ ≤ ------- ------- (5.115)
t w f of A fc
dove:
Aw è l'area dell’anima;
Afc è l'area della flangia compressa.
Il valore del fattore k dovrebbe essere assunto nel seguente modo:
utilizzo della rotazione plastica: 0,3
utilizzo della resistenza del momento plastico: 0,4
utilizzo della resistenza sull’attingimento del momento resistente elastico: 0,55

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(2) Qualora la trave sia curva lungo il suo profilo longitudinale, con la flangia compressa
disposta sulla superficie concava, in aggiunta alla (5.115), si dovrebbe verificare la
seguente espressione:

b kE A w 1
-----w- ≤ ------- ------- -------------------------- (5.116)
t w f of A fc bwE
1 + ----------- -
3rf of
dove:
r è il raggio di curvatura della flangia compressa.
Qualora la trave sia provvista di irrigidimenti trasversali d’anima, il valore limite di bw/tw può
essere incrementato mediante il fattore 1 + (bw/a)2.

5.12.10 Anime corrugate o munite di irrigidimenti d’anima ravvicinati


(1) Nelle travi a parete piena con irrigidimenti trasversali sotto forma di pieghe o di irrigidi-
menti trasversali disposti a distanza ravvicinata (a/bw < 0,3), gli elementi piani compresi
tra due irrigidimenti consecutivi si possono instabilizzare localmente, vedere figura 5.16 k)
e gli irrigidimenti trasversali si possono deformare assieme all’anima in un modo instabile
globale, vedere figura 5.16 l).
a) Se l’anima è una piastra piana multi-irrigidita, il momento resistente e la resistenza a
taglio dovrebbero essere ricavati in accordo alle indicazioni fornite in 5.11.
b) Se l’anima è costituita da una piastra grecata, si può assumere che il momento
resistente della trave sia fornito dalle sole flange, mentre il contributo dell’anima è
nullo.
figura 5.25 Anime corrugate

(2) La resistenza tagliante di elementi piani all’instabilità locale per taglio, è pari a
Vw,Rd = 0,7 ρvtwhwfow/γM1 (5.117)
dove:
bm f
ρv è fornito dal prospetto 5.12, per λ w = 0,35 ------- ----o- ;
tw E
bm è pari alla massima larghezza bo, bu o sw delle parti piane che costituiscono le
pieghe dell’anima.
(3) La resistenza a taglio, con riferimento all’instabilità globale per taglio, è determinata
mediante l’espressione
fo
V o,Rd = χ o h w t w --------- (5.118)
γ M1

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dove:
0,60
χ o = -----------------------
- ma non maggiore di 1,0 (5.119)
0,8 + λ ow 2

hwt wf o
λ ow = ----------------- (5.120)
V 0,cr

60E
V 0,cr = ----------- 4 I z ⋅ I 3x (5.121)
hw

bd t w3
I z = ----------------------------------- ----------- (5.122)
b u + b o + 2s w 10,9

Ix è il momento di inerzia dell’anima grecata per unità di larghezza (vedere figura 5.25).

5.12.11 Piastre a linguetta


(1) Una piastra a linguetta è costituita da parti che si estendono internamente, a partire da
una flangia, per formare una sezione esterna più spessa dell’anima della trave. Affinché
essa sia efficace, quando la linguetta è considerata come un elemento piano sporgente
soggetto a compressione assiale (vedere sezione 5.4.4), le dimensioni della sua sezione
trasversale dovrebbero essere tali da farla risultare di Classe 1 o di Classe 2.
(2) Quando una linguetta è formata da due o tre elementi piani, comprendendo nel conto
il piatto d’anima collegato ad elementi solidali con la flangia, lo spessore t richiesto per
verificare la sua classificazione può essere assunto pari allo spessore totale. Comunque,
nelle costruzioni chiodate o bullonate è necessario verificare che ciascun elemento
sporgente situato oltre l’ultima fila dei dispositivi di giunzione sia di Classe 1 o di Classe 2.

6 COLLEGAMENTI SOGGETTI A CARICHI STATICI

6.1 Basi per i collegamenti bullonati, chiodati e saldati

6.1.1 Introduzione
(1)P Tutti i collegamenti devono possedere una resistenza di progetto tale che la struttura
rimanga efficace e risulti in grado di soddisfare tutti i requisiti progettuali di base forniti
nella Sezione 2.
(2)P Il coefficiente di sicurezza parziale γM deve essere assunto nel modo di seguito
specificato:
- resistenza dei collegamenti bullonati: γMb = 1,25
- resistenza dei collegamenti chiodati: γMr = 1,25
- resistenza dei collegamenti con perni: γMp = 1,25
- resistenza dei collegamenti saldati: γMw = 1,25
- collegamenti ad attrito: γMs = vedere 6.5.9.3
- collegamenti con adesivi: γMa ≥ 3,0
- resistenza di membrature e sezioni trasversali: γM1 e γM2 vedere 5.1.1
(3)P I collegamenti soggetti a fatica devono soddisfare anche i requisiti specificati nella
ENV 1999-2.

6.1.2 Forze e momenti applicati


(1)P Le forze e i momenti applicati ai collegamenti allo stato limite ultimo devono essere
determinati attraverso un’analisi globale sviluppata conformemente a 5.
(2)P Queste forze e momenti applicati devono includere:
- gli effetti del secondo ordine;
- gli effetti delle imperfezioni (vedere appendice C.4);
- gli effetti della flessibilità dei collegamenti (vedere 6.4).

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6.1.3 Resistenza di collegamenti
(1)P La resistenza di un collegamento deve essere determinata in base alle resistenze dei
singoli dispositivi meccanici di collegamento e delle saldature.
(2)P Nel progetto di un collegamento deve essere generalmente usata l’analisi elastica
lineare. Alternativamente, può essere utilizzata un’analisi non lineare, a condizione che si
tenga conto delle caratteristiche carico - deformazione di tutte le componenti costituenti il
collegamento.
(3)P Se il modello di progetto é basato sulle linee di snervamento, come, per esempio, nel
caso della rottura a taglio in prossimità di un gruppo di fori (block shear), l’adeguatezza del
modello deve essere dimostrata attraverso prove fisiche.

6.1.4 Ipotesi per il progetto


(1) I collegamenti possono essere progettati distribuendo le forze e i momenti interni nella
maniera che si ritiene più razionale, ammesso che:
a) le forze e i momenti interni assunti siano in equilibrio con le forze e i momenti applicati;
b) ciascun elemento nel collegamento sia in grado di resistere alle forze o alle tensioni
assunte nell’analisi;
c) le deformazioni associate a questa distribuzione siano compatibili con la capacità di
deformazione dei dispositivi meccanici di collegamento o delle saldature e delle parti
collegate, e
d) le deformazioni assunte in qualsiasi modello progettuale basato su linee di snerva-
mento siano determinate mediante rotazioni rigide (e deformazioni nel piano) fisica-
mente compatibili.
(2)P In aggiunta, la distribuzione di forze interne assunta deve risultare realistica con
riferimento alla distribuzione delle rigidezze nel nodo. Le forze interne cercheranno di
seguire il percorso a maggiore rigidezza. Questo percorso deve essere chiaramente
identificato ed il progetto del collegamento deve essere sviluppato in maniera consistente
con tale percorso.
(3) Normalmente, non è necessario considerare le tensioni residue e le sollecitazioni
dovute al serraggio dei dispositivi di giunzione ed all’ordinaria tolleranza di assemblaggio.

6.1.5 Fabbricazione ed esecuzione


(1)P Nel progetto dei nodi e delle giunzioni deve sempre essere presa debitamente in
considerazione la semplicità di fabbricazione e di esecuzione
(2) Si dovrebbe porre attenzione a:
- i margini necessari per un’esecuzione in condizioni di sicurezza;
- i margini necessari per serrare i dispositivi di giunzione;
- l’accessibilità necessaria per eseguire le saldature;
- i requisiti dei processi di saldatura;
- gli effetti delle tolleranze lineari ed angolari sull’assemblaggio.
(3) Si dovrebbe, inoltre, prestare attenzione ai requisiti per:
- le ispezioni successive;
- i trattamenti delle superfici;
- la manutenzione.
Per le regole dettagliate sulla fabbricazione e sull’esecuzione, vedere la Sezione 7.

6.2 Intersezioni per collegamenti bullonati, chiodati e saldati


(1)P Le membrature che convergono in un nodo devono essere normalmente posizionate
in modo che i loro assi baricentrici si intersechino in un punto.
(2)P Quando nelle intersezioni ci siano delle eccentricità, esse devono essere debita-
mente considerate, eccezion fatta per quei casi particolari dove sia stato dimostrato che
ciò non risulta necessario.

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6.3 Nodi caricati a taglio soggetti a vibrazioni e/o inversioni di carico
(1)P Quando un nodo soggetto a taglio è sottoposto ad urti o vibrazioni significative, si
devono utilizzare saldature oppure bulloni con dispositivi anti-allentamento, bulloni
pretesi, bulloni in fori calibrati, o altri tipi di bulloni che prevengano efficacemente lo scorri-
mento.
(2)P Quando in un nodo lo scorrimento non risulta accettabile, in quanto soggetto ad
inversioni della forza di taglio (o per qualsiasi altra ragione), si deve ricorrere all'impiego di
bulloni pretesi in un collegamento resistente ad attrito (categoria B o C, come appropriato,
vedere 6.5.3), a bulloni calibrati oppure alle saldature.
(3) Per le travature reticolari stabilizzanti e/o di controvento, possono, generalmente,
essere utilizzati bulloni in collegamenti resistenti (categoria A in 6.5.3).

6.4 Classificazione dei collegamenti

6.4.1 Generalità
(1) Un collegamento è definito come il sistema che unisce meccanicamente una data
membratura alla rimanente parte della struttura. Esso dovrebbe essere distinto dal nodo,
che di solito indica il sistema composto dal collegamento stesso più la corrispondente
zona di interazione tra le membrature collegate (vedere figura 6.1).
figura 6.1 Definizione tra "collegamento" e "nodo"
Legenda
1 Colonna
2 Trave
3 Nodo
4 Collegamento

Nodo saldato Nodo bullonato


Componenti: Componenti:
- Saldature - Saldature
- Piatto di estremità
- Bulloni
- Flangia della colonna

(2)P Le proprietà strutturali di tutti i collegamenti devono essere tali da corrispondere alle
ipotesi di progetto assunte nell’analisi della struttura e nel progetto delle membrature.
(3) Nel seguito i simboli "F" e "D" si riferiscono rispettivamente ad una forza generalizzata
(sforzo normale, taglio, momento flettente) ed alla corrispondente deformazione genera-
lizzata (allungamento, distorsione o rotazione). I pedici "e" ed "u" si riferiscono rispettiva-
mente allo stato limite elastico ed ultimo.

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(4) I collegamenti possono essere classificati in accordo alla loro capacità di ripristinare le
proprietà di comportamento (rigidezza, resistenza e duttilità) della membratura collegata.
Con riferimento al comportamento globale delle membrature collegate, vengono definite
due classi principali (figura 6.2):
- collegamenti a completo ripristino;
- collegamenti a parziale ripristino.
(5) Con riferimento alla singola proprietà di comportamento della membratura collegata, i
collegamenti possono essere classificati in base a [figure 6.2 b)-d)]:
- rigidezza;
- resistenza;
- duttilità.
(6) I tipi di collegamento dovrebbero risultare compatibili con le assunzioni di progetto
della membratura ed con il metodo di analisi globale.

6.4.2 Collegamenti a completo ripristino


(1) Essi sono progettati in maniera che le loro proprietà di comportamento risultino
sempre uguali o maggiori di quelle della membratura collegata, in termini di rigidezza
elastica, resistenza ultima e duttilità. La curva forza generalizzata - spostamento del colle-
gamento risulta sempre superiore rispetto a quella della membratura collegata.
(2) Nell’analisi strutturale, l’esistenza del collegamento può essere ignorata.

6.4.3 Collegamenti a parziale ripristino


(1) Le proprietà di comportamento del collegamento non eguagliano quelle della
membratura collegata, a causa della impossibilità di ripristinare la rigidezza elastica, la
resistenza ultima o la duttilità della membratura collegata. La curva forza generalizzata -
spostamento può, in parte, giacere al di sotto di quella relativa alla membratura collegata.
(2)P L’esistenza di tali collegamenti deve essere considerata nell’analisi strutturale.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 100


figura 6.2 a) - d): Classificazione dei collegamenti
Legenda
------ Membratura collegata
____ Limite di comportamento del collegamento
1 Regione a completo ripristino
2 Regione a parziale ripristino
3 Ripristino di rigidezza (rigido)
4 Non-ripristino di rigidezza (semi-rigido)
5 Completo ripristino di resistenza
6 Parziale ripristino di resistenza
7 Non-ripristino di duttilità (fragili)
8 Non-ripristino di duttilità (semi-duttili)
9 Ripristino di duttilità (duttili)
a) Classificazione in base al ripristino delle proprietà di comportamento della membratura
b) Classificazione in base alla rigidezza
c) Classificazione in base alla resistenza
d) Classificazione in base alla duttilità

6.4.4 Classificazione in base alla rigidezza


(1) Con riferimento alla rigidezza, i collegamenti possono essere classificati come
[figura 6.2 b)]:
- collegamenti che ripristinano la rigidezza (rigidi) (R1),
- collegamenti che non ripristinano la rigidezza (semirigidi) (R2);
a seconda che venga ripristinata o meno la rigidezza elastica della membratura collegata,
indipendentemente dalla resistenza e dalla duttilità.

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6.4.5 Classificazione in base alla resistenza
(1) Con riferimento alla resistenza, i collegamenti possono essere classificati come
[figura 6.2 c)]:
- collegamenti che ripristinano la resistenza (a completo ripristino di resistenza),
- collegamenti che non ripristinano la resistenza (a parziale ripristino di resistenza);
a seconda che venga ripristinata o meno la resistenza ultima della membratura collegata,
indipendentemente dalla rigidezza e dalla duttilità.

6.4.6 Classificazione in base alla duttilità


(1) Con riferimento alla duttilità, i collegamenti possono essere classificati come
[figura 6.2 d)]:
- collegamenti che ripristinano la duttilità (duttili),
- collegamenti che non ripristinano la duttilità (semi-duttili o fragili);
a seconda che la duttilità del collegamento sia rispettivamente maggiore o minore della
duttilità della membratura collegata, indipendentemente dalla rigidezza e dalla resistenza.
(2) I collegamenti duttili hanno una duttilità maggiore o uguale di quella della membratura
collegata; i limiti di deformazione del collegamento possono essere ignorati nella analisi
globale.
(3)P I collegamenti semi-duttili hanno una duttilità minore di quella della membratura
collegata, ma comunque maggiore di quella corrispondente alla sua deformazione al
limite elastico; i limiti di capacità di deformazione del collegamento devono essere tenuti
debitamente in considerazione in una analisi inelastica.
(4)P I collegamenti fragili hanno una duttilità minore di quella corrispondente alla deforma-
zione a limite elastico della membratura collegata; i limiti di capacità di deformazione del
collegamento devono essere tenuti debitamente in considerazione sia in una analisi
elastica che inelastica.

6.4.7 Requisiti generali di progetto per i collegamenti


(1) Le combinazioni delle principali proprietà di comportamento (rigidezza, resistenza e
duttilità) dei collegamenti danno luogo a numerose possibilità (figura 6.3).
Nel prospetto 6.1, esse sono mostrate con riferimento ai corrispondenti requisiti per i
metodi di analisi globale (vedere 5.2.1).

6.4.8 Requisiti per i collegamenti nelle strutture intelaiate

6.4.8.1 Generalità
(1) Con riferimento alla relazione momento-curvatura, i tipi di collegamenti adottati nelle
strutture intelaiate possono dividersi in:
- collegamenti nominalmente con perni;
- collegamenti incastro.

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figura 6.3 Principali tipi di collegamento
Legenda
------- Membratura collegata
____ Collegamento
1 A completo ripristino di resistenza, rigido, duttile con 1 A parziale ripristino di resistenza, rigido, duttile con
ripristino della resistenza elastica della membratura ripristino della resistenza elastica della membratura
2 A completo ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile 2 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
con ripristino della resistenza elastica della membratura con ripristino della resistenza elastica della
3 A completo ripristino di resistenza, rigido, duttile con membratura
ripristino della resistenza elastica della membratura 3 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
4 A completo ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile con ripristino della resistenza elastica della
senza ripristino della resistenza elastica della membratura
membratura 4 A parziale ripristino di resistenza, rigido, duttile senza
ripristino della resistenza elastica della membratura
5 A parziale ripristino di resistenza, semi-rigido, duttile
senza ripristino della resistenza elastica della
membratura

Lo stesso di sopra, ma semi-duttile Lo stesso di sopra, ma semi-duttile

Lo stesso di sopra, ma fragile Lo stesso di sopra, ma fragile

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(2) I tipi di collegamento dovrebbero risultare conformi al prospetto 6.1, in accordo con il
metodo di analisi globale (vedere 5.2.1) e con le ipotesi di progetto delle membrature
(appendice C).

6.4.8.2 Collegamenti nominalmente con perni


(1)P Un collegamento nominalmente con perni deve essere dimensionato in modo da
trasmettere le forze assiali e di taglio senza sviluppare momenti significativi, i quali
potrebbero risultare negativi per le membrature della struttura.
(2) I collegamenti nominalmente con perni dovrebbero essere in grado di trasmettere le
forze di progetto e di sviluppare le corrispondenti rotazioni.
(3) La capacità di rotazione di un collegamento nominalmente con perni dovrebbe essere
sufficiente a garantire la formazione di tutte le necessarie cerniere plastiche in corrispon-
denza dei carichi di progetto.
prospetto 6.1 Requisiti generali di progetto

Metodi di analisi globale Tipo di collegamento da considerarsi per Tipo di collegamento che può essere
(vedere 5.2.1) ignorato
ELASTICA Collegamenti semi-rigidi (a completo o Collegamenti a completo ripristino di
parziale ripristino di resistenza, duttile o resistenza
non duttile, con o senza ripristino della
resistenza elastica della membratura) Collegamenti rigidi (a completo o parziale
ripristino di resistenza, duttile o non duttile)
Collegamenti a parziale ripristino di con ripristino della resistenza elastica della
resistenza (rigido o semi-rigido, duttile o membratura
non-duttile) senza ripristino della resistenza
elastica della membratura Collegamenti a parziale ripristino di
resistenza (rigidi, duttili o non-duttili) con
ripristino della resistenza elastica della
membratura
PLASTICA Collegamenti a parziale ripristino di Collegamenti a completo ripristino
(rigido-plastica resistenza (rigido o semi-rigido, duttile o
elasto-plastica non-duttile) senza ripristino della resistenza Collegamenti a parziale ripristino di
plastica-nonlineare) elastica della membratura resistenza, duttili (rigidi o semi-rigidi) con
ripristino della resistenza elastica della
membratura

Collegamenti a totale ripristino di


resistenza
INCRUDENTE Collegamenti a parziale ripristino Collegamenti a completo ripristino
(rigido-incrudente
elasto-incrudente
genericamente inelastica)

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6.4.8.3 Collegamenti incastro
(1) I collegamenti incastro consentono la trasmissione di momento flettente tra le
membrature collegate, insieme alle forze assiali e di taglio. Essi possono essere classi-
ficati secondo la rigidezza e la resistenza, nel modo seguente (vedere 6.4.4 e 6.4.5):
- collegamenti rigidi;
- collegamenti semi-rigidi;
- collegamenti a completo ripristino di resistenza;
- collegamenti a parziale ripristino di resistenza.
(2)P Un collegamento rigido deve essere dimensionato in modo che la sua deformazione
abbia un’influenza trascurabile sulla distribuzione delle forze e dei momenti interni nella
struttura e sulla sua deformazione complessiva della struttura.
(3) Le deformazioni dei collegamenti rigidi dovrebbero essere tali da non ridurre la
resistenza della struttura di più del 5%.
(4) I collegamenti semirigidi dovrebbero comportare un grado di interazione tra le
membrature collegate prevedibile in base alle caratteristiche momento-rotazione di
progetto dei nodi.
(5) I collegamenti rigidi e semirigidi dovrebbero essere in grado di trasmettere le forze e i
momenti calcolati in progetto.
(6) La rigidezza dei collegamenti a completo e a parziale ripristino di resistenza dovrebbe
essere tale che, sotto i carichi di progetto, le rotazioni nelle cerniere plastiche necessarie
non eccedano le loro capacità di rotazione.
(7)P La capacità di rotazione di un collegamento a parziale ripristino di resistenza, in corri-
spondenza di una cerniera plastica, deve risultare non minore di quella necessaria a
garantire la formazione di tutte le cerniere plastiche occorrenti sotto i carichi di progetto.
(8) La capacità di rotazione di un collegamento può essere dimostrata sulla base
dell’evidenza sperimentale. La prova sperimentale non è richiesta quando si utilizzano
dettagli costruttivi che l’esperienza ha dimostrato essere adeguati in relazione allo
schema strutturale.

6.5 Collegamenti con bulloni, chiodi o perni

6.5.1 Posizionamento dei fori per bulloni e chiodi

6.5.1.1 Basi
(1)P La posizione dei fori per bulloni e chiodi deve essere tale da prevenire fenomeni di
corrosione e l’instabilità locale, nonché da facilitare l’installazione dei bulloni o dei chiodi.
(2)P La posizione dei fori deve risultare, inoltre, conforme ai limiti di validità delle regole
utilizzate per determinare le resistenze di progetto dei bulloni e dei chiodi.

6.5.1.2 Distanza dall’estremità


(1) La distanza e1 dal centro del foro di un dispositivo di giunzione al lembo estremo di
ciascuna parte, misurata nella direzione di applicazione del carico (vedere figura 6.4),
dovrebbe essere, generalmente, 2,0 d0. In situazioni estreme, essa non dovrebbe essere
minore di 1,2 d0, ammesso che la tensione di rifollamento venga ridotta conseguente-
mente, vedere 6.5.5 e 6.5.6, essendo d0 il diametro del foro, vedere 7.3.6.
(2) La distanza dall’estremità dovrebbe essere incrementata, se necessario, per
assicurare un’adeguata resistenza al rifollamento, vedere 6.5.5 e 6.5.6; una distanza
dall’estremità maggiore di 3,0 d0 non ha alcun effetto aggiuntivo sulla resistenza al rifolla-
mento.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 105


6.5.1.3 Distanza minima dal bordo
(1) La distanza dal bordo e2, dal centro del foro di un dispositivo di giunzione al bordo
adiacente di ciascuna parte, misurata perpendicolarmente alla direzione di applicazione
del carico (vedere figura 6.4), dovrebbe essere, generalmente, non minore di 1,5 d0.
(2) In situazioni estreme, la distanza dal bordo può essere ridotta a non meno di 1,2 d0,
ammesso che la resistenza di progetto a rifollamento venga ridotta conseguentemente,
vedere 6.5.5 e 6.5.6.

6.5.1.4 Distanze massime dall’estremità e dal bordo


(1) Qualora le membrature siano esposte alle intemperie o ad altre azioni corrosive, la
distanza massima dei fori dall’estremità e dal bordo non dovrebbe essere maggiore di
40 mm + 4 t, essendo t lo spessore del più sottile elemento esterno collegato.
(2) Negli altri casi, la distanza dall’estremità o dal bordo non dovrebbe eccedere il
maggiore tra il valore corrispondente a 12 t e 150 mm.
(3) La distanza dal bordo non dovrebbe inoltre eccedere il valore massimo per soddisfare
i requisiti relativi all’instabilità locale di un elemento sporgente. Tale requisito non si
applica ai dispositivi di giunzione che interconnettono elementi di membrature tesi. Tale
requisito non interessa la distanza dall’estremità.
figura 6.4 Simboli per la spaziatura dei dispositivi di giunzione

6.5.1.5 Interasse minimo


(1) L’interasse p1 tra i centri dei fori dei dispositivi di giunzione, nella direzione di applica-
zione del carico (vedere figura 6.4), dovrebbe essere, generalmente, pari a 2,5 d0, in
situazioni estreme non minore di 2,2 d0, sempre che venga conseguentemente ridotta la
tensione di rifollamento, vedere 6.5.5 e 6.5.6. Tale interasse dovrebbe essere incre-
mentato, se necessario, per assicurare un’adeguata resistenza al rifollamento,
vedere 6.5.5 e 6.5.6.
(2) L’interasse p2 tra le file dei dispositivi di giunzione, misurato perpendicolarmente alla
direzione di applicazione del carico (vedere figura 6.4), dovrebbe essere, generalmente,
pari a 3,0 d0. Tale interasse può essere ridotto a 2,4 d0, sempre che venga conseguente-
mente ridotta la tensione di rifollamento di progetto, vedere 6.5.5 e 6.5.6.

6.5.1.6 Interasse massimo per elementi compressi


(1) L’interasse p1 dei dispositivi di giunzione in ciascuna fila e la spaziatura p2 tra le file dei
dispositivi di giunzione non dovrebbero essere maggiori del minore tra il valore corrispon-
dente a 14 t e 200 mm. Le file adiacenti dei dispositivi di giunzione possono essere
sfalsate simmetricamente, vedere figura 6.5.
(2) La distanza tra i centri dei dispositivi di giunzione non dovrebbe inoltre eccedere il
valore massimo per soddisfare i requisiti relativi all’instabilità locale per un elemento
interno, vedere 5.4.5.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 106


figura 6.5 Spaziatura sfalsata - compressione

6.5.1.7 Interasse massimo per elementi tesi


(1) Per gli elementi tesi, l’interasse p1 tra i centri dei dispositivi di giunzione nelle file
interne può avere valore doppio rispetto a quello indicato in 6.5.1.6(1) per gli elementi
compressi, ammesso che l’interasse p1,0 nella fila più esterna lungo ciascun bordo non
ecceda il valore indicato in 6.5.1.6(1), vedere figura 6.6.
(2) Nel caso di elementi non esposti agli agenti corrosivi, entrambi tali valori possono
essere moltiplicati per 1,5.
figura 6.6 Spaziatura in elementi tesi

6.5.1.8 Fori asolati


(1) Non è raccomandabile l'uso di fori asolati.

6.5.2 Detrazioni per l’area dei fori dei dispositivi di giunzione

6.5.2.1 Generalità
Per le regole dettagliate relative al progetto delle membrature con fori, vedere 5.6.2.2.

6.5.2.2 Resistenza di progetto a rottura per taglio


(1)P Il meccanismo di collasso della rottura a taglio in prossimità di un gruppo di fori (block
shear) in corrispondenza di una serie di fori per dispositivi di giunzione in prossimità
dell’estremità dell’anima di una trave o di una squadretta oppure di collegamenti con
comportamento similare, vedere figura 6.7, deve essere prevenuto mediante

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 107


un’opportuna spaziatura dei fori. Questo tipo di collasso consiste generalmente in una
rottura per trazione lungo la linea orizzontale dei fori, sulla superficie soggetta a trazione
del gruppo di fori dei dispositivi di giunzione, accompagnata dallo snervamento per taglio
della sezione trasversale lorda in corrispondenza della fila verticale di fori dei dispositivi di
giunzione, lungo la superficie sollecitata a taglio dello stesso gruppo di fori, vedere
figura 6.7.
figura 6.7 Rottura a taglio in prossimità di un gruppo di fori (block-shear) - area efficace a taglio

(2) Il valore di progetto della resistenza efficace a rottura per il meccanismo tipo della
rottura a taglio in prossimità di un gruppo di fori (block shear) Veff,Rd o Neff,Rd dovrebbe
essere determinata con la seguente relazione:

V eff,Rd = ( f o ⁄ 3 )A v,eff ⁄ γ M1 (6.1)


dove:
Av,eff è l’area efficace a taglio.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 108


(3) L’area efficace a taglio Av,eff dovrebbe essere determinata come segue:
Av,eff = t Lv,eff (6.2)
dove:
Lv,eff = Lv + L1 + L2 ma Lv,eff ≤ L3 (6.3)
in cui
L1 = a1 ma L1 ≤ 5d (6.4)
L2 = (a2 - k d0,t) (fu/fO) (6.5)
e
L3 = Lv + a1 + a3 ma L3 ≤ (Lv + a1 + a3 - nd0,v) (fu/fO) (6.6)
dove:
a1, a2, a3 e Lv sono indicati nella figura 6.7;
d è il diametro nominale dei dispositivi di giunzione;
d0,t è la larghezza della superficie del foro soggetta a trazione, in genere il
suo diametro;
d0,v è la larghezza della superficie del foro soggetta a taglio, in genere il suo
diametro;
n è il numero dei fori dei dispositivi di giunzione nella superficie soggetta a
taglio;
t è lo spessore dell’anima o della squadretta;
k è un coefficiente i cui valori sono i seguenti:
- per una fila di bulloni: k = 0,5;
- per due file di bulloni: k = 2,5.

6.5.2.3 Angolari ed angolari con bulbi


(1)P Nel caso di elementi non simmetrici o non collegati simmetricamente, quali per
esempio gli angolari o angolari con bulbi, per la determinazione della resistenza di
progetto si devono considerare l’eccentricità dei dispositivi di giunzione nei collegamenti
di estremità e gli effetti della spaziatura e delle distanze dei bulloni dal bordo.
(2) Gli angolari e gli angolari con bulbi collegati mediante una singola fila di bulloni, vedere
figura 6.8, possono essere trattati come caricati concentricamente e la resistenza ultima
di progetto della sezione netta può essere determinata come segue:
figura 6.8 Collegamenti di angolari con bulbi (comprende anche gli angolari senza bulbi)

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2A 1 f u
con 1 bullone: N u,Rd = --------------
- (6.7)
γ M2
β 2 A Net f u
con 2 bulloni: N u,Rd = ----------------------
- (6.8)
γ M2
β 3 A Net f u
con 3 bulloni: N u,Rd = ----------------------
- (6.9)
γ M2
dove:
β2 e β3 sono fattori riduttivi dipendenti dal passo p1 secondo quanto indicato nel
prospetto 6.2. Per valori intermedi di p1, il valore di β può essere determinato
mediante interpolazione lineare.
Anet è l’area netta dell’angolare. Per un angolare a lati diseguali collegato attraverso
l’ala più piccola, Anet dovrebbe essere assunta uguale all’area netta di un angolare
a lati uguali equivalente avente dimensione dell’ala pari a quella dell’ala minore.
(3) La resistenza di progetto alla instabilità di un elemento compresso, vedere 5.8, dovrebbe
essere basata sull’area della sezione trasversale lorda, ma non dovrebbe essere assunta
maggiore della resistenza di progetto della sezione trasversale indicata in (2).
prospetto 6.2 Fattori di riduzione β2 e β3

Passo p1 ≤ 2,5 d0 ≥ 5,0 d0


β2 per due bulloni 0,4 0,7
β3 per tre o più bulloni 0,5 0,7

6.5.3 Categorie di collegamenti bullonati

6.5.3.1 Collegamenti sollecitati a taglio


(1)P Il progetto di un collegamento bullonato sollecitato a taglio deve risultare conforme
ad una delle seguenti categorie (vedere prospetto 6.3).
prospetto 6.3 Categorie di collegamenti bullonati

Collegamenti sollecitati a taglio


Categoria Criterio Note
A Fv,Ed ≤ Fv,Rd Non è richiesta pretensione.
Resistenti a taglio Fv,Ed ≤ Fb,Rd Tutte le classi da 4.6 a 10.9.
B Fv,Ed,ser ≤ Fs,Rd,ser Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Resistenti ad attrito allo stato limite di Fv,Ed ≤ Fs,Rd Assenza di scorrimento allo stato
esercizio Fv,Ed ≤ Fb,Rd limite di esercizio.
C Fv,Ed ≤ Fs,Rd Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Resistenti ad attrito allo stato limite Fv,Ed ≤ Fb,Rd Assenza di scorrimento allo stato
ultimo limite ultimo.
Collegamenti sollecitati a trazione
Categoria Criterio Note
D Ft,Ed ≤ Ft,Rd Non è richiesta pretensione.
Non pretesi Tutte le classi da 4.6 a 10.9.
E Ft,Ed ≤ Ft,Rd Bulloni ad alta resistenza pretesi.
Pretesi
Simbologia Fv,Ed Forza di progetto a taglio di un bullone allo stato limite ultimo;
Fv,Rd Resistenza di progetto a taglio di un bullone;
Fs,Rd Resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone allo stato limite ultimo;
Fv,Ed,ser Forza di progetto a taglio di un bullone allo stato limite di esercizio;
Fs,Rd,ser Resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone allo stato limite di esercizio;
Fb,Rd Resistenza di progetto a rifollamento di un bullone;
Ft,Ed Forza di progetto a trazione di un bullone allo stato limite ultimo;
Ft,Rd Resistenza di progetto a trazione di un bullone.

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(2) P Categoria A: collegamenti a taglio
In questa categoria si devono impiegare bulloni di acciaio protetti (di tipo ordinario o ad
alta resistenza) o bulloni di acciaio inossidabile oppure bulloni di alluminio o chiodi di
alluminio. Non sono richieste pretensione né prescrizioni particolari per le superfici di
contatto. Il valore della forza di progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare
maggiore della resistenza di progetto a taglio o della resistenza di progetto a rifollamento
indicata in 6.5.5.
(3)P Categoria B: collegamenti resistenti ad attrito allo stato limite di esercizio
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi mediante
coppia di serraggio controllata in conformità alla norma di riferimento 8 della
ENV 1993-1-1:1992. Non si deve verificare scorrimento allo stato limite di esercizio. La
combinazione delle azioni da considerare deve essere selezionata fra quelle indicate in
2.3.4, in relazione alle condizioni di carico per le quali è richiesta la resistenza allo scorri-
mento. La forza di progetto a taglio allo stato limite di esercizio non dovrebbe risultare
maggiore della resistenza di progetto allo scorrimento, indicata in 6.5.9. La forza di
progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare maggiore della resistenza di
progetto a taglio, né della resistenza di progetto a rifollamento, indicata in 6.5.5.
(4)P Categoria C: collegamenti resistenti ad attrito allo stato limite ultimo
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi mediante
coppia di serraggio controllata in conformità alla norma di riferimento" 8 della
ENV 1993-1-1:1992. Non si deve verificare scorrimento in corrispondenza dello stato
limite ultimo. La forza di progetto a taglio allo stato limite ultimo non deve risultare
maggiore della resistenza di progetto allo scorrimento, indicata in 6.5.9, né della
resistenza di progetto a rifollamento indicata in 6.5.5.
Inoltre, allo stato limite ultimo, la resistenza plastica di progetto della sezione netta in
corrispondenza dei fori per i bulloni Nnet,Rd (vedere 5.7.3) si deve assumere pari a:
Nnet,Rd = AnetfO/γM1 (6.10)

6.5.3.2 Collegamenti sollecitati a trazione


(1)P Il progetto di un collegamento bullonato sollecitato a trazione deve risultare conforme
ad una delle seguenti categorie, vedere prospetto 6.3.
(2)P Categoria D: collegamenti con bulloni non pretesi
In questa categoria si devono impiegare bulloni ordinari di classe 4.6 e 5.6 (realizzati con
acciai a basso contenuto di carbonio) o bulloni ad alta resistenza di classe 8.8 e 10.9 o
bulloni di alluminio oppure bulloni di acciaio inossidabile. Non è richiesta pretensione.
Questa categoria non deve essere adottata qualora i collegamenti siano frequentemente
soggetti a variazioni della forza di trazione. Tuttavia, essa può essere impiegata per colle-
gamenti calcolati per resistere agli ordinari carichi da vento.
(3)P Categoria E: collegamenti con bulloni ad alta resistenza pretesi
In questa categoria si devono impiegare bulloni ad alta resistenza pretesi con coppia di
serraggio controllata in conformità alla norma di riferimento 8 della ENV 1993-1-1:1992.
Tale pretensione migliora la resistenza a fatica. Comunque, l’entità del miglioramento
dipende dal dettaglio costruttivo e dalle tolleranze.
(4) Per i collegamenti sollecitati a trazione di ambedue le categorie D ed E non è richiesto
alcun trattamento particolare delle superfici di contatto, ad eccezione dei collegamenti di
categoria E soggetti contemporaneamente a trazione e a taglio (combinazioni E-B o E-C).

6.5.4 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione


(1)P La distribuzione delle forze interne tra i dispositivi di giunzione dovuta al momento
flettente allo stato limite ultimo deve essere proporzionale alla distanza dal centro di
rotazione, mentre la distribuzione della forza di taglio deve essere di tipo uniforme, vedere
figura 6.9 (a), nei seguenti casi:
- collegamenti resistenti ad attrito di categoria C
- altri collegamenti a taglio in cui la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd di un dispositivo
di giunzione risulta minore della resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd.

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(2) Negli altri casi, la distribuzione delle forze interne tra i dispositivi di giunzione dovuta al
momento flettente allo stato limite ultimo si può assumere corrispondente a quella
plastica, mentre quella dovuta alla forza di taglio si può assumere di tipo uniforme, vedere
figura 6.9 (b).
(3) In un nodo a sovrapposizione, si dovrebbe assumere per ciascun dispositivo di
giunzione la stessa resistenza a rifollamento in ogni direzione per ciascun dispositivo di
giunzione, fino ad una lunghezza massima L = 15 d, dove d é il diametro nominale del
bullone o del chiodo. Per L > 15 d, vedere 6.5.10.
figura 6.9 Distribuzione delle forze tra i dispositivi di giunzione a) distribuzione delle forze di tipo elastico,
b) distribuzione delle forze di tipo plastico

(a) Distribuzione proporzionale alla distanza dal (b) Possibile distribuzione plastica con un dispo-
centro di rotazione sitivo di giunzione resistente a taglio VEd e
quattro resistenti a momento ME
M Ed
F v,Ed = M Ed
----------
V Ed
- +  ---------
- (6.11) F v,Ed = ----------
- (6.12)
 5p   5  6p

6.5.5 Resistenze di progetto dei bulloni


(1)P Le resistenze di progetto fornite nel presente punto si applicano ai bulloni di comune
fabbricazione, con classi di resistenza 4.6, 5.6, 8.8 e 10.9, oppure ai bulloni di alluminio o
ai bulloni di acciaio inossidabile, che siano conformi ai prEN o EN pertinenti, vedere
appendice B della ENV 1993-1-1:1992. Anche dadi e rondelle devono essere conformi ai
prEN o EN pertinenti e devono possedere le corrispondenti resistenze ivi specificate.
(2)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a taglio Fv,Ed su un bullone non deve
eccedere il minore valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd;
- la resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd.
entrambe valutate così come indicato nel prospetto 6.4.
(3)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a trazione Ft,Ed ,comprendente una
qualsiasi altra azione dovuta all’effetto leva, non deve eccedere la resistenza di progetto
a trazione Bt,Rd dell’assemblaggio bullone-piatto.

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(4)P La resistenza di progetto a trazione Bt,Rd dell’assemblaggio bullone-piatto si deve
assumere pari al minore valore tra quelli corrispondenti alla resistenza di progetto a
trazione del bullone Ft,Rd, indicata nel prospetto 6.4, e la resistenza di progetto a punzo-
namento della testa del bullone e del dado, Bp,Rd ottenuta dall’equazione:
Bp,Rd = 0,6 π dmtpf0/γMb (6.19)
dove:
p è la distanza tra i centri dei fori dei bulloni;
tp è lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado;
dm è il minore tra il valore medio della distanza misurata fra i punti di spigolo e fra le
parti piane della testa del bullone oppure del dado;
f0 è la resistenza caratteristica del materiale costituente la membratura.
prospetto 6.4 Resistenza di progetto dei bulloni

Resistenza a taglio per ciascun piano di taglio:


- per classi di resistenza minori della 10.9
0,6f ub A
F v,Rd = --------------------
- (6.13)
γ Mb
- per la classe di resistenza 10.9, bulloni di acciaio inossidabile e di alluminio
0,5f ub A
F v,Rd = --------------------
- (6.14)
γ Mb
A = AS, se il piano di taglio passa attraverso la porzione filettata del bullone
A = A, se il piano di taglio passa attraverso la porzione non filettata del bullone
fub = resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente il bullone
Resistenza a rifollamento:
2,5 α f u dt
F b,Rd = -----------------------
- (6.15)
γ Mb
dove α è il minore tra:
e 1 p 1 1 f ub
- ; ---------- – --- ; -------- oppure 1,0
--------- (6.16)
3d 0 3d 0 4 f u
fu è la resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente le parti collegate
Resistenza a trazione:
0,9f ub A S
F t,Rd = -----------------------
- per bulloni di acciaio (6.17)
γ Mb

0,6f ub A S
F t,Rd = -----------------------
- per bulloni di alluminio (6.18)
γ Mb

A è l’area della sezione lorda del gambo del bullone;


AS è l’area sollecitata a trazione del bullone;
d è il diametro del bullone;
d0 è il diametro del foro;
e1, p1 vedere figura 6.4.

(5)P I bulloni soggetti alla combinazione di taglio e trazione devono, inoltre, soddisfare il
seguente requisito:
F v,Ed F t,Ed
- + --------------------- ≤ 1,0
------------ (6.20)
F v,Rd 1,4F t,Rd
(6)P Le resistenze di progetto a trazione ed a taglio attraverso la porzione filettata, speci-
ficate nel prospetto 6.4, sono limitate ai bulloni realizzati in conformità ai prEN o EN perti-
nenti, vedere appendice B (normativa) della ENV 1993-1-1:1992. Per altri tipi aventi filet-
tature ottenute per asportazione di truciolo, quali bulloni di ancoraggio o tiranti fabbricati
da barre tonde di acciaio dove le filettature siano ottenute per asportazione di truciolo dal
costruttore e non da un produttore di bulloneria specializzato, i relativi valori riportati nel
prospetto 6.4, come quello dell’area soggetta a trazione AS, devono essere ridotti attra-
verso un fattore pari a 0,85.

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(7) I valori della resistenza di progetto a taglio Fv,Rd forniti nel prospetto 6.4 si applicano
solo quando i bulloni siano impiegati in fori con tolleranze nominali non maggiori di quelle
specificate in 7.5.2(1) per i fori normalizzati.
(8) I bulloni M12 e M14 possono anche essere usati in fori con tolleranze di 2 mm,
ammesso che:
- per i bulloni di classe 10.9, la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd sia assunta pari a
0,85 volte il valore indicato nel prospetto 6.4;
- la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd (ridotta eventualmente come sopra indicato)
risulti non minore della resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd.
(9)P I valori della resistenza di progetto a rifollamento forniti nel prospetto 6.4 si devono
applicare solo quando la distanza dal bordo e2 sia non minore di 1,5 d0 e l’interasse p2,
misurato in direzione perpendicolare a quella di applicazione del carico, sia almeno pari
a 3,0 d0.
(10)P Se e2 viene ridotto a 1,2 d0 e/o p2 viene ridotto a 2,4 d0, la resistenza a rifollamento
Fb,Rd deve essere ridotta a 2/3 del valore fornito nel prospetto 6.4. Per valori intermedi 1,2
d0 ≤ e2 ≤ 1,5 d0 e/o 2,4 d0 ≤ p2 ≤ 3,0 d0, il valore di Fb,Rd può essere determinato mediante
interpolazione lineare.
(11) Per i bulloni impiegati in fori con tolleranze normalizzate (vedere 7.3.6), valori conser-
vativi della resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd, basati sul diametro del bullone d,
possono essere ottenuti dal prospetto 6.4.

6.5.6 Resistenze di progetto dei chiodi


(1)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto a taglio Fv,Ed su di un chiodo non deve
eccedere il minore valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd,
- la resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd;
entrambe valutate così come indicato nel prospetto 6.5.
(2)P I collegamenti chiodati devono essere progettati per trasferire forze di taglio e di rifol-
lamento. È sconsigliata la tensione nei chiodi di alluminio.
(3)P I chiodi soggetti alla combinazione di taglio e trazione devono, inoltre, soddisfare la
seguente relazione:
F v,Ed F t,Ed
- + --------------------- ≤ 1,0
------------ (6.21)
F v,Rd 1,4F t,Rd

(4)P I valori della resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd forniti nel prospetto 6.5 devono
essere applicati solo quando la distanza dal bordo e2 sia non minore di 1,5 d0 e l’interasse
p2, misurato nella direzione perpendicolare a quella di applicazione del carico, sia almeno
pari a 3,0 d0.
(5)P Per valori minori di e2 e/o di p2 deve essere applicata a Fb,Rd la stessa riduzione
indicata in 6.5.5(10) per i bulloni.
(6) Come regola generale, la lunghezza di presa di un chiodo non dovrebbe eccedere
4,5 d per chiodature realizzate a martello e 6,5 d per chiodature realizzate alla pressa.

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prospetto 6.5 Resistenze di progetto dei chiodi di alluminio

Resistenza a taglio per ciascun piano di taglio:


0,6f ur A
F v,Rd = -------------------
- (6.22)
γ Mr

Resistenza a rifollamento:
2,5 α f u d 0 t
F b,Rd = ---------------------------
- (6.23)
γ Mr
dove α è il minore tra:
e 1 p 1 1 f ur
- ; ---------- – --- ; ------- oppure 1,0
--------- (6.24)
3d 0 3d 0 4 f u
fu è la resistenza caratteristica ultima a trazione del materiale costituente le parti collegate
Resistenza a trazione.
Non raccomandabile.
A è l’area del foro del chiodo;
d0 è il diametro del foro del chiodo;
fur è la resistenza specificata allo stato limite ultimo del chiodo;
e1, p1 vedere figura 6.4.

6.5.7 Bulloni e chiodi a testa svasata


(1)P La resistenza di progetto a trazione Ft,Rd di un bullone a testa svasata deve essere
assunta pari a 0,7 volte la resistenza di progetto a trazione indicata rispettivamente nel
prospetto 6.4. o 6.5.
(2)P L’angolo e la profondità della svasatura devono essere conformi alla testa del bullone
a testa svasata, altrimenti la resistenza a trazione deve essere conseguentemente
modificata.
(3)P La resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd di un bullone o chiodo a testa svasata
deve essere calcolata come specificato rispettivamente in 6.5.5 o 6.5.6, deducendo la
metà della profondità della svasatura dallo spessore t delle parti collegate.

6.5.8 Chiodi cavi e chiodi con mandrini


(1)P La resistenza di progetto dei chiodi cavi e dei chiodi con mandrini deve essere deter-
minata attraverso prove.

6.5.9 Bulloni ad alta resistenza in collegamenti resistenti ad attrito

6.5.9.1 Generalità
(1) Il progetto può essere basato su calcoli nel caso di nodi per i quali la resistenza del
materiale delle parti collegate risulti maggiore di 200 N/mm2. Negli altri casi, la resistenza
dei nodi nei quali si utilizzino bulloni ad alta resistenza di qualsiasi classe dovrebbe
essere comprovata su base sperimentale. Nelle strutture di alluminio non si può ignorare
la riduzione della pretensione dei bulloni per effetto degli sforzi di trazione negli elementi
collegati.
(2) Non si può ignorare l’effetto delle forti variazioni di temperatura e/o delle elevate
lunghezze di presa che possono causare la riduzione o l’incremento della resistenza ad
attrito a causa dell’espansione termica differenziale tra l’alluminio e il bullone di acciaio.

6.5.9.2 Stato limite ultimo


(1)P È possibile assumere la resistenza ad attrito quale stato limite sia di esercizio che
ultimo, vedere 6.5.3.1, ma, allo stato limite ultimo la sollecitazione di progetto a taglio Fv,Ed
su di un bullone ad alta resistenza non deve risultare maggiore del più piccolo valore tra:
- la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd;
- la resistenza di progetto a rifollamento Fb,Rd;
- la resistenza a trazione, compressione o flessione della membratura nella sezione
trasversale netta ed in quella lorda.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 115


6.5.9.3 Resistenza allo scorrimento/Resistenza a taglio
(1)P La resistenza di progetto allo scorrimento di un bullone ad alta resistenza preteso
deve essere assunta pari a:

F s,Rd = --------- F p,Cd (6.25)
γ Ms
dove:
Fp,Cd è la forza di pretensione di progetto, definita in 6.5.9.4;
µ è il coefficiente di attrito, vedere 6.5.9.5;
n è il numero delle superfici di scorrimento.
(2)P Per bulloni disposti in fori aventi tolleranze ordinarie, il coefficiente parziale di
sicurezza per la resistenza allo scorrimento γMs deve essere assunto pari a:
γMs,ult = 1,25 per lo stato limite ultimo,
γMs,ser = 1,10 per lo stato limite di esercizio.
Se il coefficiente di attrito µ è determinato sulla base di prove condotte conformemente
all’appendice A, il coefficiente parziale di sicurezza allo stato limite ultimo può essere
ridotto di 0,1.
(3) Nelle strutture di alluminio, i fori asolati ed i fori maggiorati non sono ricorrenti e non
vengono contemplati nei presenti punti.

6.5.9.4 Pretensione
(1)P Per bulloni ad alta resistenza conformi ai prEN o EN pertinenti, aventi coppia di
serraggio controllata in conformità alla sezione 7, la forza di progetto di pretensione Fp,Cd
da usarsi nei calcoli di progetto deve essere la seguente:
Fp,Cd = 0,65 fub AS per i bulloni di classe 8.8 (6.26a)
Fp,Cd = 0,7 fub AS per i bulloni di classe 10.9 (6.26b)
(2)P Qualora siano impiegati altri tipi di bulloni pretesi o altri tipi di dispositivi di giunzione
pretesi la forza di progetto di pretensione Fp,Cd deve essere concordata fra il cliente, il
progettista e le competenti autorità.

6.5.9.5 Coefficiente di attrito


(1) Il valore di progetto del coefficiente di attrito µ dipende dalla classe specificata del
trattamento superficiale. Il valore del coefficiente µ nel caso di trattamenti ordinari di palli-
natura dolce, N10a vedere ISO 468/1302, in assenza di trattamenti di protezione superfi-
ciale, dovrebbe essere ricavato dal prospetto 6.6.
prospetto 6.6 Coefficiente di attrito per superfici trattate

Spessore totale del giunto Coefficiente di attrito


mm µ
12 ≤ ∑t < 18 0,27
18 ≤ ∑t < 24 0,33
24 ≤ ∑t < 30 0,37
30 ≤ ∑t 0,40

L’esperienza mostra che i trattamenti di protezione superficiale applicati prima della palli-
natura danno luogo a coefficiente di attrito più bassi.
(2) I calcoli per ogni altro tipo di trattamento superficiale o l’adozione di coefficienti di
attrito maggiori si devono basare su provini rappresentativi delle superfici impiegate nella
struttura, secondo la procedura definita nell’appendice A.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 116


6.5.9.6 Combinazione di trazione e taglio
(1)P Qualora un collegamento resistente ad attrito sia sottoposto ad una forza di trazione
Ft, applicata contemporaneamente ad una forza di taglio Fv, che tende a produrre scorri-
mento, la resistenza allo scorrimento di un bullone deve essere assunta nel seguente
modo:
Categoria B: collegamento resistente ad attrito allo stato limite di esercizio
n µ ( F p,Cd – 0,8F t,Ed,ser )
F s,Rd,ser = ----------------------------------------------------------
- (6.27)
γ Ms,ser
Categoria C: collegamento resistente ad attrito allo stato limite ultimo
n µ ( F p,Cd – 0,8F t,Ed )
F s,Rd = ---------------------------------------------------
- (6.28)
γ Ms,ult

6.5.10 Forze dovute all’effetto leva


(1)P Qualora i dispositivi di giunzione debbano sopportare una forza applicata di trazione,
essi devono essere dimensionati in modo da resistere anche alla forza addizionale indotta
dall’effetto leva, nei casi in cui tale forza si sviluppi, vedere figura 6.10.
figura 6.10 Forze indotte dall’effetto leva

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 117


(2) Le forze indotte dall’effetto leva sono funzione della rigidezza relativa e delle propor-
zioni geometriche delle parti costituenti il collegamento, vedere figura 6.11.
figura 6.11 Effetto dei dettagli costruttivi sulle forze indotte dall’effetto leva
Legenda
1 Forza per effetto leva ridotta
2 Piastra di estremità di elevato spessore
3 Forza per effetto leva elevata
4 Piastra di estremità di ridotto spessore

(3) Qualora nel progetto delle parti si tenga conto dell’effetto vantaggioso derivante dalla
forza indotta dall’effetto leva, tale forza dovrebbe essere determinata con un’analisi
idonea.

6.5.11 Giunti a sviluppo longitudinale


(1)P Nei casi in cui la distanza Lj tra i centri dei dispositivi di giunzione terminali di un
giunto, misurata nella direzione di applicazione del carico (vedere figura 6.12), sia
maggiore di 15 d, dove d è il diametro nominale dei bulloni o dei chiodi, la resistenza di
progetto a taglio Fv,Rd di tutti i dispositivi di giunzione calcolata come specificato in 6.5.5 o
6.5.6, a seconda del caso pertinente, deve essere ridotta attraverso un fattore riduttivo βLf,
dato da:
L j – 15d
β Lf = 1 – --------------------
- (6.29)
200d
ma con 0,75 ≤ βLf ≤ 1,0.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 118


figura 6.12 Giunti a sviluppo longitudinale

(2) Questa regola non si applica nei casi in cui si abbia una distribuzione uniforme della
forza trasmessa su tutta la lunghezza del giunto, per esempio nel caso di trasferimento
della forza di taglio dall’anima di una sezione alla flangia.

6.5.12 Giunti a singola sovrapposizione con un unico dispositivo di giunzione


(1)P Nei giunti formati dalla singola sovrapposizione di piatti e con un unico dispositivo di
giunzione, vedere figura 6.13, il bullone deve essere provvisto di rondella sia sotto la testa
che sotto il dado, per evitare il meccanismo collasso per estrazione del bullone. Nei giunti
a singola sovrapposizione, si dovrebbe evitare l’utilizzo di chiodi singoli.
(2)P La resistenza a rifollamento Fb,Rd determinata secondo quanto indicato in 6.5.5 deve
essere limitata a:
Fb,Rd ≤ 1,5 fu d t/γMb (6.30)

figura 6.13 Giunto a singola sovrapposizione con un unico bullone

(3) Nel caso di bulloni ad alta resistenza, di classe 8.8 o 10.9, per i giunti a singola sovrap-
posizione di piatti aventi un unico bullone, si dovrebbe ricorrere all’impiego di adeguate
rondelle, anche in assenza di pretensione dei bulloni.

6.5.13 Dispositivi di giunzione attraverso imbottiture


(1)P Qualora bulloni o chiodi trasmettano forze di taglio e le pressioni di contatto
riguardino imbottiture di spessore totale tp maggiore di un terzo del diametro nominale d,
la resistenza di progetto a taglio Fv,Rd calcolata come specificato in 6.5.5 o 6.5.6, a
seconda del caso pertinente, deve essere ridotta attraverso un fattore riduttivo βp dato da:
9d
β p = ---------------------- ma βp ≤ 1,0 (6.31)
8d + 3t p

(2) Per i collegamenti a taglio doppi con piatti di imbottitura disposti su entrambi i lati del
giunto, tp dovrebbe essere assunto pari al maggiore degli spessori delle imbottiture.
(3) I dispositivi di giunzione addizionali richiesti in conseguenza dell’introduzione del
coefficiente riduttivo βp, si possono disporre estendendo l’imbottitura.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 119


6.5.14 Collegamenti con perni

6.5.14.1 Scopo e campo di applicazione


(1) Il presente punto si applica ai collegamenti con perni in cui sia richiesta la libera
rotazione. Collegamenti con perni per i quali non é richiesta rotazione possono essere
calcolati come collegamenti dotati di un singolo bullone, vedere 6.5.5 e 6.5.9.
I perni non possono essere caricati da solo taglio, quindi uno degli elementi da collegarsi
dovrebbe avere un’estremità con forma a pettine o a cavallotto. Il sistema di bloccaggio
del perno, per esempio con molle a scatto, dovrebbe essere progettato per sopportare un
carico laterale pari al 10% della forza totale di taglio del perno.

6.5.14.2 Piastre e fori per i perni


(1)P La geometria delle piastre dei collegamenti con perni deve essere conforme ai
requisiti dimensionali.
(2)P Allo stato limite ultimo la forza di progetto NRd nella piastra non deve eccedere la
resistenza di progetto a rifollamento indicata nel prospetto 6.7.
(3)P Le piastre dei perni predisposte per incrementare l’area netta di una membratura o
per aumentare la resistenza a rifollamento di un perno devono essere in grado di
trasmettere la forza di progetto dal perno alla membratura e devono essere disposte in
modo da evitare ogni eccentricità.

6.5.14.3 Calcolo dei perni


(1) I momenti flettenti in un perno dovrebbero essere calcolati nel modo indicato nella
figura 6.14.
(2)P Allo stato limite ultimo le forze ed i momenti di progetto in un perno non devono
eccedere le relative resistenze di progetto fornite nel prospetto 6.7.
prospetto 6.7 Resistenze di progetto per collegamenti con perni

Criterio Resistenza
Taglio nel perno Fv,Rd = 0,6 A fup/γMp
Flessione nel perno MRd = 0,8 Wel fup/γMp
Combinazione di taglio e flessione nel perno [MEd /MRd ]2 + [Fv,Ed /Fv,Rd ]2 ≤ 1,0
Rifollamento della piastra e del perno Fb,Rd = 1,5 t d f0/γMp

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figura 6.14 Momento flettente in un perno

(6.32)

6.6 Collegamenti saldati

6.6.1 Generalità
(1) Nel progetto dei nodi saldati dovrebbero essere considerate sia la resistenza delle
saldature che la resistenza delle zone termicamente alterate (HAZ).
(2)P Le istruzioni di progetto specificate nel seguito si devono applicare nei casi di:
- procedura di saldatura MIG, per tutti gli spessori, procedura di saldatura TIG, solo per
spessori di materiale fino a t = 6 mm, e per le riparazioni;
- saldatore e procedura di saldatura approvati in accordo con i requisiti di qualificazione
specificati, per esempio livello di qualità normale, vedere 7.5;
- combinazioni di metallo di base e di apporto specificate in 3.3.4;
- strutture soggette a carichi prevalentemente statici.
(3)P Nel caso di elementi strutturali, qualora le condizioni suddette non siano soddisfatte,
devono essere preparati mediante saldatura e sottoposti a prova appositi provini,
vedere 7.5.
(4)P Se per elementi parzialmente resistenti o non strutturali, è stato specificato dal proget-
tista un livello di qualità inferiore, quali resistenze di progetto si devono utilizzare valori più
bassi, correlati ad un γM = 1,65 , invece che ad un γM = 1,25 , vedere anche 6.1.1.
(5)P Al fine di assicurare la qualità della saldatura, i provini di qualificazione devono
essere preparati in conformità a procedure di saldatura regolamentate da specifiche
scritte. Ciò consente di approvare il saldatore ed il metodo di saldatura, nonché di deter-
minare i parametri della saldatura ed altri importanti dati che possono essere aggiunti alle

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 121


specifiche del procedimento di saldatura. Inoltre, se necessario, tali provini possono
essere sottoposti ad una prova meccanica per verificare il progetto e la procedura di
saldatura.

6.6.2 Zona termicamente alterata (HAZ)


(1)P Per le seguenti classi di leghe, devono essere prese in considerazione le zone termi-
camente alterate (vedere anche 5.3.4):
- leghe trattabili termicamente, in qualsiasi condizione di trattamento termico superiore
al T4 (serie 6xxx e 7xxx);
- leghe non trattabili termicamente, in qualsiasi condizione di incrudimento (serie 3xxx
e 5xxx).
(2)P L’intensità e l’estensione (dimensione) dell’addolcimento (softening) relativamente
alla zona termicamente alterata devono essere considerate in funzione di quanto speci-
ficato in 5.5. Sia l’intensità che l’estensione risultano differenti per la procedura TIG e MIG.
Per la procedura di saldatura TIG si deve considerare una maggiore estensione
(maggiore dimensione della HAZ) ed una maggiore intensità dell’addolcimento
(softening) per effetto del maggiore trasferimento di calore che esso comporta.
(3)P Le resistenze caratteristiche fa,haz e fv,haz per il materiale della HAZ sono specificate
in 5.5.2. I fattori di addolcimento (softening) della HAZ si devono ricavare dal
prospetto 5.2.

6.6.3 Progetto di collegamenti saldati


(1)P Per il progetto dei collegamenti saldati si deve verificare quanto segue:
- il progetto delle saldature, vedere 6.6.3.2 e 6.6.3.3;
- la resistenza di progetto della HAZ adiacente ad una saldatura, vedere 6.6.3.4;
- il progetto di collegamenti con combinazione di diversi tipi di saldature, vedere 6.6.3.5.
(2) La capacità di deformazione di un giunto saldato può risultare migliore quando la
resistenza di progetto delle saldature è maggiore di quella del materiale della HAZ.

6.6.3.1 Resistenza caratteristica del metallo di saldatura


(1) Per la resistenza caratteristica del metallo di saldatura (fw) si possono adottare i valori
riportati nel prospetto 6.8, ammesso che siano adottate le combinazioni di metallo base e
di metallo di apporto specificate in 3.3.4.
(2) Nel progetto dei collegamenti saldati delle strutture in lega di alluminio si dovrebbe
osservare che, fatta eccezione per la riduzione di resistenza delle HAZ, la resistenza del
metallo di apporto è generalmente minore di quella del metallo di base.
prospetto 6.8 Resistenza caratteristica fw del metallo di saldatura

Resistenza Metallo di Lega


Caratteristica apporto
3103 5052 5083 5454 6060 6005A 6061 6082 7020
2
fw [N/mm ] 5356 - 170 240 220 160 180 190 210 260
4043A 95 - - - 150 160 170 190 2101)
Nota 1 Per profili estrusi e spessori del materiale 5 < t ≤ 25 mm, nelle leghe 6060-T5 i precedenti valori si devono ridurre a
140 N/mm2 (prospetto 3.2b).
Nota 2 Per la lega 5754, si possono utilizzare i valori della lega 5454 e per la lega 6063 quelli della lega 6060.
Nota 3 Se si utilizzano metalli di apporto 5056A, 5556A o 5183, si devono adottare le resistenze relative alla lega 5356.
Nota 4 Se si utilizzano metalli di apporto 4047A o 3103, si devono adottare le resistenze relative alla lega 4043A.
Nota 5 Per diverse combinazioni di leghe, si deve adottare la minore resistenza caratteristica del metallo di saldatura.
1) Solo in casi particolari a causa della ridotta resistenza ed allungamento dei giunti.

(3)P La resistenza caratteristica del metallo di saldatura deve essere differenziata in


funzione del metallo di apporto adoperato. La scelta del metallo di apporto ha un’influenza
significativa sulla resistenza del metallo di saldatura.

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6.6.3.2 Progetto delle saldature di testa

6.6.3.2.1 Saldature di testa a completa penetrazione


(1)P Le saldature di testa a completa penetrazione devono essere adoperate nel caso di
elementi strutturali.
(2) Lo spessore efficace di una saldatura di testa a completa penetrazione si deve
assumere pari allo spessore dell’elemento collegato, sempre che la saldatura sia corret-
tamente realizzata. Nel caso di elementi di diverso spessore, quale spessore della
saldatura si deve assumere il minore degli spessori degli elementi collegati.
(3) I rinforzi o le rientranze della saldatura nei limiti specificati dovrebbero essere
trascurate in progetto.
(4)P La lunghezza efficace deve essere assunta pari alla lunghezza totale della saldatura
nel caso in cui vengano utilizzati piatti di contenimento. Altrimenti, la lunghezza totale
deve essere ridotta di due volte lo spessore t.

6.6.3.2.2 Saldature di testa a parziale penetrazione


(1)P Le saldature di testa a parziale penetrazione si devono utilizzare per gli elementi
strutturali solo quando si dimostri che non esistano seri difetti nella saldatura.
In altri casi, le saldature di testa a parziale penetrazione devono essere utilizzate solo
adottando un γMw maggiore, per effetto dell’alta sensibilità ai difetti di saldatura. Per
saldature di testa a parziale penetrazione si deve considerare una sezione di gola efficace
(vedere figura 6.22).

6.6.3.2.3 Formule di progetto per le saldature di testa


(1)P Per le tensioni di progetto si deve assumere quanto segue:
- tensione normale, trazione o compressione, perpendicolare all’asse della saldatura,
vedere figura 6.15:
fw
σ ⊥ ≤ ---------- (6.33)
γ Mw
- tensioni tangenziali, vedere figura 6.16:
fw
τ ≤ 0,6 ---------- (6.34)
γ Mw
- tensioni normali e tangenziali combinate:
2 fw
σ ⊥2 + 3 τ ≤ ---------
- (6.35)
γ Mw
dove:
fw è la resistenza caratteristica del metallo di saldatura secondo quanto indicato
nel prospetto 6.8;
σ⊥ è la tensione normale, perpendicolare all’asse della saldatura;
τ è la tensione tangenziale, parallela all’asse della saldatura;
γMw è il coefficiente di sicurezza parziale per i nodi saldati, vedere 6.1.1.
Nota Le tensioni normali parallele all’asse della saldatura non devono essere considerate, vedere figura 6.15.

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figura 6.15 Saldature di testa, tensioni normali

figura 6.16 Saldature di testa, tensioni tangenziali

6.6.3.3 Progetto delle saldature a cordone d’angolo


(1)P Nel progetto delle saldature a cordone d’angolo, la sezione di gola deve essere
assunta quale sezione rappresentativa, in quanto la resistenza della saldatura a cordone
d’angolo è ben determinata in funzione della sezione di gola e delle forze agenti su tale
sezione.
(2)P La sezione di gola deve essere determinata in funzione della lunghezza efficace e
dell’altezza di gola efficace di un cordone di saldatura.
(3)P La lunghezza efficace si deve assumere pari alla lunghezza totale del cordone di
saldatura quando:
- la lunghezza del cordone di saldatura è almeno 8 volte l’altezza di gola, e
- la lunghezza del cordone di saldatura è non maggiore di 100 volte l’altezza di gola, nel
caso di tensioni non uniformi,
- la distribuzione delle tensioni lungo la lunghezza della saldatura è costante (per
esempio nel caso di giunto a sovrapposizione, come mostrato nella figura 6.17).
Nota 1 Con distribuzione uniforme di sollecitazioni non è necessaria alcuna restrizione della lunghezza della
saldatura a cordone d’angolo, vedere figura 6.17.
(4)P Se i requisiti sopra riportati non sono soddisfatti, la lunghezza efficace della
saldatura, per le saldature con cordoni d’angolo longitudinali, si deve assumere nel modo
di seguito indicato.
(5)P Se la rigidezza degli elementi collegati differisce considerevolmente, si deve consi-
derare una riduzione della lunghezza della saldatura.

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(6)P Nei casi in cui la lunghezza dei cordoni di saldatura longitudinali deve essere ridotta,
si deve applicare la seguente relazione:
Lw,eff = (1,2 - 0,2 Lw/100 a) Lw con Lw ≤ 100 a (6.36)
dove:
Lw,eff è la lunghezza efficace dei cordoni di saldatura longitudinali;
Lw è la lunghezza totale dei cordoni di saldatura longitudinali;
a è l’altezza di gola efficace, vedere figura 6.18.
(7) In caso di distribuzioni di tensioni non uniformi e di saldature lunghe e di piccolo
spessore, la capacità di deformazione agli estremi della saldatura può essere considerata
esaurita prima che la parte centrale si plasticizzi; perciò il collegamento giunge a collasso
mediante una specie di "effetto lampo".
figura 6.17 Distribuzione delle tensioni in un giunto a sovrapposizione con saldature a cordone d’angolo
Legenda
a) Esempio di distribuzione delle tensioni uniforme
b) Esempio di distribuzione delle tensioni non uniforme

a) b)

(8)P L’altezza di gola efficace a deve essere determinata nel modo indicato nella
figura 6.18 (a è l’altezza del maggiore triangolo inscrivibile nella saldatura).
(9) Quando i provini di qualificazione mostrano una considerevole e favorevole penetra-
zione alla base di segno positivo, ai fini del progetto si può assumere quanto segue:
- L’altezza di gola può essere incrementata del più piccolo tra il suo 20% e 2 mm,
ammesso che sia stato definito una procedura di qualificazione. Così: a = 1,2 a
oppure a = a + 2 mm.
- Nelle saldature a cordone d’angolo con forte penetrazione, si può prendere in consi-
derazione un’altezza di gola addizionale, ammesso che l’esistenza della conside-
revole penetrazione sia stata dimostrata attraverso prove. Perciò: a = a + apen, vedere
figura 6.18.
figura 6.18 Altezza di gola efficace a; penetrazione alla base favorevole apen

(10) Le forze agenti su una saldatura a cordone d’angolo possono essere ridotte in
componenti di tensione rispetto alla sezione di gola, vedere figura 6.19. Queste compo-
nenti sono:
- una tensione normale σ⊥, perpendicolare alla sezione di gola;

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- una tensione tangenziale τ⊥, agente sulla sezione di gola perpendicolarmente
all’asse della saldatura;
- una tensione tangenziale τll, agente sulla sezione di gola parallelamente all’asse
della saldatura.
Nota La tensione normale σll, agente lungo l’asse della saldatura, non deve essere considerata, vedere figura 6.19.
figura 6.19 Tensioni σ⊥, τ⊥, τII, agenti sulla sezione di gola di una saldatura a cordone d’angolo
Legenda
1 Sezione di gola

(11)P Queste componenti di tensione si devono combinare per ottenere una tensione di
riferimento σc, nel modo di seguito indicato:

σc = σ ⊥2 + 3 ( τ ⊥2 + τ II2 ) (6.37)
dove:
per le tensioni di progetto si deve applicare quanto segue:
fw
σ c ≤ ---------
- (6.38)
γ Mw

fw
σ ⊥ ≤ ---------
- (6.39)
γ Mw
dove:
fw è la resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;
γMw è il coefficiente parziale di sicurezza per giunti saldati, vedere 6.1.1.
(12)P Per i due seguenti casi ricorrenti si devono applicare le seguenti formule di progetto,
ricavate sulla base dell’approccio β:
- giunto a doppio cordone d’angolo, caricato perpendicolarmente all’asse della
saldatura (vedere figura 6.20). Per l’altezza di gola a si ottiene:
σt
a > 0,7 ------------------- (6.40)
f w ⁄ γ Mw
dove:
F
σ = ----- tensione normale nell’elemento collegato; (6.41)
tb
F carico di progetto nell’elemento collegato;
fw resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;
t spessore dell’elemento collegato, vedere figura 6.20;
b larghezza dell’elemento collegato.

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figura 6.20 Giunto a doppio cordone d’angolo, caricato perpendicolarmente all’asse della saldatura

- giunto a doppio cordone d’angolo caricato parallelamente all’asse della saldatura


(vedere figura 6.21). Per l’altezza di gola a si deve assumere:
τt
a > 0,85 ------------------- (6.42)
f w ⁄ γ Mw
dove:
F
τ = -------- tensione tangenziale nell’elemento collegato; (6.43)
t h
F carico nell’elemento collegato;
fw resistenza caratteristica del metallo di saldatura in accordo con il
prospetto 6.8;
t spessore dell’elemento collegato, vedere figura 6.21;
h altezza dell’elemento collegato, vedere figura 6.21.
figura 6.21 Giunto a doppio cordone d’angolo caricato parallelamente all’asse della saldatura

6.6.3.4 Resistenza di progetto della zona termicamente alterata (HAZ)


(1)P La resistenza di progetto di una HAZ adiacente una saldatura si deve assumere
come segue:
a) forza di trazione perpendicolare al piano di collasso (vedere figura 6.22):
HAZ per saldature di testa:
f a,haz
σ haz ≤ ------------
- all’estremità della saldatura (sezione trasversale piena); (6.44)
γ Mw

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HAZ per saldature di testa a parziale penetrazione:
t e f a,haz
σ haz ≤ -------------------
- al confine della zona di fusione (penetrazione parziale te < t ); (6.45)
t γ Mw
HAZ per saldature a cordoni d’angolo:
f a,haz
σ haz ≤ ------------
- all’estremità della saldatura (sezione trasversale piena);(6.46)
γ Mw
g 1 f a,haz
σ haz ≤ --------------------
- al confine della zona di fusione, vedere figure 6.18 e 6.22.(6.47)
t γ Mw
dove:
σhaz è la tensione normale di progetto perpendicolare all’asse della saldatura;
t è lo spessore dell’elemento collegato;
te è l’altezza di gola efficace per le saldature di testa a parziale penetrazione;
g1 è la lunghezza laterale del cordone per le saldature a cordoni d’angolo, vedere
figura 6.18;
fa,haz è la resistenza caratteristica della HAZ, vedere 6.6.2;
γMw è il coefficiente del materiale per i giunti saldati, vedere 6.1.1.
b) Forza di taglio nel piano di collasso:
HAZ per saldature di testa:
f v,haz
τ haz ≤ -----------
- all’estremità della saldatura; (6.48)
γ Mw
t f v,haz
τ haz ≤ ---e- -----------
- al confine della zona di fusione. (6.49)
t γ Mw
HAZ per saldature a cordoni d’angolo:
f v,haz
τ haz ≤ -----------
- all’estremità della saldatura; (6.50)
γ Mw
g f v,haz
τ haz ≤ -----1- -----------
- al confine della zona di fusione. (6.51)
t γ Mw
dove:
τhaz è la tensione tangenziale parallela all’asse della saldatura;
fv,haz è la resistenza tangenziale caratteristica della HAZ, vedere 6.6.2;
γMw è il coefficiente del materiale per i giunti saldati, vedere 6.1.1.
Altri simboli: vedere 6.6.3.4 a).
c) Combinazione di taglio e trazione:
HAZ per saldature di testa:
f v,haz
σ 2 + 3 τ 2 ≤ -----------
- all’estremità della saldatura; (6.52)
γ Mw
t f v,haz
σ 2 + 3 τ 2 ≤ ---e- -----------
- al confine della zona di fusione; (6.53)
t γ Mw
HAZ per saldature a cordone d’angolo:
f a,haz
σ 2 + 3 τ 2 ≤ ------------
- all’estremità della saldatura; (6.54)
γ Mw
g f a,haz
σ 2 + 3 τ 2 ≤ -----1- ------------
- al confine della zona di fusione. (6.55)
t γ Mw

Per il significato dei simboli vedere 6.6.3.4 a) e b).

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figura 6.22 Piani di collasso della HAZ adiacente alla saldatura; F = HAZ, confine della zona di fusione; T = HAZ,
estremità della saldatura, sezione trasversale piena
Legenda
1 Altezza di gola efficace
2 Saldatura di chiusura

(2) Le precedenti linee guida per il progetto delle HAZ si riferiscono ai collegamenti
saldati. In 5.3 e 5.5 sono specificate le linee guida di progetto relativamente all’effetto
delle HAZ sul comportamento strutturale delle membrature.

6.6.3.5 Progetto di collegamenti con combinazione di diversi tipi di saldature


(1)P Per il progetto di collegamenti con combinazione di vari tipi di saldature si deve
applicare uno dei due seguenti metodi:
Metodo 1: Le forze agenti sul giunto sono distribuite tra le saldature che sono più adatte
a sostenerle.
Metodo 2: Le saldature sono progettate per le tensioni che si sviluppano nel metallo di
base delle diverse parti del giunto.
(2) Applicando uno dei due precedenti metodi, il progetto dei collegamenti con combina-
zione di differenti tipi di saldature è ricondotto al progetto delle singole saldature compo-
nenti.
Nota 1 Con il metodo 1 si deve controllare che la saldatura possegga sufficiente capacità di deformazione per
consentire una tale distribuzione semplificata delle forze. Inoltre, le forze assunte nelle saldature non
dovrebbero dare luogo a sovraccarichi nelle membrature.
Nota 2 Con il metodo 2 i problemi di cui sopra non esistono, ma, talvolta, può risultare complicato determinare le
tensioni nel metallo base delle diverse parti del giunto.
Nota 3 L’assunzione di una distribuzione di forze semplificata, come descritta con riferimento al metodo 1,
corrisponde al procedimento più comunemente utilizzato. Poiché la distribuzione reale delle forze tra le
saldature è fortemente indeterminata, tale assunzione si è dimostrata soddisfacente ed accettabile nella
pratica progettuale. Tuttavia, le relative ipotesi fanno affidamento sulla provata capacità delle saldature di
ridistribuire le forze in campo plastico.
(3) Le tensioni residue e le altre tensioni che non contribuiscono al trasferimento del
carico non devono essere considerate nel progetto. Per esempio, non devono essere
considerate le tensioni indotte dalle eccentricità secondarie presenti nel giunto.

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6.7 Collegamenti ibridi
(1)P Quando sono impiegate differenti tipologie di dispositivi di giunzione per la trasmis-
sione di un’azione di taglio o quando le saldature ed i dispositivi di giunzione sono usati in
combinazione, il progettista deve verificare che essi siano in grado di agire contempora-
neamente.
(2) In generale, il grado di collaborazione può essere valutato prendendo in considera-
zione le curve carico-spostamento del particolare collegamento realizzato con le singole
tipologie di unione, oppure mediante l’esecuzione di adeguate prove sperimentali
dell’intero collegamento ibrido.
(3)P In particolare, i bulloni ordinari aventi tolleranze di foro non devono collaborare con le
saldature.
(4) Si può assumere che, in collegamenti progettati per resistere ad attrito allo stato limite
ultimo (Categoria C in 6.5.3.1), l’azione di taglio si ripartisca tra i bulloni ad alta resistenza
pretesi e le saldature, purché il serraggio finale dei bulloni sia effettuato successivamente
al completamento della saldatura. Il carico di progetto totale dovrebbe essere assunto
come somma del carico di progetto di ciascuna unione, determinato con riferimento al
corrispondente valore γM.

6.8 Collegamenti con adesivi

6.8.1 Generalità
(1) I giunti strutturali di alluminio possono essere realizzati mediante incollaggio con
adesivo. Questo tipo di collegamento richiede una tecnica consolidata e dovrebbe essere
utilizzato con estrema cautela.
(2)P Le linee guida di progetto di seguito specificate si devono applicare solo a condizione
che:
- il progetto del giunto sia tale che debbano trasmettersi solo forze di taglio
(vedere 6.8.2.1);
- si applichino adesivi appropriati (vedere 6.8.2.2);
- le procedure per la preparazione della superficie prima dell’incollaggio rispettino le
specifiche richieste dall’applicazione [vedere 6.8.2.2(3)].
(3)P Non si deve contemplare l’uso di adesivo per i giunti strutturali principali, a meno che
la sua validità non sia stata verificata mediante una consistente sperimentazione, inclu-
dendo prove climatiche e prove a fatica, qualora esse risultino pertinenti.
(4) L’unione mediante adesivi può per esempio essere soddisfacentemente impiegata per
la combinazione di piatti ed irrigidimenti ed in altre condizioni di sollecitazione secondaria.
(5) I carichi dovrebbero essere distribuiti su un’area quanto più larga possibile. Solita-
mente, all’aumento della larghezza dei giunti corrisponde un proporzionale incremento
della resistenza. L’aumento della lunghezza risulta vantaggioso soltanto per sovrapposi-
zioni molto brevi. Lunghezze di sovrapposizione maggiori inducono concentrazioni di
tensione più severe, in particolare in corrispondenza delle estremità della sovrapposi-
zione.

6.8.2 Progetto di collegamenti con adesivi

6.8.2.1 Progetto del giunto


(1) Nel progetto dei giunti con adesivo, le forze di taglio dovrebbero essere valutate con
cautela; le forze di trazione - in particolare la resistenza al distacco degli strati (peeling) o
le altre azioni tendenti ad aprire il giunto - dovrebbero essere evitate oppure dovrebbero
essere trasferite attraverso mezzi strutturali complementari. Inoltre, per assicurare un
meccanismo di rottura di tipo duttile, si dovrebbe garantire una distribuzione uniforme
delle tensioni e una sufficiente capacità di deformazione.

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Per esempio, le azioni di trazione agenti sul giunto si possono trasferire attraverso le parti
estruse del giunto, mentre le azioni di taglio sono assorbite dall’adesivo, vedere
figura 6.23.
Una sufficiente capacità di deformazione si può ottenere nel caso in cui la resistenza di
progetto del giunto risulta maggiore della resistenza allo snervamento dell’elemento
collegato.
figura 6.23 Elementi estrusi; le forze di trazione nel piano vengono trasferite mediante le parti ad incastro; le
forze di taglio sono trasferite attraverso l’adesivo.

6.8.2.2 Resistenza caratteristica degli adesivi


(1) Con riferimento alle proprietà meccaniche, nelle applicazioni strutturali si dovrebbero
utilizzare gli adesivi ad alta resistenza (vedere prospetto 6.9). Tuttavia, anche la tenacia
dovrebbe essere sufficiente ad evitare concentrazioni di tensioni e di deformazioni ed a
garantire un meccanismo di rottura di tipo duttile. L’influenza del modulo E dell’adesivo
sulla resistenza e sulla rigidezza del giunto non risulta significativa. Però, gli adesivi con
basso valore del modulo E risultano maggiormente sensibili ai fenomeni di scorrimento
viscoso (creep). Per quanto riguarda le altre proprietà degli adesivi, si osserva che
nell’intervallo di temperatura tra -20 °C e +60 °C le proprietà dell’adesivo non variano di
molto, fintantoché non si superi la temperatura di rottura fragile.
(2)P I pre-trattamenti delle superfici da incollare devono essere selezionati in modo che il
giunto soddisfi i requisiti di progetto durante la vita di esercizio della struttura. Talvolta,
risulta sufficiente la semplice sgrassatura, ma spesso, per i giunti con componenti forte-
mente sollecitate, si dovrebbe operarare dei pre-trattamenti addizionali di tipo meccanico
(per esempio la spazzolatura) oppure di tipo chimico (per esempio l’incisione, l’ossida-
zione anodica, la cromazione della superficie).
(3) Per la determinazione della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi fv,adh
adoperati nelle applicazioni di tipo strutturale, si può fare riferimento ai valori del
prospetto 6.9.
prospetto 6.9 Valori della resistenza caratteristica a taglio degli adesivi

Tipo di adesivo fv,adh N/mm2


1-componente, vulcanizzato a caldo, resina epossidica modificata 35
2-componenti, vulcanizzato a freddo, resina epossidica modificata 25
2-componenti, vulcanizzato a freddo, acrilico modificato 20

(4) I tipi di adesivi menzionati nel prospetto 6.9 possono essere usati nelle applicazioni
strutturali nelle condizioni precedentemente specificate in 6.8.2.1 e 6.8.2.2. I valori indicati
nel prospetto 6.9 sono basati sui risultati di una estesa ricerca. Tuttavia, è concesso l’uso
di valori di resistenza a taglio più elevati di quelli specificati nel prospetto 6.9, sempre che
vengano condotte adeguate prove sperimentali, vedere 6.8.3.

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6.8.2.3 Tensioni tangenziali di progetto
(1)P La tensione tangenziale di progetto deve essere presa pari a
f v,adh
τ ≤ ------------
- (6.56)
γ Ma
dove:
τ è la tensione tangenziale nel piano dell’adesivo;
fv,adh è il valore della resistenza tangenziale caratteristica dell’adesivo,
vedere 6.8.2.2;
γMa = 3,0 è il coefficiente del materiale per i giunti con adesivo, vedere 6.1.1.
Si deve utilizzare un così alto valore di γMa perché:
- il progetto del giunto è basato sulla resistenza a taglio ultima dell’adesivo;
- lo scarto nei valori della resistenza dell’adesivo può risultare considerevole;
- il livello di esperienza riguardo ai giunti con adesivo è limitato.

6.8.3 Prove
(1) Si possono utilizzare valori della resistenza tangenziale caratteristica degli adesivi più
elevati rispetto a quelli specificati nel prospetto 6.9 qualora si effettuino prove a taglio sullo
spessore aderente, vedere figura 6.24. Per ottenere un valore affidabile della resistenza
tangenziale dell’adesivo applicato, i risultati di queste prove si devono valutare in accordo
a quanto indicato nel paragrafo 8.4.
figura 6.24 Provino per le prove a taglio sullo spessore aderente
Dimensioni in mm

(2) La resistenza dei giunti o elementi realizzati con adesivo può anche essere deter-
minata mediante prove sperimentali condotte in accordo alla Sezione 8. I campioni
dovrebbero essere realizzati in scala reale, utilizzando la stessa procedura di realizza-
zione adottata per la fabbricazione dei giunti. Questi giunti campione dovrebbero essere
sottoposti a prova in condizioni costruttive e di carico del giunto similari a quelle che si
verificano nella struttura reale.

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7 FABBRICAZIONE ED ESECUZIONE

7.1 Generalità

7.1.1 Scopo e campo di applicazione


(1)P La presente Sezione identifica i requisiti delle lavorazioni richiesti per la fabbrica-
zione e l’esecuzione al fine di garantire che le ipotesi di progetto del presente Eurocodice
siano soddisfatte e, dunque, che possa essere raggiunto il livello atteso di sicurezza.
(2)P Qualsiasi requisito addizionale specifico per strutture particolari deve essere
dichiarato nelle specifiche di progetto.

7.1.2 Requisiti
(1)P Tutte le leghe di alluminio strutturale, i dispositivi di giunzione e gli elettrodi per la
saldatura devono soddisfare i requisiti specificati nella Sezione 3.
(2)P Nel caso di utilizzo di qualche materiale alternativo o addizionale, i requisiti speci-
ficati in (1) devono essere integrati per quanto necessario in modo da assicurare un
uguale livello di sicurezza e di esercizio (durabilità).

7.2 Specifica di progetto


(1)P Il progettista o il responsabile della specifica deve fornire, o adottare, una specifica di
progetto contenente i dettagli di tutti i requisiti per i materiali, la fabbricazione, la prote-
zione e l’esecuzione necessari ad assicurare la conformità alle ipotesi di progetto in
relazione alla particolare struttura.
(2)P Le specifiche di progetto devono far riferimento ai requisiti indicati in 7.1.2, ma
possono essere integrate da un qualsiasi requisito speciale riguardante:
- la fabbricazione;
- l’esecuzione;
- la protezione;
- l’ispezione;
- l’accettazione.
(3)P La specifica di progetto può integrare i requisiti delle norme di riferimento, ma non
deve ridurre i loro requisiti tecnologici e non deve trascurare quelli minimi specificati nella
presente Sezione.
(4)P La specifica di progetto deve specificare quali opzioni elencate nella documenta-
zione in 7.1.2 devono applicarsi al progetto.
(5) La specifica di progetto può includere disegni in aggiunta al testo.
(6)P Dopo l’approvazione, la specifica di progetto non deve essere modificata senza il
benestare del responsabile della specifica/progettista.
(7) Per quanto possibile, i requisiti nella specifica di progetto non dovrebbero essere
modificati rispetto a 7.1.2.

7.3 Preparazione del materiale

7.3.1 Generalità
(1)P Le operazioni di fabbricazione ed assemblaggio per l'alluminio devono tenere conto
della leggerezza delle strutture e degli assemblaggi, della grande deformabilità delle
membrature, delle variazioni delle dimensioni dovute alla temperatura e della facilità con
cui l'alluminio può essere lavorato.
(2)P Durante l’esecuzione, la struttura deve essere resa sicura mediante opportuni dispo-
sitivi di giunzione. Se necessario, si devono utilizzare controventi temporanei per
assicurare la stabilità della struttura sotto tutte le forze e le condizioni di esecuzione,
incluse quelle derivanti dai macchinari per il montaggio e dalle loro operazioni.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 133


7.3.2 Conservazione e trasporto
(1)P L'alluminio si deve conservare in luoghi asciutti, non a contatto con il suolo. Deve
essere evitato il contatto con altri metalli e con materiali come il cemento ed il legno
umido.
Nota Ciò serve ad evitare la possibilità di corrosione superficiale che può causare coloritura o marcatura
antiestetica. Le lamiere ed i piatti risultano particolarmente sensibili.
(2)P Si deve avere cura del materiale destinato ad uso architettonico, in particolare se il
materiale è anodizzato; se esiste possibilità di pericolo o danneggiamento, le superfici
devono essere protette con pellicole adesive o lacche a spirito.
(3)P Al fine di evitare possibili distorsioni, le lamiere ed i patti devono essere accatastati,
se possibile con le estremità posizionate in una rastrelliera.
(4)P Le parti costituenti la costruzione di alluminio devono essere impacchettate per
evitare il danneggiamento meccanico, l'abrasione e il contatto con agenti che possono
indurre corrosione superficiale e la coloratura durante il trasporto.

7.3.3 Tolleranze di fabbricazione, esecuzione ed assemblaggio


(1)P Le tolleranze di fabbricazione, di costruzione in sito e di assemblaggio delle strutture
e delle componenti devono essere specificate dal progettista.

7.3.4 Marcatura
(1)P Nelle zone di materiale sottile soggette a stati tensionali critici, non si deve eseguire
la tracciatura di linee sottili e, laddove si dovranno effettuare delle saldature, non deve
essere utilizzata pittura, gessetto, grafite o altro materiali di marcatura che possa conta-
minare le superfici.
(2)P Durante le operazioni di misurazione, marcatura ed assemblaggio, soprattutto nei
casi in cui si verifichino forti escursioni di temperatura, deve essere prestata la dovuta
cautela agli effetti del coefficiente di dilatazione termica dell’alluminio, che risulta relativa-
mente elevato.

7.3.5 Taglio
(1) Il taglio deve essere effettuato con mezzi meccanici, cesoia o all’arco. Le seghe a
nastro e le seghe circolari devono avere una forma ed un passo della dentatura adeguati
allo spessore del materiale da tagliare. Le superfici di taglio devono essere lisce, prive di
bavatura, distorsioni o altre irregolarità. Si deve prestare attenzione ad evitare l’uso di
utensili contaminati da altri metalli, in particolare rame ed ottone. Generalmente, il taglio
deve essere limitato ad elementi aventi spessore non maggiore di 6 mm. Il taglio all’arco
si deve applicare mediante un procedimento per il quale si sia dimostrato, mediante prove
la cui valutazione è affidata alla sensibilità del progettista, che non si inducano effetti
deleteri sul materiale. Non deve essere praticato il taglio alla fiamma, ma è possibile
eseguire il taglio con acqua.
(2) Le estremità tagliate con cesoia o all’arco devono successivamente essere lavorate
all’utensile o levigate se sono utilizzate come estremità da saldare in elementi strutturali.
Per le leghe della serie 7xxx , le estremità tagliate devono essere lavorate a rovescio per
eliminare le aree con tensioni residue.

7.3.6 Foratura a trapano, punzonamento ed alesatura


(1) I fori possono essere realizzati mediante la foratura con trapano oppure la foratura con
trapano seguita dall’alesatura. Il punzonamento può essere praticato per spessori
maggiori di circa 20 mm, eccezione fatta per le leghe della serie 7xxx. Nel caso delle
leghe della serie 7xxx, si potrebbe operare la punzonatua con dimensione minore di
quella richiesta, avendo successivamente cura di rimuovere tutte le bavature, i difetti, le
distorsioni locali e le aree di tensione residua mediante l’alesatura.

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(2)P I fori per i bulloni e chiodi, a meno che stabilito diversamente dal progettista, devono
avere le dimensioni specificate nel prospetto 7.1. Qualora il progettista richieda per
qualche elemento la realizzazione dei fori per bulloni e chiodi mediante trapanatura in
corrispondenza di parti assemblate e fermamente serrate le une alle altre, tali parti
devono essere successivamente separate per rimuovere le bavature.
prospetto 7.1 Tolleranza dei fori per bulloni, rivetti e dispositivi di giunzione speciali

Tipo Materiale Diametro Tolleranza sul diametro


mm mm
Bulloni ad alta precisione - qualsiasi ≤ 0,151)
Bulloni non ad alta precisione - tolleranza tolleranza
ridotta normale
<13 ≤0,51) 1
≥13 ≤11) 2
Chiodi pieni Alluminio <13 ≤0,4
≥13 ≤0,8
Acciaio o acciai resistenti <13 ≤0,8
alla corrosione ≥13 ≤1,6
Bulloni ad alta resistenza (HS) Acciaio o acciai resistenti ≤24 ≤2
(tutti gli spessori fino a tre, oppure alla corrosione >24 ≤3
per i due spessori esterni, oppure più
di tre spessori)
Bulloni ad alta resistenza (HS) Acciaio o acciai resistenti qualsiasi ≤3
(superiori a tre spessori, spessori alla corrosione
interni)
Chiodi e dispositivi di giunzione In accordo alle raccomandazioni del fabbricante
speciale
1) Dalle misure dell’effettivo bullone e dell’effettivo diametro del foro.
Nota 1 La tolleranza non dovrebbe essere incrementata per tener conto di un rivestimento di zinco sui bulloni irregolare o
eccessivo.
Nota 2 Per parti verniciate a spruzzo, il progettista può a sua discrezione incrementare la tolleranza prima della verniciatura
di 0,15 mm, eccetto laddove il foro sia profondo e la vernice non sia uniforme.

(3)P La profondità della svasatura non deve eccedere lo spessore della parte svasata
meno 4 mm, salvo precisazioni del progettista. In nessun caso, la profondità deve
eccedere lo spessore della parte svasata meno 1 mm.

7.3.7 Piegatura e formatura


(1)P Quando sia necessario eseguire una piegatura o una formatura, il fabbricante deve
consultare le raccomandazioni del produttore circa il raggio di curvatura, la lega e la
tempra adeguati all’operazione e su qualsiasi trattamento termico successivo richiesto.
Quando esistano dei dubbi circa la formabilità di un elemento, per l’approvazione del
progettista, prima che inizi la costruzione, si devono effettuare delle prove.
(2)P Il trattamento termico e la formatura a caldo devono essere eseguiti solo sotto la
supervisione e la direzione di un esperto in metallurgia. Senza il consenso del produttore,
le leghe della serie 7xxx non devono essere piegate o formate a freddo nelle condizioni di
trattamento termico completo a causa della possibile formazione di incrinature per tenso-
corrosione. Tuttavia, si può provvedere alle piccole correzioni della forma dei profili oppure
delle distorsioni da saldatura.
(3)P Qualsiasi pezzo di una componente che esibisca fessure o fratture a seguito dei
processi di formatura deve essere scartato.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 135


7.4 Collegamenti bullonati

7.4.1 Bullonatura
(1)P Quando si deve fare affidamento sull'area totale del gambo del bullone o sull'area
resistente del gambo del bullone, la parte filettata del bullone non si deve estendere
all’interno dello spessore delle parti collegate. In aggiunta, la lunghezza del bullone deve
essere tale che almeno un intero filetto sporga al di sopra del dado dopo il serraggio e che
almeno un intero filetto più la parte terminale della filettatura sia libera fra il dado e la parte
non filettata del gambo del bullone.
(2)P Le rondelle devono essere previste sotto ogni testa e dado dei bulloni. Nel caso di
bulloni di acciaio si devono utilizzare rondelle di acciaio zincato. Nel caso di bulloni di
acciaio resistenti alla corrosione, si devono utilizzare rondelle di alluminio puro, oppure
dello stesso materiale costituente il bullone o la membratura.
(3)P I dadi devono essere serrati, ma non eccessivamente. I dispositivi di bloccaggio
devono essere utilizzati secondo quanto richiesto.
(4)P Se il giunto sarà successivamente smontato, la filettatura dei bulloni di alluminio e di
quelli di acciaio inossidabile devono essere lubrificate prima dell'assemblaggio.
Nota Per la filettatura dei bulloni zincati, si raccomanda il trattamento con lanolina.

7.4.2 Bullonatura ad attrito

7.4.2.1 Superfici in contatto


(1)P Con riferimento ai giunti tra elementi di alluminio, al momento dell'assemblaggio, le
superfici di contatto devono essere pulite, libere da bavature e difetti che impedirebbero il
perfetto adattamento delle parti, e libere da sostanze che interferirebbero con lo sviluppo
dell’attrito tra di esse.
(2)P Quando le superfici di alluminio sono trattate mediante la granigliatura (per i coeffi-
cienti di attrito vedere 6.5.9.5), il trattamento di pulitura deve essere tale da consentire una
copertura visibilmente uniforme delle superfici.
Nota Nel caso in cui si richieda di assicurare elevate proprietà di attrito in conformità alle prove, è necessario
eseguire un accurato controllo di qualità del processo, ricorrendo a metodi come per esempio le prove a
strappo.
(3)P La qualità della graniglia deve essere controllata, specialmente nel caso in cui essa
viene riciclata.

7.4.2.2 Fori nelle membrature


(1)P I fori nelle membrature devono soddisfare quanto indicato in 7.3.6.

7.4.2.3 Assemblaggio
(1)P Quando si utilizzano bulloni diversi da quelli conformi alle norme EN, prEN e ISO
relative ai bulloni, la procedura per raggiungere la trazione richiesta nel gambo deve
essere stabilita in accordo con il progettista.
(2)P Un giunto smontato non può essere riassemblato, a meno che non venga applicato
nuovamente il trattamento alle superfici di interfaccia.

7.4.3 Chiodatura
(1)P Gli elementi dei giunti chiodati devono essere mantenuti strettamente accostati
prima e durante la chiodatura. I chiodi devono essere disposti in modo da ricoprire
completamente i fori, includendo gli eventuali fori svasati. Le teste devono risultare
concentriche rispetto ai loro gambi ed in stretto contatto con le superfici chiodate.
(2)P I chiodi cavi e gli altri tipi di chiodi speciali devono essere formati a freddo utilizzando
gli utensili e le procedure specificate dal fornitore.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 136


(3)P I chiodi allentati o difettosi devono essere rimossi, preferibilmente trapanando oppure
estraendo meccanicamente la testa ed espellendo mediante punzonatura il gambo. Dopo
di ciò, si devono porre in opera nuovi chiodi.

7.5 Saldature

7.5.1 Generalità
(1)P Per quanto possibile, devono essere evitate le saldature eseguite in cantiere. Esse
devono essere eseguite solo in condizioni di completa protezione, che simulano l’esecu-
zione in officina.
(2)P Le saldature non riportate sui disegni non devono essere consentite senza il
permesso scritto del progettista. Non si devono contemplare collegamenti saldati tempo-
ranei, a meno che non siano esplicitamente concordati con il progettista.
(3)P Le dimensioni devono tenere conto degli effetti del ritiro delle saldature. Le sequenze
di saldatura ed il calore trasferito devono essere bilanciati al fine di evitare l’ingobbamento
e la distorsione. Nel caso di strutture complesse, il progettista dovrebbe consultare, nella
fase iniziale, un esperto di saldature.
(4)P Quando si utilizzano le piattine di appoggio permanenti esse devono essere
realizzate con materiale compatibile con quello degli elementi collegati.

7.5.2 Elettrodi per la saldatura


(1)P Il filo di materiale di apporto deve essere selezionato in accordo con quanto speci-
ficato in 3.3.4 o nel prEN 1011-4:1995, tenendo conto dei requisiti specifici del giunto,
oppure secondo quant’altro specificato dal progettista.

7.5.3 Procedure di saldatura


(1)P Gli elementi strutturali devono essere saldati mediante saldatura in atmosfera inerte
con elettrodo di tungsteno (TIG) oppure in atmosfera inerte con elettrodo di metallo (MIG),
in conformità con le EN 288-1:1992 ed EN 288-4:1992, tenendo conto dei requisiti previsti
dalle particolari procedure, vedere 7.5.6.
(2) I metodi nuovi e più efficaci (al laser, MIG ad alta energia, saldature ad attrito …)
possono essere vantaggiosamente utilizzati, dopo che sono stati convalidati sperimental-
mente.

7.5.4 Approvazione delle procedure di saldatura


(1)P A meno che non sia diversamente specificato dal progettista, la precisa sequenza
delle operazioni da eseguire per ciascun tipo di giunto deve essere riportata in un
documento, alla stregua di una procedura di saldatura, ed approvata dal progettista nel
rispetto delle norme EN 288-1:1992, EN 288-4:1992 e prEN 288-13.
(2)P Nei casi in cui un progetto o una realizzazione di esecuzione di un giunto siano tali
che nessun provino possa considerarsi rappresentativo, per esempio nel caso di
saldature di attacco a tubi sottili, deve essere realizzato un campione speciale che simuli
la realizzazione del giunto in tutte le sue caratteristiche essenziali, per esempio dimen-
sioni, vincoli, accessibilità ed effetti di diffusione del calore. Il tipo di provino su cui
eseguire la saldatura e la prova da eseguire devono essere concordati tra le parti
contraenti all’atto di stipula del contratto.
Nota La procedura non deve essere sottoposta ad ulteriori approvazioni se il costruttore garantisce al progettista
che sono già state precedentemente approvate procedure similari.
(3) Se si seguono le procedure descritte nella presente Sezione, si può utilizzare un
valore del coefficiente γM = 1,25 . Altrimenti si dovrebbe utilizzare γM = 1,6 (vedere 6.6.1).

7.5.5 Approvazione dei saldatori


(1)P Salvo specifica contraria del progettista, tutti i saldatori devono essere approvati
conformemente alla EN 287-2 (vedere anche prEN 1418 per saldatura completamente
automatizzata).

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7.5.6 Qualità e controllo delle saldature

7.5.6.1 Generalità
(1) I requisiti principali per il controllo della qualità delle saldature sono:
a) approvazione della procedura (vedere 7.5.4);
b) approvazione dei saldatori (vedere 7.5.5);
c) esame non distruttivo delle saldature immediatamente prima e dopo l'esecuzione; e
prova dei provini di controllo della produzione dopo la saldatura (vedere 7.5.6.2).

7.5.6.2 Metodi di controllo e di prova sulla produzione delle saldature


(1)P Tutte le saldature, sia immediatamente prima che dopo l'esecuzione, devono essere
sottoposte ad approvazione in accordo con le specifiche di progetto.
(2)P Deve essere eseguita l'ispezione visiva da personale specializzato.
Nota Le linee guida per le ispezioni visive, comprendenti riferimenti alle misurazioni delle dimensioni delle saldature
ed all'uso delle lenti di ingrandimento, sono riportate nel prEN 970. Vedere anche il prEN 1011-4.

7.5.6.3 Livelli di qualità


(1)P Il livello dei controlli ed i metodi di controllo (vedere 7.5.6.4) e l’entità ed il livello delle
imperfezioni accettabili (vedere 7.5.6.5.) sono entrambi dipendenti dal livello di qualità
richiesto per la saldatura. Il livello di qualità specificato per ciascuna saldatura dipende dai
requisiti relativi allo stato tensionale e deve essere uno dei seguenti.
a) Il livello di qualità minimo (livello D, EN 30042) si può usare solo quando il progettista
ha indicato sui disegni quelle parti che richiedono la qualità minima.
Nota 1 Il livello di qualità minimo si applica generalmente nei casi in cui le azioni sotto i carichi di progetto non
siano maggiori di un terzo delle resistenze di progetto della membratura o del giunto, per esempio,
quando la rigidezza può condizionare il progetto. Ciò risulta valido sia per la resistenza statica sia per la
resistenza a fatica.
b) Il livello di qualità normale (livello C, EN 30042) deve essere applicato nei casi in cui i
disegni non specifichino nessun altro livello di qualità. L'assenza dell'indicazione del
livello di qualità deve essere considerata equivalente all'indicazione del livello di
qualità normale.
Nota 2 Il livello di qualità normale si applica generalmente nei casi in cui le azioni sotto i carichi di progetto siano
maggiori di un terzo delle resistenze di progetto della membratura o del giunto, e laddove la classe
richiesta per la fatica non superi 20.
c) Il livello di qualità "fatica" (livello B, EN 30042) deve essere applicato nei casi in cui il
progettista abbia indicato sui disegni il dettaglio o i dettagli che richiedono un
adeguato livello di qualità "fatica" attraverso l’indicatore di livello "Fat" ed una freccia
che indichi la direzione di variabilità della tensione (vedere prENV 1999-2, 6.2).
Nota 3 Il livello di qualità "fatica" si applica generalmente nei casi in cui il livello richiesto per la fatica risulti
maggiore di 20 (vedere prENV 1999-2, 6.2). Ci sono cinque possibili qualità per la fatica, in relazione al
tipo di nodo ed al grado di variazione delle tensioni (livello richiesto). Essi sono indicati mediante
l’indicatore "Fat" seguito dal numero 25, 31, 39, 49, 62. Il tipo di giunto e le direzioni delle tensioni ai quali
essi sono applicabili sono limitate (vedere i prospetti 5.2a, 5.2b, e 5.3 del prENV 1999-2). Per il materiale
non saldato la finitura della superficie è definita nel prospetto 5.1 del prENV 1999-2.
(2)P Tuttavia, nei casi in cui esista un dubbio circa il livello di qualità per un particolare
giunto saldato o per un dettaglio, si deve consultare il progettista.

7.5.6.4 Entità del controllo


(1)P L'entità dell’ispezione visiva e dimensionale immediatamente prima dell'esecuzione
della saldatura, l'ispezione visiva, con liquidi penetranti, con raggi ultrasonici e/o radio-
grafici richiesta dopo l'esecuzione della saldatura per ciascun livello di qualità e tipo di
collegamento deve essere specificata dal progettista.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 138


(2)P Per le saldature con livello di qualità "fatica" di classe Fat 39 e maggiori e per le
saldature eseguite in condizioni difficili, oppure laddove specificato dal progettista, i
provini per il controllo della produzione o i piatti di prova colati che riproducono il giunto in
tutte le sue caratteristiche essenziali, ad esempio dimensioni, vincoli, accessibilità, effetti
di diffusione del calore, devono essere mantenuti in linea con il giunto e saldati utilizzando
le procedure di produzione delle saldature. Queste devono essere ispezionate ed
approvate con gli stessi livelli di controllo, come saldature equivalenti a quelle della produ-
zione.
Nota 1 Possono risultare necessarie prove meccaniche sui provini di controllo della produzione includendo i piatti di
prova colati laddove specificato dal progettista.
Nota 2 L'esame di tali provini di prova del controllo della produzione e dei piatti di prova colati può essere usato,
inoltre, come aiuto alla interpretazione delle prove non distruttive della produzione. Se specificato, devono
essere impiegate le procedure di controllo speciali, come per esempio altri tipi di prove non distruttive.
(3)P Qualora una struttura o una componente saldata debba essere sottoposta ad un
trattamento termico dopo l'esecuzione della saldatura, il controllo successivo all'esecu-
zione deve essere eseguito dopo l’effettuazione del trattamento termico.

7.5.6.5 Livelli di accettazione del controllo


(1)P Il livello di accettazione per le imperfezioni nei giunti saldati sia immediatamente
prima sia subito dopo l'esecuzione della saldatura deve essere quello specificato dal
progettista.
(2)P Qualora il controllo antecedente all'esecuzione della saldatura riveli un'inadegua-
tezza nella preparazione del giunto maggiore di quella specificata, il lavoro deve essere
nuovamente eseguito e rimontato o ricongiunto in maniera opportuna e nuovamente
ispezionato.
(3)P Qualora una qualsiasi imperfezione individuata dopo l'esecuzione della saldatura
ecceda quella specificata, oppure qualora sia rilevata mediante una qualsiasi procedura
speciale di ispezione una qualsiasi altra imperfezione intollerabile, la saldatura deve
essere scartata e riparata in conformità a quanto specificato in 7.5.7.

7.5.7 Riparazione o sostituzione


(1)P Tutte le procedure per la riparazione o la sostituzione di una qualsiasi saldatura
devono essere approvate dal progettista.
(2)P L'entità del difetto di una qualsiasi saldatura difettosa deve essere determinata
mediante un'appropriata procedura di ispezione e deve essere chiaramente indicata sul
giunto.
(3)P La saldatura riparata deve essere nuovamente ispezionata secondo quanto speci-
ficato in 7.5.6.2. Nessuna saldatura deve essere rifatta, né una qualsiasi parte della
saldatura deve essere sostituita, per più di due volte, senza aver chiesto il parere del
progettista.

7.6 Adesivi strutturali


(1)P Il metodo per la realizzazione di giunti mediante incollaggio con adesivi deve essere
riportato in una procedura dopo che esso sia stato adeguatamente stabilito, così da
consentirne la ripetibilità. La procedura di giunzione deve essere analizzata sperimental-
mente mediante prove adeguate e deve essere approvata dal progettista prima di essere
utilizzata negli effettivi processi costruttivi. Le prove per l’approvazione devono essere
specificate dal progettista, tenendo presenti le condizioni di esercizio della struttura, ed i
provini devono essere rappresentativi della dimensione e del tipo di giunto da realizzare.
Nota 1 Le procedure non devono essere riapprovate se il produttore garantisce al progettista che sono già state
precedentemente approvate altre similari procedure.
(2) Non si deve contemplare l’uso di adesivi per i giunti strutturali principali, a meno che
un’estesa indagine sperimentale non ne abbia stabilito la validità, includendo prove clima-
tiche e prove a fatica, se pertinenti.
Nota 2 Tuttavia, si può contemplare la giunzione mediante adesivi per le combinazioni di piatti ed irrigidimenti e per
altre condizioni di sollecitazione secondarie.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 139


7.7 Protezione

7.7.1 Generalità
(1)P Quando l’alluminio richiede protezioni aggiuntive, il sistema di protezione applicato a
parti della struttura o all’intera struttura deve essere specificato dal progettista.
Nota Qualora l’opera strutturale abbia una precisa rilevanza estetica, la superficie di alluminio può essere
completata con finiture decorative, come la verniciatura, l’anodizzazione, o altri processi di conversione
chimica. Tali processi conferiscono anche vari gradi di protezione all’alluminio.

7.7.2 Verniciatura

7.7.2.1 Generalità
(1)P Quando la verniciatura è specificata dal progettista, si deve seguire la seguente
procedura.
(2)P La verniciatura deve essere preceduta da un adeguato pre-trattamento secondo le
operazioni indicate in 7.7.7.2 e 7.7.7.3, condotte in sequenza senza alcuna pausa inter-
media. La superficie deve essere completamente asciutta e la vernice applicata quando
la temperatura ambiente risulta maggiore di 4 °C, a meno che non si intraprenda con il
progettista un diverso accordo. Le superfici di contatto devono essere verniciate nel modo
indicato dal progettista.

7.7.2.2 Pulitura
(1)P La superficie deve essere pulita, asciugata, e completamente sgrassata mediante un
appropriato solvente organico. Non si deve ricorrere alla pulitura alla fiamma.

7.7.2.3 Pre-trattamento
(1)P Le superfici sgrassate e pulite devono essere trattate in modo da assicurare
l’adesione della vernice.
Nota 1 Il trattamento può consistere in un irruvidimento meccanico mediante carta abrasiva o con tamponi adesivi
impregnati al nylon oppure con un getto di abrasivo in pressione, ammesso che, in ogni caso, l’abrasivo sia
graniglia di allumina o di altro materiale non-metallico e privo di rame. L’irruvidimento meccanico può anche
essere effettuato mediante spazzole metalliche di acciaio resistente alla corrosione.
(2)P Per l’irruvidimento meccanico, non devono essere utilizzate la lana di acciaio
placcato rame e le spazzole metalliche.
Nota 2 Alternativamente, l’adesione della vernice si può ottenere mediante l’uso di appropriati rivestimenti per
conversione oppure mediante una mano di fondo di lavatura o di incisione, ammesso che la superficie del
metallo sia pulita e libera da strati di ossido spessi o irregolari.

7.7.2.4 Sistemi non-bituminosi


(1)P Sulle superfici pre-trattate (vedere 7.7.2.3) o con metallo a spruzzo (vedere 7.7.3.1)
deve essere applicata una mano di fondo mediante un opportuno pigmento inibitore
compatibile con il substrato di alluminio ed ogni successivo rivestimento.
(2)P La mano di fondo non deve contenere rame, mercurio, composti dello stagno o del
piombo, grafite o materiali carbonici.
(3)P La superficie con applicata la mano di fondo deve essere verniciata con una o più
passate di vernice di tipo compatibile con il primo rivestimento e con tutti i successivi
rivestimenti, secondo le raccomandazioni del produttore della vernice, scelta in relazione
alle condizioni ambientali per soddisfare i necessari requisiti di durabilità. I rivestimenti
successivi non devono contenere rame, mercurio o composti dello stagno, grafite o
materiali carbonici e, preferibilmente, non devono contenere composti del piombo. Un
sistema di verniciatura dell’alluminio deve consistere in un sottorivestimento che non si
sfogli ed in un rivestimento di finitura con potere sfogliante.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 140


7.7.2.5 Sistemi di verniciatura bituminosa
(1)P Si deve utilizzare vernice bituminosa o applicazioni di bagno in bitume a caldo.
Nota È preferibile l’applicazione di vernice bituminosa.
(2)P I materiali devono essere applicati direttamente sulle superfici pulite in accordo a
quanto indicato in 7.7.2.2 ed irruvidite, se necessario, mediante mezzi meccanici (vedere
7.7.2.3); essi non devono essere applicati sopra le superfici verniciate o trattate con mano
di fondo di incisione.

7.7.2.6 Materiale pre-rivestito e finiture applicate in fabbrica


(1)P Il costruttore deve garantire al progettista che, in relazione all’assemblaggio ed
all’ambiente, l’uso di materiale pre-rivestito oppure di finiture applicate in fabbrica fornisce
il livello di protezione adeguato.
Nota 1 I materiali di alluminio possono essere forniti già verniciati, utilizzando o un solvente a base di liquido oppure
un processo a secco (rivestimento in polvere). La finitura può essere applicata prima della fabbricazione, con
fabbricazione parziale, o successivamente alla fabbricazione. I rivestimenti liquidi sono solitamente cotti in
forno a temperature elevate. I rivestimenti in polvere sono sempre cotti in forno. In entrambi i casi, per quanto
attiene alla durezza ed alla durabilità, i rivestimenti cotti hanno proprietà migliori di un rivestimento essiccato
all’aria. Tali finiture sono opportune per l’applicazione a strisce, rotoli o sezioni estruse. Il rivestimento può
essere sufficientemente duttile da permettere piccole deformazioni senza danno, come quelle dovute alla
pressa piegatrice o alla rullatura. L’utilizzo di finiture applicate in fabbrica o di materiali pre-verniciati
garantisce, solitamente, un sufficiente grado di protezione.
Nota 2 Per i giunti può risultare necessaria una protezione aggiuntiva (vedere 7.7.3). Il costruttore deve garantire che
la lega di alluminio non è significativamente indebolita dal processo di cottura.
Nota 3 La maggior parte delle finiture applicate in fabbrica sono realizzate mediante riscaldamento a temperature
intorno ai 200 °C per un tempo breve, il che generalmente ha solo un lieve effetto sulle proprietà meccaniche.
È comunque possibile che si verifichi un significativo indebolimento, in relazione alla lega, alle sue condizioni
ed al trattamento termico. È di ordinaria pratica eseguire un monitoraggio termico, che è particolarmente
importante per le sezioni spesse, per le quali risulta maggiore il rischio di una ridotta o eccessiva maturazione.
È raccomandabile preparare un rapporto sulla storia termica del metallo utilizzando un opportuno sistema di
monitoraggio.

7.7.3 Protezione delle superfici di contatto metallo-metallo e dei giunti bullonati e chiodati

7.7.3.1 Generalità
(1)P In corrispondenza delle superfici di contatto metallo-metallo si deve applicare una
protezione aggiuntiva rispetto a quella indicata in 7.7.2, come precisato nel prospetto 3.8
e specificato dal progettista. Le procedure del sistema di protezione precisate nel
prospetto 3.8 devono essere ottenute seguendo le procedure descritte in 7.7.3.2, 7.7.3.3
e 7.7.3.4 utilizzando quale notazione della procedura quella indicata nel prospetto 3.8.
Laddove si hanno contatti metallo-metallo che non risultino contemplati nel prospetto 3.8,
si deve ricorrere al parere di uno specialista.
(2) Le procedure indicate nel prospetto 3.8, si applicano: alle aree di contatto delle parti
strutturali, vedere 7.7.3.2; al trattamento relativo a bulloni e chiodi, vedere 7.7.3.3; ai
trattamenti addizionali, vedere 7.7.3.4.
(3)P Il metallo spruzzato, se specificato dal progettista quale ricoprimento per le parti di
acciaio a contatto con l’alluminio, come mezzo per la protezione dell’acciaio e
dell’alluminio a contatto, deve risultare conforme alla classe 1050A.
(4)P Le lamiere di alluminio, di copertura e di tamponatura laterale, devono essere
protette secondo quanto specificato nel prEN 508-2:1996.

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7.7.3.2 Trattamento applicato alle aree di contatto di elementi strutturali
(1) Procedura O
Non si deve applicare alcun trattamento.
(2) Procedura O/X
Il trattamento dipende dalle condizioni strutturali. Le aree di piccolo contatto e le aree che
si asciugano rapidamente possono essere assemblate senza provvedere ad alcuna sigil-
latura (vedere procedura X).
(3) Procedura X
Entrambe le superfici di contatto devono essere assemblate in modo che non esistano
fenditure in cui possa penetrare acqua. Entrambe le superfici di contatto, includendo i fori
per i bulloni e per i chiodi, prima dell’assemblaggio, devono essere pulite, pre-trattate e
ricevere l’applicazione di una mano di fondo, vedere 7.7.2.4, o di una miscela sigillante
che si estenda oltre l’area di contatto. Le superfici dovrebbero essere poste a contatto
quando la mano di fondo è ancora umida. Quando si assemblano componenti pre-verni-
ciate o protette, la sigillatura delle superfici a contatto può non essere necessaria, in
relazione alla composizione della vernice o al sistema di protezione adottato, alla vita di
esercizio attesa e alle condizioni ambientali. La necessità di una sigillatura aggiuntiva
deve essere concordata con il progettista.
(4) Procedura Y
Deve essere assicurato il completo isolamento elettrico tra i due metalli inserendo nastri
non conduttivi e non assorbenti, guarnizioni e rondelle che prevengano il contatto
metallico ed elettrico tra i diversi metalli del giunto. Si deve porre attenzione nel verificare
che non esistano fessure tra i materiali di isolamento ed il metallo. Può risultare neces-
sario l’uso di un rivestimento aggiuntivo o di sigillature.
(5) Procedura Z
Quando si richiede la procedura Y e risulta impossibile l’applicazione di materiali isolanti
per garantire il trasferimento delle forze, il giunto dovrebbe essere assemblato senza
l’utilizzo di alcun elemento di isolamento, con l’intero assemblaggio costituente il giunto
completamente sigillato per prevenire i fenomeni di umidità negli elementi del giunto. Le
procedure devono essere concordate con il progettista.

7.7.3.3 Trattamento applicato a bulloni e chiodi


(1)P Procedura 0
Non si deve applicare alcun trattamento aggiuntivo.
(2) Procedura 1
I bulloni di alluminio di classe 7075 o 2017A dovrebbero essere utilizzati senza protezione
solo in condizioni climatiche asciutte o miti, altrimenti devono essere adeguatamente
protetti.
(3) Procedura 2
I bulloni di alluminio di classe 7075 o 2017A non dovrebbero essere utilizzati, neanche se
protetti.
(4)P Procedura 3
Tra le teste, i dadi, i gambi, le rondelle dei bulloni e i materiali collegati si devono applicare
delle rondelle inerti o guarnizioni ermetiche per sigillare il nodo e per prevenire l’ingresso
di umidità nelle interfacce tra le componenti e gli elementi di fissaggio. Si dovrebbe porre
attenzione per assicurare che la trasmissione delle forze attraverso il giunto non sia
ostacolata dalle rondelle inerti o dalle guarnizioni ermetiche.
(5)P Procedura 4
Quando il giunto non è verniciato o rivestito per altre ragioni, le teste dei bulloni, i dadi, i
chiodi e le aree perimetrali come indicato in seguito, devono essere protette almeno con
una mano di fondo (vedere 7.7.2.4), avendo cura di sigillare tutte le fenditure.
Quando si usano bulloni rivestiti di zinco, la protezione sulla parte del giunto di alluminio
non è necessaria.
Quando si utilizzano bulloni o chiodi di alluminio, la protezione sulla parte del giunto di
alluminio non è necessaria.

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Quando si utilizzano bulloni di acciaio inossidabile in combinazione con parti di alluminio
o di acciaio rivestito di zinco, l’area perimetrale del giunto rivestita di zinco deve essere
protetta in maniera analoga.

7.7.3.4 Ulteriori trattamenti


(1) Procedura a
Se non risulta verniciata per altri motivi, può essere necessario proteggere le parti metal-
liche adiacenti l’area di contatto con un’opportuna vernice di rivestimento nei casi in cui
può rimanere intrappolata sporcizia o trattenuta umidità.
(2) Procedura z
Può risultare necessaria l’applicazione di un rivestimento aggiuntivo delle parti strutturali
rivestite di zinco.
(3) Procedura g
In generale, è necessaria la protezione di tutte le parti di alluminio, vedere il prospetto 3.7.

7.7.4 Giunti resistenti allo scorrimento ad alta resistenza


(1)P Qualora il progettista indichi specificatamente l’applicazione di una protezione
aggiuntiva, questa deve risultare conforme a quanto indicato in 7.7.3, per quanto risulta
consentito dai requisiti meccanici delle superfici del giunto a contatto. Nel caso in cui si è
utilizzata resina epossidica, non è necessario ricorrere all’applicazione di un’ulteriore
protezione, ma, quando si utilizza un nodo a secco, le estremità del nodo devono essere
sigillate per prevenire l’ingresso di umidità (vedere 7.7.3.3).

7.7.5 Giunti a perno


(1)P Quando il progettista indica specificatamente l’applicazione di una protezione
aggiuntiva, questa deve essere conforme a quanto indicato in 7.7.3, per quanto risulta
consentito dai requisiti e dalla configurazione del giunto.
Nota Si può porre in opera un’ulteriore protezione rivestendo le superfici a contatto, i fori per il perno ed il perno
con grasso reversibile ad alto punto di fusione.

7.7.6 Giunti saldati


(1)P Il sistema di protezione specificato dal progettista deve essere applicato in
conformità con le procedure indicate in 7.7.3.

7.7.7 Giunti con adesivi


(1)P Si deve applicare il sistema di protezione specificato dal progettista. Per evitare la
possibilità di interazione tra l’adesivo e il sistema protettivo, per esempio gli effetti dovuti ai
solventi o al calore, deve essere richiesto il parere del produttore dell’adesivo.

7.7.8 Contatto tra l’alluminio e materiali non metallici


(1)P Il metodo di protezione specificato dal progettista per evitare contatti tra l’alluminio e
i materiali non metallici, come quelli usati nell’industria edilizia, deve essere applicato in
accordo con i requisiti della vernice applicata o della procedura di protezione utilizzata.

7.8 Controllo e sicurezza


(1)P Il progettista o i rappresentanti degli organismi indipendenti di prova e di controllo
che risultano designati devono avere accesso a tutti i luoghi di lavoro sia in sito che nei
locali del contraente che sta realizzando l’opera. Devono essere assicurate facilitazioni
per il controllo e per le prove dell’opera in accordo alla procedura concordata tra il
costruttore ed il progettista.
Nota Si pone l’attenzione sugli appropriati requisiti regolamentari che influenzano le operazioni riguardanti la
manifattura, la fabbricazione, l’esecuzione della struttura e l’esercizio.

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8 PROGETTAZIONE INTEGRATA DA PROVE

8.1 Basi
(1) Le prescrizioni della presente Sezione forniscono una guida ai progettisti che possono
essere coinvolti nell’esecuzione di accertamenti sperimentali.
(2)P Quando i modelli di calcolo disponibili non sono sufficienti per l’analisi di una parti-
colare struttura o componente strutturale, deve essere intrapresa la verifica sperimentale
in sostituzione dei calcoli di progetto o ad integrazione dei calcoli di progetto.
(3) La verifica sperimentale può essere intrapresa anche quando le regole relative ai
calcoli di progetto specificate nel presente Eurocodice condurrebbero a risultati economi-
camente non validi. Tuttavia, non devono essere trascurate le ipotesi conservative degli
specifici modelli di calcolo (che intendono portare in conto gli effetti sfavorevoli che non
sono esplicitamente considerati nei modelli di calcolo prescritti).
(4)P La pianificazione, l’esecuzione, la valutazione e la documentazione delle prove
devono corrispondere ai requisiti minimi stabiliti nella presente Sezione.
(5) Poiché le circostanze e le attrezzature di prova variano fortemente, le procedure di
prova dovrebbero essere preventivamente concordate tra tutte le parti interessate.

8.2 Pianificazione delle prove


(1)P La verifica sperimentale deve essere basata su modelli di calcolo di tentativo, che
possono essere incompleti, ma che correlano una o più variabili significative al comporta-
mento strutturale in esame, in modo che le tendenze di base siano adeguatamente
previste. La verifica sperimentale deve allora essere limitata alla valutazione dei termini
correttivi del modello di calcolo di tentativo.
(2)P Se la previsione dei modelli di calcolo pertinenti o delle modalità di collasso attese
nelle prove è estremamente dubbia, la pianificazione delle prove deve essere sviluppata
sulla base di prove pilota associate.
(3)P Prima della esecuzione delle prove deve essere sviluppato, da parte del progettista
e dell’organismo che esegue la prova, un programma delle prove. Questo programma
deve contenere l’obiettivo delle prove e tutte le istruzioni e le altre specifiche necessarie
per la scelta o per la produzione dei provini, l’esecuzione delle prove e la valutazione di
risultati.
(4) Per una guida relativa alla preparazione del programma delle prove, si dovrebbe fare
riferimento alle Normative di Riferimento 14 e 15 (vedere appendice A) e all’appendice J.
(5)P La pianificazione della prova deve trattare i seguenti punti:
a) Scopo delle informazioni che si richiedono alle prove (per esempio: parametri richiesti
e campo di validità).
b) Descrizione di tutte le caratteristiche delle membrature considerate che possono
influenzare il comportamento allo stato limite (per esempio: forma della membratura,
rigidezza, grado e qualità dell’alluminio e principali proprietà del materiale, parametri
geometrici e strutturali e loro tolleranze, parametri influenzati dalle procedure di
fabbricazione ed esecuzione).
c) Specifiche sulle caratteristiche del provino (per esempio: procedure di campiona-
mento, specifiche sulle dimensioni, materiale e fabbricazione dei prototipi, numero dei
provini, numero di sottogruppi, vincoli).
d) Descrizione delle azioni cui le membrature devono reagire e l’indicazione delle carat-
teristiche cui è fatto riferimenti in (b) (per esempio: disposizioni di carico, condizioni di
carico, combinazioni di carico).
e) Specifiche sulle condizioni di carico e sulle condizioni ambientali della prova (per
esempio: punti di applicazione del carico, metodi di carico, sequenza di applicazione
del carico nel tempo e nello spazio, temperature).
f) Modalità di collasso e modelli di calcolo di tentativo con le corrispondenti variabili,
vedere 8.2(1).

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g) Configurazioni di prova (comprendendo gli accorgimenti per assicurare una suffi-
ciente resistenza e rigidezza dell’attrezzatura di carico e di supporto e le distanze di
rispetto per gli spostamenti, ecc.)
h) Determinazione dei punti di misurazione e dei metodi di osservazione e di registra-
zione (per esempio: storie temporali delle deformazioni, forze, spostamenti).
i) Determinazione del tipo e modalità di controllo dell’applicazione del carico (controllato
attraverso le tensioni, controllato attraverso le deformazioni, ecc.)
(6)P Tutti i dettagli sul campionamento o sulla realizzazione dei provini devono essere
riportati nel resoconto e si devono effettuare misurazioni sui provini prima dell’inizio delle
prove, al fine di dimostrare che è stata rispettata la pianificazione delle prove, altrimenti
essa deve essere modificata.

8.3 Esecuzione delle prove


(1)P L’esecuzione delle verifiche sperimentali deve essere affidata esclusivamente ad
organismi il cui personale abbia sufficienti conoscenze ed esperienza nella pianificazione,
esecuzione e valutazione delle prove.
(2)P Il laboratorio di prova deve essere adeguatamente attrezzato e l’organismo
incaricato dell’esecuzione delle prove deve assicurare una gestione oculata e la
documentazione di tutte le prove.

8.4 Valutazione dei risultati delle prove


(1)P La valutazione dei risultati delle prove deve tenere conto del carattere casuale di tutti
i dati.
(2) Tale valutazione dei risultati delle prove dovrebbe essere eseguita mediante il metodo
fornito nell’appendice Z della ENV 1993-1-1:1992.

8.5 Documentazione
(1)P Nel resoconto di prova deve essere fornita la seguente documentazione:
- programma di prova (inclusa qualsiasi eventuale revisione);
- descrizione e specifiche di tutti i provini;
- dettagli delle configurazioni di prova;
- dettagli sulla esecuzione delle prove;
- risultati necessari per la valutazione delle prove.

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APPENDICE A PROVA DEL FATTORE DI SCORRIMENTO
(normativa) Appendice A (normativa) da sostituire con la norma europea "Test on Slip Factors for High
Strength Friction Grip Connections in Aluminium" (quando disponibile)

A.1 Scopo della prova


(1) Lo scopo della presente procedura di prova è la determinazione del fattore di scorri-
mento di una superficie dotata di attrito dopo che questa abbia subito un trattamento parti-
colare, generalmente consistente in un rivestimento superficiale.
(2) La procedura mira ad assicurare che siano tenute debitamente in conto le eventuali
deformazioni viscose (creep deformation) del collegamento.

A.2 Variabili significative


(1)P La validità dei risultati delle prove per le superfici rivestite è limitata ai casi in cui tutte
le variabili significative siano simili a quelle dei provini.
(2)P Devono essere considerate significative le seguenti variabili:
a) la composizione del rivestimento, vedere A.2 (3);
b) lo spessore massimo del rivestimento, vedere A.3 (5);
c) l’intervallo di tempo minimo tra l’applicazione del rivestimento e l’applicazione del
carico sul collegamento, vedere A.2 (4);
d) la procedura di invecchiamento, vedere A.2 (5);
e) la classe del bullone esagonale vedere A.6 (4).
(3)P Nella scelta della composizione del rivestimento devono essere portati in conto
anche il metodo di lavorazione e ogni eventuale diluente utilizzato.
(4)P Il procedimento di invecchiamento deve essere documentato, sia facendo riferimento
alle raccomandazioni pubblicate che specificando il procedimento effettivamente
adottato.
(5)P Deve essere registrato l’intervallo di tempo (in ore) tra l’applicazione del rivestimento
e l’esecuzione della prova.

A.3 Provini
(1)P I provini devono avere dimensioni conformi ai dettagli mostrati in figura A.1 a) o b).
L’alluminio, utilizzato come materiale strutturale, deve essere conforme alle norme
EN 573, EN 515, EN 485, EN 586, EN 755, EN 52.1, prEN 132/10, prEN 190/110.
(2)P Al fine di assicurare che i due piatti interni abbiano lo stesso spessore, essi devono
essere realizzati tagliandoli consecutivamente dallo stesso pezzo di materiale e poi
essere assemblati nelle relative posizioni originarie.
(3)P I piatti non devono avere estremità tagliate termicamente. Essi devono essere suffi-
cientemente piani da consentire che le superfici preparate entrino pienamente a contatto
quando i bulloni sono stati precaricati.
(4)P La pretensione dei bulloni deve essere misurata e deve risultare pari a quella
specifica per la dimensione e la classe del bullone utilizzato.
(5)P Il trattamento superficiale e il rivestimento specificati devono essere applicati alle
superfici di contatto dei provini in maniera coerente con l’applicazione strutturale che si
intende realizzare. Lo spessore medio del rivestimento in corrispondenza delle superfici
di contatto dei provini deve essere di almeno 0,05 mm maggiore del massimo spessore
medio specificato per l’utilizzo nella struttura.
(6)P I provini devono essere assemblati in modo tale che i bulloni siano caricati nel verso
opposto a quello in cui è applicata la trazione.

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A.4 Procedimento di prova
(1)P Devono essere sottoposti a prova cinque provini. Quattro prove devono essere
condotte a velocità normale (durata della prova approssimativamente compresa
tra 10 min e 15 min). Il quinto provino deve essere utilizzato per una prova di viscosità.
(2)P I provini devono essere sottoposti a prova in una macchina di trazione. Deve essere
registrata la relazione forza-scorrimento.
(3)P Lo scorrimento deve essere valutato come lo spostamento relativo tra i punti
adiacenti di un piatto interno e un piatto di ricoprimento, nella direzione del carico
applicato. Esso deve essere misurato separatamente per ciascuna estremità del provino.
Per ciascuna estremità, lo scorrimento deve essere assunto pari al valore medio degli
spostamenti misurati su entrambi i lati del provino.
(4) La forza di scorrimento è definita come la forza corrispondente ad uno scorrimento
pari a 0,15 mm.
(5)P Il quinto provino deve essere caricato con una forza specifica pari al 90% della forza
di scorrimento media, ottenuta dalla media delle forze di scorrimento dei primi quattro
provini (cioè la media di otto valori).
(6)P Se, in un intervallo di tempo compreso tra i 5 min e le 3 h dopo l’applicazione della
forza, gli spostamenti a ciascuna estremità del quinto provino non hanno superato il
valore limite di 0,002 mm, la forza di scorrimento per il quinto provino deve essere deter-
minata analogamente a quanto fatto per i primi quattro. In caso contrario, si devono
condurre prove di viscosità di lunga durata, vedere A.5.
(7)P Se lo scarto tipo dei dieci valori (ottenuti dai cinque provini) eccede l’8% del valore
medio, si devono effettuare prove addizionali. Il numero totale di provini (inclusi i primi
cinque) deve essere determinato mediante la seguente relazione:
n ≤ (δ/3,5)2 (A.1)
dove:
n è il numero di provini;
δ è lo scarto tipo per i primi cinque provini (dieci valori), espressa come percentuale
del valore medio.

A.5 Prove di viscosità di lunga durata


(1)P Quando è necessario condurre prove di viscosità di lunga durata, vedere A.5 (6),
devono essere sottoposti a prova almeno tre provini (sei collegamenti).
(2)P Si deve applicare una specifica forza, determinata utilizzando il fattore di scorrimento
suggerito per le applicazioni di tipo strutturale.
(3)P Si deve tracciare una curva "spostamento - logaritmo del tempo" (vedere figura A.2),
per dimostrare che la forza determinata utilizzando il fattore di scorrimento proposto non
produce spostamenti maggiori di 0,3 mm durante l’intera vita della struttura, assunta pari
a 50 anni, a meno che non sia diversamente specificato. La curva "spostamento -
logaritmo del tempo" può essere estrapolata linearmente sempre che la tangente possa
essere determinata con sufficiente accuratezza.

A.6 Risultati delle prove


(1)P Il fattore di scorrimento caratteristico risultante dalle prove deve essere assunto pari
al valore statisticamente attingibile dal 95% di tutti i provini.
(2) Per dieci valori, ottenuti da cinque provini, il valore caratteristico può essere assunto
pari al valore medio meno 1,83 volte lo scarto tipo.
(3) Per le prove di viscosità di lunga durata, il fattore di scorrimento caratteristico può
essere assunto pari al valore che dimostri di soddisfare il limite di viscosità specificato,
vedere A.5 (3).

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(4) Il fattore di scorrimento determinato utilizzando bulloni di classe 10.9 può essere
anche usato per bulloni di classe 8.8. Alternativamente, per i bulloni di classe 8.8, si
possono eseguire prove separate. I fattori di scorrimento determinati utilizzando i bulloni
di classe 8.8 non si devono considerare validi per bulloni di classe 10.9.
figura A.1 Provini normalizzati per la determinazione del fattore di scorrimento

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figura A.2 Utilizzazione della curva "Spostamento - logaritmo del tempo" per la prova di viscosità di lunga
durata
Legenda
X Logaritmo del tempo
Y Spostamento

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APPENDICE B SELEZIONE DEI MATERIALI
(informativa)

B.1 Generalità
(1) La selezione di un materiale di alluminio idoneo o di un materiale di lega di alluminio,
per una qualsiasi applicazione nel campo strutturale, è determinata da una serie di fattori:
resistenza, durabilità, caratteristiche fisiche, saldabilità, formabilità e disponibilità della
lega nella particolare forma richiesta. Di seguito, è data descrizione delle leghe da
fonderia e di quelle da lavorazione plastica, tenendo separate le leghe trattabili termica-
mente e le leghe non trattabili termicamente.
(2) Le proprietà e le caratteristiche di queste leghe possono essere confrontate, in termini
generali, nel prospetto B.1, per le leghe di alluminio da lavorazione plastica, e nel
prospetto B.2, per le leghe da fonderia. Le proprietà e le caratteristiche possono variare
con la tempra della lega.
(3) Quando si devono realizzare collegamenti tra parti di alluminio e parti realizzate con
metalli differenti, riguardo le misure protettive da adottare per evitare la corrosione
galvanica, ci si dovrebbe avvalere della consulenza di uno specialista.

B.2 Prodotti da lavorazione plastica

B.2.1 Leghe da lavorazione plastica trattabili termicamente


(1) Tra le leghe della serie 6xxx, le leghe idonee per le applicazioni strutturali sono le:
EN AW-6082, EN AW-6061, EN AW-6005A, EN AW-6060, ed EN AW-6063. Le leghe
EN AW-6082, EN AW-6061, EN AW-6005A, EN AW-6060 e EN AW-6063 hanno tutte
classe di durabilità B. Tra le leghe delle serie 7xxx, la lega EN AW-7020 è idonea per appli-
cazioni strutturali generali ed ha una classe di durabilità C.

B.2.1.1 Leghe EN AW-6082 e EN AW-6061


(1) Tra le leghe trattabili termicamente, la EN AW-6082 è una delle più frequentemente
utilizzate, e spesso, in molti Paesi, essa è la principale lega di tipo strutturale sia per
costruzioni saldate che per quelle non saldate. Si tratta di una lega ad alta resistenza,
disponibile nella maggior parte delle forme: estrusi pieni e cavi, piatti, lamiere, tubi e
prodotti fucinati, e viene sempre più frequentemente impiegata per la realizzazione di
componenti esposti all’ambiente marino. Anche la EN AW-6061 è una lega da trattamento
termico ampiamente utilizzata per le costruzioni saldate e non, disponibile sotto forma di
tubi e di estrusi pieni e cavi. Entrambe le leghe sono generalmente utilizzate in condizione
di completo trattamento termico, assumendo rispettivamente le denominazioni di
EN AW-6082-T6 e di EN AW-6061-T6.
(2) La scelta di tali leghe quale materiale strutturale è da ricercarsi in una favorevole
combinazione delle proprietà: elevata resistenza meccanica dovuta all’esecuzione dei
trattamenti termici, buona resistenza alla corrosione, buona saldabilità, sia nel caso di
saldature tipo MIG che di saldature tipo TIG, buona formabilità, se adoperate nella tempra
T4, e buone proprietà per la lavorazione alla macchina utensile. Si deve prestare atten-
zione nel portare in conto le perdite di resistenza nelle zone termicamente alterate (HAZ)
dei collegamenti saldati. La perdita di resistenza può essere parzialmente recuperata
mediante l’invecchiamento naturale post-saldatura. Nel caso in cui queste leghe vengano
utilizzate sotto forma di estrusi, generalmente, si tende a realizzare forme meno
complesse e di maggiore spessore rispetto a quelle che invece si realizzano con le altre
leghe delle serie 6xxx. La AW-6082 è una lega comunemente adoperata per gli estrusi, i
piatti e le lamiere provenienti da magazzino. Tale lega può essere chiodata utilizzando
leghe EN AW-6082, EN AW-5056A o EN AW-5086 nello stato O od anche in uno stato più
duro; i metalli d’apporto da utilizzare per le saldature sono specificati nel prEN 1011-4.

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 150


B.2.1.2 Leghe EN AW-6005A
(1) La lega EN AW-6005A, che risulta raccomandabile anche per le applicazioni strut-
turali, è disponibile solo nella forma di estrusi e combina resistenze meccaniche medie
con la possibilità di essere estrusa in forme più complesse di quelle ottenibili con le leghe
EN AW-6082 o EN AW-6061. Ciò risulta valido, in particolare, per le sezioni cave in parete
sottile. Come per le EN AW-6082 ed EN AW-6061, anche queste leghe sono facilmente
saldabili con i processi di tipo TIG e MIG, incorrendo, nelle HAZ dei collegamenti saldati,
in perdite di resistenza della stessa entità. I metalli d’apporto da adoperare per la
saldatura di queste leghe sono specificati nel prEN 1011-4.
(2) La resistenza alla corrosione di componenti saldate e non saldate è simile a quella
esibita dalla lega EN AW-6082, o anche migliore. Le proprietà di lavorabilità alla macchina
utensile sono simili a quelle proprie della lega EN AW-6082.
prospetto B.1 Confronto tra le caratteristiche generali e tra le altre proprietà per le leghe per uso strutturale

Decoratività dei rivestimenti anodici duri


Lega CEN Disponibilità di tempra e forma

Lavorabilità alla macchina utensile


Prodotti trafilati a freddo


Lamiere, nastri, e piatti

Resistenza alla corrosione


Prodotti estrusi

Resistenza meccanica
Tubi saldati elettricamente

Formabilità

Saldabilità
Prodotti fucinati
Barre/ Tubi Profili Tubi
tondi

EN AW-3103 0 - - - - - 0 II/IV I I/II III/IV I II


EN AW-5083 0 0 0 x 0 0 - I/II I II/IV II/III I I/II
EN AW-5052 0 - - - - - - II/III I I/III II/IV I I/II
EN AW-5454 0 - - - - - - II/III I I/III II/IV I I/II
EN AW-5754 0 - - - - 0 - II/III I II/IV II/III I I/II
EN AW-6060 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II/III I I
EN AW-6061 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II I I/II
EN AW-6063 - 0 0 0 0 - - II/III II II/III II/III I I/II
EN AW-6005A - - - 0 - - - II II III II I I
EN AW-6082 0 0 0 0 0 0 - I/II II II/III II I II
EN AW-7020 0 0 0 x 0 - - I III III II I II
Legenda
0 Disponibile in una varietà di tempre, le proprietà si riferiscono per l’intera varietà.
- Generalmente non disponibile.
x Solo sezioni semplici.
I Eccellente.
II Buono.
III Discreto.
IV Scarso.
Nota Queste indicazioni sono solo di massima; ciascuna classificazione si può applicare soltanto alla colonna alla quale
si riferisce e può differire a seconda della tempra.

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prospetto B.2 Confronto tra le caratteristiche delle leghe da fonderia e altre proprietà generali

Lega da Tipo di colata Colabilità Resistenza Lavorabilità alla Resistenza Decoratività Saldabilità
fonderia meccanica macchina alla del
utensile corrosione rivestimento
anodico
Designazione In In In Fluidità Resistenza Pressione di dopo
sabbia conchiglia pressione alle cricche di tenuta fusione HT
a caldo
EN AC-42100 • • II I II II - II II IV II
EN AC-42200 • • II I II II - II II IV II
EN AC-43200 • • I I II III III II III V II
EN AC-44100 • • I I I IV IV - II/III V I
EN AC-51300 • • III IV IV IV I - I I II
Legenda
I Eccellente.
II Buono.
III Discreto.
IV Scarso.
V Non raccomandabile.
• Indica il metodo di fusione più comunemente adoperato per ciascuna lega.
Nota 1 Queste indicazioni sono solo di massima e ciascuna classificazione si può applicare soltanto nella colonna alla quale si riferisce.
Nota 2 Le proprietà variano con le condizioni della colata.

B.2.1.3 Leghe EN AW-6060 e EN AW-6063


(1) Le leghe EN AW-6060 e EN AW-6063 sono raccomandate per le applicazioni di tipo
strutturale e risultano disponibili solo sotto forma di estrusi e di trafilati a freddo. Esse sono
usate quando la resistenza meccanica non è di primaria importanza e si è disposti ad
accettare un aspetto estetico non eccellente; d’altro canto, esse offrono buona durabilità
e la possibilità di un buon grado di finitura della superficie, oltre che la possibilità di essere
estruse con forme complesse ed in parete sottile. Queste leghe sono particolarmente
adatte per i processi di anodizzazione e per i processi di finitura similari. Come per altre
leghe della serie 6xxx, esse sono facilmente saldabili con i procedimenti sia MIG che TIG,
ed esibiscono perdite di resistenza meccanica nelle HAZ dei collegamenti saldati. I metalli
di apporto da utilizzare per le saldature di queste leghe sono specificati nel prEN 1011-4.

B.2.1.4 Leghe EN AW-7020


(1) Le leghe EN AW-7020 sono raccomandate per le applicazioni strutturali sia di tipo
saldato che non saldato. Si tratta di una lega ad alta resistenza, disponibile sotto forma di
estrusi sia pieni che cavi, piatti, lamiere, tubi. Questa lega non è facilmente estrudibile in
forme complesse, come accade invece per le leghe delle serie 6xxx, e non è immediata-
mente disponibile. Viene utilizzata generalmente in condizione di trattamento termico
completo EN AW-7020-T6. Essa possiede una resistenza post-saldatura migliore rispetto
a quella esibita dalla serie 6xxx, grazie alle sue naturali proprietà di invecchiamento.
Questa lega, così come le altre della serie 7xxx, è comunque sensibile alle condizioni
ambientali e può dare luogo o meno a prestazioni soddisfacenti in funzione della corret-
tezza dei metodi di lavorazione e fabbricazione che sono stati adoperati, oltre che del
controllo della composizione e delle proprietà meccaniche. In virtù della suscettibilità alla
corrosione per esfoliazione, la lega nella tempra T4 dovrebbe essere utilizzata soltanto in
fase di costruzione, ammesso che la struttura possa essere sottoposta a trattamento di
invecchiamento artificiale una volta completata. Quando non si esegue alcun trattamento
termico dopo la saldatura, è necessario verificare se è il caso di proteggere le HAZ,
facendo riferimento alle condizioni definite in 3.4.3.1. Se il materiale nello stato T6 risulta
sottoposto ad una qualsiasi operazione che induca lavorazione a freddo, quale flessione,
taglio, punzonamento ecc., esso può essere suscettibile alla formazione di incrinature per
tenso-corrosione. Risulta pertanto essenziale che, per quanto riguarda l’uso che si
intende fare della lega e le sue probabili condizioni di esercizio, vi sia collaborazione
diretta tra il progettista ed il produttore.

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B.2.2 Leghe da lavorazione plastica non trattabili termicamente
(1) Tra le leghe delle serie 5xxx, le leghe EN AW-5052, EN AW-5454, EN AW-5754,
EN AW-5083 sono quelle raccomandate per le applicazioni di tipo strutturale; esse
presentano tutte classe di durabilità I. Un’altra lega non trattabile termicamente utilizzata
per le applicazioni di tipo strutturale, nei casi in cui si manifestano stati tensionali ridotti, è
la EN AW-3103, anch’essa con classe di durabilità I.

B.2.2.1 EN AW-5052, EN AW-5454, EN AW-5754


(1) Le leghe EN AW-5052, EN AW-5454 ed EN AW-5754 sono adatte per gli elementi
strutturali, collegati mediante dispositivi meccanici oppure saldatura, soggetti a stati
tensionali ridotti. Tali leghe sono duttili nello stato ricotto, ma perdono rapidamente tale
caratteristica in seguito alla lavorazione a freddo. Esse risultano facilmente saldabili
mediante i processi MIG e TIG, utilizzando i metalli d’apporto specificati nel prEN 1011-4,
ed offrono un’ottima resistenza nei confronti degli attacchi corrosivi, specialmente in
ambiente marino. Sono principalmente disponibili sotto forma di prodotti laminati, in
quanto il loro ridotto contenuto di magnesio consente la realizzazione di estrusi pieni
soltanto in forme semplici.
(2) Le leghe possono essere facilmente lavorate alla macchina utensile nelle tempre più
dure. La EN AW-5754 è la lega più resistente tra quelle della serie 5xxx, essendo pratica-
mente immune alla corrosione intergranulare ed alla tenso-corrosione.

B.2.2.2 EN AW-5083
(1) La EN AW-5083 è la più resistente tra le leghe per uso strutturale non trattabili termi-
camente generalmente disponibili in commercio, incluse le applicazioni marine, in quanto
possiede una buona saldabilità ed un’ottima resistenza alla corrosione in ambiente
marino.
È una lega duttile nello stato non incrudito, con buone proprietà di formabilità, ma perde la
sua duttilità in seguito alle lavorazioni a freddo, sicché può divenire dura, con bassi valori
della duttilità.
(2) Comunque questa lega può, in tutti gli stati, e specialmente negli stati H32 e H34(HX),
essere suscettibile di corrosione intergranulare, che in certe condizioni, e per carichi
elevati, può dare luogo a frattura per tenso-corrosione. Allo scopo di minimizzare questo
effetto, sono state sviluppate tempre speciali come la H116. Nonostante ciò, l’uso di
questa lega non è raccomandabile quando il materiale debba essere assoggettato ad
un’ulteriore rilevante lavorazione a freddo e/o quando la temperatura di servizio prevista
sia maggiore di 65 °C. In tali casi dovrebbe essere scelta la lega EN AW-5754.
(3) Però, quando vi sia una particolare richiesta per la scelta di una combinazione
lega/tempra che può risultare suscettibile di formazione di incrinature per tenso-corro-
sione in virtù delle sue condizioni di servizio, quando concordato tra produttore ed acqui-
rente e stabilito al momento della commessa, tale lega dovrebbe essere sottoposta ad
una prova di tenso-corrosione da condurre secondo procedure da definirsi.
(4) La lega EN AW-5083 è facilmente saldabile sia con il processo MIG che TIG, utiliz-
zando i metalli d’apporto specificati nel prEN 1011-4, ma deve essere tenuto presente che
quando i metalli incruditi vengono saldati, le loro proprietà meccaniche in corrispondenza
delle HAZ ritornano ai valori che avevano nello stato ricotto. Questa lega è disponibile
sotto forma di piatti, lamiere, tubi trafilati, fucinati. A causa dell’elevato contenuto di
magnesio è particolarmente difficile da estrudere in sezioni cave o di forma complessa,
sicché il suo impiego è limitato a sezioni estruse piene e di forma semplice. Essa
possiede buone proprietà di lavorabilità alla macchina utensile in tutte le tempre. Per le
chiodature si suggerisce la lega EN AW-5754-0 o H32.

B.2.2.3 EN AW-3103
(1) La lega EN AW-3103 è disponibile soltanto sotto forma di lamiere e di piatti. Essa è
leggermente più resistente meccanicamente e più dura dell’alluminio "commercialmente
puro", dotata di elevata duttilità, saldabilità e buona resistenza alla corrosione.

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B.3 Prodotti da fonderia
(1) Per le applicazioni strutturali si raccomandano cinque leghe da fonderia: tre leghe
trattabili termicamente: EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200; e due leghe non
trattabili termicamente: EN AC-44100 ed EN AC-51400. Tali leghe sono di seguito
descritte. Tutte e cinque possono essere saldate utilizzando i metalli d’apporto specificati
nel prEN 1011-4, ma alcune combinazioni di leghe ottenute da prodotti di fonderia e da
lavorazione plastica non sono raccomandate, a causa della formazione di interclusioni
metalliche di tipo fragile.
(2) Le regole di progetto specificate nella parte 1.1 non si applicano ai prodotti di fonderia.
Le leghe da fonderia indicate in seguito dovrebbero essere usate per le strutture portanti
solo dopo che, sia le opportune prove sia le procedure che si intendono predisporre per il
controllo di qualità nella produzione dei prodotti fusi, siano state sottoposte all’approva-
zione del progettista.

B.3.1 Leghe da fonderia trattabili termicamente EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200


(1) Le EN AC-42100, EN AC-42200 ed EN AC-43200 sono tutte leghe del sistema
Al-Si-Mg e sono sensibili ai trattamenti termici. Esse sono tutte adatte per colate in sabbia
o in conchiglia, ma non sono generalmente utilizzate per pressofusione, a meno che non
si adoperino metodi avanzati di fusione. La resistenza più elevata si raggiunge con la lega
EN AC-42200-T6, ma con un valore di duttilità minore rispetto a quello offerto dalla lega
EN AC-42100.
(2) La lega EN AC-43200 esibisce la migliore colabilità di fonderia, con discreta resistenza
alla corrosione, buona lavorabilità alla macchina utensile e saldabilità. La colabilità di
fonderia delle leghe EN AC-42100 ed EN AC-42200 è buona, con buona resistenza alla
corrosione, lavorabilità alla macchina utensile e saldabilità.

B.3.2 Leghe da fonderia non trattabili termicamente EN AC-44100, EN AC-51300


(1) Le leghe EN AC-44100 ed EN AC-51300 sono adatte per le colate in sabbia o in
conchiglia, ma non sono raccomandate per la pressofusione. La lega EN AC-44100
possiede un’eccellente colabilità di fonderia, mentre la lega EN AC-51300 possiede una
discreta colabilità ed è adatta solo per le forme più semplici. La lega EN AC-51300 è
quella con la resistenza meccanica più elevata, con un’eccellente resistenza alla corro-
sione e risulta lavorabile alla macchina utensile. La lega EN AC-44100 ha una migliore
saldabilità rispetto alla EN AC-51300. La lega EN AC-51300 può essere anodizzata in
modo decorativo.

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APPENDICE C CALCOLO DELLE FORZE E DEI MOMENTI INTERNI
(informativa)

C.1 Analisi globale


(1) In una struttura isostatica, le forze dei momenti interni dovrebbero essere determinate
con i metodi della statica.
(2) In una struttura iperstatica, le forze dei momenti interni possono in generale essere
determinate usando in alternativa:
a) analisi globale elastica (lineare o non lineare);
b) analisi globale plastica (con o senza incrudimento).
(3) L’analisi globale elastica può essere utilizzata in tutti i casi.
(4) L’analisi globale plastica può essere usata solo quando le sezioni trasversali della
membratura soddisfano i requisiti specificati per la classe 1, indicati in 5.4. Le sezioni
trasversali di classe 2, 3 e 4 non sono consentite. Per le sezioni di classe 1 si richiede
sempre il controllo della capacità di deformazione, in relazione alle richieste di duttilità
dello schema strutturale (vedere appendice D).
(5) Per maggiori dettagli sui metodi di analisi globale, vedere appendice D.
(6) Le ipotesi di progetto per i collegamenti dovrebbero soddisfare i requisiti specificati
in C.2.

C.1.2 Analisi globale elastica (lineare)


(1) L’analisi globale elastica (in campo lineare) dovrebbe essere basata sull’ipotesi che la
relazione tensione-deformazione del materiale sia lineare, quale che sia il livello
tensionale [figura C.1a)].
(2) Questa assunzione può essere mantenuta per entrambi i tipi di analisi elastica, del
primo e del secondo ordine (vedere C.1.6), anche quando la resistenza della sezione
trasversale sia stabilita in base alla sua resistenza oltre il limite elastico.
(3) Impiegando un’analisi elastica del primo ordine, i valori dei momenti flettenti elastici
possono essere ridistribuiti modificando i valori del momento in ciascuna membratura fino
al 15% del momento elastico di picco presente in quella membratura, a condizione che:
a) le forze dei momenti interni e i momenti nella struttura rimangano in equilibrio con i
carichi applicati;
b) tutte le membrature nelle quali i momenti vengono ridotti abbiano le sezioni trasversali
appartenenti alla classe 1 o alla classe 2 (vedere 5.4).

C.1.3 Analisi globale elastica (non lineare)


(1) L’analisi globale elastica (in campo non lineare) dovrebbe essere basata sull’ipotesi
che la relazione tensione-deformazione del materiale sia non lineare. Il valore del modulo
tangente istantaneo dipende dal livello di tensione [figura C.1b)].
(2) Questa assunzione può essere mantenuta per entrambi i tipi di analisi elastica, del
primo e del secondo ordine (vedere C.1.6), anche quando la resistenza della sezione
trasversale sia stabilita in base alla sua resistenza oltre il limite elastico.
(3) La caratterizzazione della legge tensione-deformazione del materiale dovrebbe tener
conto dell’effettivo comportamento non lineare della lega. Tale comportamento può
essere schematizzato sulla base dei modelli forniti nell’appendice E.

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figura C.1 Modelli comportamentali del materiale per l’analisi globale elastica
Legenda
a) Elastico lineare
b) Elastico non lineare

C.1.4 Analisi globale plastica (senza incrudimento)


(1) L’analisi globale plastica (trascurando gli effetti dell’incrudimento) può essere condotta
assumendo per il materiale uno dei seguenti modelli comportamentali:
- Rigido-Perfettamente plastico [figura C.2 a)];
- Elastico-Perfettamente plastico [figura C.2 b)];
- Inelastico-Perfettamente plastico [figura C.2 c)].
figura C.2 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica senza incrudimento
Legenda
a) Rigido-plastico
b) Elasto-plastico
c) Inelasto-plastico

(2) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Rigido-Perfettamente plastico", le defor-
mazioni elastiche delle sezioni trasversali, delle membrature e delle fondazioni possono
essere trascurate. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corri-
spondenza delle cerniere plastiche.
(3) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Elastico-Perfettamente plastico", il
comportamento delle sezioni trasversali rimane elastico finché non viene raggiunta la
tensione limite di elasticità nelle fibre maggiormente sollecitate. La transizione al campo
plastico è più o meno graduale in relazione sia alla condizione di carico che alla forma
della sezione trasversale. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in
corrispondenza delle cerniere plastiche.
(4) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Inelasto-plastico", viene considerato
l’effettivo comportamento elastico non lineare sia del materiale che della sezione
trasversale nella valutazione delle deformazioni che hanno luogo in un’assegnata
membratura, prima della formazione della cerniera plastica. Le sezioni trasversali
rimangono interamente elastiche finché la tensione nelle fibre maggiormente sollecitate

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non raggiunge il limite elastico. Se le azioni interne continuano a crescere, la sezione
entra gradualmente in campo inelastico, finché non viene raggiunta la resistenza di piena
plasticizzazione.

C.1.5 Analisi globale plastica (con incrudimento)


(1) L’analisi globale plastica che tiene conto degli effetti dell’incrudimento può essere
eseguita assumendo per il materiale uno dei seguenti modelli comportamentali:
- Rigido-Incrudente [figura C.3 a)];
- Elastico-Incrudente [figura C.3 b)];
- Genericamente inelastico [figura C.3 c)].
figura C.3 Modelli comportamentali del materiale per analisi globale plastica con incrudimento
Legenda
a) Rigido-incrudente
b) Elastico-incrudente
c) Genericamente inelastico

(2) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Rigido-incrudente", le deformazioni


elastiche delle membrature, delle sezioni trasversali e delle fondazioni possono essere
trascurate. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corrispondenza
delle cerniere plastiche. La resistenza nelle cerniere plastiche continua a crescere, anche
dopo che è stata raggiunta la resistenza plastica. L’analisi si arresta quando viene
raggiunto un assegnato valore limite della resistenza o della deformazione.
(3) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Elastico-incrudente", il comportamento
della sezione trasversale rimane elastico finché non viene raggiunta la tensione limite di
elasticità nelle fibre maggiormente sollecitate. La resistenza nelle cerniere plastiche
continua ad aumentare, anche dopo che sia stata raggiunta la resistenza limite elastica,
senza attingere la resistenza plastica ultima. La transizione al campo plastico è più o
meno graduale in relazione sia alle condizioni di carico che alla forma della sezione
trasversale. L’analisi si arresta quando viene raggiunto un valore limite della resistenza o
della deformazione. Si assume che le deformazioni plastiche siano concentrate in corri-
spondenza delle cerniere plastiche.
(4) Nel caso si utilizzi per il materiale il modello "Genericamente inelastico", sia il
materiale che le sezioni vengono schematizzate rispettivamente mediante le loro effettive
relazioni tensione-deformazione e forza generalizzata-spostamento generalizzato. La
transizione dal campo elastico a quello plastico è graduale ed il raggiungimento di uno
stato limite ultimo è definito in funzione di un assegnato valore limite della resistenza o
della deformazione.

C.1.6 Effetti delle deformazioni


(1) In generale, le sollecitazioni interne possono essere determinate utilizzando alternati-
vamente:
a) una teoria del primo ordine, usando la geometria iniziale della struttura;
b) una teoria del secondo ordine, tenendo in considerazione l’influenza delle deforma-
zioni della struttura.

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(2) Per l’analisi globale, si può adottare la teoria del primo ordine nei seguenti casi:
a) strutture a nodi fissi;
b) metodi di progettazione che indirettamente portino in conto gli effetti del secondo
ordine.
(3) La teoria del secondo ordine può essere impiegata per l’analisi globale in tutti i casi,
eccetto quando si utilizzi un’analisi basata su una modellazione rigido-perfettamente
plastica o rigido-incrudente relativamente al comportamento delle sezioni trasversali.

C.1.7 Valutazione della relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali


(1) La scelta della relazione forza-spostamento generalizzata da utilizzarsi nell’analisi
dovrebbe essere coerente con le ipotesi formulate riguardo al comportamento del
materiale (vedere appendice D).
(2) Se si assume per il materiale un comportamento perfettamente plastico, per le sezioni
trasversali possono essere assunte le seguenti relazioni forza (F ) - spostamento (D)
generalizzate, in funzione della forma e delle proprietà meccaniche della sezione:
a) Elastico-perfettamente plastico [figura C.4 a)];
b) Inelastico-perfettamente plastico [figura C.4 b)].
(3) Se si assume per il materiale un comportamento incrudente, per le sezioni trasversali
possono essere assunte le seguenti relazioni forza-spostamento generalizzate, in
funzione della forma e delle proprietà meccaniche della sezione:
c) Elastico-incrudente [figura C.4 c)];
d) Genericamente inelastica [figura C.4 d)].
figura C.4 Relazione forza-spostamento generalizzata per le sezioni trasversali
Legenda
a) Elasto-plastico
b) Inelasto-plastico
c) Elastico-incrudente
d) Genericamente inelastica

C.2 Ipotesi di progetto

C.2.1 Basi
(1) Le ipotesi formulate nell’analisi globale della struttura dovrebbero essere coerenti con
il tipo di comportamento dei collegamenti (vedere 6.4).
(2) Le ipotesi formulate nel progetto delle membrature dovrebbero essere coerenti con il
(oppure conservative in relazione al) metodo utilizzato per l’analisi globale e con il
comportamento dei collegamenti.
(3) I requisiti per i vari tipi di collegamenti sono forniti in 6.4.
(4) Il prospetto 6.4.1 indica il tipo di collegamento richiesto per i diversi tipi di intelaiature,
in relazione al metodo di analisi globale adoperato.

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(5) Quando si calcola il carico critico elastico per il collasso di un telaio a nodi spostabili,
indipendentemente dal metodo di analisi, elastico o plastico, utilizzato per l’analisi globale
della struttura, si dovrebbe tener conto delle effettive rigidezze dei collegamenti.
(6) Quando si calcolano i carichi critici elastici o le lunghezze di libera inflessione di una
membratura, è possibile assumere come valore della rigidezza effettiva del collegamento
il suo valore iniziale.

C.2.2 Intelaiature semplici


(1) Si assume che nelle intelaiature semplici i collegamenti tra le membrature non
trasmettano momenti. Nell’analisi globale, si può assumere che le membrature siano
effettivamente incernierate agli estremi.
(2) I collegamenti dovrebbero soddisfare i requisiti relativi ai collegamenti idealmente
assimilabili ad una cerniera (vedere 6.4.4.1).

C.2.3 Intelaiature continue


(1) L’analisi elastica (lineare o non lineare) dovrebbe essere basata sull’ipotesi di perfetta
continuità, con collegamenti rigidi che soddisfino i requisiti specificati in 6.4.4.
(2) L’analisi rigido-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sull’ipotesi
di perfetta continuità, con collegamenti a completo ripristino di resistenza che soddisfino i
requisiti specificati in 6.4.4.
(3) L’analisi elastico-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata
sull’ipotesi di perfetta continuità, con collegamenti rigidi a completo ripristino di resistenza
che soddisfino i requisiti specificati in 6.4.4.
(4) L’analisi inelastica (con o senza soglia di snervamento) dovrebbe essere basata
sull’ipotesi di perfetta continuità, con collegamenti rigidi a completo ripristino di resistenza
che soddisfino i requisiti specificati in 6.4.4.

C.2.4 Intelaiature semi - continue


(1) L’analisi elastica (lineare o non lineare) dovrebbe essere basata su relazioni di
progetto del tipo forza-spostamento o momento-rotazione, prevedibili, per i collegamenti
utilizzati, in maniera attendibile.
(2) L’analisi rigido-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sul
momento resistente di progetto dei collegamenti che hanno dimostrato di possedere
un’adeguata capacità rotazionale, vedere appendice D.
(3) L’analisi elastico-plastica (con o senza incrudimento) dovrebbe essere basata sulle
relazioni di progetto forza-spostamento o momento-rotazione dei collegamenti,
vedere 6.4.4.
(4) L’analisi inelastica (con o senza soglia di snervamento) dovrebbe essere basata sulle
relazioni di progetto forza-spostamento o momento-rotazione dei collegamenti,
vedere 6.4.4.

C.3 Sistema strutturale

C.3.1 Strutture
(1) Il tipo di analisi globale dipende dal tipo di struttura, come di seguito indicato:
a) Elementi strutturali semplici:
Le travi a campata unica e le membrature singole tese o compresse sono isostatiche.
I telai a maglie triangolari possono essere isostatici o iperstatici.
b) Travi continue e telai a nodi fissi:
Per le travi continue e per i telai nei quali gli effetti degli spostamenti laterali risultino
trascurabili o siano eliminati con sistemi adeguati (vedere C.5), si dovrebbero
prendere in considerazione appropriate distribuzioni dei carichi variabili, al fine di
determinare le combinazioni più gravose delle sollecitazioni per le verifiche di
resistenza delle singole membrature e dei collegamenti.

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c) Telai a nodi spostabili:
I telai a nodi spostabili (vedere C.5) dovrebbero essere analizzati per quelle combina-
zioni dei carichi variabili che risultino più gravose ai fini dei meccanismi di collasso per
instabilità. Inoltre, i telai a nodi spostabili dovrebbero essere anche verificati per la
condizione a nodi fissi, secondo quanto specificato in (b).
(2) Nell’analisi globale di tutti i telai, si dovrebbero includere gli effetti delle imperfezioni
laterali iniziali specificate in C.4.3 - e delle imperfezioni delle membrature, qualora neces-
sario, vedere C.4.2(4).

C.3.2 Sotto-strutture a telaio


(1) Per l’analisi globale, la struttura può essere suddivisa in un certo numero di sotto-
strutture a telaio, a condizione che:
- l’interazione strutturale fra le sotto-strutture a telaio sia modellata in modo attendibile;
- la configurazione delle sotto-strutture a telaio sia appropriata per il sistema strutturale
in oggetto;
- siano tenuti in considerazione i possibili effetti sfavorevoli dovuti alla interazione fra le
sotto-strutture a telaio.

C.3.3 Rigidezza delle fondazioni


(1) Dovrebbe essere tenuta in considerazione la deformabilità delle fondazioni, alle quali
le colonne sono rigidamente collegate e, in tutti i metodi di analisi globale diversi dal
metodo rigido-plastico, dovrebbero essere adottati valori appropriati della rigidezza
rotazionale.
(2) Qualora siano effettivamente impiegati sistemi a perno o oscillanti, si dovrebbe
assumere una rigidezza rotazionale della fondazione pari a zero.
(3) Al fine di rappresentare l’effettiva natura semirigida di fondazioni nominalmente incer-
nierate, si possono anche adottare appropriati valori della rigidezza rotazionale.

C.4 Imperfezioni

C.4.1 Basi
(1) Nei calcoli dovrebbero essere introdotti adeguati margini che siano in grado di coprire
gli effetti delle imperfezioni reali, incluse le tensioni residue e le imperfezioni geometriche,
quali la mancanza di verticalità, la mancanza di rettilineità, la mancanza di accoppia-
mento e le inevitabili eccentricità secondarie presenti nei collegamenti reali.
(2) Si possono utilizzare adeguate imperfezioni geometriche equivalenti, i cui valori
rispecchino i possibili effetti di tutti i tipi di imperfezione.
(3) Gli effetti delle imperfezioni si dovrebbero considerare nei seguenti casi:
a) analisi globale;
b) analisi dei sistemi di controvento;
c) calcolo delle membrature.

C.4.2 Modalità di applicazione


(1) Le imperfezioni dovrebbero essere tenute in considerazione nell’analisi inserendo
delle opportune quantità addizionali, che comprendano le imperfezioni del telaio, le imper-
fezioni delle membrature e le imperfezioni per l’analisi dei sistema di controvento.
(2) Gli effetti delle imperfezioni del telaio specificati in C.4.3 dovrebbero essere inclusi
nell’analisi globale della struttura. Le forze ed i momenti che risultano dal calcolo
dovrebbero essere successivamente utilizzati nel calcolo delle membrature.
(3) Gli effetti delle imperfezioni specificati in C.4.4 dovrebbero essere considerati
nell’analisi del sistema di controvento. Le forze che risultano dal calcolo dovrebbero
essere successivamente utilizzate nel calcolo delle membrature.

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(4) Gli effetti delle imperfezioni delle membrature (vedere C.4.5) possono essere
trascurati nell’analisi globale, ad eccezione dei telai a nodi spostabili (vedere C.5.2) nel
caso di membrature soggette a forze di compressione assiale, che abbiano collegamenti
resistenti a momento e per le quali:

A fo
λ > 0,5 ---------
- (C.1)
N Ed
dove:
NEd è il valore di progetto della forza di compressione;
λ è la snellezza nel piano adimensionalizzata (vedere 5.8.4), calcolata adottando
una lunghezza di libera inflessione pari all’interpiano.

C.4.3 Imperfezioni strutturali per l’analisi globale


(1) Nell’analisi dei telai, gli effetti delle imperfezioni dovrebbero essere considerati attra-
verso un’imperfezione geometrica equivalente, assegnata sotto forma di un’imperfezione
laterale iniziale Φ determinata attraverso la relazione (vedere figura C.5):
Φ = kc ks Φo (C.2)
dove:
Φo = 1/200;
kc = 0,5 + 1 ⁄ n c ma kc ≤ 1,0;

ks = 0,5 + 1 ⁄ n s ma ks ≤ 1,0.
dove:
nc è il numero delle colonne per piano;
ns è il numero di piani.
(2) Nella valutazione di nc, si dovrebbero considerare solo le colonne soggette ad un
carico verticale NEd pari ad almeno il 50% del valore medio del carico verticale agente
sulle colonne del piano considerato.
(3) Nella valutazione di nc, si dovrebbero escludere le colonne che non si estendono attra-
verso tutti i piani considerati nel computo di ns. Nella determinazione di ns, si dovrebbero
escludere quei livelli di impalcato o di copertura che non risultano collegati a tutte le
colonne conteggiate in nc. Qualora più di una combinazione di nc ed ns soddisfi queste
condizioni, ognuna di queste combinazioni può essere utilizzata in sicurezza.
(4) Queste imperfezioni laterali iniziali si applicano in tutte le direzioni orizzontali, ma è
necessario che siano considerate in una direzione per volta.
(5) Dovrebbero essere considerati anche i possibili effetti torsionali indotti sulla struttura
da spostamenti laterali non simmetrici, relativamente a due lati opposti.
(6) L’imperfezione laterale iniziale può essere sostituita attraverso un sistema equilibrato
di forze orizzontali equivalenti, vedere figura C.5.
(7) Nei telai costituiti da travi e colonne, queste forze orizzontali equivalenti dovrebbero
essere applicate a ciascun livello di impalcato o di copertura, e dovrebbero essere definite
in proporzione ai carichi verticali applicati alla struttura a ciascun determinato livello,
vedere figura C.6.
(8) Le reazioni orizzontali di ciascun supporto dovrebbero essere determinate utilizzando
l’imperfezione laterale iniziale e non le forze orizzontali equivalenti. In assenza di carichi
orizzontali effettivi, la reazione orizzontale netta risulta nulla.

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figura C.5 Sostituzione delle imperfezioni laterali iniziali con forze orizzontali equivalenti

figura C.6 Forze orizzontali equivalenti

C.4.4 Imperfezioni per l’analisi dei sistemi di controvento


(1) Nell’analisi dei sistemi di controvento, ai quali è richiesto di assicurare la stabilità
laterale lungo lo sviluppo delle travi o delle membrature compresse, dovrebbero essere
tenuti in considerazione gli effetti delle imperfezioni attraverso un’imperfezione geome-
trica equivalente delle membrature da vincolare, assunta sotto forma di un’imperfezione di
freccia iniziale:
k rL
e o = ---------
- (C.3)
500
dove:
L è la luce del sistema di controvento;

kr = 0,2 + 1 ⁄ n r ma kr ≤ 1,0;
in cui nr è il numero di membrature da vincolare.
(2) Per comodità, l’imperfezione di freccia iniziale delle membrature vincolate dal sistema
di controvento può essere sostituita dalla forza stabilizzante equivalente mostrata in
figura C.7.
(3) Qualora il sistema di controvento sia impiegato per stabilizzare una trave, si dovrebbe
ricavare la forza N indicata in figura C.7 mediante la relazione:
N = M/h (C.4)

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dove:
M è il momento massimo nella trave;
h è l’altezza totale della trave.
(4) In corrispondenza dei punti in cui le travi o le membrature compresse risultano discon-
tinue, si dovrebbe anche verificare che il sistema di controvento sia in grado di resistere
ad una forza locale addizionale pari a krN/100, ad esso trasferita da ciascuna trave o
membratura compressa che risulta discontinua in quel punto, nonché che esso sia in
grado di trasmettere tale forza ai punti adiacenti, ai quali la trave o la membratura
compressa è vincolata; vedere figura C.8.
(5) Nell’eseguire la verifica nei confronti di questa forza locale, dovrebbero includersi,
inoltre, le eventuali forze esterne agenti sul sistema di controvento. Per contro, possono
essere omesse le forze derivanti dall’imperfezione indicata in (1).
figura C.7 Forza stabilizzante equivalente
Legenda
e0 Imperfezione
q Forza stabilizzante equivalente per unità di lunghezza

Sistema di controvento

La forza N è assunta uniforme lungo la luce L del sistema di controvento. Nel caso in cui la forza non risulti uniforme,
l’ipotesi è leggermente conservativa.
Per una membratura con vincolo semplice:
L N
per ρ q ≤ --------------- : q = ----------
2 500 50 L

L N
per ρ q > ----------- : q = ------- ( 1 + σ )
2 500 60 L
dove:
ρq è lo spostamento nel piano del sistema di controvento indotto da q più gli eventuali carichi esterni.
σ = 500 ρqr ma σ ≥ 0,2.
Per membrature aventi vincoli multipli:
L ΣN
per ρ q ≤ --------------- : q = ------- ( k r + 0,21 ) ;
2 500 60 L
L ΣN
per ρ q > ----------- : q = ------- ( k r + σ ) .
2 500 60 L

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C.4.5 Imperfezioni delle membrature
(1) Generalmente, gli effetti delle imperfezioni sul calcolo delle membrature dovrebbero
essere incorporati utilizzando le curve di instabilità pertinenti così come definite nel
presente Eurocodice.
figura C.8 Forze sul controvento in corrispondenza di discontinuità degli elementi compressi

φ / krφo
φo = 1/200
2φN = krNEd/100

Sistema di controvento

C.5 Stabilità agli spostamenti laterali

C.5.1 Rigidezza agli spostamenti laterali


(1) Tutte le strutture dovrebbero possedere una sufficiente rigidezza per limitare gli
spostamenti laterali. Ciò può essere assicurato mediante:
a) la rigidezza agli spostamenti laterali dei sistemi di controvento, che possono essere
costituiti da:
- telai a maglie triangolari;
- telai a nodi rigidi;
- pareti a taglio, nuclei e simili.
b) la rigidezza agli spostamenti laterali dei telai, che può essere assicurata attraverso
uno o più dei seguenti metodi:
- triangolazione;
- rigidezza dei collegamenti;
- colonne con schema a mensola.
(2) Si possono utilizzare collegamenti semirigidi, purché si sia in grado di dimostrare che
essi forniscono, con sufficiente affidabilità, una rigidezza rotazionale che consenta di
soddisfare i requisiti di stabilità dei telai a nodi spostabili (vedere 6.4).
(3) I metodi di calcolo per i telai a nodi spostabili sono specificati nell’appendice F.

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C.5.2 Classificazione dei telai come a nodi spostabili e a nodi fissi
(1) Un telaio può essere classificato a nodi fissi se risulta sufficientemente rigido nei
confronti delle forze orizzontali nel piano, così da poter trascurare, con accettabile appros-
simazione, le sollecitazioni interne addizionali indotte dagli spostamenti orizzontali dei
nodi.
(2) Ogni altro telaio dovrebbe essere considerato a nodi spostabili, portando in conto, nel
suo progetto, gli effetti degli spostamenti orizzontali dei nodi.
(3) Per una determinata condizione di carico, un telaio può essere considerato a nodi fissi,
se il rapporto rispetto al carico critico elastico VEd/Vcr di quella data condizione di carico
soddisfa il seguente criterio:
V Ed
---------- ≤ 0,1 (C.5)
V cr
dove:
VEd è il valore di progetto del carico verticale totale;
Vcr è il suo valore critico elastico di instabilità.
(4) I telai piani costituiti da travi e colonne nelle strutture di edifici con travi che collegano
tutte le colonne a ciascun livello di impalcato (vedere figura C.9) possono essere consi-
derati come telai a nodi fissi per una data condizione di carico se risulta soddisfatto il
criterio indicato di seguito. Quando si utilizza la teoria del primo ordine, gli spostamenti
orizzontali di ciascun piano, calcolati con riferimento ai carichi di progetto orizzontali e
verticali ed all’imperfezione laterale iniziale (vedere C.4.3) applicata nella forma di forze
orizzontali equivalenti, dovrebbero soddisfare la condizione:
δ V
--- ---- ≤ 0,1 (C.6)
h H
dove:
δ è lo spostamento orizzontale alla sommità del piano rispetto alla parte inferiore
del piano;
h è l’altezza di interpiano;
H è il taglio totale di piano, valutato in corrispondenza della parte inferiore del piano;
V è la forza verticale totale, valutata in corrispondenza della parte inferiore del
piano.
figura C.9 Telaio di edificio con travi che collegano tutte le colonne a ciascun livello di impalcato

C.5.3 Classificazione dei telai come controventati e non controventati


(1) Un telaio può essere classificato come controventato, se la sua resistenza agli sposta-
menti laterali è assicurata da un sistema di controvento che risulti sufficientemente rigido
nei confronti dei carichi orizzontali nel piano, così da assumere, con accettabile preci-
sione, che tutti i carichi orizzontali siano assorbiti dallo stesso sistema di controvento.
(2) Un telaio può essere classificato come controventato, se il sistema di controvento
riduce i suoi spostamenti orizzontali di almeno l’80%.
(3) Un telaio controventato può essere trattato come telaio a nodi fissi.

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(4) Nel calcolo del sistema di controvento, dovrebbero essere presi in considerazione gli
effetti delle imperfezioni laterali iniziali relative al telaio controventato (vedere C.4.3).
(5) Le imperfezioni laterali iniziali (o le forze orizzontali equivalenti, vedere C.4.3) più le
eventuali forze orizzontali applicate al telaio controventato, possono essere considerate
agenti sul solo sistema di controvento.
(6) Il sistema di controvento dovrebbe essere progettato in modo da resistere:
- a qualunque carico orizzontale applicato ai telai che esso controventa;
- a qualunque carico orizzontale o verticale applicato direttamente al sistema di contro-
vento;
- agli effetti delle imperfezioni laterali iniziali (o alle forze orizzontali equivalenti)
derivanti dallo stesso sistema di controvento e da tutti i telai che esso controventa.
(7) Quando il sistema di controvento è un telaio o una sotto-struttura a telaio, esso stesso
può essere un telaio a nodi spostabili o a nodi fissi, vedere C.5.2.
(8) Nell’applicazione del criterio indicato in C.5.2(3) ad un telaio o sotto-struttura a telaio
avente le funzioni di sistema di controvento, si dovrebbe considerare anche il carico
verticale totale agente su tutti i telai che esso controventa.
(9) Nell’applicazione del criterio indicato in C.5.2(4) ad un telaio o sotto-struttura a telaio
avente le funzioni di sistema di controvento, si dovrebbe considerare anche il carico
orizzontale e verticale totale agente su tutti i telai che esso controventa, oltre all’imperfe-
zione laterale iniziale, applicata sotto forma di forze orizzontali equivalenti, relativa allo
stesso sistema di controvento ed a tutti i telai che esso controventa.

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APPENDICE D METODI DI ANALISI GLOBALE
(informativa)

D.1 Generalità
(1) Per la classificazione generale dei metodi di calcolo delle strutture, fare riferimento alla
Sezione 5.2.1.
(2) A seconda che il comportamento strutturale della membratura sia noto o meno, i
metodi di analisi si suddividono in:
a) metodi che operano sulla struttura considerata come un assemblaggio di membrature
strutturali semplici (travi, colonne, piastre, ecc.), il cui comportamento strutturale
individuale sia completamente noto;
b) metodi che richiedono che la struttura sia discretizzata in elementi finiti, il cui compor-
tamento strutturale individuale sia definito attraverso adeguate modellazioni
numeriche.
(3) I metodi di analisi globale inquadrabili nell’ambito individuato al precedente punto a)
sono (vedere 5.2.1):
- Analisi elastica lineare;
- Analisi rigido-perfettamente plastica;
- Analisi elastico-perfettamente plastica;
- Analisi rigido-incrudente;
- Analisi elastico-incrudente.
(4) Tutti i metodi di analisi precedentemente elencati sono basati sull’assemblaggio di
elementi semplici per i quali è possibile esprimere la rigidezza o deformabilità nodale
mediante relazioni in forma chiusa.
(5) Si assume che le possibili deformazioni plastiche siano concentrate in corrispondenza
di singole sezioni (sezioni di estremità, sezioni caricate da forze concentrate, sezioni in cui
hanno luogo cambiamenti di sezione trasversale, ecc.) sotto forma di cerniere plastiche.
Nel tratto compreso tra due di queste sezioni, il comportamento rimane perfettamente
elastico. Per questo motivo, tutti i metodi di analisi elencati precedentemente, tranne
l’analisi elastica lineare, vengono indicati nel seguito come "metodi delle cerniere
plastiche". Per maggiori dettagli sull’applicazione di tali metodi, vedere sezione D.3.
(6) I metodi di analisi globale inquadrabili nell’ambito individuato al precedente punto b)
sono (vedere 5.2.1):
- Analisi elastica non lineare;
- Analisi inelastico-perfettamente plastica;
- Genericamente inelastica.
(7) Questi metodi permettono di considerare l’effettivo comportamento inelastico della
struttura, con un grado di accuratezza crescente con il livello di discretizzazione. In parti-
colare, si può assumere che l’analisi genericamente inelastica fornisca un’attendibile
rappresentazione del comportamento strutturale, sia con riferimento alla capacità
portante che alla richiesta di duttilità (vedere la Sezione D.2).
(8) Qualunque sia il metodo di analisi adoperato, le ipotesi che si formulano sulla
relazione generalizzata forza-spostamento per la sezione trasversale devono essere
coerenti con il legame tensione-deformazione assunto per il materiale. Le possibili combi-
nazioni sono indicate nel prospetto D.1, relativamente alle sezioni soggette a carico
assiale e flessione.

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prospetto D.1 Relazioni tra i modelli comportamentali del materiale e della sezione

Legame costitutivo del materiale Relazione generalizzata forza-spostamento


(vedere Sezione 5.2.1)
Sezioni compresse Sezioni inflesse
(N - ε) (M - χ)
Elastico lineare Elastico lineare Elastico lineare
Elastico non lineare Elastico non lineare Elastico non lineare
Rigido-plastico Rigido-plastico Rigido-plastico
Rigido-incrudente Rigido-incrudente Rigido-incrudente
Elasto-plastico Elasto-plastico Inelasto-plastico
Elasto-plastico (per α0 < 1,2)
Elasto-incrudente Elasto-incrudente Genericamente inelastico
Elasto-incrudente (per α0 < 1,2)
Inelasto-plastico Inelasto-plastico Inelasto-plastico
Genericamente inelastico Genericamente inelastico Genericamente inelastico

D.2 Valutazione delle richieste di duttilità


(1) Le prescrizioni fornite nella presente Sezione si applicano soltanto alle strutture le cui
membrature abbiano sezioni trasversali di Classe 1 (vedere appendice H), cioè alle
strutture in cui il collasso ha luogo per il raggiungimento della deformazione ultima in un
certo numero di sezioni trasversali. Le seguenti regole non si applicano alle strutture le cui
membrature abbiano sezioni trasversali di Classe 2, 3 o 4, a meno che non si tenga speci-
ficamente conto degli effetti dei fenomeni di instabilità locale, ai fini della valutazione tanto
della capacità portante quanto della duttilità disponibile.
(2) La valutazione della duttilità richiesta in uno schema strutturale sotto le azioni di
progetto può essere alternativamente:
a) Rigorosa,
b) Convenzionale;
a seconda che venga applicato alla struttura un sistema di spostamenti o un sistema di
forze.
(3) Se alla struttura viene imposto un sistema di spostamenti, la duttilità richiesta può
essere valutata in maniera rigorosa, indipendentemente dalle capacità di resistenza della
struttura, come il valore massimo di un parametro di deformazione che la struttura deve
essere in grado di raggiungere sotto un assegnato processo di carico, nel quale un
generico parametro di spostamento viene assunto come variabile indipendente.
(4) Se la struttura viene caricata mediante l’applicazione di un sistema di forze crescenti
fino al collasso, la duttilità richiesta risulterebbe teoricamente infinita. Pertanto, deve
essere stabilita una definizione convenzionale; per una generica struttura formata da
elementi trave o aste, ciò può essere fatto mediante i seguenti criteri (vedere figura D.1):
a) La duttilità richiesta viene assunta pari alla rotazione richiesta dalla cerniera plastica
che sviluppa le maggiori rotazioni plastiche, valutata in corrispondenza del raggiungi-
mento del meccanismo di collasso. Si suppone che la struttura presenti zone
plastiche concentrate, utilizzando quale metodo di calcolo uno dei metodi delle
cerniere plastiche elencati nella precedente Sezione. Nel momento in cui si assume
che la cerniera plastica abbia una certa lunghezza, ritenuta opportuna, è possibile
valutare anche la massima deformazione richiesta.
b) La duttilità richiesta è definita come la rotazione richiesta dalla cerniera plastica che
sviluppa le maggiori rotazioni plastiche, valutata in corrispondenza del passo del
processo di carico per il quale la schematizzazione a cerniere plastiche concentrate
fornisce la stessa capacità portante prevista da un più raffinato metodo di analisi,
analisi genericamente inelastica, operante su un modello discretizzato. Si suppone
che la struttura esibisca zone plastiche concentrate utilizzando quale metodo di
calcolo uno dei metodi delle cerniere plastiche elencati nella precedente sezione.

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c) La duttilità richiesta è definita a priori in funzione della massima deformazione elastica
della lega. La corrispondente capacità portante può essere ancora valutata adope-
rando uno dei "metodi delle cerniere plastiche", ma utilizzando un valore della
tensione convenzionale di snervamento opportunamente modificato, al fine di portare
in conto l’effettivo comportamento della lega in termini di duttilità e di incrudimento
(vedere sezione D.3).
(5) I requisiti di duttilità menzionati in (4) devono risultare conformi con le caratteristiche di
deformazione delle leghe illustrate nell’appendice A.
figura D.1 Valutazione convenzionale della duttilità richiesta
Legenda
Metodo di discretizzazione
Metodo delle cerniere plastiche

D.3 Applicazione dei metodi delle cerniere plastiche


(1) Si possono applicare i metodi delle cerniere plastiche a condizione che la duttilità
strutturale sia sufficiente a garantire lo sviluppo completo dei meccanismi plastici.
(2) Come regola generale, quando uno dei metodi delle cerniere plastiche viene applicato
considerando il comportamento del materiale del tipo elasto-perfettamente plastico, la
richiesta di duttilità dello schema strutturale deve essere valutata in accordo con uno tra i
criteri indicati in D.2(4) a) e b), scegliendo quello che fornisce il massimo valore di duttilità
richiesta.
(3) Quando l’applicazione dei criteri di cui sopra conduce a valori di duttilità incompatibili
con le capacità di deformazione della lega, così come quando si deve portare in conto il
comportamento incrudente della lega, i metodi delle cerniere plastiche possono essere
applicati assumendo la definizione di richiesta di duttilità fornita in (4) c) della sezione D.2.
In tal caso, si deve correggere il valore della tensione convenzionale di snervamento fy da
usare nell’analisi. In generale, fy viene posta nella forma:
fy = ηf0,2 se ηf0,2 ≤ ft /γM
fy ≤ ft /γM se ηf0,2 > ft /γM
dove:
η è un parametro numerico dipendente dal fattore di forma geometrico α0 e dalla
duttilità convenzionale disponibile del materiale;
γM è il coefficiente di sicurezza parziale del materiale.

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(4) Se si assume per il materiale un comportamento elastico-perfettamente plastico
oppure rigido-perfettamente plastico, il metodo delle cerniere plastiche deve essere
applicato assumendo per la generica sezione un momento ultimo fornito da:
Mu = α0fy W = α0ηf0,2 W
Essendo η il fattore correttivo precedentemente definito.
(5) Se si assume per il materiale un comportamento elasto-incrudente oppure
rigido-incrudente, il metodo delle cerniere plastiche deve essere applicato assumendo
per la generica sezione un momento convenzionale di snervamento, corrispondente
all’incrudimento incipiente, fornito dalla relazione:
My = α0fy W = α0ηf0,2 W
essendo η il fattore correttivo precedentemente definito.
Il momento ultimo deve essere calcolato mediante la relazione:
Mu = αξfy W = αξηf0,2 W
essendo ξ pari a 5 o 10 in relazione alle caratteristiche di duttilità della lega (per la defini-
zione di α5 ed α10 fare riferimento all’appendice H).
figura D.2 Valore del coefficiente correttivo η

(6) Il coefficiente correttivo η viene calibrato in maniera tale che il metodo delle cerniere
plastiche fornisca l’effettiva capacità portante della struttura in funzione della duttilità
disponibile della lega. In generale, η è espresso dalla relazione:
1 2
η = ---------------------
c
- ( f 0,2 in N/mm )
a + bf 0,2

Per le strutture realizzate mediante travi soggette a flessione, i coefficienti a, b e c


dell’equazione precedente sono forniti nel prospetto D.2.
(7) La richiesta di duttilità convenzionale [vedere D.2(4) c) della Sezione D.2], può essere
definita mediante una curvatura ultima convenzionale χu = 5 o 10 χel (vedere
appendice H). La curvatura ultima convenzionale deve essere scelta in accordo con le
proprietà di duttilità della lega. Ciò può essere fatto operando in accordo con il prospetto
D.3 (vedere anche figura D.3).

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 170


prospetto D.2 Valori dei coefficienti a, b e c

Coefficienti (α0 = 1,4 - 1,5) (α0 = 1,1 - 1,2)


dell’espressione
c
h = 1/[a + b f 0,2 ] χu = 5 χe χu = 10 χe χu = 5 χe χu = 10 χe
a 1,2 1,18 1,15 1,13
b -5 -8,4 -4,4 -11
c -0,7 -0,75 -0,66 -0,81

(8) Dal punto di vista della duttilità, si possono definire due gruppi di leghe, a seconda che
vengano raggiunti o meno i limiti di curvatura convenzionale sopra indicati:
- Leghe fragili,
se la deformazione ultima a trazione è sufficiente a sviluppare un curvatura
flessionale ultima pari a χu = 5 χe.
- Leghe duttili,
se la deformazione ultima a trazione è sufficiente a sviluppare una curvatura
flessionale ultima pari o maggiore a χu = 10 χe.
I valori di deformazione corrispondenti a χu pari a 5 χe e a 10 χe sono indicati nel
prospetto D.3, in funzione della tensione convenzionale di snervamento f0,2. Se si
assumono valori intermedi della curvatura ultima, si applica l’interpolazione lineare.
(9) Il coefficiente di sicurezza globale, valutato mediante il metodo delle cerniere plastiche
applicato con η < 1, non deve risultare maggiore di quello valutato mediante l’analisi
elastica lineare. Se si verifica tale circostanza, è necessario prendere in considerazione i
risultati dell’analisi elastica.
figura D.3 Valori della deformazione ultima εu

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prospetto D.2 Valori del coefficiente correttivo η

f0,2 χu = 5χe χu = 10χe χu = 5χe χu = 10χe


(N/mm2) α0 = 1,4 - 1,5 α0 = 1,4 - 1,5 α0 = 1,1 - 1,2 α0 = 1,1 - 1,2
50 1,141 72 1,367 25 1,217 14 1,496 15
60 1,093 25 1,267 86 1,164 37 1,366 57
70 1,059 45 1,202 72 1,127 40 1,284 51
80 1,034 40 1,156 52 1,099 89 1,227 69
90 1,015 02 1,121 93 1,078 52 1,185 90
100 0,999 53 1,094 98 1,061 39 1,153 80
110 0,986 82 1,073 35 1,047 30 1,128 33
120 0,976 20 1,055 58 1,035 49 1,107 60
130 0,967 17 1,040 69 1,025 42 1,090 38
140 0,959 38 1,028 01 1,016 72 1,075 83
150 0,952 58 1,017 09 1,009 12 1,063 37
160 0,946 60 1,007 56 1,002 41 1,052 56
170 0,941 28 0,999 17 0,996 44 1,043 09
180 0,936 53 0,991 72 0,991 09 1,034 73
190 0,932 24 0,985 05 0,986 26 1,027 28
200 0,928 35 0,979 05 0,981 87 1,020 60
210 0,924 81 0,973 62 0,977 87 1,014 57
220 0,921 57 0,968 68 0,974 20 1,009 11
230 0,918 59 0,964 15 0,970 82 1,004 12
240 0,915 84 0,960 00 0,967 70 0,999 56
250 0,913 29 0,956 17 0,964 81 0,995 37
260 0,910 93 0,952 63 0,962 11 0,991 50
270 0,908 72 0,949 34 0,959 60 0,987 92
280 0,906 66 0,946 28 0,957 25 0,984 59
290 0,904 73 0,943 42 0,955 05 0,981 50
300 0,902 91 0,940 75 0,952 97 0,978 61
310 0,901 21 0,938 24 0,951 02 0,975 90
320 0,899 59 0,935 88 0,949 18 0,973 36
330 0,898 07 0,933 66 0,947 43 0,970 97
340 0,896 63 0,931 56 0,945 78 0,968 72
350 0,895 27 0,929 58 0,944 21 0,966 60
360 0,893 97 0,927 70 0,942 72 0,964 59
370 0,892 74 0,925 91 0,941 30 0,962 69
380 0,891 56 0,924 22 0,939 95 0,960 89
390 0,890 44 0,922 61 0,938 66 0,959 17
400 0,889 37 0,921 07 0,937 42 0,957 54
410 0,888 34 0,919 61 0,936 24 0,955 99
420 0,887 36 0,918 21 0,935 11 0,954 51
430 0,886 43 0,916 87 0,934 03 0,953 09
440 0,885 53 0,915 58 0,932 98 0,951 74
450 0,884 66 0,914 36 0,931 98 0,950 45

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prospetto D.3 Valori della deformazione ultima εu

f0,2 χu = 5χe χu = 10χe


(N/mm2) α0 = 1,4 - 1,5 α0 = 1,4 - 1,5
50 0,013 57 0,027 14
60 0,014 29 0,028 57
70 0,015 00 0,030 00
80 0,015 71 0,031 43
90 0,016 43 0,032 86
100 0,017 14 0,034 29
110 0,017 86 0,035 71
120 0,018 57 0,037 14
130 0,019 29 0,038 57
140 0,020 00 0,040 00
150 0,020 71 0,041 43
160 0,021 43 0,042 86
170 0,022 14 0,044 29
180 0,022 86 0,045 71
190 0,023 57 0,047 14
200 0,024 29 0,048 57
210 0,025 00 0,050 00
220 0,025 71 0,051 43
230 0,026 43 0,052 86
240 0,027 14 0,054 29
250 0,027 86 0,055 71
260 0,028 57 0,057 14
270 0,029 29 0,058 57
280 0,030 00 0,060 00
290 0,030 71 0,061 43
300 0,031 43 0,062 86
310 0,032 14 0,064 29
320 0,032 86 0,065 71
330 0,033 57 0,067 14
340 0,034 29 0,068 57
350 0,035 00 0,070 00
360 0,035 71 0,071 43
370 0,036 43 0,072 86
380 0,037 14 0,074 29
390 0,037 86 0,075 71
400 0,038 57 0,077 14
410 0,039 29 0,078 57
420 0,040 00 0,080 00
430 0,040 71 0,081 43
440 0,041 43 0,082 86
450 0,042 14 0,084 29

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APPENDICE E MODELLI ANALITICI PER I LEGAMI TENSIONE-DEFORMAZIONE
(informativa)

E.1 Scopo e campo di applicazione


(1) La presente appendice fornisce i modelli teorici per la schematizzazione dei legami
tensione-deformazione delle leghe di alluminio. Questi modelli sono concepiti in modo da
tener conto dell’effettivo comportamento elasto-incrudente di tali materiali.
(2) I modelli proposti hanno livelli di complessità, in relazione all’accuratezza richiesta nei
calcoli.

E.2 Modelli analitici


(1) La caratterizzazione analitica del legame tensione (σ)-deformazione (ε) di una lega di
alluminio può essere perseguita tramite uno dei seguenti modelli:
- modelli a tratti;
- modelli continui.
(2) I parametri numerici che definiscono ciascun modello devono essere calibrati sulla
base delle effettive proprietà meccaniche del materiale. Tali proprietà dovrebbero essere
ottenute tramite opportune prove di trazione oppure, in alternativa, sulla base dei valori
nominali forniti, per ciascuna lega, nella Sezione 3.

E.2.1 Modelli a tratti


(1) Questi modelli sono basati sull’ipotesi che la legge σ - ε del materiale possa essere
descritta tramite una curva multi-lineare, ciascun ramo della quale rappresenta rispettiva-
mente la regione elastica, inelastica e plastica, con o senza incrudimento.
(2) In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione della relazione tensione-deformazione
può essere eseguita, generalmente, utilizzando alternativamente:
- un modello bi-lineare con o senza incrudimento (figura E.1);
- un modello tri-lineare con o senza incrudimento (figura E.2).

E.2.1.1 Modello bi-lineare


(1) Quando si utilizza un modello bi-lineare con incrudimento [figura E.1 a)], si possono
assumere le seguenti relazioni:
σ = Eε per 0 < ε ≤ εp
σ = fp + E1 (ε - εp) per εp < ε ≤ εmax
dove:
fp è il limite convenzionale elastico di proporzionalità;
εp è la deformazione corrispondente alla tensione fp;
εmax è la deformazione corrispondente alla tensione fmax;
E è il modulo elastico;
E1 è il modulo incrudente.
(2) Nel caso che si assuma il modello "elastico-perfettamente plastico" [figura E.1 b)], il
materiale rimane perfettamente elastico fino alla tensione limite elastica fp. Fino al valore
di deformazione εmax, si dovrebbero considerare deformazioni plastiche senza incrudi-
mento (E1 = 0).
(3) In assenza di più accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, si possono
assumere, per entrambi i modelli delle figure E.1 a) e b), i seguenti valori:
fp è il valore nominale di f0,2 (vedere Sezione 3);
fmax è il valore nominale di fu (vedere Sezione 3);
εmax = 0,5 εu;
εu è il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 174


εp = f0,2/E;
E1 = (fu - f0,2)/(0,5 εu - εp).

E.2.1.2 Modello tri-lineare


(1) Quando si utilizza un modello tri-lineare con incrudimento [figura E.2 a)], si possono
ritenere valide le seguenti relazioni:
σ = Eε per 0 < ε ≤ εp
σ = fp + E1 (ε - εp) per εp < ε ≤ εe
σ = fe + E2 (ε - εe) per εe < ε ≤ εmax
dove:
fp è il limite di proporzionalità;
fe è il limite di elasticità;
εp è la deformazione corrispondente alla tensione fp;
εe è la deformazione corrispondente alla tensione fe;
εmax è la deformazione corrispondente alla tensione fmax;
E è il modulo elastico;
E1 è il modulo di primo incrudimento;
E2 è il modulo di secondo incrudimento.
(2) Nel caso si assuma il modello "Perfettamente plastico" [figura E.2 b)], nel campo di
deformazioni comprese tra εe ed εmax si dovrebbero considerare deformazioni plastiche
senza incrudimento (E2 = 0).
(3) In assenza di più accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, si possono
assumere, per entrambi i modelli delle figure E.2 a) e b), i seguenti valori:
fe è il limite di elasticità ridotto (prospetto E.1);
fp = µfe;
fmax è il valore nominale di fu (vedere Sezione 3);
εmax = 0,5 εu;
εu è il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E è il modulo elastico ridotto Er (prospetto E.1);
E1 = Er /m;
E2 = (fmax - fe)/(εmax - εe);
εp = fp/Er;
εe = εp + (fe - fp)/E1;
con fe, Er, µ, ed m forniti nel prospetto E.1.
prospetto E.1 Valori di fe, Er , µ, ed m per i modelli tri-lineari

Leghe di alluminio fe Er µ m
N/mm2 N/mm2
AlZnMg 1 F36 290 68 000 0,85 4,0
AlMgSi 1 F32 270 68 000 0,85 4,0
AlMgSi 1 F28 210 65 000 0,80 4,0
AlMgSi 0,5 F22 170 65 000 0,85 4,5
EN AW 5083 230 65 000 0,80 5,0
AlMg4,5 Mn w/F28 150 65 000 0,85 5,0
tubi + profilati
AlMgMnF23 170 65 000 0,85 4,5
EN AW 5454
AlMgMnF20 110 60 000 0,80 5,0
AlMgMn w/F18 80 55 000 0,75 5,0
EN AW 5754

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figura E.1 Modelli bi-lineari

figura E.2 Modelli tri-lineari

E.2.2 Modelli continui


(1) Questi modelli sono basati sull’ipotesi che la legge σ - ε del materiale possa essere
descritta mediante un legame continuo, che rappresenta rispettivamente la regione
elastica, inelastica e plastica, con o senza incrudimento.
(2) In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione del legame tensione-deformazione
può essere generalmente eseguita utilizzando in alternativa:
- Modelli continui del tipo σ = σ(ε);
- Modelli continui del tipo ε = ε(σ).

E.2.2.1 Modelli continui del tipo σ = σ(ε)


(1) Quando si assume una legge del tipo σ = σ(ε), è conveniente identificare tre distinte
regioni, che possono essere definite nel seguente modo [vedere figura E.3 a)]:
- Regione 1 comportamento elastico;
- Regione 2 comportamento inelastico;
- Regione 3 comportamento incrudente.
(2) In ciascuna regione, il comportamento del materiale viene rappresentato mediante
diverse relazioni tensione-deformazione, assicurandone la continuità nei punti di
raccordo. In accordo con tale ipotesi, la caratterizzazione del legame tensione-deforma-
zione può essere espressa nella maniera seguente [figura E.3 b)]:
Regione 1 per 0 < ε ≤ εp con εp = 0,5 εl e εl = fl/E
σ=Eε

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Regione 2 per εp < ε ≤ εl con εl = 1,5 εl e εl = fe/E

ε ε 2 ε 3
σ = f e -0,2 + 1,85 --- –  --- + 0,2  ----e-
εl εl ε
Regione 3 per εl < ε ≤ εmax
f max f max εe
- – 1,5  ----------
σ = f e ---------- - – 1 -----
fe  fe ε

dove:
fe è il limite elastico convenzionale;
fmax è la resistenza a trazione in corrispondenza del punto di picco della curva σ - ε;
εe è la deformazione corrispondente alla tensione fe;
εmax è la deformazione corrispondente alla tensione fmax;
E è il modulo elastico.
(3) In assenza di più accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, è possibile
assumere i seguenti valori:
fe è il valore nominale di f0,2 (vedere Sezione 3);
fmax è il valore nominale di fu (vedere Sezione 3);
εmax = 0,5 εu;
εu è il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E è il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3).
figura E.3 Modelli continui del tipo σ = σ(ε)

E.2.2.2 Modelli continui del tipo ε = ε(σ)


(1) Per materiali a comportamento continuamente non lineare, come le leghe di alluminio,
per descrivere il legame tensione-deformazione nella forma ε = ε(σ), è possibile ricorrere
al modello di Ramberg-Osgood. Tale modello può essere fornito adoperando una formu-
lazione di tipo generale, come quella di seguito riportata [vedere figura E.4 a)]:
σ σ n
ε = ---- + ε o,e  -----
E fe
dove:
fe è il limite elastico convenzionale;
εo,e è la deformazione residua corrispondente alla tensione fe;
n è l’esponente che definisce il grado di incrudimento della curva.
(2) Per valutare l’esponente n, in aggiunta al limite convenzionale elastico fe, è richiesta la
scelta di una seconda tensione di riferimento fx. Definendo [figura E.4 b)]:
fx è la seconda tensione di riferimento;
ε0,x è la deformazione residua corrispondente alla tensione fx.

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l’esponente n è espresso da:
log ( ε o,e ⁄ ε o,χ )
n = ----------------------------------
-
log ( f e ⁄ f χ )

(3) Come limite elastico convenzionale, si può assumere la tensione corrispondente ad


una deformazione residua pari allo 0,2%, cioè:
fe = f0,2
εo,e = 0,002
e l’espressione del modello diviene:
σ σ n log ( 0,002 ⁄ ε o,x )
ε = ---- + 0,002  -------- e n = ----------------------------------------
E f 0,2 log ( f 0,2 ⁄ f x )

figura E.4 Modelli continui del tipo ε = ε(σ)

(4) La scelta del secondo punto di riferimento (fx - ε0,x) dovrebbe essere effettuata in base
al campo di deformazione corrispondente al fenomeno in esame. È possibile individuare
i seguenti casi limite:
a) se l’analisi riguarda il campo delle deformazioni elastiche, si può assumere come
secondo punto di riferimento la tensione corrispondente ad una deformazione residua
dello 0,1% [vedere figura E.4 c)], ponendo:
fx = f0,1
εo,x = 0,001
e, pertanto,
log 2
n = -------------------------------
log f 0,2 ⁄ f 0,1

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b) se l’analisi riguarda il campo delle deformazioni plastiche, si può assumere come
secondo punto di riferimento [vedere figura E.4 d)] la resistenza a trazione in corri-
spondenza del punto di picco della curva σ - ε, ponendo:
fx = fmax
ε0,x = ε0,max = deformazione residua corrispondente alla tensione fmax
pertanto:
log ( 0,002 ⁄ ε o,max )
n = ----------------------------------------------
log ( f 0,2 ⁄ f max )

(5) In assenza di più accurate determinazioni dei parametri di cui sopra, è possibile
assumere i seguenti valori:
a) campo elastico (fx = f0,1)
log 2
n = -----------------------------
log ( 1 + k χ )
con:
k = 0,28 (mm2/N)
( f u – f 0,2 ) F u 2
χ = ------------------------ -------- ( N ⁄ mm )
10 ε u f 0,2
f0,2
è il valore nominale della tensione corrispondente ad una deformazione residua
dello 0,2% (vedere Sezione 3),
fu è il valore nominale della resistenza ultima (vedere Sezione 3),
εu è il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3),
E è il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3);
b) campo plastico (fx = fmax)
log ( 0,002 ⁄ ε o,max )
n = -----------------------------------------------
log ( f 0,2 ⁄ f max )
con:
f0,2 è il valore nominale della tensione corrispondente ad una deformazione
residua dello 0,2% (vedere sezione 3);
fmax è il valore nominale di fu (vedere Sezione 3);
ε0,max = 0,5εu - fu/E;
εt è il valore nominale della deformazione ultima (vedere Sezione 3);
E è il valore nominale del modulo elastico (vedere Sezione 3).

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APPENDICE F STABILITÀ DEI TELAI
(informativa)

F.1 Generalità
(1) Tutti i telai devono possedere un’adeguata resistenza al collasso. Non è tuttavia
richiesta alcuna ulteriore verifica all’instabilità quando sia dimostrato che il telaio è a nodi
fissi; vedere 5.2.5.2.
(2) Per tutti i telai, compresi quelli a nodi spostabili, deve essere inoltre verificato che essi
dispongano di una adeguata resistenza al collasso in assenza di spostamenti laterali.
(3) Nell’effettuare le verifiche si dovrebbe considerare l’eventualità che si sviluppino
meccanismi di collasso locali di piano.
(4) I telai con coperture a falda inclinate, che non sono realizzate mediante strutture trian-
golarizzate, devono inoltre essere verificati per l’instabilità a scatto.
(5) L’utilizzo dell’analisi plastica globale che prevede la formazione delle cerniere
plastiche nelle colonne deve essere limitato ai casi in cui può essere dimostrato che le
colonne siano in grado di sviluppare cerniere con sufficiente capacità rotazionale,
vedere F.4.

F.2 Analisi elastica di telai a nodi spostabili


(1) Qualora si ricorra all’analisi elastica globale (lineare o non-lineare), si devono
includere gli effetti del secondo ordine, direttamente, usando l’analisi elastica del secondo
ordine, oppure, indirettamente, attraverso una delle seguenti alternative:
a) mediante l’analisi elastica del primo ordine, con amplificazione dei momenti prodotti
dagli spostamenti laterali;
b) mediante l’analisi elastica del primo ordine, con lunghezze di libera inflessione che
tengano conto degli spostamenti laterali.
(2) Quando si impiega l’analisi globale elastica del secondo ordine, per il progetto delle
membrature, si possono utilizzare le lunghezze di libera inflessione nel piano in assenza
di spostamenti laterali.
(3) Con il metodo della amplificazione dei momenti prodotti dagli spostamenti laterali, si
dovrebbero incrementare i momenti prodotti dagli spostamenti laterali ricavati da
un’analisi elastica del primo ordine, moltiplicandoli per il rapporto:
1
--------------------------------
1 – V Ed ⁄ V cr
dove:
VEd è il valore di progetto del carico verticale totale;
Vcr è il valore critico elastico di collasso per spostamenti laterali.
(4) Il metodo dell’amplificazione dei momenti prodotti dagli spostamenti laterali non
dovrebbe essere utilizzato qualora il rapporto rispetto al carico critico elastico VSd/Vcr sia
maggiore di 0,25.
(5) I momenti prodotti dagli spostamenti laterali sono quelli associati con lo spostamento
orizzontale relativo della sommità del piano rispetto alla parte inferiore dello stesso piano.
Essi sono generati dai carichi orizzontali e possono pure essere causati dai carichi
verticali qualora la struttura oppure i carichi siano non simmetrici.
(6) In alternativa alla determinazione diretta del rapporto VEd/Vcr, nel caso di telai costituiti
da travi e colonne, come descritto in 5.2.5.2(4), si può usare la seguente approssima-
zione:
V Ed δ V
- = --- ----
---------
V cr h H
dove:
δ, h, H e V sono definiti in 5.2.5.2(4).

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(7) Quando si utilizza il metodo dell’amplificazione dei momenti prodotti dagli spostamenti
laterali, si possono usare per il calcolo delle membrature le lunghezze di libera inflessione
nel piano in assenza di spostamenti laterali.
(8) Qualora per il calcolo delle colonne si utilizzi l’analisi elastica del primo ordine con
lunghezze di libera inflessione nel piano calcolate tenendo conto degli spostamenti
laterali, i momenti prodotti dagli spostamenti laterali nelle travi e nei collegamenti
trave-colonna dovrebbero essere amplificati mediante un coefficiente pari ad almeno 1,2,
salvo che sia dimostrata l’opportunità di utilizzare un valore minore attraverso analisi.

F.3 Analisi plastica di telai a nodi spostabili


(1) Quando si ricorre ad un’analisi globale plastica (con o senza incrudimento), si devono
tenere in debito conto gli effetti del secondo ordine indotti dagli spostamenti laterali.
(2) Generalmente, ciò dovrebbe essere fatto utilizzando l’analisi elasto-plastica del
secondo ordine.
(3) Comunque, in alternativa, nei seguenti casi può essere impiegata, come indicato al
successivo punto (4), l’analisi rigido-plastica, tenendo conto degli effetti del secondo
ordine in maniera diretta.
a) Telai alti uno o due piani, nei quali:
- non si hanno cerniere plastiche localizzate nelle colonne, oppure
- le colonne soddisfano i requisiti indicati in F.4.
b) Telai incastrati al piede, nei quali i meccanismi di collasso per spostamenti laterali
implicano la presenza di cerniere plastiche nelle colonne solo in corrispondenza della
base incastrata ed il progetto è basato su un meccanismo nel quale le colonne sono
calcolate per rimanere elastiche.
(4) Nei casi indicati in (3), il rapporto VEd/Vcr non dovrebbe eccedere 0,20 e tutte le azioni
interne dovrebbero essere amplificate attraverso il rapporto indicato in F.2 (3).
(5) Il calcolo delle membrature può essere effettuato utilizzando le lunghezze di libera
inflessione nel piano in assenza di spostamenti laterali. Gli effetti delle cerniere plastiche
dovrebbero essere tenuti debitamente in conto.

F.4 Requisiti delle colonne per l’analisi plastica (con o senza incrudimento)
(1) Nei telai è necessario assicurare che, qualora sia richiesta la formazione di cerniere
plastiche in membrature che risultano pure soggette a compressione, sia disponibile una
adeguata capacità rotazionale.
(2) Quando si impiega un’analisi globale plastica, si può ritenere che questo criterio sia
soddisfatto, a condizione che le sezioni trasversali soddisfino i requisiti indicati
nell’appendice D.
(3) Quando si incorre nella formazione di cerniere plastiche nelle colonne di telai
progettati attraverso l’analisi del primo ordine rigido-plastica, le colonne dovrebbero
soddisfare i seguenti criteri:
- nei telai controventati:

Af 0,2
λ ≤ 0,40 ------------
N Ed
- nei telai non controventati:

Af 0,2
λ ≤ 0,32 ------------
N Ed
dove:
λ è la snellezza adimensionalizzata nel piano calcolata assumendo la lunghezza di
libera inflessione pari alla lunghezza di sistema.

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(4) Nei telai progettati mediante l’analisi globale rigido-plastica del primo ordine, le
colonne sede di cerniere plastiche dovrebbero essere verificate, inoltre, nei riguardi della
resistenza alla instabilità nel piano, utilizzando una lunghezza di libera inflessione pari alla
loro lunghezza di sistema.
(5) Ad eccezione del metodo indicato in F.3 (3) b), per i telai non controventati aventi più
di due piani non si dovrebbe utilizzare l’analisi globale rigido-plastica del primo ordine.

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APPENDICE G COMPORTAMENTO DELLE SEZIONI TRASVERSALI OLTRE IL LIMITE ELASTICO
(informativa)

G.1 Generalità
(1) La presente appendice fornisce le prescrizioni per la valutazione del comportamento
oltre il limite elastico delle sezioni trasversali, in funzione delle proprietà meccaniche del
materiale e delle caratteristiche geometriche della sezione.
(2) L’effettivo comportamento delle sezioni trasversali oltre il limite elastico deve essere
tenuto debitamente in conto ogni volta che si ricorra ad un qualsiasi tipo di analisi inela-
stica, ivi comprese le semplici analisi elastiche con ridistribuzione delle azioni interne, ove
consentite (vedere Sezione 5.2.1). Inoltre, anche nei casi in cui si conducano analisi
elastiche su strutture realizzate con sezioni snelle, è necessario apportare adeguate
limitazioni alla resistenza elastica.
(3) La scelta della relazione generalizzata forza-spostamento per le sezioni trasversali
dovrebbe essere effettuata in maniera tale che essa risulti coerente con le ipotesi relative
alla legge del materiale e con le caratteristiche geometriche della sezione stessa
(vedere G.5).
(4) L’attendibilità delle ipotesi sul comportamento delle sezioni trasversali può essere
verificata mediante sperimentazione diretta.

G.2 Definizione degli stati limite per le sezioni trasversali


(1) Il comportamento delle sezioni trasversali e la corrispondente schematizzazione da
utilizzare nell’analisi strutturale devono essere correlati alla capacità di raggiungimento
dei seguenti stati limite, ciascuno dei quali risulta corrispondere ad una particolare ipotesi
sullo stato tensionale agente sulla sezione.
(2) Con riferimento al comportamento globale della sezione trasversale, indipendente-
mente dal tipo di azione interna considerata (sforzo assiale, momento flettente o taglio), si
possono definire i seguenti stati limite:
- stato limite di instabilità elastica;
- stato limite elastico;
- stato limite plastico;
- stato limite di collasso.
(3) Lo stato limite di instabilità elastica è correlato alla resistenza corrispondente allo
sviluppo di fenomeni di instabilità locale elastica nelle parti compresse della sezione.
(4) Lo stato limite elastico è correlato alla resistenza corrispondente al raggiungimento del
limite convenzionale di elasticità f0,2 nelle parti della sezione più sollecitate.
(5) Lo stato limite plastico è correlato alla resistenza della sezione, valutata assumendo
un comportamento perfettamente plastico del materiale, con un valore limite della
tensione pari al limite convenzionale elastico f0,2, senza considerare gli effetti dell’incrudi-
mento.
(6) Lo stato limite di collasso è correlato alla resistenza ultima effettiva della sezione,
valutata assumendo una distribuzione di sforzi interni che tenga conto dell’effettivo
comportamento incrudente del materiale. Poichè, in questa ipotesi, la curva generalizzata
forza-spostamento è generalmente crescente, la resistenza di collasso deve essere
riferita ad un assegnato valore limite dello spostamento generalizzato (vedere G.5).

G.3 Classificazione delle sezioni trasversali in relazione agli stati limite


(1) Le sezioni trasversali possono essere classificate in relazione alla loro capacità di
raggiungere gli stati limite sopra definiti. Una tale classificazione è complementare a
quella presentata in 5.3.2 e può essere adottata qualora si debbano specificare le

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 183


capacità deformative della sezione in campo plastico. In tal senso, con riferimento ad una
relazione tra la forza generalizzata F ed il corrispondente spostamento D, le sezioni
trasversali possono essere suddivise nella maniera seguente (vedere figura G.1):
- Sezioni duttili (Classe 1);
- Sezioni compatte (Classe 2);
- Sezioni semi-compatte (Classe 3);
- Sezioni snelle (Classe 4).
figura G.1 Classificazione delle sezioni trasversali
Legenda
1 Classe 1 (Duttile)
2 Classe 2 (Compatta)

(2) Le sezioni duttili (Classe 1) sviluppano la resistenza di collasso, così come definita al
punto (6) della Sezione G.2, senza esibire alcun fenomeno di instabilità locale. Il completo
sfruttamento dell’incrudimento del materiale è consentito fino al raggiungimento della
deformazione ultima, il cui valore dipende dal tipo di lega.
(3) Le sezioni compatte (Classe 2) sono in grado di sviluppare la resistenza limite plastica,
così come definita al punto (5) della Sezione G.2. Il completo sfruttamento delle capacità
incrudenti del materiale è impedito dallo sviluppo di fenomeni di instabilità locale in campo
plastico.
(4) Le sezioni semi-compatte (Classe 3) sono in grado di sviluppare la sola resistenza
limite elastica, così come definita al punto (4) della Sezione G.2, senza entrare nel campo
delle deformazioni inelastiche a causa dei fenomeni di instabilità. Nella sezione possono
avere luogo soltanto deformazioni plastiche di piccola entità, per cui il suo comportamento
rimane sostanzialmente fragile.
(5) Il comportamento delle sezioni snelle (Classe 4), sia in esercizio che agli stati limite
ultimi è governato da fenomeni di instabilità locale, i quali di fatto limitano la resistenza
ultima della sezione allo stato limite di instabilità elastica, così come definito al punto (3)
della Sezione G.2. Nella sezione non possono avere luogo deformazioni plastiche, per cui
il suo comportamento è spiccatamente fragile.

G.4 Valutazione dello sforzo assiale ultimo


(1) La capacità portante di sezioni trasversali soggette a sforzo assiale può essere
valutata, con riferimento agli stati limite sopra riportati, attraverso le regole pratiche di
seguito riportate.
(2) Il valore dello sforzo assiale, per un assegnato stato limite, può essere espresso
mediante la formula generalizzata:
N = αN,j Afd
dove:
fd è il valore di progetto della resistenza;
A è l’area netta della sezione trasversale;
αN,j è un fattore correttivo, fornito nel prospetto G.1, dipendente dallo stato limite
considerato.

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prospetto G.1 Sforzo assiale ultimo

Sforzo assiale Stato Limite Classe della sezione Fattore correttivo


Nu Di collasso Classe 1 αN,1 = ft /fd
Npl Plastico Classe 2 αN,2 =1
Nel Elastico Classe 3 αN,3 =1
Nred Di instabilità elastica Classe 4 αN,4 = Aeff/A

dove:
Aeff è l’area della sezione trasversale efficace, valutata portando in conto i fenomeni di
instabilità locale (vedere Sezione 5.4).
(3) La capacità portante ultima di una sezione soggetta a sforzo assiale, valutata secondo
la procedura sopra riportata, non include i fenomeni di instabilità globale, che devono
essere valutati secondo le indicazioni fornite nella sezione.
(4) Quando si valuta la capacità portante delle sezioni saldate, si deve utilizzare un valore
ridotto Ared dell’area della sezione trasversale, determinato in modo tale da portare in
conto l'effetto delle HAZ.

G.5 Valutazione del momento flettente ultimo


(1) La capacità portante delle sezioni trasversali soggette a momento flettente può essere
valutata, con riferimento agli stati limite sopra riportati, attraverso le regole pratiche di
seguito riportate.
(2) Il valore del momento flettente, per un assegnato stato limite, può essere espresso
mediante la formula generalizzata:
M = αM,j Wfd
dove:
fd è il valore di progetto della resistenza;
W è il modulo di resistenza della sezione;
αM,j è un fattore correttivo, fornito nel prospetto G.2, dipendente dallo stato limite
considerato.
prospetto G.2 Momento flettente ultimo

Momento flettente Stato limite Classe della Fattore correttivo


sezione
Mu Di collasso Classe 1 αM,1 = α5 = 5 - (3,89 + 0,001 90 n)/αo[0,270 + 0,001 4 n]
αM,1 = α10 = αo[0,21 log(1 000 n)] 10[7,96 × 10 - 8,09 × 10 log(n/10)]
-2 -2

(dipende dalla lega - vedere Sezione G.6)


Mpl Plastico Classe 2 αM,2 = α0 = Z/W
Mel Elastico Classe 3 αM,3 = 1
Mred Di instabilità elastica Classe 4 αM,4 = Weff /W (vedere Sezione 5.3.5)

dove:
n = f0,2 (in daNmm-2) è l’esponente della legge di Ramberg-Osgood, rappresentativo
del comportamento del materiale (vedere appendice E);
α5 e α10 sono i fattori di forma generalizzati della sezione, corrispondenti ai
valori di curvatura ultima pari rispettivamente a χu = 5χel e 10χel,
essendo χel la curvatura al limite elastico;
α0 è il fattore di forma geometrico;
Z è il modulo plastico della sezione;
Wred è il modulo di resistenza della sezione, valutato tenendo conto dei
fenomeni di instabilità locale (vedere Sezione 5.4).

UNI ENV 1999-1-1:2002 © UNI Pagina 185


(3) Nel valutare la capacità portante delle sezioni saldate, si devono utilizzare valori ridotti
Wred e Zred dei moduli di resistenza elastica e plastica, determinati in modo tale da portare
in conto gli effetti delle HAZ.
(4) La valutazione del fattore correttivo αM,j per una sezione saldata di classe 1 può essere
effettuata mediante la seguente relazione:
Z red 
α M,red = Ψ  ------------
-
W red
dove:
ψ = αM,1/αM,2 essendo αM,1 e αM,2 i fattori correttivi per le sezioni non saldate
rispettivamente di classe 1 e 2.

G.6 Previsione della capacità rotazionale


(1) Le prescrizioni di seguito specificate si applicano soltanto alle sezioni duttili (Classe 1),
allo scopo di definire la loro capacità portante ultima nominale. Tuttavia, esse possono
essere considerate valide anche per la valutazione della resistenza ultima delle sezioni
compatte e semi-compatte, a condizione che non si verifichi alcun prematuro fenomeno di
instabilità.
(2) Nei casi in cui non si può fare affidamento sulle proprietà di duttilità oppure non è
possibile effettuare sul materiale alcuna specifica prova, i valori del momento ultimo Mu
dovrebbero far riferimento ad una curvatura ultima convenzionale determinata attraverso
la relazione:
χu = ξχel
dove:
ξ è un fattore di duttilità dipendente dal tipo di lega e χel è convenzionalmente
assunta pari a χ0,2, che è il valore corrispondente al raggiungimento, nelle fibre più
sollecitate, della tensione f0,2.
(3) Dal punto di vista della duttilità, le leghe di uso corrente possono essere suddivise in
due gruppi (vedere anche appendice D):
- leghe fragili, aventi 4% ≤ εu ≤ 8%, per le quali si può assumere ξ = 5;
- leghe duttili, aventi εu ≥ 8%, per le quali si può assumere ξ = 10.
(4) La valutazione del comportamento elastico e post-elastico della sezione trasversale
può essere effettuata attraverso la relazione momento-curvatura, mediante una formula-
zione alla Ramberg-Osgood:
χ M m
--------- = ----------- + k  -----------
M
χ 0,2 M 0,2  M 0,2

dove:
M0,2 e χ0,2 sono i valori al limite elastico convenzionale, corrispondenti al raggiungimento
della tensione di riferimento f0,2;
mek sono parametri numerici, che, per le sezioni puramente inflesse, sono forniti
dalle seguenti espressioni:
log [ ( 10 – α 10 ) ⁄ ( 5 – α 5 ) ]
m = ---------------------------------------------------------------
-
log ( α 10 ⁄ α 5 )

5–α 10 – α 10
k = --------------5- = --------------------
-
α5 m α 10 m
essendo α5 e α10 i fattori di forma generalizzati, corrispondenti a valori della
curvatura pari rispettivamente a 5 e 10 volte la curvatura al limite elastico.
(5) La parte stabile della capacità rotazionale R è definita come il rapporto tra la rotazione
plastica in corrispondenza dello stato limite di collasso Θp = Θu - Θel e la rotazione al limite
elastico Θel (figura G.2):

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Θ Θ u – Θ el Θ
R = -------p- = --------------------
- = -------u- – 1
Θ el Θ el Θ el
dove:
Θu è la massima rotazione plastica, corrispondente alla curvatura ultima χu.

figura G.2 Definizione della capacità rotazionale


Legenda
1 Sezioni di Classe 1
2 Sezioni di Classe 2, 3, 4

(6) La capacità rotazionale R può essere calcolata mediante la formula approssimata:


m–1
k α M, j
R = α M,j  1 + 2 ------------------ – 1
 m+1
con m e k definiti precedentemente.
Il valore di αM,j è fornito dal prospetto G.2, per le diverse classi di comportamento.
(7) Nei casi in cui risulta noto l’esponente n del materiale (vedere appendice E), è
possibile effettuare una valutazione approssimata di α5 e α10 tramite le seguenti formule:
α5 = 5 - (3,89 + 0,001 90 n)/αo(0,270 + 0,001 4 n)

α10 = αo[0,21 log(1 000 n)] × 10[7,96 × 10 - 8,09 × 10-2 log(n/10)]


-2

essendo α0 = Z/W il fattore di forma geometrico.


In assenza di valutazioni più accurate, è possibile assumere il valore n = f0,2 (espressa
in daNmm-2).

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APPENDICE H INSTABILITÀ FLESSO-TORSIONALE
(informativa)

H.1 Momento critico elastico e snellezza

H.1.1 Basi
(1) Il momento critico elastico per instabilità flesso-torsionale di una trave, avente sezione
trasversale simmetrica uniforme con flange uguali, in condizioni normali di vincolo a
ciascun estremo, caricata attraverso il suo centro di taglio e soggetta a momento
uniforme, è dato dalla seguente relazione:
2
π EI z I w L GI t
2
M cr = --------------
2
- ----- + --------------
L I z π 2 EI
z

dove:
E
G = ---------------------
2(1 + v )
It è la costante di torsione;
Iw è la costante di ingobbamento;
Iz è il momento di inerzia rispetto all’asse minore;
L è la lunghezza della trave tra i punti vincolati allo spostamento laterale.
(2) Le condizioni normali di vincolo a ciascun estremo sono:
- vincolo allo spostamento laterale;
- vincolo alla rotazione intorno all’asse longitudinale;
- libero di ruotare nel piano.

H.1.2 Formula generale per sezioni trasversali simmetriche rispetto all’asse minore
(1) Nel caso di una trave avente sezione trasversale uniforme simmetrica rispetto all’asse
minore, soggetta a flessione rispetto all’asse maggiore, il momento critico elastico per
instabilità flesso-torsionale è dato dall’equazione generale:
2 0,5
π EI z  k 2 I
2
( kL ) GI t 
= C 1 --------------2-   ------ ----w- + ----------------------
2
M cr - + (C 2z g – C 3z j) – (C 2z g – C 3z j) 
( kL )   k  I 2
π EI z
w z 
dove:
C1, C2 e C3 sono i coefficienti che dipendono dalle condizioni di carico e di vincolo
all’estremo;
k e kw sono i coefficienti di lunghezza efficace
zg = za - zs

z j = z s – 0,5 ∫ ( y + z )z dA ⁄ I y
2 2

za è la coordinata del punto di applicazione del carico;


zs è la coordinata del centro di taglio.
Nota Vedere H.1.2 (7) e (8) per le convenzioni sui segni e H.1.4 (2) per le approssimazioni riguardo a zj.
(2) I coefficienti di lunghezza efficace k e kw variano tra 0,5, per la condizione di incastro
completo, ed 1,0, per i casi in cui non vi è vincolo, con valore pari a 0,7 quando vi è un
estremo incastrato ed un estremo libero.
(3) Il coefficiente k si riferisce alla rotazione di un estremo nel piano. Esso è analogo al
rapporto l/L delle membrature compresse.
(4) Il fattore kw si riferisce all’ingobbamento di un estremo. A meno che non sia disposto
uno specifico vincolo per l’ingobbamento, kw dovrebbe essere assunto pari ad 1,0.

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(5) I valori di C1, C2 e C3 sono forniti nei prospetti H.1.1 e H.1.2, per vari condizioni di
carico, indicate in funzione della forma del diagramma del momento flettente sulla
lunghezza L tra vincoli laterali. I valori sono specificati in corrispondenza dei differenti
valori di k.
(6) Per i casi con k = 1,0, il valore di C1, per un qualsiasi rapporto dei momenti agli estremi,
come indicato nel prospetto H.1.1, è fornito approssimativamente dalla relazione:
C1 = 1,88 - 1,40 ψ + 0,52 ψ ma C1 ≤ 2,70
(7) La convenzione sui segni per la determinazione di zj è la seguente, vedere figura 1.1:
- z è positivo per la flangia in compressione;
- zj è positivo quando la flangia avente il valore maggiore di Iz è compressa in corrispon-
denza del punto di momento massimo.
(8) La convenzione sui segni per determinare zg è la seguente:
- per i carichi gravitazionali, zg è positivo per carichi applicati al di sopra del centro di
taglio;
- nel caso generale, zg è positivo per carichi che agiscono dal loro punto di applicazione
verso il centro di taglio.

H.1.3 Travi con sezioni trasversali uniformi doppiamente simmetriche


(1) Per le sezioni trasversali doppiamente simmetriche, risulta zj = 0, per cui:
2 0,5
π EI z  k 2 I
2
( kL ) GI t 
M cr = C 1 --------------2-   ------ ----w- + ----------------------
2
- + [C 2z g] – C 2z g 
( kL )   k  I 2
π EI z
w z 

(2) Per la condizione di carico con momento agli estremi, risulta C2 = 0 e per carichi
trasversali applicati nel centro di taglio, risulta zg = 0. Per tali casi:
2 0,5
π EI z
2
k 2I ( kL ) GI t
M cr = C 1 --------------2-  ------ ----w- + ----------------------
-
( kL )  k w Iz 2
π EI z

(3) Quando k = kw = 1,0 (nessun estremo incastrato):


2 0,5
π EI z I w L GI t
2
M cr = C 1 --------------
2
- ----- + --------------
-
L I z π 2 EI
z

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prospetto H.1.1 Valori dei coefficienti C1, C2 e C3 corrispondenti ai valori del coefficiente k: condizione di carico con
momento all’estremità.

Condizioni di carico e di vincolo Diagramma del momento flettente Valori di Valori dei coefficienti
k
C1 C2 C3
ψ = +1
1,0 1,000 1,000
0,7 1,000 - 1,113
0,5 1,000 1,144

ψ = +3/4
1,0 1,141 0,998
0,7 1,270 - 1,565
0,5 1,305 2,283

ψ = +1/2
1,0 1,323 0,992
0,7 1,473 - 1,556
0,5 1,514 2,271

ψ = +1/4
1,0 1,563 0,977
0,7 1,739 - 1,531
0,5 1,788 2,235

ψ=0
1,0 1,879 0,939
0,7 2,092 - 1,473
0,5 2,150 2,150

ψ = -1/4
1,0 2,281 0,855
0,7 2,538 - 1,340
0,5 2,609 1,957

ψ = -1/2
1,0 2,704 0,676
0,7 3,009 - 1,059
0,5 3,093 1,546

ψ = -3/4
1,0 2,927 0,366
0,7 3,009 - 0,575
0,5 3,093 0,837

ψ = -1
1,0 2,752 0,000
0,7 3,063 - 0,000
0,5 3,149 0,000

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prospetto H.1.2 Valori dei coefficienti C1, C2 e C3 corrispondenti ai valori del coefficiente k: condizioni di carico
trasversale.

Condizioni di carico e di vincolo Diagramma del momento flettente Valori di Valori dei coefficienti
k
C1 C2 C3

1,0 1,132 0,459 0,525


0,5 0,972 0,304 0,980

1,0 1,285 1,562 0,753


0,5 0,712 0,652 1,070

1,0 1,365 0,553 1,730


0,5 1,070 0,432 3,050

1,0 1,565 1,267 2,640


0,5 0,938 0,715 4,800

1,0 1,046 0,430 1,120


0,5 1,010 0,410 1,890

figura H.1.1 Convenzione sui segni per la determinazione di zj


Legenda
1 Centro di taglio
2 Centro di gravità

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H.1.4 Travi con sezioni trasversali uniformi aventi un solo asse di simmetria e flange differenti
(1) Per una sezione ad I con flange diverse:
Iw = βf(1 - βf)Izhs2
dove:
I fc
βt = -;
----------------
I fc + I ft
Ifc è il momento di inerzia della flangia compressa intorno all’asse minore della
sezione;
Ift è il momento di inerzia della flangia tesa rispetto all’asse minore della sezione;
hs è la distanza tra i centri di taglio delle flange.
(2) Per zj, si possono utilizzare le seguenti relazioni approssimate:
quando:
βf > 0,5:
zj = 0,8(2βf - 1) hs/2
quando
βf ≤ 0,5:
zj = 1,0(2βf - 1) hs/2
per le sezioni con la flangia compressa avente bordi irrigiditi:
zj = 0,8(2βf - 1)(1 + hL/h)hs/2 quando βf > 0,5
zj = 1,0(2βf - 1)(1 + hL/h)hs/2 quando βf ≤ 0,5
dove:
hL è l’altezza dell’irrigidimento.

H.2 Snellezza

H.2.1 Generalità
(1) Il rapporto di snellezza λ LT per l'instabilità flesso-torsionale è dato da:
λ LT
λ LT = -------
- α
λ1
dove:

E
λ 1 = π ----- = 52,6 ε
fo

250 2
ε = ---------- ( f o in N/mm )
fo

α è il fattore di forma determinato in 5.3, ma α ≤ Wpl,y/Wel,y


(2) Il rapporto di snellezza geometrica λLT per l’instabilità flesso-torsionale, per tutte le
classi di sezioni, è fornito da:

E W el,y
λ LT = π -----------------
-
M cr

H.2.2 Travi con sezioni trasversali uniformi doppiamente simmetriche


(1) Per i casi in cui zg = 0 (condizione di carico con momento agli estremi o carichi
trasversali applicati in corrispondenza del centro di taglio) e k = kw = 1,0 (assenza di
incastro agli estremi), il valore di λLT può essere ottenuto dalla relazione:

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W pl 2 0,25
,y
L --------------
I zI w
λ LT = --------------------------------------------------
-
0,5
L 2 GI t 0,25
C 1 1 + ---------------
π 2 EI w
che può anche essere scritta nella forma:
L ⁄ i LT
λ LT = ----------------------------------------------------------
-
0,5
( L ⁄ a LT ) 2 0,25
C 1 1 + -----------------------
25,66
dove:

Iw
a LT = -----
It

(2) Per una sezione semplice ad I oppure ad H (priva di irrigidimenti di bordo):


Iw = Izhs2/4
dove:
hs = h - tf
(3) Per una sezione trasversale doppiamente simmetrica, il valore di iLT è fornito dalla
relazione:
I z I w  0,25
i LT =  --------------
 W pl 2 
,y

oppure, con una leggera approssimazione, da:


iLT = [Iz/(A - 0,5twhs)]0,5
(4) Per i profili laminati ad I oppure ad H, conformi alla Norma di Riferimento 2, si possono
usare, conservativamente, le seguenti approssimazioni:
L ⁄ i LT
λ LT = ----------------------------------------------------------------
-
1 L ⁄ i LT 2 0,25
C 10,5 1 + ------ --------------
20 h ⁄ t f

oppure
0,9 L ⁄ i z
λ LT = -------------------------------------------------------------
-
0,5 1 L ⁄ i z 2 0,25
C 1 1 + ------ -----------
20 h ⁄ t f

(5) Per qualsiasi profilo con sezione aperta ad I oppure ad H con flange uguali, la
seguente relazione approssimata risulta conservativa:
L ⁄ iz
λ LT = -------------------------------------------------------------
-
1 L ⁄ i z 2 0,25
C 10,5 1 + ------ -----------
20 h ⁄ t f

(6) Si possono contemplare i casi con k < 1,0 e/o kw < 1,0 usando le relazione:
W pl,y 2 0,25
kL -------------
I zI w
λ LT = ---------------------------------------------------------------------
-
k 2 ( kL ) 2 GI t 0,25
C 10,5 ------ + ---------------------- -
kw π 2 EI w
oppure
kL ⁄ i LT
λ LT = -------------------------------------------------------------------------
-
k 2 ( kL ⁄ a LT ) 2 0,25
C 10,5 ------ + -------------------------- -
kw 25,66

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oppure, per profili laminati normalizzati con sezione ad I oppure ad H:
kL ⁄ i LT
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------
-
0,5 k 2 1 kL ⁄ i LT 2 0,25
C1 ------ + ------ ------------------
kw 20 h ⁄ t f

oppure
0,9 kL ⁄ i z
λ LT = ----------------------------------------------------------------------------
-
0,5 k 2 1 kL ⁄ i z 2 0,25
C1 ------ + ------ --------------
kw 20 h ⁄ t f

oppure per un qualsiasi profilo con sezione aperta ad I oppure ad H con flange uguali:
kL ⁄ i z
λ LT = ----------------------------------------------------------------------------
-
k 2 1 kL ⁄ i z 2 0,25
C 10,5 ------ + ------ --------------
kw 20 h ⁄ t f

(7) Eccetto i casi in cui si è previsto uno specifico vincolo all’ingobbamento, si dovrebbe
assumere kw pari a 1,0.
(8) Si possono contemplare i casi con carico trasversale applicato al di sopra del centro di
taglio (zg > 0) o al di sotto il centro di taglio (zg < 0), utilizzando la relazione:
W pl,y 2 0,25
kL -------------
I zI w
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-----------------------
0,5
-
 k 2 ( kL ) GI t 2
2 Iz
0,5 I z 0,5 
C 1  ------ + ----------------------
0,5 - + ( C 2 z g ) ----- – C 2 z g ----- 
 kw π 2 EI w Iw Iw 

oppure, in alternativa, l’equazione:


kL ⁄ i LT
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
------------
0,5
-
 k 2 ( kL ⁄ a LT ) 2 2C 2 z g
2 0,5 2C z 
2 g
C 10,5  ------ + --------------------------- + ----------------- – ----------------- 
 kw 25,66 hs hs 

oppure, per profili laminati normalizzati con sezione ad I oppure ad H, la relazione:


kL ⁄ i LT
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-------------------
 2 kL ⁄ i 2 2C z 2 0,5 2C z 0,5
k 1 LT 2 g 2 g
C 10,5  ------ + ------ ------------------ + -----------------
h s 
– ---------------- -
 kw 20 h ⁄ t f hs

oppure, in alternativa, la relazione:


0,9 kL ⁄ i z
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
----------------
 2 kL ⁄ i 2 2C z 2 0,5 2C z 0,5
k 1 z 2 g
C 10,5  ------ + ------ -------------- + ----------------- – ----------------g- 
2

 k w 20 h ⁄ t f h s hs 

oppure, per un qualsiasi profilo con sezione aperta ad I oppure ad H con flange uguali, la
relazione:
kL ⁄ i z
λ LT = -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
----------------
 2 kL ⁄ i 2 2C z 2 0,5 2C z 0,5
k 1 z 2 g 2 g
C 10,5  ------ + ------ -------------- + -----------------
h s 
– ---------------- -
 kw 20 h ⁄ t f hs

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APPENDICE J PROPRIETÀ TORSIONALI DI SEZIONI IN PARETE SOTTILE
(informativa)
Alcune procedure di calcolo riportate nelle Sezioni 5.6 e 5.8 richiedono l’uso di particolari
proprietà della sezione trasversale.

J.1 Costante di torsione


(1) Per una sezione in parete sottile composta esclusivamente di elementi piani, ciascuno
di spessore costante, e rinforzata con raccordi e/o bulbi, il valore della costante di torsione
It è fornito dalla relazione:
bt 3
∑ ( p + qN ) 4 t 4 + ∑ -------
3
-

in cui:
t è lo spessore corrente dell'elemento piano;
N è la dimensione del raccordo o del bulbo, vedere figura J.1;
p, q sono i coefficienti da ricavare dalla figura J.1;
b è la larghezza del piatto, misurata dal bordo dell’area annerita in figura J.1, nel
caso di un elemento piano adiacente ad un raccordo o ad un bullone.

J.2 Posizione del centro di taglio


(1) La figura J.2 fornisce la posizione del centro di taglio per diverse sezioni trasversali.

J.3 Costante di ingobbamento


(2) I valori della costante di ingobbamento Iw per alcuni tipi di sezione trasversale possono
essere ricavati nel modo seguente:
a) per sezioni composte esclusivamente da elementi sporgenti disposti radicalmente,
come per esempio angolari, elementi a T, elementi cruciformi, Iw può essere conser-
vativamente assunto pari a zero;
b) per i tipi specifici di sezione illustrati in figura J.2, i valori di Iw possono essere calcolati
usando le espressioni ivi fornite.

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figura J.1 Coefficienti di costante di torsione per alcuni tipi di raccordi e di bulbi

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figura J.2 Posizione del centro di taglio (S) e fattore di ingobbamento (H) per alcuni tipi di sezione trasversale
in parete sottile

Iw • 0 Iw • 0

3b
a2 b 2 t  1 c 2c 
3
e = --------------
F +6 e = ---------------  --- + ------- – ------------
-
I x  4 2b 3a 2 b
a 2 b 3 t 2 2F + 3
I w = ------------------ × -----------------
12 F +6
2
b t 3 2
I w = -------- ( 4 c + 6ac +
at 6
dove F = -------1-
bt 2 2
+ 3a c + a b ) – e I x
2 2

a2 b 2 t  1 c 2c 
3
e = ---------------  --- + ------- – ------------
-
I x  4 2b 3a 2 b