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PRIMO PIANO IL CONFRONTO

Corriere del Ticino


SABATO 2 GIUGNO 2012

Corriere del Ticino


SABATO 2 GIUGNO 2012

PRIMO PIANO IL CONFRONTO


ISCRITTI E BOCCIATI
2005/06 2006/07 1280

Educazione

2001/02

2002/03

2003/04

2004/05

2007/08

2008/09

2009/10

2010/11

Licei cantonali
iscritti al primo anno bocciati (+abbandoni)

976

963

1070

1125

1218

1189

1159

1226

1136

222

237

233

279

383

371

346

351

372

341

22,7%

24,6%

21,8%

24,8%

31,4%

29,0%

28,9%

30,3%

30,3%

30,0%
404

Scuola cantonale di commercio


iscritti al primo anno bocciati (senza abbandoni)

264

293

329 278 271

340

360

359

356

DA SAPERE
LA CARICA DEI MILLE Gli allievi delle scuole medie superiori pubbliche ticinesi alle prese con gli esami di maturit sono un migliaio. Lo si deduce consultando le statistiche del 2011 quando nei 5 licei cantonali 732 allievi erano iscritti in quarta e 218 allievi della Scuola cantonale superiore di commercio affrontavano l'esame finale. GLI ALTRI SETTORI Nel settore della formazione professionale, invece, le procedure di qualificazione riguardavano oltre 2.750 studenti e apprendisti; tra questi 1.415 nel settore industriale, agrario artigianale e artistico e 641 apprendisti in tirocinio nella forma duale. CHI NON CE LA FA Lo scorso anno, dei 732 allievi di fine liceo, 15 non sono stati promossi (pari al 2%). In genere la percentuale dei non promossi al liceo molto pi alta al primo anno. Nel 2011 su 1.136 allievi di prima liceo ci sono stati 286 non promossi, pari al 25,2% del totale. Da questo conteggio sono stati esclusi gli abbandoni. Alla Scuola cantonale di commercio, su 218 allievi solo 2 sono stati bocciati (0,9%). Anche qui vale il discorso che il maggior numero dei non promossi si ha al 1. anno (111 su 404, pari al 27,5%). Nelle scuole di grado secondario professionale, su 2.750 studenti, i non promossi sono stati 482.

46

62

58

56

88

85

103

104

128

111

17,4%

21,2%

20,9%

20,7%

26,7%

25,0%

28,6%

29,0%

36,0%

27,5%

ISTANTANEE Sopra: lultima lezione. A lato: prepararsi alla maturit e, a pag. 3, Liceo 1 di Lugano.

(Key, Maffi, fotogonnella)

Insegnanti in pensione senza troppa nostalgia


La scuola, che vive unera di ricambio generazionale, cambiata I veterani: difficile trattare con i nativi digitali ma appassiona
Dici esami di maturit e pensi alla sequela di esami scritti e orali, agli ultimi sforzi sui libri prima delle vacanze scolastiche e a una nota canzone di Antonello Venditti del 1984. I riflettori sono quasi sempre puntati sulla comunit studentesca mentre i professori vengono relegati a un ruolo di secondo piano. Eppure anche loro non vedono lora di godersi un meritato periodo di riposo che, per qualcuno, gi preludio di pensionamento dopo decine di anni passati dietro la cattedra. Negli ultimi anni il ricambio generazionale ha infatti toccato buona parte dei docenti e i cinque licei cantonali (pi la Scuola di commercio di Bellinzona) hanno visto sempre pi giovani insegnanti presentarsi alle direzioni e alle classi. A pochi giorni dallinizio degli esami di maturit che coinvolgono un migliaio di studenti delle scuole medie superiori ticinesi, il CdT dedica un ritratto a chi saluta ladolescenza e si trova alla fine di un ciclo scolastico e a chi si avvicina alla conclusione del proprio ciclo professionale. Studenti e professori a confronto, a poche settimane dallestate: et e ruoli diversi, ma i punti di contatto non mancano.
PAGINE DI MATTIA BERTOLDI

zxy LE OPINIONI

Sicuro, rigoroso ma con brio questo il professore ideale


Parlano quattro studenti prossimi alluniversit
zxy Nel corso del quadriennio scolastico uno studente iscritto al liceo o alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona incontra almeno quindici professori. Riportare alla mente il proprio percorso scolastico significa anche passarli in revisione, estrapolarne le caratteristiche, stilare dei giudizi. Per una volta, insomma, lo studente a raggruppare in unaula immaginaria gli insegnanti degli ultimi quattro anni e a dare i voti. Senza lesinare in bocciature.
Mettere in moto il cervello Mi dispiace soprattutto constatare che dei docenti avrebbero potuto darmi molto di pi. Le parole sono di Carlotta, 18 anni di Gorduno, iscritta al Liceo di Bellinzona. Secondo me il buon insegnante non scarica vagonate di informazioni addosso agli allievi senza dar loro un senso, ma riesce a trasmettere delle nozioni mettendo in moto il loro cervello. In pi mostra ogni giorno alla classe la passione per la materia: se lui il primo a non tenerci, perch un allievo dovrebbe essere interessato? Carlotta riconosce tuttavia le difficolt che lattivit didattica pu comportare. Effettivamente non facile perch si ha a che fare ogni giorno con adolescenti che sono molto spesso imprevedibili. Nel giro di quattro anni sono molti i cambiamenti che li coinvolgono e non sempre facile trattare con loro. Forse anche per questo che alcuni insegnanti dimostravano brio e personalit nel corso del primo anno, salvo poi spegnersi nei mesi successivi. Oltre ad avere entusiasmo, bisogna essere capaci di mantenerlo nel corso del tempo. Quando la lezione conta pi della nota Anche Marco, 18 anni di Castel San Pietro, ha avuto degli insegnanti che hanno perso il brio iniziale nel corso dei quattro anno trascorsi al Liceo di Mendrisio. E a noi tutti dispiaciuto molto perch avevamo la consapevolezza che quella persona poteva dare di pi, ma non lo faceva. Forse dipendeva dal fatto che ha imparato a conoscerci ed subentrata labitudine, ma con essa arrivata anche una certa piattezza nel corso delle lezioni. Anche il confronto tra i professori della vecchia guarda e la nuova generazione di docenti porta a interessanti conclusioni. Le caratteristiche didattiche sono completamente differenti. Da una parte c una strategia ben strutturata e spesso basata sulla memorizzazione, dallaltro un metodo pi

Quella stessa vita che la letteratura pu influenzare. S, poich la letteratura offre la possibilit di riflettere su di noi, il veicolo di una cultura millenaria che apre gli occhi e ci trasmette scale di valori che migliorano la nostra esistenza. Per questo motivo faccio fatica a lavorare con una classe passiva, seppur diligente: la materia viene vista con un fine utilitaristico (mi basta ottenere il 4), ma io sono l per aiutarli.
Unintelligenza che non va via Anche Giancarlo Reggi insegnante di greco e latino al Liceo Lugano 1 con 40 anni di esperienza convinto dellimportanza delle discipline umanistiche e del loro bagaglio culturale che esige un ruolo specifico. Il docente non pu essere solo un istitutore, deve essere pure uno studioso che contribuisce alla costruzione del sapere man mano che lo trasmette agli allievi. Questi, a loro volta, non devono apprendere solo delle nozioni legate alle lingue classiche, ma acquisire anche una certa capacit di eloquio che non li abbandoner mai. Uno dei traguardi pi difficili da raggiungere lequilibrio tra il coinvolgimento della classe e il rigore richiesto dalla disciplina. Ambedue le qualit sono richieste, ma non bisogna scadere n in una, n nellaltra. Il rigore da solo si traduce in unattivit didattica arida e soporifera, mentre il solo intrattenimento trasforma linsegnante in un mercante in fiera. Unaltra qualit appresa col tempo e con lesperienza riguarda i comportamenti indisciplinati: una volta per bloccarli avrei dovuto agire con asprezza, oggi mi basta una semplice occhiata. La cosa di cui sentir pi la mancanza? Sicuramente il rapporto con le classi. In futuro dedicher molto pi tempo alla mia attivit da ricercatore, non credo che prover nostalgia. Non posso tuttavia ignorare le parole di un amico, ex docente di filosofia, che andato in pensione qualche anno fa. Mi confid che allinizio non aveva provato nulla di particolare, ma dopo dodici mesi venne a conoscenza di un nuovo problema di natura filosofica e il primo pensiero che lo fulmin fu: Come lo spiego alla classe? Ma la classe non cera pi. Credo pertanto che ogni insegnante sia destinato a mantenere una certa capacit di reinterpretare e semplificare delle nozioni per trasmetterle a delle giovani menti. Unintelligenza acquisita che non lo abbandoner mai.

zxy un lavoro che ti logora, certo, ma la passione quella di un tempo. Bisogna comunque far spazio ai giovani, questo il momento giusto. E non credo che linsegnamento mi mancher. La voce di Marco Nidola, professore di matematica alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona da 24 anni, non tradisce esitazioni. sereno. Nei prossimi due anni lavorer al 50%, poi la pensione anticipata. Mi concentrer sulla famiglia e sui nipotini, mi impegner nel volontariato, forse anche un po di giardinaggio. Tutte cose alle quali voglio dedicare pi tempo. Daltro canto, in oltre tre decenni, davanti alla sua cattedra sono passate generazioni di studenti. Con il passare del tempo ho imparato a toccare i tasti giusti per far s che gli studenti siano coinvolti. Ho cos capito che i problemi concreti facilitano lapprendimento di concetti teorici: parlando di casse malati, ad esempio, possibile determinare la franchigia pi conveniente grazie alle disequazioni. Ma appassionare una classe non facile. Non pi. Effettivamente un tempo i ragazzi avevano poche cose alle quali dedicarsi: la scuola, lo sport, forse unattivit culturale. Oggi ci sono molto pi stimoli, basti pensare a videogiochi, cellulari, Internet. Avere a che fare con i ragazzi moderni, i cosiddetti nativi digitali non fa, cile. Peggio ancora se il docente si mostra poco determinato. Quello un vero e proprio problema, poich i ragazzi lo capiscono subito. necessario dimostrare convinzione, passione e competenza. Solo cos

un docente pu stare sicuro che gli allievi non rimarranno indifferenti. Dello stesso avviso Carlo Galfrascoli, docente di italiano al Liceo Lugano 2 di Savosa dalla sua fondazione, nel 1982. Questo il suo penultimo anno di attivit. Sono il pi vecchio qui dentro, afferma con un sorriso. Anche lui approfitter del ritrovato tempo libero per passare pi ore con la famiglia, riprendere in mano libri interrotti, visitare luoghi ancora inesplorati. Ma se potessi andare avanti lo farei. Il problema che il tempo passato troppo velocemente, questo momento arrivato troppo presto. E la cosa che pi mi mancher sar il rapporto con gli studenti, la possibilit di poter trasmettere qualcosa ai giovani. A patto che la classe ascolti. Certo, il gruppo ideale composto da ragazzi che capiscono che stai parlando loro col cuore, coi quali puoi aprirti perch anche loro lo fanno. C fiducia, c una celeste corrispondenza damorosi sensi co, me scriveva Ugo Foscolo. E se c questa armonia, allora si discute in libert, ci si confronta, si cresce insieme.
Canali emozionali Ma il percorso non esente da difficolt. Rispetto a trentanni fa gli allievi sono meno preparati, non arrivano pi dal ginnasio: il liceo diventato una scuola di massa e la selezione in prima aumentata (vedi grafico, n.d.r.). La vera sfida dellinsegnante data per dal dislivello tra il suo linguaggio razionale e linterpretazione degli studenti che spesso si articola su canali emozionali. Bisogna attivare le loro facolt intellettuali fronteggiando per di pi degli avversari fortissimi: le tante distrazioni della vita quotidiana.

vicino agli studenti, e questo per un semplice motivo: dal momento che i giovani insegnanti non hanno molta esperienza, adattano e plasmano il loro stile agli allievi che hanno davanti. Questo li rende forse meno sicuri, ma certo pi attenti alle esigenze dei singoli allievi. Le qualit indispensabili di un buon insegnante, quindi? pieno di carica, capace a coinvolgerti ed sempre disposto al dialogo. Allo stesso tempo, per, trasmette alla classe delle nozioni. Sa che lo scambio di opinioni porta a un arricchimento generale e, in questi casi, gli allievi sono talmente interessati alla lezione che non si preoccupano pi di ci che il docente chieder nel lavoro scritto: quello che stanno apprendendo diviene pi importante della nota.
Non solo un mestiere Aline, 19 anni di Muralto, non vede lora di portare a termine gli esami di maturit che vedono impegnata lei e decine di compagni al Liceo di Locarno. Molti di loro non li vedr pi, ma non sono dispiaciuta: i rapporti che rimarranno saranno quelli pi importanti, ci sar una sorta di selezione. E poi non vedo lora di passare

da un programma scolastico ampio e variegato a una facolt in cui potr studiare ci che pi mi piace. Anche a detta sua i professori alle prime armi sono quasi sempre pi entusiasti, ma lesperienza comunque aiuta. S, perch spesso chi ha pi anni sulle spalle sa gi come approcciare un argomento o quali testi scegliere per far passare un concetto. Un insegnante giovane pu invece valutare male la difficolt di un testo e fotocopiare saggi troppo complessi o pesanti. Ma c qualcosa di peggio di una lezione con un professore noioso: avere un professore annoiato. E come si capisce? Non saprei dire come, ma si vede subito chi interpreta il mestiere del docente come semplice lavoro e chi insegna per passione. In questultimo caso la classe si impegna e risulta coinvolta poich subentra una forma di rispetto per una persona che fa ci in cui crede. Alla ricerca del giusto equilibrio Pur riconoscendo le qualit di chi sta dietro la cattedra e ha meno primavere sulle spalle, Chiara 18 anni di Manno si prepara agli esami di maturit al Liceo Lugano 1 in preda a due sentimenti: tranquillit per alcune materie, agitazione per altre. Tutto dipende dal lavoro svolto durante lanno scolastico. Una docente pi giovane ci ha fornito indicazioni sui test (scritto e orale) solo poche settimane fa, mentre un altro pi anziano dalla terza liceo che ci prepara a questo appuntamento, a volte instillando in noi anche un po di terrore. Penso che sia questo il metodo pi adatto e utile a una classe di liceo. Ma gli insegnanti principianti avranno comunque delle qualit... Certo, con loro si sente meno il distacco che di solito si vive coi docenti vecchio stampo. Ricordo ad esempio uno che dava a tutti gli allievi del lei, anche a quelli di 14 anni. Sono pi alla mano, insomma, ma talvolta si organizzano male e faticano a imporsi. Questo si riflette sulle presenze in classe: con certi docenti puoi bigiare senza problemi, con altri preferisci presentarti malata piuttosto che perdere la lezione. A ogni tipo di persona, comunque, la classe si adatta e fa labitudine. Il profilo del professore ideale? Una persona ferma ma comunque simpatica, che si mette alla pari con gli allievi ma riesce comunque a mantenere un certo distacco. Ci vuole questo per conquistare una MATT.B. classe.

LINTERVISTA zxy EDY RAMELLI

Che soddisfazione quando gli ex allievi ti ringraziano


zxy Fondata nel 1944, lAssociazione pensionati dello Stato organizza attivit e d spazio a iniziative volte a coinvolgere gli oltre 3.000 soci. Tra questi anche alcuni ex professori che, idealmente, fanno cerchio attorno a Edy Ramelli, fresco di nomina allinterno del comitato ed ex professore di scuola media. Uno che rimasto attaccato allinsegnamento nonostante tutto: sar un caso, ma abita in via Ginnasio. Tra gli ex dipendenti statali iscritti al gruppo, i docenti non sono molti, precisa Ramelli. Ma il loro numero sta crescendo in questi ultimi anni. Probabilmente un sintomo del forte ricambio generazionale che sta colpendo la scuola. Il 5 giugno partiremo per Pavia: riserveremo cinque o sei torpedoni e visiteremo la citt. Una gita scolastica in piena regola, insomma. Ma per lei come stato abbandonare la cattedra? accaduto nel 2001, dopo quasi 40 anni di carriera. Negli ultimi venti, tuttavia, avevo assunto la vicepresidenza delle scuole medie di Biasca e mi ero dedicato alla didattica del tedesco solo per una dozzina di ore alla settimana. Ha provato nostalgia al momento delladdio? Fortunatamente no, poich mi sono dedicato al mio hobby il tiro sportivo e ho trapiantato l limpegno, la passione e la voglia di insegnare ai giovani. Se non avessi avuto questa possibilit, penso che la cosa di cui avrei sentito maggiormente la mancanza sarebbe stato il rapporto quotidiano con gli allievi. La pi grande soddisfazione in questi anni di pensionamento? Aver incontrato un mio ex allievo che mi ha ringraziato dicendomi: Se oggi so un pochino di tedesco lo devo a lei Ero un docente esigente, rigoro. so, molto severo. Ma i risultati si vedevano: i miei studenti uscivano dal ginnasio o dalla scuola media ben preparati. Se invece un insegnante fatica a imporsi sugli allievi, questi ne carpiscono subito le debolezze e tendono ad approfittarne. I giovani professori: meglio o peggio della sua generazione? Domanda complicata. Io posso solo dire che il fuoco me lo sentivo dentro sin dagli anni della scuola elementare, quando ho deciso di diventare insegnante. C invece chi giunge a questa decisione come alternativa, una seconda scelta. E questo porta raramente a qualcosa di buono. Possiamo quindi dire che gli insegnanti invecchiano bene? Altroch! Ma non bisogna dimenticare i casi di professori che arrivano al pensionamento spossati e rischiano di deprimersi poich non dispongono di qualcosa alla quale dedicarsi. Come in tutte le fasi della vita bisogna mantenersi positivi verso il futuro e avere delle buone prospettive da sviluppare. Io lo ripeto, ho avuto molta fortuna: sono sempre stato attivo coi giovani e, come dico sempre, non ho mai il tempo di pensare alla MATT.B. mia et.

Questione di et
Chi ha pi anni sulle spalle sa gi come approcciare un argomento. Un insegnante giovane pu invece valutare male la difficolt di un testo e dare saggi troppo pesanti