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Giacomo Conserva

Sartre, la psicanalisi esistenziale e lantipsichiatria

Le statue volavano basse, dolcemente; ronzavano. La camera (OR, 259) Un mondo () come quello delle panzerdivisionen e della R.A.F. Lessere e il nulla (NET), 582 Sebstmord gleich mord (suicidio=omicidio) SPK, Heidelberg 1971

1. Lucidit e orgoglio

A poche pagine dallinizio della Nausea (p. 32 degli Oscar Mondadori) troviamo una scena dorrore:
Sono solo in mezzo a queste voci gioiose e ragionevoli. Tutti questi tipi passano il loro tempo a spiegarsi, a riconoscere felicitandosene che sono della stessa opinione. Quanta importanza attribuiscono, mio Dio, a pensare tutti quanti le stesse cose. Basta vedere la faccia che fanno quando passa in mezzo a loro uno di questi uomini dagli occhi di pesce, che sembrano guardare al di dentro e coi quali non si pu pi assolutamente trovarsi daccordo. Quando avevo otto anni e andavo a giocare al Lussemburgo, ce nera uno che veniva a sedersi in un casotto contro la cancellata che costeggia va Auguste-Comte. Non parlava, ma ogni tanto stendeva una gamba e si guardava il piede con unaria spaventata. Questo piede calzava uno stivaletto mentre laltro era infilato in una pantofola. II guardiano disse a mio zio che si trattava di un ex censore. Era stato messo a riposo perch era andato nelle classi a leggere le votazioni trimestrali vestito da accademico. Noi ne avevamo una paura terribile poich sentivamo chera solo. Un giorno fece un sorriso a Roberto, tendendogli le braccia, da lontano: manc poco che Roberto svenisse. Non era laspetto miserabile di quel tipo che ci faceva paura, n il tumore che aveva sul collo e che gli strusciava contro lorlo del colletto: ma sentivamo che nella sua testa formava pensieri da granchio1 o da aragosta. E questo ci terrorizzava, ci terrorizzava che si potessero formare pensieri da aragosta sul casotto, sui nostri

Ancora 20 anni dopo i granchi avranno un ruolo fondamentale ne I sequestrati di Altona (cfr. il saggio di Louette in Silences de Sartre).
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cerchi, sui cespugli. [La Nausea, Oscar Mondadori, p. 32 ]

E lo stesso orrore e la stessa angoscia corrono nella descrizione che nella Force de lge Simone de Beauvoir d di una visita sua e di Sartre al manicomio di Rouen, o in tutta la narrazione della storia di Louise Perron (in effetti Rene Ballon), una sua amica e collega che svilupp un delirio erotomanico devastante; e cos pure nella rievocazione della quasi-psicosi post-mescalina di Sartre (orrore che per parte sua la De Beauvoir tenta di combattere con la intellettualizzazione, fondamentalmente- e interpretando a volte la patologia come messa in scena, come problema di volont). Fa impressione (ci si riferisce sempre a eventi del 1935) mettere a confronto tutto questo con la finezza e il distacco delle analisi fenomenologiche di allucinazioni, deliri, sindrome di automatismo mentale, vita onirica contenute nellultima parte de Limaginaire, scritto in quegli anni; o con il breve marginale accenno che a un certo punto l Sartre vi fa alla sua esperienza:
Ho potuto constatare, dopo uniniezione di mescalina che mi ero fatto praticare, un breve fenomeno allucinatorio. Presentava esattamenteun carattere laterale: qualcuno cantava nella stanza accanto, e mentre tendevo lorecchio per sentire meglio- smettendo perci del tutto di guardare davanti a me- mi comparvero davanti tre piccole nuvole parallele. Questo fenomeno scomparve da solo non appena cercai di percepirlo chiaramente. Non era compatibile con la coscienza visiva piena e chiara. Non poteva esistere che di sfruso e daltra parte si presentava esattamente come tale; nel modo che avevano queste tre piccole brume di darsi al mio ricordo, non appena scomparse, vi era qualcosa insieme di inconsistente e di misterioso, che, mi sembra, esprimeva con correttezza lesistenza di questi fenomeni spontanei liberati sul margine della coscienza [Limaginaire, pag. 302]

In molti brani della Nausea (lestasi orribile del parco, il premere della vegetazione sulle citt, la visione apocalittica dallalto della collina di una Bouville soggetta a trasformazioni mostruose etc) difficile non cogliere un influsso di quel tipo di Erlebnis (Sartre aveva partecipato alla traduzione in francese della Psicopatologia generale di Jaspers- sapeva benissimo cosera p.e. il Wahn-Stimmung, lo stato danimo pre-delirante); e tutto un racconto bellissimo e crudele come La chambre affronta il tema nellingresso nel delirio. Al contrario, ne Lessere e il nulla, che fra laltro fonda il progetto della psicanalisi esistenziale, non si parla quasi di follia. Vi un significativo accenno in nota (un accenno che sar ripreso dagli antipsichiatri inglesi): Un fou ne fait jamais que raliser sa manire la condition humaine[EN 414]; vi , verso la conclusione del libro, alla fine del brano sul vischioso (pag. 676-677 della edizione italiana), lesplicita menzione delle psicosi di influenzamento e del furto del pensiero2 (che costitutivo della sindrome di automatismo mentale di De Clrambault, preliminare alla psicosi allucinatoria cronica di cui Sartre aveva temuto di soffrire)- e i toni della prosa (ma orribile una coscienza che diventi vischiosa ) ricordano una volta di pi quel 1935 terribile. Ma la follia, appunto, non tematizzata. Quanto alla psicanalisi esistenziale, il suo ruolo sembra essere quello di chiarire al soggetto le proprie scelte di fondo: sia a livello maieutico (gnthi seautn) che a livello ermenutico, o di culture studies, come si direbbe oggi; non a caso il metodo stato applicato soprattutto da Sartre agli studi biografici su Baudelaire, Genet, Flaubert- oltre che, in modo discretamente inappropriato, negli scritti su o contro Camus e Merleau-Ponty. Sartre pensa comunque che, mentre si nega esistenza e ruolo dellInconscio freudiano, il chiarire al soggetto le motivazione di base, le scelte di fondo (non ulteriormente riducibili n deducibili) che la sua libert ha fatto pu permettergli un maggior grado di autenticit; e pu pure agevolare quelle trasformazioni improvvise, istantanee, decisive, che a volte si producono in una storia personale; il che sicuramente pu essere un momento terapeutico (o di facilitazione) estremamente importante. Anche nei momenti di massima fortuna del pensiero esistenzialista vi sono state molteplici voci a negare a questa proposta un qualunque significato terapeutico; primo fra tutti Rollo May in America
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Non volo del pensiero come nella traduzione italiana abituale. 2

(il curatore della fondamentale antologia Existence del 1958, che port nei paesi di lingua inglese Minkowski, Binswanger, Von Gebsattel etc); lo stesso venne sostenuto pi tardi da un altro grande psicoterapeuta esistenziale come lo svizzero Gion Condrau; nel recente molto notevole commento collettivo allEssere e il nulla della Akademie Verlag, Jean-Christophe Merle addirittura sarcastico nella trattazione di questa sezione dellopera. Vi sono per state anche significative posizioni diverse; prima di tutte quella di Binswanger, che manifest grande interesse per questi temi di Sartre, oltre che una congruenza di fondo con aspetti base della sua Daseinanalyse. Ken Wilber vede in Sartre (pur estremista) una interessante esplorazione del livello egoico (la coscienza decaduta, della quotidianit); in modo simile Thomas Flynn (cfr. il commento tedesco), pur ammettendo che p.e. le analisi fatte in EN del rapporto con altri sono assolutamente unilaterali, conclude che rispecchiano fedelmente un mondo hobbesiano di violenza, sopraffazione, sfruttamento. Stanislav Grof, il grande esponente della psicoterapia transpersonale, ritiene che nella strutturazione e nella tematica di EN sia fondamentale il ruolo di una esperienza psichedelica male elaborata (cfr. le considerazioni svolte sopra). Ma vi stato anche chi (v. Masquelier) ha trovato una consonanza fra le posizioni di Sartre e quelle di Perls e dei gestaltisti- con il richiamo al qui ed ora ed alla attivit e attivazione del soggetto (per non parlare poi della terapia cognitivocomportamentale, o della neuroprogrammazione linguistica).- Daltra parte, in tempi in cui si moltiplicano i libri sulla consulenza filosofica, da Gerd Achenbach in poi, ed esiste addirittura una collana editoriale interamente dedicata ad essa, difficile non pensare che anche un metodo come quello proposto da Sartre non possa avere profonde giustificazioni, e ottenere risultati.3 Sartre non ha mai rivendicato la draison, i doni divini della follia, la liberazione dellinconscio o della immaginazione; abissalmente lontano da Breton, Artaud, Foucault. Le sue droghe di elezione sono sempre stati anfetamine, nicotina, barbiturici, non certo gli allucinogeni- lethos psichedelico della fine degli anni 60 non pare averlo minimamente toccato. Il suo maggior valore sempre stato, assieme alla libert, la lucidit- la consapevolezza. Non a caso ha scritto un fondamentale saggio sulla libert cartesiana: il diritto della ragione a mettere in dubbio, contro tutto e tutti, ogni presupposto, e a costruire un mondo su questa base.- Certo, tutto questo aveva anche dei lati oscuri, e non solo nel timore di fondo di quanto profondo, nascosto, avvolgente, troppo naturale. Molto prima della geometrica costruzione de Le parole, Sartre scrisse nel 1939, nei suoi diari di guerra (stampati postumi) un brano amaro e sorprendente:
E vero, non sono autentico. Tutto quello che sento, ancora prima di sentirlo so che lo sento. E non lo sento pi che a met, allora, tutto impegnato come sono a definirlo e a pensarlo. Le mie pi grandi passioni non sono che dei movimenti di nervi. Il resto del tempo, sento di fretta e poi sviluppo in parole, comprimo un po di qui, spingo un po di l ed ecco costruita una sensazione esemplare, buona da inserire in un libro rilegato. Tutto quello che gli uomini sentono posso indovinarlo, spiegarlo, metterlo nero su bianco. Ma non sentirlo. Illudo, ho laria di essere una persona sensibile e sono un deserto. Daltra parte, quando considero il mio destino esso non mi sembra cos disprezzabile; mi pare di avere davanti a me una quantit di terre promesse dove non entrer. Non ho avuto la nausea, non sono autentico, sono bloccato al confine delle terre promesse. Ma almeno le indico, e altri potranno recarvisi. Sono uno che indica, il mio ruolo. Mi pare di cogliermi in questo momento nella mia struttura pi essenziale, in questa specie di squallore desolato a vedermi sentire, a vedermi soffrire non per conoscere me stesso ma per conoscere tutte le nature, la sofferenza, la gioia, lessere-nel-mondo. Sono io, questo raddoppiamento continuo e riflessivo, questa spinta avida a trarre profitto da me stesso, questo sguardo. Lo so bene- e spesso ne sono stanco. E di l che viene questa attrazione magica che esercitano su di me le donne oscure e affogate, T. , in altri tempi O.. E poi ancora, di tanto in tanto, ho dei piaceri innocenti danima pura- subito riconosciuti, depistati, espressi, sparsi nelle mie

In fondo, questo stato sempre uno dei campi di fondo della filosofia: la comprensione di s, il distacco dallimmediatezza subita o dalle abitudini malsane accumulate- la capacit di accettare quanto immodificabile e cercare di cambiare quanto non lo ; si pensi solo a Montaigne, o, in modo diverso, ai libri di Hadot.
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lettere. Non sono che orgoglio e lucidit. [CDG, 82-83]

Sia quel che sia (e sia per un capriccio del destino o per la pura forza di un pensiero o per leffetto trainante di una testimonianza di vita), con tutti i limiti che ha avuto Sartre ha dato fra gli anni 50 e 70 un contributo fondamentale alla messa in crisi della psichiatria tradizionale- e della psicanalisi tradizionale. E questo contributo che adesso cercher di rintracciare.

2. Antipsichiatria Molti dei protagonisti di questa storia sono morti: Sartre, Basaglia, Laing, Cooper, Mario Tommasini (Deleuze, Guattari, Foucault, Derida, Carla Lonzi, Valerie Solanas); ed da poco mancato anche Francis Jeanson, che negli ultimi decenni della sua vita si occup di alternative alla psichiatria tradizionale.- Molti altri sono vivi. Dove cercare lantipsichiatria oggi? Su nopazzia.it, al telefono viola, al gruppo Artaud di Pisa, sul sito del Dr. Breggin (autore fra laltro di Toxic Psychiatry) in USA? O sul sito multilingue del Patientenfront/Sozialistisches Patientenkollektiv(H) del Dr. Huber (fondatore nel 1971 dellSPK)? Conosco persone diagnosticate psicotiche che dedicano moltissimo tempo ed energie a questo settore della Rete. Ma c anche il DSM di Trieste, con il suo accumulo di esperienza, prassi, discorsi; o il progetto Soteria, fondato da Mosher in California e da Luc Ciompi in Svizzera; esiste ancora in Inghilterra la Philadelphia Association, a suo tempo messa in piedi da Ronald Laing e c.. E, pi in generale, esiste una miriade di gruppi, di operatori pubblici o di cooperative, di associazioni sparse in ogni dove; con il discorso dellalternativa alla esclusione, ai manicomi, alla psichiatria oggettivante che in molti settori diventato parte del senso comune e delle politiche sociali e sanitarie, e si materializzata in centri di trattamento e riabilitazione, in associazioni di auto-aiuto, in pratiche consolidate e magari continuamente reinventate. Cos come la critica alla psichiatria (e alla psicanalisi) tradizionale si mescolata variamente con i contributi del femminismo, e dei gruppi omosessuali, oltre che con il discorso e la pratica post-coloniale e la autoorganizzazione delle minoranze. E c un rapporto fra gli eventi di allora e il nascere delle terapie alternative (di cui p.e. lo stesso Laing si interess molto soprattutto dopo il 70- dando cos un suo contributo al libro di Stanislav e Christina Grof sul potere curativo della crisi e le emergenze spirituali). C anche unaltra faccia della realt, naturalmente (o un altro modo di considerarla): luso prevalente di psicofarmaci, il taglio delle risorse per i servizi sociali, una psichiatria biologica spesso terribilmente oggettivante, i problemi creati dalluso diffuso e caotico di sostanze psicoattive, lestensione di aree di anomia, disgregazione, povert, sfruttamento (ignoranza), la dittatura mediatica che a volte pare coprire il pianeta, le guerre e le migrazioni forzate, e cos via. Sono cose note. Diciamo che la realt contradditoria- come del resto sempre stata.

3. Asylums Il mondo degli anni 60-70 era molto diverso dal nostro; anche la psichiatria era diversa allinizio di questo periodo- molto pi sicura di s, per certi aspetti sicuramente molto pi biecaanche se, naturalmente, il quadro era differenziato: cerano stati Sullivan, la Fromm-Reichmann, la 4

Sechehaye; negli anni 30 Lacan aveva scritto un ammirevole libro sulla psicosi paranoide nei suoi rapporti con la personalit; cerano la Tavistock Clinic e il William Alanson White Institute; si iniziava pure a disporre di farmaci capaci a volte di ottenere risultati impensati sulle patologie; lo sviluppo stesso della cibernetica (oltre che della socializzazione complessiva del sistema sociale e produttivo) agevol lemergere di una attenzione rivolta alle interazioni di gruppo pi che agli elementi isolati. Iniziarono alcune esperienze timidamente riformatrici.- Per per esempio il manicomio di Wahington, ove Goffman trascorse un anno intero per la ricerca che port ad Asylums, aveva 6000 ricoverati (10000 in quello dellisola greca di Lero negli anni 70); e le condizioni degli ospedali psichiatrici erano spesso davvero sconvolgenti. Gi a suo tempo i surrealisti si erano scagliati contro la psichiatria asilare (si pensi alla conclusione di Nadja di Breton). Ma adesso si crearono svariati gruppi attivi su questo fronte- con partecipazione di tecnici, studenti, pazienti. Erano del resto gli anni attorno al 68- che fu un fenomeno di crisi sistemica mondiale delle societ capitalistiche avanzate (e non solo di queste). La protesta contro un mondo ossificato e assurdo fu diffusissima; necessariamente coinvolse anche la psichiatria, con accentuazioni, vicende, agencements molto diversi da luogo a luogo- sempre comunque nellambito di un clima comune. Nella discussione che segue parler (in rapporto a Sartre) di tre esperienze diversissime fra loro ma tutte molto significative: Franco Basaglia; lantipsichiatria inglese; lSPK di Heidelberg.- Molto resta fuori: la psicoterapia istituzionale di Oury a La Borde (da cui prese il via Felix Guattari); il libro di Phyllis Chesler (Donne e pazzia); il contributo specifico di Foucault; Il mito della malattia mentale di Szasz, e cos via; la stessa Italia non si riduce certo alla figura di Franco Basaglia e della sua cerchia. E comunque una scelta rappresentativa, credo, di un clima complessivo.

4. Basaglia Franco Basaglia veniva dalla fenomenologia e dal pensiero esistenzialista. In tutti gli anni in cuia Gorizia, a Colorno, a Trieste- si trov a gestire (e trasformare radicalmente) servizi psichiatrici e manicomi la figura di Sartre funzion per lui (erano gli anni della gloria di Sartre, come la chiama Bernard-Henry Lvy allinizio del suo libro) come istanza etica, come interlocuzione critica, come fondamentale agente di legittimazione. Cos in unopera come Crimini di pace, del 75, Sartre onnipresente; e in tutti gli interventi di Basaglia sono molteplici i richiami a lui; da Che cos la letteratura si desume il richiamo agli intellettuali, ai tecnici del sapere pratico a mettersi al servizio degli oppressi; e da Fanon (mediato da Sartre e dalla sua celebre introduzione), oltre che dallEssere e il nulla e dalle altre opere sue e scelte concrete di impegno, la spinta a esaminare le tecniche non solo di oppressione ma anche di negazione dellidentit e della esperienza interna (nei confronti dei folli e degli esclusi non meno che dei colonizzati), e il significato fondante che esse hanno nella definizione dellessere stesso dei dominanti; il carattere violento della normalit; il ritenere infine necessaria e possibile una trasformazione sociale e culturale globale, che coinvolga tutti i settori dellesistenza. Nella attivit di Basaglia, la psichiatria comunitaria di Maxwell Jones, la psichiatria di settore francese vengono stravolti da un processo antigerarchico ed antiistituzionale, capace di mettere in moto radicali trasformazioni nei soggetti e nelle strutture; mentre fondamentale (e fondante) il contatto con momenti autonomi di presenza (i volontari) e con aggregazioni e forze sociali e intellettuali, sollecitando una moltiplicazione degli interlocutori e dei soggetti agenti (si pensi alluso realmente democratico delle assemblee, al mutamento oggettivo e soggettivo del ruolo dei ricoverati o del corpo curante, al rapporto cos importante con una figura come quella di Mario 5

Tommasini o il movimento studentesco di Medicina di Parma). Nella lunga intervista del 72 a Sartre sulla psichiatria, riportata in Crimini di pace, vi una netta differenza di posizioni: Sartre insiste (in termini pi morbidi, ma non sostanzialmente diversi da quelli della contemporanea lettera ai compagni dellSPK- per la quale si veda dopo) sulla necessit della autoorganizzazione e della azione diretta, immediatamente politica- mentre Basaglia molto pi interessato alla governance e alla stabilizzazione dei processi trasformativi ( radicali!) innescati; intatto comunque il suo tono di profonda deferenza nei confronti del filosofo. Nel numero di Aut Aut da lei curato su Basaglia a Colorno, Giovanna Gallio scrive a un certo punto (si parla dellinizio del 1971, nellOspedale Psichiatrico Provinciale di Colorno, appunto): Ricordo Basaglia in una stanza non grande, dipinta di bianco, mentre parla sporgendosi da un tavolo anchesso bianco, con dietro un grande ritratto di Jean-Paul Sartre. Era lunico arredo, insieme forse ad un divano nero e ad alcune sedie sparse qua e l (p. 63). Partito Basaglia quello stesso 71, il quadro, mi pare, rimase.

5. La politica dellesperienza Il gruppo inglese (Laing, Cooper, Esterson, Schatzman etc) seppe negli anni 60 sviluppare un discorso teorico di penetranza estrema, e pure mettere in moto esperienze alternative alla psichiatria tradizionale. E rimasta celebre Kingsley Hall, un centro in cui agli psicotici si cercava, al di l di qualunque gerarchia o oggettivazione, di agevolare il passaggio attraverso la pazzia4. Questa era intesa da una parte come espressione di una etichettatura sociale, poi come risposta di una mente/corpo a situazioni invivibili; come processo capace di portare non solo a guarigione ma anche a un superiore livello di integrazione; come modalit esperienziale suscettibile di dare profondi insight al soggetto, e preziosi insegnamenti alla societ nel suo complesso (se solo questa avesse accettato il confronto). Il tutto si inseriva in una ricca messe di studi in corso a livello internazionale sulle dinamiche e sul concetto della schizofrenia (cfr. il libro di Boszormenyi-Nagy e Framo), e aveva base in una salda preparazione psicoterapica e filosofica, oltre che in notevoli doti umane, e in una esperienza clinica vastissima. Per tutta una fase il gruppo esercit una quasiegemonia intellettuale; espressione ne fu tra laltro il congresso di 15 giorni Dialettica della liberazione che si tenne a Londra nel 67 (da cui fu tratto un libro); furono presenti e tennero relazioni, oltre a Cooper e a Laing, figure come Marcuse, Paul Sweezy, Lucien Goldmann, il filosofo jugoslavo Petrovic, John Gerassi (il biografo di Sartre), Bateson, Stokely Carmichael (leader delle Pantere Nere), Ginsberg, Julian Beck del Living Theatre, Paul Goodman, Jules Henry, Paul Edwards; parteciparono inoltre folti gruppi di studenti e non provenienti da vari paesi (fra cui Bernward Vesper, lautore di Die Reise). Lintroduzione venne tenuta da David Cooper, che insistette sulla dimensione politico/culturale del problema (non si trattava di guarire malati, ma di andare verso la liberazione da una societ violenta e disumana). Si deline gi allora il passaggio di Laing a una posizione distinta, con il suo sempre maggior interesse per esperienza psichedelica/esperienza trascendentale, mentre vi era una scissione in fieri fra gli apostoli di un cambiamento radicale ottenuto tramite azione politica diretta e trasformazione personale accelerata (cfr. larticolo di David Gale, ex paziente di Cooper) e chi pensava a un lavoro di pi vasta portata e meno immediatamente dirompente.- A ogni modo, la lettura di Sartre fatta dal gruppo inglese fu completamente diversa da quella di F. Basaglia, con un utilizzo della fenomenologia dei rapporti con altri e con s stessi (basandosi sullEssere e il nulla e sulle opere successive) per esplicitare le varie modalit intrasoggettive ed interpersonali di inautenticit: insicurezza ontologica, sistema del falso Io, elusione, complementariet (=dipendenza), disconferma, oggettivazione, trasformazione di una prassi in un processo, mistificazione, assoggettamento ai valori del gruppo (il serment) assunto come valore primario, nexus famigliare, caduta nella serialit. Cooper riprese lespressione
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A Kingsley Hall venne girato nel 72 un documentario, Asylum, di Peter Robinson. 6

sartriana emorragia di essere 5per illustrare gli effetti distruttivi della interazione. Si analizzarono i rispecchiamenti multipli (io penso che tu pensi che io penso), la attribuzione (prescrizione) di stati interni, il doppio legame. E tutto questo venne sviluppato in modo estremamente raffinato, partendo dalla tradizione di Minkowski, Binswanger, Tillich, Bultmann- con riferimenti a autori come Dostoievsky, Genet, Kafka, Kierkegaard, oltre che dalla scuola psicanalitica inglese- e appunto con una conoscenza molto approfondita e sofisticata dellopera di Sartre. Alla sua filosofia post-1950 Laing e Cooper dedicarono un libro intero, Reason and violence, del 64- con trattazione di Saint Genet, di Questioni di metodo, e della Critica della ragione dialettica. Per questo libro Sartre scrisse una significativa prefazione:
Ho letto con attenzione lopera che mi avete inviato, e ho avuto il grande piacere di trovarvi una esposizione molto chiara e molto fedele del mio pensiero. Pi ancora della vostra perfetta comprensione della Critica della ragione dialettica, quello che mi seduce in questo libro, come nelle vostre opere precedenti, la vostra preoccupazione costante di realizzare un approccio esistenziale ai malati mentali. Penso come voi che non si possono comprendere i disturbi psichici dal di fuori, a partire dal determinismo positivista- n ricostruirli con una combinazione di concetti che restino esterni alla malattia vissuta. Credo anche che non si pu n studiare n guarire una nevrosi senza un rispetto di base per la persona del paziente, senza uno sforzo costante di comprendere e rivivere la sua situazione di base, senza il tentativo di ritrovare la risposta a questa situazione della persona; e ritengo- come voi, credo- che la malattia mentale la via duscita che il libero organismo, nella sua unit totale, inventa per potere vivere una situazione invivibile. Per questa ragione attribuisco la pi grande importanza alle vostre ricerche, in particolare allo studio che state tentando di fare dellambiente famigliare, preso come gruppo e come serie- e sono convinto che i vostri sforzi contribuiscono ad avvicinarci al tempo in cui la psichiatria sar, infine, umana. [RV, p.7]

E pure molto significativo il modo in cui Laing nel 64 present la edizione Penguin de LIo diviso, la sua prima opera (uno studio esistenziale di salute e follia)- originariamente pubblicata, cinque anni prima, dalla Tavistock Clinic:
Non si pu dire tutto in una volta sola. Quando ho scritto questo libro avevo ventotto anni: volevo soprattutto dimostrare che, contrariamente a quello che generalmente si crede, possibilissimo capire gli psicotici. Ci comportava gi per me la necessit di capire il loro contesto sociale, e particolarmente la distribuzione del potere nella loro famiglia: anche cos, e anche limitatamente al mio tentativo di rappresentare un certo tipo di esistenza schizoide, oggi mi accorgo di essere in parte caduto nella trappola che volevo evitare. In questo libro si parla ancora troppo di loro, e ancora troppo poco di noi. Freud ha detto che la nostra una civilt repressiva, in cui le esigenze che spingono alladattamento e al conformismo e quelle delle nostre energie istintuali, esplicitamente sessuali, sono in conflitto fra loro. Freud riteneva che non vi fosse soluzione per questo antagonismo, ed era convinto che, al giorno doggi, non vi potesse essere pi alcuna possibilit di amore semplice e naturale fra gli esseri umani. La nostra civilt non reprime soltanto gli istinti o la sessualit, ma anche ogni forma di trascendenza. Fra uomini a una dimensione (cfr. H. Marcuse, Luomo a una dimensione) non c da meravigliarsi se qualcuno, avendo esperienze insistenti di altre dimensioni e non potendo n rinnegarle n dimenticarle completamente, disposto a correre il rischio di farsi distruggere dagli
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La notion dautrui ne saurait, en aucun cas, viser une conscience solitaire et extramondaine

que je ne puis mme pas penser: lhomme se dfinit par rapport au monde et par rapport moi-mme; il est cet objet du monde qui dtermine un coulement interne de lunivers, une hmorragie interne; il est le sujet qui se dcouvre moi dans cette fuite de moi-mme vers lobjectivation. [EN 296]

altri o di tradire ci che conosce. Nel contesto della follia che attualmente ci circonda, e che chiamiamo normalit, salute, libert, tutti i nostri sistemi di riferimento sono destinati a restare ambigui ed equivoci. Un uomo che preferisce la morte al comunismo normale; ma uno che dice di aver perduto la sua anima matto. Un uomo che dice che gli uomini sono macchine pu essere un grande scienziato; ma uno che dice di essere lui stesso una macchina , nel gergo psichiatrico, depersonalizzato. Un uomo che dice che i negri sono una razza inferiore pu ottenere stima e rispetto; ma uno che dice che la bianchezza della sua pelle una forma di cancro perde i diritti civili. Una ricoverata, una ragazzina di diciassette anni, mi disse una volta di essere in preda al terrore perch aveva dentro di s una bomba atomica. Questo un delirio: ma gli uomini di stato che vantano minacciosamente il possesso dellarma finale sono di gran lunga pi pericolosi e pi estraniati dalla realt di molti ai quali stata applicata letichetta di psicotico. La psichiatria pu mettersi dalla parte della trascendenza, della libert vera, del genuino sviluppo umano: alcuni psichiatri sono gi di fatto da questa parte. Ma estremamente facile per la psichiatria ridursi ad essere una tecnica di lavaggio del cervello: un metodo per produrre, mediante torture preferibilmente non dolorose, degli esseri dalla condotta ben adattata. Nei luoghi di cura migliori, dove la camicia di forza stata abolita, dove le porte sono senza chiavistelli, dove le leucotomie non si fanno quasi pi, si usano tuttavia mezzi di aspetto pi innocuo, lobotomie e tranquillanti che ri-istituiscono, questa volta dentro il paziente, le sbarre e i catenacci del manicomio. Ecco perch voglio ripetere che il nostro stato normale e ben adattato non , molto spesso, che una rinuncia allestasi, un tradimento delle nostre pi vere potenzialit; e che molti di noi riescono fin troppo bene a costruirsi un falso io, per adattarsi a false realt. Ma per ora basta. Questa lopera di un uomo giovane e vecchio al tempo stesso: oggi sono pi vecchio, ma sono anche pi giovane. Londra, settembre 1964 [Lio diviso, pag. 15-16]

Successivamente, come ho accennato, le strade del gruppo si divisero, con Laing in particolare che inizi un lungo vagabondaggio intellettuale e spirituale (cfr. larticolo di Itten). Il contributo del gruppo al geist degli anni 70 rimase, e fu estremamente importante (si vedano per esempio i riferimenti a Laing e Cooper in Movimento a pi voci di Maria Schiavo).

6. Distruggi quello che ti distrugge


La nostra pratica ha dimostrato come lazione debba svilupparsi a partire dalla sofferenza. I bisogni dellindividuo sono presi per quello che sono, come prodotti specifici, non misurabili con criteri esterni: si tratta, attraverso un lavoro collettivo, di sviluppare le loro contraddizioni immanenti. Da ci si impone un superamento, ed cos che ciascuno portato a sentire la necessit soggettiva di rovesciare i rapporti esistenti.- E importante quindi spiegare che spiriti e corpi sono programmati dal capitalismo, che la miseria personale si identifica con le contraddizioni della societ, che il passaggio da oggetto a soggetto storico si potr realizzare solo collettivamente. Cos la protesta inibita che i sintomi della malattia fanno intravedere si risolver nella dialettica individuo-societ. I sentimenti repressi dei pazienti (cio di coloro che soffrono coscientemente) libereranno lenergia necessaria allazione che innescher la bomba necessaria per far saltare in aria il sistema dominante di assassinio permanente. In questo modo lagitazione si fa azione, la messa in moto di un processo unico di rivoluzione della coscienza e della realt. [FDMA, p. 34]

La malattia: tesi e principi dellSPK. 1. la malattia la condizione e il risultato dei rapporti di produzione capitalisti. 2. come condizione dei rapporti di produzione, la malattia forza produttiva per il capitale. 3. come risultato dei rapporti di produzione capitalisti, la malattia , nelle sue forme di sviluppo di protesta della vita contro il capitale, forza produttiva rivoluzionaria per gli uomini. 4. la malattia la sola forma di vita possibile sotto il dominio del capitale. 5. malattia e capitale sono identit: lintensit e lestendersi della malattia aumentano nella misura in cui si ammortizza il capitale, movimento che va di pari passo con la distruzione del lavoro umano o distruzione del capitale umano. 6. i rapporti di produzione capitalisti implicano la trasformazione del lavoro vivente (creativit) in materiale morto (merci, capitali). La malattia lespressione di questo processo in perpetua estensione centrifuga. 7. come disoccupazione velata e sotto la forma di assistenza sociale, la malattia il tampone delle crisi nello sviluppo capitalista. 8. linibizione, la malattia cio nella sua forma non sviluppata, la prigione interiore dellindividuo. 9. se si toglie allorganizzazione degli Istituti di Sanit lamministrazione, lutilizzazione e la conservazione della malattia e se la malattia prende forma di resistenza collettiva dei pazienti, lo Stato allora obbligato a reagire e a sostituire alla mancanza di una prigione interiore delle vere e proprie prigioni esterne. 10. le istituzioni sanitarie si occupano della malattia ad una sola condizione: che il paziente non abbia alcun diritto. 11. la salute una chimera biologico-fascista che ha la funzione di nascondere la necessit sociale della malattia e di nascondere altres la propria funzione agli occhi degli abbrutiti e di coloro che abbrutiscono. [FDMA, p.17-18]

Il Collettivo Socialista dei Pazienti di Heidelberg (SPK) nacque dal lavoro portato avanti da alcuni medici della Clinica Psichiatrica Universitaria di Heidelberg guidati dal Dr. Wolfgang Huber- nel dopo-68. Si svilupp fra il 70 e il 71, giungendo fino ad avere 500 membri (pazienti, operatori sanitari, studenti, lavoratori). Riusc inizialmente a ottenere- a prezzo di aspre lotte- una certa copertura istituzionale, che salt a met 1971. Lattivit terapeutica- condotta in sedute di agitazione sia individuali che collettive (e accompagnata da gruppi di studio teorici) partiva dal presupposto che non vi era distinzione di fondo fra malato e sano, n fra curante e curato; che la messa in comune della sofferenza e delle esperienze avrebbe permesso sia una elevazione del livello di coscienza politica che un calo del malessere. Si utilizzavano Hegel, Marx, Lukacs. Per un certo tempo le cose parvero funzionare bene, linflusso dellSPK crebbe, cos come le simpatie di cui godeva in ambienti intellettuali di sinistra. La repressione crescente e la politicizzazione sempre pi spinta fecero s, pare accertato, che al progetto originario si sovrapponesse una attivit coperta di vera e propria preparazione alla lotta armata. Furono organizzati gruppi che falsificavano documenti, altri di addestramento alle armi da fuoco etc; si svilupparono contatti con la RAF (Rote Armee Fraktion, la c.d. banda Baader-Meinhof). Dopo lincarcerazione di parecchi degli elementi pi attivi, molti passarono nella clandestinit, entrando nella RAF vera e propria (nomi famosi come Elisabeth von Dyck, uccisa nel 79, Sieglinde Hofmann, Klaus Jnschke ). Uno di questi, Siegfried Hausner, uno studente di 23 anni, prese parte nel 1975 alla occupazione della ambasciata tedesca di Stoccolma, morendo poi in prigione in conseguenza delle ferite riportate nellassalto delle teste di cuoio tedesche. In suo nome era intitolato il gruppo della RAF (commando Siegfried Hausner) che nel settembre del 77 rap il presidente della Confindustria tedesca Schleyer (ucciso 45 giorni dopo), dando il via al terribile autunno tedesco. 9

Nel suo carattere estremo, sono comunque significativi i rapporti fra lesperienza dellSPK e altre di lotta antiistituzionale. Attribuire alla societ capitalistica e ai suoi funzionari pagati lorigine di miseria e sofferenza era qualcosa di molto diffuso in quegli anni. Notevole il carattere di gruppo per certi aspetti autoreferenziale, e dallaltro il passaggio dalle armi della critica alla critica delle armiche non era comunque qualcosa di assolutamente isolato nella Repubblica Federale Tedesca di allora. Sartre scrisse, quasi un anno dopo i primi arresti, una lunga lettera di solidariet, che fu poi usata come prefazione per le nuove edizioni del pi importante scritto teorico dellSPK, Fare della malattia unarma. La lettera, credo, merita di essere letta integralmente:
Cari compagni! Ho letto il vostro libro con il pi grande interesse. Vi ho trovato non solo lunica radicalizzazione possibile dellantipsichiatria ma anche una pratica coerente intesa a sostituirsi alla pretesa cura della malattia mentale. A quello che Marx chiama lalienazione, fatto generale in una societ capitalistica, pare che voi diate il nome di malattia, per esprimersi in termini grossolani. Credo che abbiate ragione. Nel 1845, Engels scriveva nella Situazione della classe operaia in Inghilterra: lindustrializzazione ha creato un mondo siffatto che solo una razza di umanit disumanizzata, degradata, abbassata a un livello bestiale, tanto dal punto di vista intellettuale che morale, pu adattarvisi. Visto che le forze atomizzanti agiscono in modo sistematico per degradare (allinterno e allesterno) in sotto-uomini una classe di uomini, si pu comprendere come linsieme delle persone di cui parla Engels siano state colpite dalla malattia- malattia che si pu assieme concepire globalmente come una danno che si fatto subire ai salariati e come una rivolta della vita contro questo danno che tende a ridurli alla condizione di oggetto. Dal 1845 le cose sono profondamente cambiate ma lalienazione resta, e rester fin quando esister il regime capitalistico, poich essa , come voi dite, condizione e risultato della produzione economica. La malattia, voi dite, la sola forma di vita possibile nel capitalismo. Di fatto lo psichiatra, che un salariato, un malato come tutti. Soltanto che la classe dirigente gli d il potere di guarire e di internare. La guarigione, va da s, non pu essere, nel nostro regime sociale, la eliminazione della malattia: la capacit di continuare a produrre rimanendo ammalato. Nella nostra societ vi sono dunque i sani ed i guariti (due categorie di ammalati che ignorano di esserlo, e che osservano le norme della produzione), e dallaltra parte gli ammalati riconosciuti, coloro che una rivolta contradditoria rende incapaci di produrre in cambio di un salario, e che vengono consegnati allo psichiatra. Questo poliziotto inizia con il metterli fuori legge rifiutando loro i diritti pi elementari. E naturalmente complice delle forze atomizzanti: considera i casi individuali isolatamente, come se i disturbi psiconevrotici fossero delle tare proprie e certe soggettivit, dei destini peculiari. Unendo allora ammalati che paiono somigliare fra loro in quanto singolarit egli studia dei comportamenti diversi che non sono che effetti- e li lega fra loro, creando delle entit nosologiche che tratta come singole malattie, e che poi procede a classificare. Lammalato dunque atomizzato in quanto malato, e rigettato in una categoria particolare (schizofrenia, paranoia, etc.) nella quale si trovano altri malati che non possono avere alcun rapporto sociale con lui dato che sono tutti considerati esemplari identici della stessa psiconevrosi. Voi, invece, vi siete proposti di giungere- al di l della variet degli effetti- al fatto fondamentale e collettivo: la malattia mentale indissolubilmente legata al sistema capitalistico che trasforma la forza lavoro in merce e, di conseguenza, i salariati in cose (Verdinglichung). Vi pare che lisolamento degli ammalati non pu che portare avanti latomizzazione iniziata a livello dei rapporti di produzione e che, nella misura in cui i pazienti nella loro rivolta reclamano oscuramente una societ diversa, bene che essi stiano insieme e agiscano luno sullaltro e tramite laltro- in breve che costituiscano un collettivo socialista. E, poich lo psichiatra anche lui un malato, voi rifiutate di considerare malato e medico come due individui organicamente separati: questa distinzione, in effetti, ha sempre avuto leffetto di rendere lo psichiatra il solo significante, e il malato isolato e messo fuori legge lunico significato, quindi puro oggetto. Voi considerate, al contrario, la relazione paziente-medico una relazione dialettica che si trova in ciascuno e che, secondo il corso degli avvenimenti, una volta uniti fra loro i malati manifester soprattutto luno o laltro di questi due termini, nella misura in cui i pazienti insisteranno maggiormente sugli aspetti reazionari della malattia o prenderanno coscienza

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della loro rivolta e dei loro veri bisogni, negati o sfigurati dalla societ. Diventa necessario- dato che la malattia, al di l degli effetti diversi, una contraddizione comune, e dato che ogni individuo un significante-significato- mettere assieme gli ammalati perch luno con laltro isolino gli aspetti reazionari della malattia (p.e. lideologia borghese) e gli elementi progressisti (esigenza di una societ diversa il cui fine supremo sia luomo e non pi il profitto). Va da s che questi collettivi non mirano a guarire, dato che la malattia prodotta in ogni uomo dal capitalismo, e dato che la guarigione psichiatrica non che un reinserimento dei malati nella nostra societ- ma tendono a spingere la malattia verso il suo sviluppo, cio verso il momento in cui diventer, tramite la presa di coscienza comune, una forza rivoluzionaria. Quello che mi pare rimarchevole nellSPK che i pazienti senza un medico individuale- cio senza un polo individuale dei significati- stabiliscono delle relazioni umane e si aiutano reciprocamente a una presa di coscienza della situazione guardandosi negli occhi, cio in quanto soggetti significanti-significati, mentre nella forma modernista della psichiatria, la psicanalisi, il malato non guarda nessuno ed il medico posto dietro a lui per registrare le sue dichiarazioni e ordinarle a suo piacimento- con questa determinazione spaziale del rapporto paziente-medico che mette il primo nella condizione di puro oggetto e fa del secondo il significante assoluto, che decifra il discorso della malattia con unermeneutica di cui pretende di possedere lui solo il segreto. Sono felice di aver compreso il progresso reale costituito dallSPK. Apprezzando le vostre ricerche, capisco anche che esse vi espongono alla peggiore repressione della societ capitalistica. E che esse devono scatenare contro di voi, oltre ai rappresentanti della cultura, politici e poliziotti. Dovrete lottare in tutti i modi, poich coloro che dirigono la nostra societ intendono impedirvi di portare avanti le vostre pratiche. Non fosse che accusandovi gratuitamente di complotto criminale. Non sulla base di stupide incarcerazioni che sarete giudicati, ma sulla base dei risultati che avrete ottenuto. 17 aprile 1972 Jean-Paul Sartre [loriginale autografo riprodotto sul sito dellSPK]

Sartre era nel pieno della sua fase maoista. Qualche anno pi tardi, avrebbe usato termini e toni molto pi critici e sommessi riferendo dellincontro che nel dicembre 74 ebbe nel carcere di Stammheim con Andreas Baader. Non di meno, riletta adesso, la lettera di una durezza sconvolgente.

7. In una intervista Foucault disse di considerare Sartre un uomo del XIX secolo che cercava di pensare il XX. Glas di Derrida soprassed Saint Genet (senza mai menzionarlo). Ne LAntiOedipe e Mille Plateaux di Deleuze e Guattari Sartre praticamente assente; spicca un lungo riferimento a Lhomme au magntophone (MP, 65); poco pi altro. (Speculum. De lautre femme della Irigaray apparve nel 74, SCUM di Valerie Solanas gi nel 67). Il panorama diverso, la posta unaltra.

APPENDICE
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a) Sulla psicanalisi esistenziale. Da Ltre et le nant: Il s'agit au contraire de retrouver, sous des aspects partiels et incomplets du sujet, la vritable concrtion qui ne peut tre que la totalit de son lan vers l'tre, son rapport originel soi, au monde et l'autre, dans l'unit de relations internes et d'un projet fondamental. Cet lan ne saurait tre que purement individuel et unique; loin de nous loigner de la personne, comme le fait, par exemple, l'analyse de Bourget qui constitue l'individuel par sommation de maximes gnrales, il ne nous fera pas trouver sous le besoin d'crire - et d'crire de tels livres - le besoin d'activit en gnral: mais, au contraire, repoussant galement la thorie de la glaise docile et celle du faisceau de tendances, nous dcouvrirons la personne dans le projet initial qui la constitue . C'est pour cette raison que se dvoilera avec vidence l'irrductibilit du rsultat atteint: non parce qu'il est le plus pauvre et le plus abstrait, mais parce qu'il est le plus riche; l'intuition ici sera saisie d'une plnitude individuelle. [605] Psychanalyse empirique et psychanalyse existentielle recherchent l'une et l'autre une attitude fondamentale en situation qui ne saurait s'exprimer par des dfinitions simples et logiques, parce qu'elle est antrieure toute logique, et qui demande tre reconstruite selon des lois de synthse spcifiques. La psychanalyse empirique cherche dterminer le complexe, dont le nom m me indique la polyvalence de toutes les significations qui s'y rapportent. La psychanalyse existentielle cherche dterminer le choix originel. Ce choix originel s'oprant face au monde et tant choix de la position dans le monde est totalitaire comme le complexe ; il est antrieur la logique comme le complexe ; c'est lui qui choisit l'attitude de la personne en face de la logique et des principes ; il n'est donc pas question de l'interroger conformment la logique. Il ramasse en une synthse prlogique la totalit de l'existant et, comme tel, il est le centre de rfrences d'une infinit de significations polyvalentes. [615] Cette comparaison nous permet de mieux comprendre ce que doit tre une psychanalyse existentielle, si elle doit pouvoir exister. C'est une mthode destine mettre en lumire, sous une forme rigoureusement objective, le choix subjectif par lequel chaque personne se fait personne, c'est--dire se fait annoncer elle-mme ce qu'elle est. Ce qu'elle cherche tant un choix d'tre en mme temps qu'un tre, elle doit rduire les comportements singuliers aux relations fondamentales, non de sexualit ou de volont de puissance, mais d 'tre qui s'expriment dans ces comportements. Elle est donc guide ds l'origine vers une comprhension de l'tre et ne doit s'assigner d'autre but que de trouver l'tre et la manire d'tre de l'tre en face de cet tre. Avant d'atteindre ce but, il lui est interdit de s'arrter. Elle utilisera la comprhension de l'tre qui caractrise l'enquteur en tant qu'il est lui-mme ralit-humaine; et comme elle cherche dgager l'tre de ses expressions symboliques, elle devra rinventer chaque fois , sur les bases d'une tude comparative des conduites, une symbolique destine les dchiffrer. Le critre de la russite sera pour elle le nombre de faits que son hypothse permet d'expliquer et d'unifier, comme aussi l'intuition vidente de l'irrductibilit du

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terme atteint. A ce critre s'ajoutera, dans tous les cas o cela sera possible , le tmoignage dcisoire du sujet. Les rsultats ainsi atteints - c'est--dire les fins dernires de l'individu - pourront alors faire l'objet d'une classification et c'est sur la comparaison de ces rsultats que nous pourrons tablir des considrations gnrales sur la ralit-humaine en tant que choix empirique de ses propres fins. Les conduites tudies par cette psychanalyse ne seront pas seulement les rves, les actes manqus, les obsessions et les nvroses mais aussi et surtout les penses de la veille, les actes russis et adapts, le style, etc. Cette psychanalyse n'a pas encore trouv son Freud ; tout au plus peut-on en trouver le pressentiment dans certaines biographies particulirement russies. Nous esprons pouvoir tenter d'en donner ailleurs deux exemples, propos de Flaubert et de Dostoevsky. Mais il nous importe peu, ici, qu'elle existe: l'important pour nous c'est qu'elle soit possible . [620] La psychanalyse existentielle va lui dcouvrir le but rel de sa recherche qui est l 'tre comme fusion synthtique de l'en-soi avec le pour-soi; elle va le mettre au fait de sa passion. A vrai dire , il est beaucoup d 'hommes qui ont pratiqu sur eux-mmes cette psychanalyse, et qui n'ont pas attendu de connatre ses principes, pour s'en servir comme d'un moyen de dlivrance et de salut. Beaucoup d'hommes savent, en effet, que le but de leur recherche est l'tre ; et, dans la mesure o ils possdent cette connaissance, ils ngligent d e s'approprier les choses pour elles-mmes et tentent de raliser l'appropriation symbolique de leur tre-en-soi. Mais dans la mesure o cette tentative participe encore de l'esprit de srieux et o ils peuvent croire encore que leur mission de faire exister l'en-soi-pour-soi est crite dans les choses, ils sont condamns au dsespoir, car ils dcouvrent en mme temps que toutes les activits humaines sont quivalentes - car elles tendent toutes sacrifier l'homme pour faire surgir la cause de soi - et que toutes sont voues par principe l'chec. Ainsi revient-il au mme de s'enivrer solitairement ou de conduire les peuples. Si l'une de ces activits l'emporte sur l'autre, ce ne sera pas cause de son but rel, mais cause du degr de conscience qu'elle possde de son but idal; et, dans ce cas, il arrivera que le quitisme de l'ivrogne solitaire l'emportera sur l'agitation vaine du conducteur de peuples. Mais l'ontologie et la psychanalyse existentielle (ou l'application spontane et empirique que les hommes ont toujours faite de ces disciplines) doivent dcouvrir lagent moral qu'il est l'tre par qui les valeurs existent. C'est alors que sa libert prendra conscience d'elle mme et se dcouvrira dans l 'angoisse comme l'unique source de la valeur, et le nant par qui le monde existe. Ds que la qute de l'tre et l'appropriation de l'en-soi lui seront dcouvertes comme ses possibles, elle saisira par et dans l'angoisse qu'ils ne sont possibles que sur fond de possibilit d'autres possibles. Mais jusque-l, encore que les possibles pussent tre choisis et rvoqus ad libitum, le thme qui faisait l'unit d e tous les choix de possibles, c'tait la valeur ou prsence idale de l'ens causa sui. Que deviendra la libert, si elle se retourne sur cette valeur ? L'emportera-t-elle avec elle, quoi qu'elle fasse et dans son retournement mme vers l'en-soi-pour-soi, seratelle ressaisie par-derrire par la valeur qu'elle veut contempler ? Ou bien, du seul fait qu'elle se saisit comme libert par rapport elle mme,

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pourra-t-elle mettre un terme au rgne de la valeur? Est-il possible, en particulier, qu'elle se prenne elle-mme pour valeur en tant que source de toute valeur ou doit-elle ncessairement se dfinir par rapport une valeur transcendante qui la hante ? Et dans le cas o elle pourrait se vouloir elle-mme comme son propre-possible et sa valeur dterminante, que faudrait-il entendre par l ? Une libert qui se veut libert, c'est en effet un tre-qui-n'est-pas-ce-qu'il-est et qui estce-qu'il-n'est-pas, qui choisit, comme idal d'tre, l'tre-ce-qu'i1n'est-pas et le n 'tre-pas-ce-qu'il-est. Il choisit donc non de se reprendre, mais de se fuir, non de concider avec soi, mais d'tre toujours distance de soi . Que faut-il entendre par cet tre qui veut se tenir en respect, tre distance de lui-mme ? S'agit-il de la mauvaise foi ou d'une autre attitude fondamentale ? Et peut-on vivre ce nouvel aspect de l 'tre ? En particulier, la libert, en se prenant elle-mme pour fin, chappera-t-elle toute situation ? Ou, au contraire, demeurera-t-ell e situe ? Ou se situera-t-elle d'autant plus prcisment et d'autant plus individuellement qu'elle se projettera davantage dans l'angoisse comme libert en condition et qu'elle revendiquera davantage sa responsabilit, titre d'existant par qui le monde vient l'tre ? Toutes ces questions, qui nous renvoient la rflexion pure et non complice, ne peuvent trouver leur rponse que sur le terrain moral. Nous y consacrerons un prochain ouvrage. [EN 674-676] b) orribile per una coscienza diventare vischiosa. Mais le visqueux offre une image horrible: il est horrible en soi de devenir visqueuse pour une conscience. C'est que l'tre du visqueux est adhrence molle et, par ventouses de toutes ses parties, solidarit et complicit sournoise de chacune avec chacune, effort vague et mou de chacune pour s'individualiser, que suit une retombe, un aplatissement vid de l'individu, suc de toute part par la substance. Une conscience qui deviendrait visqueuse se transformerait donc par emptement de ses ides. Nous l'avons ds notre surgissement dans le monde, cette hantise d'une conscience qui voudrait s'lancer vers le futur, vers un projet de soi et qui se sentirait, dans le moment mme o elle aurait conscience d'y parvenir, retenue sournoisement, invisiblement par la succion du pass et qui devrait assister sa lente dilution dans ce pass qu'elle fuit, l'invasion de son projet par mille parasites jusqu' ce qu'enfin elle se perde compltement elle-mme. De cette horrible condition, le vol de la pense des psychoses d'influence nous donne la meilleure image. Mais qu'est-ce donc que traduit cette crainte , sur le plan ontologique, sinon justement la fuite du pour-soi devant l'en-soi de la facticit, c'est--dire justement la temporalisation? L'horreur du visqueux c'est l'horreur que le temps ne devienne visqueux, que la facticit ne progresse continment et insensiblement et n'aspire le pour-soi qui l'existe . C'est la crainte non de la mort, non de l'en-soi pur, non du nant, mais d'un type d'tre particulier, qui n'existe pas plus que l'en-soi-pour-soi et qui est seulement reprsent par le visqueux. Un tre idal que je rprouve de toutes mes forces et qui me hante comme la valeur me hante dans mon tre: un tre idal o l'en-soi non fond a priorit sur le pour-soi et que nous nommerons une antivaleur.

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Ainsi, dans le projet appropriatif du visqueux, la viscosit se rvle soudain comme symhole d'une antivaleur, c'est--dire d'un type d'tre non ralis, mais menaant, qui va hanter perptuellement la conscience comme le danger constant qu'elle fuit et, de ce fait, transforme soudain le projet d'appropriation en projet de fuite. Quelque chose est apparu qui ne rsulte d'aucune exprience antrieure, mais seulement de la comprhension prontologique de l'en-soi et du pour-soi et qui est proprement le sens du visqueux. En un sens, c'est une exprience, puisque la viscosit est une dcouverte intuitive; et, en un autre sens, c'est comme l 'invention d'une aventure de l'tre. A partir de l apparat pour le pour-soi un certain danger neuf, un mode d'tre menaant et viter, une catgorie concrte qu'il retrouvera partout. Le visqueux ne symbolise aucune conduite psychique, a priori: il manifeste une certaine relation de l'tre avec lui-mme et cette relation est originellement psychise parce que je l'ai dcouverte dans une bauche d'appropriation et que la viscosit m'a renvoy mon image. Ainsi suis-je enrichi, ds mon premier contact avec le visqueux, d'un schme ontologique valable, par del la distinction du psychique et du non-psychique, pour interprter le sens d'tre de tous les existants d'une certaine catgorie, cette catgorie surgissant d'ailleurs comme un cadre vide avant l'exprience des diffrentes espces de visqueux. Je l'ai jete dans le monde par mon projet originel en face du visqueux, ell e est une structure objective du monde en mme temps qu'une antivaleur, c'est--dire qu'elle dtermine un secteur o viendront se ranger les objets visqueux. Ds lors, chaque fois qu'un objet manifestera pour moi ce rapport d'tre, qu'il s'agisse d'une poigne de main, d'un sourire ou d'une pense, il sera par dfinition saisi comme visqueux, c'est--dire que, par del sa contexture phnomnale, il m'apparatra comm e constituant, en unit avec les poix, les colles, les miels, etc., le grand secteur ontologique de la viscosit. [EN, 657-8]

c) 1935: Sartre e la mescalina. Un giorno di novembre, seduti sotto la veranda del caff delle Mouettes a le Havre, avevamo a lungo deplorato la monotonia del nostro avvenire. Le nostre due vite erano impegnate luna con laltra, le nostre amicizie per sempre stabili, le nostre carriere fissate- ed il mondo continuava il suo corso. Ancora non avevamo trentanni, e nulla di nuovo ci sarebbe mai capitato, per sempre! Di solito non prendevo troppo sul serio queste lamentazioni. Qualche volta, non di meno, cadevo gi dal mio olimpo. MI capitava, se una sera bevevo un bicchiere di troppo, di versare torrenti di lacrime; si risvegliava la mia vecchia nostalgia dellassoluto; di nuovo scoprivo la vanit degli scopi umani, e limminenza della morte; rimproveravo a Sartre di lasciarsi prendere da quella odiosa mistificazione che la vita. Lindomani restavo ancora sotto linflusso di quella illuminazione. Un giorno, passeggiando lungo quel blocco di gesso ricoperto di erba stinta che domina la Senna, a Rouen, avemmo una lunga discussione. Sartre negava che la verit si trovasse nel vino e nei pianti; secondo lui lalcool mi deprimeva, ed io davo in modo fallace ragioni metafisiche al mio stato. Io argomentavo che, distruggendo i controlli e le difese che di solito ci proteggono da evidenze insopportabili, lubriachezza mi obbligava a guardarle in faccia. Oggi penso che, in una condizione privilegiata come la mia, la vita ha in s due diverse verit, fra le quali non si pu scegliere e che bisogna affrontare insieme: la gioia di esistere, e lorrore che ci debba finire. Allora per io oscillavo dalluna allaltra; la seconda aveva il sopravvento solo a tratti, ma

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sospettavo che essa fosse la pi reale. Avevo unaltra preoccupazione: invecchiavo. N la mia salute n il mio aspetto ne soffrivano. Ma di tanto in tanto mi lamentavo che tutto intorno a me si scoloriva: Non sento pi niente, gemevo. Ero ancora capace di estasi, per avevo la sensazione di una perdita insopportabile.Il bagliore delle scoperte che avevo fatto alluscita dalla Sorbona si era a poco a poco dileguato. La mia curiosit trovava ancora del nutrimento; ma non pi novit folgoranti. Pure, intorno a me, la realt traboccava, ma io commisi lerrore di non cercare di penetrarla; la trattenevo in schemi o miti che erano pi o meno consunti: quello del pittoresco, per esempio. Mi sembrava che le cose si ripetessero perch mi ripetevo io stessa. Questa malinconia per non disturbava in modo serio la mia vita. Sartre aveva redatto la parte critica del libro sullimmaginazione che gli aveva domandato il Professor Delacroix; aveva posto mano a una seconda parte, molto pi originale, in cui riprendeva alla radice il problema dellimmagine, utilizzando le nozioni fenomenologiche di intenzionalit e di hyle; fu allora che mise a punto le prime idee chiave della sua filosofia: lassolut vacuit della coscienza, ed il suo potere di nullificazione. Questa ricerca, nella quale inventava insieme metodo e contenuto, prendendo dalla propria esperienza tutti i materiali, richiedeva una considerevole concentrazione; non arrestato da nessuna preoccupazione per la forma, scriveva con una rapidit estrema, sforzandosi di seguire con la penna il movimento del pensiero; diversamente dal suo lavoro letterario questa invenzione continua e accelerata lo affaticava. Si interessava evidentemente al sogno, alle immagini ipnagogiche, alle anomalie della percezione. In febbraio, uno dei suoi antichi compagni, il Dr. Lagache, gli propose di andare allospedale di Sainte-Anne per farsi fare una puntura di mescalina; questa droga provocava allucinazioni, e Sartre avrebbe potuto osservarne leffetto su s stesso. Lagache lavvert che lavventura sarebbe stata poco piacevole; per, non comportava nessun pericolo. Sartre rischiava tuttal pi di presentare per la durata di alcune ore dei comportamenti bizzarri. Passai la giornata a Boulevard Raspail con Mme Lemaire e Paigniez. A fine pomeriggio, come daccordo, telefonai a Sainte-Anne: con una voce impastata Sartre mi disse che la mia chiamata lo strappava a un combattimento contro delle piovre nel quale sicuramente non avrebbe avuto la meglio. Giunse mezzora pi tardi. Lo avevano steso su un letto, in una stanza debolmente illuminata; non aveva avuto allucinazioni; ma gli oggetti che aveva attorno si deformavano in modo orribile: aveva visto degli ombrelli-avvoltoio, delle scarpe-scheletro, dei visi mostruosi; e di lato a lui, dietro, brulicavano dei granchi, dei polipi, delle cose ghignanti. Uno degli interni se ne era meravigliato: nel suo caso, aveva raccontato alla fine della seduta, la mescalina aveva avuto degli effetti del tutto differenti; aveva saltellato per praterie fiorite, in mezzo a ur meravigliose. Forse, Sartre si diceva con rincrescimento, se si fosse aspettato queste delizie, invece che degli incubi, si sarebbe poi orientato verso quelle visioni paradisiache. Ma lo avevano influenzato le predizioni di Lagache. Parlava senza gioia, osservando intanto con aria sospettosa i fili telefonici che correvano sul tappeto. In treno tacque a lungo. Portavo delle scarpe di lucertola i cui lacci terminavano in una specie di ghianda: si aspettava di vederli, da un minuto allaltro, trasformarsi in giganteschi scarabei. Ci fu anche un orang-utang, senza dubbio sospeso per le zampe al tetto della carrozza, che incollava al finestrino un volto minaccioso. Il giorno dopo Sartre era in buone condizioni, e mi parl con distacco di Sainte-Anne. Una delle domeniche successive Colette Audry mi accompagn a Le Havre. Con le persone che gli piacevano Sartre si metteva sempre in mostra; fui stupita del suo malumore. Abbiamo camminato lungo la spiaggia e raccolto delle stelle di mare, quasi senza parlare. Sartre sembrava non sapere che ci stessimo a fare l Colette ed io, n cosa ci stesse a fare lui stesso. Lo lasciai un poco irritata. Quando lo rividi, si spieg. Da qualche giorno gli succedeva di essere in preda allangoscia; gli stati in cui cadeva ricordavano quelli in cui laveva gettato la mescalina, e di ci era terrorizzato. Le sue percezioni si deformavano; le case avevano delle facce ghignanti, con occhi e mascelle dappertutto; non poteva impedirsi di cercare, e trovare, su ogni quadrante di orologio un volto di civetta. Beninteso sapeva che erano delle case, degli orologi; gli occhi, i ghigni- non si poteva dire che ci credesse, ma un giorno ci avrebbe creduto; un giorno si sarebbe veramente convinto che unaragosta gli trotterellava dietro. Di gi una macchia nera danzava ostinatamente nello spazio, allaltezza dei suoi occhi. Un pomeriggio passeggiavano a Rouen, sulla sponda sinistra della Senna, fra binari, cantieri, vagoni e pezzi di praterie malate; mi disse bruscamente: lo so di cosa

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si tratta: sono allinizio di una psicosi allucinatoria cronica. Cos come la si definiva allora, era una malattia che nel giro di dieci anni portava fatalmente alla demenza. Protestai energicamente e, una volta tanto, non per partito preso di ottimismo ma per buon senso. Il caso di Sartre non somigliava in nulla agli esordi di una psicosi allucinatoria. N la macchia nera n lossessione delle casemascella indicavano la nascita di una psicosi incurabile. Sapevo inoltre con quale facilit limmaginazione di Sartre correva verso la catastrofe. La vostra sola pazzia di credervi pazzo, gli dissi. Vedrete, rispose cupamente. Non vidi nulla tranne un abbattimento da cui faceva la pi grande fatica a sollevarsi. A volte gli riusciva. Per Pasqua andammo sui laghi italiani. Sembrava molto allegro, finch andavamo in barca sul lago di Como, e nelle stradine di Bellagio, dove una notte vedemmo una processione con le torce. Ma tornati a Parigi non riesc pi nemmeno a fingere la salute. Fernand espose dei quadri alla galleria Bonjean; durante tutta linaugurazione Sartre rimase seduto in un angolo, silenzioso, con il viso spento. Lui che un tempo guardava tutto non osservava pi niente. Restavamo a volte fianco a fianco in un caff o camminavamo per le strade senza scambiarci una parola. Mme Lemaire pensava che fosse esaurito; lo mand da un medico suo amico, ma questi rifiut di fargli dare un periodo di congedo; a suo avviso, Sartre aveva bisogno della minor quantit possibile di tempo libero, e di stare da solo il meno possibile; si limit a prescrivergli mezza pastiglia di belladenal mattino e sera. Sartre continu dunque a far lezione e a scrivere. Il fatto che si perdeva con pi difficolt nelle sue paure se qualcuno era con lui. Si mise a uscire spesso con due suoi ex allievi, per i quali aveva molta amicizia: Albert Palle e Jacques Bost, fratello minore di Pierre Bost: la loro presenza lo difendeva dai crostacei. A Rouen, quando io facevo lezione, gli faceva compagnia Olga6; questa prendeva assolutamente sul serio il suo ruolo di infermiera. Sartre le raccontava una quantit di storie, che divertivano lei e aiutavano lui a distrarsi. I medici hanno sostenuto che la mescalina non poteva assolutamente avere provocato quella crisi; la seduta al Sainte-Anne aveva solo fornito a Sartre certi schemi allucinatori; erano indubbiamente state la fatica e la tensione generata dalle sue ricerche filosofiche a ravvivare le sue paure. Pi tardi noi abbiamo pensato che esse esprimevano un malessere profondo: Sartre non si rassegnava a passare alla et della ragione, alla maturit. Nei tempi in cui alloggiava alla Scuola Normale, vi si cantava un lamento assai carino sulla triste sorte riservata ai normalisti. Ho gi raccontato con quale ripugnanza Sartre la vedeva allora. Si era bene adattato ai primi due anni di insegnamento tanto era felice di aver concluso il servizio militare: la novit di quella esistenza lo aiutava a sopportarla. A Berlino aveva ritrovato la libert, la gioia della sua vita di studente; Tanto maggior disagio ebbe a ripiombare nella seriet e nella monotonia della condizione di adulto. La conversazione che avevamo avuto al caff delle Mouettes non era stata per lui un chiacchierare superficialmente. Certo amava i suoi allievi, e insegnare; ma detestava avere dei rapporti con un direttore, un censore, dei colleghi, dei genitori di studenti; lorrore che gli ispiravano i porci non era solo un tema letterario; questo mondo borghese di cui si sentiva prigioniero lo opprimeva. Non era sposato, manteneva alcune libert: non di meno, la sua vita era saldata alla mia. In breve, a trentanni si metteva su un cammino tracciato fin dallinizio: le sue sole avventure sarebbero state i libri che avrebbe scritto. Il primo era stato rifiutato; il secondo esigeva ancora del lavoro. Quanto al suo libro su Limmagine, Alcan aveva accettato solo la prima parte, e lui prevedeva che la seconda, che lo interessava molto di pi, non sarebbe stata pubblicata che molti anni dopo. Avevamo entrambe una assoluta fiducia nel suo avvenire; ma lavvenire non sempre basta a illuminare il presente. Sartre aveva messo tanto ardore ad essere giovane che nel momento in cui la sua giovinezza lo abbandonava ci sarebbero volute delle gioie molto grandi per consolarlo di ci. Ho gi detto che malgrado le apparenze la mia condizione era completamente diversa dalla sua. Passare lesame di stato, avere in mano un mestiere era per lui una cosa scontata. Io, in cima a quella scalinata a Marsiglia, avevo avuto una vertigine di gioia: non mi sembrava di subire un destino, ma di averlo scelto. La carriera in cui Sartre vedeva impantanarsi la sua libert non aveva smesso di rappresentare per me una liberazione. E poi, come ha scritto Rilke a proposito di Rodin, Sartre era il proprio cielo; sempre in questione dunque fra le cose incerte, ma mai in questione per me, la sua esistenza giustificava per me il mondo, che nulla invece giustificava ai

Olga Kosakiewicz, verso cui nacque poi una disperata storia damore; cfr. Ivich ne L ge de raison, e Xavire de Linvite.
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suoi occhi. La mia personale esperienza non mi permetteva dunque di capire i motivi della sua depressione; si gi visto daltra parte che la psicologia non era il mio forte, e nei riguardi di Sartre in particolare mi guardavo bene dal ricorrervi; per me, lui era pura coscienza e radicale libert; mi rifiutavo di considerarlo pura pedina di circostanze oscure, oggetto passivo; preferivo pensare che lui stesso produceva le sue angosce, le sue illusioni per via di una sorta di volont cattiva; pi che spaventarmi, la sua crisi mi irrit; discussi, ragionai, gli rimproverai la sua compiacenza a ritenersi condannato. Vi vedevo una specie di tradimento; non aveva il diritto di lanciarsi in stati danimo che minacciavano le nostre costruzioni comuni. Cera anche della vilt in questo mio modo di fuggire davanti alla verit, ma la lucidit non mi sarebbe servita a molto; i problemi di Sartre non potevo risolverli io al suo posto; per guarirlo dei suoi passeggeri disturbi mi mancavano lesperienza e le tecniche necessarie. Non lavrei certamente aiutato se avessi condiviso le sue paure. La mia collera fu senza dubbio una reazione sana. [Simone de Beauvoir, FA, 214-220]

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