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SI ERA PERSA

Si era persa su una montagna azzurra, sulle sponde di un lago verde e rosso cupo in una sera di novembre, con tappeto di foglie morte sul terreno. Si era persa e non sapeva dove andare. Le avevano, tempo addietro, detto: Fai attenzione agli incanti della foresta; alla Vecchia e al Lupo e agli Angeli- che non ti portino via. La sua presenza era stata coartata nelle città, calpestata sotto un ritmo di soldati, dispersa come stanca cenere. Ora era qui e parlava con un Angelo. “Voglio andar via”. L’Angelo la prese per mano e la portò in alto, oltre un crinale di nebbia, le mostrò un panorama di abeti che si stendevano a perdita d’occhio, e le disse: Questa è la tua eredità. Si fermò lì, si costruì una casa, imparò il linguaggio degli alberi e quello dei lupi, divenne capace di volare, come un uccello, con la forza della mente. Quando venne la lunga neve, guardò a lungo i fiocchi, tracciò un cerchio nell’aria, e preparò il fuoco per gli ospiti che sarebbero arrivati. Amava l’Angelo. E, inoltre, quella era la sua eredità. Le bastava.