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Anton P. echov Racconti umoristici

IL NARRATORE AUDIOLIBRI PRESENTA

Racconti umoristici di Anton P. echov

01 - Un cognome cavallino Al maggior generale a riposo Buldeiev avevan preso a dolere i denti. Egli sciacquava la bocca con acquavite, con cognac, applicava al dente malato della gruma di tabacco, dell'oppio, della canfora, del petrolio, spalmava la guancia con iodio, negli orecchi aveva dell'ovatta imbevuta di spirito, ma tutto ci o non giovava, o gli provocava la nausea. Alla proposta di estirpare il dente malato il generale aveva risposto con un rifiuto. Tutti i familiari - la moglie, i bambini, la servit, perfino lo sguattero Pet'ka - proponevano ciascuno un suo rimedio. Tra l'altro, anche l'intendente di Buldeiev, Ivan Jevseic', venne da lui e gli consigli di curarsi con gli scongiuri. Qui, nel nostro distretto, eccellenza disse, un dieci anni fa era in servizio l'impiegato del dazio Jakov Vassilic'. Nello scongiurare il mal di denti era di prima qualit. Soleva voltarsi verso la finestra, mormorare qualcosa, sputare, ed era fatto! Una tal forza gli era stata data... . E dov' adesso?. Dopo che l'hanno licenziato dal dazio, abita a Saratov dalla suocera. Ora non vive che sui denti. Se a qualcuno un dente si mette a far male, si va da lui, e giova... Quelli del posto, di Saratov, li cura a casa propria, e quelli che sono di altre citt, per telegrafo. Mandategli, eccellenza, un telegramma, dicendo ch' cos e cos... al servo di Dio Aleksi dolgono i denti, prego guarire. E il denaro per la cura lo manderete per posta. Insulsaggini! Ciarlataneria!.

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Ma voi provate, eccellenza. molto amante della vodka, non vive con la moglie, ma con una tedesca, bestemmia, ma, si pu dire, un signore miracoloso! . Mandalo, Alioscia supplic la generalessa. Tu, ecco, non credi negli scongiuri, ma io ho provato su me stessa. Anche se non credi, perch non mandare? Non ti seccheranno mica le braccia per questo. Be', d'accordo acconsent Buldeiev. Qui non solo all'impiegato del dazio, ma anche al diavolo manderesti un telegramma... Oh! Non ne posso pi! Be', dove abita il tuo impiegato del dazio? Come scrivergli? . Il generale sedette davanti alla tavola e prese in mano la penna. A Saratov ogni cane lo conosce disse l'intendente. Vogliate scrivere, eccellenza: citt di Saratov, dunque... A sua nobilt il signor Jakov Vassilic'... Vassilic'.... Be'?. Vassilic'... Jakov Vassilic'... e di cognome... Ecco che il cognome l'ho dimenticato!... Vassilic'... Diavolo... Com' dunque il suo cognome? Poc'anzi, quando venivo in qua, me ne ricordavo... Permettete... . Ivn Jevseic' lev gli occhi al soffitto e mosse le labbra. Buldeiev e la generalessa aspettavano impazienti. Ebbene? Pensa pi svelto!. Subito... Vassilic'... A Jakov Vassilic'... Ho dimenticato! anche un cognome cos semplice... cavallino; si direbbe... Giumentin1? No, non Giumentin. Un momento... Stallonov forse? No, nemmeno Stallonov. Ricordo ch' un cognome cavallino; ma quale, m' uscito di capo.... Puledrov? . Proprio no. Un momento... Giumntizin... Giumntikov... Kobeliv.... Questo gi canino2, e non cavallino. Stallncikov? . No, nemmeno Stallncikov... Cavallinin... Cavalkv... Puledrin... sempre un'altra cosa!. Be', allora come potr scrivergli? Pensaci!. Subito. Cavalkin... Giumentkin...Timonir3...
Questo nome, e a tutti i successivi, per mantenere il sapore della novella, viene data la corrispondente forma italiana, salvo le terminazioni russe, che si conservano. 2 Viene infatti da kobl, cane (maschio). 3 Timoniere, o cavallo delle stanghe. 2
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Timonierkov? domand la generalessa. Proprio no. Bilancinkin4... No, non questo! Ho dimenticato! . Allora perch mai, che il diavolo ti porti, ti fai avanti coi tuoi consigli, se hai dimenticato? and in collera il generale. Vattene fuori di qui!. Ivn Jevseic' usc lentamente, e il generale si afferr la guancia e prese a girare per le stanze. Oh, padri miei! si lamentava. Oh, mamma mia! Oh, vedo le stelle!. L'intendente usc in giardino e, levati gli occhi al cielo, cerc di rammentare il cognome dell'impiegato daziario: Stallncikov... Stallonkovski... Stallnenko... No, non questo! Cavallinski... Cavallevic'... Stallnovic... Giumentianski.... Dopo un po' di attesa lo chiamarono dai signori. Te ne sei ricordato? domand il generale. Proprio no, eccellenza. Forse Corsierski? Cavalnikov? No?. E nella casa si misero tutti a gara a inventar dei cognomi. Passarono in rassegna tutte le et, i sessi e le razze dei cavalli, ricordarono la criniera, gli zoccoli, i finimenti... In casa, in giardino, nella stanza dei servi e in cucina le persone andavano da un angolo all'altro e, grattandosi la fronte, cercavano il cognome... L'intendente veniva di continuo chiamato in casa. Mandriv? gli domandavano. Zoccoln? Staillonovski?. Proprio no rispondeva Ivn Jevseic' e, levati in alto gli occhi, continuava a pensare ad alta voce: Destrirenko... Destrircenko... Stallonieiev... Giumentieiev.... Babbo! si gridava dalla stanza dei bambini. Troikin! Briglietkin!. Tutta la casa di campagna fu sottosopra. Il generale impaziente, sfinito, promise di dare cinque rubli a chi avesse ricordato il vero cognome, e a cercare Ivn Jevseic' cominciarono a venire a intere frotte... Baiov! gli dicevano. Trottatorski! Cavallitski! . Ma giunse la sera e il cognome non era ancora stato trovato. E cos andarono a dormire, senza aver mandato il telegramma. Il generale non dorm tutta notte e and sempre da un angolo all'altro, gemendo... Dopo le due del mattino usci di casa e buss alla finestra dell'intendente.
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Da bilancino o trapelo (il cavallo di rinforzo). 3

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Non Castronov? domand con voce di pianto. No, non Castronov, eccellenza rispose Ivn Jevseic' e sospir come un colpevole. Ma forse non un cognome cavallino, ma qualche altro!. Parola d'onore, eccellenza, cavallino... Questo anzi lo ricordo benissimo. Come sei smemorato, mio caro... Per me adesso quel cognome pi caro, mi sembra, d'ogni cosa al mondo. Sono sfinito!. Al mattino il generale mand nuovamente per il dottore. Lo estragga! si risolse. Non ho pi la forza di sopportare... . Arriva il dottore ed estrasse il dente malato. Il dolore si calm immediatamente, e il generale torn tranquillo. Fatta l'opera sua e ricevuto quel che spettava per il lavoro, il dottore sal sul suo calesse e and a casa. Fuor del portone in un campo incontra Ivn Jevseic'... L'intendente stava sul ciglio della strada e, guardandosi riconcentrato sotto i piedi, pensava a qualcosa. A giudicar dalle rughe che gli solcavano la fronte e dall'espressione degli occhi, i suoi pensieri eran tesi, tormentosi. Isabellov... Correggionov... mormorava. Soggolin... Cavalski.... Ivn Jevseic! gli si rivolse il dottore. Non potrei, colombello, comprar da voi un cinque stai d'avena? I nostri contadini mi vendono l'avena, ma cattiva assai.... Ivn Jevseic' guard ottusamente il dottore, fece un certo qual bizzarro sorriso e, senza dir nemmeno una parola in risposta, battendo le mani, corse verso la casa padronale con tanta rapidit come se lo avesse inseguito un cane arrabbiato. Ho trovato, eccellenza! si mise a gridare gioiosamente, con voce alterata, piombando nello studio del generale. Ho trovato, che Dio conservi in salute il dottore! Avenov! Avenov il cognome dell'impiegato daziario! Avenov, eccellenza! Mandate un telegramma ad Avenov! . To'! disse il generale con disprezzo e gli fece le corna sotto il viso. Non ho pi bisogno del tuo cognome cavallino! To'!. 02 - Il Leone e il Sole In una delle citt situate da questa parte della catena degli Urali si diffuse la voce che giorni prima era giunto in citt e si era fermato all'albergo Giappone il dignitario persiano Rachat-Chelam. Questa voce non produsse sugli abitanti alcuna

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impressione: era arrivato un persiano, e fosse pure. Il solo sindaco della citt, Stepn Ivnovic' Kutsin, appreso dal segretario della Giunta l'arrivo dell'orientale, si fece pensoso e domand: Dove si reca?. A Parigi, sembra, o a Londra. Uhm!... Dunque un pezzo grosso?. Ma il diavolo lo conosce. Venuto dalla Giunta a casa sua, e pranzato, il sindaco torn a farsi pensoso, e questa volta ormai medit fin proprio a sera. L'arrivo dell'illustre persiano lo aveva fortemente incuriosito. Gli pareva che il destino stesso gli avesse inviato quel Rachat-Chelam e che, finalmente, fosse venuto il momento propizio per fare del suo appassionato, intimo sogno una realt. Il fatto che Kutsin aveva due medaglie, la Stanislao di terza classe, l'insegna della Croce Rossa e l'insegna della Societ di Salvataggio sulle Acque, e inoltre si era fatto ancora un ciondolo (fucile e chitarra d'oro, che si incrociavano), e questo ciondolo, infilato all'occhiello della divisa, somigliava da lontano a qualcosa di speciale e passava benissimo per un segno di onorificenza. poi risaputo che, pi si han decorazioni e medaglie, pi se n'ha voglia; e il sindaco della citt da un pezzo gi desiderava ricevere l'ordine del Leone e Sole, lo desiderava appassionatamente, pazzamente. Egli sapeva a meraviglia che per ricevere quest'ordine non necessitava n battersi, n fare un'elargizione a un asilo, ma ci voleva solo un'occasione propizia. E ora gli pareva che quest'occasione fosse venuta. Il giorno dopo, a mezzod, egli mise tutti i suoi distintivi, la catenella, e si rec al Giappone. La sorte lo favor. Quand'egli entr nella camera dell'illustre persiano, quest'ultimo era solo e non faceva nulla. Rachat-Chelam, un asiatico colossale dal lungo naso di beccaccia, gli occhi a fior di testa, e in fez, era seduto sul pavimento e rovistava nella valigia. Prego scusare il disturbo cominci Kutsin, sorridendo. Ho l'onore di presentarmi: cittadino emerito ereditario e cavalier Stepn Ivnovic' Kutsin; sindaco del luogo. Stimo dover mio onorare sotto l'aspetto della vostra persona, per cos dire, il rappresentante d'una potenza a noi amica e vicina. Il persiano si volse e borbott qualcosa in pessima lingua francese, che rison come il batter di una gamba di legno contro un'asse.

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I confini della Persia continu Kutsin il saluto anticipatamente mandato a memoria, si toccano strettamente con le frontiere della nostra vasta patria, e per ci le mutue simpatie mi spingono, per cos dire, a esprimervi solidariet. L'illustre persiano si alz e torn a borbottare alcunch in una lingua legnosa. Kutsin, che non conosceva le lingue, scosse la testa in segno che non capiva. Be', come far a discorrer con lui? pens. Sarebbe bene ora mandar per un interprete, ma una faccenda delicata, non si pu parlare davanti a testimoni. L'interprete lo strombazzerebbe poi per tutta la citt. E Kutsin prese a richiamarsi in mente delle parole straniere, quali le conosceva dai giornali. lo sono il sindaco della citt... mormor. Cio il lord-mer5... munizipale6... Vu? Compren7?. Egli voleva esprimere a parole o in mimica la sua posizione sociale e non sapeva come farlo. Gli venne in aiuto un quadro con una grossa scritta La citt di Venezia, appeso al muro. Egli accenn col dito alla citt, poi alla propria testa, e in tal modo, a suo avviso, si ottenne la frase: Io sono il sindaco della citt. Il persiano non cap nulla, ma sorrise e disse: Biene, musi... beene.... Mezz'ora dopo il sindaco andava battendo al persiano ora un ginocchio, ora una spalla, e diceva: Compren? Vu? Come lord-mer e munizipale... vi propongo di fare un piccolo promenz8 Cornpren? Un promenz.... Kutsin punt un dito su Venezia e con due dita raffigur delle gambe in cammino. Rachat-Chelam, senza levar gli occhi dalle sue medaglie e indovinando, a quanto pareva, ch'era il personaggio pi importante della citt, cap la parola promenz e scopr i denti cortesemente. Quindi i due indossarono il cappotto e usciron dalla camera. Gi, accosto all'uscio che metteva nel ristorante Giappone, Kutsin pens che non sarebbe stato male fare un trattamento al persiano. Si ferm e, indicandogli le tavole, disse:

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Cio lord-nzaire, nome dato al capo dell'amministrazione municipale di Londra. Cos nel testo. 7 Storpiatura di: Oui? Coniprenez? S? Capite? 8 Per prontenade, passeggiata. 6

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Secondo l'uso russo, non guasterebbe... piur, antrecot... sciarnpagn9, eccetera... Compren?. L'insigne ospite cap e, dopo breve attesa, i due sedevano nella miglior saletta del ristorante, bevevano sciampagna e mangiavano. Beviamo alla prosperit della Persia! diceva Kutsin. Noi russi amiamo i persiani. Saremo di fede differente, ma i comuni interessi, le reciproche, per cos dir, simpatie... il progresso... i mercati asiatici... le conquiste pacifiche, per cos dire.... L'illustre persiano mangiava e beveva con grande appetito. Egli piant la forchetta in un filetto di storione e, scotendo entusiasticamente la testa, disse: Biene! Bien!. Vi piace? si rallegr il sindaco. Bien? Ecco, benissimo. E, rivolto al cameriere, disse: Luk, fa' mandare, caro, a Sua Eccellenza in camera due dorsi di storione, che sian dei migliori!. Poi il sindaco della citt e il dignitario persiano andarono a visitare il giardino zoologico. Gli abitanti videro come il loro Stepn Ivnovic', rosso dallo sciampagna, allegro, molto soddisfatto, guidava il persiano per le vie principali e per il bazar, mostrandogli le cose singolari della citt, e lo conduceva anche in torre di vedetta. Fra l'altro, gli abitanti videro com'egli si ferm presso il cancello di pietra con leoni e addit al persiano dapprima un leone, poi, in alto, il sole, accenn a s in petto, poi di nuovo il leone e il sole, e il persiano prese a scuotere il capo, come in segno di assenso, e, sorridendo, mise in mostra i suoi denti bianchi. A sera i due sedevano all'albergo Londra e ascoltavano le arpiste, e dove furon la notte, non si sa. Il giorno dopo, di mattina, il sindaco era in Giunta; gl'impiegati, evidentemente, qualcosa gi sapevano e indovinavano, poich il segretario gli si accost e disse, sorridendo beffardo: I persiani hanno tale uso: se da voi viene un ospite illustre, dovete di propria mano sgozzar per lui un montone. E dopo breve attesa, recapitarono un plico, ricevuto per posta. Il sindaco dissigill e vi scorse una caricatura. Vi era disegnato Rachat-Chelam, e davanti a lui stava ginocchioni lo stesso sindaco della citt che, tendendogli le braccia, diceva: Tra due reami d'amistade in segno, Di Russia, dico, e d'Iran la nazione, E in vostr'onore, ambasciator preclaro,
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Cio pure, entrecte... champagne, passata, costata... sciampagna. 7

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Me stesso scannerei come un montone. Scusatemi per: sono un somaro. Il sindaco prov un senso spiacevole, simile a risucchio alla bocca dello stomaco, ma non per lungo tempo. A mezzogiorno era gi di nuovo dall'illustre persiano, di nuovo gli faceva gli onori e, mostrandogli le cose notevoli della citt, di nuovo lo conduceva al cancello di pietra e di nuovo accennava ora il leone, ora il sole, ora il proprio petto. Pranzarono al Giappone; dopo pranzo, coi sigari tra i denti, tutt'e due rossi, beati, risalirono in torre, e il sindaco, evidentemente desiderando offrire all'ospite uno spettacolo raro, grid dall'alto alla sentinella, che passeggiava di sotto: Suona l'allarme!. Ma allarme non ne segu, giacch i pompieri in quel momento erano al bagno. Cenarono al Londra, e dopo cena il persiano part... Accompagnandolo, Stepn Ivnovic' scambi tre baci con lui, all'uso russo, e vers perfino qualche lacrima. E quando il treno si mosse, grid: Salutate per noi la Persia. Ditele che noi l'amiamo!. Passarono un anno e quattro mesi. Vi era un forte gelo, un trentacinque gradi sotto zero, e spirava un vento tagliente. Stepn Ivnovic' camminava per la via, con la pelliccia aperta sul petto, ed era stizzito che nessuno s'imbattesse in lui e vedesse sul suo petto il Leone e Sole. Cammin cos fino a sera, con la pelliccia aperta, intirizz ben bene, e la notte si gir sempre da un fianco sull'altro, senza potere in alcun modo prender sonno. Si sentiva l'anima oppressa, dentro un bruciore, e il cuore gli batteva inquieto: aveva voglia ora di ricevere l'ordine serbo del Takovo. Ne aveva una voglia appassionata, tormentosa. 03 - Lieto fine Dal capotreno Stic'kin, in uno dei suoi giorni di franchigia, sedeva Liubv Grigrievna, posata, fine signora sulla quarantina, che si occupava di matrimoni, e di molti altri affari dei quali uso parlare solo a bassa voce. Stic'kin, un po' turbato, ma serio, positivo e austero, camminava per la stanza, fumando un sigaro, e diceva: Lietissimo di far conoscenza. Semin Ivnovic' vi ha raccomandata sotto quest'aspetto, che voi potete aiutarmi in una faccenda delicata, importantissima,

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riguardante la felicit della mia vita. Io, Liubv Grigrievna, ho ormai cinquantadue anni, cio un'et in cui moltissimi hanno gi figli grandi. Ho un impiego solido. Sebbene non abbia un gran patrimonio, posso mantenere presso di me la creatura amata e i figli. Vi dir, fra di noi, che, oltre lo stipendio, ho altres denari in banca, che ho risparmiato in conseguenza del mio tenor di vita. Sono un uomo, io, positivo e sobrio, meno una vita giudiziosa e conforme, talch posso pormi d'esempio a molti. Ma una sola cosa mi manca: un mio proprio focolare domestico, la compagna della vita, e conduco la mia esistenza come un qualsiasi ungherese nomade, da luogo a luogo, senza soddisfazione alcuna, e senza nessuno con cui consigliarmi, e, ammalandomi, non ho chi mi dia nemmeno un po' d'acqua, eccetera. Inoltre, Liubv Grigrievna, l'ammogliato ha sempre pi peso nella societ che uno scapolo. Io sono un uomo della classe istruita, con denari, ma a guardarmi da un certo punto di vista, chi sono io? Un senzafamiglia, tal quale come un qualsiasi prete cattolico. E perci desidererei moltissimo unirmi coi vincoli d'Igumeno10, cio contrarre legittimo matrimonio con qualche degna persona. una buona cosa! sospir la mediatrice. Sono un uomo solitario, io, e in questa citt non conosco nessuno. Dove andr e a chi mi rivolger, se per me tutti sono sconosciuti? Ecco perch Semin Ivnovic' mi consigli di rivolgermi a una persona che specialista in questo ramo, e nel trattare della felicit della gente ci ha la sua professione. E perci vivissimamente pregovi, Liubv Grigrievna, di dare con la vostra assistenza assetto al mio destino. Voi in citt conoscete tutte le ragazze da marito e vi facile sistemarmi. Questo si pu.... Bevete, prego umilissimamente.... Con gesto abituale la mediatrice port il bicchierino alla bocca e lo vuot, senza fare una smorfia. Questo si pu ripet. E quale ragazza, Nikli Nikolaic', vi garberebbe?. A me? Quella che il destino mander. questa, certo, cosa del destino, ma ognuno ha pure i suoi gusti. Una ama le brune, un altro le bionde. Vedete, Liubv Grigrievna... disse Stic'kin, sospirando con gravit. Io sono un uomo positivo e di carattere. Per me la bellezza e, in generale, l'apparenza ha una
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Invece d'Imeneo, facendo cos derivare la parola da igumeno, il superiore del monastero ortodosso. 9

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parte secondaria, perch, lo sapete voi stessa, la bellezza non si beve, e da una moglie bella si hanno moltissimi fastidi. Io suppongo che in una donna l'importante non sia il di fuori, ma quel che si trova dentro; cio che abbia un'anima e tutte le qualit. Bevete, vi prego umilissimamente. certo quanto mai piacevole se la moglie sar pienotta della persona, ma questo per la reciproca fortuna non cosa essenziale; l'importante l'intelligenza. Propriamente parlando, nella donna non ci vuol neppure l'intelligenza, poich a causa dell'intelligenza ella avr un gran concetto di s e vaghegger svariati ideali. Senza istruzione oggid non si pu, questo certo, ma vi istruzione e istruzione. Fa piacere se la moglie parla francese e tedesco, e canta diverse arie, fa molto piacere; ma che costrutto se n'ha, se non sa attaccarti, mettiamo, un bottone? Io sono della classe istruita; col principe Kanitelin, posso dire, sono tal quale come ora con voi; ma ho un carattere semplice. A me occorre una ragazza piuttosto semplice. Pi importante di tutto poi che lei mi rispetti e senta ch'io l'ho resa felice. cosa nota. Be', ora, circa il sostantivo11... Ricca non mi occorre. lo non mi permetter la bassezza di sposare il denaro. Desidero che non sia io a mangiare il pane della moglie, ma lei il mio, e che lo senta. Ma non mi occorre nemmeno una povera. Anche se sono un uomo agiato, anche se mi sposo non per interesse, ma per amore, non posso per prendere una povera, perch, lo sapete voi stessa, ora tutto rincarato e ci saranno dei figli. La si pu trovare anche con dote disse la mediatrice. Bevete, prego umilissimamente.... Tacquero per un cinque minuti. La mediatrice sospir, guard in tralice il capotreno e domand: Be', e cos, btiuska... come scapolo, non ti ci vuol nulla? C' della buona merce. Una francese, e ve ne sar un'altra greca. Di molto valore. Il capotreno pens un poco e disse: No, vi ringrazio. Vedendo da parte vostra cos buona disposizione, permettete ora di domandare: quanto prenderete per le vostre premure circa la fidanzata?. Non mi occorre molto. Darete un biglietto da venticinque e la stoffa per un vestito, come usa, e grazie... E per la dote separatamente, quest' un altro conto.

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Il capotreno vuol dire: il sostanziale. 10

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Stic'kin incroci le braccia sul petto e si mise a pensare in silenzio. Dopo aver pensato, sospir e disse: caro.... E non punto caro, Nikoli Nikolaic'! Prima, quando nozze ce n'eran molte, si soleva prendere anche meno; ma al tempo d'oggi, quali sono i nostri guadagni? Se in un mese grasso buscherai due biglietti da venticinque, sia ringraziato Iddio. E allora, btiuska, non sulle nozze che ci arricchiamo. Stic'kin guard dubbioso la mediatrice e alz le spalle. Uhm! Ma forse che due biglietti da venticinque son poca cosa? domand. Certo, son poca cosa! Nei tempi andati accadeva che pi di cento ne guadagnassimo. Uhm!... Io non mi aspettavo punto che con simili affari si potesse guadagnare una tal somma. Cinquanta rubli! Non ogni uomo riceve tanto! Bevete, prego umilissimamente.... La mediatrice bevve e non fece una smorfia. Stic'kin la sbirci da capo a piedi e disse: Cinquanta rubli. Sono dunque seicento rubli all'anno... Bevete, prego umilissimamente... Con simili dividendi, sapete, Liubv Grigrievna, non vi sar difficile trovare a voi stessa un buon partito. A me? rise la mediatrice. Io son vecchia. Nient'affatto... E ci avete anche una tal complessione, e un viso pienotto, bianco, e tutto il resto. La mediatrice rest confusa. Stic'kin pure si confuse e sedette accanto a lei. Voi potete ancora piacere moltissimo disse. Se vi capiter un marito positivo, serio, economo, col suo stipendio e col vostro guadagno potrete perfino piacergli assai e vivrete a cuore a cuore.... Dio sa ci che andate dicendo, Nikoli Nikolaic'.... Che cosa? Io nulla. Segu un silenzio. Stic'kin cominci a soffiarsi il naso rumorosamente, e la mediatrice si fece tutta rossa e, guardandolo vergognosa, domand: E voi quanto ricevete, Nikoli Nikolaic'?. Io? Settantacinque rubli, gratificazioni a parte. Inoltre, abbiamo il reddito delle steariche e delle lepri. Vi occupate di caccia?.

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No, lepri da noi vengono chiamati i viaggiatori senza biglietto. Trascorse ancora un minuto in silenzio. Stic'kin si alz e in agitazione prese a camminare per la stanza. A me non occorre una consorte giovane disse. Io sono un uomo maturo e mi ci vuole una che sia... d'un genere come sarebbe il vostro... seria e posata... e d'una complessione del vostro genere. Ih, Dio sa ci che state dicendo... ridacchi la mediatrice, coprendosi col fazzoletto il viso porporino. Che c' qui da pensare a lungo? Voi mi andate a genio e mi convenite con le vostre qualit. Io sono un uomo positivo, sobrio, e, se vi piaccio, allora... che c' di meglio? Permettete di farvi la proposta!. La mediatrice vers qualche lacrima, rise e, in segno di consenso, tocc il bicchiere con Stic'kin. Be' disse il felice capotreno, ora permettete di spiegarvi quale condotta e modo di vivere io desidero da voi... Io sono un uomo austero, posato, positivo, intendo tutto nobilmente, e desidero che mia moglie sia del pari austera e capisca che per lei io sono un benefattore e il primo degli uomini. Egli sedette e, dato un profondo sospiro, prese ad esporre alla promessa sposa le sue vedute sulla vita di famiglia e sui doveri della moglie. 04 - La lota Mattino estivo. Nell'aria c' silenzio; solo una cavalletta stride ogni tanto sulla riva e in qualche posto timidamente brontola un aquilotto. Nel cielo stanno immobili delle nubi piumose, simili a neve sparpagliata... Vicino al bagno in costruzione, sotto le verdi fronde di un salcio, si dibatte nell'acqua il carpentiere Gherassim, un contadino alto, scarno, dalla testa rossa ricciuta e il viso irto di peli. Egli sbuffa, riprende fiato e, strizzando fortemente gli occhi, si sforza di tirar fuori qualcosa di sotto le radici del salcio. La sua faccia coperta di sudore. A una tesa da Gherassim, nell'acqua fino alla gola, sta il carpentiere Liubm, un giovane contadino gobbo dal viso triangolare e gli occhietti stretti, da cinese. Entrambi, Gherassim come Liubm, sono in camicia e mutande. Sono illividiti dal freddo, perch ormai da pi d'un'ora stanno nell'acqua...

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Ma tu perch tasti sempre con la mano? grida il gobbo Liubm, tremando come nella febbre. Testa di cavolo che sei! Tu tienla, tienla, se no scapper, la maledetta! Tienla, dico!. Non scapper... Dove dovrebbe scappare? S' cacciata sotto le radici... dice Gherassim con voce arrochita, sorda di basso, che viene non dalla laringe, ma dal profondo del ventre. viscida, questa diavola, e non si sa per che cosa acchiapparla. Tu chiappala per le branchie, per le branchie!. Non si vedon le branchie... Aspetta, l'ho acchiappata per qualche cosa... Per il labbro l'ho acchiappata. Morde, questa diavola!. Non tirarla per il labbro, non tirarla: la lascerai andare! Per le branchie acchiappala, per le branchie acchiappala! Di nuovo s' messo a tastar con la mano! Ma che contadino senza cervello, perdonami, Regina dei Cieli! Chiappala!. Chiappala lo contraff Gherassim. Che comandante s' trovato!... Dovresti venire e acchiapparla tu stesso, diavolo gobbo... Perch stai l?. Io l'avrei acchiappata, se fosse stato possibile... O che, con la mia bassa corporatura, si pu stare in piedi sotto la riva? L profondo!. Non fa nulla che sia profondo... Tu a nuoto.... Il gobbo agita le braccia, nuota verso Gherassim e si aggrappa ai rami. Ma al primo tentativo di mettersi in piedi, va con la testa sott'acqua e manda fuori delle bolle d'aria. Lo dicevo ch' profondo! egli dice, rotando con ira il bianco degli occhi. Monto sul collo a te, eh?. E tu sali sopra una radice... Di radici ce n' molte, come una scala.... Il gobbo tasta col tallone una radice e, aggrappatosi saldamente ad alcuni rami ad un tempo, ci sale sopra... Equilibratosi bene e consolidatosi nella nuova posizione, si curva e, cercando di non ingerire acqua, comincia con la mano destra a frugare tra le radici. Imbrogliandosi nelle erbe acquatiche, scivolando sul musco che riveste le radici, la sua mano incontra le chele pungenti d'un gambero. Ci mancavi ancora tu qui, diavolo! dice Liubm e con rabbia scaglia il gambero sulla riva. Infine la sua mano trova a tastoni il braccio di Gherassim e, calando gi lungo quello, arriva a qualcosa di lubrico, di freddo.

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E-eccola... sorride Liubm. gro-ossa, la diavola... Allarga un po' le dita, io subito... per le branchie... Aspetta, non urtarmi col gomito... io subito la... subito... lascia solo che l'afferri... S' cacciata lontano sotto la radice, questa diavola, non c' nemmeno dove aggrapparsi... Non si pu arrivare alla testa... Si tocca soltanto la pancia... Ammazzami sul collo una zanzara: mi punge! Io subito la... subito... lascia solo che l'afferri... S' cacciata di fianco, spingila, spingila! punzecchiala col dito!. Il gobbo, gonfiate le guance, trattenuto il respiro, sgrana gli occhi e, a quanto pare, gi insinua le dita sotto le branchie, ma a questo punto i rami a cui si abbranca la sua mano sinistra si spezzano, ed egli, perduto l'equilibrio, capitombola nell'acqua! Come spaventati, corron via dalla riva dei cerchi ondeggianti e nel punto della caduta vengon su delle bolle. Il gobbo viene a galla a nuoto e, sbuffando, si afferra al rami. Affogherai ancora, diavolo, toccher rispondere per te! ... dice rauco Gherassim. Esci fuori, su, e vattene alla malora! Io stesso la tirer via!. Cominciano gl'improperi... E il sole brucia, brucia. Le ombre si fanno pi brevi e rientrano in se stesse, come le corna della lumaca... L'erba alta, scaldata dal sole, comincia a emanare un odore denso, stucchevolmente dolciastro. Ben presto mezzogiorno, ma Gherassim e Liubm tuttora si dibattono sotto il salcio. La voce rauca di basso e quella tenorile infreddolita, stridula, rompono senza posa il silenzio della giornata estiva. Tirala per le branchie, tirala! Aspetta, io la spinger fuori! Ma dove ficchi il tuo pugnaccio? Tu fa' col dito e non col pugno, grinta! Vieni di fianco! Da sinistra vieni, da sinistra, ch a destra c' una buca'! Servirai di cena al lupo mannaro! Tira per il labbro! . Si sente lo schioccar d'una frusta... Per la riva in pendio si trascina pigramente all'abbeveratoio un armento, cacciato avanti dal pastore Jefm. Il pastore, un vecchio decrepito con un occhio solo e la bocca storta, cammina a capo chino e si guarda sotto i piedi. Per prime s'avvicinano all'acqua le pecore, dopo di esse i cavalli, dopo i cavalli le vacche. Spingila un poco dal basso! egli ode la voce di Liubm. Ficcaci un dito! Ma, sei sordo, dia-vo-lo, o che? Poh! . Ma chi , fratelli? grida Jefm. Una lota! Non c' verso di, tirarla fuori! Sotto una radice s' cacciata! Vieni di fianco! Vieni, vieni! . Jefm per un minuto strizza il suo occhio sui pescatori, poi si

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toglie i lapti12, getta gi dalle spalle un sacchetto e si leva la camicia. Di togliersi le mutande non ha pazienza, segnatosi, bilanciando le braccia magre, scure, entra in mutande nell'acqua... Per una cinquantina di passi procede sul fondo melmoso, ma poi si butta a nuoto. Aspettate, ragazzi! grida. Aspettate! Non tiratela fuori a casaccio, la lascerete scappare. Bisogna saper fare! ... . Jefm si unisce ai carpentieri, e tutt'e tre, urtandosi l'un l'altro coi gomiti e coi ginocchi, sbuffando e imprecando, si pigiano nello stesso punto... Il gobbo Liubm inghiotte acqua e l'aria echeggia di una tosse aspra, convulsa. Dov' il pastore? si sente un grido dalla riva. Jefi-m! Pastore! Dove sei? L'armento entrato in giardino! Caccialo, caccialo dal giardino! Caccialo! Ma dov' dunque, il vecchio brigante? Si odono voci maschili, poi una femminile... Di dietro il cancello del giardino padronale si mostra il padrone Andri Andreic' in veste da casa di seta persiana e con un giornale in mano... Egli guarda interrogativamente dalla parte delle grida che giungono dal fiume, e poi trotterella rapido verso il bagno... Che c' qui? Chi bercia? domanda severamente, avendo scorto attraverso i rami del salcio le tre teste bagnate dei pescatori. Perch vi affannate qui?. Un pe... un pesce acchiappiamo... balbetta Jefm, senz'alzare il capo. Te lo dar io il pesce! L'armento entrato in giardino, e lui: un pesce!... Ma quando sar finito il bagno, diavoli? Son due giorni che lavorate, e dov' il vostro lavoro?. Sa... sar finito... gracchia Gherassim. L'estate lunga, farai ancora in tempo, signoria, a lavarti... Brrr... In nessun modo qui possiamo venir a capo d'una lota... S' cacciata sotto una radice ed come in una tana: non va n su n gi.... Una lota? domanda il padrone e i suoi occhi si fanno lustri. Allora tiratela fuori alla svelta!. Poi ci darai un mezzo rubletto... Ti serviremo da amici se... Una lota enorme, che la tua mercantessa... Vale, signoria, un mezzo rublo... per le fatiche... Non brancicarla, Liubm, non brancicarla, se no la farai morire! Spingi dal basso! Tira un po' la radice all'ins, brav'uomo... come ti chiami? All'ins, e non all'ingi, diavolo! Non agitate le gambe!.
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Calzature fatte con corteccia di betulla. 15

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Passano cinque minuti, dieci... Il padrone non ne pu pi dall'impazienza. Vassili grida, voltandosi verso la casa padronale. Vaska! Chiamatemi Vassili!. Accorre il cocchiere Vassili. Sta masticando qualcosa e respira pesantemente. Scendi in acqua gli ordina il padrone, aiutali a tirar fuori la lota... Non posson tirar fuori una lota!. Vassili si spoglia rapidamente e scende in acqua. Io subito... borbotta. Dov' la lota? Io subito... Faremo questo in un batter d'occhio! E tu dovresti andartene, Jefm! Qui vecchio, non hai da mischiarti negli affari altrui! Che lota c' qui? Io subito... Eccola! Lasciate andar le mani!. E perch: lasciate andare le mani? Lo sappiamo anche noi: lasciate andar le mani! E tu tirala fuori! . Ma forse cos che la tirerai fuori? Bisogna prenderla per la testa!. E la testa sotto la radice! cosa nota, stupido!. Be', non ingiuriare, se no ne vola una! Marmaglia!. In presenza del signor padrone e simili parole... balbetta Jefim. Non la tirerete fuori, fratelli! Troppo destramente s' ficcata l!. Aspettate un momento, io subito... dice il padrone e comincia frettoloso a svestirsi. Siete in quattro imbecilli; e non potete tirar fuori la lota! . Svestitosi, Andri Andreic' si lascia freddare un poco ed entra in acqua. Ma anche il suo intervento non approda a nulla. Bisogna tagliar la radice! conclude infine Liubm. Gherassim, va' a prender la scure! Date qui una scure!. Non tagliatevi le dita! dice il padrone, quando si odono i colpi sott'acqua della scure contro la radice. Jefim, vattene di qua! Aspettate, io tirer fuori la lota... Voi non.... La radice stata tagliata dal disotto. La sforzano un poco, e Andri Andreic', con gran piacere sente che le sue dita penetrano sotto le branchie della lota. La sto tirando, fratelli! Non affollatevi... state fermi... la sto tirando!. Alla superficie compare la grossa testa della lota e, dopo di essa, il corpo nero; lungo un arscn. La lota rigira pesantemente la coda e cerca di sfuggire. Tu scherzi... Non ce la fai, cara. Ci sei cascata. Ah-ah!.

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Su tutte le facce si effonde un sorriso di miele. Un minuto trascorre in silenziosa contemplazione. Una lota coi fiocchi! balbetta Jefim, grattandosi sotto le clavicole. Sar, penso, una decina di libbre.... E gi... consente il padrone. Il fegato le palpita addirittura. Come spinto dal didentro. A... ah!. La lota a un tratto inaspettatamente fa con la coda un brusco movimento all'ins e i pescatori sentono un forte tonfo... Tutti allargano le mani, ma troppo tardi: la lota, chi l'ha vista l'ha vista. 05 - Lo specchio curvo (Racconto di Natale) Io e mia moglie entrammo in salotto. Vi odorava muffa e d'umidit. Milioni di ratti e di sorci si precipitarono da tutte le parti, quando noi rischiarammo i muri che non avevan visto la luce durante tutt'un secolo. Quando chiudemmo l'uscio dietro di noi, soffi una folata e smosse la carta giacente a mucchi negli angoli. La luce cadde su questa carta e noi scorgemmo caratteri antichi e figurazioni medioevali. Alle pareti inverdite dal tempo pendevano ritratti di antenati. Gli antenati guardavano altezzosi, arcigni, come se volessero dire: Frustarti si dovrebbe, fratellino!. I nostri passi risonavano per tutta la casa. Alla mia tosse rispondeva un'eco, la stessa eco che un tempo aveva risposto ai miei antenati... E il vento urlava e gemeva. Nella canna del camino qualcuno piangeva, e in questo pianto si sentiva la disperazione. Grosse gocce di pioggia picchiavano sulle scure finestre opache, e il loro picchiare dava angoscia. Oh, antenati, antenati! diss'io, sospirando significativamente. Se fossi scrittore, mirando i loro ritratti scriverei un lungo romanzo. Ch ciascuno di questi vegliardi fu giovane un d, e ciascuno, o ciascuna, ebbe un romanzo... e che romanzo! Guarda, per esempio, questa vecchina, mia bisavola. Vedi domandai a mia moglie, vedi tu lo specchio che pende l nell'angolo?. E additai a mia moglie un grande specchio in bronzea guarnitura nera, appeso in un angolo accanto al ritratto della mia bisavola. Questo specchio possiede propriet magiche: esso caus la rovina della mia bisavola. Lo aveva pagato una somma enorme e non se ne separ fin proprio alla

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morte. Vi si guardava i giorni e le notti, senza posa, vi si guardava perfin quando beveva e mangiava. Nel coricarsi, ogni volta lo metteva con s in letto e, morendo, preg di deporlo con lei nella bara. Non soddisfecero il suo desiderio solo perch lo specchio non capiva nel feretro. Era civetta? domand mia moglie. Supponiamo. Ma non aveva forse altri specchi? Perch am talmente proprio questo specchio, e non un altro qualsiasi? E forse non aveva specchi migliori? No, l, cara mia, si cela un qualche tremendo mistero. Non pu essere altrimenti. La tradizione dice che nello specchio risiede il diavolo e che la bisavola aveva un debole per i diavoli. Certo, un'assurdit, ma indubbio che lo specchio in guarnitura di bronzo possiede una forza misteriosa. Io scossi dallo specchio la polvere, vi guardai e diedi in una risata. Al mio riso rispose sordamente l'eco. Lo specchio era curvo e contorceva la mia fisionomia da tutte le parti: il naso venne a trovarsi sulla guancia sinistra, e il mento si sdoppi e si cacci da un lato. Strano gusto quello della mia bisavola! dissi. La moglie si accost irresoluta allo specchio, vi guard dentro ella pure, e subito accadde qualcosa di terribile. Ella impallid, trem in tutte le membra mand un grido. Il candeliere le cadde di mano, rotol sul pavimento e la candela si spense. Ci avvolsero le tenebre. Subito dopo intesi la caduta sull'impiantito d'alcunch di pesante: mia moglie si era abbattuta priva di sensi. Il vento prese a gemere ancor pi lamentosamente, presero a correre i ratti, nelle carte frusciarono i sorci. I miei capelli si rizzarono e si mossero, quando da una finestra si stacc l'imposta e vol da basso. Nel vano della finestra si mostr la luna... Io afferrai mia moglie, la cinsi e la portai fuori dalla dimora degli avi. Ella rinvenne solo la sera del giorno dopo. Lo specchio! Datemi lo specchio! disse, riavendosi. Dov' lo specchio?. Tutt'una settimana dipoi ella non bevve, non mangi, non dorm, e pregava di continuo che le portassero lo specchio. Singhiozzava, si strappava i capelli in capo, si agitava, e infine, quando il dottore ebbe dichiarato ch'ella poteva morire di esaurimento e che il suo stato era in sommo grado pericoloso, io, vincendo il mio terrore, ridiscesi gi e recai di l lo specchio della bisavola. Vedendolo, ella rise forte dalla felicit, poi lo afferr, lo baci e vi fiss gli occhi.

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Ed ecco, son trascorsi ormai pi di dieci anni, e lei tuttora si guarda nello specchio e non se ne stacca un solo istante. Possibile che questa sia io? bisbiglia, e sul suo viso, insieme col rossore, si accende un'espressione di beatitudine e d'estasi. S, son io! Tutto mentisce, fuorch questo specchio! Mentiscono gli uomini, mentisce il marito! Oh, se mi fossi vista prima, se avessi saputo quale sono realmente, non avrei sposato quest'uomo! Egli non degno di me! Ai miei piedi devon giacere i cavalieri pi belli, pi nobili!.... Un giorno, stando dietro a mia moglie, guardai inavvertitamente nello specchio, e scoprii il terribile segreto. Nello specchio scorsi una donna di accecante bellezza, quale mai ho incontrato nella vita. Era un prodigio della natura, un'armonia di belt, di eleganza e d'amore. Ma di che si trattava? Che cos'era accaduto? Perch mia moglie, brutta, sgraziata, nello specchio pareva cos bella? Perch? Ma perch lo specchio curvo aveva storto il brutto viso di mia moglie in tutti i sensi, e per tale spostamento dei suoi tratti esso era diventato casualmente bellissimo. Meno per meno dava pi. E ora noi due, io e mia moglie, stiamo davanti allo specchio e, senza staccarcene un sol minuto, vi guardiamo dentro: il mio naso monta sulla guancia sinistra, il mento s' sdoppiato e spostato da una parte, ma il volto di mia moglie incantevole, e una passione furiosa, insensata s'impadronisce di me. Ah-ah-ah! sghignazzo io selvaggiamente. E mia moglie bisbiglia, in modo appena percettibile: Come son bella!. 06 - Gli stivali L'accordatore di pianoforti Murkin, un uomo dal viso giallo, il naso tabaccoso e l'ovatta negli orecchi, usc dalla sua stanza nel corridoio e con voce tintinnante grid: Semin! Cameriere!. E guardando la sua faccia spaventata, si poteva pensare che gli fosse cascato addosso l'intonaco, o che in camera sua avesse visto allora allora uno spettro. Di grazia, Semin! prese a gridare, scorgendo il cameriere che accorreva da lui. Che ci? Io sono un uomo reumatico, infermiccio, e tu mi costringi a uscire scalzo! Perch non mi dai ancora gli stivali? Dove sono?.

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Semin entr nella camera di Murkin, guard nel posto dov'egli aveva l'abitudine di porre gli stivali ripuliti, e si gratt la nuca: gli stivali non c'erano. Dove potrebbero essere, i maledetti? disse Semin. In serata, mi sembra, li pulii e li misi qui... Uhm!... Ieri, confesso, avevo bevuto un po'... da supporre che li abbia messi in un'altra camera. proprio cos, Afanassi Jegoric', in un'altra camera! Stivali ce n' molti, e, in cimberli, li distinguer il diavolo, se tu non hai la testa a segno. Devo averli messi dalla signora che alloggia qui accanto... dall'attrice.... E ora per causa tua ho da andar dalla signora a disturbare! Eccomi per un'inezia a dover svegliare una brava donna! . Sospirando e tossendo, Murkin si accost all'uscio della camera attigua e buss cautamente. Chi ? si sent di l a un minuto una voce femminile. Sono io! cominci con voce querula Murkin, mettendosi nella positura d'un cavaliere che parla con una signora del gran mondo. Scusate il disturbo, signora, ma io sono un uomo malaticcio, reumatico... A me, signora, i dottori hanno ordinato di tenere i piedi al caldo, tanto pi che ora devo andar ad accordare un pianoforte dalla generalessa Scevelitsin. Non posso mica andarci scalzo. Ma voi che volete? Che pianoforte?. Non un pianoforte, signora, ma riguardo agli stivali! Quell'ignorante di Semin ha pulito i miei stivali e per sbaglio li ha messi nella vostra stanza. Siate cos gentile, signora, datemi i miei stivali!. Si ud un fruscio, un salto dal letto e un ciabattare, dopo di che l'uscio si apr un poco, e una paffuta manina di donna gett ai piedi di Murkin un paio di stivali. L'accordatore ringrazi e si diresse in camera sua. strano... mormor, calzando uno stivale. Si direbbe che non lo stivale destro. Ma qui ci son due stivali di sinistra! Son tutt'e due sinistri! Ascolta, Semin, ma questi non sono i miei stivali! I miei stivali sono con tiranti rossi e senza toppe, e questi son certi cosi rotti, senza tiranti!. Semin sollev gli stivali, li rigir pi volte davanti ai propri occhi e corrug la fronte. Questi son gli stivali di Pavel Aleksandric'... borbott, guardando di sbieco. Egli era strabico dall'occhio sinistro. Che Pavel Aleksandric'?.

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Un attore... viene qua ogni marted... Dunque lui che, invece dei suoi, ha calzato i vostri... Vuol dire che in camera da lei ho messo le due paia: i suoi e i vostri. Un bell'impiccio!. Allora va' e cambiali! . Salute! sorrise Semin. Va' e cambiali... E dove ho da prenderlo adesso? ormai un'ora ch' uscito... Va' a cercare il vento nei campi! . Ma dove abita?. E chi lo sa? Viene qua ogni marted, ma dove abiti, noi non si sa. Viene, pernotta, e aspettalo fino a un altro marted.... Ecco, vedi, porco, quel che hai combinato! Ebbene, che devo fare adesso? ora ch'io vada dalla generalessa Scevelitsin, maledetto che sei! I piedi mi si sono intirizziti!. Cambiar di stivali non cosa lunga. Calzate questi stivali, camminateci fino a sera, e stasera a teatro... L domandate dell'attore Blistanov... Se a teatro non volete andare, toccher aspettare quell'altro marted. Solo i marted viene qua.... Ma perch mai ci son qui due stivali sinistri? domand l'accordatore, prendendo con schifilt gli stivali. Come Dio li mand, cos li porta. Per povert... Dove potrebbe prenderli, l'attore?... "Ma gli stivali che avete" dico, "Pavel Aleksandric'! pura vergogna!". E lui dice: "Taci" dice, "e impallidisci! In questi stessi stivali" dice, "ho fatto le parti di conti e principi!". Gente bizzarra! Artista, in una parola. S'io fossi governatore, o una qualche autorit, prenderei tutti questi attori, e via in prigione!. Gemendo e facendo smorfie senza fine, Murkin calz a forza sulle proprie gambe i due stivali sinistri e, zoppicando, si avvi dalla generalessa Scevelitsin. L'intera giornata and per la citt, accord pianoforti, e l'intera giornata gli parve che tutto il mondo guardasse i suoi piedi e ci vedesse su degli stivali con le toppe e i tacchi storti! Oltre alle torture morali, gli tocc sperimentare anche quelle fisiche: si busc un callo. A sera era in teatro. Davano Barbabl13 Solo prima dell'ultimo atto, e anche ci grazie alla protezione d'un conoscente flautista, lo lasciarono passare dietro le quinte. Entrato nel camerino degli uomini, vi trov tutto il personale maschile. Gli uni
Opera buffa di Offenbach, rappresentata la prima volta in Francia nel 1866, su tema tratto dalla celebre fiaba di Perrault. 21
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si travestivano, altri si truccavano, i terzi fumavano. Barbabl stava con re Bobche14 e gli mostrava una rivoltella. Comprala! diceva Barbabl. L'acquistai io stesso a Kursk d'occasione per otto, ebbene te la lascer per sei... Un tiro notevole!. Attenzione... carica!. Potrei vedere il signor Blistanov? domand l'accordatore, ch'era entrato. Son proprio io! si gir verso di lui Barbabl. Che cosa desiderate?. Scusate, signore, il disturbo cominci l'accordatore con voce implorante, ma, credete... io sono un uomo malaticcio, reumatico... I dottori mi hanno ordinato di tenere i piedi caldi.... Ma voi, propriamente parlando, che desiderate?. Vedete... continu l'accordatore, rivolgendosi a Barbabl. Gi... questa notte voi siete stato nelle camere mobiliate del mercante Buchteiev... al numero 64?.... Via, che ciance sono? sogghign re Bobche. Al numero 64 ci abita mia moglie. Moglie? Molto piacere... Murkin sorrise. Lei proprio, la vostra consorte, mi ha consegnato personalmente gli stivali del signore... Quando lui l'accordatore indic Blistanov, fu uscito dalla stanza di lei, io mi accorsi dei miei stivali... d una voce, sapete, al cameriere, e il cameriere dice: "Ma io, signore, i vostri stivali li ho messi al numero attiguo!". Per sbaglio, essendo in stato di ubriachezza, aveva messo al numero 64 i miei stivali e i vostri si gir Murkin verso Blistanov, e voi, lasciando, ecco, la consorte del signore, avete calzato i miei.... Ma voi che cosa andate dicendo? profer Blistanov, e si accigli. O che siete venuto qui a far pettegolezzi?. Nient'affatto! Dio mi guardi! Non mi avete capito... Di che sto parlando io? Degli stivali! Avete pernottato, non vero, al numero 64?. Quando?. Questa notte. E voi mi ci avete visto?.

Personaggio comico del teatro francese, dopo essere stato un guitto realmente vissuto a Parigi sotto l'Impero e la Restaurazione e divenuto celebre, il cui vero nome era Antoine Mardelard (o Mandelard). 22

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No, non vi ho visto rispose Murkin, in preda a vivo turbamento, sedendo e cavandosi rapidamente gli stivali. Io non vi ho visto, ma, ecco, la consorte di lui m'ha gettato fuori i vostri stivali... Ci invece dei miei. Ma che diritto avete, egregio signore, di affermare simili cose? Non parlo gi di me, ma voi offendete una donna, e per di pi in presenza di suo marito! . Dietro le quinte si lev un tremendo baccano. Re Bobche, il marito offeso, d'un tratto s'imporpor e a tutta forza picchi un pugno sulla tavola, talch nel camerino attiguo due attrici si sentirono male. E tu credi? gli gridava Barbabl Tu credi a questo mascalzone? Oh! Lo ammazzo come un cane, vuoi? Lo vuoi? Ne far una bistecca! Lo frantumer! . E tutti coloro che passeggiavan quella sera nel giardino comunale presso il teatro estivo narrano ora d'aver visto come prima del quart'atto si precipit dal teatro per il viale principale un uomo scalzo dal viso giallo e gli occhi pieni di sgomento. Lo rincorreva un individuo vestito da Barbabl e con una rivoltella in mano. Quel che accadde ulteriormente, nessuno vide. Si sa soltanto che Murkin dipoi, dopo aver fatto conoscenza con Blistanov, per due settimane giacque malato e alle parole: Io sono un uomo malaticcio, reumatico, prese ad aggiungere ancora: Sono un uomo ferito... . 07 - Dalla padella nella brace15 Dal maestro di cappella della chiesa cattedrale Gridussov era seduto l'avvocato Kaliakin e, rigirando fra le mani un avviso del conciliatore intestato a Gridussov, diceva: Qualunque cosa diciate, Dossifi Petrovic', siete in colpa. lo vi stimo, apprezzo la vostra buona disposizione, ma con tutto ci debbo con rammarico farvi osservare che avete torto. Sissignore, torto. Voi avete insultato il mio cliente Dereviaskin... Be', per che cosa l'avete insultato?. Ma chi diavolo l'ha insultato? si scaldava Gridussov, un vecchio alto dalla fronte stretta, poco promettente, e le sopracciglia folte, con una medaglietta di bronzo all'occhiello. Gli ho soltanto fatto una predica morale, soltanto! Agl'imbecilli bisogna insegnare! Se agl'imbecilli non s'insegna, non ti lascian pi vivere.
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In russo: dal fuoco nella fiamma. 23

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Ma, Dossifi Petrovic', voi non gli avete fatto un predicozzo. Voi, com'egli dichiara nella sua istanza, l'avete pubblicamente segnato a dito, gli avete dato dell'asino, del farabutto e simile... e una volta avete perfino alzato la mano, come se voleste recargli offesa con atti. Ma come non picchiarlo, se lo merita? Non capisco! . Ma capite dunque che non avete alcun diritto di far ci! . Io non ho diritto? Be', questo poi, scusate... Andate a raccontarlo a qualcun altro, ma non infinocchiate me, di grazia. Lui da me, dopo che dal coro vescovile lo invitarono a spintoni ad andarsene, dieci anni ha servito nel mio coro. Io sono il suo benefattore, se volete saperlo. Se si arrabbia perch l'ho scacciato dal coro, lui stesso ne ha colpa. Io l'ho scacciato per via della filosofia. Filosofeggiare pu solo una persona istruita, che ha terminato i corsi, ma se tu sei un imbecille, se sei di poca intelligenza, stattene in un cantuccio e taci... Taci e ascolta come parlano le persone intelligenti; lui invece, tanghero, spiava soltanto il destro di metter fuori qualcosa del genere. Qui c' prova di canto, o si dice una messa, e lui a parlare di Bismarck e di non so quali Gladstone. Lo credete, un giornale, la canaglia, faceva venire! E quante volte l'ho picchiato sui denti a motivo della guerra russo-turca, non potete figurarvelo! Qui bisogna cantare, e lui s' chinato verso i tenori, e avanti a raccontar loro come i nostri han fatto saltare con la dinamite la corazzata turca LiuftiDzelil... O che questo ordine? Certo, fa piacere che nostri abbian vinto, ma da ci non segue che non si debba cantare... Anche dopo la messa puoi discorrere. Un porco, in una parola. Dunque voi lo insultavate anche prima?. Prima lui nemmeno s'offendeva. Sentiva ch'io facevo ci per il suo stesso bene, lo capiva!... Sapeva che i pi anziani e i benefattori peccato contraddirli, ma quando and nella polizia come scrivano, be', l fu finita, mont in superbia, smise di capire "Io" dice, "non sono pi un cantore adesso, ma un funzionario. Far l'esame dice, "da registratore di collegio16. "Be', sei un imbecille" dico. "Dovresti" dico, "sciorinare un po' meno filosofia e soffiarti un po' pi spesso il naso, sarebbe meglio che pensare ai gradi. A te, non i gradi s'addicono, ma la povert. Non vuol neppure ascoltare! Ma ecco, prendiamo anche solo questo caso: perch mi ha querelato
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Il registratore di collegio era il primo, o infimo, grado (il quattordicesimo dall'alto), della vecchia gerarchia burocratica russa. 24

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davanti al conciliatore? Be', non razza di beceri? Son seduto nella trattoria di Samopliuiev e sto bevendo il t col nostro fabbriciere. Di pubblico un buscherio, non un sol posto libero... Guardo, e lui seduto pure l, tracanna birra coi suoi scrivani. cos elegante, ha alzato il muso, bercia... agita le mani... Tendo l'orecchio: parla del colera... Be', con lui che ci volete fare? Filosofeggia! Io, sapete, sto zitto, paziento... Chiacchiera penso, "chiacchiera...". La lingua non ha osso... A un tratto, per disgrazia, la macchina si mise a sonare... Lui s'intener, il becero, s'alz e disse ai suoi amici: "Beviamo" dice, "alla prosperit! Io" dice, "sono un figlio della mia patria e uno slavofilo del mio paese! Espongo il mio unico petto! Venite fuori, nemici, a tu per tu! Chi non d'accordo con me, desidero vederlo!". E come picchia il pugno sulla tavola! Qui non ressi pi... M'avvicino a lui e dico delicatamente: "Ascolta, Ossip... Se tu, porco, non capisci nulla, meglio che taccia e non discuta. Una persona istruita pu filosofare, ma tu calmati. Tu sei un verme, sei cenere"... Io una parola a lui, lui dieci a me... E via e via... Io, naturalmente, parlo per il suo bene, e lui per stupidit... Si offese, ed ecco che reclam al conciliatore. S sospir Kaliakin. Male... Per qualche bazzecola il diavolo sa quel ch' successo. Voi siete un uomo di famiglia, stimato, e ora questo processo, discussioni, chiacchiere, la detenzione... necessario metter termine a questa faccenda, Dossifi Petrovic'. Avete una via d'uscita, alla quale consente anche Dereviaskin. Voi verrete oggi con me alla trattoria di Samopliuiev alle sei, quando si riuniscon l scrivani, attori e l'altro pubblico davanti a cui l'avete insultato, e vi scuserete con lui. Allora egli ritirer la sua istanza. Avete capito? Suppongo che acconsentirete, Dossifi Petrovic'... Vi parlo come ad amico... Voi avete insultato Dereviaskin, l'avete infamato, e soprattutto avete gettato un sospetto sui suoi lodevoli sentimenti e avete perfino... profanato quei sentimenti. Al nostro tempo, sapete, non si pu far cos. Bisogna essere un po' pi cauti. Alle vostre parole stata attribuita una tale sfumatura - come dirvi? - che al nostro tempo, insomma, non va... Ora son le sei meno un quarto... Vi fa comodo venir con me?. Gridussov croll il capo, ma quando Kaliakin gli ebbe dipinto a vive tinte la "sfumatura" ch'era stata attribuita alle sue parole, e le conseguenze che da quella sfumatura potevan derivare, Gridussov si prese paura e acconsent.

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Voi, badate dunque, scusatevi come fa d'uopo, in piena regola gl'insegnava l'avvocato cammin facendo verso la trattoria. Avvicinatevi a lui, dando del "voi"... "Scusate... ritiro le mie parole e altrettali cose. Giunti in trattoria, Gridussov e Kaliakin vi trovarono tutt'un'accolta di gente. L eran seduti mercanti, attori, pubblici impiegati, scrivani della polizia: in genere, tutta la "schiuma" che aveva costume di riunirsi nella trattoria la sera a bere il t e la birra. Fra gli scrivani era seduto lo stesso Dereviaskin, un giovane d'et indefinita, sbarbato, con grandi occhi che non battevan ciglio, naso schiacciato e capelli cos ispidi che, a guardarli, veniva voglia di pulirsi gli stivali... Il suo viso era cos felicemente conformato che, una volta datagli un'occhiata, si poteva riconoscer tutto: ch'era un ubriacone, e cantava da basso, ed era sciocco, ma non tanto da non considerarsi una persona molto intelligente. Veduto il maestro di cappella che entrava, egli si sollev e mosse i baffi come un gatto. L'assemblea, evidentemente preavvisata che ci sarebbe stata pubblica ammenda, aguzz gli orecchi. Ecco... Il signor Gridussov d'accordo! disse Kaliakin, entrando. Il maestro di cappella salut qualcuno, si soffi il naso rumorosamente, arross e s'accost a Dereviaskin. Scusate... borbott, senza guardarlo e ficcando in tasca il fazzoletto. Davanti a tutta la compagnia ritiro le mie parole. Vi scuso! disse con voce di basso Dereviaskin e, gettato uno sguardo vittorioso a tutto il pubblico, sedette. Io sono soddisfatto! Signor avvocato, vi prego di chiudere la faccenda!. Mi scuso continu Gridussov. Scusate... Non mi piacciono i dissapori... Vuoi che ti dia del "voi", e sia, lo far... Vuoi che ti stimi una persona intelligente, e sia... Ci sputo su... Io, fratello, non serbo rancore. Che il diavolo t'assista.... Ma voi... permettete! Scusatevi, e non ingiuriate, invece!. Come? debbo ancora scusarmi? Io mi scuso! Soltanto ecco, se non vi ho dato del "voi", stato per dimenticanza. Non devo gi mettermi in ginocchio... Mi scuso, e ringrazio perfino Dio che hai avuto abbastanza senno per troncare questa faccenda. Io non ho tempo di bighellonare per i tribunali... Non ho mai fatto cause, non ne far, e a te non consiglio... a voi cio.... Certo! Non volete bere alla pace di Santo Stefano17?.
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La pace che mise fine alla guerra russo-turca del 1877 26

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Anche bere si pu... Solo che tu, fratello, Ossip, sei un porco... Non gi che io t'insulti, ma cos... per esempio... Un porco, fratello! Ricordi come ti buttavi ai miei piedi, quando dal coro vescovile ti cacciarono a spintoni? Eh? E tu osi sporger querela contro il tuo benefat? Una grinta sei tu, una grinta! E non hai vergogna? Signori avventori, non ha vergogna?. Permettete! Queste son di nuovo ingiurie!. Che ingiurie? Io ti parlo soltanto, ti faccio la morale... Ho fatto pace e lo dico per l'ultima volta, non penso a ingiuriare... Sar io ad aver rapporti con te, lupo mannaro, dopo che hai sporto querela contro il tuo benefattore? Ma vattene al diavolo! Non desidero nemmeno parlare con te! E se or ora impensatamente t'ho dato del porco, un porco sei... Invece di pregar Dio in eterno per il tuo benefattore, perch durante dieci anni t'ha nutrito e t'ha insegnato la musica, tu sporgi una stupida querela e mandi da me vari diavoli di avvocati. Permettete, Dossifi Petrovic' s'offese Kaliakin. Non dei diavoli sono stati da voi, ma ci son stato io!... Un po' pi cauto, vi prego!. Ma che io parlo di voi? Venite magari ogni giorno, siate il benvenuto. Mi fa meraviglia soltanto che voi abbiate terminato i corsi, ricevuto un'istruzione, e invece di far la morale a questo tacchino, gli tenete la mano. Ma io, al vostro posto, in carcere lo farei marcire! E poi perch vi arrabbiate? Mi sono pure scusato! Che dunque v'occorre ancora da me? Non capisco! Signori avventori, siate testimoni, io mi sono scusato, ma di scusarmi un'altra volta con un imbecille qualunque non ho intenzione!. Siete voi un imbecille! chiocci Ossip e, nell'indignazione, si batt il petto. Io un imbecille? Io? E tu puoi dirmi questo? .... Gridussov s'imporpor e fu preso dal tremito... E tu hai osato? Prenditi questo!... E oltre all'averti adesso, farabutto, dato un ceffone, presenter anche querela contro di te al conciliatore! Ti insegner io a insultare! Signori, siate testimoni! Signor delegato, perch state l a guardare? M'insultano, e voi guardate? Pigliate uno stipendio, e quando s'ha da badare all'ordine, allora non affar vostro? Eh? Credete che anche per voi non ci sian giudici?. A Gridussov s'avvicin il delegato, e cominci una storia. Di l a una settimana Gridussov stava davanti al giudice conciliatore ed era processato per ingiurie a Dereviaskin, all'avvocato e al delegato di sezione, a

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quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni. Sul principio non capiva se fosse querelante o imputato, ma poi, quando il conciliatore lo condann "cumulativamente" a due mesi di detenzione, sorrise con amarezza e borbott: M'hanno insultato, e son io che debbo anche star dentro... Fa meraviglia... Bisogna, signor giudice conciliatore, giudicar secondo la legge, e non sofisticando. La vostra mammina buon'anima, Varvara Serghievna, che Dio le accordi il regno dei cieli, quelli come Ossip ordinava di fustigarli, e voi li proteggete... Che mai ne verr? Voi li assolvete, i furfanti, un altro li assolve... Dove andare in tal caso a reclamare?. Dalla sentenza si pu appellare nel termine di due settimane... e prego di non discutere! Potete andare!. Certo... Oggid col solo stipendio non si vive profer Gridussov e ammicc significativamente. Per forza, se si vuol mangiare, si schiaffa l'innocente in gattabuia.. cos... E non si pu far colpa.... Che cosa?!. Nulla... Dicevo cos... a proposito di chapen zi ghevesen18... Voi credete, perch portate una catena d'oro, che per voi non ci sian giudici? Non datevi pensiero... Scoprir gli altarini!. Si avvi un processo "per oltraggio al giudice"; ma intervenne l'arciprete della cattedrale, e la faccenda in qualche modo fu soffocata. Portando la sua causa davanti al collegio dei conciliatori19, Gridussov era convinto che non solo lo avrebbero assolto, ma avrebbero perfin messo in carcere Ossip. Cos pensava anche durante la stessa discussione della causa. Stando in piedi davanti ai giudici, egli tenne un contegno pacifico, riservato, senza dir parole superflue. Una volta soltanto, quando il presidente lo invit a sedere, si offese e disse: Forse che nelle leggi scritto che il maestro di cappella debba sedere a fianco del suo cantore?. E quando il collegio conferm la sentenza del conciliatore, strizz gli occhi...

Sforzata trascrizione fonetica russa del tedesco haben Sie gewesen? ( stato lei?), frase usata in modo burlesco, senza speciale significato, o, come qui, a scopo elusivo, per non dare una risposta diretta. 19 Magistratura collegiale che giudicava in grado d appello le sentenze dei singoli conciliatori. 28

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Come? Che cosa? domand. Come volete che l'intenda? Voi a che proposito? .... Il collegio ha confermato la sentenza del giudice conciliatore. Se non siete soddisfatto, potete ricorrere in cassazione. Sissignore. Vi ringraziamo sentitamente, eccellenza, per il pronto e giusto giudizio. Certo, col solo stipendio non si pu vivere, questo lo capisco benissimo, ma scusate, troveremo anche un tribunale incorruttibile. Non star a riferire tutto ci che Gridussov spiattell al collegio... Presentemente sotto processo per "oltraggio al collegio" e non vuol ascoltare, quando i conoscenti cercano di spiegargli che colpevole... convinto della sua innocenza e ha fede che presto o tardi gli diranno grazie per gli abusi da lui scoperti! Con quest'imbecille non ci puoi far nulla! dice il priore della cattedrale, agitando sfiduciato la mano. Non capisce!. 08 - Una natura enigmatica Uno scompartimento di prima classe. Sul divano, coperto di velluto cremisi, semisdraiata una graziosa signora. Un costoso ventaglio a frangia crepita nella sua mano convulsamente serrata; il pincenez di continuo cade dal suo bel nasino, la spilla in petto ora sale, ora scende, come una navicella fra le onde. Ella agitata... Di fronte a lei sul divanetto siede un funzionario di governatorato addetto agl'incarichi speciali, un giovane scrittore principiante, che pubblica nella gazzetta provinciale piccoli racconti o, com'egli stesso le chiama, novelle di vita mondana... Egli la guarda in viso, la guarda fisso, con aria d'intenditore. Osserva, studia, afferra quella bizzarra, enigmatica natura, la comprende, la penetra... L'anima di lei, tutta la sua psicologia, egli l'ha come sul palmo della mano. Oh, io vi comprendo! dice il funzionario con incarichi speciali, baciandole la mano presso il braccialetto. La vostra anima delicata, sensibile, cerca un'uscita dal labirinto... S! una lotta terribile, mostruosa, ma... non scoraggiatevi! Voi sarete vincitrice! S! . Descrivetemi, Voldemr! dice la damina, sorridendo mestamente. La vita mia cos piena, cos varia, cos screziata... Ma soprattutto... io sono infelice! Sono una

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martire stile Dostoievski... Mostrate al mondo la mia anima, Voldemr, mostrate questa povera anima! Voi siete uno psicologo. Non trascorsa un'ora dacch sediamo nello scompartimento a discorrere, e voi m'avete bell'e capita, tutta, tutta!. Parlate! Vi scongiuro, parlate!. Ascoltate. Nacqui in una povera famiglia d'impiegati. Mio padre, un brav'uomo, intelligente, ma... lo spirito del tempo e dell'ambiente... vous comprenez, io non accuso il mio povero padre. Egli beveva, giocava a carte... prendeva sbruffi... La mamma, poi... Ma che dire! Il bisogno, la lotta per il pezzo di pane, la consapevolezza della nullit... Ah, non costringetemi a rammentare! Dovetti io stessa aprirmi una via... La mostruosa educazione di collegio, la lettura di sciocchi romanzi, errori di giovent, primo timido amore... E la lotta con l'ambiente? Una cosa tremenda! E i dubbi? E i tormenti della incipiente mancanza di fede nella vita, in s?... Ah! Voi siete uno scrittore e ci conoscete, noi donne. Voi capirete. Purtroppo, io fui dotata d'un carattere aperto... Aspettavo la felicit, e quale! Bramavo essere una persona umana! S! Essere una persona umana: in ci scorgevo la mia felicit!. Meravigliosa! balbetta lo scrittore, baciando la mano presso il braccialetto. Non voi bacio, mirabile creatura, ma l'umana sofferenza! Ricordate Rasklnikov20? Egli baciava cos. Oh, Voldemr! Mi occorreva la fama... il rumore, lo splendore, come ad ogni (perch atteggiarsi a modesta?) natura non dozzinale. Io anelavo a qualcosa di non comune... di non femminile! Ed ecco... Ed ecco... capit sul mio cammino un vecchio generale ricco... Capitemi, Voldemr! Era il sacrificio di s, la rinuncia a se stessa, capite! Io non potevo agire altrimenti. Feci ricca la famiglia, presi a viaggiare, a far del bene... E quanto soffersi, come intollerabili, bassamente triviali furono per me gli amplessi di quel generale, sebbene, bisogna rendergli giustizia, a suo tempo avesse valorosamente combattuto! Vi furono momenti... momenti terribili! Ma mi rafforzava il pensiero che il vecchio dall'oggi al domani sarebbe morto, che avrei preso a vivere come volevo, mi sarei abbandonata all'uomo amato, sarei stata felice... E io ce l'ho un tal uomo, Voldemr! Dio vede, ce l'ho!. La damina agita pi intensamente il ventaglio. Il suo viso assume un'espressione di pianto.
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Il protagonista di Delitto e castigo di Dostoievski. 30

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Ma ecco, il vecchio morto... Egli mi ha lasciato qualcosa, io sono libera come un uccello. Adesso potrei anche viver felice... Non vero, Voldemr? La felicit batte alla mia finestra. Non c' che da lasciarla entrare, ma... no! Voldemr, ascoltate, vi scongiuro! Adesso potrei anche abbandonarmi all'uomo amato, diventare l'amica, l'aiuto, la banditrice dei suoi ideali, esser felice... riposare... Ma come tutto volgare, nauseante e sciocco a questo mondo! Come tutto ignobile, Voldemr! Io sono infelice, infelice, infelice! Sul mio cammino di nuovo si trova un ostacolo! Di nuovo sento che la felicit mia lontana, lontana! Ah, quanti tormenti, se sapeste! Quanti tormenti!. Ma che ? Che cosa s' messo sul vostro cammino? Vi supplico, parlate! Ebbene?. Un altro vecchio ricco... . Il ventaglio spezzato ricopre il bel visetto. Lo scrittore puntella col pugno la sua testa gravida di pensiero, sospira e, con aria d'intenditore psicologo, si fa meditabondo. La locomotiva fischia e ansima, si arrossano dal sole al tramonto le tendine dei finestrini... 09 - Dal diario d'un aiuto contabile 11 maggio 1863. Il nostro sessantenne contabile Glotkin ha bevuto latte con cognac a cagion della tosse e si ammalato in quest'occasione di delirium tremens. I dottori, con la sicumera loro propria, assicurano che domani sar morto. E cos sar finalmente contabile! Questo posto mi stato promesso ormai da un pezzo. Il segretario Kles'civ andr sotto giudizio per percosse inferte a un postulante che l'aveva chiamato burocrate. A quanto sembra, cosa decisa. Ho preso un decotto contro il catarro di stomaco. 3 agosto 1865. Il contabile Glotkin si nuovamente ammalato di petto. Ha preso a tossire e beve latte con cognac. Se morir, il posto rester a me. Nutro una speranza, ma debole, poich, a quel che pare, il delirium tremens non sempre mortale! Kles'civ ha strappato via ad un armeno una cambiale e l'ha stracciata. La cosa andr magari a finire in tribunale.

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Una vecchietta (la Grievna) diceva ieri ch'io non ho il catarro, ma un'emorroide interna. Pu esser benissimo! 30 giugno 1867. In Arabia, scrivono, c' il colera. Pu darsi che venga in Russia, e allora si faranno molti posti vacanti. Forse il vecchio Glotkin morir, e io avr il posto di contabile. ben vitale costui! Vivere cos a lungo, secondo me, perfin riprovevole. Che cosa prendere contro il catarro? Non dovrei prendere della santonina? 2 gennaio 1870. Nella corte di Glotkin tutta la notte ha ululato un cane. La mia cuoca Pelagheia dice che questo un segno sicuro, e io e lei fino alle due di notte abbiamo parlato di come, diventato contabile, mi comprer la pelliccia di procione e la veste da camera. E magari prender moglie. Certo non una ragazza - ci non si conf ai miei anni - ma una vedova. Ieri Kles'civ stato scacciato dal circolo per aver narrato ad alta voce un aneddoto indecente e aver riso del patriottismo di un membro della Deputazione Commerciale, Poniuchv. Quest'ultimo, come si sente dire, sporger querela. Voglio, per il catarro, andare dal dottore Botkin. Dicono che cura bene... 4 giugno 1878. A Vetlianka, scrivono, c' la peste. La gente cade a mucchi, scrivono. Glotkin beve in quest'occasione acquavite al pepe. Be', a un vecchio cos, difficilmente l'acquavite al pepe giover. Se verr la peste, sar contabile di sicuro. 4 giugno 1883. Glotkin moribondo. Sono stato da lui e in lacrime ho domandato perdono d'aver atteso con impazienza la sua morte. Ha perdonato fra le lacrime generosamente e mi ha consigliato di far uso contro il catarro del caff di ghiande. E Kles'civ di nuovo per poco non capitato sotto giudizio: aveva impegnato da un ebreo un pianoforte preso a nolo. E, nonostante tutto ci, ha gi la croce di Stanislao e il grado di Assessore di Collegio. sorprendente ci che si fa in questo mondo! Zenzero, 2 dramme; galanga, dr. 1/2; vodka forte, dr. 1; sangue dei sette frati, dr. 5; mischiato il tutto, fare un infuso in una bottiglietta di vodka e prendere contro il catarro un bicchierino a digiuno.

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Lo stesso anno, 7 giugno. Ieri hanno seppellito Glotkin. Ahim! Non m'ha giovato la morte di questo vegliardo! Mi appare in sogno le notti in clamide bianca e mi fa segno col dito. E, oh sventura, sventura a me, maledetto, il contabile non sono io, ma Cilikov. Non io ho avuto questo posto, ma un giovanotto che ha la protezione di una zia generalessa. Son perdute tutte le mie speranze! 10 giugno 1886. A Cilikov scappata la moglie. Si accora, il poveretto. Forse dal dispiacere attenter ai suoi giorni. Se lo far, io sar contabile. Gi se ne parla. Dunque la speranza non ancora perduta, si pu vivere e magari non si pi lontani dalla pelliccia di procione. In quanto poi al matrimonio, non ne sono alieno. Perch non sposarsi, se si presenta una buona occasione? Bisogna solo consigliarsi con qualcuno; un passo serio. Kles'civ ha scambiato le soprascarpe col Consigliere Segreto Lirmans. Uno scandalo! Il guardaportone Paissi ha consigliato contro il catarro di usare il sublimato. Prover. 10 - Matrimonio di calcolo (Romanzo in due parti) Parte prima In casa della vedova Mimrin, sita nel vicolo Piatisobaci, v' cena di nozze. A cenare son ventitr, di cui otto non mangiano nulla, bezzicano col naso e si lagnano di sentirsi "disturbati". Candele, lampade e un lampadario zoppo, preso a nolo alla trattoria, ardono cos vivamente che uno degli ospiti seduti a tavola, un telegrafista, strizza gli occhi civettuolo e non fa altro che parlare d'illuminazione elettrica, per dritto e per traverso. A quest'illuminazione e in generale all'elettricit egli predice un brillante avvenire, ma nondimeno i commensali lo ascoltano con un certo disdegno. L'elettricit... borbotta il padrino di nozze, guardando ottusamente nel suo piatto. Ma, a mio modo di vedere, la luce elettrica non che una birbonata. Ficcano l un carboncino e credono di sviare gli occhi! No, fratello, una volta che mi di la luce, dammi non un carboncino, ma qualcosa di sostanziale, un qualcosa da accendere,

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che ci sia da appigliarcisi! Dammi del fuoco, capisci?, del fuoco, ch' naturale e non astratto. Se vedeste una batteria elettrica di che composta dice il telegrafista dandosi delle arie, ragionereste altrimenti. N manco voglio vederla. Una birbonata... Gabbano la gente semplice... Spremono l'ultimo succo. Li conosciamo, costoro... E voi, signor giovanotto (non ho l'onore di sapere il vostro patronimico), invece di parteggiare per una birberia, fareste meglio a bere e a versarne agli altri. Con voi, babbo, io son pienamente d'accordo dice con voce rauca di tenore lo sposo Aplombov, un giovane dal collo lungo e dai capelli ispidi. A che pro attaccar discorsi sapienti? Non rifuggo io stesso dal parlare di ogni possibile scoperta in senso scientifico, ma per queste cose vi son altri momenti! Tu di che avviso sei, mascr21? si rivolge lo sposo alla sposina che gli siede accanto. La sposa Dscenka, a cui son scritte in viso tutte le virt, tranne una: la facolt di pensare, si fa di fuoco e risponde: Voglion mostrare la loro istruzione e parlan sempre di cose incomprensibili. Lodando Dio, abbiam vissuto la nostra vita senza istruzione, ed ecco che, grazie a Dio, sposiamo la terza figliuola a un brav'uomo disse dall'altro capo della tavola la madre di Dscenka, sospirando e rivolgendosi al telegrafista. E se noi, a parer vostro, facciam figura d'ignoranti, perch venite da noi? Dovreste andarvene dalle vostre persone istruite. Segue un silenzio. Il telegrafista confuso. Egli non si aspettava punto che la conversazione sulla elettricit avrebbe preso una cos strana piega. Il silenzio sopraggiunto ha un carattere ostile, gli sembra sintomo d'uno scontento generale, ed egli stima necessario giustificarsi. Io, Tatiana Petrovna, ho sempre stimato la vostra famiglia dice, e se ho parlato della luce elettrica, ci non vuole ancora dire che l'abbia fatto per superbia. Ecco, posso perfino bere... Ho sempre con ogni sentimento augurato a Daria Ivnovna un buon partito. Ai nostri tempi, Tatiana Petrovna, difficile sposare un brav'uomo. Oggi ognuno spia l'occasione di contrarre un matrimonio d'interesse, per il denaro... . Questa un'allusione! dice lo sposo, facendosi di porpora e sbattendo gli occhi.

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Ma chre (mia cara). 34

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Non c' alcun'allusione afferma il telegrafista, alquanto intimorito... Io non parlo dei presenti. L'ho detto cos... in generale... Per carit!... Tutti sanno che voi per amore... Una dote da nulla.... No, non da nulla! si risente la madre di Dscenka. Tu parla, signor mio, ma non divagare! Oltre che mille rubli, diamo tre mantelli, il letto, ed ecco, tutta questa mobilia! Vammi a trovare in un altro posto una dote cos!. Io nulla... Sono effettivamente dei mobili... ma io dico nel senso che, ecco, si offendono come se avessi alluso.... E voi non fate allusioni dice la madre della sposa. Noi vi usiamo riguardo per i vostri genitori e vi abbiamo invitato alle nozze, e voi dite e questo e quello. E se sapevate che Jegr Fidoric' si sposava per interesse, perch prima siete stato zitto? Avreste dovuto venire a dirlo da parente: cos e cos, s' strusciato per interesse... E tu, btiuska, fai peccato! si rivolge d'un tratto la madre della sposina allo sposo, battendo lacrimosa gli occhi. Io, forse, l'ho allattata e allevata... l'ho custodita pi di un diamante smeraldino, la figlietta mia, e tu... tu per interesse.... E voi avete prestato fede a una calunnia? chiede Aplombov, levandosi da tavola e tirandosi nervosamente gli ispidi capelli. Vi ringrazio umilissimamente! Mers22 di tale opinione! E voi, signor Blncikov si rivolge al telegrafista, sebbene mi siate conoscente, non vi permetter di combinare simili infamie in casa altrui! Favorite uscirvene!. Come sarebbe a dire?. Favorite uscirvene! Vi auguro di essere anche voi un galantuomo come me! In una parola, favorite uscirvene! . Ma smettila! Basta! gli amici dello sposo lo fanno sedere. Be', ne mette conto? Siedi! Smettila!. No, desidero mostrare ch'egli non ha alcun diritto! Io per amore ho contratto legittimo matrimonio. Perch mai restiate a sedere non capisco! Favorite uscir fuori!. Io, nulla... Io, gi... balbetta lo sbalordito telegrafista, levandosi da tavola. Non capisco nemmeno... Va bene, me n'andr. Solo restituitemi prima i tre rubli che mi chiedeste in prestito per il panciotto di piccato. Vuoter, ecco, ancora il bicchiere e... me ne andr; soltanto, voi prima pagate il debito.
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Merci (grazie). 35

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Lo sposo bisbiglia a lungo coi suoi amici. Quelli gli danno tre rubli in spiccioli, egli li getta con indignazione al telegrafista, e quest'ultimo, dopo lunghe ricerche del suo berretto di servizio, saluta e se ne va. Cos a volte pu finire un'innocente conversazione sull'elettricit! Ma ecco, termina la cena... Viene la notte. L'autore ben educato mette alla propria fantasia una solida briglia e getta sugli avvenimenti in corso il cupo velo del mistero. L'Aurora dalle rosee dita trova ancora Imeneo al vicolo Piatisobaci, ma ecco che giunge il grigio mattino e fornisce all'autore ricca materia per la Parte seconda e ultima Una grigia mattina d'autunno. Neanche son le otto e al vicolo Piatisobaci v' un movimento insolito. Per i marciapiedi corrono agitati guardie e portinai; al portone fan ressa cuoche intirizzite con un'espressione di estrema perplessit sui visi... Da tutte le finestre guardano gli abitanti. Dalla finestra aperta della lavanderia, premendosi tempia a tempia, mento a mento, occhieggiano teste di donne. Non neve, non ... neppur ti ci raccapezzi che sia si odono voci. Nell'aria da terra fino ai tetti volteggia un che di bianco, molto simile a neve. Il selciato bianco, i lampioni della via, i tetti, le panchine dei portieri presso i portoni, le spalle e i berretti dei passanti... tutto bianco. Che successo? domandano le lavandaie ai portinai che corrono. Quelli in risposta agitano le mani e corrono oltre... Essi stessi non sanno di che si tratti. Ma ecco, giunge infine lentamente. un portiere e, discorrendo tra s, gesticola con le braccia. Evidentemente stato sul luogo dell'accaduto e sa tutto. Che successo, caro? gli domandano le lavandaie dalla finestra. Uno screzio risponde lui. In casa della Mimrin, che ieri ci furon le nozze, hanno ingannato lo sposo nei conti. Invece di mille, glien'han dati novecento. Be', e lui che ha fatto?. andato in furia. Io, dice, gi, dice... Ha scucito nella collera il materasso di piume e ha buttato il piumino dalla finestra... Ve', quanto piumino! Come neve!. Lo conducono! Lo conducono! si senton delle voci. Lo conducono!. Dalla casa della vedova Mimrin avanza un corteo. Dinanzi vengono due guardie con facce impensierite... Dietro a loro cammina Aplombov in cappotto di tricot e

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cilindro. In viso gli sta scritto: Sono un galantuomo, ma non permetto che mi si gabbi! . Ora la giustizia vi far vedere che uomo son io! borbotta, voltandosi di continuo. Lo seguono piangenti Tatiana Petrovna e Dscenka. La processione chiusa dal portiere con un libro e da una torma di ragazzini. Di che piangi, sposina? si rivolgono le lavandaie a Dscenka. Rincresce dello strapunto! risponde per lei la madre. Tre pud23, colombelle! E il piumino, poi, che era! Peluria schietta; non una pennuccia! Dio ci ha castigati sul declinar degli anni!. Il corteo svolta dietro l'angolo, e il vicolo Piatisobaci si placa. Il piumino svolazza fino a sera. 11 - Il romanzo del contrabbasso Il musicante Smic'kv si recava dalla citt alla villa del principe Bibulov, dove, in occasione d'un fidanzamento, aveva luogo una serata con musica e danze. Sul suo dorso posava un enorme contrabbasso in custodia di pelle. Andava Smic'kv per la riva del fiume, rotolante le sue fredde acque, anche se non maestosamente, in guisa per assai poetica. Non converrebbe far un bagno? pens. Senza riflettere a lungo, egli si svest e immerse il corpo nei freschi flutti. Era una serata splendida. La poetica anima di Smic'kv prese ad accordarsi in conformit dell'armonia di ci ch'era intorno. Ma qual dolce sentimento gli avvolse l'anima, quando, nuotato un centinaio di passi da un lato, scorse una bella fanciulla seduta sull'erta ripida a pescar con la lenza. Egli trattenne il fiato e si sent mancare per un fiotto di sentimenti di varia natura: ricordi dell'infanzia, nostalgia del passato, amore che si destava... Dio; e lui che pensava di non esser pi in grado d'amare! Dopo che aveva perduto la fede nell'umanit (sua moglie, ardentemente amata, era fuggita con un amico di lui, il sonatore di fagotto Sobakin), il suo petto si era colmato d'un senso di vuoto, ed egli s'era fatto misantropo. Che la vita?, pi di una volta s'era fatta la domanda. Per che cosa viviamo? La vita un mito, un sogno... un ventriloquio....
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Il pud equivale a poco pi di sedici chili. 37

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Ma stando davanti alla bella addormentata (non era difficile osservare ch'ella dormiva), egli d'un tratto, contro la sua volont, sent in petto alcunch di simile all'amore. A lungo ristette dinanzi a lei, divorandola con gli occhi... Ma basta... pens, mandando un profondo sospiro. Addio, miracolosa visione! ormai l'ora per me d'andare al ballo di sua eccellenza... . E, dato ancora uno sguardo alla bella, stava gi per nuotare indietro, quando nella sua testa balen un'idea. Bisogna che le lasci un mio ricordo! pens. Le aggancer qualcosa all'amo. Sar una sorpresa da parte d'un ignoto. Smic'kv nuot piano verso la sponda, colse un grosso mazzo di fiori di campo e acquatici e, legatolo con uno stelo di atrepice, lo attacc all'amo. Il mazzo and a fondo e si tir dietro il grazioso galleggiante. La saggezza, le leggi di natura e la condizione sociale del mio eroe esigono che il romanzo finisca in questo punto, ma - ahim! -, il fato di un autore inesorabile: per circostanze indipendenti dall'autore, il romanzo non fin col mazzo di fiori. A dispetto del buon senso e della natura delle cose, il povero e oscuro sonatore di contrabbasso doveva rappresentare nella vita d'una illustre e ricca belt una parte importante. Giunto a nuoto alla riva, Smic'kv fu sbalordito: egli non scorse i suoi panni. Li avevan rubati... Ignoti malfattori, mentr'egli contemplava la bella, avevan portato via tutto, tranne il contrabbasso e il cilindro. Maledetti! esclam Smic'kv. Oh, progenie di arpie! Non tanto mi conturba la perdita del vestito (ch un vestito perituro), quanto il pensiero che mi toccher andarmene tutto nudo e con ci mancare contro la pubblica moralit. Egli sedette sulla custodia del contrabbasso e si diede a cercare una via d'uscita dalla sua orribile situazione. Non posso mica andar nudo dal principe Bibulov! pensava. Vi saran delle dame! E per di pi i ladri han rubato coi calzoni anche la colofonia che vi si trovava dentro! . Egli pens a lungo, tormentosamente, fino ad averne dolor di tempie. Ah! si ramment infine. Non lungi dalla riva fra i cespugli v' un ponticello... Mentre si far scuro, potr starmene sotto quel ponticello, e a sera, al buio, raggiunger la prima isba....

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Fermatosi a questo pensiero, Smic'kv mise il cilindro, si gett sul dorso il contrabbasso e si trascin fino ai cespugli. Nudo, con lo strumento musicale sul dorso, egli rammentava qualche mitico semidio dell'antichit. Adesso, lettore, mentre il mio eroe se ne sta sotto il ponte e si abbandona al suo cruccio, lasciamolo per qualche tempo e volgiamoci alla fanciulla in atto di pescare. Che n' di lei? La bella, svegliatasi e non avendo scorto sull'acqua il galleggiante, si affrett a tirare la lenza. La lenza si tese, ma l'uncino e il galleggiante non apparvero fuori dell'acqua. Il mazzo di Smic'kv, evidente, si era ammollito nell'acqua, gonfiandosi, e s'era appesantito. O s' acchiappato un grosso pesce pens la fanciulla, oppure s' impigliato l'amo. Dopo aver tirato ancora un po' la lenza, la fanciulla concluse che l'uncino s'era impigliato. Che peccato! pens. La sera abboccano cos bene! Che fare?. E senza pensarci a lungo, la bizzarra fanciulla gett da s le eteree vesti e immerse il bellissimo corpo nei flutti fino alle marmoree spalle. Non fu facile liberare l'uncino dal mazzo, nel quale si era aggrovigliata la lenza, ma pazienza e fatica ebbero il sopravvento. Di l a circa un quarto d'ora la bella, raggiante e felice, usciva dall'acque, tenendo in mano l'uncino. Ma la sorte maligna la guatava. I malviventi che avevano rubato il vestito di Smic'kv, avevano trafugato anche le sue vesti, non lasciandole se non il barattolo coi vermi. Che posso fare? si mise a piangere. Forse andare in tal guisa? No, mai! Meglio la morte! Aspetter che imbrunisca; allora, al buio, arriver da zia Agafia e la mander a casa a prendere una veste... E intanto andr a nascondermi sotto il ponticello. La mia eroina, scegliendo i tratti dove l'erba era pi alta e chinandosi, corse verso il ponticello. Nell'infilarsi sotto il ponte, scorse l un uomo nudo con una criniera da musicista e il petto villoso, mand un grido e perdette i sensi. Smic'kv pure s'era spaventato. Dapprima scambi la fanciulla per una naiade. Non sar una sirena fluviale, venuta a sedurmi? pens, e questa supposizione lo lusing, giacch aveva sempre avuto un alto concetto del suo esteriore. Se poi non una sirena, ma un essere umano, come spiegare questa strana metamorfosi? Perch qui, sotto il ponte? E che ha?.

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Mentr'egli risolveva questi quesiti, la bella tornava in s. Non uccidetemi! mormor. Sono la principessina Bibulov. Vi scongiuro! Vi si dar molto denaro! Or ora stavo sganciando nell'acqua l'uncino, e dei ladri mi hanno rubato il mio vestito nuovo, gli stivaletti e tutto!. Signorina! rispose Smic'kv con voce supplice. Anche a me han del pari rubato il mio vestito. Inoltre coi calzoni hanno portato via anche la colofonia che v'era dentro! . Tutti coloro che suonano contrabbassi e tromboni per lo pi son di poca inventiva; Smic'kv invece era una piacevole eccezione. Signorina! diss'egli, dopo aver atteso un poco. Vi turba, lo vedo, il mio aspetto. Ma, convenitene, a me non possibile uscir di qui per le stesse ragioni che a voi. Ecco che cosa ho ideato: non vi andrebbe di adagiarvi nella custodia del mio contrabbasso e coprirvi col coperchio? Ci mi nasconder alla vostra vista.... Ci detto, Smic'kv cav fuori dall'astuccio il contrabbasso. Per un minuto gli parve, cedendo la custodia, di profanar la sacra arte, ma l'esitazione fu di breve durata. La bella si adagi nella custodia e si acciambell, e lui strinse le cinghie e prese ad allietarsi che la natura lo avesse dotato di tanto ingegno. Ora, signorina, voi non mi vedete disse. Riposate qui e state tranquilla. Quando far buio, vi porter a casa dei vostri genitori. A prendere il contrabbasso posso venirci anche dopo. Al sopraggiungere dell'oscurit Smic'kv si caric sulle spalle la custodia con la bella e si trascin verso la villa di Bibulov. Il suo piano era questo: da principio avrebbe raggiunto la prima isba e si sarebbe rifornito di vestiario, poi avrebbe proseguito... Non v' male senza bene pensava, sollevando la polvere coi piedi nudi e chinandosi sotto il carico. Del caloroso interesse che io ho preso alla sorte della principessina, Bibulov mi compenser certo generosamente. Signorina, state comoda? domandava poi col tono del cavalier galant che invita a una quadriglia. Di grazia, non fate complimenti e disponete della mia custodia come se foste in casa vostra! . D'un tratto al galante Smic'kv parve che davanti a lui, avvolte nell'oscurit, camminassero due figure d'uomo. Scrutando pi attentamente, si convinse che non era un'illusione ottica: le figure effettivamente camminavano, anzi recavano in mano certi fagotti...

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Non saranno i ladri? gli balen in testa. Portano qualche cosa! Sono probabilmente i nostri vestiti! . Smic'kv pos la custodia al margine della strada e rincorse le figure. Alto l! grid. Alt! Fermi! . Le figure si volsero e, accortesi dell'inseguimento, se la diedero a gambe... La principessina ancora a lungo intese rapidi passi e grida di alto l!. Infine tutto tacque. Smic'kv si era lasciato trascinare dall'inseguimento e, probabilmente, alla bella sarebbe toccato giacere ancora a lungo nel campo accosto alla strada, se non era un fortunato gioco del caso. Accadde che in quel mentre percorressero la stessa strada per la villa di Bibulov i colleghi di Smic'kv, il flautista Zuc'kv e il clarinetto Razmachaikin. Inciampati nella custodia, i due si guardarono meravigliati e spalancarono le braccia. Il contrabbasso! disse Zuc'kv. Ah, ma questo il contrabbasso del nostro Smic'kv! Ma com' capitato qui?. Probabilmente, qualcosa accaduto a Smic'kv concluse Razmachaikin. O ha preso la sbornia, oppure l'hanno derubato... In ogni caso, lasciar qui il contrabbasso non va. Prendiamolo con noi. Zuc'kv si gett sul dorso la custodia, e i musicanti proseguirono. Lo sa il diavolo, che peso ! brontol per tutta la strada il flautista. Per nulla al mondo acconsentirei a sonare una tal cariatide... Uff!. Giunti alla villa del conte Bibulov, i sonatori deposero la custodia nel posto riservato all'orchestra e si diressero al ristoro. In quel mentre nella villa gi accendevano i lampadari e i bracci. Il fidanzato, consigliere di Corte Lakeic' funzionario bello e simpatico del dicastero delle vie di comunicazione, stava in mezzo alla sala e, con le mani in tasca, discorreva col conte Sklikov. Parlavano di musica. Io, conte diceva Lakeic', a Napoli conoscevo di persona un violinista che operava letteralmente prodigi. Voi non crederete! Sul contrabbasso... su un comune contrabbasso egli cavava trilli cos indiavolati da far paura, semplicemente! Sonava i valzer di Strauss!. Finitela, codesto non possibile... mise in dubbio il conte.

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Vi assicuro! Perfin la rapsodia di Liszt eseguiva! Io abitavo con lui nella stessa camera, anzi, non avendo da fare, appresi da lui a sonare sul contrabbasso la rapsodia di Liszt. La rapsodia di Liszt... Uhm!... voi scherzate.... Non credete? fece Lakeic'. Allora ve lo prover subito! Andiamo in orchestra!. Il fidanzato e il conte si diressero all'orchestra. Accostatisi al contrabbasso, presero lesti a scioglier le cinghie... e - oh, spavento! Ma a questo punto, mentre il lettore, dando libero corso alla sua immaginazione, delinea l'esito della disputa musicale, torniamo a Smic'kv... Il povero sonatore, non avendo raggiunto i ladri ed essendo tornato al luogo dove aveva lasciato la custodia, pi non vide il prezioso carico. Perdendosi in congetture, egli fece pi volte la strada su e gi e, non avendo trovato l'astuccio, concluse che egli non aveva imbroccato la strada giusta... orribile! pensava, afferrandosi per i capelli e rabbrividendo. Lei soffocher nell'astuccio! Sono un assassino! . Fino a mezzanotte in punto Smic'kv vag per le strade e cerc l'astuccio, ma alla fine, stremato di forze, se n'and sotto il ponticello. Cercher all'alba stabil. Le ricerche all'alba diedero lo stesso risultato, e Smic'kv risolse di aspettar sotto il ponte la notte... La trover! mormorava, togliendosi il cilindro e afferrandosi i capelli. Dovessi cercare un anno, la trover! . E tuttora i contadini che abitano i luoghi descritti narrano che le notti presso il ponticello si pu vedere un uomo nudo, coperto dai capelli e in cilindro. Ogni tanto da sotto il ponticello si sente il rantolo d'un contrabbasso. 12 - L'oratore Un bel mattino seppellivano l'assessore di collegio Kirill Ivnovic' Vavilonov, morto per due malanni tanto diffusi nella nostra patria: una cattiva moglie e l'alcolismo. Quando il corteo funebre si mosse dalla chiesa verso il cimitero, un collega del defunto, certo Poplavski, sal in una carrozzella e galopp dal suo amico Grigori Petrovic' Zapoikin, uomo giovane, ma gi abbastanza popolare. Zapoikin, com' noto

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a molti lettori, possiede la rara capacit d'improvvisare discorsi matrimoniali, di giubileo e funebri. Egli pu parlare quando gli garba: tra veglia e sonno, a digiuno, ubriaco fradicio, con la febbre ardente: il suo discorso scorre liscio, eguale, come acqua da gronda, e copioso; parole di rimpianto nel suo dizionario oratorio ve n' assai pi che di scarafaggi in qualsivoglia trattoria. Parla sempre con eloquenza e a lungo, cosicch a volte, specie a nozze di mercanti, per fermarlo tocca ricorrere all'aiuto della polizia. E io, fratellino, son venuto da te! cominci Poplavski, avendolo trovato in casa. Vstiti sull'istante, e andiamo. morto uno dei nostri, lo spediamo subito all'altro mondo, cos bisogna, fratellino, dire a commiato qualche frottola... In te ogni speranza. Se fosse morto qualcuno dei piccoli, non staremmo a disturbarti, ma sai, un segretario... una colonna della cancelleria, in certo qual modo. Non sta bene un tal pezzo grosso seppellirlo senza discorso. Ah il segretario! sbadigli Zapoikin. quell'ubriacone?. S, l'ubriacone. Ci saranno i blin24, gli antipasti... riceverai i soldi della carrozzella. Andiamo, anima mia! Metti fuori l, sulla tomba, una qualche concione pi ciceroniana che puoi, e che grazie riceverai! . Zapoikin acconsent volentieri. Egli si scarruff i capelli, atteggi il volto a malinconia e usc con Poplavski sulla strada. Conosco il vostro segretario disse, salendo in carrozzella. Scroccone e birba, si abbia il regno dei cieli, come ce n' pochi. Via, non sta bene, Griscia, insultare i morti. Quest' certo, aut mortuis nihil bene25, ma tuttavia era un mariuolo. Gli amici raggiunsero il corteo funebre e vi si unirono. Il defunto lo portavan lentamente, talch fino al cimitero ebbero tempo di dare un tre capatine in trattoria e di mandar gi per il riposo dell'anima un bicchierino ogni volta. Al cimitero fu detto il requiem. Suocera, moglie e cognata, lige alla consuetudine, piansero molto. Quando calarono la bara nella fossa, la moglie grid: Lasciatemi andar da lui!, ma nella fossa dietro al marito non and, probabilmente essendosi rammentata della pensione. Dopo aver atteso che tutto si fosse calmato, Zapoikin si fece avanti, gir gli occhi su tutti e cominci:
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Sorta di frittelle tonde e sottili, fatte con pasta semiliquida di frumento, o altri cereali, che si mangiavano in varie occasioni, specialmente nozze e funerali. 25 Storpiatura del latino: nihil de mortuis nisi bene, nulla (dicasi) dei morti, se non in bene. 43

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Si ha da credere agli occhi e agli orecchi? Non sono un sogno pauroso questa bara, questi visi di pianto, gemiti e lamenti? Ahim, non un sogno, e la vista non c'inganna! Colui che, ancor non molto, noi vedevamo cos baldo, cos giovanilmente fresco e puro, che, ancor non molto, sotto i nostri occhi, a somiglianza d'infaticabile ape, recava il suo miele alla comune arnia del buon ordine statale, colui che... quello stesso ora volto in cenere, in material parvenza. La morte inesorabile ha posto su di lui la mano irrigidita, mentr'egli, nonostante la sua avanzata et, era ancor pieno di forze in sboccio e di radiose speranze. Incolmabile perdita! Chi ce lo sostituir? Di buoni funzionari ne abbiam molti, ma Prokofi Osipyc' era unico. Egli sino in fondo all'anima era dedito al suo onesto dovere, non risparmiava forze, non dormiva le notti, era disinteressato, incorruttibile... Come disprezzava coloro che cercavano, a danno dei comuni interessi, di corromperlo, che con gli allettevoli beni della vita tentavano di farlo venir meno al suo dovere! S, sotto i nostri occhi Prokofi Osipyc' distribuiva il suo modesto stipendio ai colleghi pi poveri, e voi stessi avete udito or ora i lamenti delle vedove e degli orfani che vivevano delle sue donazioni. Dedito al dovere d'ufficio e alle buone opere, egli non conobbe gioie nella vita e si neg perfino la felicit dell'esistenza familiare; vi noto che fino al termine dei giorni suoi egli fu celibe! E chi ce lo sostituir come camerata? Come fosse ora, vedo il suo volto raso, intenerito, a noi rivolto con un buon sorriso; come fosse ora, sento la sua voce dolce, teneramente amichevole. Pace alle ceneri tue, Prokofi Osipyc'! Riposa, onesto, nobile lavoratore!. Zapoikin continu, e gli ascoltatori presero a bisbigliarsi a vicenda. Il discorso piacque a tutti, sprem alquante lacrime, ma molto in esso parve strano. In primo luogo rimase incomprensibile perch l'oratore chiamasse il defunto Prokofi Osipyc', mentre si chiamava Kirill Ivnovic'. Secondariamente, era a tutti noto che il defunto tutta la vita aveva guerreggiato con la sua legittima moglie, e quindi non poteva dirsi scapolo; terzo, aveva una folta barba rossiccia, dalla nascita non si era sbarbato, e perci riusciva incomprensibile per qual ragione l'oratore avesse detto raso il suo volto. Gli uditori erano perplessi, si scambiavano occhiate e alzavan le spalle. Prokofi Osipyc'! continu l'oratore, guardando ispirato nella fossa: Il tuo viso era brutto, persin deforme, tu eri arcigno e rude, ma noi tutti sapevamo che sotto codesto apparente involucro batteva un cuore onesto, amico!.

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Ben presto gli ascoltatori presero ad osservare un che di strano anche nell'oratore medesimo. Egli fiss gli occhi in un punto, si mosse inquieto e prese egli stesso a stringersi nelle spalle. D'un tratto ammutol, spalanc stupito la bocca e si gir verso Poplavski. Senti un po', ma vivo! disse, guardando con sgomento. Chi vivo? . Ma Prokofi Osipyc'! Eccolo in piedi accanto al monumento!. Lui non era mica morto! morto Kirll Ivnovic'! . Ma se tu stesso mi hai detto che vi era mancato il segretario!. E KirlI Ivnovic' era il segretario. Tu, stravagante, hai fatto confusione! Prokofi Osipyc', esatto, era prima segretario da noi; ma due anni fa lo passarono capufficio al secondo reparto. Ah, vi capisce il diavolo!. Perch ti sei fermato? Continua, ch si a disagio. Zapoikin si volt verso la fossa e con la primitiva eloquenza riprese il discorso interrotto. Presso un monumento stava effettivamente Prokofi Osipyc', un vecchio funzionario dalla faccia sbarbata. Egli guardava l'oratore e si accigliava, iroso. E come t' saltato in capo? ridevano i funzionari, quando con Zapoikin tornavano dalle esequie. Hai sotterrato un vivo. Male, giovanotto! brontolava Prokofi Osipyc'. Il vostro discorso va forse per un morto, ma riguardo a un vivo, una canzonatura sola! Per carit, che avete detto? Disinteressato, incorruttibile, non prende sbruffi! Ma d'un vivo codesto si pu dire solo per canzonatura. E nessuno vi ha pregato, signor mio, di diffondervi sul mio viso. Brutto, deforme, sia pure, ma perch mettere in piazza la mia fisionomia? offensivo! . 13 - La sirena Dopo una seduta del collegio dei giudici conciliatori26 di N., i giudici si riunirono in camera di consiglio, per togliersi le divise, riposarsi un momentino e recarsi a casa a pranzare. Il presidente del collegio, un gran bell'uomo dalle fedine lanuginose,
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Autorit giudiziaria collegiale (istituita con le riforme amministrative di Alessandro 11 nel 1864) che giudicava in sede di appello dalle sentenze dei singoli conciliatori.

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rimasto, in una delle cause dianzi esaminate, di opinione particolare, stava seduto davanti alla tavola e si affrettava ad annotare la sua opinione. Il conciliatore mandamentale Milkin, un giovane dal languido viso malinconico, che passava per un filosofo, insoddisfatto dell'ambiente, che andasse cercando lo scopo della vita, stava a una finestra e guardava tristemente nel cortile. Un altro mandamentale e uno degli onorari se n'eran gi andati. Il giudice onorario rimasto, un grassone floscio che respirava con stento, e il sostituto procuratore, un giovane tedesco dal viso catarrale, sedevano su un divanetto e aspettavano che il presidente finisse di scrivere, per andarsene insieme a pranzare. Davanti a loro stava il segretario del collegio Zilin, un ometto piccino dalle fedine attorno agli orecchi e con un'espressione di dolcezza in viso. Sorridendo mellifluo e guardando il grassone, egli diceva sottovoce: Noi tutti ora vogliamo mangiare, perch ci siamo stancati e son le tre passate; ma questo, anima mia, Grigori Savvic', non vero appetito. La vera fame, la fame da lupo, quando sembra che ti mangeresti il tuo proprio padre, si ha solo dopo il moto fisico, per esempio dopo una caccia coi cani da corsa, o quando ti fai con cavalli presi a nolo da privati un centinaio di verste27 senza riprender fiato. Molto pure vuol dire l'immaginazione. Se, mettiamo, tornate a casa dalla caccia e desiderate pranzare con appetito, non bisogna mai pensare a cose intellettuali; le cose intellettuali e dotte scacciano sempre l'appetito. Lo saprete voi stesso, filosofi e dotti in fatto di mangiare son gli ultimi degli uomini, e peggio di loro, scusate, non mangiano nemmeno i porci. Rincasando, bisogna sforzarsi a che la testa pensi solo al caraffino e allo spuntino. Io una volta, strada facendo, chiusi gli occhi e m'immaginai un porcellino col rafano, tanto che, dall'appetito, mi venne una crisi di nervi. Be', e quando entrate nel cortile di casa vostra, bisogna che intanto la cucina odori di un certo che, sapete.... Le oche arrosto son maestre in odori disse il conciliatore onorario, respirando a fatica. Non parlate, anima mia, Grigori Savvic'; l'anatra o la beccaccia possono dare dieci punti all'oca. Nel profumo dell'oca non c' soavit e delicatezza. La fragranza pi inebriante quella della cipollina giovane, quando, sapete, comincia a rosolare e, capite, sfrigola, la canaglia, per tutta la casa. Be', quando entrate in casa, la tavola

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La versta corrisponde a poco pi di un chilometro. 46

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gi deve essere apparecchiata, e quando vi mettete a sedere, subito il tovagliolo al collo, e senza fretta stendete la mano al caraffino della vodka. Ma lei, la piccola nutrice nostra, la versate non in un bicchierino, ma in qualche antidiluviano boccalino di argento del nonno, o in uno panciutello cos, con la scritta: "Lo bevon pure i monaci", e bevete non tutto d'un fiato, ma prima farete un sospiro, vi stropiccerete le mani, darete un'occhiata indifferente al soffitto, poi, cos, senz'affrettarvi, la porterete, la vodkuccia dico, alle labbra e... subito in voi, dallo stomaco per tutto il corpo, faville.... Il segretario espresse sul suo dolce viso la beatitudine. Faville... ripet, strizzando gli occhi. Appena bevuto, subito bisogna far lo spuntino. Sentite disse il presidente alzando gli occhi sul segretario, parlate pi piano! il secondo foglio che sciupo per causa vostra. Ah, domando scusa, Piotr Nikolaic'! Parler piano disse il segretario e continu in un bisbiglio. Gi, e lo spuntino, anima mia, Grigori Savvic', bisogna pure saperlo fare. Occorre sapere che cosa mangiare. Il miglior antipasto, se volete saperlo, l'aringa. Quando ne avete mangiato un pezzetto con cipollina e mostarda, l per l, benefattore mio, mentre ancora sentite nel ventre le scintille, mangiate del caviale a solo, oppure, se volete, col limoncino, poi semplici ravanelli con sale, poi di nuovo aringa, ma meglio di tutto, benefattore mio, agarici salati, se sminuzzati, come il caviale, e, capite, con cipolla e olio d'oliva... una ghiottoneria! Ma i fegatini di lasca, quelli, sono un poema!. M... s ... convenne il conciliatore onorario, socchiudendo gli occhi. Per antipasto son buoni parimente... i funghi bianchi marinati. S, s, s, con la cipolla, sapete, con una foglia di lauro e ogni sorta di spezie. Scoperchi la casseruola, e ne vien fuori un vapore, un odor di funghi... perfino una lacrima ci scappa, qualche volta! Ebbene, appena dalla cucina han portato il pasticcio di pesce, subito, senza indugio, s'ha da bere il secondo. Ivn Guric'! disse con voce di pianto il presidente. Per causa vostra ho sciupato il terzo foglio. Lo sa il diavolo, non pensa che al mangiare! borbott il filosofo Milkin, facendo una smorfia sprezzante. Possibile che, fuori dei funghi e del pasticcio di pesce, non vi siano altri interessi nella vita?.

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Gi, bere prima del pasticcio di pesce continu il segretario piano piano; egli era ormai cos trascinato che, come l'usignolo che canta, non udiva nulla, tranne la propria voce. Il pasticcio di pesce dev'essere appetitoso, lo svergognato, in tutta la sua nudit, perch sia una tentazione. Ci strizzerai su un occhio, ne taglierai un pezzettone cos, e ci moverai sopra le dita, ecco, a questo modo, per la piena dei sentimenti. Ti metterai a mangiarlo, e ne coler burro, come lacrime, il ripieno grosso, succulento, con uova, con frattaglie, con cipolla.... Il segretario stralun gli occhi e storse la bocca fin proprio all'orecchio. Il conciliatore onorario fece un raschio e, figurandosi probabilmente il pasticcio di pesce, mosse le dita. Lo sa il diavolo quel ch'... brontol il conciliatore mandamentale, scostandosi verso un'altra finestra. Due bocconi li hai mangiati, e il terzo l'hai serbato per le s'ci28 continu il segretario con ispirazione. Appena avrete finito col pasticcio di pesce, l per l, per non spezzare l'appetito, fate portare le s'ci... Le s'ci devono esser calde, bollenti. Ma meglio di tutto, benefattore mio, un bel borsc'29 di barbabietole alla maniera dei ciuffi30, con prosciutto e salsicce. In aggiunta si servono panna acida e prezzemolino fresco con finocchio. Magnifica parimente la minestra di cetrioli salati, trippa e rognoni teneri; ma se vi piace la zuppa, delle zuppe la meglio quella di radici e verdura: carotine, asparagi, cavolfiore e ogni consimile giurisprudenza. S, una cosa magnifica... sospir il presidente, staccando gli occhi dalla carta; ma subito si riprese e gem: Abbiate timor di Dio! In tal modo prima di sera non avr scritto l'opinione particolare! il quarto foglio che sciupo!. Non lo far pi, non lo far! Ho torto! si scus il segretario, e prosegu in un bisbiglio: Appena avrete mangiato il borsc' o la zuppa, subito fate servire il pesce, benefattore mio. Dei pesci mutoli31 il migliore il coracino arrosto in panna acida; soltanto, perch non sappia di limo e abbia finezza, bisogna tenerlo vivo nel latte ventiquattr'ore sane. Buono pure lo storioncino acciambellato disse il conciliatore onorario chiudendo gli occhi; ma subito dopo, in modo inatteso per tutti, balz via dal posto, fece un viso
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Minestra, magra o grassa, di cavoli tritati e inaciditi. Minestra simile alla precedente, ma con aggiunta di pomodori e panna acida, oppure fatta con barbabietole e carne. Entrambe sono piatti nazionali russi. 30 Cos i russi del nord chiamavano i piccoli-russi, o ucraini, dal ciuffo che portavano in capo. 31 Si dice in russo: muto come un pesce senza favella. 48

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feroce e rugg dalla parte del presidente: Piotr Nikolaic', finirete presto? Non posso aspettare oltre! Non posso! . Lasciatemi finire!. Be', allora me ne vado io! Che il diavolo vi porti!. Il grassone agit la mano, afferr il cappello e, senza salutare, corse fuori della stanza. Il segretario sospir e, chinatosi all'orecchio del sostituto procuratore, continu a bassa voce: Buona anche la lucioperca o la carpa con sugo di pomodori e funghetti. Ma col pesce non ci si sazia, Stepan Frantsic', non un mangiare sostanziale; l'importante in un pranzo non il pesce, non le salse, ma l'arrosto. Voi che volatile amate maggiormente? . Il sostituto procuratore fece un viso agro e disse con un sospiro: Purtroppo non posso simpatizzare con voi: ho il catarro di stomaco. Via, via, signore! Il catarro di stomaco l'hanno inventato i dottori! Questa malattia proviene soprattutto dal libero pensiero e dall'orgoglio. Voi non badateci. Non avete voglia di mangiare, poniamo, o avete nausea, e voi non fateci caso e mangiate lo stesso. Se, mettiamo, serviranno coll'arrosto un palo di beccaccini, e se vi si aggiunger un perniciotto, o una coppia di quagliette grassottelle, allora dimenticherete qualsiasi catarro, parola d'onore di galantuomo. E il tacchino arrosto? Bianco, grasso, cos sugoso, sapete, qualcosa come una ninfa.... S, probabilmente una cosa saporita ammise il procuratore, sorridendo tristemente. Il tacchino, magari, lo mangerei. Signore Iddio, e l'anatra? Se si piglia un'anatra giovane, che giusto giusto al primi geli abbia beccato un po' di ghiaccio, e la si arrostisce in una leccarda con patate, ma che le patate sian tagliate fino, e abbian preso colore, e che si siano imbevute del grasso d'anatra, e che.... Il filosofo Milkin fece un viso feroce e parve voler dire qualcosa, ma d'un tratto schiocc le labbra, probabilmente raffigurandosi l'anatra arrosto, e, senza dir neanche una parola, attratto da una forza ignota, afferr il cappello e corse via. S, mangerei magari anche dell'anatra sospir il sostituto procuratore. Il presidente si alz, fece alcuni passi e torn a sedere. Dopo l'arrosto l'uomo sazio e cade in un dolce offuscamento continu il segretario. In questo mentre, e il corpo si sente bene, e l'anima s'intenerisce. Per addolcimento potete bere un tre bicchierini di acquavite aromatica.

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Il presidente raschi in gola e cancell con un sol tratto il foglio. il sesto foglio che sciupo esclam stizzito. mancanza di coscienza, questa!. Scrivete, scrivete, benefattore! bisbigli il segretario. Non lo far pi! Parler piano. Ve lo dico in coscienza, Stepn Frantsic' continu con un sussurro appena percettibile; l'acquavite aromatica fatta in casa meglio di ogni sciampagna. Gi dopo il primo bicchierino l'olfatto si prende tutta l'anima vostra; un miraggio siffatto, e vi sembra di essere non gi in poltrona a casa vostra, ma da qualche parte in Australia, su qualche morbidissimo struzzo.... Ah, ma andiamocene, Piotr Nikolaic'! disse il procuratore, movendo impaziente un piede. Sissignore prosegu il segretario. Al momento dell'acquavite aromatica buona cosa fumare un sigaruccio e mandare in aria dei cerchietti, e nel frattempo vi vengono in testa certi pensieri fantastici, come di essere generalissimo, o sposato con la primissima belt del mondo, e che questa belt nuoti tutto il giorno davanti alle vostre finestre in una di quelle vasche coi pesciolini dorati. Ella nuota, e voi a lei: "Cuoricino, vieni a darmi un bacio!". Piotr Nikolaic'! gemette il sostituto procuratore. Sissignore continu il segretario. Dopo aver fumato, raccogliete le falde della veste da camera, e via verso il lettuccio! E cos vi mettete a giacere sul dorso, con la pancetta in su, e prendete il giornaluccio in mano. Quando gli occhi si chiudono e tutto il corpo pieno di sopore, fa piacere legger di politica: l, guardi, l'Austria ha fatto un passo falso, laggi la Francia non andata a genio a qualcuno, l il papa di Roma corso ai ripari: leggi, e fa piacere. Il presidente si alz di scatto, sbatt la penna da una parte e con tutt'e due le mani agguant il cappello. Il sostituto procuratore, scordato il suo catarro e struggendosi d'impazienza, balz su egli pure. Andiamo! grid. Piotr Nikolaic,' e l'opinione particolare? si sgoment il segretario. Quando poi, benefattore, la scriverete? Alle sei dovete pur recarvi in citt!. Il presidente scosse la mano e si precipit alla porta. Il sostituto procuratore agit la mano anche lui e, afferrata la sua busta, scomparve col presidente. Il segretario sospir, guard loro dietro con aria di riprovazione e si mise a ordinare le carte.

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14 - Una calunnia L'insegnante di calligrafia Serghi Kapitonic Achineiev dava in sposa la sua figliuola Natalia all'insegnante di storia e geografia Ivn Petrovic' Losciadinich. Il trattenimento nuziale filava liscio come un olio. In sala si cantava, si sonava, si danzava. Per le stanze, come invasati, correvano avanti e indietro i domestici presi a nolo al circolo, in marsine nere e cravatte bianche sudice. C'era chiasso e voco. L'insegnante di matematica Tarntulov, il francese Padeku e il pi giovane revisore della corte dei conti Jegr Venediktic Mzda, seduti in fila sul divano, affrettandosi e interrompendosi a vicenda, raccontavano agli ospiti dei casi di seppellimento di vivi ed esprimevano la loro opinione sullo spiritismo. Tutti e tre non credevano nello spiritismo, ma ammettevano che in questo mondo ci son molte cose che la mente umana non penetrer mai. In un'altra stanza l'insegnante di letteratura Dodonski spiegava agli ospiti i casi in cui la sentinella ha il diritto di sparare su chi passa. Le conversazioni erano, come vedete, paurose, ma assai piacevoli. Dal cortile curiosavano alle finestre delle persone, che, per la loro condizione sociale, non avevano il diritto di entrar dentro. A mezzanotte in punto il padron di casa Achineiev and in cucina a vedere se tutto fosse pronto per la cena. In cucina dal pavimento al soffitto era sospeso un fumo costituito dagli effluvi d'oca, d'anatra e numerosi altri. Su due tavole eran distribuiti e disposti in artistico disordine gli attributi del servizio d'antipasti e aperitivi. Intorno alle tavole si affaccendava la cuoca Marfa, una donna rossa con doppio ventre serrato alla cintola. Fammi un po' vedere lo storione, mtuska! disse Achineiev, fregandosi le mani e leccandosi le labbra. Ma che odore, che zaffata! Mi mangerei addirittura tutta la cucina! Su dunque, fa' vedere lo storione!. Marfa s'avvicin a un panchetto e cautamente sollev un foglio di giornale unto. Sotto questo foglio, in un piatto enorme, riposava un grosso storione in gelatina, screziato di capperi, olive e carotine. Achineiev guard lo storione e fece un ah!. Il viso gli raggi, gli occhi si strabuzzarono. Egli si chin ed emise con le labbra il suono d'una ruota non lubrificata. Dopo un po' di sosta, schiocc le dita dal piacere e fece un altro schiocco con le labbra.

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Oib! Il suono di un ardente bacio... Con chi ti stai baciando, Marfuscia? s'ud una voce dalla stanza attigua, e sull'uscio comparve la testa rapata dell'aiuto dei sorveglianti di classe, Vankin. Con chi facevi questo? A-a-ah... molto piacere! Con Serghi Kapitonic'! Bel nonno, non c' che dire! Un tte--tte con una polacca32 da donna!. Io non ho baciato nessuno si confuse Achineiev, chi te l'ha detto, stupido? Son io che... ho schioccato le labbra riguardo... a proposito del piacere... Alla vista del pesce.... Raccontalo ad altri! . La faccia di Vankin fece un largo sorriso e scomparve dietro l'uscio. Achineiev arross. Il diavolo sa quel che ! pens. Ora andr, il mascalzone, a far pettegolezzi. M'infamer per tutta la citt, l'animale.... Achineiev entr timidamente in sala e guard in tralice da un lato: dov'era Vankin? Vankin era accanto al pianoforte e, piegatosi con bravura, bisbigliava qualcosa alla cognata dell'ispettore che rideva. Di me sta parlando! pens Achineiev. Di me, che possa scoppiare! E quella ci crede... ci crede! Ride! O Dio mio! No, cos non si pu lasciar la cosa... no... Bisogna fare in modo che non gli credano... Parler con tutti loro e gli far far la figura dell'imbecille pettegolo. Achineiev si gratt e, senza cessar di confondersi, si avvicin a Padeku. Dianzi ero in cucina e davo disposizioni riguardo alla cena diss'egli al francese. A voi, lo so, piace il pesce, e io ci ho, btenka, un certo storione! Lungo due arscini! Eh-eh-eh!... S, a proposito... gi me ne dimenticavo... In cucina poco fa, con quello storione... un vero aneddoto! Entro poco fa in cucina e voglio osservar le vivande... Guardo lo storione e dal piacere... per l'odore piccante faccio uno schiocco con le labbra! Ma in quel momento entra a un tratto quest'imbecille di Vankin e dice... ahahah!... e dice: "O-o-oh... vi baciate qui?". Con Marfa, con la cuoca! Che cosa andato a pensare, lo sciocco! Quella donna non n ha grazia n garbo, somiglia a ogni sorta d'animali, e lui... baciarla! Stravagante!. Chi stravagante? domand Tarntulov che s'era avvicinato.
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Sopraveste alla polacca, da uomo o da donna; molto vistosa e marziale, con colletto rigido e alamari. 52

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Ma eccolo l, Vankin! Entro in cucina.... E raccont di Vankin. M'ha fatto ridere lo stravagante! Ma secondo me pi piacevole baciare un can barbone che Marfa soggiunse Achineiev, che si volt a guardare e vide dietro a s Mzda. Stiamo parlando di Vankin gli disse. Uno strambo! Entra in cucina, mi vede al fianco di Marfa, e avanti a immaginare varie facezie. "Che cosa?" dice, "vi baciate?". Ubriaco com', gli era parso. E io, dico, bacer piuttosto un tacchino che Marfa. E poi ho anche moglie, dico, imbecille che sei. M'ha fatto ridere! . Chi vi ha fatto ridere? domand il prete insegnante di religione, avvicinatosi ad Achineiev. Vankin. Me ne sto, sapete, in cucina e guardo lo storione... . E cos via. Di l a forse mezz'ora tutti gli ospiti gi sapevano della storia di Vankin e dello storione. Adesso glielo racconti pure! pensava Achineiev, fregandosi le mani. Racconti pure! Lui comincer a raccontare, e io subito: "Smettila, imbecille, di dir scempiaggini! Sappiamo gi tutto!". E Achineiev si tranquillizz al punto che, dalla gioia, vuot quattro bicchierini di troppo. Accompagnati dopo cena i giovani sposi nella loro camera, egli si ritir e s'addorment, come un bimbo di nulla colpevole, e il giorno dopo pi non ricordava la faccenda dello storione. Ma, ahim! L'uomo propone e Dio dispone. La mala lingua aveva fatto la mala opera sua, e nulla giov ad Achineiev la sua astuzia! Dopo una settimana giusta, e precisamente il mercoled dopo la terza lezione, mentre Achineiev stava in mezzo alla sala degli insegnanti e parlava delle viziose tendenze dell'allievo Vissekin, gli si avvicin il direttore e lo chiam in disparte. Ecco che c', Serghi Kapitonic' disse il direttore. Scusate... Non affar mio, ma tuttavia devo farvi capire... mio dovere... Vedete, corrono voci che voi vivete con quella... con la cuoca... Non affar mio, ma... Vivete con lei, baciatevela... fate quel che volete, soltanto, per favore, non cos, pubblicamente! Vi prego! Non dimenticate che siete un educatore!. Achineiev si sent gelare e rest di stucco. Come punto da tutto uno sciame d'api ad un tempo e come annaffiato con acqua bollente, and a casa. Andava a casa e gli pareva che l'intera citt lo guardasse, come se fosse spalmato di catrame... A casa lo attendeva un nuovo guaio.

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Come va che non ingozzi niente? gli domand a pranzo la moglie. A che cosa ti sei messo a pensare? Pensi agli amoretti? Senti la mancanza di Marfuska? Tutto mi noto, maometto33! Della brava gente mi ha aperto gli occhi! U-u-uh... bbbarbaro!. E gi un ceffone sulla sua guancia!... Egli s'alz da tavola e, senza sentirsi la terra sotto i piedi, senza berretto n pastrano, si trascin d Vankin. Lo trov in casa. Sei un farabutto tu! si rivolse Achineiev a Vankin. Per che cosa m'hai infangato davanti a tutto il mondo? Per che cosa m'hai lanciato una calunnia?. Che calunnia? Che andate a inventare?. E chi ha spettegolato dicendo che ho baciato Marfa? Non sei tu, mi dirai? Non sei tu, brigante?. Vankin prese a batter gli occhi e ad ammiccare con tutte le fibre del suo viso frusto, alz gli occhi all'immagine e profer: Che Dio mi castighi! Che i miei occhi possano scoppiare e io restare stecchito, se ho detto anche solo una parola di voi! Che io non abbia pi n letto n tetto! Sarebbe poco il colera!.... La sincerit di Vankin era fuori di dubbio. Evidentemente, non era stato lui a spettegolare. Ma chi dunque? Chi? si diede a pensare Achineiev, passando in rassegna nella sua memoria tutti i propri conoscenti e battendosi in petto. Chi dunque?. Chi dunque? domanderemo anche noi al lettore... 15 - Il punto esclamativo (Racconto di Natale) La notte prima di Natale Jefim Fomc' Perekladin, segretario di collegio, si coric impermalito e persino offeso. Spicciati, demonio! rugg con ira contro la moglie, allorch questa domand perch fosse cos accigliato. Il fatto ch'egli era appena tornato da una serata dov'erano state dette molte cose sgradevoli ed offensive per lui. Dapprima s'eran messi a parlare dei vantaggi dell'istruzione in genere, poi inavvertitamente eran passati al grado culturale dei
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Il nome di Maometto divenuto in Russia, nella forma machamt, appellativo popolare ingiurioso.

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signori impiegati, al qual proposito erano state formulate molte lamentele, rimproveri e perfin derisioni circa il suo basso livello. E qui, come usa in tutte le brigate russe, dagli argomenti generali eran passati ai casi personali. Prendiamo, per esempio, non fosse che voi, Jefim Fomc' si era rivolto a Perekladin un giovinetto. Voi occupate un posto decoroso... ma che istruzione avete ricevuto?. Nessuna. N da noi si esige istruzione aveva risposto con dolcezza Perekladin. Scrivi correttamente, ed ecco tutto.... Ma dove mai imparaste a scrivere correttamente?. Mi ci abituai... In quarant'anni di servizio ci si pu far la mano... Certo sul principio era difficile, facevo degli sbagli, ma poi mi abituai... e non c' male.... E i segni d'interpunzione?. Anche per i segni d'interpunzione non c' male... Li colloco correttamente. Uhm... si confuse il giovinetto. Ma l'abitudine tutt'altra cosa dall'istruzione. Non basta che i segni d'interpunzione li poniate correttamente... non basta! Bisogna porli consapevolmente! Voi mettete una virgola e dovete aver coscienza del perch la mettete... sissignore! E questa vostra ortografia incosciente... di carattere riflesso non val nemmeno un centesimo. produzione meccanica e nulla pi. Perekladin aveva taciuto e perfin sorriso mansuetamente (il giovinetto era figlio d'un consigliere di Stato e aveva diritto lui stesso al grado della decima classe34), ma adesso, coricandosi, egli s'era fatto tutto sdegno e rabbia. Ho servito per quarant'anni pensava, e nessuno mai mi ha dato dell'imbecille, e l guarda un po' che critici si son trovati! Incoscientemente!... In modo riflesso! Produzione meccanica... Ah, che il diavolo ti porti! Ma io forse ci capisco anche pi di te, per quanto non sia stato nelle tue universit!. Dopo avere mentalmente riversato sul critico tutte le contumelie a lui note ed essersi scaldato sotto la coperta, Perekladin cominci a calmarsi. Io so... capisco... pensava, addormentandosi. Non metter i due punti l dove ci vuole la virgola, dunque son consapevole, capisco. S... Proprio cos, giovanotto... Prima bisogna vivere un poco, far servizio un poco, e solo poi giudicare i vecchi.... Negli occhi chiusi di Perekladin che si stava addormentando, attraverso una massa di scure nuvole sorridenti, pass a volo come una meteora una virgola infocata.
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Quello cio, contando dall'alto, di segretario di collegio. 55

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Dopo di essa un'altra, una terza, e ben presto tutto lo sfondo buio, illimitato, che si stendeva davanti alla sua immaginazione si copr di fitte schiere di virgole volanti... Prendiamo magari queste virgole... pensava Perekladin, sentendo le sue membra dolcemente intorpidirsi a causa del sonno sopravveniente. Io le capisco benissimo... Per ciascuna posso trovare il posto, se vuoi... e... e consapevolmente, e non a casaccio... Esaminami, e vedrai... Le virgole si mettono in vari posti, dove occorre, e anche dove non occorre. Quanto pi imbrogliata riesce la carta, tante pi virgole ci vogliono. Si mettono davanti a "il quale" e davanti al "che". Se nella carta si devono enumerare degli impiegati, ciascuno di essi va separato con virgola... Lo so!. Le virgole dorate presero a girare e fuggirono in disparte. Al posto loro giunsero a volo dei punti infocati... E il punto si colloca alla fine della carta... Dove necessario fare una grande pausa e gettare un'occhiata all'ascoltatore, l pure ci vuole il punto, affinch il segretario, quando legger, non resti senza saliva. In nessun altro posto si mette il punto.... Tornano a piombar le virgole... Si mescolano coi punti, turbinano, e Perekladin vede tutta una schiera di punti e virgole e di due punti... Conosco anche questi... egli pensa. Dove la virgola non basta e il punto troppo; l ci vuole il punto e virgola. Davanti al "ma" e al "conseguentemente" metto sempre il punto e virgola... Ebbene, e i due punti? I due punti si mettono dopo le parole: "abbiamo stabilito", "abbiamo deciso" .... I punti e virgola e i due punti si spensero. Venne la volta dei punti interrogativi. Questi balzarono fuori dalle nuvole e si misero a ballare il cancan... Che rarit: il punto interrogativo! Ma fossero anche mille per tutti troverei il posto. Si collocan sempre quando c' da fare una richiesta o, poniamo, informarsi di un documento... "Dove stato riportato il residuo delle somme per il tale anno?", oppure: "Non riterrebbe possibile la direzione di polizia che la detta Ivnova eccetera?".... I punti interrogativi presero ad accennare in segno di approvazione coi loro uncini e istantaneamente, come a un comando, si allungarono in punti esclamativi... Uhm!... Questo segno d'interpunzione nelle lettere si colloca spesso. "Mio egregio signore!"; oppure: "Eccellenza, padre e benefattore! ... Ma nelle carte, quando?. I punti interrogativi si allungarono anche pi e si fermarono in attesa...

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Nelle carte si mettono, quando... cio... questo... come sarebbe? Uhm!... In realt, quando mai si mettono nelle carte? Un momento... Dio, fammi ricordare. Uhm!. Perekladin apri gli occhi e si gir sull'altro fianco. Ma non fece in tempo a richiuder gli occhi, che sul fondo scuro comparvero nuovamente i punti esclamativi. Il diavolo li porti... Quando mai bisogna metterli? pens, cercando di scacciare dalla sua immaginazione i non richiesti ospiti. Possibile che l'abbia dimenticato? O l'ho dimenticato, oppure... non ne ho mai messi... . Perekladin prese a rammentarsi il contenuto di tutte le carte ch'egli aveva scritto durante i quarant'anni del suo servizio; ma per quanto pensasse, per quanto corrugasse la fronte, non trov nel suo passato nemmeno un punto esclamativo. Che disdetta! Ho scritto per quarant'anni e neppure una volta ho collocato un punto esclamativo... Uhm!... Ma quando dunque si colloca, quel diavolo lungo?. Di dietro la fila degl'infocati punti esclamativi si mostr il grugno perfidamente ridente del giovane critico. Gli stessi punti sorrisero e si fusero in un solo grande punto esclamativo. Perekladin scosse il capo e apr gli occhi. Il diavolo sa quel che ... pens. Domani, bisogna alzarsi per il mattutino, e a me non esce di capo questa diavoleria... Poh! Ma... quando mai si mette? Eccoti l'abitudine! Ecco come ti sei fatto la mano! In quarant'anni nemmeno un punto esclamativo! Eh?. Perekladin si fece il segno di croce e chiuse gli occhi, ma subito li riapr; sul fondo scuro stava tuttora il grosso punto esclamativo... Poh! A questo modo non ti addormenterai in tutta la notte. Marfuscia! si rivolse a sua moglie, che spesso si vantava con lui d'aver terminato i corsi in collegio. Non sai tu, anima mia, quando si colloca nelle carte il punto esclamativo? E come non saperlo! Non per nulla studiai sette anni in collegio. So a memoria tutta la grammatica. Questo segno si colloca nelle apostrofi, nelle esclamazioni e nelle espressioni di entusiasmo, di sdegno, di gioia, di collera e di altri sentimenti. Ah, cos... pens Perekladin. Entusiasmo, sdegno, gioia, collera e altri sentimenti.... Il segretario di collegio si fece pensoso... Per quarant'anni aveva scritto carte, ne aveva scritto delle migliaia, decine di migliaia, ma non ricordava nemmeno un rigo che esprimesse entusiasmo, sdegno o qualcosa del genere.

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E altri sentimenti... pensava. Ma forse che nelle carte son necessari i sentimenti? Pu scriverle anche una persona insensibile.... Il grugno del giovane critico torn ad affacciarsi di dietro al punto infocato e sorrise perfidamente. Perekladin si sollev a sedere sul letto. La testa gli doleva, sulla fronte gli era spuntato un sudore freddo... In un canto ardeva tenue, carezzevole, il lumino dell'icona, i mobili avevano una aria festiva, linda, da ogni cosa addirittura spirava calore e presenza d'una mano femminile, ma il povero impiegatuccio sentiva freddo, sconforto, come se si fosse ammalato di tifo. Il punto esclamativo non si drizzava pi nei suoi occhi chiusi, ma davanti a lui, nella camera, presso la specchiera della moglie, egli ammiccava beffardamente... Macchina scrivente! Macchina! sussurrava il fantasma, soffiando sull'impiegato un freddo secco. Pezzo di legno insensibile!. L'impiegato si copr con la coperta, ma anche sotto la coperta vide il fantasma; appoggi il viso alla spalla della moglie, e anche di dietro quella spalla spuntava la stessa cosa... Tutta la notte si torment il povero Perekladin, ma anche di giorno il fantasma non lo lasci. Egli lo vedeva dappertutto: negli stivali che infilava, nel piattino del t, nella croce di Stanislao... E altri sentimenti... pensava. vero che non ci fu mai alcun sentimento... Ora andr dai superiori a metter la firma... forse che ci si fa con sentimento? Cos, a casaccio... Macchina da far gli auguri.... Quando Perekladin usc in strada e chiam una vettura, gli parve che, in luogo della vettura, gli rotolasse incontro il punto esclamativo. Giunto nell'anticamera del superiore, invece dello svizzero vide quello stesso segno... E tutto ci gli parlava di entusiasmo, di sdegno, di collera... Il portapenne col pennino aveva pure l'aspetto di un punto esclamativo. Perekladin lo prese, intinse il pennino nell'inchiostro e firm: Segretario di collegio Jefim Perekladin! ! ! . E, collocando questi tre segni, egli provava entusiasmo, indignazione, gioia e ribolliva di collera. To' questo! To' questo! mormorava, premendo sul pennino. Il segno infocato fu pago e scomparve.

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16 - Il camaleonte Attraverso la piazza del mercato va il commissario rionale di polizia Ociumielov in cappotto nuovo e con un fagottino in mano. Dietro a lui cammina una guardia dai capelli rossicci con un setaccio colmo fino all'orlo di uva spina sequestrata. All'ingiro silenzio... Sulla piazza non un'anima... Le porte aperte delle botteghe e delle bettole guardano tristemente il mondo creato, come fauci affamate; accanto ad esse non ci sono neppur mendicanti. E cos tu mordi, maledetto! ode a un tratto Ociumielov. Ragazzi, non, lasciatelo scappare! Oggid proibito mordere! Tienlo! A... ah! . Si sente uno strillo canino. Ociumielov guarda da un lato e vede che dal deposito di legna del mercante Piciughin, saltando su tre zampe e voltandosi indietro, corre via un cane. Lo rincorre un uomo in camicia di percalle inamidata e panciotto sbottonato. Gli corre dietro e, sporgendosi col corpo in avanti, cade a terra e afferra il cane per le zampe posteriori. Si sente un secondo guaito e il grido: Non lasciarlo andare!. Dalle botteghe si affacciano fisionomie assonnate e ben presto vicino al deposito di legna, come spuntata di sotterra, si raduna una folla. Qualche disordine, pare, signoria!... dice la guardia. Ociumielov fa un mezzo giro a sinistra e va verso l'assembramento. Proprio vicino al portone del deposito vede che sta l'uomo sopra descritto e, levando in alto la mano destra, mostra alla folla un dito insanguinato. Sulla sua faccia semiebbra par che sia scritto: Ora ti stronco furfante! e anche il dito stesso ha l'aspetto d'un segno di vittoria. In quest'uomo Ociumielov riconosce l'orefice Chriukin. Al centro della folla, con le zampe anteriori divaricate e tremante in tutto il corpo, accovacciato al suolo l'autore dello scandalo in persona: un cucciolo bianco di levriero dal muso aguzzo e con una macchia gialla sul dorso. Nei suoi occhi lacrimosi un'espressione d'angoscia e di sgomento. Che cosa succede qui? domanda Ociumielov, fendendo la folla. Perch questo? Perch mostri il dito?... Chi ha gridato?. Io vado, signoria, e non tocco nessuno... comincia Chriukin, tossendo nella mano, sto parlando della legna con Mitri Mitric', e tutt'a un tratto questo vigliacco, che che non , mi morde il dito... Voi mi scuserete, io sono un uomo che lavora... Il mio un lavoro minuto. Bisogna che mi indennizzino, perch io con questo dito forse

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per una settimana non far un movimento... Anche nella legge, signoria, non sta scritto che da una bestia si debba tollerare... Se ognuno potr mordere, sar meglio neppur vivere al mondo.... Uhm!... Bene... dice Ociumielov severamente, tossendo e movendo i sopraccigli. Bene... Di chi il cane? Io non la lascer cos.. V'insegner a lasciar liberi i cani! ora di rivolger l'attenzione a simili signori che non vogliono sottostare alle disposizioni! Quando gli daranno una multa, al mascalzone, imparer da me che cosa voglion dire i cani e le altre bestie randagie! Gli far veder io!... Eldirin si rivolge il commissario alla guardia, cerca di sapere di chi il cane e stendi il verbale! E il cane va soppresso. Senza indugio! Di sicuro arrabbiato. Di chi il cane, domando?. A quanto pare del generale Zigalov! dice qualcuno della folla. Del generale Zigalov? Uhm!... toglimi un po' il cappotto, Eldirin... Fa un caldo terribile! S'ha da supporre che stia per piovere... Una sola cosa non capisco: come ha potuto morderti? si rivolge Ociumielov a Chriukin. Forse che pu arrivarti al dito? piccolo, e tu guarda li che uomo grande e grosso sei! Tu probabilmente ti sei graffiato il dito con un chiodino, e poi t' venuta in testa l'idea di spillar quattrini. Tu, gi... che gente siete si sa! Vi conosco, diavoli! . Lui, signoria, gli ha premuto il sigaro sul naso per divertirsi, e lui, non essendo stupido, zaff... Un attaccabrighe, signoria!. Mentisci, guercio! Non hai visto, e quindi perch mentire? Sua signoria un signore intelligente e capisce chi dice bugia e chi parla in coscienza, come davanti a Dio... E se io mentisco, ne giudichi il conciliatore. Da lui, nella legge detto... Oggid tutti sono uguali... Io stesso ho un fratello nei gendarmi... se volete sapere.... Non discutete!. No, non del generale... osserva significativamente la guardia. Il generale di cos non ne ha. Lui ha soprattutto dei cani da fermo.... Lo sai di sicuro?. Di sicuro, signoria.... Lo so anch'io. Il generale ha dei cani di prezzo, di razza, e questo lo sa il diavolo che cos'! N pelo n figura... una cosa ignobile, nient'altro... E tenere un simile cane?!... Ma dove ce l'avete l'intelligenza? Se s'incontrasse un cane simile a Pietroburgo o a Mosca, sapete che avverrebbe? L non guarderebbero nella legge,

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ma sul momento: muori! Tu, Chriukin, hai patito un danno e non lasciar questa faccenda cos... necessario, dare una lezione! ora.... Ma fors'anche del generale... pensa ad alta voce la guardia. Sul muso non ce l'ha scritto... Giorni fa nel suo cortile ne vidi uno, cos. Si sa, del generale! dice una voce dalla folla. Uhm!... Mettimi addosso, caro Eldirin, il cappotto... Tira un po' di vento... Ho dei brividi... Tu lo porterai dal generale e l domanderai. Dirai che l'ho trovato e mandato io... di' che non lo lascino andar sulla strada... Forse di prezzo, e se ogni porco gli premer il sigaro sul naso, ci vorr molto a rovinarlo? Il cane una bestia delicata... E tu, tanghero, abbassa la mano! Non hai da mettere in mostra il tuo stupido dito! Tu stesso ci hai colpa!.... Viene il cuoco del generale, gli domanderemo... Ehi, Prochor! Vieni un po' qua, caro! Da' un'occhiata al cane... vostro?. Che idea! Di simili da noi non ce ne sono stati mai. E qui non c' da far tante domande dice Ociumielov. un cane randagio! Non c' da far lunghi discorsi... Se ho detto ch' randagio, vuol dire ch' randagio... Sopprimerlo, ecco tutto. Non nostro continua Prochor. del fratello del generale, ch' arrivato l'altro giorno. Il nostro non amante dei levrieri. Suo fratello ci ha passione.... Ma che arrivato suo fratello? Vladimir Ivanic'? domanda Ociumielov, e tutta la sua faccia s'inonda d'un sorriso d'intenerimento. Guarda un po', Signore! E io che non lo sapevo! venuto in visita per un po' di tempo?. In visita.... Guarda un po', Signore!... Sentiva la mancanza del fratello... E io nemmeno lo sapevo! Cos questo il suo cagnolino? Molto piacere... Prendilo... Il cagnuzzo non male... cos vispo... Ha dato un morso a costui nel dito! Ah-ah-ah!... Su via, perch tremi? Rrr... Rr... Si arrabbia il briccone... un tal cagnetto.... Prochor chiama il cane e s'allontana con esso dal deposito di legna... La folla ride forte di Chriukin. Arriver ancora fino a te! lo minaccia Ociumielov e, chiudendosi nel cappotto, continua il suo cammino per la piazza del mercato.

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17 - Non c' fuoco senza fumo35 Con una troica privata, per strade vicinali, osservando il pi rigoroso incognito, Piotr Pvlovic' Possudin s'affrettava verso la cittaduzza distrettuale di N., dove lo chiamava una lettera anonima da lui ricevuta. Sorprenderli... Come tegola sul capo pensava egli, nascondendo il suo viso nel bavero. Han fatto un mucchio d'infamie, gli sporcaccioni, e trionfano, scommetto, si immaginano d'aver fatto sparire ogni traccia... Ah-ah!... Immagino il loro sgomento e la loro meraviglia quando, sul pi bello del trionfo, si udr: "Si faccia venir qui Tiapkin-Liapkin!". S che succeder uno scompiglio! Ah-ah!.... Dopo aver fantasticato a saziet, Possudin entr in discorso col suo guidatore. Da uomo bramoso di popolarit, innanzi tutto gli domand di s: E Possudin lo conosci?. Come non conoscerlo! fece un sorrisetto il guidatore. Lo conosciamo!. Ma perch ridi?. Che bizzarria! Conosco fin l'ultimo scrivano, e non dovrei conoscere Possudin! Appunto stato messo qui perch tutti lo conoscano. cos... Ebbene? Com', secondo te? Bravo?. Non c' male... sbadigli il guidatore. Un bravo signore, sa il fatto suo... Non sono ancora due anni che lo mandarono qua, e gi ha fatto un mucchio di cose. E che ha fatto di tanto speciale?. Molto di bene ha fatto, che Dio lo conservi in salute. La ferrovia ci ha procurato, nel nostro distretto ha mandato via Chochriukv... Non c'eran limiti per questo Chochriukv... Era un briccone, uno scroccone, tutti quelli di prima gli tenevan mano, ma arriv Possudin, e Chochriukv se n'and al diavolo, come se mai ci fosse stato... Ecco, fratello! Possudin, fratello, non lo comprerai, no-o! Dagliene magari cento, magari mille, ma lui non si prender un peccato sulla coscienza... No-o!. Sia lode a Dio, almeno da questo lato m'hanno capito pens Possudin, esultando. Ci bene. Un signore istruito... continu il guidatore, non superbo... I nostri andarono da lui, a lagnarsi, li tratt come i signori: la mano a tutti: "Voi, sedete"... Cos impetuoso,
Traduzione libera del titolo russo: La lesina nel sacco, sottinteso: non la nasconderai. questo un proverbio che corrisponde al nostro, con cui l'abbiamo pertanto sostituito nel titolo. 62
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pronto... Una parola sensata non te la dir, ma sempre: uff! uff! Che ti vada al passo, o altrimenti, Dio mio, non c' verso, ma tira a far tutto di corsa, tutto di corsa! I nostri non fecero in tempo a dirgli una parola, che lui: "I cavalli!", e difilato qua... Arriv e regol tutto... nemmeno una copeca prese. Quanto meglio del precedente! Certo, anche il precedente era bravo. Di cos bella apparenza, grave, nessuno gridava pi sonoramente di lui in tutta la provincia... Quando veniva, lo si poteva sentire da dieci verste lontano; ma, se si tratta di rapporti esteriori, o di faccende interne, quello di adesso quanto pi abile! Quello di adesso di cervello in testa ne ha cento volte di pi... Un sol guaio... in tutto un brav'uomo, ma c' una disgrazia: beone! . Eccoti il contentino! pens Possudin. Come sai domand, che io... ch' un beone?. Certo, signoria, io personalmente non l'ho mai visto ubriaco, non star a mentire, ma la gente lo diceva. Anche la gente ubriaco non l'ha visto, ma sul conto suo corre tale voce... In pubblico, o dove va in visita, al ballo o in societ, non beve mai. A casa alza il gomito... Si leva al mattino, si frega gli occhi e per prima cosa: della vodka! Il cameriere gliene porta un bicchiere, e lui ne chiede gi un altro... E cos tracanna tutto il giorno. E dimmi di grazia: beve, e non un occhio lo vede! Dunque sa dominarsi. Quando si metteva a bere il nostro Chochriukv, non soltanto gli uomini, ma perfino i cani urlavano. Possudin invece... almeno gli si arrossasse il naso! Si chiude nel suo studio e lappa... Perch la gente non se n'accorgesse, s' fatto adattare nella scrivania un certo cassetto, con una cannuccia. In quel cassetto c' sempre della vodka... Si china sulla cannuccia, succhia un poco, ed ubriaco... In carrozza pure, nella borsa delle carte.... Come lo sanno? si sbigott Possudin. Dio mio, perfin questo noto! Che schifezza.... E anche per quanto riguarda il sesso femminile, ecco... Un briccone! il guidatore si mise a ridere e croll il capo. Uno sconcio, e basta! Ne ha una decina di quelle... girandole... Due gli abitano in casa... Una, quella Nastassia Ivnovna, da lui come a dire in luogo di amministratrice, l'altra, come si chiama, diavolo?, Liudmila Seminovna, a mo' di scritturale... Pi importante di tutte Nastassia. Ci che questa vuole, lui lo fa sempre... Lo fa girare come la volpe la coda. Grandi poteri le furon dati. E non hanno tanta paura di lui come di lei... Ah-ah!... E una terza girandola abita in via Kacilnaia... Uno scandalo! .

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Perfin di nome le conosce pens Possudin, arrossendo. E chi poi le conosce? Un contadino, un vetturale... che non neanche mai stato in citt!... Che infamia... una schifezza... una trivialit!. Ma tu come sai tutto questo? domand con voce irritata. La gente lo diceva... Io stesso non ho visto, ma ho sentito dalla gente. Ma che difficile saperlo? A un cameriere o a un cocchiere non taglierai la lingua... E poi, penso, la stessa Nastassia se ne va per tutti i chiassuoli e si vanta della sua fortuna di donna. Agli occhi della gente non ci si nasconde... Ecco, ha preso anche il vezzo questo Possudin di andare in ispezione alla chetichella... Quello di prima, quando voleva andare in qualche posto, lo faceva sapere un mese avanti, e quando viaggiava, tanto di quel chiasso, fracasso e scampanio... ce ne preservi il Creatore! Davanti a lui si galoppava, dietro a lui si galoppava, ai fianchi si galoppava. Giunto sul posto, faceva una buona dormita, mangiava e beveva a saziet, e avanti a sbraitare per le cose di servizio. Sbraitava un poco, pestava un po' i piedi, faceva un'altra dormita e con lo stesso sistema tornava indietro... Quello di adesso invece, come sente dire qualcosa, cerca di partire di soppiatto, in fretta, perch nessuno veda n sappia... uno spa-as-so! Esce inosservato di casa, in maniera che gl'impiegati non lo vedano, e via in treno... Arriva alla stazione che gli occorre, e non gi dei cavalli di posta, o qualcosa di meglio, ma un contadino cerca di noleggiare. S'avviluppa tutto, come una donna, e per tutta la strada borbotta rauco, come un vecchio cane, perch non riconoscano la sua voce. C' semplicemente da strapparsi le budella dal ridere, quando la gente racconta. Viaggia il babbeo e crede che sia impossibile riconoscerlo. E riconoscerlo, per uno che se n'intende, poh!, come sputare una volta!.... Ma come fanno a riconoscerlo?. semplice assai. Prima, quando viaggiava alla chetichella il nostro Chochriukv, noi lo riconoscevamo dalle sue mani pesanti. Se il passeggero ti picchia sui denti, vuol dire che quello Chochriukv. Ma Possudin lo si pu scoprir subito... Un semplice passeggero si comporta anche semplicemente, ma Possudin non fatto per osservare la semplicit. Arriva, mettiamo, a una stazione di posta, e comincia!... Per lui c' puzzo, e si soffoca, ed freddo... A lui servi pure pollastrini, e frutta, e conserve d'ogni sorta... Cos alle stazioni lo sanno: se qualcuno d'inverno chiede pollastrini e frutta, quello Possudin. Se qualcuno dice al mastro di posta:

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"Carissimo", e fa correr la gente per varie bazzecole, si pu giurare ch' Possudin. E non manda l'odore dell'altra gente, e si corica alla sua maniera... Si stende alla stazione su un divano, intorno a s spruzza profumi e ordina di porre accanto al guanciale tre candele. Sta coricato e legge delle carte... Qui poi non solo il mastro di posta, ma anche un gatto raccapezzer che uomo quello. vero, vero... pens Possudin. E come mai prima non lo sapevo?. Ma quello a cui occorre lo riconoscer anche senza frutta e senza pollastrini. Per telegrafo tutto noto... Comunque t'imbacucchi il grugno, comunque ti nasconda, qui tutti gi sanno che vieni. Aspettano... Possudin non ancora uscito di casa sua, e qui ormai: favorisci, tutto pronto! Lui arriva per coglierli sul fatto, mandarli sotto processo, o sostituire qualcuno, e son loro a farsi beffe di lui. Anche se tu, eccellenza, dicono, sei arrivato alla chetichella, guarda pure: da noi tutto pulito!... Lui si rigira, si rigira, poi se ne va come venuto... E li loda anche, stringe le mani a tutti, chiede scusa per il disturbo... Ecco com'! E tu che cosa credevi? Oh-oh, signoria! La gente qui furba, uno pi furbo dell'altro!... Fa piacere veder che razza di diavoli! S, ecco, prendiamo anche solo il caso odierno... Me ne vado stamane senza carico, e dalla stazione mi vola incontro un giudeo, il credenziere. "Dove, va" domando, "vossignoria giudaica?". E lui dice: "Porto vino e antipasti nella citt di N. L oggi aspettano Possudin". Furbi, eh? Possudin forse si prepara ancor soltanto a partire, o s'avviluppa la faccia perch non lo riconoscano. Forse gi in viaggio e pensa che nessuno sa ch'egli viene, e gi per lui, dimmi di grazia, son pronti e vino, e salmone, e formaggio, e antipasti svariati... Eh? Lui viaggia e pensa: "Va male per voi, ragazzi!", e i ragazzi se n'infischiano. Venga, pure! Da un pezzo ormai hanno nascosto tutto! Indietro! grid rauco Possudin. Torna indietro, bbbestione! . E il guidatore meravigliato volt indietro.

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18 - La maschera del riso


di Caterina Graziadei

Di che ridete? Di voi stessi ridete! Gogol': Il Revisore Il travestimento letterario vanta in Russia una propria genealogia che dal celebre Koz'ma Prutkov - scudo sonoro che dava protezione a ben tre autori di brillanti aforismi nella seconda met dell'Ottocento - giunge vitale al binomio satirico di Il'f e Petrov nel periodo della Nep. Allo pseudonimo applicata la prima legge del comico verbale: l'abbassamento di grado, di stile, ottenuto con la storpiatura fonetica, lo slittamento semantico, l'accento caricaturale. Cifrando la propria identit di studente di medicina e poi di medico sotto altrettante maschere verbali o sciarade in forma di bisticci logici, echov firma scenette, racconti brevi, a volte didascalie per vignette con Il fratello di mio fratello, Un giovane vegliardo, L'uomo senza milza, Ulisse. Pi spesso compare l'anagramma Antoa echonte, appena una variazione sul vero nome del medico di Taganrog che comincia ad affermarsi a Mosca. Le riviste umoristiche, come gi all'epoca di Caterina II i giornali satirici, esibivano nomi sonanti, bizzarri e allusivi che rinnoveranno ancora negli anni Venti di questo secolo la tradizione letteraria del comico. Cos Anton echov, agli esordi, pubblica su La libellula, La sveglia, Il grillo, fino all'incontro con Nikolaj Lejkin, direttore del prestigioso periodico di Pietroburgo Schegge, che pagher il giovane collaboratore otto copeche a riga, contro le cinque fino ad allora percepite, lasciando tuttavia inalterate le regole del genere: brevit, leggerezza, comicit, nessuna allusione politica. Apprezzati dagli assidui lettori dei supplementi letterari, e soprattutto dei fogli umoristici che negli anni Ottanta si erano guadagnati un ampio pubblico, i racconti di Antoa echonte cominciarono ad apparire anche ai critici della letteratura alta come un'opera dotata di coerenza interna, costruita seguendo precise e riconoscibili leggi. La briciola, la scenetta, il racconto umoristico, il racconto lirico, il romanzofeuilleton e il vaudeville - ovvero il variegato spettro della bul'varnaja literatura

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dell'epoca - offrono materiale a Cechov che tranne il romanzo, la poesia e la denuncia dichiarava di aver sperimentato tutto, ogni sciocchezza. Briciola, facezia, aforisma, dialogo breve, aneddoto rappresentano quasi un'analogia prosastica dell'epigramma. E i racconti di questo primo periodo conservano evidente il sigillo originario dell'aneddoto, il suo nucleo paradossale, la condensazione del tempo, l'intento comico. Quando dagli anni Novanta prender forma il racconto lungo, con la complicazione dell'intreccio e lo sviluppo dell'analisi psicologica, l'aneddoto vi rimarr incluso come una scheggia. Del resto l'aneddoto tuttora una delle forme pi diffuse di folclore urbano e ad esso si rifanno i soggetti di molti classici della letteratura russa, dal Conte Nulin alla Tesoreria di Tambov, dalle Anime morte alle Dodici sedie. Con sicuro intuito delle leggi della composizione e una rara capacit di sviluppare l'intreccio (sjuet)36, echov scriveva al fratello Aleksandr l'11 aprile 1889: Si pu anche fare a meno della fabula, ma l'intreccio deve essere nuovo. E la ricerca dei soggetti narrativi, lo scambio di spunti, se non addirittura il loro furto letterario, costituisce un capitolo esilarante e curioso della letteratura russa. echov sembrava dare poca importanza alle storie da scrivere, era sempre alla ricerca di materiale grezzo, ne chiedeva agli amici, ai letterati: Merci per i soggetti. Ah! come mi occorrono! Ho detto tutto quel che avevo da dire e sono a secco... Altri cinque o sei anni, e non sar pi in grado di produrre nemmeno un racconto all'anno dichiarava all'idolo dei feuilletonistes russi Viktor Bilibin (lettera del 28 febbraio 1886). Parimenti manifesta noncuranza verso il proprio lavoro letterario e confessa a Dmitrij Grigorovi, che si far un vanto di averlo scoperto, - non ricordo d'aver lavorato pi di una giornata a nessun racconto; e quanto al Cacciatore, che vi piaciuto, l'ho scritto in una cabina di bagni. Come i cronisti scrivono i loro trafiletti sugli incendi, cos io buttavo gi i miei racconti: macchinalmente, quasi inconsciamente, senza darmi pensiero n del lettore, n di me stesso... (lettera del 28 marzo 1886). Tra i numerosi autori di bozzetti, scenette, racconti comici, Antoa echonte venne presto riconosciuto come uno fra i pi promettenti e il pubblico, cos spesso tacciato di aver gusti volgari, percep in lui l'innovatore di cui ormai aveva bisogno.
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V.B. kIovskij, Una teoria della prosa, De Donato 1966, p. 79.

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Poich echov insegna la distanza, il gusto letterario, ostenta il tono della modestia del narratore. Possedeva con le parole di Mirskij il nobile dono del paradosso che avvicina l'uomo agli dei, in lui c'erano spirito, controllo, grazia37, mentre i giornali umoristici del tempo esibivano una notevole gamma di volgarit, cattivo gusto, banalit letteraria, ospitando il pi delle volte una produzione di infimo livello. Accanto alla caricatura, la via pi spiccia del riso elementare, l'umorismo significa invece controllo dei mezzi espressivi, voluto denudamento del ridicolo che smaschera i difetti, percepiti come infrazione di una norma, o spirituale o fisica38, che ehov chiamava denuncia del costume. Come avviene per il Witz, esso si vale della complicit di un terzo, in questo caso il lettore, a cui di frequente echov si rivolge, con una mimica che scomparir dopo gli anni Novanta39. Intrecciata all'umorismo, fa la sua comparsa la parodia letteraria, quale consapevole forma di analisi stilistica che organizza la materia di molti racconti. Essa dirige soprattutto verso la produzione della letteratura bassa, avidamente consumata dal vasto pubblico delle riviste umoristiche e dei feuilletons. Letteratura ai margini, eppure dotata anche essa di proprie regole, interdizioni, idoli. Prestando fede all'affermazione di Viktor klovskij che la letteratura prolifichi non in linea retta, ma di sghembo, trasmettendo l'eredit genetica in diagonale, ovvero da zio a nipote, la parodia diviene allora un genere statutario di superamento. Si direbbe che un autore riesca a liberarsi da un tema, a superarlo, distanziarlo fino a renderlo inattivo, servendosi dello spostamento parodistico. Cos Pukin degrada la statua terrifica del Cavaliere di bronzo, miniaturizzata nel Galletto d'oro, sostituendo al sovrano-taumaturgo, all'autocrate Pietro, un pigro, lascivo, vecchio re da burla40, e Dostoevskij si sbarazza dell'ingombrante eredit del riso gogoliano che riappare alterato nella sua opera41. Altrettanto (echov utilizza il materiale, i clichs della letteratura contemporanea, distruggendo stereotipi e consuetudini di gusto attraverso un

D.S. Mirskij, Storia della letteratura russa, Garzanti 1965, p. 382. Cfr. V. Propp, Comicit e riso, Einaudi 1988, pp. 167-168. 39 Cfr. A. udakov, Poetika echova, Moskva 1971, pp. 23-31. 40 Cfr. R. Jakobson, La statua niella simbologia di Pukin, in Poetica e poesia, Einaudi 1985, pp. 8099. 41 Cfr. J. Tynjanov, Dostoevskij e Gogol'. Per una teoria della parodia, in Avanguardia e tradizione, Dedalo 1968, pp. 135-171.
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calcolato impiego della parodia, ottenuta con i minimi pesi dello speziale. Talora si cimenta nella stilizzazione, che vive come la parodia una doppia vita: dietro il piano dell'opera s'intravede sempre il piano stilizzato, in echov spesso di ascendenza gogoliana, come per i deliri ossessivi dei piccoli impiegati nel Diario di un aiuto contabile, Il punto esclamativo o nel Leone e il Sole. Scorrendo le lettere degli anni Ottanta-Novanta, soprattutto quelle indirizzate ai famigliari, sembra talora di essere capitati tra le sue migliori righe umoristiche: soprattutto la provincia, l'odiata, polverosa Taganrog dell'infanzia, deserta come una Pompei, diviene fondaco inesauribile di vignette esilaranti, personaggi, notazioni aneddotiche. Colpisce il carattere gogoliano di certi ceffi come quel tal Pochlebin, un individuo con le fedine e una testa che pare un ramolaccio con la coda in su oppure quello spermatozoo, quel bacherozzolo poliziesco di Anisin Vasilevi. A Gogol' rinvia l'attenzione per la moda, per il dettaglio dell'abbigliamento: A.F. Djakontov continua a essere sottile come una viperetta; porta certe brachettine di calic e un padellino a guisa di berretto. A volte diventa un esercizio di stilizzazione, come nella veduta di Via Bolaja, un'inequivocabile Prospettiva della Neva: A sinistra passeggiano gli aristocratici, a destra i democratici. Un profluvio di signorine: capelli color stoppa, musetti scuri, greche, russe, polacche (...) Sono di moda gli abiti color oliva, con la camicetta (lettera del 7-19 aprile 1887 alla sorella Maa). Tema costante dell'epistolario l'ironico motivo corporale del rendiconto sul catarro intestinale o le emorroidi che sovente intercala la narrazione sugli abitanti della provincia, le loro consuetudini, i tic, le liste dei cibi offerti nei vari pranzi, gli ultimi pettegolezzi. Molti dei temi e alcuni ritratti, lo stile di queste lettere, con le digressioni liriche del paesaggio e la beffarda ironia, sono materiale proprio della scrittura echoviana. La perizia di echov, nel complicare il tema aneddotico - muovere da un nucleo minimale, quasi un germe comico, e costellarlo di altrettante situazioni dinamizza il racconto breve, sospingendolo a volte verso la farsa, a volte verso la satira. Nella strategia dell'umorismo da lui impiegata possono convergere in uno stesso racconto pi procedimenti, con un effetto inusuale di compressione: la sorpresa, il contrasto, l'accostamento inatteso di fenomeni dissimili, il principio della doppia azione, ovvero l'universo della duplicit che all'origine del comico.

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E i titoli dei primi racconti, con un adagio, un motto, quando sembrano anticipare l'azione narrativa o la caratteristica dell'eroe, segnalare per sintesi il focus, denominando una professione o un oggetto, alla lettura rivelano invece un'ambivalenza. La parola del comico mostra allora la propria duplicit: essa significa altro, se non il contrario, da quel che annunciava, cos il titolo si trova sovente in posizione di contrasto con il contenuto del racconto, secondo una doppia prospettiva, un punto di vista insolito sulla realt, che si apre al lettore come il corpo ambiguo del Sileno di Alcibiade. Anche quando la contrapposizione non marcata, il titolo conserva tuttavia un lieve slittamento semantico. Altrettanto conflittuale risulta lo svolgersi dell'intreccio, sicch l'esordio lirico o drammatico risolve in comico improvviso o viceversa il riso si va complicando di sfumature psicologiche, assumendo la maschera del serio. Allo stesso modo la conclusione riserva uno scioglimento a sorpresa, accentua l'attesa delusa che prepara il riso, e pi tardi rinvier a un oltre temporale, al di l dei margini della narrazione. A ben, guardare, i primi personaggi echoviani difficilmente si distinguono, usufruiscono di una forma di anonimato, sono pi tipi che personaggi, poich la loro individualit emerge solo nella situazione42. Essi vivono ancora dei retaggi letterari della provincia russa o dell'usad'ba (la propriet di campagna) oppure s'inseriscono nell'indistinto brulichio della grande citt, portatori di un grado o di una professione. Dai racconti degli anni Ottanta si potrebbe con agio trarre un catalogo, quasi un prontuario di situazioni e procedimenti, che poggiano su una forte consapevolezza stilistica. Prender forma una specie di embotement del comico, una concatenazione assai ritmata di unit minime, briciole di riso che si compongono in una macrostruttura. Ed ecco l'equivoco, il calembour, lo scandalo, la parodia letteraria, la gag clownesca, la burla, l'alogismo, la maschera verbale e la maschera cosale, e ancora una serie di sottogruppi, tecniche ausiliarie del riso. Come ad esempio i nomi parlanti, che hanno sempre avuto largo impiego nelle commedie e nelle opere comiche, con riferimento al carattere o alla funzione dei personaggi. In echov i nomi sono connessi alle caratteristiche o alla posizione sociale di chi li porta; ad esempio: lo sposo Epaminond Maksimovi Aplombov, il bettoliere
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L. Ginzburg, O literatumom geroe, Leningrad 1979, p. 72. 70

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Samopljuev (Sispta; dalla radice di s e sputo), l'ospite straniero Padeku, il protagonista del Camaleonte Ociumielov (Appestato), l'ispettore Possudin (Inquisito, un neologismo composto dal prefisso sotto e dal sostantivo giudizio), il suonatore di contrabbasso Smic'kv (Archetti), l'aiuto contabile Glotkin (Ingolla) e cos per un lungo catalogo parlante che suscita complicit immediata nel lettore russo. Altrettanto evidente risulta la gamma della screziatura linguistica, che muove al riso per la maldestrezza con cui il sempliciotto cerca di complicare il proprio linguaggio, infiorettandolo di locuzioni o singole parole preziose, solitamente storpiate e adoprate a sproposito, o per lenfasi, altrettanto risibile, del burocrate che si gonfia le gote di espressioni curiali e citazioni, anchesse in contrasto comico con la situazione. Il cognome cavallino designa cos sin dal titolo l'ambito del riso: il nome parlante, la maschera verbale accompagna il dilagare della trovata comica che procede per cumulazione, principio diffuso nelle fiabe di magia, che qui s'ingegna nell'inesauribile onomastica, uno stemma lessicale fiorito attorno alla parola cavallo. Il crescendo dei rimedi, quasi un'eco delle grida nella piazza medievale43, ricorda l'affannarsi attorno al Malato immaginario. La fulminea risoluzione lega questo schema al racconto della Lota, dove pi sonoro echeggia il riso del folclore con lo sdoppiamento fisico dei due personaggi iniziali: il carpentiere Gherassim, un contadino alto, scarno, dalla testa rossa, ricciuta e il viso irto di peli e il basso carpentiere Ljubim, un giovane contadino gobbo dal viso triangolare e gli occhietti stretti da cinese. Presto raggiunti da una teoria variegata di buffi, parade clownesca cui ultimo tiene dietro il pastore Efim, vecchio decrepito con un occhio solo e la bocca storta, seguito dalle pecore, dopo di esse i cavalli, dopo i cavalli le vacche. Si forma un corteo, si accumulano le persone attorno a qualcosa che perde di senso e d'importanza: un capriccioso incantesimo - il pesce ha sempre una connotazione magica nelle fiabe russe - annulla distanze sociali, ranghi, imponendo a tutti una simbolica nudit, per poi di colpo volatilizzarsi secondo il modello del molto rumore per nulla.

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Cfr. M. Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare, Einaudi 1979, pp. 202-204. 71

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Il racconto Gli stivali d riprova di quanto tenace sia la tradizione dello stolto del folclore russo, colui che inconsapevolmente svela l'inganno, palesa l'ingiustizia, mettendo a soqquadro la norma dei ruoli sociali con un comportamento alogico44, condotto per assurdo sino ai toni della pochade. Murkin, laccordatore di pianoforte, il babbeo con il viso giallo, il naso tabaccoso, la voce tintinnante, appare una variante russificata dell'ostinato, del pedante Manfrio beffato nel Candelaio di Bruno, sicch il racconto di echov potrebbe quasi illustrare la massima di Erasmo - non v' sciocchezza maggiore del senno intempestivo e cos non v' imprudenza maggiore della prudenza intesa a rovescio. Al motivo dell'equivoco, dello scambio d'abito si intreccia qui il motivo della finzione teatrale, della maschera, nell'ambiente del teatro di provincia, che tanta parte avr nell'opera di echov. Nella categoria degli inopportuni, suscitatori di scandali inattesi, si dovr annoverare anche l'ignaro invitato alle nozze, il telegrafista Blincikov (Frittellini) che parla a sproposito, per dritto e per traverso, scompigliando le regole di vita del Vicolo Piatisobaci (Cinquebotoli) nel Matrimonio di calcolo. Analogo effetto di comicit prodotto dall'ottusa, violenta ostinazione del maestro di cappella (forse un riferimento autobiografico allo stolido autoritarismo del padre, Pavel Egorovi echov) nel racconto del 1884 Dalla padella nella brace. La canonica lite per contumelie, valendosi della ripetizione e di un assommarsi di coinvolgimenti lungo una scala comica in crescendo, giunge all'esito estremo della esclusione dal gruppo. Chi deve scusarsi offende e nell'offesa trascina l'intera gerarchia giudiziaria: dallo scrivano della polizia all'avvocato, dal delegato di sezione al giudice conciliatore. Molti racconti potrebbero ancora raggrupparsi entro l'ampia genealogia del cacciatore cacciato o del burlatore burlato, quando lo scioglimento contraddice l'inizio e la narrazione, quasi dalla sua met, procede simmetricamente a ritroso, invertendo l'intenzione dell'esordio. Cos la sensale di matrimoni nel Lieto fine si trover soppesata e sposata con un effetto parodistico sulle regole del buon governo della casa e sulla norma del buon senso comune. Oppure Non c' fuoco senza fumo, dove il viaggio dell'ispettore Possudin non ha luogo nella realt,
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Cfr. D. Lichav-A. Panenko, Smechovoj mir drevnei Rusi, Leningrad 1976, pp. 150-152. 72

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bens unicamente nella narrazione rovesciata del vetturale. La particolare coloritura gogoliana poggia non solo sulla situazione, ma anche su espliciti riferimenti, come il nome del vanesio giudice Liapkin-Tiapkin (Ciaccola-ciarla) del Revisore, qui capovolto in Tiapkin-Liapkin. Gogoliana inoltre l'amplificazione involontaria della Calunnia, che si potrebbe annoverare tra i casi di perversa prudentia nihil imprudentius, oppure tra quelli del chi la fa l'aspetti. L'elenco si allunga con il principio dell'abbassamento irriverente, con

l'attribuzione di termini alti a contenuti bassi nella costante parodia dei luoghi comuni, del filosofare a buon mercato: che la vita? per che viviamo? La vita un mito, un sogno... un ventriloquio (Romanzo del contrabbasso). E ancora, se la donna viene spesso paragonata a cibi saporosi - come motteggiando scrive lo stesso Cechov alla sorella Masa da Taganrog - all'inverso un tacchino arrosto bianco, grasso, cos sugoso, sapete, qualcosa come una ninfa... nella Sirena, dove le ragioni del ventre, nella tradizione del riso carnascialesco, sono contrapposte ai ranghi sociali dei ghiottoni e alla loro funzione di pubblici ufficiali. Se in molti testi ridicolizzato il discorso incoerente o inappropriato, generatore di equivoci e involontarie incongruit, in altri si fa pi intenzionale la direzione satirica. Iperbole e caricatura, inseparabili complici del comico, giungono in alcuni perfetti racconti alla soglia del grottesco. Incastrando l'uno nell'altro una pluralit di effetti, echov colpisce e smaschera la parola falsa, la svuota di contenuto, anzi la riempie di significati opposti, ne mostra l'ambivalenza paradossale come nel discorso del Camaleonte e dell'Oratore. Nel Camaleonte si mima quasi il numero canonico dei due clown circensi, il Rossiccio e il Bianco, che realizzano il modello della sopraffazione burlesca: nel circo a suon di busse la vittima cambia di continuo enunciato, cos come esige immotivatamente, il persecutore. Mentre in Gogol, nella pice All'uscita del teatro, la piaggeria gerarchica fa mutar d'avviso l'impiegato di fronte al superiore, in Cechov lo stesso schema si prolunga con effetto intensificato. Il camaleonte esercita il proprio potere su una vittima doppiamente indifesa, perch priva di parola: un cane. A sua volta il commissario rionale di polizia Ociumielov riproduce il modello del servilismo di fronte a una presunta autorit. Il mutamento d'opinione scandito dal mutamento di pelle, egli si infila o sfila

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la giacca, raddoppiando, con un gesto metaforico, il significato del titolo. Il comico si carica qui della smorfia del grottesco, mira alla satira, denunciando il sopruso commesso in nome della giustizia. Sottinteso e negato ne risulta il monito - la giustizia uguale per tutti. Tra i luoghi prescelti accordata una preferenza a quelli che determinano un incontro simultaneo di pi personaggi, i luoghi classici del teatro e del riso buffonesco: alla pi tradizionale piazza si sostituiscono come luoghi chiusi il tribunale, il teatro, l'albergo, l'osteria, l ove convengono mercanti, attori, pubblici impiegati, scrivani della polizia: in genere tutta la "schiuma" che aveva costume di riunirsi nella trattoria la sera (Dalla padella nella brace). All'aperto incontriamo il lago o lo stagno, il ponte, la propriet di campagna, presto accompagnati dalla strada, dalla ferrovia, cui si aggiungono la celebre carrozza e il vagone ferroviario. Le situazioni estreme che accompagnano il riso rituale sollecitano anche una parola rituale, altres smascherata nella sua nocivit retorica, autoreferente. Cos avviene nelle nozze, situazione costante in echov, ancora nel teatro fino all'ultima pice, e pretesto canonico nella letteratura russa, dall'Aneddoto scabroso di Dostoevskij fino alla travolgente scena di trivialit nella Cimice di Majakovskij. E non solo alle nozze, come recita l'encomio dell'Oratore, il Cicerone di provincia pu parlare quando gli garba: tra veglia e sonno, a digiuno, ubriaco fradicio, con la fbbre ardente e indifferentemente a matrimoni, giubilei, funerali. Una straordinaria parodia del discorso d'occasione che scorre liscio, si scatena con la forza di acqua da gronda e copioso, quasi un dialogo dei morti rovesciato, condotto l ove si danno raduno morti e vivi, nell'inopinato scambio delle parti, mentre la parola si impadronisce della scena negando l'azione, ambivalente parola contraddetta. Il riso un demone veloce e inafferrabile, difficile riuscire ad acchiappare per la coda l'umorismo - ha scritto echov e con Jean Paul potrebbe ripetere la brevit l'anima e il corpo dell'arguzia, anzi si identifica con essa, poich il riso ci deve cogliere di sorpresa, inatteso. Eppure, anche se imposta da regole contrattuali o da esigenze di genere, la laconicit dei primi testi echoviani diviene nel tempo segnacolo d'uno stile; un ascetismo di mezzi espressivi che contrasta l'effusione romantica e collima con un'estetica del pudore, del riserbo.

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Possiamo leggere la lettera al fratello Nikolaj (il pittore alcolista che morr di tif) come un compendio di etica, un trattatello sulle passioni che schiva il sussiego del moralista, attenua anche nel lessico il registro alto della retorica predicatoria, non s'impanca a giudice, non sermoneggia. Preferisce porre la buona educazione a norma del vivere sociale. Si ride soltanto di ci che ridicolo o di ci che non si comprende... scrive al fratello. Sei un semplice mortale e tutti noi mortali siamo enigmatici solamente quando siamo sciocchi, e siamo ridicoli quarantotto settimane all'anno... Non cos? (lettera del marzo 1886). E i suoi personaggi, annota Mirskij, sono tutti simili, tutti dello stesso materiale, della stoffa comune dell'umanit. Fissando la sua attenzione sull'infinitesimale, sulle lesioni microscopiche dell'anima, echov appare una singolare figura di moralista, piuttosto un melanconico contemporaneo, capace di studiare i differenziali della mente, le sue forze minori inconsce, involontarie, distruttive, dissolventi45. Il suo universo traversato dal comico in una duplice, opposta direzione. L'ironia, il paradosso conservano ancora in lui la qualit di antidoto alle passioni violente, all'eccesso romantico, le pause dei suoi dialoghi teatrali assolvono la funzione disgiuntiva, disgregatrice che nei racconti umoristici era riservata alla chiusa inattesa. Sviluppando l'ordine contraddittorio del discorso, echov esalta il nonsense del quotidiano, l'incoerenza dei buoni propositi e la loro stasi ineffettuale. Il fraintendimento della parola, che agisce come molla compressa del riso, assume in questa scrittura un valore ontologico, una noesi del tragico, che a sua volta genera malinteso, ribaltamento di senso. Se, nei racconti comici, il riso nasceva insieme a un brivido freddo, anche nei racconti non pi comici la commozione e il dolore nascevano in un'aria aspra, fredda al respiro come un'aria di neve46. Sono note le peripezie dei testi teatrali di Anton Pavlovi, il primo fiasco del Gabbiano, frainteso come pice comica, e viceversa l'interpretazione di tragico esasperato che Stanislavskij imporr al Giardino dei ciliegi, nelle intenzioni dell'autore un'allegra commedia, quasi un vaudeville. Saggio fu allora, per questo tragico controvoglia, indossare la maschera dello sciocco socratico, il sapiente che per primo ride di s, mescolandosi agli attori del

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D. Mirskij, Storia della letteratura russa, cit., p. 386. N. Ginzburg, Profilo biografico, in Anton echov, Vita attraverso le lettere, Einaudi 1989, p. XIX. 75

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teatro del mondo, con la speranza che forse un giorno, fra due o trecento anni la vita su questa terra sar meravigliosa, fantastica. Caterina Graziadei Roma, febbraio 1991

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Indice
Traccia racconto 01 - Un cognome cavallino 02 - Il Leone e il Sole 03 - Lieto fine 04 - La lota 05 - Lo specchio curvo (racconto di Natale) 06 - Gli stivali 07 - Dalla padella nella brace 08 - Una natura enigmatica 09 - Dal diario di un aiuto contabile 10 - Matrimonio di calcolo (romanzo in due parti) 11 - Il romanzo del contrabbasso 12 - L'oratore 13 - La sirena 14 - Una calunnia 15 - Il punto esclamativo (racconto di Natale) 16 - Il camaleonte 17 - Non c' fuoco senza fumo 18 - La maschera del riso di Caterina Graziadei Traduzione dal russo di Alfredo Polledro Postfazione di Caterina Graziadei Edizioni e/o Avvertenza: Nel decidere di usare la traduzione di Alfredo Polledro - ormai divenuta un classico abbiamo scelto di lasciare invariati sia la translitterazione che gli eventuali termini arcaici. Copyright 1991 by Edizioni e/o - Via Camozzi, 1 - 00195 Roma pagina 1 4 8 12 17 19 23 29 31 33 37 42 45 51 54 59 62 66

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